D.Legotta, "Tra presente e futuro/Between present and future"

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D.Legotta, "Tra presente e futuro/Between present and future"

  1. 1. MARIA REBECCA BALLESTRAchangingperspectivescambiandoprospettiveA CURA DI / EDITED BY Paola Valenticoordinamento editoriale: sabrina burlandorealizzazione editoriale© De Ferrari comunicazione s.r.l.via riboli, 20 - 16145 genovatel. 010 3621713 - Fax 010 3626830editorialetipografica@editorialetipografica.commaria rebecca ballestrachanging perspectives / cambianDOprOspettivea cura di / edited by paola valentitesti di / texts by alberto Diaspro, patrice garnier,Daniela legotta, adrien pasternak, alessandra piatti,anna viola sborgi, paola valentiintroduzione di/ Foreword by leo lecci, Franco sborgiapparati / references Daniela legotta, alessandra piattiprogetto grafico / graphic design elena menichinicrediti fotografici / photographic credits maria rebeccaballestral’editore è a disposizione per i compensi dovuti agli aventidiritto con i quali non è stato possibile comunicare. / thepublisher has made every effort to contact all copyrightholders. if proper acknowledgment has not been made, weask copyright holders to contact De Ferrari editore, genoatraduzioni / translationsper i testi di / essays by alberto Diaspro, Daniela legotta,alessandra piatti, anna viola sborgi, paola valenti(italiano/inglese; italian/english): christina cawthra,Università  ca’Foscari, veneziaper i testi di/essays by patrice garnier, adrien pasternak(Francese/inglese; French/english): Diana rabanserper i testi di/essays by patrice garnier, adrien pasternak(Francese/italiano; French/italian): alberta paneUn particolare ringraziamento a / a special thanks toandrea allavena, roberta allesina, rossana borroni,sabrina burlando, anna careggi, emma careggi, barbaracolasanto con massimo e viola nucci, rosetta consiglio,ivo Degl’innocenti, Dario Fortunato, leo lecci, martinamassarente, sergio massarente, silvia merlino, Johnmoore, maria camilla De palma, alberta pane,michelangelo penso, elsa proudhon, gianni renosi,marco ricca, barbara ruffoni, Franco sborgi, paoloscacchetti, Francesca serrati, beatrice (susi) traverso,roberto vidali.GalerieAlberta Pane ParisAdACArchivio d’Arte ContemporaneaUniversità degli Studi di Genova
  2. 2. sommario / contentsintroduzioneintroductionFranco sborgi, leo lecciguardare il mondo cambiando prospettiveObserving the world, changing perspectivespaola valentiintervista con maria rebecca ballestra (preceduta da una breve introduzione)Interview with Maria Rebecca Ballestra (preceded by a short introduction)adrien pasternakbis repetita non placentpatrice garnierparadiso perduto e mutazioni genetiche: il post-human garden di maria rebeccaBallestra Paradise lost and genetic engineering. Maria Rebecca Ballestra’s Post-Human Gardenanna viola sborgi“il futuro è ora!”“The Future is now!”alberto DiaspropercOrsi tra le Opere / tOUrs thrOUgh the artWOrKstra anima e corpoBetween body and soulalessandra piattitra presente e futuroBetween present and futureDaniela legottaapparati / reFerencesbiografiaBiographyindice ragionato delle opereAnnotated index of the artworksbibliografiaBibliography
  3. 3. Caratterizzate da tematiche urgenti e at-tuali, le opere di Maria Rebecca Ballestrarivelano una forte interdisciplinarità dicontenuti e un poliedrico linguaggio for-male in continua sperimentazione. Re-becca Ballestra è un’artista internazionale,non solo perché vanta nel suo curriculumuna lunga lista di residenze in varie partidel mondo, ma perché il suo linguaggio ei temi da lei affrontati sono universali e ac-cessibili a tutti: come osserva Luca Bochic-chio, infatti, “in una sfera di mutevoliriferimenti al mito e all’ecologia, alla reli-gione e all’economia, alla filosofia e allaletteratura, l’artista riesce a rinnovare ilcorpo simbolico a-temporale della realtà”1.Ad un percorso di investigazione sul-l’uomo - dove emerge anche il ruolo, sem-pre più in bilico tra moralità e immoralità,della ricerca tecnologica e scientifica - siaccompagna inevitabilmente un confrontoserrato con il tema della globalizzazione,che viene dall’artista scardinato e analiz-zato nei suoi processi e nelle sue conse-guenze. L’umanità viene, così, studiatanelle sue molteplici sfaccettature e ripro-posta allo spettatore in un turbinio di va-rianti attraverso le quali egli vienecondotto alla scoperta di ‘isole’ che fannoparte di un unico sistema, piccoli tasselli diun enorme puzzle: tutto ha una causa e uneffetto, e ciò risulta ancora più vero nelTerzo Millennio, l’era dell’uomo globaliz-zato, dove ciascun individuo fa parte di unnetwork interdipendente.Characterised by urgent, current themes,Maria Rebecca Ballestra’s artworks reveala marked interdisciplinary content andversatile formal language that is subject tocontinuous experimentation. Rebecca Bal-lestra is an international artist, not onlybecause her curriculum vitae includes along list of stays in various parts of theworld, but because the language she usesand the themes she deals with are univer-sal and comprehensible to everyone: In-deed, as Luca Bochicchio observed:“in asphere of changing references to myths,ecology, religion, the economy, philoso-phy and literature, the artist manages torenew the symbolic body at a pace thatmatches reality”1. Her studies on man –also bringing to the fore the increasinglyunstable role between morality and im-morality in technological and scientific re-search - inevitably go hand in hand witha close comparison with the topic of glob-alisation, which the artist takes apart andanalyses in all its processes and conse-quences. Mankind is thus studied in hismultiple facets and is presented to theviewers in a whirl of variations throughwhich they are led on the discovery of‘is-lands’that are part of a single system, tinyparts of an enormous jigsaw puzzle:everything has a cause and effect and thisis even more so in the Third Millennium,the era of globalised man, where the sin-gle individual is part of an interdependentnetwork.111110tra presente e futuroBetween present and futureDaniela legotta1 Outsider, stampe digitali su forex / digital prints on forex, 2006
  4. 4. dell’artista sull’isola (quattro settimane, ap-punto). L’opera alterna, così, immagini diambienti incontaminati e allarmanti notizieinternazionali: luoghi rupestri, piccoli edificiconsumati dalla storia, rifugi per barche, se-guono la notizia“Questa mattina un uomoarmato e mascherato ha aperto il fuoco inun liceo nel nord della Germania, ferendootto insegnanti e studenti prima di togliersila propria vita, ha detto la polizia” (TheTimes – 20 nov. 2006); in un’altra sequenzasono, invece, le antiche saline che, ren-dendo labile il confine tra cielo e mare in unsuggestivo gioco di superfici specchianti,mostrano un paesaggio che pare non toc-cato dal passaggio dell’uomo ma che po-trebbe essere però‘violato’da cause esterne:“InVietnam i leader dell’area asiatico-paci-fica esprimono‘forte preoccupazione’per iltest nucleare nella Corea del Nord” (BBCNews – 19 nov. 2006); e ancora, cieli plum-bei, città desolate, strade fantasma, sprofon-date in un’atmosfera quasi surreale, dove iltempo sembra essersi fermato, sentonoecheggiare la notizia:“Le dispute ideologi-che tra favorevoli e contrari ai campi russinell’Occidente mascherano una scomodaverità: la Russia potrebbe non avere abba-stanza gas per tenere al caldo né gli europeiné gli stessi russi negli inverni a venire”(Herald Tribune – 22 Nov. 2006); l’annun-cio che “Tony Blair condivide pubblica-mente l’opinione che la violenza in Iraqdall’invasione del 2003 sia stata un disa-stro”(BBC News – 18 Nov. 2006) è invecepreludio di una teoria di immagini di cam-pagne e campi agricoli. Con quest’operaRebecca Ballestra vuole ricordarci che tuttigli stati, i popoli, i singoli individui sonoormai strettamente legati tra loro, intercon-nessi in una fitta rete di difficili equilibrieconomici, politici, sociali e ambientali:anche gli accadimenti che sembrano lon-tani ci influenzano e nessuno può più es-artist’s four weeks-long stay on the island.The series is thus an alternation of untouchedlandscapes and alarming international news:rocky sites, small buildings that have beenworn away by history, boat shelters are fol-lowed by the news item:“A masked gunmanopened fire in a high school in northern Ger-many this morning,wounding eight teachersand students before losing his own life,policesaid”(TheTimes – 20 Nov.2006); another se-quence shows the ancient salt marshes that,by making the border between sky and seaappear ephemeral with its evocative interplayof reflecting surfaces, reveal a landscape thatappears to be untouched by man but couldactually be‘violated’by external causes:“Asia-Pacific leaders inVietnam express‘strong con-cern’ over North Korea’s nuclear weaponstest”(BBC News – 19 Nov. 2006); in another,with leaden skies,ghost towns,and desertedstreets immerged in an almost surreal atmos-phere where time seems to have stood still,one can hear echoes of the news:“Ideologicaldisputes between pro- and anti-Russiancamps in the West mask an uncomfortabletruth: Russia may not have enough gas tokeep both Europeans and Russians them-selves warm in winters to come”(HeraldTrib-une – 22 Nov. 2006); the announcement that“Tony Blair publicly agrees with the opinionthat the violence in Iraq since the 2003 inva-sion has been a disaster”(BBC News – 18Nov. 2006) is, on the other hand, the preludeto a long stream of images of the countrysideand agricultural fields. With this work Re-becca Ballestra wants to remind us that allnations, peoples, and the single individualare now closely intertwined, interconnectedin a dense network of complex economic,political, social and environmental balances:we are influenced by distant events and it hasnow become impossible to be an outsider,even on a tiny island in the middle of theMediterranean.113Daniela legOttaIl rapporto universale di causa/effettoemerge con prepotenza nella serie fotogra-fica Outsider, realizzata da Rebecca Ballestranel 2006 a Malta, durante la residenza d’ar-tista sull’isola di Gozo (ill. 1): l’opera è for-temente influenzata dalla particolarità delluogo che, sebbene sia una rinomata metadel divertimento giovanile, ancora conservaspazi incontaminati e un’insolita quiete;poco lontano dai centri turistici più affollatis’incontra, infatti, l’autentico volto del-l’isola, con la sua antica cultura, le profondecredenze religiose, la diffusa presenza del-l’elemento naturale.Anche un luogo appa-rentemente remoto come questo, però, èparte di un unico sistema, e come tale nonpuò rimanere avulso dagli avvenimentiesterni. Outsider riflette proprio sull’inter-connessione di tutti i paesi del mondo: sitratta di quattro serie fotografiche composteda sette immagini ciascuna, idealmente le-gate ai giorni della settimana, sei delle qualimostrano particolari siti dell’isola, mentrela settima, corrispondente alla domenica, ri-porta una particolare notizia internazionalediffusa durante il periodo di permanenzaThe universal relationship of cause/effectemerges with great clarity in the photo-graphic series Outsider, which RebeccaBallestra completed in 2006 on Malta whenshe was taking part in an artist residence onthe island of Gozo (ill. 1).The work is influ-enced considerably by the unique character-istics of the site that, although a renowneddestination of young people,has managed topreserve untouched places and an uncom-mon peace; just a stone’s throw from themore crowded tourist centres, one can seethe true face of the island: its ancient culture,deep religious beliefs and the widespreadpresence of the natural element. However,although this site appears remote it is actuallypart of a single system, and as such it cannotremain detached from external events. It isprecisely this interconnection between all thecountries in the world that Outsider is a re-flection on. It is made up of four photo-graphic series, each with seven pictures,ideally linked to the days of the week; sixshow particular sites on the island while theseventh - Sunday – shows a piece of interna-tional news that was published during the112tra presente e FUtUrO2 R-evolution, performance, mosta, malta 2006
