Manuale presentazioni efficaci

7,378 views

Published on

Una raccolta dei principali suggerimenti per realizzare presentazioni efficaci.
Un'anteprima dei contenuti del libro "Manuale di redazione-medico scientifica. Abstract, poster e presentazioni" di T. Cornegliani e C. Rigutto

Manuale presentazioni efficaci

  1. 1. PRESENTAZIONI EFFICACI Cristina Rigutto www.tuttoslide.com
  2. 2. 2| La struttura della presentazione 03 Regole grafiche e cromatiche 14 Le immagini 22 Gli elementi multimediali 30 Dal testo all’immagine: la rappresentazione grafica dei flussi informativi 33 Dal numero all’immagine: la rappresentazione grafica dei dati 42 Indice Bibliografia 50 Links utili 53
  3. 3. 3| W W W . T U T T O S L I D E . C O M STRUTTURA C a p i t o l o 1
  4. 4. 4| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Decidere cosa dire COSA VOGLIO ? Promuovere un’idea ? Promuovere un’azione ? Suscitare un cambiamento? Attirare l’attenzione su un problema? Far conoscere l’azienda ? Cercare finanziamenti? Vendere un servizio? CHE PROBLEMA HA? È un argomento correlato ad un problema che gli fa perdere sonno/denaro? Può trovare risposta al suo problema ascoltando la mia presentazione? COSA VUOLE IL PUBBLICO? Perché viene ad ascoltarmi ? Cosa posso offrirgli che non trova da nessun’altra parte ? Può guadagnarci qualcosa in termini di tempo/denaro? COME POSSO RISOLVERLO? Devo capire cosa vuole il pubblico e offrirglielo, ma soprattutto devo offrire a chi può comprare. (es. se lo scopo è influenzare una decisione, è inutile fare la presentazione alla persona dell’ufficio che non ha potere decisionale)
  5. 5. 5| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Preparareil materiale Immagini Dati Altri media Idee per concludere Idee per iniziare Punti chiave ripetizioni Testimonianze CitazioniSimilitudini Metafore Citazioni Aneddoti Statistiche
  6. 6. 6| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Abbozzare la struttura Argomento 1 Argomento 2 Argomento 3 CHIUSURA APERTURA Attenzione Benefici Credibilità Riassunto Call for action Messaggio chiave Punto 1 Punto 2 Punto 3 Punto 1Punto 1 Punto 2Punto 2 Punto 3 Punto 3
  7. 7. 7| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Aggiungere altre tecniche Argomento 1 Argomento 2 Argomento 3 CHIUSURA APERTURA Attenzione Benefici Credibilità Riassunto Call for action Messaggio chiave Punto 1 Punto 2 Punto 3 Punto 1Punto 1 Punto 2Punto 2 Punto 3 Punto 3 Ripetizione (catch phrase) Domande retoriche Frasi famose Metafore
  8. 8. 8| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Tecniche di apertura Domanda che stimola la curiosità. È molto simile all’apertura precedente, ma viene posta sotto forma di domanda che pone il pubblico in condizioni di riflettere e suscita l’aspettativa di una risposta. Shocking statement. La presentazione apre con un’affermazione che va contro l’opinione comune o, più frequentemente, con un dato statistico che suscita una reazione emotiva nel pubblico. Storia personale. Le storie creano una connessione tra il pubblico e il relatore e le persone si riconoscono nelle storie e soprattutto le ricordano. Iniziare la presentazione con il racconto di una storia personale permetta al pubblico di immaginare la scena, di visualizzare ciò che si sta raccontando. Benefici. Questa struttura è adatta a presentare beni o servizi. Può essere usata, ad esempio, per presentare un nuovo servizio fornito dalla Provincia, o l’istituzione di un fondo per le aziende in crisi … La differenza di questo modello di presentazione rispetto a quello tradizionale è che i servizi vengono descritti non tanto nelle loro caratteristiche salienti, ma soprattutto ponendo l’accento sui benefici che il pubblico ne può trarre. Problema – soluzione. Si espone un problema, se ne illustra l’estensione e si descrivono le conseguenze che possono derivare dalla mancata soluzione del problema. Solo dopo aver chiarito questi punti si offre una soluzione e se ne illustrano i vantaggi. Cronologica. E’ una delle strutture più semplici perché segue lo scorrere degli eventi partendo da quello più lontano nel tempo fino ad arrivare al momento corrente. Passo a passo. In questa struttura si illustra una successione di eventi collegati. E’ una struttura adatta a spiegare le tappe di un progetto. Elenco. È la modalità più rapida consiste nell’enumerare gli argomenti. Si usa quando si inizia introducendo l’indice. E’ più efficace se unita all’apertura «benefici».
