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La conduzione di una squadra claudio mistrangelo

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Giacciono nei miei cassetti vecchi articoli, pezzi sulla tecnica, sulla tattica o sulla conduzione di una squadra come quello che segue. Qualcuno me ne ha chiesto, qualcuno me ne chiede. Sono piccole cose , datate come questa anni '90, in parte superate, in parte no, ma che nella pochezza degli scritti tecnici della pallanuoto possono indurre a qualche riflessione.
Così un po' per fornire un servizio un po' per narcisismo ho deciso di riproporli.

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La conduzione di una squadra claudio mistrangelo

  1. 1. Una squadra di giocatorigiovani, entusiasti ma pocolucidi, dovrà essere condotta adun gioco di alto ritmoattraverso una preparazionedurissima nellambito di unadisciplina ferrea che impostauna costruzione del gioco atappe (prima la difesa, poi ilcontropiede ..). Da quanto dettosi ricava che la valutazione 01/01/2013 http://spreadingwaterpolo.blogspot.itandrà ripetuta perché i gruppi,le squadre – come ogni esserevivente – si modificano,cambiano. Ciò è facile intuirloper i parametri fisico-atletici, èpiù difficile comprenderlo nellasua globalità. E infatti evidente
  2. 2. LA CONDUZIONE DI UNA SQUADRAPremessa attualeGiacciono nei miei cassetti vecchi articoli, pezzi sulla tecnica, sulla tattica o sullaconduzione di una squadra come quello che segue. Qualcuno me ne ha chiesto,qualcuno me ne chiede. Sono piccole cose , datate come questa anni 90, in partesuperate, in parte no, ma che nella pochezza degli scritti tecnici della pallanuotopossono indurre a qualche riflessione.Così un po per fornire un servizio un po per narcisismo ho deciso di riproporli.LA CONDUZIONE DI UNA SQUADRA1) CONDUZIONE TATTICA O CONDUZIONE STRATEGICA2) IMPOSTAZIONE DELLA SQUADRA3) PROGRAMMAZIONE4) ORGANIZZAZINE DELLO STAFF5) GESTIONE DELLA SQUADRA (Rapporti Allenatore – Giocatori)a) Principi invariabilib) Principi variabilic) MezziBreve PremessaIl tema, la conduzione di una squadra, è strettamente legato alla personalitàdellallenatore; ho cercato, quindi, di limitare il mio scritto a quei momenti e a queiprincipi che tutti dovrebbero affrontare e seguire. Anche così volendo, ho di certopresentato mie convinzioni come principi assoluti. Inevitabilmente. Senza certezze,anche un po acritiche, non si conduce nessuno da nessuna parte.http://spreadingwaterpolo.blogspot.it Pag. 1
  3. 3. LA CONDUZIONE DI UNA SQUADRACONDUZIONE TATTICA O CONDUZIONE STRATEGICA• Il primo problema da affrontare per definire la conduzione di una squadra è quellodegli obiettivi che ci si pongono e, soprattutto, dei tempi di realizzo.Tempi immediati o tempi di medio termine (ad es. 3 anni).• Dal tempo a disposizione discendono 2 modelli possibili di programmazione e,quindi, di conduzione che definirei: strategica e tattica.• La conduzione strategica è disposta al sacrificio dei risultati immediati per quellifuturi; non accetta compromessi su quelli che ritiene i principi di costruzione di unasquadra; punta non sugli atleti migliori, ma su quelli che diventeranno migliori¸imposta un lavoro atletico-tecnico-tattico di preparazione per il gioco che ritienenecessario nel futuro; ...• La conduzione tattica punta ai risultati immediati; accetta qualche compromessosui principi pur di ottenerli; si basa sugli atleti migliori; imposta la tattica piùredditizia al momento; ...