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Disturbi infantili e configurazioni familiari distorte 1

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Disturbi infantili e configurazioni familiari distorte 1

  1. 1. DISTURBI INFANTILI E CONFIGURAZIONI FAMILIARI DISTORTE<br />Serena Russini<br />Anna Maria Usai<br />Daniela Ruggieri<br />Carmela Favoloro<br />Jessica Giarrizzo<br />
  2. 2. Evoluzione del pensiero di Andolfi<br />3 FASI NEL LAVORO CLINICO CON LE FAMIGLIE:<br /><ul><li>Fase della segnaletica
  3. 3. Fase funzionale
  4. 4. Ritorno dell’evolutività</li></li></ul><li>-Primo periodo-FASE DELLA SEGNALETICA<br />“Il bambino non è il problema”: <br /> il suo comportamento o sintomo è segnale del disagio dell’intera famiglia attenzione di tutti sul sintomo<br />Terapeuta:<br />ricerca correlazioni tra sintomo e <br />dinamiche familiari<br />LIMITI: <br /><ul><li> senso di colpa nella famiglia
  5. 5. scarsa attenzione alla specificità dei sintomi</li></li></ul><li>-Secondo periodo-FASE FUNZIONALE<br />Studio del sintomo del bambino in termini di funzionalità all’interno del sistema emozionale della famiglia<br />Terapeuta: <br /><ul><li>rintraccia il sistema di regole che lega i familiari definendone funzioni e ruoli</li></ul>Distinzione tra famiglie a rischio e famiglie a designazione rigida<br /><ul><li>Provocazione terapeutica : strumento che provoca una crisi, finalizzata a rompere la rigidità (Andolfi et al., 1982). </li></ul>LIMITI: eccessivo interventismo del terapeuta tramite comunicativo della famiglia al posto del bambino<br />
  6. 6. -Terza fase-RITORNO DELL’EVOLUTIVITA’<br />Teoria evolutiva delle relazioni familiari<br />La storia individuale del sintomo acquista significato attraverso almeno tre generazioni<br />La prospettiva trigenerazionale consente di superare una crisi “congelata” sul singolo per affrontare una crisi di sviluppo in un gruppo che ha una storia<br /> Terapeuta: individua le configurazioni familiari per comprendere il contesto e le forme di organizzazione affettiva della famiglia all’interno delle quali collocare i disturbi del bambino<br />
  7. 7. Andolfi individua una serie di configurazioni familiari distorte :<br />LA DIADE DISFUNZIONALE<br />IL MATRIMONIO A TRE<br />LA PSEUDO-SEPARAZIONE<br />LA TRIADE DISFUNZIONALE<br />IL NON PIU’ COPPIA- SOLO FAMIGLIA <br />
  8. 8. “TIDELAND- Il mondo capovolto” (2005)<br />
  9. 9. LA DIADE DISFUNZIONALE<br />Configurazione familiare in cui è presente un solo genitore di cui il bambino rischia di diventare il partner Attraverso un processo di identificazione distorta il bambino assume il ruolo di compagno della madre come se lo fosse realmente<br />Il terapeuta deve riconoscere le richieste più o meno esplicite che il genitore fa al figlio e ancor di più capire quando questa funzione vicariante diventa una parte fondante dell’identità del bambino<br />
  10. 10. Accudimento invertito<br />La protettività, funzione primaria del genitore, viene qui esercitata rigidamente, in un rovesciamento di ruoli, dal figlio nei confronti della madre<br />I bisogni del bambino di essere <br /> protetto e accudito vengono negati <br /> Grave rischio di compromissione <br /> del processo evolutivo che può <br /> sfociare in sintomo<br />
  11. 11. I sintomi infantili come “copertura” della rabbia/impotenza del genitore<br />Rabbia e sentimenti distruttivi spesso caratterizzano chi ha sperimentato perdita, rottura di un legame, abbandono e rifiuto, situazioni in cui violenza e aggressività sono presenti nei rapporti familiari<br />Altre volte il genitore vive un senso di impotenza, si sente senza via d’uscita, esprime sentimenti di disperazione e incapacità ad affrontare la vita<br />Spesso l’impotenza si manifesta quando si supera un certo limite di tollerabilità alla rabbia<br />
