Sentenza consiglio di stato se.ge.co.

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Sentenza consiglio di stato se.ge.co.

  1. 1. N. 03570/2012REG.PROV.COLL. N. 04988/2009 REG.RIC. N. 00235/2011 REG.RIC. REPUBBLICA ITALIANA IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)ha pronunciato la presente SENTENZAsul ricorso numero di registro generale 4988 del 2009, proposto da:Se.Ge.Co.-Servizi Gestioni Costruzioni S.r.l., in persona del suo legale rappresentante pro tempore,costituitosi in giudizio, rappresentato e difeso dall’Avv. Gennaro Notarnicola e dall’Avv. PatrizioLeozappa, con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo in Roma, via G. Antonelli, 15; controHotel Svevo S.r.l., in persona del suo legale rappresentante pro tempore, costituitosi in giudizio,rappresentato e difeso dall’Avv. Francesco Paparella e dall’Avv. Marco Palieri, con domicilio elettoin Roma presso lo studio dell’Avv. Alfredo Placidi, via Cosseria, 2; nei confronti diProvincia di Bari; Comune di Gioia del Colle (Ba); Comando Provinciale di Bari dei Vigili delFuoco, Murgia Sviluppo S.p.a. – Sportello Unico del Patto Territoriale Sistema Murgiano(S.U.A.P.); Azienda Sanitaria Locale Bari - Asl Ba, in persona del suo legale rappresentante protempore, costituitosi in giudizio, rappresentato e difeso dall’Avv. Leonardo Digirolamo, condomicilio eletto in Roma presso lo studio dell’Avv. Alfredo Placidi, via Cosseria, 2;sul ricorso numero di registro generale 235 del 2011, proposto da:Se.Ge.Co. - Servizi Gestioni Costruzioni S.r.l , in persona del suo legale rappresentante protempore, costituitosi in giudizio, rappresentato e difeso dall’Avv. Gennaro Notarnicola e dall’Avv.Patrizio Leozappa, con domicilio eletto presso lo studio di quest’ultimo in Roma, via G. Antonelli,15; controMastromarino Filomena, rappresentata e difesa dall’Avv. Marco Palieri, con domicilio eletto pressoAlfredo Placidi in Roma, via Cosseria, 2; nei confronti diComune di Gioia del Colle (Ba), Azienda Sanitaria Locale di Bari - Asl Ba, Provincia di Bari,Murgia Sviluppo S.p.a. - Sportello Unico del Patto Territoriale del Sistema Murgiano (S.U.A.P.);Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Bari (Ministero dell’Interno), in persona del suo legalerappresentante pro tempore, costituitosi in giudizio, rappresentato e difeso dall’AvvocaturaGenerale dello Stato, domiciliataria ex lege in Roma, via dei Portoghesi, 12; per la riformaquanto al ricorso n. 4988 del 2009:della sentenza del T.A.R. per la Puglia, Bari, Sez. III, n. 490 dd. 10 marzo 2009, concernentepermesso di costruire per trasformazione di immobile;quanto al ricorso n. 235 del 2011:della sentenza del T.A.R. per la Puglia, Bari, Sez. II, n. 2898 dd. 23 novembre 2009, resa tra le partie concernente concessione edilizia relativa a esecuzione di opere di trasformazione in albergo di unmulino.Visti i ricorsi in appello e i relativi allegati;
  2. 2. Visto gli atti di costituzione in giudizio dell’Azienda Sanitaria Locale Bari Asl Ba, di FilomenaMastromarino e del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Bari (Ministero dell’Interno);Viste le memorie difensive;Visti tutti gli atti della causa;Relatore nell’udienza pubblica del giorno 20 dicembre 2011 il Cons. Fulvio Rocco e uditi perl’appellante Se.Ge.Co. - Servizi Gestioni Costruzioni S.r.l l’Avv. Gennaro Notarnicola e l’Avv.Patrizio Leozappa, per l’Azienda Sanitaria Locale Bari - Asl Ba l’Avv. Leonardo Digirolamo e perFilomena Mastromarino l’Avv. Marco Palieri;Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue. FATTO e DIRITTO1.1. La definizione del merito di causa per entrambi i ricorsi necessita di una dettagliata esposizionedei fatti di causa, ormai risalenti nel loro inizio a sette anni fa.1.2. Con ricorso proposto sub R.G. 2123 del 2004 innanzi al T.A.R. per la Puglia, sede di Bari, laHotel Svevo S.r.l., premettendo di esercitare la propria attività nella struttura ricettiva (albergo,ristorante, sala ricevimenti, sala meeting) ubicata in Gioia del Colle (Ba) al civico n. 319 di viaSanteramo n. 319 a breve distanza dal casello autostradale e dalla stazione ferroviaria, ha chiestol’annullamento della concessione edilizia n. 50 dd. 29 maggio 2002 rilasciata alla Se.Ge.Co S.r.l.dal dirigente dell’Ufficio tecnico comunale di Gioia del Colle e degli atti connessi, nonché degli attidi approvazione del progetto in variante a quello del titolo edilizio anzidetto e, comunque, di tuttigli atti del relativo procedimento (pratica edilizia n. 391/03), attivato al fine della conversione adattività alberghiera di un vecchio mulino per la macinazione del grano, denominato “MulinoPagano”, ovvero “Molino a cilindri e pastificio a vapore” e ubicato nel terreno di cui al foglio 60,particella catastale n. 3, ricadente in zona agricola (E2) destinata dal vigente strumento urbanisticoprimario del Comune all’esercizio di attività boschive e agricole.Con motivi aggiunti la medesima ricorrente ha inoltre chiesto l’annullamento del permesso dicostruire Prot. n. 5642 dd. 28 febbraio 2005, ulteriormente rilasciato per lo stesso fine alla Se.Ge.CoS.r.l. dal medesimo dirigente dell’Ufficio tecnico comunale di Gioia del Colle e del conseguenteprovvedimento di autorizzazione unica Prot. n. 395 dd. 10 marzo 2005 rilasciato sempre allaSe.Ge.Co S.r.l. dal Responsabile dello Sportello unico per le attività produttive (S.U.A.P.) - Pattoterritoriale Sistema Murgiano della Murgia Sviluppo S.p.a. e degli atti presupposti e connessi.Hotel Svevo, dopo aver precisato che mediante l’insieme di tali atti Se.Ge.Co. intendeva insediareun’attività concorrenziale alla propria, ha dedotto al riguardo plurime censure di violazione di leggee di eccesso di potere.Si sono costituiti in tale primo giudizio il Comune di Gioia del Colle, il Comando Provinciale deiVigili del Fuoco e la stessa Se.Ge.Co., chiedendo la reiezione del ricorso.La Sezione III dell’adito T.A.R. ha dapprima sospeso in sede cautelare gli atti impugnati conordinanza n. 1045 dd. 21 ottobre 2004 (confermata, previo appello di Se.Ge.Co., con ordinanza n.993 dd. 25 febbraio 2005 resa da questa stessa Sezione “considerato che l‟ordinanza appellataappare corretta, in ordine alla valutazione circa il fatto che nella specie l‟attività ediliziaautorizzata eccedere rispetto ad una ristrutturazione”) ma, successivamente, con sentenza breveresa a’ sensi dell’allora vigente art. 26 della L. 6 dicembre 1971 n. 1034 come modificato dall’art. 9della L. 21 luglio 2000 n. 205, ha dichiarato il ricorso e i motivi aggiunti di ricorso inammissibili,con integrale compensazione delle spese di giudizio tra tutte le parti, escludendo nella specie latitolarità di un interesse oppositivo di Hotel Svevo in assenza di prova circa la diretta ed immediatainterferenza tra l’attività commerciale o imprenditoriale preesistente e quella in fieri: e “ciò sia perl‟esigenza di evitare slittamenti verso una giurisdizione di tipo obiettivo, sia per ragioni attinentiall‟evoluzione dei principi in materia di concorrenza”.Il T.A.R., a conforto della propria tesi, ha affermato - altresì - che “sul piano più strettamentetecnico l‟analisi della posizione legittimante … si avvale di una traiettoria ermeneutica … la cuiforza è incrementata dall‟utilizzazione dell‟art. 833 cod. civ., grundnorm nella disciplina dei limiti
  3. 3. del diritto assoluto ispirati alla sua funzionalizzazione…. Nel valutare l‟impatto concorrenziale delnuovo insediamento su quello preesistente … (è) imprescindibile considerare comparativamente leattitudini all‟offerta di entrambi, desumibili dai servizi garantiti, dalla formula organizzativa, dallatipologia di utenza, dalle dimensioni delle strutture, dalla loro rispettiva ubicazione. Nel caso dispecie i dati comparativi relativi ai suddetti parametri non sono stati documentati, e non risultaneppure l‟esatta distanza intercorrente tra le due strutture”.1.3. Hotel Svevo ha quindi proposto sub R.G. 8528 del 2005 ricorso avverso tale sentenza,insistendo sulla sussistenza di un proprio interesse ad impugnare i titoli edilizi ottenuti da Se.Ge.Co.e riproponendo in tale secondo grado di giudizio tutte le censure già infruttuosamente dedotteinnanzi al T.A.R.Nel giudizio di appello si sono costituiti il Comune di Gioia del Colle e Se.Ge.Co., concludendo perla conferma della sentenza resa in primo grado.L’impugnativa di Hotel Svevo è stata accolta con decisione n. 1276 dd. 16 marzo 2007, resa daquesta stessa Sezione con compensazione integrale delle spese di giudizio tra tutte le parti.Innanzitutto, mediante la decisione di riforma della sentenza resa in primo grado è stata affermata lasussistenza dell’interesse di Hotel Svevo ad impugnare i titoli edilizi rilasciati a Se.Ge.Co.,“costituendo punto di giurisprudenza ormai consolidato quello secondo cui l‟art. 31 della L. 17agosto 1942 n. 1150, come modificato dalla L. 6 agosto 1967 n. 765, che consente a “chiunque” diimpugnare le concessioni edilizie ritenute illegittime, deve essere inteso nel senso che- con l‟ovviaesclusione di ogni azione popolare al riguardo- va riconosciuta una posizione di interesse legittimoin capo al proprietario di un immobile sito nella zona interessata alla costruzione o a chi si trovi inuna situazione di stabile collegamento con la zona stessa, senza che, peraltro, debba essere datadimostrazione della sussistenza di un interesse qualificato alla tutela giurisdizionale(cfr. Cons.Stato, V Sez. , 13 luglio 2000, n. 3904), essendo stato “ritenuto che abbia interesse a ricorrere,come nel caso di specie, il soggetto che faccia valere un interesse giuridicamente protetto di naturaurbanistica, quale è quello all‟osservanza delle prescrizioni regolatrici dell‟edificazione, senza cheoccorra procedere in concreto ad alcuna ulteriore indagine al fine di accertare se i lavori assentitidall‟atto impugnato comportino un effettivo pregiudizio per il soggetto che propone l‟impugnazione(cfr. Cons. Stato, Sez. V, 15settembre 2003 n. 5172)” e che “lo svolgimento di un‟attivitàcommerciale in prossimità dell‟insediamento( e nel caso di specie si tratta addirittura dellesvolgimento delle medesima attività alberghiera) configuri una situazione giuridica sufficiente arealizzare quello stabile collegamento con la zona che legittima il soggetto a promuovere un‟azionegiurisdizionale nei confronti della concessione edilizia rilasciata ad un terzo (cfr. Cons. Stato, Sez.IV, 30 gennaio 2002 n. 313)”.Passando quindi alla disamina del merito di causa, questo giudice di appello ha evidenziato che “ilpunto nodale è costituito dalla verifica se, nel caso di specie, si sia in presenza di unaristrutturazione edilizia ovvero di una nuova costruzione, come tale soggiacente alle previsionidegli strumenti urbanistici sopravvenuti, come, nel caso di specie, l‟art. 20 delle N.T.A.” delvigente strumento edilizio primario del Comune, “che prevede per le zone agricole(E2) indici assaimodesti ed incompatibili con le previsioni progettuali”, rilevando che “secondo la giurisprudenzaanteriore al nuovo testo unico sull‟edilizia, il concetto di ristrutturazione edilizia, come qualificatodall‟art. 31 comma 1 lett. d) della L. 5 agosto 1978 n. 457, comprende anche la demolizione seguitadalla fedele ricostruzione del manufatto, con l‟unica condizione che la riedificazione assicuri lapiena conformità di sagoma, volume e superficie tra il vecchio e il nuovo manufatto, con laconseguente possibilità di pervenire, in tal modo, ad un organismo edilizio in tutto o in partediverso dal precedente, purchè la diversità sia dovuta ad interventi comprendenti il ripristino o lasostituzione di alcuni elementi costitutivi dell‟edificio, l‟eliminazione, la modifica e l‟inserimento dinuovi elementi ed impianti, e non già la realizzazione di nuovi volumi o una diversa ubicazione(inquanto, diversamente opinando, sarebbe sufficiente la preesistenza di un edificio per definireristrutturazione qualsiasi nuova realizzazione eseguita in luogo o sul luogo di quellapreesistente(cfr. Cons. Stato, Sez. V, 19 febbraio 2004 n. 476; 18 settembre 2003 n. 5310; 8 agosto