  5. 5. ‘contatto’ tra le persone è una delle causedella disumanizzazione dei rapporti sociali.L’immagine dei ragazzi seduti sulle gradi-nate dell’anfiteatro, che guardano fisso untelevisore con lo schermo vuoto, mette inluce l’effetto negativo di un uso smodato diquesto mezzo, capace di monopolizzarel’attenzione anche in assenza di reali con-tenuti e di esercitare una sottile quanto pe-ricolosa forma di controllo attraverso le sueinformazioni sempre più spesso manipolatee unidirezionali. Il giornale, uno dei più an-tichi e diffusi mezzi informativi, rivela in-vece il limite della sua natura effimera edella transitorietà delle sue notizie, dovequelle di ieri sono già vecchie, dimenticate,fagocitate da quelle di oggi e, magari, daquelle di domani. Giocando sulla presenzadi opposte realtà – quella dei lettori bene-stanti e quella del ‘barbone’ indigente - laperformance si propone di evidenziare lavelocità con cui il giornale esaurisce il suocompito, sia esso quello di informare oquello di ‘riparare’ dal freddo. Cellulari ecomputer, indiscussi protagonisti degli ul-timi decenni, hanno imposto nuove regolecomportamentali alle quali è pressoché im-possibile non attenersi: ribellarsi alla loroincombente presenza, infatti, significa nonpoter essere immediatamente raggiungibili,non avere accesso alle informazioni intempo reale, non poter far parte della net-community e, dunque, autocondannarsi auna condizione di sicura emarginazione.I nuovi modi di comunicare fanno parte diquel processo di globalizzazione che Re-becca Ballestra spesso affronta in rapportoalla tematica uomo-ambiente, come accadene Il peso dell’umanità (ill. 3), opera realizzatanel 2007 in occasione della mostra collettivaDoppio gioco. Sette artisti dal premio d’ArteDuchessa di Galliera, allestita presso la Log-gia della Mercanzia di Genova2. L’installa-zione site specific è composta da duethe dehumanisation of social relations. Theimage of young people sitting on the stepsof the amphitheatre, staring at a blank tele-vision screen, highlights the negative effectsof an excessive use of this medium, one thatis able to monopolise their attention evenwhen it is not offering any real contents,thus exercising a subtle but dangerous formof control with its increasingly manipulatedand single-track information. The newspa-per, one of the oldest and most widespreadmeans of information reveals the limits ofits ephemeral nature and the transience ofits information because yesterday’s news isalready old, forgotten and swallowed up bytoday’s and maybe even tomorrow’s. Ex-ploiting the presence of opposite realities –115Daniela legOttasere outsider, neanche in una piccola isolasperduta nel Mediterraneo.Durante questa residenza Rebecca Ballestrarealizza, in collaborazione con l’artista mal-tese Norbert Francis Attard, anche la per-formance R-evolution, momento conclusivodel workshop realizzato con cento studentidell’Istituto di Arte e Design MCAST diMosta (ill. 2). L’azione riflette sul‘potere’deivecchi e nuovi strumenti del comunicare -quotidiani, televisori, cellulari, computer - esu come la comunicazione tecnologicaabbia trasformato la società e i rapporti tragli individui. Se il significato (le informa-zioni) è solitamente il punto di partenza delprocesso dell’artista, questa volta è il signi-ficante (i mezzi di comunicazione) a dive-nire il soggetto dell’opera: trasformato daidue artisti in una sorta di set per azioni col-lettive ispirate proprio all’uso di questimezzi, l’anfiteatro di Mosta, anch’esso inpassato medium - informava, infatti, attra-verso le rappresentazioni teatrali - mostraoggi un nuovo volto della società globale,dove il significante assume spesso più im-portanza del significato e dove la perdita diTogether with the Maltese artist NorbertFrancis Attard, during this residence Re-becca Ballestra also completed the perform-ance R-evolution, marking the close of theworkshop, together with a hundred stu-dents from the MCAST Art and Design In-stitute of Mosta (ill. 2).The performance is areflection on the ‘power’ of old and newtools of communication – daily newspapers,televisions, mobile phones, and computers– and on how technological communicationhas transformed both society and individualrelations. While the significance (informa-tion) is usually the starting point in herartistic process, this time it is the significant(means of communication) that is the objectof the work. Transformed by the two artistsinto a sort of set for collective actions thatwas inspired by precisely these means,today the Mosta amphitheatre – in the pastalso a medium as its theatre performanceswere also a source of information – shows anew side of the global society, one in whichthe significant is often more important thanthe significance and where the loss of ‘con-tact’between people is one of the causes of114tra presente e FUtUrO3 Il peso dell’umanità, installazione site specific / sitespecific installation, genova / genoa 20074 Kisses from China, installazione site specific / site spe-cific installation, riga 2008
  6. 6. una lacrima, o con gli occhi chiusi e il capoleggermente reclinato, la giovane sembravoler distogliere lo sguardo dalle pietre cheregge con entrambe le mani o sulle spalle.L’installazione ambientale affronta, infatti,il delicato problema delle risorse naturali e,in particolare, quello del World Overshoot oWorld Debt, da noi conosciuto come Debitoioural rules that are almost impossible notto respect. Indeed, rebelling against theirimpending presence means not being im-mediately available, not having access to in-formation in real time, not being able to takepart in the net-community and, as a result,condemning oneself to a state of guaranteedisolation.117Daniela legOttagigantografie applicate a due vetrate dellaLoggia, da due monitor televisivi e da di-verse pietre dorate disposte sul pavimento.Le macrofotografie raffigurano una fan-ciulla, ritratta di profilo e frontalmente, cheregge alcune pietre d’oro, unico elementocolorato che esalta il bianco/nero dell’im-magine. Con gli occhi aperti, da cui scendethat of the well-off readers and that of thedestitute ‘tramp’ – the performance high-lights the speed with which the newspaperexhausts its task, whether that of providinginformation or that of‘protecting’someonefrom the cold. Mobile phones and comput-ers, the undisputed protagonists of the lastfew decades, have imposed new behav-116tra presente e FUtUrO5 Atlantis, stampe lambda / lambda prints, 2009 6 Babylon, stampe lambda / lambda prints, 2009
  7. 7. dissonante; il secondo trasmette sequenzequasi astratte, dove i raggi irradiati da un in-solito sole infuocato si alternano ad oriz-zonti in costante mutamento atmosferico,con nuvole vaporose che lasciano spazio aplumbei cumuli.Anche in questo caso fa dasottofondo una cupa musica strumentale,colonna sonora di dati ‘allarmanti’ che vo-gliono essere un monito dell’irresponsabileagire dell’uomo sulla terra6. Uno strano vo-ciare, quasi demoniaco, è poi seguito da unamusica più lieve, che accompagna il solo ru-more di respiri profondi. Alla fine, un ul-timo profondo anelito di vita precedel’avvento di un cielo rasserenato, forse pre-sagio di un futuro in cui l’uomo sparirà e lanatura si rimpossesserà dei suoi spazi. Glispettatori, intanto, camminano tra le pietredorate, metafora della preziosità delle ri-sorse che tutti consumiamo smoderata-mente e senza autocontrollo.La seria compromissione degli equilibri frauomo e natura ha profonde radici negli sce-nari economici e politici della contempora-neità; Rebecca Ballestra ha nuovamenteoccasione di riflettere su questa problema-tica quando, nel 2008, partecipa alla mostracollettiva Dictatorship of the Majority nell’am-bito della Quadriennale di Scultura di Rigacon l’opera Kisses From China (ill. 4)7. Si trattadi un’installazione site specific di 50 ban-diere della Repubblica Popolare Cinese, po-sizionate sull’erba e disposte in cinque file;in origine l’opera doveva essere situata in uncampo vicino ad un fiume ma l’organizza-zione ha poi deciso di collocarla di fronteall’Accademia Lettone delle Scienze, replicaarchitettonica di una delle ‘Sette Sorelle’8,conferendole così un significato marcata-mente politico, estraneo all’intento origina-rio dell’artista, volto piuttosto a stimolareuna riflessione sulla vertiginosa ascesa eco-nomica della Cina e sulla sua pretesa di farconvivere comunismo e capitalismo. L’im-mand the biological capacity of 1.4 planets,according to Global Footprint Networkdata. But of course, we only have one. Thefirst Earth Overshoot Day was celebratedon 31 December 1986. Ten years later,owing to increased annual consumption[…] it fell in November”4. Ever since then,each year the day on which we finish theserenewable resources falls earlier and earlier:in 1995 it was on 21 November, in 2005 on2 October and in 2007 – the year the instal-lation was created – on 23 September, in2010 on 21 August, and this year it was al-ready on 28 April5. The title of the workmakes is message clear: the weight or bur-den of mankind is, obviously, the impacteach individual has on the world ecosys-tem, using a greater amount of resourcesthan the planet is able to provide.The dramatic contrast between man andnature is made even more explicit by theimages shown on the two screens: on onewe can see stockbrokers who are rushingforward in a frenzy like robots, accompa-nied by music that is deliberately dissonant;the second shows almost abstract se-quences in which the rays of an unusuallyfiery sun are alternating against constantlychanging atmospheric horizons with va-porous clouds that make room for leadencumulus.This is also accompanied by bleakinstrumental music, the sound track of“alarming” data that are meant to be awarning about man’s irresponsible behav-iour on earth6. A strange kind of shouting,almost demonic-like is then followed bylighter music that accompanies the solesound of deep breathing.At the end, a finalbreath of life precedes the advent of abrighter sky, perhaps an omen of a futurein which man will disappear and nature willonce again take possession of its space. Inthe meanwhile, the spectators are walkingamongst the golden stones – a metaphor of119Daniela legOttaEcologico. Strettamente connesso a taleproblematica, il cosiddetto Earth OvershootDay è il giorno in cui ogni anno l’umanitàesaurisce le risorse naturali messe a dispo-sizione dal pianeta ed inizia ad attingere alleriserve: lo si conosce attraverso il calcolodell’Impronta Ecologica, ovvero di “[…]quanto l’umanità richiede alla biosfera intermini di terra e acqua biologicamente pro-duttive necessarie per fornire le risorse cheusiamo e per assorbire i rifiuti che produ-ciamo”3. La quantità richiesta dai trend divita attuali è sempre maggiore rispetto alpassato, quando si usavano (1961) metàdelle risorse messe a disposizione dallaterra. Aumentando di anno in anno i nostribisogni, siamo arrivati ad usare nel 1986tutte le risorse disponibili:“secondo il Glo-bal Footprint Network