• Spesso la conduzione reale è una combinazione di questi 2 modelli.Raramente i 2 modelli si combinano nella realtà in modo agevole e danno luogo acambiamenti di rotte, indecisioni gestionali, contraddizioni che sono la condanna dialcuni allenatori, lesaltazione di altri.Alcuni esempi:1 - Giocatore bravo, ma che indebolisce il gruppo.Nella conduzione strategica bisogna privarsene, nel secondo caso si tenta ognipossibile soluzione che ne mantenga lapporto.2 - Squadra fornita di un solo centroboa, giovane e promettente, ma ancorainefficace.Nel primo caso si ragiona così: il gioco vincente, il gioco delle squadre più forti,prevede un centroboa; io punto su questo giovane atleta, gli insegno, ma aspetto –con tutte le sofferenze del caso – la maturazione per essere vincente domani.Nel secondo caso si ragiona in questo altro modo: questo giovane sarà bravo, ma micosta in efficacia, io non ho il tempo di aspettare la sua maturazione, devo trovarealtre soluzioni tattiche (adattare un altro giocatore al ruolo, puntare sulla rotazionehttp://spreadingwaterpolo.blogspot.it Pag. 2
  4. 4. LA CONDUZIONE DI UNA SQUADRAdi giocatori al centro, portare a difendere in quella posizione lavversario più debole...) che mi consentano una più alta pericolosità dellattacco.Valutazione:• La prima cosa che faccio, a stagione non ancora iniziata, è valutare la squadra(meglio: il gruppo) che avrò a disposizione.• Ogni squadra, ogni gruppo ha unanima.Per anima intendo lintreccio di qualità morali (il carattere), atletiche, tecniche etattiche del gruppo.Tale anima può cambiare nel corso della stagione, cambia sicuramente di anno inanno, anche se certi gruppi di lungo periodo sembrano dimostrare il contrario.Occorre – a mio parere – comprendere questo intreccio e la sua dinamica per poterimpostare una stagione: ci deve essere un rapporto tra qualità morali, giocosviluppato, tipo di preparazione impostato.Esempi:1 - Una squadra di giocatori esperti, non più veloci come un tempo, amanti non delritmo, ma del gioco intelligente, dovrà essere condotta ad un gioco non esasperatonei ritmi, ma impostato alla mancanza di errori, diciamo verso un gioco sicuroattraverso una preparazione che – pure dura, pure impegnativa – mantenga lasquadra sempre in condizioni brillanti, nellambito di un rapporto basato piùsullautorevolezza che sullautorità.2 - Una squadra di giocatori giovani, entusiasti ma poco lucidi, dovrà esserecondotta ad un gioco di alto ritmo attraverso una preparazione durissimanellambito di una disciplina ferrea che imposta una costruzione del gioco a tappe(prima la difesa, poi il contropiede ..).Da quanto detto si ricava che la valutazione andrà ripetuta perché i gruppi, lesquadre – come ogni essere vivente – si modificano, cambiano.Ciò è facile intuirlo per i parametri fisico-atletici, è più difficile comprenderlo nellasua globalità.Eppure lintuizione dellanima di una squadra e delle modificazioni di questanima èuno dei veri segreti dei grandi allenatori.http://spreadingwaterpolo.blogspot.it Pag. 3
  5. 5. LA CONDUZIONE DI UNA SQUADRAE ancora evidente che questa intuizione non è ispirazione divina, ma risultato diraccolta dati, di costante osservazione, di confronti, di opinioni dei collaboratori, diesperienza passata, di esperienza altrui: insomma di una montagna di lavoro.E infatti evidente che una parte, una grossa parte di questa valutazione deriva datest più volte ripetuti che daranno lidea delle qualità atletiche dei giocatori.Così la valutazione tecnico-tattica potrà derivare dallosservazione di video, daprecedenti osservazioni, da tabelle statistiche e sarà costantemente aggiornata nelcorso dellanno da osservazioni continue.Valutati individualmente i giocatori, valutato il gruppo a disposizione nella suaglobalità, occorre passare allimpostazione della squadra a tavolino.http://spreadingwaterpolo.blogspot.it Pag. 4