  4. 4. 2003 n. 4593; …)” e che tali “acquisizioni giurisprudenziali sono confermate dal D.P.R. 6 giugno2001 n. 380, con cui è stato emanato il T.U. delle disposizioni legislative e regolamentari inmateria edilizia. Infatti, l‟art.3, comma 1, lett. d) del predetto testo qualifica espressamente“interventi di ristrutturazione edilizia” quelli volti a trasformare gli organismi edilizi mediante uninsieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in partediverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementicostitutivi dell‟edificio, l‟eliminazione, la modifica e l‟inserimento di nuovi elementi ed impianti.Nell‟ambito degli interventi di ristrutturazione edilizia la norma ricomprende esplicitamente anchequelli consistenti nella demolizione e ricostruzione, purchè ciò avvenga con la stessa volumetria esagoma di quello preesistente, fatte salve le sole innovazioni necessarie per l‟adeguamento allanormativa antisismica. Quindi si conferma anche nel nuovo testo sull‟edilizia che la demolizione ericostruzione è classificabile come ristrutturazione solo a condizione del mantenimento dellecaratteristiche planovolumetriche dell‟edificio da ricostruire …”.Nella stessa decisione si legge, quindi, che “per converso, la lett. e) del medesimo articoloclassifica come “interventi di nuova costruzione” quelli di trasformazione edilizia ed urbanisticadel territorio non rientranti nelle categorie definite alle lettere precedenti, procedendo quindi aduna elencazione(evidentemente non esaustiva) per tipologie edilizie… . Quanto al regime giuridicodi tali interventi, è da ricordare che il capo II del medesimo testo unico, dedicato al nuovo“permesso di costruire” (già concessione edilizia) individua, con l‟art. 10, gli interventi subordinatial predetto permesso, in tal modo riprendendo le previgenti disposizioni della L.28 gennaio 1977 n.10, art. 1 e della L. 28 febbraio 1985 n. 47, art. 25, comma 4. Prevede il citato art. 10 checostituiscono interventi di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio e sono subordinati apermesso di costruire: a) gli interventi di nuova costruzione; b) gli interventi di ristrutturazioneurbanistica; c) gli interventi di ristrutturazione edilizia che portino ad un organismo edilizio intutto o in parte diverso dal precedente e che comportino aumento di unità immobiliari, modifichedel volume, della sagoma, dei prospetti o delle superfici, ovvero che, limitatamente agli immobilicompresi nelle zone omogenee A, comportino mutamenti della destinazione d‟uso. A sua volta,l‟art.22, comma 3, del medesimo testo unico stabilisce che, in alternativa al permesso di costruire,possono essere realizzati, mediante semplice denuncia di inizio di attività, in primo luogo gliinterventi di ristrutturazione di cui al ricordato art.10, comma 1, lett. c). Dal combinato dispostodelle riportate disposizioni rimane confermato quanto già osservato dalla giurisprudenza nelvigore delle previgente normativa edilizia, cioè che le attività edilizie consistenti nella demolizionee ricostruzione che non avvengano nel rispetto della stessa volumetria e sagoma del manufattopreesistente, sono da qualificare come nuove costruzioni, assoggettate al permesso di costruire.La recente giurisprudenza di questo Consiglio (V Sez., dec. 7 settembre 2004, n. 5867) ha, altresì,chiarito che laricostruzione (dopo la demolizione) di un immobile diverso per volumi o anche soloper la sagoma ( a parità di volumi) dall‟immobile preesistente comporta la realizzazione di unimmobile nuovo con l‟applicazione della disciplina urbanistica prevista per le nuove edificazioni edelle conseguenti limitazioni imposte dalle norme urbanistiche in vigore al momento del rilasciodel titolo autorizzativi (cfr. V Sez. n. 5867 del 2004 cit.). Ciò che le disposizioni citate nonprevedono è il limite in cui possono essere effettuate le modifiche del nuovo fabbricato affinchéquesto sia compatibile con il criterio di ristrutturazione, senza debordare nella nuova costruzionediversa dalla precedente e come tale soggetta a valutazione alla luce degli strumenti urbanisticivigenti al momento del rilascio del titolo (cfr. dec. V Sez., n. 5867 del 2004). La soluzione dellaquestione riveste una importanza particolare per la diversa ammissibilità di una ristrutturazionerispetto ad una nuova edificazione quando l‟intervento riguarda una edificazione giàesistente:infatti, nell‟ipotesi di ristrutturazione edilizia, trattandosi di un interventi su edifici, nonoccorre che vi sia la perfetta conformità con il piano regolatore generale e ciò in ragione del fattoche la successione nel tempo degli strumenti urbanistici nel tempo non può interferire sullalegittimità delle opere eseguite in precedenza e con il diritto del proprietario di eseguire quelleopere funzionali al mantenimento e alla conservazione dell‟edificio stesso, nonché a renderlo
  5. 5. compatibile con le esigenze eventualmente sopravvenute. … La modifica del precedente manufattodeve essere tale da non alterare la sua compatibilità con lo strumento in vigore al momento dellademolizione e che la natura di per sé sfumata del concetto di compatibilità dovrebbe essere resapiù certa dalla previsione, in sede regionale, dei limiti specifici della ristrutturazione e ciò inquanto, ove si ricada nell‟ipotesi di nuova edificazione, deve sussistere necessariamente laconformità con lo strumento urbanistico, con la conseguenza che l‟edificio oggetto dell‟interventodovrebbe essere adeguato alle prescrizioni vigenti al tempo dell‟intervento medesimo. Nella specie,siffatto limite di compatibilità, ancorché il progetto prevedesse demolizioni parziali, risultatravalicato, secondo quanto risulta dal primo ai seguenti profili:- considerazione, a fini volumetrici, di un cd. capannone di mc. 818,38, la cui presenza non emergedall‟allegato aerofotogrammetrico con planimetria di zona prodotto da parte appellante a corredodella perizia giurata dell‟ing. Oronzo Giordano del 29 dicembre 2005 e con presumibile veridicitàcoincidente, invece, con la tettoia aperta, poggiante su cinque piloni isolati in muratura lungo lastrada provinciale per Santeramo e su muratura sul lato opposto e delimitata, da un lato, da unbasso muretto e, dall‟altro, dal terrazzo porticato dell‟edificio principale. La situazione dei luoghinon è contestata sul punto dalla società resistente, sicchè, non essendo la tettoia chiusa su tutti isuoi lati, essa non appare costituire corpo di fabbrica e come tale non è in grado di esprimerevolumetria. L‟intervento previsto trasforma detta tettoia portandola alla stessa altezza delpreesistente porticato e consentendo così di potersi collegare, a livello di copertura delladependance, con il terrazzo –porticato del Molino, con evidente modifica di sagoma e divolumetria;- la demolizione dell‟edificio sala motori e la realizzazione di un collegamento verticale perportatori di handicap, pur se rientrante fra le scelte tecniche consentite, ai fini della specialedisciplina in materia, ancorché fosse preesistente una scala su cui sarebbe stato possibileintervenire alternativamente, comporta tuttavia un apprezzabile aumento volumetrico, che rendel‟intervento eccedente rispetto ai criteri che presiedono la mera ristrutturazione;-la prevista realizzazione di camere da letto al piano al piano seminterrato, destinate adusoabitativo, comporta un incompatibile mutamento di destinazione(esse, peraltro, prive di luce edareazione naturali e collocate ad una quota inferiore a quella prevista dal regolamento edilizio,non potrebbero comunque avere destinazione abitativa)”.Pertanto, ad avviso di questo giudice d’appello, tanto è bastato “a ritenere che l‟intervento previstoper l‟ex Mulino Pagano e autorizzato con il primo provvedimento impugnato, indipendentementeda ogni altra considerazione contenuta nell‟appello, non possa essere ricondotto ad un interventodi ristrutturazione edilizia, come previsto dalla normativa vigente, non essendo state rispettate lecaratteristiche planovolumetriche, di sagoma e di continuità di destinazione dell‟edificio daristrutturare. Di conseguenza, come nuova edificazione, l‟intervento appare incompatibile con leprescrizioni urbanistiche vigenti di cui non è contestata la portata. La circostanza che sul progettoautorizzato si sia intervenuti con un ulteriore progetto in variante, autorizzato con il secondo deiprovvedimenti impugnati (n. 25 del 2005) che, ad avviso della società resistente, sanerebbe leeventuali illegittimità registrate nell‟originario progetto, stralciando una serie di interventi, non èdi supporto alla ipotizzata attività edilizia, in quanto il nuovo provvedimento autorizzativo nonsegue alla rinnovazione del provvedimento concessorio, ma si avvale di atti e procedimenti(concessione edilizia n. 50/2003 e pareri a supporto) la cui efficacia era stata sospesadall‟ordinanza del TAR della Puglia- Bari, sez.III, n. 1045 del 2004, confermata in secondo gradodalla ordinanza n. 993 del 2005 della Sezione, inidonei, pertanto, a produrre qualsivoglia effetto, inmaniera del tutto identica, salvo che per la transitorietà della misura, a quanto sarebbe accadutose l‟atto fosse stato annullato(Cons. Stato, A.P., 1 giugno 1983 n. 14).1.4. Se.Ge.Co. ha proposto a’ sensi dell’art. 111 Cost. ricorso per cassazione avverso tale sentenza,dichiarato peraltro inammissibile con ordinanza delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione n.27335 dd. 18 novembre 2008.
