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ICS 03.100.02Pubblicata il 27 novembre 2018
PRASSI DI RIFERIMENTO UNI/PdR 51:2018
Responsabilità sociale nelle Micro e Piccole Imprese (MPI) e nelle
imprese artigiane, ovvero imprese a valore artigiano - Linee guida
per l’applicazione del modello di responsabilità sociale secondo
UNI ISO 26000
Social responsibility in micro and small - sized enterprises and craft enterprises - Guidelines for
implementing UNI ISO 26000 Social Responsibility model
La prassi di riferimento fornisce delle linee guida per l’applicazione pratica nell’ambito delle MPI
e imprese artigiane, ovvero delle imprese a valore artigiano, del modello di responsabilità sociale
promosso dalla UNI ISO 26000. Il documento fornisce inoltre una serie di indicatori a supporto
dell’autovalutazione delle imprese rispetto alle dimensioni dell’ambiente, della governance e del
sociale.
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Via Sannio 2 – 20137 Milano
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I contenuti possono essere riprodotti o diffusi (anche integralmente) a condizione che ne venga data
comunicazione all’editore e sia citata la fonte.
Documento distribuito gratuitamente da UNI.
UNI/PdR 51:2018
PREMESSA
La presente prassi di riferimento UNI/PdR 51:2018 non è una norma nazionale, ma è un documento
pubblicato da UNI, come previsto dal Regolamento UE n.1025/2012, che raccoglie prescrizioni
relative a prassi condivise all'interno del seguente soggetto firmatario di un accordo di
collaborazione con UNI:
Confartigianato Imprese Lombardia
Viale Vittorio Veneto 16/a
20124, Milano
La presente prassi di riferimento è stata elaborata dal Tavolo “Responsabilità sociale nelle MPI e
nell’artigianato” condotto da UNI, costituito dai seguenti esperti:
Roberta Gagliardi – Project Leader (Confartigianato Imprese Lombardia)
Irene Bengo (MBS Consulting e Politecnico di Milano)
Vittorio Boselli (Confartigianato Imprese Lodi)
Ornella Cilona (Commissione Tecnica UNI "Responsabilità sociale delle organizzazioni")
Giorgio Fiorentini (Università Bocconi)
Daniele Ghitti (Regione Lombardia)
Daniele Lo Sasso (Confartigianato Imprese Bergamo - SIDIP Srl)
Silvia Utili (Unioncamere Lombardia)
Si ringrazia Ginevra Mamoli per il contributo nell’elaborazione del documento.
La presente prassi di riferimento è stata ratificata dal Presidente dell’UNI il 26 novembre 2018.
Le prassi di riferimento, adottate esclusivamente in ambito nazionale, rientrano fra i “prodotti della
normazione europea”, come previsti dal Regolamento UE n.1025/2012, e sono documenti che
introducono prescrizioni tecniche, elaborati sulla base di un rapido processo ristretto ai soli autori,
sotto la conduzione operativa di UNI.
Le prassi di riferimento sono disponibili per un periodo non superiore a 5 anni, tempo massimo dalla
loro pubblicazione entro il quale possono essere trasformate in un documento normativo (UNI,
UNI/TS, UNI/TR) oppure devono essere ritirate.
Chiunque ritenesse, a seguito dell’applicazione della presente prassi di riferimento, di poter fornire
suggerimenti per un suo miglioramento è pregato di inviare i propri contributi all’UNI, Ente
Nazionale Italiano di Unificazione, che li terrà in considerazione.
© UNI 1
UNI/PdR 51:2018
SOMMARIO
INTRODUZIONE ..........................................................................................................................................................4
1 SCOPO E CAMPO DI APPLICAZIONE ..........................................................................................................5
2 RIFERIMENTI NORMATIVI E LEGISLATIVI...................................................................................................5
3 TERMINI E DEFINIZIONI .................................................................................................................................5
4 PRINCIPIO .......................................................................................................................................................6
5 ADOZIONE DI UN APPROCCIO ALLA RESPONSABILITÀ SOCIALE D’IMPRESA NELLE
IMPRESE A VALORE ARTIGIANO.............................................................................................................................7
5.1 GENERALITÀ ..................................................................................................................................................7
5.2 RUOLO DELLE IMPRESE A VALORE ARTIGIANO NEL CAMPO DELLA RESPONSABILITÀ
SOCIALE....................................................................................................................................................................8
5.3 TEMI FONDAMENTALI DELLA RESPONSABILITÀ SOCIALE ....................................................................9
5.4 MOTIVAZIONI E MODALITÀ DI COINVOLGIMENTO DELLE IMPRESE A VALORE ARTIGIANO
NEL CAMPO DELLA RESPONSABILITÀ SOCIALE.............................................................................................14
5.5 ANALISI “PUNTI DI FORZA E DI DEBOLEZZA” E “OPPORTUNITÀ E MINACCE” (SWOT
ANALYSIS) ..............................................................................................................................................................15
5.6 COINVOLGIMENTO DEGLI STAKEHOLDER..............................................................................................19
6 ADOZIONE DI UN APPROCCIO SISTEMATICO E INTEGRATO................................................................22
6.1 GENERALITÀ ................................................................................................................................................22
6.2 COINVOLGIMENTO FUNZIONI DELL’IMPRESA A VALORE ARTIGIANO ...............................................24
6.3 ANALISI DEL RISCHIO .................................................................................................................................25
6.4 SENSIBILIZZAZIONE ....................................................................................................................................26
6.5 FORMAZIONE................................................................................................................................................26
7 MONITORAGGIO E MISURAZIONE.............................................................................................................27
7.1 STRUMENTI DI MONITORAGGIO E MISURAZIONE ..................................................................................27
7.2 SISTEMA DI AUTOVALUTAZIONE PER LE IMPRESE A VALORE ARTIGIANO......................................29
© UNI 2
UNI/PdR 51:2018
APPENDICE A – TEMI FONDAMENTALI E ASPETTI SPECIFICI DELLA RESPONSABILITÀ SOCIALE –
UNI ISO 26000 ...........................................................................................................................................................46
APPENDICE B – MANIFESTO ETICO DELLE MPI E DELL’IMPRESA ARTIGIANA, OVVERO IMPRESE A
VALORE ARTIGIANO................................................................................................................................................47
APPENDICE C – CRITERI DI VALUTAZIONE DEL RATING SOCIALE - METODOLOGIA DI ANALISI
ENVIRONMENTAL, SOCIAL AND GOVERNANCE (ESG)......................................................................................51
BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA...............................................................................................................................57
© UNI 3
UNI/PdR 51:2018
INTRODUZIONE
Unioncamere Lombardia e Regione Lombardia, nell’ambito degli impegni assunti in Accordo di
programma per lo sviluppo e la competitività del sistema economico lombardo, hanno
programmato la realizzazione di Prassi di Riferimento al fine di valorizzare le buone pratiche di
implementazione delle linee guida UNI ISO 26000 per la Responsabilità Sociale delle
Organizzazioni (RSO) e diffonderle in modo capillare nei comparti e nel tessuto economico della
Lombardia tramite le associazioni di categoria regionali di riferimento delle imprese. In questo
modo si intende perseguire l’interesse di aiutare concretamente le imprese a meglio implementare
meccanismi virtuosi di propagazione delle buone prassi aziendali e migliorare la propria posizione
sui mercati di riferimento rispetto ai concorrenti.
Con questo fine Unioncamere Lombardia e Regione Lombardia hanno pubblicato nel 2017 un
avviso per raccogliere delle manifestazioni di interesse da parte delle associazioni di categoria
regionali firmatarie del Protocollo regionale per favorire la diffusione della responsabilità sociale in
Lombardia attraverso lo sviluppo di una o più prassi di riferimento per la trasposizione e il
recepimento delle linee guida UNI ISO 26000 nei comparti/settori di loro competenza e riferimento.
Cogliendo positivamente questa opportunità, Confartigianato Imprese Lombardia, consapevole che
la Responsabilità Sociale sia un valore chiave per le MPI e le imprese artigiane, che per loro
stessa natura mantengono forti legami con il territorio, gli stakeholder interni ed esterni e gli altri
attori della filiera, ha deciso di elaborare una Prassi di Riferimento UNI che, tenuto conto delle
specificità che caratterizzano tali imprese, fornisca concreti strumenti di supporto all’applicazione
della UNI ISO 26000 nelle stesse.
La prassi di riferimento è il punto di arrivo del percorso iniziato da Confartigianato Imprese
Lombardia con il progetto “A.RES – Artigiani RESponsabili”, realizzato nell’ambito dell’Accordo di
programma Convenzione Artigianato, e che ha portato allo sviluppo di due strumenti operativi a
supporto delle MPI e dell’imprese artigiane: il “Cruscotto della RSI”, quale strumento di supporto
alla valutazione del grado di responsabilità sociale dell’impresa, e la “Carta dei Valori”, Manifesto
etico dell’impresa finalizzato a comunicare i valori dell’impresa agli stakeholder.
Nel quadro delle trasformazioni economiche che negli ultimi anni hanno caratterizzato il sistema
economico-produttivo, per Confartigianato non è più il parametro dimensionale o settoriale a
caratterizzare l’impresa, bensì l’approccio al mercato, con cui l’impresa si contraddistingue per
creatività, manualità, innovazione e personalizzazione, confrontandosi con i due grandi driver del
cambiamento: globalizzazione dei mercati e tecnologie digitali. Il riferimento è quindi oggi quello
dell’impresa a valore artigiano.
Con la predisposizione di questa prassi di riferimento, Confartigianato Imprese Lombardia intende
patrimonializzare quanto sviluppato con il progetto A.RES e sostenere il percorso delle imprese a
valore artigiano verso una visione di Responsabilità Sociale d’Impresa più sistematica ed esplicita,
pianificata e gestita con strumenti manageriali, fino a diventare strategia per lo sviluppo d’impresa.
L’esperienza di Confartigianato Imprese Lombardia nel creare una prassi di riferimento per le
Micro e Piccole Imprese (MPI) e imprese artigiane vuole essere un esempio virtuoso che funga da
volano per coinvolgere sempre più associazioni regionali di imprese in Lombardia e, di riflesso,
anche a livello nazionale.
© UNI 4
UNI/PdR 51:2018
1 SCOPO E CAMPO DI APPLICAZIONE
La prassi di riferimento fornisce delle linee guida per l’applicazione pratica del modello di
responsabilità sociale promosso dalla UNI ISO 26000 nell’ambito delle MPI e imprese artigiane,
ovvero delle imprese a valore artigiano. Il documento fornisce inoltre, una serie di indicatori a
supporto dell’autovalutazione delle imprese rispetto alle dimensioni dell’ambiente, del sociale e
della governance.
Si ricorda che un prerequisito all’applicazione della UNI ISO 26000 è il rispetto delle leggi. È infatti
scopo della UNI ISO 26000 incoraggiare le organizzazioni ad andare oltre il mero rispetto delle
leggi, il cui rispetto è dovere fondamentale di ogni impresa e parte essenziale della loro
responsabilità sociale.
2 RIFERIMENTI NORMATIVI E LEGISLATIVI
La presente prassi di riferimento rimanda, mediante riferimenti datati e non, a disposizioni
contenute in altre pubblicazioni. Tali riferimenti normativi e legislativi sono citati nei punti
appropriati del testo e sono di seguito elencati. Per quanto riguarda i riferimenti datati, successive
modifiche o revisioni apportate a dette pubblicazioni valgono unicamente se introdotte nel presente
documento come aggiornamento o revisione. Per i riferimenti non datati vale l'ultima edizione della
pubblicazione alla quale si fa riferimento.
Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231 “Responsabilità amministrativa delle società e degli
enti”
UNI EN ISO 9001 Sistemi di gestione per la qualità - Requisiti
UNI EN ISO 14001 Sistemi di gestione ambientale - Requisiti e guida per l'uso
UNI ISO 26000 Guida alla responsabilità sociale
UNI ISO 31000 Gestione del rischio - Linee guida
UNI/PdR 18:2016 Responsabilità sociale delle organizzazioni - Indirizzi applicativi alla UNI
ISO 26000
3 TERMINI E DEFINIZIONI
Ai fini del presente documento valgono i termini e le definizioni della UNI ISO 26000 ed inoltre i
seguenti:
3.1 BES (Benessere Equo e Sostenibile): Indicatori (monetari e non monetari) che misurano
il benessere umano ed ambientale (definiti come domini di outcome). Il Comitato BES ha
individuato gli indicatori che compongono l'Allegato BES al DEF-2018 (Documento Economico
Finanziario).
NOTA I 12 indicatori del BES sono riportati nel Decreto 16 ottobre 2017 “Individuazione degli indicatori di
benessere equo e sostenibile (BES)”.
© UNI 5
UNI/PdR 51:2018
3.2 ESG (Environmental, Social and Governance): Indicatori che esprimono la valutazione
di un’impresa sulla base delle tre diverse aree di analisi previste dal criterio di misurabilità ESG
(Environmental, Social and Governance - Ambiente, Società e Governance).
NOTA In dettaglio ed analiticamente vedere Appendice C del presente documento.
3.3 impresa a valore artigiano: MPI e impresa artigiana caratterizzate da uno specifico
approccio al mercato, in cui l’impresa si contraddistingue per creatività, manualità, innovazione e
personalizzazione, confrontandosi con i due grandi driver del cambiamento: globalizzazione dei
mercati e tecnologie digitali. Non è il parametro dimensionale o settoriale a caratterizzare
l’impresa.
3.4 impresa sociale: Impresa in cui la propria performance non è solo economica, ma tiene
conto anche del valore sociale, delle comunità territoriali di riferimento e del contribuito dato alla
qualità del sistema sociale (welfare) e dell'ambiente, in cui l’impresa si integra ed interagisce.
3.5 KPI (Key Performance Indicator): Indicatore che misura la performance di un’impresa
negli aspetti economici, sociali ed ambientali, monitorando gli obiettivi della stessa.
3.6 MPI (Micro e Piccole Imprese): Sono micro imprese quelle che occupano meno di 10
collaboratori e con fatturato annuo non superiore ai 2 milioni di euro; sono piccole imprese quelle
che occupano meno di 50 collaboratori e con fatturato annuo non superiore a 10 milioni di euro.
3.7 organizzazione: Entità, o raggruppamento di persone e strutture, con un assetto di
responsabilità, autorità e relazioni e con obiettivi identificabili.
[Definizione 2.12, UNI ISO 26000:2010]
3.8 SDG’s (Sustainable Development Goals): 17 obiettivi di interesse globale volti a
promuovere lo sviluppo sostenibile, contrastare i cambiamenti climatici, combattere la
disuguaglianza e la povertà e perseguire lo sviluppo sociale ed economico; individuati
dall’Organizzazione delle Nazioni Unite nel 2015 e che dovranno essere perseguiti entro il 2030.
3.9 stakeholder (portatore di interesse): Individuo o gruppo che ha un interesse in
qualunque delle decisioni o attività di un’organizzazione.
[Definizione 2.20, UNI ISO 26000:2010]
3.10 welfare: Insieme delle prestazioni, servizi ed erogazioni monetarie finalizzate a rispondere
a bisogni derivanti dall'indigenza, dalla mancanza o carenza di reddito e per particolari finalità di
rilevanza ed utilità sociale.
4 PRINCIPIO
La presente prassi di riferimento è pensata per supportare le MPI e le imprese artigiane, ovvero le
imprese a valore artigiano, ad implementare in modo efficace la UNI ISO 26000, applicandone i
principi ed affrontando i temi fondamentali ed i relativi aspetti specifici (vedere Appendice A).
© UNI 6
UNI/PdR 51:2018
Il documento è strutturato in modo tale da essere utilizzato in combinazione con quanto già
previsto nella UNI/PdR 18:2016.
La UNI ISO 26000 e la UNI/PdR 18:2016 si caratterizzano infatti per un processo di adozione della
responsabilità sociale che non è orientato e vincolato da una certificazione, ma da una modalità
operativa rispetto al mercato che deriva dalla consapevolezza che il comportamento sociale,
tradotto in responsabilità, è un vincolo interno alla formula imprenditoriale che libera opportunità
esterne di mercato. Non è una valenza esogena che costringe l’imprenditore ad essere
socialmente responsabile, bensì endogena; quasi un “dover essere” morale ed etico incentivato da
un orientamento verso nuovi paradigmi di mercato.
Le imprese a valore artigiano rappresentano per propria natura intrinseca un tessuto di valorialità e
un terreno di coltura per il presidio dei temi fondamentali della responsabilità sociale, che per loro
natura di orientamento imprenditoriale e aziendale hanno:
- una motivazione a creare e produrre con una valorialità sociale per soddisfare la propria ed
altrui esigenza di realizzazione come soggetto;
- una prossimità di produzione ed erogazione di beni e servizi nei confronti dei bisogni e
della domanda, tali da essere coinvolte nel tessuto sociale della comunità e del/dei territori
di riferimento;
- una dimensione culturale ed artistica che offre un consistente apporto alla dimensione
sociale del sistema socio economico.
Per queste ragioni tali imprese possono essere definite anche imprese a valore sociale in quanto
la loro capacità produttiva ha risvolti di efficacia sociale e culturale. Ogni processo di responsabilità
sociale, indipendentemente dalla grandezza dell’impresa, deve essere condiviso ed è patrimonio
della cultura imprenditoriale, direzionale e manageriale che sottende il titolare di un’impresa.
La presente prassi di riferimento può essere utilizzata da parti interne (come guida e
autovalutazione) ed esterne (valutazione di seconda e terza parte).
La presente prassi di riferimento si completa con una serie di appendici di carattere esplicativo.
- Appendice A – Temi fondamentali e aspetti specifici della responsabilità sociale;
- Appendice B – Manifesto etico delle MPI e dell’impresa artigiana, ovvero imprese a
valore artigiano;
- Appendice C – Criteri di valutazione del Rating sociale.
5 ADOZIONE DI UN APPROCCIO ALLA RESPONSABILITÀ SOCIALE D’IMPRESA NELLE
IMPRESE A VALORE ARTIGIANO
5.1 GENERALITÀ
La norma UNI ISO 26000 definisce la responsabilità sociale come la “responsabilità da parte di
un’organizzazione per gli impatti delle sue decisioni e delle sue attività sulla società e
sull’ambiente, attraverso un comportamento etico e trasparente che:
© UNI 7
UNI/PdR 51:2018
a) contribuisce allo sviluppo sostenibile, inclusi la salute e il benessere della società;
b) tiene conto delle aspettative degli stakeholder;
c) è in conformità con la legge applicabile e coerente con le norme internazionali di
comportamento;
d) è integrata in tutta l’organizzazione e messa in pratica nelle sue relazioni”.
La norma si applica a tutte le organizzazioni, qualunque sia la loro dimensione. Anche le piccole e
medie imprese (MPI) e quelle artigiane possono dunque applicare i principi in essa presenti,
adottando un approccio che tenga conto delle loro specifiche peculiarità. A tal proposito
significativo è il ruolo da protagoniste attive del sistema di welfare che tali imprese svolgono nel
territorio e le strategie di concorrenza e collaborazione competitiva che attuano con le altre
imprese locali.
5.2 RUOLO DELLE IMPRESE A VALORE ARTIGIANO NEL CAMPO DELLA
RESPONSABILITÀ SOCIALE
Le MPI e le imprese artigiane, ovvero le imprese a valore artigiano, possono considerarsi imprese
sociali perché, grazie alle strette relazioni fra di loro e alle profonde radici nella comunità locale,
costruiscono un sistema di valori comuni. Di fatto l’impresa svolge una funzione sociale, perché ciò
che compie non riguarda solo sé stessa. Questo stretto contatto con il territorio costituisce un
sistema aperto, non composto di “cose”, ma di uomini al suo interno. In quest’ottica il senso di
comunità nelle imprese a valore artigiano deve essere visto come:
- una forza che, agendo all’interno di un contesto aziendale, influisce in modo positivo
sull’impresa stessa e sui suoi membri;
- un vissuto sperimentato dai membri che è il risultato di legami di appartenenza, affettivi, di
condivisione e di aiuto;
- un investimento culturale e di relazioni.
Economico e sociale sono due aspetti diversi dell’attività umana che presentano connessioni,
talora divergenze, ma che di fatto è possibile e certo auspicabile, far convergere. L’economico ed
il sociale sono dunque legati, non fosse altro perché una certa ricchezza è condizione necessaria,
sebbene non sufficiente, del progresso sociale. Infatti la nozione del “sociale” è soprattutto
collegata alla nozione di distribuzione: distribuzione di ricchezza creata, equità della ripartizione
materiale, distribuzione del potere, equità della ripartizione dei ruoli. Ne deriva che non può
esserci sviluppo sociale, che oggi vuol dire anche welfare, senza progresso economico, ma non
può esserci progresso economico senza sviluppo sociale. Per questo motivo la norma UNI ISO
26000 è uno strumento utile per valorizzare il ruolo importante che le MPI e le imprese artigiane
rivestono per il tessuto locale.
Nel corso degli anni, le imprese, e in modo particolare quelle di minore dimensione, hanno
compreso quanto il welfare sia complementare allo sviluppo aziendale ed economico del sistema.
Il welfare è nato e si è sviluppato per rispondere in modo “efficiente ed efficace” (e in una logica
economico-aziendale anche con “economicità” e con un'opzione di “partecipazione”) ai bisogni
della popolazione. Le aziende percepiscono la pluralità di servizi richiesti dalla comunità locale,
che esige una risposta interconnessa, ampia, universale e non solo per categorie (anziani,
© UNI 8
UNI/PdR 51:2018
bambini, disabili, ecc.). Si passa quindi da un “welfare categoriale” ad un “welfare universalistico”
per sua natura integrato ed omnicomprensivo (olistico). La dinamica socio economica del “sistema
Paese” ha creato un modello di welfare plurale e trasversale, in cui le imprese a valore sociale
hanno un ruolo rilevante in termini di “funzionalità operativa”.
In questo contesto di welfare socio economico, l’impegno rispetto alla responsabilità sociale delle
imprese a valore artigiano, si concretizza in una serie di scelte aziendali che tengono conto
dell’approccio integrato ed omnicomprensivo (olistico) della norma UNI ISO 26000. Pertanto la
responsabilità sociale in tali imprese non dovrebbe essere intesa come un costo, bensì come un
ricavo in redditività positiva per gli stakeholder interni ed esterni cui si rivolge e come una base per
una maggiore competitività nel mercato pubblico e privato.
Nelle aziende di minori dimensioni e in quelle artigiane in particolare, si può dunque parlare di una
mentalità orientata ed aperta al sociale, che offre grandi opportunità in tema di sostenibilità. Le
dimensioni contenute e il potenziale, che le rende più flessibili e aperte all’innovazione, sono un
terreno fertile per l’attuazione di politiche di responsabilità sociale che hanno un impatto positivo
sulla società e sull’ambiente.
Tali politiche possono portare anche a vantaggi di natura economica. A questo proposito, la guida
sulla responsabilità sociale nelle PMI, scritta da SBS – Small Business Standards1
,l’associazione
europea per la normazione nelle aziende di minori dimensioni, all’indomani della pubblicazione
della UNI ISO 26000, mette in evidenza i tre principali benefici della responsabilità sociale per
queste imprese. Il primo è la costruzione di migliori relazioni con i propri lavoratori. In secondo
luogo, le imprese a valore artigiano socialmente responsabili godono di una migliore reputazione
presso clienti e fornitori. Il terzo vantaggio, infine, è costituito dal legame ancora più stretto che
esse instaurano con le comunità locali.
5.3 TEMI FONDAMENTALI DELLA RESPONSABILITÀ SOCIALE
Partendo dalle peculiarità delle piccole e medie organizzazioni imprenditoriali all’interno della UNI
ISO 26000 si espone una guida rivolta alle stesse su come diventare socialmente responsabili
(vedere UNI ISO 26000 box punto 3). Si tratta infatti di imprese che hanno procedure interne di
gestione, relazioni con gli stakeholder e altri processi più flessibili e informali rispetto a quelle di
maggiori dimensioni. Tre gli aspetti sui quali si ci concentra. Il primo è costituito dall’importanza per
le piccole e medie imprese di focalizzarsi all’inizio sugli impatti delle proprie azioni e decisioni che
sono maggiormente significativi per lo sviluppo sostenibile. In secondo luogo, si raccomanda alle
imprese di minore dimensione di cercare di attuare, se possibile, iniziative socialmente
responsabili insieme con altre imprese ed organizzazioni a livello locale. Infine, si sottolinea che
nel caso in cui le piccole e medie imprese siano fornitrici di grandi organizzazioni, esse possono
ottenere da queste assistenza sull’applicazione dei principi di responsabilità sociale.
1
http://www.sbs-sme.eu/sites/default/files/publications/SBS%20SME%20ISO%20User%20Guide%202016_FINAL
© UNI 9
UNI/PdR 51:2018
Proprio per le premesse sopra esposte, l’approccio particolare delle imprese a valore artigiano che
si concretizza nei sette temi fondamentali della responsabilità sociale individuati dalla norma UNI
ISO 26000, deve essere letto nel contesto welfare socio economico che le caratterizzano e che sta
assumendo un valore concreto come leva di gestione dell’azienda (figura 1):
a) Governance;
b) Ambiente;
c) Corrette prassi gestionali;
d) Aspetti specifici relativi ai consumatori;
e) Coinvolgimento e sviluppo della comunità;
f) Diritti umani;
g) Rapporti e condizioni di lavoro.
