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L’Io ed il Tu  L’importanza della relazione nel lavoro educativo Corso operatore Centro Estivo - Cooperativa Crescere© Dot...
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…. IL CONFRONTO …..Ovvero parlare in modo comprensibile per l’altro. A tal  fine, il nostro linguaggio deve rispettare qua...
….. COME GESTIRE I CONFLITTI SENZAPERDENTI …… Approccio    autoritario – Tu vinci e  l’Altro perde Approccio permissivo ...
GLI EFFETTI DEL POTERE NELLA RELAZIONELotta;Fuga;Sottomissione;            © Dott.ssa Francesca Carubbi
LE CONDIZIONI PER UN METODO SENZA PERDENTINELLA RISOLUZIONE DEI CONFLITTI L’autorivelazione e i messaggi in prima persona...
LE TECNICHE PER IL LAVORO IN EQUIPE   Brain – Storming o “tempesta di idee”;   Circle time: gruppo di discussione, avent...
IL SUPPORTO ALL’EQUIPE Supervisionieducative; Equipe organizzative; Formazione continua; Coordinatore di progetto o di...
PERCHE’ TUTTO CIO’ E’ IMPORTANTE NELLARELAZIONE TRA EDUCATORE E BAMBINO?  Gli insegnanti e gli educatori, spesso, mettono ...
BIBLIOGRAFIA   Bruzzone, D., (2007), Carl Rogers. La relazione efficace nella psicoterapia e nel lavoro    educativo, Car...
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Corso operatori centro estivo cooperativa crescere

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Corso di formazione per equipe educatori di Centri Estivi della Cooperativa Sociale Crescere. Relatore: Dott.ssa Francesca Carubbi psicologa - psicoterapeuta

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Corso operatori centro estivo cooperativa crescere

