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IMMIGRAZIONE
E CRIMINALITA'
Gli stranieri delinquono di più?
F R A N C O P E S A R E S I
WELFARE EBOOK N. 8/2023
1
2
WELFARE EBOOK n.8/2023
_______________________________________________________
IMMIGRAZIONE
E CRIMINALITA’
Gli stranieri delinquono di più?
di Franco Pesaresi
_______________________________________________________
gennaio 2023
_______________________________________________________
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IMMIGRAZIONE E CRIMINALITA’
Indice
pagina
Introduzione 4
1. La paura degli italiani 6
2. L’andamento della delittuosità in Italia 10
3. I reati commessi dagli stranieri 15
4. Nazionalità e reati degli stranieri 37
5. Gli stranieri nelle carceri 45
6. Più integrazione = più sicurezza. Cause e rimedi del
tasso di criminalità degli stranieri 50
7. Sintesi conclusive 55
Bibliografia 60
4
INTRODUZIONE
Il tema del rapporto fra immigrazione e criminalità è un tema molto
delicato perché si presta a facili strumentalizzazioni o a semplifica-
zioni basate su ciò viene percepito piuttosto che su ciò che accade
davvero.
Ad alimentare la percezione del rapporto fra immigrazione e crimina-
lità è soprattutto il dibattito politico che, senza far riferimento a dati
oggettivi, da una parte alimenta ingiustificate paure nella popolazio-
ne per suscitare reazioni che favoriscano la propria parte politica e
dall’altra parte si nega la più elevata delittuosità degli stranieri dipin-
gendo un mondo ideale che ancora non c’è.
La realtà è molto più complessa ed è fatta di fenomeni di segno di-
verso che è necessario conoscere se vogliamo comprenderli e gover-
narli.
Proprio per questo, l’obiettivo di questo ebook è quello di affrontare
il tema partendo dai dati oggettivi senza alcun pregiudizio in un sen-
so o in un altro per offrire al lettore la possibilità di farsi un’idea sul
tema.
La lettura di questo lavoro riserverà sicuramente delle sorprese così
come le ha provocate in me man mano che andavo avanti nella ricer-
ca.
Questo ebook riprende integralmente ed in parte amplia una serie di
5 articoli sul rapporto fra criminalità ed immigrazione, pubblicati
dalla rivista online “Welforum” negli anni 2019-2020.
5
Di seguito si forniscono le indicazioni sulle precedenti, singole, pub-
blicazioni:
o Pesaresi F., Dei delitti e delle paure. La criminalità, l'immigra-
zione e come vengono percepite, Welforum, 24/9/2019:
https://welforum.it/dei-delitti-e-delle-paure/
o Pesaresi F., Gli stranieri delinquono di più?, Welforum.it,
10/10/2019: https://welforum.it/il-tasso-di-criminalita-degli-
stranieri/
o Pesaresi F., I reati commessi dagli stranieri irregolari, Welfo-
rum.it, 5/11/2019: https://welforum.it/i-reati-commessi-dagli-
stranieri-irregolari/
o Pesaresi F., Gli stranieri nelle carceri, Welforum.it, 4/12/2019:
https://welforum.it/gli-stranieri-nelle-carceri/
o Pesaresi F., Più integrazione, più sicurezza, Welforum,
8/1/2020: https://welforum.it/piu-integrazione-piu-sicurezza/
6
1. LA PAURA DEGLI ITALIANI
A guardare i tg e a leggere i giornali si ha l’impressione che la preoc-
cupazione degli italiani per la sicurezza sia cresciuta molto negli ul-
timi anni. Ma è davvero così? Ci aiutano ad orientarci in questo tema
tre ricerche recenti ed importanti realizzate proprio nel 2018.
Il primo lavoro è costituito dal rapporto dell’ISTAT dal titolo “La
percezione della sicurezza” (2018). Secondo l’Istat la percezione di
insicurezza risulta stabile, rispetto alle precedenti rilevazioni
(2008-2009), mentre si riduce l’influenza della criminalità sulle
abitudini di vita. E cioè le persone che sentono che i loro compor-
tamenti sono molto o abbastanza influenzati dalla paura della crimi-
nalità sono passati dal 48,5% al 38,2%.
Tra il 2008-2009 e il 2015-2016, l’Istat stima un miglioramento ge-
neralizzato nelle preoccupazioni: il 41,9% dei cittadini è preoccupato
di subire uno scippo o un borseggio (-6,3 punti percentuali dal 2008-
2009), il 40,5% un’aggressione o una rapina (-7,1 punti percentuali ),
il 37% il furto dell’auto (-6,7) e il 28,7% (-14) teme per sé o i propri
familiari di subire una violenza sessuale. Il 60,2% dei cittadini è mol-
to o abbastanza preoccupato dei furti nell’abitazione (unico dato sta-
bile).
Nonostante il miglioramento, il 33,9% dei cittadini ritiene di vivere
in una zona a rischio di criminalità (molto o abbastanza), dato deci-
samente in aumento rispetto alla rilevazione precedente (+11,9 punti
percentuali).
Il senso di insicurezza delle donne è decisamente maggiore di quello
degli uomini: il 36,6% non esce di sera per paura (a fronte dell’8,5%
degli uomini), il 35,3% quando esce da sola di sera non si sente sicu-
ra (il 19,3% degli uomini). Gli anziani hanno un profilo di insicurez-
za simile. Valutazioni più positive sono espresse da coloro che vivo-
no in centri di piccole dimensioni (Istat, 2018).
L’altra recente ricerca è del Censis (2018). Secondo il Centro di ri-
cerca rimane elevato il timore di essere vittima di un reato. Oltre
19 milioni di italiani (il 31,9% del totale delle famiglie) percepiscono
7
il rischio di criminalità nella zona in cui vivono. Il pericolo cresce
mano a mano che aumentano le dimensioni del comune di residenza
ed è maggiormente avvertito nelle grandi realtà urbane, ove oltre la
metà dei residenti percepisce il rischio di subire un reato.
La criminalità continua ad essere ritenuta un problema grave, segna-
lato dal 21,5% degli italiani, al quarto posto dopo la mancanza di la-
voro, indicata dal 52,4% della popolazione, l’evasione fiscale
(29,2%) e l’eccessivo prelievo fiscale (24%). A preoccuparsi di più
per la criminalità sono gli italiani che appartengono a nuclei fa-
miliari che hanno un livello economico basso, i quali, presumibil-
mente, vivono in contesti più disagiati: tra chi ha maggiori problemi
economici la criminalità è segnalata come secondo problema (il
27,1% del totale) dopo la mancanza di lavoro (Censis, 2018).
La terza ricerca, commissionata dalla Commissione Europea, è stata
pubblicata nel n. 469 di Eurobarometer nell’aprile del 2018, ed è tut-
ta finalizzata ad indagare il pensiero della popolazione europea
sull’integrazione degli immigrati nell’Unione Europea.
Rispetto ai cittadini di altri Stati dell’UE, gli italiani percepiscono
come particolarmente forte il legame tra immigrazione e criminalità.
Tre quarti degli intervistati italiani ritengono che gli immigrati
peggiorano i problemi di criminalità nel loro Paese; Solo Malta ha
una percentuale più elevata (79%). Rispetto alla media europea del
57%, gli intervistati italiani che ritengono che gli immigrati peggio-
rino la situazione della criminalità rappresentano il 74% dell’intero
campione, con una differenza di +17 punti percentuali (Cfr. Fig. 1).
Allo stesso tempo, gli italiani, rispetto agli intervistati in altri Paesi
europei, tendono anche a credere di meno che l’integrazione degli
immigrati sarebbe favorita dall’introduzione di programmi ad hoc
(Eurobarometer, 469/2018). Emergono dunque differenze sostanziali
tra gli orientamenti degli italiani e quelli degli europei sul rapporto
fra immigrazione e criminalità.
8
Fig. 1 – La percezione degli europei degli effetti
dell’immigrazione sulla criminalità
Fonte: Eurobarometer n.469/2018.
Quali sono gli elementi che emergono?
1. La percezione della insicurezza a causa della criminalità è
elevata, soprattutto nelle grandi città e nei ceti più popolari.
Ed è più sentita dalle donne e dagli anziani. Un terzo degli
italiani ritiene di vivere in una zona a rischio di criminalità.
Tra i problemi più gravi sentiti dalla popolazione italiana, la
criminalità viene collocata al quarto posto che però sale al se-
condo posto tra i ceti più popolari.
2. La percezione di insicurezza è stabile. Negli ultimi 10 anni
non è cresciuta, contrariamene a quello che si pensa, mentre
l’influenza della criminalità sulla propria vita è addirittura
diminuita. l’Istat ha registrato un miglioramento generalizzato
nelle preoccupazioni circa il rischio di subire un reato con
l’unica eccezione dei furti nell’abitazione. In sintesi, quindi
non c’è una crescente paura nei confronti della criminalità ma
i livelli attuali pur sostanzialmente stabili, sono elevati e ri-
chiedono interventi pubblici di ampio respiro che non preve-
9
dano solo un sistema repressivo più efficace ma anche un in-
tervento di recupero e rivitalizzazione delle periferie delle cit-
tà unite ad interventi di inclusione e di integrazione che ridu-
cano le aree di marginalità e irregolarità. Una particolare at-
tenzione dovrà essere posta proprio nel cercare di dare sicu-
rezza ai soggetti più fragili il che richiede interventi di rior-
ganizzazione dei servizi della città.
3. Il 74% degli italiani pensano che gli immigrati peggiorano i
problemi di criminalità e quindi, che in qualche modo, siano
concausa dell’elevato livello di criminalità del paese. Si tratta
di una quota molto elevata, la più alta in Europa dopo Malta.
Almeno in parte, questi dati sembrano essere anche il prodot-
to di una errata percezione del fenomeno migratorio: chi ne
ingigantisce la portata, è indotto anche a ingigantirne le con-
seguenze.
4. Nel loro complesso, le diverse ricerche analizzate segnalano
un livello dei timori della popolazione nei confronti della
criminalità e dell’immigrazione come concausa della stessa
molto elevato, seppur stabile. In particolare, sarebbe sba-
gliato pensare che il tema dell’immigrazione sia soltanto una
questione di mal percezione: perché i suoi effetti sugli atteg-
giamenti dei cittadini sono concreti e reali. Ed è soprattutto
con quelli che la politica e i partiti devono fare i conti. Non
tenere conto di questi elementi nelle politiche di comunica-
zione e di coesione sociale delle istituzioni ma anche degli
organi di informazione rappresenterebbe un grave errore.
10
2. L’ANDAMENTO DELLA DELITTUOSITA’ IN
ITALIA
In Italia, negli ultimi 10 anni (2008-2017), il totale generale dei de-
litti ha mostrato un trend altalenante ma dal 2014 in forte riduzione.
I delitti commessi nel 2017 sono 280.000 in meno di quelli del 2008
(-10,3%) (Cfr. Tab. 1).
Tab. 1 – ANDAMENTO DELLA DELITTUOSITA’ IN ITALIA
(2008-2017)
Anno Delitti commessi Popolazione
italiana
Delitti ogni
100 residenti
in Italia
Stranieri
residenti
2008 2.709.888 59.000.586 4,59 3.023.317
2009 2.629.831 60.340.328 4,36 3.402.435
2010 2.621.019 60.626.442 4,32 3.648.128
2011 2.763.012 59.394.207 4,65 3.879.224
2012 2.818.834 59.685.227 4,72 4.052.081
2013 2.892.155 60.782.668 4,76 4.387.721
2014 2.812.936 60.795.612 4,63 4.922.085
2015 2.687.249 60.665.551 4,43 5.014.437
2016 2.487.389 60.589.445 4,10 5.026.153
2017 2.429.795 60.483.973 4,02 5.144.440
Fonte: nostre elaborazioni su dati Istat, noi Italia; Ministero interno (2018, 2019)
Censis (2018)
I reati nel 2017
Nel 2017, l’ultimo anno per il quale si hanno dati completi, la fles-
sione dei reati rispetto al 2015 ha riguardato, in particolare, l’usura
(-24,75%), le estorsioni (-11,2%), lo sfruttamento della prostituzio-
ne/pornografia minorile (-8,8%), le ricettazioni (-7,7%) le rapine (-
7,1%), i furti (-6,0%); risultano, invece, in aumento gli incendi
11
(+28,8%), il danneggiamento seguito da incendio (+15,0%), le vio-
lenze sessuali (+14,5%), i reati in materia di stupefacenti (+9,6%),
le truffe e le frodi informatiche (+8,4%), ed il riciclaggio e impiego
di denaro (+8,2%).
Nel 2017, inoltre, sono stati commessi 370 omicidi volontari rispetto
ai 400 del 2016 e ai 471 del 2015 (decremento del 21,4% rispetto al
2015). Anche gli omicidi ascrivibili a contesti di criminalità organiz-
zata hanno fatto registrare un decremento, con 45 casi nel 2017 ri-
spetto ai 54 del 2016 e ai 50 del 2015 (Ministero dell’Interno, 2018,
2019).
I dati che sono stati valutati testimoniano chiaramente che la delit-
tuosità in Italia sta diminuendo e questo accade anche per la maggior
parte dei reati più gravi.
Il confronto con l’Europa
Il confronto con l’Europa non penalizza l’Italia.
Omicidi. Si fa un gran parlare di omicidi. TV e giornali approfondi-
scono ogni singolo caso, la percezione della popolazione è al massi-
mo eppure siamo al minimo storico degli omicidi. Il tasso di omi-
cidi è decisamente sotto la media europea (che è di 0,9 per 100.000
residenti) e tra i più bassi a livello europeo. Gli omicidi in Italia nel
2017 sono stati 370 pari 0,61 omicidi ogni 100.000 abitanti. Il tasso
più basso di sempre. Da inizio anni novanta il dato è in continua di-
minuzione. Nel 2014 gli omicidi sono stati 475, nel 2015 sono stati
471, per arrivare nel 2017 a 370.
Aggressioni intenzionali violente. L’Italia, nel 2015 (ultimo anno
per cui è possibile fare confronti), presentava il valore di aggressioni
violente più basso in confronto a Francia, Germania e Regno Unito,
con una media annuale di 111 aggressioni ogni 100.000 abitanti, in-
12
feriore anche alla media UE. Il dato assoluto scende dalle 65 mila
aggressioni del 2008 alle 64 mila del 2015.
Ma anche per gli altri reati più violenti che necessariamente creano
maggior preoccupazione nella popolazione le tendenze sono sostan-
zialmente le stesse. L’Italia, Infatti, registra un numero di reati infe-
riori alle medie dell’Unione Europea nel caso delle lesioni dolose,
delle rapine e delle violenze sessuali.
Rapine: Anche le rapine presentano un trend costante con leggera
tendenza alla decrescita. Le rapine nel 2008 sono state 45.857;
43.754 nel 2014 e 28.612 nel 2017. Le rapine, nel 2015, sono state
57,8 ogni 100.000 residenti, inferiori alla media europea di 71,8 per
100.000 e decisamente di meno anche rispetto a Regno Unito, Fran-
cia e Spagna.
Sequestri e rapimenti: Il numero di sequestri e rapimenti in Italia è
significativamente inferiore alla media UE. Nel 2015 ci sono stati 4,7
sequestri ogni 100 mila abitanti.
Violenze sessuali: Dopo un periodo di sostanziale stabilita, nel 2017
si è registrato un aumento delle violenze sessuali che sono passate da
4.046 del 2016 a 4.634 del 2017 ma il dato italiano (6,6 per 100.000
abitanti) è ancora molto più basso della media europea (24,7 per
100.000 abitanti).
In Italia, nel 2015, le lesioni dolose sono state 64.042, con una inci-
denza di 105,6 ogni 100.000 abitanti, a fronte di una media che in
Europa è, quasi doppia, di 195,4 ogni 100.000 abitanti e che sale a
365,9 in Francia e addirittura a 663,4 nel Regno Unito (Cfr. Tab. 2).
13
Tab. 2 – I reati più violenti in Europa – anno 2015.
Paesi Omicidi
volontari
Lesioni
dolose
Violenze
sessuali
Furti Rapine
Valori assoluti
Spagna 303 29.056 8.640 205.751 64.581
Italia 471 64.042 4.000 1.045.374
(1)
35.068
Germania 655 127.395 27.243 1.337.196 44.666
Regno Uni-
to (2)
607 433.734 36.317 1.397.807 53.211
Francia 1.017 244.141 19.985 1.227.974 104.913
Ue 28 (2) 4.758 997.110 125.937 7.099.515 366.461
Valori per 100.000 abitanti
Spagna 0,7 62,6 18,6 443,0 139,1
Italia 0,8 105,6 6,6 1.723,2 57,8
Germania 0,8 155,0 33,2 1.627,2 54,4
Regno Uni-
to (2)
0,9 663,4 55,5 2.137,9 81,4
Francia 1,5 365,9 29,9 1.840,2 157,2
Ue 28 (2) 0,9 195,4 24,7 1.391,3 71,8
(1) Per l’Italia la voce “furti” è differente rispetto alla classificazione del Ministero
dell’Interno. (2) Stima.
Fonte: elaborazione Censis su dati Eurostat
Gli unici reati che, invece, vedono l’Italia collocarsi al di sopra della
media Ue sono i furti, che in Italia sono 1.723,2 per 100.000 residen-
ti, contro una media dell’Unione europea che è di 1.391,3 (Censis,
2018).
In conclusione
1. In Italia, dal 2014, i delitti complessivi si riducono costantemente
così come si riducono quasi tutti i reati considerati più gravi e
violenti. Per quel che riguarda gli omicidi, per esempio, l’Italia è
al suo minimo storico.
14
2. La frequenza dei reati commessi in Italia si colloca quasi sempre
sotto la media dell’Unione Europea, in particolare per i reati che
creano maggior allarme sociale.
3. Il calo della criminalità non si è però tradotto in una percezione
di maggiore sicurezza personale e la paura sembra essere diventa-
ta la chiave interpretativa di molti dei comportamenti degli italia-
ni. Nonostante le statistiche ufficiali ci mostrino come in Italia
non vi sia stato un aumento degli episodi criminali, né ci si trovi
di fronte ad una emergenza sicurezza, la popolazione ritiene che
la criminalità in Italia stia crescendo e che ciò sia dovuto alla pre-
senza degli immigrati e all’aumento dei flussi migratori degli ul-
timi anni. Questa situazione è alimentata soprattutto da alcune
forze politiche e dagli organi di informazione che alimentano le
paure dei cittadini prospettando un quadro falsato della realtà per
beneficiare del consenso elettorale ma producendo delle fratture
allarmanti all’interno della società e nella convivenza civile.
15
3. I REATI COMMESSI DAGLI STRANIERI
Il rapporto fra criminalità e immigrazione e un tema assai delicato,
perché, come abbiamo visto nei dati precedenti, gli immigrati fini-
scono per essere il capro espiatorio a cui attribuire, talora in modo
acritico, la responsabilità della maggior parte dei reati. Per cui la
questione che si è cercato di indagare è se la riduzione dei reati com-
plessivi sia in qualche modo legata all’aumento della presenza degli
stranieri in Italia oppure, più direttamente, se i tassi di criminalità di
italiani e stranieri sono gli stessi.
Da una analisi sommaria dei dati sembrerebbe dunque che in Ita-
lia l’aumento del numero degli stranieri non ha prodotto nessun
aumento degli episodi di criminalità considerati. Anzi che sia ac-
caduto esattamente il contrario. Gli stranieri sono costantemente au-
mentati mentre i reati complessivi, in Italia, dal 2014 sono costante-
mente diminuiti. Per cui, in base ad un ragionamento logico, sem-
brerebbe che gli stranieri commettano meno reati degli italiani resi-
denti.
Ci sono anche altri studi che sembrerebbero confermarlo. Uno studio
sul tema si intitola Do immigrants cause crime? pubblicato nel 2012
sul Journal of the European Economic Association (Bianchi, Buo-
nanno, Pinotti, 2012) avevano analizzato, nello specifico, se esistes-
se una correlazione tra l’arrivo di un maggior numero di stranieri e
l’andamento della criminalità nelle province italiane in relazione agli
anni dal 1990 al 2003. Lo studio, in nove casi su dieci non ha riscon-
16
trato correlazioni significative, slavo un leggero aumento delle rapi-
ne.
Vediamo se è davvero così.
Stranieri denunciati o arrestati nel 2017
La popolazione straniera residente nel 2017 in Italia era di 5.144.440
persone, che rappresentavano l’8,51% del totale della popolazione.
Le forze di Polizia, nello stesso anno, hanno riscontrato 262.235 se-
gnalazioni, riferite a persone denunciate ed arrestate, a carico degli
stranieri resisi responsabili di attività illecite, pari al 29,8% dello
specifico totale generale; il dato risulta in aumento rispetto a quello
del 2016 allorquando le segnalazioni erano state 261.244, pari al
29,2% del totale. Nel 2015 però sono state 307.781 pari al 32,9% del
totale.
Il maggior numero di segnalazioni a carico di stranieri è stato regi-
strato per i marocchini (40.178, pari al 15,3% di quelle riferite agli
stranieri ed al 4,6% del totale), seguiti dai romeni (28.672, pari al
14,7% degli stranieri ed al 4,4% del totale), dagli albanesi (222.582,
pari al 8,6% degli stranieri ed al 2,6% del totale), dai tunisini
(15.221, pari al 5,8% degli stranieri e all’1,7% del totale), dai nige-
riani (12.830, pari al 4,9% degli stranieri e all’1,5% del totale), dai
senegalesi (9.217, pari al 3,5% degli stranieri e all’1,0% del totale),
dagli egiziani (6.218, pari al 2,4% degli stranieri ed allo 0,7% del to-
tale), dai cinesi (5.565, pari al 2,1% degli stranieri ed allo 0,6% del
totale).
17
Particolarmente significativo è stato il coinvolgimento degli stranieri
in ricorrenti attività delittuose, quali:
 furti: le segnalazioni riferite agli stranieri denunciati e/o arre-
stati nel 2017 (49.066) rappresentano il 42,3% del totale per
tale delitto. Il maggior numero di segnalati è di nazionalità
romena (13.611, pari al 27,7% degli stranieri ed al 11,7% del
totale), seguiti dai marocchini (6.916, pari al 14,1% degli
stranieri ed al 6,0% del totale), dagli albanesi (5.319, pari al
10,8% degli stranieri ed al 4,6% del totale) e dai tunisini
(2.115, pari al 4,3% degli stranieri ed all’1,8% del totale).
Anche nel 2016 il maggior numero di segnalazioni era stato
registrato per i romeni (16.210), seguiti dai marocchini
(6.116), dagli albanesi (5.756) e dai tunisini (2.194);
 rapine: le segnalazioni riferite agli stranieri denunciati e/o ar-
restati nel 2017 (7.669) per tale reato rappresentano il 37,3%
del totale per lo specifico delitto. Il maggior numero di segna-
lati ha riguardato i marocchini (1.720, pari al 22,4% degli
stranieri ed al 8,4% del totale), seguiti dai romeni (1.302, pari
al 17,0% degli stranieri e al 6,3% del totale), dai tunisini
(663, pari all’ 8,6% degli stranieri e al 3,2% del totale) e dagli
albanesi (551, pari all’ 8,2% degli stranieri e al 2,7% del tota-
le). Nel 2016 il maggior numero di segnalati aveva riguardato
i marocchini (1.691), seguiti dai romeni (1.481), dai tunisini
(668) e dagli albanesi (635). (Ministero dell’interno, 2019).
Le persone straniere condannate in Italia
La maggior parte dei condannati ha cittadinanza italiana (219.462
nel 2015), in una percentuale che si attesta intorno al 70 per cento nel
18
periodo considerato, anche se tale percentuale è diminuita nel tempo.
I condannati stranieri sono invece intorno al 30 per cento. Tra i
condannati nati all’estero nelle prime tre posizioni dal 2000 si sono
trovati sempre i nati in Romania (19,9% nel 2015), Marocco (13,2%
nel 2015) e Albania (8,3% nel 2015), fenomeno ovviamente legato al
fatto che le persone provenienti da questi tre Paesi rappresentano le
cittadinanze più numerose presenti in Italia; nelle due posizioni suc-
cessive si sono alternati nel tempo i condannati nati in Tunisia (7,5%
nel 2015) e in Senegal. Negli anni è aumentata la componente cinese
dei condannati (4,1% nel 2015), fino a diventare la quinta nazionalità
straniera dei condannati, dal 2013 (Istat, 2017).