stiamo impiegandoa livello globale la capacità biologica di 1,4pianeti, ma, ovviamente, ne abbiamo solouno a disposizione. Il primo Earth Over-shoot Day è stato celebrato il 31 dicembre1986. Dieci anni più tardi, a causa di un con-sumo annuale maggiore […] cadeva in no-vembre”4. Da allora, ogni anno, il giorno incui terminano le risorse rinnovabili è sem-pre più anticipato: nel 1995 il 21 novembre,nel 2005 il 2 ottobre, e nel 2007 - anno direalizzazione dell’installazione - il 23 set-tembre, nel 2010 il 21 agosto e quest’annoè già arrivato al 28 aprile5. Il titolo dell’operarende esplicito il suo messaggio: il pesodell’umanità è, evidentemente, l’incidenzadi ogni singolo individuo sull’ecosistemamondiale, il quale sfrutta una quantità di ri-sorse superiore a quella che il pianeta è ingrado di mettere a sua disposizione.Il drammatico contrasto tra l’uomo e la na-tura è reso ulteriormente esplicito dalle im-magini trasmesse dai due monitor: in unosi vedono agenti di borsa che meccanica-mente si ammassano l’uno contro l’altro,accompagnati da una musica volutamenteThese new means of communication arepart of the globalisation process that Re-becca Ballestra often studies in relation tothe theme‘man-environment’, for examplein Il peso dell’umanità [The Weight of theHuman Being, ill. 3],an installation she com-pleted in 2007 for the group exhibitionDoppio gioco. Sette artisti dal premio d’ArteDuchessa di Galliera, installed in the Loggiadella Mercanzia in Genoa2.This site-specificinstallation was made up of two blow-upson two of the windows of the Loggia, twotelevision screens and various goldencoloured stones arranged on the floor. Thephotomacrographs depict a young girl, bothin profile and frontally, holding somegolden stones, the only coloured elementthat exalts the black/white of the picture.With her eyes open and shedding a tear, orwith her eyes closed and her head tiltedbackwards, the young woman seems to betrying to take her eyes off the stones she isholding with both hands or has on hershoulders. In actual fact, this environmentalinstallation focuses on the delicate problemof natural resources and, in particular thatof World Overshoot or World Debt, what wecall the Ecological Debt. Closely related tothis problem, the so-called Earth OvershootDay is the day on which, each year,mankind exhausts the natural resources theplanet has provided him with and beginsusing the reserves.This is known thanks tothe calculation of the Ecological Footprint,that is“[...] humanity’s demand on the bios-phere in terms of the area of biologicallyproductive land and sea required to providethe resources we use and to absorb ourwaste”3. The quantity required by currentlifestyles is greater than in the past, whenonly half the resources provided by theearth were used (1961). Since our needs aregrowing year by year, in 1986 we used allresources available:“Globally, we now de-118tra presente e FUtUrO
  8. 8. Tra perdite di valori, eccessivo sfruttamentodelle risorse naturali e disequilibri econo-mici, un tragico epilogo sembra dunque at-tendere l’umanità: Rebecca Ballestra loprefigura nelle serie fotografiche Atlantis eBabylon, realizzate nel 2009 nell’ambito diuna più ampia riflessione sul destino co-mune a tutti gli uomini, indipendente-mente dalla loro appartenenza culturale egeografica, dalle idee politiche o credenzereligiose (ill. 5, 6). L’artista immagina chesolo alcuni edifici sopravvivano agli uominiche li hanno costruiti ed usati: in Atlantissono le sedi dei poteri politici di varie na-zioni ad emergere appena dalle acque cheli hanno sommersi12; in Babylon i più notitempli delle diverse religioni appaiono so-spesi ed avvolti da dense nuvole13. Le realtàdel potere politico e religioso, spesso tut-t’altro che antitetiche, sono condannate ascomparire per effetto delle loro stessescelte, per avere trascurato il bene comuneed avere inseguito solo interessi particolari,per avere tradito le loro missioni e avere ri-nunciato a perseguire i valori della giustizia,della ragione e della spiritualità.Il titolo della serie Atlantis deriva dalla leg-genda di Atlantide, narrata da Platone perla prima volta nel Timeo14, dove se ne rac-bodies the largest consumer centre, thelargest potential labour force, and a nationthat excels itself at scientific research, theconquest of space and biotechnologies.Whether a threat or an opportunity,it can nolonger be ignored”10. The installation Kissesfrom China is named after the photographyseries that also focuses on the need, for thewhole world, to‘reckon’with the new Chi-nese super power that is changing both thepolitical and economic balance on the worldscales11. And it is precisely the vastity ofChina that can be seen in this installation: itsimpressiveness is dictated by the compact,orderly presence of every single element,from the serial nature of the flags that areplaced in an orderly row, one after the other.In the artist’s vision, the image of a countrywhose strength lies in its cultural traditions,and the principles of work and family, istranslated into the nationalistic symbols ofthe flags and their orderly, marked presence.Loss of values, excessive exploitation of nat-ural resources and economic imbalance, atragic epilogue appears to be awaitingmankind. It is this that Rebecca Ballestraforeshadows in her photographic series At-lantis and Babylon, completed in 2009 aspart of a broader reflection on the destiny121Daniela legOttaportanza di questo paese nel mondo è, in-fatti, strettamente legata al suo nuovo ruolodominante nel mercato globale e, conside-rando che l’attuale popolazione conta ormai1,3 miliardi di individui, non possono esseretrascurate le invitabili conseguenze che ilsuo sviluppo economico avrà in termini diconsumo di risorse energetiche e alimentari.Siamo ormai entrati nel cosiddetto“secolocinese”9, e la velocità della sua ascesa nonha pari nel corso della storia. La paura ge-nerata nell’Occidente dal massiccio sposta-mento di imprese, industrie, multinazionaliverso la Cina è ormai più che fondata:“laforza del paese è una combinazione di tuttiquesti elementi: le grandi dimensioni, l’ine-sauribile manodopera a buon mercato, lepunte avanzate di modernità […]. Il boomcinese, ormai, detta i ritmi e le regole del si-stema in cui noi tutti viviamo […] la Cina in-carna il più grande polo di consumatori, ilpiù vasto bacino di forza lavoro e una na-zione che riesce a eccellere nella ricercascientifica, nella conquista dello spazio, nellebiotecnologie. Minaccia o opportunità, nonci si può permettere di ignorarla”10. L’instal-lazione Kisses from China prende il titolodall’omonima serie fotografica, anch’essaincentrata sulla necessità, per il mondo in-tero, di ‘fare i conti’ con la nuova superpo-tenza cinese che sta ormai cambiando gliequilibri politici ed economici sul piatto dellabilancia mondiale11. Nell’opera installativa silegge, infatti, tutta la grandezza della Cina:la sua imponenza è dettata dalla presenzacompatta e ordinata di ogni singolo ele-mento, dalla serialità delle bandiere che sisusseguono con regolarità, l’una dopo l’altra.L’immagine di un paese la cui forza risiedenella tradizione culturale, nei principi del la-voro e della famiglia, si traduce, nella visionedell’artista, nei simboli nazionalistici dellebandiere e della loro ordinata e cadenzatapresenza.the preciousness of the resources we areconsuming so excessively and without anyrestraint whatsoever.The serious compromise of the balance be-tween man and nature is deeply rooted intoday’s economic and political scenarios;once again Rebecca Ballestra had the oppor-tunity to reflect on this issue when, in 2008,she took part with her work Kisses fromChina in the group exhibition Dictatorship ofthe Majority at the Sculpture Quadriennalein Riga (ill. 4)7.This was a site-specific instal-lation with 50 flags from the Chinese Popu-lar Republic, placed on the grass andarranged in five rows; it was originally meantto be placed on a field near a river but theorganisers then decided to put it in front ofthe Lettone Academy of Sciences, an archi-tectural copy of one of the‘Seven Sisters’8; itwas thus given a clear political value thatwas not the artist’s original intention, theaim having been to encourage reflection onChina’s staggering economic growth and itsclaim of allowing Communism and Capital-ism to exist side by side. Indeed, the worldimportance of this country is closely con-nected to its new dominant role on theworld market and, considering that the cur-rent population is around 1.3 billion people,the inevitable consequences that its eco-nomic development will have in terms of en-ergy and food resource consumption cannotbe ignored. We are now witnessing the so-called“Chinese century”9, and the rapidity ofits growth is unrivalled in the course of his-tory.The fear of the massive transfer of com-panies,industries and multinationals is morethan founded“the strength of the country isa combination of all these elements: Its vastdimensions, its inexhaustible inexpensivemanpower, the outstanding development inspecific fields [...] It is now the Chineseboom that is dictating the pace and rules ofthe system we are living in [...] China em-120tra presente e FUtUrO7 Casablanca 2064, installazione / installation, 2009 8 Essay on the Principle of Population, installazione / in-stallation, 2009
  9. 9. lonia e dei suoi abitanti i quali, costruendolaTorre di Babele, vollero spingersi oltre i li-miti divini, e per questo furono castigati.Atlantide e Babilonia simboleggiano la su-perbia punita con l’estinzione di quellestesse civiltà: nell’idea dell’artista, cancel-lare gli edifici pubblici e religiosi è un mezzoper richiamare l’attenzione sul rischio, sem-pre più concreto, che scelte politiche dis-sennate e comportamenti privi di etica espiritualità possano condurre non solo altramonto di una civiltà, ma dell’intera uma-nità.Nel percorso artistico di Rebecca Ballestral’anno 2009 segna un’importante quantodecisiva svolta, uno spartiacque tra la pas-sata produzione e la successiva. Il cambia-mento non è solo tematico, ma riguardaanche il linguaggio artistico: se nella primafase della sua ricerca, infatti, si potevano in-dividuare due media privilegiati - fotografiae installazione/performance - ora l’interessesi estende ad una trasversalità di mezzi.Questo processo è stato ben rappresentatodalla mostra personale The Future is Near.The Future is Now! che nel 2009 ha riunitohave driven the men to nourish excessive ex-pansionistic aims, so that the gods decidethey need to be punished:“But afterwardsthere occurred violent earthquakes andfloods; and in a single day and night of mis-fortune [...] the island ofAtlantis in like man-ner disappeared in the depths of the sea”(Timaeus 25c-d)16. The comparison betweenAtlantis, which conquered without respite,and our society,which is incapable of placingrestrictions on the individual’s needs is ex-plicit: Rebecca Ballestra encourages us to re-flect on the concrete risk that the fate of thatlegendary city might also be ours and on thefact that in the near future the populations ofthe most influential nations today might bepunished for their greed, just like the inhab-itants of Atlantis. Ancient civilisations haveappeared and disappeared in cycles; in thissense Babylon outlines the concept of the ear-lier series, linking it, however, to the biblicaltale which describes the city of Babylon andits inhabitants who, by building theTower ofBabel, want to go beyond divine limits andare therefore punished.Atlantis and Babylonsymbolise the punishment of pride with the123Daniela legOttaconta