Roberto OlivieriQUEL VIAGGIO INCONTRO A SÉ       CHIAMATO VITA    Una presentazionedel Sentiero contemplativo 2 | IL SENTI...
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3INDICE5   Prefazione7   1|Il valore insostituibile dell’esperienza11 2|Vivere è trasformarsi da ego ad amore15 3|Il dirit...
4      54   Dubbio      55   Ego/Sé inferiore      56   Evoluto, Flettersi/Inchinarsi      57   Giudizio, Identificazione ...
5PREFAZIONEIl nostro piccolo quotidiano: gesti, parole, fattiche si succedono in una routine senza fine.Abbiamo mai pensat...
6Di stagione in stagione, di vita in vita, l’uomosperimenta nel suo intimo questa separazione equesta tensione a divenire....
71 | IL VALORE INSOSTITUIBILE DELL’ESPERIENZATrasformarsi significa vivere la metamorfosi delproprio sentire di coscienza....
8Ogni aspetto, ogni fatto, che sia creativo odistruttivo, che ci procuri dolore oppure piacere,che ci entusiasmi o ci depr...
9del corpo come nell’esuberanza; nel disturbomentale come nella genialità, sempre c’èesperienza, sempre c’è un soggetto (l...
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112 | VIVERE È TRASFORMARSI DA EGO AD AMOREAd un sentire di coscienza limitato corrispon-dono azioni, pensieri, emozioni i...
12Non sarà mettendo in atto la manifestazionedell’altruista che andremo oltre il nostro egoismo:sarà vivendolo, esprimendo...
13Il sentire complessivo che era di un certo gradoora si è ampliato di quel tassello acquisito.L’egoismo quindi ha condott...
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153 | IL DIRITTO A MANIFESTARSISulla base di questi presupposti è evidente cheriveste un’importanza grande la nostra capac...
16La risultante dell’attrito tra la spinta dellacoscienza e la disposizione dell’ego: se la personaè dentro la paura, la s...
174 | IL DIRITTO AD ESSERE ACCOLTILa possibilità di essere accolti non dipende dall’al-tro, dipende sempre da noi.Ci sembr...
18-il “vorrei” parla della nostra immagine ideale,della proiezione, del sogno, dell’aspirazione edanche della visione imma...
19Quando un aspetto del proprio essere, del propriosentire, è acquisito, non ci costa fatica viverlo,sorge spontaneamente ...
20Il diritto ad essere accolti è come un tappeto chesi dispiega nel mondo e che noi possiamopercorrere e srotolare perché ...
215 | LA STANCHEZZA, LA CRISI, L’ALTROSiamo spinti ad uscire dalla tana dai nostriconflitti, dalla frustrazione, dalla rib...
22Dal nostro punto di vista, la crisi è unabenedizione perché è la certificazione che unequilibrio è andato in frantumi: e...
23costringe a muoverci e ad affrontarci, senza piùscappare.
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256 | IL VALORE DEL DUBBIOCerchiamo certezze, stabilità e invece qui parlia-mo del dubbio come chiave di volta di tuttal’e...
26Per arrivare a dubitare della nostra mentedobbiamo aver compreso che lei non è noi, che ilnostro essere non si esaurisce...
27noi abbiamo imparato a ponderare attentamenteciò che essa propone.
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297 | LA DISCONNESSIONE DA CIÒ CHE LA MENTERECITAIl passo successivo al dubitare del racconto che lamente fa della realtà,...
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318 | LA SOSTANZA DELL’ATTEGGIAMENTO -----------MEDITATIVOTendiamo a non parlare di meditazione ma diatteggiamento meditat...
32Poniamo l’accento sugli spazi e lasciamo cheanche questi scompaiano.Quando c’è pensiero, è il pensiero; quando c’èl’emoz...
33Se non viviamo il presente, di che cosa sisostanzia la nostra vita? Del passato? Del futuro?Adesso accade la vita e ades...
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359 | L’ESPERIENZA DELLA CONTEMPLAZIONE E DELLAVITA CHE SORGE E CI ATTRAVERSAChe cos’è la vita che sorge? E’ quello che ci...
36invade il nostro essere, il nostro corpo è suonato,lo strumento è suonato, ma non da noi.Chi cammina, chi parla, chi suo...
3710 | L’INTIMO ESSERE DI OGNI SINGOLA -------------.              2ESPERIENZAPiù si scende nella profondità della naturad...
38Ed in effetti non è immaginabile: solo l’esperienzatestimonia che nel momento in cui non c’è piùidentificazione, ciò che...
39Quando dico senso non intendo dire qualcosa chedà senso alla nostra esistenza, qualcosa che ciqualifica: intendo dire qu...
40limite, che prende forma, evidentemente, solo inpresenza di un giudizio.Tutto è se stesso, senza trattenimento, senzaris...
41zione costante a sé: la realtà impone se stessa e nelfarlo noi veniamo confinati in una “irrilevanza”.Ad un certo punto ...
42C’è stato un piegarsi lungo, ripetuto, a voltepenoso; molto penoso.Ancora: non c’è rimpianto per ciò che si è perso,ma c...
43Ciò che resta della mente, di te, è qualcosa dimolto indefinito e flessibile oramai, di moltoduttile, che la vita può pi...
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4511 | LE PAROLE DEL SENTIEROSenza la pretesa di voler comporre un glossario, ma solocon l’intento di dare spunti di rifle...
46fatto che l’altro ci costringe a vederci e ainterrogarci e ci conduce, non di rado, in una crisi.L’altro è il primo e pr...
47dicendoci: “Mi vedi? Se non mi vedi non staivivendo”.BUON AMICOColui/colei che consapevolmente ci accompagnanel viaggio ...
48buon amico in qualcuno che gli attiva dei processi,che gli sollecita degli interrogativi, che lo inquietao lo placa.Non ...
49CONTEMPLAZIONEL’atteggiamento meditativo, la disposizioneconsapevole, preparano l’esperienza contem-plativa: il disporsi...
50danzati, e ugualmente lo vivono molti sportivi epraticanti di arti marziali.L’esperienza contemplativa è il manifestarsi...
51condizione per poter edificare e strutturare ilcorpo akasico/della coscienza.Una volta che questo corpo è costituito,l’e...
52Disconnettere significa tornare e tornare almomento presente lasciando che ciò che è stato eciò che sarà non siano colti...
53sulla successiva; viviamo questa vita e andiamo adindagare il nostro passato e cerchiamo di coglieresegni di quello che ...
54dere, giunge qualcosa che subito scompare e lasciaspazio ad altro che, mentre accade, è tutta lanostra vita, tutto l’esi...
55Non dove qualcuno ci racchiude, dove noi ciracchiudiamo aderendo a ciò che la mente recitasu di noi e sull’altro da noi,...
56terminali attraverso cui la coscienza sperimenta,acquisisce i dati che le sono necessari, impara,comprende.L’ego è l’ins...
57GIUDIZIOSu ogni pensiero, emozione, azione la menteappone un’etichetta e confronta ciò che stiamovivendo con ciò che abb...
58L’identificazione sostiene tutta la realtà così comela viviamo e la sperimentiamo; è la natura piùintima dell’illusione,...
59ILLUMINAZIONEL’esperienza di una particolare connessione tra ilcorpo della coscienza e i suoi veicoli che spessodà luogo...
60questi. Successivamente inizierà la nuovaesperienza incarnativa con l’allacciamento dei trenuovi veicoli predisposti per...
61fisico). E’ costituita di tessere di sentire: piùcompleto è il puzzle, più vasto è il sentire.Ogni esperienza costituisc...
62mento e ad ogni attimo l’attenzione è appoggiatasu quel rametto che la corrente trasporta per poiscomparire allo sguardo...
63adesso si presenta a noi: adesso, non prima, nondopo. L’attenzione non è costante, è un ritmo:presenza/non-presenza; l’a...
64Non un problema, non qualcosa da annullare mada usare allo stesso modo di come si usa ilcomputer o la chiave per svitare...
65Oltre c’è l’esserci come sentire che è essere senzatempo, non divenire, non identificazione.Il non-essere è l’essere aut...
66parte dell’altro. E’ un continuo scansare situazioniche la confinano in pochi, ristretti, ambitid’esistenza: tutto il re...
67sentire acquisito nelle molteplici vite, ma delsentire in campo in quella particolare incarna-zione.Mentre l’ego è il no...
68Dalla stessa scena che tu ed io condividiamo, iotraggo qualcosa per il mio sentire, tu qualcosa peril tuo. Quella scena ...
69Possiamo lasciare che ciò che accade ci insegni ciòche intende insegnarci.La protesta è mente/ego in atto, la resa èl’ap...
70dall’esperienza complessiva è la possibilità disperimentare un senso profondo dell’accaderedella vita nel presente.Il se...
71SENTIRE“Sentire come percezione della divinità in ciò chefa parte della realtà”. 3E’ la materia che compone il corpo del...
72Ogni vita non è altro che via spirituale in atto:qualunque sia il credo, la filosofia, la pratica, icomportamenti, le tr...
73è in continua trasformazione, quindi lungo unprocesso, una via, che lo sappia oppure no.Alla luce di queste considerazio...
74al processo di trasformazione del proprio sentiredi coscienza.ZENCasa.Molto tempo fa siamo passati attraverso gliinsegna...
7512 | INCONTRO A SÉ:IL PERCORSO CHE PROPONIAMOAbbiamo la consapevolezza di essere solo unapiccola presenza nella vita di ...
76Quando la sfera delle sensazioni e delle emozioniè poco presente, si cerca di comprendere laragione di quella distanza e...
77comprensioni nel sentire di coscienza sono ri-chieste.Nel percorso di base si affrontano inoltre alcunidei principi fond...
78nell’intimo, attraverso le esperienze, si radichi laconsapevolezza che si ha diritto di essere quel chesi è, che questo ...
79diversa, ma oggi è tenuta ad accogliersi, e hadiritto di essere accolta, così come è.In una fase successiva i laboratori...
80-la vita come nostra insegnante;-l’incontro con l’altro da sé;-il processo della conoscenza-consapevolezza-comprensione;...
81In quella sede la persona porta i suoi vissutiesistenziali e attraverso la relazione con colui ocolei che l’accompagna p...
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8313 | LA COMUNITÀ DEL SENTIERO CONTEMPLATIVOLa comunità è l’organismo che pone in relazionele persone che seguono il Sent...
84Alcune si occupano di accompagnare le personeche hanno una domanda esistenziale; altre delpercorso di base, delle esperi...
8514 | LETTURE CONSIGLIATECi sono alcune letture che ci sentiamo diconsigliare alla persona che vuole avvicinarsi alnostro...
