Pompei

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Pompei

  1. 1. “ NAVIGARE NELLA STORIA” Aiuta a conoscere noi stessi e il meraviglioso mondo che ci circonda!
  2. 2. POMPEI
  3. 3. L'eruzione del Vesuvio La mattina del 24 agosto del 79 d.C., verso le ore 13,00,si sentì un boato nella regione vesuviana. Dal vulcano una nube di gas e pomici si proiettò in alto, ed oscurò il cielo. Una pioggia di lapilli e frammenti litici ricoprì Pompei: durò fino al giorno dopo facendo crollare i tetti e mietendo le prime vittime. I Pompeiani tentarono di ripararsi nelle case o sperarono nella fuga, camminando sul letto di pomici che si andava formando, alto ormai più di 2 m. Ma alle 7.30 del 25 agosto, una scarica violentissima di gas tossico e cenere ardente devastò la città: essa si infiltrò dovunque, sorprendendo chiunque cercasse di sfuggire e rendendo vana ogni difesa.   La pioggia di cenere finissima, depositata per uno spessore di circa 6 m , aderì alle forme dei corpi e alle pieghe delle vesti e avvolse ogni cosa. E quando, dopo due giorni, la furia degli elementi si placò, l'intera area aveva un aspetto diverso: una coltre bianca avvolgeva tutto . Per lungo tempo la presenza umana fu rara e marginale, e solo con l'imperatore Adriano, intorno al 120 d.C., fu ripristinato almeno l'assetto viario nella zona.
  4. 4. Il Vesuvio durante l’eruzione
  5. 5. I calchi dei corpi Nella cenere solidificata furono ritrovati i vuoti corrispondenti a corpi; in seguito questi corpi vuoti furono riempiti con colate di gesso (o altro),e ora abbiamo i calchi esatti delle vittime dell'eruzione !
  6. 6. I calchi dei corpi
  7. 11. Brevi cenni storici su Pompei <ul><li>Le testimonianze più antiche datano la nascita della città tra la fine del VII sec. a.C . </li></ul>Fu una civiltà 'mista',formata da abitanti originari del luogo(autoctoni) ma anche da etruschi e greci . Verso la fine del V sec. a.C., le tribù dei Sanniti , scesi dai monti dell'Irpinia e del Sannio, dilagarono nella pianura dell'attuale Campania (che significa 'pianura fertile'), conquistando la città . Infine,verso la fine del IV sec. a.C., fu conquistata dai Romani. Dopo la sua distruzione,Pompei rimase dimenticata e solo nel 1748 cominciò l'esplorazione, col re di Napoli Carlo III di Borbone, che continuò sistematicamente nell'Ottocento, fino agli interventi più recenti di scavo, restauro e valorizzazione della città antica e del suo eccezionale patrimonio di architetture, sculture, pitture, mosaici.
  8. 13. anfiteatro 10 Palestra 9 Casa di Venere 8 Teatro grande 7 Via dell’abbondanza 6 Forno 5 Casa dei Vettii 4 Villa dei Misteri 3 Foro 2 Basilica <ul><li>1 </li></ul>
  9. 14. indice <ul><li>La casa romana </li></ul><ul><li>L’amministrazione pubblica </li></ul><ul><li>La pittura </li></ul><ul><li>La vita quotidiana </li></ul><ul><li>Gli spettacoli la cinta muraria </li></ul><ul><li>La villa </li></ul>
  10. 15. La casa del fauno(satiro)   La casa, così denominata dalla statuetta bronzea del fauno posta al centro dell'impluvio, occupa un intero isolato, con una superficie di quasi 3000 mq. Risale, complessivamente, al II sec. a.C., mentre il quartiere del bagno e dei servizi fu risistemato nel I secolo d.C. La grande estensione, l'architettura imponente con due atri e i due ampi giardini con peristilio , ne facevano, forse, la più maestosa delle abitazioni pompeiane. Conserva alle pareti resti della decorazione pittorica nello stile più antico, mentre i numerosi mosaici che impreziosivano i pavimenti dei vari ambienti sono stati trasportati al Museo di Napoli. Celebre è quello con la battaglia di Dario ed Alessandro , che costituiva il pavimento dell'esedra con due colonne sulla fronte, posta tra i due peristili.
