Profili di donne, respiro d'ambiente

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intervento di Geanina Toma al dibattito "Profili di donne, respiro d'ambiente" a Torino

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Profili di donne, respiro d'ambiente

  1. 1. Quando ancora non sapevo che sarei venuta a vivere in Italia, e studiavo in Romania, il mio primocontatto con questo Paese è stato la vostra letteratura. Come tutti, ho imparato a conoscere i moltiautori italiani che tutti gli europei sentono come propri. Uno dei ricordi più forti che conservoriguarda Giacomo Leopardi: mi aveva molto colpito il concetto leopardiano di natura matrigna, unanatura che è ostile agli uomini perché rende impossibile la loro felicità. Una natura che ha leggisconosciute che luomo non può capire ma solo subire.Il sentimento e le ragioni di Leopardi e del suo concetto di natura sono molto complessi e sonooggetto di studio ancora oggi in tutto il mondo. Ma per quanto mi riguarda, ricordo il profondoeffetto che mi fece la prima volta perché questa idea è molto lontana dallidea di natura con cui sonocresciuta, e che è più vicina al mio modo di sentire, una natura che è madre, che genera e accoglie.E allo stesso tempo una Natura che ha bisogno di essere curata, che bisogna trattare con moltoriguardo e che bisogna imparare a conoscere bene, per capirne le leggi e rispettarle.Questo concetto di natura e di ambiente ha determinato molte scelte importanti della mia vita.AllUniversità ho studiato Geologia, prima a Iasi in Romania e poi qui a Torino dove poi mi sonolaureata. La scelta della Geologia non è stata casuale: sono sempre stata affascinata dalle materienon fini a se stesse, ma che danno degli strumenti per “fare”, per contribuire a migliorare le cose e,in particolare, da quelle che ti mettono nelle condizioni per intervenire sullAmbiente a favoredellambiente stesso. Ho sempre avuto il desiderio e lambizione di cercare di lasciare qualcosadietro di me, qualcosa di positivo e costruttivo a favore degli altri. Per questo la mia prima scelta distudi è stata, da ragazza, il liceo pedagogico e per questo stesso motivo ho poi scelto la facoltà diGeologia.Durante il mio percorso di studi ho affrontato un tema che mi è stato subito particolarmente a cuore,tanto da diventare poi argomento della mia tesi di laurea. Un tema che dopo la tesi non ho maiabbandonato del tutto, su cui ho sempre desiderato tornare a lavorare. E forse ora questa mia nuova
  2. 2. esperienza politica me ne darà loccasione.Esistono sul territorio piemontese zone più o meno vaste, contaminate da agenti diversi, per ragionidiverse, che hanno storie differenti, e che devono essere bonificate. Sono circa 300 in Provincia diTorino, 81 solo nellarea cittadina (dati recenti dellAnagrafe regionale dei siti contaminatiinteressati da un intervento di bonifica).Ci sono tre esempi eclatanti. Uno riguarda un episodio della storia nazionale e della recente attualitàgiudiziaria torinese: i danni provocati, in particolare in questo caso al suolo, dallo stabilimentoEternit di Casale Monferrato, nellalessandrino. Basti pensare che lo stabilimento occupava unasuperficie di 94 mila metri quadri, dei quali 50 mila erano coperti da lastre di cemento-amianto. Sistima che i danni al suolo per contaminazione riguardino unarea di circa 740 chilometri quadrati sucui si trovano 48 comuni. Ma tutto questo è argomento di un processo, proprio qui a Torino, cheriguarda circa 3.000 parti offese e che farà storia.Un altro caso è quello dellarea dellex miniera di amianto di Balangero e Corio, chiusa nel 1990, lapiù grande cava damianto dEuropa con una produzione 150.000 tonnellate di fibra allanno, in unazona vicinissima alla città, e della relativa discarica, con la contaminazione complessiva di unareasui due versanti della montagna, per un totale di 310 chilometri quadrati.E poi cè la zona di Basse di Stura, a Torino. Si