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P&C65 Perillo

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nasce una nuova rubrica su Persone & Conoscenze (www.este.it)

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P&C65 Perillo

  1. 1. Una vita imperfetta Elogio della pazienza di Francesco Donato PerilloNasce una nuova rubrica: “Una vita imperfetta”, dedicata a chi, come lamaggioranza di noi, non separa la vita dal lavoro, lo considera anzi parteintegrante della vita, non un suo surrogato, quasi fosse una fiction o una re-cita cui siamo obbligati, ma una sua parte imprescindibile. E non una partesezionata, ufficiale, pubblica, professionale, distinta da quella che è la vitaprivata: non c’è e non può esserci un dentro e un fuori del lavoro. Esso èluogo in cui si porta tutta la propria carica affettiva, perché anche le rela-zioni organizzative ne sono profondamente investite. In questo senso, purse tra vincoli, condizionamenti e avversità di ogni genere, la condizionedel lavoratore –e ancora di più quella del lavoratore-manager, in quantoanche responsabile di altre persone– è paradossalmente un’esperienza dilibertà. Forse è per questo che riusciamo a non avvertire fino alle estremeconseguenze la frustrazione dell’isolamento o quella dell’indifferenza, quelsentirsi invisibili, in cui tante volte il lavoro nelle organizzazioni ci caccia:l’assenza di un committment dall’alto, un mancato riconoscimento, anchesolo con una parola, a fronte di un lavoro riuscito, la delusione per un obiettivo appena sfiorato ma non centrato,la mancanza di riscontro alle tue mail. E’ il lavoro nella mia azienda, in qualunque azienda, in qualunque organiz-zazione. Ho sentito anche monaci lamentarsi dei comportamenti organizzativi del convento, del priore come deiconfratelli. E’ proprio la vita, con le sue contraddizioni, i suoi alti e i suoi bassi.Questo i lettori di Persone & Conoscenze lo sanno bene, convinti che spendersi nel proprio mestiere è conquistadell’indipendenza, di uno spazio personale che non può essere intaccato né da un capo arrogante né da colleghiarrivisti, perché è lì che posso sentirmi in sintonia con la mia storia e acquisire invulnerabilità rispetto ai momentialti come a quelli bassi. Non è la felicità, ma almeno è una via per non perderla di vista, forse l’unica concessa dallelogiche spietate delle organizzazioni.C’è poi il secondo aspetto: l’imperfezione. Già quasi sinonimo della vita stessa, esprimendone la caratteristica fon-dante. Ma qui, al di là di ogni filosofare, ci riferiamo alla vita manageriale, quella del fronte, quella concreta dellatrincea quotidiana. Chi non ricorda L’imperfezione manageriale, tra i primi coraggiosi libri di Pier Luigi Celli? Siera nel pieno degli anni ’90, il mondo aziendale non aveva ancora prodotto quel contesto sfilacciato, disorganico,imprevedibile, para-virtuale in cui siamo costretti ad agire oggi. Celli, all’epoca manager operativo e di primo pia-no in grandi aziende, aveva colto in anticipo i segnali deboli di quella che sarebbe poi diventata una frana che hainvestito tutti. La frana delle certezze della pianificazione e del controllo, della sicumera del management scientifi-co, del mito assoluto del produttivismo, cui corrispondeva la maschera del manager rigoroso ed efficientista: fattoririvelatisi incompatibili con la gestione della complessità. Invece è proprio la consapevolezza dell’imperfezione apoter guidare il manager tra le variabili indefinite e le dinamiche non lineari della navigazione aziendale. A partireda quel libro di Celli e dalle suggestioni del pensiero debole che Edgar Morin andava diffondendo in quegli anni,l’imperfezione è stata forse la scoperta manageriale più importante del secolo (il ventunesimo), la definitiva rotturadegli schemi tayloristi, l’apertura alla dimensione umanistica della gestione. La valorizzazione dell’intelligenzaemotiva, delle competenze relazionali, la stessa scoperta della diversità, a rifletterci bene, non ne sono che la con-seguenza.Dall’imperfezione manageriale alla vita imperfetta il passo è perciò breve, quasi un’equazione: la vita di noi mana-ger imperfetti è narrazione, fatta di esperienze da condividere, pratiche vissute, sentimenti da esprimere, convin-zioni da mettere in discussione, humanities. Opinioni e non verità. Vita di ricerca e non solo di produzione.Alla luce di queste riflessioni, lasciamo questa prima pagina con una domanda di attualità: ci sono per l’impresapost-fordista scorciatoie o formule per sopravvivere nell’economia globalizzata? E riformuliamola in riferimentoallo spostamento dei confini delle relazioni sindacali avviato dalla linea Marchionne: può un accordo sindacale–peraltro privo di una significativa componente– risolvere il problema della competitività con il mondo emergentead est? Forse può aiutare. O al contrario agire come un boomerang motivazionale. Il punto, a mio parere, è che nonc’è nessuna new-co che possa sottrarsi all’imperfezione e alla necessità di cucire con pazienza manageriale il tessutodelle sue relazioni umane.32 PERSONE&CONOSCENZE N.65

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