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I signori dei disastri - di Naomi Klein | Internazionale n.1220, 1 Settembre 2017

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I signori dei disastri - di Naomi Klein | Internazionale n.1220, 1 Settembre 2017

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I signori dei disastri - di Naomi Klein | Internazionale n.1220, 1 Settembre 2017

  1. 1. Ognisettimana ilmegliodeigiornali dituttoilmondo 1/7 settembre 2017 n. 1220 anno 24 NaomiKlein Isignori deidisastriLe multinazionali statunitensi sfruttano crisi ed emergenze per fare profitti. E oggi i loro dirigenti sono ai vertici dell’amministrazione Trump Società Perchéigiapponesi nonfannofigli GeorgeMonbiot Unnuovolinguaggio perdifenderelanatura Libia Irischidell’accordo suimigranti internazionale.it 4,00 € SETTIMANALEPI,SPEDINAP DLAU BEFD UKCHCHFCHCT CHFPTECONTE
  2. 2. 40 Internazionale 1198 | 31 marzo 2017 Isignori deidisastri Naomi Klein, The Guardian, Regno Unito Dall’uragano Katrina alle crisi inanziarie, alcune multinazionali statunitensi sfruttano da anni le emergenze per imporre riforme liberiste e fare enormi proitti, a spese dei cittadini più poveri. Oggi i dirigenti di queste aziende sono ai vertici dell’amministrazione Trump In copertina
  3. 3. Internazionale 1198 | 31 marzo 2017 41 SuSanMeISelaS(MagnuM/COnTraSTO) NewYork,StatiUniti, 11settembre2001
  4. 4. 42 Internazionale 1220 | 1 settembre 2017 2005 2014 N ei viaggi che ho fatto per scrivere reportage dalle zone di crisi ci sono stati momenti in cui ho avuto l’inquietante sensazione non solo di assistere al succedere di un evento, ma di scorgere un barlume di futuro, un’anteprima di dove ci porteràlastradacheabbiamopresosenon aferriamoilvolanteenondiamounabella sterzata.Quandosentoparlareilpresiden- te degli Stati uniti Donald Trump, che evi- dentemente si diverte a creare un clima di caos e destabilizzazione, penso spesso di avere già visto quella scena. Sì, l’ho vista negli strani istanti in cui ho avuto l’impres- sionechemisispalancassedavantiilnostro futuro collettivo. uno di questi momenti arrivòanewOrleansdopol’uraganoKatri- na, nel 2005, mentre guardavo calare sulla città inondata orde di mercenari armati. erano lì per trovare il modo di guadagnare daldisastro,perinomentremigliaiadiabi- tanti,abbandonatidalgoverno,eranotrat- tati come pericolosi criminali solo perché cercavanodisopravvivere. e mi era successo anche nel 2003 a Baghdad, poco dopo l’invasione. In quei giornil’occupazionestatunitenseavevadi- visoinduelacittà.alcentro,dietroenormi muraglionidicementoerilevatoridiesplo- sivi, c’era la zona verde, un pezzettino di StatiunitiricostruitoinpienoIraq,conbar cheservivanosuperalcolici,fastfood,pale- streeunapiscinadovesembravachecifos- seunafestaperenne.Oltrequelmuroc’era una città ridotta in macerie dai bombarda- menti, dove spesso mancava la corrente elettricapergliospedaliedovelaguerriglia tra le fazioni irachene e le forze d’occupa- zione stava diventando rapidamente inge- stibile.eralazonarossa. all’epoca la zona verde era il feudo di PaulBremer,cheerastatoassistentedell’ex segretario di stato Henry Kissinger e diret- tore della sua società di consulenza. era stato nominato dal presidente george W. Bush primo inviato statunitense in Iraq. Dato che non c’era un governo locale ope- rativo,Bremererainpraticailleadersupre- mo del paese. Il suo era un impero total- menteprivatizzato.Inunelegantecomple- to da uomo d’afari e anibi da combatti- mento, era sempre protetto da una falange dimercenarivestitidinero,chelavoravano perlacompagniamilitareprivataBlackwa- ter, oggi scomparsa (ha cambiato nome ed èstatacompratadalgruppoConstellis).la zonaverdeeragestita,insiemeaunaretedi altre aziende private, dalla Halliburton, una delle più grandi aziende al mondo per lo sfruttamento dei giacimenti petroliferi. In passato era stata guidata da Dick Che- ney, all’epoca vicepresidente degli Stati uniti. Quandoifunzionaristatunitensisiarri- schiavano a uscire dalla zona verde, viag- giavano all’interno di un convoglio coraz- zato,circondatidasoldatiemercenariche puntavano le mitragliatrici in tutte le dire- zioni. gli iracheni non avevano nessuna protezione,apartequellafornitadallemi- lizie religiose in cambio della loro lealtà. Il messaggiolanciatodaiconvoglierafortee chiaro:alcunevitecontanomoltopiùdelle altre. Bremer,alsicurodentrolafortezzadel- la zona verde, emanava decreti su come ri- farel’Iraqtrasformandoloinunmodellodi libero mercato. a pensarci bene, somiglia- vamoltoallaCasaBiancadiDonaldTrump. Bremer decise che l’Iraq doveva avere una lat tax del 15 per cento (abbastanza simile aquellochehapropostoTrump),cheibeni pubblici dovevano essere messi all’asta al più presto (Trump ci sta pensando) e che i poteri del governo dovevano essere drasti- camente ridotti (la stessa idea di Trump). Senza mai perdere di vista i giacimenti di combustibili fossili