Il tasso di criminalità relativo dei non nativi in Italia e in Europa
Una ricerca della Fondazione Hume del 2016 (Cima et al., 2016) ha
calcolato il tasso di criminalità relativo degli stranieri nei paesi
dell’Unione Europea per comparare il comportamento degli stranieri
nelle diverse nazioni. Quello che si è calcolato, in sostanza, è la pro-
babilità che un reato sia commesso da un immigrato rispetto ad un
nativo. La Fondazione Hume, per avere una stima più stabile e in
grado di tenere in considerazione tutte le informazioni disponibili, ha
considerando sia la quota di autori denunciati che la quota di detenuti
nel 2013.
In generale il tasso di criminalità relativo degli stranieri è superiore a
quello della popolazione autoctona in quasi tutti i paesi salvo
l’Irlanda e la Lettonia (Cfr. Tab. 3). In media, considerando tutti i 28
stati membri, gli stranieri contribuiscono alla delittuosità ben 4 volte
19
più dei nativi, un valore più o meno in linea con quello registrato nel
2008.
Tab. 3 – Tasso di criminalità relativo degli stranieri rispetto ai
nativi. 2013
Nazione Tasso di criminalità relativo
Grecia 12,5
Croazia 8,7
Bulgaria 7,8
Polonia 6,6
Malta 6,4
Italia 6,3
Svezia 5,4
Austria 5,2
Portogallo 4,9
Paesi bassi 4,7
Belgio 4,4
Danimarca 4,4
Finlandia 4,1
UE 28 4,0
Cipro 3,8
Spagna 3,7
Germania 3,5
Francia 3,5
Slovenia 3,4
Estonia 2,9
Ungheria 2,6
Lituania 2,3
Slovacchia 2,0
Rep. Ceca 2,0
Lussemburgo 1,9
Regno unito 1,3
Romania 1,1
Irlanda 0,8
Lettonia 0,1
Fonte: Cima et al. (2016)
20
Al sesto posto troviamo l’Italia. Qui il contributo degli stranieri è
circa 6 volte quello degli autoctoni. Gli studi realizzati nel corso
del tempo per comprendere le cause del diverso contributo di nativi e
stranieri alla delittuosità hanno rilevato che uno dei diversi fattori in
qualche modo legato al comportamento deviante degli stranieri sia il
loro grado di integrazione sociale, come suggerito anche da una re-
cente ricerca di Luigi Maria Solivetti (2014) (Fondazione Hume,
2016).
La Fondazione Hume per calcolare il tasso di criminalità relativo de-
gli stranieri ha stimato in modo prudenziale (ma corretto a mio avvi-
so) la popolazione straniera includendo gli stranieri residenti, i non
residenti ma regolarmente presenti e gli irregolari1
(anche se si igno-
rano i reati compresi nella categoria “altri delitti”, che includono il
reato di clandestinità, la situazione non cambia). I dati che emergono
relativi alle 978.000 denunce contro autori noti di cui il 31,4% é
straniero sono molto interessanti. Il tasso di criminalità relativo me-
dio degli stranieri e 6 volte superiore a quello degli italiani2
. Dato,
peraltro, in forte discesa dato che nel 2004 la tendenza a delinquere
degli stranieri era 9 volte quella dei nati in Italia. Ma una disaggrega-
zione ulteriore ci fornisce un dato ancora più significativo: la stima
relativa al rapporto tra il tasso di devianza dei regolari rispetto a
1
Stime ISMU.
2
Il divario e molto alto per lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione
(24 volte), la contraffazione di marchi (20), i furti - specie per il borseggio (21), il
furto nei negozi (19) e in appartamento (13) – le rapine in strada (11) o la ricetta-
zione (11). Il tasso di criminalità relativa raggiunge valori più contenuti per le
estorsioni (4), i furti in uffici pubblici (3), le truffe e frodi informatiche (3),
l’ingiuria (2) o l’usura (1,1). Ma ci sono anche reati che vengono compiuti con più
frequenza dagli italiani, come le rapine in banca (0,77), quelle in uffici postali
(0,95) o i crimini legati alla mafia.
21
quello degli italiani è di 3 a 1, mentre quello degli stranieri senza
permesso di soggiorno è di 34 a 1 (Cima et al., 2015). Gli stranieri
irregolari registrano un tasso di criminalità elevatissimo soprattutto
nei furti: furti con destrezza (il tasso di criminalità relativo dei bor-
seggi è di 123 volte più elevato degli autoctoni, furti in abitazione e
di auto).
Utilizzando gli stessi dati ma spalmati su un numero molto più ampio
di anni il risultato è sostanzialmente lo stesso. Anzi ne esce forte-
mente rafforzato. Si tratta dei dati che vanno dal 2006 al 2016 rac-
colti dal Ministero dell’Interno/Direzione centrale di Polizia crimina-
le. L’archivio del Ministero dell’Interno raccoglie le denunce presen-
tate alle Forze dell’ordine (procedibilità a querela di parte) e in taluni
casi promosse d’ufficio (procedibilità d’ufficio) dalle stesse Forze
dell’ordine o dall’Autorità giudiziaria(arresto in flaganza di reato op-
pure associazione a delinquere, resistenza a pubblico ufficiale, traffi-
co di stupefacenti nei quali manca la vittima individuale e la querela
di parte), a prescindere se abbiano avuto un seguito giudiziario (Pit-
tau, Iafrate, 2018).
Che cosa ci dicono questi dati, tenendo conto che comunque sono re-
lativi solamente ad un terzo di tutti i reati commessi in Italia (Cfr.
Tab. 4)?
22
Tab. 4 – Andamento delle denunce contro autore noto nel perio-
do 2006-2016.
An
no
Popo-
lazione
resi-
dente
Italia-
ni re-
sidenti
Rea-
ti
ita-
liani
In-
dice
Rea
ti /
ita-
liani
Stra-
nieri
resi-
denti
Reati
stra-
nieri
%
reati
stra-
nieri
Indi-
ce
Reati
/
stra-
nieri
Rap-
porto
Stra-
nieri
/italia
ni
20
06
59.131.
287
56.192
.365
522.
810
0,00
93
2.938.
922
279.0
06
34,8 0,094
9
10,2
20
07
59.619.
290
56.186
.639
557.
861
0,00
99
3.432.
651
301.4
08
35,1 0,087
8
8,9
20
08
59.000.
586
55.598
.151
589.
229
0,01
05
3.402.
435
300.5
64
33,8 0,088
3
8,4
20
09
60.340.
328
56.105
.269
594.
398
0,01
06
4.235.
059
274.7
34
31,6 0,064
9
6,1
20
10
60.626.
442
55.485
.466
594.
860
0,01
07
3.879.
224
272.9
82
31,5 0,070
4
6,6
20
11
59.394.
207
55.342
.126
619.
566
0,01
12
4.052.
081
281.3
04
31,2 0,069
4
6,2
20
12
59.685.
227
55.297
.506
645.
453
0,01
17
4.387.
721
288.4
42
30,9 0,065
7
5,6
20
13
60.782.
668
55.860
.583
673.
765
0,01
21
4.922.
085
304.3
16
31,1 0,061
9
5,1
20
14
60.795.
612
55.781
.575
675.
912
0,01
21
5.014.
037
304.9
42
31,1 0,060
8
5,0
20
15
60.665.
551
55.639
.398
659.
718
0,01
19
5.026.
153
302.2
31
31,4 0,060
1
5,0
20
16
60.589.
445
55.542
.417
632.
448
0,01
14
5.047.
028
261.2
69
29,2 0,051
8
4,5
Fonte: nostra elaborazione su dati forniti dal “Dossier Statistico Immigrazione”
(2018).
 I reati commessi dagli stranieri sono il 31% del totale. La per-
centuale è abbastanza stabile. In questo caso con la parola
stranieri si intende sia quelli regolarmente presenti nel terri-
torio italiano che gli irregolari. Gli stranieri regolarmente re-
sidenti, nel 2016, erano l’8,3% dell’intera popolazione resi-
dente mentre si stima che gli stranieri irregolari, nello stesso
23
anno, fossero 435.000 (https://welforum.it/quanti-gli-
stranieri-italia/?highlight=pesaresi).
 Con i dati a disposizione (che si riferiscono ai denunciati) si
può affermare che, nel 2016:
a. mediamente 1,14 italiani ogni 100 sono stati denun-
ciati per un reato;
b. mediamente 5,1 stranieri ogni 100 sono stati denuncia-
ti per un reato;
c. Questo comporta che il tasso di criminalità relativa
degli stranieri sia di 4,5 volte superiore a quello degli
italiani.
 Il tasso di criminalità relativa degli stranieri è in forte e co-
stante riduzione tanto che in soli 10 anni si è dimezzato e le
tendenze in atto lasciamo prevedere una ulteriore e costante
riduzione.
 Inoltre, Pittau e Iafrate (2018) rilevano che per una corretta
comparazione del tasso di criminalità degli italiano e degli
stranieri andrebbero scorporati da questi ultimi i reati relativi
alla violazione del Testo Unico immigrazione (D. Lgs.
286/198) come l’ingresso irregolare, la permanenza oltre la
scadenza del visto, o del permesso di soggiorno, la non ot-
temperanza al decreto di espulsione, ecc. (che nel 2012 se-
condo l’Istat costituivano il 17,7% del totale dei reati degli
stranieri). I due autori concludono affermando che se la quota
di denunce di pertinenza dei soggiornanti regolari fosse anco-
ra quella del 2005 (escludendo quella degli irregolari) e la
quota delle infrazioni al Testo unico immigrazione fosse
quella calcolata dall’Istat per il 2009, il tasso di criminalità
degli stranieri regolarmente soggiornanti sarebbe simile a
quella degli italiani. Giova precisare che nel 2005, ultimo an-
no per il quale venne indicata la distinzione fra soggiornanti
regolari e stranieri sprovvisti di un permesso di soggiorno, gli
immigrati regolarmente soggiornanti erano coinvolti solo nel
24
28,9% delle denunce contro stranieri. La maggior parte, e
cioè il 71,1% dei casi, erano a carico di stranieri irregolari.
Indice relativo di incriminazione degli immigrati in Italia
Un’altra ricerca conferma il quadro statistico. Si tratta in questo caso
di un lavoro di Luigi Maria Solivetti (2018) che ha utilizzato dati
dell’Istat e del Ministero dell’Interno3
. Questa ricerca parte
dall’analisi dei dati non dei denunciati ma degli imputati. Il lavoro
che Solivetti ha fatto è simile a quello realizzato per la precedente
tab. 4 e cioè ha calcolato il tasso di immigrati imputati per popola-
zione immigrata (ossia, numero di immigrati imputati per anno, per
ogni 100.000 immigrati residenti nel Paese) per poi confrontare que-
sto dato con quello del tasso dei nativi imputati (numero nativi im-
putati per anno per 100.000 nativi residenti). Questi due valori sono
poi stati condensati in un indice di sintesi che è l’indice di incrimina-
zione degli immigrati che misura l’incidenza relativa di un fenome-
no in una sotto-popolazione. Così, per fare un esempio, se l’indice
che risulta è di 2,5 questo significa che gli immigrati sono due volte e
mezzo più numerosi tra gli imputati rispetto alla loro numerosità nel-
la popolazione residente in Italia.
3
I dati Istat derivano da due fonti originarie. La prima fonte è costituita dagli archivi delle
procure della repubblica. Questi dati si riferiscono sia ai delitti denunciati sia agli individui
denunciati, nonché ai condannati in via definitiva. Denunciati e condannati sono suddivisi
per origine, con la distinzione fra nati in Italia e provenienti dall’estero. I dati non distinguo-
no invece tra cittadini italiani e stranieri. Ciò comporta che tra gli immigrati denunciati e
condannati siano ricompresi, senza distinzione, insieme ai cittadini stranieri, anche i cittadini
italiani nati all’estero, il cui numero è peraltro piccolo quando paragonato a quello degli
stranieri, nonché gli immigrati stranieri successivamente naturalizzati italiani, il cui numero
è decisamente cresciuto dopo il 2012. Una seconda fonte di informazioni su immigrati e
criminalità è costituita dai dati provenienti dalle forze dell’ordine e raccolti dal Ministero
dell’Interno. I dati delle forze dell’ordine presentano il vantaggio di distinguere i denunciati
secondo la loro cittadinanza. I dati dei denunciati provenienti dalle forze dell’ordine, peral-
tro, non coincidono numericamente con quelli delle procure a causa dei meccanismi della
obbligatorietà della azione penale dell’autorità giudiziaria.
25
La Tabella 5 mostra i risultati ottenuti applicando l’indice relativo di
incriminazione degli immigrati in Italia calcolato così come indicato.
La stessa Tabella 5 mostra anche l’indice calcolato per la sola popo-
lazione straniera, escludendo quindi gli immigrati in possesso di cit-
tadinanza italiana: in questo caso si tratta dei dati riguardanti i de-
nunciati da parte delle forze dell’ordine, in quanto solo queste ultime
– come già detto – forniscono informazioni sulla cittadinanza degli
individui denunciati. Come si è avuto modo di notare nella sezione
Dati, le informazioni provenienti dalle forze dell’ordine sono dispo-
nibili solo per gli anni più recenti. La Tabella 5 presenta inoltre
l’indice relativo di condanna degli immigrati in Italia. Si tratta in
questo caso di immigrati dall’estero che hanno subito una condanna
definitiva dalla giustizia italiana.
La tabella sconta alcune criticità. La prima è relativa al fatto che
l’indice non riesce a tenere conto degli immigrati in condizione di
irregolarità, cioè degli immigrati o entrati clandestinamente in Italia
o restatici dopo la scadenza del permesso di soggiorno e del visto.
Essendo irregolari il loro numero è stimato e dovrebbe aggirarsi at-
torno all’8% della popolazione immigrata totale (ISMU). L’indice,
di fatto, tiene conto dei reati commessi anche dagli immigrati irrego-
lari ma non ne tiene conto al denominatore e cioè nel numero della
popolazione italiana di riferimento (che considera solo i regolari).
Però occorre anche dire – con Savoretti (2018) - che se aggiungessi-
mo la cifra stimata degli irregolari sia alla popolazione immigrata uf-
ficiale sia alla popolazione residente in Italia, l’indice relativo di in-
criminazione degli immigrati dall’estero per, ad esempio, il totale dei
delitti, passerebbe corrispondentemente da 2,45 a 2,28 e, nel caso dei
soli stranieri, da 3,92 a 3,60: un cambiamento che non modifica so-
stanzialmente i risultati ottenuti sulla base dei più oggettivi dati uffi-
ciali sulla immigrazione in Italia.
26
La seconda criticità consiste nel fatto che la popolazione immigrata è
più concentrata – rispetto a quella nativa – in particolari classi di età:
quelle dei giovani adulti e degli adulti. Il problema è che proprio
queste classi di età forniscono un maggiore contributo al fenomeno
criminale, in Italia come negli altri Paesi. Se non si tiene conto di
questo, l’indice relativo di incriminazione rischia di fornire
un’immagine non del tutto realistica della situazione. Per questo Sa-
voretti, ha aggiunto un nuovo calcolo in cui al numeratore vi è la
percentuale di immigrati, imputati o denunciati, nella sola classe di
età 18-49 anni, rispetto al totale della popolazione imputata o denun-
ciata della stessa classe di età, e al denominatore la percentuale di
immigrati nella classe di età 18-49 anni rispetto al totale della popo-
lazione della stessa classe di età residente in Italia per permettere una
comparazione più corretta fra i dati degli immigrati e dei nativi. Non
a caso, con questa correzione l’indice relativo di incriminazione degli
immigrati si abbassa notevolmente (cfr. Tab. 5).
Tabella 5. Indice relativo di incriminazione e di condanna degli
immigrati in Italia. anni di riferimento 2013-15 e 1988-90.
INDICE RELATIVO DI INCRIMINAZIONE E CONDANNA DEGLI
IMMIGRATI
Delitti Immi-
grati im-
putati
1988-90
Immi-
grati im-
putati
2013-
2015
Immigra-
ti con-
dannati
2013-
2015
Immi-
grati im-
putati
2013-
2015
18-49
anni
Stranieri
denun-
ciati
2013-
2015
18-49
anni
Omicidio
volontario
2,03 2,96 3,43 2,13 2,87
Lesioni
personali
volontarie
1,20 2,60 3,02 2,00 3,15
Violenza
sessuale
2,73 3,71 4,10 3,03 4,37
27
Sfrutta-
mento della
prostituzio-
ne
3,54 6,53 7,07 4,85 6,67
Furto 8,12 3,91 4,96 2,74 4,37
Rapina 4,29 4,45 4,37 2,99 3,56
Estorsione 0,83 2,31 2,20 1,65 2,21
Traffico di
droga
5,00 4,04 4,46 2,72 3,39
Violenza a
pubblico
ufficiale
3,45 3,77 4,55 2,76 3,88
Associazio-
ne a delin-
quere
2,43 2,08 3,84 1,67 2,89
Media dei
delitti pre-
cedenti
3,51 3,64 4,20 2,65 3,74
Media omi-
cidio, vio-
lenza ses-
suale e ra-
pina
3,02 3,71 3,97 2,72 3,60
Totale dei
delitti
3,11 2,45 3,32 1,88 3,17
Fonte: Solivetti (2018).
Che cosa ci dicono i dati? La Tabella 5 ci dice che, per quanto ri-
guarda gli immigrati dall’estero, (inclusi i cittadini italiani), l’indice
per il totale delitti è pari a circa 2,5: il che significa che gli immigrati
sono due volte e mezzo più numerosi tra gli imputati rispetto alla lo-
ro numerosità nella popolazione residente in Italia.
Per i delitti di particolare gravità o diffusione che sono stati selezio-
nati, la media è superiore: 3,6. Per i tre delitti che, per la loro gravità,
costituiscono la misura usuale della criminalità di una nazione e cioè
omicidio volontario, violenza sessuale e rapina, la sovra-
28
rappresentazione media degli immigrati è 3,7 volte. I valori di sovra-
rappresentazione per i singoli delitti sono peraltro decisamente dis-
simili. Si passa infatti dal valore più basso, quello riguardante
l’associazione a delinquere, pari peraltro a 2,1 volte la numerosità
degli immigrati nella popolazione residente in Italia, al valore per la
rapina, 4,5 volte, fino al valore più alto, quello per lo sfruttamento
della prostituzione, delitto nel quale la sovra-rappresentazione degli
immigrati è di 6,5 volte.
L’indice relativo di condanna degli immigrati dall’estero conferma
sostanzialmente le cifre degli indici di incriminazione: per il totale
delitti, la sovra-rappresentazione degli immigrati è pari a 3,3 volte;
per la media dei delitti qui considerati, 4,2 volte; per l’omicidio vo-
lontario, la violenza sessuale e la rapina, la media è 4 volte.
L’indice relativo di incriminazione degli immigrati dall’estero e degli
stranieri per la sola classe di età 18-49 anni mostra valori di sovra-
rappresentazione sempre inferiori a quelli precedenti. La diminuzio-
ne dei valori di sovra-rappresentazione è peraltro contenuta: questo
perché, se da una parte la popolazione immigrata, a paragone di quel-
la nativa, è maggiormente concentrata nelle fasce di età dei giovani
adulti e degli adulti e poco presente nelle fasce degli anziani,
dall’altra la percentuale di immigrati tra i denunciati e gli imputati
nella classe di età 18-49 anni è più alta della percentuale degli stessi
immigrati sul totale dei denunciati e degli imputati. Rimangono in
ogni caso le forti differenze tra l’indice per gli stranieri e quello per
gli immigrati. La sovra-rappresentazione per il totale delitti è pari a
1,9 volte nel caso di tutti gli immigrati dall’estero e pari a 3,2 nel ca-
so dei soli stranieri. Per tutti i delitti qui selezionati, la sovra-
rappresentazione media è di 2,7 volte per gli immigrati e di 3,7 volte
per gli stranieri. (Solivetti, 2018)
29
Il confronto di questi dati con quelli del 1988-90 ci dice che l’indice
relativo di incriminazione degli immigrati è in significativa riduzio-
ne.
La percentuale di immigrati imputati per i vari delitti è sempre più
alta della percentuale di immigrati nella popolazione residente, ma
varia a seconda dei delitti.
I reati degli stranieri irregolari
La gran parte dei reati commessi dagli stranieri sono commessi dagli
stranieri irregolari. Gli stranieri irregolari sono coloro che non hanno
più titolo a restare in Italia. Fra di essi ci sono: titolari di permessi di
soggiorno non più in corso di validità, persone venute in Italia in
esenzione di visto (o più spesso con visto turistico) e trattenutesi oltre
il consentito, richiedenti asilo diniegati e inottemperanti
all’ingiunzione di lasciare l’Italia, persone arrivate in Italia senza au-
torizzazione e trattenutesi anche se intimate di espulsione. Il loro
numero oscilla annualmente fra 400.000 e 600.000 unità.
Ebbene, le persone denunciate senza permesso di soggiorno sul totale
degli stranieri denunciati è, negli ultimi anni, mediamente del 70%.
Una percentuale elevatissima. Abnorme se si pensa che gli irregolari
costituiscono una quota mediamente attorno al 10% del totale degli
stranieri presenti nel territorio italiano. Tale percentuale si mantiene
sempre molto elevata per la durata di un ventennio, dal 1988 al 2009,
come risulta dalla più importante ricerca effettuata nell’ultimo de-
cennio (Cfr. Tab. 6) (Barbagli M., Colombo A., 2010).
30
Tab. 6 – Percentuale di persone straniere senza permesso di sog-
giorno sul totale degli stranieri denunciati per aver commesso un
reato in Italia dal 1989 al 2009 per reato.
Reati 1989 1999 2009
Omicidio consumato 91 83 69
Omicidio tentato 84 71 70
Lesioni dolose 88 68 62
Rissa 82 69 64
Contro la famiglia 69 56 49
Violenza sessuale 77 Nd 60
Atti di libidine 95 Nd Nd
Atti osceni 94 82 65
Sfruttamento prostituzione 91 70 65
Violazione legge stupefacenti 89 Nd 76
Furto 96 85 78
Furto di automobile 96 85 83
Furto con destrezza Nd Nd 77
Furto con strappo Nd Nd 85
Furto in appartamento Nd Nd 75
Rapina 95 81 Nd
Rapina impropria 94 86 68
Estorsione 85 71 73
Ricettazione 90 78 71
Danneggiamento 91 74 56
Contrabbando 80 Nd 82
Evasione 94 79 71
Porto abusivo di armi 95 78 75
Violenza, resistenza oltraggio 90 Nd
Media
Fonte: Barbagli, Colombo, 2011.
La quota di irregolari cresce tipicamente passando dai reati espressi-
vi, fini a sé stessi, a quelli strumentali, compiuti per fini economici.
Nel 2009 è compresa tra il 62% nel caso delle lesioni dolose e il 70%
nel caso degli omicidi tentati, ma cresce dal 75% nel caso delle rapi-
ne all’85% dei furti in abitazione. L’analisi dell’andamento nel corso
31
del tempo suggerisce una sostanziale stabilità della quota di irregolari
sul totale degli stranieri denunciati (Barbagli, Colombo, 2011).
La stessa tendenza era stata rilevata da un’altra ricerca condotta dal
Centro Studi e Ricerche IDOS insieme a Redattore Sociale (2009)
secondo la quale, su quasi tutte le fattispecie criminose addebitate al-
la popolazione straniera, le persone in posizione irregolare, o di pas-
saggio, esercitano un impatto che mediamente nel 2005 è stato del
71,1%, arrivando a superare l’incidenza dell’80% in alcune fattispe-
cie criminali (nel furto, ad esempio) (Pittau, Trasatti, 2009).
