Gesù e la sua Chiesa

737 views

Published on

0 Comments
0 Likes
Statistics
Notes
  • Be the first to comment

  • Be the first to like this

No Downloads
Views
Total views
737
On SlideShare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
1
Actions
Shares
0
Downloads
7
Comments
0
Likes
0
Embeds 0
No embeds

No notes for slide

Gesù e la sua Chiesa

  1. 1. (Visitate il sito www.cristianicattolici.net ) GESU’ E LA SUA CHIESAViviamo nell’epoca del fai-da-te religioso, e ciascuno si sente autorizzato a costruirsiuna religione personale secondo i propri gusti. Anziché rivolgersi a Dio stesso perchiedere lumi, si pretende di risolvere il problema della molteplicità delle religioni (edella relativa confusione che ne deriva) attingendo qua e là dalle varie dottrine,come ad un supermarket, riempiendo il proprio carrello solo di ciò che più ci piace,come se la Verità non fosse Una, ma possa essere decisa dal soggetto.Anche il cristianesimo subisce questo triste modello di comportamento, soprattuttoquando, pur accettando Gesù Cristo, non si accetta la Chiesa. Poichéquestatteggiamento di autosufficienza è molto diffuso, vale la pena (dopo averparlato, nel numero scorso, del Cristo) di evidenziare quell’indissolubile legame chec’è tra Gesù e la Chiesa. Occorre innanzi tutto chiarire che la chiesa non è un grossoclub di credenti, un’associazione cui si può appartenere oppure no secondo lesimpatie provate verso i componenti. A fondarla non sono stati gli uomini: Gesùstesso ne è il fondatore e il fondamento ("Chiamò a sé i discepoli e ne scelse dodici","Tu sei Pietro e su questa pietra io fonderò la mia Chiesa",...). Per quali motivi Cristoistituì la Chiesa, se Egli stesso afferma di essere l’unico mediatore tra Dio e gliuomini? Il Catechismo della Chiesa Cattolica indica quattro ragioni (che poi sonoanche i quattro compiti, o mandati, affidati alla Chiesa). Eccoli: il mandato dellaParola: la Chiesa avrebbe dovuto conservare, tramandare, interpretare il santoVangelo e le altre Scritture contenenti la Rivelazione di Dio. Anche chi crede nelGesù senza chiesa, lo può fare solo grazie alla chiesa stessa che ha conservato etramandato la memoria di Cristo. La sacra Tradizione ha anzi ampliato la nostraconoscenza teologica ("Molte cose ho ancora da dirvi, ma non siete in grado diportarle", "Lo Spirito di Verità vi condurrà verso la Verità tutta intera") e grazieall’interpretazione divinamente ispirata del suo Magistero, la Chiesa ha potuto, diConcilio in Concilio, corroborata da santi, fedeli teologi, e mistici dottori, garantireun’unicità di dottrina che ha resistito ai secoli e alle molteplici eresie. Tramite ilmandato della Koinonia, ossia della comunità damore che unisce i credenti ("Siateuna cosa sola come Io e il Padre siamo una sola cosa", "Io sono la vite, voi siete itralci") la Chiesa ha inoltre ricevuto da Cristo il compito di essere la vigna, dicostituire cioè un popolo con ununica anima, una compagnia in cammino cherimanesse unita in Lui dal Suo stesso amore. Chi dice Cristo sì Chiesa no, si rinchiudein una fede privatistica ove il proprio tralcio non fa parte della vite, e vive (maquanto a lungo?) come una cellula staccata dal corpo, priva di nutrimento spiritualee senza una missione comunitaria.
  2. 2. Gesù conferì alla Chiesa anche il mandato della Liturgia: non voleva che la Salvezzagiungesse solo ai suoi contemporanei storici, ma a tutti gli uomini di tutte le epoche("Prendete e mangiatene tutti...fate questo in memoria di me", "A chi rimetterete ipeccati saranno rimessi, a chi non li rimetterete resteranno non rimessi"). La Chiesadunque non solo annuncia o riunisce, ma anche salva ("Vi farò pescatore diuomini"). Continuando ad elargire tramite i sacramenti lo Spirito Santo, e inparticolare continuando a donare il Pane di Vita eterna, Gesù di Nazareth non hamai smesso di salvarci. Invece la religione del fai-da-te nasconde la gran presunzionedi non aver bisogno di salvezza o di potersi salvare da soli.Il quarto compito affidato da Cristo alla Chiesa è il mandato della Carità. Gli apostoli(di allora come di oggi) devono esercitare una missione di servizio ("Se Io, Signore eMaestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi