Transumanesimo come soluzione

166 views

Published on

Published in: Spiritual
0 Comments
0 Likes
Statistics
Notes
  • Be the first to comment

  • Be the first to like this

No Downloads
Views
Total views
166
On SlideShare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
3
Actions
Shares
0
Downloads
6
Comments
0
Likes
0
Embeds 0
No embeds

No notes for slide

Transumanesimo come soluzione

  1. 1. TRANSUMANESIMO COME SOLUZIONE Negli ultimi tempi, innumerevoli articoli e studi ci avvisano delle peculiarità e dei rischi legati alle tecnologie informatiche, ai big data e alle reti neurali. Si avvicina il momento della singularity in cui avverrà il sorpasso delle capacità della mente umana da parte delle cosiddette intelligenze artificiali. Questo, oltre agli addetti ai lavori, come filosofi, sociologi e scienziati, coinvolge emotivamente molte persone semplicemente informate che vedono minacciata l'immagine stessa che abbiamo dell'uomo. Anche io sono tra questi, e partendo dalla mia visione olistico-sistemica della Realtà che vede nell'interdipendenza di tutti i fenomeni la possibilità di pervenire a una qualche soluzione condivisibile, mi sono posto molte domande alle quali voglio tentare di dare risposta. Ammesso che succeda tutto quello che si paventa e la singularity si realizzi, chi ne sarà stato l'artefice? Io credo che la risposta a questa domanda dovrebbe di per sé aiutarci ad affrontare anche tutti i nostri dubbi sul futuro che andiamo preparando: L'artefice è l'uomo, e l'uomo è un prodotto di questa realtà. Potrà mai fare qualcosa che questa realtà non possa contemplare e gestire? A mio avviso quello che rende angosciante questo scenario è solo la nostra ingenua e al tempo stesso arrogante posizione antropocentrica in senso individualista che presuppone l'esistenza del nostro libero arbitrio, e che si sta rivelando sempre piùinconsistente. Se si pensasse che noi stiamo semplicemente evolvendo in complessità e che l'uomo sia solo una cellula di un organismo di cui non conosce gli scopi, risulterebbe evidente che non abbiamo una base che ci consenta di giudicare positivamente o negativamente i potenziali risultati delle nostre azioni collettive. E questo dovrebbe farci porre alcune domande onestamente ineludibili: A fronte di una storia che da migliaia anni continua ad offrirci massacri, ingiustizie e sperequazioni fondate sul dominio dell'uomo sull'uomo, un qualsiasi "macchinismo" che ci governasse, potrà mai fare peggio di noi? A fronte del fallimento "operativo" di tutti messaggi di giustizia e di pace di uomini che regolarmente abbiamo assassinato, non sarà meglio affidare il compito della gestione dell'etica universale a algoritmi matematici non manipolabili per fini di parte? Abbiamo inventato Dio per sanare le nostre nequizie nell'aldilà. Nella vana attesa che questo si avveri in un luogo ipotetico, non sarebbe meglio cominciare ad allestire apparati che se ne occupino nell'aldiqua? Capisco tutte le paure e i dubbi che suscitano le risposte a queste domande, ma questo mi ricorda le resistenze degli aristocratici all'avvento dell'illuminismo… Oggi. è solo questa nostra "aristocrazia" planetaria del miliardo d'oro che può avere paura dell'avvento di sistemi esclusivamente "logici" nella gestione equa e consapevole delle risorse del pianeta. Ma, almeno la metà dei suoi abitanti e i milioni di morti di fame e di malattie che accompagnano il nostro benessere, cosa avrebbero da perdere dalla scomparsa delle nostre millenarie quanto praticamente inutili elucubrazioni "umanistiche"? Dall'inzio della Storia, eticamente e moralmente non abbiamo fatto un solo passo in avanti. Solo la scienza e la tecnica hanno caratterizzato la nostra evoluzione, quindi, solo loro ci possono dare la speranza di superare questi nostri miserandi confini esistenziali. Si tratta di un cambiamento di paradigma epocale. Forse, "l'uomo non piùal centro dell'universo" è stato solo la metafora di quello che si va prospettando come "l'uomo non piùal centro dell'Umanità". Per questo l'avvento del nuovo transumanesimo è il solo passo conseguente e necessario in cui io ripongo le mie speranze. Francesco Pelillo

×