  11. 16. <ul><li>La pianta della </li></ul><ul><li>casa del fauno </li></ul>
  12. 22. Casa della Venere in Conchiglia <ul><li>Danneggiata da una delle bombe cadute su Pompei nel 1943, e scavata nel 1952, questa casa sembra impostata su un'altra precedente, ampliando peristilio e triclinio e risistemando gli ambienti, che si sviluppano quasi tutti intorno al giardino. La scenografica figurazione pittorica della parete Sud ha reso famosa la casa: un giardino rigoglioso di piante e di fauna, con una bassa transenna ed altri elementi decorativi si articola in 3 pannelli. A destra è dipinta una vasca di fontana con uccelli; a sinistra una statua di Marte; al centro una finestra dà l'illusione d'aprirsi sul mare, ove in una rosea conchiglia è la dea Venere, accompagnata da due amorini e quasi sospinta verso Pompei, di cui era protettrice: pur dipinta in modo maldestro la composizione non manca di effetto teatrale, se vista ad una certa distanza. </li></ul>
  13. 24. Casa dei Vettii <ul><li>La domus apparteneva ai Vettii, ricchi mercanti. </li></ul><ul><li>Le pitture all'ingresso evidenziano auspici di prosperità: spicca la figura di Priapo , dio della fertilità(figlio di Venere e Bacco o di Zeus. Giunone,per vendicare l’infedeltà del marito,punì Priapo dandogli degli enormi genitali) </li></ul><ul><li>A destra dell'ingresso è il larario , edicola dal fondo dipinto con i Lari e il Genio del padrone di casa in atto di sacrificare; sotto, il serpente agathodemone, divinità benefica. Sul focolare della cucina ci sono graticola e pentole: qui fu rinvenuta la statua-fontana di Priapo, pertinente al giardino, dove c'erano altre statue con zampilli d'acqua, in un ricco contesto scenografico. Anche l'atrio in 'quarto stile' è di grande finezza, come il compluvium, con le gronde in terracotta. Il salone è famoso per i pannelli in 'rosso pompeiano' e per il fregio con mestieri e giochi eseguiti da amorini(vogliono rappresentare Cupido da bambino) . </li></ul>
  14. 27. Domus di Sallustio
  15. 28. La casa del forno
  16. 29. Domus di Menandro
  17. 30. L'amministrazione pubblica <ul><li>Gli organi dell'amministrazione pubblica a Pompei erano tre: </li></ul><ul><li>l'assemblea popolare , cioè il pòpulus ; il consiglio dei decurioni, detto òrdo decuriònum ; e 4 amministratori: 2 duòviri e 2 edìles . </li></ul><ul><li>Il pòpulus , composto da cittadini maschi e liberi, eleggeva i magistrati, i sacerdoti pubblici . </li></ul><ul><li>. I magistrati superiori , i duòviri iùre dicùndo,c onvocavano e presiedevano le assemblee del popolo ed amministravano la giustizia. Erano i responsabili dell'erario cittadino. </li></ul><ul><li>I duòviri controllavano le condizioni fiscali e amministrative dei cittadini </li></ul><ul><li>Gli edìli si occupavano della manutenzione degli edifici pubblici e delle strade, controllavano mercati e servizi di polizia urbana, organizzavano feste sia a spese proprie che della comunità. Ricordiamoci che i magistrati non avevano stipendio! </li></ul><ul><li>  </li></ul>