l’ascesa, e nel Crizia15, dove se ne de-scrive la caduta. Al di là della reale o pre-sunta esistenza dell’isola, il racconto vertesu una civiltà dove la superbia e l’arroganzahanno spinto gli uomini a nutrire eccessivemire espansionistiche, tanto da spingere glidei a punirli:“nel tempo successivo, acca-duti grandi terremoti e inondazioni, nellospazio di un giorno e di una notte tremenda[…] scomparve l’isola Atlantide assorbitadal mare”(Timeo 25c-d)16. E’esplicito il pa-ragone tra Atlantide, che conquistava senzamai fermarsi, e la nostra società, incapace diporre limiti ai propri‘bisogni’: Rebecca Bal-lestra ci invita a riflettere sul concreto ri-schio che il destino di quella leggendariacittà possa essere anche il nostro e che inun prossimo futuro le popolazioni delle na-zioni oggi più influenti possano essere pu-niti per la loro ingordigia, come gli abitantidi Atlantide lo furono per la loro. Ciclica-mente si sono alternate antiche civiltà, e ci-clicamente sono scomparse: in questosenso Babylon ricalca il concept della serieprecedente, riconducendolo però al rac-conto biblico che narra della città di Babi-of mankind, regardless of his cultural or ge-ographical roots, political or religious beliefs(ill. 5, 6). The artist imagines that only fewbuildings will survive the men who builtand used them: in Atlantis it is the seats ofpolitical powers in various nations that canbarely be seen, peaking out of the watersthat submerged them12, while in Babylon itis the most famous temples of different re-ligions that are suspended in the air, cov-ered by thick cloud13. Political and religiouspower as we know it today, all too oftenanything but antithetical, is destined to dis-appear as a result of its very own decisions,for having neglected the common good andfollowed only certain interests, for havingbetrayed its own missions and renouncedtheir respect of the values of justice, reasonand spirituality.The title of the series Atlantis is derived fromthe legend of Atlantis, described for the firsttime by Plato in Timaeus14, in which he de-scribes its ascent,and in Critias15,in which hedescribes its fall.The true or presumed exis-tence of the island aside, the tale focuses ona civilisation in which pride and arrogance122tra presente e FUtUrO9 Us Food Patent, installazione / installation, 2009
  10. 10. frutto di un lungo lavoro volto a calibrare ipoli espressivi della comunicazione e dellascultura ambientale”17.Bambini che giocano spensierati in un parcogiochi; all’improvviso una tempesta disturbail lieto pomeriggio.Una catastrofica sequenzadi alluvioni, inondazioni, trombe d’aria entranei sogni di una bimba che, urlando, si sve-glia in preda al panico per il terribile quantorealistico incubo.Iniziava così il video con cuiil 7 dicembre 2009 si è aperta a Copenaghenla Climate Change Conference, organizzatadalle Nazioni Unite18.: i rappresentanti dei192 paesi del mondo partecipanti alla confe-renza si sono riuniti con l’obiettivo di trovareun accordo per ridurre i consumi di energiafossile,una delle principali cause dei cambia-menti climatici che stanno interessando laterra. L’effetto serra e il surriscaldamento delglobo terrestre causano, infatti, lo sciogli-mento dei ghiacciai e il conseguente innal-zamento del livello del mare, mettendo aserio rischio inondazione le città più vicinealle coste. Seguendo, dunque, la riflessionegià avviata con Atlantis e Babylon, Casablanca2064, direttamente influenzata dal dibattitodi Copenaghen,torna a prefigurare la fine delnostro pianeta: una fotografia in bianco enero mostra la veduta aerea della città ma-rocchina parzialmente sommersa dall’acqua,a rendere visivamente concreto, come in unfilm apocalittico, il possibile esito dei muta-menti climatici (ill.7).L’immagine fotograficatrasmessa a monitor è accompagnata da unacolonna sonora realizzata dall’artista taiwa-nese Wen Chin Fu che, utilizzando diversistrumenti, ha creato per quest’opera due di-verse melodie, lasciando allo spettatore lascelta di ascoltare il brano Escape, ispirato al-l’idea della salvezza, oppure Continue, ilsuono dell’inondazione.L’elemento musicalepotenzia il dato visivo,proiettando lo spetta-tore nella dimensione temporale e spazialedella tragedia in corso con una duplice pos-seen clearly in her one-man exhibition TheFuture is Near. The Future is Now! In GalerieKernotArt (now Galerie Alberta Pane) inParis in 2009, which included diverse worksshe had completed that very year. In eachpiece the artist combined more than onemedium – photography and sound inCasablanca 2064; text and ready-made ob-jects in Essay of the Principle of the Population;photography, text and objects in US FoodPatent; video and text in The Future is Near –and even revived the ‘artisan’ technique ofembroidery in Global Plots.The curator LucaBochicchio says,“Each of the six works is theresult of deep intellectual and anthropolog-ical research and, at the same time, carefullinguistic and technical expression. Theseemingly natural use of traditional andneo-technological media is actually the fruitof a lengthy work process aimed at balancingthe expressive poles of communication andenvironmental sculpture”17.Children playing without a care in a play-ground; a sudden storm disturbs the afternoonpeace.A catastrophic sequence of floods, in-undations, and tornados becomes part of alittle girl’s dreams so that she wakes upscreaming, overcome with panic by such aterrible but realistic nightmare.This was howthe video started, shown at the opening ofthe Climate Change Conference organised bythe United Nations in Copenhagen on 7December 200918: The representatives from192 countries worldwide participating in theconference had gathered with the objectiveof reaching an agreement to reduce fossilenergy consumption,one of the main causesof the climatic changes affecting the earth.The greenhouse effect and global warmingare, in fact, causing the thawing of icebergsand thus a consequent rise in sea levels andposing a considerable risk of flooding tocities close to the coasts. As a continuation,therefore, of the reflection that had already125Daniela legOttaalla Galerie KernotArt (ora Galerie AlbertaPane) di Parigi diverse opere realizzate inquello stesso anno: in ciascun lavoro l’arti-sta combina più media - fotografia e datosonoro in Casablanca 2064; testo e oggettiready-made in Essay of the Principle of thePopulation; fotografia, testo e oggetti in USFood Patent; video e testo in The Future isNear – arrivando a recuperare anche unatecnica‘artigianale’come il ricamo in GlobalPlots. Come ha scritto il curatore Luca Bo-chicchio,“ognuna delle sei opere è il risul-tato di una profonda ricerca intellettuale eantropologica e, nello stesso tempo, diun’attenta articolazione linguistica e tec-nica. L’uso disinvolto (e soltanto in appa-renza semplice) di media tradizionali eneo-tecnologici rappresenta in realtà ilextinction of the civilisation itself: in theartist’s mind, wiping out public and religiousbuildings is a means of drawing attention tothe risk,one that is becoming more and moreconcrete, that foolish political decisions andbehaviour lacking in ethics and spiritualitymight not only lead to the decline of a civili-sation, but of mankind as a whole.During Rebecca Ballestra’s artistic develop-ment the year 2009 marked an importantturning point, a watershed between her pastand future production. This change did notonly regard the themes, but also her artisticlanguage: while in the early stages of herstudies one can identify two favourite media– photography and installation / perform-ance, her interest then broadened to a muchwider range of media. This process can be124tra presente e FUtUrO10 Global Plots, ricami all’uncinetto / crochet embroide-ries, 2009
  11. 11. ricorre nella produzione di Rebecca Ballestracome polivalente metafora dell’amore, delpeccato,del sangue,della morte,ma dal 2009diventa anche un elemento di cui l’artista siserve per richiamare l’attenzione dello spet-tatore: in questo caso, le mani e le cornicirosse sono un segnale, un’‘avvertenza’, unmonito per chi osserva l’opera e un’esortazionea leggere i testi tratti dal famoso saggio diThomas Robert Malthus,An essay of the prin-ciple of the population as it affects the future im-provement of society, pubblicato nel 1798. Ibrani incorniciati riprendono diversi passaggidel testo in lingua inglese,tratti in particolaredal secondo capitolo e dal terzo, dove il notoeconomista inglese espone il metodo for-mulato per calcolare il rapporto tra popolazionee risorse. Partendo da postulati quali“il ciboè necessario all’esistenza dell’uomo” e “lapassione tra i sessi è necessaria”19, Malthussviluppa la tesi secondo la quale l’aumentobegun in Atlantis and Babylon, Casablanca2064, and influenced directly by the debatein Copenhagen,she once again foreshadowedthe end of our planet: a black and whitephotograph shows an aerial view of a city inMorocco partially submerged in water,offeringa visually concrete example, like an apoca-lyptical film, of the possible effects of climatechange (ill. 7). The photograph shown onthe screen is accompanied by a sound trackcomposed by the Taiwanese artist Wen ChinFu who, using different instruments, createdtwo different melodies for this work, lettingthe viewer chose whether to listen to thepassage Escape,inspired by the idea of salva-tion, or Continue, the sound of the flooding.The musical element strengthens the visual,projecting the viewer into the temporal andspatial dimension of the tragedy taking placewith two possibilities: he can feel he is safeand is ready to watch the flooding as if froma sort of protected perspective, like in a con-temporary version of the romantic poetics ofthe sublime, or his senses may be overcomeby the effect of the grating, harsh almostalienating sounds. Unlike the little girl in thevideo, for 2064 man waking up will suffice tostop the nightmare; he will have to startbeing more aware and less egoistic in howhe proceeds.Along the same lines of the outmodedbarrier of media uniqueness, Essay of thePrinciple of the Population combines the bi-dimensional aspect with a tri-dimensionalobject (ill. 8): eight texts in red frames,arranged in two rows, are placed above thesame number of plastic red hands openedtowards the viewer.The sculptural value ofthe whole lies in the chromatic contrast ofthe red and white that alternate in the dif-ferent elements.The colour red is recurrentin Rebecca Ballestra’s work as the versatilemetaphor of love, sin, blood and death, butin 2009 it also became an element she used127Daniela legOttasibilità: egli può sentirsi tratto al sicuro e por-tato a contemplare l’inondazione quasi da unpunto di vista protetto,come in una contem-poranea versione della romantica poetica delsublime,oppure può esserne sensorialmentetravolto per effetto dei suoni striduli, aspri,quasi alienanti. All’uomo del 2064 non ba-sterà svegliarsi, a differenza della bimba delvideo, per interrompere l’incubo, ma dovràmobilitarsi ad agire in maniera più consape-vole e meno egoistica.Sempre in linea con l’ormai superata barrieradell’unicità mediale, Essay of the Principle ofthe Population fonde il dato bidimensionalecon l’oggetto tridimensionale (ill. 8): ottotesti incorniciati in rosso, disposti su due file,sono posti sopra altrettante mani di plasticarossa rivolte verso lo spettatore. La valenzascultorea dell’insieme è giocata sul contrastocromatico del rosso e bianco,che qui si alter-nano nei diversi elementi. Il colore rosso126tra presente e FUtUrO12 The Future is Near, video, 200911 War Game, assemblaggio / assemblage, 2009
