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I Grandi eventi

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Il compito dei volontari di porotezione civile nei grandi eventi

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I Grandi eventi

  1. 1. FRANCESCO SANTOIANNI La sicurezza nei grandi eventi La gestione della folla www.disastermanagement.it Scuola Regionale Protezione Civile “ E. Calcara” Corso: Operatori di emergenza per eventi e manifestazioni Dispensa della Lezione del 8 ottobre 2008
  2. 2. Parte prima: le emergenze nei grandi eventi
  3. 3. La pianificazione dell’emergenza nei “grandi eventi ” Legge 9 novembre 2001, n. 401: affida al Dipartimento della protezione civile la gestione di “grandi eventi” (vertice Nato di Pratica di Mare, canonizzazione di Padre Pio, vertice FAO...) Non esiste ancora nel nostro Paese un testo ufficiale di riferimento su questo argomento
  4. 4. Gli strumenti della pianificazione <ul><li>Organigramma di tutte le persone preposte alla sicurezza: scala gerarchica, livello di adde-stramento, turni, modalità di comando e controllo; nomina della persona delegata ai rapporti con le Forze dell’Ordine e altre istituzioni; nomina della persona delegata a comunicare con il pubblico e la stampa in caso di emergenza. </li></ul><ul><li>Piano di gestione della folla . </li></ul><ul><li>Scenari (ad esempio quelli determinati da sommovimenti della folla, nubifragi, condizioni clima-tiche avverse, interruzione di acqua potabile e di energia elettrica, telefonata annunciante una bomba, attentato..) che verosimilmente potrebbero verificarsi durante, immediatamente prima e immediatamente dopo, l’evento. </li></ul><ul><li>Piano di emergenza , che, a seconda degli scenari, specifichi chi deve fare cosa. </li></ul><ul><li>Piano di emergenza delle strutture poste all’esterno del luogo dell’evento (procedure per il rico-vero negli ospedali locali, posti di blocco preventivati dalle Forze dell’ordine, preallertamento di strutture quali Prefettura, Vigili del fuoco...) </li></ul><ul><li>Planimetrie delle strutture interne di sicurezza (Centro controllo, transenne, posti di pronto soc-corso, sistemi antincendio, pronto soccorso, accessi di emergenza...) con la identificazione del tecnico che ne ha certificato la funzionalità. </li></ul><ul><li>Planimetrie delle strutture che servono il luogo dell’evento quali parcheggi, punti di incontro, mense, zone destinate a campeggio, reti viarie, toilettes, raccolta rifiuti, allacciamenti servizi (gas, telefoni, elettricità, acqua...) con l’identificazione dei responsabili di queste strutture. </li></ul><ul><li>Eventuali polizze assicurative, inerenti la sicurezza, stipulate dagli organizzatori dell’evento. </li></ul>
  5. 5. Decreto del ministro dell’Interno del 6 giugno 2005
  6. 6. Allestimento di un luogo destinato ad ospitare “grandi eventi” <ul><li>Struttura di comando del Servizio di sicurezza. </li></ul><ul><li>Addetti al Servizio di sicurezza </li></ul><ul><li>Transenne e recinzioni </li></ul><ul><li>Confort delle persone </li></ul><ul><li>Sistemi di comunicazione al pubblico </li></ul><ul><li>Servizi sanitari </li></ul>
  7. 7. Struttura di comando del Servizio di sicurezza. Generalmente, l’organizzazione di un “grande evento” vede una suddivisione dei compiti tra le Forze dell’ordine (preposte alla prevenzione e repressione del crimine, inteso come borseggi, terrorismo, sommosse...), i Servizi sanitari (preposti alla cura dei traumatizzati), la Security (guardie del corpo incaricate della protezione dei VIP presenti all’evento) vigilantes (incaricati della protezione degli impianti), Vigili del fuoco (preposti agli incendi) e il Servizio di sicurezza (preposto alla incolumità del pubblico, controllo degli assembramenti, soccorso a infortunati, assistenza..) Ognuna di queste strutture si avvale di un Centro di comando e controllo. Le Forze dell’ordine, ad esempio, solitamente si avvalgono della Sala operativa della Questura o del Comando Carabi-nieri o, negli eventi più impegnativi, quasi sono stati i funerali del Papa, del Centro di coordinamento interforze situato nel Viminale (collegato con telecamere su elicotteri e con svariate reti di sorveglianza territoriale). Un ente locale che cogestisce un “grande evento”, invece, deve avvalersi di una struttura certamente meno sofisticata ma che deve, altresì, garantire una buona operatività. La Sala operativa comunale di protezione civile non si presta a questa occorrenza essendo, verosimilmente, lontana dall’area dell’evento. Una buona soluzione, invece, può essere installare il Centro comando sicurezza in un camper o in un locale dotato di monitor collegati con telecamere piazzate nelle aree più a rischio e/o di ricetrasmittenti per garantire un continuo contatto con gli addetti alla sicurezza dislocati nell’area dell’evento. Fondamentale, comunque, che il Centro comando sicurezza sia ubicato in un’area “tranquilla”, lontana, cioè dagli assembramenti e dal rumore dell’impianto di amplificazione e che il Responsabile del Servizio di Sicurezza (o suoi sostituti, se l’evento di protrae per molto tempo) stia nel Centro comando sicurezza per tutto il tempo dell’evento.
