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A bordo di uno schizofrenico

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Anni '90. In seguito a sfortunate vicende lavorative, Fernando si trova a combattere contro quelli che sembrano essere sintomi di una grave patologia mentale. Un percorso distruttivo lo vuole portare diritto al baratro del suicidio.

Ma ad un tratto la svolta e la risalita, la rinascita dello Spirito attraverso la scoperta di un mondo mistico in cui, al di là dei comuni insegnamenti sul Bene e sul Male, è possibile ritrovare il senso della vita e intuire la vera natura di Dio.

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A bordo di uno schizofrenico

  1. 1. stataleeditrice
  2. 2. Avantgarden Fernando Utano A bordo di Uno schizofrenico ISBN 978-88-6534-063-9 copyright 2010, Statale 11 editrice www.statale11.it soluzioni grafiche e realizzazione IceDream
  3. 3. Fernando Utano A bordo di Uno schizofrenico
  4. 4. A mio padre, uomo umile e di sani principi e al Maestro invisibile per gli insegnamenti che mi hanno trasmesso.
  5. 5. Prefazione immateriale del trascendente È solo scontrandosi con il virtuosismo della mente che si riesce a dottrinare l’iniziatica superstizione di considerare la vita come etica primariamente personale e non come matrice creazionaria dell’infinito. Nel viaggio di chi tende a evolvere verso un grave allontanamento dalla relazione, il percorso psicotico diventa insieme delirante e allucinatorio, la dimensione dell’ideale sovrasta la didattica della memoria e l’anormalità si riduce a un gesto senza senso, nel disperato tentativo di fare emergere il vero sé soffocato dalla maschera sociale, che valorizzano falsamente norme di comportamento condivise da chi, avendo paura del logico determina formazioni reattive di ribellione per distinguersi. La regolarità e la forma sedano l’angoscia proveniente dal caos di sentirsi unico: ciascuno di noi individua, magari 7
  6. 6. senza averne coscienza della sperimentazione dell’Io, che sonoleemozionichecifannogustarelavitaedèpropriodalle emozioni, piccole o grandi che siano, che l’individuo spera di ricavare nuovi stimoli che muovano le sue giornate. Del resto come si potrebbe dire di vivere appieno se non si sperimentassero mai la gioia, il tremito dello smarrimento o della paura, l’impeto della passione, l’abbandono alla nostalgia, il peso e la disperazione provocate dalla sofferenza? Ed è proprio da questo concetto che l’autore parte per spiegare il senso della propria consapevolezza emotiva, armonizzando l’assunzione della prospettiva e del ruolo altrui e reagendo con comprensione di fronte agli ostacoli che frequentemente si interpongono agli obiettivi desiderati. Il bisogno di essere presente nel conoscibile razionale soggiace all’enigmatico discorrere del tempo che scruta finanche nel più intimo della nostra idea di realtà. Una sorta di passeggiata attraverso le vie del parossismo della pulsione che innesca una disseminata passione nell’umano: questo è l’assoluto che chi scrive attribuisce alla rappresentazione della realtà. Questo è ciò di cui la costruzione di un sistema idealistico dovrebbe tenere conto nella sua ragione: vanificare il materialismo dialettico dell’essere non negandone l’esistenza, ma considerandola nella misura in cui giunge ad averne un’idea chiara e cosciente. Dr. Francesco Mappa 8
  7. 7. Prologo Come sono strani gli eventi: da qualcosa di insignificante si può dipanare una storia di organismi deviati, occultismo e spiritualità. Se non sei vaccinato questa storia non fa per te. Se lo sei questa storia non fa per te ugualmente, se non sei pronto a mettere in discussione tutte le tue certezze. Devi procurarti una buona dose di fantasia aggiuntiva e/o devi essere stato vestito per potervi credere. Io l’ho vissuta e, credetemi, ogni tanto dubito ancora. Del resto, prima del cogito ergo sum, per me viene dubito ergo sum. Dubito, dunque penso, dunque esisto. Fu mio fratello di sangue a suggerirmi di dubitare, quando, preso dai fumi della certezza del mio pensiero, avevo perso il contatto con la realtà, e mi coniugò questo semplice verbo:dubita. Certo, adesso vi chiedo: «cos’è la realtà?», ma all’epoca dei fatti, però, non avevo argomenti per disquisire su tale concetto. 9
  8. 8. Reale era per me tutto ciò che rientrava nell’oggettività, giusto pensiero dell’uomo comune quale ero: occidentale, italiano, meccanicista, concreto, figlio del tempo. Quindi, tutto ciò che era frutto del mio pensiero ed esclusivamente soggettivo, per essere reale doveva trovare molti riscontri, e io di riscontri non ne avevo, anzi, tutto remava contro. 10
  9. 9. 1 - La sorte comincia a tramare Ero un tranquillo odontotecnico di circa venticinque anni negli anni ‘90, condividevo al 50% una società sana e produttiva, che serviva alcuni medici dentisti della nostra zona e di quelle limitrofe, in un piccolo paese di circa 40.000 abitanti nel sud dell’Italia. Avevo una fidanzata e dei progetti: casa, matrimonio, figli. Alla salute non ci pensavo, poiché era un dato acquisito e aveva il suo giusto peso, cioè nullo ai tempi, perché si capisce il valore di qualcosa solo quando la si perde. Fu proprio l’idea della casa, e la proposta di un amico, a farmi entrare in una cooperativa edilizia che, a quanto si diceva, avrebbe dovuto edificare di lì a poco, con elargizione di prestiti a fondo perduto da parte dello Stato. Tutto sembrava semplice, ed ero stato proprio fortunato, ma col passare degli anni mi resi conto che tanto semplice non era. Il comune non concedeva i suoli alle cooperative, 11
  10. 10. poiché il Piano di Zona precedentemente approvato era stato annullato perché i proprietari dei suoli avevano prodotto ricorso al TAR. Il presidente della cooperativa continuava a sostenere che era tutto un imbroglio, un escamotage politico per favorire i palazzinari e prendere mazzette. Io, concreto, e non sapendo come funzionasse l’Italia all’epoca, non gli credetti, ma decisi che avrei acquisito la documentazione. Cosicché, cominciammo a chiedere per iscritto copie di deliberazioni comunali inerenti il Piano di Zona, meglio conosciuto come legge numero167, dal numero della Legge Bosetti & Gatti del 18 Aprile 1962. Qui cominciarono i problemi. Poiché le nostre richieste rimanevano inevase, fummo costretti a rivolgerci a qualche amico consigliere per ottenere dette copie. Così, tra un’attesa e l’altra, cominciai a ricostruire la vicenda, che iniziava a prendere corpo sotto una luce di mega imbroglio. Nel frattempo, la legge sull’accesso ai documenti pubblici da partedei cittadini vennepubblicizzatadai mediaeconosciuta e quindi ci trovammo tra le mani un’arma che al momento sembrava efficace. Ogni qualvolta l’amministrazione non dava riscontro alle richieste della cooperativa partivano le denunce per omissione di atti d’ufficio. Ci sentivamo potenti, ma non avevamo ancora capito con chi avevamo a che fare, non era un intoppo locale e cominciammo a capirlo quando le denunce venivano semplicemente archiviate. Cazzo! pensavamo, chissà che giro di soldi c’è per mettere a tacere anche la magistratura. In compenso, le acque si erano smosse, e le copie delle delibere le potemmo acquisire per vie ufficiali, cioè entro lo scadere dei termini di legge. Cosicché, ebbi finalmente 12
  11. 11. un quadro completo della situazione. La legge 167, dopo delibera consiliare che approvava edilizia pubblica e privata, era stata, come prevedeva la legislazione vigente, giustamente ratificata dal Presidente di Giunta Regionale, atto necessario per rendere operativo il Piano di Zona. L’annullamento consiliare della sola delibera riguardante i suoli da destinare all’edilizia pubblica (alle cooperative), non era valida, perché non seguiva, a detto annullamento, nessuna pronuncia dell’organo regionale che aveva autorità in materia. Infatti, in un documento in nostro possesso, l’organo regionale, pronunciandosi in merito, riscontrava l’inefficacia della delibera comunale di annullamento, poiché una delibera regionale, può essere resa nulla solo da pari delibera regionale, che non è mai esistita, e giammai dall’organo comunale gerarchicamente inferiore. Nonostantequestodocumentofossenoto,leamministrazioni che si succedevano spendevano soldi dei contribuenti in pareri tecnici, di parte, per darla a bere all’opinione pubblica. Del resto, qualora si opinasse, che ci fosse un contenzioso in atto era una opinione giusta, ma non informata, perché il contenzioso si era perento. Voi vi chiederete: «Chi costruiva nel comune?» la risposta è: «Gli amici degli amici », e non solo sulle aree private, ma anche sulle aree da destinare alle cooperative. Prima di renderci conto che tutti fossero d’accordo, chiedemmo incontri alle varie segreterie politiche per spiegare quello che avevamo scoperto e per una chiusura pacifica della questione. Tutti ci rispondevano che la legge 167 era stata annullata e/o vi era un contenzioso in atto con i proprietari dei suoli e che di lì a poco lo avrebbero risolto. 13
  12. 12. Erano passati circa venti anni da quando la cooperativa era stata costituita, io ero solo l’ultimo in ordine di arrivo. Molti soci, delusi, erano usciti dalla cooperativa avendo perso tempo e denaro con il sogno infranto di costruire la casa in economia e con finanziamenti pubblici: in fine, erano stati costretti a comprare dai palazzinari. Quando ci rendemmo veramente conto del peso della questione? Quando il nostro ricorso al TAR non produsse risultati, e altri esposti alla Procura della Repubblica vennero archiviati. Decidemmo, ingenuamente dico adesso, di passare alle maniere forti. Quereliamoli! Circostanziando con documentazione, e ascoltati dalla Polizia Giudiziaria. Tutto è stato sempre archiviato. Cominciavamo a comprendere il significato dell’espressione muro di gomma. C’erano evidenti prove di collusione tra politici e magistrati. Già ci era chiara la collusione tra maggioranza e opposizione in Comune. Solo una voce dissonava, ma non tanto, perché si pronunciava nella delibera di annullamento, non sulla consapevolezza che fosse un atto nullo, ma facendo presagire al lettore attento che si dovesse annullare oltre alla delibera di aree da destinare al pubblico anche la delibera da destinare ai privati, delibera che invece rimase vigente. Ma fu solo un tentativo di tirarsi fuori dalla melma, non abbiamo avuto mai un appoggio politico. 14
  13. 13. 2 - L’aggancio La vita continuava serena tra lavoro e affetti, ma queste vicende mi avevano messo in luce, e più di qualcuno mi aveva detto di desistere, che ero un Don Chisciotte e non ce l’avrei fatta contro il sistema. Bel salto di qualità, da nullità a Don Chisciotte. Giovane e ingenuo, credevo ancora nell’ideale di giustizia, non sapevo di essere in pericolo di vita e che gli ideali possono crollare. Entrai in un piccolo business, un opificio, sembrava andasse bene. Infatti si produceva parecchio, anzi, la richiesta era superiore all’offerta. Fu questo fatto, insieme al desiderio di sanare i debiti in fretta, che ci portò a valutare di cedere il 20% delle quote a un socio che iniettasse liquidità per un futuro ampliamento. Fu così che entrò nella società l’ingegnere. A dire il vero, io non ero d’accordo, avrei preferito che fossimo andati avanti con le nostre forze e 15
  14. 14. sanato i debiti in più tempo, ma la maggioranza volle così, e dato che io ero irremovibile, e non avevo ancora versato l’intera somma, la mia quota del 20% non fu intaccata, anche perché fino al versamento del totale non ero ufficialmente socio. I problemi, però, anziché sparire cominciarono ad aumentare. Le condizioni per entrare nella società furono modificate, l’ingegnere pretese, per un versamento di 400 milioni di Lire, il 50% delle quote per sé, e l’1% per il fratello, che fu accettato malgrado le mie proteste. In questo modo, avevamo perso il controllo della società. L’ingegnere presidente e il fratello consigliere, due su tre componenti del Consiglio di Amministrazione e il 51% delle quote sociali. All’epoca, nulla veniva messo per iscritto, ci fidavamo tutti l’uno dell’altro: ingenuo io e volpini loro. L’ingegnere trovò un capannone industriale, nella stessa data del suo ingresso in azienda, e senza metterci a conoscenza dei suoi movimenti, lo opzionò per l’acquisto e, nel frattempo, lo prese in comodato d’uso indebitando l’azienda ulteriormente. Ormai era l’inizio della fine, ero stato agganciato. Questo capannone era una voce passiva in bilancio poiché per due anni rimase abbandonato al suo destino. Quando lo scoprimmo? Io circa due anni dopo, quando il ragioniere (anch’egli uomo del presidente) cominciò a chiedere nuovi finanziamenti. Com’è possibile?, mi chiedevo, che fine hanno fatto i 400 milioni di lire? La truffa era nell’aria, ma io ancora non presagivo. Vi chiederete cosa centrasse l’ingegnere con me e con la legge 167. La risposta è semplice: era ed è un palazzinaro, invischiato nei loschi traffici per lottizzare il Paese. Aveva avuto l’incarico di ridurmi all’impotenza dai suoi amici e 16