Figura 1 - Governance delle imprese a valore artigiano
Questi sette temi fondamentali della responsabilità sociale, tra i quali la governance ricopre un
ruolo centrale, sono tutti importanti per le imprese a valore artigiano che intendono essere
socialmente responsabili.
In dettaglio analizziamo i sette temi fondamentali della responsabilità sociale e come si declinano
rispetto alle peculiarità delle imprese a valore artigiano.
• Governance. La norma UNI ISO 26000 mette in evidenza che il governo (governance)
dell’organizzazione aziendale è il fattore cruciale che consente alle stesse non solo di
assumersi la responsabilità degli impatti delle proprie azioni e decisioni sulla società e
sull’ambiente, ma anche di integrare la responsabilità sociale in tutta l’organizzazione e
© UNI 10
UNI/PdR 51:2018
nelle sue relazioni. Il modello di governance delle imprese a valore artigiano, grazie al
legame stretto che intrattengono sia con i diversi soggetti pubblici e privati che operano nel
territorio e sia con le altre imprese, con cui hanno un rapporto di concorrenza-
cooperazione, è multistakeholder. Le aziende di minore dimensione riescono, infatti, ad
interagire in modo dialettico con gli stakeholder interni ed esterni, in risposta al continuo
divenire dei bisogni e conseguentemente del variegato assetto della domanda di beni e
servizi. Il bilanciamento dei poteri e la distinzione dei ruoli rispetto ai propri stakeholder è
prova del loro dinamismo. Esse, inoltre, hanno una maggiore propensione a diffondere le
informazioni in modo chiaro e trasparente grazie ad un condizionamento reciproco con i
clienti/consumatori. Un’altra caratteristica del modello di governance delle imprese a valore
artigiano che dimostra la loro vicinanza alle tematiche della responsabilità sociale, è il
controllo sociale interno, che spesso è insito nell’approccio familiare di tali imprese,
evitando che si diffonda in modo anomalo un approccio opportunistico e speculativo in
senso deteriore.
• Ambiente. Uno dei valori cruciali delle imprese a valore artigiano è il forte legame con la
natura da cui derivano le risorse in continua trasformazione. Per questo motivo esiste una
forte sensibilità da parte di queste imprese nei confronti della sostenibilità ambientale. Temi
quali il conferimento di rifiuti in discarica, l’incidenza della raccolta differenziata, la
depurazione delle acque reflue, il presidio della qualità dell’aria in ambiente urbano
(specialmente per quanto riguarda le polveri sottili), il consumo di energia elettrica
rinnovabile, la qualità delle acque, le emissioni di CO2, sono attività di imprenditorialità
(sociale) alle quali non si possono sottrarre le imprese a valore artigiano. Tale strategia può
portare loro dei vantaggi anche di natura economica (per esempio, riduzione delle fatture
dei costi energetici e delle spese di smaltimento dei rifiuti) (figura 2).
Figura 2 – Ambiente nelle imprese a valore artigiano
• Corrette prassi gestionali. Le imprese a valore artigiano, grazie al rapporto stretto che
hanno con la comunità locale, sono maggiormente sensibili al tema della condotta corretta
nelle relazioni con le altre imprese ed organizzazioni (autorità locali, clienti, associazioni).
Per tali imprese, attuare delle corrette prassi gestionali non significa limitarsi al mero
rispetto della legge, ma implica anche uno sforzo attivo per combattere la portata negativa
di fenomeni come la corruzione e per promuovere la concorrenza leale oltre ad un
comportamento socialmente responsabile da parte degli altri soggetti pubblici e privati.
Efficienza, efficacia, economicità, continuità operativa, autonomia gestionale costituiscono
la base portante nel perseguimento della responsabilità sociale, traducendosi
nell’applicazione di corrette prassi gestionali a supporto dell’incremento della reputazione
© UNI 11
UNI/PdR 51:2018
dell’attrattività fiduciaria aziendale (figura 3).
Figura 3 - Corrette prassi gestionali nelle imprese a valore artigiano
• Rapporti e condizioni di lavoro. Le imprese a valore artigiano socialmente responsabili
sono attente al benessere dei propri dipendenti/collaboratori, che costituiscono una risorsa
indispensabile per produrre effetti positivi sul risultato economico dell’impresa. Questa
attenzione ha origine dal particolare rapporto di vicinanza fra imprenditori e
lavoratori/collaboratori che contraddistingue queste imprese. Si tratta di realtà
imprenditoriali dove prima dei numeri ci sono le persone, con le loro esigenze, i rapporti
con i dipendenti/collaboratori, con il territorio e con la filiera, da sempre vissuti con una forte
prossimità, che implica il coinvolgimento diretto ed un’attenzione che si origina nelle
persone verso le persone. Nelle imprese a valore artigiano, attrarre e mantenere
professionalità qualificate diventa questione di centrale importanza che, oggi più che mai, si
integra con l’adozione di politiche di conciliazione vita-lavoro, nonché di inclusione sociale.
In tali imprese, inoltre gioca un ruolo determinante anche la formazione continua e
l’integrazione con il mondo dell’istruzione e della formazione professionale attraverso
l’attuazione di percorsi di alternanza-scuola lavoro e di apprendistato. Un argomento
importante all’interno del tema fondamentale dei rapporti e condizioni di lavoro è quello
delle riorganizzazioni di impresa. Riorganizzare in un’ottica socialmente responsabile
significa equilibrare e prendere in considerazione gli interessi e le preoccupazioni di tutte le
parti interessate (stakeholder) ai cambiamenti e alle decisioni
• Aspetti specifici dei consumatori. Il ruolo del cliente/consumatore ha subito negli ultimi
anni dei drastici cambiamenti determinando un mutamento di paradigma. Oggi il
consumatore è un soggetto coinvolto, informato e attivo, che ha la possibilità di scegliere in
modo più consapevole. Il vantaggio competitivo delle imprese a valore artigiano si può
quindi basare sulla capacità di creare flussi informativi percepiti dal cliente. I consumatori
sono diventati a loro volta creatori di parte del prodotto/servizio offerto dalle imprese a
valore artigiano. Il nuovo protagonista è quindi il cliente che è nello stesso tempo produttore
e consumatore (prosumer), con una sempre maggiore importanza nel mercato e nell’influire
sui prodotti/servizi, anche innovandoli. L’impresa socialmente responsabile può dunque
contare su un ampliamento della propria clientela fra i consumatori più attenti alla qualità
del prodotto o servizio offerto.
© UNI 12
UNI/PdR 51:2018
Figura 4 - Aspetti specifici relativi ai consumatori nelle imprese a valore artigiano
• Diritti umani. Il rispetto dei diritti umani - intesi sia come diritti sociali e politici, sia come
diritti economici, sociali e culturali - nei confronti dei lavoratori e delle comunità locali è un
aspetto peculiare delle imprese a valore artigiano socialmente responsabili. Nelle
multinazionali è difficile avere una conoscenza completa di quanto avviene nelle proprie
filiali, con il rischio che si verifichino, ad esempio, gravi violazioni dei diritti umani nella
propria catena di subfornitura (con l’utilizzo, ad esempio, di lavoro minorile o con forme di
intimidazione nei confronti degli occupati). Per le imprese a valore artigiano, dove è
fondamentale l’interazione positiva con il territorio e con i propri lavoratori, il rispetto dei
diritti umani è, invece, parte integrante del proprio impegno quotidiano nella società.
Figura 5 - Diritti umani nelle imprese a valore artigiano
• Coinvolgimento e sviluppo della comunità. Le imprese a valore artigiano sono
fortemente legate alla comunità locale in cui operano; da un lato le imprese forniscono alla
comunità posti di lavoro, salari ed entrate fiscali; d’altro canto possono anche essere
all’origine di numerose attività inquinanti come rumore, inquinamento delle acque,
emissioni nell’aria, ecc. Quelle socialmente responsabili non solo cercano di porre in
essere azioni volte a ridurre questi effetti negativi, ma si impegnano anche direttamente
nella vita locale stringendo partnership con il sistema dell’istruzione e formazione,
organizzazioni culturali, sportive, ecc. Va anche messo in evidenza che l’impresa a valore
artigiano, letta nella sua valenza sociale non è solo un luogo di produzione, ma anche di
interazione con la comunità locale, producendo relazioni, coesione e capitale sociale.
Questa funzione, in origine tipica delle “botteghe” artigiane, continua ad essere mantenuta,
anche in presenza dei profondi mutamenti economici e sociali causati dalla globalizzazione
e dalla digitalizzazione. Le imprese a valore artigiano socialmente responsabili
contribuiscono dunque allo sviluppo della comunità in cui operano creando nuova
occupazione di qualità, innovando, tutelando la cultura locale e promuovendo nuovi servizi.
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UNI/PdR 51:2018
Figura 6 - Coinvolgimento e sviluppo della comunità nelle imprese artigiane
Partendo dalle considerazioni fino ad ora esposte e tenuto conto che l’Agenda 2030 (Sustainable
Development Goals) coinvolge tutte le imprese nello sviluppo sostenibile, di seguito si propone il
modello di Governance delle imprese a valore artigiano, comprensivo delle motivazioni che
sottendono ai diversi temi fondamentali, fino ad ora esposte.
Figura 7 - Le motivazioni alla base della Governance delle imprese a valore artigiano
5.4 MOTIVAZIONI E MODALITÀ DI COINVOLGIMENTO DELLE IMPRESE A VALORE
ARTIGIANO NEL CAMPO DELLA RESPONSABILITÀ SOCIALE
Le dimensioni delle imprese a valore artigiano solitamente sono tali da incentrare sull’imprenditore
stesso il presidio della gestione dei temi fondamentali della responsabilità sociale individuati dalla
norma UNI ISO 26000.
L’imprenditore svolge quindi un ruolo di promotore e motivatore per l’adozione della responsabilità
sociale e ne gestisce le fasi di attuazione. Spesso l’imprenditore artigiano e della MPI è il
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UNI/PdR 51:2018
riferimento primo della responsabilità sociale, sia perché motivato dalla sua sensibilità di persona
che vive intimamente nel/sul territorio e assorbe i bisogni sociali, sia perché ha compreso che
l’attuazione di un comportamento socialmente responsabile può renderlo maggiormente
competitivo sul mercato. Le piccole realtà aziendali spesso riescono a compiere un percorso in
direzione della responsabilità sociale per il tramite di un’azione formativo-motivazionale da parte
dell’imprenditore verso tutti i dipendenti/collaboratori.
La motivazione dell’impresa a valore artigiano verso la responsabilità sociale ha un’origine:
a) endogena considerando l’orientamento sociale dell’imprenditore, che per sua formazione
culturale e professionale, e attraverso la sua stessa esperienza imprenditoriale, ha
sviluppato una sensibilità ai valori fondamentali della responsabilità sociale dell’impresa,
nonché una naturale “familiarità” con i propri dipendenti/collaboratori. A questo si aggiunga
l’esigenza strutturale di gestire eventuali rischi di violazione delle leggi e dei diritti umani;
b) esogena considerando che il rapporto con gli stakeholder si sviluppa e stabilizza in ottica di
responsabilità sociale, creando, per il tramite del contesto collaborativo, un valore aggiunto
per la comunità ed il territorio di riferimento (welfare di comunità). Questo rapporto con gli
stakeholder è da strutturare nel breve, medio e lungo termine.
Rispetto all’area di attività della responsabilità sociale, è importante mettere in evidenza che tali
imprese hanno una formula imprenditoriale di equilibrio economico-sociale che da diversi anni è
anche oggetto di attenzione da parte dei mercati finanziari, sia da parte della cosiddetta “finanza
etica”, che da quella tradizionale. Questo sviluppo ha fatto sì che diverse tipologie di investitori,
istituzionali e retail, abbiano iniziato ad orientare i propri investimenti sulla base di indicazioni
etiche, oltre che ovviamente finanziarie. Con sempre maggiore frequenza gli investitori, nel corso
dei processi decisionali di asset allocation, prendono in considerazione gli impatti socio-ambientali
delle imprese e la loro capacità di produrre esternalità positive e negative per le persone e per
l’ambiente; tali fattori vanno così ad integrare le valutazioni di carattere puramente finanziario nel
corso delle scelte di investimento.
La misurazione degli impatti di natura economica, sociale e ambientale di un’impresa si basa su un
approccio di tipo quantitativo attraverso indicatori di prestazione (Key Performance Indicators, KPI)
sul raggiungimento degli obiettivi prefissati dall’impresa in sintonia con il programma di azione a
valore aggiunto sociale o meglio con un Manifesto etico (vedere Appendice B), che tenga conto
delle specifiche caratteristiche dell’impresa .
Fondamentale per un corretto approccio alla responsabilità sociale è l’identificazione e il
coinvolgimento degli stakeholder interni ed esterni alla impresa a valore artigiano (vedere punto
5.6).
5.5 ANALISI “PUNTI DI FORZA E DI DEBOLEZZA” E “OPPORTUNITÀ E MINACCE”
(SWOT ANALYSIS)
L'analisi SWOT è un procedimento di tipo logico ed economico aziendale utile per posizionare
l’impresa artigiana e le MPI nel presente e nel futuro al fine di comprendere quali sono i punti di
forza (Strengths) e debolezza (Weaknesses) nonché le opportunità (Opportunities) e le minacce
(Threats). Questo approccio, che si traduce in una rappresentazione sintetica delle caratteristiche
dell’impresa stessa, fornisce informazioni fondamentali per la definizione di politiche e linee di
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UNI/PdR 51:2018
intervento. Lo strumento utile e semplice per realizzare la SWOT analysis prevede l’individuazione
di “parole o concetti chiave” emersi in occasione di momenti di confronto con gli stakeholder interni
ed esterni, da riportare successivamente all’interno della matrice.
L'aspetto critico è la collocazione di tali parole o concetti chiave in un diagramma a lettura
incrociata articolato nei seguenti elementi:
a) punti di forza: dotazione intesa come insieme di risorse interne ed esterne e che
costituisce un reale vantaggio competitivo per l’organizzazione, il processo, il
prodotto/servizio progettato ed offerto, ovvero tutto ciò che è funzionale all’attività d’impresa
nel creare valore artigiano;
b) punti di debolezza: dotazione intesa come insieme di risorse interne ed esterne e che
costituisce un vincolo, un freno al conseguimento di un determinato risultato, ovvero tutto
ciò che rappresenta un problema, nello sviluppare valore artigiano;
c) minacce: i rischi generati da particolari condizioni del contesto in cui si opera, in riferimento
ad ambiente, concorrenza, clienti e fornitori;
d) opportunità: tutti quei fattori esterni che potrebbero costituire un vantaggio per l’impresa
nel creare valore artigiano.
Di seguito la struttura di un’analisi SWOT:
Punti di forza Punti di debolezza
…
…
…
…
…
…
Opportunità Minacce
…
…
…
…
…
…
Il diagramma risultante, esito dunque della selezione degli elementi più rilevanti emersi dalla fase
di audit degli stakeholder, offre una sintetica rappresentazione delle caratteristiche più significative
dell’impresa a valore artigiano. Esso individua le priorità di intervento ed offrendo un quadro di
informazioni utili per decisioni strategiche, finalizzate, di norma, alla valorizzazione dei punti di
forza e al contenimento dei punti di debolezza alla luce del quadro di opportunità e minacce
derivante dal contesto interno/esterno.
Inoltre l'individuazione delle opportunità e dei rischi connessi offre all’imprenditore la possibilità di
fare leva su aspetti sinergici o su opportunità esogene e di individuare le azioni preventive da
attuare per limitare l'impatto di eventuali fattori di rischio.
Le diverse opzioni strategiche sono il risultato di un processo costituito da tre fasi:
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1. l’audit dell’impresa: l’impresa viene studiata per evidenziare il profilo strutturale, i
principali fattori caratterizzanti e il suo posizionamento competitivo (rispetto a realtà
comparabili, attraverso il ricorso a set di indicatori consolidati);
2. la selezione dei profili rilevanti e l’individuazione dei punti di forza e debolezza, delle
minacce e delle opportunità: prevede la selezione di tutti quegli aspetti, emersi in sede di
audit, maggiormente rilevanti ai fini dell’individuazione dei punti di forza e debolezza,
nonché della definizione delle opportunità e delle minacce presentate dal contesto esterno;
3. la generazione delle alternative strategiche: un’impresa a valore artigiano potrebbe
articolare l’analisi SWOT declinando le considerazioni emerse durante la prima e la
seconda fase all’interno della matrice, classificandole secondo le aree attinenti la gestione
dell’impresa. Nello specifico la classificazione si struttura in quattro aree differenti:
− economica (Ec)
− ambientale/environmental (En)
− sociale (S)
− governance (G)
Queste sono le caratteristiche di classificazione di cui al punto 7.2 dell’orientamento alla
responsabilità sociale dell’impresa a valore artigiano.
Qui di seguito è riportato un esempio di come un’impresa possa articolare la propria analisi
SWOT, partendo dalle considerazioni individuate.
Forza:
- sappiamo rispondere tempestivamente in virtù della nostra autonomia decisionale
(G);
- sappiamo rispondere alle esigenze/richieste dei clienti perché creiamo un rapporto
di fidelizzazione (G);
- abbiamo una buona reputazione sul mercato (G e S);
- possiamo riconvertire velocemente la nostra offerta se vediamo che non funziona
(Ec e G);
- abbiamo un adeguato equilibrio economico-finanziario, per cui possiamo
mantenere un buon livello qualità/prezzo (Ec);
- il rapporto con i clienti si basa su uno scambio qualificato e di prossimità e la
serializzazione non è massificazione (Ec);
- riusciamo a coniugare l’indissolubile rapporto fra il lavoro manuale e la creatività
(Ec);
- riusciamo a coinvolgere i dipendenti/collaboratori tramite il passaggio di abilità,
conoscenze e creatività, e attraverso un modello di responsabilità sociale di
impresa premiando comportamenti virtuosi che raggiungano gli obiettivi prefissati
nella logica di efficacia ed efficienza (G);
- la filiera di approvvigionamento è composta da imprese che hanno un orientamento
(certificato o non-certificato) alla responsabilità sociale (Ec);
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- abbiamo politiche di utilizzo di materie prime seconde2
nella produzione (En e G);
- adottiamo politiche ambientali e tutela del territorio (En e G).
Debolezza:
- la nostra impresa ha poca conoscenza e dimestichezza degli strumenti di
marketing (storytelling del prodotto, processo, caratteristiche poco diffuse o quasi
assenti) (Ec);
- abbiamo persone con limitate competenze specifiche (G);
- abbiamo problemi di gestione delle assenze del personale in relazione a malattie,
maternità, aspettative e ferie (G);
- abbiamo problemi di finanziamento nell’avvio dei lavori (Ec);
- i nostri dipendenti/collaboratori spesso non hanno un orientamento verso lo
sviluppo delle competenze di coordinamento e programmazione (Ec e G);
- il rapporto imprenditoriale interno troppo familistico può creare “sfridi” organizzativi
e, in seguito, problemi nella produzione dei beni/servizi (G e S);
- siamo molto concentrati sul fare e, a volte, tralasciamo la gestione di ciò che
facciamo (Ec e G);
- non abbiamo procedure di approvvigionamento orientate alla responsabilità sociale
del fornitore (S e Ec);
- non siamo in grado di far percepire il nostro orientamento alla responsabilità
sociale (G e S);
- non coinvolgiamo i vari stakeholder (fra i quali i nostri dipendenti/collaboratori) nelle
decisioni di coprogettazione del business (G, S e Ec);
- facciamo fatica ad implementare innovazioni digitali nei processi, nei prodotti e nei
servizi (Impresa 4.0, internet solution) (Ec).
Opportunità:
- il nostro settore è in espansione, con buone prospettive di successo (Ec);
- l’amministrazione locale può dare appalti e/o facilitazioni ad imprese come la
nostra (Ec e S);
- i nostri concorrenti hanno difficoltà nell’adottare ed implementare a nuove
tecnologie (Ec);
2
Le materie prime seconde (o prime secondarie) sono le sostanze, materie o oggetti ottenuti al termine delle
operazioni di recupero di rifiuti (che si realizza quando non sono necessari ulteriori trattamenti) che possono
essere usati in un processo industriale o commercializzati (Fonte ARPAT Toscana:
http://www.arpat.toscana.it/glossario-ambientale/materia-prima-secondaria-mps).
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UNI/PdR 51:2018
- le nostre organizzazioni datoriali ci possono aiutare nello sviluppo del business (Ec
e G).
Rischi:
- il cambiamento della tecnologia può influenzare il mercato più in fretta di quanto noi
riusciamo ad adattarci (Ec);
- un concorrente forte ci potrebbe spazzare via in fretta. L’impresa concorrente
potrebbe decidere di specializzarsi in interventi rapidi e servizi qualificati: pubblicità
nella stampa locale, per allargare il mercato; aggiornamento delle competenze
delle persone, per adattarsi ai cambiamenti della tecnologia, dove possibile (Ec);
- i fornitori non hanno trasparenza e chiarezza riguardo al loro orientamento sociale
(G e S).
5.6 COINVOLGIMENTO DEGLI STAKEHOLDER
La UNI ISO 26000 sottolinea che il coinvolgimento degli stakeholder è fondamentale per affrontare
la responsabilità sociale di un’organizzazione. La Prassi di riferimento UNI 18:2016 approfondisce
questo argomento e contiene molte indicazioni utili anche per le imprese a valore artigiano che
intendono essere socialmente responsabili.
Partendo da questi assunti, un primo aspetto da mettere in evidenza è il fatto che anche le aziende
di minore dimensione diventano un luogo di mediazione tra interessi potenzialmente contrastanti
degli stakeholder. L’imprenditore deve dunque trovare un punto di equilibrio fra le diverse
aspettative degli stakeholder e i valori della propria attività, in un’ottica di sostenibilità sociale e
ambientale. Tale punto di equilibrio è dato dalla coerenza tra l’identità dell’impresa a valore
artigiano voluta dall’imprenditore, la cultura d’impresa vissuta dai dipendenti/collaboratori e
l’immagine percepita all’esterno (figura 8).
Figura 8 - Elementi integrati di coerenza
La UNI/PdR 18:2016 auspica che il coinvolgimento degli stakeholder avvenga secondo principi di
materialità, completezza e reattività. Per materialità si intendono gli aspetti specifici di natura
sociale e ambientale maggiormente significativi per l’impresa e per i propri stakeholder.
Coinvolgere in modo completo i propri stakeholder significa che un’organizzazione deve conoscere
non solo le conseguenze sugli stakeholder delle proprie azioni e decisioni sulla società e
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UNI/PdR 51:2018
sull’ambiente ma anche che cosa questi pensano di tali conseguenze. Per reattività si intende che
le organizzazioni devono fornire una risposta adeguata e in tempi brevi alle aspettative degli
stakeholder.
Un secondo aspetto da considerare è che la scelta di coinvolgere gli stakeholder comporta non un
impegno estemporaneo, ma l’integrazione della “relazione sociale” nella visione, nei valori e nella
mission aziendale. L’imprenditore che approva tale percorso deve assumersi la responsabilità di
gestire il processo di coinvolgimento sociale e di stabilire un rapporto duraturo con i propri
stakeholder. Da questa decisione ne consegue la determinazione degli obiettivi, del fine e
dell’allocazione delle risorse necessarie per il processo, partendo anche dalla definizione o dalla
ridefinizione della mission, delle strategie della struttura organizzativa e dei fattori critici di
successo. Prendere coscienza dell’importanza del dialogo con gli stakeholder e del loro
coinvolgimento significa riconoscere in questo processo la possibilità di creare valore per
l’impresa. Tale dialogo dovrebbe, però, essere continuo e strutturato e non esaurirsi in un incontro
estemporaneo.
Sono sostanzialmente tre i principali benefici derivanti da un corretto coinvolgimento degli
stakeholder da parte di un’organizzazione:
- miglioramento della propria capacità di gestione del rischio;
- capacità di centrare prima e con maggiore accuratezza gli obiettivi di prestazione della
sostenibilità;
- maggiore capitalizzazione di risorse (know how, capitale sociale, umano e relazionale).
In alcuni casi, i rapporti con gli stakeholder sono istituzionalmente dovuti, ad esempio con le
pubbliche amministrazioni, mentre in altri sono frutto dell’autorevolezza e della capacità di
appartenere ad organizzazioni rappresentative di gruppi di interesse. Le relazioni con gli
stakeholder sono, inoltre, influenzate anche dallo stile di governance adottato. Ad esempio, uno
stile partecipativo con i dipendenti/collaboratori può consentire un miglior monitoraggio delle
condizioni lavorative e aumentare l’attrattività e la qualità occupazionale.
Sono tre le fasi del coinvolgimento degli stakeholder:
1. identificazione degli stakeholder;
2. programmazione e realizzazione del coinvolgimento degli stakeholder;
3. misurazione del processo di coinvolgimento.
