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Scenario chimica

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Scenario chimica

  1. 1. ettori chimiciL’evoluzione dei settori chimiciDicembre 2012I principali gruppi di prodotti in Italia• Chimica di base, inorganica e tensioattivi pag. 1• Materie plastiche e resine sintetiche pag. 2• Fertilizzanti pag. 3• Fibre artificiali e sintetiche pag. 4• Gas tecnici, speciali e medicinali pag. 4• Prodotti aerosol pag. 5• Agrofarmaci pag. 6• Intermedi di chimica fine e chimica delle specialità pag. 6• Principi attivi e intermedi farmaceutici pag. 10• Pitture e vernici pag. 11• Detergenti e prodotti per la pulizia e la manutenzione, biocidi pag. 12• Profumeria e cosmetica pag. 13• Farmaci di automedicazione pag. 14• Prodotti per la salute animale pag. 16• Gas di petrolio liquefatti pag. 16
  2. 2. 1Chimica di base organica e inorganica, tensioattiviDall’Italia la debolezza si è progressivamente estesa anche all’Europa, pur con significativedifferenze tra comparti. Non si profila una significativa ripresa nella prima parte del 2013.Per quanto riguarda l’andamento della chimica organica di base in Italia, come era già avvenutonel 2011, la prima parte dell’anno (gennaio-luglio) ha visto performance migliori di quelle che sisono verificate e che si verificheranno fino al termine del 2012. Una discreta domanda di prodottiderivante dal mercato asiatico ha sostenuto le produzioni europee, in particolare quelle italiane.Purtroppo, il continuo clima di incertezza e il minor potere d’acquisto delle famiglie del “Vecchiocontinente” insieme al rallentamento delle economie asiatiche hanno provocato, nel corsodell’ultima parte dell’anno, una consistente frenata della domanda e delle produzioni. I tassioperativi degli impianti hanno subito una contrazione; per gli steam cracking si registrano valorinell’intorno del 78/80%, per altri impianti relativi alla filiera resine/poliammidi, gli operating rate sonopari a circa il 70%, anche alla luce della forte sofferenza che caratterizza i settori clienti dell’ediliziae dell’auto. Si stima nel settore della chimica organica di base una riduzione in termini diproduzione pari al 5-6%. Passando alle previsioni per il 2013, gli indicatori economici fanno presagireun andamento purtroppo non molto dissimile da quanto consuntivato per il 2012 e, pertanto, siprevede un andamento piatto della domanda, con un primo trimestre non dissimile dal quartotrimestre 2012. Come sempre, per i produttori europei molto dipenderà dalle reali prospettive dicrescita del continente asiatico, Cina in testa, che potranno fare la differenza soprattutto perquelle produzioni che l’Europa, e in particolare l’Italia, destina all’export.Passando al comparto della chimica inorganica di base, le produzioni del cloro-soda a livelloeuropeo hanno scontato un calo compreso tra il 3 ed il 4 % su base annua. Da segnalare che lavariazione maggiore (-4%) ha riguardato la soda caustica, i cui consumi costituiscono un buonindicatore dell’andamento economico globale dell’area. L’Italia ha mantenuto invariati i proprilivelli produttivi di cloro, ormai ridotti ad un livello marginale rispetto a quelli europei, consolidando ilruolo di Paese importatore netto sia di cloro derivati sia di soda caustica. L’andamento delladomanda di soda caustica sul mercato domestico rimane negativo.Per il 2013, non si intravedono segnali di ripresa significativi, anche perché le difficoltà diapprovvigionamento, conseguenti alla fermata di buona parte delle produzioni del comparto, stainfluendo ormai da tempo sul processo che vede la fermata o la delocalizzazione di parte delleproduzioni domestiche posizionate a valle nella filiera produttiva.Per quanto riguarda l’acido solforico, la debolezza che ha caratterizzato il mercato domestico nelcorso del primo semestre permane anche nella seconda metà dell’anno in corso, a causa delperdurare della crisi economico-finanziaria dei mercati di destinazione. Pur mostrando nelcomplesso una certa tenuta, i consumi di acido solforico in Italia risentono del clima di incertezzagenerale e continuano a registrare un certo rallentamento, dovuto anche alle difficoltà diriscossione dei crediti. In due settori chiave nel panorama dell’acido solforico, quello dei pigmenti(biossido di titanio) e quello del metilmetacrilato, si conferma un calo dei consumi pari a circa il30% nel primo caso, a causa della riduzione della produzione, e a circa il 15-20% nel secondo caso,per la debolezza del settore di applicazione di riferimento. Più rosea la situazione delle esportazioniche, grazie soprattutto al crescere della domanda nei mercati emergenti - quello sudamericano inparticolare - hanno registrato un incremento consistente, soprattutto a partire dai mesi estivi.Anche nell’ultimo trimestre, la performance dell’export risulta positiva e rivolta prevalentemente almercato mediterraneo (Grecia e Turchia, in particolare), grazie al verificarsi di situazioni contingentiquali inaspettati fermi impianto da parte di altri produttori nell’area mediterranea, oltre che alpermanere di una solida domanda in alcuni settori, come quello dei fertilizzanti (trainata da Paesicome il Marocco e la Turchia, nonostante il crollo della domanda tunisina).Per quanto riguarda la materia prima, alcuni fermi manutentivi da parte delle raffinerie italianehanno determinato la necessità di ricorrere, nel corso del secondo semestre, in maniera sempre piùconsistente alle importazioni da mercati esteri, con un conseguente incremento degliapprovvigionamenti dello zolfo solido rispetto al liquido.Le previsioni per il 2013 non si discostano molto da quelli che sono gli andamenti attuali, soprattuttoper quanto riguarda il primo semestre; in particolare, i consumi di acido solforico da partedell’industria del biossido di titanio si profilano in calo di circa un terzo rispetto ai normali fabbisogni.Il mercato domestico si prevede, nel complesso, abbastanza stabile, pur nel clima generale didebolezza, mentre elementi positivi provengono, ancora una volta, dalle esportazioni, per le quali
  3. 3. 2si prevede l’irrobustirsi della domanda, soprattutto da parte dell’area sudamericana e specienell’ultimo trimestre del 2013, quando sono in previsione fermate manutentive da parte di alcuniimportanti produttori locali. Una leggera ripresa è ipotizzabile anche per il mercato interno nelcorso del secondo semestre. Per quanto riguarda, nello specifico, la produzione di acido solforicoin Italia, nel corso del primo semestre 2012 essa si è attestata attorno alle 618.000 tonnellate, con unconsumo interno di circa 475.000 tonnellate. Allo stato attuale, è possibile ipotizzare unaproduzione annua complessiva pari a circa 1.200.000 tonnellate, con un consumo internocompreso tra 900.0000 e 1.000.000 tonnellate.Passando al settore dei tensioattivi, il 2012 si sta delineando come un’annata tutto sommato menonegativa, dal punto di vista dei consumi, di quanto ci si attendesse. Da evidenziare un certocambiamento nelle abitudini di acquisto di tensioattivi per la detergenza. I produttori nel mondodella detergenza, infatti, non seguono più una stagionalità classica ma subiscono maggiormentel’impatto dei loro grandi clienti (tipicamente le catene di distribuzione) che fanno leva sullepromozioni commerciali (es: 3X2). Questo porta ad avere da parte della filiera picchi diproduzione/consumi e poi a seguire rallentamenti. La produzione italiana è certamente allineata aiconsumi.La situazione economica/finanziaria generale genera incertezza sulle prospettive per il prossimoanno; in generale, si può auspicare che il trend dei consumi rimanga coerente rispetto al 2012. Orapiù che mai la volatilità delle materie prime dei tensioattivi può influenzare i consumi. Un’ulteriorevariabile di impatto sui consumi può essere rappresentata da riduzioni della presenza di tensioattivinelle formule dei prodotti finiti (detergenti).Materie plastiche e resine sinteticheProsegue anche nel quarto trimestre un andamento deludente dei consumi italiani diffuso a tutte lematerie plastiche.Sulla base delle indicazioni fornite da Plastic Consult, l’andamento del mercato delle materieplastiche in Italia nei primi 9 mesi del 2012 è risultato ancora deludente. La domanda di polimeri daparte dei trasformatori ha superato di poco le 4.300 Kton, facendo segnare un calo di quasi il 7%rispetto allo stesso periodo del 2011.A determinare tale trend negativo sono state soprattutto le poliolefine (-6,2%), che incidono peroltre il 56% del consumo di materie plastiche in Italia. Nello specifico, il LD/LLDPE è diminuitodell’8,4% a causa principalmente del rilevante calo dell’estrusione film, principale mercato disbocco di tali polimeri, dove si risente della perdurante crisi del film estensibile e di quello agricolo;l’HDPE ha fatto segnare un -6,5%, come risultato della flessione del comparto film e tubi; il PP ècalato del 4,2%, a seguito della frenata del settore iniezione e foglia.Analizzando le altre materie plastiche, si segnala il calo del PVC rigido (-8,7%) e di quelloplastificato (-5,7%), a causa della consistente flessione della maggior parte dei rispettivi mercati disbocco; del PS (-8,3%), con tutti i settori in rilevante contrazione, in particolare quello dellostampaggio a iniezione, che mostra un calo a doppia cifra; dell’EPS (-10,9%), con la produzione del“blocco” destinato all’edilizia in maggiore sofferenza; del PET (-2,0%), il “migliore” dei polimeri per lasua vicinanza a un settore, quello alimentare e, in particolare, dell’acqua minerale, meno toccatodalla crisi; del PA (-5,6%), penalizzato dalla crisi dell’automobile e degli elettrodomestici; degliespansi poliuretanici (-11,7%) i cui principali settori di sbocco, fatta eccezione per la letteria, sono indecisa contrazione.Le cause generali di tale andamento sono da ricercarsi nella grave crisi dell’edilizia civile eindustriale, nel calo della produzione industriale, che risente della diminuita competitività derivanteanche da obiettive condizioni di svantaggio (costo dell’energia, tempi di pagamento, difficoltà diaccesso al credito), nella contrazione dei consumi delle famiglie, a causa della forte erosione delpotere d’acquisto conseguente ai problemi occupazionali, alle manovre finanziarie e all’aumentodell’inflazione, nei tagli alla spesa pubblica e agli investimenti in infrastrutture.
