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Attenzione, motivazione e metacognizione 10-02-15

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Attenzione, motivazione e metacognizione 10-02-15

  1. 1. Attenzione, motivazione e metacognizione. Dott.ssa Marzia Gaglione Dott.ssa Dalila Vallino Psicologa Logopedista 333 2790159 340 8180482 Referente Dott.ssa Renza Rosiglioni
  2. 2. La capacità di Attenzione L’ATTENZIONE è un processo che permette di concentrare o d’indirizzare l’attività psichica su un determinato oggetto • I ragazzini con DSA possono presentare difficoltà di attenzione e concentrazione che possono essere dovute al fatto che il compito che devono affrontare è troppo difficile per loro, o richiede troppe energie e per questo si distraggono. • Esiste un Deficit di Attenzione e Iperattività (ADHD) che consiste in un disordine dello sviluppo neuropsichico del bambino e dell’adolescente, caratterizzato da incapacità a mantenere attenzione prolungata, da impulsività e iperattività. • Questo quadro può anche presentarsi in comorbilità con un DSA. Cioè un bambino può avere diagnosi di DSA e ADHD.
  3. 3. Le difficoltà di Attenzione Difficoltà di attenzione sostenuta Iperattività Impulsività Consiste nella difficoltà a lavorare su uno stesso compito per un periodo prolungato di tempo. Inoltre si presentano frequentemente problemi nel prestare attenzione ai dettagli dei compiti da seguire Caratterizzata da una continua agitazione, difficoltà a rimanere fermi e seduti al proprio posto ed eccessiva attività verbale e motoria Si manifesta nella tendenza ad agire prima di avere riflettuto adeguatamente, nello «sparare» le risposte prima che si sia completata la domanda, nel non riuscire ad aspettare il proprio turno nel gioco o in altre attività di gruppo Indipendentemente dal livello di gravità delle difficoltà attentive del bambino, noi possiamo trovarci davanti ragazzini con queste problematiche
  4. 4. Capacità di attenzione e difficoltà di apprendimento Il tutor non può risolvere tali difficoltà, ma può aiutare i ragazzini a «conviverci» svolgendo i compiti nella maniera più serena e funzionale possibile! Importante notare i segnali di perdita di attenzione, iperattività o impulsività Il compito che stiamo facendo è troppo difficile e ci stanno dando un SEGNALE del loro bisogno di aiuto Sono stanchi e hanno bisogno di un INCORAGGIAMENTO o incentivo.
  5. 5. Capacità di attenzione e difficoltà di apprendimento Cosa può fare il TUTOR: Riconoscergli la sua difficoltà “Mi sembra che in questo momento tu abbia perso la tua attenzione, dove se n’è andata? Riusciamo a ripescarla?” “Hai proprio bisogno di alzarti…hai le gambe che friggono?” Spesso i ragazzini non sono consapevoli di queste difficoltà e l’obiettivo è aiutarli a rendersene conto e a RESISTERE SEMPRE UN PO’ DI PIÚ, oppure fermarsi a riflettere prima di rispondere
  6. 6. Cosa può fare il TUTOR: esempi.. Cronometrare quanto tempo riesce a stare attento sul compito Concordare, insieme al ragazzino, un tot di tempo (leggermente maggiore) in cui impegnarsi e poi fare una pausa! Se necessario fare numerose pause Può essere utile il contatto fisico (tenergli le mani se le muove sempre ecc..). Solo fatto delicatamente e se apprezzato!! Difficoltà di attenzione sostenuta Iperattività Impulsività Cronometrare il tempo in cui riesce a stare fermo e seduto Concordare un tempo leggermente maggiore in cui cercare di stare fermo e poi fare una pausa in cui ci si può alzare e fare dei salti, una corsetta ecc.. Se necessario fare numerose pause Provare ad usare una pallina antistress che il ragazzino può tenere in mano e schiacciare quando vuole. (ATTENZIONE A CHE NON DIVENTI UN ULTERIORE DISTRATTORE) Può essere utile il contatto fisico Fungere da “memoria esterna”: ricordargli sempre di PENSARE prima di rispondere o di ANDARE PIANO, o ancora di cercare di FRENARE ciò che gli viene da dire e ricontrollarlo prima di dirlo.