La prima fase presuppone innanzitutto una selezione dei portatori d’interesse più rilevanti; infatti
dialogare con tutti gli stakeholder equivale a dialogare con nessuno. Diventa quindi fondamentale
per l’impresa a valore artigiano selezionare i portatori d’interesse più influenti. Nel momento in cui
si vuole implementare una governance multistakeholder è necessario selezionare con cura chi si
vuole far partecipare ai processi di governo dell’impresa, poiché coinvolgere all’interno della
propria struttura persone che aumentano il pluralismo di interessi e di punti di vista rappresenta sì
un vantaggio, ma comporta anche un costo di coordinamento che l’organizzazione deve
sostenere: per questo motivo è opportuno adottare un’adeguata strategia per la selezione degli
stakeholder. È molto importante che l’imprenditore artigiano, prima di identificare i propri
stakeholder, individui gli orientamenti strategici e gli obiettivi della propria impresa, al fine di
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UNI/PdR 51:2018
selezionare gli stakeholder rilevanti. Quanto più gli obiettivi risulteranno precisi e definiti, tanto più
l’individuazione degli stakeholder tenderà ad essere specifica e concreta, rendendo estremamente
rappresentativa la mappa degli stakeholder.
Una volta identificati i propri stakeholder, si passa alla seconda fase, che consiste nella
programmazione e nella realizzazione del coinvolgimento degli stakeholder. La norma UNI ISO
26000 e la UNI/PdR 18:2016 sono uno strumento molto utile a questo proposito perché spiegano
dettagliatamente come attuare tale coinvolgimento, che può avvenire con diverse modalità, in un
livello crescente di interazione:
- acquisizione di informazioni (attraverso articoli, siti web, comunicati, ecc.);
- consultazione (questionari, focus group, ecc.);
- dialogo (riunioni, assemblee, ecc.);
- partnership (convenzioni, protocolli d’intesa, ecc.).
In generale, possiamo dire che esistono tre livelli di coinvolgimento degli stakeholder, dal meno
vincolante al più impegnativo:
1) dialogo: sollecitato solo da condizionamenti esterni e focalizzato a risolvere questioni
specifiche;
2) coinvolgimento: finalizzato alla gestione del rischio e alla comprensione degli interlocutori
chiave delle organizzazioni;
3) coinvolgimento strategico: finalizzato ad individuare ed affrontare temi relativi alla
sostenibilità e alla responsabilità sociale.
Più grande è il cambiamento che si vuole generare in un’impresa e più impegnativo è il livello di
coinvolgimento degli stakeholder che si adotterà. Bisogna sempre, tuttavia, essere consapevoli del
diritto degli stakeholder ad essere ascoltati e quindi sapere cosa conta per loro, in modo da gestire
i risultati dell’attività dell’impresa a valore artigiano in un’ottica di risposta adeguata ai loro interessi
(si parla proprio di rendicontazione dell’operato agli stakeholder).
Nello specifico, tale rendicontazione – che può assumere anche la forma di un bilancio di
sostenibilità – consiste nella determinazione degli indicatori chiave da adottare per la
comunicazione con gli stakeholder. Questi indicatori diventano delle informazioni utili sulle
prestazioni realizzate dall’impresa di natura economica, sociale e ambientale. Essi devono
rispondere ad alcuni requisiti essenziali: devono essere significativi, chiari, ben definiti, misurabili e
capaci di non deludere i valori e le aspettative degli stakeholder. Non a caso, uno dei principi
enunciati dalla norma UNI ISO 26000 è quello della responsabilità di rendere conto, vale a dire la
responsabilità di un’organizzazione di rendere conto ai propri stakeholder degli impatti delle proprie
azioni e decisioni sulla società e sull’ambiente. Affinché si possa parlare di indicatori che
rispondano ai requisiti sopra elencati, è necessario che le imprese modellino i sistemi informativi e
i sistemi di misurazione per il reperimento ed il monitoraggio dei dati inerenti agli indicatori scelti.
L’imprenditore artigiano che presenta ai propri stakeholder gli effetti delle proprie azioni e decisioni
sulla società e sull’ambiente, utilizzando degli indicatori, può ottenere dal dialogo con loro
indicazioni molto utili non solo per gestire eventuali situazioni di rischio ma anche per migliorare la
propria competitività.
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UNI/PdR 51:2018
La UNI/PdR 18 mette in evidenza che la rendicontazione sociale ideale dovrebbe prevedere:
- l’identificazione dei temi fondamentali e degli aspetti specifici della responsabilità
sociale, anche di concerto con gli stakeholder;
- l’illustrazione della policy e degli obiettivi per ciascun tema/aspetto specifico,
ricollegati a indicatori e valori obiettivo;
- la rendicontazione delle attività svolte, finalizzate all’attuazione della policy e al
raggiungimento degli obiettivi;
- la rendicontazione dei risultati raggiunti (sia positivi sia negativi) tramite indicatori
quantitativi o qualitativi.
Nella terza fase prevista dal coinvolgimento degli stakeholder si misura il processo avviato.
Questo non significa conformarsi alle richieste degli stakeholder ma rispondere in modo concreto e
reale alle loro aspettative. Bisogna quindi definire chiaramente obiettivi ed indicatori che possano
tener conto della soddisfazione di tutti gli stakeholder e del contributo che questi ultimi possono
apportare al buon fine dell’attività d’impresa. Dopo aver misurato l’efficacia del coinvolgimento
degli stakeholder, l’impresa può preparare un piano d’azione, indicando le azioni necessarie per
eliminare, o quantomeno mitigare, le principali criticità emerse dal confronto con gli stakeholder.
L’impresa può anche decidere nel piano di azione di cambiare/integrare, qualora fosse necessario,
la propria strategia.
6 ADOZIONE DI UN APPROCCIO SISTEMATICO E INTEGRATO
6.1 GENERALITÀ
Come già sottolineato nei punti precedenti, la corretta ed efficace applicazione delle linee guida
UNI ISO 26000 richiede un approccio sistematico dove la responsabilità sociale d’impresa diviene
elemento strategico di sviluppo e crescita dell’impresa e quindi integrato nell’intero sistema
dell’impresa (governance, strategia, struttura, processi e rendicontazione).
La governance dell’impresa, reinterpretata nell’ottica dell’integrazione della responsabilità sociale,
è elemento cardine che, come in precedenza definito, deve presidiare i differenti aspetti
fondamentali dell’impresa a valore artigiano.
Applicare quindi una logica di integrazione e multistakeholder significa rielaborare la propria catena
del valore, assicurandosi che la responsabilità sociale sia integrata nella strategia (per esempio
presente nella mission), nella struttura (che esista un’area, un referente o lo stesso imprenditore
sia responsabile), nei sistemi di controllo e che la rendicontazione sia integrata tra il livello
economico, finanziario e sociale. Pertanto gli obiettivi aziendali, unitamente al sistema
d’incentivazione, economico e non dei comportamenti virtuosi e ai relativi meccanismi di
misurazione della responsabilità, devono derivare dalle esigenze di tutti gli stakeholder, interni ed
esterni, all’impresa.
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Esempio di una strategia aziendale che integra la Responsabilità Sociale
Un imprenditore che decide di indirizzare le proprie scelte aziendali in ottica sociale e sostenibile,
si pone inevitabilmente di fronte a questioni quali: a livello di politica quale sarà l’orientamento
strategico di fondo? Come offrire condizioni di lavoro che possano conciliare al meglio esigenze di
vita privata e lavoro? Come garantire ambienti di lavoro sicuri e confortevoli? Come cambieranno i
processi di selezione e gestione del personale?
Per affrontare il percorso per prima cosa si suggerisce di predisporre questionari di soddisfazione
da sottoporre ai principali stakeholder interni ed esterni.
Il check-sentiment che esprimerà la survey permetterà all’imprenditore di pianificare e di co-
progettare, con la base, gli indicatori (KPIs) necessari per analizzare i risultati dell’impresa.
Annualmente verranno condivisi con i dipendenti/collaboratori le strategie, il risultato e gli
scostamenti.
Dal punto di vista degli stakeholder esterni (banche/fornitori/investitori) poter conoscere le
performance aziendali raggiunte dall’impresa con evidenza dei risultati specifici attraverso grafici,
scostamenti e risultati conseguiti permetterà loro di acquistare fiducia nell’organizzazione e di
continuare ad erogare supporto materiale e immateriale per la buona riuscita dell’impresa.
Quali sono gli scostamenti e di che tipo sono? Economico, strategico, sociale?
Le scelte fatte dallo stesso imprenditore, verso acquisti che rispettano il Life Cycle Assessment
(LCA)3
, packaging opzionati per imballi dei propri prodotti, dipendenti/collaboratori che
spontaneamente rispettano raccolte differenziate, propongono migliorie in aziende e rispecchiano
la nuova missione a valore sociale?
Queste sono solo alcune delle domande a cui il nuovo imprenditore socialmente responsabile
dovrà rispondere anche avvalendosi di piattaforme tecnologicamente avanzate per la raccolta di
dati aggregati che potranno supportare una nuova strategia di welfare aziendale.
Emerge chiaramente il ruolo fondamentale dell’imprenditore nel perseguire un’efficace gestione
della responsabilità sociale nell'impresa, non solo per quanto riguarda i processi decisionali, ma
anche per la capacità di motivare i dipendenti/collaboratori. Inoltre nella sua figura risiede la
responsabilità di creare le condizioni per una cultura di responsabilità sociale radicata e radicale,
che sia in grado di permeare i meccanismi decisionali dell’impresa e cambiare il modo di agire.
Tale processo deve assicurare una reale integrazione nella visione strategica, un reale
coinvolgimento di tutti gli attori ed un approccio sistematico al fine di evitare iniziative
estemporanee ed esterne al core business dell’impresa. In questa logica diventa determinante la
valutazione degli indicatori afferenti la dimensione della governance, nella sua sotto-dimensione
3
LCA è il Life Cycle Assessment (valutazione del ciclo di vita), è un metodo che valuta un insieme di
interazioni che un prodotto o un servizio ha con l’ambiente e l’impatto ambientale che scaturisce da tali
interazioni.
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“Indipendenza e trasparenza dei processi decisionali” (vedere il prospetto degli indicatori al
punto 7.2).
Tale processo strategico di cambiamento, che deve essere letto in una logica di medio e lungo
termini, può, proprio per la natura intrinseca dell’impresa a valore artigiano, unitamente al suo
valore sociale, risultare più rapido e naturale. Determinante rimane comunque la partecipazione
attiva di tutti gli attori, la definizione di priorità in termini di azioni e tempi, nonché l’identificazione di
procedure partendo dai valori, dall’identità e dalla cultura propria dell’impresa a valore artigiano.
6.2 COINVOLGIMENTO FUNZIONI DELL’IMPRESA A VALORE ARTIGIANO
Nel punto 5.4 emerge come il coinvolgimento dell’imprenditore sia il punto di partenza dell’intero
processo, poiché egli a sua volta deve riuscire a coinvolgere le altre funzioni dell’impresa (il
responsabile acquisti, il responsabile magazzino, risorse umane, amministrazione commerciale,
ecc.).
Per il coinvolgimento dell’intera organizzazione aziendale, il suggerimento è che l’imprenditore
organizzi un workshop o comunque un momento strutturato di confronto, preferibilmente moderato
da un facilitatore. Utilizzando la UNI ISO 26000 come “guida”, l’obiettivo del lavoro deve essere
quello di far riflettere i partecipanti sulla coerenza tra gli obiettivi che l’impresa intende darsi,
attraverso l’adozione di un percorso strutturato di responsabilità sociale, e le aspettative degli
stakeholder presenti nel contesto in cui essa opera, rispetto all'adozione dei temi fondamentali
della responsabilità sociale. Gli spunti che emergono da questo workshop rappresentano un’ottima
base per individuare una serie di azioni da mettere in pratica per valorizzare quanto già si sta
facendo, per comprendere eventuali criticità esistenti ed infine per creare impegno, riflettendo sul
posizionamento dell’organizzazione in relazione agli obiettivi di responsabilità sociale attesi. Si
suggerisce di rendere la sessione interattiva, utilizzando tecniche di conduzione di gruppi di lavoro.
È importante che il partecipante si senta coinvolto in prima persona nel percorso, dato che la sua
motivazione ed adesione al progetto sono la chiave del successo per tutte le attività di
sensibilizzazione e formazione che si costruiranno nelle fasi successive.
Una valida alternativa al workshop, da attuarsi specialmente in organizzazioni meno mature dal
punto di vista della responsabilità sociale, è di organizzare delle interviste strutturate. Anche in
questo caso, si tratta di andare a rilevare il posizionamento dell’organizzazione aziendale, riflettere
sulle azioni da implementare e tradurre le priorità d’intervento individuate in obiettivi organizzativi
ed operativi, concreti, misurabili, definiti nel tempo, completi di strategie, processi e scadenze.
Si tratta quindi di definire un piano d’azione che includa responsabilità, scadenze, budget, impatti,
così da accompagnare l’organizzazione aziendale verso la fase finale di attuazione.
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Figura 9 - Diversi possibili livelli di integrazione e coinvolgimento delle funzioni aziendali
6.3 ANALISI DEL RISCHIO
Un punto fondamentale è l’integrazione fra la responsabilità sociale d’impresa e la gestione del
rischio. La corretta declinazione e applicazione dei principi UNI ISO 26000 diviene strumento
strategico nella gestione di quest’ultimo.
In tal senso diventa determinante l’integrazione con le norme già esistenti in tema di valutazione
del rischio. Basti infatti considerare che quanto previsto in termini salute e sicurezza con la nuova
edizione delle norme UNI EN ISO 9001, UNI EN ISO 14001 e SA8000 si amplia includendo anche
altri ambiti delle organizzazioni aziendali. Allo stesso modo non ci si può esimere dal considerare
quanto previsto dal Decreto Legislativo 231/01, che disciplina la responsabilità amministrativa delle
organizzazioni e dalla Legge 190/12 in ambito di anticorruzione, che richiedono un’approfondita e
accurata analisi dei rischi sui reati, nei quali si potrebbe incorrere sui processi nell’ambito dei quali
posso essere commessi atti corruttivi.
Adottare un approccio basato sulla valutazione del rischio significa quindi attuare azioni preventive
in tutte le fasi organizzative. A tal fine un’impresa dovrebbe:
a) identificare ed analizzare gli obiettivi definendo un ordine di priorità in relazione a rischi e
opportunità relativi agli obiettivi e risultati previsti;
b) pianificare le azioni necessarie a gestire i rischi;
c) attuare il piano delle azioni per gestire ciascun processo individuato ed i relativi
rischi/opportunità;
d) monitorare, misurare e valutare l’efficacia delle azioni.
In questo senso può essere di supporto l’approccio delineato dalla UNI ISO 31000, secondo la
quale l’impresa può classificare i propri rischi in tre categorie:
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− rischi interni, connessi all’ambiente interno nel quale l’organizzazione imprenditoriale
cerca di conseguire i propri obiettivi (es. proprietà intellettuale, rischi finanziari, qualità del
prodotto/servizio erogato, qualità delle forniture, frode o atti dolosi da parte del
personale/collaboratori, rischi collegati ad aspetti di salute e sicurezza);
− rischi esterni, connessi all’ambiente esterno nel quale l’organizzazione cerca di
conseguire i propri obiettivi (es. concorrenza, bisogni dei clienti, progresso tecnologico,
normative di legge nei mercati di riferimento, aggiornamenti delle normative settoriali quale
privacy/ambiente/sicurezza, costi delle materie prime e degli utilities, catena di fornitura,
penali dei clienti, esternalizzazione di processi);
− rischi specifici per il settore in cui opera l’organizzazione (sia strategici che operativi e
reputazionali (es. organizzazione che opera nel settore alimentare e rischio sicurezza
alimentare/contaminazione batterica; es. organizzazione che opera nel settore chimico e
rischi incidente/danni ambientali; es. settore trasporti e rischi legati alle flotte aziendali e
relativi strumenti accessori).
6.4 SENSIBILIZZAZIONE
In ogni processo d’integrazione della responsabilità sociale la comunicazione svolge un ruolo
cruciale ai fini della sensibilizzazione e della formazione. Tramite essa si accresce la
consapevolezza, sia all’interno che all’esterno dell’impresa, sulle strategie e sugli obiettivi che la
stessa si assumerà. Inoltre è un valido strumento per aiutare a gettare le basi per un dialogo
sistematico con gli stakeholder, per facilitare il confronto con le imprese dello stesso tipo
stimolando l’emulazione ed il miglioramento reciproco delle prestazioni in materia di responsabilità
sociale. Non esiste un metodo univoco per sensibilizzare in tema di responsabilità sociale e su
come gestire un’impresa socialmente responsabile dal momento che un percorso di responsabilità
sociale serio e duraturo nel tempo ha sempre a che fare con un cambiamento organizzativo
graduale.
Entrando nel merito delle tempistiche, mentre l’azione di sensibilizzazione degli stakeholder interni
deve essere iniziata da subito - ad esempio attraverso momenti di confronto organizzati da ciascun
responsabile con i propri collaboratori, suddivisi in piccoli gruppi - l’attività di comunicazione
esterna, finalizzata ad allineare i soggetti che operano nell'organizzazione alla nuova visione e a
riflettere assieme sugli impatti operativi che l’adozione di un percorso di responsabilità sociale
porta con sé, dovrà essere avviata solo dopo aver consolidato quella interna.
Difatti nei percorsi di responsabilità sociale, la coerenza agita e/o percepita e l’esempio fornito
dall’alto valgono più di qualunque azione di comunicazione, anche se efficacemente strutturata.
6.5 FORMAZIONE
Diversamente dalla sensibilizzazione, la formazione assume connotati diversi a seconda del
destinatario a cui si rivolge.
La formazione dei dipendenti/collaboratori è parte cardine dell’integrazione della responsabilità.
Come in precedenza riportato le imprese a valore artigiano devono cercare di attrarre e conservare
i lavoratori più qualificati, migliorando l’equilibrio tra lavoro, famiglia e tempo libero e cercando una
sempre maggiore diversità delle risorse umane. In questo senso le prassi di reclutamento
© UNI 26
UNI/PdR 51:2018
dovrebbero facilitare l’assunzione di persone provenienti da minoranze etniche, donne e
disoccupati di lungo periodo in modo da giocare anche un ruolo fondamentale per quanto riguarda
l’istruzione e la formazione, lungo tutto l’arco della vita, nonché l’elaborazione di programmi che
facilitino il passaggio dei giovani dal mondo della scuola al mondo del lavoro.
Un esempio particolarmente significativo è costituito dal modello innovativo di formazione “basato
sui valori” da affiancare ai programmi di formazione sulla “compliance”, per massimizzare i risultati
della conformità alla normativa ed ai principi etici. Più in particolare, il modello si pone l’obiettivo di
promuovere la cultura dell’integrità degli individui attraverso lo sviluppo del loro grado di
ragionamento etico. Questo può avvenire mediante l’elaborazione di un Manifesto etico
dell’impresa a valore artigiano (vedere Appendice B), da contestualizzare rispetto ai diversi ruoli e
ambiti di attività degli individui, in modo da facilitare la realizzazione di percorsi formativi per una
migliore definizione del ruolo professionale e per lo sviluppo della consapevolezza in ambito di
responsabilità sociale dell’attività lavorativa.
7 MONITORAGGIO E MISURAZIONE
7.1 STRUMENTI DI MONITORAGGIO E MISURAZIONE
I sistemi di monitoraggio e la misurazione sono strumenti coerenti e sinergici per una miglior
comprensione delle prestazioni di responsabilità sociale dell’impresa a valore artigiano, anche ai
fini della gestione del rischio. È molto probabile che nell’impresa a valore artigiano sia già presente
ed attivo un sistema di monitoraggio interno. Ad esempio, qualora l’organizzazione abbia un
sistema di gestione (per la sicurezza, l’ambiente, ecc.) saranno posti in essere audit periodici,
condotti al fine di verificare la conformità rispetto alle norme prese a riferimento e alle procedure
interne. Ancora, in presenza di un modello organizzativo ai sensi del Decreto Legislativo 231/01,
vengono effettuati audit ai fini di verificare l’applicazione delle procedure del modello.
Al fine di assicurare un monitoraggio e una misurazione coerenti con le caratteristiche delle
imprese a valore artigiano è fondamentale che ci sia un referente o una funzione dedicata, un
controllo periodico, un sistema di raccolta dati strutturato e integrato, un sistema condiviso di
reportistica.
La reportistica gioca un ruolo importante considerando i principi di trasparenza e accountability su
cui si fonda la UNI ISO 26000, che richiedono all’impresa a valore artigiano di fornire agli
stakeholder informazioni e dati sui temi fondamentali.
Il sistema di monitoraggio e misurazione deve infatti essere in grado di:
- identificare carenze nell’applicazione di requisiti di legge e altri requisiti definiti
dall’organizzazione;
- disporre di un cruscotto di indicatori idonei ed appropriati, definiti rispetto agli aspetti
specifici trattati nell’ambito dei temi fondamentali e capace di restituire agli stakeholder
interni ed esterni una fotografia accurata, completa e comprensibile del contributo che
l’impresa ha fornito a favore dello sviluppo sostenibile e delle ricadute che ne sono derivate
sui diversi stakeholder e sull’ambiente;
© UNI 27
UNI/PdR 51:2018
- governare il processo di attuazione, il controllo interno e il processo di raccolta dati anche
ai fini della responsabilità di rendere conto, in modo da valorizzare la sinergia tra funzioni,
la razionalizzazione dell’impegno e la condivisione dei risultati;
- verificare l’implementazione delle azioni previste nel piano d'azione, garantendo il rispetto
dei tempi;
- identificare e misurare il rischio d'impresa, ivi compreso quello reputazionale.
Applicare i criteri definiti nella UNI ISO 26000 non significa necessariamente aggiungere nuove
modalità o canali di monitoraggio e misurazione, ma anzi sviluppare una visione d’insieme
sinergica e virtuosa degli strumenti e certificazioni, accreditamenti già esistenti e utilizzati
dall’impresa a valore artigiano.
Il monitoraggio fa riferimento a quelle attività (ad esempio, audit) finalizzate alla raccolta di
evidenze che un determinato processo sia:
- conforme al principio di legalità;
- conforme alle connesse procedure/istruzioni interne;
- conforme al piano d'azione.
Per quanto riguarda la misurazione, l’approccio che viene qui proposto si basa, oltre che sulla
coerenza con i principi, i temi fondamentali e gli aspetti specifici della UNI ISO 26000, anche su:
- coerenza con le caratteristiche delle imprese a valore artigiano;
- coerenza con gli approcci ESG (Environment, Social and Governance), BES (Benessere
equo e sostenibile);
- coerenza con una governance multistakeholder;
- integrazione con norme, certificazioni, accreditamenti già utilizzati dalle imprese a valore
artigiano;
- coerenza con sistemi di misura/valutazione già presenti a livello locale e nazionale (es.
Imprese Responsabili, Buone Prassi CSR, Unioncamere).
Il sistema di valutazione richiede la definizione di indicatori (che devono rispettare le caratteristiche
riportate nel punto 5.6) significativi, chiari, ben definiti, misurabili e capaci di non deludere i valori e
le aspettative degli stakeholder.
Il primo step del processo di valutazione è dedicato all’autovalutazione che può essere effettuata
utilizzando un sistema di valutazione del Rating Sociale che aiuta a fotografare lo stato esistente.
Il secondo step è l’utilizzo del sistema di autovalutazione qui proposto e creato ad hoc per le
imprese a valore artigiano finalizzato a misurare e dare evidenza delle prestazioni di responsabilità
sociale di un’organizzazione, all’analisi dello scostamento al fine di evidenziare eventuali carenze
da sanare con nuove azioni, attività, interventi, misurati e controllati da idonei indicatori.
© UNI 28
UNI/PdR 51:2018
7.2 SISTEMA DI AUTOVALUTAZIONE PER LE IMPRESE A VALORE ARTIGIANO
Il sistema di autovalutazione prevede l’integrazione dei principi UNI ISO 26000, delle dimensioni di
valutazione proposte dai sistemi ESG e BES, sul principio di valutazione dell’impatto su tutti gli
stakeholder interni ed esterni e declinato sulle caratteristiche delle imprese a valore artigiano.
Il sistema è composto da due step:
- il primo step di autovalutazione utilizza il Sistema di Valutazione del Rating Sociale basato
sui criteri generali ESG (vedere Appendice C);
- il secondo step di autovalutazione prevede l’utilizzo del Sistema di valutazione creato ad
hoc e criteri specifici per le imprese a valore artigiano (vedere Appendice C).
Sulla base degli step sopra citati, si è giunti alla definizione del seguente prospetto per
l’autovalutazione utilizzabile dalle imprese a valore artigiano per il monitoraggio del proprio
Rating Sociale.