  12. 12. La famiglia d’origine come terzo conflittuale<br />Introdurre il terzo nella relazione madre-bambino diventa fondamentale per comprendere la dinamica della famiglia<br />Spesso i rapporti con la famiglia d’origine sono interrotti, i contatti sono rari e conflittuali oppure connotati da giudizi, accuse, colpevolizzazioni e risentimenti<br />Una madre sola e abbandonata spesso lo è stata, come figlia, anche nella sua famiglia d’origine<br />
  13. 13. OBIETTIVI TERAPEUTICI<br />Il terapeuta è un facilitatore teso<br /> a restituire competenza alla famiglia <br />in quanto unica a poter trovare soluzioni <br />al proprio disagio e a possedere risorse <br />per uscire dal proprio blocco evolutivo<br />
  14. 14. OBIETTIVI TERAPEUTICI<br /><ul><li>GIOCARE CON I SINTOMI INFANTILI E VALORIZZARLI IN CHIAVE RELAZIONALE
  15. 15. PRESENTIFICARE IL TERZO CHE NON C’E’
  16. 16. ROMPERE IL CIRCUITO DELLA PROTETTIVITA’
  17. 17. FAR USCIRE IL BAMBINO DALLA STANZA DA LETTO DEL GENITORE
  18. 18. DALL’ACCUDIMENTO INVERTITO ALL’ACCUDIMENTO CONDIVISO
  19. 19. CURARE I SINTOMI INFANTILI IN MODO INDIRETTO</li></li></ul><li><ul><li> Giocare con i sintomi infantili e valorizzarli in chiave relazionale</li></ul>Introdurre, in una situazione pesante e dolorosa, una dimensione ludica che valorizzi i sintomi infantili come tentativo di uscire da una condizione di impotenza e incapacità, consente alla famiglia di dare un significato evolutivo al comportamento sintomatico.<br />
  20. 20. <ul><li>Presentificare il terzo che non c’è</li></ul>E’ fondamentale “far entrare” in terapia il genitore che non c’è<br />Non affrontare questo punto sarebbe un grave errore, poiché spesso è il tema intorno al quale si coagula la sofferenza della famiglia<br />
  21. 21. <ul><li>Rompere il circuito della protettività</li></ul>E’ prioritario interrompere il circuito perverso della protezione del figlio verso il genitore <br />Si può restituire al bambino la sua età, aiutando il genitore a riconoscerne<br /> bisogni e esigenze <br /> riappropriandosi della funzione <br /> di protezione e di cura<br />
  22. 22. <ul><li>Far uscire il bambino dalla stanza da letto del genitore</li></ul>Le diadi disfunzionali sono caratterizzate da eccessiva simbiosi che rende difficile, se non impossibile, una differenziazione<br />Spesso è l’adulto che alimenta <br /> questo tipo di legame per <br /> i suoi vuoti relazionali, <br /> anche se dichiara che è il <br /> figlio che non riesce <br /> a staccarsi da lui<br />
  23. 23. <ul><li> Dall’accudimento invertito all’accudimento condiviso</li></ul>E’ necessario favorire una condivisione della capacità di accudimento, in cui la reciprocità nella relazione genitore-figlio possa svilupparsi in maniera armonica<br />Sostenere la madre e aiutarla concretamente ad accudire il figlio è fondamentale per costruire una relazione più sana, in cui anche il figlio possa accettare di farsi accudire <br />
  24. 24. <ul><li> Curare i sintomi infantili in modo indiretto</li></ul>Significa lavorare sulla figura di accudimento, sapendo che ciò può portare, più o meno rapidamente, alla remissione dei sintomi <br />E’ quindi necessario aiutare la madre:<br /><ul><li> Ad acquisire una posizione Io
  25. 25. A ricostruire/trasformare i suoi legami con la famiglia d’origine
  26. 26. A ricercare risorse sociali per accrescere la propria autostima (amicizie, lavoro, ecc.)</li></li></ul><li>La famiglia Xang<br />