  8. 8. Addetti al Servizio di sicurezza Ogni settore del luogo dove si svolge l’evento deve essere assegnato ad un Responsabile di area che, in collegamento con il Centro comando sicurezza, coordina un certo numero di addetti al Servizio di sicurezza; questo collegamento, scartati i telefoni cellulari, che potrebbero non funzionare in un posto insolitamente affollato, deve essere garantito da ricetrasmittenti. Gli addetti al Servizio di sicurezza devono essere facilmente riconoscibili (oltre ad una divisa o maglietta, è opportuno l’uso di un cappellino con stemma che emerge in una folla) devono essere assolutamente affidabili , e addestrati al primo soccorso; coloro che operano in situazioni di potenziale ressa, inoltre, devono avere una certa prestanza fisica per poter predisporre cordoni. I compiti degli addetti al Servizio di sicurezza, ovviamente dipendono dal tipo di evento (più avanti, descriveremo quelli che erano previsti per il Giubileo 2000); essi, comunque, in linea di massima, possono così essere enunciati: controllare e riferire al Responsabile di area ogni incidente o situazione di potenziale pericolo; intervenire per circoscrivere l’insorgere di emergenze dandone subito comunicazione al Responsabile di area; non lasciare mai il posto assegnato senza permesso; essere cortesi verso tutti gli spettatori, restare calmi in ogni circostanza, dare al pubblico eventuali informazioni richieste Altamont, (California) Dicembre 1969 concerto dei Rolling Stones
  9. 9. “ Servizio di sicurezza”
  10. 10. Transenne e recinzioni Le transenne impediscono al pubblico di arrampicarsi sulle strutture e scongiurano il rischioso contatto tra folla e murature; una folla suddivisa in spazi transennati, inoltre, minimizza il pericolo di schiacciamenti e permette ai servizi di emergenza di soccorrere agevolmente persone colte da malore. Di particolare rilevanza sono le transenne poste immediatamente davanti al luogo dove si svolge l’evento: il cosiddetto “fossato”. Solitamente il “fossato” viene realizzato con tre o più cordoni di transenne (distanziate da un paio di metri) l’ultima delle quali (quella più vicina all’evento) realizzata in “transenne antipanico”, impossibili ad essere ribaltate. In alcuni casi tra le diverse barriere di contenimento vi sono camminamenti destinati agli addetti alla sicurezza. Qualora si preveda una folla particolarmente esagitata, il “fossato” non viene mai piazzato parallelamente al fronte del palco ma segue un andamento a V (con la punta rivolta verso il pubblico) in modo da far “scivolare” la folla verso le sue estremità (dove, presumibilmente dovrebbe trovarsi meno pubblico) in caso di ressa verso il palco. È da sottolineare la differenza tra transenne e recinzioni. Scopo primario delle transenne non è quello di “bloccare la folla” (o, addirittura, accumularla in un’area dove potrebbe restare schiacciata) ma incanalarla tutelando la sua integrità. Quando la pressione della ressa diventa eccessiva è opportuno che le transenne cedano permettendo così alla folla di raggiungere un’altra area delimi-tata da altre transenne; così la folla diradandosi in piccoli gruppi diventa meno esposta al rischio di schiacciamenti. Va da sé che transenne così strutturare devono essere presidiate dagli addetti alla sicurezza (che allontanano le persone che le hanno sfondato) o concludersi con una fila di tran-senne che non possono essere sfondate. Scopo delle recinzioni (reticolati, muri, steccati...), invece, è bloccare la folla. Le recinzioni, sempre essere distanziate dalla folla da transenne, possono essere installate solo sul perimetro esterno del luogo dell’evento e sarebbe opportuno che, per impedire pericolosi assembramenti, siano “opache”: impediscano, cioè, a chi sta fuori di vedere cosa succede dentro.