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8715 | CONTATTIEremo dal silenzioVia Caravaggio 1361039 San Costanzo (PU)E-mail: eremo@contemplazione.itTelefono. 0721 935...
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Quel viaggio incontro a sé chiamato vita

  1. 1. Roberto OlivieriQUEL VIAGGIO INCONTRO A SÉ CHIAMATO VITA Una presentazionedel Sentiero contemplativo 2 | IL SENTIERO CONTEMPLATIVO
  2. 2. 2
  3. 3. 3INDICE5 Prefazione7 1|Il valore insostituibile dell’esperienza11 2|Vivere è trasformarsi da ego ad amore15 3|Il diritto a manifestarsi17 4|Il diritto ad essere accolti21 5|La stanchezza, la crisi, l’altro25 6|Il valore del dubbio29 7|La disconnessione da ciò che la mente……….recita31 8|La sostanza dell’atteggiamento……….meditativo35 9|L’esperienza della contemplazione e……….della vita che sorge e ci attraversa37 10|L’intimo essere di ogni singola……….esperienza45 11|Le parole del Sentiero 45 Affetto, Altro da sé 46 Amore, Aspettativa 47 Buon amico 48 Compassione, Consapevolezza 49 Contemplazione 50 Coscienza 51 Disconnessione 52 Divenire
  4. 4. 4 54 Dubbio 55 Ego/Sé inferiore 56 Evoluto, Flettersi/Inchinarsi 57 Giudizio, Identificazione 59 Illuminazione, Incarnazione 60 Individualità 61 Innamoramento, Lasciar andare 62 Manifestazione, Meditazione 63 Mente 64 Non-essere 65 Osare, Paura 66 Personalità 67 Presenza, Realtà soggettiva 68 Resa 69 Scomparsa, Senso della vita 71 Sentire, Tenerezza, Via spirituale 73 Vite, Vittima 74 Zen75 12|Incontro a sé: il percorso che……….proponiamo 75 Il percorso di base 77 Esperienze di manifestazione e consapevolezza 79 Gruppi di approfondimento 80 Accompagnamento individuale83 13|La comunità del Sentiero contemplativo85 14|Letture consigliate87 15|Contatti
  5. 5. 5PREFAZIONEIl nostro piccolo quotidiano: gesti, parole, fattiche si succedono in una routine senza fine.Abbiamo mai pensato, fino in fondo, che quelpiccolo accadere non è nient’altro che la naturadell’Assoluto in atto? Che noi, quella formica,quel filo d’erba, non siamo altro che la Totalitàche accade?Certamente l’abbiamo pensato, ma l’abbiamoanche sentito come realtà indubitabile, realtà vera?Dubito.Il Sentiero contemplativo parla di questo e vuoledare il suo piccolo contributo affinché possagermogliare in noi la consapevolezza che tutta larealtà è l’Uno in atto, e non esiste alcunaseparazione, alcuna frammentazione di questaunità, se non a causa dei processi legati allapercezione e alla interpretazione della realtà.Tutta la vita dell’uomo sembra accadere nella lucedel divenire: nasce, cresce, muore, impara. Dalpunto di vista del divenire tutto diviene da unostato ad un altro: l’uomo si considera il portatoredi un limite e deve superare quello stato perdivenire altro, non-limite.
  6. 6. 6Di stagione in stagione, di vita in vita, l’uomosperimenta nel suo intimo questa separazione equesta tensione a divenire. Potremmo anche direche il vivere non è altro che un laboratorio, untentativo lungo e ininterrotto di annullare questaseparazione.Che cosa incontra l’uomo alla fine del suo per-corso esistenziale? L’esperienza dell’unità, dellanon separazione di tutto ciò che esiste: alla fineincontra l’esperienza dell’amore.Ha odiato, accarezzato, ucciso, stuprato, offerto,negato, accolto, e tutto quello che ha vissuto, ognimomento di quello che ha vissuto, l’ha reso uomonel senso più pieno del termine: totalmenteimmanente, totalmente trascendente; intriso diumanità, eppure non identificato.Alla fine, dopo tanto tentativo di esserci comeportatore di un nome, è scomparso come identità.Gli stadi dell’avventura umana:-acquisire consapevolezza della propria umanità;-aprirsi alla comprensione e all’esperienza di esse-re Uno.
  7. 7. 71 | IL VALORE INSOSTITUIBILE DELL’ESPERIENZATrasformarsi significa vivere la metamorfosi delproprio sentire di coscienza.Nella logica del tempo e del divenire1 l’uomoinizia il suo percorso esistenziale con un sentirelimitato che, esperienza dopo esperienza, vitadopo vita, si struttura e si amplia.Così come si forma il corpo fisico, si sviluppa lacapacità intellettuale o si consolida la volontà, allostesso modo si forma, organizza e amplia il sentiredi coscienza.Questo processo avviene attraverso l’esperienzache la persona vive giorno dopo giorno: nellavoro, negli affetti, nelle gratificazioni come neldolore.Le piccole esperienze come le grandi, tuttecompongono, come tessere di un puzzle,quell’insieme che chiamiamo sentire.1 Qui viene affrontata la natura della vita nella logica deldivenire: va sottolineato che è una logica relativa, solo unainterpretazione. Nei capitoli sulla meditazione e sullacontemplazione affronteremo la questione dal punto di vistadell’essere che non diviene, ma che è.
  8. 8. 8Ogni aspetto, ogni fatto, che sia creativo odistruttivo, che ci procuri dolore oppure piacere,che ci entusiasmi o ci deprima, costruisce ilmosaico della nostra interiorità profonda chechiamiamo coscienza.Attraverso le esperienze manifestiamo la nostraemotività, il nostro pensiero, ed entrambidiventano azione, relazione: all’origine c’è laspinta, l’impulso del sentire di coscienza chegenera ciò che la persona manifesta attraverso lasua identità (mente-emozione-corpo).La coscienza è il regista, l’ego l’attore. L’egoesegue le indicazioni della coscienza; tra i due c’èuno scambio, un flusso continuo di dati: lacoscienza induce un comportamento e lerisultanze dell’esperienza ritornano ad essa, in uncircuito senza fine.La natura dell’uomo diviene comprensibile se nonci limitiamo ad osservare l’attore ma se poniamol’attenzione sul processo coscienza-ego-coscienza.L’esperienza è la scena che la coscienza cos-truisce e che viene rappresentata dall’ego-identità.Nel moto come nella stasi; nel silenzio come nellaparola; nel limite come nella potenza; nellaprivazione come nell’abbondanza; nella paralisi
  9. 9. 9del corpo come nell’esuberanza; nel disturbomentale come nella genialità, sempre c’èesperienza, sempre c’è un soggetto (la coscienza)che si esprime attraverso degli strumenti (i corpidell’ego) e mette in atto una certa rappre-sentazione.Ogni vita è rappresentazione di un sentire; ogniaspetto di ogni vita parla di ciò che una coscienzaha necessità di comprendere, di acquisire, distrutturare.Ciò che della persona è visibile, ciò che appare allanostra percezione è il tentativo, a volte i moltitentativi della coscienza, attorno ad uno stessoripetuto tema, per acquisire un deter-minatosentire.Noi possiamo guardare alle nostre vite e a quelledelle persone attorno a noi, e a tutti gli abitanti diquesto pianeta, come a niente altro che coscienzein atto: ognuno realizza le scene necessarie alconseguimento di una certa comprensione, alraggiungimento di un certo grado di sentire.
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  11. 11. 112 | VIVERE È TRASFORMARSI DA EGO AD AMOREAd un sentire di coscienza limitato corrispon-dono azioni, pensieri, emozioni improntate ad unavisione egoistica; un sentire ampio genera pensierie comportamenti altruistici caratterizzati dalsuperamento della propria centralità e attenti albisogno dell’altro e della comunità degli esseri.Ogni attimo dell’uomo si dispiega nella tensionetra ego ed amore: ogni ora, ogni giorno, ognimese, ogni anno, ogni vita.Potremmo leggere ogni evento del nostroquotidiano come una sollecitazione, un appren-dimento a superare il nostro egoismo.Anche quando siamo sfacciatamente egoististiamo gettando le basi per il superamento diquella condizione: vivere è un dinamismo doveciò che siamo oggi sarà superato, nel sentire, daciò che saremo domani e questo anche quando cisembra di sprofondare negli abissi del nostrolimite.Se oggi il nostro sentire non può che esprimerel’egoismo, se quello è possibile, allora quellodobbiamo avere il coraggio di manifestare.
  12. 12. 12Non sarà mettendo in atto la manifestazionedell’altruista che andremo oltre il nostro egoismo:sarà vivendolo, esprimendolo e poi subendone leconseguenze e gli insegnamenti, che impareremoad andare oltre, che in noi si genererà un sentireche ci permetterà altre modalità di essere.Ad un certo moto egoistico fa sempre seguito unaconseguenza con lo stesso accento: se siamoegoisti incontreremo situazioni caratterizzatedall’egoismo e ne patiremo le conseguenze, cosìcome le patiranno gli altri.Il nostro insegnante è l’egoismo che si manifestain noi, che è noi, quel certo modo in cui ciinterpretiamo e ci comprendiamo.Produce, inevitabilmente, un certo tasso di dolore,di frustrazione, di disarmonia e queste cicostringono ad interrogarci, a farci qualchedomanda, a correggere il tiro: da questo processopuò sorgere una comprensione.La comprensione è una piccola tessera che sicompone nel corpo della coscienza, nel sentire:quando una determinata modalità interiore ècompresa, si inscrive stabilmente e irreversi-bilmente nel corpo della coscienza, diventasentire.
  13. 13. 13Il sentire complessivo che era di un certo gradoora si è ampliato di quel tassello acquisito.L’egoismo quindi ha condotto ad una compren-sione. Ogni disposizione interiore conduce adesperienze e queste mutano la struttura e l’am-piezza del sentire.Qualunque sia il punto da cui una persona, in unavita, inizia, parte sempre da una base di sentireche nel corso di quell’esistenza, vivendo, gioendo,soffrendo, è destinata ad ampliarsi in vario grado.Questo per tutte le persone, in ogni vita.Uno dei pilastri della nostra visione è che ognisituazione, persona e fatto ci è maestro, ovvero ciconduce ad una conoscenza più profonda di noistessi e poi a nuove comprensioni.In quest’ottica niente è negativo, da buttare,scartare, evitare: ogni situazione è la nostra vitaperché da ognuna, nel momento in cui l’af-frontiamo, possiamo apprendere qualcosa epossiamo trarne la possibilità di essere personediverse.