  9. 9. 9| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Creare un indice Presentare un indice aiuta il pubblico ad avere una visione d’insieme di come si svilupperà la presentazione anticipandone la sequenza degli argomenti. Redarre un indice aiuta anche il relatore araccogliere le idee e a progettare una presentazione efficace L’indiceèutilesiaalrelatorecheal pubblico
  10. 10. 10| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Gli elementi delle diapositive IL LOGO Inseriamo sempre un logo nella presentazione per tutte le attività interne ed esterne all’azienda pubblica o privata. Possiamo invece scegliere di usarlo o meno se la presentazione è di tipo didattico. Normalmente le aziende impongono di usare il logo in tutte le diapositive, ma se il relatore è libero di scegliere meglio usarlo solo nella diapositiva titolo ed evitare ridondanze che affollano inutilmente il campo visivo della presentazione. Il logo è di proprietà dell’azienda e quindi non va mai usato per presentazioni in cui il relatore non rappresenta l’azienda. Allo stesso modo non si usa mai il logo della società, associazione, ente, evento, che ci ospita, a meno che gli organizzatori dell’evento non ci abbiamo inviato preventivamente un layout standard e preconfezionato contenente anche il logo, con preghiera di usarlo. ILTITOLO DELLA DIAPOSTIVA Il titolo ci dice in poche battute qual è il contenuto della diapositiva, e va usato a scopo informativo, quindi si inserisce se aggiunge comprensione a ciò che stiamo dicendo, se serve a spiegare meglio; si può omettere se non assolve a questa funzione, ad esempio quando proiettiamo un’immagine a tutto campo. L’immagine si inserisce proprio perché “vale mille parole” ed un titolo che la spiega sarebbe un’inutile ripetizione. LUOGO E DATA DELL’EVENTO Luogo e data dell’evento sono sempre noti al pubblico, e si inseriscono esclusivamente nella diapositiva del titolo. Non vanno ripetuti nelle altre slide. Unaregoladaseguiresempre èlacoerenza.Unavoltache abbiamo sceltoqualielementi dicontestoutilizzareeinquali diapositive,verifichiamo sempretuttalapresentazione econtrolliamodiaverinserito oomessoglioggetti coerentementeintuttoil progetto,soprattuttose abbiamo usatoancheslidedi vecchiepresentazioni.
  11. 11. 11| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto IL NOME DEI COAUTORI E’ importante offrire sin dall’inizio il giusto riconoscimento a chi ha collaborato al lavoro che si sta presentando, aggiungendo il nome dei collaboratori sotto quello del relatore. Se si preferisce dare lo stesso rilievo a tutti i nomi scrivendoli in un’unica riga, il nome del relatore va messo per primo, oppure sottolineato, o ancora evidenziato in grassetto o con un colore diverso. Se i collaboratori sono in sala, anziché inserire i loro nomi nella prima slide, si prepara una slide da visualizzare subito dopo il titolo con i loro nomi e foto in modo da permettere al pubblico di individuarli. In alcuni casi il relatore preferisce inserire una slide di ringraziamenti alla fine della presentazione, subito prima della diapositiva di chiusura, ma questa soluzione è più adatta per ringraziare gli sponsor che i collaboratori. MENU E’ l’elemento più utile di tutta la presentazione, identifica le sezioni della presentazione, ne scandisce i cambi di argomento, offre un’immediata indicazione visiva di quella che è la struttura logica della presentazione. Ha senso inserirlo quando ci sono presentazioni lunghe, oppure presentazioni che presentano più aspetti di un unico argomento, e in tutti i casi in cui può aiutare chi ascolta a capire meglio i contenuti. Si può invece omettere nel caso si presentazioni molto brevi, a “capitolo unico” come nel caso dei fast workshop. NUMERAZIONE SLIDE Numerare o meno le diapositive è una scelta del tutto personale. La numerazione può essere omessa a meno che non si preveda che le slide vengano stampate, in tal caso può essere utile inserire i numeri nell’angolo inferiore destro. IL NOME DEL RELATORE Il nome del relatore va inserito solo nella prima slide: Tuttavia se si partecipa a convegni con molte sessioni parallele può essere utile inserirlo in tutte le diapositive per permettere ad eventuali ritardatari di capire a colpo d’occhio se sono entrati nella sala giusta senza che debbano disturbare il pubblico per chiedere informazioni. Nelle conferenze con pubblico internazionale, se non si viene presentati conviene farlo da soli. Persone di madrelingua diversa sono spesso insicure sulla corretta pronuncia di un nome per loro straniero, e pronunciare il proprio nome in modo chiaro le fa sentire più a proprio agio nel pronunciarlo a loro volta. Se si è relatori di un lavoro non proprio (es. si sostituisce un collega), bisogna informarne il pubblico dall’inizio. Questo eviterà che vengano fatte domande alle quali solo l’autore saprebbe rispondere.
  12. 12. 12| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Come concludere la presentazione SEGNALO che sto per concludere e riepilogo (obiettivo, domande, soluzioni, ROI) Chiamo all’ AZIONERicordo la BUSINESS REASON RINGRAZIO ????? Si, ma solo a voce. Non scriviamo i ringraziamenti sulla slide. Il pubblico apprezzerà maggiormente un relatore che ringrazia a voce il suo pubblico che una scritta sullo schermo.