© UNI 29
UNI/PdR 51:2018
DIMENSIONE
SOTTO-
DIMENSIONE
CATEGORIA PESO
AUTOVALUTAZIONE
(selezionare una
valutazione: Bassa: 0-1,
Media: 2-3, Alta: 4-5)
BUONE PRATICHE
AUTO-VALUTAZIONE
KPIs ESEMPLIFICATIVI
PUNTEGGIO
OTTENUTO
VALUTAZIONE
DIMENSIONE
AMBIENTE
AMBIENTE
Performance di
processo
Ridurre le emissioni
inquinanti
5%
Kg CO2 abbattuta all’anno rispetto
ad ogni pratica (formazione su
tematiche di risparmio, utilizzo
fonti rinnovabili) Verrà
visualizzato il
punteggio
ottenuto per
ogni categoria
(prodotto delle
caselle Auto-
valutazione e
Peso)
Verrà
visualizzato il
punteggio
totalizzato per la
dimensione
AMBIENTE
sulla base della
propria auto-
valutazione
Utilizzo di vernici e solventi a
basso impatto ambientale
Adozione di policy per la
formazione del personale su
tematiche ambientali, di riduzione
delle emissioni, ecc.
Messa in modalità stand-by delle
attrezzature
Incrementare il
risparmio energetico
15%
Litri d’acqua risparmiati all’anno
Kwh/anno prodotti da fonti
rinnovabili
Diminuire i consumi
derivanti dai trasporti o
studiare alternative a
basso impatto
ambientale
15%
Kg CO2 abbattuta all’anno rispetto
ad ogni pratica (mobilità
sostenibile per i
dipendenti/collaboratori,
recupero/rigenerazione di materie
prime, ottimizzazione logistica)
Promuovere attività di carsharing
casa-lavoro/utilizzo mezzi pubblici
(convenzioni)/biciclette aziendali
Utilizzare veicoli ecologici (a gas,
elettrici o ibridi)
© UNI 30
UNI/PdR 51:2018
DIMENSIONE
SOTTO-
DIMENSIONE
CATEGORIA PESO
AUTOVALUTAZIONE
(selezionare una
valutazione: Bassa: 0-1,
Media: 2-3, Alta: 4-5)
BUONE PRATICHE
AUTOVALUTAZIONE
KPIs ESEMPLIFICATIVI
PUNTEGGIO
OTTENUTO
VALUTAZIONE
DIMENSIONE
AMBIENTE
AMBIENTE
Ottimizzare il riciclo
rifiuti/prodotti/
materiali
5%
Kg di rifiuti abbattuti per tipologia
di rifiuto (plastica, carta, vetro,
inorganico, organico) Verrà
visualizzato il
punteggio
ottenuto per
ogni categoria
(prodotto delle
caselle Auto-
valutazione e
Peso)
Osservazione della raccolta
differenziata
Riutilizzo di prodotti usati, ma in
buone condizioni a favore di
fasce sensibili di consumatori
(donare pc alle scuole, scrivanie,
ecc.)
Adozione di buone prassi per lo
smaltimento degli scarti/rifiuti di
produzione
Performance di
prodotto
Realizzare prodotti
maggiormente
sostenibili
10%
Numero prodotti
sostenibili/Numero totale prodotti
Verrà visualizzato il
punteggio
totalizzato per la
dimensione
AMBIENTE sulla
base della propria
auto-valutazione
Servizio diretto/indiretto supporto
ai clienti per incrementare la
durata dei prodotti, facilitarne la
riparabilità e la durabilità
Utilizzare materiale di
riciclo
15%
Kg utilizzati da materiale di
riciclo/Kg tot materiale utilizzati
Sviluppo di prodotti tesi ad
ottenere un maggior
recupero/rigenerazione delle
materie prime e delle componenti
di cui sono costituiti
Stampa fronte /retro e riciclo della
carta stampata solo su un lato
per il retro fotocopie di servizio
© UNI 31
UNI/PdR 51:2018
DIMENSIONE
SOTTO-
DIMENSIONE
CATEGORIA PESO
AUTOVALUTAZIONE
(selezionare una
valutazione: Bassa: 0-1,
Media: 2-3, Alta: 4-5)
BUONE PRATICHE
AUTOVALUTAZIONE
KPIs ESEMPLIFICATIVI
PUNTEGGIO
OTTENUTO
VALUTAZIONE
DIMENSIONE
AMBIENTE
AMBIENTE
Performance di
prodotto
Utilizzare packaging
sostenibile/riciclabile
20% Riduzione di Kg di plastica
Verrà
visualizzato il
punteggio
ottenuto per ogni
categoria
(prodotto delle
caselle Auto-
valutazione e
Peso)
Verrà visualizzato
il punteggio
totalizzato per la
dimensione
AMBIENTE sulla
base della propria
auto-valutazione
Sistemi di
gestione
Ottenere certificazioni
ambientali
15%
Numero e tipologia di
certificazioni
Adeguamento ai Criteri
Ambientali Minimi (CAM)
Adozione di certificazioni sul
prodotto e tracciabilità quali
marchi
sociali/ecologici/territoriali
(ECOLABEL; FSC; EMAS,
ecc.)
© UNI 32
UNI/PdR 51:2018
DIMENSIONE
SOTTO-
DIMENSIONE
CATEGORIA PESO
AUTO-VALUTAZIONE
(selezionare una
valutazione: Bassa: 0-1,
Media: 2-3, Alta: 4-5)
BUONE PRATICHE
AUTO-
VALUTAZIONE
KPIs ESEMPLIFICATIVI
PUNTEGGIO
OTTENUTO
VALUTAZIONE
DIMENSIONE
SOCIALE
SOCIALE
Dipendenti/
Collaboratori
Welfare Conciliazione
Famiglia-Lavoro
10%
Flessibilità dell'orario di lavoro
Verrà visualizzato
il punteggio
ottenuto per ogni
categoria
(prodotto delle
caselle Auto-
valutazione e
Peso)
Verrà
visualizzato il
punteggio
totalizzato per la
dimensione
SOCIALE sulla
base della
propria auto-
valutazione
% lavoratori svantaggiati
% lavoratori giovani
(under 35)
% lavoratori con orari
flessibili/smartworking
% madri lavoratrici
% lavoratrici donne
Agevolazioni per i
dipendenti/collaboratori (asilo
nido, convenzioni, sostegno
allo studio figli
dipendenti/collaboratori, ecc.)
Gestione dei
dipendenti/collaboratori
10%
Presenza/assenza sistema di
monitoraggio del clima
aziendale
Policy contro la
discriminazione in ambito
assunzione/retribuzione/forma
zione/promozione/licenziamen
to/pensionamento in base alle
etnie, ceti, origini, invalidità,
ecc.
Presenza di pratiche di
ristrutturazioni/riorganizzazioni
responsabili
© UNI 33
UNI/PdR 51:2018
DIMENSIONE
SOTTO-
DIMENSIONE
CATEGORIA PESO
AUTOVALUTAZIONE
(selezionare una
valutazione: Bassa: 0-1,
Media: 2-3, Alta: 4-5)
BUONE PRATICHE
AUTO-
VALUTAZIONE
KPIs ESEMPLIFICATIVI
PUNTEGGIO
OTTENUTO
VALUTAZIONE
DIMENSIONE
SOCIALE
SOCIALE
Dipendenti/
collaboratori
Gestione dei
dipendenti/collaboratori
10%
Presenza di strumenti per
facilitare il coinvolgimento dei
dipendenti/collaboratori
Verrà visualizzato
il punteggio
ottenuto per ogni
categoria
(prodotto delle
caselle Auto-
valutazione e
Peso)
Verrà
visualizzato il
punteggio
totalizzato per la
dimensione
SOCIALE sulla
base della
propria auto-
valutazione
Adozione di sistemi di
valutazione della performance
dei dipendenti/collaboratori in
rapporto alla strategia
aziendale
Rapporto fra stipendio
massimo e stipendio minimo
Possibilità di crescita
all'interno dell'impresa
Livello di turnover
Definizione di indicatori di
performance concordati con i
dipendenti/collaboratori in una
logica di efficienza ed efficacia
© UNI 34
UNI/PdR 51:2018
DIMENSIONE
SOTTO-
DIMENSIONE
CATEGORIA PESO
AUTOVALUTAZIONE
(selezionare una
valutazione: Bassa: 0-1,
Media: 2-3, Alta: 4-5)
BUONE PRATICHE
AUTO-
VALUTAZIONE
KPIs ESEMPLIFICATIVI
PUNTEGGIO
OTTENUTO
VALUTAZIONE
DIMENSIONE
SOCIALE
SOCIALE
Dipendenti/collab
oratori
Salute e sicurezza
10%
Presenza di certificazioni oltre
gli obblighi di legge
Verrà visualizzato
il punteggio
ottenuto per ogni
categoria
(prodotto delle
caselle Auto-
valutazione e
Peso) Verrà
visualizzato il
punteggio
totalizzato per la
dimensione
SOCIALE sulla
base della
propria auto-
valutazione
Adottare una Policy aziendale
contro assunzione di alcool,
droghe e gioco d'azzardo che
coinvolga tutti i ruoli aziendali
Organizzazione di incontri
formativi/informativi sulla
salute e sicurezza sul posto di
lavoro (anche con
coinvolgimento ASST)
Numero ed entità degli
infortuni (range calcolabile sul
numero di giorni di prognosi)
Investimenti per migliorare la
salute e sicurezza/totale
investimenti
Valorizzazione
professionale e Pari
Opportunità
10%
Ore medie di formazione
annue per dipendente
Ore di formazione oltre il limite
di legge
Presenza di percorsi di
accompagnamento per
sviluppo carriera
Rapporto tra stipendio
lavoratori uomini e lavoratrici
donne
Favorire l'integrazione etnico-
culturale in ambito lavorativo
© UNI 35
UNI/PdR 51:2018
DIMENSIONE
SOTTO-
DIMENSIONE
CATEGORIA PESO
AUTOVALUTAZIONE
(selezionare una
valutazione: Bassa: 0-1,
Media: 2-3, Alta: 4-5)
BUONE PRATICHE
AUTO-
VALUTAZIONE
KPIs ESEMPLIFICATIVI
PUNTEGGIO
OTTENUTO
VALUTAZIONE
DIMENSIONE
SOCIALE
SOCIALE
Clienti
Soddisfazione 5%
Presenza di un sistema di
monitoraggio della
soddisfazione clienti
Verrà visualizzato
il punteggio
ottenuto per ogni
categoria
(prodotto delle
caselle Auto-
valutazione e
Peso)
Verrà visualizzato
il punteggio
totalizzato per la
dimensione
SOCIALE sulla
base della propria
auto-valutazione
Numero di reclami medio
annuo
Relazioni/progettualità con le
associazioni di consumatori
Protezione 10%
Numero ed elenco di
associazioni dei consumatori
coinvolte
Presenza di tutele e garanzie
su prodotti e servizi, gratuita e
oltre obblighi di legge
Presenza di progetti finalizzati
all’inclusione dei consumatori
nella progettazione dei
prodotti/servizi
Qualità del servizio/
prodotto
10%
Numero ed elenco di
certificazioni/etichette di
qualità sul prodotto
Sensibilizzazione del
consumatore/cliente
all'acquisto responsabile
(attivazione rapporti GAS
"Gruppi acquisto solidale")
© UNI 36
UNI/PdR 51:2018
DIMENSIONE
SOTTO-
DIMENSIONE
CATEGORIA PESO
AUTOVALUTAZIONE
(selezionare una
valutazione: Bassa: 0-1,
Media: 2-3, Alta: 4-5)
BUONE PRATICHE
AUTO-
VALUTAZIONE
KPIs ESEMPLIFICATIVI
PUNTEGGIO
OTTENUTO
VALUTAZIONE
DIMENSIONE
SOCIALE
SOCIALE
Fornitori
Selezione 5%
% fornitori Km 0
Verrà
visualizzato il
punteggio
ottenuto per
ogni categoria
(prodotto delle
caselle Auto-
valutazione e
Peso)
Verrà visualizzato
il punteggio
totalizzato per la
dimensione
SOCIALE sulla
base della propria
auto-valutazione
% fornitori selezionati in base
al rispetto di requisiti sociali
(contro ogni forma di
discriminazione e
sfruttamento)
% fornitori selezionati in base
al rispetto di requisiti
ambientali (riciclo, utilizzo
prodotti sostenibili, % fornitori
certificati ISO 14000, EMAS,
ecc.)
Gestione 5%
Tempo medio di ritardo nei
pagamenti
Presenza di azioni di
coinvolgimento e
sensibilizzazione dei fornitori
sul tema della responsabilità
sociale, della sicurezza
Presenza di un sistema di
valutazione della
soddisfazione
Trasparenza 5%
Presenza di pratiche di
trasparenza nei processi di
selezione (linee guida OCSE,
ecc.)
Coinvolgimento fornitori nella
sottoscrizione del codice
etico della propria impresa
© UNI 37
UNI/PdR 51:2018
DIMENSIONE
SOTTO-
DIMENSIONE
CATEGORIA PESO
AUTOVALUTAZIONE
(selezionare una
valutazione: Bassa: 0-1,
Media: 2-3, Alta: 4-5)
BUONE PRATICHE
AUTO-
VALUTAZIONE
KPIs ESEMPLIFICATIVI
PUNTEGGIO
OTTENUTO
VALUTAZIONE
DIMENSIONE
SOCIALE
SOCIALE
Comunità locali
Indotto sul
territorio
10%
n. di posti di lavoro generati
all’anno sul territorio
Verrà
visualizzato il
punteggio
ottenuto per
ogni categoria
(prodotto delle
caselle Auto-
valutazione e
Peso)
Verrà
visualizzato il
punteggio
totalizzato per
la dimensione
SOCIALE sulla
base della
propria auto-
valutazione
Presenza di volontariato
d'impresa
n. percorsi di alternanza
scuola-lavoro
n. percorsi di collaborazione
con centri di ricerca ed
università
n. di apprendistato di primo
e terzo livello avviati
Supporto alla
comunità
10%
Realizzazione -
partecipazione progetti di
riqualificazione aree
verdi/rigenerazione urbana
© UNI 38
UNI/PdR 51:2018
DIMENSIONE
SOTTO-
DIMENSIONE
CATEGORIA PESO
AUTOVALUTAZIONE
(selezionare una
valutazione: Bassa: 0-1,
Media: 2-3, Alta: 4-5)
BUONE PRATICHE
AUTO-
VALUTAZIONE
KPIs ESEMPLIFICATIVI
PUNTEGGIO
OTTENUTO
VALUTAZIONE
DIMENSIONE
SOCIALE
SOCIALE
Comunità locali
Supporto alla
comunità
10%
Realizzazione di progetti
sociali in partnership con
enti non-profit (iniziative di
CRM - Cause Related
Marketing)
Verrà
visualizzato il
punteggio
ottenuto per
ogni categoria
(prodotto delle
caselle Auto-
valutazione e
Peso)
Verrà
visualizzato il
punteggio
totalizzato per
la dimensione
SOCIALE sulla
base della
propria auto-
valutazione
% fatturato o euro totali
utilizzati per programmi di
supporto ai giovani (scuola,
sport, musica, cultura, ecc.)
% fatturato o euro totali
utilizzati per donazioni
filantropiche
% fatturato o euro totali
utilizzati per progetti a
sostegno alla difesa dei
diritti umani (politici, lavoro
minorile)
% fatturato o euro totali
utilizzati per programmi che
si occupano di
problematiche ambientali
% fatturato o euro totali
utilizzati per sostegno
d'iniziative nell'ambito della
cooperazione internazionale
e del non profit
% fatturato o euro totali
utilizzati per istituzione di
borse di studio/premi
© UNI 39
UNI/PdR 51:2018
DIMENSIONE
SOTTO-
DIMENSIONE
CATEGORIA PESO
AUTOVALUTAZIONE
(selezionare una
valutazione: Bassa: 0-1,
Media: 2-3, Alta: 4-5)
BUONE PRATICHE
AUTO-
VALUTAZIONE
KPIs ESEMPLIFICATIVI
PUNTEGGIO
OTTENUTO
VALUTAZIONE
DIMENSIONE
SOCIALE
SOCIALE
Comunità locali
Supporto alla
comunità
10%
% fatturato o euro totali
utilizzati a sostegno di
programmi di ricerca
(medica, malattie particolari,
ecc.)
Verrà
visualizzato il
punteggio
ottenuto per
ogni categoria
(prodotto delle
caselle Auto-
valutazione e
Peso)
Verrà
visualizzato il
punteggio
totalizzato per
la dimensione
SOCIALE sulla
base della
propria auto-
valutazione
% fatturato o euro totali
utilizzati per programmi di
assistenza per gli anziani,
malati, disabili, detenuti,
comunità di recupero o altri
soggetti in situazione di
disagio
© UNI 40
UNI/PdR 51:2018
DIMENSIONE
SOTTO-
DIMENSIONE
CATEGORIA PESO
AUTOVALUTAZIONE
(selezionare una
valutazione: Bassa: 0-1,
Media: 2-3, Alta: 4-5)
BUONE
PRATICHE AUTO-
VALUTAZIONE
KPIS ESEMPLIFICATIVI
PUNTEGGIO
OTTENUTO
VALUTAZIONE
DIMENSIONE
GOVERNANCE
GOVERNANCE
Indipendenza e
trasparenza
dei processi
decisionali
Indipendenza e
trasparenza dei
processi
decisionali
30%
Presenza di politiche per
l’anticorruzione oltre legge
Verrà
visualizzato il
punteggio
ottenuto per
ogni categoria
(prodotto
delle caselle
Auto-
valutazione e
Peso)
Verrà
visualizzato il
punteggio
totalizzato per la
dimensione
GOVERNANCE
sulla base della
propria
autovalutazione
Presenza di sistemi di
coinvolgimento dei
dipendenti/collaboratori
nelle decisioni
Presenza di un sistema di
gestione dei rischi
Adozione del rating di
legalità
Criteri contrattuali
trasparenti e collaborativi
Inclusione dei
clienti/consumatori nella
progettazione di
prodotti/servizi/indicazioni,
ecc.
Pubblicizzazione sul sito
internet delle policy di
governance e policy interne
ai fini della trasparenza e
prevenzione alla
corruzione/contraffazione
Adozione patti di integrità
per le gare di fornitura
© UNI 41
UNI/PdR 51:2018
DIMENSIONE
SOTTO-
DIMENSIONE
CATEGORIA PESO
AUTOVALUTAZIONE
(selezionare una
valutazione: Bassa: 0-1,
Media: 2-3, Alta: 4-5)
BUONE PRATICHE
AUTO-
VALUTAZIONE
KPIS ESEMPLIFICATIVI
PUNTEGGIO
OTTENUTO
VALUTAZIONE
DIMENSIONE
GOVERNANCE
GOVERNANCE
Indipendenza e
trasparenza dei
processi
decisionali
Indipendenza e
trasparenza dei
processi
decisionali
30%
Divulgazione del proprio
codice etico/ manifesto/
politiche della qualità Verrà
visualizzato il
punteggio
ottenuto per
ogni categoria
(prodotto
delle caselle
Auto-
valutazione e
Peso)
Verrà
visualizzato il
punteggio
totalizzato per la
dimensione
GOVERNANCE
sulla base della
propria
autovalutazione
Meccanismi per tenere
traccia dei comportamenti
etici dei fornitori e sub-
fornitori in linea con i propri
Policy per la regolarità
contributiva dei collaboratori
(DURC)
Adozione Modello di
Organizzazione e Gestione
(MOG)
© UNI 42
UNI/PdR 51:2018
DIMENSIONE
SOTTO-
DIMENSIONE
CATEGORIA PESO
AUTOVALUTAZIONE
(selezionare una
valutazione: Bassa: 0-1,
Media: 2-3, Alta: 4-5)
BUONE PRATICHE
AUTO-
VALUTAZIONE
KPIs ESEMPLIFICATIVI
PUNTEGGIO
OTTENUTO
VALUTAZIONE
DIMENSIONE
GOVERNANCE
GOVERNANCE
Sistemi di
gestione
Codici/certificazioni 30%
Adozione di codice di
condotta etico/manifesto
etico/carta dei valori
Verrà
visualizzato il
punteggio
ottenuto per
ogni categoria
(prodotto
delle caselle
Auto-
valutazione e
Peso)
Verrà
visualizzato il
punteggio
totalizzato per la
dimensione
GOVERNANCE
sulla base della
propria
autovalutazione
Adozione bilancio sociale di
sostenibilità
Adozione standard volontari
(es. UNI EN ISO 9001; UNI
EN ISO 14001, SA8000)
Adozione di procedure
interne all'impresa per la
segnalazione di
comportamenti illeciti o
possibili rischi di illecito
(Decreto Legislativo
231/2001)
© UNI 43
UNI/PdR 51:2018
DIMENSIONE
SOTTO-
DIMENSIONE
CATEGORIA PESO
AUTOVALUTAZIONE
(selezionare una
valutazione: Bassa: 0-1,
Media: 2-3, Alta: 4-5)
BUONE PRATICHE
AUTO-
VALUTAZIONE
KPIs ESEMPLIFICATIVI
PUNTEGGIO
OTTENUTO
VALUTAZIONE
DIMENSIONE
GOVERNANCE
GOVERNANCE
Sistemi di
gestione
Equità 20%
Rapporto fra stipendio
massimo e stipendio
minimo
Verrà
visualizzato il
punteggio
ottenuto per
ogni categoria
(prodotto
delle caselle
Auto-
valutazione e
Peso)
Verrà
visualizzato il
punteggio
totalizzato per
la dimensione
GOVERNANCE
sulla base della
propria
autovalutazione
Comunicare in modo chiaro
e trasparente le iniziative
intraprese a clienti/fornitori e
partner
Comunicare la propria
performance aziendale in
modo trasparente
(autocontrollo e
autovalutazione)
Ricorrere alla mediazione
nella risoluzione di
controversie
Adottare politiche che
regolino il carico di lavoro
previsto dalla legge (40 ore
settimanali)
Adottare politiche che
regolino il rapporto tra ore di
lavoro straordinarie e
ordinarie
© UNI 44
UNI/PdR 51:2018
DIMENSIONE
SOTTO-
DIMENSIONE
CATEGORIA PESO
AUTOVALUTAZIONE
(selezionare una
valutazione: Bassa: 0-
1, Media: 2-3, Alta: 4-5)
BUONE PRATICHE
AUTO-VALUTAZIONE
KPIs ESEMPLIFICATIVI
PUNTEGGIO
OTTENUTO
VALUTAZIONE
DIMENSIONE
GOVERNANCE
GOVERNANCE
Sistemi di
gestione
Innovazione, Tecnologia
e Sviluppo
20%
% fatturato per
investimenti in ricerca e
innovazione
Verrà
visualizzato il
punteggio
ottenuto per
ogni categoria
(prodotto delle
caselle Auto-
valutazione e
Peso)
Verrà
visualizzato il
punteggio
totalizzato per
la dimensione
GOVERNANCE
sulla base della
propria
autovalutazione
Presenza di brevetti
Presenza di
programma/impegno di
tutela della proprietà
intellettuale
Definizione di un
programma a difesa
della proprietà
intellettuale dell'impresa
Sistema di valutazione
di possibili rischi
ambientali o verso la
società che l'adozione di
nuove tecnologie
potrebbe causare
(procedure analisi del
rischio; adozione di
prassi codificate
formalmente)
© UNI 45
UNI/PdR 51:2018
APPENDICE A – TEMI FONDAMENTALI E ASPETTI SPECIFICI DELLA
RESPONSABILITÀ SOCIALE – UNI ISO 26000
Tema fondamentale: Governo (governance) dell'organizzazione
Tema fondamentale: Diritti umani
Aspetto specifico n.1: Necessaria diligenza
Aspetto specifico n.2: Situazioni di rischio per diritti umani
Aspetto specifico n.3: Evitare le complicità
Aspetto specifico n.4: Risoluzione delle controversie
Aspetto specifico n.5: Discriminazione e gruppi vulnerabili
Aspetto specifico n.6: Diritti civili
Aspetto specifico n.7: Diritti economici, sociali e culturali
Aspetto specifico n.8: Principi fondamentali e diritti sul lavoro
Tema fondamentale: Rapporti e condizioni di lavoro
Aspetto specifico n.1: Occupazione e rapporti di lavoro
Aspetto specifico n.2: Condizioni di lavoro e protezione sociale
Aspetto specifico n.3: Dialogo sociale
Aspetto specifico n.4: Salute e sicurezza sul lavoro
Aspetto specifico n.5: Sviluppo delle risorse umane e formazione sul luogo di lavoro
Tema fondamentale: Ambiente
Aspetto specifico n.1: Prevenzione dell'inquinamento
Aspetto specifico n.2: Uso sostenibile delle risorse
Aspetto specifico n.3: Mitigazione dei cambiamenti climatici e adattamento ad essi
Aspetto specifico n.4: Protezione dell'ambiente, biodiversità e ripristino degli habitat naturali
Tema fondamentale: Corrette prassi gestionali
Aspetto specifico n.1: Lotta alla corruzione
Aspetto specifico n.2: Coinvolgimento politico responsabile
Aspetto specifico n.3: Concorrenza leale
Aspetto specifico n.4: Promuovere la responsabilità sociale nella catena del valore
Aspetto specifico n.5: Rispetto dei diritti di proprietà
Tema fondamentale: Aspetti specifici relativi ai consumatori
Aspetto specifico n.1: Comunicazione commerciale onesta, informazioni basate su dati di fatto e non
ingannevoli e condizioni contrattuali corrette
Aspetto specifico n.2: Protezione della salute e della sicurezza dei consumatori
Aspetto specifico n.3: Consumo sostenibile
Aspetto specifico n.4: Servizi e supporto ai consumatori, risoluzioni dei reclami e delle dispute
Aspetto specifico n.5: Protezione dei dati e della riservatezza del consumatore
Aspetto specifico n.6: Accesso ai servizi essenziali
Aspetto specifico n.7: Educazione e consapevolezza
Tema fondamentale: Coinvolgimento e sviluppo della comunità
Aspetto specifico n.1: Coinvolgimento della comunità
Aspetto specifico n.2: Istruzione e cultura
Aspetto specifico n.3: Creazione di nuova occupazione e sviluppo delle competenze
Aspetto specifico n.4: Sviluppo tecnologico e accesso alla tecnologia
Aspetto specifico n.5: Creazione di ricchezza e reddito
Aspetto specifico n.6: Salute
Aspetto specifico n.7: Investimento sociale
© UNI 46
UNI/PdR 51:2018
APPENDICE B – MANIFESTO ETICO DELLE MPI E DELL’IMPRESA ARTIGIANA,
OVVERO IMPRESE A VALORE ARTIGIANO
Il Manifesto Etico riportato qui di seguito è una dichiarazione di impegni, risultato di un
percorso di autovalutazione e di implementazione della Responsabilità Sociale condotta
dall’impresa a valore artigiano nel rispetto della presente Prassi e per il tramite del “Sistema di
Autovalutazione della Responsabilità Sociale per le MPI e imprese artigiane, ovvero imprese a
valore artigiano" accessibile dal seguente link https://www.unipdr51.it/
© UNI 47
UNI/PdR 51:2018
© UNI 48
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PRASSI DI RIFERIMENTO UNI/PDR 51:2018
PRASSI DI RIFERIMENTO UNI/PDR 51:2018
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PRASSI DI RIFERIMENTO UNI/PDR 51:2018

  • 1. ICS 03.100.02Pubblicata il 27 novembre 2018 PRASSI DI RIFERIMENTO UNI/PdR 51:2018 Responsabilità sociale nelle Micro e Piccole Imprese (MPI) e nelle imprese artigiane, ovvero imprese a valore artigiano - Linee guida per l’applicazione del modello di responsabilità sociale secondo UNI ISO 26000 Social responsibility in micro and small - sized enterprises and craft enterprises - Guidelines for implementing UNI ISO 26000 Social Responsibility model La prassi di riferimento fornisce delle linee guida per l’applicazione pratica nell’ambito delle MPI e imprese artigiane, ovvero delle imprese a valore artigiano, del modello di responsabilità sociale promosso dalla UNI ISO 26000. Il documento fornisce inoltre una serie di indicatori a supporto dell’autovalutazione delle imprese rispetto alle dimensioni dell’ambiente, della governance e del sociale.