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  15. 15. 153 | IL DIRITTO A MANIFESTARSISulla base di questi presupposti è evidente cheriveste un’importanza grande la nostra capacità diriconoscerci il diritto a manifestarci.Non è un diritto che altri possono riconoscerci:dobbiamo concedercelo noi, dobbiamo darciquesta possibilità.Se non ci permettiamo di manifestarci, non cipermettiamo le esperienze: se ci cristallizziamo suciò che siamo nel tentativo di proteggerci, nonesporci, non rischiare, ci esponiamo alla spintadella vita che afferma: “Non puoi stare fermo,devi vivere, devi sperimentare!”Più cerchiamo di proteggerci, più abbiamo pauradella vita e delle esperienze, più ci incistiamo indinamiche dolorose e frustranti.Se viviamo un’esperienza e la lasciamo andare, sene viviamo un’altra e la lasciamo andare, siamonel flusso delle esperienze e della trasformazione;questo non significa che non ci sarà un tasso didolore, significa che non ci cristallizzeremo neldolore.Che cos’è il dolore?
  16. 16. 16La risultante dell’attrito tra la spinta dellacoscienza e la disposizione dell’ego: se la personaè dentro la paura, la svalutazione di sé e lacoscienza spinge per acquisire nuovi elementiattraverso l’esperienza, quell’attrito tra i dueproduce quello che noi sperimentiamo comedolore.Il diritto a manifestarsi è un’affermazioneinteriore e profonda che la persona compiequando nell’intimità di sé afferma: “Debbo osare,debbo espormi, non voglio vivere prigionierodella paura”.Vediamo la nostra paura, la resistenza a buttarci;avvertiamo la spinta ad andare; sentiamo il doloree l’insoddisfazione: prima o poi, in questa vita o inun’altra, dovremo buttarci.Allora incontreremo tutto il nostro essere, loconosceremo, lo supereremo, ma avremo dovutocompiere il gesto dell’osare la vita: “Sono qui,sono disposto ad imparare, a farmi male, adespormi, a dichiararmi, ad accarezzare e aprendere calci: non voglio più vivere nella paura!”Paura di chi? Dell’altro? Di non essere accolti.
  17. 17. 174 | IL DIRITTO AD ESSERE ACCOLTILa possibilità di essere accolti non dipende dall’al-tro, dipende sempre da noi.Ci sembra di non essere accolti dall’altro, dalmondo, perché non ci accogliamo in noi stessi.Quando c’è una sana accoglienza di sé, l’altro puòaccoglierci o no, ma questo non comporta per noiun problema.La non accoglienza deriva dal giudizio che espri-miamo su di noi e dall’immagine ideale che ab-biamo coltivato.“Dovrei essere così, vorrei essere così e invecescopro le inadeguatezze e il limite che condi-zionano parte rilevante della mia manifestazione”:tra il “vorrei” e il “sono” c’è una tensione chespesso ci conduce in un vicolo cieco; non solo,spesso ci porta proprio ad esprimere il limiteanche se sapremmo e potremmo esprimere altro.Qui ci interessa la possibilità creativa che puòsorgere da questo conflitto: la tensione tra il“vorrei” e il “sono” possiamo leggerla comepossibilità:
  18. 18. 18-il “vorrei” parla della nostra immagine ideale,della proiezione, del sogno, dell’aspirazione edanche della visione immatura;-il “sono” parla di ciò su cui esistenzialmentesiamo chiamati a lavorare; quelle forze adisposizione che nel percorso di vita debbonotrovare una chiarificazione, un dispiegamento,uno sviluppo, una trasformazione.Entrambe parlano della struttura dell’ego, ovverodi ciò che della coscienza emerge nel tempo enello spazio come non compreso, come sentirenon conseguito.Le basi di ogni accettazione appoggiano su di unavisione altra del limite che l’umano porta: il limiteparla del senso della nostra incarnazione, delloscopo realizzativo della nostra vita.Non ciò che ci rimane facile e spontaneo,naturale, ma ciò su cui proviamo difficoltà, su cuiarranchiamo ci parla del senso della nostra vita,dello scopo del nostro esistere.Viviamo per comprendere ciò che non abbiamocompreso e quel qualcosa che si presenta davantitutti i giorni, a tutte le ore, ci indica la strada, cidice che lì c’è ancora da fare.
  19. 19. 19Quando un aspetto del proprio essere, del propriosentire, è acquisito, non ci costa fatica viverlo,sorge spontaneamente l’attenzione, l’azione:quando non è compreso comporta una difficoltà,sorge il conflitto e spesso il dolore.L’accoglienza di sé non finisce mai: ogniaccoglienza conseguita mette in luce altri aspettinon visti, non integrati, non superati.Più andiamo avanti nel conoscerci, più il nostrosguardo si fa attento, più emergono sfumature,aspetti sottili che ci interrogano: all’alba del nostrocammino potevamo permetterci di vuotare ilposacenere dal finestrino dell’auto; in una fase piùmatura ci risulta impossibile mettere un pezzo diplastica nel contenitore del riciclo della carta.Accogliere sé significa accogliersi per quello che siè oggi, sapendo che domani saremo diversi.L’accoglienza non produce l’immobilità del “tantosono cosi” ma introduce un dinamismo senzafine. Proprio perché ci accogliamo si presentanosempre nuove sfide, sempre più sottili dacomprendere.Finché non ci accogliamo blocchiamo i processidi trasformazione: la non accoglienza non è undinamismo, genera solo pantano; l’accoglienzaproduce eventi e processi di ogni genere.
  20. 20. 20Il diritto ad essere accolti è come un tappeto chesi dispiega nel mondo e che noi possiamopercorrere e srotolare perché abbiamo risolto ilconflitto che c’era in noi: non c’è nessuno che cinega, non c’è alcun carnefice e non c’è alcunavittima.Nel mondo ci sono persone: alcune ci accolgono,altre no; quando in noi il conflitto è sanato,riconosciamo che questo è un accadere più chenaturale e non abbiamo niente da protestare o dicui lamentarci.
  21. 21. 215 | LA STANCHEZZA, LA CRISI, L’ALTROSiamo spinti ad uscire dalla tana dai nostriconflitti, dalla frustrazione, dalla ribellione.Quando siamo stanchi di noi, stanchi di soffrire e,qualche volta, anche stanchi di far soffrire, allorausciamo.La stanchezza è una grande alleata; il logoramentoche avviene in virtù del ripetersi dei meccanismiinteriori ci conduce ad un tal punto diinsopportabilità che dobbiamo muoverci: permille ragioni diverse abbiamo rimandato,aspettato, tergiversato, finché non è stato troppoanche per noi.Si apre una possibilità perché siamo stanchi di noistessi e dei rapporti che creiamo, di come licondizioniamo e ne siamo condizionati, di comeinquiniamo i pozzi che dovrebbero soddisfare lanostra sete.La stanchezza, il riconoscere di non poter piùandare avanti a quel modo, apre le porte alla crisi,è già crisi in atto, ma non lo sappiamo.La crisi è come la pioggia, un acquazzone dopoun lungo periodo di siccità, se guardata con gliocchi giusti.
  22. 22. 22Dal nostro punto di vista, la crisi è unabenedizione perché è la certificazione che unequilibrio è andato in frantumi: era un equilibriofasullo, fondato sulla frustrazione e si è rotto.Si apre una nuova possibilità, si generano nuoviprocessi se non si teme lo sconquasso, piccolo ogrande, che ogni crisi porta con sé.Noi potremmo leggere la vita come una sequenzalunga, molto lunga, di crisi: ognuna mette indiscussione uno stato e dispone l’essere al nuovoche bussa.C’è un agente fondamentale in qualsiasi crisi e intutto il processo che va dalla stanchezza di sé allacrisi: l’altro da sé.Perché? Perché l’altro è colui che, con il suosemplice essere sulla scena della nostra vita, svela inostri meccanismi, le nostre maschere, il giudizioche diamo su di noi.Non essendo mai come lo vorremmo, ci costringea vedere la sequenza interminabile delle nostreaspettative e dei nostri giudizi. L’altro, non solo èspesso l’agente all’origine della nostra crisi, ma èanche il fattore di logoramento che contribuisce acreare quella stanchezza di fondo per sé che ci
  23. 23. 23costringe a muoverci e ad affrontarci, senza piùscappare.
  24. 24. 24
  25. 25. 256 | IL VALORE DEL DUBBIOCerchiamo certezze, stabilità e invece qui parlia-mo del dubbio come chiave di volta di tuttal’esistenza umana. Fino a quando la persona nonimpara a dubitare, tutta la sua trasformazioneavviene inconsapevolmente, sbattendo di qua e dilà, facendosi male, ferendo.Di colpo in colpo, si sviluppa una qualcheattitudine alla consapevolezza che essenzialmenteè la capacità di vedersi mentre si mettono in attole proprie dinamiche.Proprio perché siamo stanchi di andare pertentativi e di farci così spesso male, cominciamoad osservarci: da quella osservazione nasce il fioredella consapevolezza e da questa viene generatoquel formidabile agente di rottura con il vecchio,il passato, i meccanismi, che è il dubbio.Dubitiamo di essere vittime dell’altro che sarebbesempre il carnefice; dubitiamo di non esserecapaci, o di esserlo sempre; dubitiamo di farsempre la cosa giusta, o la cosa sbagliata; in altritermini: dubitiamo di quello che la menteracconta, di come ci rappresenta la realtà.
  26. 26. 26Per arrivare a dubitare della nostra mentedobbiamo aver compreso che lei non è noi, che ilnostro essere non si esaurisce nella natura e nellefacoltà della mente; ecco perché il dubbio è cosìimportante, perché porta con sé una dupliceacquisizione:-abbiamo compreso che non siamo solo mente;-abbiamo sperimentato che questa non sempre laracconta giusta.E’ chiaro che si arriva al dubbio dopo un lungopercorso esistenziale pieno di esperienze ed anchedi sconfitte, di crisi, che hanno fatto vacillare nonpochi pilastri.L’avere in sé realizzato che si è altro e che dellamente ci si può fidare fino ad un certo punto, ciintroduce in una visione della vita e in una praticadel quotidiano molto differenti: le opinioni e leazioni dell’altro, l’accadere della vita in tutti icampi, gli eventi che ci accadono personalmente,vengono letti non più a partire dal presuppostoche il nostro punto di vista è un pilastro, ma allaluce della consapevolezza che i pilastri sonorelativi.Nessun pilastro, né nostro, né dell’altro èaffidabile, perché tutto è generato dalla mente e
  27. 27. 27noi abbiamo imparato a ponderare attentamenteciò che essa propone.