  6. 6. 1.5. A questo punto la stessa Se.Ge.Co. ha modificato il progetto e presentato al Comune di Gioiadel Colle una nuova pratica, ottenendo il rilascio di altri titoli edilizi intesi sempre allatrasformazione in albergo dell’attuale corpo edificato del vecchio mulino.In dipendenza di ciò, con ulteriore ricorso proposto sub R.G. 1201 del 2008 sempre innanzi alT.A.R. per la Puglia, Sede di Bari, Hotel Svevo ha chiesto l’annullamento:1) del permesso di costruire n. 94 del 18 luglio 2008 (pratica edilizia n 373/2007) rilasciato aSe.Ge.Co. dal dirigente dell’Ufficio tecnico comunale e avente ad oggetto l’esecuzione delle opereedili volte alla trasformazione in albergo dell’anzidetto edificio dell’ex Mulino Pagano;2) degli atti e provvedimenti presupposti, conseguenti, ovvero comunque connessi, con particolareriferimento a quelli richiamati nel permesso di costruire anzidetto, tra i quali il parere favorevolecondizionato reso in data 15 gennaio 2008 dallo stesso dirigente dell’Ufficio tecnico comunale a’sensi dell’art. 20 del T.U. 380 del 2001; il nullaosta dello Sportello Unico Attività Produttive delPatto territoriale Sistema Murgiano di cui alla nota Prot. n. 229/08 del 6 marzo 2008; l’attoautorizzativo unico di competenza dello stesso S.U.A.P. (non conosciuto); di ogni altro atto oprovvedimento, ancorché non conosciuto, compresi - ove occorra - i pareri resi dalla Provincia diBari di cui alle note del 4 e 5 marzo 2008, il parere Prot. n. 2885 dd. 6 febbraio 2007 reso dalComando Provinciale di Bari dei Vigili del Fuoco e il parere sanitario reso in data 17 gennaio 2008dalla Azienda Sanitaria Locale Bari - Asl Ba.Secondo la prospettazione di Hotel Svevo, in tal modo l’Amministrazione Comunale e le altreAmministrazioni coinvolte nel procedimento non si sarebbero adeguate alla sopradescritta decisionen. 1276 del 2007 resa da questa stessa Sezione, ma la violerebbero.In tal senso, pertanto, Hotel Svevo ha dedotto le censure qui appresso esposte.1) Elusione della decisione di questa Sezione n.1276 del 2007 e riproposizione delle graviillegittimità del progetto originario; violazione dell’art. 21-septies della L. 7 agosto 1990 n. 241;violazione degli artt. 3, 10 e 32 del T.U. 380 del 2001; violazione degli artt. 4, 5, 7, 18 e 20 delleN.T.A. del vigente P.R.G. del Comune di Gioia del Colle; violazione dell’art. 24 del vigenteRegolamento edilizio del medesimo Comune; eccesso di potere sotto vari profili.Secondo Hotel Svevo anche l’ultimo progetto presentato ed approvato col permesso di costruire n.94 del 18 luglio 2008 risulterebbe viziato dalle medesime illegittimità rilevate da questa stessaSezione per i titoli edilizi precedentemente rilasciati.In particolare, Hotel Svevo rimarca:a) la ben evidente soluzione di continuità di destinazione dell’edificio da ristrutturare, il cui progettoapprovato si porrebbe in aperto contrasto con la tipizzazione agricola dell’area stabilita dal P.R.G.;lo stravolgimento funzionale e strutturale dell’edificio, da mulino ad albergo, contrasterebbe con lescelte pianificatorie che escluderebbero l’attività alberghiera dalla zone agricole, riservandola allezone direzionali denominate D4;b) l’avvenuto mutamento di sagoma e di volume, posto che la ristrutturazione edilizia mediantedemolizione e ricostruzione in defettibilmente postula identità di volumetria e sagoma e chel’anzidetta decisione di questa stessa Sezione avrebbe già puntualmente individuato alcunisignificativi elementi progettuali tali da far considerare l’intervento di cui trattasi quale nuovacostruzione e non già mera ristrutturazione edilizia;c) non prevedendosi la ricostruzione della vecchia tettoia demolita non verrebbe più rispettata lasagoma originaria del complesso immobiliare;d) la realizzazione del corpo scala costruito all’esterno dell’edificio originario al posto del demolitoedificio motori non avrebbe potuto essere assentito in quanto le stesse esigenze potevano esseresoddisfatte intervenendo sulla preesistente scala interna e, quindi, senza modificare sagoma evolume dell’edificio;e) il corpo centrale del mulino subirebbe modifiche di sagoma derivanti dalla demolizione delvecchio edificio motori con la sostituzione di un imponente corpo scale esterno;
  7. 7. f) risulterebbero apportate modifiche al tetto dell’edificio, demolito parzialmente, quindi arretratoed infine innalzato in modo da illegittimamente ricavare maggior altezza all’ultimo piano, conconseguente modifica della sagoma originaria dell’edificio;g) risulterebbe incrementata la volumetria iniziale, erroneamente calcolata, prevedendol’utilizzazione di tutta la volumetria iniziale dell’edificio, vale a dire mc. 6.895,07, ottenutamoltiplicando la superficie dei tre livelli originari (pari a mq. 418,39) per un’altezza di m. 16,48; icalcoli sono errati perché l’altezza del sottotetto, quale volume tecnico non praticabile, non andavacalcolato, prevedendo il progetto approvato una maggiore e non consentita volumetria pari a mc.811,68; considerando inoltre che il volume di un edificio è rappresentato dalla somma dellesuperfici utili moltiplicata per un altezza di mt. 3,20 (altezza virtuale), ne deriverebbe unavolumetria di mc. 4.016,54 ben inferiore di mc. 2.878,53 rispetto a quella autorizzata dal Comune;senza sottacere che la ricostruzione di ruderi non identificherebbe – di per sé - una ristrutturazione,ma una nuova costruzione.2) Violazione degli artt. 3, 10, 32 del T.U. 380 del 2001; violazione degli artt. 4, 5, 7, 18, 20 delleN.T.A. del vigente P.R.G. del Comune di Gioia del Colle; violazione dell’art. 24 del Regolamentoedilizio del medesimo Comune; eccesso di potere.Secondo Hotel Svevo nel progetto approvato si prevederebbe un aumento dell’altezza originariadell’edificio ed un aumento del numero dei vani utilizzabili, non ammissibili in quanto unintervento di ristrutturazione non potrebbe modificare il numero dei piani e le caratteristichestrutturali dell’edificio.3) Violazione degli artt. 18 e 20 delle N.T.A. del P.R.G. del Comune di Gioia del Colle; eccesso dipotere per irrazionalità manifesta.Hotel Svevo in tal senso rimarca che l’area agricola E2, nella quale l’intervento in questionedovrebbe essere realizzato, ha destinazione ben diversa dall’area direzionale D4, e che comunque ilprogetto approvato neppure rispetterebbe i parametri fissati per la medesima zona D4, mancando learee che, ulteriormente a quelle previste dalla L. 24 marzo 1989 n.122, dovrebbero essere destinatea parcheggio in quanto previste dall’art. 18 delle N.T.A. del P.R.G. per le zone D4 in misura pari aS1 = 5mq /100 mc.; risulterebbero inoltre mancanti le aree di standard per il verde attrezzato.4) Eccesso di potere.Hotel Svevo afferma di aver notificato all’Amministrazione Comunale in data 11 settembre 2007 ladecisione di questa Sezione n. 1276 del 2007 diffidando l’Amministrazione medesima a darviesecuzione, e che con nota dd. 27 novembre 2007 il dirigente preposto all’Ufficio tecnicocomunale, nel riscontrare la diffida, ha comunicato che ogni decisione in ordine al progetto divariante presentato da Se.Ge.Co. sarebbe stata assunta all’esito del giudizio instaurato dalla stessainnanzi alla Corte di Cassazione.Hotel Svevo rimarca, quindi, di aver trasmesso in data 4 luglio 2008 all’AmministrazioneComunale la relazione predisposta dal Consigliere relatore circa l’inammissibilità del ricorso e chel’anzidetto dirigente comunque non ha atteso l’esito del giudizio innanzi la Corte di Cassazione,rilasciando a Se.Ge.Co. quanto da essa chiesto.Si sono costituiti in tale nuovo giudizio di primo grado il Comune, Se.Ge.Co e l’Azienda Sanitariadi Bari, concludendo per la sua reiezione.Se.Ge.Co ha – altresì – preliminarmente eccepito l’inammissibilità del ricorso proposto da HotelSvevo per omessa impugnazione del provvedimento autorizzativo unico n. 92 del 18.7.08 rilasciatoda Murgia Sviluppo S.p.a., recante segnatamente l’assenso ad eseguire i lavori di ristrutturazioneedilizia per cui è causa e rispetto al quale il permesso di costruire era qualificabile come attoendoprocedimentale perché di per sé non abilitante l’attività alberghiera per la cui autorizzazioneera da attivarsi distinta procedura a’ sensi e per gli effetti della L.R. 11 febbraio 1999 n. 11.Sempre secondo Se.Ge.Co. nella decisione n. 1276 del 2007 resa da questa stessa Sezione siaffermerebbe che in sede di ristrutturazione edilizia non occorrerebbe perfetta conformità tra ilprogetto assentito e le previsioni del P.R.G., e ciò poiché la successione nel tempo degli strumentiurbanistici non potrebbe influire sulla legittimità delle opere eseguite in precedenza e con il
  8. 8. coessenziale diritto del proprietario di eseguire opere funzionali al mantenimento ed allaconservazione dell’edificio stesso, nonché a renderlo compatibile con le esigenze eventualmentesopravvenute.Se.Ge.Co, per quanto segnatamente attiene alla ristrutturazione della tettoia, alla realizzazione dellenuove scale e alla realizzazione di camere da letto nel seminterrato, afferma che la ristrutturazioneapprovata rispetterebbe fedelmente i principi affermati dall’anzidetta decisione n. 1276 del 2007;nega, inoltre, la sussistenza di maggiore altezza e di mutamento del corpo di sagoma e volume, e ciòanche nella considerazione ulteriore che vanno sempre consentiti aumenti di superficie peradeguamento della dotazione dei servizi.Con ordinanza n. 156 dd. 12 settembre 2008 la Sezione III dell’adito T.A.R. ha disposto incombentiistruttori, consistenti in una verificazione in ordine alla conformità della progettazione -intesa allatrasformazione in albergo del risalente mulino- alla vigente strumentazione urbanistico edilizia delComune di Gioia del Colle, incaricando all’uopo il dirigente dell’Ufficio tecnico comunale diAcquaviva delle Fonti; nel contempo lo stesso giudice di primo grado ha chiesto al dirigentedell’Ufficio tecnico comunale di Gioia del Colle di relazionare in ordine al cambiamento didestinazione d’uso che si era ritenuto di consentire per l’immobile in questione.In data 18 novembre 2008 Hotel Svevo ha depositato agli atti di causa motivi aggiunti di ricorso,previamente notificati il 3 novembre 2008, contestando la circostanza dedotta da Se.Ge.Co. circal’asseritamente omessa impugnativa dell’atto di autorizzazione emesso dal S.U.A.P. e ribadendoche l’attività alberghiera non sarebbe funzionalmente omogenea, né comunque assimilabileall’originaria attività agricolo-produttiva.Dopo il deposito, avvenuto in data 24 novembre 2008, della relazione del verificatore tutte le partihanno prodotto ulteriori memorie a sostegno delle rispettive tesi.Con sentenza n. 490 dd. 10 marzo 2009 la Sezione III dell’adito T.A.R. ha accolto il ricorsoproposto da Hotel Svevo, condannando il Comune di Gioia del Colle e Se.Ge.Co. alla rifusione inparti uguali tra di loro delle spese di giudizio a favore della medesima Hotel Svevo,complessivamente liquidate nella misura di € 4.000,00.