Nucleare Sessa Aurunca

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indagine sulla centrale nuclearedi Sessa Aurunca

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Nucleare Sessa Aurunca

  1. 1. PASQUALE STANZIALEZONA AURUNCA/SUD PONTINO: L’IMPRONTA NUCLEARE
  2. 2. 1- Guasti, incidenti, esperimentiDal 1964 esiste nella piana del fiume Garigliano, nel Comune di SessaAurunca,al confine tra Campania e Lazio, una centrale elettronucleare.Tale centrale nasce come impianto "sperimentale" e viene, supressione della multinazionali General Electric, della BancaInternazionale per lo Sviluppo e la Ricostruzione e del Crnr (poi Cnen),accettata dal Governo italiano (S. Silvestri 1963), (5) dopo esserestata rifiutata dagli stessi americani perché trattavasi di un progettobasato su concetti tecnologici non ancora pienamente sperimentati. Lagara dappalto viene vinta, ovviamente, dalla General Electric, deisistemi di controllo si occupa unaltra multinazionale, la Honeywell.Né le previsioni economiche, né quelle di utilizzo produttivo (unamedia del 58 % contro l80 % previsto) sono state rispettate (9) (5)(I). E pensabile, comunque, che, essendo sperimentale, lattivitàdella centrale -tipo ad acqua bollente BWR da 160 Mwe - sia servitaprincipalmente come esperienza di approccio al nucleare da parte della"tecnostruttura". È altresì pensabile che una riflessione razionale lesu tale esperienza, date le conseguenze che -come vedremo- haprodotto, potesse creare una coscienza su cosa "non" si deve faredel nucleare, ma le notizie che circolano attualmente smentisconochiaramente tale speranza. Si osserva anche che “...malgrado i costidegli impianti atomici si siano impennati in tutto il mondo a causadellimposizione di misure di sicurezza sempre più drastiche cè ancorauna potente lobby che non ha rinunciato al nucleare pel usi pacifici.Perché? Certamente per ammortizzare gli enormi investimenti finoracompiuti. Ma forse anche perché senza di esso non potrebbeproliferare il mercato clandestino del plutonio, indubbiamente piùimportante di quello della droga (G. Borella- Panorama 17.9.84)”Ma torniamo alla nostra centrale. Per quanto riguarda i guasti e/oincidenti che hanno caratterizzato la vita della centrale, non esiste unaletteratura esauriente. Ma da alcune ricerche (5) (9) (3) e daresoconti di conferenze è possibile schematizzare quanto segue.-Marzo 1964- tranciatura dei bulloni di ancoraggio delle valvole diregolazione del circuito primario.-1967/1968- ritrovati residui di corrosione nella vasca del com-bustibile fissile.
  3. 3. -1968- avarie ai tubi del circuito di preriscaldamento.-13.3.I972- esplosioni al sistema di smaltimento degli effluentiradioattivi gassosi con immissione di gas radioattivi nellaria econseguente contaminazione degli ecosistemi del territorio limitrofoalla centrale.-13-2.1976- stesso incidente con stesse conseguenze del 1972.-1972- avarie a carico degli scambiatori di calore del circuitoprimario.-1976- stesse avarie come nel 1972.-1977- riscontrate cricche su fasci di tubazioni.-Agosto 1978 rilevazione di cricche sulle tubazioni del generatore divapore. Fermata dellimpianto.E inoltre nel settembre 65 vi furono avarie alle strutture interne edalle rete di distribuzione dellacqua borata. Abbiamo, infine, nelfebbraio 70 il rischio del massimo incidente: la possibilità della fusionedel nocciolo (“sindrome cinese”) a causa della mancata alimentazioneelettrica degli impianti di raffreddamento mentre le barre di materialefissile continuavano ad essere attive nel ciclo di funzionamento.Questi gli inconvenienti di cui si sa. Viene rilevato poi (1) che durantelattività dellimpianto sono stati effettuati moltissimi interventi emodifiche allimpianto ed alle piscine. Altri parlano di “...qualcosa come12 tra grossi guasti, anomalie di funzionamento ed incidenti tanto dacostringere le autorità preposte a deciderne la chiusura definitiva nel1978” (3). Certamente gli incidenti più gravi -per ciò che risulta dalmateriale esistènte- sono quelli del 72/76 che, tenendo presente lalegge italiana (DPR 10.5.75 art. 1 (1) potrebbero appartenere allacategoria degli "incidenti nucleari".Questo per quanto riguarda guasti ed incidenti (di altri incidenti siparlerà poi), ora ci sembra utile mettere a fuoco alcuni concetti che,potranno essere scontati per alcuni, ma che sono funzionali alloschema che vuole seguire il presente lavoro.Va detto anzitutto che una centrale nucleare dal momento che esiste(ha funzionato o funziona) è “sempre" fonte di contaminazioneradioattiva e ciò in base alla 2a legge-della termodinamica, della 4alegge della termodinamica (Georgescu-Roegen) e della 2a leggedell’ecologia (Commoner) come mostrano molte ricerche (3). Piùspecificatamente in “Low-level Radiation -New York 1973”- è dettotestualmente che “...una centrale nucleare diffonde radiazioninellatmosfera. Inoltre, la quantità di gas radioattivi diffusi aumentanodrammaticamente con linvecchiamento degli impianti”. E ciòindipendentemente dagli incidenti e/o guasti. H. J. Taub (7)puntualizza che “... evidentemente vi è una perdita di gas radioattivianche tra quelli che possono essere considerati i più sicuri tra gliimpianti atomici”. Quindi, già in partenza, una centrale nucleare ha unprezzo di contaminazione ambientale. Il problema, allora, si fa, per iprogettisti. di “ottimizzazione” (beneficio = ricavo - spese di
  4. 4. radioprotezione). Una ricerca del 1981 mostra come (4)“...lirradiazione della popolazione a seguito di immissionenellambiente di effluenti contaminanti può essere “limitata”(virgolettatura di chi scrive) con varie tecniche: agendo sulle modalitàdel rilascio: linnalzamento del punto di rilascio degli effluenti gassosipuò ridurre lirradiazione degli individui nelle immediate vicinanze;ritardando limmissione degli effluenti nellambiente; rimuovendo ilmateriale radioattivo degli effluenti mediante sistemi idonei....”. Tra icosti della protezione poi sono essere inclusi: “il costo dellacostruzione, il costo operativo, il carico di infortuni (anche mortali),che la costruzione del camino comporta insieme alle diverse attivitàconnesse, la limitazione delluso di alcune zone del territoriocircostante il punto del rilascio, con estensione funzionale dellaltezzadel camino,il degrado ambientale che linserimento di un camino dinotevole altezza comporta nel paesaggio ...” -L. Frittelli A. Taraburranoin (4). Tutto ciò è stato citato sia per ciò che si afferma sia per dareuna idea delle ricerche teoriche di chi si occupa di protezione. Perconcludere quindi questa linea di concetti ci pare evidentementeesaustivo quanto risulta dalla relazione Laschi (3) in cui si afferma che“... a qualsiasi livello del ciclo tecnologico dellenergia nucleare,lattività produttiva e lavorativa è necessariamente causa di rilascionellambiente di dosi complessivamente massicce di vari tipi disostanze radioattive. Ciò è dovuto a due diversi ordini di fattori: da unlato le particolari caratteristiche chimico-fisiche delle sostanzeradioattive; dallaltro le “immutabili” leggi economiche e di mercatoche valgono anche nel campo dellenergia nucleare e ne regolano laproduttività in funzione del profitto a scapito della protezioneambientale e sanitaria..”