  18. 31. Il Foro <ul><li>Il Foro era la piazza principale della città , interdetta alla circolazione dei carri: tutt’intorno sorgevano edifici religiosi, politici, economici. Vi sono le basi monumentali per statue onorarie sul lato Sud, dinanzi agli edifici amministrativi urbani, mentre lungo i portici erano quelle dei cittadini illustri: le sculture non sono state ritrovate forse perché asportate dai Pompeiani tornati dopo l'eruzione a prendere il recuperabile. Al centro del lato Ovest sorge una tribuna per oratori. </li></ul>
  19. 33. Basilica <ul><li>Presenta pianta rettangolare, a 3 navate, con copertura a doppio spiovente retta dalle colonne centrali e dalle semicolonne della parte superiore delle pareti, dove restano decorazioni. Sul fondo vi è il tribunale, dove sedevano i magistrati, raggiungibile con scale di legno. L'edificio era infatti adibito all'amministrazione della giustizia e alle contrattazioni economiche. </li></ul>
  20. 35. Archi Onorari <ul><li>In opera laterizia, un tempo rivestiti in marmo, chiudono scenograficamente il Foro a Nord, a celebrare la famiglia imperiale. Questo presenta su una fronte due nicchie, che accoglievano statue di Nerone e Druso, sull'altra due fontane: una statua equestre (forse dell'imperatore Tiberio) sormontava quest'arco. L'altro arco, posto sullo sfondo all'inizio di via di Mercurio, è detto di Caligola, perché nelle vicinanze fu trovata una statua equestre, forse raffigurante l'imperatore Caligola, che probabilmente era collocata sull'arco. </li></ul>
  21. 37. La pittura <ul><li>La tecnica della decorazione ad affresco consisteva nel dipingere su uno strato misto di calce e polvere di marmo, steso poco prima e quindi umido. Potevano esserci fino a sette strati preparatori, applicati uno alla volta sul muro asciutto. </li></ul><ul><li>Prima di applicare l'ultimo strato il pittore più esperto tracciava le linee fondamentali del disegno, che erano poi perfezionate dai parietàrii e dagli imaginàrii, procedendo dall'alto inbasso. </li></ul>
  22. 38. Villa di Poppea
  23. 41. Casa di Frontone
  24. 42. La casa dei Vettii
  25. 43. L'alimentazione All'alba, per colazione , si consumava pane e formaggio o verdure e ciò che era avanzato dalla sera precedente. Seguiva uno spuntino a metà giornata , spesso consumato nelle numerose taverne dell'epoca: il pasto era a base di focacce, pesce fritto, salsicce e anche dolciumi e frutta. Dalle 4 del pomeriggio, nei triclìni, le sale da pranzo, si consumava la cena : dagli antipasti a base di uova e olive si passava alle portate di carne e pesce farcite, fino a dolci e frutta. Le cene erano allietate da letture e recitazioni, cantanti, suonatori e ballerini. Dopo la cena seguivano le bevute in un triclìnio pulito. Il vasellame da mensa consisteva in ciotole, brocche, bicchieri. Normalmente si mangiava con le mani; non esistevano forchette, ma sono stati rinvenuti cucchiai e coltelli. Per questo erano serviti ai commensali dei catini con acqua per lavarsi lemani. Tra i piatti particolari e costosi c'era il gàrum che qui a Pompei era prodotto ed esportato. Si tratta di una salamoia di pesce lasciato a fermentare al sole. Conservata sotto sale era spesso mescolata con vino, aceto o erbe aromatiche, ed era utilizzata per condire un'infinità di vivande. Il vino era la bevanda più diffusa, sia bianco che rosso. Era tagliato con acqua e aromatizzato con miele, spezie, erbe. Una bevanda economica era la pòsca , costituita da aceto diluito in acqua.