Il tasso di criminalità relativo è dunque straordinariamente diverso se
estrapoliamo quello degli italiani, degli stranieri regolari e quello de-
gli stranieri irregolari. Il tasso di devianza degli stranieri regolari e
effettivamente un po’ più basso di quello della popolazione straniera
generale, ma rimane comunque più alto di quello degli italiani. Il
rapporto e di quasi 3 a 1. Le differenze diventano molto marcate con
gli stranieri irregolari: il tasso di criminalità degli stranieri senza
permesso di soggiorno e addirittura 34 volte superiore a quello italia-
no. Va da un minimo di 15 per gli omicidi volontari e sale addirittura
a 123 per i borseggi. Gli irregolari, poi, superano anche gli stranieri
in regola con il permesso di soggiorno, di ben 12 volte (Cfr. Tab. 7).
Molti potrebbero essere i fattori che stanno alla base di queste diffe-
renze. Verosimilmente il divario si ridurrebbe notevolmente a parità
di condizione economica (Cima, Ricolfi, 2015).
32
Tab. 7 – Tassi di criminalità relativa di italiani, stranieri regolari
e stranieri irregolari (2004-2009).
Reati Stranieri
regolari su
italiani
Stranieri
irregolari
su italiani
Stranieri
irregolari
su regolari
FURTI 3,1 51,9 16,6
Furto con strappo 1,5 23,0 15,1
Furto con destrezza 3,9 122,8 31,1
Furti in abitazione 3,0 68,3 22,7
Furti di autovetture 1,7 36,3 21,0
Altri furti 3,2 48,6 15,0
RAPINE 2,0 30,6 14,9
RICETTZIONE 3,9 43,5 11,1
ESTORSIONI 1,6 13,6 8,7
DANNEGGIAMENTI 1,8 19,3 10,8
CONTRABBANDO 7,1 46,0 6,5
OMICIDI VOLONTA-
RI CONSUMATI
1,4 15,2 10,7
TENTATI OMICIDI 2,4 24,6 10,3
LESIONI DOLOSE 2,6 18,9 7,2
VIOLENZE SESSUALI 4,2 29,7 7,0
Media 2,8 33,9 12,1
Fonte: Cima, Ricolfi 2015 su dati Ministeri interno e Barbagli, Colombo 2011.
La conferma della forte propensione degli immigrati irregolari a de-
linquere rispetto ai regolari ci viene anche da un altro studio di Ro-
berto Pinotti (2017). L’autore, utilizzando i dati del 2010 del Mini-
stero dell’Interno, dell’Istat e dell’ISMU ha elaborato la Tab. 8 che
riporta l’incidenza relativa di ogni gruppo sul totale della popolazio-
ne residente e, in parentesi, il rapporto tra la percentuale di arresti e
la percentuale sul totale dei residenti per ciascun gruppo. Gli immi-
grati sono sovra-rappresentati tra gli individui arrestati ma la diffe-
renza rispetto agli italiani è dovuta quasi interamente alla componen-
te irregolare. Gli irregolari presentano un tasso di dieci volte più alto
per crimini violenti ed estorsioni, e di 25 volte più alto per furti
d’auto e in abitazione. Al contrario, gli immigrati regolari si caratte-
33
rizzano per tassi di arresto simili e quelli degli italiani. Le enormi dif-
ferenze osservate nei tassi di arresto ci portano a concludere che gli
immigrati si caratterizzino, effettivamente, per una maggior propen-
sione a delinquere rispetto ai regolari.
Da che cosa dipende? Comprendere questo aspetto è cruciale per de-
finire le politiche migratorie. Sicuramente può dipendere dallo status
dell’irregolare che non permette un accesso al mercato del lavoro re-
golare (e, quindi, ad opportunità di guadagno lecite) per cui la modi-
fica dello status legale potrebbe disincentivare il coinvolgimento in
attività criminali. O dipende da altri elementi quali la tipologia socio-
demografica degli irregolari (genere, istruzione, carriera pregressa,
ecc.) (Pinotti, 2017).
Tab. 8 – Residenti e arresti per cittadinanza e status legale, in
percentuale
Italiani Immigrati
Totale Regolari Irregolari
Percentuale sulla popola-
zione residente totale
91 9 7 2
Percentuale degli arresti
per
Omicidio 67 33 10 23
% arrestati su % residenti (0,7) (3,7) (1,5) (11,4)
Aggressioni 72 28 11 17
% arrestati su % residenti (0,8) (3,1) (1,5) (8,7)
Furto di automobile 66 34 7 27
% arrestati su % residenti (0,7) (6,6) (1,0) (13,3)
Furto in abitazione 41 59 9 50
% arrestati su % residenti (0,5) (3,8) (1,3) (25,1)
Estorsioni 74 26 8 18
% arrestati su % residenti (0,8) (2,9) (1,2) (8,8)
Fonte: Pinotti, 2017
34
C’è dunque una relazione positiva, seppure in diminuzione, fra stra-
nieri e criminalità ma questa è legata soprattutto agli stranieri irrego-
lari.
Per cui ridurre il numero degli stranieri irregolari presenti nel territo-
rio nazionale sicuramente può portare ad una riduzione dei reati, ciò
che occorre definire sono le politiche da attivare a questo scopo.
Valutazioni di sintesi
Sulla base delle diverse ricerche che sono state valutate è possibile
sintetizzare alcuni dati che possiamo considerare come consolidati:
 Gli stranieri sono i responsabili del 30% circa dei reati com-
messi in Italia. Questo dato, se confrontato con la presenza degli
stranieri in Italia, indica un tasso di criminalità degli stranieri su-
periore a quello dei nativi;
 La percentuale dei reati commessi dagli stranieri, negli ultimi
10 anni, è in costante riduzione nonostante aumenti la percen-
tuale degli stranieri presenti in Italia, negli anni oggetto di studio;
 Il tasso di criminalità degli stranieri è molto più elevato dei
nativi. Tutte le ricerche sono concordi. Si passa da un tasso di
criminalità degli stranieri imputati che è di 2,5 volte superiore
(2013-2015) a quello degli imputati italiani nella ricerca di Soli-
35
vetti (2018) fino ad arrivare ad un tasso di criminalità degli stra-
nieri (imputati e detenuti) che è di 6,3 volte superiore (2013-
2015) quello degli italiani (imputati e detenuti) nella ricerca di
Cima ed altri (2016). L’indice di criminalità calcolato da Solivet-
ti (2018) solo sui condannati degli anni 2013-2015 è di 3,3 volte
quello degli italiani. Ci sono differenze legate ai diversi criteri
utilizzati, alle diverse fonti e ai diversi anni di riferimento ma la
sostanza è che gli immigrati commettono reati in misura che è 3-
4 volte quella dei nativi.
 Questo dato non deve stupire perché il tasso di criminalità rela-
tivo degli stranieri è superiore a quello della popolazione au-
toctona in quasi tutti i paesi europei salvo l’Irlanda e la Letto-
nia. In media, considerando tutti i 28 stati membri, gli stranieri
contribuiscono alla delittuosità ben 4 volte più dei nativi.
 La riduzione dei reati che si è costantemente registrata negli anni
scorsi non è dovuta alla riduzione del tasso di criminalità degli
italiani che è rimasto sostanzialmente stabile (Cfr. Tab.4) e non è
dovuta neanche all’aumento del numero degli stranieri il cui tasso
di criminalità continua ad essere superiore a quello dei nativi. La
riduzione complessiva dei reati in Italia è invece dovuta al
forte e costante abbassamento del tasso di criminalità degli
stranieri che annulla e supera gli effetti dell’aumento della po-
polazione straniera (negli anni considerati).
 Il 70% dei reati commessi dagli stranieri viene commesso da-
gli stranieri irregolari che, in realtà, costituiscono solo il 10%
circa di tutti gli stranieri presenti in Italia. Conseguentemente,
anche il tasso di criminalità degli stranieri senza permesso di
soggiorno è straordinariamente elevato. E’ stato calcolato che es-
so corrisponda a 34 volte quello dei nativi italiani (Cima, Ricolfi,
2015). Esiste, dunque, una correlazione fortissima fra permanen-
za irregolare e criminalità. Va ricordato che gli immigrati irrego-
36
lari — non avendo permesso di soggiorno o forme di protezione
internazionale — non possono trovare lavoro regolare o altre
forme di sostentamento legittimo.
 Il tasso di criminalità degli stranieri regolari è superiore a
quello dei nativi (da 1,5 a 3 volte a seconda del reato) ma che se
si operasse una comparazione corretta dei dati (per fasce di età ed
eliminando i reati in violazione del Testo unico
dell’immigrazione) questo sarebbe molto vicino a quello dei
nativi.
 Il vero problema è dunque rappresentato dai reati commessi dagli
stranieri irregolari. Riuscire a eliminare (l’obiettivo più realistico
è quello di ridurli radicalmente) i reati commessi dagli stranieri
irregolari comporterebbe una riduzione fino ad un massimo del
20% circa dei reati complessivi annualmente commessi in Ita-
lia.
37
4. NAZIONALITA’ E REATI DEGLI STRANIERI
Per quanto riguarda gli stranieri, le diverse nazionalità sono coinvolte
in modo molto diverso ed anche per reati diversi. Una idea precisa
del livello di coinvolgimento delle diverse comunità nazionali viene
fornita dall’ISTAT che fornisce i dati sui principali paesi di nascita
degli imputati nati all’estero, nell’anno 2014 (Cfr. Tab. 9).
Il fenomeno della delittuosità degli stranieri in Italia mostra una con-
centrazione solo in alcune nazionalità: ben il 70 per cento dei reati
degli stranieri appartiene infatti solo a 15 nazionalità e il 50 per cento
a 5 nazionalità. Le prime cinque nazionalità, sono la Romania (con il
21,5% di tutti i reati commessi dagli stranieri), il Marocco (con il
12,3%), l’Albania (con l’8,3%), la Tunisia (con il 7,0%) e la Cina
(con il 4,2%) (Cfr. Tab. 9).
C’è una certa costanza nei dati relativi alla nazionalità di chi com-
mette crimini. Tra i condannati nati all’estero nelle prime tre posizio-
ni dal 2000 in poi si sono trovati sempre i nati in Romania, Marocco
e Albania; nelle due posizioni successive si sono alternati nel tempo i
condannati nati in Tunisia e Senegal. Negli anni è aumentata la com-
ponente cinese dei condannati, fino a diventare la quinta nazionalità
straniera dei condannati, dal 2013 (Istat, 2013).
38
Tab. 9 – Principali paesi di nascita (primi 15) per imputati nati
all’estero per sesso – Anno 2014 (percentuali sul totale imputati
maschi femmine)
Imputati presso Procure nati all’estero
Pos. Nazione Maschi Femmine Totale
1 Romania 19,6 31,7 21,5
2 Marocco 13,6 5,2 12,3
3 Albania 8,9 5,3 8,3
4 Tunisia 8,1 1,0 7,0
5 Cina 3,9 5,9 4,2
6 Senegal 3,9 0,5 3,4
7 Nigeria 3,0 3,3 3,0
8 Germania 2,2 3,3 2,4
9 Egitto 2,7 0,3 2,4
10 Moldova 1,6 2,2 1,7
11 Ucraina 1,3 0,3 1,6
12 Svizzera 1,5 2,0 1,6
13 Perù 1,2 2,1 1,3
14 Bulgaria 1,1 2,3 1,3
15 Polonia 1,0 2,6 1,2
Fonte: Istat, 2017.
Questi dati dipendono da diversi elementi il principale dei quali, ov-
viamente, è costituito dalla numerosità della comunità presente in
Italia. Negli anni dello studio, le cinque comunità più numerose in
Italia erano quelle della Romania (23,1% di tutta la popolazione stra-
niera), dell’Albania (8,6%), del Marocco (8,1%), della Cina (5,7%) e
dell’Ucraina (4,6%) ed è quindi normale trovarle fra le nazioni che
esprimono il maggior numero di reati. Anzi spesso ne esprimono in
percentuale inferiore alla popolazione residente (con eccezione di
Albania e Cina). Si segnala però che fra le prime 10 nazionalità per
reati sono presenti la Tunisia, il Senegal, la Germania e la Nigeria
che invece non sono tra le prime dieci comunità per numero di resi-
39
denti e che pertanto presumibilmente esprimono un tasso di crimina-
lità più elevato della media.
Ma differenze molto importanti si registrano anche nella tipologia del
reato in base alla nazionalità (fino a delinearsi delle vere e proprie ca-
ratterizzazioni). Analizzando le graduatorie dei principali reati rileva-
ti per paese di nascita dell’imputato si possono evidenziare alcune
particolarità. Per quanto riguarda gli imputati adulti nati all’estero nel
2014 si rileva che il reato di produzione e spaccio di stupefacenti as-
sume la prima posizione della graduatoria per i nati in Tunisia (22,6
per cento), Marocco (17,2 per cento) e Albania (15,9 per cento).
L’altro reato che prevale con evidenza è il furto semplice e aggravato
presente ai primi posti in tutte e cinque le comunità straniere. Ma i
reati principali delle prime quattro nazionalità per reati connessi sono
sostanzialmente gli stessi. Nei primi 8 reati per numerosità troviamo
solo 11 tipologie diverse di reato. Gli altri reati commessi in preva-
lenza dagli imputati di queste nazionalità sono comunque simili: le-
sioni, ricettazione, ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale, mi-
naccia, immigrazione (eccezion fatta per la Romania), furto in abita-
zione e furto con strappo. Gli imputati nati nella Repubblica Cinese,
invece, sono caratterizzati in modo diverso.
40
Tab. 10 - Persone imputate presso le procure per gli adulti per
principali tipologia di reato (prime 8) e stato di nascita - Anno
2014 (tassi per 100 persone con le stesse caratteristiche)
Pae-
si di
na-
scita
TIPOLOGIA DI REATO
Al-
bania
Produ-
zione e
spaccio
di stu-
pefa-
centi o
sostan-
ze psi-
cotrope
Furto
sem-
plice e
aggra-
vato
Lesioni
perso-
nali vo-
lontarie
Ricetta-
zione
Furto
in abi-
tazione
e furto
con
strappo
Minac-
cia
immi-
grazio-
ne
Resi-
stenza
a pub-
pub-
blico
uffi-
ciale
15,9 11,7 11,3 9,8 7,3 6,6 6,2 4,6
Ro-
ma-
nia
Furto
sempli-
ce e
aggra-
vato
Lesioni
perso-
nali
volon-
tarie
Ricetta-
zione
Minac-
cia
Resi-
stenza
a pub-
blico
ufficia-
le
Rapina Furto in
abita-
zione e
furto
con
strappo
Ingiu-
ria
37,5 10,6 9,2 5,1 4,5 4,4 4,2 3,4
Ma-
roc-
co
Produ-
zione e
spaccio
di stu-
pefa-
centi o
sostan-
ze psi-
cotrope
Furto
sem-
plice e
aggra-
vato
Lesioni
perso-
nali vo-
lontarie
Resi-
stenza a
pubbli-
co uffi-
ciale
Ricet-
tazione
immi-
grazio-
ne
Rapina Mi-
naccia
17,2 16,3 14,2 8,6 7,6 7,4 6,1 5,9
Tu-
nisia
Produ-
zione e
spaccio
di stu-
pefa-
centi o
sostan-
ze psi-
cotrope
Lesioni
perso-
nali
volon-
tarie
immi-
grazio-
ne
Furto
sempli-
ce e
aggra-
vato
Resi-
stenza
a pub-
blico
ufficia-
le
Ricetta-
zione
Rapina Mi-
naccia
22,6 12,2 12,2 11,7 9,9 6,9 5 4,2
Cina Omes-
so ver-
samen-
to rite-
nute
Ricet-
tazione
Intro-
duzione
nello
stato e
com-
immi-
grazio-
ne
Eva-
sione
fiscale
e con-
tributi-
Sfrut-
tamento
prosti-
tuzione
Lesioni
perso-
nali vo-
lontarie
Furto
sem-
plice
e ag-
grava-
41
previ-
denziali
mercio
di pro-
dotti
indu-
striali
con se-
gni falsi
va to
32,7 9.9 9,8 8 7,3 4,4 4,3 3,1
Fonte: Istat, 2017.
Offrono un panorama di reati più diversificato, legato soprattutto alla
diversa tipologia di attività professionali e lavorative intraprese: il
primo reato nella graduatoria è l’omesso versamento di ritenute pre-
videnziali (32,7 per cento), cui segue il reato di “introduzione nello
Stato e commercio di prodotti industriali con segni falsi” (9,8 per
cento) e la loro vendita (2,9 per cento), e oltre a ricettazione e immi-
grazione, l’evasione fiscale e contributiva (7,3 per cento) (Cfr. Tab.
10).
Si registrano enormi differenze fra le varie comunità di stranieri nel
coinvolgimento di attività illecite sia in quantità che in qualità del
reato commesso. La tab. 9, elaborata dalla Fondazione Hume (2015)
su dati più vecchi di quelli dell’Istat, opportunamente colorata con il
colore rosso – per le nazionalità che commettono uno specifico reato
in misura sensibilmente superiore alla media degli altri stranieri – e il
colore verde – per le nazionalità che commettono uno specifico reato
in misura sensibilmente inferiore alla media degli altri stranieri –
rendono anche visivamente la caratterizzazione delle singole comuni-
tà.
La tab. 9 evidenzia che i tunisini hanno tassi di criminalità relativa
molto più alti degli altri stranieri per quasi tutte le principali fattispe-
cie di reato con esclusione dello sfruttamento della prostituzione dei
reati informativi. I nigeriani registrano tassi criminalità relativa molto
elevati per i reati di sfruttamento della prostituzione, traffico di stu-
42
pefacenti, lesioni ed estorsioni. I senegalesi hanno tassi di criminalità
relativa quasi sempre sotto la media con eccezioni dei reati di con-
traffazione dei marchi e di ricettazione dove invece si registrano tassi
elevatissimi. I cittadini di Serbia e Montenegro registrano tassi eleva-
ti di criminalità relativa nei furti in abitazioni, gli egiziani nelle vio-
lenze sessuali e nelle rapine, i marocchini negli scippi e nel traffico
di stupefacenti, i rumeni nei furti e nello sfruttamento della prostitu-
zione mentre i cinesi nella contraffazione di marchi e nello sfrutta-
mento della prostituzione (Cfr. Tab. 11).
43
Tab. 11 – Tassi di criminalità relativa di alcune comunità rispetto agli
stranieri totali (prime 8 nazionalità per numero di denunce e principali fat-
tispecie di delitto (2009-2011).
Reato Tunisia Nigeria Senegal Serbia/
M.negro
Egitto Marocco Romania Cina
Omicidio volon-
tario
1,9 0,7 0,2 1,2 0,8 1,0 1,3 1,2
Sfrutt. prostitu-
zione
0,3 5,7 0,1 0,4 0,2 0,1 1,6 3,4
Tentati omicidi 3,0 2,0 0,1 1,1 1,1 1,4 0,9 1,2
Percosse 2,3 2,6 0,9 1,6 0,8 1,5 0,9 0,2
Lesioni dolose 3,2 3,5 1,2 1,3 1,1 1,6 0,9 0,4
Violenze sessua-
li
2,7 1,5 1,0 1,5 2,1 1,5 1,3 0,2
Furti 1,6 0,5 0,3 2,2 0,5 1,0 1,9 0,1
di cui Furti con
strappo
4,4 1,5 0,3 2,6 1,0 3,1 0,8 0,1
di cui furti con
destrezza
1,7 0,4 0,3 1,8 0,3 1,1 1,5 0,1
di cui furti in
abitazioni
0,9 0,4 0,1 6,5 0,3 0,6 1,0 0,0
di cui furti in
eser. Comm.
1,2 0,5 0,3 1,2 0,4 1,0 2,3 0,1
di cui Furti in
auto in sosta
2,7 0,4 0,6 2,0 0,9 1,6 1,0 0,0
di cui Furti di
autovetture
1,7 0,4 0,1 2,7 0,6 1,2 1,5 0,0
Rapine 3,2 1,5 0,8 2,0 1,3 1,9 1,1 0,2
di cui rapine in
abitazione
1,9 2,6 0,5 3,5 1,1 1,0 1,4 0,5
di cui rapine in
eser. Comm.
2,6 0,7 0,8 1,7 1,1 1,8 1,4 0,2
di cui rapine in
pubblica via
4,0 1,6 0,9 1,6 1,6 2,2 1,0 0,1
Estorsioni 2,2 2,7 0,4 2,3 1,4 1,0 1,3 1,2
Truffe e frodi
informatiche
1,2 1,5 0,9 1,1 1,2 0,6 0,9 0,3
Delitti informa-
tici
0,2 1,3 0,2 0,2 1,2 0,2 2,0 0,2
Contraffazione 0,5 0,1 26,0 0,1 0,2 0,9 0,1 3,8
44
di marchi
Ricettazione 2,2 1,6 8,8 1,4 1,0 1,0 1,0 0,9
Danneggiamenti 4,9 1,7 0,6 1,0 0,9 1,5 0,9 0,2
Normativa stu-
pefacenti
7,5 4,5 1,3 0,6 1,0 2,6 0,1 0,1
Associazione
per delinquere
1,6 1,4 0,6 1,5 1,4 0,5 1,2 1,6
TOTALE
al netto degli
“altri reati”
3,0 2,0 2,6 1,4 0,9 1,4 1,1 0,5
TOTALE
REATI
3,2 2,9 2,6 1,4 1,4 1,3 0,9 0,7
Fonte: Cima, Ricolfi (2015)
45
5. GLI STRANIERI NELLE CARCERI
Il 30/4/2019, i detenuti nelle carceri italiane erano 60.439. Fatta ec-
cezione per la breve parentesi dell’indulto del 2006, la popolazione
detenuta è stata tendenzialmente in continuo aumento fino al picco
del 2010 per poi ridursi fino al 2015.
Fig. 4 – Andamento della popolazione detenuta
Note: Il dato del 2019 è riferito al 31 marzo. Tutti gli altri al 31 dicembre. Fonte:
Antigone, 2019.
46
Dall’inizio del 2016 si inverte nuovamente la tendenza, registrando
un continuo aumento del numero dei detenuti (Antigone, 2019).
Anche in Europa diminuiscono i reati e di conseguenza diminuisce il
numero di detenuti. Tra il 2015 e il 2016 gli omicidi sono calati del
3,3% (ma la tendenza va avanti dal 2008). Le rapine, nel periodo che
va dal 2012 al 2016, sono diminuite del 24%; i furti in abitazione del
10%. Parallelamente, negli ultimi 10 anni la popolazione detenuta
europea è diminuita del 13,1%; negli ultimi due del 3,2%.
Gli stranieri detenuti
I detenuti stranieri delle carceri italiane sono 20.324 che costituisco-
no il 33,6% del totale dei detenuti (33,8 nel 2018) (Antigone, 2019).
Si tratta di una importante sovra rappresentazione dato che gli stra-
nieri residenti costituiscono l’8,7% della popolazione complessiva
residente.
Per interpretare correttamente i dati occorre però precisare che i dati
sui detenuti includono sia gli immigrati regolari sia i clandestini,
mentre i dati sui residenti prendono solo in considerazione i residenti
regolari. Di conseguenza sottostima la percentuale di immigrati sul
totale della popolazione e, quindi, sovrastima - anche se non di mol-
to - la loro probabilità di incarcerazione rispetto al resto della popo-
lazione. In secondo luogo, gli immigrati clandestini non hanno ac-
cesso a misure alternative all’incarcerazione come per esempio gli
arresti domiciliari. E questo ovviamente incide sul tasso di detenzio-
ne degli stranieri ai fini di una corretta comparazione con i dati rela-
tivi ai detenuti italiani.
47
Il 69% dei detenuti stranieri sono concentrati in 8 nazionalità. Il
16,4% è costituito da marocchini, il 16,3% da rumeni, il 14,0% da
albanesi e il 10,9% da tunisini. Due nazionalità sono africane e due
europee (Cfr. Tab. 12).
Tab. 12 – Detenuti stranieri distinti per area geografica, al
31/12/2015.