  7. 7. Cosa può fare il TUTOR: esempi.. Con ragazzini che hanno difficoltà di attenzione è SEMPRE utile cercare una stanza tranquilla in cui fare i compiti e, possibilmente, mantenere sempre la stessa. È utile liberare il tavolo da tutti gli oggetti che non servono, compresi gli astucci con le penne! Tenere solo il libro/quaderno su cui si sta facendo i compiti e una o al massimo due penne (no bianchetti, matite, gomme….) È utile coinvolgere il ragazzino in questa modalità di lavoro: Siccome io e te sappiamo che tu fai fatica a stare fermo/attento mentre facciamo i compiti, allora togliamo tutto dal tavolo, sennò ci sono cose troppo belle che ci possono distrarre….Guarda, lasciamo solo questo che ci serve e la penna blu..
  8. 8. Cosa può fare il TUTOR È importante non arrabbiarsi con questi ragazzini (non lo fanno apposta, né per farci un dispetto!!!) e mantenere un clima rilassato, chi è tranquillo trasmette tranquillità (NEURONI SPECCHIO). Può essere utile premiare i ragazzini quando raggiungono un obiettivo che ci eravamo prefissati
  9. 9. Cosa può fare il TUTOR: esempi.. Si concorda con loro e con la famiglia che insieme faremo un gioco: IL GIOCO DEI GETTONI. Si concorda, insieme al ragazzo un obiettivo (stare seduto per mezz’ora di fila; non perdere mai l’attenzione per 40 minuti consecutivi; trattenersi dal rispondere impulsivamente); Si concorda insieme al ragazzo e ai genitori un premio (pacchetto di figurine, una cena al ristorante con mamma e papà, ecc..) Si preparano 20 gettoni, che terrà il tutor, ogni volta che il ragazzino riesce a raggiungere il suo obiettivo si da come premio un gettone che si appiccicherà sul cartellone
  10. 10. Il gioco non prevede che vengano tolti i gettoni una volta messi. Non prevede punizioni. Si basa sul rinforzo positivo. Deve essere CONCORDATO anticipatamente con il ragazzino e la famiglia. I genitori, così come i ragazzini, devono rispettare i patti!!
  11. 11. La Motivazione Definizione Gli aspetti emotivo-motivazionali sono importanti componenti in grado di stimolare e sostenere gli sforzi necessari per affrontare i compiti scolastici. Motivazioni Intrinseche Estrinseche Si riferiscono ad aspetti interni all’individuo: curiosità, desiderio di conoscere, sentirsi competenti e accettati, autodeterminazione. Riguardano motivazioni esterne a sé e allo svolgimento delle attività: ottenere buoni voti, essere lodati, raggiungere una posizione sociale.
  12. 12. Motivazioni all’apprendere Tenere in considerazione qual è la motivazione all’apprendere di un bambino o ragazzino ed eventualmente fare qualcosa per incrementarla è fondamentale. Ognuno di noi ha convinzioni su di sé, che riguardano la propria intelligenza, le proprie capacità, gli obiettivi che ognuno si può dare, quali sono le cause dei suoi successi o dei suoi insuccessi.. Avere delle convinzioni errate su di sé può provocare emozioni come ansia e paura… che inibiscono un po’ anche la voglia di imparare…
  13. 13. Teorie implicite sull’intelligenza Io non sono tanto intelligente… Non credo di capire niente degli argomenti nuovi.. Questa cosa non la imparerò mai.. Non sarò mai intelligente come.. Le teorie implicite sulla propria intelligenza riguardano se e quanto il ragazzo ritiene che le proprie abilità possano migliorare. Una buona teoria è pensare che le proprie abilità possano essere modificate per effetto dell’apprendimento e dell’esperienza.
  14. 14. Teorie implicite sull’intelligenza La fiducia nelle proprie capacità è un buon predittore del rendimento scolastico. Cosa può fare il TUTOR: • Evidenziare tutti i punti di forza del ragazzino e riconoscerglieli • Avere fiducia nelle sue capacità reali, offrendogli sempre tutti gli aiuti di cui riteniamo abbia bisogno
  15. 15. Gli obiettivi di apprendimento Obiettivi di padronanza Obiettivi di prestazione Preferisco fare compiti un po’ più difficili in cui imparo cose nuove piuttosto che compiti facili in cui sono sicuro di ruscire.. E’ più importante imparare cose nuove che prendere bei voti.. I voti belli sono più importanti delle cose che imparo.. Mi piacciono i compiti facili, così riesco bene e tutti mi dicono che sono bravo.. Tali obiettivi non hanno connotazione positiva o negativa, tuttavia il TUTOR può aiutare il ragazzino a non dare troppa importanza ai voti assoluti, ma a dare invece importanza ai miglioramenti personali.
