Bollettino (II/2009)

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Il semestrale di documenti ufficiali dell'arcidiocesi di Pescara-Penne.
Anno 2009, II semestre

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Bollettino (II/2009)

  1. 1. BOLLETTINO UFFICIALE DELLARCIDIOCESI METROPOLITANA DI PESCARA-PENNEANNO LXI MMIX - 2
  2. 2. Periodico Sede Legale:della Diocesi di Pescara Curia Arcivescovile Metropolitana Pescara-PenneAnno LXI - N° 2 Piazza Spirito Santo, 5Presidente: 65121 PESCARAS. E. R. Mons. Tommaso VALENTINETTIDirettore: Fotocomposizione e Stampa:Dott.ssa Lidia BASTI Tipografia Grafica LTDlidia.basti@poste.it 65016 MONTESILVANO (PE)Direttore Responsabile:Dott. Ernesto GRIPPO Rivista DiocesanaAmministratore: C.C.P. n° 16126658Can. Antonio DI GIULIO Periodico registrato presso il Tribunale di PescaraEditore: al n° 11/95 in data 24.05.1995Curia Arcivescovile Metropolitana Pescara-Penne Spedizione in abb. postale 50% PESCARA CURIA METROPOLITANA Piazza Spirito Santo, 5 - 65121 Pescara - Tel. 085-4222571 - Fax 085-4213149 www.diocesipescara.it ARCIVESCOVADO Piazza Spirito Santo, 5 - 65121 Pescara - Tel. 085-2058897
  3. 3. SOMMARIOLA PAROLA DEL PAPA Nuova veste grafica per il prossimo Bollettino ................................................................. pag. 5 Messaggio al Signor Jacques Diouf, Direttore Generale della F.A.O., in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2009 ....................................... pag. 9 Messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato (2010) .............................. “ 11 Omelia della Santa Messa di Mezzanotte solennità del Natale del Signore ........................ “ 14 Messaggio Urbi et Orbi - Natale 2009 ................................................................................. “ 19 Omelia nella Celebrazione dei Vespri e del Te Deum di ringraziamento per la fine dell’anno ............................................................................... “ 22 Messaggio per la Celebrazione della XLIII Giornata Mondiale della Pace 1° Gennaio 2010 - Se vuoi coltivare la Pace, custodisci il creato ....................................... “ 26VITA DIOCESANA NOMINE E DECRETI - ORDINAZIONI E MINISTERI Nomine e Decreti .................................................................................................................. “ 39 Ordinazioni e Ministeri ........................................................................................................ “ 44 VARIE Regolamento dell’Archivio Storico Diocesano di Pescara-Penne ....................................... “ 47 Omelia di Monsignor Giuseppe Bertello, Nunzio Apostolico in Italia presso la Santa Sede nella Solennità di San Cetteo, Vescovo e Martire............................... “ 58 Prolusione di Mons. Prof. Giuseppe Lorizio all’Inaugurazione dell’Anno Accademico dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose “Giuseppe Toniolo” - Pescara ........................... “ 63 Marcia per la Pace 2010 - Se vuoi coltivare la pace custodisci il creato.................................. “ 89 Errata Corrige ........................................................................................................................................ “ 91 MMIX - 2
  4. 4. Ultimo numero del bollettino della Chiesa Metropolita di Pescara-Penne.Dal prossimo semestre, infatti, il periodico diocesano, in collaborazionecon l’Ufficio per le comunicazioni sociali, si rinnoverà nella veste graficae nel contenuto. La volontà è quella di mantenere il tono istituzionale checaratterizza un documento ecclesiale, rendendolo, però più fruibile nel-l’organizzazione degli articoli e più interessante nella scelta dei pezzi in-seriti. Si cercherà di segnalare i discorsi papali meno conosciuti, così co-me si sintetizzeranno con maggiore attenzione le attività della vita dioce-sana proponendo discorsi integrali dei momenti più significativi. Si pro-porrà, inoltre, un’appendice, con pubblicazione di decreti, statuti e fax-si-mili di documenti ufficiali, che possa essere utile all’amministrazione par-rocchiale. Il bollettino, come già sperimentato con alcuni numeri, sarà an-che scaricabile dal sito diocesano, in modo da organizzare, passo dopopasso, un archivio virtuale facilmente consultabile. Simone ChiappettaPer eventuali comunicazioni, proposte e consigli è possibile inviare una mail a:comunicazioni.sociali@diocesipescara.it