  6. 6. LA CONDUZIONE DI UNA SQUADRAIMPOSTAZIONE DELLA SQUADRA• Per impostare la squadra si parte dalla divisione dei giocatori a disposizione perruolo.Una squadra moderna dovrebbe avere:- 2 portieri- 2 centroboa- 3 o 4 difensori centroboa- 1 difensore specializzato sulluomo di movimento- Almeno 1 mancino- 3 o 4 giocatori veloci e polivalenti.• Nel modello attuale di gioco lasse centrale Portiere – Difensore Centroboa –Centroboa appare come il momento principale della squadra.• Volendo essere ancora più concisi, diremo che Portiere e Centroboa sono i pernifondamentali.Quindi da lì bisogna partire per impostare una squadra.Poi si passa alla verifica delle posizioni di attacco e difesa.Si posiziona "su un foglio" la squadra dislocando i giocatori nelle loro posizioninaturali e si immagina le soluzioni che una difesa ed un attacco potrebberoadottare: zona, pressing, M, ...Si ripete così per le altre situazioni di gioco, con varie formazioni possibili, con ilgiocatore più bravo fuori ...Da tutto questo dovrebbero derivare indicazioni delle forze, delle debolezze, degliaspetti atletici, tecnici e tattici, che si hanno da affrontare e su cui impostare laprogrammazione.Insomma dal singolo giocatore alla globalità della squadra per tornare ai singoli.La pallanuoto in vasca e non sulla carta darà, poi, la risposta vera al problemadellimpostazione modificando spesso i pregiudizi a tavolino. Ma ciò non togliehttp://spreadingwaterpolo.blogspot.it Pag. 5
  7. 7. LA CONDUZIONE DI UNA SQUADRAvalidità a quei pregiudizi che se non diventano dogmi permetteranno in realtà unachiarificazione tecnica (e poi pratica) delle forze e dei limiti in modo molto piùveloce.http://spreadingwaterpolo.blogspot.it Pag. 6
  8. 8. LA CONDUZIONE DI UNA SQUADRAPROGRAMMAZIONE• E quasi impossibile parlare di programmazione in ambito reale senza averepresenti date, calendari, e, quindi, tempi a disposizione, divisione in fase pre-agonistica e agonistica, impegni di livello diverso.• Merita forse compiere alcune osservazioni metodologiche.• Non è sempre facile ritrovare sul campo i tempi di recupero e ripristino indicati daitesti; è esperienza non frequente, ma comune a molti allenatori, trovarsi unasquadra, o singoli giocatori, stanca dopo un tapering accurato o tonica dopo grandicarichi di lavoro.Occorre, quindi, non essere dogmatici e conservare sempre una certa duttilitàricordandosi che losservazione dellallenatore – se suffragata da esperienze, dati,studio – rientra nei criteri scientifici di valutazione.• Ricordarsi che il fine è il gioco e che il lavoro gara va mantenuto in quasi tutte lefasi della preparazione.Ci sono infatti delle qualità che non vanno abbandonate per tempi lunghi.E chiaro che durante le fasi di preparazione più intensa il gioco sarà quel che sarà,ma le motivazioni, lo spirito di squadra, ... vanno cementati proprio in questimomenti.• La variazione continua dei calendari e, soprattutto, lallungamento della parteagonistica ha messo in sordina – negli ultimi anni – la capacità di programmare unalunga fase preagonistica ed esaltato quella di saper alternare, miscelare i carichi ed imezzi di allenamento durante la fase agonistica.Credo che su questo terreno molti allenatori abbiano accumulato esperienze ancheinnovative rispetto anche alla ricerca, che quasi mai ha affrontato tale tematica.• E mia personale convinzione che esistano diverse vie per la preparazione atleticae diverse combinazioni di mezzi, ma è evidente che queste vie non sono infinite e,soprattutto, è certo che ognuna di queste vie è categorica, cioè fissa dei confini, deicontenuti, dalle forme ben delineate.Insomma non cè la Via, ma neppure ogni via è valida, e soprattutto, la via che siprende impone una successione di scelte ben precise.http://spreadingwaterpolo.blogspot.it Pag. 7
  9. 9. LA CONDUZIONE DI UNA SQUADRAORGANIZZAZIONE DELLO STAFFLallenatore non deve lavorare da solo – Perché non può lavorare da solo.Egli dovrà avere o trovarsi dei collaboratori.Un ideale organigramma tecnico prevede:- Allenatore capo; vice allenatore; preparatore atletico; medico; fisioterapista;dirigente/i; squadra; dirigenti accompagnatori; statistico/i.In quasi tutte le società questa struttura non esiste, è una vera e propria utopia.Ebbene occorre comprendere che è una necessità e lavorare per realizzare talestruttura.E, infatti, evidente che in altro modo è impossibile gestire lintero processo diallenamento. E ancora evidente che questo è tanto vero che un minimo di questastruttura è già