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  29. 29. 297 | LA DISCONNESSIONE DA CIÒ CHE LA MENTERECITAIl passo successivo al dubitare del racconto che lamente fa della realtà, è il lasciar andare quel rac-conto; noi diciamo è disconnetterlo.La sostanza dell’atto di disconnessione:-essere consapevoli del contenuto mentale;-scegliere di non continuare ad alimentarlo;-portare la propria attenzione su un elemento delpresente.Potremmo definire la disconnessione anche comeil gesto senza fine del lasciar andare: un pensierosale e lo lasciamo andare; un’emozione si presentae la lasciamo fluire; compiamo un’azione e unattimo dopo la nostra attenzione non è più su ciòche è stato, ma su ciò che sta accadendo.Disconnettendo ogni pensiero-emozione-azione,è come se davanti ai nostri occhi si presentasseuna processione interminabile di eventi: la nostraattenzione è focalizzata sempre su ciò cheabbiamo di fronte in quel momento, nonindugiamo su ciò che è stato, non ci avventuriamoin ciò che sarà.La disconnessione ci radica nel presente.
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  31. 31. 318 | LA SOSTANZA DELL’ATTEGGIAMENTO -----------MEDITATIVOTendiamo a non parlare di meditazione ma diatteggiamento meditativo; pratichiamo nei gruppialcune forme meditative, ma sono pratiche che ciservono per creare una base d’esperienza, un’at-titudine da portare nella vita.Tutta la nostra attenzione è posata sul vivere e sulcome stiamo nella vita: non ci interessa creareisole di consapevolezza o di stati interiori par-ticolari.Tutto ciò che pratichiamo e discutiamo insiemeprepara la vita, essendo già vita.Non ci interessa se siamo tesi o rilassati, aggressivio calmi, pronti o lenti: ci interessa praticare quel-l’incessante ritorno all’adesso che tutto azzera.Tornando e tornando ogni stato lascia il posto adun altro stato, tutto fluisce.Quel che accade c’è per un attimo e poi scompare,quel che è stato non è più; quel che sarà ancoranon giunge: cerchiamo uno spazio tra pensiero epensiero, pensiero-spazio-emozione-spazio-azio-ne-spazio.
  32. 32. 32Poniamo l’accento sugli spazi e lasciamo cheanche questi scompaiano.Quando c’è pensiero, è il pensiero; quando c’èl’emozione, è l’emozione; quando c’è l’azione, è lasequenza dei fotogrammi dell’azione.Tra pensiero e pensiero c’è sempre uno spazio senon siamo identificati. Quando lasciamo andareciò che stiamo vivendo e appoggiamo l’attenzionesul nuovo che sorge, tra il vecchio e il nuovo c’èsempre uno spazio: profondo silenzio, stare senzacondizionamento.Ma non solo: quando l’attenzione è focalizzatasull’adesso, senza passato e senza futuro, quelfatto che stiamo vivendo viene percepito in mododel tutto nuovo. Quando l’osservazione di unfatto della vita, di qualcosa che si presenta, è liberada una finalità, priva di uno scopo, il fatto vissutosi illumina di un senso e di una pregnanzaparticolari.L’atteggiamento meditativo è la possibilità divivere il presente senza scopo alcuno, nellagratuità: questo la vita ci presenta, questo è lanostra vita.Se non viviamo questo, che cosa viviamo?
  33. 33. 33Se non viviamo il presente, di che cosa sisostanzia la nostra vita? Del passato? Del futuro?Adesso accade la vita e adesso noi siamo dispostiad accoglierla, a lasciare che sorga, a rimanerestabili nell’emozione, nell’ascolto, nella disponi-bilità a lasciarci modellare.Adesso siamo disposti a lasciarci sorprendere,spiazzare: la vita che sorge è stupore, sorpresasenza fine.L’atteggiamento meditativo è quello stare difronte ad ogni singolo fatto della vita, che siapiacevole o spiacevole, gratificante o deludente,confermante o smentente, risiedendo in unaneutralità: dal punto zero di quella neutralità, ciòche la mente etichetta come piacere o dispiacere,diviene altro, diviene quello che è, senzaconnotazione.L’atto meditativo conduce oltre la rappresen-tazione che la mente produce, oltre la realtà dellamente.
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  35. 35. 359 | L’ESPERIENZA DELLA CONTEMPLAZIONE E DELLAVITA CHE SORGE E CI ATTRAVERSAChe cos’è la vita che sorge? E’ quello che ci stadavanti e che riconosciamo come tutto ciò cheabbiamo: non abbiamo nient’altro! Ad un certopunto ci è chiaro che tutta la nostra vita è unasequenza lunghissima di attimi, di fotogrammi,che accadono ora e mai più.Quel fotogramma vissuto in sé, senza quello chelo precede e quello che lo segue, invade laconsapevolezza, la coscienza, la mente, l’emo-zione, il corpo, pur essendo muto, silenzioso,immobile.Quel fotogramma è oltre il tempo, eterno pre-sente.Se la mente non coltiva pensiero, se non c’èidentificazione, se si è interiormente disposti,accoglienti, concavi, può accadere che quell’attimoci pervada, ci invada, ci attraversi.Stiamo camminando e sentiamo che non siamopiù noi a camminare, veniamo camminati; stiamoparlando e le parole affluiscono dense, piene, esorgono da sole; stiamo suonando e la musica
  36. 36. 36invade il nostro essere, il nostro corpo è suonato,lo strumento è suonato, ma non da noi.Chi cammina, chi parla, chi suona allora? Non noima qualcosa di più vasto, qualcosa che possiamochiamare coscienza, vastità o altro.Il controllo che abbiamo sempre avuto sulla realtàlascia il campo ad altro che mal si concilia conqualsiasi controllo: quando la contemplazionesorge scompare colui che gestisce, che controlla,che sa, che spera, che si affida, che opera.Contemplare è essere trasportati, condotti, sos-pinti, dolcemente annullati dal vento della vita chesoffia dove vuole.La contemplazione è la fine del camminodell’uomo perché comporta la scomparsa delcontemplante stesso.Non possiamo dire che nella contemplazione cisia un soggetto che la pratica e la sperimenta: lacontemplazione è la vita in atto e non portanome, è aldilà di ogni nome.L’esperienza della contemplazione è ciò verso cuiaccompagniamo le persone, è la natura più intimadel Sentiero.
  37. 37. 3710 | L’INTIMO ESSERE DI OGNI SINGOLA -------------. 2ESPERIENZAPiù si scende nella profondità della naturadell’esistenza e dell’adesso che accade, più daquell’esperienza emerge un qualcosa dicompletamente nuovo, mai conosciuto prima,non comprensibile e non afferrabile con la mente.Più l’atto contemplativo compenetra la persona eciò che essa vive, più da quell’atto sorgel’esperienza di una pienezza, di una densità, di unospessore, di una significanza che noi esprimiamocon il termine di pregnanza.Quando le menti pensano alla vita contemplativapaventano uno svuotamento di senso e disignificato perché vedono nella scomparsadell’eccitazione, del coinvolgimento, della iden-tificazione, la perdita del succo dell’esistenza. Nonriescono ad immaginare quello che può accadere ilgiorno in cui la persona non è più identificata coni suoi pensieri, le sue emozioni e le sue azioni.2 Estratto del capitolo 18 del libro“Conoscenza di sé, meditazione, contemplazione”.
  38. 38. 38Ed in effetti non è immaginabile: solo l’esperienzatestimonia che nel momento in cui non c’è piùidentificazione, ciò che compare non è un vuotoma un pieno, per tanti versi anche difficile dareggere per la persona stessa. (…)Quando la persona con la sua identificazionescompare, ciò che si afferma è il presente; quandola persona non ha più un obbiettivo, non ha piùuna finalità, non ha più una aspettativa, quando suciò che vive e sperimenta non emette più ungiudizio, quando è libera dall’influenza del passatoe dai suoi meccanismi mentali, ciò che affiora è larealtà così com’è e quella realtà porta con sé ilfrutto della pregnanza. (…)Mai avremmo pensato che la vita potesse esserequello, noi che abbiamo attraversato l’esistenzacogliendo soltanto frammenti del reale, costan-temente proiettati verso il futuro o ancorati alpassato, non potevamo minimamente immaginareche se solo ci fossimo aperti più a fondo a ciò cheattimo dopo attimo incontravamo senza limitarcialla superficie, avremmo incontrato tantaprofondità, ci saremmo impattati con tanta forza,con tanto senso.
  39. 39. 39Quando dico senso non intendo dire qualcosa chedà senso alla nostra esistenza, qualcosa che ciqualifica: intendo dire qualcosa che in sé èportatore di senso, qualcosa che nel suo essere ciòche è porta il senso come natura propria.La relazione con l’adesso, di qualunque natura sial’adesso che accade, è sempre significante, èsempre traboccante di senso.Nell’adesso contemplato non c’è spazio perl’insignificanza, non c’è spazio per la trascuranza,non c’è spazio per la vacuità. Qualunque realtàvenga vissuta, del corpo, dell’emozione, dellamente, che sorga dall’interno o sia stimolatadall’esterno, assume una rilevanza tale dadiventare totalmente pervadente, da non lasciarespazio ad altro.Allora osservi quel flusso di forze nel corpo e seicome invaso da un’onda; osservi quell’emozione esei come nel mare di quel colore; osservi un fioree ti si impatta con così tanta forza da stordirti.Il canto della realtà, quando non è attutito dalrumore della mente, è su tutti i piani, in tutte ledirezioni e tu sei immerso dentro quel canto enon c’è nient’altro che quel canto.Tutto canta se stesso, tutto esprime se stesso ed èintimamente libero dal giudizio; niente porta un
  40. 40. 40limite, che prende forma, evidentemente, solo inpresenza di un giudizio.Tutto è se stesso, senza trattenimento, senzariserva, senza pentimento; ogni cosa è quel che èe, nell’essere quel che è, lo è senza mediazione,senza trattenere niente, senza soffocare niente; loè in modo veramente totale.Quando esci fuori dall’ottundimento chel’identificazione con i processi produce, sottolineoil termine “ottundimento” – è come un viveresott’acqua dove tutto appare distorto ed attutito –quando esci, è un esplodere di vita.Più l’esperienza contemplativa si radica nellegiornate della persona, più questa pregnanza chela persona sperimenta la trasforma; di situazionein situazione, la realtà la plasma ed apre varchisempre più vasti nella struttura ricettivadell’essere; apre varchi nella mente, nell’emozionee nel corpo; la realtà scava, si fa spazio in ognianfratto dell’essere.E’ come se l’essere diventasse sempre più poroso,sempre più permeato della presenza dell’adessoche accade.Ciò che si presenta non lascia più spazio allamento, a quell’indugiare su di sé, a quell’atten-
  41. 41. 41zione costante a sé: la realtà impone se stessa e nelfarlo noi veniamo confinati in una “irrilevanza”.Ad un certo punto non solo è come se la realtànon si curasse di noi, ma è come se ci volessetravolgere; è come se, rami secchi, potessimoessere spazzati via dal vento con un gesto noncurante.Quella stessa realtà che un tempo ci ha condottiper mano, ci ha tenuti nel palmo della mano, oper lo meno noi così leggevamo il processo, oraappare nella forma di un vento potente che cispazza via e non si cura di noi.Finché c’è quel “noi” non c’è esperienza contem-plativa, ma quando quell’esperienza sorge, quel“noi” è destinato ad essere spazzato via.Non c’è dolore in questo, non c’è rimpianto, è ciòche accade; non c’è qualcuno che protesta mentrequesto accade; non c’è nemmeno qualcuno cheresiste, c’è soltanto l’accadere di questo ramettosecco che viene spazzato via dal vento.E’ finito il tempo delle proteste; quando la realtàsi afferma ciò che rimane dell’osservatore è uninsieme di elementi percettori, non ci sonocommenti da fare, non ci sono più strutture perfare commenti.
