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Il Quadro Svedese prof. Alberto Forti

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Il Quadro Svedese prof. Alberto Forti -Didattica-Storia-

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Il Quadro Svedese prof. Alberto Forti

  1. 1.  Cenni storici  Caratteristiche tecniche  Varietà e modalità di allestimento  Gli esercizi: didattica metodologia valore educativo ILQUADRO SVEDESE ALBERTO FORTI
  2. 2. “Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare” (Seneca)
  3. 3. 2 Premessa Il 16 Ottobre 2010 si è svolto a Prato il XIV CONGRESSO NAZIONALE della S.I.E.F. (Società Italiana di Educazione Fisica) sul Quadro Svedese. E’ sulle ali dell’entusiasmo che mi deriva da questo evento che provo, in maniera sicuramente incompleta, limitata, e non scevra da errori, a strutturare un lavoro sul Quadro Svedese. Devo ringraziare il Presidente della S.I.E.F., dottoressa Cristina Baroni, e il Presidente della manifestazione, prof. Giovanni Lombisani, che mi hanno concesso l’onore di partecipare ai lavori congressuali. Ciò che mi appresto a scrivere e descrivere, non ha la pretesa di aggiungere qualcosa di nuovo al panorama della Ginnastica e dell’Educazione Fisica attuale, ma è stato pensato e concepito con il preciso intento di richiamare l’attenzione degli addetti ai lavori sul vecchio, su ciò che era e che è stato, in un tempo nel quale la Ginnastica godeva di grande considerazione, e gli attrezzi dell’ Educazione Fisica classica erano conosciuti ed insegnati nelle scuole dai professori, che erano professori, e ne capivano l’enorme valore educativo. Un tempo dove gli attrezzi venivano utilizzati nelle scuole dagli studenti, che erano studenti, per cui si recavano a scuola per imparare... Un tempo dove gli attrezzi dell’ Educazione Fisica classica, tradizionale, erano presenti e venivano descritti nei testi scolastici. Oggi questo tempo non esiste più.
  4. 4. 3 Oggi imperano lo sport ed il pressapochismo, l’ignoranza ed il menefreghismo, la corruzione ed il clientelismo. Oggi le palestre scolastiche sono prive dei grandi attrezzi, e laddove questi sono presenti in uno stato più o meno di degrado e di assoluta mancanza di manutenzione, non vengono più fatti usare, o addirittura incatenati perché ritenuti pericolosi (fig.1, palestra scolastica dell’Istituto Superiore Sismondi/Pacinotti di Pescia, anno scolastico 2009-2010). Figura 1 Ragazzi che, in quinta superiore, e parlo per esperienza, non sanno indicare all’interno della palestra, quale sia la spalliera, a testimonianza del fatto che lo scempio vero è stato compiuto dagli “addetti ai lavori”. Oggi non c’è più gloria nell’impegnarsi nella prevenzione dei mali che affliggono la gente, eppure tutti parlano di prevenire questo o quei problemi, ma pochi poi conoscono o riconoscono ciò che davvero deve essere fatto. Chi fa il mio mestiere, ha il dovere morale di volgere lo sguardo alla grande storia della Ginnastica e dell’Educazione Fisica classica, perché è solo lì che si trova un tesoro immenso, una fortuna che appare alla vista solo di chi è disposto a cercare, a chi ancora è libero di distinguere, di scegliere ed alimentare il bene, nelle cose e nelle persone.
  5. 5. 4 Indice Premessa pag. 2 Cenni storici pag. 5 Caratteristiche tecniche, varietà, e modalità di allestimento pag. 11 Introduzione pag. 18 Definizioni ed elementi di terminologia pag. 21 Esercizi pag. 28 Conclusioni pag. 146 Bibliografia pag. 151
  6. 6. Figura 1 5 Cenni storici Il Quadro Svedese è nato dalla mente geniale e dalla passione per l’Educazione Fisica di P.H.Ling. (fig.1). P.H.Ling (1776- 1839), è stato il creatore della ginnastica svedese. Pur avendo incontrato nella sua vita grandi ostacoli e molti oppositori, nel suo paese venne considerato un mito per essere riuscito a fare della Svezia uno dei popoli più progrediti in Europa nel campo dell’Educazione Fisica. Il grande prestigio nazionale di cui godeva gli valse nel 1835 la nomina di socio dell’Accademia Svedese, la quale allora contava solo 18 membri e a tutt’oggi, il suo busto è presente sotto la cupola d’onore del Museo Nazionale di Stoccolma, a fianco di quelli di altri grandi della Svezia come Limneo. A differenza però di quanto compare scritto su Wikipedia, enciclopedia di internet, P. Ling non era né un medico né un fisioterapista. Egli infatti fu prima di tutto un grandissimo erudito ed un poeta. Si sa che frequentò l’università di Lund e poi quella di Uppsala, dove si dedicò agli studi teologici e, successivamente, verso il 1799, quando si trovava a Copenaghen, studiò anche lingue e letterature moderne, specialmente la tedesca e la danese. Il suo interesse e la sua passione per l’Educazione Fisica, nacquero quindi solo in seguito. Si racconta infatti che, praticando l’esercizio del fioretto alla scuola di Scherma di Copenaghen, diretta dal cavaliere di Montrichard (dalla quale uscì col diploma di istruttore), fosse riuscito a guarire da una semiparalisi al braccio destro, forse di natura gottosa, di cui soffriva da tempo. Questa guarigione fece germinare in lui e poi in seguito rafforzò la convinzione che, l’esercizio fisico, se sorretto da solide basi scientifiche, avendo sicura conoscenza del corpo umano, delle sue funzioni e dell’effetto motorio che esso produce, fosse fondamentale non solo per un armonico sviluppo e per il mantenimento della salute, ma anche per prevenire incipienti malattie, deviazioni, e ricondurre alla normalità funzionale le parti del corpo che l’avessero perduta.