.Ora per terminare questo primo capitolo riteniamo sia giunto ilmomento di parlare di tre altri eventi di cui, almeno due, per leinformazioni acquisite potrebbero rientrare nella categoria degli“incidenti nucleari”-Nel 1976, durante una delle “solite” piene del Garigliano, vi èinfiltrazione di acqua nel deposito rifiuti solidi radioattivi. Questo fatto(5) non è stato mai ammesso dal Cnen ma emerge da una indaginefatta dai tecnici nominati dal Pretore di Sessa Aurunca a seguitodellesposto fatto dallAvv. M. A. Tibaldi per linondazione dellannoI960.-16. 11. 1979 altra piena del Garigliano e presumibile (5) infiltrazionecome nel 76.-14/I7.11.I980 piena del Garigliano con infiltrazione dacqua nei localidi stoccaggio dei rifiuti solidi radioattivi. Nel riflusso si calcola (5), sisiano liberati, secondo i tecnici della sicurezza dellimpianto, circa 300mc di liquido radioattivo. Intanto gli stessi tecnici rilevano nellacqua,ancora stagnante nei locali, livelli di radioattività per CsI37, CsI34 eCo60 superiori a quelli consentiti per i lavoratori professionalmenteesposti. Ma su tale incidente torneremo successivamente.-17.11.1982 nel contenitore schermato spedito dalla Germania amezzo ferrovia fino a Roma, poi a mezzo camion fino alla centrale del
  5. 5. Garigliano -per prelevare barre di combustibile radioattivo- siriscontrava una perdita di liquido radioattivo di cui non sapremo mai laquantità. Nella centrale, per liquido gocciolante, viene rilevata unaradioattività di 0,1 microcurie per mmc, cioè un valore (5) 600 voltesuperiore alla quantità ammissibile per i lavoratori professionalmenteesposti. Si tratta di Co58, Co60, Mn54. Il Cnen, in un suo comunicatostampa dell1. I2. 82 definisce “modesto" il livello di contaminazione”.
  6. 6. 2- ConseguenzeNel capitolo precedente abbiamo esaminato guasti ed incidentiverificatisi nella centrale dal 64 ad oggi. Vediamo ora qualiconseguenze hanno avuto i vari eventi negli eco-sistemi del territoriodi influenza della centrale. Si tratta, cioè, di delineare un possibiledanno, in senso generale, nei li miti delle informazioni e dellaletteratura esistente.Quella di A. Petteruti (1) è, a tuttoggi, una delle ricerche di oggettivovalore scientifico- comprovante un danno ambientale- attribuibile allacentrale elettronucleare del Garigliano. Lavori analoghi, in Italia, sonostati fatti solo da qualche ricercatore (Augusti per Seveso). Si tratta diuna indagine teratologica -mai smentita da alcuno- basata su unacorretta metodologia statistica, relativa ad ovini, bovini, equini ecc.,nel territorio prossimo alla centrale ed in zone distanti 40 Km daquesta. E ciò i per i periodi 64/71, 77/78, 79/80. Analizzando i datidelle nascite, i precedenti statistico-teratologici e le possibili altrecause teratogene (inquinamenti di varie genere, consanguineità ecc.),emergono nella ricerca, per i suindicati periodi, malformazionigenetiche animali in % che vanno dall800 al 3200%, attribuibiliallesistenza della centrale del Garigliano.Un altro fatto concreto è il rapporto Enea del 14.6.83.Non vogliamoentrare nel merito delle polemiche sorte su tale rapporto. Vogliamosolo citare dei dati, torneremo sullargomento nel capitolo seguente.Dallo studio Enea risulta che:- il Co60 nel mare è di origine locale, si tratta cioè di un radionucliderilasciato dalla centrale e fissato nei sedimenti fluviali marini per unasuperficie di circa 1700 Kmq in concentrazioni che vanno da -5 a +180picocurie per Kg di sostanza secca;- il totale di radiazioni in tale area è di 3,2 curie al settembre I960, sitratta del 37% degli scarichi della centrale che è (Enel 77) di ca. 8,6curie;- landamento per il Csl37 è analogo a quello del Co60 conconcentrazioni indicate per 7 millicurie/Kmq (in testi ufficiali Enea,reperiti in corso di varie conferenze, è indicato in 7 millicurie/Kmq maun dirigente dellEnea, a seguito di contestazione di G. Casella delComitato di Salute Pubblica di Sessa A., ha detto che trattavasi dierrore di stampa e che la quantità esatta è 7 microcurie/ /Kmq; ladifferenza è 1000 volte) (6) - cita poi lEnea:Mediterr. 3,3 mCI/Kmq 1979
  7. 7. B. Bonif. 3,7 “ 1973Latina 4 “ 1980Per il pesce fresco abbiamo Co60 MAX 100 pCi/Kg e CsI37 MAX 6,9pCi/Kg - ci è stato difficile reperire le ricerche di Livingstone, Bruschi eNoshkin per verificare se i valori sono espressi in milli o microcurie inmodo da non incorrere in ulteriori errori di stampa...; laconcentrazione di CsI37 nei sedimenti è relativa solo al 5 % del totaledelle ricadute radioattive sul Mediterraneo. LEnea, quindi, sulla scortadi questi dati afferma che non esiste alcun rischio dal punto di vistasanitario dati i bassi livelli di radiazioni per i radionuclidi fissati neisedimenti marini (6).Il fatto però che ora ci interessa sottolineare èche il territorio in esame è “contaminato”, nel senso che i dirigentiEnea (6) intendono e cioè: immissione di sostanze estraneenellambiente. Il discorso, in tal senso, per lEnea riguarda il Co60,mentre per il CsI37 la sua presenza viene ritenuta naturale.Indipendentemente dalle considerazioni che andremo a fare tutto ciòdelinea già un danno dal punto di vista ecologico. Bisogna tenerepresente, poi, la relazione dei periti chiamati dal Pretore di SessaAurunca a seguito esposto dellAvv. Tibaldi (C.S.P. ) relativamenteallallagamento della centrale del novembre 80. Si ammette, in talerelazione (5) che “...il tasso di inquinamento nucleare nella zonacircostante (la centrale) è dovuto agli scarichi liquidi ed aeriformi effet-tuati dalla centrale.”Per quanto riguarda, infine, gli effetti ed i danni relativi alluomo, laltraricerca che a nostro avviso è estremamente indicativa è quellacondotta dallAvv. Tibaldi (5). La metodologia del Tibaldi si basa su dueconcetti. Il primo è statistico e riguarda lanalisi- presso gli ospedali diFormia e Minturno (LT) e presso i registri parrocchiali di S. Castrese(CE), per i periodi precedente e successivo al 1964 (data di attivazionedella centrale)- dei fenomeni di mutagenesi, cancri, aborti, leucemieecc.. Il secondo tiene conto degli studi del celebre Prof. E. J.Sternglass (Dipartimento di radiologia dell Università di Pittsburgh-USA) che ha rilevato come là dove esistono impianti nucleari siregistra “...un aumento del numero dei bambini nati morti per in-sufficienza respiratoria e per leucemia, con uno spettacolare aumentodi tutti i tipi di malattie...un aumento ancora maggiore dì leucemieecc...”. Il Tibaldi quindi rileva come (5) “...unattenta lettura dei dati inordine alle malformazioni genetiche per i periodi 71/80 e 81/83, portaa concludere, al di là di ogni ragionevole dubbio, lesistenza di unpreciso rapporto tra linsorgenza dei predetti fenomeni (laumentoquasi del doppio di mutagenesi, cancri, aborti, leucemie ecc.) ed i”rilasci” di radioattività provenienti dalla centrale del Garigliano (5).Viene poi evidenziato il fatto che un incremento delle malattie suddettesi è avuto in corrispondenza delle esplosioni ai filtri del camino nel 72e 76. Riguardo a tale camino, si osserva, che, essendo la sua portatadi 100 mc/ora, calcolando un fattore di utilizzo del 60%, abbiamo chein 14 anni di attività si è avuto un versamento totale" di circe3.500.000 mc di effluenti gassosi entrati negli ecosistemicontaminandoli secondo lEnea (2) (1O) nei limiti di legge. Noipensiamo che qualche dubbio sia giustificato dati gli incidenti di cui alprimo capitolo e date le ricerche del Petteruti (1) e del Tibaldi (5). Un
