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Beati i misericordiosi e
i puri di cuore
Affrontiamo ora le altre 4 beatitudini, che
formano la seconda tavola, e riguardano i
comportamenti all'interno della comunità e
gli effetti positivi che ne scaturiscono; la
prima cui volgiamo lo sguardo afferma:
“Beati i misericordiosi, perché troveranno
misericordia”, letteralmente “Beati i
misericordiosi, perché questi riceveranno
misericordia”.
 In tutte le beatitudini c'è in maniera monotona
la ripetizione questi, questi; le beatitudini
sono selettive, questi e non altri. Ma chi sono
questi? Chi sceglie la prima beatitudine e
liberamente sceglie di entrare nella
condizione di povertà per permettere ai poveri
di uscirne, chi si rende responsabile della
felicità degli altri, questi individui sono a loro
volta tutti quanti misericordiosi, puri di cuore,
costruttori di pace.
Attenzione, perché le beatitudini della
seconda tavola non riguardano categorie
differenti di persone: i misericordiosi, i puri
di cuori, i costruttori di pace. Non sono
categorie diverse, sono tutti effetti che
avvengono nell’individuo e nella comunità
che hanno accolto la prima beatitudine.
Quelle che l’evangelista enumera, non
sono qualità degli individui, ma
caratteristiche che diventano riconoscibili.
Allora la prima caratteristica è i
misericordiosi. Misericordioso (eleémon)
non significa uno che è di sentimento
misericordioso, ma uno che opera
attivamente per aiutare gli altri.
Si tratta di un comportamento abituale
che rende l'individuo riconoscibile come
tale. Gesù dice: i misericordiosi, cioè
quelli che per il loro comportamento
abituale, (capita a tutti di fare il san
Martino una volta nella vita!), sono
riconosciuti per la pratica della
misericordia, del soccorso concreto.
La misericordia, per essere autentico
prolungamento dell'attività di Gesù
non va mai esercitata dall'alto verso il
basso: non è il ricco che fa la
beneficenza al povero, ma come dice
Paolo nelle sue lettere: E' di colui che
si fa debole con i deboli, e piange con
quelli che sono nel pianto.
Allora Gesù dice: i misericordiosi,
quelli sempre pronti ad aiutare, beati
perché troveranno misericordia, cioè
ogniqualvolta si troveranno loro nella
situazione di difficoltà, di necessità,
troveranno aiuto da parte di Dio, da
parte della comunità.
Per quanto noi possiamo occuparci
della nostra persona, della nostra
felicità, noi non ci conosciamo come
ci conosce Dio. Gesù ha detto che
conosce anche i capelli che sono nel
nostro capo; quindi l’azione di aiuto di
Dio, supererà sempre la nostra azione
di aiuto agli altri e soprattutto darà
sempre molto di più.
C’è nel vangelo di Marco un’immagine
molto bella, spesso non compresa nel
lessico, nel linguaggio dell’epoca, che
viene interpretata erroneamente. “Con
la misura con la quale misurate sarete
misurati pure voi; e a voi sarà dato
anche di più”. Che cosa è questa
misura?
Nei negozi alimentari (fino a 30-40 anni
fa), i prodotti erano venduti sfusi, non
erano impachettati, confezionati. Si
chiedeva 1 centimetro di olio, 2 etti di
farina, etc., e per quantificare questi
alimenti c’erano dei contenitori chiamati
misure. C’era il contenitore che riempito
corrispondeva a 500 grammi di farina,
questa era la misura.
Gesù ci assicura ciò che noi diamo
agli altri, non è una perdita, perché
non solo ci viene restituito, ma Dio
regala vita a chi produce vita, Dio non
si lascia vincere in generosità, con la
misura con cui misurate sarete
misurati, ma vi verrà data qualcosa in
aggiunta.
