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igiene del lavoro - Il rischio biologico

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igiene del lavoro - Il rischio biologico

  1. 1. Corso di Igiene del Lavoro: Lezione uno Il Rischio biologico CORSO DI LAUREA IN TECNICHE DELLA PREVENZIONE NELL’AMBIENTE E NEI LUOGHI DI LAVORO ANNO ACCADEMICO 2010-2011
  2. 2. Rischio biologico Probabilità di comparsa di effetti avversi per esposizione/contatto con agenti biologici DEFINIZIONI Possibili effetti avversi Infezioni Allergie Intossicazioni Neoplasie Agenti biologici Microrganismi (batteri, virus, miceti, protozoi e mesozoi) anche geneticamente modificati Colture cellulari Endoparassiti
  3. 3. CLASSIFICAZIONE DEGLI AGENTI BIOLOGICI Gruppo I Agenti dotati di scarsa probabilità di determinare effetti avversi nell’uomo Gruppo II Agenti dotati di probabilità di determinare effetti avversi nell’uomo; essi rappresentano un rischio per i lavoratori, ma hanno scarsa probabilità di propagarsi alla comunità; per essi sono disponibili efficaci terapie e misure profilattiche
  4. 4. Gruppo III Agenti dotati di probabilità di determinare nell’uomo malattie anche gravi; essi rappresentano un serio rischio per i lavoratori ed hanno alta probabilità di propagarsi alla comunità; per essi sono disponibili efficaci terapie e misure profilattiche Gruppo IV Agenti in grado di determinare malattie gravi nell’uomo; essi costituiscono un rischio molto alto per la salute dei lavoratori e delle comunità, cui sono molto propagabili; non esistono per essi efficaci terapie e misure profilattiche
  5. 5. IL “PESO” DEL RISCHIO BIOLOGICO NEL LAVORO 1. La prevalenza di effetti avversi da rischio biologico negli ambienti di lavoro è mediamente inferiore a quella dovuta a rischi chimici e fisici. 2. Considerando specifici settori lavorativi, le prevalenze variano: nel settore sanitario il rischio biologico è la prima causa di malattia.
  6. 6. 3. Variazioni di prevalenza rispetto a rischi d’altra natura si registrano allorché si considerano gli effetti letali. E’ stato stimato che ogni anno 320.000 lavoratori in tutto il mondo perdono la vita a causa di malattie infettive provocate da agenti virali o batterici, oppure dovute al contatto con insetti o animali. 4. Secondo recenti ricerche epidemiologiche, virus batteri o parassiti sono da considerare fattori causali o concausali di almeno il 15% dei nuovi casi di tumore che si sviluppano in tutto il mondo.
  7. 7. FONTI DEL CONTATTO CON A.B. Liquidi e parti biologici Materiali imbrattati da residui biologici Materiali organici Rifiuti e liquami
  8. 8. Per uso deliberato Per esposizione potenziale TIPOLOGIE DEL RISCHIO BIOLOGICO Rischio generico Comune a tutti gli ambienti di lavoro ed all’ambiente di vita Rischio specifico Peculiare di specifici settori lavorativi
  9. 9. FATTORI CAUSALI DEL RISCHIO B. POSSIBILI Manipolazione di agenti biologici PROBABILI Contatto con veicoli di agenti biologici
  10. 10. OCCASIONI LAVORATIVE DEL RISCHIO BIOLOGICO Aerodispersione di Agenti biologici Penetrazioni respiratorie Incidenti e traumatismi Penetrazioni transcutanee e transmucose
  11. 11. ATTIVITA’ LAVORATIVE A PIU’ ALTO RISCHIO VEICOLI UMANI Assistenza sanitaria Attività socio-pedagogiche Attività d’ausiliazione sociale Attività di cura estetica Attività itineranti in aree d’endemia
  12. 12. ATTIVITA’ LAVORATIVE A PIU’ ALTO RISCHIO VEICOLI ANIMALI Assistenza veterinaria Allevamento d’animali Macellazione e trattamento carni Lavorazioni alimentari di prodotti an. Lavorazioni non alimentari ( concia pelli, tosatura, ecc.)