  11. 11. Spazi di sicurezza tra pubblico e strutture fisse
  12. 12. Stadio Heysel 29 maggio 1985
  13. 13. Confort delle persone Una folla abbandonata sotto il sole per ore tenderà ad essere molto irritabile, sopratutto se molti, per placare il caldo e lo stress, hanno ingurgitato birra. Le bottiglie di vetro abbandonate per terra, inoltre, aumentano il rischio di incidenti o, ancora peggio, possono essere lanciate da qualche esagitato. Per questi motivi è opportuno che il pubblico aspetti (il meno possibile) l’evento stando all’ombra e, se possibile, seduto su sedili (che non dovrebbero essere facilmente divelti). I punti di ristoro, in ogni caso, non dovrebbero mai somministrare bibite in bottiglia ma travasarle in bicchieri di carta o plastica. Ovviamente i punti di ristoro, se utilizzano cucine alimentate con gas liquido, devono essere posti lontano dalla folla. Un altro importante aspetto del confort è la visibilità dell’evento. Per evitare pericolosi movimenti nel pubblico, ad esempio una ressa verso il palco, è importante che le persone abbiano una chiara linea di visione dell’evento; questo può essere ottenuto, nel caso di manifestazioni molto affollate, posizionando tra il pubblico monitor o schermi-proiettori di grandi dimensioni che trasmettono l’evento. È opportuno, inoltre, che, se l’evento si svolge su un palco, questo sia posto ad una certa altezza in modo da creare nelle sue immediate vicinanze “angoli morti“ dove, cioè, l’evento non è visibile; e ciò per scoraggiare il pubblico ad avvicinarsi al palco.
  14. 14. Sistemi di comunicazione al pubblico L’informazione al pubblico è un elemento essenziale nell’organizzazione di un grande evento. Essa deve cominciare (ad esempio, sotto forma di comunicati radiofonici, sito internet, annunci sui giornali, manifesti, sms...) giorni prima dell’inizio dell’evento per comunicare informazioni quali, ad esempio, norme sull’accesso, suggerimenti sull'abbigliamento, orari trasporti pubblici, localizzazione parcheggi e campeggi, Numero Verde per ulteriori informazioni... All’interno del luogo dell’evento, ulteriori informazioni dovrebbero essere fornite, oltre che con l’impianto di amplificazione e con display, da una planimetria (ad es. stampata sul biglietto di ingresso o su volantini distribuiti tra il pubblico) che riporti, tra l’altro, informazioni quali: aree destinate a portatori di handicap, dove rintracciare o accompagnare bambini che sono sfuggiti dalla custodia dei loro genitori, bacheca per affiggere o leggere messaggi personali, custodia bagagli, ufficio oggetti smarriti... Il luogo dell’evento, inoltre, dovrà essere fornito di segnaletica conforme al decreto legislativo 14 agosto 1996 n. 493 e al Decreto ministro dell’Interno 6 giugno 2005. Per quanto riguarda l’informazione da erogare in caso di crisi con gli impianti di amplificazione o megafoni, sarebbe opportuno predisporre degli annunci in codice per attivare gli addetti alla sicurezza e, solo dopo che questi sono stati attivati, diffondere il comunicato al pubblico. Per quanto riguarda i comunicati al pubblico sarebbe opportuno farli precedere da forti e distinti segnali quali, ad esempio, due scampanellii, Tutti i comunicati, comunque, dovrebbero essere ripetuti ed essere composti da frasi brevi e positive
  15. 15. Metodologie per i comunicati &quot;State calmi: non è accaduto nulla di grave&quot; Allarme
  16. 16. I comunicati per la centrale di Caorso
  17. 17. New York 1974: attentato con Plutonio
  18. 18. Detroit 1979: attentato allo stadio
  19. 19. Servizi sanitari L’organizzazione di una assistenza sanitaria dipende, ovviamente, dal tipo di evento, dal pubblico che lo seguirà, dalle condizioni climatiche... Il Decreto del ministro dell’Interno del 6 giugno 2005 prevede, anche per manifestazioni occasionali che si tengano all’interno di stadi, precise norme inerenti i presidi di pronto soccorso. Per le manifestazioni che si tengono fuori dagli stadi il Dipartimento della protezione civile, analizzando le possibili emergenze che possono verificarsi durante manifestazioni di massa, prevede un mezzo di soccorso mobile e una squadra sanitaria per manifestazioni fino a 