  13. 13. 13| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto L’ultimaslide (tipologie) SUMMARY Si usa quando al termine della presentazione è previsto un dibattito. Serve a riepilogare i passaggi principali per permettere al pubblico di raccogliere le idee ed orientarsi nella discussione che seguirà. TAKE HOME MESSAGE Si usa molto spesso nei Ted Talk e quando la presentazione contiene una "catchphrase, ovvero una frase incisiva che viene ripetuta più volte nel corso della presentazione. È uno slogan che racchiude il messaggio chiave che si vuole sia ricordato dal pubblico, per questo motivo viene inserito nell'ultima slide. CALL FOR ACTION La diapositiva di chiusura viene usata per invitare il pubblico a compiere un'azione, come ad esempio visionare la presentazione o materiali aggiuntivi che il relatore mette a disposizione. Questa diapositiva conterrà i link ai documenti da scaricare. BUSINESS CARD L'ultima slide contiene tutti i riferimenti per contattare il relatore o l'azienda. E' un biglietto da visita che raccoglie con una grafica chiara tutti i riferimenti: nome e cognome, indirizzo e- mail, sito, blog, feed, pagine nei social. Queste informazioni possono anche essere incluse nella slide "Call to action"
  14. 14. 14| W W W . T U T T O S L I D E . C O M STILE C a p i t o l o 2
  15. 15. 15| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Il testo Per rendere più leggibile un testo distribuirlo su più colonne verticali anziché orizzontalmente nella slide. Non sempre un font più grande garantisce una facile lettura, anzi! Se il testo è molto, meglio optare per un font più piccolo e aumentare l’ampiezza dell’interlinea portandola a 1.3 o 1.5. Poiché quando leggiamo tendiamo naturalmente a cercare un punto d’aggancio con gli occhi, il testo di un paragrafo non dovrebbe mai essere centrato (fatte salve le citazioni), ma allineato a sinistra. Il font dovrebbe avere la stessa grandezza in tutte le slide e il maiuscolo andrebbe riservato solo ai titoli. Per evidenziare una parola si usa il grassetto o un colore diverso. Il sottolineato nei supporti digitali indica la presenza di un link.
  16. 16. 16| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Il colore Che abbiano funzione di richiamo, di mimetizzazione o di avvertimento, in natura i colori servono a comunicare. Nel mondo vegetale, così come nel mondo animale. La forza comunicativa del colore si estende anche all’uomo, che oltre a percepirlo in modo oggettivo lo carica di significati che variano in base alla cultura, alle esperienze contingenti, alla personalità. Tinta, saturazione e tonalità fanno percepire in modo diverso i colori quando vengono accostati tra loro. Un testo rosso su fondo bianco, se proiettato su uno schermo, sembra di una tinta più carica (satura) e di una tonalità più accesa rispetto a un testo rosso su fondo nero. S A T U R A Z I O N E T I N T A T O N A L I T À
  17. 17. 17| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Quando si progetta la presentazione la prima cosa da scegliere è la tonalità di sfondo e grafica: è la tonalità a definire quello che sarà l’aspetto della presentazione (fresca, intensa). Quasi tutti i colori si prestano ad essere utilizzati per gli sfondi, sia chiari che scuri. I fattori che influenzano la scelta dello sfondo sono due: • Formalità dell’evento • Ampiezza della sala Gli sfondi scuri sono più indicati per presentazioni formali, ma per usarli bisogna essere certi di poter presentare in locali ampi e in buone condizione di illuminazione. Al contrario gli sfondi chiari sono adatti a tutte le presentazioni e la definizione risulta sempre migliore, anche in sale piccole e poco illuminate. Definito lo sfondo si scelgono i colori degli altri componenti della slide, (logo, menu di navigazione, testo) partendo dall’area più estesa e arrivando ai dettagli. Colori chiari, caldi o brillanti danno prestazioni migliori. Normalmente in una presentazione, è meglio non superare i quattro colori sfondo compreso, tra questi uno solo dovrebbe essere il colore dominante. Se sono necessari più colori bisognerebbe sceglierli tra le gradazioni del colore dominante (accostamento monocromatico). Sono da evitare combinazioni di colori stridenti tra loro, a meno che lo scopo non sia quello di spiazzare, stupire. È bene comunque prima di fare questo tipo di scelta, pensare a che tipo di pubblico assisterà alla nostra presentazione perché, anziché stupire, si potrebbe ottenere l’effetto di infastidire. Le combinazioni possibili si estendono all’intera ruota dei colori, tuttavia gli effetti migliori si hanno con l’uso di combinazioni tra colori analoghi, triadici o complementari. Scelta del colore
  18. 18. 18| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto
  19. 19. 19| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto
  20. 20. 20| Cristina RiguttoW W W . T U T T O S L I D E . C O M Accessibilità Uno degli accostamenti più comuni, da evitare sempre è rosso/verde. Questi due colori insieme non sono ben visibili ai daltonici. Per la verifica degli abbinamenti di colore, in relazione alle diverse patologie visive, si rimanda ad un tool gratuito scaricabile da questo indirizzo http://gmazzocato.altervista.org/colorwheel/wheel.php. Anche in assenza di deficit visivi la luminosità dei colori viene percepita in modo diverso in base a come i colori vengono accostati. Un testo giallo su sfondo nero risulta molto più luminoso, e quindi più visibile, di uno azzurro su sfondo nero. A volte può essere difficile stabilire quale effetto venga percepito come più luminoso. In questo caso un espediente utile può essere di trasformare la slide in scala di grigi ed osservarne il contrasto. Una buona presentazione deve essere accessibile a tutti.Tra il pubblico potrebbero esserci persone con deficit visivi, dei quali è bene tener conto nella scelta degli accoppiamenti di colore.