  7. 7. 6 Da questo momento in poi il percorso umano di Ling cambiò. Da una parte infatti continuò nella sua attività di erudito e poeta (scrisse persino due epopee ispirate alla mitologia scandinava di cui era un profondo conoscitore e cultore), dall’altra volle intraprendere studi che potessero dare un supporto razionale a quelle che per ora erano state solo intuizioni. Dopo aver insegnato scherma all’Università di Lund nel 1804, lo troviamo a Copenaghen per frequentare la Scuola per la formazione di insegnanti di Educazione Fisica istituita dal Nachtegall, colto trattatista e storico della materia e divulgatore della ginnastica in Danimarca. Nel 1813 fu nominato professore di scherma e di ginnastica a Uppsala, e nel Giugno dello stesso anno fu chiamato a Stoccolma per insegnare danza, equitazione, nuoto, all’Accademia Militare di Karlberg ed alla Scuola Superiore di Artiglieria di Marieberg. Proprio a Stoccolma iniziò a mettere in pratica degli esercizi che proponeva come rimedio per certe malattie e a sollecitare l’aiuto del governo per propagandare il suo sistema. L’aiuto venne negato dai ministri i quali lo liquidarono dicendo “esservi già molti saltimbanchi senza doverne prenderne altri a carico dello stato”. Ma il Ling non si scoraggiò e continuò così brillantemente a divulgare le proprie idee che riuscì a portare dalla sua parte medici, opinione pubblica ed alla fine anche i suoi oppositori. Nel 1815, per volontà del Re Carlo XIII, ottenne i sussidi necessari per la fondazione dell’Istituto Centrale Reale di Ginnastica di Stoccolma, vero organo propulsore di tutta la vita ginnica. Qui gente di ogni condizione ed età, i sani e gli infermi, furono avviati a seguire corsi di indirizzo medico e pedagogico. L’istituto era aperto a tutti, uomini e donne che desideravano studiare questo sistema, o per insegnarlo, o per semplice interesse personale. Nessuno però otteneva il diploma o l’autorizzazione all’insegnamento senza prima aver superato gli esami di anatomia, fisiologia e la corretta messa in pratica dei movimenti. Ling morì di tisi nel 1839 e lasciò alcune figlie e il figlio Hjalmar che, insieme a due allievi del padre, Liedbeck e Georji, cercarono di riordinare l’opera del genitore. Infatti Ling non ha lasciato un’esposizione integrale e ben programmata in immagini e descrizioni, ma è dai suoi successori che abbiamo testimonianze più
  8. 8. particolareggiate.
  9. 9. 7 Di Ling si conoscono solo tre opere: 1) TRATTATO DELLA GINNASTICA SENZAATTREZZI (1836) 2) TRATTATO SULLA SCHERMAALLA BAIONETTA (1838) 3) TRATTATO SUI PRINCIPI DELLA GINNASTICA (stampato postumo). Alcuni studiosi hanno sostenuto che Ling non vedesse di buon occhio l’uso dei grandi attrezzi nel suo sistema; in realtà è vero che criticò in questo ad esempio la scuola tedesca che, secondo lui, ne faceva un uso spettacolare più che razionale, ma alla fine poi dedicò uno studio serio e focalizzato alla realizzazione di questi strumenti che, secondo lui, dovevano essere al servizio dei bisogni essenziali del corpo in vista del suo sviluppo. In questo contesto nacquero dalla sua mente, ad esempio la Spalliera nel 1813, e il Quadro Svedese. Le notizie che si hanno su come fosse fatto all’epoca, e come fosse posizionato, sono state ricavate dagli studiosi da disegni di antiche piantine di palestre svedesi e fotografie delle stesse. In una tipica palestra svedese, generalmente il quadro era disposto lungo il muro, mentre le altre attrezzature, quando non servivano, stavano anche nelle cateratte sotto il pavimento. Questa disposizione vantaggiosa lasciava l’intera superficie della sala disponibile per l’esecuzione degli esercizi collettivi a corpo libero, per la marcia e per la corsa. Il Quadro di allora non presentava dei quadrati perfetti. Il lato relativo all’altezza misurava 48 cm, mentre quello di base cm. 45.