  13. 13. ATTIVITA’ LAVORATIVE A PIU’ ALTO RISCHIO VEICOLI VEGETALI Trattamento piante Raccolta e commercializzazione Coltivazione piante tessili Floricultura e vivaismo Estrazione di essenze e alcaloidi
  14. 14. ATTIVITA’ LAVORATIVE A PIU’ ALTO RISCHIO VEICOLI ORGANICI Rimozione/trattamento rifiuti Trattamento liquami Pulizia deiezioni animali Fabbricazioni alimenti e bevande Lavorazioni legno, cellulosa e carta
  15. 15. ATTIVITA’ LAVORATIVE A PIU’ ALTO RISCHIO VEICOLI NON ORGANICI Scavo/movimentazione erra e sabbia Manipolazione cementi, malte e altri materiali edili Movimentazione/pulizia materiali imbrattati e/o infetti Pulizia serbatoi e condotte idriche Discrostazioni impianti condizionamento
  16. 16. CAUSE DEL R.B. IN ATTIVITA’ NON SAN. Inalazione di polveri e microaerosol Ingestione Aerosol inquinati Punture insetti E animali (roditori) Imbrattamento lesioni cutanee Scavi, demolizioni Movimentazione materiali solidi Deiezioni animali Putrefazione residui organici
  17. 17. Personale a rischio nel Settore Sanitario Infermieri Laboratoristi Medici Addetti ai servizi collaterali Addetti ai servizi tecnici di manutenzione Addetti alle pulizie Ausiliari di assistenza (OTA)
  18. 18. RISCHIO INFETTIVO IN AMBIENTE SANITARIO PASSIVO ATTIVO Paziente Operatore Operatore Altri
  19. 19. VIA AEREA AEROSOL CONTATTO MODALITA’ DI CONTAGIO DELLE MALATTIE INFETTIVE
  20. 20. PER VIA AEREA Avviene per disseminazione sia di nuclei di goccioline, sia di particelle di polvere contenenti l’agente infettivo. I microrganismi trasportati in questo modo possono essere ampiamente dispersi dalle correnti d’aria ed essere inalati da un ospite suscettibile, in contiguità spaziale o a distanza dalla sorgente, in rapporto a fattori ambientali.
  21. 21. ATTRAVERSO GOCCIOLINE ( tipicamente possibile nelle attività assistenziali e di ausiliazione sociale e pedagocica ) Attraverso le goccioline emesse dal portatore mentre parla o con la tosse, oppure ancora durante manovre invasive (es. broncoscopia, aspirazione endotracheale), possono essere trasmessi alcuni virus (es. virus dell’influenza, parotitico, della rosolia), o malattie quali difterite, pertosse, polmonite e la stessa meningite epidemica. Perché si verifichi il contagio è però necessario un contatto molto ravvicinato.
  22. 22. <ul><li>Una forma mista di contatto e trasmissione attraverso gocciole è quella determinata dal contatto con sangue, sierosità ed altri liquidi biologici. </li></ul><ul><li>In questa forma di trasmissione si devono considerare due momenti: </li></ul><ul><li>La liberazione di gocciole dei liquidi biologici, generalmente conseguente ad energie meccaniche attive (esempio, la puntura con ago, il taglio con bisturi) o passive (esempio, un evento emorragico) </li></ul><ul><li>Il contatto del liquido con cute lesa o mucose </li></ul>
  23. 23. PER CONTATTO Il passaggio di microrganismi da un paziente infetto o colonizzato verso un ospite recettivo può avvenire per contatto cute contro cute. Può verificarsi quando il personale infermieristico svolge un’attività assistenziale che richieda un contatto fisico stretto col malato.
  24. 24. Attività ad alto rischio Attività a medio rischio <ul><li>Esecuzione di pratiche invasive </li></ul><ul><li>Ausiliazione dei pazienti nelle operazioni di lavaggio o di soddisfazione di bisogni </li></ul><ul><li>Cambio biancheria </li></ul><ul><li>Smaltimento rifiuti </li></ul><ul><li>Esecuzione di visite mediche </li></ul><ul><li>Ausiliazione nell’esecuzione di visite mediche </li></ul><ul><li>Trasporto campioni biologici </li></ul>GRADUAZIONE DEL RISCHIO NELLE ATTIVITA’ ASSISTENZIALI
  25. 25. Graduazione del rischio di contagio Reparti a rischio medio Laboratori di analisi cliniche Sale di medicazioni chirurgiche Sale parto Ambulatori odontoiatrici Reparti a rischio moderato Degenze comuni Ambulatori non invasivi Reparti a rischio trascurabile Uffici amministrativi aperti al pubblico Locali e vie di transito Reparti a rischio alto Sale operatorie Terapie intensive Diagnostiche invasive Dialisi Anatomia patologica
  26. 26. <ul><li>Continuità del rapporto con i pazienti (variabile temporale) </li></ul><ul><li>Contiguità con i pazienti (variabile spaziale) </li></ul><ul><li>Ridotta o assente congruità edilizia (strutture non adeguate) </li></ul><ul><li>Inquinamento e imbrattamento delle zone di degenza </li></ul><ul><li>Ridotta o assente fruibilità di strumenti adeguati e di sicurezza </li></ul><ul><li>Ridotta o assente fruibilità di dispositivi di protezione </li></ul><ul><li>Ridotta o assente informazione sulle cause di contagio </li></ul><ul><li>Ridotta o assente formazione alla gestione in sicurezza dell’attività assistenziale </li></ul>CAUSE PRINCIPALI DEL RISCHIO BIOLOGICO DI TIPO PROBABILISTICO
