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MARIA REBECCA BALLESTRA
changing
perspectives
cambiando
prospettive
A CURA DI / EDITED BY Paola Valenti
coordinamento editoriale: sabrina burlando
realizzazione editoriale
© De Ferrari comunicazione s.r.l.
via riboli, 20 - 16145 genova
tel. 010 3621713 - Fax 010 3626830
editorialetipografica@editorialetipografica.com
maria rebecca ballestra
changing perspectives / cambianDO
prOspettive
a cura di / edited by paola valenti
testi di / texts by alberto Diaspro, patrice garnier,
Daniela legotta, adrien pasternak, alessandra piatti,
anna viola sborgi, paola valenti
introduzione di/ Foreword by leo lecci, Franco sborgi
apparati / references Daniela legotta, alessandra piatti
progetto grafico / graphic design elena menichini
crediti fotografici / photographic credits maria rebecca
ballestra
l’editore è a disposizione per i compensi dovuti agli aventi
diritto con i quali non è stato possibile comunicare. / the
publisher has made every effort to contact all copyright
holders. if proper acknowledgment has not been made, we
ask copyright holders to contact De Ferrari editore, genoa
traduzioni / translations
per i testi di / essays by alberto Diaspro, Daniela legotta,
alessandra piatti, anna viola sborgi, paola valenti
(italiano/inglese; italian/english): christina cawthra,
Università  ca’Foscari, venezia
per i testi di/essays by patrice garnier, adrien pasternak
(Francese/inglese; French/english): Diana rabanser
per i testi di/essays by patrice garnier, adrien pasternak
(Francese/italiano; French/italian): alberta pane
Un particolare ringraziamento a / a special thanks to
andrea allavena, roberta allesina, rossana borroni,
sabrina burlando, anna careggi, emma careggi, barbara
colasanto con massimo e viola nucci, rosetta consiglio,
ivo Degl’innocenti, Dario Fortunato, leo lecci, martina
massarente, sergio massarente, silvia merlino, John
moore, maria camilla De palma, alberta pane,
michelangelo penso, elsa proudhon, gianni renosi,
marco ricca, barbara ruffoni, Franco sborgi, paolo
scacchetti, Francesca serrati, beatrice (susi) traverso,
roberto vidali.
Galerie
Alberta Pane Paris
AdAC
Archivio d’Arte Contemporanea
Università degli Studi di Genova
sommario / contents
introduzione
introduction
Franco sborgi, leo lecci
guardare il mondo cambiando prospettive
Observing the world, changing perspectives
paola valenti
intervista con maria rebecca ballestra (preceduta da una breve introduzione)
Interview with Maria Rebecca Ballestra (preceded by a short introduction)
adrien pasternak
bis repetita non placent
patrice garnier
paradiso perduto e mutazioni genetiche: il post-human garden di maria rebecca
Ballestra Paradise lost and genetic engineering. Maria Rebecca Ballestra’s Post-Human Garden
anna viola sborgi
“il futuro è ora!”
“The Future is now!”
alberto Diaspro
percOrsi tra le Opere / tOUrs thrOUgh the artWOrKs
tra anima e corpo
Between body and soul
alessandra piatti
tra presente e futuro
Between present and future
Daniela legotta
apparati / reFerences
biografia
Biography
indice ragionato delle opere
Annotated index of the artworks
bibliografia
Bibliography
Caratterizzate da tematiche urgenti e at-
tuali, le opere di Maria Rebecca Ballestra
rivelano una forte interdisciplinarità di
contenuti e un poliedrico linguaggio for-
male in continua sperimentazione. Re-
becca Ballestra è un’artista internazionale,
non solo perché vanta nel suo curriculum
una lunga lista di residenze in varie parti
del mondo, ma perché il suo linguaggio e
i temi da lei affrontati sono universali e ac-
cessibili a tutti: come osserva Luca Bochic-
chio, infatti, “in una sfera di mutevoli
riferimenti al mito e all’ecologia, alla reli-
gione e all’economia, alla filosofia e alla
letteratura, l’artista riesce a rinnovare il
corpo simbolico a-temporale della realtà”1.
Ad un percorso di investigazione sul-
l’uomo - dove emerge anche il ruolo, sem-
pre più in bilico tra moralità e immoralità,
della ricerca tecnologica e scientifica - si
accompagna inevitabilmente un confronto
serrato con il tema della globalizzazione,
che viene dall’artista scardinato e analiz-
zato nei suoi processi e nelle sue conse-
guenze. L’umanità viene, così, studiata
nelle sue molteplici sfaccettature e ripro-
posta allo spettatore in un turbinio di va-
rianti attraverso le quali egli viene
condotto alla scoperta di ‘isole’ che fanno
parte di un unico sistema, piccoli tasselli di
un enorme puzzle: tutto ha una causa e un
effetto, e ciò risulta ancora più vero nel
Terzo Millennio, l’era dell’uomo globaliz-
zato, dove ciascun individuo fa parte di un
network interdipendente.
Characterised by urgent, current themes,
Maria Rebecca Ballestra’s artworks reveal
a marked interdisciplinary content and
versatile formal language that is subject to
continuous experimentation. Rebecca Bal-
lestra is an international artist, not only
because her curriculum vitae includes a
long list of stays in various parts of the
world, but because the language she uses
and the themes she deals with are univer-
sal and comprehensible to everyone: In-
deed, as Luca Bochicchio observed:“in a
sphere of changing references to myths,
ecology, religion, the economy, philoso-
phy and literature, the artist manages to
renew the symbolic body at a pace that
matches reality”1
. Her studies on man –
also bringing to the fore the increasingly
unstable role between morality and im-
morality in technological and scientific re-
search - inevitably go hand in hand with
a close comparison with the topic of glob-
alisation, which the artist takes apart and
analyses in all its processes and conse-
quences. Mankind is thus studied in his
multiple facets and is presented to the
viewers in a whirl of variations through
which they are led on the discovery of‘is-
lands’that are part of a single system, tiny
parts of an enormous jigsaw puzzle:
everything has a cause and effect and this
is even more so in the Third Millennium,
the era of globalised man, where the sin-
gle individual is part of an interdependent
network.
111110
tra presente e futuro
Between present and future
Daniela legotta
1 Outsider, stampe digitali su forex / digital prints on forex, 2006
dell’artista sull’isola (quattro settimane, ap-
punto). L’opera alterna, così, immagini di
ambienti incontaminati e allarmanti notizie
internazionali: luoghi rupestri, piccoli edifici
consumati dalla storia, rifugi per barche, se-
guono la notizia“Questa mattina un uomo
armato e mascherato ha aperto il fuoco in
un liceo nel nord della Germania, ferendo
otto insegnanti e studenti prima di togliersi
la propria vita, ha detto la polizia” (The
Times – 20 nov. 2006); in un’altra sequenza
sono, invece, le antiche saline che, ren-
dendo labile il confine tra cielo e mare in un
suggestivo gioco di superfici specchianti,
mostrano un paesaggio che pare non toc-
cato dal passaggio dell’uomo ma che po-
trebbe essere però‘violato’da cause esterne:
“InVietnam i leader dell’area asiatico-paci-
fica esprimono‘forte preoccupazione’per il
test nucleare nella Corea del Nord” (BBC
News – 19 nov. 2006); e ancora, cieli plum-
bei, città desolate, strade fantasma, sprofon-
date in un’atmosfera quasi surreale, dove il
tempo sembra essersi fermato, sentono
echeggiare la notizia:“Le dispute ideologi-
che tra favorevoli e contrari ai campi russi
nell’Occidente mascherano una scomoda
verità: la Russia potrebbe non avere abba-
stanza gas per tenere al caldo né gli europei
né gli stessi russi negli inverni a venire”
(Herald Tribune – 22 Nov. 2006); l’annun-
cio che “Tony Blair condivide pubblica-
mente l’opinione che la violenza in Iraq
dall’invasione del 2003 sia stata un disa-
stro”(BBC News – 18 Nov. 2006) è invece
preludio di una teoria di immagini di cam-
pagne e campi agricoli. Con quest’opera
Rebecca Ballestra vuole ricordarci che tutti
gli stati, i popoli, i singoli individui sono
ormai strettamente legati tra loro, intercon-
nessi in una fitta rete di difficili equilibri
economici, politici, sociali e ambientali:
anche gli accadimenti che sembrano lon-
tani ci influenzano e nessuno può più es-
artist’s four weeks-long stay on the island.
The series is thus an alternation of untouched
landscapes and alarming international news:
rocky sites, small buildings that have been
worn away by history, boat shelters are fol-
lowed by the news item:“A masked gunman
opened fire in a high school in northern Ger-
many this morning,wounding eight teachers
and students before losing his own life,police
said”(TheTimes – 20 Nov.2006); another se-
quence shows the ancient salt marshes that,
by making the border between sky and sea
appear ephemeral with its evocative interplay
of reflecting surfaces, reveal a landscape that
appears to be untouched by man but could
actually be‘violated’by external causes:“Asia-
Pacific leaders inVietnam express‘strong con-
cern’ over North Korea’s nuclear weapons
test”(BBC News – 19 Nov. 2006); in another,
with leaden skies,ghost towns,and deserted
streets immerged in an almost surreal atmos-
phere where time seems to have stood still,
one can hear echoes of the news:“Ideological
disputes between pro- and anti-Russian
camps in the West mask an uncomfortable
truth: Russia may not have enough gas to
keep both Europeans and Russians them-
selves warm in winters to come”(HeraldTrib-
une – 22 Nov. 2006); the announcement that
“Tony Blair publicly agrees with the opinion
that the violence in Iraq since the 2003 inva-
sion has been a disaster”(BBC News – 18
Nov. 2006) is, on the other hand, the prelude
to a long stream of images of the countryside
and agricultural fields. With this work Re-
becca Ballestra wants to remind us that all
nations, peoples, and the single individual
are now closely intertwined, interconnected
in a dense network of complex economic,
political, social and environmental balances:
we are influenced by distant events and it has
now become impossible to be an outsider,
even on a tiny island in the middle of the
Mediterranean.
113
Daniela legOtta
Il rapporto universale di causa/effetto
emerge con prepotenza nella serie fotogra-
fica Outsider, realizzata da Rebecca Ballestra
nel 2006 a Malta, durante la residenza d’ar-
tista sull’isola di Gozo (ill. 1): l’opera è for-
temente influenzata dalla particolarità del
luogo che, sebbene sia una rinomata meta
del divertimento giovanile, ancora conserva
spazi incontaminati e un’insolita quiete;
poco lontano dai centri turistici più affollati
s’incontra, infatti, l’autentico volto del-
l’isola, con la sua antica cultura, le profonde
credenze religiose, la diffusa presenza del-
l’elemento naturale.Anche un luogo appa-
rentemente remoto come questo, però, è
parte di un unico sistema, e come tale non
può rimanere avulso dagli avvenimenti
esterni. Outsider riflette proprio sull’inter-
connessione di tutti i paesi del mondo: si
tratta di quattro serie fotografiche composte
da sette immagini ciascuna, idealmente le-
gate ai giorni della settimana, sei delle quali
mostrano particolari siti dell’isola, mentre
la settima, corrispondente alla domenica, ri-
porta una particolare notizia internazionale
diffusa durante il periodo di permanenza
The universal relationship of cause/effect
emerges with great clarity in the photo-
graphic series Outsider, which Rebecca
Ballestra completed in 2006 on Malta when
she was taking part in an artist residence on
the island of Gozo (ill. 1).The work is influ-
enced considerably by the unique character-
istics of the site that, although a renowned
destination of young people,has managed to
preserve untouched places and an uncom-
mon peace; just a stone’s throw from the
more crowded tourist centres, one can see
the true face of the island: its ancient culture,
deep religious beliefs and the widespread
presence of the natural element. However,
although this site appears remote it is actually
part of a single system, and as such it cannot
remain detached from external events. It is
precisely this interconnection between all the
countries in the world that Outsider is a re-
flection on. It is made up of four photo-
graphic series, each with seven pictures,
ideally linked to the days of the week; six
show particular sites on the island while the
seventh - Sunday – shows a piece of interna-
tional news that was published during the
112
tra presente e FUtUrO
2 R-evolution, performance, mosta, malta 2006
‘contatto’ tra le persone è una delle cause
della disumanizzazione dei rapporti sociali.
L’immagine dei ragazzi seduti sulle gradi-
nate dell’anfiteatro, che guardano fisso un
televisore con lo schermo vuoto, mette in
luce l’effetto negativo di un uso smodato di
questo mezzo, capace di monopolizzare
l’attenzione anche in assenza di reali con-
tenuti e di esercitare una sottile quanto pe-
ricolosa forma di controllo attraverso le sue
informazioni sempre più spesso manipolate
e unidirezionali. Il giornale, uno dei più an-
tichi e diffusi mezzi informativi, rivela in-
vece il limite della sua natura effimera e
della transitorietà delle sue notizie, dove
quelle di ieri sono già vecchie, dimenticate,
fagocitate da quelle di oggi e, magari, da
quelle di domani. Giocando sulla presenza
di opposte realtà – quella dei lettori bene-
stanti e quella del ‘barbone’ indigente - la
performance si propone di evidenziare la
velocità con cui il giornale esaurisce il suo
compito, sia esso quello di informare o
quello di ‘riparare’ dal freddo. Cellulari e
computer, indiscussi protagonisti degli ul-
timi decenni, hanno imposto nuove regole
comportamentali alle quali è pressoché im-
possibile non attenersi: ribellarsi alla loro
incombente presenza, infatti, significa non
poter essere immediatamente raggiungibili,
non avere accesso alle informazioni in
tempo reale, non poter far parte della net-
community e, dunque, autocondannarsi a
una condizione di sicura emarginazione.
I nuovi modi di comunicare fanno parte di
quel processo di globalizzazione che Re-
becca Ballestra spesso affronta in rapporto
alla tematica uomo-ambiente, come accade
ne Il peso dell’umanità (ill. 3), opera realizzata
nel 2007 in occasione della mostra collettiva
Doppio gioco. Sette artisti dal premio d’Arte
Duchessa di Galliera, allestita presso la Log-
gia della Mercanzia di Genova2. L’installa-
zione site specific è composta da due
the dehumanisation of social relations. The
image of young people sitting on the steps
of the amphitheatre, staring at a blank tele-
vision screen, highlights the negative effects
of an excessive use of this medium, one that
is able to monopolise their attention even
when it is not offering any real contents,
thus exercising a subtle but dangerous form
of control with its increasingly manipulated
and single-track information. The newspa-
per, one of the oldest and most widespread
means of information reveals the limits of
its ephemeral nature and the transience of
its information because yesterday’s news is
already old, forgotten and swallowed up by
today’s and maybe even tomorrow’s. Ex-
ploiting the presence of opposite realities –
115
Daniela legOtta
sere outsider, neanche in una piccola isola
sperduta nel Mediterraneo.
Durante questa residenza Rebecca Ballestra
realizza, in collaborazione con l’artista mal-
tese Norbert Francis Attard, anche la per-
formance R-evolution, momento conclusivo
del workshop realizzato con cento studenti
dell’Istituto di Arte e Design MCAST di
Mosta (ill. 2). L’azione riflette sul‘potere’dei
vecchi e nuovi strumenti del comunicare -
quotidiani, televisori, cellulari, computer - e
su come la comunicazione tecnologica
abbia trasformato la società e i rapporti tra
gli individui. Se il significato (le informa-
zioni) è solitamente il punto di partenza del
processo dell’artista, questa volta è il signi-
ficante (i mezzi di comunicazione) a dive-
nire il soggetto dell’opera: trasformato dai
due artisti in una sorta di set per azioni col-
lettive ispirate proprio all’uso di questi
mezzi, l’anfiteatro di Mosta, anch’esso in
passato medium - informava, infatti, attra-
verso le rappresentazioni teatrali - mostra
oggi un nuovo volto della società globale,
dove il significante assume spesso più im-
portanza del significato e dove la perdita di
Together with the Maltese artist Norbert
Francis Attard, during this residence Re-
becca Ballestra also completed the perform-
ance R-evolution, marking the close of the
workshop, together with a hundred stu-
dents from the MCAST Art and Design In-
stitute of Mosta (ill. 2).The performance is a
reflection on the ‘power’ of old and new
tools of communication – daily newspapers,
televisions, mobile phones, and computers
– and on how technological communication
has transformed both society and individual
relations. While the significance (informa-
tion) is usually the starting point in her
artistic process, this time it is the significant
(means of communication) that is the object
of the work. Transformed by the two artists
into a sort of set for collective actions that
was inspired by precisely these means,
today the Mosta amphitheatre – in the past
also a medium as its theatre performances
were also a source of information – shows a
new side of the global society, one in which
the significant is often more important than
the significance and where the loss of ‘con-
tact’between people is one of the causes of
114
tra presente e FUtUrO
3 Il peso dell’umanità, installazione site specific / site
specific installation, genova / genoa 2007
4 Kisses from China, installazione site specific / site spe-
cific installation, riga 2008
una lacrima, o con gli occhi chiusi e il capo
leggermente reclinato, la giovane sembra
voler distogliere lo sguardo dalle pietre che
regge con entrambe le mani o sulle spalle.
L’installazione ambientale affronta, infatti,
il delicato problema delle risorse naturali e,
in particolare, quello del World Overshoot o
World Debt, da noi conosciuto come Debito
ioural rules that are almost impossible not
to respect. Indeed, rebelling against their
impending presence means not being im-
mediately available, not having access to in-
formation in real time, not being able to take
part in the net-community and, as a result,
condemning oneself to a state of guaranteed
isolation.
117
Daniela legOtta
gigantografie applicate a due vetrate della
Loggia, da due monitor televisivi e da di-
verse pietre dorate disposte sul pavimento.
Le macrofotografie raffigurano una fan-
ciulla, ritratta di profilo e frontalmente, che
regge alcune pietre d’oro, unico elemento
colorato che esalta il bianco/nero dell’im-
magine. Con gli occhi aperti, da cui scende
that of the well-off readers and that of the
destitute ‘tramp’ – the performance high-
lights the speed with which the newspaper
exhausts its task, whether that of providing
information or that of‘protecting’someone
from the cold. Mobile phones and comput-
ers, the undisputed protagonists of the last
few decades, have imposed new behav-
116
tra presente e FUtUrO
5 Atlantis, stampe lambda / lambda prints, 2009 6 Babylon, stampe lambda / lambda prints, 2009
dissonante; il secondo trasmette sequenze
quasi astratte, dove i raggi irradiati da un in-
solito sole infuocato si alternano ad oriz-
zonti in costante mutamento atmosferico,
con nuvole vaporose che lasciano spazio a
plumbei cumuli.Anche in questo caso fa da
sottofondo una cupa musica strumentale,
colonna sonora di dati ‘allarmanti’ che vo-
gliono essere un monito dell’irresponsabile
agire dell’uomo sulla terra6. Uno strano vo-
ciare, quasi demoniaco, è poi seguito da una
musica più lieve, che accompagna il solo ru-
more di respiri profondi. Alla fine, un ul-
timo profondo anelito di vita precede
l’avvento di un cielo rasserenato, forse pre-
sagio di un futuro in cui l’uomo sparirà e la
natura si rimpossesserà dei suoi spazi. Gli
spettatori, intanto, camminano tra le pietre
dorate, metafora della preziosità delle ri-
sorse che tutti consumiamo smoderata-
mente e senza autocontrollo.
La seria compromissione degli equilibri fra
uomo e natura ha profonde radici negli sce-
nari economici e politici della contempora-
neità; Rebecca Ballestra ha nuovamente
occasione di riflettere su questa problema-
tica quando, nel 2008, partecipa alla mostra
collettiva Dictatorship of the Majority nell’am-
bito della Quadriennale di Scultura di Riga
con l’opera Kisses From China (ill. 4)7. Si tratta
di un’installazione site specific di 50 ban-
diere della Repubblica Popolare Cinese, po-
sizionate sull’erba e disposte in cinque file;
in origine l’opera doveva essere situata in un
campo vicino ad un fiume ma l’organizza-
zione ha poi deciso di collocarla di fronte
all’Accademia Lettone delle Scienze, replica
architettonica di una delle ‘Sette Sorelle’8,
conferendole così un significato marcata-
mente politico, estraneo all’intento origina-
rio dell’artista, volto piuttosto a stimolare
una riflessione sulla vertiginosa ascesa eco-
nomica della Cina e sulla sua pretesa di far
convivere comunismo e capitalismo. L’im-
mand the biological capacity of 1.4 planets,
according to Global Footprint Network
data. But of course, we only have one. The
first Earth Overshoot Day was celebrated
on 31 December 1986. Ten years later,
owing to increased annual consumption
[…] it fell in November”4
. Ever since then,
each year the day on which we finish these
renewable resources falls earlier and earlier:
in 1995 it was on 21 November, in 2005 on
2 October and in 2007 – the year the instal-
lation was created – on 23 September, in
2010 on 21 August, and this year it was al-
ready on 28 April5
. The title of the work
makes is message clear: the weight or bur-
den of mankind is, obviously, the impact
each individual has on the world ecosys-
tem, using a greater amount of resources
than the planet is able to provide.