  4. 4. 3Sulla base del consuntivo dei primi 9 mesi dell’anno e delle previsioni ancora negative per quantoriguarda il quarto trimestre, ci si attende per il 2012 un andamento complessivamente deludentedella domanda di materie plastiche. Le previsioni indicano, infatti, su base annua, un calo di circail 6%.FertilizzantiMancanza di liquidità dei clienti e avversità climatiche condizionano i consumi interni difertilizzanti. Più positive le opportunità di export, specie per i prodotti specialistici.Ad una primavera bizzarra ha fatto seguito un’estate siccitosa che ha causato, in particolare alnord e nel nord-est, ingenti danni alle colture di mais. Oltre che alla diminuzione quantitativa dellerese, le avverse condizioni metereologiche hanno influito sulla qualità del raccolto (prova ne èstata l’aumentata presenza di aflatossine nel prodotto conservato). In presenza di una diminuzionein primavera dei quantitativi per ettaro di concimazione azotata, le carenze nutrizionali hannoaccentuato i danni della carenza d’acqua. Il secondo periodo dell’anno vede quali protagonistipiù il fosforo e il potassio che l’azoto; quest’ultimo, tra l’altro a causa del suo scarso utilizzo da partedelle colture in questo periodo dell’anno, viene limitato per legge in molti disciplinari di produzione.Il fosforo e il potassio registrano una flessione nelle concimazioni autunnali dell’ordine del 20% inassoluto che, abbinato ad un aumento al nord della superficie investita a cereali pari a circa il 10-15%, porta ad una diminuzione della distribuzione di concimi per ettaro pari a circa il 30%. Gli scarsiutilizzi di concime sono stati causati anche da una quotazione che si è mantenuta su livelli medio-alti fino a poche settimane fa. Il Centro Italia ha invece dovuto fare i conti in queste ultimesettimane d’autunno con inondazioni e dissesti idrogeologici che hanno bloccato le attività disemina di cereali. Il ritardo purtroppo non si limiterà ad alcune settimane ma, date le condizioni delterreno, si prevede che non si potrà provvedere alle semine fino ai primi mesi del prossimo anno. IlSud sta vedendo un calo sensibile delle semine di grano duro che è stato sostituito in partedall’orzo, meno esigente dal punto di vista nutrizionale. Anche qui si prevede un calo di utilizzo deinutrienti che si stima del 20% circa.L’utilizzo dell’azoto, è sempre stato molto meno influenzato dal prezzo rispetto agli altri elementinutritivi. Anche qui le cose stanno decisamente cambiando e le quotazioni di mercato che si sonomantenute alte fino a qualche settimana fa, in presenza di una situazione finanziaria delle aziendeagricole decisamente non brillante, hanno indotto una contrazione del consumo (-4/5%).Coerentemente con quanto già evidenziato, i concimi organici e quelli organo minerali – chefanno della presenza dell’azoto organico uno dei loro punti di forza – hanno manifestato un calosensibile (–5/7% i primi e -10/12% i secondi) mentre in questo periodo dell’anno generalmente simostrano stabili. Come per i concimi minerali, ha influito la mancanza di liquidità dei clienti conconseguente difficoltà di pagamento nei confronti delle imprese produttrici di fertilizzanti. Per taliragioni molti fabbricanti si sono visti costretti a rivedere i programmi produttivi con, in alcuni casi,ricadute sugli assetti occupazionali.I prodotti specialistici, tradizionalmente destinati alle colture ad alto reddito, soffrono in misuraminore degli altri prodotti dell’attuale congiuntura economica potendo contare sul mercato esteroche continua ad essere uno sbocco privilegiato e in crescita. Mentre sul mercato domesticoregistrano un calo significativo quantificabile attorno al 10/20%, i nuovi mercati e le nuove nicchienei Paesi di destinazione già consolidati hanno garantito la crescita delle imprese nazionali anchese non con il medesimo vigore di un tempo. Questo anche a motivo del permanere di unasituazione turbolenta nei Paesi del medio Oriente.Per la prossima primavera non ci si aspetta una sensibile ripresa dei consumi delle commodities chesi ritiene si manterranno sui livelli attuali, complice una prevista riduzione delle superfici a mais –stimata attorno al 10% – che purtroppo vanificherà gli sforzi per l’adozione di più corrette dosiagronomiche onde evitare le conseguenze viste quest’anno.
  5. 5. 4Fibre artificiali e sintetichePer superare le difficoltà congiunturali e continuare a guardare al medio-lungo termine, le impresedel settore seguono la strada dell’innovazione, della sostenibilità e del servizio al cliente.Il 2012 è stato un anno difficile per il settore, che - dopo il 2011 - registra un altro calo dei volumi divendita. Per il 2013 si prospetta una stabilizzazione o al più una debole crescita. In effetti, lecondizioni di domanda per il settore non saranno ancora positive, soprattutto nel mercatodomestico, ma anche in quello europeo, per buona parte dell’anno. Una vera e propria ripresa èpertanto posticipata al 2014.La domanda domestica è negativa con i principali settori clienti delle fibre in difficoltà, inparticolare l’auto, le costruzioni e l’arredamento (in quanto connesso al ciclo dell’edilizia). Sia nelsettore dell’abbigliamento, sia in quello dell’arredo, non si può escludere nei prossimi mesi qualchechiusura da parte di imprese di piccole dimensioni e troppo fragili dal punto di vista finanziario persopportare ulteriori cali di attività.Il settore delle fibre man-made è, però, un settore fortemente internazionalizzato: le impreseesportano la maggior parte del loro fatturato e sono presenti con stabilimenti produttivi in diversiPaesi dentro e fuori i confini europei.L‘export nel 2012 ha mostrato performance migliori rispetto alla domanda domestica, anche senon brillanti come nel 2011. Sono i Paesi extra UE a fare da traino: Nord Africa, America centro-meridionale, Medio Oriente e Asia orientale. Nella seconda parte dell’anno e in particolarenell’ultimo trimestre si è invece fatto sentire con più forza il peggioramento dell’attività nell’AreaEuro, che rappresenta di fatto il principale mercato di destinazione dell’export italiano di fibre man-made. E’ ragionevole attendersi che questa dicotomia nell’export caratterizzerà anche la primaparte del 2013.I principali settori clienti delle fibre man-made mostrano alcune difficoltà anche a livello europeo:• l’auto - che aveva tenuto fino a metà dell’anno – è in forte calo nel quarto trimestre del 2012 enon sono previsti significativi miglioramenti per la prima parte del 2013. Sono in attoristrutturazioni e tagli di capacità produttiva in alcuni Paesi;• il ciclo delle costruzioni è ancora negativo in molti Paesi europei e non ci saranno significativesvolte fino al 2014;• non si arresta il calo del tessile, colpito in particolare dalla debolezza degli impieghi perl’arredamento - connessi al ciclo dell’edilizia – e da un quadro generale poco favorevole aiconsumi - in primis durevoli, ma anche quelli semidurevoli come l’abbigliamento –caratterizzato da redditi in calo e crescente disoccupazione in molti Paesi dell’Area Euro alleprese con manovre restrittive per il riordino dei conti pubblici.In un contesto difficile le imprese italiane non rimangono passive, bensì aumentano l’impegnonella ricerca e nell’innovazione, al fine di creare prodotti e soluzioni sempre nuovi e su misura per iclienti, con una crescente attenzione alle nuove esigenze in materia di sostenibilità. Attraverso i loroprodotti, le imprese del settore possono continuare a contribuire al successo di diverse filiereproduttive europee e del Made in Italy, diventandone sempre più dei partner insostituibili.Gas tecnici, speciali e medicinaliCalo moderato della produzione e attese di ripresa affidate all’export dei settori clienti. Pesantirincari del costo dell’energia legati non solo alla materia prima, ma soprattutto agli oneri impropri.Il 2012 si chiude in negativo anche per i gas industriali. Il consuntivo dei primi nove mesi dell’annoevidenzia un calo della produzione dell’1,4% (dato Istat) e, alla luce dell’andamento dell’industriamanifatturiera a valle, si può prevedere una diminuzione complessiva di circa il 2% a chiusurad’anno. Il settore ha sofferto di una crisi che ha colpito tutti i principali comparti clienti, più o menoindistintamente, dalla chimica alla metallurgia, dalla meccanica alla petrolchimica.Permangono notevoli preoccupazioni sul fronte della stretta creditizia, ancora molto forte e legataa fattori di natura esogena, quali l’andamento dello spread. Le difficoltà sono accusateparticolarmente dalle imprese clienti di minore dimensione, ripercuotendosi comemancati/ritardati pagamenti verso i fornitori di gas, ma il problema è comunque sentito in mododiffuso a causa di una situazione deteriorata da un lungo periodo di recessione.