in Iraq, era deciso a completare la ricostruzione del paese pri- ma che la popolazione andasse alle urne, e aveva sempre l’ultima parola sulla forma che avrebbe avuto il futuro “libero” degli iracheni. Conunasceltaparticolarmentesurrea- le,Bremereildipartimentodistatostatuni- tense fecero arrivare dalla russia gli stessi consulenticheavevanoguidatoildisastro- so esperimento della “terapia d’urto eco- nomica”, una deregolamentazione intrisa di corruzione e di smania delle privatizza- zioni che aveva fatto nascere la nota classe degli oligarchi russi. Dentro la zona verde gli ospiti, tra cui egor gajdar, noto come il “dottor Shock” russo, tennero per i politici scelti dagli statunitensi alcune conferenze sull’importanzadirealizzareunaprofonda ristrutturazionedell’economiarapidamen- te e senza esitazioni, prima che la popola- zionesipotesseriprenderedallaguerra.gli iracheni non avrebbero mai accettato que- stemisureseavesseroavutovoceincapito- lo (e infatti più tardi ne ripudiarono parec- chie). Fu solo la crisi gravissima a rendere concepibileilpianodiBremer. In pratica, l’evidente proposito breme- riano di mettere all’asta i beni iracheni di proprietàdellostatoconlascusadellacrisi confermòilsospettogeneralizzatochel’in- vasione servisse a mettere le ricchezze dell’Iraq a disposizione delle aziende stra- niere. Il paese stava sprofondando nella violenza.Imilitarieimercenaristatuniten- si reagivano con altra violenza. Somme enormi di denaro sparirono nel buco nero degliappalti,soldipassatiallastoriacomei “miliardisparitidell’Iraq”. non fu solo la fusione senza soluzione dicontinuitàtrapoteredellemultinaziona- li e guerra vera e propria a sembrarmi una inestraapertasuunfuturodistopicotante volte immaginato dalla fantascienza e dai ilmdiHollywood.Fuanchel’evidenteuso della crisi per imporre con la forza misure che non sarebbero mai state realizzabili in tempinormali.ÈstatoinIraqchehomatu- ratolatesiallabasedellibroShockeconomy. L’ascesa del capitalismo dei disastri (rizzoli 2008). Inizialmentequellibrosisarebbedovu- Dasaperele conseguenze di Katrina Statistiche di New Orleans prima e dopo Katrina, dati in migliaia Popolazione nera 933 749 Popolazione bianca 367 391 Posti di lavoro 517 475* alloggi 593 554 *Dato 2013. Fonte: Time In copertina Fatturato delle principali aziende private che dopo il passaggio dell’uragano Katrina hanno partecipato alla ricostruzione di New Orleans, 2016 Bechtel* Fluor Halliburton Ch2m Hill The Shaw group Parsons DynCorp International* Dewberry *Dati 2015 32,3 19,0 15,8 5,2 3,9 3,0 1,9 0,3 Miliardi di dollari
  5. 5. Internazionale 1220 | 1 settembre 2017 43 toconcentrareesclusivamentesullaguerra di Bush, ma poi avevo cominciato a notare lestessestrategie(elestesseaziende,come Halliburton,Blackwater,Bechtel)nellezo- ne disastrate di tutto il mondo. Prima arri- vavaunagravecrisi,unacalamitànaturale, un attacco terroristico e poi c’era la guerra lampo delle misure a favore delle multina- zionali. Spesso la strategia dello sfrutta- mento della crisi era discussa alla luce del sole, non c’era alcun bisogno di formulare oscureteoriedelcomplotto. Uncopionechiaro Manmanochescavavopiùafondo,capivo chequestastrategiaerastatal’alleatasilen- ziosa del neoliberismo per più di qua- rant’anni.lestrategiedelloshockseguono uncopionechiaro:aspettiunacrisi,dichia- riunbreveperiododiquellacheavoltevie- nechiamata“iniziativapoliticastraordina- ria”, sospendi alcune o tutte le regole della democrazia e poi imponi appena possibile le misure volute dalle multinazionali. la mia ricerca dimostrava che in teoria qual- siasi situazione diicile, se presentata con suicienteisterismodaileaderpolitici,può lubriicare gli ingranaggi. Potrebbe essere un evento estremo come un colpo di stato militare, ma funziona molto bene anche uno shock economico come un crollo dei mercatiounacrisideldebito.Inunperiodo di iperinlazione o dopo il crollo delle ban- che, per esempio, le élite di un paese sono state spesso in grado di presentare a una popolazione in preda al panico gli attacchi allo stato sociale o i salvataggi fatti con il denaro pubblico come misure indispensa- bili per tenere in piedi il settore inanziario privato, perché secondo loro l’alternativa eral’apocalisseeconomica. I repubblicani statunitensi alimentano l’atmosfera di crisi costante che circonda Trump per imporre molte politiche impo- polari e favorevoli alle grandi aziende. e senza dubbio sarebbero pronti a muoversi con più decisione e rapidità se ci fosse uno shock esterno ancora più grande. anche perchédiversiministridelgovernostatuni- tense sono stati protagonisti di alcuni dei più chiari esempi di dottrina dello shock della storia recente. l’attuale segretario di statorexTillersonhafattocarrierasoprat- tuttosfruttandoleopportunitàcreatedalla guerraedall’instabilità.laexxonMobil,di cui è stato amministratore delegato dal 2006 al 2017, ha guadagnato più di molte altre grandi