  27. 27. Operatori più frequentemente coinvolti in contatti con sangue Tipi di incidente più frequente Aree con maggiore frequenza di incidenti INFEZIONI TRASMESSE PER VIA EMATICA da paziente ad operatore Infermieri 61% Medici 20% Ausiliari 10% Altri 9% Puntura accidentale 66% Contaminazione mucocutanea 22% Ferite da tagliente 12% Corsie 46% Area chirurgica 23% Ambulatorio 17% Pronto soccorso 10% Altre 4%
  28. 28. INFEZIONI TRASMESSE PER VIA EMATICA da paziente ad operatore Infezione (ag. Biologico) % di sieroconversione Operatori sanitari più a rischio HIV 0.1 – 0.4 Infermieri Laboratoristi HBV 1–6 (HBeAg-) 22–40 (HBeAg+) Infermieri, laboratoristi, chirurghi, dentisti, addetti dialisi HCV 1.2 – 10 (puntura) Chirurghi orali Cytomegalovirus Molto bassa Nessuno
  29. 29. INFEZIONI MAGGIORMENTE PROBABILI NEI SETTORI NON SANITARI TETANO (Clostridium tetani)  Ferite lacero-contuse imbrattate e poco sanguinanti (ferite da punta)  Penetrazione di corpi estranei
  30. 30. Tetano <ul><li>Categorie a rischio </li></ul><ul><li>Sebbene siano identificate categorie lavorative a maggior rischio (agricoltori, edili), la probabilità di contagio con spore tetaniche è connessa con la frequenza delle occasioni di penetrazione dell’agente biologico (frequenza di infortuni imbrattati da materiale infetto) </li></ul><ul><li>L’incidenza di casi professionali è molto bassa, essendo stata pari al 5,8% di tutti quelli notificati in Italia nel periodo 79-95 </li></ul>
  31. 31. LEPTOSPIROSI (Leptospire) <ul><li>Contaminazione di ferite o cute macerata con acqua infetta </li></ul><ul><li>Morsi di ratti </li></ul>Il rischio è maggiormente presente nelle lavorazioni in profondità (acqua contaminata da urine di roditori) e di superficie in zone infestate
  32. 32. TULAREMIA (Francisella tularensis) <ul><li>Morso di roditori (ratti, topi e talpe) </li></ul><ul><li>Punture di zecche </li></ul>Il rischio è maggiormente presente nelle lavorazioni in profondità e di superficie in zone infestate
  33. 33. INFEZIONI VIRALI Il rischio di contagio dell’epatite B è molto variabile nelle diverse attività <ul><li>Le cause possibili non sono connesse con la specificità delle diverse mansioni, derivando esse da: </li></ul><ul><li>presenza di materiali infetti abbandonati </li></ul><ul><li>imbrattamento dell’utensileria manuale con sangue e secreti sierosi in caso di ferite (  attenzione preventiva e protettiva) </li></ul>In rapporto con la carica infettante e la scarsa resistenza dei Virus responsabili, può essere escluso il rischio di infezioni da HCV e HIV.
  34. 34. In specifiche attività non sanitarie non è trascurabile il rischio di contagio dell’epatite A. FATTORI FAVORENTI <ul><li>Maggiore sopravvivenza del virus A fuori dagli organismi biologici </li></ul><ul><li>Resistenza del virus in soluzioni acquose con presenza di residui organici </li></ul>OPERAZIONI A RISCHIO <ul><li>Lavori manutentivi in fogne e fosse biologiche </li></ul><ul><li>Lavori manutentivi su impianti di acque nere reflue già in uso </li></ul>
  35. 35. Le più frequenti infezioni da contagio nelle attività assistenziali
  36. 36. TUBERCOLOSI L’incidenza della tubercolosi nella popolazione dei Paesi ad alto livello socio-economico ha registrato un aumento dalla fine degli anni ’80, dopo l’abbattimento ottenuto con le terapie efficaci Negli USA è stato registrato un incremento medio annuo di nuovi casi pari al 16% In Italia è stato registrato un incremento medio del numero di casi registrati pari al 28% , nel periodo dal 1988 al 1990 Sempre in Italia, alla fine degli anni ’90 l’incidenza è stata stimata in 28 casi per 100000 abitanti L’incremento del numero di nuovi casi di TBC è in parte rappresentato dalla comparsa di recidive di processi primari, con frequenti localizzazioni extrapolmonari
  37. 37. Il trend in aumento è stato attribuito a: <ul><li>Fattori individuali (immunodepressioni da infezioni concomitanti o da agenti chimici e farmaci) </li></ul><ul><li>Flussi migratori , deterministi di commistioni con portatori provenienti da zone di endemia e di spostamenti in zone di endemia </li></ul><ul><li>Fattori comportamentali , connessi con variazioni delle abitudini di vita </li></ul><ul><li>Mutazioni del Micobatterio , con selezione di ceppi multichemioresistenti </li></ul>