  6. 6. 5Nessuna svolta nemmeno sul fronte dei costi delle materie prime, che nel caso dei gas siidentificano con i costi energetici: la prevista crescita dei Paesi “energivori” ostacolerà qualsiasirientro dei prezzi dell’energia sebbene non vi sia nemmeno motivo di prevedere rincari accentuati,considerato il sostanziale equilibrio tra domanda e offerta di petrolio a livello internazionale (fattoche potrebbe però essere rimesso in discussione dalle più recenti tensioni politiche in MedioOriente). Molto più preoccupanti sono invece i notevoli rincari della componente tariffariacorrisposta dalle imprese italiane: la bolletta energetica continua a subire incrementi sempre moltoimportanti: si stima che a fine 2012 l’aumento dei costi energetici sarà di circa il 17%. E’ però lacomponente tariffaria inclusa in tali costi che traina tutto l’incremento: oneri di sistema e accisesono infatti aumentati del 55% rispetto all’anno precedente, rappresentando ormai il 30% dei costitotali a carico delle imprese del settore.Con riferimento al comparto medicinale, seppur coinvolto nella crisi globale dell’industrianazionale, non si prevedono significativi scostamenti dell’attività produttiva rispetto al 2011.L’effetto della Spending Review sulla spesa sanitaria comporterà tuttavia un prevedibileridimensionamento delle prestazioni, anche se focalizzato sulle componenti di servizio e diaccessori.Per il 2013 si attende un recupero dell’attività produttiva nell’ordine del 2-3%, nel caso siconcretizzino le previsioni di una possibile ripresa dell’export, non solo diretto ma anche di interefiliere industriali. I settori clienti che più se ne avvantaggeranno saranno la metalmeccanica e lachimica. Ancora sofferenti invece i comparti più legati alla domanda interna, penalizzata dallemanovre restrittive e degli effetti recessivi sull’occupazione, e alla spesa pubblica.Prodotti aerosolLa diffusione della crisi a quasi tutti i settori di utilizzo e la tendenza verso prodotti più economicicondizionano i prodotti aerosol, nonostante l’andamento ancora buono della cosmetica.Il settore dei prodotti aerosol, anche comunemente noti come prodotti spray, permeatrasversalmente quasi tutti i settori del largo consumo, più alcuni prodotti tecnici di impiegoprofessionale. Ciò ha storicamente consentito al settore di mostrare un andamento globaleabbastanza stabile rispetto agli andamenti congiunturali dei singoli comparti di utilizzo. Tuttavia, inquesta situazione, si sta assistendo a cambiamenti oramai strutturali nei comportamenti diconsumo e così, già nel 2011 e per la prima volta, si è assistito a una contrazione dei volumi diprodotto riempito in Italia dell’1,3% per un totale di circa 550 milioni di pezzi. In questo caso il calo èstato generalizzato a tutte le categorie di prodotti, con l’unica eccezione dei prodotti per auto edella cosmetica (prodotti per uso personale). Questo non deve stupire perché il calo di acquisto diauto nuove fa aumentare l’incidenza degli interventi di manutenzione “fai-da-te”, mentre lacosmetica è sicuramente uno dei pochi comparti, in generale, che pur avendo mostrato unacontrazione rispetto al passato vede ancora dati di vendita positivi.Pur non essendo ancora disponibili dati complessivi di settore relativi al 2012, è ragionevoleprevedere un ulteriore calo della produzione superiore all’1,5% in quanto la possibile “tenuta”dell’export è sicuramente inficiata da un forte calo del consumo interno. Il prodotto aerosolcostituisce un dispositivo d’impiego molto efficace ma sicuramente più costoso di eventualialternative. Sono quindi più colpiti i settori di consumo dove esiste un’alternativa più economica.L’estate particolarmente calda ha favorito la tenuta del settore degli insetticidi domestici, ma calisensibili del mercato interno sul comparto casa si conoscono già per alcune tipologie di prodotti:deodoranti spray (-3%), appretti (-7%), pulitori per mobili (-5%), smacchiatori (-2%), pulitori pertappeti (-9%).Il prodotto cosmetico nel suo complesso dovrebbe mostrare una sostanziale tenuta dei volumi, conuno spostamento di scelta da prodotti di alta gamma verso prodotti di marca più economica.Continua a soffrire il settore delle vernici spray, che aveva già mostrato un primo arretramento nel2011 e che per il 2012 potrebbe consuntivare un -9% in volume.Il comparto dei prodotti tecnici cala anche a causa del costo sempre maggiore dellaformulazione di soluzioni “non infiammabili” a causa del progressivo bando nell’uso del propellente
  7. 7. 6HFC 134a, sebbene ora il settore aerosol sia piuttosto salvaguardato per quanto riguarda gli usitecnici e farmaceutici considerati “essenziali”.AgrofarmaciMercato italiano complessivamente in contrazione sia in valore, sia in quantità con significativedifferenziazioni tra segmenti.Il mercato italiano degli agrofarmaci ha registrato nei primi nove mesi del 2012 un decremento parial 3,1% in valore e al 6,3% in quantità. Le uniche colture che registrano un trend positivo sono ilmais, il frumento e la bietola. Tutte le altre colture registrano un calo più o meno generalizzato intermini di ettari trattati.Il mercato dei fungicidi mostra pesanti cali sia in valore che in quantità, rispettivamente del12,4% e del 11,2%. La tendenza negativa è ampiamente diffusa in quasi tutti i comparti. Caliconsistenti in valore, sempre accompagnati da contrazioni delle quantità più o meno cospicue, siregistrano infatti per gli antiperonosporici (-15,4%), gli ossicloruri (-27,3%) e gli antibotritici (-20,2%).Sono in campo negativo anche gli antioidici, i solfati, i ditiocarbammati e gli zolfi. E’ statadeterminante la mancanza generalizzata di condizioni favorevoli allo sviluppo delle malattie.Fanno eccezione gli incrementi in valore dei fungicidi per cereali e bietola (+4,6%) e i prodotti abase Captano, Dodina e Dithianon (+1,6%).Il mercato degli insetticidi ha registrato un aumento dell1,9%. In realtà il segno positivo è trainatoper la quasi totalità dal forte aumento dei geoinsetticidi (insetticidi del terreno per il mais) cheregistrano un +76,3%. Gli andamenti degli altri comparti principali - quali gli acaricidi, gli aficidi, ipiretroidi e gli esteri fosforici - sono tutti di segno negativo. Per questi ultimi due si assiste anche a uncalo degli ettari trattati. Un aumento del valore degli insetticidi ad azione generica compensa esupera di poco il decremento dei lepidottericidi.Il mercato degli erbicidi segna un incremento pari al 6,7%. Un incremento importante si registra peril comparto del diserbo di pre emergenza del mais - soia (+24,8%) che supera abbondantemente ilcalo del segmento di post emergenza per le stesse colture. La superfice trattata per questi duesegmenti nel complesso è pressoché stabile. Per il frumento, gli avenicidi e i dicotiledonicidisegnano un importante +39,6% accompagnato da un aumento del 19,7% della superfice trattata.Trend positivi si riscontrano per il diserbo bietola, quello delle arboree e dei letti di seminarispettivamente pari al +44,6% e al +10%. In controtendenza il diserbo riso registra un –8,3%accompagnato da un decremento della superfice trattata.Il mercato dei fumiganti/nematocidi ha avuto cali drastici sia in valore che in quantitàrispettivamente del 25,4% e del 30,4%.Intermedi di chimica fine e delle specialitàPeggioramento dei livelli di attività nell’ultima parte del 2012.Inizio del 2013 ancora denso di criticità, ma qualche spiraglio di ripresa per la fine dell’anno.Dopo l’Italia anche l’Area Euro nel suo complesso è entrata in recessione, anche se più lieve. Tra iPaesi avanzati, solo gli USA conservano un moderato incremento dell’attività. Per quanto riguarda iPaesi emergenti, ci sono nuovi segnali di rilancio dell’attività in Cina e in Brasile, ma prosegue ilrallentamento in Russia e in India.Per Italia l’uscita dalla crisi sarà lenta. Il processo di selezione iniziato nel 2009 non si è concluso: glioperatori con condizioni finanziarie e reddituali troppo fragili per poter affrontare ulteriori cali didomanda saranno costretti a uscire dal mercato. Sono in particolare difficoltà le imprese di piccoledimensioni, prevalentemente concentrate sul mercato interno e/o operanti in settori collegati allecostruzioni e ai beni durevoli.È questo il contesto entro cui operano le imprese della chimica fine e delle specialità attive inItalia. Per il complesso di queste imprese il 2012 si chiude in negativo. Negli ultimi mesi dell’anno,l’attesa di un calo nei prezzi di questi prodotti (percepiti dai clienti come troppo elevati rispetto ai
  8. 8. 7fondamentali) si è unita alla tendenza tipica di fine anno di non accumulare scorte in magazzino,riducendo ulteriormente gli ordini. Il 2013 sarà caratterizzato da un inizio ancora denso di criticitàma qualche spunto di crescita nella seconda parte dell’anno permetterà di chiudere il 2013 conuna stabilizzazione dei livelli di attività. Una vera ripresa è rimandata al 2014.I cali di attività sono abbastanza diffusi, ma con intensità diverse a seconda dei mercati geograficie dei settori serviti.Le imprese della chimica fine e delle specialità poco orientate all’estero o che servonoprevalentemente imprese italiane che non esportano risultano essere quelle in maggiore difficoltà,anche in prospettiva, visto che il processo di selezione in atto tra le imprese italiane si tradurràinevitabilmente in una minore domanda domestica di intermedi di chimica fine e specialistica.Risultano penalizzate anche le imprese i cui prodotti entrano a far parte di filiere produttiveconnesse ai settori dell’edilizia, del mobile e dell’auto, che attraversano una fase di debolezza nonsolo in Italia, ma anche in diversi altri Paesi dell’Area Euro - che rimane comunque tra i principalimercati di destinazione dell’export di molte imprese italiane.Le imprese che invece sono ben presenti sui mercati esteri - sia attraverso vendite dirette, siaattraverso l’export dei loro clienti – riescono a compensare e in alcuni casi a superare i cali delladomanda interna, che continueranno a caratterizzare ancora gran parte del 2013. In particolare,permangono buone possibilità di crescita sui mercati extra-europei, sicuramente più lontani edifficili da raggiungere, ma anche molto più dinamici.Non va dimenticato che - anche in un contesto così difficile e sfidante – si aprono spazi diopportunità per alcune imprese in grado di cogliere gli spazi di domanda che si vengono aliberare a seguito della chiusura di alcune imprese finanziariamente troppo fragili o della decisionedi alcuni grandi multinazionali di uscire da determinati business (per esempio nel tessile e nelcuoio).Questi business possono risultare marginali o poco redditizi per imprese molto grandi, ma sono piùfacilmente gestibili da imprese di medie dimensioni, flessibili e che allo stesso tempo sianosufficientemente strutturate per sostenerne i costi (es. REACH).I prezzi delle materie prime sono volatili e restano comunque su livelli elevati. Trasferire gli aumentisui prezzi finali è complesso: sul mercato domestico, a causa delle debolezza della domanda e suimercati esteri, a causa di una concorrenza agguerrita che porta spesso a sacrificare i margini purdi mantenere volumi adeguati.In questo contesto investire in innovazione è tanto difficile quanto necessario, soprattutto in unaprospettiva di medio-lungo termine. I clienti continuano a valorizzare quei prodotti innovativi chepermettono concreti risparmi di costo nei processi di produzione.Il settore della chimica fine e delle specialità è un settore complesso e variegato che comprendeimprese attive in diversi comparti. Le imprese di intermedi chimici e altri prodotti di chimica fine(che sono utilizzati per la produzione di molteplici prodotti chimici quali detergenti, cosmetici, aromied essenze, medicinali e agro-farmaci, plastiche, vernici) sono le imprese che si pongono più amonte nella filiera produttiva.Per queste imprese il mercato domestico risulta ancora molto debole e le uniche possibilità dicrescita - attuali e per il prossimo futuro - si concentrano all’estero, specialmente fuori dall’Europa.La domanda da parte dei clienti italiani che esportano si mantiene positiva.I prezzi in euro dei building block – soprattutto etilene e propilene, i due principali input produttivi –rimangono elevati e molto vicini, se non addirittura superiori, ai picchi del 2008. L’elevato costodell’energia in Italia resta un fattore di svantaggio competitivo.I catalizzatori - anche essi prodotti della chimica fine - sono dispositivi che, utilizzati nelle industriechimiche, farmaceutiche e nelle raffinerie, permettono di aumentare l’efficienza delle materieprime ottimizzando l’impiego di energia. La domanda di catalizzatori nasce dall’esigenza disostituzione (che rappresenta la quota maggioritaria) o dall’apertura di un nuovo impiantochimico. Poiché la durata di un catalizzatore dipende dall’uso effettivo che ne viene fatto, lariduzione dei volumi prodotti di chimica si traduce inevitabilmente in una minore domanda dicatalizzatori. Dall’altro lato, poiché l’apertura di nuovi impianti chimici è fortemente concentrata inCina e nell’area asiatica, è facile intuire come la presenza su questi mercati sia condizionenecessaria per le imprese di questo settore. Molto fermento proviene dalle nuove applicazioniriguardanti la biochimica. L’esigenza prioritaria del continuo efficientamento dei processi produttivispinge le imprese del settore a continuare a investire in innovazione (es. uso delle terre rare).