The dramatic contrast between man and
nature is made even more explicit by the
images shown on the two screens: on one
we can see stockbrokers who are rushing
forward in a frenzy like robots, accompa-
nied by music that is deliberately dissonant;
the second shows almost abstract se-
quences in which the rays of an unusually
fiery sun are alternating against constantly
changing atmospheric horizons with va-
porous clouds that make room for leaden
cumulus.This is also accompanied by bleak
instrumental music, the sound track of
“alarming” data that are meant to be a
warning about man’s irresponsible behav-
iour on earth6
. A strange kind of shouting,
almost demonic-like is then followed by
lighter music that accompanies the sole
sound of deep breathing.At the end, a final
breath of life precedes the advent of a
brighter sky, perhaps an omen of a future
in which man will disappear and nature will
once again take possession of its space. In
the meanwhile, the spectators are walking
amongst the golden stones – a metaphor of
119
Daniela legOtta
Ecologico. Strettamente connesso a tale
problematica, il cosiddetto Earth Overshoot
Day è il giorno in cui ogni anno l’umanità
esaurisce le risorse naturali messe a dispo-
sizione dal pianeta ed inizia ad attingere alle
riserve: lo si conosce attraverso il calcolo
dell’Impronta Ecologica, ovvero di “[…]
quanto l’umanità richiede alla biosfera in
termini di terra e acqua biologicamente pro-
duttive necessarie per fornire le risorse che
usiamo e per assorbire i rifiuti che produ-
ciamo”3. La quantità richiesta dai trend di
vita attuali è sempre maggiore rispetto al
passato, quando si usavano (1961) metà
delle risorse messe a disposizione dalla
terra. Aumentando di anno in anno i nostri
bisogni, siamo arrivati ad usare nel 1986
tutte le risorse disponibili:“secondo il Glo-
bal Footprint Network stiamo impiegando
a livello globale la capacità biologica di 1,4
pianeti, ma, ovviamente, ne abbiamo solo
uno a disposizione. Il primo Earth Over-
shoot Day è stato celebrato il 31 dicembre
1986. Dieci anni più tardi, a causa di un con-
sumo annuale maggiore […] cadeva in no-
vembre”4. Da allora, ogni anno, il giorno in
cui terminano le risorse rinnovabili è sem-
pre più anticipato: nel 1995 il 21 novembre,
nel 2005 il 2 ottobre, e nel 2007 - anno di
realizzazione dell’installazione - il 23 set-
tembre, nel 2010 il 21 agosto e quest’anno
è già arrivato al 28 aprile5. Il titolo dell’opera
rende esplicito il suo messaggio: il peso
dell’umanità è, evidentemente, l’incidenza
di ogni singolo individuo sull’ecosistema
mondiale, il quale sfrutta una quantità di ri-
sorse superiore a quella che il pianeta è in
grado di mettere a sua disposizione.
Il drammatico contrasto tra l’uomo e la na-
tura è reso ulteriormente esplicito dalle im-
magini trasmesse dai due monitor: in uno
si vedono agenti di borsa che meccanica-
mente si ammassano l’uno contro l’altro,
accompagnati da una musica volutamente
These new means of communication are
part of the globalisation process that Re-
becca Ballestra often studies in relation to
the theme‘man-environment’, for example
in Il peso dell’umanità [The Weight of the
Human Being, ill. 3],an installation she com-
pleted in 2007 for the group exhibition
Doppio gioco. Sette artisti dal premio d’Arte
Duchessa di Galliera, installed in the Loggia
della Mercanzia in Genoa2
.This site-specific
installation was made up of two blow-ups
on two of the windows of the Loggia, two
television screens and various golden
coloured stones arranged on the floor. The
photomacrographs depict a young girl, both
in profile and frontally, holding some
golden stones, the only coloured element
that exalts the black/white of the picture.
With her eyes open and shedding a tear, or
with her eyes closed and her head tilted
backwards, the young woman seems to be
trying to take her eyes off the stones she is
holding with both hands or has on her
shoulders. In actual fact, this environmental
installation focuses on the delicate problem
of natural resources and, in particular that
of World Overshoot or World Debt, what we
call the Ecological Debt. Closely related to
this problem, the so-called Earth Overshoot
Day is the day on which, each year,
mankind exhausts the natural resources the
planet has provided him with and begins
using the reserves.This is known thanks to
the calculation of the Ecological Footprint,
that is“[...] humanity’s demand on the bios-
phere in terms of the area of biologically
productive land and sea required to provide
the resources we use and to absorb our
waste”3
. The quantity required by current
lifestyles is greater than in the past, when
only half the resources provided by the
earth were used (1961). Since our needs are
growing year by year, in 1986 we used all
resources available:“Globally, we now de-
118
tra presente e FUtUrO
Tra perdite di valori, eccessivo sfruttamento
delle risorse naturali e disequilibri econo-
mici, un tragico epilogo sembra dunque at-
tendere l’umanità: Rebecca Ballestra lo
prefigura nelle serie fotografiche Atlantis e
Babylon, realizzate nel 2009 nell’ambito di
una più ampia riflessione sul destino co-
mune a tutti gli uomini, indipendente-
mente dalla loro appartenenza culturale e
geografica, dalle idee politiche o credenze
religiose (ill. 5, 6). L’artista immagina che
solo alcuni edifici sopravvivano agli uomini
che li hanno costruiti ed usati: in Atlantis
sono le sedi dei poteri politici di varie na-
zioni ad emergere appena dalle acque che
li hanno sommersi12; in Babylon i più noti
templi delle diverse religioni appaiono so-
spesi ed avvolti da dense nuvole13. Le realtà
del potere politico e religioso, spesso tut-
t’altro che antitetiche, sono condannate a
scomparire per effetto delle loro stesse
scelte, per avere trascurato il bene comune
ed avere inseguito solo interessi particolari,
per avere tradito le loro missioni e avere ri-
nunciato a perseguire i valori della giustizia,
della ragione e della spiritualità.
Il titolo della serie Atlantis deriva dalla leg-
genda di Atlantide, narrata da Platone per
la prima volta nel Timeo14, dove se ne rac-
bodies the largest consumer centre, the
largest potential labour force, and a nation
that excels itself at scientific research, the
conquest of space and biotechnologies.
Whether a threat or an opportunity,it can no
longer be ignored”10
. The installation Kisses
from China is named after the photography
series that also focuses on the need, for the
whole world, to‘reckon’with the new Chi-
nese super power that is changing both the
political and economic balance on the world
scales11
. And it is precisely the vastity of
China that can be seen in this installation: its
impressiveness is dictated by the compact,
orderly presence of every single element,
from the serial nature of the flags that are
placed in an orderly row, one after the other.
In the artist’s vision, the image of a country
whose strength lies in its cultural traditions,
and the principles of work and family, is
translated into the nationalistic symbols of
the flags and their orderly, marked presence.
Loss of values, excessive exploitation of nat-
ural resources and economic imbalance, a
tragic epilogue appears to be awaiting
mankind. It is this that Rebecca Ballestra
foreshadows in her photographic series At-
lantis and Babylon, completed in 2009 as
part of a broader reflection on the destiny
121
Daniela legOtta
portanza di questo paese nel mondo è, in-
fatti, strettamente legata al suo nuovo ruolo
dominante nel mercato globale e, conside-
rando che l’attuale popolazione conta ormai
1,3 miliardi di individui, non possono essere
trascurate le invitabili conseguenze che il
suo sviluppo economico avrà in termini di
consumo di risorse energetiche e alimentari.
Siamo ormai entrati nel cosiddetto“secolo
cinese”9, e la velocità della sua ascesa non
ha pari nel corso della storia. La paura ge-
nerata nell’Occidente dal massiccio sposta-
mento di imprese, industrie, multinazionali
verso la Cina è ormai più che fondata:“la
forza del paese è una combinazione di tutti
questi elementi: le grandi dimensioni, l’ine-
sauribile manodopera a buon mercato, le
punte avanzate di modernità […]. Il boom
cinese, ormai, detta i ritmi e le regole del si-
stema in cui noi tutti viviamo […] la Cina in-
carna il più grande polo di consumatori, il
più vasto bacino di forza lavoro e una na-
zione che riesce a eccellere nella ricerca
scientifica, nella conquista dello spazio, nelle
biotecnologie. Minaccia o opportunità, non
ci si può permettere di ignorarla”10. L’instal-
lazione Kisses from China prende il titolo
dall’omonima serie fotografica, anch’essa
incentrata sulla necessità, per il mondo in-
tero, di ‘fare i conti’ con la nuova superpo-
tenza cinese che sta ormai cambiando gli
equilibri politici ed economici sul piatto della
bilancia mondiale11. Nell’opera installativa si
legge, infatti, tutta la grandezza della Cina:
la sua imponenza è dettata dalla presenza
compatta e ordinata di ogni singolo ele-
mento, dalla serialità delle bandiere che si
susseguono con regolarità, l’una dopo l’altra.
L’immagine di un paese la cui forza risiede
nella tradizione culturale, nei principi del la-
voro e della famiglia, si traduce, nella visione
dell’artista, nei simboli nazionalistici delle
bandiere e della loro ordinata e cadenzata
presenza.
the preciousness of the resources we are
consuming so excessively and without any
restraint whatsoever.
The serious compromise of the balance be-
tween man and nature is deeply rooted in
today’s economic and political scenarios;
once again Rebecca Ballestra had the oppor-
tunity to reflect on this issue when, in 2008,
she took part with her work Kisses from
China in the group exhibition Dictatorship of
the Majority at the Sculpture Quadriennale
in Riga (ill. 4)7
.This was a site-specific instal-
lation with 50 flags from the Chinese Popu-
lar Republic, placed on the grass and
arranged in five rows; it was originally meant
to be placed on a field near a river but the
organisers then decided to put it in front of
the Lettone Academy of Sciences, an archi-
tectural copy of one of the‘Seven Sisters’8
; it
was thus given a clear political value that
was not the artist’s original intention, the
aim having been to encourage reflection on
China’s staggering economic growth and its
claim of allowing Communism and Capital-
ism to exist side by side. Indeed, the world
importance of this country is closely con-
nected to its new dominant role on the
world market and, considering that the cur-
rent population is around 1.3 billion people,
the inevitable consequences that its eco-
nomic development will have in terms of en-
ergy and food resource consumption cannot
be ignored. We are now witnessing the so-
called“Chinese century”9
, and the rapidity of
its growth is unrivalled in the course of his-
tory.The fear of the massive transfer of com-
panies,industries and multinationals is more
than founded“the strength of the country is
a combination of all these elements: Its vast
dimensions, its inexhaustible inexpensive
manpower, the outstanding development in
specific fields [...] It is now the Chinese
boom that is dictating the pace and rules of
the system we are living in [...] China em-
120
tra presente e FUtUrO
7 Casablanca 2064, installazione / installation, 2009 8 Essay on the Principle of Population, installazione / in-
stallation, 2009
lonia e dei suoi abitanti i quali, costruendo
laTorre di Babele, vollero spingersi oltre i li-
miti divini, e per questo furono castigati.
Atlantide e Babilonia simboleggiano la su-
perbia punita con l’estinzione di quelle
stesse civiltà: nell’idea dell’artista, cancel-
lare gli edifici pubblici e religiosi è un mezzo
per richiamare l’attenzione sul rischio, sem-
pre più concreto, che scelte politiche dis-
sennate e comportamenti privi di etica e
spiritualità possano condurre non solo al
tramonto di una civiltà, ma dell’intera uma-
nità.
Nel percorso artistico di Rebecca Ballestra
l’anno 2009 segna un’importante quanto
decisiva svolta, uno spartiacque tra la pas-
sata produzione e la successiva. Il cambia-
mento non è solo tematico, ma riguarda
anche il linguaggio artistico: se nella prima
fase della sua ricerca, infatti, si potevano in-
dividuare due media privilegiati - fotografia
e installazione/performance - ora l’interesse
si estende ad una trasversalità di mezzi.
Questo processo è stato ben rappresentato
dalla mostra personale The Future is Near.
The Future is Now! che nel 2009 ha riunito
have driven the men to nourish excessive ex-
pansionistic aims, so that the gods decide
they need to be punished:“But afterwards
there occurred violent earthquakes and
floods; and in a single day and night of mis-
fortune [...] the island ofAtlantis in like man-
ner disappeared in the depths of the sea”
(Timaeus 25c-d)16
. The comparison between
Atlantis, which conquered without respite,
and our society,which is incapable of placing
restrictions on the individual’s needs is ex-
plicit: Rebecca Ballestra encourages us to re-
flect on the concrete risk that the fate of that
legendary city might also be ours and on the
fact that in the near future the populations of
the most influential nations today might be
punished for their greed, just like the inhab-
itants of Atlantis. Ancient civilisations have
appeared and disappeared in cycles; in this
sense Babylon outlines the concept of the ear-
lier series, linking it, however, to the biblical
tale which describes the city of Babylon and
its inhabitants who, by building theTower of
Babel, want to go beyond divine limits and
are therefore punished.Atlantis and Babylon
symbolise the punishment of pride with the
123
Daniela legOtta
conta l’ascesa, e nel Crizia15, dove se ne de-
scrive la caduta. Al di là della reale o pre-
sunta esistenza dell’isola, il racconto verte
su una civiltà dove la superbia e l’arroganza
hanno spinto gli uomini a nutrire eccessive
mire espansionistiche, tanto da spingere gli
dei a punirli:“nel tempo successivo, acca-
duti grandi terremoti e inondazioni, nello
spazio di un giorno e di una notte tremenda
[…] scomparve l’isola Atlantide assorbita
dal mare”(Timeo 25c-d)16. E’esplicito il pa-
ragone tra Atlantide, che conquistava senza
mai fermarsi, e la nostra società, incapace di
porre limiti ai propri‘bisogni’: Rebecca Bal-
lestra ci invita a riflettere sul concreto ri-
schio che il destino di quella leggendaria
città possa essere anche il nostro e che in
un prossimo futuro le popolazioni delle na-
zioni oggi più influenti possano essere pu-
niti per la loro ingordigia, come gli abitanti
di Atlantide lo furono per la loro. Ciclica-
mente si sono alternate antiche civiltà, e ci-
clicamente sono scomparse: in questo
senso Babylon ricalca il concept della serie
precedente, riconducendolo però al rac-
conto biblico che narra della città di Babi-
of mankind, regardless of his cultural or ge-
ographical roots, political or religious beliefs
(ill. 5, 6). The artist imagines that only few
buildings will survive the men who built
and used them: in Atlantis it is the seats of
political powers in various nations that can
barely be seen, peaking out of the waters
that submerged them12
, while in Babylon it
is the most famous temples of different re-
ligions that are suspended in the air, cov-
ered by thick cloud13
. Political and religious
power as we know it today, all too often
anything but antithetical, is destined to dis-
appear as a result of its very own decisions,
for having neglected the common good and
followed only certain interests, for having
betrayed its own missions and renounced
their respect of the values of justice, reason
and spirituality.
The title of the series Atlantis is derived from
the legend of Atlantis, described for the first
time by Plato in Timaeus14
, in which he de-
scribes its ascent,and in Critias15
,in which he
describes its fall.The true or presumed exis-
tence of the island aside, the tale focuses on
a civilisation in which pride and arrogance
122
tra presente e FUtUrO
9 Us Food Patent, installazione / installation, 2009
frutto di un lungo lavoro volto a calibrare i
poli espressivi della comunicazione e della
scultura ambientale”17.
Bambini che giocano spensierati in un parco
giochi; all’improvviso una tempesta disturba
il lieto pomeriggio.Una catastrofica sequenza
di alluvioni, inondazioni, trombe d’aria entra
nei sogni di una bimba che, urlando, si sve-
glia in preda al panico per il terribile quanto
realistico incubo.Iniziava così il video con cui
il 7 dicembre 2009 si è aperta a Copenaghen
la Climate Change Conference, organizzata
dalle Nazioni Unite18.: i rappresentanti dei
192 paesi del mondo partecipanti alla confe-
renza si sono riuniti con l’obiettivo di trovare
un accordo per ridurre i consumi di energia
fossile,una delle principali cause dei cambia-
menti climatici che stanno interessando la
terra. L’effetto serra e il surriscaldamento del
globo terrestre causano, infatti, lo sciogli-
mento dei ghiacciai e il conseguente innal-
zamento del livello del mare, mettendo a
serio rischio inondazione le città più vicine
alle coste. Seguendo, dunque, la riflessione
già avviata con Atlantis e Babylon, Casablanca
2064, direttamente influenzata dal dibattito
di Copenaghen,torna a prefigurare la fine del
nostro pianeta: una fotografia in bianco e
nero mostra la veduta aerea della città ma-
rocchina parzialmente sommersa dall’acqua,
a rendere visivamente concreto, come in un
film apocalittico, il possibile esito dei muta-
menti climatici (ill.7).L’immagine fotografica
trasmessa a monitor è accompagnata da una
colonna sonora realizzata dall’artista taiwa-
nese Wen Chin Fu che, utilizzando diversi
strumenti, ha creato per quest’opera due di-
verse melodie, lasciando allo spettatore la
scelta di ascoltare il brano Escape, ispirato al-
l’idea della salvezza, oppure Continue, il
suono dell’inondazione.L’elemento musicale
potenzia il dato visivo,proiettando lo spetta-
tore nella dimensione temporale e spaziale
della tragedia in corso con una duplice pos-
seen clearly in her one-man exhibition The
Future is Near. The Future is Now! In Galerie
KernotArt (now Galerie Alberta Pane) in
Paris in 2009, which included diverse works
she had completed that very year. In each
piece the artist combined more than one
medium – photography and sound in
Casablanca 2064; text and ready-made ob-
jects in Essay of the Principle of the Population;
photography, text and objects in US Food
Patent; video and text in The Future is Near –
and even revived the ‘artisan’ technique of
embroidery in Global Plots.The curator Luca
Bochicchio says,“Each of the six works is the
result of deep intellectual and anthropolog-
ical research and, at the same time, careful
linguistic and technical expression. The
seemingly natural use of traditional and
neo-technological media is actually the fruit
of a lengthy work process aimed at balancing
the expressive poles of communication and
environmental sculpture”17
.
Children playing without a care in a play-
ground; a sudden storm disturbs the afternoon
peace.A catastrophic sequence of floods, in-
undations, and tornados becomes part of a
little girl’s dreams so that she wakes up
screaming, overcome with panic by such a
terrible but realistic nightmare.This was how
the video started, shown at the opening of
the Climate Change Conference organised by
the United Nations in Copenhagen on 7
December 200918
: The representatives from
192 countries worldwide participating in the
conference had gathered with the objective
of reaching an agreement to reduce fossil
energy consumption,one of the main causes
of the climatic changes affecting the earth.
The greenhouse effect and global warming
are, in fact, causing the thawing of icebergs
and thus a consequent rise in sea levels and
posing a considerable risk of flooding to
cities close to the coasts. As a continuation,
therefore, of the reflection that had already
125
Daniela legOtta
alla Galerie KernotArt (ora Galerie Alberta
Pane) di Parigi diverse opere realizzate in
quello stesso anno: in ciascun lavoro l’arti-
sta combina più media - fotografia e dato
sonoro in Casablanca 2064; testo e oggetti
ready-made in Essay of the Principle of the
Population; fotografia, testo e oggetti in US
Food Patent; video e testo in The Future is
Near – arrivando a recuperare anche una
tecnica‘artigianale’come il ricamo in Global
Plots. Come ha scritto il curatore Luca Bo-
chicchio,“ognuna delle sei opere è il risul-
tato di una profonda ricerca intellettuale e
antropologica e, nello stesso tempo, di
un’attenta articolazione linguistica e tec-
nica. L’uso disinvolto (e soltanto in appa-
renza semplice) di media tradizionali e
neo-tecnologici rappresenta in realtà il
extinction of the civilisation itself: in the
artist’s mind, wiping out public and religious
buildings is a means of drawing attention to
the risk,one that is becoming more and more
concrete, that foolish political decisions and
behaviour lacking in ethics and spirituality
might not only lead to the decline of a civili-
sation, but of mankind as a whole.
During Rebecca Ballestra’s artistic develop-
ment the year 2009 marked an important
turning point, a watershed between her past
and future production. This change did not
only regard the themes, but also her artistic
language: while in the early stages of her
studies one can identify two favourite media
– photography and installation / perform-
ance, her interest then broadened to a much
wider range of media. This process can be
124
tra presente e FUtUrO
10 Global Plots, ricami all’uncinetto / crochet embroide-
ries, 2009
ricorre nella produzione di Rebecca Ballestra
come polivalente metafora dell’amore, del
peccato,del sangue,della morte,ma dal 2009
diventa anche un elemento di cui l’artista si
serve per richiamare l’attenzione dello spet-
tatore: in questo caso, le mani e le cornici
rosse sono un segnale, un’‘avvertenza’, un
monito per chi osserva l’opera e un’esortazione
a leggere i testi tratti dal famoso saggio di
Thomas Robert Malthus,An essay of the prin-
ciple of the population as it affects the future im-
provement of society, pubblicato nel 1798. I
brani incorniciati riprendono diversi passaggi
del testo in lingua inglese,tratti in particolare
dal secondo capitolo e dal terzo, dove il noto
economista inglese espone il metodo for-
mulato per calcolare il rapporto tra popolazione
e risorse. Partendo da postulati quali“il cibo
è necessario all’esistenza dell’uomo” e “la
passione tra i sessi è necessaria”19, Malthus
sviluppa la tesi secondo la quale l’aumento
begun in Atlantis and Babylon, Casablanca
2064, and influenced directly by the debate
in Copenhagen,she once again foreshadowed
the end of our planet: a black and white
photograph shows an aerial view of a city in
Morocco partially submerged in water,offering
a visually concrete example, like an apoca-
lyptical film, of the possible effects of climate
change (ill. 7). The photograph shown on
the screen is accompanied by a sound track
composed by the Taiwanese artist Wen Chin
Fu who, using different instruments, created
two different melodies for this work, letting
the viewer chose whether to listen to the
passage Escape,inspired by the idea of salva-
tion, or Continue, the sound of the flooding.
The musical element strengthens the visual,
projecting the viewer into the temporal and
spatial dimension of the tragedy taking place
with two possibilities: he can feel he is safe
and is ready to watch the flooding as if from
a sort of protected perspective, like in a con-
temporary version of the romantic poetics of
the sublime, or his senses may be overcome
by the effect of the grating, harsh almost
alienating sounds. Unlike the little girl in the
video, for 2064 man waking up will suffice to
stop the nightmare; he will have to start
being more aware and less egoistic in how
he proceeds.
