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Teoria e pratica della bacchetta e del bastone jaeger Prof.Alberto Forti

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Teoria e pratica della bacchetta e del bastone jaeger Prof.Alberto Forti

  1. 1. Teoria della bacchetta e del bastone Jäger Per affrontare la teoria della bacchetta e del bastone, bisogna far riferimento a ciò che è stato studiato, definito e descritto da Emilio Baumann nei suoi manuali di Ginnastica, ove il Maestro ha saputo sistematizzare in maniera esemplare le conoscenze dell’epoca relative a questi, da Lui medesimo definiti “piccoli attrezzi leggeri”. La bacchetta è costituita da legno grezzo o verniciato e in origine veniva considerata come attrezzo prevalentemente femminile; la misura del perimetro oscilla tra i sei e i dieci centimetri. La sua lunghezza doveva essere adatta all’altezza delle allieve, tale da corrispondere alla distanza perpendicolare tra il piede e la cintura, o nell’impugnarla al braccio, alla distanza perpendicolare tra la mano e il vertice della testa. Il bastone era invece di ferro e fu ideato in Germania da Otto Heinrich Jäger. “L’omonimo bastone venne introdotto in Italia da Costantino Reyer e diffuso da Pietro Gallo, attraverso la pubblicazione del suo manuale. L’attrezzo costituito da un’asta di ferro era maneggevole e di basso costo. Ebbe così una grande diffusione nell’Italia di fine Ottocento. Dopo il 1874 venne anche incluso tra gli attrezzi obbligatori per il corredo completo delle palestre scolastiche”. Questi attrezzi sono nati per simulare i movimenti e preparare al maneggio e all’uso del fucile, pratica che all’epoca costituiva patrimonio delle nuove generazioni educate alla disciplina militare. La teoria di bacchetta e bastone raggruppava gli ordinativi, le partenze e gli arrivi, le impugnature, le posizioni e i generi di esercizi.
  2. 2. Gli ordinativi comprendevano il maneggio della bacchetta e tutti quei comandi eseguiti in sequenze coreografiche attraverso cui gli allievi si accingevano a prendere, distribuire e riporre l’attrezzo, che si trovava nell’apposita rastrelliera. Ad oggi possono essere trascurati perché viene a mancare l’esigenza, propria dell’epoca, di mostrare gli esercizi durante rappresentazioni collettive e saggi. Le partenze e gli arrivi rappresentavano le posizioni con le quali si iniziava e si terminava un esercizio combinato. Molto spesso partenze e arrivi coincidevano. Le posizioni descritte da Baumann per la bacchetta, erano ben definite e le medesime erano utilizzate anche per il bastone. Fatta eccezione per le prime due (al piede e al braccio) che si possono trascurare perché esclusivamente attinenti al maneggio del fucile, le restanti sono ancora valide e sono: Bacchetta al piede/ braccio; bacchetta basso in prima o seconda, bacchetta in basso a destra o sinistra; bacchetta braccia flesse, bacchetta avanti, avanti a destra o sinistra; bacchetta fuori a destra e sinistra; bacchetta incrociata a destra o sinistra; bacchetta in alto, alto a destra o sinistra; bacchetta sopra, sopra a destra o sinistra; bacchetta addosso, addosso destra o sinistra; bacchetta dietro. I rovesci mani sopra e sotto. Per ciò che concerne i generi di esercizi si distinguevano le spinte, gli slanci, gli slanci/spinte, le circonduzioni e le combinazioni. Questi generi di esercizi sono definiti, oggi come al tempo di Baumann, nel seguente modo: La spinta è il rapido passaggio da una posizione breve a una lunga; ad esempio: da braccia flesse spinta della bacchetta in avanti, alto, basso; da sopra spinta della bacchetta alto, addosso, dietro. Gli slanci consistono nel rapido passaggio da una posizione lunga a un’altra posizione lunga mantenendo i gomiti ben tesi; ad esempio: da bacchetta avanti passare a bacchetta in alto, da basso a destra ad alto, da alto ad addosso, e così via. Lo slancio/spinta rappresenta il rapido passaggio da una posizione semibreve a un’altra semibreve passando da una posizione lunga; ad esempio: da bacchetta fuori a sinistra passare a fuori a destra per basso, avanti, alto; da bacchetta sopra a sinistra passare a sopra a destra per alto, addosso, dietro. Le circonduzioni della bacchetta si eseguono generalmente i quattro tempi; ad esempio: partenza da bacchetta in alto, passare fuori a sinistra, basso, fuori destra e ritorno in alto.