  • 2. © UNI Via Sannio 2 – 20137 Milano Telefono 02 700241 www.uni.com – uni@uni.com Tutti i diritti sono riservati. I contenuti possono essere riprodotti o diffusi (anche integralmente) a condizione che ne venga data comunicazione all’editore e sia citata la fonte. Documento distribuito gratuitamente da UNI.
  • 3. UNI/PdR 51:2018 PREMESSA La presente prassi di riferimento UNI/PdR 51:2018 non è una norma nazionale, ma è un documento pubblicato da UNI, come previsto dal Regolamento UE n.1025/2012, che raccoglie prescrizioni relative a prassi condivise all'interno del seguente soggetto firmatario di un accordo di collaborazione con UNI: Confartigianato Imprese Lombardia Viale Vittorio Veneto 16/a 20124, Milano La presente prassi di riferimento è stata elaborata dal Tavolo “Responsabilità sociale nelle MPI e nell’artigianato” condotto da UNI, costituito dai seguenti esperti: Roberta Gagliardi – Project Leader (Confartigianato Imprese Lombardia) Irene Bengo (MBS Consulting e Politecnico di Milano) Vittorio Boselli (Confartigianato Imprese Lodi) Ornella Cilona (Commissione Tecnica UNI "Responsabilità sociale delle organizzazioni") Giorgio Fiorentini (Università Bocconi) Daniele Ghitti (Regione Lombardia) Daniele Lo Sasso (Confartigianato Imprese Bergamo - SIDIP Srl) Silvia Utili (Unioncamere Lombardia) Si ringrazia Ginevra Mamoli per il contributo nell’elaborazione del documento. La presente prassi di riferimento è stata ratificata dal Presidente dell’UNI il 26 novembre 2018. Le prassi di riferimento, adottate esclusivamente in ambito nazionale, rientrano fra i “prodotti della normazione europea”, come previsti dal Regolamento UE n.1025/2012, e sono documenti che introducono prescrizioni tecniche, elaborati sulla base di un rapido processo ristretto ai soli autori, sotto la conduzione operativa di UNI. Le prassi di riferimento sono disponibili per un periodo non superiore a 5 anni, tempo massimo dalla loro pubblicazione entro il quale possono essere trasformate in un documento normativo (UNI, UNI/TS, UNI/TR) oppure devono essere ritirate. Chiunque ritenesse, a seguito dell’applicazione della presente prassi di riferimento, di poter fornire suggerimenti per un suo miglioramento è pregato di inviare i propri contributi all’UNI, Ente Nazionale Italiano di Unificazione, che li terrà in considerazione. © UNI 1
  • 4. UNI/PdR 51:2018 SOMMARIO INTRODUZIONE ..........................................................................................................................................................4 1 SCOPO E CAMPO DI APPLICAZIONE ..........................................................................................................5 2 RIFERIMENTI NORMATIVI E LEGISLATIVI...................................................................................................5 3 TERMINI E DEFINIZIONI .................................................................................................................................5 4 PRINCIPIO .......................................................................................................................................................6 5 ADOZIONE DI UN APPROCCIO ALLA RESPONSABILITÀ SOCIALE D’IMPRESA NELLE IMPRESE A VALORE ARTIGIANO.............................................................................................................................7 5.1 GENERALITÀ ..................................................................................................................................................7 5.2 RUOLO DELLE IMPRESE A VALORE ARTIGIANO NEL CAMPO DELLA RESPONSABILITÀ SOCIALE....................................................................................................................................................................8 5.3 TEMI FONDAMENTALI DELLA RESPONSABILITÀ SOCIALE ....................................................................9 5.4 MOTIVAZIONI E MODALITÀ DI COINVOLGIMENTO DELLE IMPRESE A VALORE ARTIGIANO NEL CAMPO DELLA RESPONSABILITÀ SOCIALE.............................................................................................14 5.5 ANALISI “PUNTI DI FORZA E DI DEBOLEZZA” E “OPPORTUNITÀ E MINACCE” (SWOT ANALYSIS) ..............................................................................................................................................................15 5.6 COINVOLGIMENTO DEGLI STAKEHOLDER..............................................................................................19 6 ADOZIONE DI UN APPROCCIO SISTEMATICO E INTEGRATO................................................................22 6.1 GENERALITÀ ................................................................................................................................................22 6.2 COINVOLGIMENTO FUNZIONI DELL’IMPRESA A VALORE ARTIGIANO ...............................................24 6.3 ANALISI DEL RISCHIO .................................................................................................................................25 6.4 SENSIBILIZZAZIONE ....................................................................................................................................26 6.5 FORMAZIONE................................................................................................................................................26 7 MONITORAGGIO E MISURAZIONE.............................................................................................................27 7.1 STRUMENTI DI MONITORAGGIO E MISURAZIONE ..................................................................................27 7.2 SISTEMA DI AUTOVALUTAZIONE PER LE IMPRESE A VALORE ARTIGIANO......................................29 © UNI 2
  • 5. UNI/PdR 51:2018 APPENDICE A – TEMI FONDAMENTALI E ASPETTI SPECIFICI DELLA RESPONSABILITÀ SOCIALE – UNI ISO 26000 ...........................................................................................................................................................46 APPENDICE B – MANIFESTO ETICO DELLE MPI E DELL’IMPRESA ARTIGIANA, OVVERO IMPRESE A VALORE ARTIGIANO................................................................................................................................................47 APPENDICE C – CRITERI DI VALUTAZIONE DEL RATING SOCIALE - METODOLOGIA DI ANALISI ENVIRONMENTAL, SOCIAL AND GOVERNANCE (ESG)......................................................................................51 BIBLIOGRAFIA E SITOGRAFIA...............................................................................................................................57 © UNI 3
  • 6. UNI/PdR 51:2018 INTRODUZIONE Unioncamere Lombardia e Regione Lombardia, nell’ambito degli impegni assunti in Accordo di programma per lo sviluppo e la competitività del sistema economico lombardo, hanno programmato la realizzazione di Prassi di Riferimento al fine di valorizzare le buone pratiche di implementazione delle linee guida UNI ISO 26000 per la Responsabilità Sociale delle Organizzazioni (RSO) e diffonderle in modo capillare nei comparti e nel tessuto economico della Lombardia tramite le associazioni di categoria regionali di riferimento delle imprese. In questo modo si intende perseguire l’interesse di aiutare concretamente le imprese a meglio implementare meccanismi virtuosi di propagazione delle buone prassi aziendali e migliorare la propria posizione sui mercati di riferimento rispetto ai concorrenti. Con questo fine Unioncamere Lombardia e Regione Lombardia hanno pubblicato nel 2017 un avviso per raccogliere delle manifestazioni di interesse da parte delle associazioni di categoria regionali firmatarie del Protocollo regionale per favorire la diffusione della responsabilità sociale in Lombardia attraverso lo sviluppo di una o più prassi di riferimento per la trasposizione e il recepimento delle linee guida UNI ISO 26000 nei comparti/settori di loro competenza e riferimento. Cogliendo positivamente questa opportunità, Confartigianato Imprese Lombardia, consapevole che la Responsabilità Sociale sia un valore chiave per le MPI e le imprese artigiane, che per loro stessa natura mantengono forti legami con il territorio, gli stakeholder interni ed esterni e gli altri attori della filiera, ha deciso di elaborare una Prassi di Riferimento UNI che, tenuto conto delle specificità che caratterizzano tali imprese, fornisca concreti strumenti di supporto all’applicazione della UNI ISO 26000 nelle stesse. La prassi di riferimento è il punto di arrivo del percorso iniziato da Confartigianato Imprese Lombardia con il progetto “A.RES – Artigiani RESponsabili”, realizzato nell’ambito dell’Accordo di programma Convenzione Artigianato, e che ha portato allo sviluppo di due strumenti operativi a supporto delle MPI e dell’imprese artigiane: il “Cruscotto della RSI”, quale strumento di supporto alla valutazione del grado di responsabilità sociale dell’impresa, e la “Carta dei Valori”, Manifesto etico dell’impresa finalizzato a comunicare i valori dell’impresa agli stakeholder. Nel quadro delle trasformazioni economiche che negli ultimi anni hanno caratterizzato il sistema economico-produttivo, per Confartigianato non è più il parametro dimensionale o settoriale a caratterizzare l’impresa, bensì l’approccio al mercato, con cui l’impresa si contraddistingue per creatività, manualità, innovazione e personalizzazione, confrontandosi con i due grandi driver del cambiamento: globalizzazione dei mercati e tecnologie digitali. Il riferimento è quindi oggi quello dell’impresa a valore artigiano. Con la predisposizione di questa prassi di riferimento, Confartigianato Imprese Lombardia intende patrimonializzare quanto sviluppato con il progetto A.RES e sostenere il percorso delle imprese a valore artigiano verso una visione di Responsabilità Sociale d’Impresa più sistematica ed esplicita, pianificata e gestita con strumenti manageriali, fino a diventare strategia per lo sviluppo d’impresa. L’esperienza di Confartigianato Imprese Lombardia nel creare una prassi di riferimento per le Micro e Piccole Imprese (MPI) e imprese artigiane vuole essere un esempio virtuoso che funga da volano per coinvolgere sempre più associazioni regionali di imprese in Lombardia e, di riflesso, anche a livello nazionale. © UNI 4
  • 7. UNI/PdR 51:2018 1 SCOPO E CAMPO DI APPLICAZIONE La prassi di riferimento fornisce delle linee guida per l’applicazione pratica del modello di responsabilità sociale promosso dalla UNI ISO 26000 nell’ambito delle MPI e imprese artigiane, ovvero delle imprese a valore artigiano. Il documento fornisce inoltre, una serie di indicatori a supporto dell’autovalutazione delle imprese rispetto alle dimensioni dell’ambiente, del sociale e della governance. Si ricorda che un prerequisito all’applicazione della UNI ISO 26000 è il rispetto delle leggi. È infatti scopo della UNI ISO 26000 incoraggiare le organizzazioni ad andare oltre il mero rispetto delle leggi, il cui rispetto è dovere fondamentale di ogni impresa e parte essenziale della loro responsabilità sociale. 2 RIFERIMENTI NORMATIVI E LEGISLATIVI La presente prassi di riferimento rimanda, mediante riferimenti datati e non, a disposizioni contenute in altre pubblicazioni. Tali riferimenti normativi e legislativi sono citati nei punti appropriati del testo e sono di seguito elencati. Per quanto riguarda i riferimenti datati, successive modifiche o revisioni apportate a dette pubblicazioni valgono unicamente se introdotte nel presente documento come aggiornamento o revisione. Per i riferimenti non datati vale l'ultima edizione della pubblicazione alla quale si fa riferimento. Decreto Legislativo 8 giugno 2001, n. 231 “Responsabilità amministrativa delle società e degli enti” UNI EN ISO 9001 Sistemi di gestione per la qualità - Requisiti UNI EN ISO 14001 Sistemi di gestione ambientale - Requisiti e guida per l'uso UNI ISO 26000 Guida alla responsabilità sociale UNI ISO 31000 Gestione del rischio - Linee guida UNI/PdR 18:2016 Responsabilità sociale delle organizzazioni - Indirizzi applicativi alla UNI ISO 26000 3 TERMINI E DEFINIZIONI Ai fini del presente documento valgono i termini e le definizioni della UNI ISO 26000 ed inoltre i seguenti: 3.1 BES (Benessere Equo e Sostenibile): Indicatori (monetari e non monetari) che misurano il benessere umano ed ambientale (definiti come domini di outcome). Il Comitato BES ha individuato gli indicatori che compongono l'Allegato BES al DEF-2018 (Documento Economico Finanziario). NOTA I 12 indicatori del BES sono riportati nel Decreto 16 ottobre 2017 “Individuazione degli indicatori di benessere equo e sostenibile (BES)”. © UNI 5
  • 8. UNI/PdR 51:2018 3.2 ESG (Environmental, Social and Governance): Indicatori che esprimono la valutazione di un’impresa sulla base delle tre diverse aree di analisi previste dal criterio di misurabilità ESG (Environmental, Social and Governance - Ambiente, Società e Governance). NOTA In dettaglio ed analiticamente vedere Appendice C del presente documento. 3.3 impresa a valore artigiano: MPI e impresa artigiana caratterizzate da uno specifico approccio al mercato, in cui l’impresa si contraddistingue per creatività, manualità, innovazione e personalizzazione, confrontandosi con i due grandi driver del cambiamento: globalizzazione dei mercati e tecnologie digitali. Non è il parametro dimensionale o settoriale a caratterizzare l’impresa. 3.4 impresa sociale: Impresa in cui la propria performance non è solo economica, ma tiene conto anche del valore sociale, delle comunità territoriali di riferimento e del contribuito dato alla qualità del sistema sociale (welfare) e dell'ambiente, in cui l’impresa si integra ed interagisce. 3.5 KPI (Key Performance Indicator): Indicatore che misura la performance di un’impresa negli aspetti economici, sociali ed ambientali, monitorando gli obiettivi della stessa. 3.6 MPI (Micro e Piccole Imprese): Sono micro imprese quelle che occupano meno di 10 collaboratori e con fatturato annuo non superiore ai 2 milioni di euro; sono piccole imprese quelle che occupano meno di 50 collaboratori e con fatturato annuo non superiore a 10 milioni di euro. 3.7 organizzazione: Entità, o raggruppamento di persone e strutture, con un assetto di responsabilità, autorità e relazioni e con obiettivi identificabili. [Definizione 2.12, UNI ISO 26000:2010] 3.8 SDG’s (Sustainable Development Goals): 17 obiettivi di interesse globale volti a promuovere lo sviluppo sostenibile, contrastare i cambiamenti climatici, combattere la disuguaglianza e la povertà e perseguire lo sviluppo sociale ed economico; individuati dall’Organizzazione delle Nazioni Unite nel 2015 e che dovranno essere perseguiti entro il 2030. 3.9 stakeholder (portatore di interesse): Individuo o gruppo che ha un interesse in qualunque delle decisioni o attività di un’organizzazione. [Definizione 2.20, UNI ISO 26000:2010] 3.10 welfare: Insieme delle prestazioni, servizi ed erogazioni monetarie finalizzate a rispondere a bisogni derivanti dall'indigenza, dalla mancanza o carenza di reddito e per particolari finalità di rilevanza ed utilità sociale. 4 PRINCIPIO La presente prassi di riferimento è pensata per supportare le MPI e le imprese artigiane, ovvero le imprese a valore artigiano, ad implementare in modo efficace la UNI ISO 26000, applicandone i principi ed affrontando i temi fondamentali ed i relativi aspetti specifici (vedere Appendice A). © UNI 6
  • 9. UNI/PdR 51:2018 Il documento è strutturato in modo tale da essere utilizzato in combinazione con quanto già previsto nella UNI/PdR 18:2016. La UNI ISO 26000 e la UNI/PdR 18:2016 si caratterizzano infatti per un processo di adozione della responsabilità sociale che non è orientato e vincolato da una certificazione, ma da una modalità operativa rispetto al mercato che deriva dalla consapevolezza che il comportamento sociale, tradotto in responsabilità, è un vincolo interno alla formula imprenditoriale che libera opportunità esterne di mercato. Non è una valenza esogena che costringe l’imprenditore ad essere socialmente responsabile, bensì endogena; quasi un “dover essere” morale ed etico incentivato da un orientamento verso nuovi paradigmi di mercato. Le imprese a valore artigiano rappresentano per propria natura intrinseca un tessuto di valorialità e un terreno di coltura per il presidio dei temi fondamentali della responsabilità sociale, che per loro natura di orientamento imprenditoriale e aziendale hanno: - una motivazione a creare e produrre con una valorialità sociale per soddisfare la propria ed altrui esigenza di realizzazione come soggetto; - una prossimità di produzione ed erogazione di beni e servizi nei confronti dei bisogni e della domanda, tali da essere coinvolte nel tessuto sociale della comunità e del/dei territori di riferimento; - una dimensione culturale ed artistica che offre un consistente apporto alla dimensione sociale del sistema socio economico. Per queste ragioni tali imprese possono essere definite anche imprese a valore sociale in quanto la loro capacità produttiva ha risvolti di efficacia sociale e culturale. Ogni processo di responsabilità sociale, indipendentemente dalla grandezza dell’impresa, deve essere condiviso ed è patrimonio della cultura imprenditoriale, direzionale e manageriale che sottende il titolare di un’impresa. La presente prassi di riferimento può essere utilizzata da parti interne (come guida e autovalutazione) ed esterne (valutazione di seconda e terza parte). La presente prassi di riferimento si completa con una serie di appendici di carattere esplicativo. - Appendice A – Temi fondamentali e aspetti specifici della responsabilità sociale; - Appendice B – Manifesto etico delle MPI e dell’impresa artigiana, ovvero imprese a valore artigiano; - Appendice C – Criteri di valutazione del Rating sociale. 5 ADOZIONE DI UN APPROCCIO ALLA RESPONSABILITÀ SOCIALE D’IMPRESA NELLE IMPRESE A VALORE ARTIGIANO 5.1 GENERALITÀ La norma UNI ISO 26000 definisce la responsabilità sociale come la “responsabilità da parte di un’organizzazione per gli impatti delle sue decisioni e delle sue attività sulla società e sull’ambiente, attraverso un comportamento etico e trasparente che: © UNI 7
  • 10. UNI/PdR 51:2018 a) contribuisce allo sviluppo sostenibile, inclusi la salute e il benessere della società; b) tiene conto delle aspettative degli stakeholder; c) è in conformità con la legge applicabile e coerente con le norme internazionali di comportamento; d) è integrata in tutta l’organizzazione e messa in pratica nelle sue relazioni”. La norma si applica a tutte le organizzazioni, qualunque sia la loro dimensione. Anche le piccole e medie imprese (MPI) e quelle artigiane possono dunque applicare i principi in essa presenti, adottando un approccio che tenga conto delle loro specifiche peculiarità. A tal proposito significativo è il ruolo da protagoniste attive del sistema di welfare che tali imprese svolgono nel territorio e le strategie di concorrenza e collaborazione competitiva che attuano con le altre imprese locali. 5.2 RUOLO DELLE IMPRESE A VALORE ARTIGIANO NEL CAMPO DELLA RESPONSABILITÀ SOCIALE Le MPI e le imprese artigiane, ovvero le imprese a valore artigiano, possono considerarsi imprese sociali perché, grazie alle strette relazioni fra di loro e alle profonde radici nella comunità locale, costruiscono un sistema di valori comuni. Di fatto l’impresa svolge una funzione sociale, perché ciò che compie non riguarda solo sé stessa. Questo stretto contatto con il territorio costituisce un sistema aperto, non composto di “cose”, ma di uomini al suo interno. In quest’ottica il senso di comunità nelle imprese a valore artigiano deve essere visto come: - una forza che, agendo all’interno di un contesto aziendale, influisce in modo positivo sull’impresa stessa e sui suoi membri; - un vissuto sperimentato dai membri che è il risultato di legami di appartenenza, affettivi, di condivisione e di aiuto; - un investimento culturale e di relazioni. Economico e sociale sono due aspetti diversi dell’attività umana che presentano connessioni, talora divergenze, ma che di fatto è possibile e certo auspicabile, far convergere. L’economico ed il sociale sono dunque legati, non fosse altro perché una certa ricchezza è condizione necessaria, sebbene non sufficiente, del progresso sociale. Infatti la nozione del “sociale” è soprattutto collegata alla nozione di distribuzione: distribuzione di ricchezza creata, equità della ripartizione materiale, distribuzione del potere, equità della ripartizione dei ruoli. Ne deriva che non può esserci sviluppo sociale, che oggi vuol dire anche welfare, senza progresso economico, ma non può esserci progresso economico senza sviluppo sociale. Per questo motivo la norma UNI ISO 26000 è uno strumento utile per valorizzare il ruolo importante che le MPI e le imprese artigiane rivestono per il tessuto locale. Nel corso degli anni, le imprese, e in modo particolare quelle di minore dimensione, hanno compreso quanto il welfare sia complementare allo sviluppo aziendale ed economico del sistema. Il welfare è nato e si è sviluppato per rispondere in modo “efficiente ed efficace” (e in una logica economico-aziendale anche con “economicità” e con un'opzione di “partecipazione”) ai bisogni della popolazione. Le aziende percepiscono la pluralità di servizi richiesti dalla comunità locale, che esige una risposta interconnessa, ampia, universale e non solo per categorie (anziani, © UNI 8
  • 11. UNI/PdR 51:2018 bambini, disabili, ecc.). Si passa quindi da un “welfare categoriale” ad un “welfare universalistico” per sua natura integrato ed omnicomprensivo (olistico). La dinamica socio economica del “sistema Paese” ha creato un modello di welfare plurale e trasversale, in cui le imprese a valore sociale hanno un ruolo rilevante in termini di “funzionalità operativa”. In questo contesto di welfare socio economico, l’impegno rispetto alla responsabilità sociale delle imprese a valore artigiano, si concretizza in una serie di scelte aziendali che tengono conto dell’approccio integrato ed omnicomprensivo (olistico) della norma UNI ISO 26000. Pertanto la responsabilità sociale in tali imprese non dovrebbe essere intesa come un costo, bensì come un ricavo in redditività positiva per gli stakeholder interni ed esterni cui si rivolge e come una base per una maggiore competitività nel mercato pubblico e privato. Nelle aziende di minori dimensioni e in quelle artigiane in particolare, si può dunque parlare di una mentalità orientata ed aperta al sociale, che offre grandi opportunità in tema di sostenibilità. Le dimensioni contenute e il potenziale, che le rende più flessibili e aperte all’innovazione, sono un terreno fertile per l’attuazione di politiche di responsabilità sociale che hanno un impatto positivo sulla società e sull’ambiente. Tali politiche possono portare anche a vantaggi di natura economica. A questo proposito, la guida sulla responsabilità sociale nelle PMI, scritta da SBS – Small Business Standards1 ,l’associazione europea per la normazione nelle aziende di minori dimensioni, all’indomani della pubblicazione della UNI ISO 26000, mette in evidenza i tre principali benefici della responsabilità sociale per queste imprese. Il primo è la costruzione di migliori relazioni con i propri lavoratori. In secondo luogo, le imprese a valore artigiano socialmente responsabili godono di una migliore reputazione presso clienti e fornitori. Il terzo vantaggio, infine, è costituito dal legame ancora più stretto che esse instaurano con le comunità locali. 5.3 TEMI FONDAMENTALI DELLA RESPONSABILITÀ SOCIALE Partendo dalle peculiarità delle piccole e medie organizzazioni imprenditoriali all’interno della UNI ISO 26000 si espone una guida rivolta alle stesse su come diventare socialmente responsabili (vedere UNI ISO 26000 box punto 3). Si tratta infatti di imprese che hanno procedure interne di gestione, relazioni con gli stakeholder e altri processi più flessibili e informali rispetto a quelle di maggiori dimensioni. Tre gli aspetti sui quali si ci concentra. Il primo è costituito dall’importanza per le piccole e medie imprese di focalizzarsi all’inizio sugli impatti delle proprie azioni e decisioni che sono maggiormente significativi per lo sviluppo sostenibile. In secondo luogo, si raccomanda alle imprese di minore dimensione di cercare di attuare, se possibile, iniziative socialmente responsabili insieme con altre imprese ed organizzazioni a livello locale. Infine, si sottolinea che nel caso in cui le piccole e medie imprese siano fornitrici di grandi organizzazioni, esse possono ottenere da queste assistenza sull’applicazione dei principi di responsabilità sociale. 1 http://www.sbs-sme.eu/sites/default/files/publications/SBS%20SME%20ISO%20User%20Guide%202016_FINAL © UNI 9