  38. 38. RISCHIO DI CONTAGIO IN AMBIENTE SANITARIO  Tutte le condizioni precedenti hanno determinato un notevole incremento del rischio di contagio nell’ambiente sanitario.  Attualmente in Italia la stima probabilistica del contagio nell’attività assistenziale individua una prevalenza del 30% rispetto a quella nella popolazione generale.  Le attività assistenziali a maggior rischio sono quelle svolte in reparti di Malattie infettive, Pneumologia e Anatomia patologica (da considerare che la quasi totale scomparsa dei reparti di Tisiologia ha determinato una diffusione capillare di pazienti con diagnosi di TBC in reparti non specializzati)
  39. 39.  Un dato interessante riguarda la stima probabilistica del contagio in attività con alta contiguità spaziale tra gli operatori e gli utenti e con ridotta possibilità di fruizione di sistemi preventivi.  L’I.S.S. ha stimato la probabilità di contagio nell’ambiente scolastico pari a 17 volte quella stimata nella popolazione generale. RISCHIO DI CONTAGIO DI TBC IN ALTRI AMBIENTI <ul><li>La stima probabilistica riconosce, come altre situazioni a rischio superiore a quello stimato nella popolazione generale: </li></ul><ul><li>L’assistenza veterinaria </li></ul><ul><li>La zootecnia e l’allevamento di bovini e suini </li></ul><ul><li>La macellazione delle carni </li></ul>
  40. 40. EPATITE A <ul><li>Frequenza non elevata negli operatori sanitari (> nei reparti pediatrici) </li></ul><ul><li>Frequenza più elevata negli addetti alle pulizie ed alla rimozione dei rifiuti </li></ul><ul><li>In ambiente ospedaliero, un’incidenza dovuta a contagio lavorativo è stata riscontrata, con significatività statistica, negli operai degli uffici tecnici (manutenzione idraulica) </li></ul><ul><li>Il rispetto delle Norme igieniche generali e l’uso dei dispositivi di protezione individuale (guanti) controllano adeguatamente il rischio </li></ul>CONTAGIO ORO-FECALE
  41. 41. EPATITE B <ul><li>Il virus dell’epatite B è l’agente eziologico maggiormente trasmissibile nelle collettività e negli ambienti nosocomiali </li></ul><ul><li>Le stime dell’OMS individuano oltre 300 milioni di portatori dell’antigene di superficie HBV ( nel dato non sono compresi i Paesi del IV mondo ) </li></ul><ul><li>L’Italia è un Paese a endemicità intermedia, con un numero di portatori di HBV pari a 2,55% </li></ul>
  42. 42. EPATITE B IN AMBIENTE SANITARIO Contagio Occasioni di rischio parenterale attraverso sangue, siero o altri liquidi biologici Pratiche invasive (anche semplici) Fattori inducenti il contagio 80% 10% 7,4% 2,6% Punture Ferite con strumenti contaminati Imbrattamenti di ferite Imbrattamento di mucose esposte
  43. 43. In rapporto con le modalità di contagio, negli operatori sanitari non è stato dimostrato un rischio più alto di quello della popolazione generale PATOLOGIE PER LE QUALI NON E’ POSSIBILE FRUIRE DI VACCINAZIONE PREVENZIONE DEL RISCHIO Misure preventive ambientali ed organizzative “ Tutti i degenti devono essere considerati portatori potenziali ” Linee Guida della Commissione Nazionale “Lotta all’AIDS” Adeguamento dei tempi (maggiorazione del personale con riduzione dei carichi di lavoro) Fruibilità dei dispositivi di protezione individuale (guanti, mascherine, occhiali con protezioni laterali) Assunzione di comportamenti lavorativi corretti Epatite C AIDS
  44. 44. Epatite C AIDS CONTAGIO parenterale attraverso sangue, siero o altri liquidi biologici STIMA DELLA PROBABILITA’ DEL CONTAGIO 0.4 – 0.5% OCCASIONI DI RISCHIO Pratiche invasive (anche semplici) Non assolutamente presente un contagio nelle normali pratiche assistenziali FATTORI INDUCENTI IL CONTAGIO 80% Punture Ferite con strumenti contaminati Imbrattamenti di ferite Imbrattamento di mucose esposte 10 % 7,4 % 2,6%
  45. 45. ROSOLIA <ul><li>Il rischio di infezione è poco frequente nell’adulto (oltre i 45 anni è trascurabile) </li></ul><ul><li>Un rischio relativamente superiore è presente nei reparti di assistenza pediatrica e negli addetti alle comunità infantili. </li></ul><ul><li>La profilassi vaccinale è raccomandata nelle bambine in età puberale e nelle donne in età fertile, professionalmente esposte al contagio </li></ul>
  46. 46. MENINGITE MENINGOCOCCICA  Il rischio di contagio è maggiore della popolazione generale negli addetti alle comunità infantili, negli anantomopatologi e microbiologi  Dubbio il maggior rischio negli operatori sanitari di altri settori  Vaccino di dubbia efficacia per mancata induzione di una risposta T- dipendente  Non sicuro sviluppo di immunizzazioni nei bambini
  47. 47. LA PREVENZIONE DEL RISCHIO <ul><li>PROTEZIONE INDIVIDUALE  DISPOSITIVI DI PROTEZIONE </li></ul><ul><li>PROTEZIONE ORGANIZZATIVA  FORMAZIONE E CONTROLLO </li></ul><ul><li>PROTEZIONE PRIMARIA  PROFILASSI VACCINALE </li></ul>Ogni paziente deve essere considerato potenzialmente infetto e vanno utilizzate appropriate misure di barriera quando è possibile il contatto con sangue o altri liquidi biologici.