  16. 16. Le attribuzioni Le attribuzioni sono le cause alle quali noi attribuiamo i nostri successi o i nostri insuccessi Attribuzioni interne Attribuzioni esterne Credenza che successi e insuccessi dipendano dal nostro impegno personale o dalla nostra abilità. Credenza che successi e insuccessi dipendano da aiuti esterni, da quanto è cattiva la maestra, da quanto era difficile il compito o dalla fortuna. L’attribuzione più funzionale all’apprendimento è quella riferita all’impegno personale, mentre la più disfunzionale è quella riferita al caso. Il TUTOR può aiutare il ragazzino a notare come se si impegna di più e in modo persistente migliora le proprie prestazioni e ci si può godere il meritato successo e di conseguenza l’orgoglio e la soddisfazione che esso provoca.
  17. 17. Metacognizione Con il termine metacognizione si indicano le conoscenze che l’individuo sviluppa rispetto ai propri processi cognitivi e al loro funzionamento.
  18. 18. Metacognizione Avere una conoscenza realistica delle proprie capacità.. Sapere in quali compiti faccio più fatica.. Saper prevedere la difficoltà di un compito e il tempo che potrò impiegare per svolgerlo.. Saper monitorare la propria attenzione.. Saper autovalutare le proprie performance.. Saper comprendere lo scopo per il quale devo: leggere, studiare, fare i problemi.. Tutto questo è metacognizione Ed è importante perché ci permette: • Di valutare quante energie mi servono per svolgere quel compito e quindi valutare quando è meglio svolgerlo; • Di valutare se riesco a farlo da solo o se ho bisogno di aiuto, e quindi di chiederlo; • Di difendersi dalle distrazioni esterne o da quelle prodotte dai propri pensieri; • Di monitorare la modalità migliore con la quale devo leggere, studiare, approcciarmi al compito…
  19. 19. Metacognizione e difficoltà di apprendimento Primo step è aiutare il ragazzino a divenire consapevole delle proprie difficoltà. Questo è più difficile se anche la famiglia le rifiuta. Se noi non siamo consapevoli dei nostri punti di debolezza non viene più percepita la necessità di aiuto. Quindi l’aiuto del tutor è inefficace. Se il ragazzino è consapevole OK! Se il ragazzino non è consapevole Una possibilità è utilizzare la prima mezz’ora per guardare come fa i compiti da solo. Metterlo davanti alla fatica fatta o all’inadeguatezza del risultato. SEMPRE CON ATTEGGIAMENTO ACCOGLIENTE E DI COOPERAZIONE
  20. 20. Monitoraggio e controllo della mente Prima di affrontare un compito: VALUTA QUANTO, SECONDO TE, È DIFFICILE IL COMPITO 1=facilissimo 5=difficilissimo Dopo aver svolto il compito è sempre utile una riflessione: LA DIFFICOLTÁ CHE AVEVI PREVISTO È CONFERMATA? SI Bravo! Hai saputo valutare bene la difficoltà del compito. Quindi se la prossima volta valuterai un compito come difficile: - Sai che dovrai concentrarti tanto di più del solito per svolgerlo - Che probabilmente avrai bisogno di aiuto - Che è preferibile farlo quando sei meno stanco (all’inizio del pomeriggio) NO Dobbiamo cercare di migliorare la tua capacità di valutare la difficoltà di un compito: - Hai sovrastimato la difficoltà: è più facile di quanto credi, vedi, sei in gamba, riesci a fare molto di più di ciò che tu pensi! Hai tante capacità, basta sapere di averle cosicchè possiamo tirarle fuori! - Hai sottostimato la difficoltà: stai attento a volte un compito ci sembra facile ma non lo è. Se non impariamo a riconoscere bene la difficoltà magari pensiamo di svolgerlo in poco tempo e poi ci ritroviamo a dover annullare tutti i nostri impegni del pomeriggio per svolgerlo! E con una fatica tremenda!