  12. 12. quasi sette miliardi recentemente censiti, maanche se la sua stima non era corretta, i datidell’aumento demografico degli ultimi anni(sovrascritti in rosso, in ognuno degli otto ri-quadri che compongono l’opera) sono co-munque allarmanti: 791 milioni nel 1750,978 milioni nel 1800, 1262 milioni nel 1850,1650 milioni nel 1900, 2521 milioni nel 1950,5901 milioni nel 1998, con la previsione diarrivare a 8909 milioni di abitanti nel 205024.Purtroppo quest’ultima stima è già risultatafallace: a sette anni di distanza dal rapportodell’Onu dal quale l’artista ha tratto tali dati,i pronostici per il 2050 sono saliti a 9.149milioni di abitanti25.La presunta insufficienzadi risorse alimentari paventata da Malthus èoggi apparentemente sfatata dai dati fornitidalla Banca Mondiale, secondo cui il cibo“prodotto a livello mondiale potrebbe garantireun consumo di 3.500 calorie al giorno perresulting in a clear disproportion betweenthe two variables20. While the “Waste ofseed, sickness, and premature death”21area ‘natural restraint’ on an infinite increaseof the various plant and animal species,different measures are identified for man:“the most effective tool to stop the popula-tion growing was to keep it in misery, be-cause it the standard of living of the poorwretches were to increase, they (Malthuswas certain) would have done nothing otherthan reproduce, worsening the problem ofthe lack of food”22.Another method Malthussuggested to curb the increase of humanpopulation was birth control. According toMalthus’erroneous theories, today the worldpopulation should be 256 billion23, and notthe almost seven billion recently censused.However, even though his estimate wasincorrect, the figures regarding the demo-129Daniela legOttadella popolazione mondiale avviene in pro-gressione geometrica mentre l’aumento dellerisorse avviene in maniera aritmetica, con laconseguente netta sproporzione tra le duevariabili20. Se per le piante e gli animali il‘freno naturale’ad un infinito aumento dellediverse specie è la“dispersione del seme, lamalattia e la morte prematura”21, per l’uomovengono individuate altre misure: “lo stru-mento più efficace per evitare la crescita dellapopolazione era quello di tenerla nella miseria,poiché se si fosse elevato il tenore di vita deimiserabili, questi (Malthus ne era certo) nonavrebbero fatto altro che riprodursi,aggravandoil problema della carenza di cibo”22. Un altrometodo,sempre individuato da Malthus,concui arginare l’aumento della popolazioneumana è il controllo delle nascite: secondo leerrate teorie maltusiane dovremmo oggiessere 256 miliardi di individui23, invece cheto attract the viewer’s attention: here, thered hands and frames are a signal, a‘warn-ing’, an admonition for those observing thework and an incitement to read the passagestaken from the famous essay by ThomasRobert Malthus, An essay of the principle ofthe population as it affects the future improve-ment of society, published in 1798.The framedpassages are from the English text, in par-ticular the second and third chapter inwhich the renowned English economist ex-plains his method for the calculation of therelationship between population and re-sources. Starting with postulates such as“Food is necessary to the existence of man”and“The passion between the sexes is nec-essary”19, Malthus develops his theory, ac-cording to which the increase of the worldpopulation is in geometric progression whilethe increase of resources in arithmetical,128tra presente e FUtUrO13a Tartaruga, stampa lambda / lambda print, dalla seriePostzoico / from the series Postzoico, 200913b Iguana, 2009, stampa lambda / lambda print, dallaserie / from the series Postzoico, 200913c Lumaca, 2009, stampa lambda / lambda print, dallaserie / from the series Postzoico, 200913d Morpho, 2009, stampa lambda / lambda print, dallaserie / from the series Postzoico, 2009
  13. 13. i consumatori”28. Rimangono le mani rossecon il palmo rivolto verso l’alto,come a chie-dere la carità e a implorare quel diritto alcibo che, ad oggi, nonostante le ottimistichevalutazioni della Banca Mondiale, non èaffatto a tutti assicurato.Ecco, dunque, che il problema del sovrap-popolamento si congiunge con il tema dellamanipolazione genetica alimentare affrontatoin US Food Patent, altraopera presente alla ci-tata mostra parigina (ill.9). Quattro elaborazionifotografiche digitali diuguali dimensioni pre-sentano altrettanti ve-getali - lattuga, arancia,broccolo, mela - su unfondo scuro: come sefossero stati scanneriz-zati, questi ortaggi per-dono la loro tridimen-sionalità per diventaresuperfici piatte, dovepieghe e naturali incre-spature sembrano ormaisolo un elemento de-corativo. Il testo in so-vrimpressione reca i datirelativi ai brevetti disemi registrati da mul-tinazionali americanenegli anni ’90. Sulla fo-glia del broccolo, adesempio, si legge:US Patent No. 4,677,246Title: Prootogyny in Zea MaysAssignees: Dekalb-Pfizer GeneticsIl numero di brevetto, il titolo e l’aziendaidentificano l’appartenenza intellettuale, equindi il diritto di proprietà, di una societàsu una particolare semenza creata in labo-For one, the human being is‘the cancer ofthe world’, the one who consumes andpollutes without restraint. For the other,man should be placed in the best possibleconditions of mental and physical healthbecause he represents the biggest richnessof the planet”27. As is her style, RebeccaBallestra does not pass judgement, she doesnot takes sides, but she uses her work toremind us that the plan-et is on the brink of aprecipice, almost atbreaking point becauseof excessive consump-tion.Thus, we return tothe problems faced ear-lier in Il peso dell’umanità:“the problem is that theEarth is ill, sufferingfrom over-consumption.We are consumingmuch more than naturecan give us. Thus, at aglobal level the problemis as follows: we eitherreduce our consumptiondrastically or we reducethe consumers drasti-cally”28. The red handswith their palms facingupwards remain, as ifthey were begging andimploring their right tofood which, so far, de-spite the optimistic cal-culations by the WorldBank, is anything but guaranteed.This is therefore the link between the prob-lem of overpopulation and the subject ofgenetically modified food in US Food Patent,another work presented at the Paris exhibi-tion (ill. 9). Four digital photographic elab-orations of the same size present the samenumber of vegetables – lettuce, orange,131Daniela legOttaogni persona che vive su pianeta”26. Lo smi-surato aumento della popolazione porta consé, però, un costante aumento dei consumi,incidendo quindi sul rapido esaurimentodelle risorse primarie. Quest’aspetto è allabase della questione del controllo delle nascite,che vede contrapporsi due scuole di pensiero:da una parte i neomalthusiani sostengono lanecessità di un controllo demografico al finedi garantire un sufficiente livello di benessereper tutti; gli oppositori a questa teoria riten-gono, invece, che l’incremento demograficosia propulsore dell’aumento della pro-duzione, dell’economia e del pro-gresso tecnologico,e sia quindiuna condizione necessariaa garantire il migliora-mento delle condizionidi vita:“alla base dellenette diversità di opi-nioni c’è la differenteconcezione dell’uo-mo. Per gli uni l’es-sere umano è‘il can-cro del mondo’,coluiche consuma e in-quina senza riserve.Per gli altri l’uomo vamesso nelle migliori con-dizioni di salute mentale efisica, perché rappresenta laricchezza più grande del pianeta”27.Come di consueto Rebecca Ballestra nonesprime un giudizio,non prende direttamenteposizione, ma usa la sua opera per ricordareche la terra è sull’orlo di un precipizio, quasial collasso,a causa dei consumi in eccesso.Siritorna, così, alla problematica già affrontatane Il peso dell’umanità:“il problema è che laTerra è malata di sovra consumo: noi stiamoconsumando molto più di quanto la naturapuò dare.Pertanto,a livello globale,il dilemmaè questo: o riduciamo drasticamente i consumi,oppure riduciamo altrettanto drasticamentegraphic growth over the last few years (writ-ten in red in each of the eight panels com-prising the work) are still alarming: 791million in 1750, 978 million in 1800, 1262million in 1850, 1650 million in 1900, 2521million in 1950, 5901 million in 1998, withthe forecast of reaching 8909 million in205024. Unfortunately this last estimate hasproven inaccurate: seven years after theUNO report the artist took the figures fromthe forecast for 2050 rose to 9,149 millioninhabitants25. The presumed insufficiencyof food resources Malthus dreaded has,today, apparently been discred-ited by figures from theWorld Bank that claimthat the food“producedworldwide couldguarantee the con-sumption of 3,500calorie a day foreach person aliveon the planet”26.The excessive in-crease of the pop-ulations means,however, a continu-ous increase in con-sumption, thus affectingthe rapid depletion of pri-mary materials. This aspectunderlies the question of birthcontrol, which has two opposing schoolsof thought: the first, the Malthus followers,who claim demographic control is necessaryto guarantee a sufficient level of well-beingfor everyone; the second, those against thistheory, who claim that a demographic in-crease is the engine behind a growth inproduction, the economy, and technologicalproduction and it is therefore a fundamentalcondition to guarantee improved living con-ditions:“underlying the clear divergence inopinion is the different conception of man.130tra presente e FUtUrO14 Cock Fight, assemblaggio / assemblage, 2010
  14. 14. zione32. La formazione di zone desertiche,infatti, è dovuta“alla combinazione di feno-meni che s’innescano a vicenda in un mec-canismo interattivo di portata semprecrescente […]. Il sistema complessivo fun-ziona come un grande meccanismo di am-plificazione, al cui interno anche imicrofattori possono estendersi e produrreeffetti duraturi”33. Il progetto Memory ofRain, che Rebecca Ballestra realizza in Indianel 2009, riflette proprio su questo allar-mante problema che sta compromettendol’ecosistema mondiale34. L’avanzata dei de-serti è dovuta ad inusuali prolungate siccitàcausate da diversi motivi, tra cui l’intensifi-cazione di“colture secondo le richieste delmercato mondiale e la diffusione della mo-nocoltura”35, nonché la riduzione della bio-possible by the biologically patentability ofthe seed: the patent gives the seed producerthe exclusive right to reproduce, conserveand develop further varieties and stops thefarmer from reproducing, conserving orselling the seed”30. Terminator is the namegiven to a gene that is introduced in theDNA of a plant to stop it being productive:“[...] the seed’s sterility guarantees a muchstronger monopoly than do patents […]”31.In addition to their negative effects on thenatural biodiversity, these seeds cause ge-netic pollution because once these trans-genic organisms are introduced into theecosystem, their behaviour may divergefrom initial suppositions, thus causing a de-pletion of natural resources and the phe-nomenon of desertification32. Indeed, the133Daniela legOttaratorio. Queste immagini sono poste soprauna mensola su cui sono appoggiate quat-tro provette contenenti i semi biologici degliortaggi presenti nelle fotografie, messi cosìin rapporto diretto con gli alimenti creatichimicamente in laboratorio. La modernamodificazione genetica, largamente usata apartire dagli anni‘60, nasce con lo scopo diprodurre sementi detti‘ad alto rendimento’per sopperire alla grande richiesta di cibo:“si basava su una tecnologia a cui tutti po-tevano accedere, e cioè i semi ibridi, pro-dotti e distribuiti dal settore pubblico […].Non erano previsti