  48. 48. LE PRECAUZIONI UNIVERSALI (D.M. 28.9.90) CHE COSA SONO? Costituiscono l’insieme delle misure di barriera e dei comportamenti volti a prevenire e contenere la trasmissione dei microrganismi attraverso il sangue. A CHI SONO INDIRIZZATE? A tutti gli operatori sanitari la cui attività comporta un contatto con sangue e liquidi organici, durante prestazioni sanitarie in ambito ospedaliero, territoriale, domiciliare.
  49. 49. <ul><li>A QUALI PERSONE DEVONO ESSERE APPLICATE? </li></ul><ul><li>A tutti i pazienti routinariamente indipendentemente dalla diagnosi di ricovero. </li></ul><ul><li>QUANDO DEVONO ESSERE APPLICATE? </li></ul><ul><li>durante l’esecuzione di procedure assistenziali, diagnostiche e terapeutiche che prevedono un possibile contatto accidentale con sangue o materiale biologico </li></ul><ul><li>quando si maneggiano strumenti o attrezzature che possono essere contaminate con sangue o altri materiali biologici. </li></ul>
  50. 50. CHE COSA PREVEDONO? 1. LAVAGGIO SOCIALE E/O ANTISETTICO DELLE MANI; 2. ADOZIONE DI IDONEE MISURE DI PROTEZIONE; 3. ADEGUATE PROCEDURE DI DECONTAMINAZIONE, PULIZIA, DISINFEZIONE E/O STERILIZZAZIONE DI PRESIDI E ATTREZZATURE; 4. PULIZIA, SANIFICAZIONE E DISINFEZIONE DI SUPERFICI E AMBIENTI 5. CORRETTA GESTIONE E TRASPORTO DEI CAMPIONI DI MATERIALE BIOLOGICO.
  51. 51. DISPOSITIVI DI PROTEZIONE INDIVIDUALE D.P.I. • stivali e/o soprascarpe monouso • guanti • tuta • occhiali protettivi • maschera filtrante
  52. 52. 1. LAVAGGIO SOCIALE E/O ANTISETTICO DELLE MANI Il lavaggio frequente delle mani è riconosciuto come la più importante misura per ridurre il rischio di trasmissione di microrganismi da una persona all’altra o da una localizzazione all’altra nello stesso paziente. Le mani devono essere immediatamente lavate in caso di accidentale contatto con sangue ed altri liquidi biologici e dopo la rimozione dei guanti.
  53. 53. <ul><li>MISURE DI PROTEZIONE </li></ul><ul><li>2. 1 GUANTI </li></ul><ul><li>I guanti riducono l’incidenza di contaminazione delle mani e devono essere sempre indossati nei seguenti casi: </li></ul><ul><li>contatto con sangue od altro liquido biologico; </li></ul><ul><li>esecuzione di procedure di accesso vascolare (prelievi, iniezioni e.v., posizionamento di dispositivi di accesso vascolare...); </li></ul><ul><li>esecuzione di prelievi su lobi auricolari, talloni e dita di neonati e bambini; </li></ul><ul><li>durante l’addestramento del personale all’esecuzione di prelievi; </li></ul><ul><li>quando si maneggiano strumenti appuntiti e taglienti; </li></ul><ul><li>quando la cute delle mani presenta lesioni. </li></ul>
  54. 54. <ul><li>2. 1.GUANTI </li></ul><ul><li>Il personale deve indossare guanti di misura adeguata e di tipo idoneo alla prestazione da eseguire: </li></ul><ul><li>guanti monouso sterili per tutte le procedure che determinano il contatto con aree del corpo normalmente sterili; </li></ul><ul><li>guanti monouso non sterile per le procedure diagnostiche o assistenziali che non richiedono tecniche asettiche; </li></ul><ul><li>guanti in gomma per uso domestico per le operazioni di pulizia ambientale e per la decontaminazione dello strumentario </li></ul>
  55. 55. 2.2. CAMICI DI PROTEZIONE I camici protettivi devono essere indossati durante l’esecuzione di procedure assistenziali che possano produrre l’emissione di goccioline e schizzi di sangue o di altro materiale biologico. Se la divisa viene macroscopicamente contaminata deve, in ogni caso essere immediatamente sostituita .