  21. 21. Monitoraggio e controllo della mente Dopo aver svolto il compito è sempre utile una riflessione: SECONDO TE, TI È STATO UTILE UTILIZZARE QUESTO STRUMENTO? SI «Bene, allora questo strumento è prezioso! Teniamolo in un posto comodo così lo possiamo tirare fuori tutte le volte che vogliamo!» «Allora puoi farlo vedere alla maestra/prof così magari le dai una buona idea e lo utilizza anche con tutti gli altri tuoi compagni!» NO È importante che ANCHE I TUTOR ASCOLTINO I RAGAZZINI! Magari abbiamo fatto tanta fatica per ideare uno strumento che ci sembrava utile e poi ci rendiamo conto che gli stiamo complicando la vita RICHIEDIAMO FLESSIBILITA’ MA IMPARIAMO ANCHE NOI A ESSERE FLESSIBILI E A RISPETTARE I BAMBINI CHE AIUTIAMO
  22. 22. Monitoraggio e controllo della mente Dopo aver svolto il compito è sempre utile una riflessione: METTITI NEI PANNI DELLA MAESTRA/PROF, CHE VOTO DARESTI AL RISULTATO DI QUESTO COMPITO? 1= è venuto malissimo 5= l’ho fatto al TOP! È venuto benissimo Date anche voi un «voto» da 1 a 5 alla performance e poi li confrontate. QUANTO TI SEI IMPEGNATO OGGI DA 1 A 10? QUANTO SEI RIUSCITO A STARE ATTENTO OGGI? SECONDO TE È ANDATO BENE IL NOSTRO INCONTRO DI OGGI?
  23. 23. Metacognizione e abilità di studio Per lavorare sull’abilità di studio con i ragazzini è fondamentale usare un approccio metacognitivo. Questo significa stimolare sempre la loro riflessione prima e dopo lo studio, come è stato detto prima. Ad esempio può essere utile usare il REGISTRATORE per avere un feedback su quanto siamo stati chiari ed esaustivi nell’esposizione 1) Dopo aver studiato il testo prova a esporlo registrando la tua esposizione 2) Prima di riascoltarti prova a dare un voto alla tua chiarezza 3) Ora riascoltati 4) Confermi il voto che hai dato? Sei stato chiaro?? 5) Confrontare il suo voto con quello che avevate pensato voi.
  24. 24. Metacognizione e stima dei tempi Stimare i tempi necessari per lo svolgimento di un compito è una capacità metacognitiva. Saper effettuare una stima corretta ci permette di: • Non sforare nei tempi durante le verifiche; • Potersi fare una pianificazione realistica del pomeriggio; • Non rischiare di arrivare il Giovedì sera alle 22.00 e dover ancora finire i compiti per il Venerdì.. Per aiutare i ragazzini a fare una stima corretta dei tempi il TUTOR può: Prima di svolgere un compito Secondo te, guardando questo compito (analisi logica, comprensione del testo, calcoli…) più o meno quanto ci impieghi a svolgerlo? È utile dare anche un vostro parere rispetto al tempo necessario e confrontarli Secondo me invece ci impieghiamo 40 minuti.. Dai proviamo a farlo e vediamo (chi vince..) Alla fine valutare la correttezza della stima dei tempi.
  25. 25. Metacognizione e organizzazione della settimana Non saper stimare correttamente i tempi e non saper pianificare il pomeriggio di studio e anche la settimana, può essere davvero un problema. La tabella della settimana può essere utile.. ..per non andare a scuola con i compiti da fare .. per avere PIÚ TEMPO LIBERO! La tabella della settimana va fatta con l’aiuto del tutor all’inizio di ogni settimana e va aggiornata ogniqualvolta sia necessario. Va messa in un posto della casa visibile sia dal bambino che dalla famiglia. Modalità di compilazione: in ogni giorno ci sarà scritto cosa devo fare quel giorno lì e l’ora in cui dovrò iniziare. Dev’essere realistica! Cioè deve tener conto di quando finisco pranzo/merenda, quando finiscono i cartoni che guardo sempre, quando ho delle attività extrascolastiche, quando abbiamo impegni di famiglia, quando viene il tutor…. Il tutor e i genitori devono controllare che sia stata rispettata.