  5. 5. LA PAROLA DEL PAPA
  6. 6. MESSAGGIO AL SIGNOR JACQUES DIOUF, DIRETTORE GENERALE DELLA F.A.O., IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DELL’ALIMENTAZIONE 2009 Al Signor Jacques Diouf Direttore Generale della F.A.O. Se la celebrazione della Giornata Mondiale dellAlimentazione richiamala fondazione della Fao e la sua azione per combattere la fame e la malnutri-zione, essa sottolinea soprattutto lurgenza e la necessità degli interventi afavore di tutti coloro che sono privi del pane quotidiano in tanti Paesi, permancanza di condizioni di sicurezza alimentare adeguate. La crisi attuale, che colpisce senza distinzione linsieme dei settori delle-conomia, investe particolarmente e con durezza il mondo agricolo, dove lasituazione diventa drammatica. Questa crisi chiede ai Governi e alle diversecomponenti della Comunità internazionale di operare scelte determinanti edefficaci. Garantire alle persone e ai popoli la possibilità di sconfiggere il flagellodella fame significa assicurare loro un accesso concreto a unadeguata e sa-na alimentazione. Si tratta, in effetti, di una concreta manifestazione del di-ritto alla vita, che, pur solennemente proclamato, resta troppo spesso lonta-no da una piena attuazione. Il tema scelto questanno dalla Fao per la Giornata Mondiale dellAli-mentazione è "Raggiungere la sicurezza alimentare in tempi di crisi". Essoinvita a considerare il lavoro agricolo come elemento fondamentale della si-curezza alimentare e, quindi, come una componente a pieno titolo dellatti-vità economica. Per tale motivo, lagricoltura deve poter disporre di investi-menti e di risorse sufficienti. Questo tema interpella e fa comprendere che ibeni della creazione sono limitati per loro natura: essi richiedono, dunque,atteggiamenti responsabili e capaci di favorire la sicurezza che si ricerca, 9
  7. 7. pensando anche a quella delle generazioni future. Una profonda solidarietàe una lungimirante fraternità sono dunque necessarie. Il conseguimento di questi obiettivi richiede una necessaria modificazio-ne degli stili di vita e dei modi di pensare. Obbliga la Comunità internazio-nale e le sue Istituzioni a intervenire in maniera più adeguata e forte. Auspi-co che tale intervento possa favorire una cooperazione che protegga i meto-di di coltivazione propri di ogni regione ed eviti un uso sconsiderato dellerisorse naturali. Auspico, inoltre, che tale cooperazione salvaguardi i valoripropri del mondo rurale e i fondamentali diritti di quanti lavorano la terra.Mettendo da parte privilegi, profitti e comodità, questi obiettivi potranno al-lora essere realizzati a vantaggio di uomini, donne, bambini, famiglie e co-munità, che vivono nelle regioni più povere del pianeta e sono, dunque, piùvulnerabili. Lesperienza dimostra che le soluzioni tecniche, anche avanzate,mancano di efficacia se non si riferiscono innanzitutto alla persona, che vie-ne per prima e che, nella sua dimensione spirituale e materiale, è alloriginee al termine di ogni attività. Laccesso al cibo, più che un bisogno elementare, è un diritto fondamen-tale delle persone e dei popoli. Potrà diventare una realtà e una sicurezza, sesarà garantito un adeguato sviluppo in tutte le diverse regioni. In particola-re, il dramma della fame potrà essere superato solo "eliminando le causestrutturali che lo provocano e promuovendo lo sviluppo agricolo dei Paesipiù poveri mediante investimenti in infrastrutture rurali, in sistemi di irriga-zione, in trasporti, in organizzazione dei mercati, in formazione e diffusionedi tecniche agricole appropriate, capaci cioè di utilizzare al meglio le risorseumane, naturali e socio-economiche maggiormente accessibili a livello lo-cale" (Caritas in veritate, n. 27). La Chiesa cattolica, fedele alla sua vocazione a essere vicina ai più indi-fesi, promuove, sostiene e partecipa agli sforzi realizzati per permettere aogni popolo e comunità di disporre dei mezzi necessari a garantire un ade-guato livello di sicurezza alimentare. Con questi voti, Le rinnovo, Signor Direttore Generale, le espressionidella mia alta considerazione, ed invoco sulla Fao, i suoi Stati membri e ilpersonale tutto abbondanti benedizioni divine. Dal Vaticano, 16 ottobre 2009 10