  56. 56. 3. MASCHERE, OCCHIALI, COPRIFACCIA PROTETTIVI Diversi tipi di mascherine, occhiali e schermi facciali vengono usati da soli o in combinazione per fornire adeguate misure di protezione. Il personale sanitario deve indossare queste misure di barriera durante le attività assistenziali che possono generare schizzi di sangue o di altro materiale biologico.
  57. 57. La mascherina chirurgica, con o senza visiera, è monouso e pertanto deve essere eliminata subito dopo l’utilizzo (non deve mai essere abbassata sul collo). I Dispositivi di protezione respiratoria individuali per la prevenzione della TBC, devono soddisfare i criteri prestazionali raccomandati nelle linee-guida per la prevenzione della tubercolosi emanate dalla Commissione Nazionale per la lotta all’AIDS e sono disponibili in ospedale ( Filtranti Facciali di classe FFP2S).
  58. 58. 4. PROCEDURE DI DECONTAMINAZIONE, PULIZIA, DISINFEZIONE E STERILIZZAZIONE DI PRESIDI E ATTREZZATURE I presidi medici o gli strumenti riutilizzabili impiegati per l’assistenza al paziente, devono essere maneggiati con cura, in modo da prevenire l’esposizione di cute e mucose, la contaminazione di indumenti e il trasferimento di microrganismi ad altri pazienti o all’ambiente. Le attrezzature utilizzate devono essere adeguatamente ricondizionate prima del loro impiego su altri pazienti.
  59. 59. DECONTAMINAZIONE Immergere il materiale, direttamente dopo l’uso, con le mani protette da guanti in gomma, in un disinfettante di riconosciuta efficacia, attivo anche contro l’HIV (es. Cloroderivati, polifenoli). Lasciare agire la soluzione disinfettante per 30 minuti PULIZIA Dopo aver indossato un camice impermeabile, guanti robusti e maschera total-face, lavare accuratamente il materiale, risciacquarlo ed asciugarlo
  60. 60. DISINFEZIONE Nel caso in cui venga selezionato questo metodo, immergere il materiale in soluzione disinfettante (il prodotto, la concentrazione ed il tempo di contatto variano a seconda del livello di disinfezione che si vuole ottenere). Durante tale procedura il personale deve indossare mezzi di protezione idonei. Al termine della disinfezione, prelevare il materiale, risciacquarlo ed asciugarlo (se è stata effettuata una disinfezione ad alto livello, tali procedure sono da eseguirsi con tecnica asettica). Il materiale disinfettato deve essere conservato in ambiente protetto, lontano dalla polvere e da altre fonti di inquinamento
  61. 61. STERILIZZAZIONE Questa metodica deve essere considerata nel caso di trattamento di articoli critici, ossia dei presidi e delle attrezzature che penetrano normalmente tessuti sterili o il sistema vascolare .
  62. 62. <ul><li>PULIZIA, SANIFICAZIONE E DISINFEZIONE DI SUPERFICI ED AMBIENTI </li></ul><ul><li>Il rischio infettivo, per pazienti ed operatori, legato a pavimenti, pareti, arredi e suppellettili in genere è sicuramente di scarsa rilevanza. </li></ul><ul><li>In ogni caso è opportuno attenersi ad alcuni principi generali: </li></ul><ul><li>l’accurata sanificazione eseguita con acqua, detergente e azione meccanica rappresenta il sistema più semplice e valido per ridurre significativamente la carica microbica; </li></ul><ul><li>prima di procedere alla disinfezione è indispensabile pulire; </li></ul>
  63. 63. <ul><li>i disinfettanti devono essere usati secondo le modalità prescritte in etichetta; </li></ul><ul><li>durante le operazioni di pulizia e disinfezione l’operatore deve indossare guanti di gomma per uso domestico ed eventualmente camici di protezione e mascherine; </li></ul><ul><li>al termine delle operazioni di pulizia e disinfezione ambientale tutto il materiale utilizzato deve essere adeguatamente lavato, disinfettato e posto ad asciugare in ambiente pulito . </li></ul>
  64. 64. VACCINAZIONE La vaccinazione è un provvedimento di tipo preventivo, finalizzato allo sviluppo della resistenza al contagio di malattie infettive o al mantenimento di esse allo stato sub-clinico. La vaccinazione è, altresì, un provvedimento di tipo terapeutico, finalizzato al potenziamento della risposta immunitaria in corso di infezioni o all’esercizio di un’azione sinergica ai trattamenti farmacologici.