Paesi Donne Uomini Totale % sul totale
Marocco 38 2.802 2.840 16,4%
Romania 200 2.621 2.821 16,3%
Albania 25 2.398 2.423 14,0%
Tunisia 13 1.880 1.893 10,9%
Nigeria 93 585 678 3,9%
Egitto 3 604 607 3,5%
Algeria 1 386 387 2,2%
Senegal 1 326 327 1,9%
Totale 374 11.602 11.976 69,1
Altri paesi 415 4.949 5.364 30,9%
Totale 789 16.551 17.340 100,0%
Fonte: DAP - Ufficio per lo sviluppo e la gestione del sistema informativo automa-
tizzato
Questa presenza è percentualmente molto più elevata che nel resto
del continente. I non italiani ristretti nelle carceri italiane ad aprile
2019 erano il 33,6% del totale, contro una media europea del 20%
(che scende però al 18 se si esclude il piccolo Lussemburgo). In In-
ghilterra gli stranieri rappresentavano appena il 10% della popola-
zione detenuta, in Francia il 22% (oltre 10 punti in meno dell’Italia) e
in Spagna il 28%. Tra i paesi più grandi solo la Germania – che però
ha un tasso di detenuti per abitanti ben più basso dell’Italia (77 per-
sone detenute ogni 100.000 abitanti, contro i 96 dell’Italia) – aveva
un numero più alto (Antigone, 2019).
48
Che cosa emerge, inoltre, dai dati sugli stranieri detenuti?
a) Il tasso di detenzione degli stranieri si riduce costantemente a
ritmi molto elevati. Negli ultimi 15 anni il tasso di detenzio-
ne per mille abitanti è rimasto sostanzialmente stabile per
quel che riguarda gli italiani; nelle carceri si registrano 0,7
detenuti italiani ogni mille residenti italiani. Il tasso di de-
tenzione degli stranieri, invece, ha avuto un andamento ben
diverso. Nel 2003 su ogni mille stranieri residenti regolar-
mente in Italia 11,6 degli stessi finiva in carcere, oggi tale
numero è sceso 3,9. Si è ridotto addirittura di due terzi. Nel
2003 il tasso di detenzione degli stranieri era di 16 volte quel-
lo degli italiani. Oggi è sceso a 5 volte (Cfr. Tab. 13). E si
tratta di un trend che sembra destinato a proseguire.
Tab. 13 - Rapporto tra stranieri residenti e stranieri detenuti.
Anno
Numero immi-
grati residenti
regolarmente in
Italia
Numero
detenuti
stranieri
Tasso di de-
tenzione per
mille stranieri
residenti
Tasso di de-
tenzione per
mille italiani
residenti
2003 1.464.663 17.007 11,6 0.7
2008 3.023.317 21.562 7,1 0,6
2013 4.387.721 21.854 4,9 0,7
2018 5.144.440 20.412* 3,9 0,7
Note: *(marzo 2018) Fonte: Antigone (2019) su dati Istat e DAP a cui abbiamo
aggiunto i dati sugli italiani.
b) Il tasso di detenzione degli stranieri regolari è poco più eleva-
to di quello degli italiani. L’amministrazione penitenziaria,
nei suoi rilievi statistici, non distingue tra detenuti extra-
comunitari regolarmente soggiornanti in Italia ed extra-
comunitari irregolarmente presenti. Da un’analisi empirica su
base locale realizzata dal Rapporto Antigone (2019) si evi-
denzia che i detenuti extracomunitari con regolare permesso
49
di soggiorno sono meno di un terzo del totale per cui, anche
in questo caso, sembra confermarsi l’idea che il maggior tas-
so di detenzione sia dovuto in grandissima parte agli immi-
grati irregolari. Se fosse corretta la valutazione di Antigone
(2019), infatti, il tasso di detenzione degli stranieri regolar-
mente soggiornanti in Italia sarebbe pari ad una volta e mezzo
quello degli italiani. E cioè sostanzialmente assimilabile.
c) Man mano che passa il tempo dal suo insediamento in Italia,
una comunità straniera esprime un minor numero di detenuti
al proprio interno. Ciò accade in relazione all’aumento del
tasso di integrazione di quella comunità nell’economia e nella
società italiana. Più cresce l’integrazione e maggiormente
diminuisce il rischio per i suoi membri di finire in carcere.
d) I detenuti stranieri sono colpevoli di reati meno gravi di quelli
degli italiani. Alcuni dati lo confermano. È straniero il 42,2 %
dei detenuti cui è stata inflitta una pena inferiore a un anno (e
dunque per reati di scarsa gravità) e solo il 6,2% degli erga-
stolani (che sono complessivamente 1.726) (Cfr. Tab. 14). La
quota più significativa di detenuti stranieri pari al 37,4% del
totale dei detenuti stranieri sono in carcere per violazione del-
la legge sugli stupefacenti.
Tab. 14 – Detenuti italiani e stranieri per entità della pena
Detenuti con pena
residua inferiore a
un anno
Detenuti che sconta-
no la pena
dell’ergastolo
Italiani 57,8% 93,8%
Stranieri 42,2% 6,2%
Fonte: Antigone (2019 su dati Istat e DAP”
50
6. PIÙ INTEGRAZIONE = PIÙ SICUREZZA.
CAUSE E RIMEDI DEL TASSO DI CRIMINA-
LITÀ DEGLI STRANIERI
Da che cosa dipende il tasso di criminalità degli stranieri? Compren-
dere questo aspetto è cruciale per definire le politiche migratorie e
quelle della sicurezza.
Una delle ragioni è da ricercare nei flussi immigratori tumultuosi e
sostanzialmente incontrollati, che hanno particolarmente caratterizza-
to l’Italia nella sua fase immigratoria iniziale, ma che ancora in parte
sussistono. Una situazione immigratoria con queste caratteristiche ha
necessariamente portato a maggiori problemi di assimilazione e in-
tegrazione degli immigrati tanto più in un paese come il nostro che
ha vissuto e vive una situazione di difficoltà socio-economica (Soli-
vetti, 2018).
Le ricerche condotte in molti paesi affermano che la tendenza a de-
linquere degli stranieri scende con l’aumento del reddito e il ricon-
giungimento familiare, o comunque con la costruzione di nuclei fa-
miliari stabili. A pesare molto, pertanto, è la condizione di marginali-
tà dell’individuo (Allievi, Dalla Zuanna, 2016).
Gli studi realizzati nel corso del tempo per comprendere le cause del
diverso contributo di nativi e stranieri alla delittuosità hanno rilevato
che uno dei fattori principali in qualche modo legato al comporta-
mento deviante degli stranieri è il loro grado di integrazione sociale
(Solivetti, 2014; Fondazione Hume, 2016). In questo quadro, coloro
che sono mediamente meno assimilati e meno integrati socialmente
ed economicamente hanno maggiori probabilità di ricorrere al crimi-
ne.
51
Laddove l’integrazione è del tutto inesistente come nel caso degli
stranieri irregolari i tassi di criminalità sono elevatissimi. Per cui la
causa più importante degli elevati tassi di criminalità dipende dallo
status di irregolare che non permette un accesso al mercato del lavoro
regolare (e, quindi, ad opportunità di guadagno lecite) per cui la mo-
difica dello status legale potrebbe disincentivare notevolmente il
coinvolgimento in attività criminali. Ci sono degli studi e delle prove
che lo confermano.
Il prof. Pinotti (2017) dell’Università Bocconi ha analizzato due si-
tuazioni per dimostrare che la fuoriuscita dall’irregolarità degli im-
migrati ovvero la loro integrazione riduce in modo molto significati-
vo il tasso di criminalità degli irregolari.
Il primo caso fa riferimento all’agosto del 2006, quando il procedi-
mento di “indulto” ha rilasciato dalle carceri italiane 25.000 detenuti,
tra cui 9.000 stranieri. Cinque mesi dopo, il 1° gennaio 2007, i citta-
dini rumeni e bulgari hanno ottenuto lo status legale in Italia a segui-
to dell’allargamento a Est dell’Unione Europea. Ebbene, il ricercato-
re ha confrontato la recidività degli ex detenuti rumeni e bulgari con
quella degli ex-detenuti cittadini dagli Stati candidati membri
dell’Unione Europea (Albania, Croazia, ecc.) ed ha dimostrato che
nei cinque mesi precedenti, la percentuale di individui re-incarcerati
per aver commesso un crimine si colloca intorno al 5,7-5,8 per cento
per entrambi i gruppi. Nei mesi successivi, tuttavia, la recidività di-
minuisce di circa la metà per rumeni e bulgari, rispetto agli altri de-
tenuti. Tale effetto è spiegato da una forte diminuzione dei crimini
con una motivazione economica (quali reati contro la proprietà e traf-
fico di stupefacenti) ed è più ampio nelle regioni settentrionali, che
offrono maggiori opportunità di lavoro agli immigrati regolari. Poi-
ché i due gruppi mostravano caratteristiche assai simili prima
dell’ampliamento dell’Unione Europea, la riduzione del tasso di re-
cidività può essere attribuita all’effetto causale dello status legale,
52
piuttosto che ad altre differenze tra i due gruppi considerati (Mastro-
buoni, Pinotti, 2015).
Il secondo caso prende invece in considerazione il “Decreto flussi”
del 2007 che stabilisce le quote prefissate di permessi di soggiorno
per l’anno successivo e le relative procedure per la concessione dei
permessi. In quell’anno, le domande sono inviate per via telematica
durante i cosiddetti “Click Day” e vengono processate in ordine di
arrivo, fino all’esaurimento delle quote disponibili. I dati forniti dai
dipartimenti Libertà civili e Pubblica sicurezza del Ministero
dell’Interno mostrano che, durante l’anno successivo, coloro che so-
no rientrati nelle quote (e hanno quindi ottenuto lo status legale)
commettono molti meno crimini rispetto a coloro che ne sono rimasti
esclusi. Dal momento che gli appartenenti a questi due gruppi sono
sostanzialmente identici (fatta eccezione alcuni secondi di ritardo
nell’invio della domanda telematica) tale differenza nella probabilità
di commettere crimini è riconducibile all’effetto dello status legale. Il
risultato è che il tasso di delittuosità si dimezza, a seguito soprattutto
della diminuzione di crimini con motivazione economica (Pinotti,
2017).
Proposte di intervento
Risulta pertanto del tutto evidente che per realizzare una società più
inclusiva e per ridurre i tassi di criminalità degli stranieri che sono
significativamente superiori a quelli dei nativi occorre intervenire
sulle cause del fenomeno e quindi attivare due azioni politiche fra lo-
ro convergenti e coordinate:
1. Politiche per aumentare l’integrazione degli stranieri. Gli
stranieri integrati sono interessati a difendere i valori della
società e lo status raggiunto e quindi più attenti a comporta-
53
menti adeguati come la storia delle comunità straniere di più
antica immigrazione ha dimostrato;
2. Politiche per la radicale riduzione della presenza degli ir-
regolari. Le politiche di sicurezza rivolte agli stranieri irrego-
lari sono più complesse di quelle rivolte ad altro tipo di cri-
minalità perché hanno bisogno di essere integrate con altre
politiche. In questo caso, infatti, l’aumento delle pene o una
diversa organizzazione delle forze di polizia possono produr-
re risultati contingenti ed ordinari che non sono comunque in
grado di ridurre il numero degli irregolari e di contrastare le
motivazioni alla base dei reati da loro commessi. Risulta faci-
le constatare che gli stranieri irregolari, non potendo lavorare
regolarmente, sono facilmente esposti al lavoro nero o alla
criminalità dovendo comunque procurarsi di che vivere. La
riduzione dei reati passa anche e soprattutto attraverso la ra-
dicale riduzione del numero degli irregolari che si realizza
con un mix di misure che, oltre che a guardare alle politiche
di sicurezza, facciano esplicito riferimento alle politiche inte-
grate dell’immigrazione: governo dei flussi migratori, rimpa-
tri effettivi, leggi che non producano ulteriori irregolari, mo-
difica dei trattati europei, sanatoria per alcune categorie di la-
voratori in nero come le badanti. Occorre, infatti, tener conto
della composizione variegata degli irregolari che comprende
anche una quota stabile di lavoratori in nero come le “badan-
ti” che probabilmente costituiscono almeno un quinto degli
stranieri irregolari e la cui presenza è importante per
l’assistenza alle persone non autosufficienti.
Le due politiche sono necessarie per aumentare il livello di coesione
sociale e di sicurezza del paese ma possono essere efficaci solo se
verranno realizzate in modo coordinato ed integrato e con una plura-
54
lità di strumenti. Gli stranieri regolari possono essere degli alleati in
queste politiche di promozione della legalità perché la criminalità, in
diverse situazioni, offusca le valenze positive dell’immigrazione.
Fino ad oggi le politiche sono state parziali: poca integrazione e de-
mandata al solo livello locale e politiche per la sicurezza poco effica-
ci demandate in gran parte all’aumento delle pene. In sostanza, sino-
ra abbiamo avuto politiche non focalizzate sulle cause.
In realtà ciò che serve è più integrazione e più sicurezza. Ma insieme.
55
7. SINTESI CONCLUSIVE
1. La maggioranza degli Italiani ritiene che la criminalità sia au-
mentata, collegandola all’aumento degli immigrati nel nostro
paese. Si tratta di una percezione che non trova riscontro nei da-
ti, visto che la criminalità è in diminuzione nonostante il signi-
ficativo aumento della presenza straniera in Italia, soprattutto
per quanto riguarda i crimini più violenti ed è per molti reati in-
feriore ai livelli di criminalità degli altri paesi europei. Il modo
in cui la criminalità, e le sue supposte correlazioni con
l’immigrazione, viene raccontata dai mezzi di informazione è
decisivo nel determinare la percezione che del fenomeno ha
l’opinione pubblica. Se i media tendono a enfatizzare gli episodi
criminali e far passare quasi sotto silenzio il netto calo della
criminalità in Italia negli ultimi anni, e se enfatizzano soprattut-
to la nazionalità degli autori dei reati a discapito di altre infor-
mazioni socio-demografiche, ecco che l’opinione pubblica sarà
portata a credere che la criminalità sia in aumento a causa
dell’aumento del numero degli immigrati. Nel loro complesso,
le diverse ricerche analizzate segnalano un livello dei timori
della popolazione nei confronti della criminalità e
dell’immigrazione come concausa della stessa molto elevato,
seppur stabile. Non tenere conto di questi elementi nelle politi-
che di comunicazione e di coesione delle istituzioni ma anche
degli organi di informazione rappresenterebbe un grave errore.
2. In Italia, dal 2014, i delitti complessivi (italiani + stranieri) si
riducono costantemente così come si riducono quasi tutti i rea-
ti considerati più gravi e violenti. La frequenza dei reati com-
messi in Italia si colloca quasi sempre sotto la media
56
dell’Unione Europea, in particolare per i reati che creano mag-
gior allarme sociale.
3. Gli stranieri delinquono più degli autoctoni. Gli stranieri so-
no i responsabili del 30% circa dei reati commessi in Italia.
Questo dato, se confrontato con la presenza degli stranieri in
Italia (8,5% al momento della ricerca), indica un tasso di crimi-
nalità degli stranieri tre volte superiore a quello dei nativi. Que-
sto dato è condiviso con il resto d’Europa dove il tasso di crimi-
nalità relativo degli stranieri è superiore a quello della popola-
zione autoctona in quasi tutti i paesi salvo l’Irlanda e la Letto-
nia. In media, considerando tutti gli Stati membri UE, gli stra-
nieri contribuiscono alla delittuosità ben 4 volte più dei nativi.
4. La percentuale dei reati commessi dagli stranieri, negli ulti-
mi 10 anni, è in costante riduzione nonostante aumenti la
percentuale degli stranieri presenti in Italia, (negli anni oggetto
di studio).
5. La riduzione dei reati che si è costantemente registrata negli an-
ni scorsi, non è dovuta alla riduzione del tasso di criminalità de-
gli italiani che è rimasto sostanzialmente stabile, ma è dovuta
al forte e costante abbassamento del tasso di criminalità de-
gli stranieri che annulla e supera gli effetti dell’aumento della
popolazione straniera (negli anni considerati).
6. Il 70% dei reati commessi dagli stranieri viene commesso
dagli stranieri irregolari che, in realtà, costituiscono solo il
10% circa di tutti gli stranieri presenti in Italia. Conseguente-
mente, il tasso di criminalità degli stranieri senza permesso di
soggiorno è straordinariamente elevato. E’ stato calcolato che
esso corrisponda a 34 volte quello dei nativi italiani (Cima, Ri-
colfi, 2015). Esiste, dunque, una correlazione fortissima fra
permanenza irregolare e criminalità. Va ricordato che gli immi-
57
grati irregolari — non avendo permesso di soggiorno o forme di
protezione internazionale — non possono trovare lavoro regola-
re o altre forme di sostentamento legittimo.
7. Il tasso di criminalità degli stranieri regolari è superiore a
quello dei nativi (da 1,5 a 3 volte a seconda del reato) ma che se
si operasse una comparazione corretta dei dati (per fasce di età
ed eliminando i reati in violazione del Testo unico
dell’immigrazione) questo sarebbe molto vicino a quello dei
nativi.
8. Il vero problema è dunque rappresentato dai reati commessi da-
gli stranieri irregolari. Riuscire a eliminare (l’obiettivo più rea-
listico è quello di ridurli radicalmente) i reati commessi dagli
stranieri irregolari comporterebbe una riduzione fino ad un
massimo del 20% circa dei reati complessivi annualmente
commessi in Italia.
9. Da che cosa dipende il tasso di criminalità degli stranieri? Una
delle ragioni è da ricercare nei flussi immigratori tumultuosi e
sostanzialmente incontrollati, che hanno particolarmente carat-
terizzato l’Italia nella sua fase immigratoria iniziale, ma che an-
cora in parte sussistono. Una situazione immigratoria con que-
ste caratteristiche ha necessariamente portato a maggiori pro-
blemi di assimilazione e integrazione degli immigrati tanto più
in un paese come il nostro che ha vissuto e vive una situazione
di difficoltà socio-economica. Gli studi realizzati nel corso del
tempo per comprendere le cause del diverso contributo di nativi
e stranieri alla delittuosità hanno rilevato che uno dei fattori
principali in qualche modo legato al comportamento deviante
degli stranieri è il loro grado di integrazione sociale. In questo
quadro, coloro che sono mediamente meno assimilati e meno
integrati socialmente ed economicamente hanno maggiori pro-
babilità di ricorrere al crimine. Se ne potrebbe dedurre che non
58
è tanto la condizione di straniero, ma quella di marginale, e, per
dirla con categorie classiche dell’indagine sociale, la povertà
materiale, di risorse sociali e di capitale culturale (Allievi, Dalla
Zuanna, 2016), e soprattutto l’essere irregolare ad essere deter-
minante.
10. Risulta pertanto del tutto evidente che per realizzare una società
più inclusiva e per ridurre i tassi di criminalità degli stranieri
che sono significativamente superiori a quelli dei nativi occorre
intervenire sulle cause del fenomeno e quindi attivare due azio-
ni politiche fra loro convergenti e coordinate:
a. Politiche per aumentare l’integrazione degli stranieri.
Gli stranieri integrati sono interessati a difendere i valori
della società e lo status raggiunto e quindi più attenti a
comportamenti adeguati come la storia delle comunità
straniere di più antica immigrazione ha dimostrato;
b. Politiche per la radicale riduzione della presenza degli
irregolari. Le politiche di sicurezza rivolte agli stranieri
irregolari sono più complesse di quelle rivolte ad altro ti-
po di criminalità perché hanno bisogno di essere integrate
con altre politiche. In questo caso, infatti, l’aumento delle
pene o una diversa organizzazione delle forze di polizia
possono produrre risultati contingenti ed ordinari che non
sono comunque in grado di ridurre il numero degli irrego-
lari e di contrastare le motivazioni alla base dei reati da
loro commessi. Risulta facile constatare che gli stranieri
irregolari, non potendo lavorare regolarmente, sono fa-
cilmente esposti al lavoro nero o alla criminalità dovendo
comunque procurarsi di che vivere. La riduzione dei reati
passa anche e soprattutto attraverso la radicale riduzione
del numero degli irregolari che si realizza con un mix di
misure che, oltre a guardare alle politiche di sicurezza,
facciano esplicito riferimento alle politiche integrate
59
dell’immigrazione: governo dei flussi migratori, rimpatri
effettivi, leggi che non producano ulteriori irregolari, mo-
difica dei trattati europei, sanatoria per alcune categorie di
lavoratori in nero (p. e. le badanti).
60
Bibliografia
Allievi S., Dalla Zuanna G., Tutto quello che non vi hanno mai detto
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Link: http://www.fondazionehume.it/wp-
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2016. Link:
http://www.confcommercio.it/documents/10180/3599445/Nota+desc
61
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430e-9f03-2efb5fdef9eb
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sull’attività delle forze di polizia, sullo stato dell’ordine e della sicu-
rezza pubblica e sulla criminalità organizzata, Roma, 2019. Link:
http://www.interno.gov.it/sites/default/files/relazione_al_parlamento
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Ministero dell’Interno, Relazione al Parlamento, anno 2016,
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rezza pubblica e sulla criminalità organizzata, Roma, 2018. Link:
http://www.interno.gov.it/it/sala-stampa/dati-e-statistiche/relazione-
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sicurezza-pubblica-e-sulla-criminalita-organizzata
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Antigone (a cura di), “Un anno di carcere: XIV Rapporto sulle con-
dizioni di detenzione, 2018. Link:
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detenzione/
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Link: https://pubs.aeaweb.org/doi/pdfplus/10.1257/app.20140039
Oleandri Andrea, Reati e carcere. Un rapporto non lineare, in Anti-
gone (a cura di), “Un anno di carcere: XIV Rapporto sulle condizioni
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Paterniti Martello Claudio, Radicalizzazione e libertà di culto, in An-
tigone (a cura di), “Un anno di carcere: XIV Rapporto sulle condi-
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detenzione/
Pinotti P., Cliccando alle porte del Paradiso, Libertà civili, gennaio
febbraio 2017. Link: http://www.libertacivili.it/wp-
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Pittau F., Iafrate P., Immigrazione e criminalità: elementi per una
nuova valutazione, in “Dossier Statistico immigrazione 2018”,
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Pittau F., Trasatti S., La criminalità degli immigrati: dati, interpreta-
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63
https://www.redattoresociale.it/GetMedia.aspx?id=864d6d84d8be45
04b8591a5d54ae1014&s=0
Solivetti Luigi Maria, Crimine e immigrazione in Italia, Fondazione
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Solivetti Luigi Maria, Immigrazione, società e crimine, Il Mulino,
Bologna, 2014.
Tagliaferro F., I detenuti per tipologia di reato. Periodo di riferimen-
to: anni 2015-2016 e confronti con anni precedenti, Rassegna peni-
tenziaria e criminologica n. 3/2015. Link:
http://www.rassegnapenitenziaria.it/cop/928151.pdf
64
L’autore
Franco Pesaresi è direttore dell’Azienda servizi alla persona «Am-
bito 9» di Jesi (An) che gestisce i servizi sociali e socio-sanitari per i
21 comuni dell’Ambito sociale. È stato direttore di Zona dell’Asur
Marche e direttore dell’Area Servizi alla persona del Comune di An-
cona. Recentemente ha pubblicato Il manuale del caregiver familiare
(Maggioli, 2021), Il Manuale del centro diurno (Maggioli, 2018),
Quanto costa l’Rsa (Maggioli, 2016), ha curato il volume Il nuovo
Isee e i servizi sociali (Maggioli, 2015) ed ha collaborato al volume
Il reddito d’inclusione sociale (Reis) (Il Mulino, 2016). Blog:
https://francopesaresi.blogspot.com/ . È componente di NNA che cu-
ra annualmente il Rapporto sulla non autosufficienza in Italia.