  8. 8. MESSAGGIO PER LA GIORNATA MONDIALE DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO (2010) "I migranti e i rifugiati minorenni" Cari fratelli e sorelle, la celebrazione della Giornata del Migrante e del Rifugiato mi offre nuo-vamente loccasione di manifestare la costante sollecitudine che la Chiesanutre verso coloro che vivono, in vari modi, lesperienza dellemigrazione.Si tratta di un fenomeno che, come ho scritto nellEnciclica Caritas in veri-tate, impressiona per il numero di persone coinvolte, per le problematichesociali, economiche, politiche, culturali e religiose che solleva, per le sfidedrammatiche che pone alle comunità nazionali e a quella internazionale. Ilmigrante è una persona umana con diritti fondamentali inalienabili da ri-spettare sempre e da tutti (cfr n. 62). Il tema di questanno - "I migranti e irifugiati minorenni" tocca un aspetto che i cristiani valutano con grande at-tenzione, memori del monito di Cristo, il quale nel giudizio finale conside-rerà riferito a Lui stesso tutto ciò che è stato fatto o negato "a uno solo diquesti più piccoli" (cfr Mt 25, 40.45). E come non considerare tra "i più pic-coli" anche i minori migranti e rifugiati? Gesù stesso da bambino ha vissutolesperienza del migrante perché, come narra il Vangelo, per sfuggire alleminacce di Erode dovette rifugiarsi in Egitto insieme a Giuseppe e Maria(cfr Mt 2,14). Se la Convenzione dei Diritti del Bambino afferma con chiarezza che vasempre salvaguardato linteresse del minore (cfr art. 3), al quale vanno rico-nosciuti i diritti fondamentali della persona al pari delladulto, purtropponella realtà questo non sempre avviene. Infatti, mentre cresce nellopinionepubblica la consapevolezza della necessità di unazione puntuale e incisiva aprotezione dei minori, di fatto tanti sono lasciati in abbandono e, in vari mo-di, si ritrovano a rischio di sfruttamento. Della drammatica condizione incui essi versano, si è fatto interprete il mio venerato Predecessore GiovanniPaolo II nel messaggio inviato il 22 settembre del 1990 al Segretario Gene-rale delle Nazioni Unite, in occasione del Vertice Mondiale per i Bambini."Sono testimone - egli scrisse - della straziante condizione di milioni di 11
  9. 9. bambini di ogni continente. Essi sono più vulnerabili perché meno capaci difar sentire la loro voce" (Insegnamenti XIII, 2, 1990, p. 672). Auspico dicuore che si riservi la giusta attenzione ai migranti minorenni, bisognosi diun ambiente sociale che consenta e favorisca il loro sviluppo fisico, cultura-le, spirituale e morale. Vivere in un paese straniero senza effettivi punti diriferimento crea ad essi, specialmente a quelli privi dellappoggio della fa-miglia, innumerevoli e talora gravi disagi e difficoltà. Un aspetto tipico della migrazione minorile è costituito dalla situazionedei ragazzi nati nei paesi ospitanti oppure da quella dei figli che non vivonocon i genitori emigrati dopo la loro nascita, ma li raggiungono successiva-mente. Questi adolescenti fanno parte di due culture con i vantaggi e le pro-blematiche connesse alla loro duplice appartenenza, condizione questa chetuttavia può offrire lopportunità di sperimentare la ricchezza dellincontrotra differenti tradizioni culturali. È importante che ad essi sia data la possi-bilità della frequenza scolastica e del successivo inserimento nel mondo dellavoro e che ne vada facilitata lintegrazione sociale grazie a opportunestrutture formative e sociali. Non si dimentichi mai che ladolescenza rap-presenta una tappa fondamentale per la formazione dellessere umano. Una particolare categoria di minori è quella dei rifugiati che chiedonoasilo, fuggendo per varie ragioni dal proprio paese, dove non ricevono ade-guata protezione. Le statistiche rivelano che il loro numero è in aumento. Sitratta dunque di un fenomeno da valutare con attenzione e da affrontare conazioni