aziende petrolifere grazie all’aumentodelprezzodelgreggiocausato dall’invasionedell’Iraqnel2003.Haanche sfruttato direttamente la guerra in Iraq, ignorando i consigli del dipartimento di stato e facendo prospezioni nel Kurdistan iracheno. un’iniziativa che, scavalcando il governo di Baghdad, avrebbe potuto inne- scareunaguerracivileehacontribuitoafar scoppiareilconlittointernonelpaese. Come amministratore delegato della exxonMobil, Tillerson ha tratto vantaggi daldisastroancheinaltrimodi.Hapassato la sua vita professionale in un’azienda che hadecisodiinanziareedifondereladisin- formazioneestudiscientiicifalsisulclima, ancheselericerchedeisuoistessiscienzia- ti confermavano che il cambiamento cli- matico causato dagli esseri umani era una realtà.Secondoun’inchiestadellosange- les Times, la exxonMobil si è molto impe- gnata per capire come ricavare ulteriori proittiecomeproteggersidallastessacrisi su cui gettava dubbi. lo ha fatto con le per- forazioni nell’artico (che grazie al cambia- mento climatico si stava sciogliendo) e ri- progettandoungasdottonelmaredelnord in previsione della crescita del livello delle acqueediuraganidevastanti.nel2012Til- lerson ha ammesso pubblicamente che il cambiamento climatico è una realtà, ma quello che ha detto subito dopo è signiica- tivo: gli esseri umani come specie si sono THOMaSDWOrzaK(MagnuM/COnTraSTO) Baghdad,Iraq,luglio2003
  6. 6. 44 Internazionale 1220 | 1 settembre 2017 sempreadattati,“quindiciadatteremoan- cheaquesto.Ciadatteremoaicambiamen- ticlimaticichetoccanoleareeagricole”. Tutto sommato ha ragione: gli esseri umani si adattano quando un territorio smettediprodurrecibo.lofannospostan- dosi.lascianolacasaincercadipostidove vivere e nutrire se stessi e le loro famiglie. Purtroppo, e Tillerson lo sa bene, non vi- viamoinun’epocaincuiipaesiapronovo- lentieri le frontiere alla gente afamata e disperata. In realtà oggi Tillerson lavora per un presidentechehadeinitoiprofughiinarri- vo dalla Siria, un paese dove la siccità ha acceleratoletensionichehannoportatoal- laguerracivile,deicavallidiTroiadelterro- rismo. Questo presidente ha imposto un divieto d’ingresso temporaneo negli Stati unitiaimigrantisiriani.Questopresidente, parlando dei bambini siriani richiedenti asilo,hadetto:“Possoguardarlidrittonegli occhi e dirgli ‘non potete entrare’”. Questo presidente non ha cambiato idea neanche dopo aver ordinato il lancio di missili sulla Siria,inteoriaspintodalleimmaginiterrii- cantidegliattacchiconarmichimichecon- tro i bambini siriani, “bambini bellissimi” (ma non è stato abbastanza commosso da accoglierliinsiemeailorogenitori).Questo presidente ha annunciato progetti per far afatto strano che le azioni di queste azien- de siano decollate dopo l’elezione di Trump.Pocodopohannoavutoaltreocca- sioni per festeggiare: una delle prime cose che ha fatto il ministro della giustizia Jef Sessions è stata cancellare la decisione dell’amministrazione Obama di non usare prigioniprivateperidetenuticomuni. Trumphasceltocomeviceministrodel- la difesa Patrick Shanahan, un dirigente dellaBoeingche,auncertopunto,erastato incaricato di vendere costosi armamenti all’esercitostatunitense,tracuiglielicotte- ri apache e Chinook. Shanahan ha anche supervisionato il programma di difesa con missili balistici della Boeing. Tutto questo fa parte di una tendenza più ampia. Come ha scritto lee Fang sulla rivista online The Intercept nel marzo del 2017, “Trump ha militarizzato il cosiddetto sistema delle porte girevoli, piazzando in posizioni chia- ve del governo persone di aziende militari private e lobbisti e cercando di aumentare rapidamentelespesemilitarieiprogrammi perlasicurezzanazionale.Finorasonosta- ti candidati o insediati almeno quindici funzionari che hanno legami economici conl’industriaprivatadelladifesa”. Il sistema delle porte girevoli (cioè il passaggio da incarichi pubblici ad aziende private e viceversa) non è nuovo, natural- diventarel’identiicazione,lasorveglianza, ladetenzioneel’espulsionedegliimmigra- tiitrattidistintividellasuaamministrazio- ne.Dietrolequinte,senzafretta,sonopron- tiaentrareinazionemoltialtricomponenti dellasquadradiTrump,estremamenteabi- linellosfruttarequestesituazioni. Trailgiornodelleelezionipresidenziali, l’8novembre2016,elainedelprimomese di amministrazione Trump, il 20 febbraio, le quotazioni in borsa delle due più grandi aziendecarcerarieprivatenegliStatiuniti, la CoreCivic e la geo, sono raddoppiate, salendo rispettivamente del 140 e del 98 percento.Perchésorprendersi?Selaexxon haimparatoaguadagnaredalcambiamen- to climatico, queste aziende fanno parte dellaiorenteindustriadelleprigionipriva- te, della sicurezza e della sorveglianza, un’industria che vede nelle guerre e nelle migrazioni–duefenomenispessocollegati ai problemi climatici – altrettante interes- santi e sempre più ghiotte opportunità di mercato. negli Stati uniti l’Immigration and cu- stoms enforcement (Ice), l’agenzia gover- nativa che si occupa della sicurezza dei conini,hamandatodietrolesbarre34mila immigratiaccusatidiessereentratiillegal- mente nel paese, il 73 per cento dei quali è detenuto in carceri private. Quindi non è THOMaSDWOrzaK(MagnuM/COnTraSTO) NewOrleans,StatiUniti,settembre2005 In copertina