  • 12. UNI/PdR 51:2018 Proprio per le premesse sopra esposte, l’approccio particolare delle imprese a valore artigiano che si concretizza nei sette temi fondamentali della responsabilità sociale individuati dalla norma UNI ISO 26000, deve essere letto nel contesto welfare socio economico che le caratterizzano e che sta assumendo un valore concreto come leva di gestione dell’azienda (figura 1): a) Governance; b) Ambiente; c) Corrette prassi gestionali; d) Aspetti specifici relativi ai consumatori; e) Coinvolgimento e sviluppo della comunità; f) Diritti umani; g) Rapporti e condizioni di lavoro. Figura 1 - Governance delle imprese a valore artigiano Questi sette temi fondamentali della responsabilità sociale, tra i quali la governance ricopre un ruolo centrale, sono tutti importanti per le imprese a valore artigiano che intendono essere socialmente responsabili. In dettaglio analizziamo i sette temi fondamentali della responsabilità sociale e come si declinano rispetto alle peculiarità delle imprese a valore artigiano. • Governance. La norma UNI ISO 26000 mette in evidenza che il governo (governance) dell’organizzazione aziendale è il fattore cruciale che consente alle stesse non solo di assumersi la responsabilità degli impatti delle proprie azioni e decisioni sulla società e sull’ambiente, ma anche di integrare la responsabilità sociale in tutta l’organizzazione e © UNI 10
  • 13. UNI/PdR 51:2018 nelle sue relazioni. Il modello di governance delle imprese a valore artigiano, grazie al legame stretto che intrattengono sia con i diversi soggetti pubblici e privati che operano nel territorio e sia con le altre imprese, con cui hanno un rapporto di concorrenza- cooperazione, è multistakeholder. Le aziende di minore dimensione riescono, infatti, ad interagire in modo dialettico con gli stakeholder interni ed esterni, in risposta al continuo divenire dei bisogni e conseguentemente del variegato assetto della domanda di beni e servizi. Il bilanciamento dei poteri e la distinzione dei ruoli rispetto ai propri stakeholder è prova del loro dinamismo. Esse, inoltre, hanno una maggiore propensione a diffondere le informazioni in modo chiaro e trasparente grazie ad un condizionamento reciproco con i clienti/consumatori. Un’altra caratteristica del modello di governance delle imprese a valore artigiano che dimostra la loro vicinanza alle tematiche della responsabilità sociale, è il controllo sociale interno, che spesso è insito nell’approccio familiare di tali imprese, evitando che si diffonda in modo anomalo un approccio opportunistico e speculativo in senso deteriore. • Ambiente. Uno dei valori cruciali delle imprese a valore artigiano è il forte legame con la natura da cui derivano le risorse in continua trasformazione. Per questo motivo esiste una forte sensibilità da parte di queste imprese nei confronti della sostenibilità ambientale. Temi quali il conferimento di rifiuti in discarica, l’incidenza della raccolta differenziata, la depurazione delle acque reflue, il presidio della qualità dell’aria in ambiente urbano (specialmente per quanto riguarda le polveri sottili), il consumo di energia elettrica rinnovabile, la qualità delle acque, le emissioni di CO2, sono attività di imprenditorialità (sociale) alle quali non si possono sottrarre le imprese a valore artigiano. Tale strategia può portare loro dei vantaggi anche di natura economica (per esempio, riduzione delle fatture dei costi energetici e delle spese di smaltimento dei rifiuti) (figura 2). Figura 2 – Ambiente nelle imprese a valore artigiano • Corrette prassi gestionali. Le imprese a valore artigiano, grazie al rapporto stretto che hanno con la comunità locale, sono maggiormente sensibili al tema della condotta corretta nelle relazioni con le altre imprese ed organizzazioni (autorità locali, clienti, associazioni). Per tali imprese, attuare delle corrette prassi gestionali non significa limitarsi al mero rispetto della legge, ma implica anche uno sforzo attivo per combattere la portata negativa di fenomeni come la corruzione e per promuovere la concorrenza leale oltre ad un comportamento socialmente responsabile da parte degli altri soggetti pubblici e privati. Efficienza, efficacia, economicità, continuità operativa, autonomia gestionale costituiscono la base portante nel perseguimento della responsabilità sociale, traducendosi nell’applicazione di corrette prassi gestionali a supporto dell’incremento della reputazione © UNI 11
  • 14. UNI/PdR 51:2018 dell’attrattività fiduciaria aziendale (figura 3). Figura 3 - Corrette prassi gestionali nelle imprese a valore artigiano • Rapporti e condizioni di lavoro. Le imprese a valore artigiano socialmente responsabili sono attente al benessere dei propri dipendenti/collaboratori, che costituiscono una risorsa indispensabile per produrre effetti positivi sul risultato economico dell’impresa. Questa attenzione ha origine dal particolare rapporto di vicinanza fra imprenditori e lavoratori/collaboratori che contraddistingue queste imprese. Si tratta di realtà imprenditoriali dove prima dei numeri ci sono le persone, con le loro esigenze, i rapporti con i dipendenti/collaboratori, con il territorio e con la filiera, da sempre vissuti con una forte prossimità, che implica il coinvolgimento diretto ed un’attenzione che si origina nelle persone verso le persone. Nelle imprese a valore artigiano, attrarre e mantenere professionalità qualificate diventa questione di centrale importanza che, oggi più che mai, si integra con l’adozione di politiche di conciliazione vita-lavoro, nonché di inclusione sociale. In tali imprese, inoltre gioca un ruolo determinante anche la formazione continua e l’integrazione con il mondo dell’istruzione e della formazione professionale attraverso l’attuazione di percorsi di alternanza-scuola lavoro e di apprendistato. Un argomento importante all’interno del tema fondamentale dei rapporti e condizioni di lavoro è quello delle riorganizzazioni di impresa. Riorganizzare in un’ottica socialmente responsabile significa equilibrare e prendere in considerazione gli interessi e le preoccupazioni di tutte le parti interessate (stakeholder) ai cambiamenti e alle decisioni • Aspetti specifici dei consumatori. Il ruolo del cliente/consumatore ha subito negli ultimi anni dei drastici cambiamenti determinando un mutamento di paradigma. Oggi il consumatore è un soggetto coinvolto, informato e attivo, che ha la possibilità di scegliere in modo più consapevole. Il vantaggio competitivo delle imprese a valore artigiano si può quindi basare sulla capacità di creare flussi informativi percepiti dal cliente. I consumatori sono diventati a loro volta creatori di parte del prodotto/servizio offerto dalle imprese a valore artigiano. Il nuovo protagonista è quindi il cliente che è nello stesso tempo produttore e consumatore (prosumer), con una sempre maggiore importanza nel mercato e nell’influire sui prodotti/servizi, anche innovandoli. L’impresa socialmente responsabile può dunque contare su un ampliamento della propria clientela fra i consumatori più attenti alla qualità del prodotto o servizio offerto. © UNI 12
  • 15. UNI/PdR 51:2018 Figura 4 - Aspetti specifici relativi ai consumatori nelle imprese a valore artigiano • Diritti umani. Il rispetto dei diritti umani - intesi sia come diritti sociali e politici, sia come diritti economici, sociali e culturali - nei confronti dei lavoratori e delle comunità locali è un aspetto peculiare delle imprese a valore artigiano socialmente responsabili. Nelle multinazionali è difficile avere una conoscenza completa di quanto avviene nelle proprie filiali, con il rischio che si verifichino, ad esempio, gravi violazioni dei diritti umani nella propria catena di subfornitura (con l’utilizzo, ad esempio, di lavoro minorile o con forme di intimidazione nei confronti degli occupati). Per le imprese a valore artigiano, dove è fondamentale l’interazione positiva con il territorio e con i propri lavoratori, il rispetto dei diritti umani è, invece, parte integrante del proprio impegno quotidiano nella società. Figura 5 - Diritti umani nelle imprese a valore artigiano • Coinvolgimento e sviluppo della comunità. Le imprese a valore artigiano sono fortemente legate alla comunità locale in cui operano; da un lato le imprese forniscono alla comunità posti di lavoro, salari ed entrate fiscali; d’altro canto possono anche essere all’origine di numerose attività inquinanti come rumore, inquinamento delle acque, emissioni nell’aria, ecc. Quelle socialmente responsabili non solo cercano di porre in essere azioni volte a ridurre questi effetti negativi, ma si impegnano anche direttamente nella vita locale stringendo partnership con il sistema dell’istruzione e formazione, organizzazioni culturali, sportive, ecc. Va anche messo in evidenza che l’impresa a valore artigiano, letta nella sua valenza sociale non è solo un luogo di produzione, ma anche di interazione con la comunità locale, producendo relazioni, coesione e capitale sociale. Questa funzione, in origine tipica delle “botteghe” artigiane, continua ad essere mantenuta, anche in presenza dei profondi mutamenti economici e sociali causati dalla globalizzazione e dalla digitalizzazione. Le imprese a valore artigiano socialmente responsabili contribuiscono dunque allo sviluppo della comunità in cui operano creando nuova occupazione di qualità, innovando, tutelando la cultura locale e promuovendo nuovi servizi. © UNI 13
  • 16. UNI/PdR 51:2018 Figura 6 - Coinvolgimento e sviluppo della comunità nelle imprese artigiane Partendo dalle considerazioni fino ad ora esposte e tenuto conto che l’Agenda 2030 (Sustainable Development Goals) coinvolge tutte le imprese nello sviluppo sostenibile, di seguito si propone il modello di Governance delle imprese a valore artigiano, comprensivo delle motivazioni che sottendono ai diversi temi fondamentali, fino ad ora esposte. Figura 7 - Le motivazioni alla base della Governance delle imprese a valore artigiano 5.4 MOTIVAZIONI E MODALITÀ DI COINVOLGIMENTO DELLE IMPRESE A VALORE ARTIGIANO NEL CAMPO DELLA RESPONSABILITÀ SOCIALE Le dimensioni delle imprese a valore artigiano solitamente sono tali da incentrare sull’imprenditore stesso il presidio della gestione dei temi fondamentali della responsabilità sociale individuati dalla norma UNI ISO 26000. L’imprenditore svolge quindi un ruolo di promotore e motivatore per l’adozione della responsabilità sociale e ne gestisce le fasi di attuazione. Spesso l’imprenditore artigiano e della MPI è il © UNI 14
  • 17. UNI/PdR 51:2018 riferimento primo della responsabilità sociale, sia perché motivato dalla sua sensibilità di persona che vive intimamente nel/sul territorio e assorbe i bisogni sociali, sia perché ha compreso che l’attuazione di un comportamento socialmente responsabile può renderlo maggiormente competitivo sul mercato. Le piccole realtà aziendali spesso riescono a compiere un percorso in direzione della responsabilità sociale per il tramite di un’azione formativo-motivazionale da parte dell’imprenditore verso tutti i dipendenti/collaboratori. La motivazione dell’impresa a valore artigiano verso la responsabilità sociale ha un’origine: a) endogena considerando l’orientamento sociale dell’imprenditore, che per sua formazione culturale e professionale, e attraverso la sua stessa esperienza imprenditoriale, ha sviluppato una sensibilità ai valori fondamentali della responsabilità sociale dell’impresa, nonché una naturale “familiarità” con i propri dipendenti/collaboratori. A questo si aggiunga l’esigenza strutturale di gestire eventuali rischi di violazione delle leggi e dei diritti umani; b) esogena considerando che il rapporto con gli stakeholder si sviluppa e stabilizza in ottica di responsabilità sociale, creando, per il tramite del contesto collaborativo, un valore aggiunto per la comunità ed il territorio di riferimento (welfare di comunità). Questo rapporto con gli stakeholder è da strutturare nel breve, medio e lungo termine. Rispetto all’area di attività della responsabilità sociale, è importante mettere in evidenza che tali imprese hanno una formula imprenditoriale di equilibrio economico-sociale che da diversi anni è anche oggetto di attenzione da parte dei mercati finanziari, sia da parte della cosiddetta “finanza etica”, che da quella tradizionale. Questo sviluppo ha fatto sì che diverse tipologie di investitori, istituzionali e retail, abbiano iniziato ad orientare i propri investimenti sulla base di indicazioni etiche, oltre che ovviamente finanziarie. Con sempre maggiore frequenza gli investitori, nel corso dei processi decisionali di asset allocation, prendono in considerazione gli impatti socio-ambientali delle imprese e la loro capacità di produrre esternalità positive e negative per le persone e per l’ambiente; tali fattori vanno così ad integrare le valutazioni di carattere puramente finanziario nel corso delle scelte di investimento. La misurazione degli impatti di natura economica, sociale e ambientale di un’impresa si basa su un approccio di tipo quantitativo attraverso indicatori di prestazione (Key Performance Indicators, KPI) sul raggiungimento degli obiettivi prefissati dall’impresa in sintonia con il programma di azione a valore aggiunto sociale o meglio con un Manifesto etico (vedere Appendice B), che tenga conto delle specifiche caratteristiche dell’impresa . Fondamentale per un corretto approccio alla responsabilità sociale è l’identificazione e il coinvolgimento degli stakeholder interni ed esterni alla impresa a valore artigiano (vedere punto 5.6). 5.5 ANALISI “PUNTI DI FORZA E DI DEBOLEZZA” E “OPPORTUNITÀ E MINACCE” (SWOT ANALYSIS) L'analisi SWOT è un procedimento di tipo logico ed economico aziendale utile per posizionare l’impresa artigiana e le MPI nel presente e nel futuro al fine di comprendere quali sono i punti di forza (Strengths) e debolezza (Weaknesses) nonché le opportunità (Opportunities) e le minacce (Threats). Questo approccio, che si traduce in una rappresentazione sintetica delle caratteristiche dell’impresa stessa, fornisce informazioni fondamentali per la definizione di politiche e linee di © UNI 15
  • 18. UNI/PdR 51:2018 intervento. Lo strumento utile e semplice per realizzare la SWOT analysis prevede l’individuazione di “parole o concetti chiave” emersi in occasione di momenti di confronto con gli stakeholder interni ed esterni, da riportare successivamente all’interno della matrice. L'aspetto critico è la collocazione di tali parole o concetti chiave in un diagramma a lettura incrociata articolato nei seguenti elementi: a) punti di forza: dotazione intesa come insieme di risorse interne ed esterne e che costituisce un reale vantaggio competitivo per l’organizzazione, il processo, il prodotto/servizio progettato ed offerto, ovvero tutto ciò che è funzionale all’attività d’impresa nel creare valore artigiano; b) punti di debolezza: dotazione intesa come insieme di risorse interne ed esterne e che costituisce un vincolo, un freno al conseguimento di un determinato risultato, ovvero tutto ciò che rappresenta un problema, nello sviluppare valore artigiano; c) minacce: i rischi generati da particolari condizioni del contesto in cui si opera, in riferimento ad ambiente, concorrenza, clienti e fornitori; d) opportunità: tutti quei fattori esterni che potrebbero costituire un vantaggio per l’impresa nel creare valore artigiano. Di seguito la struttura di un’analisi SWOT: Punti di forza Punti di debolezza … … … … … … Opportunità Minacce … … … … … … Il diagramma risultante, esito dunque della selezione degli elementi più rilevanti emersi dalla fase di audit degli stakeholder, offre una sintetica rappresentazione delle caratteristiche più significative dell’impresa a valore artigiano. Esso individua le priorità di intervento ed offrendo un quadro di informazioni utili per decisioni strategiche, finalizzate, di norma, alla valorizzazione dei punti di forza e al contenimento dei punti di debolezza alla luce del quadro di opportunità e minacce derivante dal contesto interno/esterno. Inoltre l'individuazione delle opportunità e dei rischi connessi offre all’imprenditore la possibilità di fare leva su aspetti sinergici o su opportunità esogene e di individuare le azioni preventive da attuare per limitare l'impatto di eventuali fattori di rischio. Le diverse opzioni strategiche sono il risultato di un processo costituito da tre fasi: © UNI 16
  • 19. UNI/PdR 51:2018 1. l’audit dell’impresa: l’impresa viene studiata per evidenziare il profilo strutturale, i principali fattori caratterizzanti e il suo posizionamento competitivo (rispetto a realtà comparabili, attraverso il ricorso a set di indicatori consolidati); 2. la selezione dei profili rilevanti e l’individuazione dei punti di forza e debolezza, delle minacce e delle opportunità: prevede la selezione di tutti quegli aspetti, emersi in sede di audit, maggiormente rilevanti ai fini dell’individuazione dei punti di forza e debolezza, nonché della definizione delle opportunità e delle minacce presentate dal contesto esterno; 3. la generazione delle alternative strategiche: un’impresa a valore artigiano potrebbe articolare l’analisi SWOT declinando le considerazioni emerse durante la prima e la seconda fase all’interno della matrice, classificandole secondo le aree attinenti la gestione dell’impresa. Nello specifico la classificazione si struttura in quattro aree differenti: − economica (Ec) − ambientale/environmental (En) − sociale (S) − governance (G) Queste sono le caratteristiche di classificazione di cui al punto 7.2 dell’orientamento alla responsabilità sociale dell’impresa a valore artigiano. Qui di seguito è riportato un esempio di come un’impresa possa articolare la propria analisi SWOT, partendo dalle considerazioni individuate. Forza: - sappiamo rispondere tempestivamente in virtù della nostra autonomia decisionale (G); - sappiamo rispondere alle esigenze/richieste dei clienti perché creiamo un rapporto di fidelizzazione (G); - abbiamo una buona reputazione sul mercato (G e S); - possiamo riconvertire velocemente la nostra offerta se vediamo che non funziona (Ec e G); - abbiamo un adeguato equilibrio economico-finanziario, per cui possiamo mantenere un buon livello qualità/prezzo (Ec); - il rapporto con i clienti si basa su uno scambio qualificato e di prossimità e la serializzazione non è massificazione (Ec); - riusciamo a coniugare l’indissolubile rapporto fra il lavoro manuale e la creatività (Ec); - riusciamo a coinvolgere i dipendenti/collaboratori tramite il passaggio di abilità, conoscenze e creatività, e attraverso un modello di responsabilità sociale di impresa premiando comportamenti virtuosi che raggiungano gli obiettivi prefissati nella logica di efficacia ed efficienza (G); - la filiera di approvvigionamento è composta da imprese che hanno un orientamento (certificato o non-certificato) alla responsabilità sociale (Ec); © UNI 17
  • 20. UNI/PdR 51:2018 - abbiamo politiche di utilizzo di materie prime seconde2 nella produzione (En e G); - adottiamo politiche ambientali e tutela del territorio (En e G). Debolezza: - la nostra impresa ha poca conoscenza e dimestichezza degli strumenti di marketing (storytelling del prodotto, processo, caratteristiche poco diffuse o quasi assenti) (Ec); - abbiamo persone con limitate competenze specifiche (G); - abbiamo problemi di gestione delle assenze del personale in relazione a malattie, maternità, aspettative e ferie (G); - abbiamo problemi di finanziamento nell’avvio dei lavori (Ec); - i nostri dipendenti/collaboratori spesso non hanno un orientamento verso lo sviluppo delle competenze di coordinamento e programmazione (Ec e G); - il rapporto imprenditoriale interno troppo familistico può creare “sfridi” organizzativi e, in seguito, problemi nella produzione dei beni/servizi (G e S); - siamo molto concentrati sul fare e, a volte, tralasciamo la gestione di ciò che facciamo (Ec e G); - non abbiamo procedure di approvvigionamento orientate alla responsabilità sociale del fornitore (S e Ec); - non siamo in grado di far percepire il nostro orientamento alla responsabilità sociale (G e S); - non coinvolgiamo i vari stakeholder (fra i quali i nostri dipendenti/collaboratori) nelle decisioni di coprogettazione del business (G, S e Ec); - facciamo fatica ad implementare innovazioni digitali nei processi, nei prodotti e nei servizi (Impresa 4.0, internet solution) (Ec). Opportunità: - il nostro settore è in espansione, con buone prospettive di successo (Ec); - l’amministrazione locale può dare appalti e/o facilitazioni ad imprese come la nostra (Ec e S); - i nostri concorrenti hanno difficoltà nell’adottare ed implementare a nuove tecnologie (Ec); 2 Le materie prime seconde (o prime secondarie) sono le sostanze, materie o oggetti ottenuti al termine delle operazioni di recupero di rifiuti (che si realizza quando non sono necessari ulteriori trattamenti) che possono essere usati in un processo industriale o commercializzati (Fonte ARPAT Toscana: http://www.arpat.toscana.it/glossario-ambientale/materia-prima-secondaria-mps). © UNI 18
  • 21. UNI/PdR 51:2018 - le nostre organizzazioni datoriali ci possono aiutare nello sviluppo del business (Ec e G). Rischi: - il cambiamento della tecnologia può influenzare il mercato più in fretta di quanto noi riusciamo ad adattarci (Ec); - un concorrente forte ci potrebbe spazzare via in fretta. L’impresa concorrente potrebbe decidere di specializzarsi in interventi rapidi e servizi qualificati: pubblicità nella stampa locale, per allargare il mercato; aggiornamento delle competenze delle persone, per adattarsi ai cambiamenti della tecnologia, dove possibile (Ec); - i fornitori non hanno trasparenza e chiarezza riguardo al loro orientamento sociale (G e S). 5.6 COINVOLGIMENTO DEGLI STAKEHOLDER La UNI ISO 26000 sottolinea che il coinvolgimento degli stakeholder è fondamentale per affrontare la responsabilità sociale di un’organizzazione. La Prassi di riferimento UNI 18:2016 approfondisce questo argomento e contiene molte indicazioni utili anche per le imprese a valore artigiano che intendono essere socialmente responsabili. Partendo da questi assunti, un primo aspetto da mettere in evidenza è il fatto che anche le aziende di minore dimensione diventano un luogo di mediazione tra interessi potenzialmente contrastanti degli stakeholder. L’imprenditore deve dunque trovare un punto di equilibrio fra le diverse aspettative degli stakeholder e i valori della propria attività, in un’ottica di sostenibilità sociale e ambientale. Tale punto di equilibrio è dato dalla coerenza tra l’identità dell’impresa a valore artigiano voluta dall’imprenditore, la cultura d’impresa vissuta dai dipendenti/collaboratori e l’immagine percepita all’esterno (figura 8). Figura 8 - Elementi integrati di coerenza La UNI/PdR 18:2016 auspica che il coinvolgimento degli stakeholder avvenga secondo principi di materialità, completezza e reattività. Per materialità si intendono gli aspetti specifici di natura sociale e ambientale maggiormente significativi per l’impresa e per i propri stakeholder. Coinvolgere in modo completo i propri stakeholder significa che un’organizzazione deve conoscere non solo le conseguenze sugli stakeholder delle proprie azioni e decisioni sulla società e © UNI 19