  8. 8. altro fatto estremamente significativo va considerato. Esiste unrapporto della CEE-EUR, il n. 6088 EN FR dellaprile 1978. In taledocumento si afferma che par il periodo 1972/76 la centrale delGarigliano presenta “...un quadro allarmante...tale centrale è una dellepiù inquinanti dEuropa, in particolare per quel che attiene alleemissioni gassose di Krb5, Kr87, Kr88, Xe133, XeI35, Xe138, e liquideCr51, II31, Cs134.” Si tratta di un documento ufficiale internazionale.
  9. 9. 3- ConsiderazioniAbbiamo visto in precedenza fatti e conseguenze secondo leinformazioni disponibili, ora vediamo di fare qualche logica consi-derazione.1) Lindagine Petteruti (I) mostra, fino a prova contraria, comeradiazioni di origine industriale (centrale) abbiano realizzato un danno“biologico” (3) in animali, alterando il DNA delle cellule etrasmettendo, così, alla generazione successiva malformazioni emostruosità. (Tale danno, poi, se quanto riportato dal Petteruti e dalTibaldi -relativamente alle morìe di bufali dell11/1980 e di pescicinghia del 9.1.8I- avesse una documentazione esauriente tale darendere tali fatti imputabili alla centrale, si configurerebbe come“fisiologico”; cioè il massimo (3) danno per organismi interi viventi.)A tale proposito,anche indipendentemente dall’ indagine Tibaldi (5),sorge, ragionevolmente un altro interrogativo: se quanto mostrato dalPetteruti riguarda gli animali in generale, è pensabile che qualcosapossa essere successo anche agli esseri umani viventi nella zonaoggetto dellindagine. Nasce quindi la necessità di una indagine. Taleesigenza è costantemente presente nella letteratura esistente sullacentrale del Garigliano (1) (5) (3) (9)-Esistono ragionevoli presuppostiaffinché il campo epidemiologico non resti ancora scoperto.Sopra si è accennato a due forme di danno (3), biologico e fisiologico,ma esistono altre fasi del danno da considerare: quella “fisica”(ionizzazione) e quella “chimica” (la radiazione produce atomi di H,radicali liberi, estremamente pericolosi). Che dire quando si legge che“Il territorio, che ospita decine e decine di aziende agricole ezootecniche è a tuttoggi irrimediabilmente marcato, coinvolgendo inquesta drammatica situazione sanitaria ed ambientale decine dimigliaia di abitanti della piana del Garigliano e dellarea esterna, dellitorale. Il golfo fino al Circeo.” (3) LEnea, invece dice che (2)“...limpatto ambientale dovuto agli scarichi di materiale radioattivodurante il normale esercizio della centrale del Garigliano non ha avutoun riscontro misurabile e che quindi non è di alcuna rilevanza aglieffetti della protezione sanitaria della popolazione e della protezioneambientale In senso generale”. In queste contraddizioni si ha il dirittodi vedere chiaro. Certo che lindagine Petteruti (I) e lindagine Tibaldi(5) gettano molti dubbi sulla sopracitata affermazione dell’Enea. Restasempre lesigenza di una seria indagine epidemiologica con rilevamentied analisi periodiche e ciò per almeno due generazioni dato che letecniche di radioprotezione nei loro calcoli considerano (4) la “...dose
  10. 10. equivalente efficace definita come la dose al corpo intero (Icrp 77) chedarebbe luogo alla stessa possibilità di occorrenza di effetti stocastici(somatici letali ed ereditari fino alla seconda generazione)”. E ciòanche se gli effetti delle radiazioni vanno oltre la seconda generazione.Oltretutto (3) “...Viene riconosciuto alla zona del Garigliano lecaratteristiche di zona cronicamente contaminata da sostanzeradioattive di diversa natura (Ca134, Csl37, Co60, Sr90) con effettiimputabili a contaminazione da medie e piccole dosi. In altre parole, lapiana del Grigliano ed il litorale sono diventati un vero e propriolaboratorio di studio e ricerca nel campo della radioprotezione: soloche tutto ciò è accaduto completamente allinsaputa delle popolazionidella zona.”2) Per quanto riguarda la relazione Enea 14.6.83 (Papucci-Lavarello) cisembra utile mettere a punto alcuni concetti.2.1) La relazione inizia dicendo che “dal maggio ‘80 al giugno 82 sonostate condotte quattro campagne radioecologiche nellarea antistantela foce del Garigliano.. gli scopi principali dellindagine sono statiessenzialmente quelli di determinare i livelli di radioattività ambientalenegli ecosistemi fluviali, e marino come studio di base per ladiscriminazione degli effetti dovuti allesercizio dellimpianto rispettoella presenza di radionuclidi artificiali dovuti alle ricadute radioattive...”2.2) In tutta la letteratura esistente (1) (3) (5) (6) viene rilevato cheesiste un telegramma a data 19.11.60 del Nuclit Roma (Ing. Sennie)indirizzato al Sindaco di Castelforte in cui sì dice che “...a seguito dellepiogge si è innalzato il livello del fiume per cui lacqua si è infiltrata inun sotterraneo in cui vi sono contenitori di stoccaggio delle resine...taliinfiltrazioni avevano riportato la contaminazione radioattiva esistentesulla superficie delle vasche... con l’abbassamento della falda l’acquainfiltratasi est defluita verso falda et probabilmente in parte verso ilfiume trascinando con sé parte della contaminazione Enel...” Nel dettotelegramma è specificato, poi, che dai controlli effettuati il radionuclidecontaminante era il CsI37 che, pur se rifluito con lacqua verso ilfiume, aveva un valore di attività inferiore ad un curie: ciò che è unafrazione del valore di sicurezza ammissibile per gli scarichi di centrale..In tale circostanza il comportamento del Cnen e dellEnel è statooggetto di critiche e di rilievi tecnici: in particolare il tipo di misurazionidi radioattività è (9) stato fatto tardi e male. Solo dopo un mese ilCnen misura la radioattività dellacqua e non dei sedimenti e ricercasolo emettitori gamma.2.3) Nellindagine Petteruti (I) risulta qualche riserva relativa ai valoridi radioattività da parte dell’Enel dato che come indicato nel rapportoEnel ’75 nei depositi erano stoccati resine e fanghi per 167 mc per untotale di 1756 curie (in altri lavori si parla di quantità maggiori perquantità e radiazioni). Inoltre il Petteruti fa notare che l’attività deirifiuti solidi è data da Co60 e da prodotti di fissione nonché da tracce diplutonio la cui presenza non è escludibile. Il Petteruti ritiene quindi“riduttivo” parlare solo di Ce137. Del resto una indagine successiva-ordinata dal Pretore di Sessa Aurunca (sentenza 7.12.1982) rilevapresenza anche di Ce134 e Co60.