  42. 42. 42C’è stato un piegarsi lungo, ripetuto, a voltepenoso; molto penoso.Ancora: non c’è rimpianto per ciò che si è perso,ma c’è l’intimo senso di una libertà che è giunta eche non chiede permesso, che non bussa; è unprocesso che porta con sé estrema dolcezza edestrema forza, è un processo che non chiede, siimpone.L’atto contemplativo è qualcosa che è sempre lì, èsempre stato lì, pronto ad emergere; ad un certopunto eri stanco delle domande, delle risposte, deltuo indagare, e pian piano hai cominciato asussurrare e poi a dire: ”Son qui, sono disposto”.E lui si è fatto avanti e ha portato con sé quellavastità.Più si fa presente, più ti scava, più ti rendequell’essere permeabile, più ti impregna, piùscompari.Il tuo scomparire si fa dolce, un tenero arrendersialla vita che viene.Quando l’esperienza della realtà si presenta e tiinvade con la sua forza e la sua carezza, non c’èresistenza.
  43. 43. 43Ciò che resta della mente, di te, è qualcosa dimolto indefinito e flessibile oramai, di moltoduttile, che la vita può piegare come vuole.
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  45. 45. 4511 | LE PAROLE DEL SENTIEROSenza la pretesa di voler comporre un glossario, ma solocon l’intento di dare spunti di riflessione e aprire piccolispiragli sulla nostra visione della via spirituale.AFFETTOQuello che gli esseri umani chiamano amore e cheè condizionato dal bisogno.L’affetto è l’amore condizionato. L’amore è la vitache non chiede, che non ha bisogno, che si lasciaportare e attraversare, che si dona senza scopo.L’affetto, condizionato da un bisogno, ha unoscopo e non conosce ancora la gratuità, sebbenela prepari.Prefigura ciò che sarà portato a compimentonell’amore.ALTRO DA SÉColui/colei a cui tutto dobbiamo: non saremmopersone e non potremmo trasformarci e impararea dimenticarci di noi se vivessimo soli, fuori dauna qualsiasi forma di relazione.Tutta la vita è relazione con l’altro da noi, ed ètrasformazione provocata da quell’impatto, dal
  46. 46. 46fatto che l’altro ci costringe a vederci e ainterrogarci e ci conduce, non di rado, in una crisi.L’altro è il primo e principale dei maestri.AMORENon è un qualcosa di personale: non possiamodire: “Io amo te”. L’amore accade, puro dono,quando scompaiono l’amante e l’amato.E’ l’esperienza ultima dell’uomo che è statocondotto dalla vita oltre il bisogno, le domande, lanecessità di risposte: quando l’uomo risiede nellavita ed è portato da questa, essendosi svuotato diqualunque opposizione e pretesa, allora puòsorgere, come dono, quella disposizione interioreche chiamiamo amore, che nulla chiede, nulla siaspetta, semplicemente è lì, davanti alla vita eafferma: “Se posso esserti utile, ci sono”.ASPETTATIVACostantemente ci aspettiamo qualcosa, nonviviamo il presente così com’è ma ci aspettiamoche abbia la configurazione da noi desiderata.Vediamo l’aspettativa e la lasciamo andare: ciò cherimane è quel piccolo fatto che accade e ci chiama
  47. 47. 47dicendoci: “Mi vedi? Se non mi vedi non staivivendo”.BUON AMICOColui/colei che consapevolmente ci accompagnanel viaggio incontro a noi stessi.E’ quello che in altre tradizioni è chiamatomaestro; è l’accompagnatore che abbiamo scelto ea cui riconosciamo il diritto e il dovere di mettercia nudo, di svelarci nei nostri meccanismi.Ogni altro da noi è il nostro insegnante: il buonamico è un altro consapevole della sua funzione;non ha niente da perdere e da guadagnare, nonteme un dolore che può provocare e non si ritraedall’accarezzarci.Non è necessariamente una figura fissa: nellenostre vite tutti incontriamo qualcuno la cuiparola o i cui comportamenti ci permettono disviluppare una riflessione o ci sono di stimolo aconoscerci meglio; tutti incontriamo qualcuno cuiriconosciamo un’autorevolezza e che autoriz-ziamo ad entrare nelle nostre vite.Quello del buon amico non è un ruolo o unmestiere, è una funzione, vale per noi e magarinon vale per altri; ognuno riconosce il proprio
  48. 48. 48buon amico in qualcuno che gli attiva dei processi,che gli sollecita degli interrogativi, che lo inquietao lo placa.Non esiste in sé il buon amico, esiste per noi; avolte succede che qualcuno sia riconosciuto dadiverse persone in quella funzione e allora diventaun riferimento stabile a cui ci si può rivolgere peruna parola ma, in assoluto, nessuno è buon amicoper tutti.COMPASSIONELa disposizione interiore, l’esperienza dell’acco-gliere in una concavità, qualunque pensiero,emozione, azione, nostra e altrui.Lo sguardo privo di giudizio, sostenuto da unaprofonda apertura, comprensione, vicinanza.Il gesto che unifica tutto ciò che attraversa,pervaso di tenerezza, compenetrato da uninchinarsi.CONSAPEVOLEZZALa presenza simultanea della sensazione fisica,della ricettività emotiva, dello sguardo intelligentesulla realtà che accade nel momento presente.
  49. 49. 49CONTEMPLAZIONEL’atteggiamento meditativo, la disposizioneconsapevole, preparano l’esperienza contem-plativa: il disporsi all’adesso che accade apre spaziall’affiorare dell’esperienza della profondità diquanto sperimentato.Scriviamo e siamo consapevoli di scrivere, è tuttala nostra vita, adesso; mentre scriviamo le paroleaffluiscono, la mente è obbediente, il corpoesegue: viviamo l’esperienza non del “noiscriviamo” ma “dell’essere scritti”, “delloscrivere”, “della scrittura che accade”.Ciò che viene scritto non è la risultante del nostropensiero ma di ciò che il pensiero precede, dellacoscienza.La contemplazione è coscienza in atto, vastità inatto, non condizionamento in atto.Nella profondità dell’adesso emerge tutta la naturadella vita, il suo senso, la sua pregnanza, la suaprofondità, il suo essere quel che è, Assoluto inatto.Molti di noi sperimentano l’esperienza dellacontemplazione ma non sanno dargli un nome.Molti artisti vivono l’essere cantati, suonati,
  50. 50. 50danzati, e ugualmente lo vivono molti sportivi epraticanti di arti marziali.L’esperienza contemplativa è il manifestarsi dellavita oltre l’identità, oltre l’ego: fluidità, libertà,vastità, leggerezza, profonda gioia caratterizzanoquell’esperienza.Da lì, l’esperienza nell’identità è vissuta comelimitata, compressa, condizionata, asfittica.La vita vera si manifesta quando la contem-plazione sorge e l’uomo, inteso come ego, scom-pare.COSCIENZAIl sé superiore, l’anima, l’io spirituale, il corpoakasico o causale, l’individualità, il vero sé.L’uomo è centro di coscienza e di espressione,secondo la definizione del Cerchio Firenze 77: ilsentire, contenuto della coscienza, si esprimeattraverso il corpo mentale, il corpo astrale, ilcorpo fisico, nel tempo e nello spazio, in quellarappresentazione che chiamiamo vita.Di esperienza in esperienza, di vita in vita,affluiscono tessere di sentire che vanno acostituire il corpo della coscienza: la vita nel pianofisico, emotivo/astrale, mentale, non è altro che la
  51. 51. 51condizione per poter edificare e strutturare ilcorpo akasico/della coscienza.Una volta che questo corpo è costituito,l’esperienza che chiamiamo vita non ha piùmotivo di essere, l’uomo cessa l’esperienzaincarnativa e continua il suo percorso in altromodo.La coscienza è l’artefice che sostiene tutta lanostra vita cognitiva, emotiva, sensoriale, opera-tiva.Senza la coscienza non c’è vita, è come togliere adun’automobile il motore.Tutta la vita sul pianeta è guidata dalla coscienza eda ciò che la precede: quella minerale, vegetale,animale, umana, sovraumana.Tutte le esperienze nelle varie forme, materie,tempi forniscono dati alla coscienza e lacostituiscono come corpo strutturato.DISCONNESSIONEUn pensiero è legato ad un altro pensiero, adun’emozione, ad un’azione: disconnettere significalasciare che un pensiero sorga e scompaia, cheun’emozione sorga e si dilegui, che un’azione simanifesti e poi venga dimenticata.