  7. 7. Internazionale 1220 | 1 settembre 2017 45 mente. I militari in pensione trovano sem- pre lavoro e contratti nelle aziende del set- toredegliarmamenti.lanovitàèilnumero digeneralisullibropagadelleaziendemili- tari private che Trump ha inserito nel go- verno in ruoli in cui hanno la possibilità di stanziare inanziamenti, compresi quelli previstidalpianoperl’aumentodellespese perl’esercito,ilPentagonoeildipartimen- todellasicurezzanazionale,chevalepiùdi 80miliardididollariall’anno. l’altra novità sono le dimensioni del settore della sicurezza interna e della sor- veglianza,cresciutoinmodoesponenziale dopogliattacchidell’11settembre,quando l’amministrazione di george W. Bush an- nunciò l’inizio di un’ininita “guerra al ter- rore” e garantì che tutto l’esternalizzabile sarebbe stato esternalizzato. nuove azien- de dai vetri oscurati sono spuntate come funghivelenosipertuttalaVirginia,equel- le già esistenti, come la Booz allen Hamil- ton, sono entrate in nuovi mercati. Daniel gross, in un articolo scritto nel 2005 per Slate, rese alla perfezione l’atmosfera di quella che tanti chiamavano la bolla della sicurezza: “la sicurezza nazionale potreb- beessereappenaarrivataallostadiotocca- todainternetnel1997.all’epocatibastava sbattere una ‘e’ davanti al nome della tua azienda e il tuo collocamento in borsa schizzava alle stelle. Oggi puoi fare altret- tantoconfortress(fortezza)”. Molti esponenti del governo vengono daaziendespecializzateinalcunefunzioni che,nonmoltotempofa,sarebbestatoim- pensabile esternalizzare. Il capo dello staf del consiglio nazionale per la sicurezza è KeithKellogg,ungeneraledicorpod’arma- ta in pensione. Tra i tanti incarichi di Kel- logg nelle compagnie di sicurezza private c’è stato quello con la Cubic. Secondo l’azienda, Kellogg guidava “un progetto di addestramento al combattimento a terra ed era impegnato ad allargare la clientela mondialedellacompagnia”.Sepensateche “l’addestramento al combattimento” sia un’attivitàcheuntempogliesercitisvolge- vanoinproprioaveteragione. Cocktailvelenoso Èinteressantenotarequantedellepersone nominate da Trump vengono da aziende che non esistevano prima dell’11 settem- bre: l-1 Identity Solution (specializzata nellabiometrica),Chertofgroup(fondata daMichaelChertof,segretarioperlasicu- rezza nazionale con george W. Bush), Pa- lantir Technologies (un’azienda di sorve- glianzafondata,traglialtri,dalmiliardario l’arrivo dell’uragano Harvey in Texas deve spostare l’attenzione dell’opinione pubblica sul cambiamento climatico Q uesto è il momento giusto per parlare di cambiamento climati- co e di tutte le altre ingiustizie che trasformano disastri come l’uragano Harvey in Texas in catastroi umanitarie. In un mondo ideale mette- remmo da parte la politica in attesa che l’emergenza sia passata. Solo allora orga- nizzeremmo un lungo, meditato e infor- mato dibattito pubblico sulle conseguenze della crisi a cui abbiamo appena assistito. Per esempio sulle conseguenze per le in- frastrutture che costruiamo o per l’energia su cui facciamo aidamento (questioni scomode per il settore del petrolio e del gas, dominante in Texas). Inoltre dovrem- mo rilettere su che tipo di reti di sicurezza costruire per difendere le persone più vul- nerabili, i malati, i poveri e gli anziani. Con migliaia di sfollati che hanno dovuto abbandonare le loro case, potremmo di- scutere degli innegabili legami tra i cam- biamenti climatici e le migrazioni. Sareb- be l’occasione per analizzare le politiche per l’immigrazione, riconoscendo che gli Stati uniti hanno una grossa responsabili- tà nei fenomeni che spingono milioni di persone a fuggire. Ma viviamo in un mondo che non ci consente di fare questi dibattiti. È un mondo in cui i potenti si sono mostrati an- siosi di sfruttare una crisi gravissima per portare avanti con forza le loro politiche più reazionarie, che ci spingono su una strada deinita a ragione una forma di “apartheid climatico”. Dopo Harvey non c’è ragione di aspettarsi niente di diverso. Trump sta già usando l’uragano per im- porre l’ulteriore militarizzazione delle for- ze di polizia statunitensi. Insomma, la de- stra non perderà tempo: sfrutterà Harvey, e qualsiasi altro disastro, per farci accetta- re rovinose false soluzioni come la polizia militarizzata, nuove infrastrutture per il petrolio e il gas, e servizi privatizzati. Que- sto signiica che le persone informate han- no l’imperativo morale di indicare con chiarezza le reali motivazioni dietro la cri- si, identiicando i legami tra l’inquina- mento, il razzismo, i tagli ai fondi per i ser- vizi sociali e i fondi eccessivi alla polizia. abbiamo