  15. 15. superiori in grado del potere costituito. All’epoca non ero consapevole di questo oscuro disegno, lo capisco col senno di poi per i fatti che vi racconto. Cominciai a interessarmi attivamente dell’investimento che fino ad allora non mi aveva coinvolto perché continuavo a svolgere il mio lavoro di odontotecnico e a seguire le vicende della legge 167. Smascherammo, infatti, le vicende dell’edilizia, dettagliatamente, in un manifesto pubblico e tramite volantinaggio e ci rivolgemmo a una emittente televisiva privata: non accadde assolutamente nulla. Neanche una querela per diffamazione nei nostri confronti, poiché avevamo denunciato, nel manifesto, interessi privati e collusioni tra amministratori e costruttori. I problemi entrarono nella mia vita, infatti venivo continuamente interpellato telefonicamente, e anche di persona, per fare nuovi versamenti che, però, non avevo alcuna intenzione di elargire. Ero abbastanza risoluto nel dire che avrebbe dovuto pagare il presidente, visto che non era stato autorizzato a opzionare il capannone. Però, in una riunione, dopo tanto tampinare, riuscirono a convincermi che avrei dovuto accettare la situazione e che, anzi, era un vantaggio, perché avremmo fatto il salto di qualità, da artigianale a industriale. Coinvolsero un’altra brava persona, un medico, per racimolare maggiore liquidità, e io avrei dovuto cedere le mie quote e passare dal 20 al 5%, così pure un altro socio, mentre altri due soci minoritari, rispettivamente al 5% e al 4%, sarebbero passati all’1%, il tutto per liberare un 20% da destinare a questo medico e un 5% per un fantomatico 17
  16. 16. Mister X. (Scoprimmo dopo molto tempo e molte allusioni che si trattava di un politico che sedeva in parlamento, ma non abbiamo mai saputo con certezza il nome). 18
  17. 17. 3 - L’inizio del tracollo Il nostro avvocato amministrativista aveva fatto un bel salto di qualità, dopo averci mollato, non prima di averci venduto, aveva acquisito tutte le cause che il tribunale destinava d’ufficio, un bel guadagno. A distanza di anni, sempre col senno di poi, ce lo ritrovammo Presidente Regionale di una famosa associazione benefica. Nel frattempo, non abbiamo mancato di telefonare all’antimafia descrivendo il caso, che non apparivatantoisolato,come ci fece capire l’interlocutore, il quale ci rassicurò del loro intervento. Anzi, ci disse che era previsto da tempo l’insediamento della commissione sul nostro territorio. Decidemmo, quindi, di chiamare un avvocato penalista forestiero, visto che quelli locali si vendevano con facilità al miglior offerente. L’avvocato, pezzo grosso di Roma, dopo l’esposizione del caso e la presa visione della documentazione, ci confermò che c’erano gli 19
  18. 18. estremi per mandare in galera molti personaggi politici. Così, prese tempo per studiare meglio il caso e preparare una denuncia-querela. Pensavamo di aver trovato finalmente la persona giusta. Infatti, puntualmente, a distanza di una quindicina di giorni, la querela era pronta e c’era stato un contatto col giudice che avrebbe seguito il caso. L’avvocato ci riconfermò, avallato dal parere del giudice, che sarebbe scoppiato un gran casino e molti pezzi grossi avrebbero passato guai molto seri. La mattina dell’appuntamento in tribunale per presentare la querela contro i sindaci e i consiglieri del comune delle amministrazioni susseguitesi in quasi 20 anni, il giudice non si presentò. Avrà avuto dei contrattempi, pensai, ma pensai anche che la patata dovesse essere troppo bollente. Decidemmo con l’avvocato di procrastinare il nostro intervento, poiché mettere la causa nelle mani giuste era indispensabile. Tornammo a casa. All’ora di pranzo del giorno dopo ricevetti la telefonata dell’avvocato che mi riferì di aver parlato col giudice: non intendeva più interessarsi del caso e anch’egli rinunciava all’incarico, perché troppo grosso anche per lui. Infatti, dietro tutte le pedine locali, disse, vi era la Massoneria. Non c’era più qualcuno che avrebbe potuto aiutarci. In più c’era questa novità della Massoneria. Avevo qualche nozione in merito, avevo sempre pensato che i massoni fossero delle brave persone, che si prodigassero ad aiutare il prossimo e seguissero una via spirituale che li portasse a scoprire se stessi: nobile progetto. Ma la realtà dei fatti era diversa. In seguito, ho accettato di non far di tutta l’erba un fascio, e di distinguere tra le brave persone che perseguono nobili scopi, e coloro che possiamo 20
  19. 19. definire deviati, che hanno come fine il potere personale, la dimostrazione del loro potere, il nepotismo, l’arricchimento. Ora, quanti si possono chiamare fuori da quest’ultima logica egoistica, non so quantificare, ma di certo sono una stretta minoranza. Cominciavamo sempre più a renderci conto che la battaglia era impari, eravamo per davvero dei Don Chisciotte, il sistema proteggeva sé stesso, e i mulini cominciavano ad apparire. Negli anni in cui mi sono interessato della questione, le acque sembrava si stessero smuovendo, perché i sindaci che si erano succeduti, avevano fatto finta di interessarsi. La legge 167 era stata per anni un tema caldo, ma i tempi non erano ancora maturi, i palazzinari avevano ancora a disposizione aree lottizzate ove costruire, solo e soltanto quando dette aree fossero state terminate, la morsa degli accordi traversi avrebbe avuto fine. Sull’edilizia molti pescecani speculano, è sempre stato un investimento sicuro. Non parliamo di terreni che da incolti o agricoli diventano edificabili, facendo la fortuna dei proprietari. Gli squali, conoscendo in anticipo i futuri sviluppi dei Piani di Zona – oggi si parla di Piani Regolatori Generali –, fanno allettanti proposte agli inconsapevoli possessori di suoli, e si arricchiscono. Quando cominciai a preoccuparmi? Quando persone che non conoscevo, incrociandomi per strada o al supermercato, o se a me vicini di tavolo, parlando da sole senza rivolgermi la parola e lo sguardo, dicevano: «Ma chi te lo fa fare!»; «Don Chisciotte!»; «Lascia perdere»; «Povero Cristo»; «Povero Diavolo.» Era iniziata la psicosi, mi sentivo al centro dell’universo, 21
  20. 20. di ogni discorso degli altri. Ma riuscivo ad analizzare la situazione poiché non era solo frutto di fantasia, il sistema si era mosso contro di me, dovevano rendermi un testimone inaffidabile, incapace di intendere e di volere: quale tribunale avrebbe dato credito a uno psicotico? Del resto mi era andata bene, era una fine onorevole, di solito sono più sbrigativi, ma avrebbero creato un martire. In un ultimo colloquio col presidente della società gli chiesi perché avesse portato alla bancarotta un’azienda che fatturava mezzo miliardo di lire all’anno, resomi ormai conto del tranello. Mi rispose cinicamente che non c’era nulla di personale nei miei confronti e non addusse altre motivazioni. 22
  21. 21. 4 - conciato per le feste Fin da quando avevo deciso di lavorare part-time in opificio, per seguirne gli sviluppi, mantenendo il mio lavoro di odontotecnico al pomeriggio, mia sorella di sangue mi aveva avvisato: «Non ti fidare», diceva, «un socio mi ha fatto vedere delle polveri dicendo: con un po’ di questa nel caffè ogni giorno una persona può diventare pazza.» Mia sorella era disperata, associando queste parole al mio stato di salute (ero effettivamente stressato, la battaglia durava da tempo), voleva a tutti i costi che non frequentassi più certa gente. Mi diceva: «Non pensare ai soldi, non fanno la felicità.» Era una grande donna già allora. Ormai ero incastrato nel meccanismo e per uscirne mi avrebbero conciato per le feste. Durante i mesi di part-time lavorando e familiarizzando con soci e operai, avevo saputo di soldi guadagnati dall’opificio e non versati sul conto dell’ 23
  22. 22. azienda ma sul conto personale del presidente; inoltre, in confidenza, un operaio, parente di un socio importante, mi disse che l’azienda sarebbe stata gestita ad hoc per tenerla sempre sul punto di crisi, per eliminare i soci di minoranza. Erano stati fatti prelievi da cinque banche per 200 milioni a banca ed eravamo in rosso di oltre un miliardo di lire. Le entrate erano minori dei costi di acquisto merce. Che fine facevano i soldi? Cominciai a pretendere di verbalizzare le assemblee e di visionare tutti i movimenti bancari; cominciai a prendere le distanze da tutti, perché il leitmotiv era che tutti sapevamo tutto, eravamo tutti coinvolti. Io no purtroppo, che ci si creda o no, lo scoprii molto tardi e per non essere coinvolto nel fallimento imminente decisi di querelare il Consiglio di Amministrazione e non approvare l’ultimo bilancio, che, anzi, avrei palesato al notaio come falso, come ben mi resi conto ascoltando una conversazione tra il ragioniere dell’azienda e il commercialista. Nei mesi in opificio, la mattina facevamo un break con caffè che veniva preparato da una socia addetta alla produzione, nella cucina della casa attigua. Quella mattina, preso il caffè, notai subito che aveva un sapore dolciastro, diverso dal solito, pensai immediatamente che mi avessero drogato, però non dissi nulla. Riflettendoci, adesso ricordo che stavo prendendo una tazza diversa, ma mi disse la signora: «Questa è senza zucchero, prendi quest’altra.» E mi porse la tazza che volle lei. Nel giro di poco tempo, iniziai a fantasticare, idealizzavo le persone pensando: questi sono diavoli, questo è Dio. Non mi rendevo più conto dei miei pensieri, anzi, cominciai ad avere crisi di panico, vedevo tutti come dei nemici che 24
  23. 23. tramavano contro di me e cercai di andar via. Prima di uscire, si avvicinò il figlio della socia mi guardò negli occhi e, andando via, si rivolse alla madre e disse: «Ha paura.» Mi avviai all’auto, ma non riuscivo a coordinarmi, avevo troppa paura, non so di cosa. Riuscii a tornare dentro, telefonare a casa, e dire: «Venite a prendermi, non mi sento bene.» Entrò in amministrazione il marito della socia che mi aveva drogato e disse: «Ma guarda un po’, è morto e non se ne rende conto.» Dopo dieci minuti, arrivarono mia sorella e mio cognato e mi portarono a casa. Mi misi a letto impaurito e tremante, e alle domande dei miei rispondevo solo con: «Che cosa mi hanno messo nel caffè? Che cosa mi hanno messo nel caffè?» Chiamarono mio fratello medico – quello del dubita – che pensò a un esaurimento nervoso dovuto allo stress degli ultimi mesi e alla situazione di fallimento dell’azienda. Tutto si sarebbe risolto col riposo, ma prenotò, comunque, una visita con un amico neurologo che nel giro di pochi giorni venne a casa a visitarmi. Non so se presi dei tranquillanti, dei primi giorni non ho ricordi definiti, se non il pensiero fisso che mi avessero drogato e tanta paura. Quando il neurologo si presentò a casa la situazione non era migliorata. Mi visitò, controllò i riflessi e cominciammo a parlare. Gli raccontai tutta la storia: la legge 167 e la cooperativa, l’azienda in fallimento ad hoc, il fatto che ero stato drogato, la massoneria. Pensate mi credette? No di certo! Mi congedò e disse a mio fratello che non ero di sua competenza, ma di competenza psichiatrica. 25
  24. 24. 5 - L’incontro con lo psichiatra Ero abbastanza tranquillo di incontrare lo psichiatra, la situazione non suscitava in me particolare apprensione come nella maggioranza delle persone. La paura di aver a che fare con questo professionista è latente in ognuno di noi per ignoranza di sé stessi, poiché si teme di scoprire di avere qualche rotella fuori posto che non si è palesata alla nostra coscienza; inoltre, se si venisse a sapere, cosa penserebbe la gente? Niente di più falso: almeno un paio di volte nella vita si dovrebbe ricorrere all’analisi profonda di sé stessi e al confronto con un professionista. Lo sostiene ogni buon psicoterapeuta ammettendo che prima di mettere in analisi gli altri,ènecessarial’analisi diséstessi,del propriopensiero, dei propri condizionamenti, del proprio vissuto, dei propri schemi. Nota fondamentale è l’essere pronti a mettersi in discussione e imparare nuove strade, comprendere che il 27