  10. 10. 8 Esistevano poi tre tipi di quadro: IL QUADRO VERTICALE chiamato in lingua originale “lodstege”(fig.2), simile a quello “in uso” oggi, che veniva utilizzato principalmente per le traslocazioni ascendenti e discendenti, quindi “esercizi a file” eseguiti anche a coppie; questo primo quadro era in genere sorretto da robusti ganci murati al soffitto, ed era distanziato dalla parete posteriore e fissato al pavimento. IL QUADRO ORIZZONTALE o “vogstege” (fig.2), era praticamente invece un quadro montato al contrario, con i montanti orizzontali, anziché verticali ed era sorretto da un sistema di funi e carrucole che permettevano di variarne l’altezza; qui si eseguivano più che altro le traslocazioni orizzontali, e siccome la prima fila di quadrati non era a contatto col suolo ma ad una certa altezza, a volte veniva utilizzato come alternativa alla bomme e viceversa. IL TERZO TIPO DI QUADRO era disposto come quello orizzontale, ma alcuni riquadri erano ciechi oppure al centro presentavano un ulteriore piolo e quindi i passaggi delle traslocazione erano per così dire obbligati. Le esercitazioni erano sempre guidate dal maestro che dava precisi comandi verbali per distinguere i tempi dei movimenti, per permettere la simultaneità di esecuzione e sensibilizzare gli allievi al ritmo. Per quanto riguarda poi gli esercizi che vi venivano eseguiti, in uno studio di S.e.M. Malavenda , confrontando quelli originali (fig. 3,4) con quelli odierni, si può vedere che quelli inventati posteriormente non sono poi tantissimi, e che quindi il Ling ne conosceva già le ampie possibilità; questo conferma ancora la sua grande capacità mentale.
  11. 11. 9 In Italia è arrivato solo il primo tipo di quadro svedese, cioè quello verticale. Ancora fino a una decina di anni fa le scuole svedesi e molte scuole tedesche lo avevano mantenuto nella versione originale, ossia fissato al suolo, in Italia esiste nella variante oscillante ma non si sa quando sia diventato così. Figura 2 Queste notizie di carattere storico, sono state gentilmente concesse e direttamente tratte dalla relazione della Prof.ssa Reitano Francesca, la quale è stata un autorevole ed illustre relatore, presente al XIV CONGRESSO NAZIONALE della S.I.E.F. sul Quadro Svedese che si è svolto a Prato, il giorno Sabato 16 Ottobre del 2010.
  12. 12. Figura 4 Figura 3
  13. 13. 11 Caratteristiche tecniche, varietà e modalità di allestimento Il Quadro Svedese è formato da un reticolato regolare di legni calibrati disposti verticalmente, definiti montanti o staggi, ed orizzontalmente, definiti correnti o gradi, che si intersecano tra di loro formando tanti quadrati. Ognuno può farselo costruire come meglio crede a seconda delle esigenze richieste dall’ambiente in cui lavora. Anche le dimensioni dei quadrati variano: esistono quadri col lato di cm.50, ma anche di cm.60 (fig. 2, palestra del Prof. Giusti).
  14. 14. Figura 2 Figura 1 Esistono quadri svedesi di varie dimensioni: alcuni sono composti da 8 quadrati per 8 quadrati; altri 8 per 4 (fig. 1), altri da 6 quadrati per 6, altri da 6 per 4, altri ancora da 4 per 4, secondo l’altezza e l’ampiezza della palestra.
  15. 15. 12 G li st a g gi s o n o r o b u st i le g ni di s e zi o n e re tt a n g ol ar e, ri n
  16. 16. f o rz at i al l’ in te r n o d a u n ’a ni m a di m et al lo di c m 8 x 4; d e v o n o a v
  17. 17. er e gl i a n g ol i s m u s s at i p er g ar a nt ir e l’ in c ol u m it à d e gl i al li e
  18. 18. vi . E nt r o gl i st a g gi si in s er is c o n o i g ra di : q u e st i s o n o s ol id i
  19. 19. le g ni di s e zi o n e ci rc ol ar e di c m 3, 5, g e n er al m e nt e di fa g gi o e v a p o
  20. 20. ra to , m a p o s s o n o e s s er e a n c h e di s e zi o n e o v al e, di fa ci le i m
  21. 21. p u g n at u ra . L ’i m pi a nt o d ei q u a d ri s v e d e si , n el le s c u ol e o n
  22. 22. el le p al e st re p ri v at e, d o v e e s s o è p re s e nt e n o n è u ni f o r m e.