  • 22. UNI/PdR 51:2018 sull’ambiente ma anche che cosa questi pensano di tali conseguenze. Per reattività si intende che le organizzazioni devono fornire una risposta adeguata e in tempi brevi alle aspettative degli stakeholder. Un secondo aspetto da considerare è che la scelta di coinvolgere gli stakeholder comporta non un impegno estemporaneo, ma l’integrazione della “relazione sociale” nella visione, nei valori e nella mission aziendale. L’imprenditore che approva tale percorso deve assumersi la responsabilità di gestire il processo di coinvolgimento sociale e di stabilire un rapporto duraturo con i propri stakeholder. Da questa decisione ne consegue la determinazione degli obiettivi, del fine e dell’allocazione delle risorse necessarie per il processo, partendo anche dalla definizione o dalla ridefinizione della mission, delle strategie della struttura organizzativa e dei fattori critici di successo. Prendere coscienza dell’importanza del dialogo con gli stakeholder e del loro coinvolgimento significa riconoscere in questo processo la possibilità di creare valore per l’impresa. Tale dialogo dovrebbe, però, essere continuo e strutturato e non esaurirsi in un incontro estemporaneo. Sono sostanzialmente tre i principali benefici derivanti da un corretto coinvolgimento degli stakeholder da parte di un’organizzazione: - miglioramento della propria capacità di gestione del rischio; - capacità di centrare prima e con maggiore accuratezza gli obiettivi di prestazione della sostenibilità; - maggiore capitalizzazione di risorse (know how, capitale sociale, umano e relazionale). In alcuni casi, i rapporti con gli stakeholder sono istituzionalmente dovuti, ad esempio con le pubbliche amministrazioni, mentre in altri sono frutto dell’autorevolezza e della capacità di appartenere ad organizzazioni rappresentative di gruppi di interesse. Le relazioni con gli stakeholder sono, inoltre, influenzate anche dallo stile di governance adottato. Ad esempio, uno stile partecipativo con i dipendenti/collaboratori può consentire un miglior monitoraggio delle condizioni lavorative e aumentare l’attrattività e la qualità occupazionale. Sono tre le fasi del coinvolgimento degli stakeholder: 1. identificazione degli stakeholder; 2. programmazione e realizzazione del coinvolgimento degli stakeholder; 3. misurazione del processo di coinvolgimento. La prima fase presuppone innanzitutto una selezione dei portatori d’interesse più rilevanti; infatti dialogare con tutti gli stakeholder equivale a dialogare con nessuno. Diventa quindi fondamentale per l’impresa a valore artigiano selezionare i portatori d’interesse più influenti. Nel momento in cui si vuole implementare una governance multistakeholder è necessario selezionare con cura chi si vuole far partecipare ai processi di governo dell’impresa, poiché coinvolgere all’interno della propria struttura persone che aumentano il pluralismo di interessi e di punti di vista rappresenta sì un vantaggio, ma comporta anche un costo di coordinamento che l’organizzazione deve sostenere: per questo motivo è opportuno adottare un’adeguata strategia per la selezione degli stakeholder. È molto importante che l’imprenditore artigiano, prima di identificare i propri stakeholder, individui gli orientamenti strategici e gli obiettivi della propria impresa, al fine di © UNI 20
  • 23. UNI/PdR 51:2018 selezionare gli stakeholder rilevanti. Quanto più gli obiettivi risulteranno precisi e definiti, tanto più l’individuazione degli stakeholder tenderà ad essere specifica e concreta, rendendo estremamente rappresentativa la mappa degli stakeholder. Una volta identificati i propri stakeholder, si passa alla seconda fase, che consiste nella programmazione e nella realizzazione del coinvolgimento degli stakeholder. La norma UNI ISO 26000 e la UNI/PdR 18:2016 sono uno strumento molto utile a questo proposito perché spiegano dettagliatamente come attuare tale coinvolgimento, che può avvenire con diverse modalità, in un livello crescente di interazione: - acquisizione di informazioni (attraverso articoli, siti web, comunicati, ecc.); - consultazione (questionari, focus group, ecc.); - dialogo (riunioni, assemblee, ecc.); - partnership (convenzioni, protocolli d’intesa, ecc.). In generale, possiamo dire che esistono tre livelli di coinvolgimento degli stakeholder, dal meno vincolante al più impegnativo: 1) dialogo: sollecitato solo da condizionamenti esterni e focalizzato a risolvere questioni specifiche; 2) coinvolgimento: finalizzato alla gestione del rischio e alla comprensione degli interlocutori chiave delle organizzazioni; 3) coinvolgimento strategico: finalizzato ad individuare ed affrontare temi relativi alla sostenibilità e alla responsabilità sociale. Più grande è il cambiamento che si vuole generare in un’impresa e più impegnativo è il livello di coinvolgimento degli stakeholder che si adotterà. Bisogna sempre, tuttavia, essere consapevoli del diritto degli stakeholder ad essere ascoltati e quindi sapere cosa conta per loro, in modo da gestire i risultati dell’attività dell’impresa a valore artigiano in un’ottica di risposta adeguata ai loro interessi (si parla proprio di rendicontazione dell’operato agli stakeholder). Nello specifico, tale rendicontazione – che può assumere anche la forma di un bilancio di sostenibilità – consiste nella determinazione degli indicatori chiave da adottare per la comunicazione con gli stakeholder. Questi indicatori diventano delle informazioni utili sulle prestazioni realizzate dall’impresa di natura economica, sociale e ambientale. Essi devono rispondere ad alcuni requisiti essenziali: devono essere significativi, chiari, ben definiti, misurabili e capaci di non deludere i valori e le aspettative degli stakeholder. Non a caso, uno dei principi enunciati dalla norma UNI ISO 26000 è quello della responsabilità di rendere conto, vale a dire la responsabilità di un’organizzazione di rendere conto ai propri stakeholder degli impatti delle proprie azioni e decisioni sulla società e sull’ambiente. Affinché si possa parlare di indicatori che rispondano ai requisiti sopra elencati, è necessario che le imprese modellino i sistemi informativi e i sistemi di misurazione per il reperimento ed il monitoraggio dei dati inerenti agli indicatori scelti. L’imprenditore artigiano che presenta ai propri stakeholder gli effetti delle proprie azioni e decisioni sulla società e sull’ambiente, utilizzando degli indicatori, può ottenere dal dialogo con loro indicazioni molto utili non solo per gestire eventuali situazioni di rischio ma anche per migliorare la propria competitività. © UNI 21
  • 24. UNI/PdR 51:2018 La UNI/PdR 18 mette in evidenza che la rendicontazione sociale ideale dovrebbe prevedere: - l’identificazione dei temi fondamentali e degli aspetti specifici della responsabilità sociale, anche di concerto con gli stakeholder; - l’illustrazione della policy e degli obiettivi per ciascun tema/aspetto specifico, ricollegati a indicatori e valori obiettivo; - la rendicontazione delle attività svolte, finalizzate all’attuazione della policy e al raggiungimento degli obiettivi; - la rendicontazione dei risultati raggiunti (sia positivi sia negativi) tramite indicatori quantitativi o qualitativi. Nella terza fase prevista dal coinvolgimento degli stakeholder si misura il processo avviato. Questo non significa conformarsi alle richieste degli stakeholder ma rispondere in modo concreto e reale alle loro aspettative. Bisogna quindi definire chiaramente obiettivi ed indicatori che possano tener conto della soddisfazione di tutti gli stakeholder e del contributo che questi ultimi possono apportare al buon fine dell’attività d’impresa. Dopo aver misurato l’efficacia del coinvolgimento degli stakeholder, l’impresa può preparare un piano d’azione, indicando le azioni necessarie per eliminare, o quantomeno mitigare, le principali criticità emerse dal confronto con gli stakeholder. L’impresa può anche decidere nel piano di azione di cambiare/integrare, qualora fosse necessario, la propria strategia. 6 ADOZIONE DI UN APPROCCIO SISTEMATICO E INTEGRATO 6.1 GENERALITÀ Come già sottolineato nei punti precedenti, la corretta ed efficace applicazione delle linee guida UNI ISO 26000 richiede un approccio sistematico dove la responsabilità sociale d’impresa diviene elemento strategico di sviluppo e crescita dell’impresa e quindi integrato nell’intero sistema dell’impresa (governance, strategia, struttura, processi e rendicontazione). La governance dell’impresa, reinterpretata nell’ottica dell’integrazione della responsabilità sociale, è elemento cardine che, come in precedenza definito, deve presidiare i differenti aspetti fondamentali dell’impresa a valore artigiano. Applicare quindi una logica di integrazione e multistakeholder significa rielaborare la propria catena del valore, assicurandosi che la responsabilità sociale sia integrata nella strategia (per esempio presente nella mission), nella struttura (che esista un’area, un referente o lo stesso imprenditore sia responsabile), nei sistemi di controllo e che la rendicontazione sia integrata tra il livello economico, finanziario e sociale. Pertanto gli obiettivi aziendali, unitamente al sistema d’incentivazione, economico e non dei comportamenti virtuosi e ai relativi meccanismi di misurazione della responsabilità, devono derivare dalle esigenze di tutti gli stakeholder, interni ed esterni, all’impresa. © UNI 22
  • 25. UNI/PdR 51:2018 Esempio di una strategia aziendale che integra la Responsabilità Sociale Un imprenditore che decide di indirizzare le proprie scelte aziendali in ottica sociale e sostenibile, si pone inevitabilmente di fronte a questioni quali: a livello di politica quale sarà l’orientamento strategico di fondo? Come offrire condizioni di lavoro che possano conciliare al meglio esigenze di vita privata e lavoro? Come garantire ambienti di lavoro sicuri e confortevoli? Come cambieranno i processi di selezione e gestione del personale? Per affrontare il percorso per prima cosa si suggerisce di predisporre questionari di soddisfazione da sottoporre ai principali stakeholder interni ed esterni. Il check-sentiment che esprimerà la survey permetterà all’imprenditore di pianificare e di co- progettare, con la base, gli indicatori (KPIs) necessari per analizzare i risultati dell’impresa. Annualmente verranno condivisi con i dipendenti/collaboratori le strategie, il risultato e gli scostamenti. Dal punto di vista degli stakeholder esterni (banche/fornitori/investitori) poter conoscere le performance aziendali raggiunte dall’impresa con evidenza dei risultati specifici attraverso grafici, scostamenti e risultati conseguiti permetterà loro di acquistare fiducia nell’organizzazione e di continuare ad erogare supporto materiale e immateriale per la buona riuscita dell’impresa. Quali sono gli scostamenti e di che tipo sono? Economico, strategico, sociale? Le scelte fatte dallo stesso imprenditore, verso acquisti che rispettano il Life Cycle Assessment (LCA)3 , packaging opzionati per imballi dei propri prodotti, dipendenti/collaboratori che spontaneamente rispettano raccolte differenziate, propongono migliorie in aziende e rispecchiano la nuova missione a valore sociale? Queste sono solo alcune delle domande a cui il nuovo imprenditore socialmente responsabile dovrà rispondere anche avvalendosi di piattaforme tecnologicamente avanzate per la raccolta di dati aggregati che potranno supportare una nuova strategia di welfare aziendale. Emerge chiaramente il ruolo fondamentale dell’imprenditore nel perseguire un’efficace gestione della responsabilità sociale nell'impresa, non solo per quanto riguarda i processi decisionali, ma anche per la capacità di motivare i dipendenti/collaboratori. Inoltre nella sua figura risiede la responsabilità di creare le condizioni per una cultura di responsabilità sociale radicata e radicale, che sia in grado di permeare i meccanismi decisionali dell’impresa e cambiare il modo di agire. Tale processo deve assicurare una reale integrazione nella visione strategica, un reale coinvolgimento di tutti gli attori ed un approccio sistematico al fine di evitare iniziative estemporanee ed esterne al core business dell’impresa. In questa logica diventa determinante la valutazione degli indicatori afferenti la dimensione della governance, nella sua sotto-dimensione 3 LCA è il Life Cycle Assessment (valutazione del ciclo di vita), è un metodo che valuta un insieme di interazioni che un prodotto o un servizio ha con l’ambiente e l’impatto ambientale che scaturisce da tali interazioni. © UNI 23
  • 26. UNI/PdR 51:2018 “Indipendenza e trasparenza dei processi decisionali” (vedere il prospetto degli indicatori al punto 7.2). Tale processo strategico di cambiamento, che deve essere letto in una logica di medio e lungo termini, può, proprio per la natura intrinseca dell’impresa a valore artigiano, unitamente al suo valore sociale, risultare più rapido e naturale. Determinante rimane comunque la partecipazione attiva di tutti gli attori, la definizione di priorità in termini di azioni e tempi, nonché l’identificazione di procedure partendo dai valori, dall’identità e dalla cultura propria dell’impresa a valore artigiano. 6.2 COINVOLGIMENTO FUNZIONI DELL’IMPRESA A VALORE ARTIGIANO Nel punto 5.4 emerge come il coinvolgimento dell’imprenditore sia il punto di partenza dell’intero processo, poiché egli a sua volta deve riuscire a coinvolgere le altre funzioni dell’impresa (il responsabile acquisti, il responsabile magazzino, risorse umane, amministrazione commerciale, ecc.). Per il coinvolgimento dell’intera organizzazione aziendale, il suggerimento è che l’imprenditore organizzi un workshop o comunque un momento strutturato di confronto, preferibilmente moderato da un facilitatore. Utilizzando la UNI ISO 26000 come “guida”, l’obiettivo del lavoro deve essere quello di far riflettere i partecipanti sulla coerenza tra gli obiettivi che l’impresa intende darsi, attraverso l’adozione di un percorso strutturato di responsabilità sociale, e le aspettative degli stakeholder presenti nel contesto in cui essa opera, rispetto all'adozione dei temi fondamentali della responsabilità sociale. Gli spunti che emergono da questo workshop rappresentano un’ottima base per individuare una serie di azioni da mettere in pratica per valorizzare quanto già si sta facendo, per comprendere eventuali criticità esistenti ed infine per creare impegno, riflettendo sul posizionamento dell’organizzazione in relazione agli obiettivi di responsabilità sociale attesi. Si suggerisce di rendere la sessione interattiva, utilizzando tecniche di conduzione di gruppi di lavoro. È importante che il partecipante si senta coinvolto in prima persona nel percorso, dato che la sua motivazione ed adesione al progetto sono la chiave del successo per tutte le attività di sensibilizzazione e formazione che si costruiranno nelle fasi successive. Una valida alternativa al workshop, da attuarsi specialmente in organizzazioni meno mature dal punto di vista della responsabilità sociale, è di organizzare delle interviste strutturate. Anche in questo caso, si tratta di andare a rilevare il posizionamento dell’organizzazione aziendale, riflettere sulle azioni da implementare e tradurre le priorità d’intervento individuate in obiettivi organizzativi ed operativi, concreti, misurabili, definiti nel tempo, completi di strategie, processi e scadenze. Si tratta quindi di definire un piano d’azione che includa responsabilità, scadenze, budget, impatti, così da accompagnare l’organizzazione aziendale verso la fase finale di attuazione. © UNI 24
  • 27. UNI/PdR 51:2018 Figura 9 - Diversi possibili livelli di integrazione e coinvolgimento delle funzioni aziendali 6.3 ANALISI DEL RISCHIO Un punto fondamentale è l’integrazione fra la responsabilità sociale d’impresa e la gestione del rischio. La corretta declinazione e applicazione dei principi UNI ISO 26000 diviene strumento strategico nella gestione di quest’ultimo. In tal senso diventa determinante l’integrazione con le norme già esistenti in tema di valutazione del rischio. Basti infatti considerare che quanto previsto in termini salute e sicurezza con la nuova edizione delle norme UNI EN ISO 9001, UNI EN ISO 14001 e SA8000 si amplia includendo anche altri ambiti delle organizzazioni aziendali. Allo stesso modo non ci si può esimere dal considerare quanto previsto dal Decreto Legislativo 231/01, che disciplina la responsabilità amministrativa delle organizzazioni e dalla Legge 190/12 in ambito di anticorruzione, che richiedono un’approfondita e accurata analisi dei rischi sui reati, nei quali si potrebbe incorrere sui processi nell’ambito dei quali posso essere commessi atti corruttivi. Adottare un approccio basato sulla valutazione del rischio significa quindi attuare azioni preventive in tutte le fasi organizzative. A tal fine un’impresa dovrebbe: a) identificare ed analizzare gli obiettivi definendo un ordine di priorità in relazione a rischi e opportunità relativi agli obiettivi e risultati previsti; b) pianificare le azioni necessarie a gestire i rischi; c) attuare il piano delle azioni per gestire ciascun processo individuato ed i relativi rischi/opportunità; d) monitorare, misurare e valutare l’efficacia delle azioni. In questo senso può essere di supporto l’approccio delineato dalla UNI ISO 31000, secondo la quale l’impresa può classificare i propri rischi in tre categorie: © UNI 25
  • 28. UNI/PdR 51:2018 − rischi interni, connessi all’ambiente interno nel quale l’organizzazione imprenditoriale cerca di conseguire i propri obiettivi (es. proprietà intellettuale, rischi finanziari, qualità del prodotto/servizio erogato, qualità delle forniture, frode o atti dolosi da parte del personale/collaboratori, rischi collegati ad aspetti di salute e sicurezza); − rischi esterni, connessi all’ambiente esterno nel quale l’organizzazione cerca di conseguire i propri obiettivi (es. concorrenza, bisogni dei clienti, progresso tecnologico, normative di legge nei mercati di riferimento, aggiornamenti delle normative settoriali quale privacy/ambiente/sicurezza, costi delle materie prime e degli utilities, catena di fornitura, penali dei clienti, esternalizzazione di processi); − rischi specifici per il settore in cui opera l’organizzazione (sia strategici che operativi e reputazionali (es. organizzazione che opera nel settore alimentare e rischio sicurezza alimentare/contaminazione batterica; es. organizzazione che opera nel settore chimico e rischi incidente/danni ambientali; es. settore trasporti e rischi legati alle flotte aziendali e relativi strumenti accessori). 6.4 SENSIBILIZZAZIONE In ogni processo d’integrazione della responsabilità sociale la comunicazione svolge un ruolo cruciale ai fini della sensibilizzazione e della formazione. Tramite essa si accresce la consapevolezza, sia all’interno che all’esterno dell’impresa, sulle strategie e sugli obiettivi che la stessa si assumerà. Inoltre è un valido strumento per aiutare a gettare le basi per un dialogo sistematico con gli stakeholder, per facilitare il confronto con le imprese dello stesso tipo stimolando l’emulazione ed il miglioramento reciproco delle prestazioni in materia di responsabilità sociale. Non esiste un metodo univoco per sensibilizzare in tema di responsabilità sociale e su come gestire un’impresa socialmente responsabile dal momento che un percorso di responsabilità sociale serio e duraturo nel tempo ha sempre a che fare con un cambiamento organizzativo graduale. Entrando nel merito delle tempistiche, mentre l’azione di sensibilizzazione degli stakeholder interni deve essere iniziata da subito - ad esempio attraverso momenti di confronto organizzati da ciascun responsabile con i propri collaboratori, suddivisi in piccoli gruppi - l’attività di comunicazione esterna, finalizzata ad allineare i soggetti che operano nell'organizzazione alla nuova visione e a riflettere assieme sugli impatti operativi che l’adozione di un percorso di responsabilità sociale porta con sé, dovrà essere avviata solo dopo aver consolidato quella interna. Difatti nei percorsi di responsabilità sociale, la coerenza agita e/o percepita e l’esempio fornito dall’alto valgono più di qualunque azione di comunicazione, anche se efficacemente strutturata. 6.5 FORMAZIONE Diversamente dalla sensibilizzazione, la formazione assume connotati diversi a seconda del destinatario a cui si rivolge. La formazione dei dipendenti/collaboratori è parte cardine dell’integrazione della responsabilità. Come in precedenza riportato le imprese a valore artigiano devono cercare di attrarre e conservare i lavoratori più qualificati, migliorando l’equilibrio tra lavoro, famiglia e tempo libero e cercando una sempre maggiore diversità delle risorse umane. In questo senso le prassi di reclutamento © UNI 26
  • 29. UNI/PdR 51:2018 dovrebbero facilitare l’assunzione di persone provenienti da minoranze etniche, donne e disoccupati di lungo periodo in modo da giocare anche un ruolo fondamentale per quanto riguarda l’istruzione e la formazione, lungo tutto l’arco della vita, nonché l’elaborazione di programmi che facilitino il passaggio dei giovani dal mondo della scuola al mondo del lavoro. Un esempio particolarmente significativo è costituito dal modello innovativo di formazione “basato sui valori” da affiancare ai programmi di formazione sulla “compliance”, per massimizzare i risultati della conformità alla normativa ed ai principi etici. Più in particolare, il modello si pone l’obiettivo di promuovere la cultura dell’integrità degli individui attraverso lo sviluppo del loro grado di ragionamento etico. Questo può avvenire mediante l’elaborazione di un Manifesto etico dell’impresa a valore artigiano (vedere Appendice B), da contestualizzare rispetto ai diversi ruoli e ambiti di attività degli individui, in modo da facilitare la realizzazione di percorsi formativi per una migliore definizione del ruolo professionale e per lo sviluppo della consapevolezza in ambito di responsabilità sociale dell’attività lavorativa. 7 MONITORAGGIO E MISURAZIONE 7.1 STRUMENTI DI MONITORAGGIO E MISURAZIONE I sistemi di monitoraggio e la misurazione sono strumenti coerenti e sinergici per una miglior comprensione delle prestazioni di responsabilità sociale dell’impresa a valore artigiano, anche ai fini della gestione del rischio. È molto probabile che nell’impresa a valore artigiano sia già presente ed attivo un sistema di monitoraggio interno. Ad esempio, qualora l’organizzazione abbia un sistema di gestione (per la sicurezza, l’ambiente, ecc.) saranno posti in essere audit periodici, condotti al fine di verificare la conformità rispetto alle norme prese a riferimento e alle procedure interne. Ancora, in presenza di un modello organizzativo ai sensi del Decreto Legislativo 231/01, vengono effettuati audit ai fini di verificare l’applicazione delle procedure del modello. Al fine di assicurare un monitoraggio e una misurazione coerenti con le caratteristiche delle imprese a valore artigiano è fondamentale che ci sia un referente o una funzione dedicata, un controllo periodico, un sistema di raccolta dati strutturato e integrato, un sistema condiviso di reportistica. La reportistica gioca un ruolo importante considerando i principi di trasparenza e accountability su cui si fonda la UNI ISO 26000, che richiedono all’impresa a valore artigiano di fornire agli stakeholder informazioni e dati sui temi fondamentali. Il sistema di monitoraggio e misurazione deve infatti essere in grado di: - identificare carenze nell’applicazione di requisiti di legge e altri requisiti definiti dall’organizzazione; - disporre di un cruscotto di indicatori idonei ed appropriati, definiti rispetto agli aspetti specifici trattati nell’ambito dei temi fondamentali e capace di restituire agli stakeholder interni ed esterni una fotografia accurata, completa e comprensibile del contributo che l’impresa ha fornito a favore dello sviluppo sostenibile e delle ricadute che ne sono derivate sui diversi stakeholder e sull’ambiente; © UNI 27