  9. 9. 8Proseguendo più a valle lungo la filiera produttiva troviamo le specialità chimiche.La domanda di additivi per i prodotti vernicianti e i coating dipende strettamente dall’andamentodei settori a valle in cui le vernici e i coating trovano impiego, ossia l’auto, l’edilizia, lametalmeccanica e il legno-mobile. Si evidenziano cali sostenuti nella domanda domestica diprodotti vernicianti destinati all’edilizia, in quanto questo settore in Italia sta vivendo ancora unciclo fortemente negativo, specialmente nel nuovo residenziale. Neanche l’export riesce a dare uncontributo significativo, poiché anche nei mercati vicini (Spagna, Grecia e Regno Unito) lecostruzioni non vivono condizioni positive. Solamente nei mercati emergenti dell’Asia e del NordAfrica si rilevano ritmi di crescita sostenuti e una ripresa - benché moderata - è iniziata negli USA. Unandamento solo poco meno negativo riguarda la domanda di prodotti vernicianti per il mobile.Il settore degli additivi per vernici e coating è influenzato negativamente anche dalle difficoltàdell’auto in Italia e, più in generale, in Europa: l’immatricolato è in calo in tutti paesi dell’Area Eurocon l’unica eccezione della Gran Bretagna e nel settore sono previsti una serie di tagli allacapacità produttiva. La domanda proveniente dall’industria metalmeccanica mostra unasostanziale tenuta, anche in Italia.I clienti (specialmente italiani) continuano a lavorare tenendo le scorte su livelli minimi e molti -specialmente i più piccoli - presentano ancora difficoltà finanziarie non trascurabili che si riverberosui tempi di pagamento.La produzione in Italia di additivi e ausiliari per materie plastiche ed elastomeri nel 2012 hamostrato un profilo di costante indebolimento fortemente condizionato dall’andamento deiconsumi di polimeri plastici in Italia e in Europa. In particolare, cali sostenuti riguardano gli additiviper il PVC, in quanto questo tipo di plastica è utilizzata per la produzione di infissi e tubi nell’edilizia,settore in forte crisi in gran parte dei Paesi dell’Europa del Sud (tra cui l’Italia). Spunti positiviprovengono dai mercati dagli USA (dove è iniziata una ripresa) e del Nord Africa ( dove i ritmi dicrescita si mantengono elevati, anche se la situazione politica rimane una fonte di incertezza ).In peggioramento nel corso del 2012 – e senza segnali di inversione per il 2013 - è risultata ladomanda di polimeri e gomme destinate al settore dell’auto, che mostra un calo deciso nei volumidi attività nell’ultimo trimestre del 2012. Il settore dell’auto a livello europeo è interessato da unprocesso di ristrutturazione e tagli alla capacità produttiva. Dopo aver tenuto per gran partedell’anno, soffre anche l’auto tedesca. La crisi generale e i costi della benzina alle stelle hannocomportato un minore utilizzo dei veicoli riducendo l’esigenza di ricambio dei pneumatici (fannoeccezione i pneumatici destinati ai trattori, settore connesso all’agricoltura e non all’industria).Per il settore degli ausiliari destinati all’industria tessile spunti di crescita positivi provengono daimercati asiatici. La Cina resta un importantissimo mercato di produzione e di consumo, ma sempremaggiore rilevanza assumono quei paesi del sud-est asiatico (Indonesia, Bangladesh, Cambogia,India, Vietnam) verso cui le stesse imprese cinesi stanno spostano la produzione alla ricerca di costidi produzione inferiori. A livello italiano ed europeo, però, il settore tessile chiude il 2012 con unacontrazione dei livelli produttivi e le prospettive per il 2013 sono al massimo per una stabilizzazionesu livelli bassi. Il costo delle materie prime per i produttori di chimica per il tessile rimane un aspettocritico, così come le tensioni finanziarie dei clienti italiani: in particolare, realtà di piccoledimensioni, con situazioni reddituali fragili e troppo poco strutturate per essere in grado di coglierele opportunità offerte dai mercati esteri, appaiono di fatto a rischio chiusura.In Italia il settore del cuoio è stato luogo negli ultimi anni di un intenso processo di ristrutturazione:selezione delle imprese, concentrazione dei produttori tramite acquisizioni delle piccole concerieda parte delle imprese più solide e delocalizzazione di molte produzioni verso i Paesi asiatici permotivi ambientali e connessi ad un minore costo del lavoro. E’ un processo ormai in fase avanzata,ma a fronte della nuova ondata recessiva non si può escludere l’ulteriore fuoriuscita di qualcheattore finanziariamente fragile. In questo contesto, per le imprese degli ausiliari per il cuoio sonoIndia, Cina e Brasile i mercati più dinamici e con le migliori prospettive per il futuro. Per quantoriguarda i settori di destinazione finale, soffrono maggiormente gli impieghi dell’arredamento edell’auto (che tuttavia rappresentano la parte più consistente dei volumi prodotti) rispetto a quellidella moda-lusso, dove peraltro i marchi italiani godono di un indiscusso apprezzamento a livellointernazionale.Per concludere, c’è una parte della chimica delle specialità che si rivolge all’industria alimentare eal largo consumo, che sono due settori caratterizzati da una certa anti-ciclicità. I cali in questi
  10. 10. 9settori sono più ridotti rispetto alla chimica che serve gli altri settori industriali, ma non mancanodelle criticità. Le famiglie in Italia e in altri paesi dell’Area Euro, vedono fortemente ridotta la lorocapacità di spesa a causa delle politiche fiscali molto restrittive attuate simultaneamente daiGoverni per mettere ordine nei conti pubblici. La capacità di raggiungere anche i mercati piùdinamici (soprattutto extra UE) diventa, di conseguenza, sempre più importante per garantirsivolumi di vendita adeguati.Per quanto riguarda in particolare la domanda di materie prime e additivi per l’industriacosmetica, dopo un primo semestre di crescita ancora buona, la seconda parte del 2012 è in calo.A fronte di un mercato italiano ed europeo in difficoltà, rimangono interessanti opportunità dicrescita fuori dall’Area Euro. E’ sempre più indispensabile uno sforzo innovativo concreto chepermetta all’offerta di non diventare commodity e di non essere eccessivamente vulnerabile aiprezzi delle materie prime, che restano elevati. Purtroppo le condizioni generali di fiducia ecreditizie in Italia non rendono semplice la pianificazione e il finanziamento di progetti einvestimenti a medio-lungo periodo, favorendo tra le imprese clienti un atteggiamento che seguepreferibilmente le mode del momento e ritorni veloci senza uno sguardo al futuro. A valle non è daescludersi la fuoriuscita dal mercato di alcuni produttori, specialmente di piccole dimensione, chenon si dimostreranno sufficientemente strutturati per affrontare i costi imposti nel 2013 dalla nuovanormativa sui cosmetici. I tempi di pagamenti della clientela italiana rimangono una nota dolenteper molti produttori di materie prime per cosmetica. Si attende però qualche miglioramentodall’applicazione delle Direttiva sui pagamenti.I produttori di chimica per la detergenza (ausiliari, oleochimica e tensioattivi) risentonodell’indebolimento dei consumi di detergenza in Italia, per cui non è prevista un’inversione ditendenza neanche nel 2013. Nel settore a valle la pressione promozionale si conferma su livelliestremamente elevati e questo si traduce in una maggiore difficoltà nel trasferire gli aumenti dicosto sui prezzi finali. Tiene relativamente bene la domanda da parte della marca privata, anchegrazie al suo ingresso in nuove categorie di prodotti. Per il settore dei tensioattivi, il 2012 si stadelineando come un’annata tutto sommato meno negativa, dal punto di vista dei consumi, diquanto ci si attendesse. Da evidenziare, però, un certo cambiamento nelle abitudini di acquisto ditensioattivi per la detergenza. I produttori nel mondo della detergenza, infatti, non seguono piùuna stagionalità classica ma subiscono maggiormente l’impatto dei loro grandi clienti(tipicamente le catene di distribuzione) che fanno leva sulle promozioni commerciali (es: 3X2).Questo porta ad avere da parte della filiera picchi di produzione/consumi e poi a seguirerallentamenti. La situazione economica/finanziaria generale genera incertezza sulle prospettive peril prossimo anno; in generale, si può auspicare che il trend dei consumi rimanga coerente rispettoal 2012. Ora più che mai la volatilità delle materie prime dei tensioattivi può influenzare i consumi.Un’ulteriore variabile di impatto sui consumi può essere rappresentata da riduzioni della presenza ditensioattivi nelle formule dei prodotti finiti (detergenti). Per quanto riguarda l’oleochimica (che sirivolge non solo alla detergenza, ma anche all’industria alimentare e cosmetica) nel complessodel 2012 i volumi di produzione si posizionano su livelli inferiori rispetto al 2011 e le prospettive per laprima parte del 2013 non sono positive. Il prezzo delle materie prime di origine vegetale (olio dipalma) e animale sono calati rispetto ai picchi del 2011, ma per quanto riguarda il grasso animale,rimangono comunque superiori al 2008 e questo si spiega con la domanda aggiuntiva e parallelaa quella dell’industria oleochimica che proviene dallindustria del biodiesel, che lo considera comepossibile materiale soggetto alla clausola del double counting.Le performance dei produttori di fragranze sono strettamente connesse all’andamento dei settori avalle della detergenza (debole) e della cosmetica (più positivo ma comunque non brillante). Ilmercato estero si presenta molto più dinamico di quello domestico, dove i consumi sono depressida una dinamica non favorevole del reddito disponibile delle famiglie italiane. I prezzi dellematerie prime hanno smesso di crescere, ma si mantengono comunque su livelli elevati e in molticasi si riscontra anche difficoltà nel reperirle. È il caso del mentolo o delle lavanda, essenze chevengono sempre più lavorate direttamente in loco dagli stessi produttori asiatici. Lapreoccupazione maggiore restano ritardi nei pagamenti, dai clienti italiani e la frammentazionedegli ordini che crea non poche difficoltà a livello organizzativo.Il 2012 è il secondo anno consecutivo di contrazione dei volumi prodotti dell’alimentare in Italia. Leconseguenze per la chimica destinata all’alimentare (additivi, coadiuvanti, aromi, amidi e