  52. 52. 52Disconnettere significa tornare e tornare almomento presente lasciando che ciò che è stato eciò che sarà non siano coltivati dalla nostraattenzione: significa appoggiare la consape-volezza sul presente che accade e su niente altro.Un pensiero è solo un pensiero, lo lasciamosorgere e lo lasciamo andare: ne sorgerà un altro eproprio perché abbiamo lasciato andare ilprecedente, quello che sorge è nuovo.Così per un’emozione e per un’azione.La disconnessione è la pratica fondamentale delSentiero, l’incessante ritorno della consapevo-lezza all’adesso che sorge.E’ considerare un pensiero a sé stante, un’emo-zione a sé stante, non connessi tra loro: in questomodo la vita diventa quell’illuminarsi di attimi chesubito scompaiono e lasciano il campo a nuoviattimi, e così senza fine: la vita allora diventanuova, fresca, libera, leggera, priva di condizio-namento di ciò che è stato o che sarà.La vita è solo ciò che è, adesso.DIVENIREOggi siamo protesi sul domani; nel mentrecompiamo questa azione già la nostra mente è
  53. 53. 53sulla successiva; viviamo questa vita e andiamo adindagare il nostro passato e cerchiamo di coglieresegni di quello che verrà.L’uomo è dentro questa tensione del divenire,dentro ad una percezione del tempo che scorre e,soprattutto, dentro ad una inquietudine interioreche lo spinge avanti e indietro lungo i binaridell’esistere.Il tentativo del Sentiero è di conciliare essere edivenire: la tensione a trasformarci, ad esserealtro, è naturale, sana, indispensabile perché cicolloca nel flusso della vita dove tutto è muta-mento.L’adesso è la base di domani e la conseguenza diieri; ma oggi possiamo fare qualcosa che, puressendo nella logica del divenire, lo supera e lotrascende: oggi possiamo accoglierci così comesiamo, sapendo che domani saremo diversi.Possiamo accogliere l’adesso, ogni adesso che sisuccede nel tempo, sapendo che lascerà spazio adaltri adesso che verranno, e possiamo accoglierlocome se fosse l’ultimo attimo della nostraesistenza.Così facendo, noi introduciamo la consape-volezza che entrambi gli stati possono conviveresimultaneamente senza conflitto: siamo nell’acca-
  54. 54. 54dere, giunge qualcosa che subito scompare e lasciaspazio ad altro che, mentre accade, è tutta lanostra vita, tutto l’esistente.Fotogrammi che scorrono davanti all’obbiettivo,ognuno compiuto in sé.Sappiamo che ogni attimo ci trasforma, ma lanostra attenzione non è sul trasformarci, èsull’essere disponibili a vivere l’attimo presente, suciò che accade e ci attraversa.Guardando le nostre giornate da questo punto divista, andiamo oltre la tensione a divenire etrasformarci, scendiamo nell’intima natura delpresente e della vita, rimanendo in quel flusso,estremamente dinamico della vita, che nulla lasciainalterato e immobile, che tutto trasforma.DUBBIOLa condizione senza la quale non è possibilesuperare il condizionamento della mente. Se nonsi dubita della lettura che la propria mente dà dellarealtà, non si vede l’origine del condizionamentodi tutto il nostro esistere, non si vedono le sbarredella prigione nella quale ci racchiudiamo.
  55. 55. 55Non dove qualcuno ci racchiude, dove noi ciracchiudiamo aderendo a ciò che la mente recitasu di noi e sull’altro da noi, oltre che sulla vita.EGO/SE’ INFERIOREE’ l’immagine di noi generata dal corpo mentale,emotivo-astrale e fisico, sulla base dei dati fornitidalla coscienza e derivanti dall’esperienza.L’ego, o identità, o sé inferiore, è l’inter-pretazione che noi diamo di noi stessi, quello checonsideriamo il nostro sguardo sulla realtàinteriore ed esteriore.L’ego parla di ciò che la coscienza non ha ancoraacquisito e su cui si sta misurando; parla dellesfide che l’uomo affronta giorno dopo giorno eche lo trasformano nel suo sentire di coscienza.Ciò che è stato compreso opera come programmainconscio che sostiene la rappre-sentazione, lamessa in atto, di ciò che compreso non è.La vita dell’uomo è all’insegna dell’ego finché lacoscienza non è sufficientemente strutturata: c’èego fino a quando non si dispiega un sentire dicoscienza ampio.L’ego è il veicolo della coscienza nel tempo enello spazio: la mente, l’emozione, il corpo sono i
  56. 56. 56terminali attraverso cui la coscienza sperimenta,acquisisce i dati che le sono necessari, impara,comprende.L’ego è l’insieme degli strumenti utilizzati affinchéla comprensione si realizzi, ma in sé non esiste:dalla relazione tra corpo mentale, emotivo, fisico– che operano sotto le direttive della coscienza –scaturisce quel particolare senso di esserci comeidentità limitata e circoscritta che noi chiamiamocon il nostro nome.In sé l’ego non è un corpo, un arto costitutivodell’essere: è la risultante della relazione tra lacoscienza e i suoi corpi d’esperienza.EVOLUTOL’individualità il cui corpo della coscienza èstrutturato, sufficientemente completato attra-verso le vite e le esperienze compiute e che quindiesprime un sentire ampio.E’ l’uomo alla fine del percorso incarnativo.FLETTERSI/INCHINARSIIl gesto della canna di fronte al vento che giunge,la nostra disposizione di fronte alla vita.Non opporre resistenza.
  57. 57. 57GIUDIZIOSu ogni pensiero, emozione, azione la menteappone un’etichetta e confronta ciò che stiamovivendo con ciò che abbiamo vissuto o con ciòche avremmo voluto vivere.La mente valuta, misura, confronta; così facendoconferisce un’identità, dei contorni, a tutto ciò cheviene sperimentando. In virtù del giudizio, unarealtà viene isolata da un’altra; la realtà da unitariadiviene frammentata e molteplice.Attraverso il giudizio la mente crea la realtà.Lasciar andare il giudizio è lasciar andare la mente,è cogliere la realtà oltre quello che la mente recitasu di essa: la realtà, anche se frammentata allapercezione dei sensi, è sempre unitaria.IDENTIFICAZIONECredere di essere ciò che si sta sperimentando.L’illusione di essere pensiero, emozione, azione.L’abbaglio che noi si sia ciò che il corpo mentale,astrale e fisico stanno sperimentando.Il processo inevitabile ed ineludibile attraverso ilquale ci sembra di esistere come realtà unica eseparata da tutta la realtà dell’altro e dell’uni-verso.
  58. 58. 58L’identificazione sostiene tutta la realtà così comela viviamo e la sperimentiamo; è la natura piùintima dell’illusione, il niente, il vacuo, l’incon-sistente con parvenza di reale.E’ la condizione indispensabile perché possamanifestarsi la vera realtà delle cose: al risvegliodal sogno sappiamo distinguere tra illusione erealtà.L’identificazione è indispensabile per lo sve-lamento dell’illusione e l’affiorare della realtà.Proprio perché ci sentiamo un nome, perchésentiamo di avere una vita e ci caliamo in essa,pian piano possiamo comprendere la vacuità diquesta esperienza d’esserci.Attraverso l’essere fasulli scopriamo la naturadell’essere autentici. Ancora una volta un ciclo ècomposto da identificazione e non identi-ficazione, illusione e realtà, apparenza e sostanza.Mancando l’identificazione non sorge neces-sariamente la realtà; ma quando la realtà, chegiunge come dono, è sorta e si è stabilizzata comecondizione esistenziale, l’identificazione non trovapiù spazio per manifestarsi.
  59. 59. 59ILLUMINAZIONEL’esperienza di una particolare connessione tra ilcorpo della coscienza e i suoi veicoli che spessodà luogo a una serie di fenomeni ed esperienzeesistenziali particolari. L’illuminazione non è altroche un’esperienza dell’evoluto dovuta a particolariprocessi energetici. Gran parte di coloro cheescono dal ciclo del nascere e del morire lo fannosenza aver conosciuto questa esperienza e senzanemmeno sapere di esser alla fine del cicloreincarnativo.INCARNAZIONEUna delle fasi della vita; l’altra fase è la vita senzaincarnazione: le due fasi costituiscono un ciclo dimanifestazione; molti cicli costituiscono l’espe-rienza necessaria alla costituzione del corpoakasico/della coscienza.L’incarnazione c’è quando la coscienza è allacciataal corpo mentale, al corpo astrale e al corpo fisico.La non-incarnazione è quando la coscienza vivealcuni suoi processi senza il terminale del corpofisico. La morte è la perdita del veicolo fisico: lacoscienza vive altre esperienze attraverso i veicoliastrale e mentale per poi abbandonare anche
  60. 60. 60questi. Successivamente inizierà la nuovaesperienza incarnativa con l’allacciamento dei trenuovi veicoli predisposti per i compiti daaffrontare.Va avanti così fino a quando il ciclo incar-nazione/non-incarnazione ha prodotto il pienodispiegamento del corpo akasico: allora il sentirenon si manifesta più attraverso incarnazione/non-incarnazione, ma in altri modi.Ogni ciclo costituisce tasselli del corpo dellacoscienza: non l’incarnazione da sola, non la non-incarnazione da sola. Vita e morte camminanoinsieme, indissolubili perché parte dello stessociclo.INDIVIDUALITÀLa coscienza e il suo corpo che si costituisce diesperienza in esperienza e di vita in vita.L’individualità dà luogo alla personalità e all’ego,attraverso i suoi tre veicoli (mentale, emotivo,
  61. 61. 61fisico). E’ costituita di tessere di sentire: piùcompleto è il puzzle, più vasto è il sentire.Ogni esperienza costituisce tessere di sentire e letessere strutturano il corpo della coscienza:l’ampiezza del sentire guida la rappresentazionenel tempo e nello spazio, ovvero la vita.Tutto ciò che l’uomo vive è generato dallaindividualità/coscienza e da ciò che precedequesta dimensione.INNAMORAMENTOUno stato alterato di coscienza che prepara la fasepiù matura dell’affetto, da cui germoglierà, se ger-moglierà, l’amore.L’innamoramento è canto dell’ego e nello stessotempo manifestazione delle possibilità dell’amo-re, ma non lo si può considerare amore perché ècondizionato dal bisogno.LASCIAR ANDAREIl gesto compiuto migliaia di volte in una giornata:ad ogni pensiero, ad ogni emozione e ad ogniazione segue sempre un lasciar andare.Niente viene trattenuto, a niente ci si lega, tuttoscorre. Un fiume immenso e in perpetuo movi-
  62. 62. 62mento e ad ogni attimo l’attenzione è appoggiatasu quel rametto che la corrente trasporta per poiscomparire allo sguardo.Tutto si presenta e tutto scompare: tutto il nostrotempo non è altro che un lasciar fluire la vita.MANIFESTAZIONEOgnuno, consapevole o inconsapevole, che lovoglia o meno, porta a manifestazione il proprioessere corpo, emozione, pensiero, coscienza:vivere è manifestazione della coscienza che siesprime sui diversi piani.Tutto ciò che abita e costituisce questo pianetanon è altro che manifestazione di un principio dicoscienza di ampiezza variabile, ed ogni sentirenon è altro che manifestazione dell’Uno.Ogni manifestazione, dal sasso al superumano,non è altro che la Totalità in atto.MEDITAZIONEUn modo di stare nella vita.Non una pratica né una tecnica: un modo di vi-vere.La sostanza dell’atto meditativo è l’appoggiare laconsapevolezza, l’attenzione, la volontà su ciò che
  63. 63. 63adesso si presenta a noi: adesso, non prima, nondopo. L’attenzione non è costante, è un ritmo:presenza/non-presenza; l’atto meditativo è vivereconsapevolmente questo ritmo ed utilizzare lavolontà per tornare alla presenza, a ciò che adessosi presenta.Ad ogni passo, ad ogni parola, gesto, pensiero, noitorniamo lasciando andare ciò che l’ha precedutoe non alimentando ciò che sarà.Alla fine rimane solo l’adesso e quello stare lì; lanon presenza è solo la condizione per la presenza,l’inspiro e l’espiro, l’uno prepara l’altro.Noi risiediamo nella presenza sapendo che questasi nutre della non-presenza.MENTEIl pensiero concreto e astratto; la dimensionecognitiva; le funzioni del corpo mentale; unacomponente dell’ego assieme al corpo emotivo-astrale e al corpo fisico; la lente del proiettore checrea la realtà; il problema di tutti i ricercatori dellavia spirituale.Dal nostro punto di vista, uno degli strumentidella coscienza, uno dei suoi veicoli.