  27. 27. Illustrazione clinica: la famiglia Xang<br />Lawrence, bambino cinese di undici anni, vive solo con la madre da quando è nato. <br />Arrivano in consultazione per un problema di iperattività piuttosto elevato.<br />Andolfi, come consulente, dopo aver conosciuto la storia familiare propone al terapeuta di chiedere al bambino di telefonare ai nonni materni per farli partecipare all’incontro.<br />
  28. 28. “MOLTO INCINTA” (2007)<br />
  29. 29. IL MATRIMONIO A TRE<br />Situazione in cui il figlio nasce prima che per i genitori ci sia stata la possibilità di costruire una vera intesa di coppia<br />Spesso la presenza o l’attesa di un figlio fa decidere ai due di unirsi il bambino “fa sposare i genitori”<br />Si diventa famiglia prima <br />che ci sia la possibilità<br /> di essere coppia<br />
  30. 30. I sintomi infantili e la tirannia del controllo sugli adulti<br />Le manifestazioni sintomatiche del bambino diventano una forma di controllo esasperato sull’intera famiglia il bambino detta le regole, sfida o ricatta affettivamente i genitori<br />Comportamento controllante <br /> e tirannico del bambino tentativo <br /> di coprire vuoti e insicurezze <br /> degli adulti attirando l’attenzione <br /> di tutti sui suoi sintomi<br />
  31. 31. La delega della responsabilità: gli adulti chiedono il permesso al bambino<br />I genitori, travolti dalla “gravità” del sintomo, si sentono espropriati, sottomessi, colpevoli e impauriti<br />Si realizza una delega della responsabilità, <br />una resa alle pretese del figlio<br />Paradossalmente “chiedono il permesso” al figlio, aumentando la sua insicurezza e onnipotenza, perché per loro è impossibile cogliere la richiesta di rassicurazione e contenimento che è celata dietro il comportamento tirannico del bambino <br />
  32. 32. La fratria divisa: il bambino speciale e i fratellini che “non contano”<br />La posizione di figlio speciale, nato prima o al formarsi della coppia, sembra rappresentare un impedimento al costituirsi della fratria<br />L’attenzione e le risorse dei genitori sono assorbite dal figlio problematico, che ha una posizione privilegiata<br /><ul><li>Vantaggio secondario per i fratelli è una maggiore libertà, pagata al prezzo di una certa invisibilità</li></li></ul><li>La fratria divisa: il bambino speciale e i fratellini che “non contano”<br />
  33. 33. OBIETTIVI TERAPEUTICI<br /><ul><li>GIOCARE CON I SINTOMI INFANTILI E VALORIZZARLI IN CHIAVE RELAZIONALE
  34. 34. IL “DO UT DES” DELLA RELAZIONE TERAPEUTICA CON IL BAMBINO: IL TERAPEUTA TOGLIE AL BAMBINO IL CONTROLLO SUI GENITORI, IL BAMBINO AFFIDA I GENITORI AL TERAPEUTA
  35. 35. FAR “RISPOSARE” I GENITORI IN SEDUTA E COSTRUIRE UN CONFINE TRA PIANO DEGLI ADULTI E PIANO DEI FIGLI
  36. 36. RIORGANIZZARE I LEGAMI AFFETTIVI CON LE FAMIGLIE D’ORIGINE</li></li></ul><li><ul><li> Giocare con i sintomi infantili e valorizzarli in chiave relazionale</li></ul>E’ utile introdurre una dimensione ludica <br />per permettere alla famiglia di riscoprire <br />potenzialità creative ed evolutive <br />in una situazione vissuta <br />come disperante e senza vie d’uscita <br />
  37. 37. <ul><li> Il “do utdes” della relazione terapeutica con il bambino </li></ul>Il terapeuta si propone al bambino come un adulto competente, che riconoscendone il “potere”, fa con lui un patto basato sulla costruzione di un progetto comune <br />Se il terapeuta riuscirà concretamente a prendersi cura dei grandi<br />Il bambino lo premierà modificando i suoi comportamenti e ritornando a “fare il bambino”<br />