presente in tutte le società e che in quasi tute le società si va,spontaneamente o coscientemente, tendendo ad un suo ampliamento.Lallenatore deve fissare tra i suoi compiti la realizzazione di tale staff e abituarsi,quindi, a lavorare insieme ad altri, a far loro partecipi dei problemi, a organizzare illavoro attraverso riunioni, incontri, verifiche.La scelta dei collaboratori è sempre problematica, una serena collaborazione èspesso difficile, la selezione talvolta è necessaria anche in questo campo, manessuna di queste considerazioni nega la necessità del lavoro di equipe e lanecessità per lallenatore di divenire un manager.- Ciò che io chiedo in modo assoluto ai miei collaboratori è la discrezione e laconsapevolezza dellimpegno preso. Tutto il resto può arrivare in seguito,gli errorifanno parte del lavoro, ma questi due principi sono inviolabili perché la lorodisattesa, soprattutto del primo, può produrre effetti devastanti.- E importante far comprendere ai giocatori che i collaboratori servono per aiutare illavoro dellallenatore e dei giocatori, ma non sono al loro sevizio, non stanno lì perbadare a loro e fare le commissioni.- E evidente che lallenatore è dallo staff sgravato di compiti diretti (ad esempio lastatistica dei tiri, il lavoro del portiere, le prenotazioni alberghiere ...), ma insimultanea vede aumentare il suo lavoro di coordinatore e di programmatore.Saranno necessarie riunioni per programmare, per verificare, per valutare: alcunehttp://spreadingwaterpolo.blogspot.it Pag. 8
  10. 10. LA CONDUZIONE DI UNA SQUADRAcon questi, altre con quelli, altre ancora con tutti. Lallenatore dovrà coordinare,stimolare, far crescere, attraverso richieste, problemi, osservazioni, la qualitàdellintero staff.- Ripeto che molti considereranno questa parte una bella utopia o lesperienza diunisola fortunata. Eppure posso dire che è anche un problema di determinazionenel tempo.http://spreadingwaterpolo.blogspot.it Pag. 9
  11. 11. LA CONDUZIONE DI UNA SQUADRAGESTIONE DELLA SQUADRA(Rapporti Allenatore – Giocatori)- Occorre premettere che i rapporti giocatori – allenatore non sono mai rapportibipolari, ma sempre multipolari.Il giocatore trova sempre interferito il suo rapporto con lAllenatore da figureesterne ed interne alla Società: Dirigenti, Giornalisti, ...- E necessario che lallenatore abbia presente la multipolarità dei rapporti con igiocatori e la governi il più possibile almeno per quel che riguarda la sfera societaria.E possibile sostenere, infatti, che i problemi più grossi non sono – come si dice "dispogliatoio", ma quasi sempre di Società, quasi sempre slegati e determinati dainopportune, inique, sleali interferenze di Dirigenti, addirittura Presidenti, chepensano di gestire – in vece dellAllenatore, - alle sue spalle persino – i rapporti con igiocatori.- Su questo terreno la difesa permette limitate soluzioni, limitate e nette.Occorre chiarire in primo logo il rapporto Allenatore – Società, definendo bene iconfini delle competenze occorre essere disposti a troncare di netto il rapporto setali confini sono valicati in modo ripetuto.- Ripeto ancora che lAllenatore deve anche farsi carico dei rapporti tra giocatori estaff, affinchè i giocatori si dispongano alla collaborazione e gli uomini dello staffabbiano ben presenti le regole della discrezione ed i limiti dei loro compiti.- Ciò premesso, diciamo che il rapporto allenatore – giocatore è regolato da alcuniprincipi di fondo che potremmo dividere in invariabili (A) e variabili (B), principi chepotremmo seguire e realizzare attraverso una serie di mezzi (C).http://spreadingwaterpolo.blogspot.it Pag. 10