Se io do 100, non mi viene restituito
semplicemente 100, ma 130. Ed io
questo 130 non lo tengo per me, ma lo
dono e mi viene restituito 180: cioè
l’amore è la garanzia della crescita
dell’individuo, più ci si dona agli altri e più
si cresce dentro. In questa prospettiva va
interpretata una famosa affermazione di
Gesù: “a chi ha sarà dato, a chi non ha
sarà tolto anche quello che ha”.
Il significato è questo: a chi produce sarà
data capacità di produrre ancora di più.
Chi ha colto il messaggio di Gesù, lo
traduce in atteggiamenti pratici, più si
dona agli altri e più gli viene data
capacità di dare. Chi invece non si dà agli
altri, chi non produce, rende sterile la
propria capacità di amare, e quando
arriva il momento che ne ha bisogno, non
ne è capace.
 Se io mi alleno quotidianamente a superare
gli inevitabili screzi che la vita comporta,
quando arriverà il momento del torto,
dell’offesa, sarò capace a perdonare perché
mi sono allenato. Ma se io mi lego al dito
tutti gli screzi, tutte le offese, quando arrivo
al momento del torto grosso, ne sarò
incapace. A chi ha sarà dato, a chi produce
amore sarà data ancora più grande capacità
di amare, e a chi non ha sarà tolta anche
quella capacità.
 Signore Gesù, Tu ci hai insegnato a
perdonare sempre, ogni persona che ci ha
offeso. Tu sai quanta sofferenza ho ancora
nel cuore, ma con il tuo aiuto voglio liberarmi
dal peso del risentimento e dall’amarezza che
ancora permane in me pensando ai ricordi
dolorosi del passato. Voglio vivere libero da
ogni angoscia, per questo chiedo aiuto al tuo
Santo Spirito che faccia luce nel mio cuore
per indicarmi le persone che ancora non ho
perdonato completamente.
Mi soffermo in silenzio lasciando penetrare
la Luce divina perché faccia affiorare i
ricordi dolorosi del passato.
Ora voglio consegnarti …, per rivivere in
modo nuovo la situazione che ancora
provoca emozioni negative dentro di me.
 Richiamo alla mia mente l’immagine di Gesù
che emana dal suo cuore i raggi rossi del suo
preziosissimo Sangue sparso per me e per la
persona che mi ha fatto soffrire.
 Gesù, Tu ci ami entrambi, ed il mio
risentimento Ti fa soffrire. Perdonami, Gesù,
perché in tutto questo tempo ho conservato
nel mio cuore tanta amarezza nei suoi
confronti.
Rivivo con Gesù la situazione
dolorosa e gliela consegno. Poi
immagino che i raggi di luce del suo
Santo Spirito mi liberino e mi
riempiano di pace per donare il
perdono alla persona che mi ha
offeso.
La seconda beatitudine che troviamo
nella seconda tavola afferma: “Beati i
puri di cuore, perché vedranno Dio” e
letteralmente “Beati i puri di cuore,
perché questi vedranno Dio”.
Purtroppo bisogna riconoscerlo, la
purezza che Gesù indica nel cuore, in
passato, nella morale sessuofoba
cattolica è stata abbassata ai genitali.
Gesù dice: beati i puri di cuore, e
l'interpretazione morale è stata, a
lungo, beati tutti quelli che sono puri
nell'uso dei genitali. Non è questo!
Il cuore nel mondo ebraico non ha lo
stesso significato che ha nella nostra
cultura occidentale; il cuore non è la sede
dell’affetto, dell’amore, ma il cuore è
l’equivalente della nostra coscienza
dell'intimo della persona: quando nel
vangelo si parla di duri di cuore, non si
intendono persone crudeli, ma persone
ostinate, persone resistenti.
Allora Gesù sta parlando dei puri di
cuore, quelli cioè che sono limpidi nella
propria coscienza, nel proprio intimo, e
afferma che questi personaggi limpidi,
trasparenti vedranno Dio. Anche qui
l’evangelista si riferisce all’A.T., al salmo
24,4 che metteva la purezza di cuore
come una condizione per salire al tempio
e partecipare alla liturgia.