  25. 25. ruolo medico-paziente non è nel senso logico dei termini, ma a volte si inverte. Quest’ultima affermazione non è da tutti condivisa, se non da quegli analisti che sono al di sopra della media e non conformati col sistema di riferimento in cui vivono. Mi spiego: un analista occidentale che non ha mai studiato il pensiero orientale, più intriso di spiritualità, non potrebbe mai capire le dinamiche dell’anima, semmai ne ammettesse l’esistenza, ma si fermerebbe a valutare sintomi e comportamenti quali semplici scambi biochimici all’interno del nostro cervello. È pur vero che anche qualche medico occidentale comincia a porre come base il tema della reincarnazione (eresia per la chiesa) quale dinamica da disvelare, usando l’ipnosi regressiva. Parlando di reincarnazione si aprono territori vastissimi da esplorare, non siamo più circoscritti a una sola esistenza e si affaccia il tema dell’immortalità e una luce si accende per rispondere ai grandi temi esistenziali. L’anima non è scienza. L’anima è sempre stato campo di gioco delle religioni, dei preti. Una questione di fede. Ma questa religione è in grado di capire il percorso di un’anima? Oppure, secolarizzata e sterile, racchiusa in dogmi, non è altro che una ennesima lobby di potere gerarchizzato che pensa a come accrescere le proprie finanze? Non sono forse uomini come noi, con una semplice divisa addosso, che vivono le nostre passioni, frustrazioni, delusioni, innamoramenti, odio? Abbiamo dimenticato che i liberi pensatori del passato venivano messi al rogo? Abbiamo dimenticato le scoperte della scienza rinnegate per evitare il rogo? È cambiata la forma, ma non la sostanza; oggi non è tutto solo politicamente corretto, è 28
  26. 26. anche tutto religiosamente corretto. La cappa che ci avvolge, questa coscienza collettiva che ci opprime, non lascia fuoriuscire facilmente un’anima dal proprio seno. Come possiamo farci guidare, quindi, nel percorso dell’anima dalla scienza e/o da questa religione, se tutto deve sempre rientrare in determinati canoni? Difficile trovare analisti e preti illuminati sul proprio percorso, anche se, cercando, la qual cosa non è impossibile. Lo psichiatra non era uno diverso dalla norma, dopo avergli raccontato le mie vicissitudini, concluse che ero affetto da scompenso psicotico, lo certificò e mi diede una cura. La causa era il forte stress emotivo, dovuto all’imminente fallimento dell’azienda, e quindi alla perdita di soldi; inoltre mi disse che ero affetto anche da manie di persecuzione. Sinceramente pensai che anche lui fosse parte del gioco e minacciai di querelarlo. Adesso non si scherzava più, ero a tutti gli effetti uno psicotico. All’epoca vivevo in casa dei miei e, pur non volendo, la cura mi veniva somministrata di nascosto. Stavo osservando un periodo di completo riposo e di assenza dal lavoro. Quando mi resi conto che venivo sedato mio malgrado, persi la calma e andai in escandescenza. Forse cominciavo ad avere veramente la psicosi, erano i farmaci o forse erano ancora gli effetti della sostanza nel caffè? Non lo sapevo. Oppure era la situazione creatasi in casa? Mia sorella, molto pia, pensò che fosse opera del diavolo, era l’unica che credeva alla mia versione dei fatti, ricordandosi anche della polvere che fa impazzire. Io non gli diedi credito, ma accettai di ricevere la visita di un noto prete locale. Già in quel tempo la mia mente galoppava veloce 29
  27. 27. su diverse questioni, e me ne meraviglio ancora. Leggendo il Credo su un foglietto di chiesa lo criticai cancellando la parte finale che riguarda la Chiesa cattolica, cominciai a provarne avversione. Quando mi incontrai col prete fui abbastanza cordiale, ma gli feci capire che non credevo in lui e nella Chiesa, anzi, che mi erano nemici. In effetti il mio modo di pensare era cambiato, non so perché. Per mia sorella, queste erano prove della possessione. Mi rividi altre volte con lo psichiatra, e ogni volta mi sembrava di affrontare una battaglia, in effetti stavo peggiorando, mi divertivo a capire chi tra noi due avesse la mente più sveglia punzecchiandolo su diversi argomenti, lui di rimando, calmissimo, rispondeva senza scomporsi. Per me era un gioco e lui lo capì perché mi disse: «Continui a prendere la terapia, lei ci gioca con la mente.» Devo riconoscergli una certa bravura, col senno di poi, mi è stato di grande aiuto, pur nei suoi limiti. Intanto,incasa, rifiutavodiberedaibicchierichemivenivano porti,mi versavodaberedasolo,ecominciavoavederecome nemici anche i miei familiari. Possibile tutto ciò a causa di una droga presa nel caffè? Mi accorsi, allora, di uno strano colore nella minestra: mia sorella aveva cambiato tattica. Così, rifiutavo di mangiare se non assistevo al prelievo del cibo dalla pentola o cambiavo piatto e bicchiere. A distanza di un paio di settimane avevo maturato l’idea di andare via da casa. Visto che continuavano a curarmi di nascosto, ho pensato che lo facessero d’accordo con i miei nemici, e che fosse il prezzo da pagare al posto della morte. Don Marco lo rividi per strada a distanza di anni, quando 30
  28. 28. tutto era finito, mi chiese come stessi e mi disse: «Dio è buono.» Io gli risposi: «Dio non può essere solo buono, non sarebbe onnipotente.» Ci separammo e non lo rividi più, in seguito morì, ormai anziano. 31
  29. 29. 6 - T.s.o. e n.d.e. Una sera, tutti riuniti a casa c’erano la mia famiglia e i parenti della mia fidanzata, più un amico di infanzia mio maestro di arti marziali l’unica persona fidata, non poteva tradirmi, era il mio maestro. Gli confessai che quella sera sarei fuggito di casa e gli chiesi se mi avrebbe aiutato. Mi rispose affermativamente, e mi chiese di aspettare perché doveva andare in bagno. Avvisò la truppa che si preparò all’assalto finale nonostante la porta di uscita fosse chiusa a chiave. Quando tentai di uscire e mi accorsi che la porta era chiusa cominciai a dare in escandescenze, credetti ancora di più che fossero tutti nemici, che fossi in galera, lo gridavo e cominciai a essere violento, non era mai successo prima. Come vi sentireste voi privati della libertà e curati vostro malgrado?Comeunbrancodilupi,siavventaronosull’agnello indifeso, il maestro a sinistra, il fratello professore a destra, 33
  30. 30. altri cercarono di inserirsi, ma gli fu detto di allontanarsi. Il maestro conosceva le tecniche di bloccaggio e la mia parte sinistra era in una morsa, dalla parte destra avevo libera la gamba e pensai in un baleno: gli spezzo la gamba al livello del ginocchio. Poi optai per qualcosa di meno violento e schiacciai il piede del professore più volte. Questo pensiero mi dimostra che ero solo vittima delle circostanze, non ero effettivamente violento. Dietro indicazioni del maestro, riuscì anche il professore a bloccarmi. «Io non me la sento», disse il fratello medico. «Gliela faccio io», disse mia cugina infermiera. Vidi che avevano preparato una siringa, come seppi in seguito era un Trattamento Sanitario Obbligatorio, cosiddetto T.S.O. Era già stato preventivato dallo psichiatra nell’evenienza che si fosse verificato l’episodio che vi sto raccontando, istruendo mio fratello medico. Un T.S.O. non è una procedura di routine, bisogna chiedere il permesso al sindaco, ma nel mio caso questo permesso non c’era. Capisco, adesso, i miei familiari per tutto quello che hanno fatto al solo scopo di tutelare la mia salute. L’infermiera, mia cugina, mi iniettò la fiala nella coscia destra, passati pochi secondi persi immediatamente le forze, la coscienza era desta, però il mio corpo era una foglia nelle mani del vento. Mi misero a letto, tutti erano molto agitati e qualcuno piangeva. Il professore disse: «Non fatevi prendere in giro, sta fingendo.» Il medico e l’infermiera sapevano che non era così, mia cugina mi chiese: «Fai uso di sostanze stupefacenti?» Risposi: «No! Mi hanno drogato.» Mi controllò gli occhi, erano ruotati all’indietro, lo ricordo 34
  31. 31. benissimo. Cominciarono a spaventarsi per davvero, io ero tranquillissimo, avevo cominciato a viaggiare verso la luce, era avvolgente, calda, cominciai a sentire delle voci. Nel frattempo mia cugina mi misurò la pressione e cominciò a gridare: «Lo stiamo perdendo, lo stiamo perdendo!» Era un collasso cardiocircolatorio. Le voci mi dicevano, mentre uscivo dal mio corpo: «Vuoi bene a tuo padre? Vuoi bene a tua madre? È presto ancora, torna indietro.» Risposi risoluto che era bello morire, non volevo ritornare nella gabbia del corpo e dai miei nemici, e che non volevo bene a nessuno. C’era tanto amore dove stavo adesso, ne ero avvolto, ne facevo parte. Quando la voce mi chiese: «Vuoi bene alla tua ragazza?» in un attimo decisi di tornare indietro, non avrei sopportato la sua sofferenza. Fu un atto d’amore del quale non mi pento, anche se ricordo i patimenti del corpo e della mente, sentii un freddo intenso nell’essere risucchiato indietro. Come fu come non fu, mi avevano iniettato un cardiotonico, la pressione era risalita. Poi black out, dormii tranquillo. In seguito,quandomi ristabilii,erocoscientedi averfattouna esperienza di premorte, che gli americani hanno classificato come Near Death Experience. Ne ebbi la conferma, pian piano, la prima volta acquistando e leggendo Abbracciata dalla luce di Betty J. Eadie. “Ho imparato di più sulla premorte da questo volume che da qualunque altra mia esperienza precedente, inclusi i dieci anni passati a studiare l’argomento e i colloqui avuti con le persone tornate alla vita dopo essere state dichiarate clinicamente decedute.” (dall’ introduzione del Dr. Melvin Morse). 35
  32. 32. Mi svegliarono i bisogni fisiologici, ero frastornato, ma ricordavo tutto quello che era successo, scesi dal letto e mi avviai al bagno. Avevo, da quel momento in poi, sempre un guardiano, quella prima volta c’era il professore, mi chiese se ce la facessi da solo, gli risposi di sì. Feci il mio bisogno e appena finito, in piedi, mi addormentai e caddi battendo la testa al termosifone, mi svegliai di colpo per il dolore e venni sorretto fino al letto. Per diversi giorni, dormivo e mi svegliavo giusto per i bisogni, anche alimentari. Mi davano, facendo attenzione che la prendessi, la terapia farmacologia. La mia coscienza, dopo quel trattamento, aveva subito un forte trauma, al punto che la mia identità ne fu trasformata. L’esperienza che avevo vissuto, non abbastanza analizzata da me in quelle condizioni, mi portò a identificarmi con Gesù. La premorte, l’immersione nell’amore, il ritorno, il senso di immortalità. Certamente la mancanza di informazioni e la sedazione mi fecero pensare di essere risorto e di essere il Cristo. Nel sogno che avevo fatto, mi vedevo fuori dal mondo, mentre nel mondo, da osservatore, vedevo due energie, una bianca e una nera che combattevano. Quando lo rivelai al fratello medico gli dissi che l’umanità era in pericolo, le forze del male stavano prendendo il sopravvento e io, Gesù, ero tornato per affrontare quella guerra. Lui sarebbe stato il mio primo discepolo combattente, e lo investii del grado di arcangelo. Mio fratello mi disse allora, con le lacrime agli occhi: «dubita.» Lo psichiatra decise che la terapia, che inizialmente andava a scalare, dovesse essere invece aumentata per continuare a farmi dormire. Cominciai ad alternare periodi di sonno e 36
  33. 33. veglia, e ogni volta mi svegliavo con pensieri schizoidi. In uno di questi, avevo parlato con Dio, il quale mi aveva dato l’incarico di tornare sulla terra a ricordare la missione di combattere il male, che i miei fratelli avevano dimenticato, poiché si erano identificati col personaggio umano che rivestivano, non ricordando chi fossero. Quando capii che lo psichiatra aveva tanto potere, infransi la parola data a Dio, ovvero di essere sempre veritiero, e cominciai a non disvelare i miei pensieri, sempre schizoidi, tant’è che finalmente, dopo molto tempo, cominciarono a farmi uscire di casa, accompagnato dal guardiano di turno, per farmi prendere contatto con la realtà e verificare se avessi potuto riprendere a lavorare. 37