  11. 11. 2.4) Esiste anche una lettera del Prof. Cristaldi (Università di Roma,Istituto di Anatomia Comparata) indirizzata alle varie autorità in cui simette in dubbio “la esclusione a-priori di contaminazione radioattiva,almeno nei termini restrittivi indicati nei telegrammi del Cnen...” Sirileva che ai fini del riscontro di “danni cronici, genetici edepidemiologici imputabili ai fenomeni di radio-contaminazione e diriconcentrazioni derivanti da questo -o da altri già avvenuti rilasci- siconsiglia di istituire una commissione tecnica a caratterizzazione inter-disciplinare di fiducia dei Comuni interessati la quale, di concerto conle USL, i Laboratori di Igiene e Profilassi, i medici ed i veterinariprovinciali si occupi operativamente dello studio a breve ed a lungascadenza dellinquinamento radioattivo diretto o indiretto delterritorio”.2.5) Da quanto sopra esposto emerge un ragionevole interrogativo: èpossibile che nelle quattro campagne radioecologiche non vi sia tracciadellincidente del 19.10.80 che pure rientra nellarco di tempo dieffettuazione delle campagne Enea? È possibile che di tale evento nonsia rimasta alcuna risultanza e che i radionuclidi si siano diluiti negliecosistemi senza lasciare tracce? Possibile che solo il Co60 vengaconsiderato di origine locale(2) e che per quanto riguarda il Ce137“...non si riesca a discriminare tra lapporto dovuto alla centrale equello dovuto al fall-out... e ciò quando lo stesso Enel ammette che sitratta proprio del CeI37 che è uscito con lacqua dinvaso. Ci sono poile perplessità sollevate dal Petteruti (1) e dal Tibaldi (5). Oppure lecampagne radioecologiche - o la campagna che ci interessa- sonostate fatte prima del novembre I960 (dalla data indicata su una cartinasi deduce che almeno una campagna è stata fatta prima dellalluvione,e le altre?). Cè da considerare comunque: a) il controllo effettuatodallEnel nel dicembre 1980 di cui al punto 2.2;b)i rilievi fatti sugli ortaggi di cui parleremo al punto 5).2.6) Relativamente al giallo del “millicurie” cè da puntualizzare che undocumento che direttamente o indirettamente fa opinione, ed è diinteresse sociale, dovrebbe essere, come minimo, esente da errori distampa e non prestarsi a discussioni o dubbi come per la ricerca Enea.In tale ricerca sarebbe stato pure utile indicare le date dei prelievi dellecarote dei sedimenti marini e fluviali.2.7) La metodologia usata per le ricerche dellEnea segue schemi dilavoro eseguiti negli USA (multivariata statistical methods). Questametodologia non è esente da approssimazioni come ammesso daglistessi ricercatori: “...devono comunque essere tenuti presenti quelliche sono i limiti di applicazione di tali metodi. Infatti lanalisi dellavarianza e covarianza richiede che vengano soddisfatte delleassunzioni di indipendenza e di normalità delle distribuzioni di errori, diomogeneità della varianza di errore tra i gruppi e di additività deglieffetti. Le violazioni più serie sono comunque quelle che riguardano laomogeneità della varianza di errore”.