  38. 38. <ul><li> Il “do utdes” della relazione terapeutica con il bambino </li></li></ul><li><ul><li> Far “risposare” i genitori in seduta e costruire un confine tra piano degli adulti e piano dei figli</li></ul>La costruzione del rito in terapia è uno strumento efficace e trasformativo (Andolfi, Angelo, 1989, Andolfi, 2003)<br />Ad es., “celebrare il matrimonio” tra due coniugi in seduta ha un grande valore a livello simbolico e permette una ridefinizione dei <br /> confini familiari<br /><ul><li>I genitori possono riscoprire</li></ul> la dimensione coniugale<br /><ul><li>I figli possono tornare </li></ul> ad essere bambini<br />
  39. 39. <ul><li> Riorganizzare i legami affettivi con le famiglie d’origine</li></ul>È cruciale in una situazione di confusione dei confini generazionali<br />Nodi irrisolti, vuoti, tagli emotivi, lealtà invisibili<br /><ul><li>Sono intrecci relazionali intorno a cui si alimenta e si struttura il comportamento sintomatico del bambino
  40. 40. Riemergono ed è possibile trattarli, nel lavoro terapeutico, quando il figlio riduce la sua centralità, favorendo la riorganizzazione dei legami tra le generazioni.</li></li></ul><li>La famiglia Dosi<br />
  41. 41. La famiglia Dosi<br />Lucia ha nove anni ed è portata in terapia dai genitori perché da più di due soffre di forti mal di pancia sia a casa che a scuola.<br />I suoi disturbi, di origine psicosomatica, tiranneggiano i genitori giorno e notte, ha infatti continue crisi di pianto e spesso sveglia i genitori pretendendo di dormire con loro.<br />Ha una sorella più piccola, Clara, di quattro anni, che sembra essere abbastanza trascurata, in quanto non crea problemi.<br />
  42. 42. “BACIAMI ANCORA” (2010)<br />
  43. 43. LA PSEUDO-SEPARAZIONE E IL BAMBINO CHE TIENE UNITI<br />Separazione di coppia incompleta sul piano psicologico nella quale il figlio funge da collante che tiene uniti i due coniugi.<br />
  44. 44. Separazione<br />Evento scandito da fatti oggettivi (presenza davanti ad un giudice, divisione dei beni, abitazioni differenti, ecc…)<br />Processo psicologico che richiede tempi più lunghi per:<br /><ul><li>vivere il lutto della rottura del legame
  45. 45. elaborare la nuova condizione di persona separata
  46. 46. recuperare un’immagine di sé autonoma e sufficiente autostima</li></li></ul><li>Separazione<br />Figli come “braccio armato” di vecchi rancori:<br /> dinamiche di triangolazione emotiva fattore di rischio per lo sviluppo armonico del bambino<br />
  47. 47. Separazioni incomplete e sintomi infantili<br />Spesso il bambino tiene uniti i genitori separati, i quali non sono riusciti a chiarire in modo coerente che non sono più una coppia.<br />Nesso tra il disturbo infantile e la situazione di confusione nel piano dei genitori<br />I genitori hanno il compito di aiutare i figli nell’elaborazione della perdita e nella definizione chiara e coerente della loro relazione di ex coniugi<br />La sintomatologia del bambino tende a regredire rapidamente quando nel processo terapeutico si avvia un processo di chiarificazione e definizione degli adulti<br />
  48. 48. L’incastro relazionale tra il partner che scappa e il partner che insegue<br />Dinamica frequente nelle situazioni di <br />pseudo-separazione perché alla base <br /> non c’è un’accettazione della separazione: <br /><ul><li> uno dei due fugge ed </li></ul> evita il contatto<br /><ul><li> l’altro lo incalza con </li></ul> rimproveri e recriminazioni<br />
  49. 49. Figlio come “arma di ricatto” trascuratezza o abuso affettivo: il bambino viene esposto a situazioni traumatiche che non lo riguardano<br />Coniugi talmente incastrati nella problematica di non elaborazione della separazione che l’attenzione al bambino e ai suoi bisogni diventa secondaria<br />