  26. 44. Il panificio
  27. 45. Thermopolium di Vetutius Placidus <ul><li>Caratteristici e assai diffusi a Pompei (se ne contano 89) i thermopolia erano locali (una sorta di ' snack-bar ') dove si servivano bevande e cibi caldi (donde il nome alla greca): infatti era usuale pranzare (prandium= pasto di mezzogiorno) fuori casa. </li></ul><ul><li>La struttura tipica è semplice: un locale aperto sulla strada, con bancone in muratura, spesso decorato, in cui sono incassati i dolia (giare) per contenere la merce: talora in ambienti retrostanti ci si poteva sedere e consumare il pasto. In questo thermopolium si nota il larario (edicola) in stucco e affresco: ai lati del Genius del padrone sono i Lari (protettori della casa) e quindi Mercurio (dio del commercio) e Dioniso (dio del vino). </li></ul>
  28. 47. Macellum <ul><li>L'edificio, che era il principale mercato della città, a.C., con successive ristrutturazioni: le basi dinanzi al portico d'ingresso reggevano statue onorarie di cittadini illustri. L'interno è una corte porticata, con botteghe: le 12 basi poste al centro servivano da appoggio a pali lignei, che reggevano un tetto conico; sul fondo, l'ambiente a destra era usato per la vendita di carne e pesce , quello a sinistra, forse, per banchetti in onore dell'imperatore. Sulla parete Nord-Ovest vi sono affreschi </li></ul>
  29. 48. L'attività lavorativa <ul><li>La giornata lavorativa sfruttava la luce del giorno, quindi per alcuni iniziava all'alba: ma le corporazioni di mestiere imponevano non più di otto ore lavorative, anche se i commercianti di articoli di lusso attendevano fino all'ultimo qualche cliente. Presso le porte c'erano i trasportatori, muniti di calessi o di muli, che provvedevano a trasportare nella città le merci. I negozi erano di solito a conduzione familiare, ma c'era sempre bisogno di commessi. Non mancavano poi i venditori ambulanti che disponevano di carretti o banconi di legno. Nell'artigianato erano impiegati gli schiavi che erano assunti in base alle loro specifiche competenze. Tra le attività più diffuse e redditizie c'erano i fornai, gli orafi, gli argentieri, i 'bronzieri '. Tra i lavori improvvisati, c'erano i maghi che approfittavano dell'ingenuità dei creduloni per vendere pozioni e amuleti. Anche gli artisti erano considerati semplici artigiani: provenivano dai ceti più bassi e spesso erano stranieri. Esisteva dunque una folla laboriosa occupata in attività ancora attuali e le strade erano invase da insegne, banchi, tendoni, cesti e merci. Infine c'erano gli schiavi che erano acquistati come oggetti al Foro: presentati in piedi su un palco con una tessera in mano o un cartello appeso al collo, in cui erano riportati dati anagrafici e capacità. In città gli schiavi si occupavano dei lavori domestici. Quelli più istruiti si occupavano della contabilità del padrone o ne curavano l'istruzione dei figli. In campagna gli schiavi attendevano al duro lavoro dei campi. Gli schiavi migliori erano liberati (i liberti) dai padroni oppure si riscattavano pagando la quota che era stata spesa per il loro acquisto. </li></ul>
  30. 49. Il culto <ul><li>Il Larario </li></ul><ul><li>  </li></ul><ul><li>I Lari erano i protettori del focolare domestico e della famiglia ed onorati davanti al larario, l'edicola posta di solito nell'atrio, dove ardeva il 'fuoco' sacro! I Lari erano raffigurati spesso come una coppia di giovani danzanti, con corta tunica e mantello. Associati ai Lari troviamo anche i Penàtes , divinità protettrici del pènus , cioè la dispensa dei viveri, e perciò del benessere generale della casa. Nel larario si venera anche il Gènius , rappresentato sotto forma di giovane con toga e capo velato, in atto di libare. Il Gènius è un demone legato alla persona, al capofamiglia. Al Gènius è consacrato il serpente agathòdemon , che spesso troviamo dipinto sotto il larario, mentre si dirige verso l'altare sul quale sono un uovo e qualche frutta </li></ul>
  31. 50. Tempio di Iside
  32. 51. Tempio di Apollo