  23. 23. Figu ra 3 S p e s s o è m o nt at o s u r o b u st e m e n s ol e
  24. 24. di fe rr o af fi s s e al la p ar et e, s ul le q u al i p u ò s c o rr er e, tr a m it e d el le
  25. 25. c ar r u c ol e in pl a st ic a, in f u o ri , p er e s s er e u s at o o ri m e s s o a d
  26. 26. er e nt e al la p ar et e q u a n d o n o n s er v e (f ig .3 ). A l t r e v o l
  27. 27. t e i n v e c e v i e n e p o s t a e d a n c o r a t a , c o n d e l l e r o
  28. 28. b u s t e m e n s o l e f i s s a t e a l m u r o , u n a s b a r r a d i f e
  29. 29. r r o p a r a l l e l a a l l a p a r e t e s t e s s a a l l a q u a l e p o
  30. 30. i c o n d e i g a n c i o d e l l e c a t e n e v i e n e a p p e s o l ’ a t
  31. 31. t r e z z o . E s i s t o n o d e l l e p a r t i c o l a r i m e n s o l e d
  32. 32. i s o s t e g n o , c o n u n d e t e r m i n a t o c o n g e g n o a s n o d
  33. 33. o , c h e s i r i b a l t a n o d a l l a p a r e t e a l l ’ e s t e r n o c
  34. 34. o n u n a n g o l o d i 4 5 ° . A u s o a t t r e z z o u l t i m a t o , è
  35. 35. p o s s i b i l e f a r e s e g u i r e a t a l i m e n s o l e i l m o v i m
  36. 36. e n t o i n v e r s o . I n t u t t i i c a s i c i t a t i i l q u a d r o s
  37. 37. v e d e s e r i s u l t a s o s p e s o , m o b i l e e d o s c i l l a n t e
  38. 38. . L ’ o s c i l l a z i o n e d e l q u a d r o è u n a c a r a t t e r i s t
  39. 39. i c a c h e a c c r e s c e i l l i v e l l o d i d i f f i c o l t à d e g l
  40. 40. i e s e r c i z i . L a d i s t a n z a d a l m u r o d e v e e s s e r e a l
  41. 41. m e n o d i c m 1 5 0 , p e r r e n d e r l o u t i l i z z a b i l e d a e
  42. 42. n t r a m b i i f r o n t i . L ’ a l t e z z a d a l p a v i m e n t o d o v
  43. 43. r e b b e e s s e r e a l m e n o d i c m . 7 0 , p e r b e n u t i l i z z a
  44. 44. r e l a p r i m a r i g a d i q u a d r a t i .
  45. 45. 13 Generalmente il quadro più usato e comune, è formato da un reticolato di sei per sei, 36 quadri, di cm. 50 dilato, ed è costruito in legno stagionato (fig. 4, palestra Amoros). Figura4 E’ possibile, per esigenze didattiche particolari, fissare il quadro al suolo con dei piedistalli gommati e regolabili, in modo che l’attrezzo non oscilli e risulti stabile (fig. 5, 6, Palestra Forti). Esistono quadri costruiti in ferro, ma sono pesanti e sgradevoli all’uso. Vengono costruiti anche con i gradi in plastica, ma questo materiale, a differenza del legno, non assorbe il sudore, per cui è facile che le prese o le impugnature risultino scivolose e poco sicure. Inoltre siccome la plastica è particolarmente flessibile e poco resistente, potrebbe rappresentare un vero pericolo su esercizi impegnativi.
  46. 46. Figura 6 Figura 5 14
  47. 47. 15 Figura 7 Schema del quadro svedese L’intersecarsi degli staggi con i gradi determina un reticolato di quadrati. I quadrati si numerano a partire dal basso, a sinistra di chi guarda. I quadrati devono essere considerati disposti su linee orizzontali adiacenti e parallele definite righe, e su linee verticali adiacenti e parallele definite file (fig. 7,8,9). Questa terminologia rappresenta un riferimento, e dà origine a delle vere coordinate spaziali. Essa deve essere conosciuta e rispettata dagli allievi, al fine di migliorare la
  48. 48. comprensione dei comandi.