- ma compensando ogni ragione di lite tra lamedesima ricorrente in primo grado e l’Azienda Sanitaria Locale di Bari.1.6. Va riferito ora che, sempre innanzi allo stesso T.A.R. per la Puglia, Sede di Bari, la SignoraFilomena Mastromarino ha a sua volta impugnato con ricorso proposto sub R.G. 1715 del 2005 iseguenti atti:1) l’anzidetta concessione edilizia n. 50 del 29 maggio 2003, (prot. n. 11506/1968, pratica edilizian. 203/2002) rilasciata a Se.Ge.Co. dal dirigente dell’Ufficio tecnico comunale di Gioia del Colle;l’autorizzazione n. 640 dd. 12 giugno 2003, rilasciato a Se.Ge.Co. dalla Murgia Sviluppo S.p.A.;nonché tutti gli atti e provvedimenti ivi richiamati ovvero ad essa comunque connessi, conparticolare riferimento agli atti ed ai pareri richiamati negli stessi provvedimenti, e - ove occorra -degli atti riguardanti la variante (pratica edilizia n. 391/2003) al progetto approvato con la predettaconcessione edilizia n. 50 del 2003.2) il permesso di costruire Prot. n. 5642 - n. 24 del 28.02.2005 in variante alla concessione edilizian. 50 del 2003, rilasciata a Se.Ge.Co. dal dirigente dell’Ufficio tecnico comunale di Gioia del Colle,e l’autorizzazione unica Prot. n. 395 - n. 25/05 dd. 10 marzo 2005 rilasciata a Se.Ge.Co. dalResponsabile del S.U.A.P. della Murgia Sviluppo S.p.A. - Patto territoriale sistema Murgiano;nonché di tutti gli atti ad essi presupposti e conseguenti, ivi compresi gli elaborati progettuali e conparticolare riferimento agli atti ed ai pareri richiamati negli stessi provvedimenti.Con motivi aggiunti la Mastromarino ha inoltre chiesto l’annullamento degli atti addottatidall’Amministrazione Comunale di Gioia del Colle per il conferimento dell’incarico, e degliriguardanti la disciplina del relativo conferimento dell’incarico, e degli atti riguardanti la disciplinadel relativo rapporto convenzionale, di collaborazione coordinata e continuata all’ing. PietroMilella, quale dirigente dell’Ufficio tecnico comunale; e, inoltre, dell’art. 56 dello statuto comunaleart. 56 e, in parte qua, del regolamento comunale sul personale.Con ulteriori motivi aggiunti la Mastromarino ha pure chiesto l’annullamento:
  9. 9. 1) del permesso di costruire n.94 del 18 luglio 2008 (pratica edilizia n.373/2007) rilasciata allaSe.Ge.Co. S.r.l. dal dirigente dell’Ufficio tecnico comunale per l’esecuzione delle opere edilideputate alla trasformazione in albergo dell’ex Mulino Pagano;2) degli atti e provvedimenti presupposti e conseguenti al permesso predetto, con particolareriferimento al parere favorevole dei Vigili del Fuoco Prot. n. 2885 dd. 6 febbraio 2007; del parerefavorevole della Provincia di Bari, Servizio Ambiente, di cui alle note dd. 4 e 5 marzo 2008; delparere favorevole reso in data 15 gennaio 2008 dallo stesso dirigente dell’Ufficio tecnico comunalea’ sensi dell’art.20 del T.U. 380 del 2001; del nulla osta del S.U.A.P. - Sportello Unico AttivitàProduttive del Patto territoriale Sistema Murgiano di cui alla nota Prot.n.229/2008 dd. 6 marzo2008; nonché dell’autorizzazione unica n. 92 dd. 18 luglio 2008 (Prot.n.823) emanato dallo stessoS.U.A.P.La Mastromarino deduce innanzitutto il proprio interesse ad agire affermando di essere proprietariadel fabbricato ad uso residenziale e dell’annesso terreno (foglio 60, particelle nn. 300 e 380) posto aconfine con l’area interessata dall’intervento edilizio.Per quanto attiene all’originaria concessione edilizia, la Mastromarino deduce quanto segue.1) violazione degli artt. 5 e 20 delle N.T.A. del vigente P.R.G. comunale, degli artt. 2 e 5 del D.M. 2aprile 1968 n. 1444, dell’art. 31 L. della L. n. 457/78, dell’art. 3 D.P.R. 380/01, violazione della L.R. n. 56/80; eccesso di potere per difetto di istruttoria , travisamento dei fatti e sviamento;2) violazione dell’art. 35 del vigente Regolamento edilizio di Gioia del Colle; eccesso di potere pertravisamento dei fatti, difetto di istruttoria e sviamento; violazione della L. n. 56/80; violazionedell’art. 91 della deliberazione G. R. n. 3819 del 1994 fatta propria dal Comune di Gioia del Collecon provvedimento del 18.1.95;3) violazione degli artt. 5 e 20 delle N.T.A. del P.R.G. vigente, degli artt. 2 e 5 del D.M. n. 1444 del2.4.68, dell’art. 31 della L. 5 agosto 1978 n.457, dell’art. 3 del T.U. 380 del 2001 e della L.R. 31maggio 1980 n. 56; eccesso di potere per difetto di istruttoria, travisamento dei fatti e sviamentosotto altro e diverso profilo;4) ulteriore violazione degli artt. 5 e 20 delle N.T.A. del vigente P.R.G. comunale, degli artt. 2 e ss.del D.M. n. 1444 del 1968, dell’art. 31 della L. 457 del 1978, dell’art. 3 del T.U. 380 del 2001,violazione della L. R. 56del 1980, nonché ulteriore eccesso di potere per difetto di istruttoria,travisamento dei fatti e sviamento;5) violazione dell’art. 34 del Regolamento edilizio comunale; violazione dell’art. 5, punto 2, delD.M. n. 1444 del 1968, della L. R. 56 del 1980, eccesso di potere per difetto di istruttoria,travisamento dei fatti e sviamento; violazione dell’art. 3 del T.U. 380 del 2001, violazione dell’art.31 della L. 457 del 1978, nonché eccesso di potere per difetto di istruttoria, travisamento dei fatti esviamento;6) violazione dell’art. 869 e ss. cod. civ.; violazione dell’art. 20 delle N.T.A. del vigente P.R.G.comunale; eccesso di potere per difetto di istruttoria e travisamento dei fatti.Per quanto attiene invece al permesso di costruire in variante, la Mastromarino deduce:1) violazione dell’art. 21 della L. 6 dicembre 1971 n. 1034; elusione delle ordinanze cautelari diT.A.R. Puglia, Bari, Sez. III n. 1045 dd. 21 ottobre 2004 e di Cons. Stato, Sez. IV, n. 993 dd. 25febbraio 2005 rese fra le parti; eccesso di potere per difetto di istruttoria, travisamento dei fatti esviamento;2) violazione dell’art. 31, comma 1, lett. d) della L. 457 del 1978; violazione dell’art. 3, comma 1lett. d), del T.U. 380 del 2001; elusione delle ordinanze cautelari di T.A.R. Puglia, Bari, Sez. III n.1045 dd. 21 ottobre 2004 e di Cons. Stato, Sez. IV, n. 993 dd. 25 febbraio 2005 rese fra le parti;violazione dell’art. 5, punti nn. 9 e 13 delle N.T.A. del vigente P.R.G. comunale; eccesso di potereper difetto di istruttoria, travisamento dei fatti e sviamento;3) violazione dell’art. 31, comma 1, lett. d) della L. 457 del 1978; violazione dell’art. 3, comma 1lett. d), del T.U. 380 del 2001; elusione delle ordinanze cautelari di T.A.R. Puglia, Bari, Sez. III n.1045 dd. 21 ottobre 2004 e di Cons. Stato, Sez. IV, n. 993 dd. 25 febbraio 2005 rese fra le parti;eccesso di potere per difetto di istruttoria, travisamento dei fatti e sviamento;
  10. 10. 4) elusione delle ordinanze cautelari di T.A.R. Puglia, Bari, Sez. III n. 1045 dd. 21 ottobre 2004 e diCons. Stato, Sez. IV, n. 993 dd. 25 febbraio 2005 rese fra le parti; violazione dell’art. 35 delRegolamento edilizio comunale; eccesso di potere per difetto di istruttoria, travisamento dei fatti esviamento;5) violazione degli artt. 18 e 20 delle N.T.A. del vigente P.R.G. comunale, violazione del D.M. n.1444 del 1968; eccesso di potere per difetto di istruttoria , travisamento dei fatti e sviamento;6) violazione dell’art. 869 e ss. cod. civ.; violazione dell’art. 20 delle N.T.A. del vigente P.R.G.comunale; eccesso di potere per difetto di istruttoria e travisamento dei fatti.Con motivi aggiunti la Mastromarino ha ulteriormente dedotto, relativamente all’asseritaincompetenza del dirigente dell’Ufficio tecnico comunale di Gioia del Colle, ing. Pietro Milella, inservizio presso l’Amministrazione Comunale con contratto di collaborazione coordinatacontinuativa (co.co.co.), l’avvenuta violazione degli artt. 7 e 19 del T.U. approvato con D.L.vo 30marzo 2001 n. 165, l’avvenuta violazione degli artt. 50, 109 e 110 del T.U. approvato con D.L.vo18 agosto 2000 n. 267, violazione dell’art. 4 del T.U. approvato con D.P.R. 29 dicembre 1973 n.1092, violazione degli artt. 28 e 97 Cost, violazione dell’art. 409 cod. proc. civ., violazione dell’art.50, lett. c-bis, del T.U. approvato con D.P.R. 22 dicembre 1986 n. 917; incompetenza ed eccesso dipotere per sviamento.Con ulteriori motivi aggiunti la Mastromarino ha pure impugnato il nuovo permesso di costruiren.94 dd. 18 luglio 2008 rilasciato a Se.Ge.Co., deducendo al riguardo:1) violazione degli artt. 3, 10 e 32 del T.U. 380 del 2001; violazione degli artt. 4, 5, 7, 18 e 20 delleN.T.A. del vigente P.R.G. comunale; violazione dell’art. 24 del Regolamento edilizio comunale;eccesso di potere per difetto di istruttoria, travisamento dei fatti, sviamento, ingiustizia manifesta,irrazionalità; elusione della decisione di questa stessa Sezione n. 1276 del 2007; violazione dell’art.21- septies della L. 7 agosto 1990 n. 241;2) eccesso di potere per contraddittorietà, sviamento, difetto di istruttoria, travisamento dei fatti,difetto di motivazione.Si sono costituiti in tale ulteriore giudizio di primo grado il Comune di Gioia del Colle, Se.Ge.Co.,la Azienda Sanitaria Locale Bari - Asl Ba e il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Bari, iprimi tre contestando le avverse deduzioni e chiedendo la reiezione del ricorso e dei motivi aggiuntidi ricorso, nel mentre il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco ha chiesto di essere estromessodal processo in considerazione della circostanza che non sono state dedotte specifiche censureavverso gli atti da esso adottati.Con ordinanza n. 866 dd. 1 dicembre 2005 la Sez. III dell’adito T.A.R. ha respinto l’istanzacautelare proposta dalla Mastromarino con riferimento al ricorso originario.Dopo l’acquisizione agli atti della documentazione richiesta con ordinanza istruttoria della stessaSez. III n. 161 dd. 9 ottobre 2008, con susseguente ordinanza n. 762 dd. 18 dicembre 2008 è stataaccolta l’istanza cautelare proposta dalla ricorrente con il ricorso per motivi aggiunti da leidepositato in data 7 ottobre 2008 (“Considerato che il ricorso ad una sommaria delibazionepropria della fase cautelare appare fornito di fumus”).Con sentenza n. 2898 dd. 23 novembre 2009 la Sez. II dell’adito T.A.R. ha innanzitutto dichiaratoimprocedibili per sopravvenuto difetto di interesse le censure dedotte con il ricorso originario e imotivi aggiunti proposti nel 2006, volti entrambi a censurare la legittimità della predettaconcessione edilizia n. 50 del 2003 e del permesso di costruire n. 24 del 2005, trattandosi di atti giàdefinitivamente annullati per effetto della surriferita decisione n. 1276 del 2007 emanata da questogiudice d’appello e passata in giudicato.Con la stessa sentenza il giudice di primo grado ha quindi accolto per il resto gli ulteriori motiviaggiunti di ricorso, e ha pertanto disposto - alla stessa guisa di quanto già fatto con la precedentesentenza n. n. 490 del 1999 dalla Sez. III dello stesso T.A.R. - l’annullamento del permesso dicostruire n. 94 del 2008 (pratica edilizia n. 373 del 2007) e degli atti connessi e presupposti, ivicompreso il provvedimento S.U.A.P. del Patto territoriale Sistema Murgiano n. 92 dd. 18 luglio2008.