  11. 11. 10ingredienti funzionali) sono ovvie. Il settore risente inevitabilmente della debolezza dei consumi inItalia, ma limita le perdite grazie alla sua spinta innovativa e mostra alcuni segmenti in espansione.A favore delle produzioni italiane (ed europee) gioca la necessità sempre più espressa dalconsumatore di garanzia e certificazione della qualità. I prezzi restano elevati per diverse materieprime e rendono critica la marginalità, viste le difficoltà nel trasferire i rincari sui prezzi di vendita siasul mercato interno - dove c’è una sostanziale debolezza dei consumi - sia sul mercato estero -dove la concorrenza diventa sempre più serrata. C’è grande attesa per le conseguenzedell’entrata in vigore della direttiva sui pagamenti (legge 27/2012 art.62) che rivoluziona il sistemadei pagamenti nel settore alimentare, con possibili ricadute positive anche sui produttori di chimicaper l’alimentare. Qualche difficoltà all’orizzonte anche per il settore delle materie prime per gliintegratori alimentari e gli alimenti funzionali, che negli ultimi anni aveva mostrato ottimeperformance. La crescita continua ma è moderata e spiegata dal consolidamento delle posizionidi prodotti lanciati sul mercato nel corso dell’anno precedente e non dall’introduzione di nuoviprodotti. La penetrazione della marca privata anche nei prodotti per la salute e il benesserepotrebbe nel medio termine rappresentare uno stimolo importante per alcune imprese.Per gli aromi, dopo un 2012 non soddisfacente, le attese per il 2013 sono di una stabilizzazione o diun altro leggero calo. I problemi si concentrano sul mercati italiano ed europeo, mentre simantengono molto dinamici i mercati esteri del Sud Est Asiatico e del Medio Oriente. L’innovazioneè un must e permette di cogliere qualche opportunità di crescita anche sui mercati maturi.Gli amidi sono prodotti destinati non unicamente all’ industria alimentare, bensì anche allaproduzione di mangimi per animali, alla farmaceutica, all’imballaggio in carta. La domandaproveniente dall’alimentare e dal settore farmaceutico è stabile, mentre si evidenziano dei calinella domanda di amidi per il settore della carta e del cartone ondulato (utilizzato per esempionell’imballaggio degli elettrodomestici). Il prezzo della materia prima, il mais è alle stella, in seguitoa raccolti deludenti dovuti ad una generale situazione di siccità. Passare questi aumenti sui prezzifinali di vendita è complesso e pertanto ne risente la marginalità.Principi attivi e intermedi farmaceuticiNormative sempre più stringenti favoriscono le imprese italiane, in quanto in grado di garantireelevati standard qualitativi.I produttori italiani di principi attivi farmaceutici prevedono di chiudere il 2012 in crescita rispettoall’anno precedente. Questa considerazione positiva è emersa dai contatti con le imprese presential CPhI di Madrid (9-11 ottobre 2012) ed è confermata dagli analisti del settore farmaceutico. Leaziende farmaceutiche, attratte fino a non molto tempo fa dai fornitori a basso costo, stanno oratornando a rifornirsi dalle imprese produttrici di APIs che fanno della qualità un fattore chiave.Le imprese farmaceutiche giudicano troppo alto il rischio di acquistare dall’Asia, soprattutto allaluce di ciò che avverrà nei prossimi mesi, quando verrà recepita la prima parte della Direttivaeuropea sulla contraffazione (2011/62/UE). Il recepimento completo dovrà avvenire entro il 2 luglio2013 e di particolare rilievo sarà il fatto che gli APIs provenienti da fuori Europa dovranno essereaccompagnati dalla “Conferma Scritta”, rilasciata dall’Autorità locale, che il produttore extra UErispetta le norme di buona fabbricazione europee. Già fin da ora AIFA ha invitato le impresefarmaceutiche a riconsiderare i fornitori extra europei al fine di essere pronti per quella data,individuando eventualmente fonti alternative che rispondano ai requisiti richiesti. Senza dubbio lanecessità per i fornitori extra UE di adeguarsi ai nuovi standard qualitativi comporterà maggioricosti per le loro produzioni, con vantaggi competitivi per i produttori europei.In questo contesto l’intenzione delle Autorità italiane di mantenere un sistema autorizzativo conispezioni dovrebbe conferire alle produzioni italiane un “plus” rispetto agli altri produttori europei. Insostanza quello che, a prima vista, potrebbe sembrare un onere per i produttori italiani, invecepotrebbe costituire un’ulteriore fattore di attrazione per gli operatori internazionali, alla ricerca difornitori di sicura qualità. La nuova Direttiva riguarda i principi attivi farmaceutici importati e nonquelli contenuti nelle medicine. Questo potrebbe indurre alcuni fornitori extra UE a realizzareproduzioni più a valle, esportando il farmaco. Altra conseguenza potrebbe essere quella che leimprese farmaceutiche invece di importare in Europa gli APIs di interesse li utilizzino direttamentenei Paesi a basso costo per produrre il “dosage form”. Si prevede, di conseguenza, che la Direttivasulla contraffazione porterà modifiche rilevanti all’attuale struttura della “supply chain”.
  12. 12. 11Un’altra normativa che introdurrà significative modifiche alla situazione attuale è il GDUFA (GenericDrug User Fee Act) che prevede – sulla base di risorse economiche derivanti da oneri versati dalleimprese, che vendono principi attivi e farmaci negli USA – di garantire sicurezza ai cittadini nell’usodei farmaci generici, intensificando le ispezioni agli impianti produttivi nazionali ed esteri, e diaccelerare i tempi autorizzativi. Il GDUFA è diventato legge il 9 luglio 2012 ed è entrato nella faseoperativa, che prevede il pagamento di “fee” per backlog, ANDA, PAS, DMF el’autoidentificazione degli impianti che esportano negli USA. L’azienda che non ottempererà aquanto richiesto dal GDUFA non potrà vendere nel mercato USA. Di conseguenza, queste misure,volute dall’FDA, garantiranno la qualità di ciò che entrerà negli USA e consentiranno di “scremare”il mercato, incrementando la presenza di aziende che possono assicurare forniture di qualità,come quelle italiane.Aschimfarma ha inoltre condiviso con la propria associazione europea (EFCG – European FineChemicals Group) la richiesta di implementare ispezioni obbligatorie, effettuate da Autoritàregolatorie, ai siti produttivi extra UE. Anche il Direttore dell’EMA (European Medicines Agency) hasostenuto una posizione analoga a quella di Aschimfarma in una recente intervista ad AboutPharma (ottobre 2012).La burocrazia per le imprese italiane è sempre un elemento penalizzante che le rende menocompetitive anche nei confronti delle altre imprese europee. Al riguardo, va evidenziato unrecente successo relativo alla possibilità per le imprese italiane di produrre APIs per lesperimentazioni cliniche di fase I sulla base della sola notifica. Il recente Forum Aschimfarma“Semplificare per competere, competere per crescere” (25 ottobre 2012) ha consentito dipresentare nuovamente il documento “Semplificazioni autorizzative per i produttori di APIs”, che sipone l’obiettivo di sensibilizzare le Autorità sugli interventi legislativi necessari.Pitture e VerniciL’industria dei prodotti vernicianti ha affrontato un 2012 difficile e le prospettive per il 2013 non sonoincoraggianti.La fase di recessione della produzione industriale italiana non ha risparmiato l’industria dei prodottivernicianti che ha registrato un 2012 decisamente difficile con un arretramento dei volumi di duecifre rispetto al 2011.La crisi ha indotto e sta inducendo cambiamenti strutturali nel mercato e guida e condiziona icomportamenti delle famiglie (calo dei consumi, crescita dell’attenzione agli sprechi, rinvio dellespese non necessarie, privilegio per le occasioni di sconto) e di conseguenza delle imprese.Dopo un lungo periodo costellato da rincari e situazioni di shortage, in alcuni settori si sono avvertitisegnali di distensione per le materie prime.Per tutti i settori desta enorme preoccupazione la stretta creditizia. La disponibilità di denaro si èridotta e il denaro quando viene erogato è troppo caro. Cresce la preoccupazione per il rischioinsolvenza nei vari mercati. Ad aggravare la situazione è anche il ritardo dei pagamenti sia daparte del settore pubblico che tra le aziende; il recepimento della nuova Direttiva sul ritardo deipagamenti (da gennaio 2013 i tempi di pagamento non dovranno superare i 30 giorni o almassimo i 60 giorni, in alcuni casi) dovrebbe dare una boccata d’ossigeno alle imprese ma, nellaattuale situazione di mercato, sussiste un rischio boomerang: il blocco delle forniture e servizi (senzaliquidità e con i vincoli previsti dal Patto di Stabilità, le Amministrazioni potrebbero non essere ingrado di eseguire lavori o servizi). Considerata la criticità dell’attuale scenario economico-finanziario è difficile prevedere un 2013 particolarmente incoraggiante.In merito ad alcune specificità settoriali, il segmento dei prodotti vernicianti per l’edilizia haregistrato nel 2012 performance molto preoccupanti con percentuali negative di due cifre rispettoallo scorso anno. Per il settore edilizia in Italia è stato il peggior inizio d’anno dal dopoguerra: lesfavorevoli condizioni climatiche (gennaio e febbraio di gelo e neve) non hanno aiutato un settoreche ormai da quattro anni registra trend negativi negli investimenti sia privati sia pubblici, conl’unico trend positivo per la manutenzione degli edifici grazie agli incentivi fiscali. Ad aggravare lasituazione ha contribuito l’appesantimento del prelievo fiscale sulla casa (IMU). Le tensioni sullematerie prime hanno mostrato qualche segnale di rallentamento, derivato dallo scenario generale
