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Consumer memorandum 2013 n.03

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Consumer memorandum 2013 n.03

  1. 1. Anno 4° - Numero 3 - Marzo 2013SOMMARIO:– Le newsLE NEWSI “cattivi pagatori” non saldano le fatture alle Imprese?La Confartigianato ha attivato un “Osservatorio” per monitorare il rispetto della nuovanormativa sui tempi di pagamento.Avviare o mantenere in piedi unimpresa ai tempi doggi è indubbiamente un atto di grandecoraggio, in special modo se si assumono dei dipendenti estranei al proprio nucleo familiare e ci siposiziona tra le realtà capaci di rappresentare al meglio il proprio paese. Ma per rimanere “in vita”,continuare a produrre e ambire a raggiungere standard qualitativi sempre più elevati si deve potercontare sul fatto che nulla sia di intralcio e di ostacolo alloperatività della propria azienda e che, perogni lavoro svolto o per qualunque bene offerto, vi sia il corrispettivo “riconoscimento economico”pattuito. In sintesi: che ogni fattura emessa possa essere puntualmente registrata nel libro contabilesotto la voce “regolarmente saldata”. I ritardi nei pagamenti, infatti, rappresentano per ogni impresaun danno in grado di minarne la stessa esistenza.Nonostante lo scorso primo gennaio sia entrata in vigore una nuova normativa che prevede untermine ordinario di 30 giorni per il saldo delle fatture nelle transazioni commerciali tra Entipubblici e aziende private e tra imprese private, esistono ancora casi in cui i ritardi accumulativengono considerati inaccettabili.Per tale ragione la Confartigianato ha di recente attivato sul proprio sito internet,www.confartigianato.it, un apposito Osservatorio, grazie al quale gli imprenditori potrannoottenere tutte le “informazioni sul funzionamento delle nuove norme, la consulenza su come farrispettare i propri diritti di creditori e potranno segnalare nuovi ritardi e mancate applicazionidella legge. Una sezione dell’Osservatorio è dedicata allo strumento della certificazione del creditiaccumulati dagli imprenditori prima dell’entrata in vigore della nuova legge. Anche in questo caso,oltre alle istruzioni per l’utilizzo della certificazione, sarà monitorata l’efficacia dello strumento”.Secondo quanto specificato dallo stesso Presidente di Confartigianto, Giorgio Merletti, in uncomunicato stampa dello scorso 31 gennaio “la nuova normativa sui tempi di pagamento è statafortemente voluta da Confartigianato ed è un passo avanti per ristabilire etica e correttezza neirapporti economici tra imprese e Pubblica Amministrazione, tra imprese committenti e impresesubfornitrici. Ma la legge non deve restare sulla carta. Va rispettata. L’Osservatorio serve proprioper monitorarne l’applicazione e periodicamente renderemo pubblici i casi dei ‘cattivi pagatori’,siano essi Enti pubblici o soggetti privati. Insomma, non molleremo la presa. Ne va dellasopravvivenza delle imprese e della possibilità che lItalia diventi un Paese europeo sul fronte deipagamenti” (www.confartigianato.it).Un ulteriore conferma del fatto che il ritardo dei pagamenti rappresenti uno dei motivi di mancanzadi liquidità degli imprenditori i quali, ovviamente, in assenza di risorse economiche adeguate sivedono spesso costretti a chiudere la propria struttura, arriva dal “rapporto” della ConfartigiantoCCONSUMEONSUMERR MMEMORANDUEMORANDUMMNewsletter a cura di ASSOCIAZIONE CONSUMATORI PIEMONTE