  34. 34. 7 - Mia sorella combatte per me Nessuno toglieva dalla testa di mia sorella che il mio stato di salute fosse opera del diavolo, lo aveva accennato al resto della famiglia, ma fu messa a tacere e ridicolizzata. Aveva però l’appoggio del marito e di mia madre. Continuò la sua battaglia rivolgendosi dapprima alla Chiesa, nella figura di preti amici, che alle sue domande disperate rispondevano: «Il male esiste.» Chiedendo se commettesse peccato tentando altre strade, un prete intelligente, le disse: «Tenta pure tutte le strade.» Fu così che cominciai a conoscere preti esorcisti e operatori dell’occulto. Mia sorella mi fece una foto, facendomi posare sull’attenti e mi disse: «La devo mostrare a un mago.» Io pensai che mi stessero reclutando, avevo in mente sempre la battaglia tra bene e male. Mia sorella tornò col responso: mi avevano fatto una fattura, e Giorgio, il mago, avrebbe cominciato a lavorare su di me, a distanza, per liberarmi. 39
  35. 35. Io cominciai a credere in tutto ciò perché, molte volte, i pensieri non li percepivo come miei, sentivo che mi erano estranei, questo confermava in mia sorella la fattura: era il diavolo a possedermi. Questo lavoro di Giorgio durò alcuni mesi, durante i quali contattammo anche un prete esorcista che mi esorcizzò senza risoluzione. Ricordo in sala d’aspetto, mentre una donna era all’interno e veniva esorcizzata, le grida e le imprecazioni di questa donna, che doveva essere liberata dal demonio. Cominciammo a pregare spontaneamente fino a quando la donna uscì, sembrandomi molto sollevata. In una telefonata da Palermo, parenti con i quali mia sorella era in contatto, e con i quali si era confidata, la misero in guardia da Giorgio, perché si trascinava per le lunghe e il suo intento era solo di spillarle soldi. La commara le disse: «Se ci credi veramente, vieni a Palermo, ti porto dallo zio Tino, ci andrai una sola volta e ti dirà di cosa si tratta e, se risolvibile, basteranno pochi giorni, non mesi.» Andai a Palermo con mia madre nascondendo la natura del viaggio al resto della famiglia, a una stazione scendemmo per cambiare treno e fui attratto dai libri e acquistai Abbracciata dalla luce. Arrivammo a Palermo, i parenti ci aspettavano, tutti sapevano del mio stato di salute. Tutti mi credevano, per loro non ero pazzo come lo ero per tutti gli altri; trovai conforto e speranza. Parlai loro della mia esperienza e mi credettero sulla parola, quella notte riposai tranquillo. L’indomani, dopo pranzo e dopo la mia porzione di cassata siciliana, mi accompagnarono dallo zio Tino, persona di campagna umile e forte, determinato. Gli spiegai 40
  36. 36. le mie condizioni. Mi portò nel suo sancta sanctorum dove notai tante figurine di santi attaccate al muro, candele, incensi, talismani. Mi disse di togliere i vestiti, l’orologio e la collanina, rimasi in slip, fece delle fumigazioni e cominciò a recitare preghiere che non conoscevo. Alla fine mi disse che aveva percepito una fattura fatta da un mago molto potente e che lui gli era inferiore di grado, quindi non poteva fare altro che alleviare le torture, ma non guarirmi. Mi chiese se avessi voluto un abitino, per protezione, da portare sempre con me, gli risposi negativamente, non avrei potuto spiegarlo ai familiari estranei a questi fatti. Mi propose, allora, di immergere la mia collanina in una polvere protettiva, avrei portato almeno quella? A questa richiesta acconsentii. Mi disse che avrei dovuto combattere instancabilmente, di non mollare mai, non ero assolutamente pazzo e mi consigliava di non prendere farmaci. Nel commiato ci abbracciammo e mi regalò un libro, Invito all’Amore di Suor Josefa Menéndez, religiosa del sacro cuore di Gesù. La lettura di questo libro mi ha molto colpito: è l’esperienza con Gesù della suora e termina con l’invito a far conoscere l’Amore a tutti coloro che sono lontani da Dio. Suor Josefa mi chiedeva di aiutarla nella sua opera d’Amore, la richiesta non era tanto distante dal combattere il male, così accettai questa nuova missione. Nella mia mente combattevo contro i cattivi pensieri, cominciavo a pensare al suicidio, ma come analizzai e smascherai i pensieri a me estranei? Tra le tante voci che sentivo e che credevo di pensare, se ne affacciò una strana: «come si fa sesso?» 41
  37. 37. Santi numi, pensai, questo non sono io, io so come ci si accoppia. Avevo adesso la certezza personale, senza poterlo provare ad altri, che in me c’erano altre entità. In un’altro episodio, che ricordo a malincuore, ero con mia madre nel laboratorio dove lavoravo, sentii una voce autoritaria che mi diceva: uccidila. Presi il coltello da gesso che era sul tavolo e feci due passi verso di lei con l’intento di ucciderla, ma un’altra voce, e fu la prima positiva di tutti quegli anni, con autorità ben più potente disse: non uccidere. Mi bloccai all’istante e mi resi conto di quello che era successo, avevo avuto la prova personale che il bene e il male si stessero contendendo la mia anima. Avevo sentito finalmente la voce di Dio che tanto pregavamo. La scienza non ammette questa possibilità, ero a tutti gli effetti uno schizofrenico e come tale dovevo essere trattato farmacologicamente. Il solo raccontare questi fatti allo psichiatra, lo convinse ancor di più della sua diagnosi. 42
  38. 38. 8 - il lavoro Cominciai a provare a lavorare, ma non riuscivo a mettere a fuoco l’immagine. Avevo, inoltre, difficoltà di concentrazione, scatti improvvisi involontari della muscolatura, crampi alle dita delle mani nella posizione di tenuta della penna. Iniziai lentamente a scivolare verso la depressione, infatti, immaginavo la mia vita, a quel punto, finita, poiché dal lavoro dipende il futuro e i progetti di ognuno di noi. Non mi sentivo più Gesù, l’aver sentito quella voce perentoria mi aveva ridimensionato al rango di nullità. Pensai che il lavoro dello zio Tino mi avesse in qualche modo aiutato, ma sapevo che non sarebbe finita. Riferendo gli effetti collaterali allo psichiatra, si decise di diminuire gradualmente il dosaggio della cura, fino a quando fossi riuscito nel mio lavoro. La vista cominciò a migliorare un po’, tuttavia l’ostacolo più grosso era la mia scarsa capacità 43
  39. 39. di concentrazione. Preso un lavoro in mano, mi ci dedicavo ore e ore senza, però, completarlo in quantità e qualità. Mi astraevo completamente da quella dimensione e seguivo le voci interne che tra un ordine e un contrordine mi facevano seguire un altro percorso. Quando me ne rendevo conto, mi criticavo, ma era più forte di me, non riuscivo a lavorare, in più ci avevo preso gusto a quel dialogo interiore. Nell’arco di due, tre mesi avevo realizzato pochi elementi di scarso impegno e poco valore economico. Il collega che fino ad allora aveva provato ad aiutarmi, rendendosi conto della gravità, cominciò a parlare di scioglimento della società. Il medico dentista, che sulle prime si dimostrò sensibile, mi disse di non mettere più piede nello studio perché ero di disturbo alle attività lavorative. Da un’altra società di cui facevo parte, in un’altro paese limitrofo, me ne uscii per recuperare qualche soldo, e perché non avrei più potuto interessarmene; quel collega fu onesto e mi diede tutta la mia parte senza batter ciglio. Comunque crollai, ero in depressione profonda, ansioso, desideravo la morte, anche se una piccola parte di me si chiedeva perché. Ero molto tentato, poiché mi ero reso conto che la fisicità era solo un’illusione e che la vita non finisce con la morte. Anche la società principale si sciolse e rimasi circa cinque anni senzalavoro. Frequentavodi tantointantoil laboratorio, come scusa per uscire da casa, non avevo amici e non sapevo dove andare. Solo il Dr. G., che alla lunga si è dimostrato un galantuomo, mi disse di non preoccuparmi del mio posto di lavoro da lui, che sarebbe stato sempre disponibile ogni qual volta io fossi stato in grado di lavorare. Infatti, a fasi alterne, 44
  40. 40. quando riuscivo, ho lavorato per lui facendo ancora più attenzione del solito per garantirgli un’ottima prestazione. I due medici del mio paese con i quali avevo contatti erano, invece, due cinici e ingrati. Uno, più volte contattato, ha sempre detto ai miei familiari che mi avrebbe aiutato, ma non l’ha mai fatto. Non gli do tutti i torti, non avrei potuto reggere una grossa mole di lavoro, ma un lavoretto al mese avrebbe potuto passarmelo. Ormai ero un appestato. L’altro medico, pian piano, ha ritirato la sua collaborazione senza farmi sapere più nulla, per giunta si era permesso di dire al mio caro amico Dr. G.: «Ancora con lui lavori, quando lo lascerai a casa?» Avevano dimostrato il loro valore, e come diceva sempre mio padre, proverbio che fino a quel momento non avevo capito: «Allo sciogliersi della neve appaiono gli stronzi.» La neve si era sciolta. 45
  41. 41. 9 - Iniezioni di fiducia Come combattevo la depressione, l’ansia e i demoni? Con gli antidepressivi, gli ansiolitici e l’aiuto di Dio, che mi si palesava lungo il cammino sempre in modo più evidente, contrapposto alle voci negative. La depressione, diceva lo psichiatra, era un buon sintomo, perché cominciavo a criticare i miei fumosi pensieri e prendevo contatto con la realtà. Certo, c’erano problemi da affrontare: ero senza lavoro, l’opificio era fallito, la mia fidanzata aveva timori per il nostro futuro. Anche se non mi aveva mai abbandonato grande anima, aveva però timore a vivere con uno schizofrenico. Nel frattempo si era diplomata infermiera professionale, aveva nozioni di psichiatria e conosceva bene la malattia e i miei pensieri, i quali le confidavo in tutta onestà. Era lei la mia bussola. Ha sempre avuto una mente aperta, e pur dubitando della mia 47
  42. 42. battaglia interiore non la escludeva. Con lei parlavo dei miei pensieri profondi. Avevo coscienza della mia malattia, un problema di identificazione, per questo cominciai a chiedermi: «Chi sono io? Da dove vengo? Dove vado?» In una riflessione profonda ero giunto alla considerazione che l’io non esistesse, e che fosse solo un temporaneo identificarsi e che noi non siamo realmente l’io. Nessuno sapeva darmi queste risposte, neanche la Chiesa nella quale avevo di nuovo riposto la mia fiducia. Nel giro di confessioni che mi feci, capii la piccolezza di alcuni preti, e la grandezza di altri. Questa grandezza, però, non passava attraverso i canoni del cattolicesimo, che cominciò a sembrarmi sempre più uno schema dal quale uscire. Infatti, un solo prete mi comprese, era un esorcista dell’America Latina che confermò la mia battaglia, ma si dichiarò impotente nei confronti delle fatture, non avendo avuto insegnamenti in tal senso. Eppure, Padre Amorth, in una trasmissione Rai di cui non ho però riferimenti, ha ammesso l’esistenza di tali malefici. Se avete la pazienza di cercare su You Tube l’Intervista a Don Gabriele Amorth del 2006 rilasciata al giornalista Alessandro Atzeri, avrete la conferma di quello che sostengo. D’accordo con la mia ragazza, andammo a seguire una conferenza di Douglas Baker sulla reincarnazione, era un tema importante per me, data l’esperienza che avevo fatto e le domande che mi frullavano in testa. Fu affascinante, 48
  43. 43. ero convinto più che mai, adesso, che la mia certezza di immortalità passasse, per forza logica, attraverso larinascita, cominciavo a vedere la realtà nell’ottica del karma. Domande tipo: «Perché a me? Perché si soffre?» cominciavano a trovare risposta concreta e non da favola per bambini. Io ero responsabile delle mie azioni e del mio destino, però, non ne ero pienamente consapevole. Le conseguenze alle azioni compiute, per quanto brutali, le accettai con più serenità: non era Dio a punirmi, ma ero io ad aver scelto quel determinato percorso di crescita spirituale. Cominciai a studiare i temi che mi affascinavano, compresa la magia, volevo trovare da solo un rimedio al mio male e avere risposte. Acquistai alla conferenza dei libri del Dr. Baker facendomeli autografare e leggendoli con avidità, si trattava de: L’aura umana, Le leggi Karmiche, Supercoscienza e meditazione, Psicologia esoterica. Un nuovo bellissimo mondo, fino ad allora sconosciuto, mi venne incontro. Fu logica conseguenza pensare quali insegnamenti ci propinasse la Chiesa; imparai comunque a distinguere e a continuare a rispettare la figura del Maestro Gesù dall’istituzione cristiana che mi sembrò sempre più falsa. Scrive il Dr. Baker, in Supercoscienza e meditazione, che le grandi religioni mondiali, nessuna esclusa, hanno avuto sempre due insegnamenti diversi: uno essoterico destinato alle masse e uno esoterico ristretto a una cerchia di iniziati. Fa l’esempio, preso dalla Bibbia, delle parole di Gesù ai discepoli, in Marco 4:11: “A voi è stato dato il segreto del regno di Dio, ma per quelli che sono fuori, tutto avviene in parabole.” 49