  13. 13. 12recessivo. Il mercato dei prodotti vernicianti per edilizia continua a essere caratterizzato da graviproblemi di liquidità, forti rischi di insolvenza e grandi difficoltà per far rientrare i crediti. Numeroseimprese del settore, per la prima volta nella loro storia, prevedono di chiudere il 2012 in perdita.Il settore delle vernici impiegate nel segmento del legno ha evidenziato complessivamente unaflessione a due cifre rispetto all’anno precedente, in linea con la crisi del mercato dell’edilizia, delmobile, e di quasi tutti i settori legno-arredo. Gli unici segnali positivi derivano dellexport extra-UE(segnali di vivacità in particolare dalla Russia e dal Medio Oriente). Il settore registra ancoratensioni sui costi delle materie prime ed è caratterizzato da una forte preoccupazione legata alrischio d’insolvenza del mercato.Il settore dei prodotti vernicianti destinati alla protezione industriale ha registrato un 2012 convolumi produttivi pari a quelli fatti registrare nello scorso anno. Modesto lo sbocco italiano, stante ilfiacco sviluppo di infrastrutture, più vivace lo sbocco per le commesse estere di clienti italiani, inparticolare nel settore oil and gas. Rallentano le tensioni sulle materie prime, tanto che per alcunedi esse si registrano costi inferiori; cresce la preoccupazione per la stretta creditizia e si registrano iprimi casi di fallimento di clienti.I prodotti vernicianti che trovano impiego nella nautica hanno fatto segnare nel 2012 unarretramento a due cifre rispetto al 2011: stante il perdurare del clima asfittico della cantieristicanavale, anche il comparto legato alla manutenzione delle imbarcazioni è in preoccupante calo.L’introduzione della tassa di stazionamento, alla quale sono soggette, dal 1° maggio 2012, le unitàda diporto che stazionano in porti marittimi nazionali, navigano o sono ancorate in acquepubbliche, non ha giovato al settore. Il salone nautico, tenutosi in autunno a Genova, vera epropria cartina tornasole della salute del settore dei prodotti vernicianti per la nautica, haregistrato una forte diminuzione degli espositori a conferma del perdurare della crisi del segmentodegli yacht e mega yacht che non lascia intravedere ancora spiragli positivi per il prossimo futuro.La domanda di prodotti vernicianti per auto primo impianto è direttamente correlata alladomanda di auto che in Italia e in Europa, a causa della recessione, ha mostrato nel 2012 unaflessione di due cifre decimali rispetto all’anno precedente; anche il mercato europeo, e inparticolare italiano, dei veicoli commerciali è grande difficoltà. Meno peggio il mercato dei PaesiextraUe. Le previsioni per il 2013 riferiscono ancora di un clima di sofferenza.Il settore dei prodotti vernicianti impiegati nell’autoriparazione ha segnato nel 2012 un calo oltre il20% dei volumi venduti in Italia, rispetto al precedente anno, percentuale appena migliore invalore. Oltre al trend fisiologico negativo legato alla diminuzione della propensione nel riparare imezzi danneggiati, ha pesato negativamente sul settore il generale tonfo dei consumi e l’aumentodei combustibili con la conseguente diminuzione dei mezzi circolanti e la significativa riduzione diincidenti. Migliori le performance delle vendite oltreconfine.Detergenti e prodotti per la pulizia e la manutenzione, biocidiNon si intensifica il calo nel cura casa, che si ferma intorno al -1,5% in valore, ma non emergonosegnali di possibile inversione in chiave 2013.Nella parte finale del 2012 il calo del mercato cura casa non si intensifica, confermandosi intorno al-1,5% a valore, ma non offre nemmeno segnali di possibile inversione in chiave 2013. La tendenzariflessiva è diffusa ma con andamenti molto differenziati e la presenza di qualche segmento increscita. Complessivamente lo spostamento verso formule concentrate consente di contenere leperdite a valore.Con il prolungarsi della recessione e l’aggravarsi delle ricadute in termini di redditi e occupazionesempre più famiglie si vedono costrette non solo a ricercare forme di risparmio, ma anche arinunciare all’acquisto di ciò che non è strettamente necessario. Di conseguenza mentre i prodottipiù basici e ad uso generalista evidenziano una maggiore tenuta – trattandosi di consumi pococomprimibili – soffrono i prodotti ad uso specialistico o più voluttuari, come i deodoranti perambienti.
  14. 14. 13Nel cura casa la pressione promozionale si conferma su livelli estremamente elevati (38%) edecisamente superiori al totale grocery (29%).Le marche private – che rappresentano circa il 20% del cura casa – avanzano in numerosecategorie di prodotto con una dinamica in accelerazione soprattutto nei segmenti più maturi,beneficiando dello spostamento dei consumi verso i primi prezzi ma anche avvalendosi più che inpassato delle promozioni.Pur in un contesto di forte selettività negli acquisti, le famiglie continuano ad essere aperte alleinnovazioni e a premiarle quando i vantaggi sono tangibili (dove praticità d’uso, riduzione deglisprechi, benessere e sostenibilità ambientale rimangono tra i driver fondamentali). Lo dimostrano,ad esempio, la performance ancora decisamente positiva delle monodosi nell’ambito dei detersivilavatrice ed il successo dei lanci nell’ambito degli insetticidi repellenti. In termini di canali, siconferma la crescita molto interessante dei drug specialist (+5%, per una quota di mercato chesfiora il 12%) che offrono al consumatore ampiezza di assortimento ed elevato contenuto di servizioin presenza di una buona convenienza complessiva (oltre a beneficiare delle nuove aperture).Nell’ambito dei canali più tradizionali, rimangono in forte sofferenza gli iper e i super. I discountcrescono nel complesso del grocery, trainati dall’alimentare, ma mostrano andamenti menomarcati nel cura casa.Complessivamente il sotto-comparto dei detergenti, che è il più grande nell’ambito del cura casa,limita le perdite (calo inferiore all’1%) ma mostra andamenti molto diversificati al suo interno. Idetersivi lavatrice mostrano una moderata crescita a valore (+1,5%) grazie al traino delle monodosie allo spostamento verso i concentrati nell’ambito dei liquidi (+5%) a fronte del calo nelle polveri(superiore al 7%). In crescita anche il segmento dei detergenti piatti a mano e lavastoviglie(quest’ultimo beneficia di lanci innovativi, oltre che della crescente penetrazionedell’elettrodomestico). In flessione, invece, i detersivi per delicati (-3%) e quasi tutti i prodotti per lapulizia superfici (con cali oltre il 5%). In questo ambito, contengono le perdite solo i pulitori universali(-2%).Nel complesso il sotto-comparto dei coadiuvanti al lavaggio risulta in calo del 3% con andamentifortemente penalizzanti per gli additivi. Tra i segmenti più grandi arretrano, ma in misura piùcontenuta, gli ammorbidenti (dove prosegue la tendenza verso i concentrati) e le candeggine.Il sotto-comparto della manutenzione risulta in assoluto il più in sofferenza (-5%) ad eccezione diquei segmenti – decalcificanti lavatrice e cura lavastoviglie – che contribuiscono ad allungare lavita degli elettrodomestici (evitando quindi forti esborsi per un’eventuale sostituzione). Dopo lebuone performance degli anni passati e nonostante i numerosi lanci innovativi (come ilprofumatore con filtro cattivi odori), risultano in pesante arretramento i deodoranti per ambiente(prossimi al -10%).Per gli insetticidi la stagione si chiude con un moderato calo (-1,5%) riconducibile a condizioniclimatiche meno favorevoli alla luce di una stagione più corta ancorché caratterizzata da unbuon andamento nei mesi centrali. Il comparto si conferma molto vivace in termini di innovazione,centrale per contrastare la generale debolezza dei consumi. L’attenzione al contenutoingredientistico – ad esempio con l’impiego di materie prime di origine naturale – e modalità d’usoche non richiedono il contatto con le mani rassicurano il consumatore e favoriscono lapenetrazione dei repellenti, che si confermano il segmento più dinamico.Profumeria e cosmeticaFrena il mercato interno e tengono le esportazioni; preoccupazioni per nuovi competitor.A fine 2012 sono evidenti i condizionamenti che il comparto cosmetico subisce in questi ultimi esercizi dicrisi economica; la tenuta di alcuni canali e la crescita delle esportazioni consentono ancora dialleggerire le tensioni sui fatturati delle imprese, mentre preoccupano non poco le contrazioni diconsumo nel canale profumeria e nei saloni professionali.