  33. 52. Il culto dei morti <ul><li>Fino al I sec. d.C. era usuale cremare i defunti e raccogliere le ceneri entro vasi che venivano murati all'interno delle tombe o interrati nel recinto funerario. Il luogo della sepoltura nella terra era contrassegnato da un segnacolo. Nell'urna si depositava una moneta necessaria al defunto per essere traghettato da Carònte nell'aldilà. Un condotto collegava il terreno con il vaso, così che a questo potessero giungere le libagioni offerte in occasione delle cerimonie funebri. Dopo il funerale e il seppellimento si svolgevano riti di purificazione e un banchetto presso la tomba. Il lutto durava nove giorni. Al termine si portavano offerte al defunto e seguiva un altro banchetto funebre. Il periodo per la commemorazione dei defunti era quello dei Parentàlia, che durava dal 13 al 21 febbraio, durante il quale ogni famiglia onorava genitori e altri congiunti. </li></ul><ul><li>La legge romana prescriveva che i cimiteri sorgessero all'esterno delle mura, dove le tombe si sviluppavano ai lati delle strade che uscivano dalle porte urbiche. Il ricordo dei defunti passava attraverso una monumentalizzazione degli edifici funebri, in cui si esprimevano la concorrenza reciproca e le differenze di rango. L'aspetto esteriore delle necropoli era in larga misura determinato dalle tombe delle persone ricche e mediamente benestanti. Queste acquistavano un pezzo di terreno sul quale costruire il monumento funerario, oppure compravano una tomba appartenente ad una serie già eretta da un costruttore. </li></ul>
  34. 53. <ul><li>Necropoli di Porta Nocera </li></ul><ul><li>Subito fuori la porta Nocera si estende la necropoli, di notevole importanza, costruito per sé e per i suoi familiari da Eumachia, sacerdotessa di Venere: su un'alta terrazza sorge l'esedra, con camera sepolcrale e recinto retrostante. La struttura è articolata in nicchie con statue, separate da semicolonne, quindi coronata da un fregio figurato. </li></ul>
  35. 55. Necropoli di Porta Vesuvio
  36. 56. Il sistema idrico <ul><li>Pompei cercò di risolvere il problema dell'approvvigionamento idrico con vari mezzi. I pozzi già nel VI sec. a.C. attingevano acqua alle falde profonde fino a 39 m, ma per la durezza del banco vulcanico essi non furono numerosi. Lacqua piovana passava attraverso un'apertura del tetto dell'atrio, il complùvium, e decantava in una bassa vasca, l'implùvium, per poi raccogliersi nella cisterna sotterranea, da cui si attingeva con secchi attraverso il pozzo. Un netto miglioramento per il rifornimento idrico venne con l' acquedotto augusteo alimentato dalle sorgenti dell'Acquaro, sul Monte Serino. L'acqua arrivava in un ripartitore, il castèllum àquae , e di qui era distribuita in tre condutture principali: sfruttando il pendio scorreva in tubazioni di piombo, interrate sotto i marciapiedi, e raggiungeva le torri idrauliche, agli incroci delle strade. Queste erano serbatoi in piombo, posti su pilastri in muratura, che fungevano da regolatori di pressione e da riserva idrica per le diverse aree della città. Il nuovo impianto favoriva ampia disponibilità d'acqua, circa 6460 m3 al giorno, e significò un sostanziale innalzamento della 'qualità della vita': i benestanti poterono permettersi nelle case addirittura ninfei e terme private, ma tutti i Pompeiani profittarono dell'acqua abbondante e fresca che sgorgava dalle quaranta fontane pubbliche . Non c'era un vero e proprio sistema fognario , eccetto nella zona prossima al Foro. L'acqua di scarico inondava le strade fuoriuscendo anche dalla cinta muraria in alto attraverso apposite aperture. Di conseguenza i marciapiedi erano alti rispetto alla strada che bisognava attraversare grazie ai 'passaggi pedonali' costituiti da grandi blocchi di lava. </li></ul>
  37. 57. Il castellum aquae