65

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IMMIGRAZIONE E CRIMINALITA'

  • 1. IMMIGRAZIONE E CRIMINALITA' Gli stranieri delinquono di più? F R A N C O P E S A R E S I WELFARE EBOOK N. 8/2023
  • 2. 1
  • 3. 2 WELFARE EBOOK n.8/2023 _______________________________________________________ IMMIGRAZIONE E CRIMINALITA’ Gli stranieri delinquono di più? di Franco Pesaresi _______________________________________________________ gennaio 2023 _______________________________________________________
  • 4. 3 IMMIGRAZIONE E CRIMINALITA’ Indice pagina Introduzione 4 1. La paura degli italiani 6 2. L’andamento della delittuosità in Italia 10 3. I reati commessi dagli stranieri 15 4. Nazionalità e reati degli stranieri 37 5. Gli stranieri nelle carceri 45 6. Più integrazione = più sicurezza. Cause e rimedi del tasso di criminalità degli stranieri 50 7. Sintesi conclusive 55 Bibliografia 60
  • 5. 4 INTRODUZIONE Il tema del rapporto fra immigrazione e criminalità è un tema molto delicato perché si presta a facili strumentalizzazioni o a semplifica- zioni basate su ciò viene percepito piuttosto che su ciò che accade davvero. Ad alimentare la percezione del rapporto fra immigrazione e crimina- lità è soprattutto il dibattito politico che, senza far riferimento a dati oggettivi, da una parte alimenta ingiustificate paure nella popolazio- ne per suscitare reazioni che favoriscano la propria parte politica e dall’altra parte si nega la più elevata delittuosità degli stranieri dipin- gendo un mondo ideale che ancora non c’è. La realtà è molto più complessa ed è fatta di fenomeni di segno di- verso che è necessario conoscere se vogliamo comprenderli e gover- narli. Proprio per questo, l’obiettivo di questo ebook è quello di affrontare il tema partendo dai dati oggettivi senza alcun pregiudizio in un sen- so o in un altro per offrire al lettore la possibilità di farsi un’idea sul tema. La lettura di questo lavoro riserverà sicuramente delle sorprese così come le ha provocate in me man mano che andavo avanti nella ricer- ca. Questo ebook riprende integralmente ed in parte amplia una serie di 5 articoli sul rapporto fra criminalità ed immigrazione, pubblicati dalla rivista online “Welforum” negli anni 2019-2020.
  • 6. 5 Di seguito si forniscono le indicazioni sulle precedenti, singole, pub- blicazioni: o Pesaresi F., Dei delitti e delle paure. La criminalità, l'immigra- zione e come vengono percepite, Welforum, 24/9/2019: https://welforum.it/dei-delitti-e-delle-paure/ o Pesaresi F., Gli stranieri delinquono di più?, Welforum.it, 10/10/2019: https://welforum.it/il-tasso-di-criminalita-degli- stranieri/ o Pesaresi F., I reati commessi dagli stranieri irregolari, Welfo- rum.it, 5/11/2019: https://welforum.it/i-reati-commessi-dagli- stranieri-irregolari/ o Pesaresi F., Gli stranieri nelle carceri, Welforum.it, 4/12/2019: https://welforum.it/gli-stranieri-nelle-carceri/ o Pesaresi F., Più integrazione, più sicurezza, Welforum, 8/1/2020: https://welforum.it/piu-integrazione-piu-sicurezza/
  • 7. 6 1. LA PAURA DEGLI ITALIANI A guardare i tg e a leggere i giornali si ha l’impressione che la preoc- cupazione degli italiani per la sicurezza sia cresciuta molto negli ul- timi anni. Ma è davvero così? Ci aiutano ad orientarci in questo tema tre ricerche recenti ed importanti realizzate proprio nel 2018. Il primo lavoro è costituito dal rapporto dell’ISTAT dal titolo “La percezione della sicurezza” (2018). Secondo l’Istat la percezione di insicurezza risulta stabile, rispetto alle precedenti rilevazioni (2008-2009), mentre si riduce l’influenza della criminalità sulle abitudini di vita. E cioè le persone che sentono che i loro compor- tamenti sono molto o abbastanza influenzati dalla paura della crimi- nalità sono passati dal 48,5% al 38,2%. Tra il 2008-2009 e il 2015-2016, l’Istat stima un miglioramento ge- neralizzato nelle preoccupazioni: il 41,9% dei cittadini è preoccupato di subire uno scippo o un borseggio (-6,3 punti percentuali dal 2008- 2009), il 40,5% un’aggressione o una rapina (-7,1 punti percentuali ), il 37% il furto dell’auto (-6,7) e il 28,7% (-14) teme per sé o i propri familiari di subire una violenza sessuale. Il 60,2% dei cittadini è mol- to o abbastanza preoccupato dei furti nell’abitazione (unico dato sta- bile). Nonostante il miglioramento, il 33,9% dei cittadini ritiene di vivere in una zona a rischio di criminalità (molto o abbastanza), dato deci- samente in aumento rispetto alla rilevazione precedente (+11,9 punti percentuali). Il senso di insicurezza delle donne è decisamente maggiore di quello degli uomini: il 36,6% non esce di sera per paura (a fronte dell’8,5% degli uomini), il 35,3% quando esce da sola di sera non si sente sicu- ra (il 19,3% degli uomini). Gli anziani hanno un profilo di insicurez- za simile. Valutazioni più positive sono espresse da coloro che vivo- no in centri di piccole dimensioni (Istat, 2018). L’altra recente ricerca è del Censis (2018). Secondo il Centro di ri- cerca rimane elevato il timore di essere vittima di un reato. Oltre 19 milioni di italiani (il 31,9% del totale delle famiglie) percepiscono
  • 8. 7 il rischio di criminalità nella zona in cui vivono. Il pericolo cresce mano a mano che aumentano le dimensioni del comune di residenza ed è maggiormente avvertito nelle grandi realtà urbane, ove oltre la metà dei residenti percepisce il rischio di subire un reato. La criminalità continua ad essere ritenuta un problema grave, segna- lato dal 21,5% degli italiani, al quarto posto dopo la mancanza di la- voro, indicata dal 52,4% della popolazione, l’evasione fiscale (29,2%) e l’eccessivo prelievo fiscale (24%). A preoccuparsi di più per la criminalità sono gli italiani che appartengono a nuclei fa- miliari che hanno un livello economico basso, i quali, presumibil- mente, vivono in contesti più disagiati: tra chi ha maggiori problemi economici la criminalità è segnalata come secondo problema (il 27,1% del totale) dopo la mancanza di lavoro (Censis, 2018). La terza ricerca, commissionata dalla Commissione Europea, è stata pubblicata nel n. 469 di Eurobarometer nell’aprile del 2018, ed è tut- ta finalizzata ad indagare il pensiero della popolazione europea sull’integrazione degli immigrati nell’Unione Europea. Rispetto ai cittadini di altri Stati dell’UE, gli italiani percepiscono come particolarmente forte il legame tra immigrazione e criminalità. Tre quarti degli intervistati italiani ritengono che gli immigrati peggiorano i problemi di criminalità nel loro Paese; Solo Malta ha una percentuale più elevata (79%). Rispetto alla media europea del 57%, gli intervistati italiani che ritengono che gli immigrati peggio- rino la situazione della criminalità rappresentano il 74% dell’intero campione, con una differenza di +17 punti percentuali (Cfr. Fig. 1). Allo stesso tempo, gli italiani, rispetto agli intervistati in altri Paesi europei, tendono anche a credere di meno che l’integrazione degli immigrati sarebbe favorita dall’introduzione di programmi ad hoc (Eurobarometer, 469/2018). Emergono dunque differenze sostanziali tra gli orientamenti degli italiani e quelli degli europei sul rapporto fra immigrazione e criminalità.
  • 9. 8 Fig. 1 – La percezione degli europei degli effetti dell’immigrazione sulla criminalità Fonte: Eurobarometer n.469/2018. Quali sono gli elementi che emergono? 1. La percezione della insicurezza a causa della criminalità è elevata, soprattutto nelle grandi città e nei ceti più popolari. Ed è più sentita dalle donne e dagli anziani. Un terzo degli italiani ritiene di vivere in una zona a rischio di criminalità. Tra i problemi più gravi sentiti dalla popolazione italiana, la criminalità viene collocata al quarto posto che però sale al se- condo posto tra i ceti più popolari. 2. La percezione di insicurezza è stabile. Negli ultimi 10 anni non è cresciuta, contrariamene a quello che si pensa, mentre l’influenza della criminalità sulla propria vita è addirittura diminuita. l’Istat ha registrato un miglioramento generalizzato nelle preoccupazioni circa il rischio di subire un reato con l’unica eccezione dei furti nell’abitazione. In sintesi, quindi non c’è una crescente paura nei confronti della criminalità ma i livelli attuali pur sostanzialmente stabili, sono elevati e ri- chiedono interventi pubblici di ampio respiro che non preve-
  • 10. 9 dano solo un sistema repressivo più efficace ma anche un in- tervento di recupero e rivitalizzazione delle periferie delle cit- tà unite ad interventi di inclusione e di integrazione che ridu- cano le aree di marginalità e irregolarità. Una particolare at- tenzione dovrà essere posta proprio nel cercare di dare sicu- rezza ai soggetti più fragili il che richiede interventi di rior- ganizzazione dei servizi della città. 3. Il 74% degli italiani pensano che gli immigrati peggiorano i problemi di criminalità e quindi, che in qualche modo, siano concausa dell’elevato livello di criminalità del paese. Si tratta di una quota molto elevata, la più alta in Europa dopo Malta. Almeno in parte, questi dati sembrano essere anche il prodot- to di una errata percezione del fenomeno migratorio: chi ne ingigantisce la portata, è indotto anche a ingigantirne le con- seguenze. 4. Nel loro complesso, le diverse ricerche analizzate segnalano un livello dei timori della popolazione nei confronti della criminalità e dell’immigrazione come concausa della stessa molto elevato, seppur stabile. In particolare, sarebbe sba- gliato pensare che il tema dell’immigrazione sia soltanto una questione di mal percezione: perché i suoi effetti sugli atteg- giamenti dei cittadini sono concreti e reali. Ed è soprattutto con quelli che la politica e i partiti devono fare i conti. Non tenere conto di questi elementi nelle politiche di comunica- zione e di coesione sociale delle istituzioni ma anche degli organi di informazione rappresenterebbe un grave errore.
  • 11. 10 2. L’ANDAMENTO DELLA DELITTUOSITA’ IN ITALIA In Italia, negli ultimi 10 anni (2008-2017), il totale generale dei de- litti ha mostrato un trend altalenante ma dal 2014 in forte riduzione. I delitti commessi nel 2017 sono 280.000 in meno di quelli del 2008 (-10,3%) (Cfr. Tab. 1). Tab. 1 – ANDAMENTO DELLA DELITTUOSITA’ IN ITALIA (2008-2017) Anno Delitti commessi Popolazione italiana Delitti ogni 100 residenti in Italia Stranieri residenti 2008 2.709.888 59.000.586 4,59 3.023.317 2009 2.629.831 60.340.328 4,36 3.402.435 2010 2.621.019 60.626.442 4,32 3.648.128 2011 2.763.012 59.394.207 4,65 3.879.224 2012 2.818.834 59.685.227 4,72 4.052.081 2013 2.892.155 60.782.668 4,76 4.387.721 2014 2.812.936 60.795.612 4,63 4.922.085 2015 2.687.249 60.665.551 4,43 5.014.437 2016 2.487.389 60.589.445 4,10 5.026.153 2017 2.429.795 60.483.973 4,02 5.144.440 Fonte: nostre elaborazioni su dati Istat, noi Italia; Ministero interno (2018, 2019) Censis (2018) I reati nel 2017 Nel 2017, l’ultimo anno per il quale si hanno dati completi, la fles- sione dei reati rispetto al 2015 ha riguardato, in particolare, l’usura (-24,75%), le estorsioni (-11,2%), lo sfruttamento della prostituzio- ne/pornografia minorile (-8,8%), le ricettazioni (-7,7%) le rapine (- 7,1%), i furti (-6,0%); risultano, invece, in aumento gli incendi
  • 12. 11 (+28,8%), il danneggiamento seguito da incendio (+15,0%), le vio- lenze sessuali (+14,5%), i reati in materia di stupefacenti (+9,6%), le truffe e le frodi informatiche (+8,4%), ed il riciclaggio e impiego di denaro (+8,2%). Nel 2017, inoltre, sono stati commessi 370 omicidi volontari rispetto ai 400 del 2016 e ai 471 del 2015 (decremento del 21,4% rispetto al 2015). Anche gli omicidi ascrivibili a contesti di criminalità organiz- zata hanno fatto registrare un decremento, con 45 casi nel 2017 ri- spetto ai 54 del 2016 e ai 50 del 2015 (Ministero dell’Interno, 2018, 2019). I dati che sono stati valutati testimoniano chiaramente che la delit- tuosità in Italia sta diminuendo e questo accade anche per la maggior parte dei reati più gravi. Il confronto con l’Europa Il confronto con l’Europa non penalizza l’Italia. Omicidi. Si fa un gran parlare di omicidi. TV e giornali approfondi- scono ogni singolo caso, la percezione della popolazione è al massi- mo eppure siamo al minimo storico degli omicidi. Il tasso di omi- cidi è decisamente sotto la media europea (che è di 0,9 per 100.000 residenti) e tra i più bassi a livello europeo. Gli omicidi in Italia nel 2017 sono stati 370 pari 0,61 omicidi ogni 100.000 abitanti. Il tasso più basso di sempre. Da inizio anni novanta il dato è in continua di- minuzione. Nel 2014 gli omicidi sono stati 475, nel 2015 sono stati 471, per arrivare nel 2017 a 370. Aggressioni intenzionali violente. L’Italia, nel 2015 (ultimo anno per cui è possibile fare confronti), presentava il valore di aggressioni violente più basso in confronto a Francia, Germania e Regno Unito, con una media annuale di 111 aggressioni ogni 100.000 abitanti, in-
  • 13. 12 feriore anche alla media UE. Il dato assoluto scende dalle 65 mila aggressioni del 2008 alle 64 mila del 2015. Ma anche per gli altri reati più violenti che necessariamente creano maggior preoccupazione nella popolazione le tendenze sono sostan- zialmente le stesse. L’Italia, Infatti, registra un numero di reati infe- riori alle medie dell’Unione Europea nel caso delle lesioni dolose, delle rapine e delle violenze sessuali. Rapine: Anche le rapine presentano un trend costante con leggera tendenza alla decrescita. Le rapine nel 2008 sono state 45.857; 43.754 nel 2014 e 28.612 nel 2017. Le rapine, nel 2015, sono state 57,8 ogni 100.000 residenti, inferiori alla media europea di 71,8 per 100.000 e decisamente di meno anche rispetto a Regno Unito, Fran- cia e Spagna. Sequestri e rapimenti: Il numero di sequestri e rapimenti in Italia è significativamente inferiore alla media UE. Nel 2015 ci sono stati 4,7 sequestri ogni 100 mila abitanti. Violenze sessuali: Dopo un periodo di sostanziale stabilita, nel 2017 si è registrato un aumento delle violenze sessuali che sono passate da 4.046 del 2016 a 4.634 del 2017 ma il dato italiano (6,6 per 100.000 abitanti) è ancora molto più basso della media europea (24,7 per 100.000 abitanti). In Italia, nel 2015, le lesioni dolose sono state 64.042, con una inci- denza di 105,6 ogni 100.000 abitanti, a fronte di una media che in Europa è, quasi doppia, di 195,4 ogni 100.000 abitanti e che sale a 365,9 in Francia e addirittura a 663,4 nel Regno Unito (Cfr. Tab. 2).
  • 14. 13 Tab. 2 – I reati più violenti in Europa – anno 2015. Paesi Omicidi volontari Lesioni dolose Violenze sessuali Furti Rapine Valori assoluti Spagna 303 29.056 8.640 205.751 64.581 Italia 471 64.042 4.000 1.045.374 (1) 35.068 Germania 655 127.395 27.243 1.337.196 44.666 Regno Uni- to (2) 607 433.734 36.317 1.397.807 53.211 Francia 1.017 244.141 19.985 1.227.974 104.913 Ue 28 (2) 4.758 997.110 125.937 7.099.515 366.461 Valori per 100.000 abitanti Spagna 0,7 62,6 18,6 443,0 139,1 Italia 0,8 105,6 6,6 1.723,2 57,8 Germania 0,8 155,0 33,2 1.627,2 54,4 Regno Uni- to (2) 0,9 663,4 55,5 2.137,9 81,4 Francia 1,5 365,9 29,9 1.840,2 157,2 Ue 28 (2) 0,9 195,4 24,7 1.391,3 71,8 (1) Per l’Italia la voce “furti” è differente rispetto alla classificazione del Ministero dell’Interno. (2) Stima. Fonte: elaborazione Censis su dati Eurostat Gli unici reati che, invece, vedono l’Italia collocarsi al di sopra della media Ue sono i furti, che in Italia sono 1.723,2 per 100.000 residen- ti, contro una media dell’Unione europea che è di 1.391,3 (Censis, 2018). In conclusione 1. In Italia, dal 2014, i delitti complessivi si riducono costantemente così come si riducono quasi tutti i reati considerati più gravi e violenti. Per quel che riguarda gli omicidi, per esempio, l’Italia è al suo minimo storico.
  • 15. 14 2. La frequenza dei reati commessi in Italia si colloca quasi sempre sotto la media dell’Unione Europea, in particolare per i reati che creano maggior allarme sociale. 3. Il calo della criminalità non si è però tradotto in una percezione di maggiore sicurezza personale e la paura sembra essere diventa- ta la chiave interpretativa di molti dei comportamenti degli italia- ni. Nonostante le statistiche ufficiali ci mostrino come in Italia non vi sia stato un aumento degli episodi criminali, né ci si trovi di fronte ad una emergenza sicurezza, la popolazione ritiene che la criminalità in Italia stia crescendo e che ciò sia dovuto alla pre- senza degli immigrati e all’aumento dei flussi migratori degli ul- timi anni. Questa situazione è alimentata soprattutto da alcune forze politiche e dagli organi di informazione che alimentano le paure dei cittadini prospettando un quadro falsato della realtà per beneficiare del consenso elettorale ma producendo delle fratture allarmanti all’interno della società e nella convivenza civile.
  • 16. 15 3. I REATI COMMESSI DAGLI STRANIERI Il rapporto fra criminalità e immigrazione e un tema assai delicato, perché, come abbiamo visto nei dati precedenti, gli immigrati fini- scono per essere il capro espiatorio a cui attribuire, talora in modo acritico, la responsabilità della maggior parte dei reati. Per cui la questione che si è cercato di indagare è se la riduzione dei reati com- plessivi sia in qualche modo legata all’aumento della presenza degli stranieri in Italia oppure, più direttamente, se i tassi di criminalità di italiani e stranieri sono gli stessi. Da una analisi sommaria dei dati sembrerebbe dunque che in Ita- lia l’aumento del numero degli stranieri non ha prodotto nessun aumento degli episodi di criminalità considerati. Anzi che sia ac- caduto esattamente il contrario. Gli stranieri sono costantemente au- mentati mentre i reati complessivi, in Italia, dal 2014 sono costante- mente diminuiti. Per cui, in base ad un ragionamento logico, sem- brerebbe che gli stranieri commettano meno reati degli italiani resi- denti. Ci sono anche altri studi che sembrerebbero confermarlo. Uno studio sul tema si intitola Do immigrants cause crime? pubblicato nel 2012 sul Journal of the European Economic Association (Bianchi, Buo- nanno, Pinotti, 2012) avevano analizzato, nello specifico, se esistes- se una correlazione tra l’arrivo di un maggior numero di stranieri e l’andamento della criminalità nelle province italiane in relazione agli anni dal 1990 al 2003. Lo studio, in nove casi su dieci non ha riscon-
  • 17. 16 trato correlazioni significative, slavo un leggero aumento delle rapi- ne. Vediamo se è davvero così. Stranieri denunciati o arrestati nel 2017 La popolazione straniera residente nel 2017 in Italia era di 5.144.440 persone, che rappresentavano l’8,51% del totale della popolazione. Le forze di Polizia, nello stesso anno, hanno riscontrato 262.235 se- gnalazioni, riferite a persone denunciate ed arrestate, a carico degli stranieri resisi responsabili di attività illecite, pari al 29,8% dello specifico totale generale; il dato risulta in aumento rispetto a quello del 2016 allorquando le segnalazioni erano state 261.244, pari al 29,2% del totale. Nel 2015 però sono state 307.781 pari al 32,9% del totale. Il maggior numero di segnalazioni a carico di stranieri è stato regi- strato per i marocchini (40.178, pari al 15,3% di quelle riferite agli stranieri ed al 4,6% del totale), seguiti dai romeni (28.672, pari al 14,7% degli stranieri ed al 4,4% del totale), dagli albanesi (222.582, pari al 8,6% degli stranieri ed al 2,6% del totale), dai tunisini (15.221, pari al 5,8% degli stranieri e all’1,7% del totale), dai nige- riani (12.830, pari al 4,9% degli stranieri e all’1,5% del totale), dai senegalesi (9.217, pari al 3,5% degli stranieri e all’1,0% del totale), dagli egiziani (6.218, pari al 2,4% degli stranieri ed allo 0,7% del to- tale), dai cinesi (5.565, pari al 2,1% degli stranieri ed allo 0,6% del totale).
  • 18. 17 Particolarmente significativo è stato il coinvolgimento degli stranieri in ricorrenti attività delittuose, quali:  furti: le segnalazioni riferite agli stranieri denunciati e/o arre- stati nel 2017 (49.066) rappresentano il 42,3% del totale per tale delitto. Il maggior numero di segnalati è di nazionalità romena (13.611, pari al 27,7% degli stranieri ed al 11,7% del totale), seguiti dai marocchini (6.916, pari al 14,1% degli stranieri ed al 6,0% del totale), dagli albanesi (5.319, pari al 10,8% degli stranieri ed al 4,6% del totale) e dai tunisini (2.115, pari al 4,3% degli stranieri ed all’1,8% del totale). Anche nel 2016 il maggior numero di segnalazioni era stato registrato per i romeni (16.210), seguiti dai marocchini (6.116), dagli albanesi (5.756) e dai tunisini (2.194);  rapine: le segnalazioni riferite agli stranieri denunciati e/o ar- restati nel 2017 (7.669) per tale reato rappresentano il 37,3% del totale per lo specifico delitto. Il maggior numero di segna- lati ha riguardato i marocchini (1.720, pari al 22,4% degli stranieri ed al 8,4% del totale), seguiti dai romeni (1.302, pari al 17,0% degli stranieri e al 6,3% del totale), dai tunisini (663, pari all’ 8,6% degli stranieri e al 3,2% del totale) e dagli albanesi (551, pari all’ 8,2% degli stranieri e al 2,7% del tota- le). Nel 2016 il maggior numero di segnalati aveva riguardato i marocchini (1.691), seguiti dai romeni (1.481), dai tunisini (668) e dagli albanesi (635). (Ministero dell’interno, 2019). Le persone straniere condannate in Italia La maggior parte dei condannati ha cittadinanza italiana (219.462 nel 2015), in una percentuale che si attesta intorno al 70 per cento nel
  • 19. 18 periodo considerato, anche se tale percentuale è diminuita nel tempo. I condannati stranieri sono invece intorno al 30 per cento. Tra i condannati nati all’estero nelle prime tre posizioni dal 2000 si sono trovati sempre i nati in Romania (19,9% nel 2015), Marocco (13,2% nel 2015) e Albania (8,3% nel 2015), fenomeno ovviamente legato al fatto che le persone provenienti da questi tre Paesi rappresentano le cittadinanze più numerose presenti in Italia; nelle due posizioni suc- cessive si sono alternati nel tempo i condannati nati in Tunisia (7,5% nel 2015) e in Senegal. Negli anni è aumentata la componente cinese dei condannati (4,1% nel 2015), fino a diventare la quinta nazionalità straniera dei condannati, dal 2013 (Istat, 2017). Il tasso di criminalità relativo dei non nativi in Italia e in Europa Una ricerca della Fondazione Hume del 2016 (Cima et al., 2016) ha calcolato il tasso di criminalità relativo degli stranieri nei paesi dell’Unione Europea per comparare il comportamento degli stranieri nelle diverse nazioni. Quello che si è calcolato, in sostanza, è la pro- babilità che un reato sia commesso da un immigrato rispetto ad un nativo. La Fondazione Hume, per avere una stima più stabile e in grado di tenere in considerazione tutte le informazioni disponibili, ha considerando sia la quota di autori denunciati che la quota di detenuti nel 2013. In generale il tasso di criminalità relativo degli stranieri è superiore a quello della popolazione autoctona in quasi tutti i paesi salvo l’Irlanda e la Lettonia (Cfr. Tab. 3). In media, considerando tutti i 28 stati membri, gli stranieri contribuiscono alla delittuosità ben 4 volte
  • 20. 19 più dei nativi, un valore più o meno in linea con quello registrato nel 2008. Tab. 3 – Tasso di criminalità relativo degli stranieri rispetto ai nativi. 2013 Nazione Tasso di criminalità relativo Grecia 12,5 Croazia 8,7 Bulgaria 7,8 Polonia 6,6 Malta 6,4 Italia 6,3 Svezia 5,4 Austria 5,2 Portogallo 4,9 Paesi bassi 4,7 Belgio 4,4 Danimarca 4,4 Finlandia 4,1 UE 28 4,0 Cipro 3,8 Spagna 3,7 Germania 3,5 Francia 3,5 Slovenia 3,4 Estonia 2,9 Ungheria 2,6 Lituania 2,3 Slovacchia 2,0 Rep. Ceca 2,0 Lussemburgo 1,9 Regno unito 1,3 Romania 1,1 Irlanda 0,8 Lettonia 0,1 Fonte: Cima et al. (2016)
  • 21. 20 Al sesto posto troviamo l’Italia. Qui il contributo degli stranieri è circa 6 volte quello degli autoctoni. Gli studi realizzati nel corso del tempo per comprendere le cause del diverso contributo di nativi e stranieri alla delittuosità hanno rilevato che uno dei diversi fattori in qualche modo legato al comportamento deviante degli stranieri sia il loro grado di integrazione sociale, come suggerito anche da una re- cente ricerca di Luigi Maria Solivetti (2014) (Fondazione Hume, 2016). La Fondazione Hume per calcolare il tasso di criminalità relativo de- gli stranieri ha stimato in modo prudenziale (ma corretto a mio avvi- so) la popolazione straniera includendo gli stranieri residenti, i non residenti ma regolarmente presenti e gli irregolari1 (anche se si igno- rano i reati compresi nella categoria “altri delitti”, che includono il reato di clandestinità, la situazione non cambia). I dati che emergono relativi alle 978.000 denunce contro autori noti di cui il 31,4% é straniero sono molto interessanti. Il tasso di criminalità relativo me- dio degli stranieri e 6 volte superiore a quello degli italiani2 . Dato, peraltro, in forte discesa dato che nel 2004 la tendenza a delinquere degli stranieri era 9 volte quella dei nati in Italia. Ma una disaggrega- zione ulteriore ci fornisce un dato ancora più significativo: la stima relativa al rapporto tra il tasso di devianza dei regolari rispetto a 1 Stime ISMU. 2 Il divario e molto alto per lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione (24 volte), la contraffazione di marchi (20), i furti - specie per il borseggio (21), il furto nei negozi (19) e in appartamento (13) – le rapine in strada (11) o la ricetta- zione (11). Il tasso di criminalità relativa raggiunge valori più contenuti per le estorsioni (4), i furti in uffici pubblici (3), le truffe e frodi informatiche (3), l’ingiuria (2) o l’usura (1,1). Ma ci sono anche reati che vengono compiuti con più frequenza dagli italiani, come le rapine in banca (0,77), quelle in uffici postali (0,95) o i crimini legati alla mafia.