hodato un esempio affinché anche voi facciate come Io ho fatto a voi"). La chiesa èdunque missionaria, e viene mandata nel mondo non solo ad annunciare, salvare oriunire, ma anche a servire: questi quattro mandati sono infatti strettamenteconnessi fra loro, e si alimentano a vicenda. LA SUCCESSIONE APOSTOLICADa dove ci viene la garanzia che la Chiesa di oggi sia la stessa di quella fondata daGesù Cristo? Questa certezza ci viene dalla Successione Apostolica. La Sacrascrittura ci offre vari riferimenti riguardo a questo tema, ma uno di quelli che cisembra più significativo è quel passo nel libro degli Atti in cui Pietro deve affrontareil problema della sostituzione di Giuda dopo la sua morte (At 1,15-26). Gesù eraappena tornato al Padre: i dodici li aveva nominati lui, e come Figlio di Dio avevalautorità per farlo. Nessuno fino a quel momento si era permesso, con Gesù ancorasulla terra, di nominare degli apostoli. Ma ora era necessario, altrimenti la Chiesa sisarebbe gradatamente estinta. Pietro allora decise di consultare le Scritture, e fuispirato dallo Spirito Santo a considerare il Salmo 109, ove numerosi versi siadattavano benissimo alla situazione di Giuda ("sebbene io li abbia amati essi miaccusano senza pietà, mi hanno ripagato male per bene, odio in cambio di amore",Sl 109,4-5). Ebbene tramite questo salmo Dio gli indicò quale doveva essere ildestino dellempio cui è stato donato un bene che poi rinnega: "il suo ufficio loprenda un altro". E quindi Pietro, forte del fatto che Cristo gli aveva trasmesso ilpotere di aprire e di chiudere, di legare e di sciogliere (Mt 16,19) si alzò in piedidavanti a unassemblea di 120 persone, lesse il passo di questo salmo, e aggiunseche occorreva scegliere "uno tra coloro che sono stati con noi per tutto il tempo incui dimorò tra noi il Signore Gesù" (At 1,21). La Chiesa apostolica scelse dunqueMattia, "per prendere il posto di questo ministero e apostolato, da cui prevaricòGiuda" (At 1,25).
  3. 3. Non tutti si rendono conto dello spessore teologico di questo brano: si trattadellinizio storico della successione apostolica. Queste righe contengono la provascritturale della continuità della Chiesa. Inoltre, le parole "ufficio" e "ministero"danno testimonianza che gli apostoli avevano la perfetta consapevolezza di nonessere solo dei credenti come tutti gli altri discepoli, ma di avere una precisainvestitura, di avere ricevuto da Cristo un effettivo mandato, e che tale mandatopoteva, anzi doveva, essere trasmesso come in una successione.Fino allora le successioni erano unicamente di natura temporale, per esempio quelledei padri verso i figli. Col Cristianesimo invece la successione è di natura spirituale,anche se deriva ugualmente da un "capostipite" storico che è Cristo, e da una madrein grado di generare figli che è la Chiesa.Il Concilio Vaticano II a tal proposito ha affermato: "Come il Cristo fu inviato dalPadre, così anchegli ha inviato gli Apostoli" (SC 6). E aggiunge: "Affinché il Vangelosi conservasse sempre integro e vivo nella Chiesa, gli Apostoli lasciarono comesuccessori i Vescovi, ad essi affidando il proprio compito di magistero" (DV 7).Ed anche il Catechismo della Chiesa Cattolica sottolinea: "Donando lo Spirito Santoagli Apostoli, Cristo risorto conferisce loro il proprio potere di santificazione:diventano segni sacramentali di Cristo. Per la potenza dello stesso Spirito Santo, essiconferiscono tale potere ai loro successori. Questa successione apostolica strutturatutta la vita liturgica della Chiesa; essa stessa è sacramentale, trasmessa attraversoil sacramento dellOrdine." (CCC 1087).La successione apostolica è dunque il tramite dello Spirito Santo, che attraverso diessa dà vita alla liturgia e forma alla Tradizione. I TRATTI DISTINTIVI DELLA CHIESANellarticolo Il Dio della Chiesa abbiamo esaminato i 4 mandati assegnati da Cristoalla Chiesa, che racchiudono le motivazioni per cui Egli la fondò. Ora consideriamo,anche se in sintesi, le 4 proprietà della Chiesa, cioè quei 4 tratti distintivi chericordiamo ad ogni Messa durante il Credo, che a sua volta attinge dalle anticheprofessioni di fede dei Padri: Una, Santa, Cattolica e Apostolica (cfr. Concili di Niceadel 325 e di Costantinopoli del 381).UNA: Dire che la Chiesa è Una non significa solo che lunica Chiesa fondata da Cristonon deve dividersi in tante chiese (fatto che comporta in molti la perdita della fede,e Gesù, sapendolo, pregava il Padre che diventassimo "una cosa sola perché ilmondo creda", Gv 17,21), ma significa anche che in Cristo tutti diventiamo Uno.Questa unità della Chiesa si fonda sulla Unità di Dio, che è tale non solo perché non