coordinate, con misure di prevenzione, di protezione e di accoglienzaadatte, secondo quanto prevede anche la stessa Convenzione dei Diritti delBambino (cfr art. 22). Mi rivolgo ora particolarmente alle parrocchie e alle molte associazionicattoliche che, animate da spirito di fede e di carità, compiono grandi sforziper venire incontro alle necessità di questi nostri fratelli e sorelle. Mentreesprimo gratitudine per quanto si sta facendo con grande generosità, vorreiinvitare tutti i cristiani a prendere consapevolezza della sfida sociale e pa-storale che pone la condizione dei minori migranti e rifugiati. Risuonanonel nostro cuore le parole di Gesù: "Ero forestiero e mi avete ospitato" (Mt25,35), come pure il comandamento centrale che Egli ci ha lasciato: amareDio con tutto il cuore, con tutta lanima e con tutta la mente, ma unito alla- 12
  10. 10. more al prossimo (cfr Mt 22,37-39). Questo ci porta a considerare che ogninostro concreto intervento deve nutrirsi prima di tutto di fede nellazionedella grazia e della Provvidenza divina. In tal modo anche laccoglienza e lasolidarietà verso lo straniero, specialmente se si tratta di bambini, divieneannuncio del Vangelo della solidarietà. La Chiesa lo proclama quando aprele sue braccia e opera perché siano rispettati i diritti dei migranti e dei rifu-giati, stimolando i responsabili delle Nazioni, degli Organismi e delle istitu-zioni internazionali perché promuovano opportune iniziative a loro soste-gno. Vegli su tutti materna la Beata Vergine Maria e ci aiuti a comprenderele difficoltà di quanti sono lontani dalla propria patria. A quanti sono coin-volti nel vasto mondo dei migranti e rifugiati assicuro la mia preghiera eimparto di cuore la Benedizione Apostolica. Dal Vaticano, 16 ottobre 2009 13
  11. 11. OMELIA DELLA SANTA MESSA DI MEZZANOTTE SOLENNITÀ DEL NATALE DEL SIGNORE Basilica Vaticana Giovedì, 24 dicembre 2009 Cari fratelli e sorelle, “Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio” (Is 9, 5). Ciò cheIsaia, guardando da lontano verso il futuro, dice a Israele come consolazio-ne nelle sue angustie ed oscurità, l’Angelo, dal quale emana una nube di lu-ce, lo annuncia ai pastori come presente: “Oggi, nella città di Davide, è natoper voi un Salvatore, che è Cristo Signore” (Lc 2, 11). Il Signore è presente.Da questo momento, Dio è veramente un “Dio con noi”. Non è più il Diodistante, che, attraverso la creazione e mediante la coscienza, si può in qual-che modo intuire da lontano. Egli è entrato nel mondo. È il Vicino. Il Cristorisorto lo ha detto ai suoi, a noi: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino al-la fine del mondo” (Mt 28, 20). Per voi è nato il Salvatore: ciò che l’Angeloannunciò ai pastori, Dio ora lo richiama a noi per mezzo del Vangelo e deisuoi messaggeri. È questa una notizia che non può lasciarci indifferenti. Seè vera, tutto è cambiato. Se è vera, essa riguarda anche me. Allora, come ipastori, devo dire anch’io: Orsù, voglio andare a Betlemme e vedere la Pa-rola che lì è accaduta. Il Vangelo non ci racconta senza scopo la storia deipastori. Essi ci mostrano come rispondere in modo giusto a quel messaggioche è rivolto anche a noi. Che cosa ci dicono allora questi primi testimonidell’incarnazione di Dio? Dei pastori è detto anzitutto che essi erano persone vigilanti e che il mes-saggio poteva raggiungerli proprio perché erano svegli. Noi dobbiamo sve-gliarci, perché il messaggio arrivi fino a noi. Dobbiamo diventare personeveramente vigilanti. Che significa questo? La differenza tra uno che sogna euno che sta sveglio consiste innanzitutto nel fatto che colui che sogna si tro-va in un mondo particolare. Con il suo io egli è rinchiuso in questo mondodel sogno che, appunto, è soltanto suo e non lo collega con gli altri. Sve-gliarsi significa uscire da tale mondo particolare dell’io ed entrare nellarealtà comune, nella verità che, sola, ci unisce tutti. Il conflitto nel mondo, 14