  49. 49. 16 Figura 8 Rappresentazione dello schema descritto su base reale (fig. 8,9)
  50. 50. 17 Figura 9
  51. 51. 18 Introduzione Il quadro svedese è un grande attrezzo dell'Educazione Fisica classica. I grandi attrezzi sono quegli attrezzi dove sono praticati gli esercizi nei quali il corpo viene impegnato in maniera globale e completa. Essi rappresentano un tesoro immenso che abbiamo ereditato dai grandi ginnasiarchi del passato, da un tempo nel quale l’educazione fisica godeva di grande prestigio, un tempo dove gli allievi erano allievi, ma sopratutto i maestri erano maestri. La società attuale ha bisogno oggi più che mai di maestri che possiedano l’arte di applicare la scienza Ginnastica, di insegnanti appassionati e coraggiosi che non rinneghino la propria storia e che sappiano affermare con orgoglio le tradizioni del passato, alla luce delle nuove acquisizioni scientifiche. Il nuovo, il moderno, la moda imperante del momento, l’ultimo ritrovato del fitness (termine abusato che testimonia la scarsa conoscenza della storia), non avranno mai il fascino e l’utilità dei grandi attrezzi, e per quanto si stia cercando, nelle giovani generazioni, di farne perdere la memoria (non si trovano più testi scolastici con la descrizione della spalliera, del palco di salita, dell’asse di equilibrio Baumann ecc. con i relativi esercizi), e per quanto sia in corso il tentativo di metterli “fuori legge” con la scusa che sono pericolosi, e perciò di bandirli dalle palestre scolastiche, sono convinto che i grandi attrezzi saranno ancora costruiti ed usati e quindi sopravvivranno, almeno fino a che a sopravvivere saranno intelligenza, buon senso, saggezza e cultura. Il quadro svedese è uno strumento didattico indispensabile dotato di enormi potenzialità nel campo della Ginnastica e dell'Educazione Fisica.
  52. 52. 1 9 La varietà e molteplicità degli esercizi che vi si possono eseguire offrono all’insegnante la possibilità di poter far lavorare i ragazzi in maniera completa sulle capacità motorie (condizionali e coordinative). Ogni esercizio determina uno o più effetti motori. L’effetto motorio, come ben illustra e definisce nel suo libro Teoria dell’Esercizio Fisico, il prof. Marco Pecchioli, rappresenta la modificazione organica che si intende apportare al fisico mediante l’esercizio. Gli effetti motori e quelli sullo “spirito” che le esercitazioni al quadro producono possono riassumersi brevemente nell’elenco seguente: · Aumento della forza di presa della mano conseguente al potenziamento dei muscoli flessori della mano e dell’avambraccio. · Aumento della forza di tutti i muscoli impegnati nelle trazioni, e quindi potenziamento di tutti i muscoli dell’arto superiore, del cingolo scapolo- omerale, dei muscoli pettorali, dorsali, lombari e soprattutto dei muscoli addominali che sono messi a dura prova con gli esercizi in torsione e con precedenza del bacino e delle gambe. · Aumento della forza resistente che si esplica nell’eseguire gli esercizi complessi secondo una sequenza definita. · Aumento della mobilità articolare e della flessibilità · Miglioramento dell’equilibrio, dell’orientamento nello spazio da posizioni inconsuete, della funzionalità dell’apparato vestibolare (attraverso gli esercizi in capovolta, in verticale, in capofitto, in picchiata), della coordinazione generale e segmentaria, della strutturazione della lateralità, dell’agilità. · Miglioramento della prontezza, dell'immediatezza delle reazioni, dell’abitudine della mente a riflettere per superare gli ostacoli, della capacità del sistema nervoso centrale di affinare il gesto, perfezionandolo sempre di più con la ripetizione. · Aumento del coraggio, e conseguentemente superamento delle paure inconsistenti e irrazionali, come la paura dell’altezza e del vuoto.
  53. 53. 2 0  Diminuzione del senso di vertigine e della percezione del pericolo che si prova quando, sospesi ad una certa altezza e sottoposti all’oscillazione offerta dall’attrezzo, diventiamo consapevoli della sicurezza offerta dai reticoli dei quadri.  Aumento della consapevolezza delle proprie capacità e limiti, della forza di volontà e determinazione. Il quadro svedese costituisce perciò, in mano ad un "Maestro di Ginnastica", uno strumento eccezionale ed insostituibile per una vera Educazione Fisica dei nostri bambini e dei nostri ragazzi. Sappiamo bene infatti quanto ad essi manchino le possibilità e le opportunità per "muoversi" in modo naturale, e quanto questa mancanza costituisca per essi un danno grave e dalle conseguenze che sempre più sono evidenziate da ogni parte del mondo scientifico e pedagogico: la storia dell' Educazione Fisica e della Ginnastica ci ha consegnato una serie di attrezzi, tra cui appunto il quadro svedese, pensati proprio per far fronte a questa situazione, con la consapevolezza che le esperienze motorie, anche forti, se condotte razionalmente possono contribuire in modo sostanziale alla costruzione di personalità equilibrate, leali, serene con se stesse e con gli altri.