  15. 15. 14La crescita registrata nel 2011 di oltrequattro punti percentuali dei fatturatidelle imprese, difficilmente è ripetutaalla fine del 2012, in considerazione diuna situazione di crisi generalizzata deiconsumi che si dilata più del previsto.Il fatturato totale, che a fine annosupera di poco i 9.000 milioni di euro,con una crescita dello 0,5%, èsostenuto dalle esportazioni, attese increscita di oltre 5 punti percentuali,mentre i canali interni registrano unacontrazione di un punto percentuale emezzo.L’anticiclicità del mercato cosmeticoitaliano compensa solo in parte lediffuse contrazioni d’acquisto che,tuttavia, confermano ancora lacosmetica ai primi posti nelle scelte diconsumo quotidiano.E’ evidente che queste scelte stanno registrando importanti condizionamenti: i consumatori si spostanoall’interno dei canali e nelle gamme di prodotto scegliendo offerte sempre più convenienti e orientateal miglior rapporto qualità/prezzo.Il fatturato delle aziende sul mercato interno, cioè quanto della produzione viene destinato ai varicanali, nella seconda parte del 2012 sarà in lieve calo, con un valore finale pari a 6.200 milioni di euro;per il 2013 le previsioni sono altrettanto prudenti, con un calo dell’1,5%.Gli andamenti delle esportazioni, +5% a consuntivo 2012 e +7% nel primo semestre 2013, sostengono leprospettive per le produzioni nazionali.Da tempo le propensioni d’acquisto dei consumatori esasperano quell’effetto “clessidra” giàevidenziato negli ultimi esercizi: non sirinuncia ai livelli premium, cioè all’altagamma di prodotto e, in parallelo, nonin contrapposizione, ci si orienta versolivelli di prodotto dall’alto rapportoqualità/prezzo, senza mai rinunciarealla qualità e alla sicurezza deicosmetici acquistati.La vera novità di questi ultimi mesi,dove la crisi ha condizionatosoprattutto la frequentazione dei saloniprofessionali (acconciatura edestetica), è rappresentata daalternative importanti nella distribuzione(nuove organizzazioni monomarca) enell’offerta, che vede la diffusione diprodotti private label e di nuovemarche extra-europee dal prezzoparticolarmente aggressivo.Farmaci di automedicazioneVendite in calo nei primi nove mesi del 2012. Il comparto risente della crisi economica e dellamancanza di politiche di lungo periodo che ne valorizzino il ruolo economico e sociale.Nei primi nove mesi del 2012 i dati relativi al comparto dei farmaci senza obbligo di prescrizione, diautomedicazione restituiscono la fotografia di un mercato che non cresce.Infatti, per i farmaci senza ricetta - che costituiscono il 16,8% a volumi (quasi 228 milioni diconfezioni) e il 12,7% a valori (poco più di 1,7 miliardi di euro) delle vendite nazionali di farmaci – si
  16. 16. 15delinea una performance negativa, con un crollo del numero di confezioni acquistate del 5,0% afronte di ricavi in calo del 3,5%.Un anno difficile quindi in cui la crisi economica ha amplificato l’impatto negativo sulle venditeche hanno risentito dalla minore stagionalità e della competizione dei c.d. prodotti aconnotazione farmaceutica, che, invece, pur risentendo anch’essi della contrazione del redditodisponibile, continuano a registrare incrementi delle vendite, soddisfando, almeno in parte, imedesimi bisogni di un farmaco senza ricetta grazie sia al loro posizionamento sul mercato che aiminori vincoli burocratici all’immissione in commercio.Per quanto, in considerazione dei trend stagionali del mercato, dei farmaci da banco, ci siattende un parziale recupero delle vendite entro la fine dell’anno per effetto della maggioreincidenza delle sindromi influenzali, ciò non sarà sufficiente ad invertire i trend negativi di consumoe vendita che hanno caratterizzato il 2012.E’ soprattutto grazie al delisting di fine aprile, e cioè alla riclassificazione da farmaci con obbligo diprescrizione non rimborsabili (classe C-Rx) a farmaci senza ricetta di 230 confezioni in commercio,come previsto dall’Allegato B del Decreto Legge 18 aprile 2012, che il confronto tra i dati dei priminove mesi del 2012 con la fotografia del mercato nel medesimo periodo del 2011 permette didelineare trend meno pessimistici (-1,4% a volumi e +2,4% a valori).Guardando nello specifico alle due categorie di farmaci in cui è suddivisa la classe dei farmacisenza obbligo di prescrizione quali, le specialità di Automedicazione o OTC (Over The Counter) perle quali è consentita la comunicazione al cittadino e i farmaci SOP, invece, non pubblicizzabili, siosserva che il numero di confezioni di farmaci di automedicazione (quasi 168 milioni), ha subitorispetto ai primi nove mesi del 2011 - con riferimento alla performance di mercato e quindi a paritàdi confezioni classificate come OTC tra i primi nove mesi del 2012 e il medesimo periodo delloscorso anno - una contrazione delle vendite del 4,6%, a cui corrispondono fatturati per 1.241 milionidi euro, in diminuzione del 2,4%. Vendite in calo quindi. Tuttavia, il comparto continua a mostrareun certo, per quanto debole, dinamismo grazie all’entrata sul mercato di nuove formulazioni opresentazioni di prodotti già esistenti (c.d. extention line) e ad alcuni switch di prodotto/confezioneda C-Rx o da SOP ad OTC che favoriscono lo spostamento del mix di consumo verso nuovi prodottie nuove confezioni.Discorso a parte meritano i farmaci SOP, categoria nella quale sono confluite, in attuazione allaprevisione di legge, tutte le confezioni oggetto del delisting. I dati di consumo (59,6 milioni diconfezioni) e vendita (473 milioni di euro) da gennaio a settembre - a parità di confezioniclassificate come SOP rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso - rilevano sia a volumi che avalori, un crollo dell’ordine del 6% degli acquisti dei medicinali di questa categoria. Tuttavia, inseguito al delisting, la fetta di mercato degli SOP sul totale dei senza ricetta cresce, attentandosi al26,2% a volumi al 27,6% a valori. Inoltre, confrontando la fotografica dei primi nove mesi del 2012con i dati registrati nel medesimo periodo del 2011, si osserva che, grazie al delisting è possibiledelineare trend meno negativi - una leggera flessione dei volumi ed una crescita dei fatturati - checompensano in parte la contrazione delle vendite e i diversi passaggi di classe ad OTC checaratterizzano questa tipologia di farmaci da almeno un biennio.Come previsto, quindi, il delisting si è tradotto in un incremento del numero di confezioni senzaprescrizione, senza produrre né una crescita reale del comparto - non si è assistito, infatti, ad unallargamento dell’offerta verso nuove aree terapeutiche o a significativi cambiamenti relativi adosaggi di principi attivi già disponibili come prodotti da banco – né modifiche nelle dinamichecompetitive, oramai consolidate. Infatti, la farmacia si conferma essere il canale privilegiato degliitaliani per l’acquisto dei farmaci senza obbligo di ricetta, con una quota di mercato del 91,5%delle confezioni vendute e del 92,7% del giro di affari complessivo. Per quanto le liberalizzazioni del2006 (c.d. Decreto Bersani) abbiano generato vantaggi per i cittadini in termini di diversificazionedell’offerta e di maggiore competizione sul prezzo, liberamente stabilito dal titolare del puntovendita (Finanziaria 2007), esse non hanno rappresentato una leva di crescita del comparto.Appare invece necessario cambiare prospettiva nella politica del farmaco di automedicazione alfine di esplicitare le potenzialità sociali ed economiche del comparto e valorizzarne le specificità eil contributo che esso può dare nel rispondere ad una domanda di salute crescente.Infatti, il ricorso appropriato ai farmaci di automedicazione non solo può contribuire a farrisparmiare il Sistema Sanitario Nazionale ma, soprattutto, rappresenta una opportunità da coglieree gestire attivamente proprio a sostegno dell’evoluzione di un cittadino sempre più responsabilenelle proprie scelte di cura.Lo sviluppo di una cultura sanitaria più autonoma richiede però di essere parimenti interpretato -da chi ne ha la responsabilità - affinché il quadro regolamentare di riferimento consenta a questa
  17. 17. 16irreversibile propensione di esplicarsi correttamente. Questo può avvenire creando le condizionifavorevoli - anche in termini di tempi e procedure certe - all’allargamento dell’offerta terapeuticadisponibile in automedicazione e valorizzando, per tutti i farmaci senza obbligo di ricetta, l’utilizzodella comunicazione al cittadino come strumento informativo essenziale, analogo a quellodell’informazione scientifica rivolta ai medici per i farmaci etici.Prodotti per la salute animaleL’andamento negativo sta rallentando la sua corsa e il mercato dopo i primi 9 mesi del 2012 si stariportando sulle posizioni del 2011.E’ ancora tutto il comparto che riguarda la produzione di alimenti che è in sofferenza, in particolarmodo quello della medicazione orale e ciò è dovuto anche ad un inasprimento della normativa infunzione della lotta all’antibiotico resistenza.Il farmaco veterinario per animali da reddito nei primi 9 mesi del 2012 continua a registrare un calodi fatturato anche se il mercato delle produzioni animali è stabile o addirittura in miglioramento. Ciòsignifica che vi è sempre la massima attenzione verso l’utilizzo dei farmaci e che a causadell’introduzione di farmaci “generici” il costo medio terapeutico si sta abbassando.Buono per il momento il settore latte, soprattutto quello destinato alla trasformazione. In questocaso però si andrà presto incontro a forti sofferenze finanziarie a carico degli allevatori a causa delterremoto dell’Emilia Romagna, il cui impatto monetario non è facile da determinare.In crescita le vendite di proteine animali a basso costo, uova e pollame, oltre al latte; questo è fortesinonimo delle capacità di spesa che hanno oggi le famiglie italiane.Stabili i suini, mentre in leggero calo è il consumo di carne bovina.Per quanto riguarda i farmaci veterinari per animali da compagnia da metà 2012 l’orso ha lasciatoposto al toro e le performance positive hanno portato il mercato ad una crescita del 2% sull’annomobile, per cui sarà un buon anno per questo comparto.Prodotti innovativi e aumentata sensibilità dei proprietari di animali da compagnia sono i maggioridrivers di questa buona performance; anche qua dobbiamo però constatare un sempre maggiorincremento dei prodotti “generici” che tendono a diminuire i valori a parità di volumi.Vale anche per il 2012 il discorso fatto nel 2011 del farmaco umano che va a sostituire quelloveterinario, sostituzione che aumenta nei momenti di crisi economica.Possiamo concludere che: considerando il dato puntuale di crescita = -0.3%, il trend corrente dellevendite, l’attuale situazione allevatoriale e dei consumi alimentari, si prospetta una chiusura del2012 in linea con l’anno precedente. Per il 2013 non si prevedono variazioni significative sul datocomplessivo.Gas di petrolio liquefattiI volumi di vendita sono complessivamente in calo, ma il GPL a uso trazione mostra performancepositive grazie allincremento delle immatricolazioni e delle conversioni a GPL.Per i primi 10 mesi dell’anno, il Ministero per lo sviluppo economico registra i seguenti dati relativi alfabbisogno di GPL- GPL uso combustione: tonn. 1.396.000 (-8,2% rispetto a gennaio/ottobre 2011);- GPL uso autotrazione: tonn. 1.124.000(+6,5% rispetto a gennaio/ottobre 2011);- GPL totale: tonn. 2.520.000 (-2,1% rispetto a gennaio/ottobre 2011).L’andamento delle quotazioni internazionali è stato caratterizzato da una forte instabilità: i prezzidel propano e del butano dopo un notevole rialzo dei prezzi nei primi 4 mesi dell’anno, stannoregistrando ora un calo percettibile.La contrazione dei volumi di vendita del GPL uso combustione è conseguenza sia del particolareandamento climatico, sia di un fenomeno di riduzione dei consumi unitari (a fronte di una stabilitànel numero delle utenze alimentate a GPL, a causa della crisi economica generale e della