  11. 11. 2.1. Con il primo degli appelli in epigrafe (R.G. 4988 del 2009) Se.Ge.Co. ha innanzitutto chiesto lariforma della sentenza n. 490 del 1999 resa dalla Sez. III del T.A.R. per la Puglia, Sede di Bari.Se.Ge.Co. innanzitutto rimarca che con la decisione n. 1276 del 2007 questa Sezione non avrebbeespresso – a differenza di quanto apparentemente reputato dal giudice di primo grado – unavalutazione di incompatibilità assoluta tra la richiesta trasformazione dell’antico mulino in albergo ela destinazione urbanistica della zona in cui tale immobile è ubicato, ma avrebbe semplicementeritenuto eccedenti l’ambito della ristrutturazione gli incrementi di volume dell’immobile medesimoin origine contemplati dal progetto: incrementi segnatamente determinati dalla ristrutturazione dellatettoia, dalla realizzazione di una scala e dalla realizzazione di camere da letto nel seminterrato,nondimeno “prive di areazione” e che “non potrebbero comunque avere destinazione abitativa”.L’appellante afferma quindi che per effetto del permesso di costruire n. 94 del 18 luglio 2008rilasciato in esito alla pratica edilizia n 373/2007 e degli altri atti ad esso presupposti o conseguentiil dictum di questa Sezione sarebbe stato puntualmente ottemperato prevedendo l’eliminazione delleopere predette, ossia di quanto costituiva “nuova costruzione” anziché “ristrutturazione”.La comprova di tale circostanza ben emergerebbe, ad avviso di Se.Ge.Co., dallo stesso esame deinuovi elaborati progettuali, dai quali – per l’appunto – risulta la mancata ristrutturazione dellatettoia predetta, la riprogettazione della scala anzidetta in termini di collegamento verticale di tipoc.d. “aperto” (ossia, privo di un lato di perimetro, non comportante – in quanto tale – unincremento volumetrico) e la realizzazione nel seminterrato di un vano tecnico in luogo dellecamere precedentemente previste.Se.Ge.Co. nega, pertanto, pure sulla scorta della perizia stragiudiziale da essa depositata agli atti delgiudizio di primo grado, che in tale contesto possano ravvisarsi quelle alterazioni dell’originariaconsistenza plano-volumetrica e storico-architettonica dell’intero complesso, viceversa reputateesistenti dal T.A.R.Se.Ge.Co. sostiene in tal senso che il nuovo intervento contemplerebbe soltanto la realizzazione diuna serie di opere di ristrutturazione interna in alcun modo comportanti mutamenti della sagoma edella volumetria dei corpi di fabbrica dell’edificio, ma solo l’aggiunta in aderenza a quest’ultimo enell’interrato del piazzale fronti stante di opere pertinenziali necessari a garantire la sicurezzasecondo le previsioni di legge e l’accesso agevolato per l’utenza diversamente abile, comeparimenti imposto dalla legge.Se.Ge.Co. si richiama in proposito alla relazione illustrativa del progetto, depositata in Comune acorredo del medesimo al fine del rilascio del titolo edilizio, laddove – tra l’altro – si legge che“il presente progetto di ristrutturazione dell‟ex Mulino Pagano prende le mosse da quanto indicatodal Consiglio di Stato nella recente decisione n.1276 del 2007, in cui, dopo approfondita eampiamente illustrata analisi dello status giuridico-tecnico del procedimento di ristrutturazione delcomplesso immobiliare esistente, ha individuato alcuni punti dei precedenti P. d. C. che (a proprioparere) non erano contenibili nella nozione di ristrutturazione di un immobile esistente e come taline ha disposto la non eseguibilità dei lavori. … Nel presente livello di progettazione, inadeguamento alla citata decisione, si continua il complesso dei lavori non oggetto di censura (qualila ristrutturazione dell‟edificio “mulino”, denominato corpo A e del corpo B posto in adiacenzaall‟ingresso e la realizzazione del vano tecnico interrato), mentre si “sospende temporaneamente”la realizzazione della zona dependance sull‟area di sedime del preesistente corpo C. E‟ utile farnotare che, chiaramente, anche in questa proposta progettuale si conferma la non realizzazione deimanufatti interrati da adibire ad auditorium già proposta nel precedente P. d. C. n. 24/05 (divariante al P. d. C. n. 50/03), e non sufficientemente chiarita nelle varie sedi dei ricorsi giudiziari.Con molta chiarezza, lo scrivente vuol far notare che le attività di recupero di tale importantetestimonianza storico produttiva si concentrano sul corpo principale del preesistente complessomolitorio che, adibito a struttura recettiva, abbisogna necessariamente (per le note normeobbligatorie ed inderogabili sulla accessibilità ai soggetti a limitata capacità deambulatoria) di ungruppo “scala-ascensore” posto in adiacenza funzionale all‟area propriamente ricettiva. Inoltre sipropone di rendere “aperto” un lato di detto collegamento verticale sia per ottenere un‟efficace
  12. 12. ventilazione naturale che per evitare carichi insediativi “volumetrici” o di “superficie”, peraltrochiaramente esclusi dalla c.d. Circolare Lunardi. Ancora in questa sede si propone una diversaarticolazione degli spazi interni coerenti all‟uso e resasi necessaria per il rispetto delle normesanitarie e di sicurezza degli incendi, per la qualcosa si propone la realizzazione di una scala achiocciola esterna e completamente aperta posta a collegamento tra il terzo piano ed il piano terra,facendo notare come detta scala sbarca nei terrazzi del secondo e del primo piano, considerati aifini delle vie di esodo luoghi sicuri”.Se.Ge.Co. reputa inoltre del tutto inesatto il rilievo del giudice di primo grado riguardante ilpresunto “mutamento di destinazione d‟uso (da mulino ad albergo) mediante esecuzione di opere didemolizione e ricostruzione del precedente manufatto” (cfr. pag. 8 dell’impugnata sentenza n. 490del 2009).L’appellante intende in tal senso eliminare l’equivoco - a suo dire ingenerato dal verificatore -secondo cui nel progetto assentito con i provvedimenti da ultimo impugnati sarebbe stata prevista lademolizione e la successiva ricostruzione del manufatto preesistente.A tale proposito Se.Ge.Co rinvia alla lettura della propria perizia di parte prodotta inprimo grado a firma del Prof. Arch. Federico Oliva, ordinario di Urbanistica presso il Dipartimentodi Architettura e pianificazione della Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano, nella quale –per quanto qui segnatamente interessa – si afferma che “non si comprende in verità per qualeragione il c.t.u.” (recte: verificatore) “faccia riferimento all‟edificio demolito, atteso che nel casoin esame l‟edificio è stato rigorosamente conservato, come potrà evincersi dalle foto di seguitoallegate. ... Nell‟intervento proposto non si è prevista né è mai stata effettuata alcuna demolizione!Ma solo ristrutturazione interna alla sagoma orizzontale e verticale, dei corpi ex Mulino e delcorpo B, come ictu oculi dimostra il successivo confronto fotografico dei fabbricati ante operam epost operam , dal quale risulta evidente che non si è demolito nulla e che le opere prevedono laconservazione integrale dell‟involucro edilizio all‟interno del quale si svolge la vicenda costruttivadella ristrutturazione con l‟inserimento di nuovi elementi ed impianti consistenti nella fattispeciedel corpo mulino, nella modifica della quota di imposta dell‟ultimo piano di calpestio e nellarealizzazione degli impianti di climatizzazione estiva ed invernale. Dal confronto fotograficoemerge ineluttabilmente il mantenimento della sagoma orizzontale del corpo mulino e del corpo B.E‟ assolutamente necessario precisare che l‟intervento prevede anche la conservazione rigorosadella sagoma verticale rilevabile dal confronto tra le Foto 3 e 4 dove risulta evidente ilmantenimento della linea di colmo di copertura a falda. Del resto la sagoma architettonica dellefacciate esterne del corpo del mulino, ricche della presenza di modanature e di cornice sagomate agola, impedisce qualsiasi variazione delle stesse. … Le foto rivelano in maniera incontrovertibile laconservazione rigorosa non solo degli involucri, ma anche delle facciate e dell‟intera sequenza divuoti e pieni determinata dalle originarie aperture, ivi inclusi i fregi e gli elementi di decoro, tantoda poter affermare che l‟intervento sia classificabile essenzialmente come operazione diconservazione rigorosa dell‟intero manufatto nei suoi caratteri storico-architettonici e nella suaoriginaria configurazione volumetrica”.Se.Ge.Co. contesta peraltro con forza l’asserita l’incompatibilità per il progettato insediamentoalberghiero con la destinazione urbanistica di zona che, secondo il giudice di primo grado,sussisterebbe nella specie.A tale riguardo l’appellante rimarca che il “Mulino Pagano”, come attestato dal Dirigentedell’Ufficio Tecnico del Comune di Gioia del Colle e come confermato dallo stesso verificatore,risale agli inizi del `900 ed è stato sempre destinato non già a fini agricoli, bensì produttivi.Si rileva, infatti, dalla stessa relazione depositata dal verificatore che “il manufatto preesistentedenominato quale “Mulino a cilindri e pastificio a vapore” aveva sicuramente una destinazione ...non agricola in quanto nello stesso veniva effettuata non solo la macinazione del grano (primalavorazione del prodotto agricolo) ma anche la produzione di pasta che richiedeva già all‟epocaprocessi tecnologici ed impianti alquanto complessi e costosi, difficilmente qualificabili, percaratteristiche e finalità, son l‟esercizio normale dell‟attività agricola. Non è dato conoscere quale
  13. 13. fosse, ai primi del `900, l‟estensione della azienda agricola della famiglia Pagano, ma sicuramenteil Mulino, nel periodo di funzionamento, per la produzione di pasta utilizzava grano provenienteanche da aziende agricole diverse da quella della famiglia Pagano. La caratterizzazione principaledell‟attività consisteva dunque in una lavorazione di prodotti, anche di terzi, mediante unacomplessa tecnologia che di per sé non è espressione di tipica attività agricola”.Secondo Se.Ge.Co., quindi, lo stesso verificatore concorderebbe sulla circostanza che l’area inquestione avrebbe già da tempo acquisito una vocazione edilizia a fini produttivi di beni eServizi; e, se così è, ad avviso dell’appellante medesima nessun contrasto potrebbe pertantoconfigurarsi tra la destinazione urbanistica dell’area (non più agricola) e la destinazione “funzionalee strutturale dell‟edificio, da mulino ed albergo”; né andrebbe sottaciuto che – come riconosciutodallo stesso giudice di primo grado - anche le strutture ricettive sono destinate, a’ sensi dell’art. 1,comma 1 bis, del D.P.R. 20 ottobre 1998 n. 447, ad attività “produttive di beni e servizi”.Se.Ge.Co. rimarca pure che nella stessa decisione n. 1276 del 2007, resa da questa stessa Sezione, silegge testualmente che “nell‟ipotesi di ristrutturazione edilizia, trattandosi di intervento su edifici,non occorre che vi sia la perfetta conformità con il piano regolatore generale, e ciò in ragione delfatto che la successione nel tempo degli strumenti urbanistici non può interferire sulla legittimitàdelle opere eseguite in precedenza e con il diritto del proprietario di eseguire quelle operefunzionali al mantenimento e alla conservazione dell‟edificio stesso, nonché a renderlo compatibilecon le esigenze eventualmente sopravvenute”; dal che essa trae la conseguenza che la propria tesievidenziante nella specie l’atteggiamento dinamico della pianificazione urbana si porrebbeperfettamente in linea con quanto statuito da nella decisione anzidetta circa la necessità diesaminare la compatibilità degli interventi edilizi progettati con la destinazione urbanisticadell’immobile alla luce della evoluzione medio tempore registrata da quest’ultimo.Comunque sia, escluderebbe definitivamente ogni contrasto tra la disciplina urbanistica dell’area incui ricade l’immobile di cui trattasi e la destinazione