  26. 26. Metacognizione e organizzazione della settimana ORA LUNEDÍ MARTEDÍ MERCOLEDÍ GIOVEDÍ VENERDÍ SABATO DOMENICA 9.00 10.00 11.00 12.00 13.00 14.00 15.00 16.00 17.00 18.00 19.00 20.00 21.00
  27. 27. Metacognizione e organizzazione della settimana: esempio… ORA LUNEDÍ MARTEDÍ MERCOLEDÍ GIOVEDÍ VENERDÍ SABATO DOMENICA 9.00 SCUOLA SCUOLA SCUOLA SCUOLA GITA!! NUOTO StudScie 10.00 NUOTO StudScie 11.00 NUOTO StudScie 12.00 CARNEV 13.00 CARNEV 14.00 MateEspr CARNEV 15.00 Ita: an.log. MateEspr CARNEV 16.00 Franc CARNEV 17.00 Stud.Scie 17.30 Sto StudScie Gioco StudScie CARNEV 18.00 Stud.Scie Sto Musica Gioco StudScie CARNEV 19.00 Geog Musica Gioco 20.00 CENA CENA CENA CENA CENA CENA CENA 21.00
  28. 28. Quindi qual è il ruolo del Tutor? Aiutare il ragazzino a sviluppare nuove competenze che sono nella sua «zona di sviluppo prossimale»
  29. 29. Zona di sviluppo prossimale La zona di sviluppo prossimale viene definita come la distanza tra “il livello attuale di sviluppo, così come è determinato dal problem- solving autonomo”, e il livello più alto di “sviluppo potenziale, così come è determinato attraverso il problem-solving sotto la guida di un adulto o in collaborazione con i propri pari più capaci”.
  30. 30. Zona di sviluppo prossimale Questo processo, dunque, prevede che una persona più competente cooperi con il bambino al fine di aiutarlo a muoversi dal punto in cui si trova al punto dove può arrivare facendosi aiutare. L’adulto, più abile, parte dalla competenza che il bambino già possiede e gli presenta delle attività che richiedono un livello di capacità lievemente superiori. Questa persona, fungendo da modello, guida e indirizza il bambino, attraverso la partecipazione collaborativa, l’incoraggiamento, la discussione, il confronto. Come raggiungere questo obiettivo ?
  31. 31. Conoscere l’alunno  Quanti anni ha?  Che classe frequenta?  Conoscere la sua storia scolastica (bocciature, cambi di scuola)  Che tipo di disturbo di apprendimento ha ?  Ha eseguito una valutazione clinica?  Ha altre difficoltà? Es. attenzione..disprassia..  È seguito in trattamento ?  Ha già seguito percorsi di tutoraggio?  È motivato a seguire questo percorso?  Usa già gli strumenti compensativi e dispensativi? Li ha accettati?
  32. 32. Consultare i clinici per:  Avere maggiori informazioni sul profilo di apprendimento del bambino  Decidere obiettivi condivisi  Avere consigli sulle modalità di studio più adeguate per quello specifico bambino  Reciproco confronto Lavorare in rete
  33. 33. Consultare gli insegnanti di classe per :  Avere informazioni sulle difficoltà che il bambino riscontra a scuola (oltre che nell’apprendimento, nella gestione dei materiali, nelle verifiche, nell’accettazione degli strumenti compensativi e dispensativi ecc.)  Poter essere a conoscenza del PDP e concordare con gli insegnanti le modalità di utilizzo dei vari strumenti.  Reciproco confronto e scambio di informazioni.
  34. 34. Alleanza con i genitori  Concordare con il genitore gli obiettivi del percorso, guidandoli nel capire quali sono gli aspetti prioritari.  Aiutare i genitori ad accettare gli strumenti dispensativi e compensativi.  Assicurarsi che le modalità di studio messe in atto nell’incontro di tutoraggio vengano sostenute dalla famiglia nel resto della settimana.
  35. 35. L’IMPORTANZA DI ACCETTARE GLI STRUMENTI DISPENSATIVI E COMPENSATIVI:  Senza questi strumenti i bambini DSA sono penalizzati rispetto ai compagni, mentre, usandoli, possono affrontare le richieste scolastiche alla pari degli altri.  L’uso degli strumenti permette ai bambini DSA di sperimentare il successo e perciò di consolidare le acquisizione e aumentare l’autostima.
  36. 36.  Il tutor dell’apprendimento deve farsi promotore di tali strumenti ed aiutare l’alunno a trovare la modalità di apprendimento più funzionale.  Far familiarizzare il bambino con gli strumenti computerizzati e la calcolatrice.  Deve aiutare il bambino nella costruzione dei propri formulari e verificare che siano efficaci per quello specifico bambino.  Può essere necessario sperimentare diversi tipi di formulari prima di trovare quelli più adatti.  Il tutor deve far sperimentare l’utilità del quadernino delle regole a casa in modo tale che il bambino si senta più incentivato a portarlo a scuola.