  54. 54. 21 Definizioni ed elementi di terminologia “ Senza una definizione non sappiamo neppure ciò di cui si sta parlando” (Marco Pecchioli). Tenendo ben presente questo assioma come linea guida fondamentale, vengono di seguito riportate le definizioni di Educazione Fisica, di Ginnastica e di Esercizio fisico, accettate e riconosciute dalla S.I.E.F. (Società Italiana di Educazione Fisica). L’Educazione Fisica è “l’applicazione pratica delle norme igieniche” (Emilio Baumann). La Ginnastica è la scienza che studia l’esercizio fisico, gli effetti che con esso si possono produrre sull’organismo umano, e che ha per fine il conseguimento ed il mantenimento della buona salute (Da Girolamo Mercuriale, modificata). L’Esercizio Fisico è un atto motorio voluto e precisato (Emilio Baumann). La Società italiana di Educazione Fisica, essendo una società scientifica della materia, si è posta come primo obiettivo quello della definizione dei termini, allo scopo di fornire agli scienziati un linguaggio comune, senza il quale si corre il rischio di non capire e di confondere l’oggetto degli studi. Purtroppo oggi è pratica diffusa, anche in ambito scolastico a tutti i livelli, confondere ed uniformare i termini di Educazione Fisica, attività motoria, Scienze Motorie, Ginnastica, Sport, psicomotricità ecc. Tutto ciò contribuisce all’insorgere di incomprensioni e resistenze tra gli addetti ai lavori, con gravi conseguenze per la società civile.
  55. 55. 22 Impugnature e Prese L’impugnatura può essere definita come la presa che si realizza con una o due mani su di un oggetto. Nel caso di esercitazioni al quadro svedese vengono impugnati i correnti o gradi, oppure i montanti laterali o staggi. L’impugnatura può effettuarsi su un singolo corrente o su due correnti. L’impugnatura a due mani su di un singolo corrente è caratterizzata dal passo. Il passo rappresenta la distanza fra due prese. Ai fini degli esercizi proposti vengono utilizzati i seguenti passi: · Passo unito (fig. 1, 4, 7 pag. 25, fig.10, 13, 16 pag. 26) · Passo normale (fig. 2, 5, 8 pag. 25, fig.11, 14, 17 pag. 26) · Passo largo (fig.3, 6, 9 pag. 25, fig.12, 15, 18 pag. 26) · Passo incrociato (fig. 13, 14, 15, 16, 17, 18 pag. 26) Quando l’impugnatura è realizzata a due mani su di un solo corrente (fig.1-18 pag. 25-26), può essere a: · Pollici in dentro (fig. 1, 2, 3, pag. 25) · Pollici in fuori (fig. 4, 5, 6, pag. 25) · Pollici corrispondenti a destra (fig. 7, 8, 9, 13, 14, 15 pag. 25-26) · Pollici corrispondenti a sinistra (fig. 10, 11, 12, 16, 17, 18 pag. 26)
  56. 56. 23 Definiti questi elementi di base, è possibile descrivere in maniera precisa e completa le impugnature ai gradi (pag. 25, 26): · Impugnatura ad un corrente a pollici in dentro, passo unito (fig.1), normale (fig. 2), largo (fig.3) · Impugnatura ad un corrente a pollici in fuori, passo unito (fig.4), normale (fig. 5), largo (fig.6) · Impugnatura ad un corrente a pollici corrispondenti a destra, passo unito (fig.7), normale (fig.8), largo (fig.9) · Impugnatura ad un corrente a pollici corrispondenti a sinistra, passo unito ( fig.10), normale (fig.11), largo(fig.12) · Impugnatura ad un corrente a pollici corrispondenti a destra, passo incrociato unito (fig. 13), normale (fig. 14), largo (fig.15) · Impugnatura ad un corrente a pollici corrispondenti a sinistra, passo incrociato unito (fig. 16), normale (fig.17), largo (fig.18) L’impugnatura realizzata a due correnti, descritta in questo lavoro, può essere a:  Palme in dentro, pollici a sinistra ( fig.19 pag. 27)  Palme in dentro, pollici a destra (fig. 20 pag. 27)
  57. 57. 24 La presa è un’azione di tenuta o di contatto del corpo con l’attrezzo. Le prese utilizzate nelle esercitazioni che verranno descritte sono: · Presa plantare anteriore (fig. 21, pag. 27) · Presa plantare istmica (fig. 22, pag. 27) · Presa podo dorsale anteriore (fig. 23, pag.27) · Presa poplitea (fig. 24, pag. 27) · Presa addominale (fig. 25, pag. 27) · Presa nucale (fig. 26, pag. 27) E’ di fondamentale importanza insegnare bene agli allievi le impugnature e le prese con la terminologia precisa ed appropriata, in modo tale che il comando dell’esercizio risulti chiaro ed efficace. Le difficoltà maggiori che si affrontano nelle lezioni iniziali al quadro svedese sono rappresentate proprio dalla confusione che deriva dalla mancata assimilazione delle impugnature corrette. Risulta altresì difficile da parte del maestro, correggere le impugnature dalle diverse prospettive che di volta in volta gli esercizi impongono. La ripetizione, sotto forma di allenamento, delle impugnature, contribuisce ad affermare nella mente dell’allievo l’esecuzione corretta, ed il comando giusto in quella del maestro.