  64. 64. 64Non un problema, non qualcosa da annullare mada usare allo stesso modo di come si usa ilcomputer o la chiave per svitare un bullone.Essendo uno strumento complesso, è necessarioacquisire con essa una certa confidenza, avere unaconoscenza del suo modo di operare e unaconsapevolezza delle sue dinamiche, molte dellequali si attivano inconsapevolmente.Nella visione comune della persona della viaspirituale, è il diaframma che si interpone tra lavita nell’illusione e quella vera: dal nostro puntodi vista è semplicemente quel che è.NON-ESSERELa fine del viaggio umano, dell’identificazione conla mente e i suoi processi, con il fantasma chechiamiamo identità. Oltre ciò che a noi sembra diessere, ad un certo punto delle nostre esistenze siapre la possibilità di sperimentare un’altracondizione, quella che definiamo di non-essere:colui che era, più non è.Questo non significa che oltre l’esserci comeindividuo ci sia il nulla: oltre c’è una vita e unesistere che non hanno riscontri con l’essercicome identità.
  65. 65. 65Oltre c’è l’esserci come sentire che è essere senzatempo, non divenire, non identificazione.Il non-essere è l’essere autentico, incondizionato,reale.OSAREEntrare nella vita ed esserci sapendo che nessunaltro potrà vivere e sperimentare e trasformarsi alposto nostro.Osare è andare oltre la paura, oltre il giudizio su disé e il timore del giudizio altrui; è quel presentarsisulla scena della vita ed affermare: “Se non lofaccio io chi lo farà? E se non oso ora, quando?”Osare è accettare di vivere senza riserve sapendoche è nel vivere, nella relazione, che tutto divienee si trasforma e la libertà che desideriamo prendeforma.PAURAL’identificazione con la paura impedisce lapartecipazione alla vita: la persona finisce perevitare in continuazione presunti ostacoli osituazioni di cui ha paura, situazioni che ritiene dinon essere in grado di affrontare o che temerimarcherebbero il giudizio e la riprovazione da
  66. 66. 66parte dell’altro. E’ un continuo scansare situazioniche la confinano in pochi, ristretti, ambitid’esistenza: tutto il resto è pericoloso, la vita èun’avventura pericolosa.E’ chiaro che la via è quella possibilità di impararead affrontare, piccola situazione dopo piccolasituazione, tutto ciò che si presenta: di esperienzain esperienza si impara a non fuggire, sisperimenta che è “solo una piccola situazionedella quale avevo paura”.Attimo dopo attimo, riconoscendo che la propriavita accade adesso e mai più, diventerà evidentecome la paura è solo un prodotto della mente,non un dato reale: nella mente stessa si potrannostrutturare nuove convinzioni che potrannoattecchire e radicarsi proprio perché si ècominciato a non fuggire, a partire dalle piùpiccole situazioni che si sono presentate nelquotidiano.PERSONALITÀLa personalità è l’immagine della coscienza, di ciòche essa ha acquisito attraverso l’esperienza neltempo e nello spazio e che è divenuto sentire; nondi tutto ciò che ha acquisito, non della totalità del
  67. 67. 67sentire acquisito nelle molteplici vite, ma delsentire in campo in quella particolare incarna-zione.Mentre l’ego è il non compreso, la personalitàrappresenta quella parte di compreso utilizzata peri compiti di una specifica incarnazione.PRESENZAI sensi sono aperti, l’emozione fluida, la mentedisposta, l’essere concavo rispetto all’accadere inatto: la presenza è l’esperienza dell’essere qui edora in una sospensione e neutralità senza tempo.Nella presenza c’è l’accadere della vita e colui chela percepisce è un contenitore vuoto, purapercezione senza che esista né un percettore, néun osservatore e tantomeno un portatore dinome.Vita che accade nell’intelligenza della realtà.REALTÀ SOGGETTIVACiascuno vive un film personale: gli ambienti, lascenografia, gli attori, le comparse possono ancheessere comuni e condivisi, ma la sceneggiatura èassolutamente personale.
  68. 68. 68Dalla stessa scena che tu ed io condividiamo, iotraggo qualcosa per il mio sentire, tu qualcosa peril tuo. Quella scena può produrre apprendimentimolto differenti, sistemazioni di tessere di sentiremolto diverse tra di loro. Io so che tu sei lì epartecipi della scena insieme a me, ma non soassolutamente quello attorno a cui la tuacoscienza va lavorando, quello che sta acquisendo.Se sono un buon osservatore, se ho una buonaconoscenza di me, forse posso comprenderequello che la mia coscienza va acquisendo, forse.RESALa capacità di flettersi, di non opporsi, di non fareresistenza rispetto al presente che si manifesta eche ci interroga nel profondo.La possibilità di andare oltre la protesta e ilvittimismo, il giusto e l’ingiusto, cogliendol’essenza di ciò che accade: quello che si presentaè per noi e ci chiede di vederlo, accoglierlo,saperlo maneggiare.E’ la nostra vita, non possiamo opporci erespingere la nostra vita, anche se è dolore, anchese è scomoda: possiamo provare ad arrendercilasciando che ci colpisca o ci accarezzi.
  69. 69. 69Possiamo lasciare che ciò che accade ci insegni ciòche intende insegnarci.La protesta è mente/ego in atto, la resa èl’apertura di uno spazio d’esperienza in cui ilnuovo cambia l’esistente.SCOMPARSATutta la manifestazione dell’identità conduce alsuo superamento e alla scomparsa dell’artefice deiprocessi.Tutto l’essere portatore di nome conduce allaperdita del nome: dopo averlo desiderato, pianto,sofferto e goduto, ce lo dimentichiamo.Dalla scomparsa di sé sorge la libertà dell’esisteresenza attributi.SENSO DELLA VITAScaturisce dal processo dell’esserci e del dimen-ticarsi di sé: se c’è solo manifestazione egoica ilsenso della vita che ne consegue è aleatorio eimpermanente.Se invece è vissuto l’intero ciclo del manifestarsi,dalla cosiddetta identità al dimenticarsi di sé,all’andare oltre sé, al vivere l’esperienza delperdersi e del donarsi, allora ciò che sorge
  70. 70. 70dall’esperienza complessiva è la possibilità disperimentare un senso profondo dell’accaderedella vita nel presente.Il senso della vita non è qualificabile, descrivibilecon degli attributi o degli aggettivi: la vita è sensoin atto, traboccante, quando è vissuta senza paurae nella donazione completa di sé a ciò che sipresenta.Il senso della vita c’è e sorge solo nel presente.Affermare: “Sento che la mia vita ha senso” nonsignifica niente; non è una vita che ha senso, èl’adesso che esprime il senso: manifestando sestesso ed essendo noi completamente apertiall’accadere, si realizza l’esperienza di una pie-nezza.Non c’è un senso nella vita perché il presenteproduce un risultato, né perché c’è una com-prensione, né perché c’è una trasformazione inatto: la vita è senso in sé.Non dal divenire dei processi deriva il senso, madall’essere senza tempo del momento presente.
  71. 71. 71SENTIRE“Sentire come percezione della divinità in ciò chefa parte della realtà”. 3E’ la materia che compone il corpo dellacoscienza o corpo akasico, o anima, o sé supe-riore. Il sentire è costituito da tessere di sentire,ovvero da comprensioni che derivano dall’es-perienza: tessera su tessera, sentire dopo sentire, sicostituisce il corpo della coscienza dell’uomo;quando questo è costituito non c’è piùincarnazione nel tempo e nello spazio, l’uomoesce dalla ruota delle nascite e delle morti econtinua la sua esperienza avendo come corpo piùdenso il corpo della coscienza.TENEREZZALo sguardo sulla vita, sull’altro, su sé, quando lacontemplazione ci ha invasi.VIA SPIRITUALEIl percorso incontro a sé stessi, alla conoscenza disé, dell’altro, della vita.3 Cerchio Ifior, La farfalla, pagina 48, edizione privata
  72. 72. 72Ogni vita non è altro che via spirituale in atto:qualunque sia il credo, la filosofia, la pratica, icomportamenti, le trasgressioni, le distorsioni,ogni vita non è altro che l’imparare ad osservarsi,ad essere consapevoli e a conoscersi: trasfor-mazione ineluttabile di sé e della propria relazionecon il mondo.La vita della persona che vive nell’egoismo e nellasopraffazione, come la vita della persona mite edaccudente, consapevoli o inconsapevoli che siano,ogni vita è via spirituale, percorso da ego ad amo-re, itinerario di consapevolezza e di trasfor-mazione conscia e inconscia.Il fatto che alcuni si identifichino con vie spiritualistoricamente date non significa granché: essereuomini significa andare incontro alla conoscenzadi sé: questo è lo scopo primo e ultimo della vita.Conoscendo sé, si conosce il Tutto che in sé siesprime.Siccome tutto è via e tutti sono nella via, potrem-mo anche dire che non ha alcun senso parlare divia: è una pura convenzione che indica un ambitod’esperienza vissuta consapevolmente; ma la per-sona che vive inconsapevolmente non è menopresente nella via, in quanto ogni essere esistente
  73. 73. 73è in continua trasformazione, quindi lungo unprocesso, una via, che lo sappia oppure no.Alla luce di queste considerazioni è ancheevidente che il percorrere consapevolmente unavia non ci rende in alcun modo speciali, oparticolari, rispetto al nostro prossimo.VITEInnumerevoli film, ognuno con una propriasceneggiatura e attori diversi, diretti dallo stessoregista (coscienza/individualità) il cui scopo è lacostruzione del corpo della coscienza e del suosentire.VITTIMAE’ il ruolo nel quale ci mettiamo senza fine: siamocostantemente, per vite intere, vittime di qualcunoo qualcosa.La nostra lettura superficiale del mondo ci porta adividere la realtà in vittime e carnefici e dif-ficilmente ci riconosciamo nel ruolo dei secondi.Uno dei primi passi è cominciare a smettere diinterpretarsi come vittime ed entrare nell’otticache ciascuno ha la vita, le opportunità, i dolori e ipiaceri che in quel dato momento sono necessari
  74. 74. 74al processo di trasformazione del proprio sentiredi coscienza.ZENCasa.Molto tempo fa siamo passati attraverso gliinsegnamenti di Dogen, il fondatore dello zen discuola Soto: eravamo già a casa allora e nel tempoè stato tutto un lavorare per arredare e risiedere lacasa.Abbiamo introdotto molte varianti, adattato ilcolore delle pareti, le suppellettili, i mobili a colo-ro che transitavano nella casa.E’ scomparso il cartellino “zen” dal campanello,non ce n’é stato più bisogno.Non c’erano più lo zen e noi, c’era solo lo zen, lavita che accadeva, senza aggiunta.