anche bisogno di cogliere il mo- mento opportuno per indicare soluzioni incrociate, che abbassino drasticamente le emissioni inquinanti e allo stesso tempo contrastino la disuguaglianza e l’ingiusti- zia (qualcosa di simile a quello che gruppi come Climate justice alliance propongono già da tempo). Qualcheideasbagliata Tutto questo deve succedere proprio ora, mentre gli enormi costi umani ed econo- mici dell’inazione sono davanti agli occhi di tutti. Se non riusciremo a farlo, se per qualche idea sbagliata su ciò che è giusto o meno fare durante una crisi ci mostrere- mo esitanti, le persone senza scrupoli po- tranno sfruttare questo disastro per rag- giungere obiettivi prevedibili e dannosi. È una dura realtà, ma il tempo disponi- bile per dibattiti di questo tipo si sta ridu- cendo sempre di più. Quando quest’emer- genza sarà passata non ci sarà più spazio per nessuna discussione sulle politiche pubbliche. I mezzi d’informazione rico- minceranno a occuparsi ossessivamente dei tweet di Trump e degli altri intrighi di palazzo. Quindi, anche se può sembrare fuori luogo parlare di cause profonde mentre c’è gente intrappolata nelle case, questo è realisticamente l’unico momento in cui i mezzi d’informazione possono es- sere interessati a parlare di cambiamento climatico. Vale la pena di ricordare che la decisione di Trump di ritirarsi dagli accor- di sul clima di Parigi – un evento che avrà conseguenze globali nei prossimi decenni – ha trovato spazio sui giornali statunitensi per appena un paio di giorni. Poi hanno ri- preso a parlare di russia 24 ore su 24. Parlare con franchezza di ciò che sta alimentando questa epoca di disastri, per- ino mentre i disastri stanno avvenendo, non è una mancanza di rispetto per chi li sta afrontando in prima linea. È in realtà l’unico modo per onorare davvero le loro perdite, e la nostra ultima speranza per evitare un futuro segnato da molte altre vittime. gim Èoradiparlaredelclima Naomi Klein, The Intercept, Stati Uniti StatiUniti continuaapagina46 »
  8. 8. 46 Internazionale 1220 | 1 settembre 2017 e cofondatore di PayPal Peter Thiel, un grande sostenitore di Trump). le aziende che si occupano di sicurezza attingono pe- santemente peril loropersonale alle agen- zie governative del settore militare e della sorveglianza. Con Trump molti lobbisti e dipendenti di queste imprese stanno tor- nandoalavorareperilgoverno,dovemolto probabilmente cercheranno di avere altre occasionipermonetizzarelacacciaaquelli che il presidente Trump ama deinire bad hombres (uomini cattivi, i narcotraicanti messicani).Questocreauncocktailveleno- so. Prendi un certo numero di persone che guadagnano direttamente dalla guerra in corso e le inili nel governo. Chi si batterà per la pace? l’idea che una guerra possa mai inire sul serio sembra una pittoresca reliquia di quello che negli anni di george W. Bush fu archiviato come “pensiero pre- 11settembre”. Poi c’è il vicepresidente Mike Pence, considerato da tanti l’adulto nella classe indisciplinata di Trump. eppure è proprio Pence,exgovernatoredell’Indiana,adave- re il curriculum più inquietante quando si tratta di sfruttare senza pietà le soferenze umane.appenahosaputochesarebbesta- to lui il candidato alla vicepresidenza di Trumpmisonodetta:“Conoscoquestono- me. l’ho visto da qualche parte”. Poi mi è venuto in mente. era stato al centro di una delle storie più sconvolgenti che abbia mai seguito:losfrenatocapitalismodeldisastro legato all’uragano Katrina e all’inondazio- ne di new Orleans. le cose che Pence ha fatto speculando sulle soferenze umane sono così agghiaccianti che vale la pena di analizzarle un po’ più a fondo, anche per- chécidiconomoltosuquellochepossiamo aspettarci da quest’amministrazione nel casodicrisipiùgravi. PrimadiapprofondireilruolodiPence, èimportanteprecisareapropositodell’ura- ganoKatrinache,ancheseingenereèdei- nito una “calamità naturale”, non ci fu niente di naturale nelle conseguenze che ebbe su new Orleans. Quando Katrina si abbattésullacostadelMississippi,nell’ago- stodel2005,erastatoabbassatodauragano di livello 5 a un ancora devastante livello 3. Ma quando arrivò a new Orleans aveva perso quasi tutta la sua forza ed era stato declassatoa“tempestatropicale”. È un dettaglio importante, perché una tempesta tropicale non avrebbe mai sfon- datoledifesedinewOrleanscontroleallu- vioni. Invece Katrina ci riuscì: gli argini ar- tiicialicheproteggevanolacittànonresse- ro.Perché?Oggisappiamoche,nonostante i ripetuti allarmi sui possibili rischi, la ma- nutenzione degli argini era stata insuffi- ciente. I motivi erano due. Il primo era il disprezzo per le vite dei neri poveri del lo- wer ninth Ward, la zona di new Orleans piùarischioincasodicedimentodegliargi- ni. Questo faceva parte di una più ampia negligenza nella gestione delle infrastrut- ture pubbliche in tutti gli Stati uniti, esito diretto di decenni di misure neoliberiste. Perché quando fai una guerra