dello stesso il richiamo alla ben notagiurisprudenza secondo cui l’uso alberghiero sarebbe comunque in linea di principio compatibilecon la destinazione agricola (cfr. sul punto, ad es., Cons. Stato, Sez. IV, 25 settembre 2000 n. 5051),anche in relazione all’ulteriore assunto della medesima giurisprudenza secondo il quale risulterebbe,ad oggi, abbondantemente superata la teoria secondo la quale una zona agricola deve essere,esclusivamente, destinata ad attività agricole, posto che nella zona stessa potrebbero purelegittimamente insistere anche manufatti aventi destinazione commerciale o addirittura industrialein considerazione del fatto che nella pianificazione urbanistica il vincolo a verde agricolo è ormaipreordinato non tanto alla mera salvaguardia degli interessi dell’agricoltura, quanto piuttosto allarealizzazione di un migliore equilibrio tra aree edificate ed aree libere, ovvero a preservare unadeterminata area da un’eccessiva espansione edilizia che ne comprometta i valori ambientali e,dunque, anche a consentire la realizzazione di opere che ben possono avere anche destinazionecommerciale o industriale e non agricola nei limiti delle previsioni di piano ad essa relative (così, ades., Cons. Stato, Sez. IV, 31 gennaio 2005 n. 253Se.Ge.Co. rileva quindi che il giudice di primo grado, dopo aver riepilogato, anche sulla scorta deirilievi formulati dal verificatore, gli interventi in cui si articola l’opera assentita con il permesso dicostruire impugnato, afferma che nel caso di specie “la ristrutturazione” implica … un interventocon modifiche ai parametri urbanistici del fabbricato preesistente”; e, nel riconoscere che l’anticomulino non aveva più destinazione “solo agricola”, atteso che vi sì effettuava non solo lamacinazione del grano ma anche la produzione della pasta con una tecnologia soprattutto per itempi decorsi abbastanza complessa, il medesimo T.A.R. evidenzia in primo luogo che “il cambiodi destinazione d‟uso da industriale (mulino) a direzionale (albergo) comporta una maggioredotazione di aree a standard (vedi art. 5 D.M. 2 aprile 1968 n. 1444)” (cfr. ibidem, pag. 10) e,quindi, che “la realizzazione di volumi interrati (nel caso in esame il fabbricato interrato al di fuoridella sagoma dell‟ esistente e di circa 130 mq è disciplinata dal primo comma, lettera e) dell‟art. 3del D.P.R. 380 del 2001; detto manufatto èun aliquid novi rispetto al manufatto preesistente erisulta non compatibile con la destinazione agricola dell‟area. … C‟è una modifica della sagoma,
  14. 14. consistente: nel lieve innalzamento delle coperture e nel cambio seppure lieve di pendenze;nell‟arretramento della parete prospettica Sud onde ricavare terrazzini per le camere; nellarealizzazione del blocco scala ascensori; nel manufatto vetrato chiuso a piano terra dicollegamento tra il vano salotto e il blocco scala-ascensori” (cfr. ibidem); e, “come pur detto nellarelazione del verificatore, che l‟intervento ora avversato, ben potendosi qualificare in virtù di tuttoquanto sopra detto quale intervento di nuova costruzione, mal si combina con la normativaurbanistica vigente nel Comune di Gioia del Colle per la zona E- Agricola e quindi, accogliendosile censure di parte ricorrente, sia da annullare” (cfr. ibidem, pag. 11).Se.Ge.Co., per quanto innanzitutto attiene all’asserita “maggiore dotazione di standardsnecessaria” in dipendenza del mutamento di destinazione d’uso, rinvia alla propria consulenzatecnica di parte a firma del Prof. Arch.Oliva e versata nel giudizio di primo grado, nella quale siprecisa che le “superfici a standards sono già previste nelle aree esterne dei corpi edilizi. Ledimensioni di tali superfici risultano compatibili con il requisito richiesto di allocazione distandards per verde attrezzato a parcheggio, ove si è previsto, in particolare, un„area a parcheggiopari a circa 810 mq (Tav. OP di progetto) a fronte di un valore minimo dello standard prevedibileper parcheggio di 707 mq. circa, pari alla metà dell‟intero standard di 1415 mq. circa, calcolato inragione di 80 mq ogni 100 mq di superficie lorda a pavimento”.Da ciò, pertanto, Se.Ge.Co. ricava di aver puntualmente rispettato gli standards prescritti, e rimarcache neppure il verificatore aveva rilevato nel proprio elaborato violazioni al riguardo.Se.Ge.Co., per completezza, rileva inoltre che l’ulteriore quota di parcheggi di cui all’art. 18 dellaL. 6 agosto 1967 n. 765 non potrebbe trovare applicazione nel caso di specie proprio perché essaconcernerebbe soltanto le “nuove costruzioni”, e comunque non le strutture ricettive.Per quanto attiene al manufatto interrato, Se.Ge.Co. rimarca che costituisce ius receptum ilprincipio secondo cui la realizzazione di locali interrati non determina creazione di nuovavolumetria (cfr., ad es., Cons. Stato, Sez. IV, 3 maggio 2000 n. 2614) e che, pertanto, il vanotecnico da essa nella specie ricavato non avrebbe alcuna incidenza nè ai fini della volumetriacomplessiva del manufatto preesistente, né sulla sagoma dello stesso, con la conseguenza chel’opera rientrerebbe pienamente nel novero degli interventi di ristrutturazione di cui all’art. 3 delT.U. 380 del 2001; senza sottacere che il vano stesso costituirebbe comunque un interventopertinenziale ex se ammissibile, ai sensi del comma 1, lett. e), dell’art. 3 del T.U. 380 del 2001 entroi limiti del 20% della volumetria del manufatto principale.In tal senso Se.Ge.Co. cita ancora la relazione tecnica prodotta a corredo dell’istanza di permesso dicostruire, laddove si afferma che “si realizzerà in una zona completamente interrata, un vanotecnico articolato per funzioni, ove, nel rispetto delle norme inderogabili di sicurezza agli incendi edi conseguimento degli standards di igiene per i locali pubblici, saranno alloggiati: centraletermica; riserva idrica antincendio e potabile, - locale gruppo elettrogeno (corpo C)”.Se.Ge.Co. evidenzia che, nella specie, il limite del 20% risulterebbe ampiamente rispettato anchecumulando la volumetria espressa dagli altri interventi pertinenziali - collegamento vetrato e bloccoscala-ascensori- peraltro erroneamente ritenuti dal T.A.R. idonei a mutare l’assettoplanovolumetrico dell’immobile preesistente e, quindi, a determinare la qualificazione dell’operasub specie di “nuova costruzione”.A tale riguardo Se.Ge.Co. rinvia ancora alla perizia del proprio consulente di parte nel giudizio diprimo grado, dove si legge che “il presunto incremento volumetrico determinato, secondo il CTU”(recte: verificatore) dall‟inserimento dei vani tecnici interrati, dal collegamento vetrato e (adabundantiam) dalla scala-ascensori è ben minore ditale limite, atteso che il volume principale èpari a 7.075 mc. mentre le pertinenze (scala-ascensore, vano tecnico, vetrata) non superano i 950mc.”; e che, “se si valuta il volume delle pertinenze, riconoscendo per la scala la insussistenzavolumetrica della stessa, al pari di quanto avanzato dal CTU” (recte: verificatore) “stesso, si hache le stesse hanno una consistenza di 350 mc., cioè meno del 5% del volume principale (di granlunga inferiore, occorre nuovamente sottolineare, al limite massimo del 20% previsto dalla norma).Da tanto si evince che il presunto aumento di volume ... è assolutamente inesistente”.
  15. 15. Per quanto attiene alla “modifica della sagoma” segnatamente riscontrata dal giudice di primogrado nelle previsioni progettuali relative al “lieve innalzamento delle coperture e nel cambioseppure lieve di pendenze”, all’ “arretramento della parete prospettica Sud onde ricavareterrazzini per le camere”, alla “realizzazione del blocco scala ascensori”, al “manufattovetratochiuso a piano terra di collegamento tra il vano salotto e il blocco scala-ascensori”,Se.Ge.Co. contrappone i rilievi che seguono.Innanzitutto, con riferimento al “presunto aumento dell‟altezza dei tetti”, l’appellante rinvia allapropria perizia di parte versata nel fascicolo di primo grado, dove si afferma che “si tratta di unaparziale modifica, contenuta nei 40 cm, finalizzata all‟alloggiamento del coibente e degli impiantitecnologici”, ossia “le canalizzazioni di aria condizionata, come previsto dal progetto depositato alS.U.A.P. alla tav. 2C. … Ancora una volta”, l’intervento progettato “è determinato da ragionistrettamente impiantistiche e tecnologiche, e tanto meno modifica l‟altezza complessivadell‟edificio. Ciò che si modifica è solo la zona di compluvio verso cui convertono i tetti a falde; ….dal confronto delle precedenti foto 3 e 4, si rileva che sulla copertura del corpo mulino non è inatto alcuna variazione di prospetto e di altezza e come tale di volume, in quanto il vacuumtecnologico è ricavato all‟interno dell‟antico compluvio ove scorrevano le acque meteoriche”.Secondo la tesi di Se.Ge.Co., la sopradescritta particolarità costruttiva risponderebbe quindi adesigenze tecniche che non inciderebbero sul carico volumetrico, posto che – come affermato dalconsulente medesimo - “le norme regionali in campo di edilizia eco-compatibile (LL.RR. 13 agosto1999 n. 23 L.R. e L.R. 18 luglio 2008 n. 13, commi 1, 2, 3 art. 11) prevedono incrementi di spessoredei solai di copertura non computabili ai fini volumetrici nell‟ipotesi che da questi si consegua ilmiglioramento dell‟audit termo-ecologico dell‟edificio e se ne salvaguardi il pregio storico-decorativo degli elementi costruttivi. Quanto sopra è perfettamente aderente a quanto propostonella ristrutturazione progettata e rilevabile in situ come ampiamente dimostrano le precedenti fotodi rilievo”.Per quanto attiene all’ “arretramento della parete prospettica Sud onde ricavare terrazzini per lecamere” Se.Ge.Co. afferma che ciò non comporterebbe alcun mutamento della sagoma dell’edificiopreesistente, comportando – semmai - una riduzione di volumetria rispetto a quella espressa dalmanufatto preesistente, proprio perché la parete dell’edificio viene ad essere arretrata - e non giàavanzata - rispetto alla propria precedente posizione.Se.Ge.Co. afferma pure che dalla realizzazione della scala esterna non deriverebbe alcunmutamento di sagoma e volume del corpo di fabbrica, innanzitutto perché essa, proprio inapplicazione dei principi affermati dalla decisione n. 1276 del 2007 resa da questa Sezione, è di tipo“aperto” e non inciderebbe - quindi - sul carico volumetrico, costituendo intervento edilizioassolutamente estraneo al novero delle “nuove costruzioni”, trattandosi – oltretutto - di operanecessaria per garantire la sicurezza dell’edificio alberghiero prevista dalle norme antincendio per lacategoria di attività n. 84 a’ sensi del D.M.16.febbraio1986, che si riferisce appunto all’obbligo discala esterna aerata e a prova di fumo e calore.In proposito – rimarca sempre Se.Ge.Co - il quintultimo comma dell’art. 4 della CircolareMinisteriale 7 agosto 2003 emanata per l’applicazione dell’art. 3, comma 1, lett. d), del T.U. 380del 2001 espressamente prevede che “in ogni caso, sono da considerare sempre consentiti gliaumenti di superficie dovuti all‟adeguamento, in base a specifiche norme di legge, della dotazionedi servizi (in relazione all‟inserimento di impianti speciali per portatori di handicap, di impianti disicurezza e simili)”.Secondo Se.Ge.Co. neppure andrebbe sottaciuto che, nella specie, anche l’eventuale - ma comunqueinsussistente incremento volumetrico - sarebbe comunque ammesso, trattandosi di adeguamento aspecifiche norme di legge relative all’inserimento di impianti di sicurezza e per portatori dihandicap, a’ sensi dell’art. 3, comma 1, lett. e.), del T.U. 380 del 2001 in quanto rientrante fra leopere pertinenziali che non integrano “nuova costruzione” se contenute - come, appunto, quelle dispecie (anche cumulativamente considerate, per quanto precisato in precedenza) - entro il 20% delvolume del manufatto principale.