  12. 12. 3) Parliamo di fondo di radioattività nel territorio. Relativamente allaradioattività naturale lNRC della National Academy of Sciences USAvaluta in 100 millirem/anno ciò che riceve il nostro corpo. A ciò vannoaggiunti altri 100 millirem/anno per motivi sanitari (raggi X ecc.} -tralaltro in Italia ci fanno meno radiografie che in altri paesi però vi è piùassorbimento di radiazioni. (Cortellessa) (6)- che riceve ancora ilnostro corpo. Gli scienziati dello stesso NAS, poi, calcolano che unadose media di 170 millirem per tutta la popolazione può causare da100 a 1800 casi di malattie genetiche gravi nel primo anno. Abbiamoquindi il fatto che, sempre secondo il rapporto NRC ‘72, lincrementoattuale di radioattività proveniente dagli impianti nucleari è di 1millirem/anno (quando limpianto invecchia si ha un aumento). Sitratta, certo, di statistiche USA ma, pensiamo, si possaragionevolmente ipotizzare che:-dato un fondo di 100 millirem,-dati, diciamo, 70 millirem sanitari,-ceduti 1 millirem x 14 anni attività centrale + 4 millirem perobsolescenza centrale,abbiamo un totale di 188 millirem per il 1978 assorbiti nella nostrazona.Si tratta di una ipotesi esemplificativa, di cui bisognerebberagionevolmente studiare landamento e le eventuali conseguenzeepidemiologiche. Cè da considerare, infine, il fatto che è vero che gliorganismi viventi si sono adattati alla radioattività naturale (R.Calder -Living vith atom- University of Chicago Press 1962) ma una cosa è unperiodo di un milione di anni, altra cosa un periodo di 14/20 anni. Nonsi sa nulla del resto, sugli effetti relativi allaumento, nel tempo, perquanto piccolo, della radioattività di fondo (7).4) Per quanto riguarda i sistemi di sicurezza, messi in opera dallaGeneral Electric/Honeyvvell, la loro funzionalità genera qualche dubbioper il fatto che proprio i tecnici responsabili R. Hubbard e D.Brindebaugh si sono dimessi dal loro incarico nel 1975 ed hannotestimoniato davanti alle autorità USA responsabili del nucleare (1) (5)relativamente alla non sicurezza delle centrali nucleari. In particolarehanno denunciato lirrisolto problema delle eccessive sollecitazioni(nelle BWR) cui sono sottoposte le strutture interessate al flussodellacqua intorno al reattore. Si può pensare anche che sotto vi siaqualcosa daltro visto che nella centrale del Garigliano cono stati fattiesperimenti al limite delle condizioni di impiego per cui era stataprogettata. Lo stesso Cnen ammette (Relazione 14.11.77 Ing. Naschi)che è stato sperimentato luso di barre al plutonio: un materiale fissilemolto più potente delluranio (5).5) Un altro dato relativo alla contaminazione radioattiva dellambienteè dato dallepisodio che cita il Tibaldi (5) riguardo i rilievi effettuatidalla USL di Formia dopo lalluvione della centrale dell80. Risultòpresenza di radionuclidi negli ortaggi. Come cita il Tibaldi questo fattofu, dal Cnen, imputato a fall-out dovuto alla asplosione dellatomicicinese del I6.IO.80..!!6) Per quanto riguarda la pubblicazione Enea, relativa alla campagnadi controllo del territorio nel periodo settembre-ottobre I980, essa
  13. 13. risulta essere stata fatta prima, quindi, dellalluvione del’81, anche sequalche controllo è stato fatto nell81. Per quanto riguarda questaricerca essa indica come tutta la contaminazione sia nei limiticonsentiti dalla legge. Viene indicata lentità degli scarichi liquidi egassosi ma solo per gli anni 78, 79. Cioè dal fermo della centrale inpoi. Si nota come per il 1978 ci sia la più alta frazione del limite discarico autorizzato per gli effluenti liquidi e gassosiI978…………………sc……..liquid….6.73…………….sc……..gass…………17.711979………………..”……………..”……1,744…………..”…………”……………12.701980………………..”……………..l”…..1.30……………”…………”…………….2.80Non capiamo perché non sono stati riportati anche i dati degli anniprecedenti cioè dal 1964 al 1978.Si afferma, poi, che in centrale, dal 63 all80 sono stati immagazzinaticirca 3267 mc di rifiuti solidi radioattivi per un totale di 26IIO curie. Sitratta di prodotti di fissione. LEnel dice che trattasi principalmente diCo60, ma, come nota il Petteruti non è escluso che ci siano tracce dielementi transuranici come il plutonio. Nella ricerca notiamo poi che ilpunto di misura gamma più alto del territorio di studio è SessaAurunca con 30,2 microcurie/ora: ciò viene imputato dai tecnici Eneaalla costituzione ecologica riguardante lapparato vulcanico diRoccamonfina. Si nota anche che (IO) “...per i limoni le tracce di Co60ritrovate appaiono collegate alle forme di irrigazione praticate per talicolture ...” e che “,..i valori ritrovati, comunque, risultano in accordocon quelli delle reti nazionali.”. Nel latte, nelle carni è nellerba non èstata riscontrata alcuna contaminazione. Nei pesci della zona litoraneasi è riscontrato CsI37 nei limiti, Co60 anche nei limiti. Come negli studisu Trino Vercellese, Latina e Caorso il Cnen/Enea non rilevacontaminazioni al di sopra delle limitazioni di legge.
  14. 14. 4- Soglia, dosi e rischioLa legislazione italiana, riguardo la radioattività, delinea il concetto di“concentrazione massima ammissibile”. Tale CMA è di 0,0001microcurie/cm-cubo per i lavoratori professionalmente esposti, di0,000003 microcurie/cm-cubo per la popolazione. Ciò però riguarda ilCeI37 ed il Co60. Per altri radionuclidi la CMA varia (DPR 13.2.64 -DPR 14.7.70, 2.2.71 e 6.6.68), per alcuni si arriva ad una CMA di0,0000000000001 microcurie/cm-cubo. Tenendo presente questecifre, per chi ha seguito questo lavoro, risulta che in talune circostanzequesti valori sono stati superati. Ciò, alla luce del buon senso (e dellamatematica), indica lesistenza di un “rischio”. Ma andiamo con ordine.LA CMA potrebbe intendersi anche come soglia, un limite, cioè, oltre ilquale cè pericolo. Organismi internazionali come lICRP (Pubbl. 26Oxford ‘77 ecc.) invece di CMA parlano di “dose equivalente efficace”,“detrimento da radiazione” e “fattore di rischio”. Questultimo vieneconsiderato “per organi”, con un fattore di rischio formulabile inrelazione al peso e ad altri indicatori.Dal 1925 in poi(6)fa notare il Prof. T. Fortuna (Università di Palermo-catt. Fisica) la CMA è sta nel tempo dimezzata varie volte. Anche lostesso ICRP talvolta modifica restrittivamente le sue“raccomandazioni”. Ciò porta coscientemente a considerare i valori-limite assegnati con una certa relatività. Altra considerazione da fare,poi, è che la legislazione collega il rischio al beneficio (nel caso dellanostra centrale non riusciamo a vedere benefici di alcun tipo) ma, notail Fortuna, si tratta di un rapporto eterogeneo, rapporto che sarebbegiustificato in campo sanitario (assorb. raggi X- indagine eziologica) enon certo quando sono interessate intere popolazioni rispetto al campoelettronucleare.Per tornare al concetto di dose, per ciò che riguarda gli effetti delleradiazioni sullorganismo, abbiamo che ogni anno possiamo assorbiremax 5 rem. A tale proposito, però, lo studio eseguito da Evans,Buckton, Hamilton e Carothers (Radiation induced cromosomeaberration in nuclear-dockward workers -Nature 1979) sui cantierinavali inglesi (9) mostra in modo deciso che la “soglia” di 5 rem/annoè troppo alta, perché si riscontrano danni nutagenici anche inlavoratori esposti a dosi inferiori. Inoltre, viene osservato(Lombardi-Boccia-Martorana-Degressi-Rizzoni)(9)che “il limite di 5 rem/annostabilito (ICRP)...non assicura affatto una protezione reale, esso sibasa su ipotesi e non su certezze suffragate da risultati sperimentali”.