  18. 18. 17presenza/concorrenza di altre fonti di energia su cui grava una pressione fiscale notevolmenteinferiore.La forte instabilità dei prezzi internazionali del prodotto - con picchi molto elevati nei periodi dipunta negli approvvigionamenti - provoca un “disorientamento” da parte dei consumatori finali e liporta a contrarre i loro consumi.Anche questo ultimo periodo si è caratterizzato per un forte impegno del Settore nellattuazione dinuove ed importanti normative recentemente entrate in vigore.Nel secondo semestre dell’anno è stato costante l’impegno delle aziende e dell’Associazionenell’attuazione della nuova normativa in tema di prevenzione incendi contenuta nel DPR 151/11che ha innovato profondamente la materia, in un’ottica di semplificazione amministrativa e chesarà integrata dall’entrata in vigore di nuove procedure e moduli di presentazione delle istanze diprevenzione incendi.Dal punto di vista fiscale si mantiene elevato l’interesse del settore alle novità che sarannointrodotte dalla direttiva Europea sulla tassazione Energetica per ottenere previsioni chegarantiscano maggiore tutela per il settore già profondamente colpito, anche a livello Europeo,dalla crisi economica.Di particolare importanza è stato l’impegno profuso dal settore nello sviluppo di iniziative dicomunicazione che, con il concorso per giovani creativi dal titolo “Una giornata con il GPL”, miraad un rilancio dell’immagine del prodotto.Continua l’impegno delle aziende nelle verifiche periodiche dei piccoli serbatoi attraverso lametodologia della Emissione Acustica, con un crescente interesse del settore ad espandere latecnica anche ai piccoli serbatoi fuori terra e a quelli interrati di capacità superiore ai 13 m3. Inquest’ultimo caso sono da sottolineare i numerosi positivi esempi di applicazione della tecnica chealcune aziende stanno portando avanti attraverso lo strumento normativo della deroga.Le aziende e l’Associazione sono impegnate per un sempre maggiore aumento dei livelli disicurezza connessi all’impiego del GPL, nella convinzione che solo una gestione in sicurezza puògarantire uno sviluppo del comparto, anche alla luce delle nuove norme di cui al D. Lgs. 81/08 edal successivo D. Lgs. 106/09 in materia di sicurezza sul lavoro.Nel settore della normazione tecnica, continua l’impegno dell’Associazione nella stesura dellespecifiche tecniche, presso il CTI e delle norme di settore presso il CEN e il CIG. E’ stata pubblicatala norma UNI 7133 “Odorizzazione di gas per uso domestico e similare” che aggiorna i requisiti diodorizzazione dei gas per uso domestico e similare, incluso il GPL. La norma contiene, tra l’altro,una sezione specifica sul controllo del grado di odorizzazione dei GPL destinati agli usi domestici esimilari, commercializzati sia in bombole che in piccoli serbatoi.L’importante tematica dei rinnovi contrattuali dei raccordi ferroviari dei depositi di GPL è stataoggetto di un’intensa attività di Assogasliquidi che - dopo aver fornito alle Autorità competenti leosservazioni del settore GPL sullo schema di rinnovo contrattuale proposto da RFI - ha svolto alcuniincontri con RFI nei quali sono state chiarite le richieste del settore. In particolare, durante l’ultimoincontro, il settore ha ottenuto un consistente riconoscimento delle proprie specificità nell’ambitodella definizione del canone di allaccio, per cui è stato definito un trattamento ridotto rispetto alcanone definito in linea generale per tutti i raccordi. Allo stato attuale, tuttavia, non è stata ancoraufficializzato un testo definitivo che risolva le altre importanti questioni ancora oggetto di confronto.Attenzione particolare al tema è stata, comunque, assicurata sia dal Ministero per lo sviluppoeconomico sia dal Ministero dei Trasporti in relazione alla strategicità del GPL nel panoramaenergetico nazionale.Per quanto riguarda il mercato del GPL per auto, il periodo gennaio-ottobre 2012 può ritenersimolto soddisfacente sia sul fronte delle immissioni su strada di veicoli nuovi (immatricolazioni enuove conversioni), sia con riferimento alle vendite di carburante.Le immatricolazioni sono cresciute del +131%, da circa 46.000 a oltre 106.000 unità, rispetto allostesso periodo del 2011. Le vendite di auto nuove a GPL rappresentano sul totale immatricolatol’8,78%, mentre nel periodo gennaio-ottobre del 2011 tale percentuale era ad uno scarso 3%.Analogamente per le conversioni a GPL: nel primi tre trimestri dell’anno le conversioni a GPL sonoaumentate di circa il 50% rispetto al 2011, da 85.000 unità a oltre 125.000.In assenza di incentivi alla domanda, che hanno invece caratterizzato questi ultimi anni di successodelle motorizzazioni a gas, è stata l’economicità d’uso del prodotto – frutto soprattutto di unafiscalità favorevole – e la larga offerta di modelli offerti e molto ben pubblicizzati dalla Caseautomobilistiche a determinare questo rinnovato interesse da parte dell’utenza nei confronti delgas, il tutto accentuato da un periodo di particolare difficoltà economica.
  19. 19. 18I trend di vendita del carburante sono stati altrettanto positivi: il GPL segna un +6,5% nel periodogennaio-ottobre rispetto allo stesso periodo del 2011, da 1,055 mln di tonnellate a 1,124 mln, ciò, tral’altro, in una fase di profonda recessione dei consumi di prodotti petroliferi per uso autotrazione.I carburanti tradizionali registrano, infatti, nello stesso periodo un -9,7% nel caso del gasolio e un -10,5% in quello della benzina.Proprio per preservare i positivi rapporti di prezzo del GPL nei confronti dei carburanti tradizionali,Assogasliquidi si sta adoperando affinché la proposta di direttiva europea sulla tassazione deiprodotti energetici, attualmente in discussione presso il Consiglio dell’UE, stabilisca delle nuovealiquote d’accisa gravanti sul prodotto compatibili con il livello di tassazione oggi in vigore in Italia(267€/t). La proposta iniziale avanzata dalla Commissione europea nel 2011 prevede una nuovametodologia di calcolo che, a regime (post-2018), avrebbe determinato un livello di tassazioneapplicato in Italia di circa 4 volte superiore a quello attuale (circa 1000€/t), con la conseguentescomparsa del mercato e quindi del nostro comparto industriale.Anche grazie a un tenace e proficuo lavoro di informazione e sensibilizzazione delle Istituzioninazionali e comunitarie interessate, il Consiglio dell’UE ha finalmente presentato una nuovaproposta di compromesso che stabilisce valori molto inferiori a quelli proposti inizialmente dallaCommissione e comunque compatibili con l’aliquota vigente oggi in Italia (inferiori a 250€/t).Sul fronte delle misure di sostegno all’acquisto di veicoli ecologici, si evidenzia il recepimento delledisposizioni contenute nel progetto di legge abbinato c.d. “Veicoli elettrici”, di iniziativaparlamentare, nella legge di conversione del DL “Crescita” del luglio 2012.Il provvedimento, anche grazie all’attività dell’Associazione, contiene alcune misure perl’incentivazione dei veicoli a gas (GPL e metano) - inizialmente esclusi – insieme alle autovettureelettriche, ibride e alimentate con biocarburanti.Il piano di incentivazioni è rivolto alla mobilità professionale e aziendale, essendo essenzialmentedestinato all’acquisto dei veicoli pubblici o privati per uso terzi (noleggio con conducente, taxi,trasporto di cose per conto terzi…) e alle vetture utilizzate esclusivamente come beni strumentalinellattività propria di unimpresa.Sebbene meno rilevante della mobilità privata, l’utenza destinataria del provvedimentorappresenta comunque un bacino molto interessante per il GPL, e per tutti gli altri alternativi, tenutoconto che tale segmento di mercato è stato finora a quasi completo appannaggio dellemotorizzazioni diesel.Al di là degli effetti diretti sul mercato, l’unificazione di tutte le tecnologie/carburanti alternativisotto una comune classificazione ambientale assume una valenza assoluta in termini di immagine,nei confronti del mondo politico e del grande pubblico.Per il GPL auto ciò costituisce un rinnovato riconoscimento delle sue potenzialità ecologiche in uncontesto tecnologico sempre più avanzato e in una prospettiva di lungo periodo.Per quanto riguarda la rete distributiva dei carburanti, si evidenzia l’attivazione presso il Ministerodell’Interno del gruppo di lavoro di supporto tecnico all’attuazione delle disposizioni del DL n. 1 del2012 - convertito con legge n. 27 del 2007 – in materia di erogazione in modalità fai-da-te del GPL.La Direzione per la Prevenzione Incendi del Dipartimento dei VV.F ha istituito un tavolo diconsultazione, al quale partecipa anche Assogasliquidi, per valutare l’eventuale adozione di unanuova disciplina di prevenzione incendi che permetta sia l’erogazione self-service del GPL - inmodalità non presidiata da personale addetto - sia il pieno utilizzo delle colonnine multiprodotto(attualmente è vietata l’erogazione contemporanea del GPL con gli altri carburanti, sui due latidel dispenser).

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