  44. 44. Questo perché non si assista al fatto che la massa, ignorante, non comprenda e profani gli insegnamenti. Ecco perché gli iniziati sono vincolati al silenzio, conoscendo bene le reazioni del popolo alle disvelazioni. Addirittura, sempre nella Bibbia, segue nel versetto su citato: “perché non avvenga che si convertano e sia loro perdonato.” Ora mi sembra chiaro che bisogna mantenere le masse all’oscuro, affinché sia instillato in loro il sentimento di peccatori, e abbiano bisogno della Chiesa per riconciliarsi e peccare ancora in un circolo vizioso, poiché è nell’essere ignoranti che si erra. Questa era la logica dell’ Era dei pesci, l’Era dell’Avatar Gesù, l’Era dell’ignoranza. Mi sostenne in questo pensiero anche Arthur Schopenhauer, infatti scriveva: “Per tenere a freno gli animi rozzi e per distoglierli dall’ingiustizia e dalla crudeltà, non serve la verità, poiché essi non sono in grado di comprenderla. C’è bisogno dell’errore, di una favola, di una parabola. Da ciò, la necessità delle dottrine religiose materiali.” Accade che, nel seno del cristianesimo antico, vi era un movimento che non rispondeva a questa logica: quello degli Gnostici. Leggendo di loro, si apprendono delle sostanziali differenze dal cattolicesimo: l’emanazione da Dio dell’universo e la dottrina della reincarnazione. Un’altra riflessione è che “il Dio dell’antico testamento sarebbe un Dio malvagio, che mira a tenere l’umanità nella schiavitù della materia e dell’ignoranza.” e ancora “attraverso riti e formule magiche, si doveva propiziare l’ascesa al regno spirituale del principio divino dell’anima umana, esorcizzando i demoni.” Questi temi mi erano affini, cominciavo a vederci più 50
  45. 45. chiaro. Lessi, appresso, la Pistis Sophia e ebbi la certezza che quanto avevo sognato e delirato non fosse frutto di fantasia, o perlomeno che vi fossero dei matti come me. Infatti, secondo questo testo fondamentale del pensiero Gnostico, “[...]nel mondo degli eoni – il nostro mondo – si consuma il drammatico scontro tra la materia e la luce. Episodio centrale è il destino di Pistis Sophia, collocata nel penultimo eone (12°), che, desiderosa di tornare e salire nella luce del Padre, commette l’errore di confondere la luce suprema con quella dell’arconte più malvagio, l’Arrogante, cosicché viene trascinata nel tredicesimo e ultimo eone. Per riscattarsi dovrà seguire, come tutti gli uomini, il Cristo, che solo può risvegliare chi è caduto sotto il potere degli arconti decisi a far dimenticare a ogni creatura la propria origine divina.” Mi immedesimai in Sophia, e cominciai a combattere l’idea che fossi malato con l’idea di un percorso spirituale nel quale intravedevo la luce. Mi chiedevo, tormentato dalle voci, pensando di dover fare una scelta di campo tra buoni e cattivi: «Chi mi assicura che i buoni sono buoni, che i bianchi sono bianchi? E se fosse l’inverso? Se i buoni fossero in realtà i cattivi e il bianco fosse nero?» Ero tormentato da questo dubbio, ma mi venne in aiuto il gruppo dei Jarabe De Palo con la canzone Depende che diceva: “che il bianco sia bianco che il nero sia nero, che uno e uno siano due, che la scienza dice il vero”, avevo avuto la risposta, cominciavo a elaborare un codice. Fu un periodo relativamente felice, anche se sempre in combattimento. Avevo dominato le esternazioni non 51
  46. 46. controllate, quindi davo una certa tranquillità a chi mi stava intorno, mentre io mi sentivo un agente segreto, non potendo disvelare la verità. Decidemmo, dopo molto ponderare, e consultatici con lo psichiatra, che il matrimonio ed eventualmente dei figli, mi avrebbero fatto bene. Infatti, dopo circa dieci anni di fidanzamento, era la giusta conclusione, tanto più che la mia amata aveva cominciato a lavorare e non mi faceva pesare la mia inattività, anzi, era fiduciosa che avrei ricominciato. Al tempo, avevo smesso di fare la cura pesante, ero sotto sedativo leggero e ansiolitici. Ricordo l’ansia e la paura dei preparativi, ero spaventato dall’idea che non sarebbe venuto nessuno al mio matrimonio: non fu così. La festa riuscì e ci divertimmo abbastanza, riuscii a mascherare bene i miei problemi. In quella occasione parlai con Don S., chiedendogli come mai mi sentissi una foglia al vento, mi rispose che tutti noi lo siamo, di confidare in Dio e pregare. La casa ci era stata preparata da mia sorella e mio cognato, quindi non avevamo problemi di affitto, ci pagavano persino il condominio. Sicuro di me, cominciai a barare non prendendo la terapia, pensando non ne avessi più bisogno, ma si ripresentarono le mie esternazioni incontrollate. In una di queste, approfittando di alcuni commenti politici che faceva la mia famiglia attorno alla televisione, dissi che ero un’alta entità e che conoscevo la verità. Sbottai dicendo, in modo esagitato, che era solo una presa per i fondelli, ognuno tirava l’acqua al proprio mulino e che non bisognava credere a nessuno, erano tutti mascherati, nella realtà erano angeli e demoni che si contendevano l’Italia e il mondo intero. 52
  47. 47. In un altro episodio pensavo di essere stato rapito dagli extraterrestri, e di aver subito una sostituzione di cuore, perché lo sentivo battere in modo diverso. Mia moglie minacciò di lasciarmi se non avessi preso la cura ancora una volta, era determinata; per questo motivo, da allora in poi, per amore, ho accettato di non fare più di testa mia. Mi fecero visitare da un altro psichiatra perché cominciai a sostenere che il primo non ne capisse abbastanza, così andammo a Padova. Mia sorella ne approfittò per farmi vedere da un noto esorcista, il quale, dopo avermi visto e messo una mano sulla testa, mi disse soltanto: «Non hai niente, mangia di più.» Il luminare Padovano, dopo aver ascoltato la mia storia, mi fece vedere le macchie di Hermann Rorschach, chiedendomi cosa ci vedessi. Io risposi che non ci vedevo assolutamente nulla, che mi sembravano macchie, non conoscevo, all’epoca, quella particolare indagine. Dietro l’insistenza del dottore, secondo cui avrei dovuto vedere per forza qualcosa con l’immaginazione, gli risposi che ci vedevo un teschio e delle ossa di morti. Concluse che fossi da ricovero immediato. Non mi ricoverai, ma ce ne tornammo a casa sconsolati. Ne contattammo un altro a Lecce che, sempre dopo avermi ascoltato (e fui per la prima volta creduto da uno psichiatra), convenendo che fosse plausibile la mia storia, mi disse che al momento ero guarito, ma che avrei dovuto stare attento alle ricadute, quindi era necessario continuare a prendere la terapia. Mi prescrisse una iniezione da fare una volta al mese, eliminando la pena della cura giornaliera e rendendola oltremodo più sicura per chi mi controllava. Decisi di intraprendere questa terapia. 53
  48. 48. Dopo qualche giorno dall’iniezione, mentre stavamo facendo una passeggiata sul corso principale del paese, cominciai ad avere spasmi ai muscoli della faccia: mi si apriva la bocca involontariamente. Capii che erano effetti collaterali della terapia e avvisai immediatamente mia moglie di rientrare e avvisare il fratello medico. Durante il ritorno a casa, ebbi anche spasmi oculari e ricordai di altri episodi simili che avevo confuso con la mia presunta appartenenza a una agenzia segreta che mi dava ordini telepaticamente, sempre per combattere il male. Arrivati a casa, mio fratello mi fece prendere un farmaco per contrastare gli effetti collaterali e chiamò lo psichiatra, il Dr F., che venne immediatamente. Mi ascoltò e mi chiese se fosse il caso di passare a una nuova cura che avevano finito di testare in America e di cui non era abbastanza pratico. Questo cambiamento si rendeva necessario poiché alcuni componenti del farmaco che mi avevano iniettato erano simili al farmaco che prendevo in gocce; gli effetti collaterali erano troppo manifesti e non c’era alternativa. Fu così che passai a un antipsicotico atipico, dapprima in dose di 2 mg die, mi stordì e me ne stetti a letto per parecchio tempo. L’idea del Dr. F. era di aumentare la dose nel tempo, per arrivare a un massimo di 5-6 mg die, come da posologia; ma ci rendemmo conto che già a basso dosaggio era impossibile avere una vita normale. Stava testando anche lui il farmaco. Continuai a prenderne 2 mg e cominciai ad abituarmi. Mia zia invitò me e mia moglie a casa sua a vedere una videocassetta: fu la svolta della mia vita, conobbi l’Avatar Sai Baba. Si proclamava Dio, testimoniandolo con i suoi 54
  49. 49. miracoli, e sosteneva che anche noi siamo Dio, ma che non ne siamo consapevoli, l’avevamo dimenticato nel corso delle innumerevoli vite identificandoci con la materia e l’io contingente. Inoltre, non invitava ad adorarlo, ma a innamorarsi dei suoi insegnamenti, che sono quelli più antichi dell’umanità: I Veda, giunti fino a noi senza manipolazioni da parte degli uomini corrotti dal potere. Riconobbi il Maestro immediatamente. In seguito ho letto dozzine di libri su di lui, libri che mi hanno portato ad avere maggiore consapevolezza delle grandi verità, e la certezza che i miei pensieri, fino ad allora non verificabili, erano finalmente certificati dal Maestro che introduceva la nuova Era dell’Acquario. Un’era in cui ogni verità sarà disvelata e vano sarà l’opporsi del potere costituito. Già la Chiesa cattolica, come ai tempi di Gesù aveva fatto il Sinedrio, in una operazione di marketing, ha tacciato Sai Baba di essere l’ Anticristo. Mentre qualche prete che si espone e accetta il suo insegnamento come vero rischia la scomunica, infatti tra questi Don Mario Mazzoleni (deceduto), il quale l’ha scritto nel libro Un sacerdote incontra Sai Baba, è stato scomunicato. Altri sono sul filo del rasoio, come il Padre Gesuita Anthony De Mello (deceduto) che si protende fuori dagli schemi canonici nei suoi numerosi scritti, uno dei più famosi è: Messaggio per un’aquila che si crede un pollo. Altri ancora, visti gli esempi citati, sottostanno al diktat di Santa Madre Chiesa in un vincolo di cieca obbedienza tirannica. 55
  50. 50. 10 - Altra fiducia Al convegno di Douglas Baker, gli organizzatori, i membri un Centro Studi Olistico, distribuirono una rivista: L’Arco, che trovai in seguito molto interessante. Vi era anche l’indirizzo e il numero di telefono del Centro, che contattai per avere più informazioni. In quella occasione mi invitarono a partecipare all’incontro con uno sciamano messicano. La parola sciamano suscitò in me la speranza che, laddove non era riuscita la scienza, a guarirmi totalmente ci sarebbe riuscito lui. Parlai con mia moglie dell’evento e decidemmo di andarci insieme. Appena arrivati al Centro, notai immediatamente il modo di porsi caldo e accogliente degli organizzatori e, come in seguito appresi, dei frequentatori abituali. Era un posto fuori dal mondo, dove tutti i combattimenti del quotidianosvanivanoper incanto. Lepersonechefrequentai, 57