  4. 4. ce ne sono altri, ma anche perché Egli è Uno, Essere perfettamente indiviso eprincipio unificatore di tutte le cose. Tutto luniversale è già, ontologicamente,unum in Deo, ma la Chiesa ha il compito particolare di ricondurre gli uomini a questarealtà di unità cui già per condizione naturale tendono, ma che solo per condizionesoprannaturale raggiungono. A restituire allumana natura la propria condizioneontologica di unità è lazione unificatrice dellAmore di Dio, che giunge acompimento perfetto solo nella beatitudine celeste ma che già in terra possiamoassaporare nella comunione dei santi, cioè nellunico corpo mistico costituito dalleanime in stato di grazia attorno allEucarestia, corpo di Cristo di cui siamo cellule, mapartecipi di tutta quanta la Vita del corpo. Gesù, infatti, dopo aver restituito allaGloria del Padre il suo corpo terreno, volle costruirsi un corpo quaggiù perproseguire la sua Incarnazione nel mondo, e continuare a vivere ed abitare conluomo. Pertanto mandò il Suo Spirito alla Chiesa, affinché il suo corpo celestecontinuasse a vivere sulla terra, e il suo cuore ancora battesse nel cuore degli uominiche Egli ama e che in Lui amano, poiché nutriti di Lui.SANTA: Proprio perché la Chiesa è Gesù-Dio che ancora vive misticamente sullaterra, essa è santa. La natura peccatrice umana non intacca la santità della Vite dicui siamo tralci, perché il peccato non è altro che distacco dalla vite. Il tralciostaccato secca e muore, ed anche se questo di per sé non uccide la vite, uccide lapossibilità di far vivere la vite nella propria determinata condizione umana e storica,e questo priva di vita tutte quelle realtà che il peccatore poteva raggiungere dallasua unica e irripetibile collocazione spaziale e temporale. Il tralcio che invece siinnesta nella vite partecipa della sua linfa e dà molto frutto. Attraverso di esso Diosalva ("vi farò pescatori di uomini") e ad esso Dio fa dono della propria santità: gliuomini possono essere santi solo della santità di Dio. Cristo non volle tenere per séla propria natura divina, ma desiderò condividerla con gli uomini, per cui tramitelazione sacramentale e liturgica della chiesa offre loro la Grazia santificante che ilcristiano attua con la conversione del cuore, rafforza col combattimento spirituale eaffina con lesercizio delle virtù (assai faticose da conquistare se intese come virtùproprie anziché virtù di Cristo operate dalla Grazia).CATTOLICA: Questo termine non è certo nato per meglio distinguere la Chiesa dalleconfessioni non cattoliche. Il significato della parola, che appare già, come si è detto,nei testi conciliari dei primi secoli, viene dal greco Katholikòs che vuol direuniversale. Così come Dio è universale, parla a tutti gli uomini, e vuole salvi tutti gliuomini (di qualsiasi popolo, cultura e provenienza) così anche la Sua Chiesa non puòche essere cattolica. Anche gli antichi Padri provenivano da varie culture etradizioni, occidentali od orientali, ed appartenevano a diverse chiese locali sorte "amacchia di leopardo" attorno al Mediterraneo, ad opera degli apostoli o dei primimissionari. Talvolta non conoscevano neanche tutte le altre chiese, ma, quando siriunivano nei concili, sebbene fossero a centinaia, avvertivano la comune