  2. 2. dal quale si evince che “la Pubblica amministrazione è sempre più lenta a pagare le impresefornitrici di beni e servizi: nel 2012 il tempo medio è salito a 193 giorni. Tra maggio e novembre2012 il ritardo con cui gli Enti pubblici (Amministrazione centrale, Regioni e Province) hannosaldato le fatture alle imprese è ulteriormente aumentato di ben 54 giorni. Alle imprese il ritardocon cui la P.A. salda i propri debiti rispetto ai 30 giorni stabiliti dalla nuova legge costa 2,5miliardi di maggiori oneri finanziari”.(fonte e sezione dedicata allOsservatorio: www.confartigianato.it)In arrivo il Coniglio Pasquale: la cioccolata fa gola a tutti purchè le sorprese non finiscano ingola a nessuno!Comprare un regalo a un bambino è sempre unimpresa entusiasmante: poter mettere i piediin un negozio di giocattoli è bellissimo poiché non esiste altro posto al mondo capace di catapultarciindietro nel tempo così come avviene quando ci addentriamo in un labirinto di scaffali straripanti disoldatini, bambole, trenini, costruzioni, puzzle, scatole dai mille colori e balocchi dogni sorta.Ma acquistare un dono per i più piccoli è anche un gesto di infinita responsabilità giacché non vi èdivertimento che possa essere anteposto alla salvaguardia della loro salute.Non è un mistero per nessuno che verificare le etichette delloggetto prescelto sia assolutamenteindispensabile, tanto più che in esse si trovano tutte le informazioni utili per capire se ciò cheabbiamo scelto è davvero “sicuro”. Esistono tuttavia delle situazioni in cui non sempre a un adulto èpossibile effettuare un controllo “preventivo” delloggetto che il bambino si troverà in mano ed è ilcaso delle sorprese contenute nelluovo di Pasqua.Anche questanno il conto alla rovescia dei piccini è infatti cominciato: il Coniglio Pasquale è alleporte. Scartato lUovo e assaggiata la cioccolata nullaltro dovrebbe restare che godersi la sopresa!Sorpresa che per quanto bella e originale deve però possedere tutta una serie di requisiti che occorreverificare prima di lasciare che essa vada ad aggiungersi ai giocattoli conservati nella cameretta dichi poi ci giocherà a prescindere e magari in assenza di un controllo diretto da parte di un adulto. Lostesso dicasi per i regali che non si trovano allinterno delle classiche Uova ma che comunquevengono “allegati” ad esse in gigantesche confezioni di plastica che i produttori di giocattoliriempiono fino allinverosimile.Ecco per quale motivo ci sembra utile ricordare il lavoro e rammentare i consigli dellEnteNazionale Italiano di Unificazione (UNI) ovvero “l’associazione privata senza fine di lucroriconosciuta dallo Stato e dall’Unione Europea, che studia, elabora, approva e pubblica le normetecniche volontarie - le cosiddette “norme UNI” - in tutti i settori industriali, commerciali e delterziario (tranne in quelli elettrico ed elettrotecnico)”.Secondo quanto riportato sul sito www.uni.com “la serie di norme UNI EN 71 stabilisce che igiocattoli vengano sottoposti a prove per verificare che i materiali che li costituiscono e i lororivestimenti non cedano sostanze tossiche quali, per esempio, antimonio, arsenico, bario, cadmio,cromo, piombo, mercurio e selenio. Le prove consistono nel prelevare campioni di materiale e dirivestimento dai prodotti e sottoporli ad analisi di laboratorio che simulano le situazioni diprolungato contatto con la saliva e con i succhi gastrici del bambino dopo l’eventuale ingestione.Le norme stabiliscono i livelli massimi giornalieri di ingestione per le varie sostanze.I giocattoli non devono avere bordi taglienti, punte acuminate, parti libere che possanodanneggiare i bambini. Tra i principali pericoli per i bambini vi è quello del soffocamento.Le norme UNI prevedono che eventuali piccole parti staccabili non possano essere accidentalmenteingerite dai bambini e non passare attraverso una sorta di “cilindro di prova” che simula ledimensioni della trachea dei bambini.Un altro requisito che le norme europee valutano attentamente è quello dell’infiammabilità. Lenorme UNI vietano l’uso di materiali fortemente infiammabili. Per garantire il necessario livello disicurezza per gli oggetti rivestiti di pelo, capelli, nastri o fili che vengono a contatto diretto con lapersona, vengono eseguiti test di velocità di propagazione della fiamma in funzione delle