  38. 58. La misurazione del tempo <ul><li>Nel mondo romano la durata delle ore risultava divisa in dodici ore sia il dì, cioè il tempo compreso tra alba e tramonto, sia la notte, dal tramonto all'alba: ecco dunque che la durata delle ore diurne oscillava secondo sia le stagioni che la latitudine del luogo, in quanto esse erano più lunghe in estate, quando il periodo di luce è maggiore, e più corte in inverno, mentre avevano la stessa durata delle ore notturne solo in occasione degli equinozi, quando dì e notte si equivalgono! Gli strumenti più comuni per indicare l'ora erano le meridiane, diffuse a partire dalla fine del IV sec. a.C.: erano costituite da uno stilo, detto gnomone, che proietta la propria ombra sul quadrante, segnando così l'ora. Nel II sec. a.C. si iniziò ad usare la clessidra ad acqua . </li></ul>
  39. 59. Le terme <ul><li>I Pompeiani non possedevano tutti l'acqua in casa e quindi usufruire delle piscine termali era una necessità. Ma pure era un fenomeno di costume, espressione di una particolare concezione del tempo libero. Si andava alle terme non solo per fare il bagno, ma anche per incontrare amici, conversare, cercare appoggi politici. Le terme diventarono un'occasione di vita sociale. Gli stabilimenti offrivano bagni caldi, piscine, saune, palestre e spazi porticati, locali per il massaggio e la toeletta. All'ingresso si pagava una modesta tassa: i ragazzi entravano gratis; e poi vi erano diversi prezzi per i vari servizi: custodia dei vestiti, massaggi, fornitura di oli profumati! In genere uomini e donne avevano sezioni separate. L'entrata era prevista dopo le 13.30, mentre le donne usufruivano spesso del turno antimeridiano. Gli impianti rimanevano aperti fino al tardo pomeriggio; qui a Pompei è stato ritrovato nelle terme un gran numero di lucerne per illuminare gli ambienti di sera. Dopo aver lasciato gli abiti nell'apoditèrium ovvero nello spogliatoio, i Pompeiani si recavano alla piscina oppure in palestra a fare ginnastica. Al termine degli esercizi tornavano in piscina o andavano nella sala dei bagni caldi, il caldàrium spesso vicino al lacònicum o bagno turco. In queste sale il flusso di aria calda veniva immesso dalle caldaie sotto al pavimento rialzato e nelle intercapedini delle pareti. Seguiva una sosta nel tepidàrium, un ambiente temperato, e infine passavano nelle vasche fredde del frigidàrium. Ci si equipaggiava con asciugamani di lino o di lana. Erano usati la soda come sapone, oli profumati e lo 'strigile', una paletta metallica arcuata per detergere il corpo unto d'olio e cosparso di sabbia dopo gli esercizi ginnici. Gli addetti vigilavano sulle condizioni igieniche, sul rispetto degli orari, sul corretto mantenimento degli impianti. </li></ul>
  40. 60. Terme Stabiane <ul><li>È l'edificio termale più antico della città. Ad Est della palestra centrale porticata sono ambienti per il bagno, divisi in una sezione femminile ed una maschile: frigidarium (sala con vasca per il bagno freddo), apodyterium (spogliatoio), tepidarium (sala tiepida), caldarium (sala per il bagno caldo), fornaci (per produrre calore). A Nord è una grande latrina ; a Ovest una piscina (natatio). Nell'ingresso e nella palestra si conservano raffinate decorazioni . Da notare il metodo per riscaldare gli ambienti: il pavimento era sostenuto da pilastrini in mattoni (suspensurae), sicché sotto restava uno spazio vuoto (hypocaustum), nel quale circolava l'aria calda prodotta dalle fornaci: essa passava anche nelle intercapedini lungo le pareti, sì da avvolgere interamente la stanza. </li></ul>
  41. 61. <ul><li>Le terme stabiane </li></ul>
  42. 63. Le terme de Foro
  43. 64. Il lupanare(le case degli appuntamenti)
  44. 65. Gli spettacoli <ul><li>Teatro grande </li></ul><ul><li>Edificato nel II sec. a.C. sfrutta il pendio naturale per la costruzione delle gradinate (cavea), a ferro di cavallo, distinte in tre zone, di cui quella inferiore (ima cavea), rivestita di marmo, era riservata ai decurioni ed ai cittadini importanti. Il teatro potè accogliere circa 5.000 spettatori. Palcoscenico e scena erano adorni di marmi e statue </li></ul>