  3. 3. Le combinazioni possono essere anche rappresentate dal vario assemblaggio dei generi descritti. Baumann pretendeva che i passaggi da una posizione all’altra della bacchetta fossero recisi ed eseguiti al massimo della velocità. Fondamentale era la consegna del rispetto assoluto dell’assetto corretto di tutti i segmenti scheletrici durante l’esecuzione. Se la bacchetta era considerata attrezzo femminile, il bastone apparteneva agli attrezzi ad uso maschile: il suo peso, essendo fatto di ferro, richiedeva maggiore forza nell’esecuzione degli esercizi rispetto alla bacchetta; era quindi un tipo di allenamento più indicato per i fisici maschili. Esercitarsi con il bastone di ferro era l’anticamera per imparare a maneggiare il fucile. Il bastone, che prende il nome del suo inventore Otto Heinrich Jäger di Stuttgard, era un attrezzo del tutto nuovo, non contemplato dall’Atlante Obermann, e importato con grande successo dalla Germania in Italia dopo il 1874. Costituito da un’asta di ferro rivestita di canapa o verniciata a fuoco con attaccata una cinghia di pelle per il trasporto, era considerato “anello di congiunzione tra la ginnastica da camera e quella degli attrezzi” (da lettera della presidenza della Società Veneziana di Ginnastica Costantino Reyer al ministro della P.I. datata 11-4-1878). Esso aveva il pregio di costare pochissimo, di essere maneggevole e di permettere un gran numero di posizioni ginnastiche atte a promuovere l’esercizio muscolare in quasi ogni parte del corpo. Tutte le palestre, considerato il costo limitato, erano in grado di acquistarne un gran numero da distribuire agli allievi, che potevano così svolgere contemporaneamente i loro esercizi senza doversi sottoporre alle turnazioni necessarie per l’uso dei grandi attrezzi. Il merito di aver introdotto in Italia il bastone Jäger va ascritto a Costantino Reyer, quello di averne diffuso l’impiego a Pietro Gallo. Dopo il 1874 venne anche incluso dal governo tra gli attrezzi obbligatori per il corredo completo delle palestre di ginnastica. La fortuna incontrata da questo attrezzo è incontestabilmente documentata dal fatto che nel 1880, a Venezia, ma anche in altre città d’Italia, il numero dei bastoni Jäger per ciascuna palestra s’attestava sulle centoventi-centotrenta unità, nelle versioni in ferro e in legno: più costosa la prima, di prezzo assai limitato la seconda (da “Elenchi degli attrezzi presso le palestre delle scuole di Venezia”, allegati alla lettera del direttore della ginnastica Pietro Gallo al provveditore degli studi locale, datata 24-5-1880). Non vi era
  4. 4. industria italiana di attrezzi da ginnastica che non ne producesse, visto l’ampio mercato, in grande quantità. Come precedentemente spiegato fu Pietro Gallo, illustre ginnasiarca della scuola veneziana, a diffondere l’impiego in Italia, attraverso la pubblicazione nel 1879 del suo manuale: Il bastone Jäger. Nel testo, il Maestro Gallo trascrive parte di un articolo da lui pubblicato nel giornale “La Ginnastica”, dove dall’entusiasmo espresso, bene si comprende la grande importanza conferita al bastone Jäger: “Posso asserire per prove di fatto che nessuno altro attrezzo sviluppa in si breve tempo gli arti superiori al pari di questo del Jäger, e che non v’è altro ginnico esercizio che alletti di più la scolaresca e la tenga costantemente attenta e disciplinata. E notisi poi che questi due cardini del progresso dell’istruzione fisica, attenzione e disciplina, si conseguiscono naturalmente dall’energia dei movimenti e dalle posizioni di finissima estetica che adornano il ginnasta nei differenti atteggiamenti”. “L’attrezzo inoltre del ginnasta alemanno sviluppa nella presa rovescio, parecchi muscoli che non si possono esercitare senza pericolo coll’uso di altri attrezzi”. Pietro Gallo (1841-1916) fu tra i fondatori della Federazione Ginnastica Italiana nel 1869 e costituì la Società Ginnastica Veneziana “Costantino Reyer” nel 1872. Appoggiò Baumann nella sua opposizione alla Reale Società Ginnastica di Torino, condividendone i principi di rinnovamento.