  1. 1. L’Io ed il Tu L’importanza della relazione nel lavoro educativo Corso operatore Centro Estivo - Cooperativa Crescere© Dott.ssa Francesca Carubbi, psicologa - psicoterapeuta
  2. 2. …. “C’ERA UNA VOLTA…..” ….E ritornò dalla Volpe. “Addio”, disse. “Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. E’ molto semplice: non si vede bene che con il cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”…. (De Saint – Exupéry, trad. it., 1949, pp. 96 – 97). © Antoine De Saint – Exupéry © Dott.ssa Francesca Carubbi
  3. 3. ….PERCHÉ LA RELAZIONE …. “ Quando le persone si sentono comprese con sensibilità e accuratezza, esse sviluppano un insieme di atteggiamenti verso se stesse che promuovono la crescita” (Rogers, trad. it., 1983, pag. 137). © Dott.ssa Francesca Carubbi
  4. 4. ….I FATTORI DI UNA BUONA RELAZIONE… Empatia: capacità di comprendere il vissuto emotivo dell’altro, “come se” fossimo lui (Rogers, 1957); Accettazione: sperimentare un’accettazione calorosa di tutti i sentimenti espressi dal cliente (Rogers, 1957); Congruenza o genuinità: essere nella relazione autentici e ben integrati, senza assumere atteggiamenti o facciate di circostanza (Rogers, 1957); Reciprocità: La consapevolezza, quindi, dell’esistenza di schemi cognitivi diversi dai propri e dei diversi significati che possono essere attributi ai segni è un requisito indispensabile per una comunicazione efficace per l’altro, quindi non egocentrica; Confronto: attenzione! L’accettazione positiva incondizionata non significa accettare, appunto, tutti gli atteggiamenti e comportamenti (ad esempio: agiti aggressivi o offensivi) dell’altro, ma il confronto presuppone il porre dei sani limiti quando necessario; Assertività: ovvero la capacità di ascoltare i propri bisogni e di esprimere le proprie idee e sentimenti con sicurezza senza togliere potere all’altro, rispettando le sue esigenze e punto di vista (es. “Capisco il tuo punto di vista, ma io non sono d’accordo”). © Dott.ssa Francesca Carubbi
  5. 5. .. LA GESTIONE NELLA RELAZIONE IN EQUIPE …..Ovvero gli ingredienti di una relazione e comunicazioni efficaci (Gordon, trad. it., 2005, pag. 33): Come e quando ascoltare; Come parlare in modo opportuno e quando; Gestire i conflitti in modo che nessuno ne esca perdente o risentito; Stabilire e mantenere un dialogo aperto con le persone. © Dott.ssa Francesca Carubbi
  6. 6. …… L’ASCOLTO EMPATICO ……..Quando sono io ad ascoltare è mio compito (Gordon, trad. it., pag. 42): Prestare attenzione; Evitare le barriere; Rifiutare di salvare; Fornire un feed – back per appurare che le mie intuizioni sui vissuti emotivi dell’altro (ciò che ho compreso) siano corrette. © Dott.ssa Francesca Carubbi
  7. 7. …… GLI ERRORI NELL’ASCOLTO. Esagerare i sentimenti; Sminuire i sentimenti; Dare consigli; Eliminare una parte del messaggio; Affrettarsi o anticipare l’altro; Interpretare il messaggio; Tornare su argomenti passati; Ripetere continuamente ciò che l’altro dice. © Dott.ssa Francesca Carubbi
  8. 8. …. IL CONFRONTO …..Ovvero parlare in modo comprensibile per l’altro. A tal fine, il nostro linguaggio deve rispettare quattro variabili: Deve avere una grande probabilità di permettere un cambiamento utile; Non deve ledere l’autostima dell’altro; Non deve compromettere la relazione; Non deve dare particolari soluzioni.Esempi di mancato confronto:“Sei sempre la solita attaccabrighe: ogni volta succede così”;“Non devi comportarti cos’ con quel bambino”;“Smettila di urlare!”© Dott.ssa Francesca Carubbi
  9. 9. ….. COME GESTIRE I CONFLITTI SENZAPERDENTI …… Approccio autoritario – Tu vinci e l’Altro perde Approccio permissivo – L’altro vince e tu perdi; Approccio democratico – Entrambi vincono, nessuno perde. © Dott.ssa Francesca Carubbi
  10. 10. GLI EFFETTI DEL POTERE NELLA RELAZIONELotta;Fuga;Sottomissione; © Dott.ssa Francesca Carubbi
  11. 11. LE CONDIZIONI PER UN METODO SENZA PERDENTINELLA RISOLUZIONE DEI CONFLITTI L’autorivelazione e i messaggi in prima persona; Il clima della relazione (fiducia reciproca, sostegno, obiettivi comuni, assertività, sano confronto, reciprocità e rispetto); Senso di autoefficacia; Strategie di coping o risoluzione dei problemi adeguate; Responsabilizzazione e maturità; Hardiness, ovvero resistenza verso gli eventi sfavorevoli; Empowerment (potere) personale.© Dott.ssa Francesca Carubbi
  12. 12. LE TECNICHE PER IL LAVORO IN EQUIPE Brain – Storming o “tempesta di idee”; Circle time: gruppo di discussione, avente lo scopo principale di migliorare la comunicazione . Obiettivi: Riconoscere le proprie e altrui emozioni: Creare un clima di serenità e rispetto reciproco; Imparare a discutere insieme, ad esprimere le proprie opinioni ad alta voce, a riassumere ciò che è stato detto, ad ascoltare e a chiedere l’ascolto; Favorire la conoscenza reciproca,la comunicazione e la cooperazione tra tutti i membri del gruppo; Aumentare la vicinanza emotiva e risolvere i conflitti, attraverso l’analisi dei problemi e trovando insieme le possibili soluzioni.; Mediazione dei conflitti secondo il metodo “vinci – vinci” o democratico.© Dott.ssa Francesca Carubbi
  13. 13. IL SUPPORTO ALL’EQUIPE Supervisionieducative; Equipe organizzative; Formazione continua; Coordinatore di progetto o di area.© Dott.ssa Francesca Carubbi
  14. 14. PERCHE’ TUTTO CIO’ E’ IMPORTANTE NELLARELAZIONE TRA EDUCATORE E BAMBINO? Gli insegnanti e gli educatori, spesso, mettono in atto una “dissociazione” tra il loro comportamento e stile comunicativo, contrassegnato da incoerenze e contraddizioni: disciplinati e diligenti a biasimare i piccoli per una loro mancanza, appaiono talvolta meno solerti a esserlo con se stessi, arrivando ad essere indulgenti verso le proprie. Questa inconsapevole incompetenza relazionale può creare una inevitabile confusione nel bambino, che, a sua volta, può provare delusione, frustrazione e rabbia, in quanto sente che l’adulto gli ha raccontato bugie e tradito la sua fiducia. La capacità da parte del bambino di entrare in contatto con le proprie emozioni e di sentire i propri bisogni fa sì che l’insegnante si senta minacciato, a causa della risonanza emotiva che questi vissuti producono all’interno del “proprio bambino ferito”, la cui conseguenza è uno stato di incongruenza tra l’esperienza reale dell’organismo e l’immagine di sé con cui l’individuo (Zucconi, 2008) si rappresenta tale esperienza. Privato del suo potere e spaventato dai propri limiti personali, l’educatore reagisce allo smascheramento del segreto con sfida, difendendosi e riappropriandosi del proprio ruolo in modo autoritario e non facilitante l’apprendimento. Ma “quando il facilitatore è una persona autentica, mostrandosi per quello che è [….] vi sono molte più probabilità che egli dimostri la sua efficacia. Questo significa che i sentimenti che il facilitatore sta sperimentando sono disponibili alla sua consapevolezza, che è capace di vivere questi sentimenti […] e di comunicarli quando se ne offre l’opportunità […..] affinché gli studenti possano percepire che questi elementi esistono nell’insegnante e possano iniziare nuovamente a fidarsi di lui”(Rogers, 1980).© Dott.ssa Carubbi Francesca
  15. 15. BIBLIOGRAFIA Bruzzone, D., (2007), Carl Rogers. La relazione efficace nella psicoterapia e nel lavoro educativo, Carocci, Roma; De Saint – Exupéry, A., (1943), Le petit prince, Editions Gallimard, Paris, (trad. it. Il Piccolo Principe, Bompiani, Milano, 2009); Gordon, T., (2002), Good relationships. What makes them, what breaks them, Gordon, Training International, Solana Beach, CA, (trad. it., Relazioni Efficaci, La Meridiana, Molfetta, 2005); Petrini P., Zucconi A. (2008). La Relazione che Cura. Alpes Italia, Roma; Rogers, C. R., (1957), Journal of Cons. Psychol., 21, Houghton Mifflin Company, Boston (trad. It., La terapia Centrata sul Cliente, Martinelli, Firenze, 1994); Rogers, C., (1980), A way of being, Houghton Mifflin Company, Boston, (trad. it., Un modo di essere, Martinelli, Firenze, 1983);SITOGRAFIA:http://http://resilienza.wikispaces.com/Circle+time© Dott.ssa Francesca Carubbi

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