  21. 21. 21| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Significato I colori hanno significati simbolici e culturali dei quali bisogna tener conto quando si progetta la presentazione Per scoprire i significati dei colori nei diversi Paesi scarica il PDF gratuito https://www.academia.edu/5046034/Storia_dei_colori
  22. 22. 22| W W W . T U T T O S L I D E . C O MC a p i t o l o 3 IMMAGINI
  23. 23. 23| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto L’immaginedigitale Come un mosaico è composto da singole tessere colorate, così l’immagine digitale è composta da una serie di punti detti “pixel”. I pixel vengono identificati, nella scala dei colori, da un riferimento univoco che “dice” al computer, di quale tinta, tonalità, e gradazione si tratta. Pixel è l’abbreviazione di Picture Elements I pixel sono disposti nell’immagine in una tabella a due dimensioni e ogni immagine ne ha un numero definito, che non cambia riducendo o ingrandendo l’immagine. Quindi quando ci riferiamo ad un’immagine di 1200x800 pixel, intendiamo un’immagine di 1200 pixel di larghezza e 800 di altezza e quindi di una dimensione massima di circa 32 cm x 21. Se proviamo a ingrandirla oltre queste misure otteniamo un effetto sfocato (pixelato). Riprendendo l’esempio del mosaico è come se noi, dovendo costruire un disegno complesso e molto colorato, scrivessimo dietro ogni singola tessera un numero, in modo da individuare con certezza l’esatto colore che ci serve.
  24. 24. 24| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto È un formato alternativo al GIF che si adatta bene all’uso nelle presentazioni sia per le dimensioni dei file, sia perché supporta l’effetto trasparenza. Ha la caratteristica di salvare anche le informazioni sulla luminosità del monitor, ovvero si adatta alla luminosità degli schermi sui quali viene aperto. È il formato più comunemente usato perché permette un’altissima compressione delle immagini. Lo svantaggio è che ad ogni salvataggio l’immagine viene ulteriormente compressa perdendo ulteriormente risoluzione. I formati Adatto a file molto semplici di qualità non fotografica, perché fa uso di soli 256 colori, quindi codifica larghe porzioni dell’immagine come unità di colore e non come pixel individuali. Proprio per questo motivo è un formato che si presta bene al salvataggio di disegni animati, grafici e diagrammi. Viene usato anche nei logo aziendali perché i pixel di sfondo supportano la trasparenza.
  25. 25. 25| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto L’immagine rappresenta un concetto, lo spiega o lo evidenzia, quindi deve essere coerente con il testo. Ad esempio se si parla di un basso costo di un prodotto, l’immagine dovrà rappresentare pochi spiccioli e non banconote di grosso taglio. Le caratteristiche «comunicative» Molte immagini legate alla sfera lavorativa sono stereotipi e vengono percepite come fasulle. È preferibile cercare di usare immagini vere, di vita reale, che diano un messaggio che le persone possono riconoscere nella loro quotidianità. S I G N I F I C A T O R E A L I S M O C O E R E N Z A Una stessa immagine non ha lo stesso significato per tutti. L’interpretazione visiva di un concetto varia a seconda della cultura di chi legge l’immagine. Ad esempio, l’immagine di un cane può ben rappresentare il concetto di fedeltà davanti a un pubblico occidentale, ma non sarà immediatamente compresa dal pubblico orientale.