5.000 spettatori; due squadre sanitarie da 5.000 a 10.000 spettatori, 3 squadre sanitarie da 10.000 a 20.000 spettatori. Gli ospedali più vicini al luogo dell’evento devono essere allertati con giorni di anticipo, al fine di mettere a disposizione posti letto per l’immediata ospedalizzazione degli infortunati. Le ambulanze dovranno stazionare davanti alle infermerie, pronte ad un rapido impiego. Gli impianti devono avere dei percorsi interni ed esterni liberi, onde consentire una rapida movimentazione dei soccorritori e dei mezzi di soccorso. E’ necessario individuare, nella prossimità dell’impianto, un’area da transennare destinata all’atterraggio ed al decollo di un’eliambulanza. Ciò al fine di evitare, so-prattutto verso la fine della manifestazione, quando il pubblico si accinge a lasciare l’impianto, che l’eventuale trasporto degli infortunati in ospedale venga intralciato dal blocco della circolazione stradale che sempre si crea in queste circostanze nelle immediate vicinanze dell’impianto
  20. 20. POSTO MEDICO AVANZATO Collocato vicino al sito dell’emergenza (ma al riparo dai rischi evolutivi ) <ul><li>FUNZIONI DEL P.M.A. </li></ul><ul><li>Medicalizzazione della zona avanzata </li></ul><ul><li>Accettazione delle vittime trasportate </li></ul><ul><li>Triage e classificazione primaria </li></ul><ul><li>Compilazione scheda di evacuazione </li></ul><ul><li>Controllo dei deceduti e degli scampati </li></ul>
  21. 21. Caratteristiche del P.M.A. <ul><li>Installazione, quando possibile, in tenda o in strutture murarie preesistenti </li></ul><ul><li>Vicinanza alla zona dei soccorsi </li></ul><ul><li>Protezione dai rischi evolutivi </li></ul><ul><li>Vicinanza a vie di comunicazione </li></ul><ul><li>Individuazione mediante cartelli </li></ul><ul><li>Porta di entrata e di uscita separate </li></ul><ul><li>Climatizzazione, illuminazione, igiene </li></ul>
  22. 22. Tecnica nata per ottimizzare le operazioni della Sanità Militare Il problema é questo. Dal fronte arrivano all’ospedale militare tre categorie di traumatizzati: la prima (poco numerosa) é costituita da soldati gravemente feriti, ognuno dei quali necessita di urgentissime e intense cure da parte di una numerosa équipe medica; la seconda (numerosa) é costituita da feriti non gravi, ognuno dei quali necessita di urgenti cure mediche da parte di una poco numerosa équipe medica; la terza categoria (molto numerosa) é costituita da feriti non gravi, ognuno dei quali necessi­ta di cure non urgenti da parte di una piccola équipe medica. Su quale dei tre gruppi bisognerà concentrare l’impegno del persona­le sanitario per salvare il maggior numero di traumatizzati? Triage
  23. 23. URGENZA ASSOLUTA (EU - U1) ROSSO Necessita di cure immediate sia per la sopravvivenza a breve termine che per permetterne il trasporto in ospedale in condizioni stabilizzate e sotto sorveglianza. L’eventuale trattamento chirurgico va effettuato entro le 6 ore. CLASSI DI TRIAGE <ul><li>1 A URGENZA ASSOLUTA ROSSO </li></ul><ul><li>Insufficienze Respiratorie Acute </li></ul><ul><li>Insufficienze Cardiocircolatorie </li></ul><ul><li>Emorragie esterne trattate con laccio </li></ul><ul><li>Ustioni di 2 e 3° >35% </li></ul><ul><li>Politraumi </li></ul><ul><li>Traumi cranici con coma </li></ul><ul><li>Schiacciamento degli arti con shock </li></ul><ul><li>Ferite penetranti toraco-addominali </li></ul>
  24. 24. CLASSI DI TRIAGE URGENZA RELATIVA U2 GIALLO Necessita di gesti semplici di stabilizzazione delle lesioni. Possibile trasporto senza sorveglianza. L’eventuale trattamento chirurgico va effettuato tra le 6 e le 18 ore. <ul><li>2 A URGENZA RELATIVA U2 GIALLO </li></ul><ul><li>Intossicazioni da inalazione senza insufficienza respiratoria </li></ul><ul><li>Ustioni di 2 e 3° (15 - 35%) </li></ul><ul><li>Fratture degli arti aperte o chiuse </li></ul><ul><li>Traumi cranici con coma lieve o assente </li></ul><ul><li>Ferite agli arti senza perdita di sostanza </li></ul><ul><li>Ferite della sfera otorinolaringoiatra o oculistica </li></ul>
  25. 25. CLASSI DI TRIAGE URGENZA MINIMA U3 VERDE Necessita di cure minime. L’eventuale trattamento chirurgico può essere effettuato oltre le 18 ore.