  15. 15. Si fa notare poi che “...qualunque analisi basata sul vecchioconcetto di ‘dose’ è riduttiva, dovendosi tener conto delladinamica dei radionuclidi, della loro concentrazione puntuale, deitempi e degli spazi istantanei, della velocità degli scambi cellularied il diverso comportamento chimico dei vari elementi.” (3) Perquanto riguarda, ancora, il concetto di ‘soglia’ si fa notare (3)che “...non ha senso parlare di soglia dato che elementi ra-dioattivi diversi si accumulano in maniera diversa nei diversiorgani degli esseri viventi”. Infine (6) (9) “...non si può definirein modo assoluto una soglia al di sotto della quale non vi sia ilrischio: non si è mai stati in grado di scoprire cioè un livello diradiazione che non produca danno biologico, quindi qualunqueesposizione alle radiazioni ha un qualche effetto”. Per quantoriguarda, poi, il problema delle ‘piccole dosi’ Tiezzi /Laschi (3)osservano che:1) “non esiste soglia-valore limite- al di sotto della quale non si hannoeffetti per lazione cancerogena delle radiazioni. Cioè solo il livello zerodi radiazioni è indiscutibilmente privo di conseguenze sanitarie (equindi, diciamo noi, molte “certezze” pubblicamente espresse sonorelative);2) le piccole dosi frazionate nel tempo cono più pericolose della sommadi tali dosi somministrate in una volta sola. Ciò è dovuto allaccumulodi danni riparati male, per lintervento dei processi riparativi soggettiad errore da parte delle cellule che hanno ricevuto la piccola dose: ildanno provocato nelle strutture molecolari delle cellule irradiate nonviene riparato perché non viene ‘visto’ dal proprio sistema enzimaticodi controllo e di riparazione. Cosi, ad esempio, la rottura o lalterazionenella catena del DNA passa inosservata e viene trasmessaallorganismo come ‘naturale’...le dosi più basse determinano dannifisiologici e genetici quali il rallentamento della crescita, la diminuzionedella resistenza alle sostanze tossiche, la diminuzione delle difeseimmunitarie, l’accorciamento della vita, linsorgenza di tumori anche agrande distanza cronologica dal periodo di contaminazione”. Dal puntodi vista metodologico Tiezzi e Laschi (3) scrivono che “.. quel poco cheesiste (e, diciamo noi, anche le indagini Enea non esauriscono certo ilproblema) fa riferimento a studi condotti su campioni numericamenteridotti e quindi poco significativi; oppure si tratta di effetti delle altedosi estrapolati alle piccole dosi: procedimento matematicamentediscutibile già di per sé...in particolare il Prof. Land del National CancerInstitute of Bethesda –USA- ha dimostrato che “le stime di rischioeffettuate dipendono più dal modello matematico che non dai datistessi...”. Tutto ciò dimostra la pericolosità delle piccole dosi,pericolosità da esaminare anche alla luce del fatto che esistonoindividui il cui organismo non reagisce alle radiazioni, alte o basse chesiano, ciò che si traduce in mutazioni cellulari o in trasformazione dicellule sane in cellule cancerogene (no repair capacity)- Tiezzi-Laschirif. 5° Congr. Intern. Radiop. Israele I960 (3).Ulteriore distinzione, infine, cui è utile accennare è quella tra“...esposizioni accidentali” che riguardano per lo più esposizioni adalte dosi -e su cui esiste una ampia e documentata letteratura- edesposizioni non accidentali dovute a bassi dosaggi prolungati neltempo e con effetti cumulativi, ed è proprio questo tipo di esposizione
  16. 16. quella cui sono sottoposti i lavoratori e le popolazioni”- Lombardi ecc.(9).
  17. 17. 5- SmantellamentoLa centrale, dunque, è ferma dal 1976. Il problema è il suosmantellamento: una operazione per cui, al momento, cè soloqualche progetto e qualche inizio lavori. Per la centrale del Gariglianosono circolate molte voci o illazioni, noi, per attenerci ai fatti, ciriferiamo a quella,che a nostro avviso, è lunica dichiarazione ufficialedellEnel in nostro possesso: lintervista -articolo del 28.6.82-Panorama.Va premesso che lo smantellamento di una centrale nucleare è unaquestione che riveste anche un valore politico oltre che tecnico. Ciòtenendo conto di due fatti; il primo è che alcuni Stati negano ilpermesso per la costruzione di centrali nucleari se non sono giàpreviste, in partenza, in modo concreto e soddisfacente le procedureper lo smantellamento; il secondo è che il tipo di procedura usata perlo smantellamento indica la capacità o meno di gestire il nucleare inquesta fase (una soluzione drastica sarebbe chiaramente unaconnotazione fallimentare). Quindi dobbiamo vedere cosa è capace difare lEnel, considerando i costi ed i rischi di questo ulteriore“esperimento”. LEnel, per bocca di F. Galli, direttore del settoreproduzione-trasmissione dichiara che è stato messo a punto un pianoin quattro fasi. Nella prima fase, per sicurezza, si estrarranno dalreattore alcune barre di uranio. Poi si trasporterà tutto il materialefissile presso la centrale di stoccaggio di Saluggia. Per questi trasporti,dice poi, A. Bertini, direttore del settore impianti nucleari, siadopereranno contenitori di acciaio di 40 cm di spessore con resistenzatermica 800° e resistenza a caduta da 9 mt. I camion viaggeranno a30 Km/h di velocità con scorta (è dobbligo augurarsi che i contenitorinon gocciolino come è già accaduto). La terza fase, della durata di 3/4anni, sarà relativa allaffogamento di resine e fanghi radioattivi inblocchi di calcestruzzo che, mediante una nave speciale, verrannoaffondati in fosse oceaniche. Lo smontaggio di tutte le strutture delreattore, che sono altamente radioattive, sarà lultima fase. A questopunto lEnel fa un conto: si stima che la radioattività totale nellacentrale sia di 2000 rem/h. Dato che ogni operaio può assorbire 5rem/h sarebbero necessari n° 400 operai: trop_ pi. Allora, dice lEnel,conviene chiudere la centrale per 15 anni in modo che la radioattivitàscenda a 400 rem/h. Poi nellanno 2000 le strutture radioattivedovrebbero fare la stessa fine delle resine e dei fanghi.Noi a tuttoggi (1985) non sappiamo se tale programma è definitivo, seè in corso di attuazione o se è tutto fermo. Certo è che, a detta diesperti come G. Mattioli e M. Scalia , esso non è tecnicamente credibile
  18. 18. nelle fasi 3 e 4. Del resto una soluzione del genere è rifiutata dagliesperti internazionali. E, daltra parte, non si può pensare a soluzionitipo: annegamento della centrale in una colata di cemento rinnovabileogni (8) 50/100 anni. Costerebbe troppo e sarebbe una sconfittapolitica per lEnel. Questo per quanto riguarda lo smantellamento dalpunto di vista progettuale. Esistono, però, altri problemi. Il primoriguarda il destino e lo stoccaggio attuale in centrale dei residui dimedia attività la cui quantità è considerevole. Non sappiamo se sia giàcominciata la fase 2 del programma di cui sopra, in ogni caso taliresidui costituiscono un grosso potenziale di pericolosità. È possibileche si aspetti qualche nuovo procedimento per il loro smaltimento(vetrificazione ecc.), in ogni caso cè da tener presente che lasoluzione prospettata è quella che veniva usata negli USA per lesezioni di sottomarini nucleari in disarmo prima che venisse sospesa aseguito delle istanze dei movimenti di difesa dellambiente. Un secondoproblema, che si collega al primo, riguarda la sicurezza dellimpiantodal punto di vista sismico e di protezione rispetto alle alluvioni. In unalettera del Sindaco di Sessa A. al Comitato di Salute Pubblica (5) sidice che sono state installate allo scopo pompe di deflusso. Per lasituazione sismica il problema non è stato posto allEnel dagli EntiLocali e quindi non abbiamo informazioni. Si sa, però, che(1) è statoammesso dal Cnen il fatto che la centrale non è munita di struttureantisismiche. Non sappiamo, anche, se è stata avviata la realizzazionedi diaframmi nel terreno per evitare la fuoruscita di acqua contaminata(9) (1). Un terzo ordine di problemi riguarda laccessibilità dellacentrale dal punto di vista della pubblica sicurezza. Tale problema,visto che per alcuni decenni nella centrale vi sarà materialeradioattivo, va considerato anche da tale punto di vista. Uninterrogativo in tale senso era stato posto da G. Cortellessa e ripresodal Tibaldi (5) nel senso che vi può essere pericolo per la popolazionenel caso che la centrale fosse colpita da un proiettile di artiglieria o,aggiungiamo noi, divenisse oggetto di un atto terroristico, o in caso difurto (oggi il mercato nero delluranio è più lucroso di quello delladroga). Oggi ci si può avvicinare fino alla recinzione perimetrale esorvolare la centrale senza problemi.Da tutto ciò si deduce che il fermo della centrale ha chiuso solo uncapitolo. La storia continua e, speriamo, senza problemi. Certo che ilfuturo della centrale costituisce un interrogativo non da poco: unfuturo in cui ci siamo anche noi, per cui vorremmo saperne di più.prima di esperimenti e/o incidenti. Intanto nell81 la stampa -Paggio(9)- ha riportato il fatto che, malgrado il fermo, il personale dellacentrale è ancora al completo, si percepiscono gli straordinari e sifanno corsi dinglese...