  26. 26. 26| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Se non è possibile rimuovere lo sfondo, cercare soluzioni grafiche alternative, quali: cornici, layout colorati, collage ecc. Il layout delle immagini Se l’immagine è piccola valutare la possibilità di rimuovere lo sfondo. Un’immagine a sfondo bianco, infatti, può avere la stessa resa di un’immagine a tutto campo. I M M A G I N E G R A N D E I M M A G I N E P I C C O L A Fragole L’immagine a tutto campo occupa tutta la superficie della slide. Deve essere di ottima risoluzione per evitare effetti «pixelati». Eventuale testo va inserito sopra l’immagine avendo cura di inserire uno sfondo semi-trasparente nella casella testo
  27. 27. 27| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Le licenze Si possono acquistare le immagini o le licenze d’uso. Queste sono di due tipi: • Rights Managed garantiscono l’uso esclusivo della risorsa, e quindi la garanzia che non verrà ceduta ad altri. • Royalty Free, la stessa immagine può essere ceduta a più persone (una sorta di multiproprietà). Per ogni licenza sono previste diverse soluzioni contrattuali: si può usare l’immagine solo per un periodo limitato di tempo, oppure per un numero prefissato di copie, o ancora solo per un tipo specifico di supporto. Appartengono a queste gruppo tutte le immagini che possono essere utilizzate senza richiedere il consenso esplicito dell’autore o dell’editore. Rientrano in questa categoria tutte le fotografie e i grafici che riportano il simbolo “cc” cerchiato e quelle contenute in articoli scientifici o poster pubblicati in modalità “Open Access”. E’ la licenza standard identificata dal simbolo © che sta a significare “Tutti i diritti riservati”. Per utilizzare queste immagini è necessario il consenso esplicito dell’autore o dell’editore che le ha pubblicate. Normalmente vengono concesse in uso gratuito a chi ne fa richiesta per l’uso in conferenza, l’inserimento in articoli scientifici, o comunque in tutti i casi in cui non vi è scopo di lucro. COPYRIGHTS ACQUISTABILI CREATIVE COMMONS
  28. 28. 28| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Le licenzecreative commons
  29. 29. 29| W W W . T U T T O S L I D E . C O MC a p i t o l o 4 MULTIMEDIA
  30. 30. 30| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Le animazioni L’animazione va avviata dal relatore e va visualizzata una sola volta. Quando la si vuole far vedere più volte per mostrare separatamente aspetti diversi dell’oggetto, la si farà ripartire manualmente ogni volta. Avvii automatici e cicli continui (loop) sono da evitare perché distraggono, essendo raramente in sincronia con le parole del relatore. Quando si inseriscono le animazioni per visualizzare degli elementi grafici o dei dati in sequenza, va mantenuto lo stesso tipo di animazione per tutte le diapositive. Se si è iniziato con un’apparizione in dissolvenza si continuerà con quella, altrimenti si rischia di originare confusione visiva. Le animazioni sono utili per: • Aiutare il pubblico a individuare e seguire le diverse fasi di un processo • Visualizzare il movimento di oggetti o le dinamiche di interazione tra diversi oggetti • Visualizzare un elenco di dati in sequenza (esempio diagrammi, grafici) • Far ruotare un’immagine in 3D
  31. 31. 31| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Le transizioni L’ultimo tipo di animazione applicabile alle presentazioni è la transizione da una diapositiva all’altra. Le transizioni danno movimento alla presentazione, ma possono anche avere la funzionalità di marcatori, ovvero essere usate per annunciare dei cambi di sezione o di argomento. Come per gli altri effetti, anche la scelta delle transizioni non deve essere lasciata al caso, ma deve essere attentamente soppesata. Indicativamente se una presentazione è molto lunga si sceglierà un effetto delicato quale la dissolvenza tra una diapositiva e l’altra, intervallato da un’animazione (sempre la stessa) di maggiore impatto come la rotazione o la cascata per segnare il passaggio a una nuova sezione. Se la presentazione, al contrario, è molto breve (10-15 slide) allora si può osare scegliendo una transizione molto movimentata o di effetto da applicare a tutte le diapositive.
  32. 32. 32| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Gli elementi multimediali I video sono molto utili per richiamare l’attenzione della platea, o per mostrare quello che l’immagine fissa non riesce a far vedere o immaginare. In alcuni casi è preferibile cancellare la traccia audio per permettere al relatore di spiegare al pubblico le varie fasi di ciò che vede e gestire al meglio e senza stacchi la presentazione. In ogni caso i video devono essere brevi (circa 1 minuto) . Appartengono alla categoria delle animazioni anche le GIF animate. Queste sono immagini di uno stesso oggetto, prese in sequenza e montate in modo che il passaggio dall’una all’altra generi l’impressione del movimento. Si utilizzano esclusivamente se sono funzionali alla comprensione. Gli effetti audio sono indispensabili per riprodurre suoni particolari, come la registrazione di suoni che sarebbe troppo complesso, se non impossibile, spiegare a voce. Al contrario i suoni che le persone possono facilmente evocare ascoltando la parola, come un applauso o il ticchettio di un orologio, non vanno mai utilizzati nelle presentazioni, nemmeno in quelle divulgative, perché rischiano di banalizzarle. AUDIO VIDEO GIF ANIMATE