  65. 65. FINI DELLA PROFILASSI VACCINALE Controllo della malattia Riduzione delle complicanze nei malati Controllo della diffusione delle M.I. Riduzione dell’incidenza, sino alla eradicazione delle M.I. Riduzione delle fonti di contagio interumano
  66. 66. COPERTURA VACCINALE Rapporto tra il numero di persone vaccinate in un gruppo a rischio e il totale del gruppo stesso Gli indici di copertura vaccinale sono stratificati in funzione di: <ul><li>Variabili cronologiche </li></ul><ul><li>Variabili territoriali e/o geografiche </li></ul><ul><li>Variabili settoriali </li></ul><ul><li>Variabili per anno di esercizio </li></ul>
  67. 67. La dimensione della copertura vaccinale varia in funzione dell’obbligatorietà o della raccomandazione Per la popolazione generale Per popolazioni selezionate ( Lavoratori o altri ) Per specifiche situazioni Per categorie a rischio Per aree a rischio Per comparsa di epidemie OBBLIGATORIETA’ RACCOMANDAZIONE
  68. 68. Normativa sulle vaccinazioni in Italia <ul><li>La regolamentazione normativa della profilassi vaccinale individua due differenti bacini di utenza: </li></ul><ul><li>La popolazione generale </li></ul><ul><li>Le popolazioni a rischio specifico ( lavoratori, viaggiatori all’estero ) </li></ul>L’inclusione dei differenti tipi di profilassi vaccinale nei programmi di immunizzazione attiva obbligatoria è funzione di: <ul><li>Stima probabilistica del rischio ( diffusibilità e contagiosità della malattia ) </li></ul><ul><li>Potenziali conseguenze sulle presone non vaccinate </li></ul><ul><li>Caratteristiche dell’ambiente </li></ul><ul><li>Praticabilità ed efficacia della prevenzione ambientale e della profilassi non vaccinale </li></ul><ul><li>Sicurezza del vaccino </li></ul>
  69. 69. VACCINAZIONI OBBLIGATORIE PER I NUOVI NATI V. Antidifterica Legge n° 839,6 giugno 1939 Legge n° 166, 27 aprile 1981 V. Antitetanica Legge n° 292,5 marzo 1963 V. Antipolio Legge n° 51, 4 febbraio 1966 V. Antiepatite B D.M.S. 4 ottobre 1991
  70. 70. VACCINAZIONI OBBLIGATORIE PER ALCUNE CATEGORIE DI ADULTI V. antitifica, antitetanica, antidifertica, antimorbillo, antiparotite Militari: Reclute all’arruolamento D.C.G. 2 dicembre 1926; D.P.R. n° 327, 26 marzo 1980 V. Antitubercolare Militari: Reclute all’arruolamento Legge n° 1008, 14 dicembre 1970 V. Antitetanica Sportivi affiliati al CONI Legge n° 292, 5 marzo 1963
  71. 71. La definizione dell’obbligo o della raccomandazione della profilassi vaccinale per le differenti categorie lavorative è connessa con la stima probabilistica del rischio specifico di natura biologica RISCHIO SPECIFICO Probabile contagio di infezioni in ambiente e per occasioni di lavoro Manipolazione diretta di agenti biologici Maggiore concentrazione di sorgenti infettanti negli ambienti di lavoro Maggiore probabilità di eventi traumatici favorenti l’ingresso di agenti biologici .
  72. 72. <ul><li>La profilassi vaccinale nei gruppi a rischio lavorativo ha le funzioni preventive di: </li></ul><ul><li>evitare le complicanze di eventi infortunistici </li></ul><ul><li>ridurre il numero di casi di nuove malattie trasmissibili </li></ul><ul><li>attenuare la gravità delle malattie trasmesse </li></ul>
  73. 73. Presupposti per individuazione dell’obbligatorietà o raccomandabilità della profilassi vaccinale <ul><li>Valutazione dei rischi ambientali e infortunigeni </li></ul><ul><li>Stime probabilistiche del contagio ( occasioni di lavoro e tasso di incidenza nella popolazione generale) </li></ul><ul><li>Emergenze epidemiologiche ( infettività, patogenicità, trasmissibilità, neutralizzabilità) </li></ul><ul><li>Riferimenti normativi </li></ul>
  74. 74. La tutela giuridica dei rischi da vaccinazione L’articolo 1 della legge 210/1992 stabilisce il diritto all’indennizzazione dei danni conseguenti a vaccinazione obbligatoria. La stessa legge esclude la indennizzabilità di danni derivati da vaccinazioni raccomandate, alle quali è riconosciuta l’adesione volontaria del vaccinato .