  75. 75. 7512 | INCONTRO A SÉ:IL PERCORSO CHE PROPONIAMOAbbiamo la consapevolezza di essere solo unapiccola presenza nella vita di coloro che ciincontrano: nessuna pretesa di sapere, di avereuna qualche ricetta o verità.Viviamo la nostra esperienza e la mettiamo adisposizione di chi pensa possa essergli utile.Il Sentiero ha diverse articolazioni:-percorso di base;-esperienze di manifestazione e consapevolezza;-gruppi di approfondimento;-accompagnamento individuale.IL PERCORSO DI BASESono i primi passi incontro a se stessi, lacostruzione dell’alfabeto di base. Durante ilpercorso si lavora sulla consapevolezza delleproprie sensazioni ed emozioni: si impara adosservarli, a chiedersi da dove provengono e siimpara, per quel che è possibile, a gestirlilasciandoli fluire, vivendoli senza lasciarsitravolgere.
  76. 76. 76Quando la sfera delle sensazioni e delle emozioniè poco presente, si cerca di comprendere laragione di quella distanza e si lavora con una certacontinuità sul corpo, sullo sviluppare unapresenza rispetto a tutto quello che nel momentopresente accade in esso.Si cerca di gettare le basi di una visione di sé sana,fondata stabilmente sull’esserci come sensazioneed emozione, fondamento di ogni altro esserci.Allo stesso modo si diviene consapevoli dellapropria dinamica mentale, della relazione con ilpensiero concreto e con quello astratto; si imparaad osservare la mente con le sue dinamiche, avederne i meccanismi, le strutture di fondo e adanalizzarli nella loro origine e nel loro sviluppo.Si impara ad osservare l’intero sistema compostoda pensieri, emozioni, sensazioni vedendo comegenerano il nostro agire.L’osservazione degli squilibri, delle disarmonie,dei conflitti è già un contributo alla risoluzionedegli stessi; unita all’indagine sulle origini esoprattutto alla sfida esistenziale che compor-tano, determinano la possibilità concreta che lapersona comprenda che cosa la vita le stachiedendo, quali cambiamenti premono e quali
  77. 77. 77comprensioni nel sentire di coscienza sono ri-chieste.Nel percorso di base si affrontano inoltre alcunidei principi fondamentali del Sentiero:-il rapporto con l’altro e la sua funzione nellenostre esistenze;-la possibilità di leggere la crisi personale comeopportunità piuttosto che come inciampo;-l’imparare a non considerarsi vittime, ma sempree comunque protagonisti;-il rivendicare a se stessi, prima che all’altro, ilproprio diritto a manifestarsi e ad essere rico-nosciuti;-il considerarsi identità, portatori di un nome chenon è altro che abito, forma, del sentire di co-scienza;-l’interiorizzare che il vivere è conoscenza di sé etransito da ego ad amore.ESPERIENZE DI MANIFESTAZIONEE CONSAPEVOLEZZASono fondamentalmente dei laboratori dove allapersona è offerta la possibilità di esprimersi cosìcome essa è e come, in quel momento, si concededi essere. Sono ambiti espressivi di sé affinché
  78. 78. 78nell’intimo, attraverso le esperienze, si radichi laconsapevolezza che si ha diritto di essere quel chesi è, che questo diritto non è minacciato da alcunose non da sé stessi, che dal rifiuto di sé non puòsorgere che dolore.Ogni pratica agisce sugli aspetti sensoriali,emotivi, cognitivi e di coscienza e sui relativi pianivibrazionali.Le pratiche contemplano l’uso della parola, delcanto, del movimento, del colore, della musica,delle arti in generale: a seconda delle esigenzedelle persone vengono proposte esperienze condiversi accenti e connotazioni, ma essenzialmenteil principio è che l’uomo può utilizzarel’espressione creativa ed artistica come strumentoprivilegiato di relazione con sé e di armoniz-zazione delle sfere costitutive del proprio essere.Sono pratiche che non costringono dentro ad unaforma e ad una tecnica, pur implicando forme etecniche.Tutto il nostro lavoro è teso innanzitutto a creareuno spazio di accettazione e accoglienza di sé edell’altro: la persona porta se stessa così come è;domani, in virtù delle esperienze vissute oggi, sarà
  79. 79. 79diversa, ma oggi è tenuta ad accogliersi, e hadiritto di essere accolta, così come è.In una fase successiva i laboratori permettono diacquisire anche strumenti di espressione piùraffinati e mediati tecnicamente, ma questo soloquando le basi sono acquisite e l’organismogruppo chiede di misurarsi con qualcosa di piùcomplesso.Di anno in anno o di luogo in luogo, cambiano leesperienze proposte e questo perché ad ognipersona, ad ogni gruppo, va proposto l’approccioe la pratica più adatte alle dinamiche che debbonoessere affrontate.Sul nostro sito, www.contemplazione.it, allapagina “Calendario” si trovano le esperienzeprogrammate.GRUPPI DI APPROFONDIMENTOUna volta che la persona è sufficientementeconsapevole dei propri processi interiori, puòinoltrarsi nel lavoro più interno e più appro-fondito del Sentiero.Nei gruppi di approfondimento vengono affron-tate le questioni proprie della via spirituale:-la piena manifestazione e trascendenza di sé;
  80. 80. 80-la vita come nostra insegnante;-l’incontro con l’altro da sé;-il processo della conoscenza-consapevolezza-comprensione;-la natura dell’atto meditativo;-l’imparare a dimenticarsi di sé;-il contemplare come lasciarsi attraversare dallavita;-la realtà unitaria dell’esistere e dell’esistente;-il vivere come gioco, pura gratuità.Ai gruppi di approfondimento possono parte-cipare coloro che hanno già frequentato il per-corso di base, o coloro che vengono da altreformazioni e ritengono di poter affrontare quelletematiche, esperienze e modalità di approccio,proprie di una via spirituale che conduce lapersona a vivere nel presente e ad incontrarenell’adesso il superamento di sé.ACCOMPAGNAMENTO INDIVIDUALENei gruppi si affrontano gli aspetti che possonoriguardare la generalità dei partecipanti: ciò che èpiù personale viene affrontato nel percorsoindividuale.
  81. 81. 81In quella sede la persona porta i suoi vissutiesistenziali e attraverso la relazione con colui ocolei che l’accompagna può vederli più chiara-mente, divenire consapevole di come si formano esi sviluppano e di come sia possibile, attraversoquali atteggiamenti interiori, costruire le basi diuna stabilità e, in seguito, di una trascendenza.Il lavoro nei gruppi e quello negli individualipossono, ma non necessariamente debbono,camminare assieme: il secondo è un prolun-gamento del primo ed è una libera scelta dellapersona.L’accompagnamento non è una psicoterapia: èuna riflessione, una analisi dei vissuti esistenzialiinterpretati e affrontati secondo il punto di vistadella via spirituale, del Sentiero contemplativo.
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  83. 83. 8313 | LA COMUNITÀ DEL SENTIERO CONTEMPLATIVOLa comunità è l’organismo che pone in relazionele persone che seguono il Sentiero come approc-cio alla propria esistenza.E’ innanzitutto una condivisione di sentire; èanche la possibilità di un approfondimento e diuna verifica di quanto sperimentato nei gruppi,negli individuali e nelle esperienze-laboratorio; èinfine una possibilità di donarsi.Alla comunità aderiscono persone che sonopassate attraverso le varie esperienze che ilsentiero propone e continuano il loro lavoromantenendosi in contatto e in condivisione congli altri viandanti, sperimentando sempre piùprofonde modalità di conoscersi e svelarsi.Le persone che sentono di poter condividere ilcammino comunitario sono anche quelle chedentro di sé hanno realizzato che nella vita tutto ètransito, tutto viene donato e tutto si dona: con-sapevoli di ciò, per quel che è loro possibile,scelgono di lasciarsi attraversare, di entrare in unalogica di gratuità, di mettersi a disposizione nellevarie funzioni che la via spirituale comporta.
  84. 84. 84Alcune si occupano di accompagnare le personeche hanno una domanda esistenziale; altre delpercorso di base, delle esperienze-laboratorio,delle tante piccole incombenze di un camminocomune che si offre all’altro senza pretesa.La comunità è una rete intima di contatti, unatrama di sentire, la condivisione profonda di unosguardo sulla vita: “Cammino con te perché tunon sei altro da me e in ogni momento mi ricordidi tornare all’essenza delle cose”.
  85. 85. 8514 | LETTURE CONSIGLIATECi sono alcune letture che ci sentiamo diconsigliare alla persona che vuole avvicinarsi alnostro approccio alla via spirituale: di seguito leelenchiamo ponendo all’inizio le opere di piùfacile approccio.-Eva Pierrakos4, Il sentiero del risveglio interiore-Eva Pierrakos, Il male e come trasformarlo-Eva Pierrakos, Unione creativa-Eva Pierrakos, Arrendersi al nucleo divino-Eckhart Tolle, Il potere di adesso, Armenia-Eckhart Tolle, Un mondo nuovo, Mondadori-Roberto Olivieri con Giulia Cavalieri,Conoscenza di sé, meditazione, contemplazione.54 Tutti i volumi di Eva Pierrakos sono editi da Crisalide5 Ordinabile scrivendo a Eremo dal silenzio.
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  87. 87. 8715 | CONTATTIEremo dal silenzioVia Caravaggio 1361039 San Costanzo (PU)E-mail: eremo@contemplazione.itTelefono. 0721 935275Cellulare (solo sms): 333 1346811Comunità del Sentiero contemplativoVia Alberto da Giussano 18Mariano Comense (CO)E-mail: comunita@contemplazione.itTelefono: 031 751656Cellulare: 347 2580336Sito web: www.contemplazione.itPrima edizione: maggio 2011

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