Il salmo dice: chi è puro di cuore, chi
ha le mani pulite, chi fa questo e
quest'altro, potrà entrare e vedere nel
tempio Dio. Gesù elimina il tempio,
elimina la liturgia, elimina i sacerdoti;
le persone limpide e trasparenti fanno
una esperienza (vedremo che cosa
significa vedere) immediata di Dio.
Ma attenzione che Gesù non assicura le
visioni (attenti alle visioni e ai visionari
perché ce n’è una inflazione …)! Qui
Gesù assicura che vedranno Dio, ma non
nell’aldilà, perché nell’aldilà Dio lo
vedranno tutti, anche le persone che non
sono state pure di cuore. Gesù assicura
una visione qui, su questa terra.
Il verbo greco vedere si scrive in 2
modi:
1. uno (blepo) indica la vista fisica;
2. l’altro (orào) indica la percezione
interiore, una profonda esperienza
interiore.
Noi diciamo: ma non vedi …, non
significa che gli si è abbassata la
vista, ma che non capisce; sono due
termini importanti per comprendere il
vangelo. Qui non si tratta della vista
fisica ma della percezione interiore.
Quindi l’evangelista non scrive che
avranno delle visioni di Dio, ma che Gesù
assicura che chi fa la scelta della prima
beatitudine sarà una persona limpida,
trasparente; e siccome è trasparente con
gli altri, Dio sarà trasparente con lui, ed
egli si accorgerà della presenza di Dio
nella sua esistenza, come un padre
tenero che si prende cura anche degli
aspetti minimi, insignificanti della sua
vita.
Solo i puri di cuore potranno fare
l'esperienza di Dio, di un Dio di una
tenerezza che tutto trasforma in bene,
un Dio che si mette a nostro servizio,
un Dio che sempre ci è accanto.
Materiale rielaborato a partire da:
Conferenza di p. Alberto Maggi presso l’associazione “I beati costruttori di pace.”

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Beati i misericordiosi e i puri di cuore

  • 1. Beati i misericordiosi e i puri di cuore
  • 2. Affrontiamo ora le altre 4 beatitudini, che formano la seconda tavola, e riguardano i comportamenti all'interno della comunità e gli effetti positivi che ne scaturiscono; la prima cui volgiamo lo sguardo afferma: “Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia”, letteralmente “Beati i misericordiosi, perché questi riceveranno misericordia”.
  • 3.  In tutte le beatitudini c'è in maniera monotona la ripetizione questi, questi; le beatitudini sono selettive, questi e non altri. Ma chi sono questi? Chi sceglie la prima beatitudine e liberamente sceglie di entrare nella condizione di povertà per permettere ai poveri di uscirne, chi si rende responsabile della felicità degli altri, questi individui sono a loro volta tutti quanti misericordiosi, puri di cuore, costruttori di pace.
  • 4. Attenzione, perché le beatitudini della seconda tavola non riguardano categorie differenti di persone: i misericordiosi, i puri di cuori, i costruttori di pace. Non sono categorie diverse, sono tutti effetti che avvengono nell’individuo e nella comunità che hanno accolto la prima beatitudine.
  • 5. Quelle che l’evangelista enumera, non sono qualità degli individui, ma caratteristiche che diventano riconoscibili. Allora la prima caratteristica è i misericordiosi. Misericordioso (eleémon) non significa uno che è di sentimento misericordioso, ma uno che opera attivamente per aiutare gli altri.
  • 6.
  • 7. Si tratta di un comportamento abituale che rende l'individuo riconoscibile come tale. Gesù dice: i misericordiosi, cioè quelli che per il loro comportamento abituale, (capita a tutti di fare il san Martino una volta nella vita!), sono riconosciuti per la pratica della misericordia, del soccorso concreto.