Along the same lines of the outmoded
barrier of media uniqueness, Essay of the
Principle of the Population combines the bi-
dimensional aspect with a tri-dimensional
object (ill. 8): eight texts in red frames,
arranged in two rows, are placed above the
same number of plastic red hands opened
towards the viewer.The sculptural value of
the whole lies in the chromatic contrast of
the red and white that alternate in the dif-
ferent elements.The colour red is recurrent
in Rebecca Ballestra’s work as the versatile
metaphor of love, sin, blood and death, but
in 2009 it also became an element she used
127
Daniela legOtta
sibilità: egli può sentirsi tratto al sicuro e por-
tato a contemplare l’inondazione quasi da un
punto di vista protetto,come in una contem-
poranea versione della romantica poetica del
sublime,oppure può esserne sensorialmente
travolto per effetto dei suoni striduli, aspri,
quasi alienanti. All’uomo del 2064 non ba-
sterà svegliarsi, a differenza della bimba del
video, per interrompere l’incubo, ma dovrà
mobilitarsi ad agire in maniera più consape-
vole e meno egoistica.
Sempre in linea con l’ormai superata barriera
dell’unicità mediale, Essay of the Principle of
the Population fonde il dato bidimensionale
con l’oggetto tridimensionale (ill. 8): otto
testi incorniciati in rosso, disposti su due file,
sono posti sopra altrettante mani di plastica
rossa rivolte verso lo spettatore. La valenza
scultorea dell’insieme è giocata sul contrasto
cromatico del rosso e bianco,che qui si alter-
nano nei diversi elementi. Il colore rosso
126
tra presente e FUtUrO
12 The Future is Near, video, 200911 War Game, assemblaggio / assemblage, 2009
quasi sette miliardi recentemente censiti, ma
anche se la sua stima non era corretta, i dati
dell’aumento demografico degli ultimi anni
(sovrascritti in rosso, in ognuno degli otto ri-
quadri che compongono l’opera) sono co-
munque allarmanti: 791 milioni nel 1750,
978 milioni nel 1800, 1262 milioni nel 1850,
1650 milioni nel 1900, 2521 milioni nel 1950,
5901 milioni nel 1998, con la previsione di
arrivare a 8909 milioni di abitanti nel 205024.
Purtroppo quest’ultima stima è già risultata
fallace: a sette anni di distanza dal rapporto
dell’Onu dal quale l’artista ha tratto tali dati,
i pronostici per il 2050 sono saliti a 9.149
milioni di abitanti25.La presunta insufficienza
di risorse alimentari paventata da Malthus è
oggi apparentemente sfatata dai dati forniti
dalla Banca Mondiale, secondo cui il cibo
“prodotto a livello mondiale potrebbe garantire
un consumo di 3.500 calorie al giorno per
resulting in a clear disproportion between
the two variables20
. While the “Waste of
seed, sickness, and premature death”21
are
a ‘natural restraint’ on an infinite increase
of the various plant and animal species,
different measures are identified for man:
“the most effective tool to stop the popula-
tion growing was to keep it in misery, be-
cause it the standard of living of the poor
wretches were to increase, they (Malthus
was certain) would have done nothing other
than reproduce, worsening the problem of
the lack of food”22
.Another method Malthus
suggested to curb the increase of human
population was birth control. According to
Malthus’erroneous theories, today the world
population should be 256 billion23
, and not
the almost seven billion recently censused.
However, even though his estimate was
incorrect, the figures regarding the demo-
129
Daniela legOtta
della popolazione mondiale avviene in pro-
gressione geometrica mentre l’aumento delle
risorse avviene in maniera aritmetica, con la
conseguente netta sproporzione tra le due
variabili20. Se per le piante e gli animali il
‘freno naturale’ad un infinito aumento delle
diverse specie è la“dispersione del seme, la
malattia e la morte prematura”21, per l’uomo
vengono individuate altre misure: “lo stru-
mento più efficace per evitare la crescita della
popolazione era quello di tenerla nella miseria,
poiché se si fosse elevato il tenore di vita dei
miserabili, questi (Malthus ne era certo) non
avrebbero fatto altro che riprodursi,aggravando
il problema della carenza di cibo”22. Un altro
metodo,sempre individuato da Malthus,con
cui arginare l’aumento della popolazione
umana è il controllo delle nascite: secondo le
errate teorie maltusiane dovremmo oggi
essere 256 miliardi di individui23, invece che
to attract the viewer’s attention: here, the
red hands and frames are a signal, a‘warn-
ing’, an admonition for those observing the
work and an incitement to read the passages
taken from the famous essay by Thomas
Robert Malthus, An essay of the principle of
the population as it affects the future improve-
ment of society, published in 1798.The framed
passages are from the English text, in par-
ticular the second and third chapter in
which the renowned English economist ex-
plains his method for the calculation of the
relationship between population and re-
sources. Starting with postulates such as
“Food is necessary to the existence of man”
and“The passion between the sexes is nec-
essary”19
, Malthus develops his theory, ac-
cording to which the increase of the world
population is in geometric progression while
the increase of resources in arithmetical,
128
tra presente e FUtUrO
13a Tartaruga, stampa lambda / lambda print, dalla serie
Postzoico / from the series Postzoico, 2009
13b Iguana, 2009, stampa lambda / lambda print, dalla
serie / from the series Postzoico, 2009
13c Lumaca, 2009, stampa lambda / lambda print, dalla
serie / from the series Postzoico, 2009
13d Morpho, 2009, stampa lambda / lambda print, dalla
serie / from the series Postzoico, 2009
i consumatori”28. Rimangono le mani rosse
con il palmo rivolto verso l’alto,come a chie-
dere la carità e a implorare quel diritto al
cibo che, ad oggi, nonostante le ottimistiche
valutazioni della Banca Mondiale, non è
affatto a tutti assicurato.
Ecco, dunque, che il problema del sovrap-
popolamento si congiunge con il tema della
manipolazione genetica alimentare affrontato
in US Food Patent, altra
opera presente alla ci-
tata mostra parigina (ill.
9). Quattro elaborazioni
fotografiche digitali di
uguali dimensioni pre-
sentano altrettanti ve-
getali - lattuga, arancia,
broccolo, mela - su un
fondo scuro: come se
fossero stati scanneriz-
zati, questi ortaggi per-
dono la loro tridimen-
sionalità per diventare
superfici piatte, dove
pieghe e naturali incre-
spature sembrano ormai
solo un elemento de-
corativo. Il testo in so-
vrimpressione reca i dati
relativi ai brevetti di
semi registrati da mul-
tinazionali americane
negli anni ’90. Sulla fo-
glia del broccolo, ad
esempio, si legge:
US Patent No. 4,677,246
Title: Prootogyny in Zea Mays
Assignees: Dekalb-Pfizer Genetics
Il numero di brevetto, il titolo e l’azienda
identificano l’appartenenza intellettuale, e
quindi il diritto di proprietà, di una società
su una particolare semenza creata in labo-
For one, the human being is‘the cancer of
the world’, the one who consumes and
pollutes without restraint. For the other,
man should be placed in the best possible
conditions of mental and physical health
because he represents the biggest richness
of the planet”27
. As is her style, Rebecca
Ballestra does not pass judgement, she does
not takes sides, but she uses her work to
remind us that the plan-
et is on the brink of a
precipice, almost at
breaking point because
of excessive consump-
tion.Thus, we return to
the problems faced ear-
lier in Il peso dell’umanità:
“the problem is that the
Earth is ill, suffering
from over-consumption.
We are consuming
much more than nature
can give us. Thus, at a
global level the problem
is as follows: we either
reduce our consumption
drastically or we reduce
the consumers drasti-
cally”28
. The red hands
with their palms facing
upwards remain, as if
they were begging and
imploring their right to
food which, so far, de-
spite the optimistic cal-
culations by the World
Bank, is anything but guaranteed.
This is therefore the link between the prob-
lem of overpopulation and the subject of
genetically modified food in US Food Patent,
another work presented at the Paris exhibi-
tion (ill. 9). Four digital photographic elab-
orations of the same size present the same
number of vegetables – lettuce, orange,
131
Daniela legOtta
ogni persona che vive su pianeta”26. Lo smi-
surato aumento della popolazione porta con
sé, però, un costante aumento dei consumi,
incidendo quindi sul rapido esaurimento
delle risorse primarie. Quest’aspetto è alla
base della questione del controllo delle nascite,
che vede contrapporsi due scuole di pensiero:
da una parte i neomalthusiani sostengono la
necessità di un controllo demografico al fine
di garantire un sufficiente livello di benessere
per tutti; gli oppositori a questa teoria riten-
gono, invece, che l’incremento demografico
sia propulsore dell’aumento della pro-
duzione, dell’economia e del pro-
gresso tecnologico,e sia quindi
una condizione necessaria
a garantire il migliora-
mento delle condizioni
di vita:“alla base delle
nette diversità di opi-
nioni c’è la differente
concezione dell’uo-
mo. Per gli uni l’es-
sere umano è‘il can-
cro del mondo’,colui
che consuma e in-
quina senza riserve.
Per gli altri l’uomo va
messo nelle migliori con-
dizioni di salute mentale e
fisica, perché rappresenta la
ricchezza più grande del pianeta”27.
Come di consueto Rebecca Ballestra non
esprime un giudizio,non prende direttamente
posizione, ma usa la sua opera per ricordare
che la terra è sull’orlo di un precipizio, quasi
al collasso,a causa dei consumi in eccesso.Si
ritorna, così, alla problematica già affrontata
ne Il peso dell’umanità:“il problema è che la
Terra è malata di sovra consumo: noi stiamo
consumando molto più di quanto la natura
può dare.Pertanto,a livello globale,il dilemma
è questo: o riduciamo drasticamente i consumi,
oppure riduciamo altrettanto drasticamente
graphic growth over the last few years (writ-
ten in red in each of the eight panels com-
prising the work) are still alarming: 791
million in 1750, 978 million in 1800, 1262
million in 1850, 1650 million in 1900, 2521
million in 1950, 5901 million in 1998, with
the forecast of reaching 8909 million in
205024
. Unfortunately this last estimate has
proven inaccurate: seven years after the
UNO report the artist took the figures from
the forecast for 2050 rose to 9,149 million
inhabitants25
. The presumed insufficiency
of food resources Malthus dreaded has,
today, apparently been discred-
ited by figures from the
World Bank that claim
that the food“produced
worldwide could
guarantee the con-
sumption of 3,500
calorie a day for
each person alive
on the planet”26
.
The excessive in-
crease of the pop-
ulations means,
however, a continu-
ous increase in con-
sumption, thus affecting
the rapid depletion of pri-
mary materials. This aspect
underlies the question of birth
control, which has two opposing schools
of thought: the first, the Malthus followers,
who claim demographic control is necessary
to guarantee a sufficient level of well-being
for everyone; the second, those against this
theory, who claim that a demographic in-
crease is the engine behind a growth in
production, the economy, and technological
production and it is therefore a fundamental
condition to guarantee improved living con-
ditions:“underlying the clear divergence in
opinion is the different conception of man.
130
tra presente e FUtUrO
14 Cock Fight, assemblaggio / assemblage, 2010
zione32. La formazione di zone desertiche,
infatti, è dovuta“alla combinazione di feno-
meni che s’innescano a vicenda in un mec-
canismo interattivo di portata sempre
crescente […]. Il sistema complessivo fun-
ziona come un grande meccanismo di am-
plificazione, al cui interno anche i
microfattori possono estendersi e produrre
effetti duraturi”33. Il progetto Memory of
Rain, che Rebecca Ballestra realizza in India
nel 2009, riflette proprio su questo allar-
mante problema che sta compromettendo
l’ecosistema mondiale34
. L’avanzata dei de-
serti è dovuta ad inusuali prolungate siccità
causate da diversi motivi, tra cui l’intensifi-
cazione di“colture secondo le richieste del
mercato mondiale e la diffusione della mo-
nocoltura”35, nonché la riduzione della bio-
possible by the biologically patentability of
the seed: the patent gives the seed producer
the exclusive right to reproduce, conserve
and develop further varieties and stops the
farmer from reproducing, conserving or
selling the seed”30
. Terminator is the name
given to a gene that is introduced in the
DNA of a plant to stop it being productive:
“[...] the seed’s sterility guarantees a much
stronger monopoly than do patents […]”31
.
In addition to their negative effects on the
natural biodiversity, these seeds cause ge-
netic pollution because once these trans-
genic organisms are introduced into the
ecosystem, their behaviour may diverge
from initial suppositions, thus causing a de-
pletion of natural resources and the phe-
nomenon of desertification32
. Indeed, the
133
Daniela legOtta
ratorio. Queste immagini sono poste sopra
una mensola su cui sono appoggiate quat-
tro provette contenenti i semi biologici degli
ortaggi presenti nelle fotografie, messi così
in rapporto diretto con gli alimenti creati
chimicamente in laboratorio. La moderna
modificazione genetica, largamente usata a
partire dagli anni‘60, nasce con lo scopo di
produrre sementi detti‘ad alto rendimento’
per sopperire alla grande richiesta di cibo:
“si basava su una tecnologia a cui tutti po-
tevano accedere, e cioè i semi ibridi, pro-
dotti e distribuiti dal settore pubblico […].
Non erano previsti né diritti di proprietà in-
tellettuale, né brevetti in capo a multinazio-
nali; nessuna tecnologia privata o prodotti
privati: il coltivatore era proprietario del
seme che possedeva, ed era libero di deci-
dere l’uso che ne avrebbe fatto”29. La libe-
ralizzazione economica di questi prodotti
ha, invece, generato l’accaparramento pres-
soché totale da parte delle società multina-
zionali sulla produzione di“ibridi e colture
di semi non riutilizzabili e quindi non so-
stenibili ecologicamente. […] Ciò è stato
reso possibile attraverso la brevettabilità
biologica del seme: il brevetto conferisce al
produttore del seme il diritto esclusivo di ri-
produrre, conservare e sviluppare ulteriori
varietà e impedisce al coltivatore di ripro-
durre, conservare e vendere il seme”30. Ter-
minator è il nome dato ad un gene che viene
immesso nel DNA di una pianta al fine di
renderla non più produttiva:“[…] la sterilità
del seme assicura un monopolio molto più
forte di quanto non facciano già i brevetti
[…]”31. Oltre alla negativa incidenza sulla
naturale biodiversità, queste semenze sono
causa d’inquinamento genetico, in quanto
gli organismi transgenici, una volta immessi
nell’ecosistema, possono comportarsi di-
versamente dai presupposti iniziali, gene-
rando il depauperamento delle risorse
naturali e il fenomeno della desertifica-
broccoli, apple –against a dark background.
As if they had been scanned, these vegeta-
bles are no longer in three dimensions: they
have become flat surfaces, upon which
creases and natural wrinkles seem to be
mere decoration.The text printed over them
includes the figures regarding patents for
seeds registered by American multination-
als in the‘90s. On the broccoli leaf, for ex-
ample, one can read:
US Patent No. 4,677,246
Title: Prootogyny in Zea Mays
Assignees: Dekalb-Pfizer Genetics
The number of the patent, the title, and the
company identify the intellectual property
rights and therefore also ownership rights
of a company for a particular seed created
in a test tube These images are placed on a
shelf with four test tubes containing the bi-
ological seeds of the vegetables in the pho-
tographs, thus placing them in direct
relationship with food created chemically in
the laboratory. Modern genetic modifica-
tion, broadly used from the ‘60s on, origi-
nated with the objective of producing
so-called‘high yield seeds to meet the large
demand for food:“it was based on a tech-
nology that everybody had access to, and
that is, the hybrid seeds, produced and dis-
tributed by the public sector [...]. Neither
intellectual property rights nor patents for
the head of multinationals were foreseen;
no private technology or private products:
the farmer was the owner of the seed he
grew and he was free to decide what to do
with it”29
. The economic liberalisation of
these products has, however, resulted in the
almost total buying up by multinational
companies of the production of “hybrids
and non-reusable seed cultures and there-
fore not ecologically sustainable accounting
for almost the total. […] This was made
132
tra presente e FUtUrO
15 Orto d’artista, progetto relazionale / relational project,
vallebona (imperia), 2010
rificata alcuna epidemia”41. Diversamente
da questo morbo, la Sars si è manifestata
come una sorta di“polmonite atipica”che
ha generato una smisurata paura in tutto il
mondo, tanto da indurre il biologo David
Baltimore e lo scienziato David Ho ad af-
fermare:“la paura della Sars sta superando
la Sars”, in riferimento al panico diffuso,“al
blocco totale dei viaggi internazionali, al
crollo economico dei paesi colpiti dal con-
tagio, alla paralisi dei rapporti”42. L’ultima
pandemia è stata l’influenza suina che, di-
versamente dalle precedenti, è risultata
contagiosa ma priva di capacità patogena
grave43; ciò nonostante, il livello di allarme
a livello mondiale è stato estremamente
elevato, anche a causa del fatto che dal
maggio 2009 l’OMS (Organizzazione Mon-
ple doilies.As stated in the title, Global Plots,
the work is a reflection on how distances
have been shortened and speed increased
in the globalised society, which means that
the risk of viruses and pandemics spreading
is also greater, as was the case with the
swine flu that started in Mexico38
, the
‘chicken flu’(Sars), which spread in Asia39
,
and the so-called ‘mad-cow’ disease that
developed in Europe40
. The ‘mad-cow’ dis-
ease is one that is fatal, attacking the brain
but,“in spite of the psychosis that became
manifest in public opinion connected to
possible contagion of the disease by eating
beef, this disease remained an extremely
rare occurrence and there was no epi-
demic”41
. Sars, on the other hand, was a
kind of“atypical pneumonia”that generated
135
Daniela legOtta
massa, a causa dei semi transgenici, e
quindi della materia organica presente nel
terreno che non trattiene più la pioggia36.
La riflessione sulle modificazioni genetiche
delle piante e sulla privatizzazione di beni
comuni, quali acqua e terra, fa emergere
una realtà in cui la scienza e la tecnologia
sembrano essere d’ausilio all’uomo solo in
termini di accaparramento di ricchezze
piuttosto che di miglioramento delle con-
dizioni umane.Viviamo in un’era di guerre
economiche e commerciali, dove lo scopo
primario è il profitto e la conquista di ri-
sorse:“vogliono, insomma, arrivare a ven-
derci quello che, in realtà, già ci appartiene:
l’acqua, i geni, le cellule, gli organi, il sapere,
la cultura e il futuro”37.
Tra le altre problematiche strettamente cor-
relate alla globalizzazione, Rebecca Balle-
stra affronta in Global Plots quella della
possibile diffusione di malattie letali su
scala globale (ill. 10): anch’essa presente
alla mostra The Future is Near.The Future is
Now!, l’opera è formata da tre ricami che
trasformano le Americhe, l’Asia e l’Europa
in colorati intrecci di fili, quasi riducendo
l’imponenza dei grandi continenti a ordi-
nari centrini. Come preannunciato dal ti-
tolo, Global Plots [Trame globali], l’opera
riflette su come, nella società globalizzata,
le distanze si accorcino e le velocità aumen-
tino, facendo così anche accrescere il rischio
della diffusione di virus e di pandemie,
come è avvenuto nei casi dell’’influenza
suina’ partita dal Messico38, dell’‘influenza
dei polli’ (Sars) diffusasi dall’Asia39, e della
cosiddetta‘mucca pazza’sviluppatasi in Eu-
ropa40. La‘mucca pazza’è una malattia mor-
tale che colpisce il cervello, ma“a dispetto
della psicosi che si determinò nell’opinione
pubblica legata alla possibilità di trasmis-
sione della malattia attraverso il consumo
di carne bovina, questa malattia è rimasta
un evento assolutamente raro e non si è ve-
formation of desert areas is a result of“the
combination of phenomena that are caused
by one another in an increasingly interac-
tive mechanism [...]. The overall system
functions like a vast amplification mecha-
nism, within which even micro-factors may
expand and produce lasting effects”33
.
Completed by Rebecca Ballestra in India in
2009, the project Memory of Rain is a reflec-
tion on this alarming problem, one that is
compromising the world ecosystem34
. The
advance of deserts is a result of unusually
prolonged droughts caused by different fac-
tors such as the intensification of“crops to
meet the demands of the world market, the
diffusion of monocrops”35
, the reduction of
biomass, owing to transgenic genes, and
therefore of the organic material in the
ground that can thus no longer retain rain-
water36
.This reflection on the genetic mod-
ifications of plants and the privatisation of
common goods such as water and land re-
veals a situation in which science and tech-
nology appear to be an aid to man but only
as regards the hoarding of riches rather
than improving conditions of mankind. We
are living in an age of economic and com-
mercial warfare, one in which the primary
objective is profit and conquering resources:
“in short, we want to be able to sell what is,
in actual fact, already ours: water, genes,
cells, organs, knowledge, culture and the
future”37
.
A further problem that is closely related to
globalisation tackled by Rebecca Ballestra
in Global Plots is that of the possible spread-
ing of fatal diseases on a global scale (ill.
10).This subject was also present in the ex-
hibition The Future is Near. The Future is
Now!; the work consisted in three embroi-
deries that transform the Americas, Asia
and Europe into a colourful interweaving of
threads, almost as if the grandeur of the
large continents had been reduced to sim-
134
tra presente e FUtUrO
16 From West to East, stampa lambda su schermo al led
/ lambda print on led screen, 2010
politici dei vari governi, uno strumento di
terrorismo psicologico in grado di condi-
zionare non solo la libertà di spostamento
degli individui, ma anche gli equilibri eco-
nomici e commerciali.
Se Global Plots affronta la tematica delle
pandemie in maniera concettuale, con la
performance Filters, realizzata da Rebecca
Ballestra alla Biennale di Mosca del 2010, è
l’individuo a viverne le conseguenze in
prima persona: diventato inconsapevol-
mente una minaccia per l’intera umanità,
ciascuno di noi può trovarsi ad essere ef-
fettivamente trattato come tale46.