  3. 3. caratteristiche dei diversi prodotti. Per evitare che venga fatto un uso improprio da parte deibambini di quei giocattoli che simulano strumenti di protezione come i caschi da moto, elmi deivigili del fuoco ed elmetti da lavoro, deve essere chiaramente riportata (anche sull’imballaggio)l’avvertenza: “Attenzione! Questo è un giocattolo. Non fornisce protezione”. Le norme UNI EN 71stabiliscono inoltre una serie di principi generali di sicurezza che – in molti casi – possono esserefacilmente verificati dagli adulti/genitori, sia per controllare il grado di pericolosità dei giocattoliche hanno già in casa e che vengono utilizzati dai bambini sia, preventivamente, durante la fase diacquisto dei giocattoli stessi.Ad esempio è importante controllare che:• i giocattoli non abbiano spigoli vivi e bordi taglienti;• le parti sporgenti che comportano rischi di perforazione siano protette;• i meccanismi di apertura e chiusura abbiano dei dispositivi di bloccaggio automatico perevitare lo schiacciamento accidentale;• le eventuali molle e gli altri meccanismi in movimento non possano essere accessibili alledita;• le cuciture e le parti applicabili siano resistenti agli strappi;• i giocattoli da portare alla bocca e quelli con piccole parti che si possono staccare devonoavere dimensioni tali da non poter essere ingeriti dal bambino;• i giocattoli nei quali i bambini possono entrare (tende, casette, ecc) abbiano fori diventilazione e porte apribili con sforzo minimo.Per concludere, un ulteriore prezioso aiuto - e garanzia di sicurezza - sono le avvertenze, leistruzioni per l’uso dei giocattoli, le indicazioni per il montaggio e la manutenzione, gliavvertimenti sulla fascia di età dei bambini utilizzatori. Mai buttarle via insieme alla carta regalo”.(fonte: www.uni.com)Indagine della Lega Anti Vivisezione su capi di abbigliamento per bambini: trovate sostanzechimiche con valori superiori ai requisiti obbligatori presenti nella legislazione europeaLinverno è la stagione dellanno in cui ogni genitore alza il proprio “livello di guardia” nonsolo a causa del proliferare dei virus influenzali ma anche per larrivo del freddo dal quale occorreriparare i propri figli, soprattutto al mattino presto quando li si deve far uscire per portarli a scuola.Maglioni di lana, scarponcini imbottiti, cappelli col paraorecchie e sciarpe lunghe fino ai piedi:nulla sembra essere mai abbastanza, tanto più se il vento spazza le strade e la neve imbianca i tetti ele case.Complice una moda sempre più attenta alle esigenze dei più giovani, la scelta dei capidabbigliamento con i quali riempire i loro guardaroba è in realtà piuttosto semplice: ve ne èdavvero per tutti i gusti e per tutte le età. Il problema nasce semmai nel momento in cui scegliamoun capo con la convinzione che esso sia il più adatto a soddisfare le loro esigenze senzaminimamente sospettare che esso potrebbe addirittura contenere delle sostanze che, in quantotossiche, rappresentano una minaccia per la salute di chi vorremmo invece proteggere.A confermare lesistenza e la prova di un tale pericolo è la LAV (Lega Anti Vivisezione) che, in unrecente comunicato stampa, ha presentato i risultati di una ricerca davvero allarmante.Secondo quanto affermato dalla Lega Anti Vivisezione, infatti, da unindagine di laboratorioeffettuata su sei capi dabbigliamento di cinque marche in vendita nelle città di Milano, Monza eRoma, oltre che tramite il web, è emersa “la presenza, nei capi analizzati, di alcune sostanzechimiche con valori superiori ai requisiti obbligatori presenti nella legislazione europea relativaalle sostanze chimiche (Reach) pericolose in articoli in pelle e pelliccia e nei più diffusi standardindustriali privati. I test eco-tossicologici sono stati condotti dal laboratorio di analisi Buzzi diPrato, specializzato e tra i più accreditati nel settore del tessile, su n.6 capi dabbigliamento perbambini con inserti in vera pelliccia, delle seguenti aziende leader in materia di abbigliamento perlinfanzia: Il Gufo, Miss Blumarine, Fix Design, Gucci, Brums”.