  5. 5. “Quando poi agli esercizi delle estremità superiori si uniscono quelli degli arti inferiori, allora si ottiene uno sviluppo armonico di tutto il corpo”. Fine anteprima
  6. 6. Posizioni di base BACCHETTA AL PIEDE BACCHETTA BASSO IN PRIMA BACCHETTA AL BRACCIO BACCHETTA BASSO IN SECONDA
  7. 7. BACCHETTA BASSO A DESTRA BACCHETTA BASSO A SINISTRA
  8. 8. BACCHETTA BRACCIA FLESSE BACCHETTA AVANTI
  9. 9. BACCHETTA AVANTI A SINISTRA BACCHETTA AVANTI A DESTRA
  10. 10. BACCHETTA FUORI A SINISTRABACCHETTA FUORI A DESTRA BACCHETTA INCROCIATA A SINISTRA BACCHETTA INCROCIATA A DESTRA
  11. 11. BACCHETTA SOPRA BACCHETTA SOPRA A DESTRA BACCHETTA SOPRA A SINISTRA BACCHETTA IN ALTO A DESTRA BACCHETTA IN ALTO BACCHETTA IN ALTO A SINISTRA
  12. 12. BACCHETTA ADDOSSO BACCHETTA ADDOSSO A DESTRA
  13. 13. BACCHETTA ADDOSSO A SINISTRA BACCHETTA ADDOSSO A DESTRA BACCHETTA ADDOSSO A SINISTRA
  14. 14. Prova per la rigidità scapolo omerale L’esercizio può essere utilizzato sia come prova per valutare la rigidità scapolo omerale, sia per il potenziamento dei muscoli dorsali, magari impugnando il bastone Jäger. La posizione di partenza (P.P.) è decubito prono, mento a contatto con la panca, braccia distese, mani che impugnano la bacchetta sopra con passo unito. Da questa posizione bisogna staccare le FIG.1 VV BACCHETTA DIETRO P.P OOO UUFI FFIG. 1
  15. 15. mani e le braccia più in alto che si può, mantenendo il mento a terra e tenendo fermo il resto del corpo (fig.1). Questo esercizio è tratto con leggere modifiche dal libro del Prof. Pecchioli “Elementi di Ginnastica Correttiva”. Secondo l’autorevole ortopedico, la prova è negativa per la rigidità scapolo omerale se si riesce a staccare la bacchetta almeno di 5-10 centimetri dalla panca per un tempo di tre secondi. Sarebbe auspicabile iniziare ad allenarsi con la bacchetta dopo essersi sottoposti a tale prova. Fine anteprima
  16. 16. Inclinazione busto avanti Nella figura 1 si utilizza la bacchetta verticale come appoggio per realizzare un esercizio di inclinazione del busto in avanti. Gli effetti motori che si vogliono ottenere sono: l’allungamento dei muscoli ischio-crurali ricercando l’antiversione del bacino per disporre l’osso sacro in posizione orizzontale (parallelo a terra), e la stimolazione in estensione dell’articolazione scapolo-omerale. Le figure 2 e 3 rappresentano un ottimo esercizio per la correzione delle scapole alate paramorfiche, come insegnato dall’illustre Ortopedico e Maestro di Ginnastica Dott. Prof. Marco Pecchioli, direttore dell’Istituto Duchenne di Firenze. FIG.1 UUFI FIG.2 UUFI FIG.3 UUFI
  17. 17. FIGURA 1 P.P 1°T UUFI 2°T 3°T 4°T 5°T 6°T Esercizio combinato in sei tempi (T): Posizione di partenza (P.P.): in piedi bacchetta in basso in prima 1° T: con un saltello divaricare le gambe e portare la bacchetta nella posizione di braccia flesse 2° T: saltare unendo le gambe e spingere la bacchetta avanti 3° T: saltare divaricando le gambe e slanciare la bacchetta in alto 4° T: saltare unendo le gambe e portare la bacchetta sopra 5° T: saltare divaricando le gambe e spingere la bacchetta addosso 6° T: saltare unendo le gambe e slanciare la bacchetta dietro
  18. 18. Circonduzione della bacchetta sul piano frontale in quattro tempi (T), partenza in basso (P.P), passando per fuori sinistra, alto, fuori destra e ritorno in basso. P.P. 1° T 2° T 3° T 4° T
  19. 19. Esercizio in due tempi P.P 1° T 2° T 1° T1° T 2° T

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