  50. 50. Mancato svincolo dalle famiglie d’origine<br />In terapia: è fondamentale esplorare la dimensione evolutiva dei coniugi.<br />La maggiore o minore capacità di definizione dipende da come ciascun individuo ha costruito la sua identità nella propria famiglia d’origine:<br /><ul><li>il coniuge che “scappa” ha probabilmente subito un taglio emotivo rispetto ai propri legami affettivi
  51. 51. quello che “insegue” ha spesso una storia di iperdipendenza dalla famiglia d’origine</li></ul> Si tratta di modalità complementari di mancato svincolo che alimenta l’incastro della non definizione<br />
  52. 52. Il bambino problematico sul piedistallo<br />L’attenzione di tutti si concentra sulle manifestazioni sintomatiche del figlio che presenta:<br /><ul><li>una posizione di estrema visibilità e potere piedistallo
  53. 53. una contemporanea rilevante carenza circa i suoi bisogni evolutivi</li></ul> La funzione da “collante” che il bambino svolge attraverso il sintomo può esercitare grande seduzione nel tempo e inficiare la costruzione di un’identità autentica:<br /><ul><li>funzione compensatoria rispetto ai bisogni insoddisfatti del bambino che può portare alla costituzione di un Falso sè</li></li></ul><li>Obiettivi terapeutici e uso della provocazione<br />Provocazione come modalità d’intervento:<br /> consente di ridefinire sintomi apparentemente incomprensibili dandogli un valore e un obiettivo<br />permette di valorizzare la competenza del bambino sintomatico al servizio della famiglia<br />modalità potente di chiarificazione ed esplicitazione della confusione che caratterizza i casi di pseudo-separazione<br />facilita l’identificazione e la definizione degli obiettivi terapeutici<br />
  54. 54. Obiettivi terapeutici e uso della provocazione<br /><ul><li> Nei confronti del bambino:</li></ul>La metafora che scotta: facilita la comprensione e l’esplicitazione dei significati che sostengono una relazione disfunzionale permettendo di affrontare temi e livelli emotivi delicati attraverso una modalità ludica<br />La ridefinizione del sintomo: consente di mettere in luce competenze e risorse della famiglia avviando un processo di trasformazione<br /><ul><li> Nei confronti della coppia:</li></ul>Dallo “pseudo-noi di coppia” al “noi genitoriale”: i due adulti, incastrati nei dilemmi della loro situazione di coppia, finiscono spesso per fare i genitori all’interno di una relazione triangolare in cui il bambino, con i suoi sintomi, riporta in primo piano la dimensione della coppia mentre le sue esigenze passano in secondo piano<br />
  55. 55. Obiettivi terapeutici e uso della provocazione<br /><ul><li>“Rito del divorzio”</li></ul>come momento che sancisca l’effettiva separazione dal noi di coppia e consenta l’assunzione di competenze genitoriali più mature<br /><ul><li>Riorganizzare i legami affettivi con le famiglie d’origine</li></ul>ripercorrendo il processo di sviluppo dei due coniugi come figli <br />
  56. 56. La famiglia Mazzi<br />
  57. 57. La famiglia Mazzi<br />Gianni ha undici anni, portato in terapia perché da circa due soffre di encopresi, che si presenta sia a casa che a scuola, con conseguente vergogna del bambino e apprensione dei genitori.<br />I genitori sono separati da quando lui aveva 4 anni, ma non c’è ancora stato il distacco affettivo.<br />Lo pseudo-legame di coppia, negato a livello ufficiale,viene rinforzato da Gianni che con la sua “cacca” fa da ponte tra i due nuclei familiari. <br />

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