  37. 37. GLI STRUMENTI COMPENSATIVI DA USARE A CASA  Il tutor deve leggere sempre almeno la prima volta i testi da comprendere o studiare, finché il bambino non sarà in grado di usare la sintesi vocale (se il bambino è dislessico)  Se utile usare la calcolatrice e i formulari  Usare le tabelle delle regole e insegnare ai bambini a usarle anche a scuola  Usare metodi di studio a bassa richiesta di lettura  Utilizzare programmi di videoscrittura  Quando si propongono nuovi apprendimenti graduare molto le richieste di autonomia  Esplicitare sempre le procedure, magari fornendole scritte
  38. 38. IL TEMPO È D’ORO !  La realizzazione grafica delle mappe e dei formulari deve essere VELOCE ◦ No disegni troppo accurati ◦ No perdere troppo tempo a trovare immagini da internet ◦ No ritagli di giornali  La mappa o il formulario deve essere facile da usare NON DEVE COMPLICARE LA VITA AL RAGAZZINO  Ci devono essere poche cose scritte  No riassunti discorsivi  Non deve essere troppo grande se no porta via troppo spazio dal tavolo (no cartelloni)
  39. 39. IL TUTOR DEVE RISPETTARE I DISPENSATIVI !  NON DEVE FAR STUDIARE FORMULE, DATE, TABELLINE, PARADIGMI.  NON DEVE TENTARE DI POTENZIARE LE ABILITÀ STRUMENTALI CON ESERCIZI GENERICI (DETTATI, LETTURE, OPERAZIONI) CHE NON PRODUCONO RISULTATI SIGNIFICATIVI, MENTRE AUMENTANO MOLTO IL CARICO DI LAVORO.
  40. 40. Cosa non è utile fare  Non proporre compiti aggiuntivi  Non far copiare e/o rifare i compiti sbagliati  Se si concordano delle riduzioni quantitative di compiti rispetto alla classe, attenersi a quanto concordato senza preoccuparsi del confronto con i compagni
  41. 41. PORRE ATTENZIONE AL «PROCESSO» PIUTTOSTO CHE AL «RISULTATO» ◦ Spiegare la procedura di svolgimento di ogni compito con chiarezza e semplicità. ◦ Stimolare l’autonomia nella scelta e nell’uso della strategia più efficace. ◦ Valorizzare e gratificare l’utilizzo della procedura corretta indipendentemente dalla correttezza del risultato. ◦ Privilegiare gli aspetti cognitivi piuttosto che quelli strumentali.
  42. 42. IL TUTOR DEVE AVER CHIARO QUAL È L’OBIETTIVO DEL COMPITO PER POTER DARE LA GIUSTA TIPOLOGIA E QUANTITÀ DI AIUTO !
  43. 43. DARE LA GIUSTA QUANTITÀ DI AIUTO ◦ Non sostituirsi mai al bambino ◦ Non ̋spiegare la lezione ̏ ◦ Incoraggiare il bambino a cercare la soluzione nella propria mente, nelle proprie conoscenze pregresse, aiutandolo a fare collegamenti e inferenze ◦ Dare poco aiuto per volta ◦ Insegnare al bambino ad autovalutarsi con obiettività e a chiedere l’aiuto «giusto»
  44. 44. Arte della Maieutica  Strategia utile a sviluppare nuove competenze e a implementare quelle già acquisite.  Attraverso domande mirate, il tutor stimola l’alunno alla riflessione e lo guida nel suo processo di apprendimento.  L’alunno deve sempre avere un ruolo ATTIVO all’interno del processo di apprendimento.
  45. 45. Attenzione: l’obiettivo non è creare dipendenza ma rendere sempre più autonomi i ragazzini Dott.ssa Marzia Gaglione
  46. 46. SOSTENERE L’AUTOSTIMA  Correggere ed eventualmente «sanzionare» il singolo comportamento, non il bambino nella sua interezza.  Gratificare ogni piccolo successo, ogni miglioramento rispetto alla prestazione precedente.  Rinforzare immediatamente il processo che ha portato a un buon risultato.  Mostrare fiducia nelle capacità del bambino e aiutarlo a riconoscerle.
  47. 47. Esercitazione per casa Compilate il questionario proposto. La richiesta è quella di individuare le strategie che secondo voi sono UTILI per studiare. ATTENZIONE! Non le strategie che usate o avete usato voi, ma quelle che secondo voi sono più utili.

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