  19. 19. 6- Le istituzioniAccettata a scatola chiusa nel 62, con uno prova, di funzionamento disoli quattro giorni a pieno regime (5), la centrale del Garigliano èimportante dal punto di vista sociologico perché può essereconsiderata come il simbolo di un progresso senza sviluppo. Essa èstata definita, “...un fallimento completo ed un casO clamoroso dalpunto di vista tecnico ed economico” -Paggio (9)- ed anche il simbolodi una contraddizione sociopolitica, come altre iniziative di quegli annifamosi del “boom”. Come abbiamo mostrato altrove (Mondo-oggi 82,Lillusione e la maschera 77, Critica Meridionale 74) tra la fine deglianni cinquanta e la metà degli anni sessanta la nostra cultura politica(locale e non) non aveva molto chiari i concetti di ‘vocazione delterritorio’ e di ‘linee di sviluppo’ (oltre a molti altri), per cui, senza unpiano articolato è sorta qualche industria di beni di consumo, cè statauna devastante speculazione edilizia, e fu costruita la centrale. Inrealtà tutto fu determinato da due fatti: (8) a)la borghesia parassitarladella, zona aurunca, in quel periodo particolarmente fortepoliticamente, decolla verso grosse iniziative economiche (edilizia,credito, industria ecc.);b)qualunque iniziativa che comportasse occupazione era bene accoltaperché era una buona occasione per gestire proficuamente ilclientelismo. Questo per delineare un quadro della situazione in cui siinserì linstallazione della centrale. Situazione comune ad altre localitàdel Mezzogiorno con la responsabilità, diretta o indiretta, di tutti ipartiti politici. Ma veniamo al nostro tema specifico.1) LEnea è il Comitato Nazionale per la Ricerca e lo Sviluppo del-lEnergia Nucleare e delle Energie Alternative. In realtà è il vecchioCnen il cui massimo Dirigente viene nominato direttamente dalministro competente e ciò per dare autonomia allEnte. Come è giàstato fatto notare (I) (5) (9) lEnea è, quindi lEnte che promuove losviluppo del nucleare ed è, nello stesso tempo, il ‘controllore’ degliimpianti nucleari. Queste funzione antinomica è una tipica anomaliaItaliana. Negli USA (dove la produzione energetica è in mano ai privatima dove chi sbaglia paga e gli esperimenti vengono fatti con denaroprivato) la situazione è diversa ed i controlli sulla radioprotezione sonoincrociati e quando cè contestazione cè qualcuno che viene chiamatoa decidere (vedere il caso della Duquesne Light Co. -indagineSternglass (7)- De Groot). Il fattto è che la situazione Enea/Enel, anostro avviso, si configura come un aspetto della “tecnostruttura” dicui parla J. K. Galbraith (Il nuovo stato industriale 1968). Si tratta,
  20. 20. cioè di una struttura di potere tecnico-economico pubblico e privatofornita di innervazioni politiche. A questa tecnostruttura non sonoestranee forme di arroganza secondo un costume ed una certatradizione storica… Ciò viene evidenziato anche in studi di sociologia-politica per cui “...queste forme di controllo esercitate dal capitale pernon perdere il proprio dominio sui decentramenti in corso, simanifestano con maggiore evidenza in due aree particolari: quelladelle scienze ecologico-ambientali e quelle delle scienze delluomo. Enon a caso. Esse infatti sono derogate in maniera diretta e significativaallorganizzazione della produzione, ai modi ed alle forme concretemediante le quali il lavoro si trasforma in oggetti e merci...” -G. DeLuca (9)-. È nellinteresse di tale tecno/struttura che -relativamente alnucleare- non si sollevi il minimo problema in sensoradioprotezionistico. In merito a ciò esiste, ormai, una letteraturaesauriente (Tiezzi, Pazio, De Santis, Bettini ecc.).2) Da tutto quanto esposto finora emerge, a nostro parere, la ne-cessità di un confronto scientifico che metta a punto delle certezze edelle garanzie. Si legge: “...Rimangono nel caso del Garigliano e per isiti nucleari in generale, i problemi classici della radioprotezione e dellaradioecologia, quelli cioè di risalire alla precisa correlazione causa-effetto tra la riscontrata presenza di nuclidi radioattivi determinatidalle reti ambientali (peraltro gestite da Enea e Cnen) ed effettidegenerativi e dismetabolici che essi possono indurre negli organismistessi a bassi prolungati e diversificati dosaggi di radioattività inprevalenza in una situazione ambientale sulla quale i fenomeni didiffusione e riconcentrazione ed il sinergismo tra nuclidi radioattivi esostanze chimiche da una parte e dallaltra i meccanismi del riparobiologico, giocano una combinazione di effetti ancora difficilmenteprevedibili; questo nonostante un -trentennio di sperimentazioneradioecologica effettuata a livello mondiale sia in laboratorio che, pur-troppo, sul territorio. Una risposta probabilistica è data dallapproccioepidemiologico: con il ritardo di chi si occupa dei problemi ad effettoavvenuto, a livello istituzionale lamaro compito viene rilanciato sulleUSL che dovranno reperire competenze che gli stessi medici non sonosempre capaci di offrire.”- Cristaldi-Petteruti (9).Intanto si nota come delle tre istituzioni locali-USL, Pretura e Comunequello che in modo concreto ha fornito informazioni ed ha consentito atecnici ‘esterni’ di controllare certe situazioni è stata la Pretura che, suesposto dellAvv. Tibaldi, ha realizzato, di fatto, una indagineconoscitiva che (5) ha messo in evidenza carenze tecniche che hannoprovocato commenti ironici...(5). Di fatto le USL non hanno néstrumenti né personale (come ammesso (5)dal Laboratorio di Igiene eProfilassi di Latina il 12.10.79) per organizzare campagneradioecologiche. Per quanto riguarda i Comuni si è del parere che leprocedure burocratiche, varie difficoltà e plausibili ragioni, inficiano lapossibilità di avviare processi di confronto scientifico sulla problematicanucleare locale. Resta la Magistratura, paradossalmente.3) Fondamentale, così, in rapporto a quanto constatato finora, il ruolodi formazioni spontanee, di associazioni e/o gruppi che, superando lascarsa, storica, coscienza civica e la disinformazione generalizzata sipongono come forze di “scienza critica” o di contestazione rispetto adecisioni o situazioni che vanno a scapito della popolazione stessa.Queste formazioni sopperiscono a funzioni proprie dei partiti politici