  4. 4. Nel dettaglio, la LAV, ha specificato che “i rapporti di prova sono allarmanti: uno degli articoli(marca Brums) non potrebbe essere posto in vendita sul mercato nazionale dato che risultacontaminato da un quantitativo di Nonilfenolo Etossilato 2,5 volte superiore allo standard REACH(Reg. 2006/1907/CE); alcuni campioni analizzati presentano livelli di Formaldeide nettamentesuperiori a quelli rinvenuti negli ultimi anni in altri prodotti tessili e per i quali sono state diramateallerte RAPEX (sistema europeo di allerta per la tutela dei consumatori) per il ritiro dal mercato.I pochi grammi degli “inserti in pelliccia” utilizzati a decorazione di tali articoli, contengonoanche altre sostanze (e in quantitativi preoccupanti), classificate come tossiche o possibilicancerogeni come il PCP Pentaclorofenolo, ma anche TeBT Tetrabutil Stagno, TeCPTetraclorofenoli, Tetracloro Etilene, metalli pesanti (Cromo III, Alluminio, Piombo), nonché traccedi Idrocarburi Policiclici Aromatici (Pirene, Naftalene, Fenantrene, Fluorantrene)”.Dopo aver specificato che “il Laboratorio di Analisi Chimiche Buzzi ha ricevuto i campioni dipelliccia animale senza conoscere il modello del capo di provenienza o la marca. Tutte le analisisono quindi state condotte con assoluta professionalità e trasparenza” e preso atto dellesitodellindagine e dei dati raccolti, la LAV ha dunque chiesto “alle aziende coinvolte e al Ministerodella Salute, di:• ritirare dal mercato a scopo precauzionale i prodotti segnalati e promuovere specificiaccertamenti su altri eventualmente ancora in vendita;• diramare un’allerta RAPEX (Rapid Exchange of Information System of the EU), per avvertire glialtri Paesi Membri della presenza sul mercato UE di capi dabbigliamento contaminati;• vietare l’uso di pelliccia animale”.Infine, come rammentato da Simone Pavesi, responsabile LAV Campagna Pellicce: “le aziendemoda devono assumersi la responsabilità di non immettere sul mercato prodotti contaminatipotenzialmente pericolosi ed eticamente riprovevoli come le pellicce animali. I consumatori invece,possono limitare l’esposizione a sostanze chimiche potenzialmente pericolose per se stessi e per ipropri figli, astenendosi dall’indossare e dall’acquistare prodotti contenenti anche piccole parti inpelliccia animale. La lavorazione delle pelli prevede il maggiore impiego di sostanze chimicheclassificate come potenzialmente tossiche e cancerogene. L’uso di formaldeide, alchilfenolietossilati, metalli pesanti ecc. comporta immissioni di inquinanti atmosferici, dispersione disostanze che causano eutrofizzazione delle acque, enorme dispendio energetico oltre ad altreimplicazioni negative per l’ambiente”.(per ulteriori approfondimenti sullindagine e il testo integrale del comunicato: www.lav.it)ASSOCIAZIONE CONSUMATORI PIEMONTETorino (sede nazionale) Tel. 011 4366566 – (sede provinciale) Tel. 011 4544363Associazione Consumatori Piemonteè anche presente inLiguria (Genova - Tel. 010 2464497)Lombardia (Pavia - Tel. 331 9358564)Marche (Macerata - Tel. 0733 283726)Piemonte (Alessandria - Tel. 0131 341120; Biella - Tel. 015 8461457;Asti - Tel. 0141 598007; Vercelli - Tel. 0161 211943)Sardegna (Sassari - Tel. 079 2028053)Trentino Alto Adige (Trento - Tel. 0461 914230)Valle dAosta (Aosta - Tel. 0165 230074)Veneto (Venezia Mestre - Tel. 041 5044268)

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