  12. 12. LA CONDUZIONE DI UNA SQUADRAPRINCIPI INVARIABILI (A)1) Meglio un comandante stolto che due intelligenti.Così diceva Napoleone e così mi pare imponga lesperienza. Se non cè chiararesponsabilità non cè organizzazione.Quando le cose vanno bene, tutto può andare; ma quando le cose vanno male (ed èinevitabile o necessario che in certe fasi vadano male) deve essere chiaro chi è ilresponsabile.I giocatori devono sapere che chi decide, chi li valuta, chi li seleziona è lAllenatoreperché a lui tocca la responsabilità della scelta.La Società deve rendere ben chiaro questo concetto, non ci devono essere spazi diinterpretazione a questa regola chiarissima.Lallenatore deve avere chiaro che non deve sfuggire a questa responsabilità, spessonon facile perché isola, perché è naturale cercare un appoggio, un sostegno, unaiuto.LAllenatore deve avere chiaro che questa assunzione di responsabilità è tanto piùnecessaria quanto più il momento è difficile perchè è proprio in tali situazioni che sicreano basi forti e rapporti chiari per il futuro.Lallenatore deve vivere bene lisolamento del capo.2) Limpegno degli atleti deve essere sempre massimo (impropriamente definito100%).Latleta deve arrivare allallenamento concentrato, deve vivere lallenamento convoglia, con determinazione.LAllenatore lo può aiutare organizzando bene lallenamento, assegnando carichipossibili (anche se durissimi), distribuendo bene i compiti, chiarendo quale è larichiesta tecnica, spiegando le finalità di certi esercizi, correggendo gli errori.Insomma lavorando in modo serio e programmato, lallenatore può farcomprendere allatleta le necessità e le finalità del suo impegno.Se latleta per il giorno Y non si allena bene, questo non è un problema grave.http://spreadingwaterpolo.blogspot.it Pag. 11
  13. 13. LA CONDUZIONE DI UNA SQUADRASI può anche far finta di niente, si può regalargli un anticipo di uscita,una giornata difesta.Ma se latleta Y manifesta più volte il suo disimpegno occorre chiarire subito: o cisono problemi e devono essere affrontati o è un atteggiamento fisiologico che varisolto, in estrema ratio attraverso la selezione.Non ci possono essere nello sport agonistico moderno atleti cronicamente pocomotivati.Ogni ambiente ne produce (gli uomini e anche gli atleti sono diversi), lambientesano li scarta, lambiente che non li scarta diventerà malsano. Ciò è vero soprattutto,quando si vuole impostare la cosiddetta politica dei giovani: i "vecchi" cherimangono devono essere cristallini esempi di determinazione.- Latleta che ha di più deve dare di più.Il giovane pallanuotista convocato in Nazionale non deve essere il gasato che sipavoneggia davanti ai suoi compagni di team meno fortunati, ma lesempio didisciplina e impegno. Latleta adulto che fa parte della nazionale maggiore deveessere esempio chiaro di serietà, di professionalità, di correttezza di rapporti internied esterni alla società.- La puntualità e la presenza.Sono due piccole cose, ma rappresentano due grandi obiettivi oltreché due mezziformidabili di costruzione di una mentalità positiva.Gli atleti devono essere presenti e devono essere puntuali.E inutile fare grandi discorsi sul gruppo quando gli atleti arrivano allallenamentoallora che loro garba, quando i più seri aspettano quarti dora che arrivino gli altri ...E inutile fare grandi programmazioni quando le assenze diventano un fattoregolare.Qui le eccezioni possono essere molte (Latleta che esce da scuola, dal lavoro ...), mail principio è chiarissimo e deve essere trasformato in abitudine, in fatto normale.o Ci sono, soprattutto nei team non stellari, atleti più bravi e atleti meno bravi, cisono simpatie e antipatie ... Alcuni allenatori identificano la costruzione dellasquadra nella trasformazione del gruppo squadra in un gruppo di amici. E opinionecomune che le relazioni extra allenamento aiutino o danneggino di molto il lavorohttp://spreadingwaterpolo.blogspot.it Pag. 12