Con questi lavori Rebecca Ballestra ci porta
a riflettere sull’incertezza in cui siamo de-
stinati a vivere: carni portatrici di virus, ver-
dure transgeniche, acque contaminate non
sono altro che le conseguenze dell’ecces-
sivo sfruttamento della terra, effetti di un
agire non più sostenibile che - come i cer-
chi concentrici nell’acqua che divengono
sempre più grandi - determinano una serie
di processi a catena ormai inarrestabili.Tra
gli esiti più drammatici ci saranno i nuovi
scenari di guerra; l’opera War Game porta
questa inquietante previsione nel percorso
della mostra parigina, prendendo spunto
dall’omonimo programma virtuale messo
in atto dal Pentagono nel 2009, anno in cui
è emersa con maggior evidenza la proble-
matica riguardante le risorse (ill. 11): si
tratta di un insieme di simulazioni eseguite
dall’esercito americano per prepararsi ad
intervenire in possibili nuovi scenari, come
quelli determinati da stravolgimenti clima-
tici. Il programma, infatti, considera “il
clima come una delle minacce alla sicu-
rezza nazionale americana. […] Cicloni e
siccità possono scatenare pandemie e ca-
restie che spingono a migrazioni di massa,
milioni di persone in fuga, a combattere
per risorse elementari come il cibo e l’ac-
qua, che all’improvviso diventano dram-
same modus operandi and the same sub-
ject45
: in the case of the Turinese artist, the
large embroideries, which were done by
Afghan women, depict planispheres in
which countries are represented by national
flags while in Global Plots the continents are
identified by the name of the last epidemic
that struck them.While the first work high-
lights the instability of geopolitical borders
over the years, the second reflects on how,
in a globalised world, the fear of the possi-
ble spreading of a virus, and therefore pos-
sible contagion may, in the political games
of various governments, be an instrument
of psychological terrorism that can condi-
tion not only an individual’s freedom of
movement, but also economic and com-
mercial equilibria.
While Global Plots deals with the subject of
pandemics conceptually, in the perform-
ance Filters, completed by Rebecca Ballestra
for the Moscow Biennale in 2010, it is the
individual who suffers the consequences in
first person. Having unconsciously become
a threat for the whole of mankind, each of
us may find ourselves actually being treated
as such46
.
With these works Rebecca Ballestra makes
us reflect on the uncertainty in which we
are destined to live: meats carrying viruses,
transgenic vegetables, contaminated water
are nothing other than the consequences of
the excessive exploitation of the earth, the
effects of behaviour that is no longer sus-
tainable - like the concentric circles of water
that grow bigger and bigger - that lead to a
series of chain processes that can no longer
be stopped. The most dramatic results will
be new scenarios of war. The work War
Game offered this disquieting forecast at the
Paris exhibition, inspired by the same-
named virtual programme implemented by
the Pentagon in 2009, the year in which the
problem regarding resources emerged with
137
Daniela legOtta
diale della Sanità) aveva modificato la defi-
nizione di pandemia, eliminando caratteri-
stiche quali il fattore di ‘morbosità’ e il
‘numero elevato di morti’, rendendola di
fatto analoga ad una semplice epidemia di
influenza stagionale. Quest’ambiguità se-
mantica può generare caos, facendo credere
che vi sia un rischio superiore a quello ef-
fettivo44; lo spettro di un possibile contagio
può degenerare in una“psicosi collettiva”,
facilmente sfruttabile in termini di interessi
economici e governativi.
Sulla linea dell’arte concettuale, Rebecca
Ballestra affida a terzi la realizzazione -
l’esecuzione artigianale del ricamo - dei
suoi Global Plots. Non è infatti importante,
nell’economia dell’opera, l’intervento ma-
nuale dell’artista, che rivendica il ruolo di
pura ideatrice della forma assunta dal la-
voro in rapporto al messaggio che esso
deve veicolare: il ricamo, con la sua maglia
di fili, è come il network di cui tutti, volenti
o nolenti, facciamo parte. Come già evi-
denziato, nessuno può più essere outsider
e qualsiasi cosa accada in una parte del
globo avrà ricadute in tutto il pianeta: ti-
rando un filo, questo andrà a‘scompensare’
inevitabilmente un altro pezzo del ricamo.
C’è una sintomatica somiglianza tra questo
lavoro e le famose mappe concettuali di
Alighiero Boetti, dove si ritrova lo stesso
modus operandi e il medesimo soggetto45:
nel caso dell’artista torinese i grandi ricami,
cuciti da donne afgane, raffigurano plani-
sferi in cui i paesi sono rappresentati dalle
bandiere nazionali, mentre in Global Plots i
continenti sono identificati dal nome del-
l’ultima epidemia che li ha colpiti. Se nella
prima opera si vuole evidenziare l’instabi-
lità dei confini geopolitici nel corso del
tempo, nella seconda si riflette su come, nel
mondo globalizzato, la paura per la possi-
bile diffusione di un virus e, quindi, di pos-
sibili contagi, possa diventare, nei giochi
excessive fear worldwide, so much so that
the biologist David Baltimore and the sci-
entist David Ho said: “the fear of Sars is
overtaking Sars itself”, in reference to the
widespread panic,“with the total blockage
of international travel, the economic col-
lapse of countries afflicted by contagion,
and paralysis of relations”42
. The last pan-
demic was the swine flu that, unlike previ-
ous outbreaks, was contagious but without
any serious pathogenic effects43
; neverthe-
less, the alarm levels worldwide were ex-
tremely high, also owing to the fact that in
May 2009 the WHO (World Health Organ-
isation) had modified the definition of pan-
demic, eliminating characteristics such as
the factor of ‘morbidity’ and ‘high number
of fatalities’, thus making it similar to a sim-
ple epidemic of seasonal flu. Such semantic
ambiguity can cause chaos, making people
believe the risk is greater than it actually
is44
; the spectre of possible contagion may
degenerate into a “collective psychosis”,
which can then be easily exploited in terms
of economic and governmental interests.
Following the lines of conceptual art, Re-
becca Ballestra entrusts the artisan creation
of the embroidery for her Global Plots to a
third party. In the economics of the work
the artist’s manual intervention is unimpor-
tant, as her role was the pure conception of
the work and how it was to be expressed in
relation to the message it was to transmit:
With its thread stitches, embroidery is like
the network we are all part of, whether we
like it or not. As shown earlier, nobody can
be an outsider anymore, and whatever hap-
pens in one part of the world, has repercus-
sions on the entire planet: If we pull a
thread, it will inevitably upset the balance
of another piece of the embroidery.
There is a symptomatic similarity between
this work and Alghiero Boetti’s famous
conceptual maps, where one can see the
136
tra presente e FUtUrO
tale’. Si utilizzano più risorse di quante la
Terra riesca a rigenerare”48.
Ultima opera della mostra di Parigi, il video
The Future is Near preconizza l’ineluttabile
fine dell’uomo e della sua civiltà (ill. 12).
Un’animazione tridimensionale presenta la
vista aerea di una tipica città cosmopolita
con i suoi alti grattacieli. Uccelli neri, segno
di cattivo presagio, si muovono in stormi sui
tetti degli altissimi palazzi, col sottofondo di
una nefasta colonna sonora.Sotto il monitor,
un libro è messo a disposizione dello spet-
tatore: scritto dal drammaturgo argentino
Marcos Rosenzvaig appositamente per que-
st’opera, I rotoli del pianeta morto narrano del
ritrovamento, avvenuto nel 2050, di antichi
manoscritti in una bottiglia,nei quali un sag-
gio rabbino descrive la conquista dell’intero
pianeta ad opera del denaro: la terra, ormai
merce di scambio, è giunta così alla fine
dell’“antichità post-moderna”, con l’uomo
perseguitato da un‘profitto cannibale’.
La fine di una civiltà si alterna ciclicamente
alla nascita di un’altra. Il lettore prosegue
il racconto e, immedesimandosi nel narra-
tore, constata che quella fine‘ciclica’sta per
travolgere anche lui:“aprii la finestra come
la prima pagina di un libro. La terra si
estendeva senza limiti nella sua aridità. Mi
affacciai e sentii il vuoto come un titano
renowned phrase by McLuhan, the toys are
the spokesman for a situation that is any-
thing other than cheerful and pleasant:“the
fight for resources will become the key
characteristic of the twenty-first century.
Not only will there be a food shortage, loss
of biodiversity, depletion of fish resources,
ground erosion and excessive use of fresh
water, but also a peak in energy consump-
tion and climate change.We are witnessing
a global crisis of the demand and offer of
essential resources, which some define as a
‘total peak’. More resources are being used
than the Earth is able to regenerate”48
.
The last piece at the Paris exhibition, the
video The Future is Near prophesies the in-
escapable end of man and his civilisation
(ill. 12).A three-dimensional cartoon shows
the aerial view of a typical cosmopolitan
139
Daniela legOtta
maticamente insufficienti per tutti. Situa-
zioni nelle quali sguazzerebbero movi-
menti terroristici ed estremisti di varia
natura, tragedie che alimenterebbero na-
zionalismi violenti e guerre religiose, fa-
cendo vacillare governi di mezzo mondo.
[…] E così dai tentativi di prevenzione si
passa ai più pragmatici piani per affrontare
emergenze inevitabili [che] possono diven-
tare un pericolo sociale e politico, e quindi
anche militare”47. Queste simulazioni ren-
dono tangibile la paura del governo ame-
ricano il quale, anziché pensare ad unire le
forze con altri governi nel tentativo di tro-
vare una soluzione comune, si prepara a
salvaguardare solo il proprio interesse,
senza tenere conto che una volta attivato il
‘ciclo’di calamità, questo andrà man mano
ad imperversare in ogni angolo del mondo.
I‘giochi di guerra’americani sono translit-
terati dall’artista in un box di plexiglas tra-
sparente composto da una sequenza
verticale di cinque parallelepipedi, separati
da altrettanti cieli corrispondenti ai diversi
continenti, in cui soldati-giocattolo, carri
armati, elicotteri sono impegnati in una fu-
tura guerra per impossessarsi degli ele-
menti necessari alla vita, divenuti sempre
più scarsi. Ancora una volta un’opera ci
porta a riflettere su un tema quanto mai ur-
gente; ancora una volta, il rosso ammoni-
sce lo spettatore. Se è vero che il medium è
il messaggio, secondo la nota equivalenza
di McLuhan, i giocattoli si fanno portavoce
di una realtà tutt’altro che gaia e piacevole:
“la lotta per le risorse diventerà l’elemento
caratterizzante del XXI secolo.Alle carenze
alimentari, perdita della biodiversità, de-
pauperamento delle risorse ittiche, ero-
sione del suolo e abuso dell’acqua dolce si
aggiungeranno il picco energetico e il cam-
biamento climatico.Assistiamo ad una crisi
globale della domanda e offerta delle ri-
sorse essenziali, definita da alcuni‘picco to-
greater clarity (ill 11). It is a set of simula-
tions carried out by the American army to
prepare themselves for intervention in pos-
sible new scenarios, such as those resulting
from climatic upheaval. In fact, the pro-
gramme considers “the climate as one of
the threats to American national security.
[...] Cyclones and drought can cause pan-
demics and famine that result in mass mi-
gration, millions of people in flight, fighting
for elementary resources such as food and
water, which suddenly become dramatically
insufficient for everyone. Situations terrorist
movements and different kinds of extrem-
ists would thrive on, tragedies that would
fuel violent nationalism and religious wars,
making half the governments worldwide
shake. [...] Preventative attempts are thus
followed by more pragmatic plans to deal
with inevitable situations [that] may be-
come a social and political, and therefore
also military danger”47
. These simulations
are clear evidence of the American govern-
ment’s fear, so that instead of considering
uniting ranks with other governments to
find a common solution they are getting
ready to protect only their own interests,
without considering that once this‘cycle’of
calamity has started, it will gradually rage
on every inch of the planet.
The artist transliterated these American
‘war games’into a transparent Plexiglas box
made up of a vertical sequence of five par-
allelepiped, separated by the same number
of skies that correspond to the different
continents in which toy soldiers, tanks, and
helicopters are engaged in a future war to
appropriate all elements necessary for sur-
vival, which have become scarcer and
scarcer. Once again the work makes us
think about a subject that is more urgent
than ever; once again, the colour red is a
warning to the viewer. While it is true that
the medium is the message, to use the
138
tra presente e FUtUrO
17 Contemplation, installazione / installation, 2010
definitiva scomparsa della specie umana.
Se il rischio di estinzione effettivamente
esiste, la lotta fisica per la sopravvivenza
tornerà ad essere una necessità non solo
per gli animali ma anche gli uomini:
quest’antico istinto primordiale è il tema di
Cock Fight, un’opera fotografica ed instal-
lativa realizzata nel 2010 (ill. 14). L’istinto
animale che in Postzoico si afferma por-
tando gli animali a riappropriarsi degli
spazi dell’intelletto umano, è ricondotto da
questo lavoro alla sua manifestazione più
immediata, ossia quella della lotta: la foto-
grafia di un incontro tra due galli da com-
battimento è posta sopra un box di
plexiglas trasparente pieno di piume colo-
rate. Queste, immobili, giacciono sul fondo
del contenitore, come a decretare la fine
dell’ostilità tra i due avversari, il cui esito
rimane però ignoto. La concitazione dello
scontro porta i corpi dei due animali quasi
a fondersi, rendendo impossibile distin-
guerli l’uno dall’altro; l’artista pensa a que-
sta immagine come ad una metafora della
futura lotta tra gli esseri umani per l’acca-
parramento delle risorse e, per rendere più
esplicito questo messaggio, sceglie di am-
bientare il combattimento sullo sfondo di
un arido paesaggio dalle connotazioni
quasi aliene che, prosciugato della linfa vi-
tale, prospetta un futuro altrettanto deso-
lato. La legge del più forte, l’istinto di
sopravvivenza che porta ogni creatura a
lottare per procurarsi il cibo, riprodursi,
fuggire dai predatori, affermare la propria
supremazia nel branco, forse caratterizzerà,
in un prossimo futuro, anche il comporta-
mento dell’uomo, facendolo regredire ai
suoi comportamenti più primitivi.
L’uomo, che sempre riveste una posizione
centrale nella poetica di Rebecca Ballestra,
anche quando l’opera non ne prevede la
concreta presenza, diviene il protagonista
della sperimentazione condotta in occa-
completed in 2009 (ill. 13a, 13b, 13c, 13d).
Seven images show the same number of in-
sects and animals of unlikely dimensions in
prestigious palazzi and churches in the city of
Genoa. Removed from their natural context,
these huge creatures seem to have taken over
the buildings built by man to be used over
the centuries as the seats of political power,
sites of prayer and the homes of nobility50
.
Adorned with frescoes and valuable decora-
tions, these majestic buildings are testimony
to what was once ‘the golden age’; an age
that has now been replaced by a present that
is full of uncertainty; an age in which the man
who managed to achieve such magnificence
and is still discovering things of outstanding
importance, is now putting his own survival
at risk.Just like in the previous five geological
eras with their alternation of diverse forms of
life, now, in an imaginary sixth era, the Post-
zoico,it might be time for the final disappear-
ance of the human species.
While the risk of extinction does actually
exist, the physical fight for survival will once
again be a real need – not just for animals
but also for men: this ancient primordial in-
stinct is the subject of Cock Fight, a photo-
graphic work and installation completed in
2010 (ill. 14). The animal instinct that led
the animals to reappropriate the spaces of
human intellect in Postzoico is portrayed
here in its most immediate form – fighting.
The photograph of two fighting cocks fac-
ing each other is placed on a transparent
Plexiglas box full of coloured feathers. Im-
mobile, they are lying on the bottom of the
container, as if a cease-fire between the two
adversaries has been declared, although the
outcome is unknown. The agitation of the
fight makes the two animals’bodies almost
blend together so it is impossible to distin-
guish one from the other; for the artist this
image is a metaphor of a future fight be-
tween human beings to hoard resources; to
141
Daniela legOtta
denudato. Alcune gemme verdi spinge-
vano per uscire dalla terra e sfidavano no-
nostante la loro fragilità l’impero del vento.
Il mondo cominciava lentamente la sua ri-
generazione. Dall’altro lato della terra un
cane affermava la vita sul pianeta. I latrati
rimbombavano mentre la bottiglia conti-
nua il suo viaggio ininterrotto”49. Una vi-
sione post-umana che, senza indulgere alla
banalizzazione, ci mostra il futuro della
terra: una visione laica del mondo, senza
sbilanciamenti a favore di nessuno, né
dell’uomo e della sua sopravvivenza, né
della terra e della sua liberazione dall’es-
sere umano che la sta distruggendo. An-
cora una volta il titolo rende esplicito il suo
messaggio: il futuro è ora, è adesso! Non
possiamo più demandare le nostre scelte
ad un ipotetico futuro, domani è già oggi.
L’estinzione dell’essere umano è anche la
tematica scelta per la serie fotografica Po-
stzoico, anch’essa realizzata nel 2009 (ill.
13a, 13b, 13c, 13d). Sette immagini mo-
strano altrettanti insetti e animali dalle di-
mensioni improbabili che occupano alcuni
prestigiosi palazzi e chiese della città di
Genova. Avulsi dal loro naturale contesto,
queste enormi creature sembrano essersi
impossessate degli edifici costruiti dal-
l’uomo e usati, nei secoli, come sedi del po-
tere politico, come luoghi di preghiera e
come dimora di famiglie aristocratiche50.
Queste architetture maestose, adorne di af-
freschi e di pregiate decorazioni, testimo-
niano di un’ormai tramontata‘età dell’oro’,
oggi sostituita da un presente carico di in-
certezze, in cui l’uomo che è riuscito a
creare tali magnificenze e che continua a
scoprire cose di straordinaria importanza,
rischia di mettere a rischio la sua stessa so-
pravvivenza. Come nelle cinque precedenti
ere geologiche si sono alternate diverse
forme di vita, così un’immaginaria sesta
era, il Postzoico, potrebbe vedere proprio la
city with soaring skyscrapers. Black birds, a
bad omen, are moving in flocks on the
rooftops of the high buildings with an in-
auspicious sound track in the background.
Below the screen is a book for the viewer:
written by the Argentine Marcos Rosenz-
vaig playwright especially for this work, I
rotoli del pianeta morto [The Scrolls of the
Dead Planet] describe the rediscovery in
2050 of ancient manuscripts in a bottle in
which a sage rabbi describes the conquest
of an entire planet driven by money: the
earth, now nothing more than trade goods,
has thus come to the end of the“post-mod-
ern antiquity”with man persecuted by‘can-
nibal profit’.
The end of a civilisation is cyclically re-
placed by the birth of another. The reader
continues reading and, identifying with the
narrator, realises that the ‘cyclical’ end is
about to sweep him away as well:“I opened
the window as if it were the first page of a
book. The arid earth stretched as far as the
eye could see. I looked down and felt the
emptiness like a bared titan. A few green
buds sprouted out of the earth, defying the
empire of wind despite their fragility. The
world gradually began its regeneration. On
the other side of the earth, a dog affirmed
life on the planet. The barking resounded
while the bottle continues its uninterrupted
journey”49
.A post-human vision that, with-
out indulging in clichés, shows us the future
of the earth: a layman’s vision of the earth,
without moving the balance in anyone’s
favour, not man and his survival, nor the
earth and its liberation from the human
being who is destroying it. The title of the
work makes is message clear: the future is
now, it is now! We can no longer transfer
our decisions to a hypothetical future – to-
morrow is already today.
The extinction of mankind is also the subject
of the photographic series Postzoico, also
140
tra presente e FUtUrO
rando che, nella lingua cinese, la parola‘pi-
pistrello’è omofona della parola‘fortuna’e
che, sempre nella cultura cinese, i simboli
capovolti significano che un evento è avve-
nuto, l’opera rende esplicito il suo messag-
gio: l’Occidente è stato ormai travolto dalla
crescita economica dell’Oriente e New
York, la città che nel secolo scorso ha rap-
presentato, più di ogni altra, l’apparente-
mente inarrestabile avanzata economica
degli Stati Uniti, può essere oggi assunta a
simbolo della decadenza di quella super-
potenza. I cinque pipistrelli sono, invece,
allegorie delle altrettante ‘benedizioni’ ci-
nesi (longevità, salute, ricchezza, amore e
morte naturale) che pare stiano accompa-
gnando l’ascesa dell’Oriente al suo ruolo di
potenza mondiale.
La scelta linguistica muta sensibilmente in
un’opera di natura più ‘intimista’, quale è
Contemplation, un’installazione presentata
per la prima volta nel 2010 a Parigi nell’am-
ment. Art may therefore be a means to
stimulate reflection on how today’s deci-
sions affect tomorrow, in a small town such
as Vallebona in the hinterland of western
Liguria.
By alternating works with sound scientific
bases with others that are more fanciful and
unearthly, Rebecca Ballestra moulds her
artistic language to the different needs of
each work. From West to East is a photograph
of NewYork digitally elaborated so it became
the background for the shadows of five bats
(ill.16); this image is shown on a LCD screen,
creating an unusual and refined hyper-tech-
nological light-box. Bearing in mind that in
Chinese the word‘bat’is a homophone for
the word‘fortune’and that in Chinese culture
upside symbols mean an event has taken
place, the work’s message is clear: the West
has now been overtaken by the economic
growth of the East and NewYork,the city that
was the prime example in the last century of
143
Daniela legOtta
sione della prima edizione di Vallebon’art_e51,
sempre nel 2010. Orto d’artista è un pro-
getto realizzato in collaborazione con l’ar-
tista spagnola Veronica Cantero Yanez per
richiamare l’attenzione del pubblico sui
difficili rapporti tra scienza, tecnologia ed
etica, usando nuovamente come punto di
partenza la complessa questione dei cibi
transgenici (ill. 15). Orto d’artista si pre-
senta, infatti, come un vero e proprio orto
di verdure e spezie piantate in quattro car-
riole, a cui corrispondono altrettanti cartelli
informativi in cui si legge“orto pubblico”,
“opera d’arte per la collettività”, “opera
d’arte bio-logica”,“orto bio-artistico”. Die-
tro di esse giganteggia un cartello verde
che recita:“Orto biologico pubblico. Si in-
vita la cittadinanza a partecipare attiva-
mente alla conservazione e all’uso dell’orto”.