  51. 51. alle quali avevo parlato del mio problema, non mi presero assolutamente per pazzo, ma sostennero che il mio fosse un percorso di crescita interiore e che non avrei dovuto preoccuparmi troppo. Ameyaltzin, lo sciamano, arrivò in jeans e maglietta e il suo sacco con gli attrezzi; eravamo in piena estate. Faceva questi ritiri, in giro per il mondo, per far conoscere la sua cultura che sta scomparendo, e per un non trascurabile aspetto economico per poter aiutare il suo popolo in Messico. Io ero tutto in tiro e lui, dopo un’occhiata fugace, mi invitò a mettermi a mio agio. Mi disse di togliermi la camicia, la cintura dei pantaloni, l’orologio e le scarpe, spiegandomi che la pelle animale intorno al mio corpo non avrebbe favorito il fluire dell’energia di Madre Terra, alla quale si sarebbe rivolto. In seguito, ci spiegò che partecipiamo alla sofferenza degli animali uccisi per tutti gli usi che gli uomini fanno di questi animali, tranne l’uso domestico. Spiegò il vantaggio del vegetarianesimo, quale via per ascendere a mete spirituali elevate. Ci parlò della sua insegnanza, che non è un modo per trovare la fama, ma un modo di essere, e di come deve essere trattata la natura e gli animali, perché tutta la vita è sacra. Ci parlò della pianta sacra del potere, il peyote o mescal, di come si fosse abusato di essa e di come abbia provocato la pazzia nelle persone che non conoscevano il suo effetto sul corpo e sulla mente. Pensai immediatamente al mio caso, e se fosse possibile che i miei tormenti fossero provocati da Mescalito, il Dio della pianta del peyote. Ci parlò dell’aspetto panteista di Dio e di come fosse presente in ogni cosa. Ci parlò dell’aspetto ilozoista, e cioè di come tutto ciò che è stato emanato, compresi la pietra o il tavolo, fossero partecipi di 58
  52. 52. un’unica viva energia in evoluzione, che si individualizzava in Madre Terra. È a questa energia che ci saremmo rivolti per il rito di iniziazione. Attraverso il suono del tamburo, la danza e le fumigazioni, e dopo il suono della conchiglia, lo sciamano diventava ponte tra cielo e terra, un intermediario autorizzato a canalizzare energia positiva. Ballai anch’io a ritmoditamburo,ciinsegnòdeipassicheciavrebberoaiutato a entrare in sintonia con la Terra. Riuscii a concentrarmi e a eseguire i passi nel modo giusto. Per diverso tempo, persi i miei malanni, mi proiettai in un’altra dimensione. Quando ci riunimmo nella sala, rispettosamente seduti a terra per non perdere il contatto, egli ci parlò della sua cultura, di come l’avanzare del progresso stesse facendo scomparire la sua etnia Nahuatl e con essa l’insegnanza, poiché i pochi giovani rimasti non erano interessati a quelle sciocchezze. Fu in quel preciso istante che, dopo averci parlato col cuore in mano, percepimmo quasi tutti, un’energia d’amore, molti di noi esultavano felici, io piansi a dirotto in un pianto catartico, mi chiedevo perché piangessi senza motivo, ma non riuscii a fermare il pianto e credo fui elevato a percepire vibrazioni che paragonai alla mia esperienza di premorte. Alla fine dell’incontro chiedemmo ad Ameyaltzin di riconoscere le nostre anime dandoci dei nomi significativi. Mi chiamò Kuauyolotl, che significa Cuore di Aquila, e mi spiegò anche perché: avrei voluto abbracciare col mio amore tutto il mondo. Colse nel segno, in quel tempo ero colmo d’Amore nonostante la mia battaglia. Mia moglie la chiamò Tekuichpo, che significa Fior di Cotone, spiegandoci che, seppur delicato, il fior di cotone nasconde un’insidia per chi non sia esperto nel raccoglierlo, cioè taglia le mani, questo 59
  53. 53. stava a significare che aveva gli artigli, in caso di difesa. Nel salutarci mi chiamò in disparte in una stanza vuota, assicurandosi non ci fosse nessuno, mi parlò nella sua lingua e mi fece un inchino rimanendo sull’attenti e abbassando la testa. Io chiesi spiegazioni, ma lui disse che avrei capito in seguito, mi disse di guidare mia moglie e di come il nostro legame fosse molto forte e sicuro, non sarebbe riuscito nessuno a dividerci. Ci abbracciammo, non l’ho più rivisto, e non ho più avuto sue notizie; ma è sempre presente nei miei ricordi e nel mio cuore. Un articolo su Ameyaltzin lo potete trovare nella rivista L’Arco. Durante il mio percorso seguente, mi imbattei in un devoto Hare Krishna che, dopo i primi approcci, e dopo avergli parlato della mia situazione, mi definì una Grande Anima, e mi suggerì di continuare la mia ricerca regalandomi un libro: la Bhagavad Gita con il commentario del Maestro degli Hare Krishna, Srila Prabhupada. Mi immersi in quella sacra lettura immedesimandomi nel protagonista Arjuna, il quale, preso dallo sconforto, si rifiutava di combattere sul campo di battaglia l’esercito avverso perché vi erano tra i suoi nemici quasi tutti i suoi parenti, anche se lui era stato usurpato dei suoi diritti di discendenza regale e aveva avuto l’educazione al combattimento in quanto Kshatriya. Allora Krishna in persona, non ancora palesatosi come Dio, si schierò al fianco di Arjuna, e gli svelò la scienza suprema della Bhagavad Gita. Gli spiegò perché tra l’inazione e l’azione è preferibile la seconda, che tutto è solo un gioco, un lila di Dio, e che l’anima, essendo immortale, in realtà non può essere uccisa. Nellarealtà,questi dueeserciti possonoessereidentificati col 60
  54. 54. bene e col male, dharma e antidharma e, la Gita, rappresenta, in ultima analisi, la ricerca più profonda dell’animo umano sintetizzata in monismo e dualismo. Così si esprimeva Gandhi a proposito di questo poema sacro: “La mia vita non fu che una serie di tragedie esteriori, e se queste non hanno lasciato su di me nessuna traccia visibile, indelebile, è dovuto all’insegnamento della Bhagavad Gita.” E Immanuel Kant: “Questo poema esige il più alto rispetto.” E Schopenhauer: “Si tratta dell’opera più istruttiva e sublime che esista al mondo.” Dopo aver letto la Bhagavad Gita, oltre a sentirmi un’aquila, poiché volavo sopra gli schemi, e, come dice Lucio Battisti, “sulle accuse della gente a tutti i suoi retaggi indifferente”, cominciai a percepire l’amicizia di Krishna e la sua protezione. Avevo da tempo abbandonato l’idea dell’unica manifestazione di Dio, nel senso che Dio può manifestarsi quando vuole e nelle forme che vuole; non è confinato nella forma di Gesù, come sostiene la Chiesa. Dio è uno, ma si compiace di impersonare i molti. Dietro l’apparire della maschera dell’io, c’è l’eterno testimone. Feci il parallelo con la mia esperienza, e col mio sentirmi Gesù: non mi sentii tanto alienato come ai primi tempi, ma anzi presero corpo gli insegnamenti della saggezza perenne. La forza cristica, che permea l’universo, si era palesata nella mia mente durante quelli che furono considerati deliri. A tal proposito vorrei proporvi un punto di vista sulle psicosi del Dr. Filippo Falzoni Gallerani, riportato sulla rivista L’Arco menzionata sopra. Solo negli ultimi anni le correnti più avanzate della psichiatria hanno iniziato a 61
  55. 55. prendere in considerazione l’uomo nella sua totalità e nelle sue relazioni con l’ambiente, secondo la visione olistica. Queste teorie sono fortemente influenzate dalla emergente visione del mondo originata dal nuovo approccio scientifico, che considera la natura e la coscienza secondo prospettive che trascendono i limiti convenzionali della causalità e del determinismo. In questa visione, più ampia, il dibattito relativo ai controversi concetti di normalità e follia assume una sempre maggiore importanza e si discute sulla bontà dei principi su cui si basano le strutture pubbliche e sulla relativa ristrettezza delle diagnosi che etichettano le esperienze individuale fuori dal comune. [...] La psicologia transpersonale prende in considerazione gli aspetti che ci legano al cosmo e le dimensioni psichiche e i tanti fenomeni che il pensiero razionale ha sempre rifiutato e rimosso. Questi fenomeni parapsicologici, sincronistici, medianici, mistici, nonché gli stati di coscienza estatici, non sono infatti compatibili con gli schemi teorici della scienza materialista che ha dominato gran parte della cultura di questi ultimi secoli. [...] Si sta riconoscendo che molte manifestazioni che gli psichiatri della vecchia scuola etichettano come malattie mentali sono in realtà crisi evolutive. Esse rappresentano dei passaggi della coscienza in aree interiori alle quali corrispondono una diversa percezione della realtà e differenti modalità interpretative della medesima. Questo accade per esempio, a pazienti che sperimentano i processi iniziatici di morte-rinascita caratteristici delle culture primitive e dei sistemi delle principali religioni orientali. [...] Sintomatologie a volte facilmente risolvibili, quando si permette la loro manifestazione in un contesto terapeutico 62
  56. 56. opportuno, diventano disturbi cronici quando vengono inibite. È quanto spesso accade con la terapia farmacologia e l’ospedalizzazione, mentre il più delle volte si tratta di fenomeni che, correttamente compresi, portano invece al raggiungimento di livelli superiori di coscienza, e non sono sintomo di malattia ma di cambiamento. [...] Un caso esemplare può essere quello di un giovane che cade preda di spontanee visioni mistiche in cui si sente portatore di un messaggio spirituale. Naturalmente i familiari sono molto spaventati, non sanno comprendere il senso delle parole del congiunto, né sanno come trattarlo. Generalmente accade che cercano di farlo tornare a un comportamento accettabile socialmente e credono di aiutarlo dimostrando l’assurdità delle sue parole, con le buone o con le cattive. Così mentre il giovane si trova nel difficile terreno di una dimensione non ordinaria, trova attorno a sé solo paura e preoccupazione, si sente circondato da scettici che screditano il suo vissuto e le sue percezioni. Vedendo l’ostilità dell’ambiente, egli assume l’atteggiamento di difesa e sospetto che a loro volta induriscono le reazioni altrui, sfociando in quello che lui percepirà come persecuzione e ostilità generale. A questo puntolopsichiatraprontamenteconsultato,èmoltoprobabile che definisca la situazione come un chiaro manifestarsi di delirio maniacale e psicosi paranoide: disturbo gravissimo, che viene in genere trattato con farmaci molto forti e ospedalizzazione in reparti psichiatrici. Tale condizione di isolamento e di contatto con lo spaventoso ambiente, non aiuterà certo il soggetto a ritrovare la calma. Per di più l’effetto dei farmaci probabilmente lo condizionerà a uno stato passivo, in cui egli non è in grado di elaborare le 63
  57. 57. esperienze interiori e da cui gli sarà difficile uscire senza danni irreversibili. A questo proposito, così scriveva lo psichiatra Ronald David Laing: “Mistici e schizofrenici si trovano a nuotare nello stesso oceano, ma i mistici nuotano mentre gli schizofrenici affogano.” Ora non è un dato di fatto che uno schizofrenico non impari a nuotare col tempo, ma è necessario che tutto il sistema si adegui, smettendola di considerare l’uomo come corpo- macchina da riparare, ma accettando la parte più nobile, la parte reale, che è la nostra anima. Solo uscendo dagli schemi dell’unica vita, imparando che siamo immortali e non considerando reale solo l’oggettività, si potrà aspirare, come i saggi hanno scritto, all’approssimarsi consapevole al quinto regno, naturale evoluzione e aspirazione dell’essere umano, sul sentiero di ritorno, il regno dell’anima. 64
  58. 58. 11 - Ancora fiducia Alcuni mesi dopo, sempre in contatto col Centro Studi Olistico, decidemmo con mia moglie di andare a un altro incontro. Ospite famosa era Manuela Pompas, giornalista per circa trent’anni per la rivista Gioia, scrittrice, ipnologa. Avrebbe presentato i suoi libri e tentato alcune sedute di ipnosi regressiva. Mancammo il primo giorno e purtroppo non potemmo assistere e provare le sedute di ipnosi, che stavo imparando a conoscere in quel periodo, e delle quali prontamente mi informai via internet. Le persone che si sottoposero alla ipnosi di gruppo si dichiararono esterrefatte, in particolare alcuni di loro erano tornati indietro nel tempo a passate incarnazioni. Ebbi modo di parlare con la Pompas, alla quale riferii i miei problemi. Ella non escluse la possibilità dell’esistenza di un mio vissuto precedente, cosa che, anzi, aveva incontrato altre volte sul suo cammino. 65