  33. 33. 33| W W W . T U T T O S L I D E . C O MC a p i t o l o 5 FLUSSI INFORMATIVI
  34. 34. 34| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto ELENCHI SU PIÙ SLIDE I paragrafi non andrebbero elencati all’interno di una singola diapositiva , ma riportati ciascuno in una slide distinta • Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Duis condimentum tincidunt nulla ac laoreet. Vivamus auctor, mi eu vestibulum iaculis, nibh diam maximus neque, a sagittis ante mauris quis purus. Donec molestie felis quis mollis vulputate. Aenean non mi sollicitudin, consectetur risus at, vulputate lectus. • Suspendisse quis luctus eros. Sed molestie justo eget turpis feugiat pulvinar vitae in nunc. Phasellus sed elit sed eros posuere efficitur. Quisque vitae dictum neque, et euismod elit. Suspendisse mattis magna nec orci aliquet facilisis. Donec interdum suscipit leo, ut ullamcorper turpis cursus in. • Curabitur condimentum fringilla lectus a commodo. Sed gravida augue ut porttitor mollis. Etiam dignissim urna ut diam molestie sagittis. Curabitur vitae consequat dui. Nam eu sollicitudin risus. Nulla vestibulum risus neque, eget viverra lorem suscipit tristique SLIDE 1 SLIDE 2 SLIDE 3 Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Duis condimentum tincidunt nulla ac laoreet. Vivamus auctor, mi eu vestibulum iaculis, nibh diam maximus neque, a sagittis ante mauris quis purus. Donec molestie felis quis mollis vulputate. Aenean non mi sollicitudin, consectetur risus at, vulputate lectus. Suspendisse quis luctus eros. Sed molestie justo eget turpis feugiat pulvinar vitae in nunc. Phasellus sed elit sed eros posuere efficitur. Quisque vitae dictum neque, et euismod elit. Suspendisse mattis magna nec orci aliquet facilisis. Donec interdum suscipit leo, ut ullamcorper turpis cursus in. Curabitur condimentum fringilla lectus a commodo. Sed gravida augue ut porttitor mollis. Etiam dignissim urna ut diam molestie sagittis. Curabitur vitae consequat dui. Nam eu sollicitudin risus. Nulla vestibulum risus neque, eget viverra lorem suscipit tristique
  35. 35. 35| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto ELENCHI TABELLARI L’organizzazione del testo in tabella è utile anche in fase di scrittura e non solo di lettura. La tabella infatti, obbliga ad una disciplina nell’organizzazione delle informazioni. Mentre i punti elenco spesso si riducono ad una lista casuale di tutto ciò che si intende dire, la tabella obbliga a decidere l’ordine delle informazioni, a scegliere il testo, a sintetizzarlo, e soprattutto aiuta ad accertarsi che l’informazione sia completa. Una casella bianca vicino al titolo, ci dice subito che manca una notizia.
  36. 36. 36| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto ELENCHI NUMERATI Se i punti elenco non sono molti, da due a cinque al massimo, e se i testi possono essere riassunti in poche parole in modo da essere contenuti in un elemento grafico, anziché ricorrere all’impostazione classica si possono usare elementi visivi. 1 2 3 4 INDAGINE ELABORAZIONE RACCOLTA DATI PUBBLICAZIONE
  37. 37. 37| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto ELENCHI PUNTATI A differenza degli elenchi numerati, le informazioni contenute negli elenchi puntati non seguono un ordine cronologico. La forma di visualizzazione scelta dovrà evidenziare la non- sequenzialità
  38. 38. 38| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto ELENCHI SU MAPPA Quando le informazioni contenute nella diapositiva sono di tipo geografico è preferibile trasportarle graficamente su una mappa. Le persone saranno in grado di ricordare più facilmente l’informazione. • New York, USA • Miami, USA • Mexico City, Mexico • Buenos Aires, Argentina • Barcelona, Spain • London, Britain • Milan, Italy FILIALI FILIALI
  39. 39. 39| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto LINEE TEMPORALI Quando l’elenco numerato contiene una sequenza di date, queste possono essere distribuite lungo una linea temporale
  40. 40. 40| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto CONFRONTO Per confrontare elenchi di informazioni si può ricorrere all’uso di tablelle
  41. 41. 41| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto LE PRINCIPALI FORMEDI RAPPRESENTAZIONE
  42. 42. 42| W W W . T U T T O S L I D E . C O MC a p i t o l o 6 DATI
  43. 43. 43| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Presentarei dati Introdurre la slide Evidenziare i punti chiaveFornire il contesto Interpretare i dati Qual è il risultato più importante? E quello più interessante per lo specifico pubblico? Cosa ci si aspetta? Cosa significano questi dati in termini di …? Quali sono le previsioni future? A quale periodo di riferiscono i dati? Da chi sono stati rilevati? Come? Differiscono da indagini/periodi precedenti? Cosa raffigura il grafico?