Si delinea così una vera e propria opera in-
terattiva e relazionale, finalizzata ad in-
durre il pubblico a scegliere se impegnarsi
o meno nella cura di questo picco spazio
verde; alla realizzazione dell’opera è sot-
tesa la convinzione dell’artista che l’uomo
abbia difficoltà a guardare oltre la necessità
primaria di alimentarsi e a pensare, a lungo
termine, a come salvaguardare la proprio
salute e il proprio ambiente. L’arte può es-
sere, dunque, il mezzo per stimolare tra gli
abitanti di un piccolo paese quale Valle-
bona, località dell’entroterra del ponente li-
gure, una riflessione su come le scelte di
oggi abbiano conseguenze nel domani.
Alternando opere dalle solide basi scienti-
fiche ad altre più fantasiose ed irreali, Re-
becca Ballestra piega il proprio linguaggio
artistico alle necessità di ogni suo lavoro:
From West to East è una fotografia di New
York elaborata digitalmente per divenire lo
sfondo delle ombre di cinque pipistrelli (ill.
16); l’immagine così ottenuta è visibile su
un monitor LCD, a creare un’insolita e raf-
finata light-box ipertecnologica. Conside-
make the message even more explicit, she
decided to set the fight against an arid, al-
most alien-like background that, deprived
of vital lymph, promises to be just as bleak.
The law of the strongest, the instinct for
survival that makes every creature fight to
find food, reproduce, flee from predators
and establish its own supremacy in a pack
might, in the near future, also become a
characteristic of man, making him slip back
into his most primitive behaviour.
Man, a figure whom Rebecca Ballestra al-
ways gives a central position in her poetics,
even if the work does not actually foresee
his concrete presence, was the protagonist
of the experiment carried out during the
first edition of Vallebon’art_e51
, in 2010. Orto
d’artista was a project carried out together
with the Spanish artist Veronica Cantero
Yanez to draw the public’s attention to the
complex relations between science, tech-
nology and ethics, once again starting with
the complex issue of genetically modified
food (ill. 15). Indeed, Orto d’artista presents
itself as a real vegetable garden with herbs
planted in four wheelbarrows, with the cor-
responding number of information sheets
upon which one can read“public vegetable
garden”,“work of art for the general pub-
lic”,“bio-logical work of art”,“bio-artistic
vegetable garden”. Behind them is a huge
green sign saying:“Public biological garden.
The citizens are kindly requested to take an
active role in the conservation and use of
the vegetable garden”. It thus outlines a
true interactive and relational work, aimed
at encouraging the public to decide
whether they want to be involved in look-
ing after this small green area or not; un-
derlying the creation of this work is the
artist’s conviction that man finds it difficult
to look beyond his own primary needs for
food, and to think in the long-term about
protecting his own health and environ-
142
tra presente e FUtUrO
18 Big Five Biotic Transition, installazione / installation, 2011
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  • 1.
  • 2. MARIA REBECCA BALLESTRA changing perspectives cambiando prospettive A CURA DI / EDITED BY Paola Valenti coordinamento editoriale: sabrina burlando realizzazione editoriale © De Ferrari comunicazione s.r.l. via riboli, 20 - 16145 genova tel. 010 3621713 - Fax 010 3626830 editorialetipografica@editorialetipografica.com maria rebecca ballestra changing perspectives / cambianDO prOspettive a cura di / edited by paola valenti testi di / texts by alberto Diaspro, patrice garnier, Daniela legotta, adrien pasternak, alessandra piatti, anna viola sborgi, paola valenti introduzione di/ Foreword by leo lecci, Franco sborgi apparati / references Daniela legotta, alessandra piatti progetto grafico / graphic design elena menichini crediti fotografici / photographic credits maria rebecca ballestra l’editore è a disposizione per i compensi dovuti agli aventi diritto con i quali non è stato possibile comunicare. / the publisher has made every effort to contact all copyright holders. if proper acknowledgment has not been made, we ask copyright holders to contact De Ferrari editore, genoa traduzioni / translations per i testi di / essays by alberto Diaspro, Daniela legotta, alessandra piatti, anna viola sborgi, paola valenti (italiano/inglese; italian/english): christina cawthra, Università  ca’Foscari, venezia per i testi di/essays by patrice garnier, adrien pasternak (Francese/inglese; French/english): Diana rabanser per i testi di/essays by patrice garnier, adrien pasternak (Francese/italiano; French/italian): alberta pane Un particolare ringraziamento a / a special thanks to andrea allavena, roberta allesina, rossana borroni, sabrina burlando, anna careggi, emma careggi, barbara colasanto con massimo e viola nucci, rosetta consiglio, ivo Degl’innocenti, Dario Fortunato, leo lecci, martina massarente, sergio massarente, silvia merlino, John moore, maria camilla De palma, alberta pane, michelangelo penso, elsa proudhon, gianni renosi, marco ricca, barbara ruffoni, Franco sborgi, paolo scacchetti, Francesca serrati, beatrice (susi) traverso, roberto vidali. Galerie Alberta Pane Paris AdAC Archivio d’Arte Contemporanea Università degli Studi di Genova
  • 3. sommario / contents introduzione introduction Franco sborgi, leo lecci guardare il mondo cambiando prospettive Observing the world, changing perspectives paola valenti intervista con maria rebecca ballestra (preceduta da una breve introduzione) Interview with Maria Rebecca Ballestra (preceded by a short introduction) adrien pasternak bis repetita non placent patrice garnier paradiso perduto e mutazioni genetiche: il post-human garden di maria rebecca Ballestra Paradise lost and genetic engineering. Maria Rebecca Ballestra’s Post-Human Garden anna viola sborgi “il futuro è ora!” “The Future is now!” alberto Diaspro percOrsi tra le Opere / tOUrs thrOUgh the artWOrKs tra anima e corpo Between body and soul alessandra piatti tra presente e futuro Between present and future Daniela legotta apparati / reFerences biografia Biography indice ragionato delle opere Annotated index of the artworks bibliografia Bibliography
  • 4. Caratterizzate da tematiche urgenti e at- tuali, le opere di Maria Rebecca Ballestra rivelano una forte interdisciplinarità di contenuti e un poliedrico linguaggio for- male in continua sperimentazione. Re- becca Ballestra è un’artista internazionale, non solo perché vanta nel suo curriculum una lunga lista di residenze in varie parti del mondo, ma perché il suo linguaggio e i temi da lei affrontati sono universali e ac- cessibili a tutti: come osserva Luca Bochic- chio, infatti, “in una sfera di mutevoli riferimenti al mito e all’ecologia, alla reli- gione e all’economia, alla filosofia e alla letteratura, l’artista riesce a rinnovare il corpo simbolico a-temporale della realtà”1. Ad un percorso di investigazione sul- l’uomo - dove emerge anche il ruolo, sem- pre più in bilico tra moralità e immoralità, della ricerca tecnologica e scientifica - si accompagna inevitabilmente un confronto serrato con il tema della globalizzazione, che viene dall’artista scardinato e analiz- zato nei suoi processi e nelle sue conse- guenze. L’umanità viene, così, studiata nelle sue molteplici sfaccettature e ripro- posta allo spettatore in un turbinio di va- rianti attraverso le quali egli viene condotto alla scoperta di ‘isole’ che fanno parte di un unico sistema, piccoli tasselli di un enorme puzzle: tutto ha una causa e un effetto, e ciò risulta ancora più vero nel Terzo Millennio, l’era dell’uomo globaliz- zato, dove ciascun individuo fa parte di un network interdipendente. Characterised by urgent, current themes, Maria Rebecca Ballestra’s artworks reveal a marked interdisciplinary content and versatile formal language that is subject to continuous experimentation. Rebecca Bal- lestra is an international artist, not only because her curriculum vitae includes a long list of stays in various parts of the world, but because the language she uses and the themes she deals with are univer- sal and comprehensible to everyone: In- deed, as Luca Bochicchio observed:“in a sphere of changing references to myths, ecology, religion, the economy, philoso- phy and literature, the artist manages to renew the symbolic body at a pace that matches reality”1 . Her studies on man – also bringing to the fore the increasingly unstable role between morality and im- morality in technological and scientific re- search - inevitably go hand in hand with a close comparison with the topic of glob- alisation, which the artist takes apart and analyses in all its processes and conse- quences. Mankind is thus studied in his multiple facets and is presented to the viewers in a whirl of variations through which they are led on the discovery of‘is- lands’that are part of a single system, tiny parts of an enormous jigsaw puzzle: everything has a cause and effect and this is even more so in the Third Millennium, the era of globalised man, where the sin- gle individual is part of an interdependent network. 111110 tra presente e futuro Between present and future Daniela legotta 1 Outsider, stampe digitali su forex / digital prints on forex, 2006
  • 5. dell’artista sull’isola (quattro settimane, ap- punto). L’opera alterna, così, immagini di ambienti incontaminati e allarmanti notizie internazionali: luoghi rupestri, piccoli edifici consumati dalla storia, rifugi per barche, se- guono la notizia“Questa mattina un uomo armato e mascherato ha aperto il fuoco in un liceo nel nord della Germania, ferendo otto insegnanti e studenti prima di togliersi la propria vita, ha detto la polizia” (The Times – 20 nov. 2006); in un’altra sequenza sono, invece, le antiche saline che, ren- dendo labile il confine tra cielo e mare in un suggestivo gioco di superfici specchianti, mostrano un paesaggio che pare non toc- cato dal passaggio dell’uomo ma che po- trebbe essere però‘violato’da cause esterne: “InVietnam i leader dell’area asiatico-paci- fica esprimono‘forte preoccupazione’per il test nucleare nella Corea del Nord” (BBC News – 19 nov. 2006); e ancora, cieli plum- bei, città desolate, strade fantasma, sprofon- date in un’atmosfera quasi surreale, dove il tempo sembra essersi fermato, sentono echeggiare la notizia:“Le dispute ideologi- che tra favorevoli e contrari ai campi russi nell’Occidente mascherano una scomoda verità: la Russia potrebbe non avere abba- stanza gas per tenere al caldo né gli europei né gli stessi russi negli inverni a venire” (Herald Tribune – 22 Nov. 2006); l’annun- cio che “Tony Blair condivide pubblica- mente l’opinione che la violenza in Iraq dall’invasione del 2003 sia stata un disa- stro”(BBC News – 18 Nov. 2006) è invece preludio di una teoria di immagini di cam- pagne e campi agricoli. Con quest’opera Rebecca Ballestra vuole ricordarci che tutti gli stati, i popoli, i singoli individui sono ormai strettamente legati tra loro, intercon- nessi in una fitta rete di difficili equilibri economici, politici, sociali e ambientali: anche gli accadimenti che sembrano lon- tani ci influenzano e nessuno può più es- artist’s four weeks-long stay on the island. The series is thus an alternation of untouched landscapes and alarming international news: rocky sites, small buildings that have been worn away by history, boat shelters are fol- lowed by the news item:“A masked gunman opened fire in a high school in northern Ger- many this morning,wounding eight teachers and students before losing his own life,police said”(TheTimes – 20 Nov.2006); another se- quence shows the ancient salt marshes that, by making the border between sky and sea appear ephemeral with its evocative interplay of reflecting surfaces, reveal a landscape that appears to be untouched by man but could actually be‘violated’by external causes:“Asia- Pacific leaders inVietnam express‘strong con- cern’ over North Korea’s nuclear weapons test”(BBC News – 19 Nov. 2006); in another, with leaden skies,ghost towns,and deserted streets immerged in an almost surreal atmos- phere where time seems to have stood still, one can hear echoes of the news:“Ideological disputes between pro- and anti-Russian camps in the West mask an uncomfortable truth: Russia may not have enough gas to keep both Europeans and Russians them- selves warm in winters to come”(HeraldTrib- une – 22 Nov. 2006); the announcement that “Tony Blair publicly agrees with the opinion that the violence in Iraq since the 2003 inva- sion has been a disaster”(BBC News – 18 Nov. 2006) is, on the other hand, the prelude to a long stream of images of the countryside and agricultural fields. With this work Re- becca Ballestra wants to remind us that all nations, peoples, and the single individual are now closely intertwined, interconnected in a dense network of complex economic, political, social and environmental balances: we are influenced by distant events and it has now become impossible to be an outsider, even on a tiny island in the middle of the Mediterranean. 113 Daniela legOtta Il rapporto universale di causa/effetto emerge con prepotenza nella serie fotogra- fica Outsider, realizzata da Rebecca Ballestra nel 2006 a Malta, durante la residenza d’ar- tista sull’isola di Gozo (ill. 1): l’opera è for- temente influenzata dalla particolarità del luogo che, sebbene sia una rinomata meta del divertimento giovanile, ancora conserva spazi incontaminati e un’insolita quiete; poco lontano dai centri turistici più affollati s’incontra, infatti, l’autentico volto del- l’isola, con la sua antica cultura, le profonde credenze religiose, la diffusa presenza del- l’elemento naturale.Anche un luogo appa- rentemente remoto come questo, però, è parte di un unico sistema, e come tale non può rimanere avulso dagli avvenimenti esterni. Outsider riflette proprio sull’inter- connessione di tutti i paesi del mondo: si tratta di quattro serie fotografiche composte da sette immagini ciascuna, idealmente le- gate ai giorni della settimana, sei delle quali mostrano particolari siti dell’isola, mentre la settima, corrispondente alla domenica, ri- porta una particolare notizia internazionale diffusa durante il periodo di permanenza The universal relationship of cause/effect emerges with great clarity in the photo- graphic series Outsider, which Rebecca Ballestra completed in 2006 on Malta when she was taking part in an artist residence on the island of Gozo (ill. 1).The work is influ- enced considerably by the unique character- istics of the site that, although a renowned destination of young people,has managed to preserve untouched places and an uncom- mon peace; just a stone’s throw from the more crowded tourist centres, one can see the true face of the island: its ancient culture, deep religious beliefs and the widespread presence of the natural element. However, although this site appears remote it is actually part of a single system, and as such it cannot remain detached from external events. It is precisely this interconnection between all the countries in the world that Outsider is a re- flection on. It is made up of four photo- graphic series, each with seven pictures, ideally linked to the days of the week; six show particular sites on the island while the seventh - Sunday – shows a piece of interna- tional news that was published during the 112 tra presente e FUtUrO 2 R-evolution, performance, mosta, malta 2006
  • 6. ‘contatto’ tra le persone è una delle cause della disumanizzazione dei rapporti sociali. L’immagine dei ragazzi seduti sulle gradi- nate dell’anfiteatro, che guardano fisso un televisore con lo schermo vuoto, mette in luce l’effetto negativo di un uso smodato di questo mezzo, capace di monopolizzare l’attenzione anche in assenza di reali con- tenuti e di esercitare una sottile quanto pe- ricolosa forma di controllo attraverso le sue informazioni sempre più spesso manipolate e unidirezionali. Il giornale, uno dei più an- tichi e diffusi mezzi informativi, rivela in- vece il limite della sua natura effimera e della transitorietà delle sue notizie, dove quelle di ieri sono già vecchie, dimenticate, fagocitate da quelle di oggi e, magari, da quelle di domani. Giocando sulla presenza di opposte realtà – quella dei lettori bene- stanti e quella del ‘barbone’ indigente - la performance si propone di evidenziare la velocità con cui il giornale esaurisce il suo compito, sia esso quello di informare o quello di ‘riparare’ dal freddo. Cellulari e computer, indiscussi protagonisti degli ul- timi decenni, hanno imposto nuove regole comportamentali alle quali è pressoché im- possibile non attenersi: ribellarsi alla loro incombente presenza, infatti, significa non poter essere immediatamente raggiungibili, non avere accesso alle informazioni in tempo reale, non poter far parte della net- community e, dunque, autocondannarsi a una condizione di sicura emarginazione. I nuovi modi di comunicare fanno parte di quel processo di globalizzazione che Re- becca Ballestra spesso affronta in rapporto alla tematica uomo-ambiente, come accade ne Il peso dell’umanità (ill. 3), opera realizzata nel 2007 in occasione della mostra collettiva Doppio gioco. Sette artisti dal premio d’Arte Duchessa di Galliera, allestita presso la Log- gia della Mercanzia di Genova2. L’installa- zione site specific è composta da due the dehumanisation of social relations. The image of young people sitting on the steps of the amphitheatre, staring at a blank tele- vision screen, highlights the negative effects of an excessive use of this medium, one that is able to monopolise their attention even when it is not offering any real contents, thus exercising a subtle but dangerous form of control with its increasingly manipulated and single-track information. The newspa- per, one of the oldest and most widespread means of information reveals the limits of its ephemeral nature and the transience of its information because yesterday’s news is already old, forgotten and swallowed up by today’s and maybe even tomorrow’s. Ex- ploiting the presence of opposite realities – 115 Daniela legOtta sere outsider, neanche in una piccola isola sperduta nel Mediterraneo. Durante questa residenza Rebecca Ballestra realizza, in collaborazione con l’artista mal- tese Norbert Francis Attard, anche la per- formance R-evolution, momento conclusivo del workshop realizzato con cento studenti dell’Istituto di Arte e Design MCAST di Mosta (ill. 2). L’azione riflette sul‘potere’dei vecchi e nuovi strumenti del comunicare - quotidiani, televisori, cellulari, computer - e su come la comunicazione tecnologica abbia trasformato la società e i rapporti tra gli individui. Se il significato (le informa- zioni) è solitamente il punto di partenza del processo dell’artista, questa volta è il signi- ficante (i mezzi di comunicazione) a dive- nire il soggetto dell’opera: trasformato dai due artisti in una sorta di set per azioni col- lettive ispirate proprio all’uso di questi mezzi, l’anfiteatro di Mosta, anch’esso in passato medium - informava, infatti, attra- verso le rappresentazioni teatrali - mostra oggi un nuovo volto della società globale, dove il significante assume spesso più im- portanza del significato e dove la perdita di Together with the Maltese artist Norbert Francis Attard, during this residence Re- becca Ballestra also completed the perform- ance R-evolution, marking the close of the workshop, together with a hundred stu- dents from the MCAST Art and Design In- stitute of Mosta (ill. 2).The performance is a reflection on the ‘power’ of old and new tools of communication – daily newspapers, televisions, mobile phones, and computers – and on how technological communication has transformed both society and individual relations. While the significance (informa- tion) is usually the starting point in her artistic process, this time it is the significant (means of communication) that is the object of the work. Transformed by the two artists into a sort of set for collective actions that was inspired by precisely these means, today the Mosta amphitheatre – in the past also a medium as its theatre performances were also a source of information – shows a new side of the global society, one in which the significant is often more important than the significance and where the loss of ‘con- tact’between people is one of the causes of 114 tra presente e FUtUrO 3 Il peso dell’umanità, installazione site specific / site specific installation, genova / genoa 2007 4 Kisses from China, installazione site specific / site spe- cific installation, riga 2008
  • 7. una lacrima, o con gli occhi chiusi e il capo leggermente reclinato, la giovane sembra voler distogliere lo sguardo dalle pietre che regge con entrambe le mani o sulle spalle. L’installazione ambientale affronta, infatti, il delicato problema delle risorse naturali e, in particolare, quello del World Overshoot o World Debt, da noi conosciuto come Debito ioural rules that are almost impossible not to respect. Indeed, rebelling against their impending presence means not being im- mediately available, not having access to in- formation in real time, not being able to take part in the net-community and, as a result, condemning oneself to a state of guaranteed isolation. 117 Daniela legOtta gigantografie applicate a due vetrate della Loggia, da due monitor televisivi e da di- verse pietre dorate disposte sul pavimento. Le macrofotografie raffigurano una fan- ciulla, ritratta di profilo e frontalmente, che regge alcune pietre d’oro, unico elemento colorato che esalta il bianco/nero dell’im- magine. Con gli occhi aperti, da cui scende that of the well-off readers and that of the destitute ‘tramp’ – the performance high- lights the speed with which the newspaper exhausts its task, whether that of providing information or that of‘protecting’someone from the cold. Mobile phones and comput- ers, the undisputed protagonists of the last few decades, have imposed new behav- 116 tra presente e FUtUrO 5 Atlantis, stampe lambda / lambda prints, 2009 6 Babylon, stampe lambda / lambda prints, 2009