  14. 14. LA CONDUZIONE DI UNA SQUADRAdella squadra. Penso che ci possa essere del vero, ma contemporaneamente ritengolosservazione del tutto inutile. Vedrei, infatti, come presuntuoso il tentativo dicreare amicizia in maniera pianificata.Si può fare altro e molto. Il gruppo- squadra è un gruppo di lavoro, è ununità dicombattimento che si esprime attraverso quella guerra simulata che sono i giochisportivi. Se nella squadra ci sono rapporti di antipatia, disistima, inimicizia, la pretesaassoluta dellallenatore è che non si trasferiscano nel lavoro e nel gioco. Il Lavorostesso è uno strumento di costruzione del gruppo perché il rispetto della fatica delcompagno, per quanto antipatico, oltre ad essere un atto dovuto, diviene un fattospontaneo. Lallenatore – simpatia, quello dei programmi facili, quello che "si lavorapoco", si priva di un mezzo, - la fatica, lo stress, - per unificare il gruppo – squadra.Con un lavoro facile alleggerisce laggressività dei giocatori verso di sé, ma aumentala possibilità di scontro interno alla squadra.- Il rispetto della fatica e dellimpegno di estenda anche agli avversari.Deve diventare un leit-motiv, stimiamo chi lavora in maniera seria e dura. Questoatteggiamento costruisce nellatleta una cultura sportiva che rifiuta le pose lassiste odivistiche, lesaltazione della vittoria o la depressione della sconfitta.- Lorgoglio per il modo in cui ci si allena è un ottimo strumento per realizzare unospirito di squadra.Chi si allena in modo disimpegnato si deve sentire un corpo estraneo. Anche latletafenomeno andrà inquadrato in questo clima.- Labbandono di ogni alibi (la fortuna, gli arbitri ...) è un altro strumentoindispensabile alla crescita dellatleta. Non perché il caso non possa intervenirenellevento sportivo (ma se si ripete, non è più un caso) ma perché su certecomponenti è impossibile intervenire.- Occorre essere spietati nellanalisi dei propri errori, occorre trovare la via elentusiasmo per superarli.- Ricapitolando. Fissiamo come principi invariabili (cioè validi per ogni tipo disquadra):o laccettazione del ruolo di responsabile unico dellallenatore;o il rispetto dellimpegno, anche nellerrore, dei propri compagni;http://spreadingwaterpolo.blogspot.it Pag. 13
  15. 15. LA CONDUZIONE DI UNA SQUADRAo lassoluto impegno nellallenamento;o la presenza;o la puntualità;o labbandono di ogni alibi;o il rispetto degli avversari;o la disciplina verso gli arbitri.http://spreadingwaterpolo.blogspot.it Pag. 14
  16. 16. LA CONDUZIONE DI UNA SQUADRAPRINCIPI VARIABILI (B)Esistono poi, principi che si potrebbero definire variabili, cioè che si adattano a certesquadre e non ad altre.- La consapevolezza del programma di lavoro motiva latleta.Il programma di lavoro è spesso fonte di interesse per il giocatore che vuole sapereche si farà oggi, oppure dopo questo o questaltro lavoro, oppure la settimanaprossima.La consapevolezza può in effetti essere un aiuto, ma può essere un freno.Occorre valutare che gruppo si ha davanti, oppure alternare il metodo del dire aquello del non dire.In generale latleta evoluto riceve motivazioni dalla consapevolezza, il giovane no.Ma questa non è una regola.Personalmente talvolta ho spiegato fin nei dettagli quanto facevamo e perché, talaltra non ho spiegato che pochissimo.Questo vale negli ultimi anni per le statistiche, ultima passione di molti giocatori.- Lambito di intervento gerarchico dellellenatore può variare.E evidente che sul piano del lavoro atletico, tecnico e tattico – e su questo si è giàdetto fin troppo – lallenatore è il responsabile ultimo ed unico.Non di questo si tratta.E nella sfera privata che è problematico intervenire.La mia convinzione radicata è quella del minimo ambito di intervento gerarchiconecessario.Cioè si chiede dalla vita privata solamente se si registrano cali di tensione, diconcentrazione, di determinazione nellallenamento.Del resto, nessun direttore, nessun capo ufficio mantiene un controllo così strettosui suoi dipendenti.http://spreadingwaterpolo.blogspot.it Pag. 15