  59. 59. Mi disse che avrebbe voluto approfondire il mio caso e che sicuramente avrei risolto i miei tormenti interiori risalendo alla causa a me immemore, ma che l’anima aveva portato con sé nelle successive rinascite. Acquistai due libri, che mi feci autografare, e mi immersi in questa nuova lettura di: Reincarnazione. Alla scoperta delle vite passate e La terapia R. Guarire con la reincarnazione. Si legge in Reincarnazione che i primi Padri della Chiesa sostennero la dottrina della reincarnazione come credenza logica tanto in oriente quanto in occidente. Nel VI secolo l’imperatore Giustiniano, capo dell’Impero d’Oriente dichiarò guerra ai seguaci di Origene. Dapprima i suoi insegnamenti vennero condannati e in seguito nel 553 vennero pubblicati gli anatemi contro di lui e la dottrina della preesistenza dell’anima. In tutto questo non vi fu intervento ecclesiale. Il quinto concilio fu promosso da Giustiniano e condotto da vescovi orientali manovrati dallo stesso imperatore: nessun rappresentate di Roma era presente. Infatti , i decreti furono accolti in Oriente ma contestati a lungo dalla Chiesa Occidentale, quindi sorse uno scisma che durò settant’anni. Riporto alcuni degli anatemi. Contro chiunque asserisca la favola della preesistenza delle anime e affermi che ne segue mostruosa ricostruzione: anatema sia. Contro chiunque dica che la creazione di tutte le cose ragionevoli comprende solo intelligenze prive di corpo e del tutto immateriali, senza numero né nome, così che siano fra loro unite per identità di sostanza, forza ed energia, e per la loro unione con e la loro conoscenza di Dio, il 66
  60. 60. Verbo. E che, non più desiderose della vista di Dio, esse si sono date a cose peggiori ognuna seguendo la propria inclinazione, e hanno assunto corpi più o meno sottili, e ricevuto nomi poiché tra le Potenze celesti esiste differenza di nomi come diversità di corpi; donde alcune divennero e son chiamate Cherubini, altre Serafini, e Principati e Potenze e Dominazioni e Troni e Angeli e altrettanti ordini celesti quanti ne possono esistere: anatema sia. Contro chiunque affermi che il sole, la luna e le stelle sono anch’essi cose ragionevoli, così divenuti unicamente perché si sono volti al male: anatema sia. Contro chiunque dica che le creature ragionevoli in cui l’amore divino è venuto meno sono state celate in corpi rozzi come i nostri, assumendo il nome di uomini, mentre coloro che sono discesi al grado più basso di malvagità si sono uniti a corpi freddi e oscuri, divenendo demoni e spiriti maligni, che questo è il loro nome: anatema sia. Contro chiunque affermi che una condizione psichica proviene da uno stato angelico o arcangelico, e aggiunga per di più che una condizione demoniaca e umana proviene da una condizione psichica, e che da uno stato umano si può divenire nuovamente angeli e demoni, e che ogni ordine di celesti virtù proviene o da quelli in basso o da quelli al di sopra: anatema sia. [...] Contro chiunque dica che, dopo la resurrezione, il corpo del Signore era etereo, e a forma di sfera, e che tali saranno i corpi di tutti dopo la resurrezione; e che dopo che il Signore stesso avrà gettato il suo corpo e gli altri che sorgono avranno gettato il loro, la natura dei loro corpi verrà distrutta: anatema sia. 67
  61. 61. Contro chiunque dica che il giudizio futuro significa la distruzione del corpo e che la fine della storia sarà una immateriale e che di poi non vi sarà più materia ma soltanto spirito: anatema sia. [...] Contro chiunque affermi che la vita degli spiriti sarà simile alla vita che fu nel principio quando ancora quegli spiriti non erano discesi o caduti,così che la fine e il principio saranno simili, e che la fine sarà la vera misura del principio: anatema sia. Mi sembrò, a questo punto, che qualcosa crollasse del castelletto che il sistema del potere temporale aveva costruito nelle nostre menti. Crollò del tutto quando scoprii un altro psichiatra famoso per le sue ricerche sulla reincarnazione, Ian Stevenson, che ha raccolto circa duemila casi tutti documentati e molti dei quali verificati. Non da ultimo, Brian Weiss, altro psichiatra di fama mondiale, che attraverso l’ipnosi regressiva ha testimoniato la reincarnazione con i casi dei suoi tanti pazienti di cui parla in alcuni libri, tra i quali Molte vite molti Maestri e Molte vite un solo Amore, che immancabilmente ho letto. È chiaro che il sistema non potrà mai ammettere questa scomoda verità, perché perderebbe credibilità, e non avrebbe più scopo di esistere. Lo immaginate? Che fine farebbero tanti mestieranti? Chi ci racconterebbe le favole? E dire che resurrezione e reincarnazione non sono incompatibili, perché, come insegnano i Maestri, quelli veri, l’uomo comune che ha vincoli di karma, dormiente o sveglio che sia, è costretto a reincarnarsi, anche se può scegliere il suo percorso quando ha raggiunto certi livelli evoluti. Solo chi 68
  62. 62. ha realizzato l’identicità della propria anima con il suo più profondo sé, e riconosciuto che il proprio sé non è separato da Dio, ma che è uno con Dio, come disse Gesù: «Io e il Padre mio siamo uno», può, raggiunto il rango più elevato, risorgere a volontà, usando lo stesso corpo. Tutto ciò l’ho appreso leggendo di Yogananda: Autobiografia di uno Yogi. Tutti questi Maestri, maggiori e minori, che mi hanno parlato, mi hanno insegnato ad amare, e ho capito infine che c’è ancora tanta gente che ha bisogno di una favola in cui credere. Se ancora non fossi stato convinto di tutto ciò, il futuro mi aveva riservato un altro piacevole incontro. 69
  63. 63. 12 - La medium e il codice Nell’arco della mia malattia, ho combattuto e cercato di decifrare un codice che aveva il potere di deprimermi o sollevarmi, a seconda dei messaggi che captavo. Come funzionasse questa captazione non lo capivo, ma intuivo che alcuni miei canali sottili erano aperti. Estrapolavo da un contesto generico risposte particolari inerenti le domande e i dubbi che si affacciavano alla mente. Questa operazione avveniva, dapprima, senza controllo, a velocità impossibile da decifrare, così decisi, come insegna Krishna, di praticare lo Yoga per ottenere un maggior controllo sulla mia mente. Nella Bhagavad Gita, c’è l’esempio di un carro trainato da cinque cavalli imbizzarriti e un auriga che non ha controllo. È, metaforicamente, l’esempio della mente (il carro), i cinque sensi (i cinque cavalli imbizzarriti), e l’io(l’auriga). Appare evidente che il senso dell’io nulla può, trascinato 71
  64. 64. dai sensi, ma per domare i cavalli é necessario che Krishna in persona insegni la via del controllo: lo Yoga (unione col divino); anzi, lui stesso, se invocato sinceramente, prende il controllo del carro. Infatti, l’unione col divino in diverse vie yogiche permette all’uomo di identificarsi col divino e di realizzarlo, se siamo convinti, capaci e disciplinati nel seguire il metodo. Fui portato da una medium dal mio amico maestro di arti marziali, che, in combutta con mia sorella, avevano organizzato tale incontro, perché sempre convinti che fossi affatturato. Quando il maestro, sulle prime, chiese il mio parere risposi negativamente, spiegando che ci avevano già provato altri due maghi. Lui mi disse: «È l’ultima spiaggia, non ti costerà nulla, solo mille lire da bruciare per la lettura delle carte.» Mi convinse, cosa avevo da perdere? E poi non ero del tutto sicuro che non vi fosse un intervento sovrannaturale. E, cosa importante, mi fidavo e mi fido del maestro. Andammo una mattina, intorno a mezzogiorno, la medium ci ricevette ugualmente mentre era intenta a cucinare; episodio che dimostrava la sua familiarità col maestro e il non porsi su piedistalli. Il maestro disse: «Immacolata, vedi un po’ che cosa ha questo ragazzo?» Mi guardò dritto negli occhi e mi chiese di dargli la mano, me la prese e la tenne per un po’ di tempo, alla fine dichiarò: «Madonna mia quanta negatività porti addosso, si tratta di una fattura a morte di magia rossa.» Gli dissi che ero abbastanza scettico, ma lei in tutta calma mi rispose, che mi avrebbe aiutato lo stesso. «Non mi devi 72
  65. 65. pagare, la mia è una missione, vieni domani mattina e portami una tua foto singola e la foto dei tuoi familiari, per capire a che raggio devo estendere il mio lavoro.» Mi procurai le foto e andai il mattino successivo, ero curioso e avevo solo da guadagnare, nella remota ipotesi che il fenomeno fosse reale. Ci sedemmo intorno a un tavolo, le porsi le foto e aspettai il responso. Disse: «Siamo fortunati, hanno colpito solo te, ma c’è qualcos’altro, hanno anche tentato di sciogliere il legame con la tua amata e farti perdere il lavoro, perché così facendo, nella disperazione, ti saresti suicidato o avresti commesso un omicidio.» Queste parole mi scossero perché erano idee che mi erano balenate più volte nella mente. Mi disse che altre persone di potere mi avevano aiutato, anche se non avevano potuto fare di più; avevo una grande forza di volontà che mi sarebbe servita per superare le prove della vita con successo. Mi disse anche che sapeva che non gli credevo, e che avrebbe fatto qualcosa di lì a poco per farmi ricredere. Si avvicinò e mi mise la mano sulla testa, immediatamente sentii un’energia pervadermi, il benessere mentale fu subitaneo. Glielo dissi, meravigliato, e lei mi rispose: «Beati coloro che credono e non hanno visto.» Quando ritirò la sua energia, pian piano, i miei pensieri tornarono a essere in combattimento tra loro, ma avevo assaporato la differenza e non potevo negare l’esperienza. Mi disse che mi avrebbe aiutato, mi elogiò quale anima candida, e disse che era importante credere a quella nuova dimensione così lontana dalla razionalità. Mi chiese di farmi le carte che avrebbero confermato quello che aveva percepito. Accettai. Mi chiese mille lire, spiegandomi come 73
  66. 66. il denaro veicolasse l’energia, passando di mano in mano, e avrei avuto la risposta a qualsiasi domanda facessi, nel mio segreto. Prese le carte, le mischiò, mise il denaro sul mazzo, mi chiese di mettere la mano sinistra sul mazzo e concentrarmi su quello che volessi chiedere. Chiesi la verità. Tagliai il mazzo, le mille lire rimasero nel mezzo, e mi chiese di scegliere nove carte a caso. Le scelsi e gliele porsi. Facendo una riflessione: le carte sono settantotto, mischiate, scelte a caso; quante probabilità ci sono che rispecchino la realtà dei fatti? Per me infinite. Girò le carte una a una, con mia somma sorpresa, uscirono: il Diavolo, l’Inganno, la Spia, la Virtù, l’Effetto spoliazione (nove di denari), la Donna bionda, Osiride la gloria, la Giustizia, la Causa guadagnata. Me le spiegò nell’ordine: mi avevano fatto la fattura, ero stato ingannato e avvelenato di nascosto, ero stato spiato negli ultimi anni e ancora lo ero, ero virtuoso, mi avevano sottratto tutto, persino nei diritti (la carta Effetto spoliazione era uscita rovesciata e ciò significava che ero stato frodato), una donna bionda mi era molto vicina e la identificò con mia moglie, ero stato illuminato, avrei avuto giustizia, la causa era stata valutata da Dio e l’avremmo vinta. Alcune carte, nell’insieme, stavano a significare che stavo compiendo un cammino spirituale. Mi esortò a continuare questo cammino, e mi disvelò che le voci negative che sentivo pian piano sarebbero sparite e che avrei avuto sempre più solo messaggi positivi. Non avrei dovuto sentirmi malato, perché ero una spanna avanti al resto dell’umanità, e avrei accettato col tempo il cambiamento dei miei schemi mentali. 74
  67. 67. A riguardo della cura farmacologia di cui facevo uso, così si espresse, dimostrando nel contempo lungimiranza e saggezza: «La scienza faccia il suo corso, io seguirò il mio.» Mi disse che aveva tre giorni di lavoro su di me, che sarei dovuto tornare per l’esorcismo. Mi spiegò che i preti non erano riusciti nel loro lavoro, perché è necessario prima togliere la fattura e dopo esorcizzare. Lo lessi anche nel mio percorso, trovandolo su un libro l’ Orazione di San Cipriano. E scoprii inoltre che i demoni hanno la possibilità di ascendere a livelli più elevati, non sono condannati, ma preposti, anche loro compiono un percorso e l’apparente duello è solo un gioco per responsabilizzare gli individui e renderli partecipi dei regni spirituali, anche se con le maniere forti. È una gerarchia piramidale, alla cui più bassa vibrazione vi sono i demoni. Questo si evince, inoltre, conoscendo la trinità Indù, che ha l’aspetto distruttore in Shiva (che possiamo identificare con il lavoro dei demoni) compartecipe dell’aspetto creatore Brahma, e dell’aspetto conservatore Visnù. Inoltre, poiché Dio è onnipervadente, anche i demoni hanno Dio nel loro più profondo sé. È lo schema della manifestazione universale che si rifà al due, agli opposti, al positivo e negativo, alto e basso, maschio e femmina, yin e yang, in mancanza di questi opposti illusori non esisterebbe la manifestazione come la conosciamo, ma tutto sarebbe immanifesto nell’assoluto Uno, la cui qualità è non avere né forma né nome né le qualità tipiche della dualità, ma soltanto essenza-coscienza-beatitudine (Sat- Cit-Ananda). Mi parlò di Sai Baba e mi diede la polvere da lui 75