  45. 68. I ludi gladiatori <ul><li>L'organizzazione di grandiosi spettacoli, che prevedevano moltissime coppie di gladiatori, animali esotici, condannati a morte e scenografie spettacolari, richiedevano molto tempo e notevoli risorse economiche. Era necessario disporre di fondi: per garantirsi la disponibilità di gladiatori, occorreva rivolgersi al lanista, un impresario che reclutava uomini addestrati. Le possibilità previste per ottenere dei gladiatori erano due: la vendita, che costituiva la soluzione più semplice, o l'affitto-vendita, che prevedeva il versamento di una somma da parte dell'editore per l'affitto degli uomini sopravvissuti e del pagamento del prezzo di vendita per quelli morti in combattimento. </li></ul><ul><li>Per gli animali esisteva invece un mercato di bestie esotiche, importate principalmente dall'Africa e dall'Asia. Accadeva piuttosto frequentemente che i magistrati impegnati nell'organizzazione dei ludi si rivolgessero a governatori di province amici per procurarsi più facilmente grandi quantitativi di animali. </li></ul><ul><li>La partecipazione del pubblico era molto grande, ed alcuni gladiatori, divenuti davvero famosi, erano oggetto di sfrenata tifoseria. Come lasciano intendere molte iscrizioni graffite di Pompei, oltre che suscitare l'entusiasmo nell'arena, sembra che i gladiatori facessero anche strage di cuori femminili. </li></ul>
  46. 69. L'anfiteatro <ul><li>Costruito (circa 70 a.C.) dai duoviri Q. Valgus e M. Porcius, è tra gli anfiteatri più antichi e meglio conservati e accoglieva oltre 20.000 spettatori. La cavea è divisa in tre settori: la ima cavea (prima fila) per i cittadini importanti, la media e la summa, più in alto, per gli altri. Spesso sulle tribune un velario proteggeva dal sole gli spettatori. L'edificio era destinato ai combattimenti tra gladiatori. Sull'asse maggiore dell'arena si aprivano due porte: per una entrava la parata dei partecipanti ai giochi, dall'altra erano portati via i corpi esanimi o feriti. </li></ul>
  47. 72. La villa <ul><li>La villa romana rispecchia diverse tipologie. C’è la &quot;villa urbana&quot;, simile alle nostre ville residenziali, e la &quot;villa rustica&quot;, simile alle nostre fattorie e specializzata nella produzione agricola. Spesso però le due tipologie si fondono, in quanto i Romani cercavano di unire al piacere di soggiornare in posti di grande bellezza il vantaggio economico. Un esempio è costituto dalla Villa dei Misteri , che affianca ad un ampio quartiere produttivo, dislocato intorno al cortile, un quartiere padronale, che si sviluppa intorno all’atrio e che si affaccia su una terrazza ad emiciclo rivolta verso il Golfo di Napoli. Oltre a portici e terrazze, la &quot;villa urbana&quot; comprendeva grandi parchi, organizzati secondo un progetto architettonico, con aiuole e vialetti abbelliti da statue e fontane. Lo schema della &quot;villa rustica&quot; è molto semplice: un cortile porticato, attorno al quale si aprono gli alloggi del padrone, quelli degli schiavi ed i locali destinati alle attività produttive, come la pressa per l’uva e quella per le olive, la cantina (cella vinaria) etc. Lungo le coste si disponevano le ‘ville marittime’, che oltre ai quartieri residenziali, mostrano spesso ampi settori con vasche e piscine dedicati alla piscicoltura. Il geografo Strabone, in età augustea, fa intendere che lungo la costa della Campania si addensavano tante ville al mare (villae maritimae), che il Golfo di Napoli dava l’impressione di un’unica grande città. </li></ul>
  48. 73. Villa dei Misteri <ul><li>E’ una delle oltre 100 ville scoperte nell'area vesuviana, di solito legate allo sfruttamento agricolo, ma anche alla moda delle classi elevate di avere un &quot;rifugio&quot; fuori città, ove ricreare un ambiente pervaso di cultura greca. Comprende un quartiere residenziale , affacciato al mare e decorato con splendidi affreschi (inizi I sec.-20 a.C.), e uno servile, accanto ai locali di lavorazione del vino (torcularia); qui è ricostruita una pressa per la spremitura dell'uva, con il tronco a testa d'ariete. Lungo le pareti del triclinio è il grande affresco (megalographia), con scena di rito misterico (donde il nome della villa) ovvero d'iniziazione femminile al matrimonio. Splendidi esempi di &quot;terzo stile&quot; a fondo nero sono nel tablino, con motivi miniaturistici tratti dalla pittura egiziana. </li></ul>
  49. 75. La villa dei Misteri

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