  16. 16. Identiche argomentazioni Se.Ge.Co. propone per quanto attiene alla realizzazione dell’ambientevetrato di collegamento con il blocco scala-ascensori ubicato al piano terra e allo stesso bloccoscala-ascensori: a suo avviso, infatti, si tratterebbe di interventi che parimenti dovrebberoriguardarsi come pertinenziali, ampiamente contenuti dal punto di vista volumetrico entro il limiteconsentito dall’art. 3, comma 1, lett. e del T.U. 380 del 2001 e segnatamente eseguiti inottemperanza all’obbligo, previsto dalla L. 9 gennaio 1989 n. 13 e dal conseguente D.M. 14 giugno1989 n. 236, di provvedere all’abbattimento delle barriere architettoniche anche attraversol’installazione di meccanismi per l’accesso ai piani superiori in deroga alla normativa vigente.Se.Ge.Co. rinvia in proposito a quanto già evidenziato dal proprio consulente nel corso del giudiziodi primo grado, laddove questi ha evidenziato che il relativo volume, imposto ex lege e comunquenon computabile, se sommato a quello di tutte le altre pertinenze sopra richiamate determinerebbein ogni caso un incremento volumetrico di gran lunga inferiore al 20% di quello del manufattoprincipale, ossia – ancora una volta - pienamente compatibile con la categoria della“ristrutturazione edilizia”, così come definita dall’art. 3 del T.U. 380 del 2001; ed erroneoRisulterebbe inoltre complessivamente erroneo, ad avviso di Se.Ge.Co., l’ulteriore assunto delgiudice di primo grado secondo cui i progettati lavori verrebbero “a mutare radicalmente ladestinazione dell‟edificio”, risultando “in contrasto non solo con le disposizioni delle NTA chedisciplinano le zone agricole ma anche con quelle che disciplinano le zone D4 (interventi ricettivi)… con riferimento in particolare agli standard per parcheggi” (cfr. ibidem, pag. 11).A tale riguardo Se.Ge.Co. rinvia alle puntuali confutazioni contenute sempre nell’elaborato peritaleda essa prodotto nel corso del giudizio di primo grado.Se.Ge.Co. , da ultimo, ha rimarcato non solo l’evidente continuità della destinazione urbanisticadell’edificio di cui trattasi nell’ambito della finalità di produzione di beni e servizi cui lo stesso è datempo preposto, ma anche – per tutto quanto detto innanzi - l’insussistenza di modifiche dellasagoma e della volumetria dell’immobile, in tutti i corpi in cui esso si articola (se non, entro i limiticonsentiti per gli interventi pertinenziali resisi necessari per l’adeguamento tecnico dell’edificiostesso) per i quali v’è contestazione.Se.Ge.Co. ha sottolineato anche che nessuna variazione delle sagome orizzontali e verticali siriscontrerebbe nel manufatto principale poiché il contorno esterno del corpo principale resterebbeperfettamente immutato sia nel perimetro orizzontale che nello sviluppo verticale, e non sottace chedallo stesso riepilogo degli interventi riportato nella sentenza impugnata si evincerebbe, infatti, chequesti si sostanziano - oltre che, come detto, in opere pertinenziali di volume inferiore al 20% diquello principale - in opere interne (“l‟abbassamento della quota di solaio di copertura del 2^piano di un metro con conseguente innalzamento della quota utile interna del piano sottotetto. ...innalzamento del muro di spinta ... per il collegamento tra i vari piani (piano terra, 1t‟, 2^ e 3^) incui sono allocate le diverse funzioni alberghiere, è prevista la realizzazione di un elemento a torreposto sul lato Sud con un lato aperto ed all‟interno di tale manufatto è prevista al 3^ piano larealizzazione di una stireria”: cfr. ibidem, pag. 9).2.2. Si è costituita nel presente grado di giudizio Hotel Svevo, eccependo innanzituttol’inammissibilità dell’appello in quanto – a suo dire - non recante precise censure a specifici capidella sentenza impugnata.Hotel Svevo ha inoltre eccepito la sopravvenuta carenza di interesse alla decisione della causa inquanto Se.Ge.Co. avrebbe nelle more del presente grado di giudizio ottenuto il rilascio di altri titoliedilizi contemplanti, in luogo della sin qui progettata realizzazione dell’albergo, il ripristino delmulino.Hotel Svevo ha comunque replicato in via puntuale alle tesi avversarie e ha concluso in subordineper la reiezione dell’appello; e, in tale contesto, ha pure riproposto i motivi di ricorso da essa stessaformulati in primo grado e rimasti assorbiti nella motivazione della sentenza resa dal T.A.R.2.3. Si è parimenti costituita nel presente grado di giudizio l’Azienda Sanitaria Locale Bari - AslBa, concludendo per la reiezione dell’appello nella parte riferita agli atti da essa adottati.
  17. 17. 3.1. Se.Ge.Co. ha pure proposto sub R.G. 235 del 2001 appello avverso la sentenza n. 2898 dd. 23novembre 2009 resa dalla Sezione II del T.A.R. per la Puglia, deducendo al riguardo argomenti nondissimili, nella sostanza, a quelle già da essa formulate sub R.G. 4988 del 2009 avverso la sentenzan. 490 del 2009 resa dalla Sez. III dello stesso T.A.R.3.2. Si è costituita in tale giudizio d’appello la controinteressata Filomena Mastromarino,sollevando preliminarmente eccezioni di inammissibilità e di improcedibilità dell’appello omologhea quelle dedotte da Hotel Svevo sub R.G. 4988 del 2009, ma replicando comunque in via puntualealle deduzioni avversarie e concludendo, quindi, in via subordinata per la reiezione dell’appello.3.3. Si è parimenti costituito in giudizio il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Bari(Ministero dell’Interno), ribadendo la fondatezza della propria istanza di estromissione dal processogià formulata innanzi al giudice di primo grado.4. Alla pubblica udienza del 20 dicembre 2011 entrambi gli appelli sono stati trattenuti per ladecisione.5. Il Collegio innanzitutto dispone la riunione dei due appelli in epigrafe per connessione oggettiva,posto che le sentenze rese rispettivamente oggetto di impugnazione sono state entrambi pronunciate- come si è visto dalla narrativa dei fatti di causa - su ricorsi proposti avverso i provvedimenti con iquali, in esito alla decisione n. 1276 dd. 16 marzo 2007 resa da questa stessa Sezione, è stataassentita la trasformazione in albergo dell’immobile denominato “Mulino Pagano”, ovvero“Molino a cilindri e pastificio a vapore” e – per l’appunto – già adibito a mulino per lamacinazione del grano.7. Il Collegio deve farsi carico, in via preliminare, dell’eccezione formulata da Hotel Svevo inordine all’ammissibilità del ricorso proposto da Se.Ge.Co. sub R.G. 4988 del 2009, rilevando in talsenso che ai fini dell’ammissibilità dell’appello non necessita formulare il relativo atto con rubricheformalmente intestate con l’indicazione dei vizi dedotti dall’appellante, essendo sufficiente chedalla lettura dell’atto medesimo consti l’avvenuta illustrazione dei motivi di diritto mediante i qualil’appellante chiede la riforma della sentenza emessa in primo grado.Nel caso di specie tale illustrazione risulta congrua al fine della sostanziale riconduzione dellecensure dedotte da Se.Ge.Co alla figura dell’eccesso di potere per travisamento e di violazionedell’art. 3 del T.U. 380 del 2001, avendo il giudice di primo grado – secondo la prospettazionedell’appellante medesima – erroneamente configurato i lavori da essa progettati quale nuovacostruzione anziché quale ristrutturazione.7. Né entrambi gli appelli possono reputarsi improcedibili per sopravvenuto difetto di interesse diSe.Ge.Co. alla decisione delle relative cause in dipendenza dell’avvenuto rilascio, nei riguardidell’appellante medesima, di un nuovo titolo edilizio avente ad oggetto la realizzazionesull’immobile di cui trattasi di lavori di ripristino del preesistente mulino in luogo dell’albergoprecedentemente progettato.Non consta, infatti, al di là dell’avvenuto rilascio di tale nuovo titolo - che non consta comunque adoggi utilizzato mediante il materiale avvio dei relativi lavori - l’esistenza di atti formali di rinunciada parte di Se.Ge.Co. alla realizzazione dell’albergo di cui trattasi, ben potendo quindi la medesimaappellante attendere l’esito della presente causa al fine di utilizzare i titoli edilizi da essa ottenuti eannullati dalle sentenze qui impugnate nell’ipotesi di una loro reviviscenza per effettodell’accoglimento degli appelli qui in trattazione.8. Da ultimo, e sempre in via preliminare, il Collegio dispone l’estromissione dal giudizio delComando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Bari (Ministero dell’Interno), e ciò conformementealla richiesta già avanzata in primo grado da tale parte e in ordine alla quale non consta peraltro siastata assunta una qualsiasi pronuncia da parte del T.A.R.L’accoglimento della richiesta stessa si fonda sulla ben evidente circostanza della mancataformulazione da parte della ricorrente in primo grado di qualsivoglia, specifica censura avverso gliatti adottati dal Comando predetto, in ogni caso deputati alla sola sicurezza antincendiodell’immobile e non influenti sulla sua compatibilità di quest’ultimo con la disciplina urbanistico-edilizia vigente.