  • 30. UNI/PdR 51:2018 - governare il processo di attuazione, il controllo interno e il processo di raccolta dati anche ai fini della responsabilità di rendere conto, in modo da valorizzare la sinergia tra funzioni, la razionalizzazione dell’impegno e la condivisione dei risultati; - verificare l’implementazione delle azioni previste nel piano d'azione, garantendo il rispetto dei tempi; - identificare e misurare il rischio d'impresa, ivi compreso quello reputazionale. Applicare i criteri definiti nella UNI ISO 26000 non significa necessariamente aggiungere nuove modalità o canali di monitoraggio e misurazione, ma anzi sviluppare una visione d’insieme sinergica e virtuosa degli strumenti e certificazioni, accreditamenti già esistenti e utilizzati dall’impresa a valore artigiano. Il monitoraggio fa riferimento a quelle attività (ad esempio, audit) finalizzate alla raccolta di evidenze che un determinato processo sia: - conforme al principio di legalità; - conforme alle connesse procedure/istruzioni interne; - conforme al piano d'azione. Per quanto riguarda la misurazione, l’approccio che viene qui proposto si basa, oltre che sulla coerenza con i principi, i temi fondamentali e gli aspetti specifici della UNI ISO 26000, anche su: - coerenza con le caratteristiche delle imprese a valore artigiano; - coerenza con gli approcci ESG (Environment, Social and Governance), BES (Benessere equo e sostenibile); - coerenza con una governance multistakeholder; - integrazione con norme, certificazioni, accreditamenti già utilizzati dalle imprese a valore artigiano; - coerenza con sistemi di misura/valutazione già presenti a livello locale e nazionale (es. Imprese Responsabili, Buone Prassi CSR, Unioncamere). Il sistema di valutazione richiede la definizione di indicatori (che devono rispettare le caratteristiche riportate nel punto 5.6) significativi, chiari, ben definiti, misurabili e capaci di non deludere i valori e le aspettative degli stakeholder. Il primo step del processo di valutazione è dedicato all’autovalutazione che può essere effettuata utilizzando un sistema di valutazione del Rating Sociale che aiuta a fotografare lo stato esistente. Il secondo step è l’utilizzo del sistema di autovalutazione qui proposto e creato ad hoc per le imprese a valore artigiano finalizzato a misurare e dare evidenza delle prestazioni di responsabilità sociale di un’organizzazione, all’analisi dello scostamento al fine di evidenziare eventuali carenze da sanare con nuove azioni, attività, interventi, misurati e controllati da idonei indicatori. © UNI 28
  • 31. UNI/PdR 51:2018 7.2 SISTEMA DI AUTOVALUTAZIONE PER LE IMPRESE A VALORE ARTIGIANO Il sistema di autovalutazione prevede l’integrazione dei principi UNI ISO 26000, delle dimensioni di valutazione proposte dai sistemi ESG e BES, sul principio di valutazione dell’impatto su tutti gli stakeholder interni ed esterni e declinato sulle caratteristiche delle imprese a valore artigiano. Il sistema è composto da due step: - il primo step di autovalutazione utilizza il Sistema di Valutazione del Rating Sociale basato sui criteri generali ESG (vedere Appendice C); - il secondo step di autovalutazione prevede l’utilizzo del Sistema di valutazione creato ad hoc e criteri specifici per le imprese a valore artigiano (vedere Appendice C). Sulla base degli step sopra citati, si è giunti alla definizione del seguente prospetto per l’autovalutazione utilizzabile dalle imprese a valore artigiano per il monitoraggio del proprio Rating Sociale. © UNI 29
  • 32. UNI/PdR 51:2018 DIMENSIONE SOTTO- DIMENSIONE CATEGORIA PESO AUTOVALUTAZIONE (selezionare una valutazione: Bassa: 0-1, Media: 2-3, Alta: 4-5) BUONE PRATICHE AUTO-VALUTAZIONE KPIs ESEMPLIFICATIVI PUNTEGGIO OTTENUTO VALUTAZIONE DIMENSIONE AMBIENTE AMBIENTE Performance di processo Ridurre le emissioni inquinanti 5% Kg CO2 abbattuta all’anno rispetto ad ogni pratica (formazione su tematiche di risparmio, utilizzo fonti rinnovabili) Verrà visualizzato il punteggio ottenuto per ogni categoria (prodotto delle caselle Auto- valutazione e Peso) Verrà visualizzato il punteggio totalizzato per la dimensione AMBIENTE sulla base della propria auto- valutazione Utilizzo di vernici e solventi a basso impatto ambientale Adozione di policy per la formazione del personale su tematiche ambientali, di riduzione delle emissioni, ecc. Messa in modalità stand-by delle attrezzature Incrementare il risparmio energetico 15% Litri d’acqua risparmiati all’anno Kwh/anno prodotti da fonti rinnovabili Diminuire i consumi derivanti dai trasporti o studiare alternative a basso impatto ambientale 15% Kg CO2 abbattuta all’anno rispetto ad ogni pratica (mobilità sostenibile per i dipendenti/collaboratori, recupero/rigenerazione di materie prime, ottimizzazione logistica) Promuovere attività di carsharing casa-lavoro/utilizzo mezzi pubblici (convenzioni)/biciclette aziendali Utilizzare veicoli ecologici (a gas, elettrici o ibridi) © UNI 30
  • 33. UNI/PdR 51:2018 DIMENSIONE SOTTO- DIMENSIONE CATEGORIA PESO AUTOVALUTAZIONE (selezionare una valutazione: Bassa: 0-1, Media: 2-3, Alta: 4-5) BUONE PRATICHE AUTOVALUTAZIONE KPIs ESEMPLIFICATIVI PUNTEGGIO OTTENUTO VALUTAZIONE DIMENSIONE AMBIENTE AMBIENTE Ottimizzare il riciclo rifiuti/prodotti/ materiali 5% Kg di rifiuti abbattuti per tipologia di rifiuto (plastica, carta, vetro, inorganico, organico) Verrà visualizzato il punteggio ottenuto per ogni categoria (prodotto delle caselle Auto- valutazione e Peso) Osservazione della raccolta differenziata Riutilizzo di prodotti usati, ma in buone condizioni a favore di fasce sensibili di consumatori (donare pc alle scuole, scrivanie, ecc.) Adozione di buone prassi per lo smaltimento degli scarti/rifiuti di produzione Performance di prodotto Realizzare prodotti maggiormente sostenibili 10% Numero prodotti sostenibili/Numero totale prodotti Verrà visualizzato il punteggio totalizzato per la dimensione AMBIENTE sulla base della propria auto-valutazione Servizio diretto/indiretto supporto ai clienti per incrementare la durata dei prodotti, facilitarne la riparabilità e la durabilità Utilizzare materiale di riciclo 15% Kg utilizzati da materiale di riciclo/Kg tot materiale utilizzati Sviluppo di prodotti tesi ad ottenere un maggior recupero/rigenerazione delle materie prime e delle componenti di cui sono costituiti Stampa fronte /retro e riciclo della carta stampata solo su un lato per il retro fotocopie di servizio © UNI 31
  • 34. UNI/PdR 51:2018 DIMENSIONE SOTTO- DIMENSIONE CATEGORIA PESO AUTOVALUTAZIONE (selezionare una valutazione: Bassa: 0-1, Media: 2-3, Alta: 4-5) BUONE PRATICHE AUTOVALUTAZIONE KPIs ESEMPLIFICATIVI PUNTEGGIO OTTENUTO VALUTAZIONE DIMENSIONE AMBIENTE AMBIENTE Performance di prodotto Utilizzare packaging sostenibile/riciclabile 20% Riduzione di Kg di plastica Verrà visualizzato il punteggio ottenuto per ogni categoria (prodotto delle caselle Auto- valutazione e Peso) Verrà visualizzato il punteggio totalizzato per la dimensione AMBIENTE sulla base della propria auto-valutazione Sistemi di gestione Ottenere certificazioni ambientali 15% Numero e tipologia di certificazioni Adeguamento ai Criteri Ambientali Minimi (CAM) Adozione di certificazioni sul prodotto e tracciabilità quali marchi sociali/ecologici/territoriali (ECOLABEL; FSC; EMAS, ecc.) © UNI 32
  • 35. UNI/PdR 51:2018 DIMENSIONE SOTTO- DIMENSIONE CATEGORIA PESO AUTO-VALUTAZIONE (selezionare una valutazione: Bassa: 0-1, Media: 2-3, Alta: 4-5) BUONE PRATICHE AUTO- VALUTAZIONE KPIs ESEMPLIFICATIVI PUNTEGGIO OTTENUTO VALUTAZIONE DIMENSIONE SOCIALE SOCIALE Dipendenti/ Collaboratori Welfare Conciliazione Famiglia-Lavoro 10% Flessibilità dell'orario di lavoro Verrà visualizzato il punteggio ottenuto per ogni categoria (prodotto delle caselle Auto- valutazione e Peso) Verrà visualizzato il punteggio totalizzato per la dimensione SOCIALE sulla base della propria auto- valutazione % lavoratori svantaggiati % lavoratori giovani (under 35) % lavoratori con orari flessibili/smartworking % madri lavoratrici % lavoratrici donne Agevolazioni per i dipendenti/collaboratori (asilo nido, convenzioni, sostegno allo studio figli dipendenti/collaboratori, ecc.) Gestione dei dipendenti/collaboratori 10% Presenza/assenza sistema di monitoraggio del clima aziendale Policy contro la discriminazione in ambito assunzione/retribuzione/forma zione/promozione/licenziamen to/pensionamento in base alle etnie, ceti, origini, invalidità, ecc. Presenza di pratiche di ristrutturazioni/riorganizzazioni responsabili © UNI 33
  • 36. UNI/PdR 51:2018 DIMENSIONE SOTTO- DIMENSIONE CATEGORIA PESO AUTOVALUTAZIONE (selezionare una valutazione: Bassa: 0-1, Media: 2-3, Alta: 4-5) BUONE PRATICHE AUTO- VALUTAZIONE KPIs ESEMPLIFICATIVI PUNTEGGIO OTTENUTO VALUTAZIONE DIMENSIONE SOCIALE SOCIALE Dipendenti/ collaboratori Gestione dei dipendenti/collaboratori 10% Presenza di strumenti per facilitare il coinvolgimento dei dipendenti/collaboratori Verrà visualizzato il punteggio ottenuto per ogni categoria (prodotto delle caselle Auto- valutazione e Peso) Verrà visualizzato il punteggio totalizzato per la dimensione SOCIALE sulla base della propria auto- valutazione Adozione di sistemi di valutazione della performance dei dipendenti/collaboratori in rapporto alla strategia aziendale Rapporto fra stipendio massimo e stipendio minimo Possibilità di crescita all'interno dell'impresa Livello di turnover Definizione di indicatori di performance concordati con i dipendenti/collaboratori in una logica di efficienza ed efficacia © UNI 34
  • 37. UNI/PdR 51:2018 DIMENSIONE SOTTO- DIMENSIONE CATEGORIA PESO AUTOVALUTAZIONE (selezionare una valutazione: Bassa: 0-1, Media: 2-3, Alta: 4-5) BUONE PRATICHE AUTO- VALUTAZIONE KPIs ESEMPLIFICATIVI PUNTEGGIO OTTENUTO VALUTAZIONE DIMENSIONE SOCIALE SOCIALE Dipendenti/collab oratori Salute e sicurezza 10% Presenza di certificazioni oltre gli obblighi di legge Verrà visualizzato il punteggio ottenuto per ogni categoria (prodotto delle caselle Auto- valutazione e Peso) Verrà visualizzato il punteggio totalizzato per la dimensione SOCIALE sulla base della propria auto- valutazione Adottare una Policy aziendale contro assunzione di alcool, droghe e gioco d'azzardo che coinvolga tutti i ruoli aziendali Organizzazione di incontri formativi/informativi sulla salute e sicurezza sul posto di lavoro (anche con coinvolgimento ASST) Numero ed entità degli infortuni (range calcolabile sul numero di giorni di prognosi) Investimenti per migliorare la salute e sicurezza/totale investimenti Valorizzazione professionale e Pari Opportunità 10% Ore medie di formazione annue per dipendente Ore di formazione oltre il limite di legge Presenza di percorsi di accompagnamento per sviluppo carriera Rapporto tra stipendio lavoratori uomini e lavoratrici donne Favorire l'integrazione etnico- culturale in ambito lavorativo © UNI 35
  • 38. UNI/PdR 51:2018 DIMENSIONE SOTTO- DIMENSIONE CATEGORIA PESO AUTOVALUTAZIONE (selezionare una valutazione: Bassa: 0-1, Media: 2-3, Alta: 4-5) BUONE PRATICHE AUTO- VALUTAZIONE KPIs ESEMPLIFICATIVI PUNTEGGIO OTTENUTO VALUTAZIONE DIMENSIONE SOCIALE SOCIALE Clienti Soddisfazione 5% Presenza di un sistema di monitoraggio della soddisfazione clienti Verrà visualizzato il punteggio ottenuto per ogni categoria (prodotto delle caselle Auto- valutazione e Peso) Verrà visualizzato il punteggio totalizzato per la dimensione SOCIALE sulla base della propria auto-valutazione Numero di reclami medio annuo Relazioni/progettualità con le associazioni di consumatori Protezione 10% Numero ed elenco di associazioni dei consumatori coinvolte Presenza di tutele e garanzie su prodotti e servizi, gratuita e oltre obblighi di legge Presenza di progetti finalizzati all’inclusione dei consumatori nella progettazione dei prodotti/servizi Qualità del servizio/ prodotto 10% Numero ed elenco di certificazioni/etichette di qualità sul prodotto Sensibilizzazione del consumatore/cliente all'acquisto responsabile (attivazione rapporti GAS "Gruppi acquisto solidale") © UNI 36
  • 39. UNI/PdR 51:2018 DIMENSIONE SOTTO- DIMENSIONE CATEGORIA PESO AUTOVALUTAZIONE (selezionare una valutazione: Bassa: 0-1, Media: 2-3, Alta: 4-5) BUONE PRATICHE AUTO- VALUTAZIONE KPIs ESEMPLIFICATIVI PUNTEGGIO OTTENUTO VALUTAZIONE DIMENSIONE SOCIALE SOCIALE Fornitori Selezione 5% % fornitori Km 0 Verrà visualizzato il punteggio ottenuto per ogni categoria (prodotto delle caselle Auto- valutazione e Peso) Verrà visualizzato il punteggio totalizzato per la dimensione SOCIALE sulla base della propria auto-valutazione % fornitori selezionati in base al rispetto di requisiti sociali (contro ogni forma di discriminazione e sfruttamento) % fornitori selezionati in base al rispetto di requisiti ambientali (riciclo, utilizzo prodotti sostenibili, % fornitori certificati ISO 14000, EMAS, ecc.) Gestione 5% Tempo medio di ritardo nei pagamenti Presenza di azioni di coinvolgimento e sensibilizzazione dei fornitori sul tema della responsabilità sociale, della sicurezza Presenza di un sistema di valutazione della soddisfazione Trasparenza 5% Presenza di pratiche di trasparenza nei processi di selezione (linee guida OCSE, ecc.) Coinvolgimento fornitori nella sottoscrizione del codice etico della propria impresa © UNI 37
  • 40. UNI/PdR 51:2018 DIMENSIONE SOTTO- DIMENSIONE CATEGORIA PESO AUTOVALUTAZIONE (selezionare una valutazione: Bassa: 0-1, Media: 2-3, Alta: 4-5) BUONE PRATICHE AUTO- VALUTAZIONE KPIs ESEMPLIFICATIVI PUNTEGGIO OTTENUTO VALUTAZIONE DIMENSIONE SOCIALE SOCIALE Comunità locali Indotto sul territorio 10% n. di posti di lavoro generati all’anno sul territorio Verrà visualizzato il punteggio ottenuto per ogni categoria (prodotto delle caselle Auto- valutazione e Peso) Verrà visualizzato il punteggio totalizzato per la dimensione SOCIALE sulla base della propria auto- valutazione Presenza di volontariato d'impresa n. percorsi di alternanza scuola-lavoro n. percorsi di collaborazione con centri di ricerca ed università n. di apprendistato di primo e terzo livello avviati Supporto alla comunità 10% Realizzazione - partecipazione progetti di riqualificazione aree verdi/rigenerazione urbana © UNI 38
  • 41. UNI/PdR 51:2018 DIMENSIONE SOTTO- DIMENSIONE CATEGORIA PESO AUTOVALUTAZIONE (selezionare una valutazione: Bassa: 0-1, Media: 2-3, Alta: 4-5) BUONE PRATICHE AUTO- VALUTAZIONE KPIs ESEMPLIFICATIVI PUNTEGGIO OTTENUTO VALUTAZIONE DIMENSIONE SOCIALE SOCIALE Comunità locali Supporto alla comunità 10% Realizzazione di progetti sociali in partnership con enti non-profit (iniziative di CRM - Cause Related Marketing) Verrà visualizzato il punteggio ottenuto per ogni categoria (prodotto delle caselle Auto- valutazione e Peso) Verrà visualizzato il punteggio totalizzato per la dimensione SOCIALE sulla base della propria auto- valutazione % fatturato o euro totali utilizzati per programmi di supporto ai giovani (scuola, sport, musica, cultura, ecc.) % fatturato o euro totali utilizzati per donazioni filantropiche % fatturato o euro totali utilizzati per progetti a sostegno alla difesa dei diritti umani (politici, lavoro minorile) % fatturato o euro totali utilizzati per programmi che si occupano di problematiche ambientali % fatturato o euro totali utilizzati per sostegno d'iniziative nell'ambito della cooperazione internazionale e del non profit % fatturato o euro totali utilizzati per istituzione di borse di studio/premi © UNI 39
  • 42. UNI/PdR 51:2018 DIMENSIONE SOTTO- DIMENSIONE CATEGORIA PESO AUTOVALUTAZIONE (selezionare una valutazione: Bassa: 0-1, Media: 2-3, Alta: 4-5) BUONE PRATICHE AUTO- VALUTAZIONE KPIs ESEMPLIFICATIVI PUNTEGGIO OTTENUTO VALUTAZIONE DIMENSIONE SOCIALE SOCIALE Comunità locali Supporto alla comunità 10% % fatturato o euro totali utilizzati a sostegno di programmi di ricerca (medica, malattie particolari, ecc.) Verrà visualizzato il punteggio ottenuto per ogni categoria (prodotto delle caselle Auto- valutazione e Peso) Verrà visualizzato il punteggio totalizzato per la dimensione SOCIALE sulla base della propria auto- valutazione % fatturato o euro totali utilizzati per programmi di assistenza per gli anziani, malati, disabili, detenuti, comunità di recupero o altri soggetti in situazione di disagio © UNI 40
  • 43. UNI/PdR 51:2018 DIMENSIONE SOTTO- DIMENSIONE CATEGORIA PESO AUTOVALUTAZIONE (selezionare una valutazione: Bassa: 0-1, Media: 2-3, Alta: 4-5) BUONE PRATICHE AUTO- VALUTAZIONE KPIS ESEMPLIFICATIVI PUNTEGGIO OTTENUTO VALUTAZIONE DIMENSIONE GOVERNANCE GOVERNANCE Indipendenza e trasparenza dei processi decisionali Indipendenza e trasparenza dei processi decisionali 30% Presenza di politiche per l’anticorruzione oltre legge Verrà visualizzato il punteggio ottenuto per ogni categoria (prodotto delle caselle Auto- valutazione e Peso) Verrà visualizzato il punteggio totalizzato per la dimensione GOVERNANCE sulla base della propria autovalutazione Presenza di sistemi di coinvolgimento dei dipendenti/collaboratori nelle decisioni Presenza di un sistema di gestione dei rischi Adozione del rating di legalità Criteri contrattuali trasparenti e collaborativi Inclusione dei clienti/consumatori nella progettazione di prodotti/servizi/indicazioni, ecc. Pubblicizzazione sul sito internet delle policy di governance e policy interne ai fini della trasparenza e prevenzione alla corruzione/contraffazione Adozione patti di integrità per le gare di fornitura © UNI 41
  • 44. UNI/PdR 51:2018 DIMENSIONE SOTTO- DIMENSIONE CATEGORIA PESO AUTOVALUTAZIONE (selezionare una valutazione: Bassa: 0-1, Media: 2-3, Alta: 4-5) BUONE PRATICHE AUTO- VALUTAZIONE KPIS ESEMPLIFICATIVI PUNTEGGIO OTTENUTO VALUTAZIONE DIMENSIONE GOVERNANCE GOVERNANCE Indipendenza e trasparenza dei processi decisionali Indipendenza e trasparenza dei processi decisionali 30% Divulgazione del proprio codice etico/ manifesto/ politiche della qualità Verrà visualizzato il punteggio ottenuto per ogni categoria (prodotto delle caselle Auto- valutazione e Peso) Verrà visualizzato il punteggio totalizzato per la dimensione GOVERNANCE sulla base della propria autovalutazione Meccanismi per tenere traccia dei comportamenti etici dei fornitori e sub- fornitori in linea con i propri Policy per la regolarità contributiva dei collaboratori (DURC) Adozione Modello di Organizzazione e Gestione (MOG) © UNI 42
  • 45. UNI/PdR 51:2018 DIMENSIONE SOTTO- DIMENSIONE CATEGORIA PESO AUTOVALUTAZIONE (selezionare una valutazione: Bassa: 0-1, Media: 2-3, Alta: 4-5) BUONE PRATICHE AUTO- VALUTAZIONE KPIs ESEMPLIFICATIVI PUNTEGGIO OTTENUTO VALUTAZIONE DIMENSIONE GOVERNANCE GOVERNANCE Sistemi di gestione Codici/certificazioni 30% Adozione di codice di condotta etico/manifesto etico/carta dei valori Verrà visualizzato il punteggio ottenuto per ogni categoria (prodotto delle caselle Auto- valutazione e Peso) Verrà visualizzato il punteggio totalizzato per la dimensione GOVERNANCE sulla base della propria autovalutazione Adozione bilancio sociale di sostenibilità Adozione standard volontari (es. UNI EN ISO 9001; UNI EN ISO 14001, SA8000) Adozione di procedure interne all'impresa per la segnalazione di comportamenti illeciti o possibili rischi di illecito (Decreto Legislativo 231/2001) © UNI 43
  • 46. UNI/PdR 51:2018 DIMENSIONE SOTTO- DIMENSIONE CATEGORIA PESO AUTOVALUTAZIONE (selezionare una valutazione: Bassa: 0-1, Media: 2-3, Alta: 4-5) BUONE PRATICHE AUTO- VALUTAZIONE KPIs ESEMPLIFICATIVI PUNTEGGIO OTTENUTO VALUTAZIONE DIMENSIONE GOVERNANCE GOVERNANCE Sistemi di gestione Equità 20% Rapporto fra stipendio massimo e stipendio minimo Verrà visualizzato il punteggio ottenuto per ogni categoria (prodotto delle caselle Auto- valutazione e Peso) Verrà visualizzato il punteggio totalizzato per la dimensione GOVERNANCE sulla base della propria autovalutazione Comunicare in modo chiaro e trasparente le iniziative intraprese a clienti/fornitori e partner Comunicare la propria performance aziendale in modo trasparente (autocontrollo e autovalutazione) Ricorrere alla mediazione nella risoluzione di controversie Adottare politiche che regolino il carico di lavoro previsto dalla legge (40 ore settimanali) Adottare politiche che regolino il rapporto tra ore di lavoro straordinarie e ordinarie © UNI 44
  • 47. UNI/PdR 51:2018 DIMENSIONE SOTTO- DIMENSIONE CATEGORIA PESO AUTOVALUTAZIONE (selezionare una valutazione: Bassa: 0- 1, Media: 2-3, Alta: 4-5) BUONE PRATICHE AUTO-VALUTAZIONE KPIs ESEMPLIFICATIVI PUNTEGGIO OTTENUTO VALUTAZIONE DIMENSIONE GOVERNANCE GOVERNANCE Sistemi di gestione Innovazione, Tecnologia e Sviluppo 20% % fatturato per investimenti in ricerca e innovazione Verrà visualizzato il punteggio ottenuto per ogni categoria (prodotto delle caselle Auto- valutazione e Peso) Verrà visualizzato il punteggio totalizzato per la dimensione GOVERNANCE sulla base della propria autovalutazione Presenza di brevetti Presenza di programma/impegno di tutela della proprietà intellettuale Definizione di un programma a difesa della proprietà intellettuale dell'impresa Sistema di valutazione di possibili rischi ambientali o verso la società che l'adozione di nuove tecnologie potrebbe causare (procedure analisi del rischio; adozione di prassi codificate formalmente) © UNI 45
  • 48. UNI/PdR 51:2018 APPENDICE A – TEMI FONDAMENTALI E ASPETTI SPECIFICI DELLA RESPONSABILITÀ SOCIALE – UNI ISO 26000 Tema fondamentale: Governo (governance) dell'organizzazione Tema fondamentale: Diritti umani Aspetto specifico n.1: Necessaria diligenza Aspetto specifico n.2: Situazioni di rischio per diritti umani Aspetto specifico n.3: Evitare le complicità Aspetto specifico n.4: Risoluzione delle controversie Aspetto specifico n.5: Discriminazione e gruppi vulnerabili Aspetto specifico n.6: Diritti civili Aspetto specifico n.7: Diritti economici, sociali e culturali Aspetto specifico n.8: Principi fondamentali e diritti sul lavoro Tema fondamentale: Rapporti e condizioni di lavoro Aspetto specifico n.1: Occupazione e rapporti di lavoro Aspetto specifico n.2: Condizioni di lavoro e protezione sociale Aspetto specifico n.3: Dialogo sociale Aspetto specifico n.4: Salute e sicurezza sul lavoro Aspetto specifico n.5: Sviluppo delle risorse umane e formazione sul luogo di lavoro Tema fondamentale: Ambiente Aspetto specifico n.1: Prevenzione dell'inquinamento Aspetto specifico n.2: Uso sostenibile delle risorse Aspetto specifico n.3: Mitigazione dei cambiamenti climatici e adattamento ad essi Aspetto specifico n.4: Protezione dell'ambiente, biodiversità e ripristino degli habitat naturali Tema fondamentale: Corrette prassi gestionali Aspetto specifico n.1: Lotta alla corruzione Aspetto specifico n.2: Coinvolgimento politico responsabile Aspetto specifico n.3: Concorrenza leale Aspetto specifico n.4: Promuovere la responsabilità sociale nella catena del valore Aspetto specifico n.5: Rispetto dei diritti di proprietà Tema fondamentale: Aspetti specifici relativi ai consumatori Aspetto specifico n.1: Comunicazione commerciale onesta, informazioni basate su dati di fatto e non ingannevoli e condizioni contrattuali corrette Aspetto specifico n.2: Protezione della salute e della sicurezza dei consumatori Aspetto specifico n.3: Consumo sostenibile Aspetto specifico n.4: Servizi e supporto ai consumatori, risoluzioni dei reclami e delle dispute Aspetto specifico n.5: Protezione dei dati e della riservatezza del consumatore Aspetto specifico n.6: Accesso ai servizi essenziali Aspetto specifico n.7: Educazione e consapevolezza Tema fondamentale: Coinvolgimento e sviluppo della comunità Aspetto specifico n.1: Coinvolgimento della comunità Aspetto specifico n.2: Istruzione e cultura Aspetto specifico n.3: Creazione di nuova occupazione e sviluppo delle competenze Aspetto specifico n.4: Sviluppo tecnologico e accesso alla tecnologia Aspetto specifico n.5: Creazione di ricchezza e reddito Aspetto specifico n.6: Salute Aspetto specifico n.7: Investimento sociale © UNI 46
  • 49. UNI/PdR 51:2018 APPENDICE B – MANIFESTO ETICO DELLE MPI E DELL’IMPRESA ARTIGIANA, OVVERO IMPRESE A VALORE ARTIGIANO Il Manifesto Etico riportato qui di seguito è una dichiarazione di impegni, risultato di un percorso di autovalutazione e di implementazione della Responsabilità Sociale condotta dall’impresa a valore artigiano nel rispetto della presente Prassi e per il tramite del “Sistema di Autovalutazione della Responsabilità Sociale per le MPI e imprese artigiane, ovvero imprese a valore artigiano" accessibile dal seguente link https://www.unipdr51.it/ © UNI 47