  • 22. 21 quello degli italiani è di 3 a 1, mentre quello degli stranieri senza permesso di soggiorno è di 34 a 1 (Cima et al., 2015). Gli stranieri irregolari registrano un tasso di criminalità elevatissimo soprattutto nei furti: furti con destrezza (il tasso di criminalità relativo dei bor- seggi è di 123 volte più elevato degli autoctoni, furti in abitazione e di auto). Utilizzando gli stessi dati ma spalmati su un numero molto più ampio di anni il risultato è sostanzialmente lo stesso. Anzi ne esce forte- mente rafforzato. Si tratta dei dati che vanno dal 2006 al 2016 rac- colti dal Ministero dell’Interno/Direzione centrale di Polizia crimina- le. L’archivio del Ministero dell’Interno raccoglie le denunce presen- tate alle Forze dell’ordine (procedibilità a querela di parte) e in taluni casi promosse d’ufficio (procedibilità d’ufficio) dalle stesse Forze dell’ordine o dall’Autorità giudiziaria(arresto in flaganza di reato op- pure associazione a delinquere, resistenza a pubblico ufficiale, traffi- co di stupefacenti nei quali manca la vittima individuale e la querela di parte), a prescindere se abbiano avuto un seguito giudiziario (Pit- tau, Iafrate, 2018). Che cosa ci dicono questi dati, tenendo conto che comunque sono re- lativi solamente ad un terzo di tutti i reati commessi in Italia (Cfr. Tab. 4)?
  • 23. 22 Tab. 4 – Andamento delle denunce contro autore noto nel perio- do 2006-2016. An no Popo- lazione resi- dente Italia- ni re- sidenti Rea- ti ita- liani In- dice Rea ti / ita- liani Stra- nieri resi- denti Reati stra- nieri % reati stra- nieri Indi- ce Reati / stra- nieri Rap- porto Stra- nieri /italia ni 20 06 59.131. 287 56.192 .365 522. 810 0,00 93 2.938. 922 279.0 06 34,8 0,094 9 10,2 20 07 59.619. 290 56.186 .639 557. 861 0,00 99 3.432. 651 301.4 08 35,1 0,087 8 8,9 20 08 59.000. 586 55.598 .151 589. 229 0,01 05 3.402. 435 300.5 64 33,8 0,088 3 8,4 20 09 60.340. 328 56.105 .269 594. 398 0,01 06 4.235. 059 274.7 34 31,6 0,064 9 6,1 20 10 60.626. 442 55.485 .466 594. 860 0,01 07 3.879. 224 272.9 82 31,5 0,070 4 6,6 20 11 59.394. 207 55.342 .126 619. 566 0,01 12 4.052. 081 281.3 04 31,2 0,069 4 6,2 20 12 59.685. 227 55.297 .506 645. 453 0,01 17 4.387. 721 288.4 42 30,9 0,065 7 5,6 20 13 60.782. 668 55.860 .583 673. 765 0,01 21 4.922. 085 304.3 16 31,1 0,061 9 5,1 20 14 60.795. 612 55.781 .575 675. 912 0,01 21 5.014. 037 304.9 42 31,1 0,060 8 5,0 20 15 60.665. 551 55.639 .398 659. 718 0,01 19 5.026. 153 302.2 31 31,4 0,060 1 5,0 20 16 60.589. 445 55.542 .417 632. 448 0,01 14 5.047. 028 261.2 69 29,2 0,051 8 4,5 Fonte: nostra elaborazione su dati forniti dal “Dossier Statistico Immigrazione” (2018).  I reati commessi dagli stranieri sono il 31% del totale. La per- centuale è abbastanza stabile. In questo caso con la parola stranieri si intende sia quelli regolarmente presenti nel terri- torio italiano che gli irregolari. Gli stranieri regolarmente re- sidenti, nel 2016, erano l’8,3% dell’intera popolazione resi- dente mentre si stima che gli stranieri irregolari, nello stesso
  • 24. 23 anno, fossero 435.000 (https://welforum.it/quanti-gli- stranieri-italia/?highlight=pesaresi).  Con i dati a disposizione (che si riferiscono ai denunciati) si può affermare che, nel 2016: a. mediamente 1,14 italiani ogni 100 sono stati denun- ciati per un reato; b. mediamente 5,1 stranieri ogni 100 sono stati denuncia- ti per un reato; c. Questo comporta che il tasso di criminalità relativa degli stranieri sia di 4,5 volte superiore a quello degli italiani.  Il tasso di criminalità relativa degli stranieri è in forte e co- stante riduzione tanto che in soli 10 anni si è dimezzato e le tendenze in atto lasciamo prevedere una ulteriore e costante riduzione.  Inoltre, Pittau e Iafrate (2018) rilevano che per una corretta comparazione del tasso di criminalità degli italiano e degli stranieri andrebbero scorporati da questi ultimi i reati relativi alla violazione del Testo Unico immigrazione (D. Lgs. 286/198) come l’ingresso irregolare, la permanenza oltre la scadenza del visto, o del permesso di soggiorno, la non ot- temperanza al decreto di espulsione, ecc. (che nel 2012 se- condo l’Istat costituivano il 17,7% del totale dei reati degli stranieri). I due autori concludono affermando che se la quota di denunce di pertinenza dei soggiornanti regolari fosse anco- ra quella del 2005 (escludendo quella degli irregolari) e la quota delle infrazioni al Testo unico immigrazione fosse quella calcolata dall’Istat per il 2009, il tasso di criminalità degli stranieri regolarmente soggiornanti sarebbe simile a quella degli italiani. Giova precisare che nel 2005, ultimo an- no per il quale venne indicata la distinzione fra soggiornanti regolari e stranieri sprovvisti di un permesso di soggiorno, gli immigrati regolarmente soggiornanti erano coinvolti solo nel
  • 25. 24 28,9% delle denunce contro stranieri. La maggior parte, e cioè il 71,1% dei casi, erano a carico di stranieri irregolari. Indice relativo di incriminazione degli immigrati in Italia Un’altra ricerca conferma il quadro statistico. Si tratta in questo caso di un lavoro di Luigi Maria Solivetti (2018) che ha utilizzato dati dell’Istat e del Ministero dell’Interno3 . Questa ricerca parte dall’analisi dei dati non dei denunciati ma degli imputati. Il lavoro che Solivetti ha fatto è simile a quello realizzato per la precedente tab. 4 e cioè ha calcolato il tasso di immigrati imputati per popola- zione immigrata (ossia, numero di immigrati imputati per anno, per ogni 100.000 immigrati residenti nel Paese) per poi confrontare que- sto dato con quello del tasso dei nativi imputati (numero nativi im- putati per anno per 100.000 nativi residenti). Questi due valori sono poi stati condensati in un indice di sintesi che è l’indice di incrimina- zione degli immigrati che misura l’incidenza relativa di un fenome- no in una sotto-popolazione. Così, per fare un esempio, se l’indice che risulta è di 2,5 questo significa che gli immigrati sono due volte e mezzo più numerosi tra gli imputati rispetto alla loro numerosità nel- la popolazione residente in Italia. 3 I dati Istat derivano da due fonti originarie. La prima fonte è costituita dagli archivi delle procure della repubblica. Questi dati si riferiscono sia ai delitti denunciati sia agli individui denunciati, nonché ai condannati in via definitiva. Denunciati e condannati sono suddivisi per origine, con la distinzione fra nati in Italia e provenienti dall’estero. I dati non distinguo- no invece tra cittadini italiani e stranieri. Ciò comporta che tra gli immigrati denunciati e condannati siano ricompresi, senza distinzione, insieme ai cittadini stranieri, anche i cittadini italiani nati all’estero, il cui numero è peraltro piccolo quando paragonato a quello degli stranieri, nonché gli immigrati stranieri successivamente naturalizzati italiani, il cui numero è decisamente cresciuto dopo il 2012. Una seconda fonte di informazioni su immigrati e criminalità è costituita dai dati provenienti dalle forze dell’ordine e raccolti dal Ministero dell’Interno. I dati delle forze dell’ordine presentano il vantaggio di distinguere i denunciati secondo la loro cittadinanza. I dati dei denunciati provenienti dalle forze dell’ordine, peral- tro, non coincidono numericamente con quelli delle procure a causa dei meccanismi della obbligatorietà della azione penale dell’autorità giudiziaria.
  • 26. 25 La Tabella 5 mostra i risultati ottenuti applicando l’indice relativo di incriminazione degli immigrati in Italia calcolato così come indicato. La stessa Tabella 5 mostra anche l’indice calcolato per la sola popo- lazione straniera, escludendo quindi gli immigrati in possesso di cit- tadinanza italiana: in questo caso si tratta dei dati riguardanti i de- nunciati da parte delle forze dell’ordine, in quanto solo queste ultime – come già detto – forniscono informazioni sulla cittadinanza degli individui denunciati. Come si è avuto modo di notare nella sezione Dati, le informazioni provenienti dalle forze dell’ordine sono dispo- nibili solo per gli anni più recenti. La Tabella 5 presenta inoltre l’indice relativo di condanna degli immigrati in Italia. Si tratta in questo caso di immigrati dall’estero che hanno subito una condanna definitiva dalla giustizia italiana. La tabella sconta alcune criticità. La prima è relativa al fatto che l’indice non riesce a tenere conto degli immigrati in condizione di irregolarità, cioè degli immigrati o entrati clandestinamente in Italia o restatici dopo la scadenza del permesso di soggiorno e del visto. Essendo irregolari il loro numero è stimato e dovrebbe aggirarsi at- torno all’8% della popolazione immigrata totale (ISMU). L’indice, di fatto, tiene conto dei reati commessi anche dagli immigrati irrego- lari ma non ne tiene conto al denominatore e cioè nel numero della popolazione italiana di riferimento (che considera solo i regolari). Però occorre anche dire – con Savoretti (2018) - che se aggiungessi- mo la cifra stimata degli irregolari sia alla popolazione immigrata uf- ficiale sia alla popolazione residente in Italia, l’indice relativo di in- criminazione degli immigrati dall’estero per, ad esempio, il totale dei delitti, passerebbe corrispondentemente da 2,45 a 2,28 e, nel caso dei soli stranieri, da 3,92 a 3,60: un cambiamento che non modifica so- stanzialmente i risultati ottenuti sulla base dei più oggettivi dati uffi- ciali sulla immigrazione in Italia.
  • 27. 26 La seconda criticità consiste nel fatto che la popolazione immigrata è più concentrata – rispetto a quella nativa – in particolari classi di età: quelle dei giovani adulti e degli adulti. Il problema è che proprio queste classi di età forniscono un maggiore contributo al fenomeno criminale, in Italia come negli altri Paesi. Se non si tiene conto di questo, l’indice relativo di incriminazione rischia di fornire un’immagine non del tutto realistica della situazione. Per questo Sa- voretti, ha aggiunto un nuovo calcolo in cui al numeratore vi è la percentuale di immigrati, imputati o denunciati, nella sola classe di età 18-49 anni, rispetto al totale della popolazione imputata o denun- ciata della stessa classe di età, e al denominatore la percentuale di immigrati nella classe di età 18-49 anni rispetto al totale della popo- lazione della stessa classe di età residente in Italia per permettere una comparazione più corretta fra i dati degli immigrati e dei nativi. Non a caso, con questa correzione l’indice relativo di incriminazione degli immigrati si abbassa notevolmente (cfr. Tab. 5). Tabella 5. Indice relativo di incriminazione e di condanna degli immigrati in Italia. anni di riferimento 2013-15 e 1988-90. INDICE RELATIVO DI INCRIMINAZIONE E CONDANNA DEGLI IMMIGRATI Delitti Immi- grati im- putati 1988-90 Immi- grati im- putati 2013- 2015 Immigra- ti con- dannati 2013- 2015 Immi- grati im- putati 2013- 2015 18-49 anni Stranieri denun- ciati 2013- 2015 18-49 anni Omicidio volontario 2,03 2,96 3,43 2,13 2,87 Lesioni personali volontarie 1,20 2,60 3,02 2,00 3,15 Violenza sessuale 2,73 3,71 4,10 3,03 4,37
  • 28. 27 Sfrutta- mento della prostituzio- ne 3,54 6,53 7,07 4,85 6,67 Furto 8,12 3,91 4,96 2,74 4,37 Rapina 4,29 4,45 4,37 2,99 3,56 Estorsione 0,83 2,31 2,20 1,65 2,21 Traffico di droga 5,00 4,04 4,46 2,72 3,39 Violenza a pubblico ufficiale 3,45 3,77 4,55 2,76 3,88 Associazio- ne a delin- quere 2,43 2,08 3,84 1,67 2,89 Media dei delitti pre- cedenti 3,51 3,64 4,20 2,65 3,74 Media omi- cidio, vio- lenza ses- suale e ra- pina 3,02 3,71 3,97 2,72 3,60 Totale dei delitti 3,11 2,45 3,32 1,88 3,17 Fonte: Solivetti (2018). Che cosa ci dicono i dati? La Tabella 5 ci dice che, per quanto ri- guarda gli immigrati dall’estero, (inclusi i cittadini italiani), l’indice per il totale delitti è pari a circa 2,5: il che significa che gli immigrati sono due volte e mezzo più numerosi tra gli imputati rispetto alla lo- ro numerosità nella popolazione residente in Italia. Per i delitti di particolare gravità o diffusione che sono stati selezio- nati, la media è superiore: 3,6. Per i tre delitti che, per la loro gravità, costituiscono la misura usuale della criminalità di una nazione e cioè omicidio volontario, violenza sessuale e rapina, la sovra-
  • 29. 28 rappresentazione media degli immigrati è 3,7 volte. I valori di sovra- rappresentazione per i singoli delitti sono peraltro decisamente dis- simili. Si passa infatti dal valore più basso, quello riguardante l’associazione a delinquere, pari peraltro a 2,1 volte la numerosità degli immigrati nella popolazione residente in Italia, al valore per la rapina, 4,5 volte, fino al valore più alto, quello per lo sfruttamento della prostituzione, delitto nel quale la sovra-rappresentazione degli immigrati è di 6,5 volte. L’indice relativo di condanna degli immigrati dall’estero conferma sostanzialmente le cifre degli indici di incriminazione: per il totale delitti, la sovra-rappresentazione degli immigrati è pari a 3,3 volte; per la media dei delitti qui considerati, 4,2 volte; per l’omicidio vo- lontario, la violenza sessuale e la rapina, la media è 4 volte. L’indice relativo di incriminazione degli immigrati dall’estero e degli stranieri per la sola classe di età 18-49 anni mostra valori di sovra- rappresentazione sempre inferiori a quelli precedenti. La diminuzio- ne dei valori di sovra-rappresentazione è peraltro contenuta: questo perché, se da una parte la popolazione immigrata, a paragone di quel- la nativa, è maggiormente concentrata nelle fasce di età dei giovani adulti e degli adulti e poco presente nelle fasce degli anziani, dall’altra la percentuale di immigrati tra i denunciati e gli imputati nella classe di età 18-49 anni è più alta della percentuale degli stessi immigrati sul totale dei denunciati e degli imputati. Rimangono in ogni caso le forti differenze tra l’indice per gli stranieri e quello per gli immigrati. La sovra-rappresentazione per il totale delitti è pari a 1,9 volte nel caso di tutti gli immigrati dall’estero e pari a 3,2 nel ca- so dei soli stranieri. Per tutti i delitti qui selezionati, la sovra- rappresentazione media è di 2,7 volte per gli immigrati e di 3,7 volte per gli stranieri. (Solivetti, 2018)
  • 30. 29 Il confronto di questi dati con quelli del 1988-90 ci dice che l’indice relativo di incriminazione degli immigrati è in significativa riduzio- ne. La percentuale di immigrati imputati per i vari delitti è sempre più alta della percentuale di immigrati nella popolazione residente, ma varia a seconda dei delitti. I reati degli stranieri irregolari La gran parte dei reati commessi dagli stranieri sono commessi dagli stranieri irregolari. Gli stranieri irregolari sono coloro che non hanno più titolo a restare in Italia. Fra di essi ci sono: titolari di permessi di soggiorno non più in corso di validità, persone venute in Italia in esenzione di visto (o più spesso con visto turistico) e trattenutesi oltre il consentito, richiedenti asilo diniegati e inottemperanti all’ingiunzione di lasciare l’Italia, persone arrivate in Italia senza au- torizzazione e trattenutesi anche se intimate di espulsione. Il loro numero oscilla annualmente fra 400.000 e 600.000 unità. Ebbene, le persone denunciate senza permesso di soggiorno sul totale degli stranieri denunciati è, negli ultimi anni, mediamente del 70%. Una percentuale elevatissima. Abnorme se si pensa che gli irregolari costituiscono una quota mediamente attorno al 10% del totale degli stranieri presenti nel territorio italiano. Tale percentuale si mantiene sempre molto elevata per la durata di un ventennio, dal 1988 al 2009, come risulta dalla più importante ricerca effettuata nell’ultimo de- cennio (Cfr. Tab. 6) (Barbagli M., Colombo A., 2010).
  • 31. 30 Tab. 6 – Percentuale di persone straniere senza permesso di sog- giorno sul totale degli stranieri denunciati per aver commesso un reato in Italia dal 1989 al 2009 per reato. Reati 1989 1999 2009 Omicidio consumato 91 83 69 Omicidio tentato 84 71 70 Lesioni dolose 88 68 62 Rissa 82 69 64 Contro la famiglia 69 56 49 Violenza sessuale 77 Nd 60 Atti di libidine 95 Nd Nd Atti osceni 94 82 65 Sfruttamento prostituzione 91 70 65 Violazione legge stupefacenti 89 Nd 76 Furto 96 85 78 Furto di automobile 96 85 83 Furto con destrezza Nd Nd 77 Furto con strappo Nd Nd 85 Furto in appartamento Nd Nd 75 Rapina 95 81 Nd Rapina impropria 94 86 68 Estorsione 85 71 73 Ricettazione 90 78 71 Danneggiamento 91 74 56 Contrabbando 80 Nd 82 Evasione 94 79 71 Porto abusivo di armi 95 78 75 Violenza, resistenza oltraggio 90 Nd Media Fonte: Barbagli, Colombo, 2011. La quota di irregolari cresce tipicamente passando dai reati espressi- vi, fini a sé stessi, a quelli strumentali, compiuti per fini economici. Nel 2009 è compresa tra il 62% nel caso delle lesioni dolose e il 70% nel caso degli omicidi tentati, ma cresce dal 75% nel caso delle rapi- ne all’85% dei furti in abitazione. L’analisi dell’andamento nel corso
  • 32. 31 del tempo suggerisce una sostanziale stabilità della quota di irregolari sul totale degli stranieri denunciati (Barbagli, Colombo, 2011). La stessa tendenza era stata rilevata da un’altra ricerca condotta dal Centro Studi e Ricerche IDOS insieme a Redattore Sociale (2009) secondo la quale, su quasi tutte le fattispecie criminose addebitate al- la popolazione straniera, le persone in posizione irregolare, o di pas- saggio, esercitano un impatto che mediamente nel 2005 è stato del 71,1%, arrivando a superare l’incidenza dell’80% in alcune fattispe- cie criminali (nel furto, ad esempio) (Pittau, Trasatti, 2009). Il tasso di criminalità relativo è dunque straordinariamente diverso se estrapoliamo quello degli italiani, degli stranieri regolari e quello de- gli stranieri irregolari. Il tasso di devianza degli stranieri regolari e effettivamente un po’ più basso di quello della popolazione straniera generale, ma rimane comunque più alto di quello degli italiani. Il rapporto e di quasi 3 a 1. Le differenze diventano molto marcate con gli stranieri irregolari: il tasso di criminalità degli stranieri senza permesso di soggiorno e addirittura 34 volte superiore a quello italia- no. Va da un minimo di 15 per gli omicidi volontari e sale addirittura a 123 per i borseggi. Gli irregolari, poi, superano anche gli stranieri in regola con il permesso di soggiorno, di ben 12 volte (Cfr. Tab. 7). Molti potrebbero essere i fattori che stanno alla base di queste diffe- renze. Verosimilmente il divario si ridurrebbe notevolmente a parità di condizione economica (Cima, Ricolfi, 2015).