  75. 75. Le sentenze n.27 del 1998 e n.423 del 2000 della Corte Costituzionale hanno riconosciuto il diritto all’indennizzazione di eventi avversi conseguenti a vaccinazioni raccomandate, qualora siano riconosciuti: L’adesione conseguente all’assunzione di un comportamento improntato alla solidarietà sociale La collaborazione dei singoli ai programmi di politica sanitaria ( campagne ministeriali, regionali, aziendali ) La adesione come fattore necessario all’evitamento di esclusioni
  76. 76. La profilassi vaccinale è obbligatori in Italia dal 1938 per le Forze Armate ed è stata regolamentata con successive leggi dal n.292/63 sino al D.P.R. 464/2001 PREVENZIONE DER RISCHIO DA TETANO MEDIANTE VACCINAZIONE La vaccinazione è una delle 4 vaccinazione obbligatorie per la popolazione generale L’efficacia della vaccinazione nella popolazione generale ha ridotto la prevalenza del tetano nei soggetti non immuni dal 32,6% nei nati prima del ’68 all’11,2% nei nati dopo il ‘68
  77. 77. PREVENZIONE DEL RISCHIO DA TBC MEDIANTE VACCINAZIONE La vaccinazione contro la TBC è regolamentata dal D.P.R. 465/2001, che ha inglobato e modificato tutte le leggi e i decreti precedenti ( 1088/70 di introduzione della vaccinazione obbligatorie individuazione dei destinatari ) Debolezze Forze <ul><li>Il vaccino BCG non garantisce la totale copertura immunitari </li></ul><ul><li>Il test di verifica dell’immunizzazione (cutireazione) non è un indicatore sensibile e preciso </li></ul><ul><li>Il vaccino BCG non garantisce la copertura immunitaria delle forme post primarie </li></ul><ul><li>Utilità in caso di non utilizzabilità di altre strategie </li></ul><ul><li>Utilità in arre ad alto rischio (migrazioni in zone endemiche </li></ul><ul><li>Inefficienza di procedure generali di controllo </li></ul>
  78. 78. Forze Debolezze PREVENZIONE DER RISCHIO DA EPATITE A MEDIANTE VACCINAZIONE <ul><li>Alto costo del vaccino </li></ul><ul><li>Scarsa accettabilità in rapporto con la via di somministrazione </li></ul><ul><li>Insufficienti informazioni sulla durata dell’immunità vaccino indotta </li></ul><ul><li>Dimostrata riduzione del numero di casi in lavoratori ad alto rischio (netturbini e fognaioli) </li></ul><ul><li>Utilità nei casi di inadeguatezza o ridotta praticabilità di sistemi di prevenzione primaria (scarsa disponibilità di risorse idriche e alimentari) </li></ul><ul><li>Efficacia della protezione short-time nei casi i di spostamento in zone di endemia </li></ul>
  79. 79. PREVENZIONE DER RISCHIO DA EPATITE B MEDIANTE VACCINAZIONE Applicazione del D.M. 4/10/91 “Offerta gratuita di vaccino per le categorie a rischio Forze Debolezze <ul><li>insufficiente definizione di un titolo anticorpale indicatore dell’avvenuta immunizzazione </li></ul><ul><li>Sviluppo di immunoconmpetenza nel 90-95% dei vaccinati </li></ul><ul><li>Viraggio all’immunocompetenza dal 30 all’80% dei non-responder dopo 2° ciclo vaccinale </li></ul><ul><li>Durata della resistenza all’infezione superiore a quella dell’elevazione del titolo anticorpale </li></ul><ul><li>Ridotta presenza di controindicazione all’uso del vaccino ( lievito di birra) </li></ul><ul><li>Possibilità di allestimento di vaccini combinati (difterite, tetano e pertosse) con diminuzione dei costi di gestione </li></ul><ul><li>Dimostrata efficacia della vaccinazione nella riduzione del tasso di incidenza dell’epatite B </li></ul>
  80. 80. ROSOLIA Forze <ul><li>Monodose </li></ul><ul><li>Disponibilità di vaccini multivalenti (morbillo, parotite) </li></ul><ul><li>Immunizzazione di lunga durata (oltre il 95% dei casi) </li></ul><ul><li>Sensibilizzazione ad antibiotici (neomicina) </li></ul><ul><li>Gravidanza </li></ul><ul><li>Encefalite post-vaccinale </li></ul>Debolezze
  81. 81. La profilassi vaccinale è obbligatori in Italia dal 1938 per le Forze Armate ed è stata regolamentata con successive leggi dal n.292/63 sino al D.P.R. 464/2001 PREVENZIONE DER RISCHIO DA TETANO MEDIANTE VACCINAZIONE La vaccinazione è una delle 4 vaccinazione obbligatorie per la popolazione generale L’efficacia della vaccinazione nella popolazione generale ha ridotto la prevalenza del tetano nei soggetti non immuni dal 32,6% nei nati prima del ’68 all’11,2% nei nati dopo il ‘68

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