  26. 26. 4 DEPASSE’ UD BLU (scuro) o nero Vittime che non possono essere trattate subito e con poche probabilità di sopravvivenza CLASSI DI TRIAGE Emorragie gravi dei vasi del collo Ustioni 2° e 3° > 80 % s.c. Sfondamenti toraco - addominali o cranici
  27. 27. Protocolli di Triage Protocollo START E’ un protocollo americano ed è l’acronimo di Simple Triage And Rapid Treatment, ovvero Triage Semplificato e Trattamento Rapido. E’ un protocollo molto semplice da applicare ma richiede una eccessiva responsabilità nel dover etichettare il paziente anche con il colore nero (di competenza esclusiva dei medici). Questo sistema di triage nasce negli Stati Uniti nei primi anni ’80 ad opera dei vigili del fuoco di Newport Beach (California) in collaborazione con l'Hoag Hospital, come risposta operativa alle difficoltà incontrate in scenari, con un alto numero di feriti coinvolti e la conseguente necessità di dare priorità ai pazienti più gravi. Tale protocollo, vista l’efficacia e la facilità di utilizzo, venne esteso a partire dal 1983 anche al personale paramedico delle ambulanze con una successiva diffusione sul territorio degli Stati Uniti e progressivamente anche all’estero. I l sistema START viene introdotto, a livello operativo, per la prima volta in Italia nel 1990 ad opera del Dottor Guido Villa, presso gli aeroporti di Milano Linate e, successivamente, anche presso quello di Malpensa, come procedura standard di selezione dei superstiti in caso di Crash Aereo a terra.
  28. 28. Protocolli di Triage Protocollo CESIRA E’ un derivato del protocollo americano S.T.A.R.T. ed è l’acronimo di una sequenza di parametri da valutare: Coscienza – Emorragia – Shock – Insufficienza respiratoria – Rotture ossee – Altro. E’ un protocollo che prevede la suddivisione dei feriti non in grado di camminare in codici rossi e gialli, consentendo così di evitare la constatazione di decesso ai soccorritori (infatti il codice nero non è contemplato in questo tipo di protocollo). Il sistema C.E.S.I.R.A. nasce nel 1990 ad opera del Dr. Giancamerla per Conto dell’Associazione Italiana Medicina delle Catastrofi ed è rivolto alle squadre di soccorso che non dispongono di componente medica, e che quindi sono nell’impossibilità, secondo la legge italiana, di determinare l’avvenuto decesso di un paziente. Anche se il metodo è più approssimativo del sistema START, risulta di facile apprendimento e quindi può essere utilizzato anche da soccorritori non “strettamente” sanitari.
  29. 29. SCHEMA DEL PROTOCOLLO C.E.S.I.R.A. CODICE VERDE CODICE GIALLO R O S S O IL PAZIENTE CAMMINA? E’ COSCIENTE? HA UN’EMORRAGIA? E’ IN STATO DI SHOCK? HA UN INSUFFICENZA RESPIRATORIA? PRESENTA FRATTURE OSSEE? ALTRE PATOLOGIE? (avvelenamento, congelamento, ustioni, dolori toracici, ferite…) SI NO SI SI SI SI SI
  30. 30. Considerazioni? Esperienze personali? Grazie per l’attenzione (fine prima parte)

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