  • 8. dissonante; il secondo trasmette sequenze quasi astratte, dove i raggi irradiati da un in- solito sole infuocato si alternano ad oriz- zonti in costante mutamento atmosferico, con nuvole vaporose che lasciano spazio a plumbei cumuli.Anche in questo caso fa da sottofondo una cupa musica strumentale, colonna sonora di dati ‘allarmanti’ che vo- gliono essere un monito dell’irresponsabile agire dell’uomo sulla terra6. Uno strano vo- ciare, quasi demoniaco, è poi seguito da una musica più lieve, che accompagna il solo ru- more di respiri profondi. Alla fine, un ul- timo profondo anelito di vita precede l’avvento di un cielo rasserenato, forse pre- sagio di un futuro in cui l’uomo sparirà e la natura si rimpossesserà dei suoi spazi. Gli spettatori, intanto, camminano tra le pietre dorate, metafora della preziosità delle ri- sorse che tutti consumiamo smoderata- mente e senza autocontrollo. La seria compromissione degli equilibri fra uomo e natura ha profonde radici negli sce- nari economici e politici della contempora- neità; Rebecca Ballestra ha nuovamente occasione di riflettere su questa problema- tica quando, nel 2008, partecipa alla mostra collettiva Dictatorship of the Majority nell’am- bito della Quadriennale di Scultura di Riga con l’opera Kisses From China (ill. 4)7. Si tratta di un’installazione site specific di 50 ban- diere della Repubblica Popolare Cinese, po- sizionate sull’erba e disposte in cinque file; in origine l’opera doveva essere situata in un campo vicino ad un fiume ma l’organizza- zione ha poi deciso di collocarla di fronte all’Accademia Lettone delle Scienze, replica architettonica di una delle ‘Sette Sorelle’8, conferendole così un significato marcata- mente politico, estraneo all’intento origina- rio dell’artista, volto piuttosto a stimolare una riflessione sulla vertiginosa ascesa eco- nomica della Cina e sulla sua pretesa di far convivere comunismo e capitalismo. L’im- mand the biological capacity of 1.4 planets, according to Global Footprint Network data. But of course, we only have one. The first Earth Overshoot Day was celebrated on 31 December 1986. Ten years later, owing to increased annual consumption […] it fell in November”4 . Ever since then, each year the day on which we finish these renewable resources falls earlier and earlier: in 1995 it was on 21 November, in 2005 on 2 October and in 2007 – the year the instal- lation was created – on 23 September, in 2010 on 21 August, and this year it was al- ready on 28 April5 . The title of the work makes is message clear: the weight or bur- den of mankind is, obviously, the impact each individual has on the world ecosys- tem, using a greater amount of resources than the planet is able to provide. The dramatic contrast between man and nature is made even more explicit by the images shown on the two screens: on one we can see stockbrokers who are rushing forward in a frenzy like robots, accompa- nied by music that is deliberately dissonant; the second shows almost abstract se- quences in which the rays of an unusually fiery sun are alternating against constantly changing atmospheric horizons with va- porous clouds that make room for leaden cumulus.This is also accompanied by bleak instrumental music, the sound track of “alarming” data that are meant to be a warning about man’s irresponsible behav- iour on earth6 . A strange kind of shouting, almost demonic-like is then followed by lighter music that accompanies the sole sound of deep breathing.At the end, a final breath of life precedes the advent of a brighter sky, perhaps an omen of a future in which man will disappear and nature will once again take possession of its space. In the meanwhile, the spectators are walking amongst the golden stones – a metaphor of 119 Daniela legOtta Ecologico. Strettamente connesso a tale problematica, il cosiddetto Earth Overshoot Day è il giorno in cui ogni anno l’umanità esaurisce le risorse naturali messe a dispo- sizione dal pianeta ed inizia ad attingere alle riserve: lo si conosce attraverso il calcolo dell’Impronta Ecologica, ovvero di “[…] quanto l’umanità richiede alla biosfera in termini di terra e acqua biologicamente pro- duttive necessarie per fornire le risorse che usiamo e per assorbire i rifiuti che produ- ciamo”3. La quantità richiesta dai trend di vita attuali è sempre maggiore rispetto al passato, quando si usavano (1961) metà delle risorse messe a disposizione dalla terra. Aumentando di anno in anno i nostri bisogni, siamo arrivati ad usare nel 1986 tutte le risorse disponibili:“secondo il Glo- bal Footprint Network stiamo impiegando a livello globale la capacità biologica di 1,4 pianeti, ma, ovviamente, ne abbiamo solo uno a disposizione. Il primo Earth Over- shoot Day è stato celebrato il 31 dicembre 1986. Dieci anni più tardi, a causa di un con- sumo annuale maggiore […] cadeva in no- vembre”4. Da allora, ogni anno, il giorno in cui terminano le risorse rinnovabili è sem- pre più anticipato: nel 1995 il 21 novembre, nel 2005 il 2 ottobre, e nel 2007 - anno di realizzazione dell’installazione - il 23 set- tembre, nel 2010 il 21 agosto e quest’anno è già arrivato al 28 aprile5. Il titolo dell’opera rende esplicito il suo messaggio: il peso dell’umanità è, evidentemente, l’incidenza di ogni singolo individuo sull’ecosistema mondiale, il quale sfrutta una quantità di ri- sorse superiore a quella che il pianeta è in grado di mettere a sua disposizione. Il drammatico contrasto tra l’uomo e la na- tura è reso ulteriormente esplicito dalle im- magini trasmesse dai due monitor: in uno si vedono agenti di borsa che meccanica- mente si ammassano l’uno contro l’altro, accompagnati da una musica volutamente These new means of communication are part of the globalisation process that Re- becca Ballestra often studies in relation to the theme‘man-environment’, for example in Il peso dell’umanità [The Weight of the Human Being, ill. 3],an installation she com- pleted in 2007 for the group exhibition Doppio gioco. Sette artisti dal premio d’Arte Duchessa di Galliera, installed in the Loggia della Mercanzia in Genoa2 .This site-specific installation was made up of two blow-ups on two of the windows of the Loggia, two television screens and various golden coloured stones arranged on the floor. The photomacrographs depict a young girl, both in profile and frontally, holding some golden stones, the only coloured element that exalts the black/white of the picture. With her eyes open and shedding a tear, or with her eyes closed and her head tilted backwards, the young woman seems to be trying to take her eyes off the stones she is holding with both hands or has on her shoulders. In actual fact, this environmental installation focuses on the delicate problem of natural resources and, in particular that of World Overshoot or World Debt, what we call the Ecological Debt. Closely related to this problem, the so-called Earth Overshoot Day is the day on which, each year, mankind exhausts the natural resources the planet has provided him with and begins using the reserves.This is known thanks to the calculation of the Ecological Footprint, that is“[...] humanity’s demand on the bios- phere in terms of the area of biologically productive land and sea required to provide the resources we use and to absorb our waste”3 . The quantity required by current lifestyles is greater than in the past, when only half the resources provided by the earth were used (1961). Since our needs are growing year by year, in 1986 we used all resources available:“Globally, we now de- 118 tra presente e FUtUrO
  • 9. Tra perdite di valori, eccessivo sfruttamento delle risorse naturali e disequilibri econo- mici, un tragico epilogo sembra dunque at- tendere l’umanità: Rebecca Ballestra lo prefigura nelle serie fotografiche Atlantis e Babylon, realizzate nel 2009 nell’ambito di una più ampia riflessione sul destino co- mune a tutti gli uomini, indipendente- mente dalla loro appartenenza culturale e geografica, dalle idee politiche o credenze religiose (ill. 5, 6). L’artista immagina che solo alcuni edifici sopravvivano agli uomini che li hanno costruiti ed usati: in Atlantis sono le sedi dei poteri politici di varie na- zioni ad emergere appena dalle acque che li hanno sommersi12; in Babylon i più noti templi delle diverse religioni appaiono so- spesi ed avvolti da dense nuvole13. Le realtà del potere politico e religioso, spesso tut- t’altro che antitetiche, sono condannate a scomparire per effetto delle loro stesse scelte, per avere trascurato il bene comune ed avere inseguito solo interessi particolari, per avere tradito le loro missioni e avere ri- nunciato a perseguire i valori della giustizia, della ragione e della spiritualità. Il titolo della serie Atlantis deriva dalla leg- genda di Atlantide, narrata da Platone per la prima volta nel Timeo14, dove se ne rac- bodies the largest consumer centre, the largest potential labour force, and a nation that excels itself at scientific research, the conquest of space and biotechnologies. Whether a threat or an opportunity,it can no longer be ignored”10 . The installation Kisses from China is named after the photography series that also focuses on the need, for the whole world, to‘reckon’with the new Chi- nese super power that is changing both the political and economic balance on the world scales11 . And it is precisely the vastity of China that can be seen in this installation: its impressiveness is dictated by the compact, orderly presence of every single element, from the serial nature of the flags that are placed in an orderly row, one after the other. In the artist’s vision, the image of a country whose strength lies in its cultural traditions, and the principles of work and family, is translated into the nationalistic symbols of the flags and their orderly, marked presence. Loss of values, excessive exploitation of nat- ural resources and economic imbalance, a tragic epilogue appears to be awaiting mankind. It is this that Rebecca Ballestra foreshadows in her photographic series At- lantis and Babylon, completed in 2009 as part of a broader reflection on the destiny 121 Daniela legOtta portanza di questo paese nel mondo è, in- fatti, strettamente legata al suo nuovo ruolo dominante nel mercato globale e, conside- rando che l’attuale popolazione conta ormai 1,3 miliardi di individui, non possono essere trascurate le invitabili conseguenze che il suo sviluppo economico avrà in termini di consumo di risorse energetiche e alimentari. Siamo ormai entrati nel cosiddetto“secolo cinese”9, e la velocità della sua ascesa non ha pari nel corso della storia. La paura ge- nerata nell’Occidente dal massiccio sposta- mento di imprese, industrie, multinazionali verso la Cina è ormai più che fondata:“la forza del paese è una combinazione di tutti questi elementi: le grandi dimensioni, l’ine- sauribile manodopera a buon mercato, le punte avanzate di modernità […]. Il boom cinese, ormai, detta i ritmi e le regole del si- stema in cui noi tutti viviamo […] la Cina in- carna il più grande polo di consumatori, il più vasto bacino di forza lavoro e una na- zione che riesce a eccellere nella ricerca scientifica, nella conquista dello spazio, nelle biotecnologie. Minaccia o opportunità, non ci si può permettere di ignorarla”10. L’instal- lazione Kisses from China prende il titolo dall’omonima serie fotografica, anch’essa incentrata sulla necessità, per il mondo in- tero, di ‘fare i conti’ con la nuova superpo- tenza cinese che sta ormai cambiando gli equilibri politici ed economici sul piatto della bilancia mondiale11. Nell’opera installativa si legge, infatti, tutta la grandezza della Cina: la sua imponenza è dettata dalla presenza compatta e ordinata di ogni singolo ele- mento, dalla serialità delle bandiere che si susseguono con regolarità, l’una dopo l’altra. L’immagine di un paese la cui forza risiede nella tradizione culturale, nei principi del la- voro e della famiglia, si traduce, nella visione dell’artista, nei simboli nazionalistici delle bandiere e della loro ordinata e cadenzata presenza. the preciousness of the resources we are consuming so excessively and without any restraint whatsoever. The serious compromise of the balance be- tween man and nature is deeply rooted in today’s economic and political scenarios; once again Rebecca Ballestra had the oppor- tunity to reflect on this issue when, in 2008, she took part with her work Kisses from China in the group exhibition Dictatorship of the Majority at the Sculpture Quadriennale in Riga (ill. 4)7 .This was a site-specific instal- lation with 50 flags from the Chinese Popu- lar Republic, placed on the grass and arranged in five rows; it was originally meant to be placed on a field near a river but the organisers then decided to put it in front of the Lettone Academy of Sciences, an archi- tectural copy of one of the‘Seven Sisters’8 ; it was thus given a clear political value that was not the artist’s original intention, the aim having been to encourage reflection on China’s staggering economic growth and its claim of allowing Communism and Capital- ism to exist side by side. Indeed, the world importance of this country is closely con- nected to its new dominant role on the world market and, considering that the cur- rent population is around 1.3 billion people, the inevitable consequences that its eco- nomic development will have in terms of en- ergy and food resource consumption cannot be ignored. We are now witnessing the so- called“Chinese century”9 , and the rapidity of its growth is unrivalled in the course of his- tory.The fear of the massive transfer of com- panies,industries and multinationals is more than founded“the strength of the country is a combination of all these elements: Its vast dimensions, its inexhaustible inexpensive manpower, the outstanding development in specific fields [...] It is now the Chinese boom that is dictating the pace and rules of the system we are living in [...] China em- 120 tra presente e FUtUrO 7 Casablanca 2064, installazione / installation, 2009 8 Essay on the Principle of Population, installazione / in- stallation, 2009
  • 10. lonia e dei suoi abitanti i quali, costruendo laTorre di Babele, vollero spingersi oltre i li- miti divini, e per questo furono castigati. Atlantide e Babilonia simboleggiano la su- perbia punita con l’estinzione di quelle stesse civiltà: nell’idea dell’artista, cancel- lare gli edifici pubblici e religiosi è un mezzo per richiamare l’attenzione sul rischio, sem- pre più concreto, che scelte politiche dis- sennate e comportamenti privi di etica e spiritualità possano condurre non solo al tramonto di una civiltà, ma dell’intera uma- nità. Nel percorso artistico di Rebecca Ballestra l’anno 2009 segna un’importante quanto decisiva svolta, uno spartiacque tra la pas- sata produzione e la successiva. Il cambia- mento non è solo tematico, ma riguarda anche il linguaggio artistico: se nella prima fase della sua ricerca, infatti, si potevano in- dividuare due media privilegiati - fotografia e installazione/performance - ora l’interesse si estende ad una trasversalità di mezzi. Questo processo è stato ben rappresentato dalla mostra personale The Future is Near. The Future is Now! che nel 2009 ha riunito have driven the men to nourish excessive ex- pansionistic aims, so that the gods decide they need to be punished:“But afterwards there occurred violent earthquakes and floods; and in a single day and night of mis- fortune [...] the island ofAtlantis in like man- ner disappeared in the depths of the sea” (Timaeus 25c-d)16 . The comparison between Atlantis, which conquered without respite, and our society,which is incapable of placing restrictions on the individual’s needs is ex- plicit: Rebecca Ballestra encourages us to re- flect on the concrete risk that the fate of that legendary city might also be ours and on the fact that in the near future the populations of the most influential nations today might be punished for their greed, just like the inhab- itants of Atlantis. Ancient civilisations have appeared and disappeared in cycles; in this sense Babylon outlines the concept of the ear- lier series, linking it, however, to the biblical tale which describes the city of Babylon and its inhabitants who, by building theTower of Babel, want to go beyond divine limits and are therefore punished.Atlantis and Babylon symbolise the punishment of pride with the 123 Daniela legOtta conta l’ascesa, e nel Crizia15, dove se ne de- scrive la caduta. Al di là della reale o pre- sunta esistenza dell’isola, il racconto verte su una civiltà dove la superbia e l’arroganza hanno spinto gli uomini a nutrire eccessive mire espansionistiche, tanto da spingere gli dei a punirli:“nel tempo successivo, acca- duti grandi terremoti e inondazioni, nello spazio di un giorno e di una notte tremenda […] scomparve l’isola Atlantide assorbita dal mare”(Timeo 25c-d)16. E’esplicito il pa- ragone tra Atlantide, che conquistava senza mai fermarsi, e la nostra società, incapace di porre limiti ai propri‘bisogni’: Rebecca Bal- lestra ci invita a riflettere sul concreto ri- schio che il destino di quella leggendaria città possa essere anche il nostro e che in un prossimo futuro le popolazioni delle na- zioni oggi più influenti possano essere pu- niti per la loro ingordigia, come gli abitanti di Atlantide lo furono per la loro. Ciclica- mente si sono alternate antiche civiltà, e ci- clicamente sono scomparse: in questo senso Babylon ricalca il concept della serie precedente, riconducendolo però al rac- conto biblico che narra della città di Babi- of mankind, regardless of his cultural or ge- ographical roots, political or religious beliefs (ill. 5, 6). The artist imagines that only few buildings will survive the men who built and used them: in Atlantis it is the seats of political powers in various nations that can barely be seen, peaking out of the waters that submerged them12 , while in Babylon it is the most famous temples of different re- ligions that are suspended in the air, cov- ered by thick cloud13 . Political and religious power as we know it today, all too often anything but antithetical, is destined to dis- appear as a result of its very own decisions, for having neglected the common good and followed only certain interests, for having betrayed its own missions and renounced their respect of the values of justice, reason and spirituality. The title of the series Atlantis is derived from the legend of Atlantis, described for the first time by Plato in Timaeus14 , in which he de- scribes its ascent,and in Critias15 ,in which he describes its fall.The true or presumed exis- tence of the island aside, the tale focuses on a civilisation in which pride and arrogance 122 tra presente e FUtUrO 9 Us Food Patent, installazione / installation, 2009
  • 11. frutto di un lungo lavoro volto a calibrare i poli espressivi della comunicazione e della scultura ambientale”17. Bambini che giocano spensierati in un parco giochi; all’improvviso una tempesta disturba il lieto pomeriggio.Una catastrofica sequenza di alluvioni, inondazioni, trombe d’aria entra nei sogni di una bimba che, urlando, si sve- glia in preda al panico per il terribile quanto realistico incubo.Iniziava così il video con cui il 7 dicembre 2009 si è aperta a Copenaghen la Climate Change Conference, organizzata dalle Nazioni Unite18.: i rappresentanti dei 192 paesi del mondo partecipanti alla confe- renza si sono riuniti con l’obiettivo di trovare un accordo per ridurre i consumi di energia fossile,una delle principali cause dei cambia- menti climatici che stanno interessando la terra. L’effetto serra e il surriscaldamento del globo terrestre causano, infatti, lo sciogli- mento dei ghiacciai e il conseguente innal- zamento del livello del mare, mettendo a serio rischio inondazione le città più vicine alle coste. Seguendo, dunque, la riflessione già avviata con Atlantis e Babylon, Casablanca 2064, direttamente influenzata dal dibattito di Copenaghen,torna a prefigurare la fine del nostro pianeta: una fotografia in bianco e nero mostra la veduta aerea della città ma- rocchina parzialmente sommersa dall’acqua, a rendere visivamente concreto, come in un film apocalittico, il possibile esito dei muta- menti climatici (ill.7).L’immagine fotografica trasmessa a monitor è accompagnata da una colonna sonora realizzata dall’artista taiwa- nese Wen Chin Fu che, utilizzando diversi strumenti, ha creato per quest’opera due di- verse melodie, lasciando allo spettatore la scelta di ascoltare il brano Escape, ispirato al- l’idea della salvezza, oppure Continue, il suono dell’inondazione.L’elemento musicale potenzia il dato visivo,proiettando lo spetta- tore nella dimensione temporale e spaziale della tragedia in corso con una duplice pos- seen clearly in her one-man exhibition The Future is Near. The Future is Now! In Galerie KernotArt (now Galerie Alberta Pane) in Paris in 2009, which included diverse works she had completed that very year. In each piece the artist combined more than one medium – photography and sound in Casablanca 2064; text and ready-made ob- jects in Essay of the Principle of the Population; photography, text and objects in US Food Patent; video and text in The Future is Near – and even revived the ‘artisan’ technique of embroidery in Global Plots.The curator Luca Bochicchio says,“Each of the six works is the result of deep intellectual and anthropolog- ical research and, at the same time, careful linguistic and technical expression. The seemingly natural use of traditional and neo-technological media is actually the fruit of a lengthy work process aimed at balancing the expressive poles of communication and environmental sculpture”17 . Children playing without a care in a play- ground; a sudden storm disturbs the afternoon peace.A catastrophic sequence of floods, in- undations, and tornados becomes part of a little girl’s dreams so that she wakes up screaming, overcome with panic by such a terrible but realistic nightmare.This was how the video started, shown at the opening of the Climate Change Conference organised by the United Nations in Copenhagen on 7 December 200918 : The representatives from 192 countries worldwide participating in the conference had gathered with the objective of reaching an agreement to reduce fossil energy consumption,one of the main causes of the climatic changes affecting the earth. The greenhouse effect and global warming are, in fact, causing the thawing of icebergs and thus a consequent rise in sea levels and posing a considerable risk of flooding to cities close to the coasts. As a continuation, therefore, of the reflection that had already 125 Daniela legOtta alla Galerie KernotArt (ora Galerie Alberta Pane) di Parigi diverse opere realizzate in quello stesso anno: in ciascun lavoro l’arti- sta combina più media - fotografia e dato sonoro in Casablanca 2064; testo e oggetti ready-made in Essay of the Principle of the Population; fotografia, testo e oggetti in US Food Patent; video e testo in The Future is Near – arrivando a recuperare anche una tecnica‘artigianale’come il ricamo in Global Plots. Come ha scritto il curatore Luca Bo- chicchio,“ognuna delle sei opere è il risul- tato di una profonda ricerca intellettuale e antropologica e, nello stesso tempo, di un’attenta articolazione linguistica e tec- nica. L’uso disinvolto (e soltanto in appa- renza semplice) di media tradizionali e neo-tecnologici rappresenta in realtà il extinction of the civilisation itself: in the artist’s mind, wiping out public and religious buildings is a means of drawing attention to the risk,one that is becoming more and more concrete, that foolish political decisions and behaviour lacking in ethics and spirituality might not only lead to the decline of a civili- sation, but of mankind as a whole. During Rebecca Ballestra’s artistic develop- ment the year 2009 marked an important turning point, a watershed between her past and future production. This change did not only regard the themes, but also her artistic language: while in the early stages of her studies one can identify two favourite media – photography and installation / perform- ance, her interest then broadened to a much wider range of media. This process can be 124 tra presente e FUtUrO 10 Global Plots, ricami all’uncinetto / crochet embroide- ries, 2009
  • 12. ricorre nella produzione di Rebecca Ballestra come polivalente metafora dell’amore, del peccato,del sangue,della morte,ma dal 2009 diventa anche un elemento di cui l’artista si serve per richiamare l’attenzione dello spet- tatore: in questo caso, le mani e le cornici rosse sono un segnale, un’‘avvertenza’, un monito per chi osserva l’opera e un’esortazione a leggere i testi tratti dal famoso saggio di Thomas Robert Malthus,An essay of the prin- ciple of the population as it affects the future im- provement of society, pubblicato nel 1798. I brani incorniciati riprendono diversi passaggi del testo in lingua inglese,tratti in particolare dal secondo capitolo e dal terzo, dove il noto economista inglese espone il metodo for- mulato per calcolare il rapporto tra popolazione e risorse. Partendo da postulati quali“il cibo è necessario all’esistenza dell’uomo” e “la passione tra i sessi è necessaria”19, Malthus sviluppa la tesi secondo la quale l’aumento begun in Atlantis and Babylon, Casablanca 2064, and influenced directly by the debate in Copenhagen,she once again foreshadowed the end of our planet: a black and white photograph shows an aerial view of a city in Morocco partially submerged in water,offering a visually concrete example, like an apoca- lyptical film, of the possible effects of climate change (ill. 7). The photograph shown on the screen is accompanied by a sound track composed by the Taiwanese artist Wen Chin Fu who, using different instruments, created two different melodies for this work, letting the viewer chose whether to listen to the passage Escape,inspired by the idea of salva- tion, or Continue, the sound of the flooding. The musical element strengthens the visual, projecting the viewer into the temporal and spatial dimension of the tragedy taking place with two possibilities: he can feel he is safe and is ready to watch the flooding as if from a sort of protected perspective, like in a con- temporary version of the romantic poetics of the sublime, or his senses may be overcome by the effect of the grating, harsh almost alienating sounds. Unlike the little girl in the video, for 2064 man waking up will suffice to stop the nightmare; he will have to start being more aware and less egoistic in how he proceeds. Along the same lines of the outmoded barrier of media uniqueness, Essay of the Principle of the Population combines the bi- dimensional aspect with a tri-dimensional object (ill. 8): eight texts in red frames, arranged in two rows, are placed above the same number of plastic red hands opened towards the viewer.The sculptural value of the whole lies in the chromatic contrast of the red and white that alternate in the dif- ferent elements.The colour red is recurrent in Rebecca Ballestra’s work as the versatile metaphor of love, sin, blood and death, but in 2009 it also became an element she used 127 Daniela legOtta sibilità: egli può sentirsi tratto al sicuro e por- tato a contemplare l’inondazione quasi da un punto di vista protetto,come in una contem- poranea versione della romantica poetica del sublime,oppure può esserne sensorialmente travolto per effetto dei suoni striduli, aspri, quasi alienanti. All’uomo del 2064 non ba- sterà svegliarsi, a differenza della bimba del video, per interrompere l’incubo, ma dovrà mobilitarsi ad agire in maniera più consape- vole e meno egoistica. Sempre in linea con l’ormai superata barriera dell’unicità mediale, Essay of the Principle of the Population fonde il dato bidimensionale con l’oggetto tridimensionale (ill. 8): otto testi incorniciati in rosso, disposti su due file, sono posti sopra altrettante mani di plastica rossa rivolte verso lo spettatore. La valenza scultorea dell’insieme è giocata sul contrasto cromatico del rosso e bianco,che qui si alter- nano nei diversi elementi. Il colore rosso 126 tra presente e FUtUrO 12 The Future is Near, video, 200911 War Game, assemblaggio / assemblage, 2009