sistematica alla stessa idea di sfera pubblica e di bene pubblico,ovviamentel’impalcaturapubbli- cadellasocietà–lestrade,iponti,gliargini, i sistemi idrici – scivolerà in un tale stato di degrado che ci vorrà poco per superare il puntodirottura.Questosuccedequandosi taglianopesantementeletasse,conilrisul- tato che non ci sono più soldi da spendere perniente,apartelapoliziael’esercito. non furono solo le infrastrutture pub- blicheatradirenewOrleans,einparticola- reipiùpoveri,cheeranoingranparteafro- americani,comeinmoltecittàstatunitensi. latradironoancheiresponsabili delsistemad’interventocontroil disastro, la seconda grande cre- pa. l’ente del governo federale incaricato di intervenire in crisi simili è la Federal emergency management agency (Fema), insieme alle amministrazionideglistatieaquellemuni- cipali, che svolgono un ruolo cruciale nella pianiicazione dell’evacuazione e della ri- sposta al disastro. a new Orleans il gover- nofallìatuttiilivelli. laFemacimisecinquegiorniperporta- re acqua e viveri agli abitanti di new Or- leanscheavevanocercatoriparonelSuper- dome, il palazzo dello sport. le immagini più strazianti di quei giorni furono quelle dellepersoneconinatesuitettidellecasee degliospedaliconcartellicheimploravano aiuto mentre gli elicotteri passavano sopra le loro teste. le persone si aiutarono a vi- cenda come potevano. Si salvarono in ca- noaeinbarcaaremi.Sidiederodamangia- re a vicenda. Dimostrarono la stupenda capacità umana di essere solidali, spesso raforzatadaimomentidicrisi.Mailsetto- re pubblico fu l’esatto contrario. non di- menticheròmaileparolediCurtisMuham- mad, attivista di vecchia data dei diritti ci- vilianewOrleans,quandodisseaproposi- to di quell’esperienza: “Ci ha fatto capire chenessunosioccupavadinoi”. Quell’abbandono fu profondamente disuguale, e le disparità seguirono le linee dispartizionetrabianchienerietraleclas- sisociali.Moltiriuscironoalasciarelacittà coniloromezzi:salironoinauto,andarono in un albergo asciutto e telefonarono alla loro assicurazione. altri restarono perché eranoconvinticheledifesecontrol’uraga- noavrebberoretto.Mamoltialtrirestarono perché non avevano scelta: non avevano un’auto o erano troppo malati per guidare o,semplicemente,nonsapevanocosafare. erano le persone che avevano assoluto bi- sognodiunpianodievacuazioneesoccor- so eicace. non furono fortunate. I più po- veri,abbandonatiinunacittàsenzaciboné acqua, fecero quello che avrebbe fatto chiunqueinquellecircostanze:sipreserole provviste dai negozi del posto. Fox news e altretestateneapproittaronoperdeinirei residenti neri di new Orleans “sciacalli” cheprestoavrebberoinvasolepartiasciut- teebianchedellacittà.Sugliediicicompa- rironoscritteminacciose:“Spareremoagli sciacalli”. Furono istituiti posti di blocco per intrappolare la gente nelle aree som- merse.SulDanzierbridgeipoliziottispara- vano a vista ai residenti neri (alla ine cin- que agenti implicati sono stati dichiarati colpevoli e la città ha patteggiato un risarcimento di 13,3 milioni di dollari alle famiglie coinvolte in quello e in altri casi simili dopo Katrina).nelfrattempobandedi vigilanti bianchi armati batteva- no le strade in cerca “dell’occasione per dare la caccia ai neri”, come spiegò in se- guitounresidenteinunarticolodelgiorna- listad’inchiestaa.C.Thompson. Conimieiocchi ero a new Orleans e ho visto con i miei oc- chiquant’eranosudigiriipoliziottieimili- tari,pernonparlaredelleguardieprivatedi aziendecomelaBlackwater,arrivatedapo- codall’Iraq.Sembravadiessereinunazona di guerra, con i poveri e i neri al centro del mirino,genteilcuiunicocrimineeracerca- re di sopravvivere. Quando arrivò la guar- dia nazionale per organizzare l’evacuazio- ne totale della città, lo fece con un cinismo eun’aggressivitàdiicilidacomprendere.I soldati puntavano i mitra contro i cittadini chesalivanosuipullmansenzadarglilami- nima informazione su dove li stessero por- tando. Spesso i bambini venivano separati daigenitori. Quello che vidi durante l’inondazione misconvolse.Maquellochesuccessedopo Katrinafuuna catastrofeumanitaria acausadeiproblemi delleinfrastrutture In copertina
  9. 9. Internazionale 1220 | 1 settembre 2017 47 Katrinamisconvolseancoradipiù.Mentre lacittàbarcollavasottoicolpideldisastroe i suoi abitanti erano sparpagliati in giro e non potevano proteggere i loro interessi, spuntòunpianoperfarapprovareallavelo- cità della luce una lista dei desideri delle multinazionali. Milton Friedman, che all’epoca aveva 93 anni, scrisse un articolo per il Wall Street Journal in cui diceva: “QuasituttelescuoledinewOrleanssono inmacerie,comelecasedeibambinichele frequentavano. Ora i bambini sono sparsi ovunque. È una tragedia. Ma è anche l’oc- casione buona per riformare radicalmente ilsistemascolastico”. richard Baker, all’epoca deputato re- pubblicano della louisiana, dichiarò: “Fi- nalmenteabbiamoripulitolecasepopola- ridinewOrleans.noncisaremmoriusciti, macel’hafattaDio”.Mitrovavoinunrifu- gio