  • 8. La misericordia, per essere autentico prolungamento dell'attività di Gesù non va mai esercitata dall'alto verso il basso: non è il ricco che fa la beneficenza al povero, ma come dice Paolo nelle sue lettere: E' di colui che si fa debole con i deboli, e piange con quelli che sono nel pianto.
  • 9. Allora Gesù dice: i misericordiosi, quelli sempre pronti ad aiutare, beati perché troveranno misericordia, cioè ogniqualvolta si troveranno loro nella situazione di difficoltà, di necessità, troveranno aiuto da parte di Dio, da parte della comunità.
  • 10. Per quanto noi possiamo occuparci della nostra persona, della nostra felicità, noi non ci conosciamo come ci conosce Dio. Gesù ha detto che conosce anche i capelli che sono nel nostro capo; quindi l’azione di aiuto di Dio, supererà sempre la nostra azione di aiuto agli altri e soprattutto darà sempre molto di più.
  • 11. C’è nel vangelo di Marco un’immagine molto bella, spesso non compresa nel lessico, nel linguaggio dell’epoca, che viene interpretata erroneamente. “Con la misura con la quale misurate sarete misurati pure voi; e a voi sarà dato anche di più”. Che cosa è questa misura?
  • 12. Nei negozi alimentari (fino a 30-40 anni fa), i prodotti erano venduti sfusi, non erano impachettati, confezionati. Si chiedeva 1 centimetro di olio, 2 etti di farina, etc., e per quantificare questi alimenti c’erano dei contenitori chiamati misure. C’era il contenitore che riempito corrispondeva a 500 grammi di farina, questa era la misura.
  • 13.
  • 14. Gesù ci assicura ciò che noi diamo agli altri, non è una perdita, perché non solo ci viene restituito, ma Dio regala vita a chi produce vita, Dio non si lascia vincere in generosità, con la misura con cui misurate sarete misurati, ma vi verrà data qualcosa in aggiunta.
  • 15. Se io do 100, non mi viene restituito semplicemente 100, ma 130. Ed io questo 130 non lo tengo per me, ma lo dono e mi viene restituito 180: cioè l’amore è la garanzia della crescita dell’individuo, più ci si dona agli altri e più si cresce dentro. In questa prospettiva va interpretata una famosa affermazione di Gesù: “a chi ha sarà dato, a chi non ha sarà tolto anche quello che ha”.
  • 16. Il significato è questo: a chi produce sarà data capacità di produrre ancora di più. Chi ha colto il messaggio di Gesù, lo traduce in atteggiamenti pratici, più si dona agli altri e più gli viene data capacità di dare. Chi invece non si dà agli altri, chi non produce, rende sterile la propria capacità di amare, e quando arriva il momento che ne ha bisogno, non ne è capace.
  • 17.  Se io mi alleno quotidianamente a superare gli inevitabili screzi che la vita comporta, quando arriverà il momento del torto, dell’offesa, sarò capace a perdonare perché mi sono allenato. Ma se io mi lego al dito tutti gli screzi, tutte le offese, quando arrivo al momento del torto grosso, ne sarò incapace. A chi ha sarà dato, a chi produce amore sarà data ancora più grande capacità di amare, e a chi non ha sarà tolta anche quella capacità.
  • 18.
  • 19.  Signore Gesù, Tu ci hai insegnato a perdonare sempre, ogni persona che ci ha offeso. Tu sai quanta sofferenza ho ancora nel cuore, ma con il tuo aiuto voglio liberarmi dal peso del risentimento e dall’amarezza che ancora permane in me pensando ai ricordi dolorosi del passato. Voglio vivere libero da ogni angoscia, per questo chiedo aiuto al tuo Santo Spirito che faccia luce nel mio cuore per indicarmi le persone che ancora non ho perdonato completamente.
  • 20. Mi soffermo in silenzio lasciando penetrare la Luce divina perché faccia affiorare i ricordi dolorosi del passato. Ora voglio consegnarti …, per rivivere in modo nuovo la situazione che ancora provoca emozioni negative dentro di me.