  21. 21. (opposizione e non) proprio perché svincolate da obblighi econvenienze di vario tipo. Cosi il Comitato di Salute pubblica di SessaA.-Castelforte ha svolto e svolge un ruolo importante nel senso che, adesempio, non ci sarebbe ora una problematica nucleare se taleComitato non avesse sollevato il problema, appunto. Facendo qualcheriserva sulla tecnica informativa (tipi di messaggi e veicolazione) èinnegabile non riconoscere al CSP il merito:-di creare una letteratura di base sulla questione;-di “stanare” con varie iniziative le Istituzioni;-di richiamare, a livello nazionale, lattenzione sul problema;-di coinvolgere altri gruppi e/o organizzazioni che si occupano diecologia sul caso locale.In particolare lAvv. Tibaldi ha interessato, con propri esposti: laPretura di Sessa A., quella di Minturno, le procure della Repubblica diLatina, Roma, Milano, il Sinodo mondiale delle Chiese, il Presidentedella Repubblica ed il ministro dellIndustria.4) La mancanza di un centro di ‘medicina nucleare’, di presidiospedalieri particolarmente attrezzati: ciò costituisce una carenzanotevole in rapporto al fatto che nella centrale vi sono attivitàconnesse con la radioattività. La necessità di un adeguato piano diemergenza è anche una precisa necessità della legge (1) (DPR 13.2.64n.185).5) Esiste (1O) un centro di sorveglianza ambientale dellEnelfunzionante dal I960. Esso ha 13 stazioni fisse, 6 punti di prelievo e 5punti di controllo. Quindi è lunico centro in possesso delladocumentazione relativa agli eventuali livelli di contaminazione degliecosistemi. Nei suoi archivi, quindi dovrebbero trovarsi tabulati egrafici relativi al periodo 1964/78. Indipendentemente dagli studidellEnea, in caso di un confronto scientifico serio potrebbero risultareinteressanti i dati registrati da tale rete di sorveglianza ambientale .6) Per quanto riguarda lo smantellamento, poi, questa sarebbe unabuona occasione per le istituzioni locali per chiedere quali siano i pianidellEnel a tale riguardo. Si tratta pur sempre di sperimentazioni conrischio per la popolazione.7) Ogni anno lEnel presenta all’Euratom la relazione annuale relativaalla radioprotezione. Per gli anni 76, 77, 73 (A. Farulla -Cytogeneticresearch on circulating lymphocytes of subjects professionally exposedto thè hazard of ionizing radiation in a nuclear power plant station)sono stati presentati studi relativi anche ai lavoratori della centrale delGarigliano. In questi lavori vengono esaminati 50 lavoratori di età30/51 anni, con una esposizione di 7/12 anni e con dosi totali di 8/35rem. Lo studio non rileva in questi lavoratori patologia di sorta. Alcunistudiosi (Lombardi, Boccia, Martorana, Degressi, Rizzoni) (9) hannocomparato la metodologia usata in questi lavori con quella dellericerche di Evans, Buchton, Harmilton e Carothers (1979). A taleproposito sono state rilevate carenze nei lavori italiani. Carenze chevanno dal numero dei rilevamenti al numero dei soggetti che è scarso.Inoltre 1analisi statistica dellEnel è di prima approssimazione e non visono misurazioni a “tempo zero” come controllo. In conclusione, per lostudio Enel si nota che (9) “... alla mancanza di una analisiapprofondita si accompagna una diversione verso obiettivi scientificicompletamente inadatti a dare una risposta in relazione al rischio diradiazione... la differenza qualitativa del lavoro inglese rispetto a quelli
  22. 22. italiani si ha soprattutto sul tipo di metodologia usata, il che hacomportato un insufficiente livello di omogeneità metodologica...”In conclusione non si vuole, con queste note, aprire nuove polemichema indicare, come fatto già da altri -Cortellessa (6)-, la necessità diuno sforzo generalizzato per arrivare a situazioni aggiornate e nonliquidatorie. In tal senso pensiamo che un contributo interessantepossa venire dallo studio di C. Melania Cavelli relativo ad una mappadelle località critiche per effluenti liquidi e gassosi originati dallacentrale (5).Questo studio potrebbe essere la base per indagini mirate. In ognicaso in questa problematica sembrano delinearsi, assurdamente, duetipi di scienza: una critica ed una ufficiale. A tale proposito dueosservazioni:-è sempre il cittadino che alle fine ci rimette;-è possibile che i dubbi di oggi possano comportare domaniresponsabilità di vario tipo.
  23. 23. NOTA BIBLIOGRAFICARiferimenti per lavori non indicati direttamente nel testo(1) A. Petteruti, La mostruosità nucleare, 1981(2) ENEA, Un esempio di analisi ecologica del sistema marinocostiero da Capo Circeo all’isola d’Ischia, 1983(3) E. Tiezzi F. Laschi, Relazione Università di Siena, 23.7.84(4) Notiziario CNEN 2.2.82(5) C. M. Tibaldi, Lettere ai giudici sulla centrale atomica delGarigliano, 1983(6) Contatto radio, Trasmissioni Luglio/agosto 1984(7) H.G. Taub, Keeping Healthy in a polluted world, 1977(8) P. Stanziale A. Calenzo E. Coppa, LIllusione e la Maschera,1977(9) Sapere, 7/1981(10) ENEA, Centrale nucleare del Garigliano- Campagnaradioecologica di controllo del territorio, settembre-ottobre 1980© by P. Stanziale 1985

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