  44. 44. 44| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Il grafico a barre Il grafico a colonne (o barre) si sceglie quando si devono comparare due o più categorie all’interno di una graduatoria e quindi per vedere se le quantità confrontatesono uguali, o se alcune categorie hanno una numerosità maggiore o minore di altre. Le etichette dell’asse delle ascisse (x) devono essere posizionate orizzontalmente sul piano. Se non vi è spazio a sufficienza per contenerle non si inseriscono mai etichette oblique o verticali, ma si opta per una soluzione grafica alternativa, ad esempio riducendo il font, abbreviando le etichette o raggruppandole. In alternativa, si può trasformare il grafico a colonne verticali in grafico a barre orizzontali Ilgraficodeveesseresempre:chiaro, leggibile,accurato
  45. 45. 45| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Le etichette
  46. 46. 46| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Il grafico a torta Il grafico a torta viene usato per rappresentare la dimensione di una parte rispetto al totale, la sua quota percentuale.Questo tipo di dati può essere altrettanto efficacemente rappresentato con un grafico a barre. Per essere facilmente compreso un grafico a torta non dovrebbe contenere più di otto sezioni e, poiché l’occhio è abituato a misurare in senso orario, il grafico dovrebbe rappresentare i segmenti in ordine decrescente: da sinistra a destra e dal più grande al più piccolo. Per migliorarne ulteriormente la leggibilità è preferibile sostituire la legenda con delle etichette da posizionare all’esterno di ogni sezione Nondisegnaremaitortediduesolefette!Siotterrebbel’effetto“Pacman” 8,23,2 1,4 1,2
  47. 47. 47| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Serietemporale La serie temporale rappresenta un cambiamento nel tempo, una tendenza (crescita, calo, fluttuazione). I grafici appaiono affollati sia quando si inseriscono troppi elementi (griglie, sfondi, legende, colore) sia quando si inseriscono troppi dati. Se un grafico diventa difficile da leggere, allora non raggiunge il suo scopo che è quello di sintetizzare e semplificare la lettura del dato. Se si hanno tanti elementi da rappresentare, o si suddividono in più grafici diversi o, se questo non è possibile, si disegna il grafico in modo da mettere in primo piano solo i dati più importanti, evidenziandoli (vedi immagine a lato) Permaggiorchiarezzarimuovereil coloredisfondo,legriglieelalineadi demarcazionedell’assedelleordinate. Sostituirelalegendacondelleetichette posteallafinediognilinea.
  48. 48. 48| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Le Tabelle Le tabelle contengono dati grezzi e sono poco adatte ad essere utilizzate nelle presentazioni, soprattutto se il loro scopo è permettere di comparare i dati o di individuare tendenze o correlazioni. Il pubblico deve fare uno sforzo per leggere e confrontare i numeri sullo schermo e allo stesso tempo ascoltare il relatore e ciò penalizza la capacità di attenzione e la comprensione. Le tabelle andrebbero sempre sostituite con grafici, tuttavia se si decide di usarle in una diapositiva è importante rielaborarle riorganizzando le informazioni in modo da renderle facilmente accessibili e comprensibili. Si preferiranno dati aggregati o si estrarranno solo i dati da confrontare o da commentare, in modo da ridurre il più possibile la dimensione della tabella e renderla più leggibile. Una tabella inserita in una presentazione non dovrebbe mai contenere più di venticinque celle (5 righe e 5 colonne) e i dati sulle quale si deve concentrare l’attenzione del pubblico vanno evidenziati in grassetto, con un colore diverso o con indicatori.
  49. 49. 49| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Evidenziarei dati in tabella
  50. 50. 50| W W W . T U T T O S L I D E . C O MC a p i t o l o 7 LINKS
  51. 51. Il blog www.tuttoslide.com
  52. 52. Dove trovare le immagini https://pixabay.com/it Le immagini possono essere usate senza citare l’autore http://labs.tineye.com/multicolr/ Permette di effettuare la ricerca per colore http://giphy.com/categories Immagini animate http://search.creativecommons.org/ Ricerca per licenza
  53. 53. 53| W W W . T U T T O S L I D E . C O MC a p i t o l o 8 BIBLIOGRAFIA