né diritti di proprietà in-tellettuale, né brevetti in capo a multinazio-nali; nessuna tecnologia privata o prodottiprivati: il coltivatore era proprietario delseme che possedeva, ed era libero di deci-dere l’uso che ne avrebbe fatto”29. La libe-ralizzazione economica di questi prodottiha, invece, generato l’accaparramento pres-soché totale da parte delle società multina-zionali sulla produzione di“ibridi e colturedi semi non riutilizzabili e quindi non so-stenibili ecologicamente. […] Ciò è statoreso possibile attraverso la brevettabilitàbiologica del seme: il brevetto conferisce alproduttore del seme il diritto esclusivo di ri-produrre, conservare e sviluppare ulteriorivarietà e impedisce al coltivatore di ripro-durre, conservare e vendere il seme”30. Ter-minator è il nome dato ad un gene che vieneimmesso nel DNA di una pianta al fine direnderla non più produttiva:“[…] la sterilitàdel seme assicura un monopolio molto piùforte di quanto non facciano già i brevetti[…]”31. Oltre alla negativa incidenza sullanaturale biodiversità, queste semenze sonocausa d’inquinamento genetico, in quantogli organismi transgenici, una volta immessinell’ecosistema, possono comportarsi di-versamente dai presupposti iniziali, gene-rando il depauperamento delle risorsenaturali e il fenomeno della desertifica-broccoli, apple –against a dark background.As if they had been scanned, these vegeta-bles are no longer in three dimensions: theyhave become flat surfaces, upon whichcreases and natural wrinkles seem to bemere decoration.The text printed over themincludes the figures regarding patents forseeds registered by American multination-als in the‘90s. On the broccoli leaf, for ex-ample, one can read:US Patent No. 4,677,246Title: Prootogyny in Zea MaysAssignees: Dekalb-Pfizer GeneticsThe number of the patent, the title, and thecompany identify the intellectual propertyrights and therefore also ownership rightsof a company for a particular seed createdin a test tube These images are placed on ashelf with four test tubes containing the bi-ological seeds of the vegetables in the pho-tographs, thus placing them in directrelationship with food created chemically inthe laboratory. Modern genetic modifica-tion, broadly used from the ‘60s on, origi-nated with the objective of producingso-called‘high yield seeds to meet the largedemand for food:“it was based on a tech-nology that everybody had access to, andthat is, the hybrid seeds, produced and dis-tributed by the public sector [...]. Neitherintellectual property rights nor patents forthe head of multinationals were foreseen;no private technology or private products:the farmer was the owner of the seed hegrew and he was free to decide what to dowith it”29. The economic liberalisation ofthese products has, however, resulted in thealmost total buying up by multinationalcompanies of the production of “hybridsand non-reusable seed cultures and there-fore not ecologically sustainable accountingfor almost the total. […] This was made132tra presente e FUtUrO15 Orto d’artista, progetto relazionale / relational project,vallebona (imperia), 2010
  15. 15. rificata alcuna epidemia”41. Diversamenteda questo morbo, la Sars si è manifestatacome una sorta di“polmonite atipica”cheha generato una smisurata paura in tutto ilmondo, tanto da indurre il biologo DavidBaltimore e lo scienziato David Ho ad af-fermare:“la paura della Sars sta superandola Sars”, in riferimento al panico diffuso,“alblocco totale dei viaggi internazionali, alcrollo economico dei paesi colpiti dal con-tagio, alla paralisi dei rapporti”42. L’ultimapandemia è stata l’influenza suina che, di-versamente dalle precedenti, è risultatacontagiosa ma priva di capacità patogenagrave43; ciò nonostante, il livello di allarmea livello mondiale è stato estremamenteelevato, anche a causa del fatto che dalmaggio 2009 l’OMS (Organizzazione Mon-ple doilies.As stated in the title, Global Plots,the work is a reflection on how distanceshave been shortened and speed increasedin the globalised society, which means thatthe risk of viruses and pandemics spreadingis also greater, as was the case with theswine flu that started in Mexico38, the‘chicken flu’(Sars), which spread in Asia39,and the so-called ‘mad-cow’ disease thatdeveloped in Europe40. The ‘mad-cow’ dis-ease is one that is fatal, attacking the brainbut,“in spite of the psychosis that becamemanifest in public opinion connected topossible contagion of the disease by eatingbeef, this disease remained an extremelyrare occurrence and there was no epi-demic”41. Sars, on the other hand, was akind of“atypical pneumonia”that generated135Daniela legOttamassa, a causa dei semi transgenici, equindi della materia organica presente nelterreno che non trattiene più la pioggia36.La riflessione sulle modificazioni genetichedelle piante e sulla privatizzazione di benicomuni, quali acqua e terra, fa emergereuna realtà in cui la scienza e la tecnologiasembrano essere d’ausilio all’uomo solo intermini di accaparramento di ricchezzepiuttosto che di miglioramento delle con-dizioni umane.Viviamo in un’era di guerreeconomiche e commerciali, dove lo scopoprimario è il profitto e la conquista di ri-sorse:“vogliono, insomma, arrivare a ven-derci quello che, in realtà, già ci appartiene:l’acqua, i geni, le cellule, gli organi, il sapere,la cultura e il futuro”37.Tra le altre problematiche strettamente cor-relate alla globalizzazione, Rebecca Balle-stra affronta in Global Plots quella dellapossibile diffusione di malattie letali suscala globale (ill. 10): anch’essa presentealla mostra The Future is Near.The Future isNow!, l’opera è formata da tre ricami chetrasformano le Americhe, l’Asia e l’Europain colorati intrecci di fili, quasi riducendol’imponenza dei grandi continenti a ordi-nari centrini. Come preannunciato dal ti-tolo, Global Plots [Trame globali], l’operariflette su come, nella società globalizzata,le distanze si accorcino e le velocità aumen-tino, facendo così anche accrescere il rischiodella diffusione di virus e di pandemie,come è avvenuto nei casi dell’’influenzasuina’ partita dal Messico38, dell’‘influenzadei polli’ (Sars) diffusasi dall’Asia39, e dellacosiddetta‘mucca pazza’sviluppatasi in Eu-ropa40. La‘mucca pazza’è una malattia mor-tale che colpisce il cervello, ma“a dispettodella psicosi che si determinò nell’opinionepubblica legata alla possibilità di trasmis-sione della malattia attraverso il consumodi carne bovina, questa malattia è rimastaun evento assolutamente raro e non si è ve-formation of desert areas is a result of“thecombination of phenomena that are causedby one another in an increasingly interac-tive mechanism [...]. The overall systemfunctions like a vast amplification mecha-nism, within which even micro-factors mayexpand and produce lasting effects”33.Completed by Rebecca Ballestra in India in2009, the project Memory of Rain is a reflec-tion on this alarming problem, one that iscompromising the world ecosystem34. Theadvance of deserts is a result of unusuallyprolonged droughts caused by different fac-tors such as the intensification of“crops tomeet the demands of the world market, thediffusion of monocrops”35, the reduction ofbiomass, owing to transgenic genes, andtherefore of the organic material in theground that can thus no longer retain rain-water36.This reflection on the genetic mod-ifications of plants and the privatisation ofcommon goods such as water and land re-veals a situation in which science and tech-nology appear to be an aid to man but onlyas regards the hoarding of riches ratherthan improving conditions of mankind. Weare living in an age of economic and com-mercial warfare, one in which the primaryobjective is profit and conquering resources:“in short, we want to be able to sell what is,in actual fact, already ours: water, genes,cells, organs, knowledge, culture and thefuture”37.A further problem that is closely related toglobalisation tackled by Rebecca Ballestrain Global Plots is that of the possible spread-ing of fatal diseases on a global scale (ill.10).This subject was also present in the ex-hibition The Future is Near. The Future isNow!; the work consisted in three embroi-deries that transform the Americas, Asiaand Europe into a colourful interweaving ofthreads, almost as if the grandeur of thelarge continents had been reduced to sim-134tra presente e FUtUrO16 From West to East, stampa lambda su schermo al led/ lambda print on led screen, 2010
  16. 16. politici dei vari governi, uno strumento diterrorismo psicologico in grado di condi-zionare non solo la libertà di spostamentodegli individui, ma anche gli equilibri eco-nomici e commerciali.Se Global Plots affronta la tematica dellepandemie in maniera concettuale, con laperformance Filters, realizzata da RebeccaBallestra alla Biennale di Mosca del 2010, èl’individuo a viverne le conseguenze inprima persona: diventato inconsapevol-mente una minaccia per l’intera umanità,ciascuno di noi può trovarsi ad essere ef-fettivamente trattato come tale46.Con questi lavori Rebecca Ballestra ci portaa riflettere sull’incertezza in cui siamo de-stinati a vivere: carni portatrici di virus, ver-dure transgeniche, acque contaminate nonsono altro che le conseguenze dell’ecces-sivo sfruttamento della terra, effetti di unagire non più sostenibile che - come i cer-chi concentrici nell’acqua che divengonosempre più grandi - determinano una seriedi processi a catena ormai inarrestabili.Tragli esiti più drammatici ci saranno i nuoviscenari di guerra; l’opera War Game portaquesta inquietante previsione nel percorsodella mostra parigina, prendendo spuntodall’omonimo programma virtuale messoin atto dal Pentagono nel 2009, anno in cuiè emersa con maggior evidenza la proble-matica riguardante le risorse (ill. 11): sitratta di un insieme di simulazioni eseguitedall’esercito americano per prepararsi adintervenire in possibili nuovi scenari, comequelli determinati da stravolgimenti clima-tici. Il programma, infatti, considera “ilclima come una delle minacce alla sicu-rezza nazionale americana. […] Cicloni esiccità possono scatenare pandemie e ca-restie che spingono a migrazioni di massa,milioni di persone in fuga, a combattereper risorse elementari come il cibo e l’ac-qua, che all’improvviso diventano dram-same modus operandi and the same sub-ject45: in the case of the Turinese artist, thelarge embroideries, which were done byAfghan women, depict planispheres inwhich countries are represented by nationalflags while in Global Plots the continents areidentified by the name of the last epidemicthat struck them.While the first work high-lights the instability of geopolitical bordersover the years, the second reflects on how,in a globalised world, the fear of the possi-ble spreading of a virus, and therefore pos-sible contagion may, in the political gamesof various governments, be an instrumentof psychological terrorism that can condi-tion not only an individual’s freedom ofmovement, but also economic and com-mercial equilibria.While Global Plots deals with the subject ofpandemics conceptually, in the perform-ance Filters, completed by Rebecca Ballestrafor the Moscow Biennale in 2010, it is theindividual who suffers the consequences infirst person. Having unconsciously becomea threat for the whole of mankind, each ofus may find ourselves actually being treatedas such46.With these works Rebecca Ballestra makesus reflect on the uncertainty in which weare destined to live: meats carrying viruses,transgenic vegetables, contaminated waterare nothing other than the consequences ofthe excessive exploitation of the earth, theeffects of behaviour