  • 33. 32 Tab. 7 – Tassi di criminalità relativa di italiani, stranieri regolari e stranieri irregolari (2004-2009). Reati Stranieri regolari su italiani Stranieri irregolari su italiani Stranieri irregolari su regolari FURTI 3,1 51,9 16,6 Furto con strappo 1,5 23,0 15,1 Furto con destrezza 3,9 122,8 31,1 Furti in abitazione 3,0 68,3 22,7 Furti di autovetture 1,7 36,3 21,0 Altri furti 3,2 48,6 15,0 RAPINE 2,0 30,6 14,9 RICETTZIONE 3,9 43,5 11,1 ESTORSIONI 1,6 13,6 8,7 DANNEGGIAMENTI 1,8 19,3 10,8 CONTRABBANDO 7,1 46,0 6,5 OMICIDI VOLONTA- RI CONSUMATI 1,4 15,2 10,7 TENTATI OMICIDI 2,4 24,6 10,3 LESIONI DOLOSE 2,6 18,9 7,2 VIOLENZE SESSUALI 4,2 29,7 7,0 Media 2,8 33,9 12,1 Fonte: Cima, Ricolfi 2015 su dati Ministeri interno e Barbagli, Colombo 2011. La conferma della forte propensione degli immigrati irregolari a de- linquere rispetto ai regolari ci viene anche da un altro studio di Ro- berto Pinotti (2017). L’autore, utilizzando i dati del 2010 del Mini- stero dell’Interno, dell’Istat e dell’ISMU ha elaborato la Tab. 8 che riporta l’incidenza relativa di ogni gruppo sul totale della popolazio- ne residente e, in parentesi, il rapporto tra la percentuale di arresti e la percentuale sul totale dei residenti per ciascun gruppo. Gli immi- grati sono sovra-rappresentati tra gli individui arrestati ma la diffe- renza rispetto agli italiani è dovuta quasi interamente alla componen- te irregolare. Gli irregolari presentano un tasso di dieci volte più alto per crimini violenti ed estorsioni, e di 25 volte più alto per furti d’auto e in abitazione. Al contrario, gli immigrati regolari si caratte-
  • 34. 33 rizzano per tassi di arresto simili e quelli degli italiani. Le enormi dif- ferenze osservate nei tassi di arresto ci portano a concludere che gli immigrati si caratterizzino, effettivamente, per una maggior propen- sione a delinquere rispetto ai regolari. Da che cosa dipende? Comprendere questo aspetto è cruciale per de- finire le politiche migratorie. Sicuramente può dipendere dallo status dell’irregolare che non permette un accesso al mercato del lavoro re- golare (e, quindi, ad opportunità di guadagno lecite) per cui la modi- fica dello status legale potrebbe disincentivare il coinvolgimento in attività criminali. O dipende da altri elementi quali la tipologia socio- demografica degli irregolari (genere, istruzione, carriera pregressa, ecc.) (Pinotti, 2017). Tab. 8 – Residenti e arresti per cittadinanza e status legale, in percentuale Italiani Immigrati Totale Regolari Irregolari Percentuale sulla popola- zione residente totale 91 9 7 2 Percentuale degli arresti per Omicidio 67 33 10 23 % arrestati su % residenti (0,7) (3,7) (1,5) (11,4) Aggressioni 72 28 11 17 % arrestati su % residenti (0,8) (3,1) (1,5) (8,7) Furto di automobile 66 34 7 27 % arrestati su % residenti (0,7) (6,6) (1,0) (13,3) Furto in abitazione 41 59 9 50 % arrestati su % residenti (0,5) (3,8) (1,3) (25,1) Estorsioni 74 26 8 18 % arrestati su % residenti (0,8) (2,9) (1,2) (8,8) Fonte: Pinotti, 2017
  • 35. 34 C’è dunque una relazione positiva, seppure in diminuzione, fra stra- nieri e criminalità ma questa è legata soprattutto agli stranieri irrego- lari. Per cui ridurre il numero degli stranieri irregolari presenti nel territo- rio nazionale sicuramente può portare ad una riduzione dei reati, ciò che occorre definire sono le politiche da attivare a questo scopo. Valutazioni di sintesi Sulla base delle diverse ricerche che sono state valutate è possibile sintetizzare alcuni dati che possiamo considerare come consolidati:  Gli stranieri sono i responsabili del 30% circa dei reati com- messi in Italia. Questo dato, se confrontato con la presenza degli stranieri in Italia, indica un tasso di criminalità degli stranieri su- periore a quello dei nativi;  La percentuale dei reati commessi dagli stranieri, negli ultimi 10 anni, è in costante riduzione nonostante aumenti la percen- tuale degli stranieri presenti in Italia, negli anni oggetto di studio;  Il tasso di criminalità degli stranieri è molto più elevato dei nativi. Tutte le ricerche sono concordi. Si passa da un tasso di criminalità degli stranieri imputati che è di 2,5 volte superiore (2013-2015) a quello degli imputati italiani nella ricerca di Soli-
  • 36. 35 vetti (2018) fino ad arrivare ad un tasso di criminalità degli stra- nieri (imputati e detenuti) che è di 6,3 volte superiore (2013- 2015) quello degli italiani (imputati e detenuti) nella ricerca di Cima ed altri (2016). L’indice di criminalità calcolato da Solivet- ti (2018) solo sui condannati degli anni 2013-2015 è di 3,3 volte quello degli italiani. Ci sono differenze legate ai diversi criteri utilizzati, alle diverse fonti e ai diversi anni di riferimento ma la sostanza è che gli immigrati commettono reati in misura che è 3- 4 volte quella dei nativi.  Questo dato non deve stupire perché il tasso di criminalità rela- tivo degli stranieri è superiore a quello della popolazione au- toctona in quasi tutti i paesi europei salvo l’Irlanda e la Letto- nia. In media, considerando tutti i 28 stati membri, gli stranieri contribuiscono alla delittuosità ben 4 volte più dei nativi.  La riduzione dei reati che si è costantemente registrata negli anni scorsi non è dovuta alla riduzione del tasso di criminalità degli italiani che è rimasto sostanzialmente stabile (Cfr. Tab.4) e non è dovuta neanche all’aumento del numero degli stranieri il cui tasso di criminalità continua ad essere superiore a quello dei nativi. La riduzione complessiva dei reati in Italia è invece dovuta al forte e costante abbassamento del tasso di criminalità degli stranieri che annulla e supera gli effetti dell’aumento della po- polazione straniera (negli anni considerati).  Il 70% dei reati commessi dagli stranieri viene commesso da- gli stranieri irregolari che, in realtà, costituiscono solo il 10% circa di tutti gli stranieri presenti in Italia. Conseguentemente, anche il tasso di criminalità degli stranieri senza permesso di soggiorno è straordinariamente elevato. E’ stato calcolato che es- so corrisponda a 34 volte quello dei nativi italiani (Cima, Ricolfi, 2015). Esiste, dunque, una correlazione fortissima fra permanen- za irregolare e criminalità. Va ricordato che gli immigrati irrego-
  • 37. 36 lari — non avendo permesso di soggiorno o forme di protezione internazionale — non possono trovare lavoro regolare o altre forme di sostentamento legittimo.  Il tasso di criminalità degli stranieri regolari è superiore a quello dei nativi (da 1,5 a 3 volte a seconda del reato) ma che se si operasse una comparazione corretta dei dati (per fasce di età ed eliminando i reati in violazione del Testo unico dell’immigrazione) questo sarebbe molto vicino a quello dei nativi.  Il vero problema è dunque rappresentato dai reati commessi dagli stranieri irregolari. Riuscire a eliminare (l’obiettivo più realistico è quello di ridurli radicalmente) i reati commessi dagli stranieri irregolari comporterebbe una riduzione fino ad un massimo del 20% circa dei reati complessivi annualmente commessi in Ita- lia.
  • 38. 37 4. NAZIONALITA’ E REATI DEGLI STRANIERI Per quanto riguarda gli stranieri, le diverse nazionalità sono coinvolte in modo molto diverso ed anche per reati diversi. Una idea precisa del livello di coinvolgimento delle diverse comunità nazionali viene fornita dall’ISTAT che fornisce i dati sui principali paesi di nascita degli imputati nati all’estero, nell’anno 2014 (Cfr. Tab. 9). Il fenomeno della delittuosità degli stranieri in Italia mostra una con- centrazione solo in alcune nazionalità: ben il 70 per cento dei reati degli stranieri appartiene infatti solo a 15 nazionalità e il 50 per cento a 5 nazionalità. Le prime cinque nazionalità, sono la Romania (con il 21,5% di tutti i reati commessi dagli stranieri), il Marocco (con il 12,3%), l’Albania (con l’8,3%), la Tunisia (con il 7,0%) e la Cina (con il 4,2%) (Cfr. Tab. 9). C’è una certa costanza nei dati relativi alla nazionalità di chi com- mette crimini. Tra i condannati nati all’estero nelle prime tre posizio- ni dal 2000 in poi si sono trovati sempre i nati in Romania, Marocco e Albania; nelle due posizioni successive si sono alternati nel tempo i condannati nati in Tunisia e Senegal. Negli anni è aumentata la com- ponente cinese dei condannati, fino a diventare la quinta nazionalità straniera dei condannati, dal 2013 (Istat, 2013).
  • 39. 38 Tab. 9 – Principali paesi di nascita (primi 15) per imputati nati all’estero per sesso – Anno 2014 (percentuali sul totale imputati maschi femmine) Imputati presso Procure nati all’estero Pos. Nazione Maschi Femmine Totale 1 Romania 19,6 31,7 21,5 2 Marocco 13,6 5,2 12,3 3 Albania 8,9 5,3 8,3 4 Tunisia 8,1 1,0 7,0 5 Cina 3,9 5,9 4,2 6 Senegal 3,9 0,5 3,4 7 Nigeria 3,0 3,3 3,0 8 Germania 2,2 3,3 2,4 9 Egitto 2,7 0,3 2,4 10 Moldova 1,6 2,2 1,7 11 Ucraina 1,3 0,3 1,6 12 Svizzera 1,5 2,0 1,6 13 Perù 1,2 2,1 1,3 14 Bulgaria 1,1 2,3 1,3 15 Polonia 1,0 2,6 1,2 Fonte: Istat, 2017. Questi dati dipendono da diversi elementi il principale dei quali, ov- viamente, è costituito dalla numerosità della comunità presente in Italia. Negli anni dello studio, le cinque comunità più numerose in Italia erano quelle della Romania (23,1% di tutta la popolazione stra- niera), dell’Albania (8,6%), del Marocco (8,1%), della Cina (5,7%) e dell’Ucraina (4,6%) ed è quindi normale trovarle fra le nazioni che esprimono il maggior numero di reati. Anzi spesso ne esprimono in percentuale inferiore alla popolazione residente (con eccezione di Albania e Cina). Si segnala però che fra le prime 10 nazionalità per reati sono presenti la Tunisia, il Senegal, la Germania e la Nigeria che invece non sono tra le prime dieci comunità per numero di resi-
  • 40. 39 denti e che pertanto presumibilmente esprimono un tasso di crimina- lità più elevato della media. Ma differenze molto importanti si registrano anche nella tipologia del reato in base alla nazionalità (fino a delinearsi delle vere e proprie ca- ratterizzazioni). Analizzando le graduatorie dei principali reati rileva- ti per paese di nascita dell’imputato si possono evidenziare alcune particolarità. Per quanto riguarda gli imputati adulti nati all’estero nel 2014 si rileva che il reato di produzione e spaccio di stupefacenti as- sume la prima posizione della graduatoria per i nati in Tunisia (22,6 per cento), Marocco (17,2 per cento) e Albania (15,9 per cento). L’altro reato che prevale con evidenza è il furto semplice e aggravato presente ai primi posti in tutte e cinque le comunità straniere. Ma i reati principali delle prime quattro nazionalità per reati connessi sono sostanzialmente gli stessi. Nei primi 8 reati per numerosità troviamo solo 11 tipologie diverse di reato. Gli altri reati commessi in preva- lenza dagli imputati di queste nazionalità sono comunque simili: le- sioni, ricettazione, ricettazione, resistenza a pubblico ufficiale, mi- naccia, immigrazione (eccezion fatta per la Romania), furto in abita- zione e furto con strappo. Gli imputati nati nella Repubblica Cinese, invece, sono caratterizzati in modo diverso.
  • 41. 40 Tab. 10 - Persone imputate presso le procure per gli adulti per principali tipologia di reato (prime 8) e stato di nascita - Anno 2014 (tassi per 100 persone con le stesse caratteristiche) Pae- si di na- scita TIPOLOGIA DI REATO Al- bania Produ- zione e spaccio di stu- pefa- centi o sostan- ze psi- cotrope Furto sem- plice e aggra- vato Lesioni perso- nali vo- lontarie Ricetta- zione Furto in abi- tazione e furto con strappo Minac- cia immi- grazio- ne Resi- stenza a pub- pub- blico uffi- ciale 15,9 11,7 11,3 9,8 7,3 6,6 6,2 4,6 Ro- ma- nia Furto sempli- ce e aggra- vato Lesioni perso- nali volon- tarie Ricetta- zione Minac- cia Resi- stenza a pub- blico ufficia- le Rapina Furto in abita- zione e furto con strappo Ingiu- ria 37,5 10,6 9,2 5,1 4,5 4,4 4,2 3,4 Ma- roc- co Produ- zione e spaccio di stu- pefa- centi o sostan- ze psi- cotrope Furto sem- plice e aggra- vato Lesioni perso- nali vo- lontarie Resi- stenza a pubbli- co uffi- ciale Ricet- tazione immi- grazio- ne Rapina Mi- naccia 17,2 16,3 14,2 8,6 7,6 7,4 6,1 5,9 Tu- nisia Produ- zione e spaccio di stu- pefa- centi o sostan- ze psi- cotrope Lesioni perso- nali volon- tarie immi- grazio- ne Furto sempli- ce e aggra- vato Resi- stenza a pub- blico ufficia- le Ricetta- zione Rapina Mi- naccia 22,6 12,2 12,2 11,7 9,9 6,9 5 4,2 Cina Omes- so ver- samen- to rite- nute Ricet- tazione Intro- duzione nello stato e com- immi- grazio- ne Eva- sione fiscale e con- tributi- Sfrut- tamento prosti- tuzione Lesioni perso- nali vo- lontarie Furto sem- plice e ag- grava-
  • 42. 41 previ- denziali mercio di pro- dotti indu- striali con se- gni falsi va to 32,7 9.9 9,8 8 7,3 4,4 4,3 3,1 Fonte: Istat, 2017. Offrono un panorama di reati più diversificato, legato soprattutto alla diversa tipologia di attività professionali e lavorative intraprese: il primo reato nella graduatoria è l’omesso versamento di ritenute pre- videnziali (32,7 per cento), cui segue il reato di “introduzione nello Stato e commercio di prodotti industriali con segni falsi” (9,8 per cento) e la loro vendita (2,9 per cento), e oltre a ricettazione e immi- grazione, l’evasione fiscale e contributiva (7,3 per cento) (Cfr. Tab. 10). Si registrano enormi differenze fra le varie comunità di stranieri nel coinvolgimento di attività illecite sia in quantità che in qualità del reato commesso. La tab. 9, elaborata dalla Fondazione Hume (2015) su dati più vecchi di quelli dell’Istat, opportunamente colorata con il colore rosso – per le nazionalità che commettono uno specifico reato in misura sensibilmente superiore alla media degli altri stranieri – e il colore verde – per le nazionalità che commettono uno specifico reato in misura sensibilmente inferiore alla media degli altri stranieri – rendono anche visivamente la caratterizzazione delle singole comuni- tà. La tab. 9 evidenzia che i tunisini hanno tassi di criminalità relativa molto più alti degli altri stranieri per quasi tutte le principali fattispe- cie di reato con esclusione dello sfruttamento della prostituzione dei reati informativi. I nigeriani registrano tassi criminalità relativa molto elevati per i reati di sfruttamento della prostituzione, traffico di stu-
  • 43. 42 pefacenti, lesioni ed estorsioni. I senegalesi hanno tassi di criminalità relativa quasi sempre sotto la media con eccezioni dei reati di con- traffazione dei marchi e di ricettazione dove invece si registrano tassi elevatissimi. I cittadini di Serbia e Montenegro registrano tassi eleva- ti di criminalità relativa nei furti in abitazioni, gli egiziani nelle vio- lenze sessuali e nelle rapine, i marocchini negli scippi e nel traffico di stupefacenti, i rumeni nei furti e nello sfruttamento della prostitu- zione mentre i cinesi nella contraffazione di marchi e nello sfrutta- mento della prostituzione (Cfr. Tab. 11).
  • 44. 43 Tab. 11 – Tassi di criminalità relativa di alcune comunità rispetto agli stranieri totali (prime 8 nazionalità per numero di denunce e principali fat- tispecie di delitto (2009-2011). Reato Tunisia Nigeria Senegal Serbia/ M.negro Egitto Marocco Romania Cina Omicidio volon- tario 1,9 0,7 0,2 1,2 0,8 1,0 1,3 1,2 Sfrutt. prostitu- zione 0,3 5,7 0,1 0,4 0,2 0,1 1,6 3,4 Tentati omicidi 3,0 2,0 0,1 1,1 1,1 1,4 0,9 1,2 Percosse 2,3 2,6 0,9 1,6 0,8 1,5 0,9 0,2 Lesioni dolose 3,2 3,5 1,2 1,3 1,1 1,6 0,9 0,4 Violenze sessua- li 2,7 1,5 1,0 1,5 2,1 1,5 1,3 0,2 Furti 1,6 0,5 0,3 2,2 0,5 1,0 1,9 0,1 di cui Furti con strappo 4,4 1,5 0,3 2,6 1,0 3,1 0,8 0,1 di cui furti con destrezza 1,7 0,4 0,3 1,8 0,3 1,1 1,5 0,1 di cui furti in abitazioni 0,9 0,4 0,1 6,5 0,3 0,6 1,0 0,0 di cui furti in eser. Comm. 1,2 0,5 0,3 1,2 0,4 1,0 2,3 0,1 di cui Furti in auto in sosta 2,7 0,4 0,6 2,0 0,9 1,6 1,0 0,0 di cui Furti di autovetture 1,7 0,4 0,1 2,7 0,6 1,2 1,5 0,0 Rapine 3,2 1,5 0,8 2,0 1,3 1,9 1,1 0,2 di cui rapine in abitazione 1,9 2,6 0,5 3,5 1,1 1,0 1,4 0,5 di cui rapine in eser. Comm. 2,6 0,7 0,8 1,7 1,1 1,8 1,4 0,2 di cui rapine in pubblica via 4,0 1,6 0,9 1,6 1,6 2,2 1,0 0,1 Estorsioni 2,2 2,7 0,4 2,3 1,4 1,0 1,3 1,2 Truffe e frodi informatiche 1,2 1,5 0,9 1,1 1,2 0,6 0,9 0,3 Delitti informa- tici 0,2 1,3 0,2 0,2 1,2 0,2 2,0 0,2 Contraffazione 0,5 0,1 26,0 0,1 0,2 0,9 0,1 3,8
  • 45. 44 di marchi Ricettazione 2,2 1,6 8,8 1,4 1,0 1,0 1,0 0,9 Danneggiamenti 4,9 1,7 0,6 1,0 0,9 1,5 0,9 0,2 Normativa stu- pefacenti 7,5 4,5 1,3 0,6 1,0 2,6 0,1 0,1 Associazione per delinquere 1,6 1,4 0,6 1,5 1,4 0,5 1,2 1,6 TOTALE al netto degli “altri reati” 3,0 2,0 2,6 1,4 0,9 1,4 1,1 0,5 TOTALE REATI 3,2 2,9 2,6 1,4 1,4 1,3 0,9 0,7 Fonte: Cima, Ricolfi (2015)
  • 46. 45 5. GLI STRANIERI NELLE CARCERI Il 30/4/2019, i detenuti nelle carceri italiane erano 60.439. Fatta ec- cezione per la breve parentesi dell’indulto del 2006, la popolazione detenuta è stata tendenzialmente in continuo aumento fino al picco del 2010 per poi ridursi fino al 2015. Fig. 4 – Andamento della popolazione detenuta Note: Il dato del 2019 è riferito al 31 marzo. Tutti gli altri al 31 dicembre. Fonte: Antigone, 2019.
  • 47. 46 Dall’inizio del 2016 si inverte nuovamente la tendenza, registrando un continuo aumento del numero dei detenuti (Antigone, 2019). Anche in Europa diminuiscono i reati e di conseguenza diminuisce il numero di detenuti. Tra il 2015 e il 2016 gli omicidi sono calati del 3,3% (ma la tendenza va avanti dal 2008). Le rapine, nel periodo che va dal 2012 al 2016, sono diminuite del 24%; i furti in abitazione del 10%. Parallelamente, negli ultimi 10 anni la popolazione detenuta europea è diminuita del 13,1%; negli ultimi due del 3,2%. Gli stranieri detenuti I detenuti stranieri delle carceri italiane sono 20.324 che costituisco- no il 33,6% del totale dei detenuti (33,8 nel 2018) (Antigone, 2019). Si tratta di una importante sovra rappresentazione dato che gli stra- nieri residenti costituiscono l’8,7% della popolazione complessiva residente. Per interpretare correttamente i dati occorre però precisare che i dati sui detenuti includono sia gli immigrati regolari sia i clandestini, mentre i dati sui residenti prendono solo in considerazione i residenti regolari. Di conseguenza sottostima la percentuale di immigrati sul totale della popolazione e, quindi, sovrastima - anche se non di mol- to - la loro probabilità di incarcerazione rispetto al resto della popo- lazione. In secondo luogo, gli immigrati clandestini non hanno ac- cesso a misure alternative all’incarcerazione come per esempio gli arresti domiciliari. E questo ovviamente incide sul tasso di detenzio- ne degli stranieri ai fini di una corretta comparazione con i dati rela- tivi ai detenuti italiani.
  • 48. 47 Il 69% dei detenuti stranieri sono concentrati in 8 nazionalità. Il 16,4% è costituito da marocchini, il 16,3% da rumeni, il 14,0% da albanesi e il 10,9% da tunisini. Due nazionalità sono africane e due europee (Cfr. Tab. 12). Tab. 12 – Detenuti stranieri distinti per area geografica, al 31/12/2015. Paesi Donne Uomini Totale % sul totale Marocco 38 2.802 2.840 16,4% Romania 200 2.621 2.821 16,3% Albania 25 2.398 2.423 14,0% Tunisia 13 1.880 1.893 10,9% Nigeria 93 585 678 3,9% Egitto 3 604 607 3,5% Algeria 1 386 387 2,2% Senegal 1 326 327 1,9% Totale 374 11.602 11.976 69,1 Altri paesi 415 4.949 5.364 30,9% Totale 789 16.551 17.340 100,0% Fonte: DAP - Ufficio per lo sviluppo e la gestione del sistema informativo automa- tizzato Questa presenza è percentualmente molto più elevata che nel resto del continente. I non italiani ristretti nelle carceri italiane ad aprile 2019 erano il 33,6% del totale, contro una media europea del 20% (che scende però al 18 se si esclude il piccolo Lussemburgo). In In- ghilterra gli stranieri rappresentavano appena il 10% della popola- zione detenuta, in Francia il 22% (oltre 10 punti in meno dell’Italia) e in Spagna il 28%. Tra i paesi più grandi solo la Germania – che però ha un tasso di detenuti per abitanti ben più basso dell’Italia (77 per- sone detenute ogni 100.000 abitanti, contro i 96 dell’Italia) – aveva un numero più alto (Antigone, 2019).