  54. 54. 54| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Bibliografia Adams, F. M., & Osgood, C. E. (1973). A Cross-Cultural Study of the Affective Meanings of Color. Journal of Cross-Cultural Psychology, 4(2), 135–156. http://doi.org/10.1177/002202217300400201 Ambrose, G., & Harris, P. (2011). Basic Design 02: Layout (2 edizione). Lausanne: Ava Pub. Berlin, B., & Kay, P. (1969). Basic Color Terms: Their Universality and Evolution. Berkeley: University of California Press. Bolten, R. (2012). Painting with Numbers: Presenting Financials and Other Numbers So People Will Understand You (1 edition). Hoboken, N.J: John Wiley & Sons. Brumberger, E. R., & Northcut, K. M. (Eds.). (2012). Designing Texts: Teaching Visual Communication. Amityville, New York: Baywood Publishing Company Inc. Cairo, A. (2012). The Functional Art: An Introduction to Information Graphics and Visualization (1 edition). Berkeley, California: New Riders. Cialdini, B.,R., Morgan, N., Tannen. D., (2013). HBR’s 10 Must Reads on Communication. Boston, Mass.: Harvard Business Review Press. Clock, E. (2003). Color Perception. In Color Companion for the Digital Artist. New Jersey, USA: Prentice Hall. Few, S. (2004). Show Me the Numbers: Designing Tables and Graphs to Enlighten (a First Edition First Printing edition). Oakland, Calif.: Analytics Press. Few, S. (2006). Information Dashboard Design: The Effective Visual Communication of Data (1 edition). Beijing ; Cambridge MA: O’Reilly Media. Few, S. (2009). Now You See It. Oakland, CA: Analytics Press. Finger, L., & Dutta, S. (2014). Ask, Measure, Learn: Using Social Media Analytics to Understand and Influence Customer Behavior (1 edition). Sebastopol: O’Reilly Media. Forceville, C. (1996). Pictorial Metaphor in Advertising. Abingdon, UK: Taylor & Francis. Hankey, S., Longley, T., Tuszynski, M., & Ganesh, M. I. (n.d.). Visualizing Information for Advocacy. Retrieved from http://visualisingadvocacy.org/sites/drawingbynumbers.ttc.io/files/VIFA _singlepage_large.pdf Duarte, N. (2012) HBR Guide to Persuasive Presentations Cambridge, MA: Harvard Business Publishing lItten, C. (2004). Colore Comunicazione (I). Milano: Ikon Editrice srl. Itten, J. (2002). Arte del colore (IV). Milano: Il Saggiatore. Karia, A. (2014). How to Deliver a Great TED Talk: Presentation Secrets of the World’s Best Speakers (2 edizione). AkashKaria.com. Khan-Panni, P., (2012) FT Essential Guide to Making Business Presentations: How to Deliver a Winning Message The Financial Times Guides: Pearson Kirk, A. (2012). Data Visualization: a successful design process. Birmingham: Packt Publishing. Knaflic, C. N. (2015). Storytelling with Data: A Data Visualization Guide for Business Professionals (1 edition). Wiley.
  55. 55. 55| W W W . T U T T O S L I D E . C O M Cristina Rigutto Bibliografia Lan, L., & MacGregor, L. (2009). Colour Metaphors in Business Discourse. In V. K. Bhatia, W. Cheng, B. Du-Babcock, & J. Lung (Eds.), Language for Professional Communication: Research, Practice and Training (pp. 11–24). Hong Kong, China: City University of Hong Kong, Asia-Pacific LSP and Professional Communication Association, and The Hong Kong Polytechnic University. Lester, P. M. (2013). Visual Communication: Images with Messages (6 edition). Boston: Cengage Learning. Lloyd-Hughes, S. (2011). How to be Brilliant at Public Speaking: Any Audience. Any Situation (1 edition). Harlow, England; New York: Pearson Life. McCandless, D. (2012). Information is Beautiful (New edition edition). London: Collins. Moon, J., How to Make an IMPACT: Influence, Inform and Impress with Your Reports, Presentations, Business Documents, Charts and Graphs. (2007) Zurigo. FT Prentice Hal Napoles, V. (1987). Corporate Identity Design (1st ed.). New York, NY, USA: Wiley. Pastoureau, M. (1986). Couleurs, images, symboles : études d’histoire et d’anthropologie. Paris: Léopard d’or,. Portal, F. (2010). An Essay On Symbolic Colors: In Antiquity, The Middle Ages, And Modern Times. (W. S. Inman, Trans.). Whitefish, MT, USA: Kessinger Publishing, LLC. Powell, M. (2010). Dynamic Presentations. Cambridge: Cambridge University Press. Proctor, T., Proctor, S., & Papasolomou, I. (2005). Visualizing the Metaphor. Journal of Marketing Communications, 11(1), 55–72. http://doi.org/10.1080/1352726042000284455 Rees, V., & Rourke, A. (2014). Researching the Visual: Demystifying “the Picture That”s Worth a Thousand Words’. Common Ground Publishing Pty, Limited. Tufte, E. R. (1997a). Visual Explanations: Images and Quantities, Evidence and Narrative (1st edition edition). Cheshire, Conn.: Graphics Press. Tufte, E. R. (2006). Beautiful Evidence. Cheshire, Conn: Graphics Pr. Valdez, P., & Mehrabian, A. (1994). Effects of color on emotions. Journal of Experimental Psychology: General, 123(4), 394–409. http://doi.org/10.1037/0096-3445.123.4.394 Ware, C. (2008). Visual Thinking: For Design. Burlington, MA: Morgan Kaufmann. Ware, C. (2012). Information Visualization (3rd Revised edition edition). Waltham, MA: Morgan Kaufmann. Whitney, H. (2012). Data Insights: New Ways to Visualize and Make Sense of Data. Amsterdam: Morgan Kaufmann. Yau, N. (2013). Data Points: Visualization That Means Something (1 edition). Indianapolis, IN: John Wiley & Sons.
  56. 56. C R I S T I N A R I G U T T O | 2 0 1 6 rigutto@tuttoslide.com www.tuttoslide.com

×