  5. 5. appartenenza a qualcosa che superava la propria singolarità, a qualcosa diuniversale che non negava il particolare ma anzi gli dava maggiore forza e senso.Questo corpo comune di cui tutti si sentivano membra lo chiamaronospontaneamente "chiesa universale", chiesa cattolica.APOSTOLICA: Luniversalità della Chiesa non indica certo la disponibilità diaccogliere al suo interno anche lerrore. Per questo gli antichi Padri, dinanzi alladiffusione delle prime eresie, avvertirono la necessità di accostare, nella loroprofessione di fede, al termine "cattolico", il termine "apostolico". Universali sì, manella Verità, quella stessa che Cristo consegnò agli Apostoli eleggendoli afondamenta della Sua Chiesa. Già la stessa idea di concilio deriva dal collegio deidodici. Ma a questo punto sarebbe necessario approfondire limportantissimo temadella successione apostolica. LA TRADIZIONECosa sintende per Tradizione in ambito teologico? Non sintende certo il significatocomune che diamo abitualmente alla parola "tradizione", come quando si dice, peresempio, che una determinata realtà "ha una grande tradizione alle spalle", quasi avolersi affidare al passato, giusto in quanto passato, e quindi in qualche modoautorevole, collaudato. Per Tradizione, in ambito cattolico, sintende molto di più,sintende addirittura uno dei due punti di riferimento della Fede (laltro è la SacraScrittura). Il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma che il "depositum fidei" (ossiail "deposito della fede", ciò in cui crediamo) è contenuto sia nella Sacra Scrittura chenella Sacra Tradizione (CCC 84). Per capire come si giunge ad unaffermazione cosìforte, occorre capire le origini della Tradizione. Infatti è volontà stessa di Gesù che lasua Parola non muoia ma cammini nel tempo. Dice la Dei Verbum: "la predicazioneapostolica, che è espressa in modo speciale nei libri ispirati, doveva essereconservata con successione continua fino alla fine dei tempi" (Conc. Ecum. Vat. II, DV8). E il Catechismo aggiunge: "Questa trasmissione viva, compiuta nello SpiritoSanto, è chiamata Tradizione, in quanto è distinta dalla Sacra Scrittura, sebbene adessa è strettamente legata" (CCC 78). Tramite la Tradizione la Chiesa, nella sua vita,nella sua dottrina e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni, tuttociò che essa ha ricevuto, tutto ciò che è, tutto ciò che crede (cfr DV 8). I Padri dellaChiesa hanno attestato la vivificante presenza di questa Tradizione, le cui ricchezzesono trasfuse nella pratica e nella vita della Chiesa che crede e che prega (cfr DV 8).In tal modo la comunicazione che il Padre ha fatto di sé, mediante il suo Verbo nelloSpirito Santo, rimane sempre presente e operante nella Chiesa (cfr CCC 79)."Dio, il quale ha parlato in passato, non cessa di parlare con la Sposa del suo Figliodiletto; e lo Spirito Santo, per mezzo del quale la viva voce del Vangelo risuona nella
  6. 6. Chiesa, e per mezzo di questa nel mondo, introduce i credenti a tutta intera la veritàe fa risiedere in essi abbondantemente la Parola di Cristo" (DV 8).La Chiesa dunque non trasmette la Rivelazione senza prenderne in qualche modoparte attiva. La Rivelazione passa attraverso la Chiesa come attraverso un tralcio; equesto tralcio prolunga, estende, ci mette del suo. Anche se la linfa originaria èCristo con la sua vita santificante, sotto lazione dello Spirito Santo la Chiesa offreancora le sue labbra a Cristo. "In questo modo la Tradizione non si presenta comeuna trasmissione meccanica della memoria di fatti e parole del passato, ma come lospazio umano in cui il credente fa esperienza della presenza attuale ed efficace diDio nella propria storia. Con la viva tradizione si rinnova lesperienza originariadellincontro con Dio, nella memoria di quanto egli ha operato in passato enellattesa di un compimento definitivo nel futuro" (Teologia Fondamentale - LaChiesa, Mario Crociata, Piemme).Non a caso, in passato si è spesso parlato nientemeno che di due fonti dellaRivelazione: Sacra Scrittura e Tradizione. In realtà il Concilio di Trento, nella IVsessione del 1546, con il decreto "Adozione delle Sacre Scritture e delle tradizionidegli apostoli" respinse questa teoria delle due fonti, anche perché offriva il fianco aLutero che sosteneva la "sola scriptura". La Chiesa preferisce parlare di sorgentecomune: Scrittura e Tradizione sono tra loro strettamente congiunte e comunicantiperché "ambedue scaturiscono dalla stessa divina sorgente, esse formano in certoqual modo una cosa sola e tendono allo stesso fine" (DV 9). "La Sacra Tradizione e laSacra Scrittura costituiscono un solo sacro deposito della Parola di Dio" (DV 10)."Luna e laltra rendono presente e fecondo nella Chiesa il Mistero di