  • 21.  Richiamo alla mia mente l’immagine di Gesù che emana dal suo cuore i raggi rossi del suo preziosissimo Sangue sparso per me e per la persona che mi ha fatto soffrire.  Gesù, Tu ci ami entrambi, ed il mio risentimento Ti fa soffrire. Perdonami, Gesù, perché in tutto questo tempo ho conservato nel mio cuore tanta amarezza nei suoi confronti.
  • 22. Rivivo con Gesù la situazione dolorosa e gliela consegno. Poi immagino che i raggi di luce del suo Santo Spirito mi liberino e mi riempiano di pace per donare il perdono alla persona che mi ha offeso.
  • 23. La seconda beatitudine che troviamo nella seconda tavola afferma: “Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio” e letteralmente “Beati i puri di cuore, perché questi vedranno Dio”.
  • 24.
  • 25. Purtroppo bisogna riconoscerlo, la purezza che Gesù indica nel cuore, in passato, nella morale sessuofoba cattolica è stata abbassata ai genitali. Gesù dice: beati i puri di cuore, e l'interpretazione morale è stata, a lungo, beati tutti quelli che sono puri nell'uso dei genitali. Non è questo!
  • 26. Il cuore nel mondo ebraico non ha lo stesso significato che ha nella nostra cultura occidentale; il cuore non è la sede dell’affetto, dell’amore, ma il cuore è l’equivalente della nostra coscienza dell'intimo della persona: quando nel vangelo si parla di duri di cuore, non si intendono persone crudeli, ma persone ostinate, persone resistenti.
  • 27. Allora Gesù sta parlando dei puri di cuore, quelli cioè che sono limpidi nella propria coscienza, nel proprio intimo, e afferma che questi personaggi limpidi, trasparenti vedranno Dio. Anche qui l’evangelista si riferisce all’A.T., al salmo 24,4 che metteva la purezza di cuore come una condizione per salire al tempio e partecipare alla liturgia.
  • 28.
  • 29. Il salmo dice: chi è puro di cuore, chi ha le mani pulite, chi fa questo e quest'altro, potrà entrare e vedere nel tempio Dio. Gesù elimina il tempio, elimina la liturgia, elimina i sacerdoti; le persone limpide e trasparenti fanno una esperienza (vedremo che cosa significa vedere) immediata di Dio.
  • 30. Ma attenzione che Gesù non assicura le visioni (attenti alle visioni e ai visionari perché ce n’è una inflazione …)! Qui Gesù assicura che vedranno Dio, ma non nell’aldilà, perché nell’aldilà Dio lo vedranno tutti, anche le persone che non sono state pure di cuore. Gesù assicura una visione qui, su questa terra.
  • 31. Il verbo greco vedere si scrive in 2 modi: 1. uno (blepo) indica la vista fisica; 2. l’altro (orào) indica la percezione interiore, una profonda esperienza interiore.
  • 32.
  • 33. Noi diciamo: ma non vedi …, non significa che gli si è abbassata la vista, ma che non capisce; sono due termini importanti per comprendere il vangelo. Qui non si tratta della vista fisica ma della percezione interiore.
  • 34. Quindi l’evangelista non scrive che avranno delle visioni di Dio, ma che Gesù assicura che chi fa la scelta della prima beatitudine sarà una persona limpida, trasparente; e siccome è trasparente con gli altri, Dio sarà trasparente con lui, ed egli si accorgerà della presenza di Dio nella sua esistenza, come un padre tenero che si prende cura anche degli aspetti minimi, insignificanti della sua vita.
  • 35. Solo i puri di cuore potranno fare l'esperienza di Dio, di un Dio di una tenerezza che tutto trasforma in bene, un Dio che si mette a nostro servizio, un Dio che sempre ci è accanto.
  • 36. Materiale rielaborato a partire da: Conferenza di p. Alberto Maggi presso l’associazione “I beati costruttori di pace.”