per sfollati a Baton rouge quando Ba- ker fece quella dichiarazione. le persone concuiparlai eranosconvolte.Immagina- tevi di essere costretti ad abbandonare ca- sa vostra e dormire su una branda in un centrocongressiperpoiscoprirechequel- li che in teoria dovrebbero rappresentarvi dichiarano che è stato una specie d’inter- ventodivino.aquantopare,Dioamamol- togliinvestimentiimmobiliari. Baker ebbe la sua “pulizia” delle case popolari. nei mesi successivi all’uragano, mentregliabitantidinewOrleansetuttele loroscomodeobiezioni,lalororiccacultura eilprofondoradicamentoeranofuoridalle scatole, furono abbattute migliaia di case popolari – molte delle quali avevano subìto danni minimi perché si trovavano in un puntoelevatodellacittà–efuronosostitui- tedacondominiegrattacielidalcostoproi- bitivoperchiavevavissutolìinoadallora. ed è qui che entra in gioco Mike Pence. QuandoKatrinasiabbattésunewOrleans, Pence era presidente del potente republi- can study committee (rsc), un comitato repubblicanofortementeideologizzatoche riunivapoliticiconservatori.l’11settembre 2005,appenaquattordicigiornidopoilcrol- lo degli argini e con interi quartieri di new Orleansancorasott’acqua,l’rsctenneuna riunione nella sede della Heritage founda- tion a Washington. Sotto la guida di Pence fu stilato un elenco di “idee a favore del li- beromercatoperreagireall’uraganoKatri- na e agli alti prezzi del petrolio”. Si trattava intuttodi32misuredipseudo-aiutoaglial- luvionati, ognuna presa direttamente dal manualedelcapitalismodeldisastro. emergevaconchiarezzal’intenzionedi scatenare una guerra a oltranza al settore pubblicoealletuteledeilavoratori,unfatto paradossale, perché Katrina fu una cata- strofe umanitaria in primo luogo a causa deiproblemidelleinfrastrutturepubbliche. esinotavaancheladeterminazioneasfrut- tare qualsiasi occasione per rafforzare il settorepetroliferoedelgasnaturale.l’elen- co comprendeva raccomandazioni per so- spenderelaleggecheimponevaagliappal- tatori federali di pagare stipendi dignitosi, per trasformare l’intera area colpita in una zona di libera impresa e per “eliminare le restrittiveregoleambientalicheintralciano laricostruzione”. IlpresidenteBushaccolsemoltediquel- leraccomandazioninelgirodiunasettima- na, anche se alla fine, sottoposto a dure pressioni, fu costretto a reintrodurre le mi- sure standard per la tutela dei lavoratori. un’altra raccomandazione chiedeva di di- stribuire ai genitori dei voucher da usare nelle scuole private e nelle charter school (istituti a scopo di lucro inanziati dai con- tribuenti), una mossa in linea con le idee tanto amate da Betsy DeVos, la ministra dell’istruzionediTrump.nelgirodiunan- noanewOrleanscifuilsistemascolastico piùprivatizzatodegliStatiuniti. e non è inita. nonostante i climatologi abbianoriscontratouncollegamentodiret- alexMaJOlI(MagnuM/COnTraSTO) Baghdad,Iraq,10aprile2003
  10. 10. 48 Internazionale 1220 | 1 settembre 2017 to tra l’intensità degli uragani e il riscalda- mentodeglioceani,Penceeilsuocomitato fecero una serie di richieste al congresso: abrogare le regole ambientali sulla costa del golfo del Messico, rilasciare i permessi pernuoverainerienegliStatiunitiedare il via libera alle “perforazioni nell’arctic national wildlife refuge”, un’area naturale protetta dell’alaska. Queste iniziative fa- ranno aumentare automaticamente le emissionidigasserra,ilmaggiorcontribu- toumanoalcambiamentoclimatico,epro- vocherannociclonipiùdevastanti.eppure furono immediatamente appoggiate da Pence e poi adottate da Bush con la scusa dellarispostaaunuraganodevastante. Vale la pena di sofermarsi un attimo per spiegare alcune conseguenze di tutto questo. l’uragano Katrina diventò una ca- tastrofeanewOrleansgrazieaunacombi- nazionedifortemaltempo,forsecollegato alcambiamentoclimatico,einfrastrutture fragili e trascurate. le presunte soluzioni proposte dal gruppo guidato all’epoca da Penceavrebberoinevitabilmenteaggrava- toilcambiamentoclimaticoeindebolitole infrastrutture pubbliche. Pence e i suoi compagni di viaggio “liberisti” erano in- tenzionatiafareesattamentelecosechein futurocauserannoautomaticamentealtre Katrina.eoggiPence hail potere diesten- derequesteideeatuttigliStati uniti. Unprogettopreciso Il settore petrolifero non è l’unico che ha guadagnato dall’uragano Katrina. Imme- diatamente dopo il disastro, calò su new Orleansl’interabandadimultinazionalidi Baghdad,formatadaBechtel,Fluor,Halli- burton, Blackwater, CH2M Hill e Parsons, tristementefamoseperilmediocreopera- to in Iraq. avevano un progetto preciso: dimostrare che i servizi privati forniti in Iraq e in afghanistan avevano un mercato anche negli Stati uniti e, già che c’erano, ottenerecontrattisenzagared’appaltoper untotaledi3,4miliardididollari. l’esperienza delle aziende chiamate a operare sembrava spesso estranea alla lo- gica con cui erano assegnati i contratti. Prendiamo,peresempio,l’agenziaprivata