Cristo, il qualeha promesso di rimanere con i suoi "tutti i giorni, fino alla fine del mondo"(Mt28,20)" (CCC 80). IL MAGISTERO DELLA CHIESALa parola "magistero" viene da "maestro": questultimo è uno degli attributi che ilVangelo riconosce a Gesù. In che modo Gesù continua ad ammaestrarci dopo il suoritorno al Padre? Tramite il Magistero. In forza di che il Magistero attinge a questapromessa? In forza della Successione Apostolica (cfr Il Timone N.14) e dellaTradizione (cfr Il Timone N.15). La possibilità di una permanenza della Verità sullaterra è desiderio di Gesù stesso: "Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altroConsolatore perché rimanga con voi per sempre: lo Spirito di Verità" (GV 14,16-17). Eaggiunge: "Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome vinsegnerà ognicosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto" (GV 14,26). Lassistenza di Gesù ai suoiapostoli è dunque confermata nel tempo, e non solo perché la Chiesa da lui fondatapotesse ricordare ma anche testimoniare ("mi renderete testimonianza" GV 15,27).Del resto, se questa permanenza della Verità sulla terra non fosse stata garantita, in
  7. 7. conformità a che cosa saremmo stati giudicati? E chi avrebbe potuto salvarsi? Lasola ragione è fallibile; il Magistero è invece infallibile perché, illuminato da unacontinua pentecoste, gode "per sempre" della promessa di Gesù: "Molte cose hoancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quandoperò verrà lo Spirito di Verità, egli vi guiderà alla Verità tutta intera" (GV 16,12-13).Respingere il Magistero significa respingere lo stesso Gesù, perché "Chi ascolta voiascolta Me, chi disprezza voi disprezza Me" (LC 10,16).LIslam e il Protestantesimo hanno cercato di costruire una religione senzamagistero, ma non ci sono riusciti, finendo per ricorrere lo stesso a forme dautoritàcostruite dal basso. Invece la Chiesa dei primi secoli riconosce subito i vescovi comesuccessori degli apostoli anche nellesercizio dellinsegnamento. Questautoritàcostruita dallalto "non è però al di sopra della Parola di Dio, ma la serve,insegnando soltanto ciò che è stato trasmesso" (Conc. Vat. II, DV,10).Allinterno del Magistero siamo soliti distinguere tra episcopato (i vescovi, successoridegli apostoli) e primato (il Papa, come successore di Pietro), entrambi di dirittodivino e strettamente connessi. Distinguiamo anche tra magistero particolare (peresempio quello di un Vescovo verso la sua diocesi) e magistero universale (cioèquello di tutti i vescovi verso tutti i cristiani); il Concilio Vaticano I ha definitolinfallibilità di questultimo. Anche Il Concilio Vaticano II conferma: "Linfallibilitàpromessa alla Chiesa risiede pure nel corpo episcopale, quando questi esercita ilsupremo Magistero col successore di Pietro" (LG 25). E questo avviene, per esempio,in occasione di un Concilio Ecumenico: in tal caso si parla di magistero straordinario.Anche il Catechismo della Chiesa Cattolica afferma: "Il grado più alto nellapartecipazione allautorità di Cristo è assicurato dal carisma dellinfallibilità. Essa siestende tanto quanto il deposito della divina Rivelazione; essa si estende anche atutti gli elementi di dottrina, ivi compresa la morale" (CCC 2035). E ancora :"Permantenere la Chiesa nella purezza della fede trasmessa dagli Apostoli, Cristo, che èla Verità, ha voluto rendere la sua chiesa partecipe della propria infallibilità. […] Diquesta infallibilità il romano Pontefice, capo del collegio dei vescovi, fruisce in virtùdel suo ufficio, quando, quale supremo pastore e dottore di tutti i fedeli, proclamacon un atto definitivo una dottrina riguardante la fede o la morale" (CCC 889-891).Anche il magistero straordinario del Papa è dunque coperto da infallibilità, e questoavviene "quando parla dalla cattedra, cioè quando adempiendo al suo ufficio dipastore e di maestro di tutti i cristiani, per la sua suprema autorità apostolicadefinisce che una dottrina riguardo alla fede e ai costumi deve essere tenuta datutta la Chiesa, per lassistenza divina a lui promessa nel beato Pietro" (Vat II, PA 4).Naturalmente il senso di tutto questo non va colto considerando gli uomini in sé malinfallibilità della verità di Dio.

×