tratta di unarea molto più ristretta delle precedenti,75 chilometri quadrati lungo la sponda destra del torrente Stura, e di una vicenda con unadimensione solo cittadina rispetto ai casi di maggiore impatto sullopinione pubblica citati prima.Ma che per Torino ha invece unimportanza strategica. Innanzitutto perché racconta del passatoindustriale della città: si tratta infatti di unarea usata come discarica di residui siderurgici, di scartidi fonderia. E questa è la storia di una contaminazione del suolo a cui oggi si cerca di porre rimedio.E poi perché racconta invece della Torino di oggi, ma non della città delle Olimpiadi o dellelegante
  3. 3. centro ottocentesco, che i recenti festeggiamenti per lUnità dItalia hanno riportato agli antichisplendori. La Torino di Basse di Stura è la città delle discariche: una zona degradata, dove è difficilevivere, dove ai rifiuti siderurgici si erano poi sostituiti i rifiuti urbani che confluivano in unadiscarica chiusa alla fine del 2009. La sua storia recente racconta di diversi tentativi di recupero: sene parla come sede di una centrale per il teleriscaldamento e per il progetto di un vasto parco urbanodi 250.000 metri quadri destinati a verde pubblico.A proposito di questi casi, nella mia tesi di laurea avevo affrontato la possibilità del recupero e dellabonifica di queste zone tramite il Biorisanamento, una tecnica di bonifica ecologica, con tempilunghi ma con - sotto controllo - un bassissimo impatto ambientale. Il Biorisanamento utilizzamicroorganismi, batteri o funghi di diversa specie, che si nutrono e quindi metabolizzano sostanzeinquinanti, ad esempio il ferro presente nella fibra damianto e direttamente connesso allo sviluppodi radicali liberi responsabili dellincidenza dei mesoteliomi, ma anche gli idrocarburi o i materialiferrosi dei metalli pesanti.Il residuo del biorisanamento è composto da anidride carbonica, acqua e biomasse facilmenteriassorbibili dallambiente.E meglio e preferibile utilizzare microrganismi già presenti sul posto. Per consentire il rispettodegli equilibri ecologici, lintervento di biorisanamento dovrebbe essere realizzato utilizzandomicrorganismi già presenti nelle stesse zone da bonificare. In questo modo limpatto dellinteraoperazione sullecosistema locale si riduce al minimo. Non sempre però è possibile trovare nelluogo i batteri adatti a biodegradare gli inquinanti in questione, in questi casi si devenecessariamente ricorrere ai microrganismi estranei provenienti da altre zone o prodotti tramitecolture in laboratorio.Il biorisanamento presenta però dei limiti e dei problemi non ancora risolti: i microrganismipotrebbero svolgere efficacemente il loro lavoro per determinate sostanze inquinanti ma non pertutte quelle presenti nella zona; Inoltre, i microgranismi presenti in natura non sono sempre in grado
  4. 4. di degradare i composti di sintesi introdotti dalluomo.Ho raccontato lindagine della mia tesi perché condurla è stata appassionante e interessante, comeanalisi scientifica ma anche perché mi ha aiutato a conoscere meglio il territorio torinese epiemontese, con la sua storia e i suoi problemi.Oggi non faccio la geologa, ma quel percorso di studi mi ha insegnato molto sullambiente e i suoimeccanismi ed è stato molto istruttivo anche per il mio desiderio di prendermi cura della comunitàin cui vivo: così come in natura esistono organismi micro, resistentissimi, che si sono adattati adambienti diversi, sono riusciti a sopravvivere per milioni di anni e che oggi costituiscono unarisorsa per rigenerare lambiente naturale, liberandolo da contaminazioni inquinanti, così è ancheper la società i cui individui, ciascuno nel proprio piccolo, può fari grandi cose per la collettività sesi impegna in proprio e fa rete con gli altri, riuscendo forse, domani, addirittura a risolvere problemiche oggi sembrano senza soluzione.

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