a cui la Fema pagò 5,2 milioni per svolgere illavorocrucialediallestireuncampobase perisoccorritoriaSaintBernardParish,un sobborgo di new Orleans. la costruzione del campo registrò ritardi e non fu mai completata. Durante le successive indagi- nisiscoprìcheladittachesieraaggiudica- ta l’appalto, la lighthouse Disaster relief, era in realtà un’organizzazione religiosa. “Primadialloraavevoorganizzatoalmas- L’AUTRICE NaomiKlein è una giornalista canadese. Quest’articolo è un estratto del suo ultimo libro, No non è abbastanza! Come resistere nell’era di Trump, che in Italia uscirà il 2 novembre 2017 per Feltrinelli. simo un campo per ragazzi con la mia par- rocchia”, confessò il direttore della ligh- thouse, il reverendo gary Heldreth. Dopo che le varie ditte subappaltatrici si furono intascate la loro fetta di torta, non restò quasi niente per la gente che ci lavorava. lo scrittore Mike Davis rintracciò il paga- mentodapartedellaFemaalgruppoShaw di15 dollari al metroquadratoperinstalla- re i teloni impermeabili azzurri sui tetti danneggiati,ancheseitelonieranoforniti dalgoverno.Dopocheivarisubappaltato- riavevanointascatolalorofetta,ilavorato- ri che inchiodarono i teloni furono pagati menodiventicentesimialmetroquadrato. “Inparolepovere,ognilivellodellacatena alimentare degli appalti è grottescamente ipernutrito tranne lo scalino più in basso, quello dove si fa il lavoro vero,” ha scritto Davis.Questipresunti“appaltatori”erano in realtà marchi vuoti, come la Trump Or- ganization, che incassava i proitti e poi metteva il suo nome su servizi modesti o inesistenti. Per compensare le decine di miliardi che andavano ai privati in contratti ed esenzioni iscali, nel novembre del 2005 il congresso a maggio- ranza repubblicana annunciò che doveva tagliare 40 miliardi dal bilancio federale. Tra i pro- grammi più colpiti ci furono i prestitiaglistudenti,ilprogrammadiassi- stenzasanitariaMedicaideibuonialimen- tari.ecosìglistatunitensipiùpoveriinan- ziarono la pacchia degli appaltatori due volte:laprimaquandolosforzodeisoccor- si dopo Katrina si trasformò nelle mance sregolate alle grandi imprese, senza che fornissero posti di lavoro decenti o servizi pubblici funzionanti; la seconda quando i pochi programmi che assistevano diretta- mente i disoccupati e i lavoratori poveri a livello nazionale furono falcidiati per pa- garequelleparcellegoniate. new Orleans è il modello del capitali- smo del disastro, progettato dall’attuale vicepresidentedegliStatiunitiedallaHe- ritage foundation, il pensatoio di estrema destra a cui Trump ha esternalizzato gran partedelbilanciodellasuaamministrazio- ne.allainelarispostaaKatrinainnescòla cadutaliberadellapopolaritàdigeorgeW. Bush,uncrollochecostòairepubblicanila presidenza nel 2008. nove anni dopo, con irepubblicanichecontrollanoilcongresso elaCasaBianca,nonèdiicileimmagina- re che questo esperimento di risposta pri- vatizzata a una calamità sia adottato su scala nazionale. la presenza a new Orle- ans di una polizia militarizzata e di milizie private armate fu una sorpresa per molti. Da allora il fenomeno si è allargato, con le forzedipoliziaintuttoilpaesepieneinoa scoppiare di equipaggiamenti militari, tra cui mezzi corazzati e droni, mentre le aziende per la sorveglianza privata garan- tisconospessoaddestramentoeappoggio. Vedendo la silza di aziende private di sor- veglianzaemilitaricheoccupanoposizioni chiave nell’amministrazione Trump, pos- siamo aspettarci che tutto questo si ampli ulteriormenteaogninuovoshock. l’esperienzadiKatrinaèancheuncupo monito per chi non ha ancora smesso di sperare nei mille miliardi di dollari pro- messidaTrumpperinanziareinvestimen- tinelleinfrastrutture.Questiinanziamen- ti sistemeranno qualche strada e ponte e creerannopostidilavoro(anchesemoltidi meno rispetto a quelli che creerebbero gli investimenti nelle infrastrutture verdi). Dettaglio cruciale: Trump ha fatto capire cheuseràilpiùpossibilenonilsettorepub- blico ma una partnership tra pubblico e privato,unaformulachehapessimiprece- dentidicorruzioneepuòportareastipendi moltopiùbassidiquellicherice- ve chi lavora nei veri progetti pubblici.Datiitrascorsidiafari- sta di Trump e il ruolo di Pence nell’amministrazione, abbiamo tutti i motivi di temere che que- sta spesa in infrastrutture produrrà una cleptocraziainstileKatrina,ungovernodi ladri,conifrequentatoridiMar-a-lago(la lussuosa villa di Trump in Florida) che si elargisconoenormisommediquattrinidei contribuenti. new Orleans ci ha regalato un quadro straziante di quello che ci possiamo aspet- tare quando ci sarà il prossimo shock. Pur- troppo non è afatto un quadro completo: l’attualegovernodegliStatiunitipuòtenta- re ben altro con il pretesto della crisi. Per diventare immuni agli shock, dobbiamo prepararciancheaquestapossibilità. gic Lapartnershiptra pubblicoeprivato èunaformulacheha pessimiprecedenti In copertina

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