  • 13. quasi sette miliardi recentemente censiti, ma anche se la sua stima non era corretta, i dati dell’aumento demografico degli ultimi anni (sovrascritti in rosso, in ognuno degli otto ri- quadri che compongono l’opera) sono co- munque allarmanti: 791 milioni nel 1750, 978 milioni nel 1800, 1262 milioni nel 1850, 1650 milioni nel 1900, 2521 milioni nel 1950, 5901 milioni nel 1998, con la previsione di arrivare a 8909 milioni di abitanti nel 205024. Purtroppo quest’ultima stima è già risultata fallace: a sette anni di distanza dal rapporto dell’Onu dal quale l’artista ha tratto tali dati, i pronostici per il 2050 sono saliti a 9.149 milioni di abitanti25.La presunta insufficienza di risorse alimentari paventata da Malthus è oggi apparentemente sfatata dai dati forniti dalla Banca Mondiale, secondo cui il cibo “prodotto a livello mondiale potrebbe garantire un consumo di 3.500 calorie al giorno per resulting in a clear disproportion between the two variables20 . While the “Waste of seed, sickness, and premature death”21 are a ‘natural restraint’ on an infinite increase of the various plant and animal species, different measures are identified for man: “the most effective tool to stop the popula- tion growing was to keep it in misery, be- cause it the standard of living of the poor wretches were to increase, they (Malthus was certain) would have done nothing other than reproduce, worsening the problem of the lack of food”22 .Another method Malthus suggested to curb the increase of human population was birth control. According to Malthus’erroneous theories, today the world population should be 256 billion23 , and not the almost seven billion recently censused. However, even though his estimate was incorrect, the figures regarding the demo- 129 Daniela legOtta della popolazione mondiale avviene in pro- gressione geometrica mentre l’aumento delle risorse avviene in maniera aritmetica, con la conseguente netta sproporzione tra le due variabili20. Se per le piante e gli animali il ‘freno naturale’ad un infinito aumento delle diverse specie è la“dispersione del seme, la malattia e la morte prematura”21, per l’uomo vengono individuate altre misure: “lo stru- mento più efficace per evitare la crescita della popolazione era quello di tenerla nella miseria, poiché se si fosse elevato il tenore di vita dei miserabili, questi (Malthus ne era certo) non avrebbero fatto altro che riprodursi,aggravando il problema della carenza di cibo”22. Un altro metodo,sempre individuato da Malthus,con cui arginare l’aumento della popolazione umana è il controllo delle nascite: secondo le errate teorie maltusiane dovremmo oggi essere 256 miliardi di individui23, invece che to attract the viewer’s attention: here, the red hands and frames are a signal, a‘warn- ing’, an admonition for those observing the work and an incitement to read the passages taken from the famous essay by Thomas Robert Malthus, An essay of the principle of the population as it affects the future improve- ment of society, published in 1798.The framed passages are from the English text, in par- ticular the second and third chapter in which the renowned English economist ex- plains his method for the calculation of the relationship between population and re- sources. Starting with postulates such as “Food is necessary to the existence of man” and“The passion between the sexes is nec- essary”19 , Malthus develops his theory, ac- cording to which the increase of the world population is in geometric progression while the increase of resources in arithmetical, 128 tra presente e FUtUrO 13a Tartaruga, stampa lambda / lambda print, dalla serie Postzoico / from the series Postzoico, 2009 13b Iguana, 2009, stampa lambda / lambda print, dalla serie / from the series Postzoico, 2009 13c Lumaca, 2009, stampa lambda / lambda print, dalla serie / from the series Postzoico, 2009 13d Morpho, 2009, stampa lambda / lambda print, dalla serie / from the series Postzoico, 2009
  • 14. i consumatori”28. Rimangono le mani rosse con il palmo rivolto verso l’alto,come a chie- dere la carità e a implorare quel diritto al cibo che, ad oggi, nonostante le ottimistiche valutazioni della Banca Mondiale, non è affatto a tutti assicurato. Ecco, dunque, che il problema del sovrap- popolamento si congiunge con il tema della manipolazione genetica alimentare affrontato in US Food Patent, altra opera presente alla ci- tata mostra parigina (ill. 9). Quattro elaborazioni fotografiche digitali di uguali dimensioni pre- sentano altrettanti ve- getali - lattuga, arancia, broccolo, mela - su un fondo scuro: come se fossero stati scanneriz- zati, questi ortaggi per- dono la loro tridimen- sionalità per diventare superfici piatte, dove pieghe e naturali incre- spature sembrano ormai solo un elemento de- corativo. Il testo in so- vrimpressione reca i dati relativi ai brevetti di semi registrati da mul- tinazionali americane negli anni ’90. Sulla fo- glia del broccolo, ad esempio, si legge: US Patent No. 4,677,246 Title: Prootogyny in Zea Mays Assignees: Dekalb-Pfizer Genetics Il numero di brevetto, il titolo e l’azienda identificano l’appartenenza intellettuale, e quindi il diritto di proprietà, di una società su una particolare semenza creata in labo- For one, the human being is‘the cancer of the world’, the one who consumes and pollutes without restraint. For the other, man should be placed in the best possible conditions of mental and physical health because he represents the biggest richness of the planet”27 . As is her style, Rebecca Ballestra does not pass judgement, she does not takes sides, but she uses her work to remind us that the plan- et is on the brink of a precipice, almost at breaking point because of excessive consump- tion.Thus, we return to the problems faced ear- lier in Il peso dell’umanità: “the problem is that the Earth is ill, suffering from over-consumption. We are consuming much more than nature can give us. Thus, at a global level the problem is as follows: we either reduce our consumption drastically or we reduce the consumers drasti- cally”28 . The red hands with their palms facing upwards remain, as if they were begging and imploring their right to food which, so far, de- spite the optimistic cal- culations by the World Bank, is anything but guaranteed. This is therefore the link between the prob- lem of overpopulation and the subject of genetically modified food in US Food Patent, another work presented at the Paris exhibi- tion (ill. 9). Four digital photographic elab- orations of the same size present the same number of vegetables – lettuce, orange, 131 Daniela legOtta ogni persona che vive su pianeta”26. Lo smi- surato aumento della popolazione porta con sé, però, un costante aumento dei consumi, incidendo quindi sul rapido esaurimento delle risorse primarie. Quest’aspetto è alla base della questione del controllo delle nascite, che vede contrapporsi due scuole di pensiero: da una parte i neomalthusiani sostengono la necessità di un controllo demografico al fine di garantire un sufficiente livello di benessere per tutti; gli oppositori a questa teoria riten- gono, invece, che l’incremento demografico sia propulsore dell’aumento della pro- duzione, dell’economia e del pro- gresso tecnologico,e sia quindi una condizione necessaria a garantire il migliora- mento delle condizioni di vita:“alla base delle nette diversità di opi- nioni c’è la differente concezione dell’uo- mo. Per gli uni l’es- sere umano è‘il can- cro del mondo’,colui che consuma e in- quina senza riserve. Per gli altri l’uomo va messo nelle migliori con- dizioni di salute mentale e fisica, perché rappresenta la ricchezza più grande del pianeta”27. Come di consueto Rebecca Ballestra non esprime un giudizio,non prende direttamente posizione, ma usa la sua opera per ricordare che la terra è sull’orlo di un precipizio, quasi al collasso,a causa dei consumi in eccesso.Si ritorna, così, alla problematica già affrontata ne Il peso dell’umanità:“il problema è che la Terra è malata di sovra consumo: noi stiamo consumando molto più di quanto la natura può dare.Pertanto,a livello globale,il dilemma è questo: o riduciamo drasticamente i consumi, oppure riduciamo altrettanto drasticamente graphic growth over the last few years (writ- ten in red in each of the eight panels com- prising the work) are still alarming: 791 million in 1750, 978 million in 1800, 1262 million in 1850, 1650 million in 1900, 2521 million in 1950, 5901 million in 1998, with the forecast of reaching 8909 million in 205024 . Unfortunately this last estimate has proven inaccurate: seven years after the UNO report the artist took the figures from the forecast for 2050 rose to 9,149 million inhabitants25 . The presumed insufficiency of food resources Malthus dreaded has, today, apparently been discred- ited by figures from the World Bank that claim that the food“produced worldwide could guarantee the con- sumption of 3,500 calorie a day for each person alive on the planet”26 . The excessive in- crease of the pop- ulations means, however, a continu- ous increase in con- sumption, thus affecting the rapid depletion of pri- mary materials. This aspect underlies the question of birth control, which has two opposing schools of thought: the first, the Malthus followers, who claim demographic control is necessary to guarantee a sufficient level of well-being for everyone; the second, those against this theory, who claim that a demographic in- crease is the engine behind a growth in production, the economy, and technological production and it is therefore a fundamental condition to guarantee improved living con- ditions:“underlying the clear divergence in opinion is the different conception of man. 130 tra presente e FUtUrO 14 Cock Fight, assemblaggio / assemblage, 2010
  • 15. zione32. La formazione di zone desertiche, infatti, è dovuta“alla combinazione di feno- meni che s’innescano a vicenda in un mec- canismo interattivo di portata sempre crescente […]. Il sistema complessivo fun- ziona come un grande meccanismo di am- plificazione, al cui interno anche i microfattori possono estendersi e produrre effetti duraturi”33. Il progetto Memory of Rain, che Rebecca Ballestra realizza in India nel 2009, riflette proprio su questo allar- mante problema che sta compromettendo l’ecosistema mondiale34 . L’avanzata dei de- serti è dovuta ad inusuali prolungate siccità causate da diversi motivi, tra cui l’intensifi- cazione di“colture secondo le richieste del mercato mondiale e la diffusione della mo- nocoltura”35, nonché la riduzione della bio- possible by the biologically patentability of the seed: the patent gives the seed producer the exclusive right to reproduce, conserve and develop further varieties and stops the farmer from reproducing, conserving or selling the seed”30 . Terminator is the name given to a gene that is introduced in the DNA of a plant to stop it being productive: “[...] the seed’s sterility guarantees a much stronger monopoly than do patents […]”31 . In addition to their negative effects on the natural biodiversity, these seeds cause ge- netic pollution because once these trans- genic organisms are introduced into the ecosystem, their behaviour may diverge from initial suppositions, thus causing a de- pletion of natural resources and the phe- nomenon of desertification32 . Indeed, the 133 Daniela legOtta ratorio. Queste immagini sono poste sopra una mensola su cui sono appoggiate quat- tro provette contenenti i semi biologici degli ortaggi presenti nelle fotografie, messi così in rapporto diretto con gli alimenti creati chimicamente in laboratorio. La moderna modificazione genetica, largamente usata a partire dagli anni‘60, nasce con lo scopo di produrre sementi detti‘ad alto rendimento’ per sopperire alla grande richiesta di cibo: “si basava su una tecnologia a cui tutti po- tevano accedere, e cioè i semi ibridi, pro- dotti e distribuiti dal settore pubblico […]. Non erano previsti né diritti di proprietà in- tellettuale, né brevetti in capo a multinazio- nali; nessuna tecnologia privata o prodotti privati: il coltivatore era proprietario del seme che possedeva, ed era libero di deci- dere l’uso che ne avrebbe fatto”29. La libe- ralizzazione economica di questi prodotti ha, invece, generato l’accaparramento pres- soché totale da parte delle società multina- zionali sulla produzione di“ibridi e colture di semi non riutilizzabili e quindi non so- stenibili ecologicamente. […] Ciò è stato reso possibile attraverso la brevettabilità biologica del seme: il brevetto conferisce al produttore del seme il diritto esclusivo di ri- produrre, conservare e sviluppare ulteriori varietà e impedisce al coltivatore di ripro- durre, conservare e vendere il seme”30. Ter- minator è il nome dato ad un gene che viene immesso nel DNA di una pianta al fine di renderla non più produttiva:“[…] la sterilità del seme assicura un monopolio molto più forte di quanto non facciano già i brevetti […]”31. Oltre alla negativa incidenza sulla naturale biodiversità, queste semenze sono causa d’inquinamento genetico, in quanto gli organismi transgenici, una volta immessi nell’ecosistema, possono comportarsi di- versamente dai presupposti iniziali, gene- rando il depauperamento delle risorse naturali e il fenomeno della desertifica- broccoli, apple –against a dark background. As if they had been scanned, these vegeta- bles are no longer in three dimensions: they have become flat surfaces, upon which creases and natural wrinkles seem to be mere decoration.The text printed over them includes the figures regarding patents for seeds registered by American multination- als in the‘90s. On the broccoli leaf, for ex- ample, one can read: US Patent No. 4,677,246 Title: Prootogyny in Zea Mays Assignees: Dekalb-Pfizer Genetics The number of the patent, the title, and the company identify the intellectual property rights and therefore also ownership rights of a company for a particular seed created in a test tube These images are placed on a shelf with four test tubes containing the bi- ological seeds of the vegetables in the pho- tographs, thus placing them in direct relationship with food created chemically in the laboratory. Modern genetic modifica- tion, broadly used from the ‘60s on, origi- nated with the objective of producing so-called‘high yield seeds to meet the large demand for food:“it was based on a tech- nology that everybody had access to, and that is, the hybrid seeds, produced and dis- tributed by the public sector [...]. Neither intellectual property rights nor patents for the head of multinationals were foreseen; no private technology or private products: the farmer was the owner of the seed he grew and he was free to decide what to do with it”29 . The economic liberalisation of these products has, however, resulted in the almost total buying up by multinational companies of the production of “hybrids and non-reusable seed cultures and there- fore not ecologically sustainable accounting for almost the total. […] This was made 132 tra presente e FUtUrO 15 Orto d’artista, progetto relazionale / relational project, vallebona (imperia), 2010
  • 16. rificata alcuna epidemia”41. Diversamente da questo morbo, la Sars si è manifestata come una sorta di“polmonite atipica”che ha generato una smisurata paura in tutto il mondo, tanto da indurre il biologo David Baltimore e lo scienziato David Ho ad af- fermare:“la paura della Sars sta superando la Sars”, in riferimento al panico diffuso,“al blocco totale dei viaggi internazionali, al crollo economico dei paesi colpiti dal con- tagio, alla paralisi dei rapporti”42. L’ultima pandemia è stata l’influenza suina che, di- versamente dalle precedenti, è risultata contagiosa ma priva di capacità patogena grave43; ciò nonostante, il livello di allarme a livello mondiale è stato estremamente elevato, anche a causa del fatto che dal maggio 2009 l’OMS (Organizzazione Mon- ple doilies.As stated in the title, Global Plots, the work is a reflection on how distances have been shortened and speed increased in the globalised society, which means that the risk of viruses and pandemics spreading is also greater, as was the case with the swine flu that started in Mexico38 , the ‘chicken flu’(Sars), which spread in Asia39 , and the so-called ‘mad-cow’ disease that developed in Europe40 . The ‘mad-cow’ dis- ease is one that is fatal, attacking the brain but,“in spite of the psychosis that became manifest in public opinion connected to possible contagion of the disease by eating beef, this disease remained an extremely rare occurrence and there was no epi- demic”41 . Sars, on the other hand, was a kind of“atypical pneumonia”that generated 135 Daniela legOtta massa, a causa dei semi transgenici, e quindi della materia organica presente nel terreno che non trattiene più la pioggia36. La riflessione sulle modificazioni genetiche delle piante e sulla privatizzazione di beni comuni, quali acqua e terra, fa emergere una realtà in cui la scienza e la tecnologia sembrano essere d’ausilio all’uomo solo in termini di accaparramento di ricchezze piuttosto che di miglioramento delle con- dizioni umane.Viviamo in un’era di guerre economiche e commerciali, dove lo scopo primario è il profitto e la conquista di ri- sorse:“vogliono, insomma, arrivare a ven- derci quello che, in realtà, già ci appartiene: l’acqua, i geni, le cellule, gli organi, il sapere, la cultura e il futuro”37. Tra le altre problematiche strettamente cor- relate alla globalizzazione, Rebecca Balle- stra affronta in Global Plots quella della possibile diffusione di malattie letali su scala globale (ill. 10): anch’essa presente alla mostra The Future is Near.The Future is Now!, l’opera è formata da tre ricami che trasformano le Americhe, l’Asia e l’Europa in colorati intrecci di fili, quasi riducendo l’imponenza dei grandi continenti a ordi- nari centrini. Come preannunciato dal ti- tolo, Global Plots [Trame globali], l’opera riflette su come, nella società globalizzata, le distanze si accorcino e le velocità aumen- tino, facendo così anche accrescere il rischio della diffusione di virus e di pandemie, come è avvenuto nei casi dell’’influenza suina’ partita dal Messico38, dell’‘influenza dei polli’ (Sars) diffusasi dall’Asia39, e della cosiddetta‘mucca pazza’sviluppatasi in Eu- ropa40. La‘mucca pazza’è una malattia mor- tale che colpisce il cervello, ma“a dispetto della psicosi che si determinò nell’opinione pubblica legata alla possibilità di trasmis- sione della malattia attraverso il consumo di carne bovina, questa malattia è rimasta un evento assolutamente raro e non si è ve- formation of desert areas is a result of“the combination of phenomena that are caused by one another in an increasingly interac- tive mechanism [...]. The overall system functions like a vast amplification mecha- nism, within which even micro-factors may expand and produce lasting effects”33 . Completed by Rebecca Ballestra in India in 2009, the project Memory of Rain is a reflec- tion on this alarming problem, one that is compromising the world ecosystem34 . The advance of deserts is a result of unusually prolonged droughts caused by different fac- tors such as the intensification of“crops to meet the demands of the world market, the diffusion of monocrops”35 , the reduction of biomass, owing to transgenic genes, and therefore of the organic material in the ground that can thus no longer retain rain- water36 .This reflection on the genetic mod- ifications of plants and the privatisation of common goods such as water and land re- veals a situation in which science and tech- nology appear to be an aid to man but only as regards the hoarding of riches rather than improving conditions of mankind. We are living in an age of economic and com- mercial warfare, one in which the primary objective is profit and conquering resources: “in short, we want to be able to sell what is, in actual fact, already ours: water, genes, cells, organs, knowledge, culture and the future”37 . A further problem that is closely related to globalisation tackled by Rebecca Ballestra in Global Plots is that of the possible spread- ing of fatal diseases on a global scale (ill. 10).This subject was also present in the ex- hibition The Future is Near. The Future is Now!; the work consisted in three embroi- deries that transform the Americas, Asia and Europe into a colourful interweaving of threads, almost as if the grandeur of the large continents had been reduced to sim- 134 tra presente e FUtUrO 16 From West to East, stampa lambda su schermo al led / lambda print on led screen, 2010