that is no longer sus-tainable - like the concentric circles of waterthat grow bigger and bigger - that lead to aseries of chain processes that can no longerbe stopped. The most dramatic results willbe new scenarios of war. The work WarGame offered this disquieting forecast at theParis exhibition, inspired by the same-named virtual programme implemented bythe Pentagon in 2009, the year in which theproblem regarding resources emerged with137Daniela legOttadiale della Sanità) aveva modificato la defi-nizione di pandemia, eliminando caratteri-stiche quali il fattore di ‘morbosità’ e il‘numero elevato di morti’, rendendola difatto analoga ad una semplice epidemia diinfluenza stagionale. Quest’ambiguità se-mantica può generare caos, facendo credereche vi sia un rischio superiore a quello ef-fettivo44; lo spettro di un possibile contagiopuò degenerare in una“psicosi collettiva”,facilmente sfruttabile in termini di interessieconomici e governativi.Sulla linea dell’arte concettuale, RebeccaBallestra affida a terzi la realizzazione -l’esecuzione artigianale del ricamo - deisuoi Global Plots. Non è infatti importante,nell’economia dell’opera, l’intervento ma-nuale dell’artista, che rivendica il ruolo dipura ideatrice della forma assunta dal la-voro in rapporto al messaggio che essodeve veicolare: il ricamo, con la sua magliadi fili, è come il network di cui tutti, volentio nolenti, facciamo parte. Come già evi-denziato, nessuno può più essere outsidere qualsiasi cosa accada in una parte delglobo avrà ricadute in tutto il pianeta: ti-rando un filo, questo andrà a‘scompensare’inevitabilmente un altro pezzo del ricamo.C’è una sintomatica somiglianza tra questolavoro e le famose mappe concettuali diAlighiero Boetti, dove si ritrova lo stessomodus operandi e il medesimo soggetto45:nel caso dell’artista torinese i grandi ricami,cuciti da donne afgane, raffigurano plani-sferi in cui i paesi sono rappresentati dallebandiere nazionali, mentre in Global Plots icontinenti sono identificati dal nome del-l’ultima epidemia che li ha colpiti. Se nellaprima opera si vuole evidenziare l’instabi-lità dei confini geopolitici nel corso deltempo, nella seconda si riflette su come, nelmondo globalizzato, la paura per la possi-bile diffusione di un virus e, quindi, di pos-sibili contagi, possa diventare, nei giochiexcessive fear worldwide, so much so thatthe biologist David Baltimore and the sci-entist David Ho said: “the fear of Sars isovertaking Sars itself”, in reference to thewidespread panic,“with the total blockageof international travel, the economic col-lapse of countries afflicted by contagion,and paralysis of relations”42. The last pan-demic was the swine flu that, unlike previ-ous outbreaks, was contagious but withoutany serious pathogenic effects43; neverthe-less, the alarm levels worldwide were ex-tremely high, also owing to the fact that inMay 2009 the WHO (World Health Organ-isation) had modified the definition of pan-demic, eliminating characteristics such asthe factor of ‘morbidity’ and ‘high numberof fatalities’, thus making it similar to a sim-ple epidemic of seasonal flu. Such semanticambiguity can cause chaos, making peoplebelieve the risk is greater than it actuallyis44; the spectre of possible contagion maydegenerate into a “collective psychosis”,which can then be easily exploited in termsof economic and governmental interests.Following the lines of conceptual art, Re-becca Ballestra entrusts the artisan creationof the embroidery for her Global Plots to athird party. In the economics of the workthe artist’s manual intervention is unimpor-tant, as her role was the pure conception ofthe work and how it was to be expressed inrelation to the message it was to transmit:With its thread stitches, embroidery is likethe network we are all part of, whether welike it or not. As shown earlier, nobody canbe an outsider anymore, and whatever hap-pens in one part of the world, has repercus-sions on the entire planet: If we pull athread, it will inevitably upset the balanceof another piece of the embroidery.There is a symptomatic similarity betweenthis work and Alghiero Boetti’s famousconceptual maps, where one can see the136tra presente e FUtUrO
  17. 17. tale’. Si utilizzano più risorse di quante laTerra riesca a rigenerare”48.Ultima opera della mostra di Parigi, il videoThe Future is Near preconizza l’ineluttabilefine dell’uomo e della sua civiltà (ill. 12).Un’animazione tridimensionale presenta lavista aerea di una tipica città cosmopolitacon i suoi alti grattacieli. Uccelli neri, segnodi cattivo presagio, si muovono in stormi suitetti degli altissimi palazzi, col sottofondo diuna nefasta colonna sonora.Sotto il monitor,un libro è messo a disposizione dello spet-tatore: scritto dal drammaturgo argentinoMarcos Rosenzvaig appositamente per que-st’opera, I rotoli del pianeta morto narrano delritrovamento, avvenuto nel 2050, di antichimanoscritti in una bottiglia,nei quali un sag-gio rabbino descrive la conquista dell’interopianeta ad opera del denaro: la terra, ormaimerce di scambio, è giunta così alla finedell’“antichità post-moderna”, con l’uomoperseguitato da un‘profitto cannibale’.La fine di una civiltà si alterna ciclicamentealla nascita di un’altra. Il lettore prosegueil racconto e, immedesimandosi nel narra-tore, constata che quella fine‘ciclica’sta pertravolgere anche lui:“aprii la finestra comela prima pagina di un libro. La terra siestendeva senza limiti nella sua aridità. Miaffacciai e sentii il vuoto come un titanorenowned phrase by McLuhan, the toys arethe spokesman for a situation that is any-thing other than cheerful and pleasant:“thefight for resources will become the keycharacteristic of the twenty-first century.Not only will there be a food shortage, lossof biodiversity, depletion of fish resources,ground erosion and excessive use of freshwater, but also a peak in energy consump-tion and climate change.We are witnessinga global crisis of the demand and offer ofessential resources, which some define as a‘total peak’. More resources are being usedthan the Earth is able to regenerate”48.The last piece at the Paris exhibition, thevideo The Future is Near prophesies the in-escapable end of man and his civilisation(ill. 12).A three-dimensional cartoon showsthe aerial view of a typical cosmopolitan139Daniela legOttamaticamente insufficienti per tutti. Situa-zioni nelle quali sguazzerebbero movi-menti terroristici ed estremisti di varianatura, tragedie che alimenterebbero na-zionalismi violenti e guerre religiose, fa-cendo vacillare governi di mezzo mondo.[…] E così dai tentativi di prevenzione sipassa ai più pragmatici piani per affrontareemergenze inevitabili [che] possono diven-tare un pericolo sociale e politico, e quindianche militare”47. Queste simulazioni ren-dono tangibile la paura del governo ame-ricano il quale, anziché pensare ad unire leforze con altri governi nel tentativo di tro-vare una soluzione comune, si prepara asalvaguardare solo il proprio interesse,senza tenere conto che una volta attivato il‘ciclo’di calamità, questo andrà man manoad imperversare in ogni angolo del mondo.I‘giochi di guerra’americani sono translit-terati dall’artista in un box di plexiglas tra-sparente composto da una sequenzaverticale di cinque parallelepipedi, separatida altrettanti cieli corrispondenti ai diversicontinenti, in cui soldati-giocattolo, carriarmati, elicotteri sono impegnati in una fu-tura guerra per impossessarsi degli ele-menti necessari alla vita, divenuti semprepiù scarsi. Ancora una volta un’opera ciporta a riflettere su un tema quanto mai ur-gente; ancora una volta, il rosso ammoni-sce lo spettatore. Se è vero che il medium èil messaggio, secondo la nota equivalenzadi McLuhan, i giocattoli si fanno portavocedi una realtà tutt’altro che gaia e piacevole:“la lotta per le risorse diventerà l’elementocaratterizzante del XXI secolo.Alle carenzealimentari, perdita della biodiversità, de-pauperamento delle risorse ittiche, ero-sione del suolo e abuso dell’acqua dolce siaggiungeranno il picco energetico e il cam-biamento climatico.Assistiamo ad una crisiglobale della domanda e offerta delle ri-sorse essenziali, definita da alcuni‘picco to-greater clarity (ill 11). It is a set of simula-tions carried out by the American army toprepare themselves for intervention in pos-sible new scenarios, such as those resultingfrom climatic upheaval. In fact, the pro-gramme considers “the climate as one ofthe threats to American national security.[...] Cyclones and drought can cause pan-demics and famine that result in mass mi-gration, millions of people in flight, fightingfor elementary resources such as food andwater, which suddenly become dramaticallyinsufficient for everyone. Situations terroristmovements and different kinds of extrem-ists would thrive on, tragedies that wouldfuel violent nationalism and religious wars,making half the governments worldwideshake. [...] Preventative attempts are thusfollowed by more pragmatic plans to dealwith inevitable situations [that] may be-come a social and political, and thereforealso military danger”47. These simulationsare clear evidence of the American govern-ment’s fear, so that instead of consideringuniting ranks with other governments tofind a common solution they are gettingready to protect only their own interests,without considering that once this‘cycle’ofcalamity has started, it will gradually rageon every inch of the planet.The artist transliterated these American‘war games’into a transparent Plexiglas boxmade up of a vertical sequence of five par-allelepiped, separated by the same numberof skies that correspond to the differentcontinents in which toy soldiers, tanks, andhelicopters are engaged in a future war toappropriate all elements necessary for sur-vival, which have become scarcer andscarcer. Once again the work makes usthink about a subject that is more urgentthan ever; once again, the colour red is awarning to the viewer. While it is true thatthe medium is the message, to use the138tra presente e FUtUrO17 Contemplation, installazione / installation, 2010