  58. 58. Figura 1 Figura 2 Figura 3 Figura 4 Figura 5 Figura 6
  59. 59. Figura 7 Figura 8 Figura 9 25
  60. 60. Figura 10 Figura 11 Figura 12 Figura 13 Tu r a 14 Figura 15 Figura 16 Figura 17 2 6 Figura 18
  61. 61. 27 Figura24 Figura 25 Figura 26 Figura 19 Figura 20 Figura 21 Figura 22 Figura23
  62. 62. 2 8 Esercizi Gli esercizi ai grandi attrezzi possono essere classificati in esercizi preparatori, propedeutici, applicativi, di riporto e i virtuosismi. Questo inquadramento generale mal si addice al quadro svedese, in quanto gli esercizi preparatori per affrontare l’attrezzo possono dirsi esauriti dopo aver insegnato bene le impugnature e le prese (avendone controllato la tenuta), e dopo aver constatato la capacità degli allievi di rimanere in sospensione per pochi secondi. Non esistono particolari esercizi propedeutici e di riporto perché ciò che è eseguibile al quadro svedese rientra nel suo campo applicativo. Grande invece è la varietà degli esercizi di applicazione che possono essere eseguiti all’attrezzo. Essi possono essere classificati secondo il seguente schema:  Le entrate (pag. 29)  Le traslocazioni ascendenti, con precedenza di testa, di bacino, di piedi (pag. 47)  Le traslocazioni discendenti, con precedenza di testa, di bacino, di piedi (pag. 72)  Le traslocazioni orizzontali, con precedenza di testa, di bacino, di piedi (pag.112)  Le uscite (pag. 130) Su questa base sarà possibile sviluppare una serie di varianti organizzando gli esercizi su una o più file, su una o più righe, saltando uno o più quadrati, lavorando all’interno o all’esterno del quadro.
  63. 63. 29 LE ENTRATE Esistono vari modi per entrare al quadro. Diventa necessario, nella didattica, considerare la gradualità e la progressività degli esercizi. Bisogna altresì tenere presente che il grado di difficoltà che è possibile incontrare nelle entrate, oltre che dalla tecnica scelta, dipende fortemente anche dall’altezza alla quale è stato montato l’attrezzo e dal grado che viene impugnato. Entrata con torsione con precedenza di testa Posizione di partenza: (figure a pag. 30) In piedi, lato destro all’attrezzo mani che impugnano il terzo grado del quadrato 2C, passo incrociato unito pollici corrispondenti a destra (fig.1). Svolgimento: Infilare il capo e le spalle nel quadrato 2C, ed eseguire una torsione verso sinistra, facendo perno sui piedi ed eseguendo una trazione con gli arti superiori (fig.2). Arrivo: Sedersi sul secondo grado del quadrato 2C, senza modificare l’impugnatura delle mani (fig.3).
  64. 64. 30 Figura 1 Figura 2 Figura 3
  65. 65. 31 Entrata indiretta con salto Posizione di partenza: (figure a pag 32) In piedi, dietro l’attrezzo mani che impugnano il quarto grado del quadrato 3C, pollici in dentro passo largo (fig.1). Svolgimento: Saltare a piedi uniti sul secondo grado (fig.2), e successivamente infilare gli arti inferiori tesi nel quadrato 2C, senza modificare l’impugnatura delle mani (fig.3). Arrivo: Seduti sul secondo grado del quadrato 2C, piedi in presa plantare istmica sul primo grado del quadrato 1C, mani che impugnano il quarto grado del quadrato 3C, passo largo pollici in dentro (fig. 3).
  66. 66. 32 Figura 1 Figura 2 Figura 3
  67. 67. 33 Entrata laterale con salto Posizione di partenza: (figure a pag. 34) In piedi, lato destro all’attrezzo, mani che impugnano il quarto grado del quadrato 3E, passo incrociato unito pollici corrispondenti a destra (fig.1). Svolgimento: Saltare a piedi uniti ed infilare gli arti inferiori nel quadrato 2D (fig. 2,3,4,5), senza modificare l’impugnatura delle mani. Arrivo: Seduti sul secondo grado del quadrato 2D, mani che impugnano il terzo grado dello stesso quadrato (fig.6), passo largo pollici in dentro.