  • 17. politici dei vari governi, uno strumento di terrorismo psicologico in grado di condi- zionare non solo la libertà di spostamento degli individui, ma anche gli equilibri eco- nomici e commerciali. Se Global Plots affronta la tematica delle pandemie in maniera concettuale, con la performance Filters, realizzata da Rebecca Ballestra alla Biennale di Mosca del 2010, è l’individuo a viverne le conseguenze in prima persona: diventato inconsapevol- mente una minaccia per l’intera umanità, ciascuno di noi può trovarsi ad essere ef- fettivamente trattato come tale46. Con questi lavori Rebecca Ballestra ci porta a riflettere sull’incertezza in cui siamo de- stinati a vivere: carni portatrici di virus, ver- dure transgeniche, acque contaminate non sono altro che le conseguenze dell’ecces- sivo sfruttamento della terra, effetti di un agire non più sostenibile che - come i cer- chi concentrici nell’acqua che divengono sempre più grandi - determinano una serie di processi a catena ormai inarrestabili.Tra gli esiti più drammatici ci saranno i nuovi scenari di guerra; l’opera War Game porta questa inquietante previsione nel percorso della mostra parigina, prendendo spunto dall’omonimo programma virtuale messo in atto dal Pentagono nel 2009, anno in cui è emersa con maggior evidenza la proble- matica riguardante le risorse (ill. 11): si tratta di un insieme di simulazioni eseguite dall’esercito americano per prepararsi ad intervenire in possibili nuovi scenari, come quelli determinati da stravolgimenti clima- tici. Il programma, infatti, considera “il clima come una delle minacce alla sicu- rezza nazionale americana. […] Cicloni e siccità possono scatenare pandemie e ca- restie che spingono a migrazioni di massa, milioni di persone in fuga, a combattere per risorse elementari come il cibo e l’ac- qua, che all’improvviso diventano dram- same modus operandi and the same sub- ject45 : in the case of the Turinese artist, the large embroideries, which were done by Afghan women, depict planispheres in which countries are represented by national flags while in Global Plots the continents are identified by the name of the last epidemic that struck them.While the first work high- lights the instability of geopolitical borders over the years, the second reflects on how, in a globalised world, the fear of the possi- ble spreading of a virus, and therefore pos- sible contagion may, in the political games of various governments, be an instrument of psychological terrorism that can condi- tion not only an individual’s freedom of movement, but also economic and com- mercial equilibria. While Global Plots deals with the subject of pandemics conceptually, in the perform- ance Filters, completed by Rebecca Ballestra for the Moscow Biennale in 2010, it is the individual who suffers the consequences in first person. Having unconsciously become a threat for the whole of mankind, each of us may find ourselves actually being treated as such46 . With these works Rebecca Ballestra makes us reflect on the uncertainty in which we are destined to live: meats carrying viruses, transgenic vegetables, contaminated water are nothing other than the consequences of the excessive exploitation of the earth, the effects of behaviour that is no longer sus- tainable - like the concentric circles of water that grow bigger and bigger - that lead to a series of chain processes that can no longer be stopped. The most dramatic results will be new scenarios of war. The work War Game offered this disquieting forecast at the Paris exhibition, inspired by the same- named virtual programme implemented by the Pentagon in 2009, the year in which the problem regarding resources emerged with 137 Daniela legOtta diale della Sanità) aveva modificato la defi- nizione di pandemia, eliminando caratteri- stiche quali il fattore di ‘morbosità’ e il ‘numero elevato di morti’, rendendola di fatto analoga ad una semplice epidemia di influenza stagionale. Quest’ambiguità se- mantica può generare caos, facendo credere che vi sia un rischio superiore a quello ef- fettivo44; lo spettro di un possibile contagio può degenerare in una“psicosi collettiva”, facilmente sfruttabile in termini di interessi economici e governativi. Sulla linea dell’arte concettuale, Rebecca Ballestra affida a terzi la realizzazione - l’esecuzione artigianale del ricamo - dei suoi Global Plots. Non è infatti importante, nell’economia dell’opera, l’intervento ma- nuale dell’artista, che rivendica il ruolo di pura ideatrice della forma assunta dal la- voro in rapporto al messaggio che esso deve veicolare: il ricamo, con la sua maglia di fili, è come il network di cui tutti, volenti o nolenti, facciamo parte. Come già evi- denziato, nessuno può più essere outsider e qualsiasi cosa accada in una parte del globo avrà ricadute in tutto il pianeta: ti- rando un filo, questo andrà a‘scompensare’ inevitabilmente un altro pezzo del ricamo. C’è una sintomatica somiglianza tra questo lavoro e le famose mappe concettuali di Alighiero Boetti, dove si ritrova lo stesso modus operandi e il medesimo soggetto45: nel caso dell’artista torinese i grandi ricami, cuciti da donne afgane, raffigurano plani- sferi in cui i paesi sono rappresentati dalle bandiere nazionali, mentre in Global Plots i continenti sono identificati dal nome del- l’ultima epidemia che li ha colpiti. Se nella prima opera si vuole evidenziare l’instabi- lità dei confini geopolitici nel corso del tempo, nella seconda si riflette su come, nel mondo globalizzato, la paura per la possi- bile diffusione di un virus e, quindi, di pos- sibili contagi, possa diventare, nei giochi excessive fear worldwide, so much so that the biologist David Baltimore and the sci- entist David Ho said: “the fear of Sars is overtaking Sars itself”, in reference to the widespread panic,“with the total blockage of international travel, the economic col- lapse of countries afflicted by contagion, and paralysis of relations”42 . The last pan- demic was the swine flu that, unlike previ- ous outbreaks, was contagious but without any serious pathogenic effects43 ; neverthe- less, the alarm levels worldwide were ex- tremely high, also owing to the fact that in May 2009 the WHO (World Health Organ- isation) had modified the definition of pan- demic, eliminating characteristics such as the factor of ‘morbidity’ and ‘high number of fatalities’, thus making it similar to a sim- ple epidemic of seasonal flu. Such semantic ambiguity can cause chaos, making people believe the risk is greater than it actually is44 ; the spectre of possible contagion may degenerate into a “collective psychosis”, which can then be easily exploited in terms of economic and governmental interests. Following the lines of conceptual art, Re- becca Ballestra entrusts the artisan creation of the embroidery for her Global Plots to a third party. In the economics of the work the artist’s manual intervention is unimpor- tant, as her role was the pure conception of the work and how it was to be expressed in relation to the message it was to transmit: With its thread stitches, embroidery is like the network we are all part of, whether we like it or not. As shown earlier, nobody can be an outsider anymore, and whatever hap- pens in one part of the world, has repercus- sions on the entire planet: If we pull a thread, it will inevitably upset the balance of another piece of the embroidery. There is a symptomatic similarity between this work and Alghiero Boetti’s famous conceptual maps, where one can see the 136 tra presente e FUtUrO
  • 18. tale’. Si utilizzano più risorse di quante la Terra riesca a rigenerare”48. Ultima opera della mostra di Parigi, il video The Future is Near preconizza l’ineluttabile fine dell’uomo e della sua civiltà (ill. 12). Un’animazione tridimensionale presenta la vista aerea di una tipica città cosmopolita con i suoi alti grattacieli. Uccelli neri, segno di cattivo presagio, si muovono in stormi sui tetti degli altissimi palazzi, col sottofondo di una nefasta colonna sonora.Sotto il monitor, un libro è messo a disposizione dello spet- tatore: scritto dal drammaturgo argentino Marcos Rosenzvaig appositamente per que- st’opera, I rotoli del pianeta morto narrano del ritrovamento, avvenuto nel 2050, di antichi manoscritti in una bottiglia,nei quali un sag- gio rabbino descrive la conquista dell’intero pianeta ad opera del denaro: la terra, ormai merce di scambio, è giunta così alla fine dell’“antichità post-moderna”, con l’uomo perseguitato da un‘profitto cannibale’. La fine di una civiltà si alterna ciclicamente alla nascita di un’altra. Il lettore prosegue il racconto e, immedesimandosi nel narra- tore, constata che quella fine‘ciclica’sta per travolgere anche lui:“aprii la finestra come la prima pagina di un libro. La terra si estendeva senza limiti nella sua aridità. Mi affacciai e sentii il vuoto come un titano renowned phrase by McLuhan, the toys are the spokesman for a situation that is any- thing other than cheerful and pleasant:“the fight for resources will become the key characteristic of the twenty-first century. Not only will there be a food shortage, loss of biodiversity, depletion of fish resources, ground erosion and excessive use of fresh water, but also a peak in energy consump- tion and climate change.We are witnessing a global crisis of the demand and offer of essential resources, which some define as a ‘total peak’. More resources are being used than the Earth is able to regenerate”48 . The last piece at the Paris exhibition, the video The Future is Near prophesies the in- escapable end of man and his civilisation (ill. 12).A three-dimensional cartoon shows the aerial view of a typical cosmopolitan 139 Daniela legOtta maticamente insufficienti per tutti. Situa- zioni nelle quali sguazzerebbero movi- menti terroristici ed estremisti di varia natura, tragedie che alimenterebbero na- zionalismi violenti e guerre religiose, fa- cendo vacillare governi di mezzo mondo. […] E così dai tentativi di prevenzione si passa ai più pragmatici piani per affrontare emergenze inevitabili [che] possono diven- tare un pericolo sociale e politico, e quindi anche militare”47. Queste simulazioni ren- dono tangibile la paura del governo ame- ricano il quale, anziché pensare ad unire le forze con altri governi nel tentativo di tro- vare una soluzione comune, si prepara a salvaguardare solo il proprio interesse, senza tenere conto che una volta attivato il ‘ciclo’di calamità, questo andrà man mano ad imperversare in ogni angolo del mondo. I‘giochi di guerra’americani sono translit- terati dall’artista in un box di plexiglas tra- sparente composto da una sequenza verticale di cinque parallelepipedi, separati da altrettanti cieli corrispondenti ai diversi continenti, in cui soldati-giocattolo, carri armati, elicotteri sono impegnati in una fu- tura guerra per impossessarsi degli ele- menti necessari alla vita, divenuti sempre più scarsi. Ancora una volta un’opera ci porta a riflettere su un tema quanto mai ur- gente; ancora una volta, il rosso ammoni- sce lo spettatore. Se è vero che il medium è il messaggio, secondo la nota equivalenza di McLuhan, i giocattoli si fanno portavoce di una realtà tutt’altro che gaia e piacevole: “la lotta per le risorse diventerà l’elemento caratterizzante del XXI secolo.Alle carenze alimentari, perdita della biodiversità, de- pauperamento delle risorse ittiche, ero- sione del suolo e abuso dell’acqua dolce si aggiungeranno il picco energetico e il cam- biamento climatico.Assistiamo ad una crisi globale della domanda e offerta delle ri- sorse essenziali, definita da alcuni‘picco to- greater clarity (ill 11). It is a set of simula- tions carried out by the American army to prepare themselves for intervention in pos- sible new scenarios, such as those resulting from climatic upheaval. In fact, the pro- gramme considers “the climate as one of the threats to American national security. [...] Cyclones and drought can cause pan- demics and famine that result in mass mi- gration, millions of people in flight, fighting for elementary resources such as food and water, which suddenly become dramatically insufficient for everyone. Situations terrorist movements and different kinds of extrem- ists would thrive on, tragedies that would fuel violent nationalism and religious wars, making half the governments worldwide shake. [...] Preventative attempts are thus followed by more pragmatic plans to deal with inevitable situations [that] may be- come a social and political, and therefore also military danger”47 . These simulations are clear evidence of the American govern- ment’s fear, so that instead of considering uniting ranks with other governments to find a common solution they are getting ready to protect only their own interests, without considering that once this‘cycle’of calamity has started, it will gradually rage on every inch of the planet. The artist transliterated these American ‘war games’into a transparent Plexiglas box made up of a vertical sequence of five par- allelepiped, separated by the same number of skies that correspond to the different continents in which toy soldiers, tanks, and helicopters are engaged in a future war to appropriate all elements necessary for sur- vival, which have become scarcer and scarcer. Once again the work makes us think about a subject that is more urgent than ever; once again, the colour red is a warning to the viewer. While it is true that the medium is the message, to use the 138 tra presente e FUtUrO 17 Contemplation, installazione / installation, 2010
  • 19. definitiva scomparsa della specie umana. Se il rischio di estinzione effettivamente esiste, la lotta fisica per la sopravvivenza tornerà ad essere una necessità non solo per gli animali ma anche gli uomini: quest’antico istinto primordiale è il tema di Cock Fight, un’opera fotografica ed instal- lativa realizzata nel 2010 (ill. 14). L’istinto animale che in Postzoico si afferma por- tando gli animali a riappropriarsi degli spazi dell’intelletto umano, è ricondotto da questo lavoro alla sua manifestazione più immediata, ossia quella della lotta: la foto- grafia di un incontro tra due galli da com- battimento è posta sopra un box di plexiglas trasparente pieno di piume colo- rate. Queste, immobili, giacciono sul fondo del contenitore, come a decretare la fine dell’ostilità tra i due avversari, il cui esito rimane però ignoto. La concitazione dello scontro porta i corpi dei due animali quasi a fondersi, rendendo impossibile distin- guerli l’uno dall’altro; l’artista pensa a que- sta immagine come ad una metafora della futura lotta tra gli esseri umani per l’acca- parramento delle risorse e, per rendere più esplicito questo messaggio, sceglie di am- bientare il combattimento sullo sfondo di un arido paesaggio dalle connotazioni quasi aliene che, prosciugato della linfa vi- tale, prospetta un futuro altrettanto deso- lato. La legge del più forte, l’istinto di sopravvivenza che porta ogni creatura a lottare per procurarsi il cibo, riprodursi, fuggire dai predatori, affermare la propria supremazia nel branco, forse caratterizzerà, in un prossimo futuro, anche il comporta- mento dell’uomo, facendolo regredire ai suoi comportamenti più primitivi. L’uomo, che sempre riveste una posizione centrale nella poetica di Rebecca Ballestra, anche quando l’opera non ne prevede la concreta presenza, diviene il protagonista della sperimentazione condotta in occa- completed in 2009 (ill. 13a, 13b, 13c, 13d). Seven images show the same number of in- sects and animals of unlikely dimensions in prestigious palazzi and churches in the city of Genoa. Removed from their natural context, these huge creatures seem to have taken over the buildings built by man to be used over the centuries as the seats of political power, sites of prayer and the homes of nobility50 . Adorned with frescoes and valuable decora- tions, these majestic buildings are testimony to what was once ‘the golden age’; an age that has now been replaced by a present that is full of uncertainty; an age in which the man who managed to achieve such magnificence and is still discovering things of outstanding importance, is now putting his own survival at risk.Just like in the previous five geological eras with their alternation of diverse forms of life, now, in an imaginary sixth era, the Post- zoico,it might be time for the final disappear- ance of the human species. While the risk of extinction does actually exist, the physical fight for survival will once again be a real need – not just for animals but also for men: this ancient primordial in- stinct is the subject of Cock Fight, a photo- graphic work and installation completed in 2010 (ill. 14). The animal instinct that led the animals to reappropriate the spaces of human intellect in Postzoico is portrayed here in its most immediate form – fighting. The photograph of two fighting cocks fac- ing each other is placed on a transparent Plexiglas box full of coloured feathers. Im- mobile, they are lying on the bottom of the container, as if a cease-fire between the two adversaries has been declared, although the outcome is unknown. The agitation of the fight makes the two animals’bodies almost blend together so it is impossible to distin- guish one from the other; for the artist this image is a metaphor of a future fight be- tween human beings to hoard resources; to 141 Daniela legOtta denudato. Alcune gemme verdi spinge- vano per uscire dalla terra e sfidavano no- nostante la loro fragilità l’impero del vento. Il mondo cominciava lentamente la sua ri- generazione. Dall’altro lato della terra un cane affermava la vita sul pianeta. I latrati rimbombavano mentre la bottiglia conti- nua il suo viaggio ininterrotto”49. Una vi- sione post-umana che, senza indulgere alla banalizzazione, ci mostra il futuro della terra: una visione laica del mondo, senza sbilanciamenti a favore di nessuno, né dell’uomo e della sua sopravvivenza, né della terra e della sua liberazione dall’es- sere umano che la sta distruggendo. An- cora una volta il titolo rende esplicito il suo messaggio: il futuro è ora, è adesso! Non possiamo più demandare le nostre scelte ad un ipotetico futuro, domani è già oggi. L’estinzione dell’essere umano è anche la tematica scelta per la serie fotografica Po- stzoico, anch’essa realizzata nel 2009 (ill. 13a, 13b, 13c, 13d). Sette immagini mo- strano altrettanti insetti e animali dalle di- mensioni improbabili che occupano alcuni prestigiosi palazzi e chiese della città di Genova. Avulsi dal loro naturale contesto, queste enormi creature sembrano essersi impossessate degli edifici costruiti dal- l’uomo e usati, nei secoli, come sedi del po- tere politico, come luoghi di preghiera e come dimora di famiglie aristocratiche50. Queste architetture maestose, adorne di af- freschi e di pregiate decorazioni, testimo- niano di un’ormai tramontata‘età dell’oro’, oggi sostituita da un presente carico di in- certezze, in cui l’uomo che è riuscito a creare tali magnificenze e che continua a scoprire cose di straordinaria importanza, rischia di mettere a rischio la sua stessa so- pravvivenza. Come nelle cinque precedenti ere geologiche si sono alternate diverse forme di vita, così un’immaginaria sesta era, il Postzoico, potrebbe vedere proprio la city with soaring skyscrapers. Black birds, a bad omen, are moving in flocks on the rooftops of the high buildings with an in- auspicious sound track in the background. Below the screen is a book for the viewer: written by the Argentine Marcos Rosenz- vaig playwright especially for this work, I rotoli del pianeta morto [The Scrolls of the Dead Planet] describe the rediscovery in 2050 of ancient manuscripts in a bottle in which a sage rabbi describes the conquest of an entire planet driven by money: the earth, now nothing more than trade goods, has thus come to the end of the“post-mod- ern antiquity”with man persecuted by‘can- nibal profit’. The end of a civilisation is cyclically re- placed by the birth of another. The reader continues reading and, identifying with the narrator, realises that the ‘cyclical’ end is about to sweep him away as well:“I opened the window as if it were the first page of a book. The arid earth stretched as far as the eye could see. I looked down and felt the emptiness like a bared titan. A few green buds sprouted out of the earth, defying the empire of wind despite their fragility. The world gradually began its regeneration. On the other side of the earth, a dog affirmed life on the planet. The barking resounded while the bottle continues its uninterrupted journey”49 .A post-human vision that, with- out indulging in clichés, shows us the future of the earth: a layman’s vision of the earth, without moving the balance in anyone’s favour, not man and his survival, nor the earth and its liberation from the human being who is destroying it. The title of the work makes is message clear: the future is now, it is now! We can no longer transfer our decisions to a hypothetical future – to- morrow is already today. The extinction of mankind is also the subject of the photographic series Postzoico, also 140 tra presente e FUtUrO
  • 20. rando che, nella lingua cinese, la parola‘pi- pistrello’è omofona della parola‘fortuna’e che, sempre nella cultura cinese, i simboli capovolti significano che un evento è avve- nuto, l’opera rende esplicito il suo messag- gio: l’Occidente è stato ormai travolto dalla crescita economica dell’Oriente e New York, la città che nel secolo scorso ha rap- presentato, più di ogni altra, l’apparente- mente inarrestabile avanzata economica degli Stati Uniti, può essere oggi assunta a simbolo della decadenza di quella super- potenza. I cinque pipistrelli sono, invece, allegorie delle altrettante ‘benedizioni’ ci- nesi (longevità, salute, ricchezza, amore e morte naturale) che pare stiano accompa- gnando l’ascesa dell’Oriente al suo ruolo di potenza mondiale. La scelta linguistica muta sensibilmente in un’opera di natura più ‘intimista’, quale è Contemplation, un’installazione presentata per la prima volta nel 2010 a Parigi nell’am- ment. Art may therefore be a means to stimulate reflection on how today’s deci- sions affect tomorrow, in a small town such as Vallebona in the hinterland of western Liguria. By alternating works with sound scientific bases with others that are more fanciful and unearthly, Rebecca Ballestra moulds her artistic language to the different needs of each work. From West to East is a photograph of NewYork digitally elaborated so it became the background for the shadows of five bats (ill.16); this image is shown on a LCD screen, creating an unusual and refined hyper-tech- nological light-box. Bearing in mind that in Chinese the word‘bat’is a homophone for the word‘fortune’and that in Chinese culture upside symbols mean an event has taken place, the work’s message is clear: the West has now been overtaken by the economic growth of the East and NewYork,the city that was the prime example in the last century of 143 Daniela legOtta sione della prima edizione di Vallebon’art_e51, sempre nel 2010. Orto d’artista è un pro- getto realizzato in collaborazione con l’ar- tista spagnola Veronica Cantero Yanez per richiamare l’attenzione del pubblico sui difficili rapporti tra scienza, tecnologia ed etica, usando nuovamente come punto di partenza la complessa questione dei cibi transgenici (ill. 15). Orto d’artista si pre- senta, infatti, come un vero e proprio orto di verdure e spezie piantate in quattro car- riole, a cui corrispondono altrettanti cartelli informativi in cui si legge“orto pubblico”, “opera d’arte per la collettività”, “opera d’arte bio-logica”,“orto bio-artistico”. Die- tro di esse giganteggia un cartello verde che recita:“Orto biologico pubblico. Si in- vita la cittadinanza a partecipare attiva- mente alla conservazione e all’uso dell’orto”. Si delinea così una vera e propria opera in- terattiva e relazionale, finalizzata ad in- durre il pubblico a scegliere se impegnarsi o meno nella cura di questo picco spazio verde; alla realizzazione dell’opera è sot- tesa la convinzione dell’artista che l’uomo abbia difficoltà a guardare oltre la necessità primaria di alimentarsi e a pensare, a lungo termine, a come salvaguardare la proprio salute e il proprio ambiente. L’arte può es- sere, dunque, il mezzo per stimolare tra gli abitanti di un piccolo paese quale Valle- bona, località dell’entroterra del ponente li- gure, una riflessione su come le scelte di oggi abbiano conseguenze nel domani. Alternando opere dalle solide basi scienti- fiche ad altre più fantasiose ed irreali, Re- becca Ballestra piega il proprio linguaggio artistico alle necessità di ogni suo lavoro: From West to East è una fotografia di New York elaborata digitalmente per divenire lo sfondo delle ombre di cinque pipistrelli (ill. 16); l’immagine così ottenuta è visibile su un monitor LCD, a creare un’insolita e raf- finata light-box ipertecnologica. Conside- make the message even more explicit, she decided to set the fight against an arid, al- most alien-like background that, deprived of vital lymph, promises to be just as bleak. The law of the strongest, the instinct for survival that makes every creature fight to find food, reproduce, flee from predators and establish its own supremacy in a pack might, in the near future, also become a characteristic of man, making him slip back into his most primitive behaviour. Man, a figure whom Rebecca Ballestra al- ways gives a central position in her poetics, even if the work does not actually foresee his concrete presence, was the protagonist of the experiment carried out during the first edition of Vallebon’art_e51 , in 2010. Orto d’artista was a project carried out together with the Spanish artist Veronica Cantero Yanez to draw the public’s attention to the complex relations between science, tech- nology and ethics, once again starting with the complex issue of genetically modified food (ill. 15). Indeed, Orto d’artista presents itself as a real vegetable garden with herbs planted in four wheelbarrows, with the cor- responding number of information sheets upon which one can read“public vegetable garden”,“work of art for the general pub- lic”,“bio-logical work of art”,“bio-artistic vegetable garden”. Behind them is a huge green sign saying:“Public biological garden. The citizens are kindly requested to take an active role in the conservation and use of the vegetable garden”. It thus outlines a true interactive and relational work, aimed at encouraging the public to decide whether they want to be involved in look- ing after this small green area or not; un- derlying the creation of this work is the artist’s conviction that man finds it difficult to look beyond his own primary needs for food, and to think in the long-term about protecting his own health and environ- 142 tra presente e FUtUrO 18 Big Five Biotic Transition, installazione / installation, 2011