  18. 18. definitiva scomparsa della specie umana.Se il rischio di estinzione effettivamenteesiste, la lotta fisica per la sopravvivenzatornerà ad essere una necessità non soloper gli animali ma anche gli uomini:quest’antico istinto primordiale è il tema diCock Fight, un’opera fotografica ed instal-lativa realizzata nel 2010 (ill. 14). L’istintoanimale che in Postzoico si afferma por-tando gli animali a riappropriarsi deglispazi dell’intelletto umano, è ricondotto daquesto lavoro alla sua manifestazione piùimmediata, ossia quella della lotta: la foto-grafia di un incontro tra due galli da com-battimento è posta sopra un box diplexiglas trasparente pieno di piume colo-rate. Queste, immobili, giacciono sul fondodel contenitore, come a decretare la finedell’ostilità tra i due avversari, il cui esitorimane però ignoto. La concitazione delloscontro porta i corpi dei due animali quasia fondersi, rendendo impossibile distin-guerli l’uno dall’altro; l’artista pensa a que-sta immagine come ad una metafora dellafutura lotta tra gli esseri umani per l’acca-parramento delle risorse e, per rendere piùesplicito questo messaggio, sceglie di am-bientare il combattimento sullo sfondo diun arido paesaggio dalle connotazioniquasi aliene che, prosciugato della linfa vi-tale, prospetta un futuro altrettanto deso-lato. La legge del più forte, l’istinto disopravvivenza che porta ogni creatura alottare per procurarsi il cibo, riprodursi,fuggire dai predatori, affermare la propriasupremazia nel branco, forse caratterizzerà,in un prossimo futuro, anche il comporta-mento dell’uomo, facendolo regredire aisuoi comportamenti più primitivi.L’uomo, che sempre riveste una posizionecentrale nella poetica di Rebecca Ballestra,anche quando l’opera non ne prevede laconcreta presenza, diviene il protagonistadella sperimentazione condotta in occa-completed in 2009 (ill. 13a, 13b, 13c, 13d).Seven images show the same number of in-sects and animals of unlikely dimensions inprestigious palazzi and churches in the city ofGenoa. Removed from their natural context,these huge creatures seem to have taken overthe buildings built by man to be used overthe centuries as the seats of political power,sites of prayer and the homes of nobility50.Adorned with frescoes and valuable decora-tions, these majestic buildings are testimonyto what was once ‘the golden age’; an agethat has now been replaced by a present thatis full of uncertainty; an age in which the manwho managed to achieve such magnificenceand is still discovering things of outstandingimportance, is now putting his own survivalat risk.Just like in the previous five geologicaleras with their alternation of diverse forms oflife, now, in an imaginary sixth era, the Post-zoico,it might be time for the final disappear-ance of the human species.While the risk of extinction does actuallyexist, the physical fight for survival will onceagain be a real need – not just for animalsbut also for men: this ancient primordial in-stinct is the subject of Cock Fight, a photo-graphic work and installation completed in2010 (ill. 14). The animal instinct that ledthe animals to reappropriate the spaces ofhuman intellect in Postzoico is portrayedhere in its most immediate form – fighting.The photograph of two fighting cocks fac-ing each other is placed on a transparentPlexiglas box full of coloured feathers. Im-mobile, they are lying on the bottom of thecontainer, as if a cease-fire between the twoadversaries has been declared, although theoutcome is unknown. The agitation of thefight makes the two animals’bodies almostblend together so it is impossible to distin-guish one from the other; for the artist thisimage is a metaphor of a future fight be-tween human beings to hoard resources; to141Daniela legOttadenudato. Alcune gemme verdi spinge-vano per uscire dalla terra e sfidavano no-nostante la loro fragilità l’impero del vento.Il mondo cominciava lentamente la sua ri-generazione. Dall’altro lato della terra uncane affermava la vita sul pianeta. I latratirimbombavano mentre la bottiglia conti-nua il suo viaggio ininterrotto”49. Una vi-sione post-umana che, senza indulgere allabanalizzazione, ci mostra il futuro dellaterra: una visione laica del mondo, senzasbilanciamenti a favore di nessuno, nédell’uomo e della sua sopravvivenza, nédella terra e della sua liberazione dall’es-sere umano che la sta distruggendo. An-cora una volta il titolo rende esplicito il suomessaggio: il futuro è ora, è adesso! Nonpossiamo più demandare le nostre sceltead un ipotetico futuro, domani è già oggi.L’estinzione dell’essere umano è anche latematica scelta per la serie fotografica Po-stzoico, anch’essa realizzata nel 2009 (ill.13a, 13b, 13c, 13d). Sette immagini mo-strano altrettanti insetti e animali dalle di-mensioni improbabili che occupano alcuniprestigiosi palazzi e chiese della città diGenova. Avulsi dal loro naturale contesto,queste enormi creature sembrano essersiimpossessate degli edifici costruiti dal-l’uomo e usati, nei secoli, come sedi del po-tere politico, come luoghi di preghiera ecome dimora di famiglie aristocratiche50.Queste architetture maestose, adorne di af-freschi e di pregiate decorazioni, testimo-niano di un’ormai tramontata‘età dell’oro’,oggi sostituita da un presente carico di in-certezze, in cui l’uomo che è riuscito acreare tali magnificenze e che continua ascoprire cose di straordinaria importanza,rischia di mettere a rischio la sua stessa so-pravvivenza. Come nelle cinque precedentiere geologiche si sono alternate diverseforme di vita, così un’immaginaria sestaera, il Postzoico, potrebbe vedere proprio lacity with soaring skyscrapers. Black birds, abad omen, are moving in flocks on therooftops of the high buildings with an in-auspicious sound track in the background.Below the screen is a book for the viewer:written by the Argentine Marcos Rosenz-vaig playwright especially for this work, Irotoli del pianeta morto [The Scrolls of theDead Planet] describe the rediscovery in2050 of ancient manuscripts in a bottle inwhich a sage rabbi describes the conquestof an entire planet driven by money: theearth, now nothing more than trade goods,has thus come to the end of the“post-mod-ern antiquity”with man persecuted by‘can-nibal profit’.The end of a civilisation is cyclically re-placed by the birth of another. The readercontinues reading and, identifying with thenarrator, realises that the ‘cyclical’ end isabout to sweep him away as well:“I openedthe window as if it were the first page of abook. The arid earth stretched as far as theeye could see. I looked down and felt theemptiness like a bared titan. A few greenbuds sprouted out of the earth, defying theempire of wind despite their fragility. Theworld gradually began its regeneration. Onthe other side of the earth, a dog affirmedlife on the planet. The barking resoundedwhile the bottle continues its uninterruptedjourney”49.A post-human vision that, with-out indulging in clichés, shows us the futureof the earth: a layman’s vision of the earth,without moving the balance in anyone’sfavour, not man and his survival, nor theearth and its liberation from the humanbeing who is destroying it. The title of thework makes is message clear: the future isnow, it is now! We can no longer transferour decisions to a hypothetical future – to-morrow is already today.The extinction of mankind is also the subjectof the photographic series Postzoico, also140tra presente e FUtUrO
  19. 19. rando che, nella lingua cinese, la parola‘pi-pistrello’è omofona della parola‘fortuna’eche, sempre nella cultura cinese, i simbolicapovolti significano che un evento è avve-nuto, l’opera rende esplicito il suo messag-gio: l’Occidente è stato ormai travolto dallacrescita economica dell’Oriente e NewYork, la città che nel secolo scorso ha rap-presentato, più di ogni altra, l’apparente-mente inarrestabile avanzata economicadegli Stati Uniti, può essere oggi assunta asimbolo della decadenza di quella super-potenza. I cinque pipistrelli sono, invece,allegorie delle altrettante ‘benedizioni’ ci-nesi (longevità, salute, ricchezza, amore emorte naturale) che pare stiano accompa-gnando l’ascesa dell’Oriente al suo ruolo dipotenza mondiale.La scelta linguistica muta sensibilmente inun’opera di natura più ‘intimista’, quale èContemplation, un’installazione presentataper la prima volta nel 2010 a Parigi nell’am-ment. Art may therefore be a means tostimulate reflection on how today’s deci-sions affect tomorrow, in a small town suchas Vallebona in the hinterland of westernLiguria.By alternating works with sound scientificbases with others that are more fanciful andunearthly, Rebecca Ballestra moulds herartistic language to the different needs ofeach work. From West to East is a photographof NewYork digitally elaborated so it becamethe background for the shadows of five bats(ill.16); this image is shown on a LCD screen,creating an unusual and refined hyper-tech-nological light-box. Bearing in mind that inChinese the word‘bat’is a homophone forthe word‘fortune’and that in Chinese cultureupside symbols mean an event has takenplace, the work’s message is clear: the Westhas now been overtaken by the economicgrowth of the East and NewYork,the city thatwas the prime example in the last century of143Daniela legOttasione della prima edizione di Vallebon’art_e51,sempre nel 2010. Orto d’artista è un pro-getto realizzato in collaborazione con l’ar-tista spagnola Veronica Cantero Yanez perrichiamare l’attenzione del pubblico suidifficili rapporti tra scienza, tecnologia edetica, usando nuovamente come punto dipartenza la complessa questione dei cibitransgenici (ill. 15). Orto d’artista si pre-senta, infatti, come un vero e proprio ortodi verdure e spezie piantate in quattro car-riole, a cui corrispondono altrettanti cartelliinformativi in cui si legge“orto pubblico”,“opera d’arte per la collettività”, “operad’arte bio-logica”,“orto bio-artistico”. Die-tro di esse giganteggia un cartello verdeche recita:“Orto biologico pubblico. Si in-vita la cittadinanza a partecipare attiva-mente alla conservazione e all’uso dell’orto”.Si delinea così una vera e propria opera in-terattiva e relazionale, finalizzata ad in-durre il pubblico a scegliere se impegnarsio meno nella cura di questo picco spazioverde; alla realizzazione dell’opera è sot-tesa la convinzione dell’artista che l’uomoabbia difficoltà a guardare oltre la necessitàprimaria di alimentarsi e a pensare, a lungotermine, a come salvaguardare la propriosalute e il proprio ambiente. L’arte può es-sere, dunque, il mezzo per stimolare tra gliabitanti di un piccolo paese quale Valle-bona, località dell’entroterra del ponente li-gure, una riflessione su come le scelte dioggi abbiano conseguenze nel domani.Alternando opere dalle solide basi scienti-fiche ad altre più fantasiose ed irreali, Re-becca Ballestra piega il proprio linguaggioartistico alle necessità di ogni suo lavoro:From West to East è una fotografia di NewYork elaborata digitalmente per divenire losfondo delle ombre di cinque pipistrelli (ill.16); l’immagine così ottenuta è visibile suun monitor LCD, a creare un’insolita e raf-finata light-box ipertecnologica. Conside-make the message even more explicit, shedecided to set the fight against an arid, al-most alien-like background that, deprivedof vital lymph, promises to be just as bleak.The law of the strongest, the instinct forsurvival that makes every creature fight tofind food, reproduce, flee from predatorsand establish its own supremacy in a packmight, in the near future, also become acharacteristic of man, making him slip backinto his most primitive behaviour.Man, a figure whom Rebecca Ballestra al-ways gives a central position in her poetics,even if the work does not actually foreseehis concrete presence, was the protagonistof the experiment carried out during thefirst edition of Vallebon’art_e51, in 2010. Ortod’artista was a project carried out togetherwith the Spanish artist Veronica CanteroYanez to draw the public’s attention to thecomplex relations between science, tech-nology and ethics, once again starting withthe complex issue of genetically modifiedfood (ill. 15). Indeed, Orto d’artista presentsitself as a real vegetable garden with herbsplanted in four wheelbarrows, with the cor-responding number of information sheetsupon which one can read“public vegetablegarden”,“work of art for the general pub-lic”,“bio-logical work of art”,“bio-artisticvegetable garden”. Behind them is a hugegreen sign saying:“Public biological garden.The citizens are kindly requested to take anactive role in the conservation and use ofthe vegetable garden”. It thus outlines atrue interactive and relational work, aimedat encouraging the public to decidewhether they want to be involved in look-ing after this small green area or not; un-derlying the creation of this work is theartist’s conviction that man finds it difficultto look beyond his own primary needs forfood, and to think in the long-term aboutprotecting his own health and environ-142tra presente e FUtUrO18 Big Five Biotic Transition, installazione / installation, 2011

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