  17. 17. LA CONDUZIONE DI UNA SQUADRASe poi storicizzassimo il discorso nella affluent society avremmo ancora più chiara lapressione dellallenatore.Insomma credo che gli interventi nella sfera privata vadano limitati a casi distanchezza, di scarso rendimento non motivabile con il momento dellallenamento.Detto questo, più volte ho incontrato la necessità di intervenire, di chiedere, diordinare anche nella sfera privata.- Quindi: ci devono essere regole comportamentali nel privato o solo suggerimenti.Anche questo corollario risulta, quindi, variabile: ci sono casi in cui tali regole sonoindispensabili, altri in cui sono inutili.Ma una cosa deve essere certa: se le regole ci sono, devono essere fatte rispettare.http://spreadingwaterpolo.blogspot.it Pag. 16
  18. 18. LA CONDUZIONE DI UNA SQUADRAI MEZZIIl discorso sui mezzi è estremamente complesso perché può comprendere anchelintero atteggiamento che lallenatore tiene con i propri atleti. Tale atteggiamento –pur determinato, ovviamente, dalla personalità del tecnico – si dovrà confrontarecon quanto il tecnico stesso vuole ottenere dal gruppo sulla base del giudizio che delgruppo e della sua conduzione dà.Per questo un allenatore deve imparare a tenere fuori dal lavoro le proprieproblematiche personali, e limitare i propri balzi di umore, a determinare il proprioatteggiamento non sulla base delle proprie emozioni spontanee, ma sulla base diquanto ritiene utile alla formazione e alla condizione morale della squadra.Agire o agitarsi in modo spontaneo equivale allespressione perdere la testa e selallenatore perde la testa anche la squadra lo fa.Le sfuriate, ad esempio, possono essere uno sfogo o un mezzo in dipendenza dellaragione che le determina.Nel primo caso esse sono un errore, nel secondo una necessità.Ripeto, la mia convinzione che latteggiamento è il mezzo più importante, ma anchequello di più complessa definizione.Insomma richiederebbe un libro nel libro.Più banale è il discorso sui mezzi, comunemente intesi, a disposizione dellallenatoreper condurre una squadra.1) Le riunioni: alle riunioni di carattere tecnico – tattico si aggiungono quelle sullavoro (se si ritengono utili), quelle di valutazione, quelle sul comportamento, didefinizione degli obblighi, ...Uno schema diffuso prevede una riunione di bilancio della partita precedente ininizio settimana, una di impostazione tecnico – tattica della partita seguente in finesettimana o, comunque, il giorno precedente o lo stesso della partita.Queste riunioni possono avere un carattere più tattico – specie con lutilizzo delvideo – o un carattere più morale, di incitamento o rimprovero ...Limpostazione della riunione può essere gerarchica o partecipativa: nel primo casosi rischia la disattenzione, nel secondo la confusione.http://spreadingwaterpolo.blogspot.it Pag. 17
  19. 19. LA CONDUZIONE DI UNA SQUADRA2) I provvedimenti disciplinari: sotto questa voce possono essere raccolte moltemisure repressive, punitive, restrittive (multe, ritiri, controlli, sospensioni ...) vannoutilizzati con parsimonia, in casi di assoluta evidenza, essendo chiaro e trasparente ilprincipio ispiratore: rendere più forte il gruppo.3) I premi: sotto questa voce possono essere raccolte molte misure gratificanti (dalpremio in denaro alla pacca sulla spalla).Anche qui evitare eccessi: tanti complimenti, nessun complimento.4) La selezione: è il vero sistema di formazione del gruppo. Selezione e lavorodevono essere i principali mezzi dellallenatore.Del resto il lavoro implica la sua capacità di progettazione, la selezione, la suacapacità di valutazione.Una selezione onesta rende serio il lavoro, un lavoro serio rende onesta la selezione.Claudio MistrangeloNota a margine: ringrazio Claudio per avermi inviato e permesso di pubblicare le suepreziose e attualissime considerazioni, determinanti per la crescita del nostro sportsul territorio nazionale.Ho più volte verificato di persona, sul posto, la concretezza di quanto avete appenaterminato di leggere, e vi invito caldamente a partecipare agli stage estivi che la R.N.Savona organizza ogni anno per gli atleti in divenire.Edoardo Ostihttp://spreadingwaterpolo.blogspot.it Pag. 18

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