  • 49. 48 Che cosa emerge, inoltre, dai dati sugli stranieri detenuti? a) Il tasso di detenzione degli stranieri si riduce costantemente a ritmi molto elevati. Negli ultimi 15 anni il tasso di detenzio- ne per mille abitanti è rimasto sostanzialmente stabile per quel che riguarda gli italiani; nelle carceri si registrano 0,7 detenuti italiani ogni mille residenti italiani. Il tasso di de- tenzione degli stranieri, invece, ha avuto un andamento ben diverso. Nel 2003 su ogni mille stranieri residenti regolar- mente in Italia 11,6 degli stessi finiva in carcere, oggi tale numero è sceso 3,9. Si è ridotto addirittura di due terzi. Nel 2003 il tasso di detenzione degli stranieri era di 16 volte quel- lo degli italiani. Oggi è sceso a 5 volte (Cfr. Tab. 13). E si tratta di un trend che sembra destinato a proseguire. Tab. 13 - Rapporto tra stranieri residenti e stranieri detenuti. Anno Numero immi- grati residenti regolarmente in Italia Numero detenuti stranieri Tasso di de- tenzione per mille stranieri residenti Tasso di de- tenzione per mille italiani residenti 2003 1.464.663 17.007 11,6 0.7 2008 3.023.317 21.562 7,1 0,6 2013 4.387.721 21.854 4,9 0,7 2018 5.144.440 20.412* 3,9 0,7 Note: *(marzo 2018) Fonte: Antigone (2019) su dati Istat e DAP a cui abbiamo aggiunto i dati sugli italiani. b) Il tasso di detenzione degli stranieri regolari è poco più eleva- to di quello degli italiani. L’amministrazione penitenziaria, nei suoi rilievi statistici, non distingue tra detenuti extra- comunitari regolarmente soggiornanti in Italia ed extra- comunitari irregolarmente presenti. Da un’analisi empirica su base locale realizzata dal Rapporto Antigone (2019) si evi- denzia che i detenuti extracomunitari con regolare permesso
  • 50. 49 di soggiorno sono meno di un terzo del totale per cui, anche in questo caso, sembra confermarsi l’idea che il maggior tas- so di detenzione sia dovuto in grandissima parte agli immi- grati irregolari. Se fosse corretta la valutazione di Antigone (2019), infatti, il tasso di detenzione degli stranieri regolar- mente soggiornanti in Italia sarebbe pari ad una volta e mezzo quello degli italiani. E cioè sostanzialmente assimilabile. c) Man mano che passa il tempo dal suo insediamento in Italia, una comunità straniera esprime un minor numero di detenuti al proprio interno. Ciò accade in relazione all’aumento del tasso di integrazione di quella comunità nell’economia e nella società italiana. Più cresce l’integrazione e maggiormente diminuisce il rischio per i suoi membri di finire in carcere. d) I detenuti stranieri sono colpevoli di reati meno gravi di quelli degli italiani. Alcuni dati lo confermano. È straniero il 42,2 % dei detenuti cui è stata inflitta una pena inferiore a un anno (e dunque per reati di scarsa gravità) e solo il 6,2% degli erga- stolani (che sono complessivamente 1.726) (Cfr. Tab. 14). La quota più significativa di detenuti stranieri pari al 37,4% del totale dei detenuti stranieri sono in carcere per violazione del- la legge sugli stupefacenti. Tab. 14 – Detenuti italiani e stranieri per entità della pena Detenuti con pena residua inferiore a un anno Detenuti che sconta- no la pena dell’ergastolo Italiani 57,8% 93,8% Stranieri 42,2% 6,2% Fonte: Antigone (2019 su dati Istat e DAP”
  • 51. 50 6. PIÙ INTEGRAZIONE = PIÙ SICUREZZA. CAUSE E RIMEDI DEL TASSO DI CRIMINA- LITÀ DEGLI STRANIERI Da che cosa dipende il tasso di criminalità degli stranieri? Compren- dere questo aspetto è cruciale per definire le politiche migratorie e quelle della sicurezza. Una delle ragioni è da ricercare nei flussi immigratori tumultuosi e sostanzialmente incontrollati, che hanno particolarmente caratterizza- to l’Italia nella sua fase immigratoria iniziale, ma che ancora in parte sussistono. Una situazione immigratoria con queste caratteristiche ha necessariamente portato a maggiori problemi di assimilazione e in- tegrazione degli immigrati tanto più in un paese come il nostro che ha vissuto e vive una situazione di difficoltà socio-economica (Soli- vetti, 2018). Le ricerche condotte in molti paesi affermano che la tendenza a de- linquere degli stranieri scende con l’aumento del reddito e il ricon- giungimento familiare, o comunque con la costruzione di nuclei fa- miliari stabili. A pesare molto, pertanto, è la condizione di marginali- tà dell’individuo (Allievi, Dalla Zuanna, 2016). Gli studi realizzati nel corso del tempo per comprendere le cause del diverso contributo di nativi e stranieri alla delittuosità hanno rilevato che uno dei fattori principali in qualche modo legato al comporta- mento deviante degli stranieri è il loro grado di integrazione sociale (Solivetti, 2014; Fondazione Hume, 2016). In questo quadro, coloro che sono mediamente meno assimilati e meno integrati socialmente ed economicamente hanno maggiori probabilità di ricorrere al crimi- ne.
  • 52. 51 Laddove l’integrazione è del tutto inesistente come nel caso degli stranieri irregolari i tassi di criminalità sono elevatissimi. Per cui la causa più importante degli elevati tassi di criminalità dipende dallo status di irregolare che non permette un accesso al mercato del lavoro regolare (e, quindi, ad opportunità di guadagno lecite) per cui la mo- difica dello status legale potrebbe disincentivare notevolmente il coinvolgimento in attività criminali. Ci sono degli studi e delle prove che lo confermano. Il prof. Pinotti (2017) dell’Università Bocconi ha analizzato due si- tuazioni per dimostrare che la fuoriuscita dall’irregolarità degli im- migrati ovvero la loro integrazione riduce in modo molto significati- vo il tasso di criminalità degli irregolari. Il primo caso fa riferimento all’agosto del 2006, quando il procedi- mento di “indulto” ha rilasciato dalle carceri italiane 25.000 detenuti, tra cui 9.000 stranieri. Cinque mesi dopo, il 1° gennaio 2007, i citta- dini rumeni e bulgari hanno ottenuto lo status legale in Italia a segui- to dell’allargamento a Est dell’Unione Europea. Ebbene, il ricercato- re ha confrontato la recidività degli ex detenuti rumeni e bulgari con quella degli ex-detenuti cittadini dagli Stati candidati membri dell’Unione Europea (Albania, Croazia, ecc.) ed ha dimostrato che nei cinque mesi precedenti, la percentuale di individui re-incarcerati per aver commesso un crimine si colloca intorno al 5,7-5,8 per cento per entrambi i gruppi. Nei mesi successivi, tuttavia, la recidività di- minuisce di circa la metà per rumeni e bulgari, rispetto agli altri de- tenuti. Tale effetto è spiegato da una forte diminuzione dei crimini con una motivazione economica (quali reati contro la proprietà e traf- fico di stupefacenti) ed è più ampio nelle regioni settentrionali, che offrono maggiori opportunità di lavoro agli immigrati regolari. Poi- ché i due gruppi mostravano caratteristiche assai simili prima dell’ampliamento dell’Unione Europea, la riduzione del tasso di re- cidività può essere attribuita all’effetto causale dello status legale,
  • 53. 52 piuttosto che ad altre differenze tra i due gruppi considerati (Mastro- buoni, Pinotti, 2015). Il secondo caso prende invece in considerazione il “Decreto flussi” del 2007 che stabilisce le quote prefissate di permessi di soggiorno per l’anno successivo e le relative procedure per la concessione dei permessi. In quell’anno, le domande sono inviate per via telematica durante i cosiddetti “Click Day” e vengono processate in ordine di arrivo, fino all’esaurimento delle quote disponibili. I dati forniti dai dipartimenti Libertà civili e Pubblica sicurezza del Ministero dell’Interno mostrano che, durante l’anno successivo, coloro che so- no rientrati nelle quote (e hanno quindi ottenuto lo status legale) commettono molti meno crimini rispetto a coloro che ne sono rimasti esclusi. Dal momento che gli appartenenti a questi due gruppi sono sostanzialmente identici (fatta eccezione alcuni secondi di ritardo nell’invio della domanda telematica) tale differenza nella probabilità di commettere crimini è riconducibile all’effetto dello status legale. Il risultato è che il tasso di delittuosità si dimezza, a seguito soprattutto della diminuzione di crimini con motivazione economica (Pinotti, 2017). Proposte di intervento Risulta pertanto del tutto evidente che per realizzare una società più inclusiva e per ridurre i tassi di criminalità degli stranieri che sono significativamente superiori a quelli dei nativi occorre intervenire sulle cause del fenomeno e quindi attivare due azioni politiche fra lo- ro convergenti e coordinate: 1. Politiche per aumentare l’integrazione degli stranieri. Gli stranieri integrati sono interessati a difendere i valori della società e lo status raggiunto e quindi più attenti a comporta-
  • 54. 53 menti adeguati come la storia delle comunità straniere di più antica immigrazione ha dimostrato; 2. Politiche per la radicale riduzione della presenza degli ir- regolari. Le politiche di sicurezza rivolte agli stranieri irrego- lari sono più complesse di quelle rivolte ad altro tipo di cri- minalità perché hanno bisogno di essere integrate con altre politiche. In questo caso, infatti, l’aumento delle pene o una diversa organizzazione delle forze di polizia possono produr- re risultati contingenti ed ordinari che non sono comunque in grado di ridurre il numero degli irregolari e di contrastare le motivazioni alla base dei reati da loro commessi. Risulta faci- le constatare che gli stranieri irregolari, non potendo lavorare regolarmente, sono facilmente esposti al lavoro nero o alla criminalità dovendo comunque procurarsi di che vivere. La riduzione dei reati passa anche e soprattutto attraverso la ra- dicale riduzione del numero degli irregolari che si realizza con un mix di misure che, oltre che a guardare alle politiche di sicurezza, facciano esplicito riferimento alle politiche inte- grate dell’immigrazione: governo dei flussi migratori, rimpa- tri effettivi, leggi che non producano ulteriori irregolari, mo- difica dei trattati europei, sanatoria per alcune categorie di la- voratori in nero come le badanti. Occorre, infatti, tener conto della composizione variegata degli irregolari che comprende anche una quota stabile di lavoratori in nero come le “badan- ti” che probabilmente costituiscono almeno un quinto degli stranieri irregolari e la cui presenza è importante per l’assistenza alle persone non autosufficienti. Le due politiche sono necessarie per aumentare il livello di coesione sociale e di sicurezza del paese ma possono essere efficaci solo se verranno realizzate in modo coordinato ed integrato e con una plura-
  • 55. 54 lità di strumenti. Gli stranieri regolari possono essere degli alleati in queste politiche di promozione della legalità perché la criminalità, in diverse situazioni, offusca le valenze positive dell’immigrazione. Fino ad oggi le politiche sono state parziali: poca integrazione e de- mandata al solo livello locale e politiche per la sicurezza poco effica- ci demandate in gran parte all’aumento delle pene. In sostanza, sino- ra abbiamo avuto politiche non focalizzate sulle cause. In realtà ciò che serve è più integrazione e più sicurezza. Ma insieme.
  • 56. 55 7. SINTESI CONCLUSIVE 1. La maggioranza degli Italiani ritiene che la criminalità sia au- mentata, collegandola all’aumento degli immigrati nel nostro paese. Si tratta di una percezione che non trova riscontro nei da- ti, visto che la criminalità è in diminuzione nonostante il signi- ficativo aumento della presenza straniera in Italia, soprattutto per quanto riguarda i crimini più violenti ed è per molti reati in- feriore ai livelli di criminalità degli altri paesi europei. Il modo in cui la criminalità, e le sue supposte correlazioni con l’immigrazione, viene raccontata dai mezzi di informazione è decisivo nel determinare la percezione che del fenomeno ha l’opinione pubblica. Se i media tendono a enfatizzare gli episodi criminali e far passare quasi sotto silenzio il netto calo della criminalità in Italia negli ultimi anni, e se enfatizzano soprattut- to la nazionalità degli autori dei reati a discapito di altre infor- mazioni socio-demografiche, ecco che l’opinione pubblica sarà portata a credere che la criminalità sia in aumento a causa dell’aumento del numero degli immigrati. Nel loro complesso, le diverse ricerche analizzate segnalano un livello dei timori della popolazione nei confronti della criminalità e dell’immigrazione come concausa della stessa molto elevato, seppur stabile. Non tenere conto di questi elementi nelle politi- che di comunicazione e di coesione delle istituzioni ma anche degli organi di informazione rappresenterebbe un grave errore. 2. In Italia, dal 2014, i delitti complessivi (italiani + stranieri) si riducono costantemente così come si riducono quasi tutti i rea- ti considerati più gravi e violenti. La frequenza dei reati com- messi in Italia si colloca quasi sempre sotto la media
  • 57. 56 dell’Unione Europea, in particolare per i reati che creano mag- gior allarme sociale. 3. Gli stranieri delinquono più degli autoctoni. Gli stranieri so- no i responsabili del 30% circa dei reati commessi in Italia. Questo dato, se confrontato con la presenza degli stranieri in Italia (8,5% al momento della ricerca), indica un tasso di crimi- nalità degli stranieri tre volte superiore a quello dei nativi. Que- sto dato è condiviso con il resto d’Europa dove il tasso di crimi- nalità relativo degli stranieri è superiore a quello della popola- zione autoctona in quasi tutti i paesi salvo l’Irlanda e la Letto- nia. In media, considerando tutti gli Stati membri UE, gli stra- nieri contribuiscono alla delittuosità ben 4 volte più dei nativi. 4. La percentuale dei reati commessi dagli stranieri, negli ulti- mi 10 anni, è in costante riduzione nonostante aumenti la percentuale degli stranieri presenti in Italia, (negli anni oggetto di studio). 5. La riduzione dei reati che si è costantemente registrata negli an- ni scorsi, non è dovuta alla riduzione del tasso di criminalità de- gli italiani che è rimasto sostanzialmente stabile, ma è dovuta al forte e costante abbassamento del tasso di criminalità de- gli stranieri che annulla e supera gli effetti dell’aumento della popolazione straniera (negli anni considerati). 6. Il 70% dei reati commessi dagli stranieri viene commesso dagli stranieri irregolari che, in realtà, costituiscono solo il 10% circa di tutti gli stranieri presenti in Italia. Conseguente- mente, il tasso di criminalità degli stranieri senza permesso di soggiorno è straordinariamente elevato. E’ stato calcolato che esso corrisponda a 34 volte quello dei nativi italiani (Cima, Ri- colfi, 2015). Esiste, dunque, una correlazione fortissima fra permanenza irregolare e criminalità. Va ricordato che gli immi-
  • 58. 57 grati irregolari — non avendo permesso di soggiorno o forme di protezione internazionale — non possono trovare lavoro regola- re o altre forme di sostentamento legittimo. 7. Il tasso di criminalità degli stranieri regolari è superiore a quello dei nativi (da 1,5 a 3 volte a seconda del reato) ma che se si operasse una comparazione corretta dei dati (per fasce di età ed eliminando i reati in violazione del Testo unico dell’immigrazione) questo sarebbe molto vicino a quello dei nativi. 8. Il vero problema è dunque rappresentato dai reati commessi da- gli stranieri irregolari. Riuscire a eliminare (l’obiettivo più rea- listico è quello di ridurli radicalmente) i reati commessi dagli stranieri irregolari comporterebbe una riduzione fino ad un massimo del 20% circa dei reati complessivi annualmente commessi in Italia. 9. Da che cosa dipende il tasso di criminalità degli stranieri? Una delle ragioni è da ricercare nei flussi immigratori tumultuosi e sostanzialmente incontrollati, che hanno particolarmente carat- terizzato l’Italia nella sua fase immigratoria iniziale, ma che an- cora in parte sussistono. Una situazione immigratoria con que- ste caratteristiche ha necessariamente portato a maggiori pro- blemi di assimilazione e integrazione degli immigrati tanto più in un paese come il nostro che ha vissuto e vive una situazione di difficoltà socio-economica. Gli studi realizzati nel corso del tempo per comprendere le cause del diverso contributo di nativi e stranieri alla delittuosità hanno rilevato che uno dei fattori principali in qualche modo legato al comportamento deviante degli stranieri è il loro grado di integrazione sociale. In questo quadro, coloro che sono mediamente meno assimilati e meno integrati socialmente ed economicamente hanno maggiori pro- babilità di ricorrere al crimine. Se ne potrebbe dedurre che non
  • 59. 58 è tanto la condizione di straniero, ma quella di marginale, e, per dirla con categorie classiche dell’indagine sociale, la povertà materiale, di risorse sociali e di capitale culturale (Allievi, Dalla Zuanna, 2016), e soprattutto l’essere irregolare ad essere deter- minante. 10. Risulta pertanto del tutto evidente che per realizzare una società più inclusiva e per ridurre i tassi di criminalità degli stranieri che sono significativamente superiori a quelli dei nativi occorre intervenire sulle cause del fenomeno e quindi attivare due azio- ni politiche fra loro convergenti e coordinate: a. Politiche per aumentare l’integrazione degli stranieri. Gli stranieri integrati sono interessati a difendere i valori della società e lo status raggiunto e quindi più attenti a comportamenti adeguati come la storia delle comunità straniere di più antica immigrazione ha dimostrato; b. Politiche per la radicale riduzione della presenza degli irregolari. Le politiche di sicurezza rivolte agli stranieri irregolari sono più complesse di quelle rivolte ad altro ti- po di criminalità perché hanno bisogno di essere integrate con altre politiche. In questo caso, infatti, l’aumento delle pene o una diversa organizzazione delle forze di polizia possono produrre risultati contingenti ed ordinari che non sono comunque in grado di ridurre il numero degli irrego- lari e di contrastare le motivazioni alla base dei reati da loro commessi. Risulta facile constatare che gli stranieri irregolari, non potendo lavorare regolarmente, sono fa- cilmente esposti al lavoro nero o alla criminalità dovendo comunque procurarsi di che vivere. La riduzione dei reati passa anche e soprattutto attraverso la radicale riduzione del numero degli irregolari che si realizza con un mix di misure che, oltre a guardare alle politiche di sicurezza, facciano esplicito riferimento alle politiche integrate
  • 60. 59 dell’immigrazione: governo dei flussi migratori, rimpatri effettivi, leggi che non producano ulteriori irregolari, mo- difica dei trattati europei, sanatoria per alcune categorie di lavoratori in nero (p. e. le badanti).
  • 61. 60 Bibliografia Allievi S., Dalla Zuanna G., Tutto quello che non vi hanno mai detto sull’immigrazione, Laterza, Bari, 2016. Antigone, XV rapporti di Antigone sulle condizioni di detenzione - 2019, Link: https://www.antigone.it/quindicesimo-rapporto-sulle- condizioni-di-detenzione/ Antigone, Pre-rapporto 2018, Link: http://www.antigone.it/upload2/uploads/docs/CartellaPreRapporto20 18.pdf Barbagli M., Colombo A., Rapporto sulla criminalità e la sicurezza in Italia - 2010, Ministero dell’Interno, Roma, 2011. Link: http://www.marziobarbagli.com/resources/BarbagliColomboRapport oSullaCriminalitaSicurezzaItalia.pdf Bianchi M., Buonanno P., Pinotti P., Do immigrants cause crime?, Journal of the European Economic Association ), 2012. Cima R., Guidoni C., Ricolfi L., Il boom euroscettico e populista del 2009-2014: crisi dell’economia o paura dello straniero?, Fondazio- ne Hume, 2016. Link: http://www.fondazionehume.it/wp- content/uploads/2017/10/Determinanti-del-populismo.pdf Cima R., Ricolfi L., Criminalità in Italia, Fondazione Hume, 2015. Link: http://www.fondazionehume.it/wp- content/uploads/2017/07/Criminalit%C3%A0.pdf Ciocca F., C’è una relazione tra immigrazione e criminalità?, 22/10/2017. Link: https://www.lenius.it/immigrazione-e-criminalita/ Confcommercio, Una nota descrittiva su criminalità e immigrazione, 2016. Link: http://www.confcommercio.it/documents/10180/3599445/Nota+desc
  • 62. 61 rittiva+su+criminalit%C3%A0%20e+immigrazione/dcd0881d-e752- 430e-9f03-2efb5fdef9eb De Cesco Andrea Federica, c’è un rapporto tra immigrazione e cri- minalità?, Corriere della Sera. Link: https://www.corriere.it/cronache/cards/c-rapporto-immigrazione- criminalita/davvero-immigrati-sono- delinquenti_principale.shtml?refresh_ce-cp Eurobarometer, Integration of immigrants in the European Union, European commission, n. 469/2018. Istat, La percezione della sicurezza, Roma, 2018. Link: https://www.istat.it/it/files//2018/06/Report-Percezione-della- sicurezza.pdf Istat, Delitti, imputati e vittime dei reati, Roma, 2017. Link: https://www.istat.it/it/archivio/204158 Istituto Cattaneo, Immigrazione in Italia: tra realtà e percezione, 2018, Bologna. Link: https://www.cattaneo.org/wp- content/uploads/2018/08/Analisi-Istituto-Cattaneo-Immigrazione- realt%C3%A0-e-percezione-27-agosto-2018-1.pdf Ministero dell’Interno, Relazione al Parlamento, anno 2017, sull’attività delle forze di polizia, sullo stato dell’ordine e della sicu- rezza pubblica e sulla criminalità organizzata, Roma, 2019. Link: http://www.interno.gov.it/sites/default/files/relazione_al_parlamento _anno_2017_.pdf Ministero dell’Interno, Relazione al Parlamento, anno 2016, sull’attività delle forze di polizia, sullo stato dell’ordine e della sicu- rezza pubblica e sulla criminalità organizzata, Roma, 2018. Link: http://www.interno.gov.it/it/sala-stampa/dati-e-statistiche/relazione-
  • 63. 62 parlamento-sullattivita-forze-polizia-sullo-stato-dellordine-e- sicurezza-pubblica-e-sulla-criminalita-organizzata Gonnella Patrizio, Stranieri in carcere: il grande bluff populista, in Antigone (a cura di), “Un anno di carcere: XIV Rapporto sulle con- dizioni di detenzione, 2018. Link: http://www.antigone.it/quattordicesimo-rapporto-sulle-condizioni-di- detenzione/ Mastrobuoni G., Pinotti P., Legal Status and the Criminal Activity of Immigrants, American Economic Journal: Applied Economics, 201. Link: https://pubs.aeaweb.org/doi/pdfplus/10.1257/app.20140039 Oleandri Andrea, Reati e carcere. Un rapporto non lineare, in Anti- gone (a cura di), “Un anno di carcere: XIV Rapporto sulle condizioni di detenzione, 2018. Link: http://www.antigone.it/quattordicesimo- rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/ Paterniti Martello Claudio, Radicalizzazione e libertà di culto, in An- tigone (a cura di), “Un anno di carcere: XIV Rapporto sulle condi- zioni di detenzione, 2018. Link: http://www.antigone.it/quattordicesimo-rapporto-sulle-condizioni-di- detenzione/ Pinotti P., Cliccando alle porte del Paradiso, Libertà civili, gennaio febbraio 2017. Link: http://www.libertacivili.it/wp- content/uploads/2017/05/Cliccando-alle-porte-del-Paradiso.pdf Pittau F., Iafrate P., Immigrazione e criminalità: elementi per una nuova valutazione, in “Dossier Statistico immigrazione 2018”, IDOS, Roma, 2018. Pittau F., Trasatti S., La criminalità degli immigrati: dati, interpreta- zioni e pregiudizi, Dossier Caritas/Migrantes – Agenzia Redattore Sociale, 2009. Link:
  • 64. 63 https://www.redattoresociale.it/GetMedia.aspx?id=864d6d84d8be45 04b8591a5d54ae1014&s=0 Solivetti Luigi Maria, Crimine e immigrazione in Italia, Fondazione Hume, 25 giugno 2018, Link: http://www.fondazionehume.it/societa/crimine-e-immigrazione-in- italia/ Solivetti Luigi Maria, Immigrazione, società e crimine, Il Mulino, Bologna, 2014. Tagliaferro F., I detenuti per tipologia di reato. Periodo di riferimen- to: anni 2015-2016 e confronti con anni precedenti, Rassegna peni- tenziaria e criminologica n. 3/2015. Link: http://www.rassegnapenitenziaria.it/cop/928151.pdf
  • 65. 64 L’autore Franco Pesaresi è direttore dell’Azienda servizi alla persona «Am- bito 9» di Jesi (An) che gestisce i servizi sociali e socio-sanitari per i 21 comuni dell’Ambito sociale. È stato direttore di Zona dell’Asur Marche e direttore dell’Area Servizi alla persona del Comune di An- cona. Recentemente ha pubblicato Il manuale del caregiver familiare (Maggioli, 2021), Il Manuale del centro diurno (Maggioli, 2018), Quanto costa l’Rsa (Maggioli, 2016), ha curato il volume Il nuovo Isee e i servizi sociali (Maggioli, 2015) ed ha collaborato al volume Il reddito d’inclusione sociale (Reis) (Il Mulino, 2016). Blog: https://francopesaresi.blogspot.com/ . È componente di NNA che cu- ra annualmente il Rapporto sulla non autosufficienza in Italia.
  • 66. 65