  68. 68. materializzata, la vibhuti. La medium era stata in India più volte e aveva assistito personalmente ai suoi miracoli; era in contatto telefonico con lui,anche se sosteneva che non ce ne fosse bisogno perché c’era un contatto telepatico. In ogni momento il Maestro era disponibile. Tornai dopo tre giorni e la medium mi fece uno strano esorcismo. Mi disse che io stesso ne avevo la capacità e mi invitò a leggerlo. Lo lessi, e anche in questo caso, come con Ameyaltzin, partecipai a una catarsi, mi sentii libero e piansi di felicità. Mi spiegò in seguito che avevano legato a me l’entità di un assassino che, dietro compenso di preghiere per la sua anima e la possibile ascesa, aveva accettato il ruolo di carnefice. Studiando le fatture, si comprende che l’aspirazione alla luce suprema è anelito di tutte le anime, ma le basse vibrazioni accettano i lavori da noi considerati sporchi, pur di accelerare i tempi. In ultima istanza, se non vi è il benestare di Dio in persona, la fattura non va a buon fine. Scomoda verità, ma non tanto strana considerando l’onnipotenza del divino che è incompatibile con la sua impotenza nel contrastare i contratti. Tutto si svolge alla luce del sole, nulla sfugge al comando dell’onnipotente. Alcuni si illudono di controbattere queste tesi con l’esistenza del libero arbitrio. Noi però, come i disincarnati, abbiamo tanto libero arbitrio quanto un pesce in un acquario. Il karma regola le nostre vite ineluttabilmente e il caso nella prospettiva divina non esiste. Lo immaginate un presunto onnipotente che si affidi al caso? Perderebbe ogni controllo. Siamo inevitabilmente costretti a viaggiare verso Dio, e anche se ci rifiutiamo per una vita o due, l’esperienza ci insegna che è meglio collaborare. Altrimenti ci ritroveremo a soffrire 76
  69. 69. su questa terra, chiedendoci: perché a me? Pensando che sia ingiusto. Ma la nostra anima capisce benissimo. Nell’Era dei Pesci che abbiamo attraversato, la costante è stata l’ignoranza delle leggi divine, velate dal potere stesso del Signore. Le nuove energie in arrivo contribuiranno a elevare le vibrazioni dell’umanità, e ci avvieremo, pensando di essere tanto bravi, verso comportamenti migliori, nel pensare, nel parlare e nell’agire. Insomma, la ciclicità delle Ere dell’umanità, determinate dall’aumento dell’illusione (maya) o dal suo diminuire. Dio stabilisce a chi e quando togliere il velo illusorio della manifestazione. Adesso capto e registro messaggi positivi che rispondono ai miei dubbi, per esempio: in un momento in cui mi chiedevo chi, dove o cosa fosse Dio, una pubblicità mi rispondeva: “tutto intorno a te”. Per un altro dubbio che portava a chiedermi se fossi uscito dal gioco che adesso conoscete, avevo risposta da un’altra pubblicità: “sei libero”, e ringraziavo Dio. Una canzone di Battisti dice: “vola sulle accuse della gente a tutti i suoi retaggi indifferente”, che dire di Imagine messaggio monista che confermava ciò in cui andavo credendo sempre più, e La cura di Battiato: “Ti proteggerò dalle paure delle ipocondrie, dai turbamenti che da oggi incontrerai per la tua via”; ancora “don’t worry be happy”, “voi valete”, sono solo esempi di un codice adesso amico. Non dimentico, però, quando lo stesso codice mi portava al suicidio. Una canzone di Vasco Rossi dice “E da qui.... e da qui... qui non arrivano gli ordini... a insegnarti la strada buona... E da qui....e da qui.... Qui non arrivano gli angeli!” un’altra canzone famosissima dice “anima mia torna a casa tu [...] c’è ancora il letto come l’hai lasciato tu.” 77
  70. 70. Ogni parola, ogni frase negli ultimi dieci anni era un continuo salire e scendere le scale dell’anima; grazie a Immacolata ho capito e non più temuto questo codice adesso chiaro. All’inizio, parole come: entra, esci, fuori, dentro, buono, cattivo, su, giù, freddo, caldo, erano bombe per la mia mente. Era l’addestramento della mente da parte di Dio, come Krishna ha fatto con Arjuna, per uscire dal gioco della dualità, dal ciclo reincarnativo, o perlomeno, avanzare al punto che le vite successive siano dedicate solo a Dio e per niente a Mammona; fino a quando l’io, consapevolmente, rinunci alla propria identità per fondersi con l’assoluto. Per capire e padroneggiare questo codice, mi misi alla prova frequentando un circolo ludico dove si giocava a canasta. I giocatori, ignari del loro ruolo di addestratori, pronunciavano le loro frasi di rito e si divertivano a punzecchiarsi tra loro. Io dovevo capire in tutto quel bailamme di parole, su quattro o cinque tavoli diversi, quali erano i comandi per salire o scendere la scala della conoscenza, senza che intervenissi minimamente. Il mio intento finale era imparare il gioco per poi rifiutare di giocare, non mi interessava quella partita illusoria tra Bene e Male. Cercavo a ogni costo una via d’uscita alternativa all’idea del suicidio. V’è da dire che tutti i giocatori, a volte, volontariamente avevano parole di conforto nei miei riguardi rivolgendosi a me direttamente, o indirettamente come usano i mafiosi che, stabilito un soggetto, senza mai nominarlo, ma rivolgendosi a lui con l’espressione quello o ragazzo, potevano parlare di chiunque. Lo stesso facevano con me i giocatori, mettendosi d’accordo all’inizio della partita. Quando a distanza di tempo ho padroneggiato questo codice, non ho più frequentato il 78
  71. 71. circolo, anzi, pian piano, ho cominciato a rientrare dal mio volo fantastico e ho ripreso contatto con la realtà canonica. In seguito alla mia guarigione, ho avuto due visioni, a chiunque l’abbia raccontato ha pensato ad allucinazioni deliranti. Ho visto dapprima il Maestro Gesù, ma la mia mente dubitava poiché non ne conosco le effettive sembianze. Nel tira e molla del credo non credo subito dopo mi apparve Sai Baba, che indubbiamente conoscevo, mi salutò con la mano e risposi che avevo capito e scomparve. Un’altra visione la ebbi una notte in cui mi sveglia con la sensazione di pericolo, la mia mente era abituata dall’addestramento costante alla recitazione dei mantra. Mi destai guardando in un punto preciso della stanza con l’intento di affrontare il mio nemico. Lo vidi, era ai bordi del letto, una entità scura (più scura della penombra in cui era avvolta la stanza) di cui non riconobbi le sembianze, recitai uno scongiuro e feci un esorcismo, così come mi aveva insegnato Immacolata, e svanì. La medium mi spiegò che a causa della fattura il mio terzo occhio si era aperto, ed entravo in comunicazione con entità disincarnate che lottavano sia contro di me che a mio favore, ma che comunque partecipavo a un addestramento psichico; ero in balia, mio malgrado, del decondizionamento degli schemi del mondo. Io le chiesi se fossi potuto tornare a una vita normale, perché non mi piaceva affatto ciò che stava accadendo e quello che ero diventato. Mi tranquillizzò e mi promise che, intervenendo con la sua energia, avrebbe pian piano chiuso la breccia nella mia aura. Mi confezionò una protezione psichica (abitino), caricato della sua energia, che mi avrebbe messo al riparo da altri attacchi negativi. Così 79
  72. 72. è stato, adesso conduco una vita normale. Il codice se lo riconosci lo eviti, anche se mi diverto a fare ipotesi e voli pindarici nel ricordo della mia esperienza. La causa contro l’opificio, dopo quindici anni, si è chiusa al primo grado con la condanna dell’ingegnere, che è ricorso in appello. Il Dr. G. continua a farmi lavorare. Coltivo l’hobby della lettura esoterica. Ho seguito il corso di filosofia antica. Ho ricevuto una piccola eredità. Abbiamo finalmente costruito nella zona interessata dalla legge 167. Sono felicemente sposato e siamo una coppia affiatata. Dopo aver raggiunto tante certezze, grazie all’esperienza, mi piace ancora dubitare, come trampolino per andare ancora avanti. Ho riconosciuto molte mie maschere, connettendomi per pochi attimi con l’infinito. Il gioco della vita continua. 80
  73. 73. 13 - Primato del dubbio A proposito dell’affermazione: dubito, dunque penso, dunque esisto. È una riflessione scaturita dall’esperienza che in seguito non sapevo più discernere, era stato un lampo a ciel sereno; forse un lampo di follia o di illuminazione, chi sa. Chi ero io per discutere con Cartesio? Ma dato che ho imparato a seguire il flusso dei miei dubbi, discriminando con attenzione e continuando a documentarmi, avevo maturato l’idea che il solo pensare, non poteva darci la determinazione dell’effetto dell’esistere, poiché mi dicevo che se pensiamo nei soliti schemi inconsci cablati nel tempo e ai quali ci siamo affezionati, determinati dal pensiero corrente, dal pensiero di massa, noi non pensiamo affatto. È un assurdo, il quale si rigetta facilmente. Ma in seguito, 81
  74. 74. mi sono imbattuto nell’opera Evolvi il tuo cervello di un noto dottore americano, Joe Dispenza, che ha svolto i suoi studi dopo la laurea nel campo della Neurologia, Neurofisiologia e funzionamento del cervello. Bene, in questa opera si conferma ciò che sostengo avvalorato dalla scienza più moderna. Lo spiego a parole mie: si distingue tra coscienza esplicita nella quale si valutano le possibili risposte prima di una azione o un risultato di pensiero, quindi l’atto del valutare e dubitare e coscienza implicita, cioè tutto il bagaglio di conoscenza acquisito nel tempo che è diventato inconscio. Ora, per l’effetto del maggior risultato col minimo sforzo, a uno stimolo conscio corrisponde una risposta inconscia, quindi noi andiamo a pescare nel comodo stagno del conosciuto e sicuro, ciò di cui abbiamo bisogno come risposta, senza cercare di sforzare la mente a trovare nuove strade. In psicologia questo meccanismo è conosciuto come effetto priming, avviamento, che conferma quello che sostengo. L’autore Dispenza arriva al mio stesso risultato, e cioè che, in realtà, vittima di schemi, copioni, stereotipi, che sono annidati nel nostro inconscio, l’uomo comune per assurdo non pensa, ma preso nella routine, attiva circuiti già cablati evitando di tracciare nuove piste neurali, attivando una sorta di pilota automatico dal quale è difficile uscire e a malapenarendersene conto.Unesempiodi pilotaautomatico, cioè l’aver resi inconsci dei meccanismi, è guidare l’auto non pensando a guidare, oppure un atleta che attraverso l’allenamento costante arriva ad automatismi talmente veloci da non avere più il tempo di pensarli per metterli in atto. Il professor Allan Snyder, direttore del Centro per la mente della Università di Sydney, nella trasmissione 82
  75. 75. Il mistero della mente andato in onda su Rai Storia, fa la stessa riflessione, e cioè: se pensiamo per soliti schemi e stereotipi, il rischio è di non pensare affatto. Ancora, vi sarà sicuramente capitato durante la vostra vita, di avere dei pensieri ricorrenti o dei ritornelli di canzoni che non riuscite a mandar via, nonostante vi sforziate di ignorarli. Vi rendete conto e vi ripetete: ma io non voglio pensarli, eppure sono lì. Questo è un altro esempio, lampante, di assenza di pensiero volontario. Adesso mi spingo oltre e rifletto: e se ciò che riteniamo di pensare sia tutto un ritornello? Il passo non è così difficile da compiere e forse questi messaggi cercano di farci destare la coscienza. A questo punto mi viene in mente una citazione di Winston Churchill: “A volte l’uomo inciampa nella verità, ma nella maggior parte dei casi si rialza e continua per la sua strada”. È il corpo che prende il sopravvento sulla mente, che diviene quest’ultima un optional da usare il meno possibile. Ecco che a questo punto il dubbio ha il primato sul pensare, diventa necessario, per avere la certezza del pensare stesso e dell’esistere. Prima di queste conferme, i Maestri hanno sempre distinto tra dormienti e risvegliati, evidentemente conoscono bene i meccanismi mentali e hanno fatto e fanno ancora di tutto per destare nell’uomo la coscienza. Uno dei metodi che i Maestri zen propongono è il Koan: “sono problemi oscuri e assurdi, inventati e costruiti con cura appositamente per indurre il discepolo Zen a rendersi conto nel modo più drammatico dei limiti della logica e del ragionamento”. Ecco un esempio: “Puoi produrre il suono di due mani che battono insieme. Ma che cos’è il suono di una mano sola?” 83

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