  68. 68. 34 Figura 1 Figura 2 Figura 3 Figura 4
  69. 69. Figura 5 Figura 6
  70. 70. 35 Entrata con capovolta indietro Posizione di partenza: (figure a pag. 36) In piedi davanti al quadro, dorso all’attrezzo, mani che impugnano il quarto grado del quadrato 3D (fig.1), passo largo pollici uniti. Svolgimento: Eseguire una decisa trazione con gli arti superiori fino a staccare gli arti inferiori da terra indirizzandoli in maniera potente verso l’alto (fig.2). Infilare gli arti inferiori nel quadrato 4D ed entrarvi in capovolta fino alla presa addominale, il tutto senza modificare l’impugnatura delle mani (fig.2,3,4,5). Arrivo: Posizione raccolta a gambe piegate, piedi uniti in presa plantare anteriore sul terzo grado del quadrato 3D, mani che impugnano il quarto grado dello stesso quadrato, passo largo pollici in dentro, busto che si trova all’interno del quadrato 4D (fig.6).
  71. 71. 36 Figura 1 Figura 2 Figura 3 Figura 4
  72. 72. Figura 5 Figura 6
  73. 73. 37 Entrata laterale con salto con precedenza di piedi fino a presa poplitea Posizione di partenza: (figure a pag. 38 ) In piedi lato sinistro all’attrezzo mani che impugnano il terzo ed il quarto grado del quadrato 3C, (due correnti), palme in dentro pollici a sinistra (fig. 1). Svolgimento: Eseguire una decisa trazione con gli arti superiori fino a staccare gli arti inferiori da terra indirizzandoli in maniera potente verso l’alto (fig.2,3). Infilare i piedi e le gambe nel quadrato 4D, fino a raggiungere la presa poplitea sul quarto grado dello stesso quadrato, senza modificare l’impugnatura delle mani (fig. 4,5). Spostare la mano sinistra ed impugnare il quarto grado del quadrato 3C, passo incrociato pollici corrispondenti a sinistra (fig.6). Spostare la mano destra ed impugnare il quinto grado del quadrato 4D (fig.7), e successivamente impugnare con la mano sinistra il quinto grado del quadrato 4D, passo largo pollici in dentro, rimanendo ancora in presa poplitea (fig.8). Arrivo: Con una trazione degli arti superiori andare a sedersi sul quarto grado del quadrato 4D, senza modificare l’impugnatura delle mani (fig.10).
  74. 74. 38 Figura 1 Figura 2 Figura 3 Figura 4 Figura 5 Figura 6 Figura 7 Figura 8 Figura 9
  75. 75. 39 Entrata in capovolta indietro da gambe piegate, ginocchia unite Posizione di partenza: (figure a pag. 40) Dorso all’attrezzo, gambe piegate ginocchia unite, mani che impugnano il terzo grado del quadrato 2D, passo largo pollici in dentro (fig.1). Svolgimento: Eseguire una decisa trazione con gli arti superiori fino a staccare gli arti inferiori da terra indirizzandoli in maniera potente verso l’alto (fig.2). Infilare i piedi e le gambe nel quadrato 3D entrandovi in capovolta e senza modificare l’impugnatura delle mani (fig.3,4). Arrivo: Posizione raccolta a gambe piegate, piedi uniti in presa plantare anteriore sul secondo grado del quadrato 2D, busto che si trova all’interno del quadrato 3D (fig.5).
  76. 76. Figura 1 Figura 2
  77. 77. Figura 3 Figura 4 Figura5
  78. 78. 41 Entrata in capovolta indietro da seduti gambe dritte ed unite Posizione di partenza: (figure a pag. 42) Seduti dorso all’attrezzo, gambe dritte ed unite mani che impugnano il secondo grado del quadrato 1E, passo largo pollici in fuori (fig.1). Svolgimento: Infilare la testa nel quadrato 1E, eseguire una potente trazione con gli arti superiori fino a sollevare da terra gli arti inferiori dritti ed uniti (fig.2). Entrare con le ginocchia flesse in capovolta nel quadrato 2E, fino a trovarsi in presa addominale sul secondo grado del quadrato 1E, senza modificare l’impugnatura delle mani (fig.3,4). Arrivo: Posizione raccolta a gambe piegate, piedi uniti in presa plantare anteriore, busto che si trova all’interno del quadrato 2E, mani che impugnano il secondo grado dello stesso quadrato, passo largo pollici in fuori (fig.5,6).
  79. 79. Fine anteprima

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