  18. 18. 9.1. Tutto ciò premesso, entrambi gli appelli in epigrafe vanno respinti.9.2. La prima questione che va affrontata attiene alla stessa possibilità di realizzare sul sedimeacquisito da Se.Ge.Co. un albergo in luogo del preesistente mulino.A tale riguardo va considerato che tale area, ubicata nel Comune di Gioia del Colle al civico n. 319di Via Santeramo e corrispondente alla particella catastale n. 3 del foglio n. 60 dell’omonimocomune censuario, ricade secondo il vigente P.R.G. comunale in zona agricola (E2) destinataall’esercizio di attività boschive e agricole.Come detto innanzi, nella sentenza n. 1276 del 2007 resa da questa stessa Sezione si afferma – tral’altro, e per quanto qui segnatamente interessa – che “l’art. 20 delle N.T.A. del vigente strumentoedilizio primario del Comune “prevede per le zone agricole(E2) indici assai modesti”, risultatiincompatibili con le previsioni del precedente progetto presentato da Se.Ge.Co. al fine dellarealizzazione dell’albergo di cui trattasi, e che – comunque – “nell‟ipotesi di ristrutturazioneedilizia, trattandosi di un interventi su edifici, non occorre che vi sia la perfetta conformità con ilpiano regolatore generale e ciò in ragione del fatto che la successione nel tempo degli strumentiurbanistici nel tempo non può interferire sulla legittimità delle opere eseguite in precedenza e conil diritto del proprietario di eseguire quelle opere funzionali al mantenimento e alla conservazionedell‟edificio stesso, nonché a renderlo compatibile con le esigenze eventualmente sopravvenute”.Quest’ultima proposizione è stata letta da Se.Ge.Co. come assunto che, nella specie, legittimerebbedi per sé la realizzazione nell’area di cui trattasi di una struttura alberghiera nel rispetto delladisciplina complessivamente contemplata dall’art. 3 del T.U. 380 del 2001per le ristrutturazioniedilizie.Ciò posto, va innanzitutto denotato che Se.Ge.Co. non ha evidentemente in tal senso consideratoanche l’assunto immediatamente successivo contenuto nella medesima decisione n. 1376 del 2007,secondo il quale “la modifica del precedente manufatto deve essere” comunque “tale da nonalterare la sua compatibilità con lo strumento in vigore al momento della demolizione e che lanatura di per sé sfumata del concetto di compatibilità dovrebbe essere resa più certa dallaprevisione, in sede regionale, dei limiti specifici della ristrutturazione e ciò in quanto, ove si ricadanell‟ipotesi di nuova edificazione, deve sussistere necessariamente la conformità con lo strumentourbanistico, con la conseguenza che l‟edificio oggetto dell‟intervento dovrebbe essere adeguatoalle prescrizioni vigenti al tempo dell‟intervento medesimo”.Ma, anche a prescindere da ciò, ad avviso di questo Collegio va evidenziato che questo stessogiudice d’appello, con decisione n. 4961 dd. 18 settembre 2007 resa dalla Sezione V proprio conriguardo ad altra fattispecie attinente ad altro Comune ubicato nel territorio della Regione Puglia, hainvero già avuto modo di affermare che il potere di pianificazione del territorio non può, per sestante, precludere insediamenti industriali in zone a destinazione agricola se non in via eccezionale,vale a dire nei casi in cui si discuta di assetto agricolo di particolare pregio, consolidato da temporemoto e magari accompagnato e favorito da opere di bonifica, posto che la destinazione agricola ha-di per sé - lo scopo di impedire gli insediamenti abitativi residenziali e non anche di precludere invia radicale qualsiasi intervento urbanisticamente rilevante.In tale frangente è stata reputata legittima la realizzazione in area destinata dal vigente strumentourbanistico comunale ad attività agricola di un deposito temporaneo di carbone all’interno di un sitopiù vasto e già adibito ad attività estrattiva.Tuttavia, va pure considerato che questo giudice d’appello è pervenuto a tale conclusione non giàforzando con una propria petizione di principio il dato letterale delle norme tecniche di attuazioneannesse allo strumento urbanistico comunale, ma interpretandolo anche in correlazione allerisultanze fattuali in quello specifico contesto processuale , posto che – come si legge nelladecisione stessa – “la disciplina recata dallart. 17 delle N.T.A. del Comune di Statte non risultatale da precludere lintervento oggetto della domanda di permesso di costruire presentata dallaItalcave. La prescrizione in parola … non impedisce infatti che un sito già vocato a servizio diattività produttive (attività estrattiva, giusta legittimi titoli) possa ospitare al suo interno undeposito temporaneo di carbone. Ciò, appunto, anche perché non è predicabile, nell‟area in
  19. 19. questione, la preesistenza di un incontaminato e pregiato assetto agricolo ossia quella ipotesieccezionale che sola avrebbe potuto lasciare ipotizzare una indiscriminata limitazione degliinterventi di carattere produttivo in zona agricola. D‟altronde, la documentazione in atti dimostranon soltanto la preesistenza della cava ma anche la presenza nella più vasta area limitrofa di altreattività produttive”.Nell’ipotesi qui in esame, il vigente art. 20 delle N.T.A. del P.R.G. di Gioia del Colle dispone, perquanto qui segnatamente interessa, nel senso che le zone agricole E2 “sono destinateprevalentemente all‟esercizio delle attività boschive ed agricole e di quelle connesse alla predettaattività. In tali zone sono consentite: a) - case di abitazione, fabbricati rurali quali stalle, porcili,ricoveri per macchine agricole, serbatoi idrici e simili; b) costruzioni adibite alla lavorazione deiprodotti delle attività di queste zone, ed all‟esercizio delle necessarie macchine”.Ben emerge in tal senso, quindi, che la volontà del pianificatore deroga alla vocazione strettamenteagricola degli insediamenti programmabili per tale zona soltanto con espresso e tassativoriferimento alle “costruzioni adibite alla lavorazione dei prodotti delle attività di queste zone, edall‟esercizio delle necessarie macchine”, ossia contemplando anche ipotesi di insediamento diattività industriali quale è per certo quella del mulino, ma soltanto poiché all’evidenza costitutive diun indotto di quella agricola, ossia proprio in quanto “adibite alla lavorazione dei prodotti”dell’agricoltura locale.In tale contesto, pertanto, la tralatizia e ormai del tutto consolidata giurisprudenza di questo giudicesecondo cui l’area pianificata dal vigente strumento urbanistico primario come “area agricola” nondeve essere necessariamente destinata ad attività agricole ma è sufficiente che soddisfi la vocazionedel suolo sottraendolo a nuove edificazioni (cfr., ad es., tra le più recenti Cons. Stato, Sez. , 27luglio 2011 n. 4505) va coniugata comunque con il contenuto di quelle che sono le concretedecisioni assunte dall’Amministrazione Comunale in sede di pianificazione del territorio, laddovesoprattutto qualora essa abbia ivi espressamente enunciato la tipologia delle ulteriori attività,rispetto a quelle strettamente agricole, che possono insediarsi nelle aree E di cui al D.M. 2 aprile1968 n. 1444: e tanto più che è stata recisamente esclusa dalla stessa giurisprudenza l’insediabilitàin area agricola di attività comunque comportanti la realizzazione di opere che in ragione all’uso cuisono preposte recano necessariamente caratteristiche strutturali e tipologiche del tutto inconciliabilicon la destinazione agricola e tanto con riferimento non solo all’utilizzo concreto del suolo , ma allanaturale vocazione dei terreni; ovvero che comunque determinano una cementificazione della zonaagricola (cfr. in tal senso la stessa sentenza n. 4505 del 2011 che ha affermato l’impossibilità direalizzare in zona agricola E un impianto di frantumazione di inerti).Nel caso in esame, va quindi tenuto conto della circostanza che la vigente strumentazioneurbanistica primaria del Comune di Gioia del Colle espressamente contempla la possibilità direalizzare alberghi in altre zone appositamente a ciò destinate e che, pertanto, nella zona agricola dicui trattasi non può essere ragionevolmente assentito l’insediamento di strutture ricettive ulteriori ediverse da quelle destinate all’attività agrituristica, notoriamente complementare a quella agricola: emen che meno può ricavarsi una deroga a ciò nella predetta circostanza che il molino costituivacomunque attività industriale e non agricola e che pertanto ciò ex se legittimerebbe la prosecuzionenel relativo immobile di un’attività comunque diversa da quella strettamente agricola, posto che laderoga accordata dalle N.T.A. del P.R.G. per l’anzidetta attività industriale era ed è fondatasull’espressa enunciazione di un criterio di complementarietà rispetto all’uso agricolo del territorionon applicabile – all’evidenza – per un insediamento alberghiero ben diverso da quello agrituristico.9.3. Quanto sin qui esposto risulta ex se assorbente al fine della reiezione dei ricorsi proposti daSegeco.Per mera completezza espositiva va comunque evidenziato che, come ben colto nelle due sentenzeimpugnate, anche il nuovo progetto presentato da Se.Ge.Co. assume la connotazione di nuovacostruzione e non già di ristrutturazione edilizia.La ristrutturazione del corpo edificato del mulino contempla la demolizione degli esistenticollegamenti verticali tra i vari piani, nonché l’abbassamento della quota di solaio di copertura del
  20. 20. secondo piano di un metro con conseguente innalzamento della quota utile interna del pianosottotetto.La stessa conformazione della copertura dell’edificio è a sua volta in parte modificata per effetto diun innalzamento del muro di spinta e cambio di pendenza delle falde che consente di ottenere incorrispondenza del corridoio di distribuzione delle camere un’altezza utile minima di m. 2,35 e neibagni sul lato nord del terzo piano una altezza utile interna di m. 2,10.Inoltre a livello del terzo piano è previsto un arretramento della parete prospettica sud in modo daricavare in corrispondenza di ciascuna camera un terrazzino della profondità di 90 cm. cui lavecchia parete prospettica ne costituisce il parapetto; e, ancora, per il collegamento tra il piano terrai vari piani in cui sono collocate le diverse funzioni alberghiere, è prevista la realizzazione di unelemento a torre posto sul lato Sud con un lato aperto e all’interno di tale manufatto è prevista alterzo piano la realizzazione di una stireria, nel mentre al piano terra per il collegamento tra il vanosalotto e il blocco scala ascensori è prevista la realizzazione di un manufatto vetrato.Tutto ciò configura una costruzione, dopo la demolizione, di un corpo non avente la stessavolumetria e sagoma di quello preesistente, posto che l’insieme dei mutamenti testè descritti nonpuò, ragionevolmente, essere indotto soltanto dalle esigenze di carattere impiantistico (prima tratutte l’installazione dell’aria condizionata) rappresentate da Se.Ge.Co.; senza sottacere, poi, che ilvano scala esterno e chiuso da soli tre lati (comunque derivante dalla precedente progettazione chelo contemplava chiuso su tutti i lati) non può ragionevolmente ricondursi ex se a volume tecnicoovvero a soluzione progettuale asseritamente indotta da esigenze di sicurezza, trattandosi –viceversa – di soluzione progettuale liberamente elaborata da Se.Ge.Co. e che con ogni evidenzaaltera la sagoma dell’edificio in questione: e ciò, si badi, anche ove si accedesse alla tesi, per cosìdire “minimalista” della medesima appellante secondo cui risulterebbe modificata l’altezza solo“nella zona di compluvio verso cui convergono i tetti a falde”, posto che anche tale ammessamodifica si sostanzia comunque in una sensibile alterazione della sagoma e della facciatadell’edificio.Tali notazioni risultano pertanto sufficienti al fine di smentire la tesi di fondo dell’appellante,sostenuta in entrambi i procedimenti in epigrafe e secondo la quale i lavori assentiti con gli attiimpugnati in primo grado sarebbero riconducibili a ristrutturazione edilizia.10. Le spese e gli onorari del presente grado di giudizio possono essere integralmente compensatitra le parti.Va peraltro dichiarato irripetibile per entrambi i procedimenti in epigrafe il contributo unificato dicui all’art. 9 e ss. del D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115 e successive modifiche. P.Q.M.Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quarta)definitivamente pronunciando sugli appelli, come in epigrafe proposti, previa loro riunione previaestromissione dal giudizio del Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco di Bari (Ministerodell’Interno), li respingeCompensa integralmente tra tutte le parti le spese e gli onorari del presente grado di giudizio.Dichiara irripetibile per entrambi i procedimenti in epigrafe il contributo unificato di cui all’art. 9 ess. del D.P.R. 30 maggio 2002 n. 115 e successive modifiche.Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’Autorità amministrativa.Così deciso in Roma nella camera di consiglio del giorno 20 dicembre 2011 con l’intervento deimagistrati:Anna Leoni, Presidente FFGuido Romano, ConsigliereFulvio Rocco, Consigliere, EstensoreUmberto Realfonzo, ConsigliereOberdan Forlenza, ConsigliereLESTENSORE IL PRESIDENTEDEPOSITATA IN SEGRETERIA
  21. 21. Il 19/06/2012IL SEGRETARIO(Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)

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