  12. 12. l’inconciliabilità reciproca, derivano dal fatto che siamo rinchiusi nei nostripropri interessi e nelle opinioni personali, nel nostro proprio minuscolomondo privato. L’egoismo, quello del gruppo come quello del singolo, citiene prigionieri dei nostri interessi e desideri, che contrastano con la veritàe ci dividono gli uni dagli altri. Svegliatevi, ci dice il Vangelo. Venite fuoriper entrare nella grande verità comune, nella comunione dell’unico Dio.Svegliarsi significa così sviluppare la sensibilità per Dio; per i segnali silen-ziosi con cui Egli vuole guidarci; per i molteplici indizi della sua presenza.Ci sono persone che dicono di essere “religiosamente prive di orecchio mu-sicale”. La capacità percettiva per Dio sembra quasi una dote che ad alcuniè rifiutata. E in effetti – la nostra maniera di pensare ed agire, la mentalitàdel mondo odierno, la gamma delle nostre varie esperienze sono adatte a ri-durre la sensibilità per Dio, a renderci “privi di orecchio musicale” per Lui.E tuttavia in ogni anima è presente, in modo nascosto o aperto, l’attesa diDio, la capacità di incontrarlo. Per ottenere questa vigilanza, questo sve-gliarsi all’essenziale, vogliamo pregare, per noi stessi e per gli altri, perquelli che sembrano essere “privi di questo orecchio musicale” e nei quali,tuttavia, è vivo il desiderio che Dio si manifesti. Il grande teologo Origeneha detto: se io avessi la grazia di vedere come ha visto Paolo, potrei adesso(durante la Liturgia) contemplare una grande schiera di Angeli (cfr in Lc 23,9). Infatti – nella Sacra Liturgia, gli Angeli di Dio e i Santi ci circondano. IlSignore stesso è presente in mezzo a noi. Signore, apri gli occhi dei nostricuori, affinché diventiamo vigilanti e veggenti e così possiamo portare latua vicinanza anche ad altri! Torniamo al Vangelo di Natale. Esso ci racconta che i pastori, dopo averascoltato il messaggio dell’Angelo, si dissero l’un l’altro: “Andiamo fino aBetlemme … Andarono, senza indugio” (Lc 2, 15s.). “Si affrettarono” diceletteralmente il testo greco. Ciò che era stato loro annunciato era così im-portante che dovevano andare immediatamente. In effetti, ciò che lì era sta-to detto loro andava totalmente al di là del consueto. Cambiava il mondo. Ènato il Salvatore. L’atteso Figlio di Davide è venuto al mondo nella suacittà. Che cosa poteva esserci di più importante? Certo, li spingeva anche lacuriosità, ma soprattutto l’agitazione per la grande cosa che era stata comu-nicata proprio a loro, i piccoli e uomini apparentemente irrilevanti. Si affret-tarono – senza indugio. Nella nostra vita ordinaria le cose non stanno così.La maggioranza degli uomini non considera prioritarie le cose di Dio, esse 15
  13. 13. non ci incalzano in modo immediato. E così noi, nella stragrande maggio-ranza, siamo ben disposti a rimandarle. Prima di tutto si fa ciò che qui edora appare urgente. Nell’elenco delle priorità Dio si trova spesso quasi al-l’ultimo posto. Questo – si pensa – si potrà fare sempre. Il Vangelo ci dice:Dio ha la massima priorità. Se qualcosa nella nostra vita merita fretta senzaindugio, ciò è, allora, soltanto la causa di Dio. Una massima della Regola disan Benedetto dice: “Non anteporre nulla all’opera di Dio (cioè all’ufficiodivino)”. La Liturgia è per i monaci la prima priorità. Tutto il resto vienedopo. Nel suo nucleo, però, questa frase vale per ogni uomo. Dio è impor-tante, la realtà più importante in assoluto nella nostra vita. Proprio questapriorità ci insegnano i pastori. Da loro vogliamo imparare a non lasciarcischiacciare da tutte le cose urgenti della vita quotidiana. Da loro vogliamoapprendere la libertà interiore di mettere in secondo piano altre occupazioni– per quanto importanti esse siano – per avviarci verso Dio, per lasciarlo en-trare nella nostra vita e nel nostro tempo. Il tempo impegnato per Dio e, apartire da Lui, per il prossimo non è mai tempo perso. È il tempo in cui vi-viamo veramente, in cui viviamo lo stesso essere persone umane. Alcuni commentatori fanno notare che per primi i pastori, le anime sem-plici, sono venuti da Gesù nella mangiatoia e hanno potuto incontrare il Re-dentore del mondo. I sapienti venuti dall’Oriente, i rappresentanti di coloroche hanno rango e nome, vennero molto più tardi. I commentatori aggiun-gono: questo è del tutto ovvio. I pastori, infatti, abitavano accanto. Essi nondovevano che “attraversare” (cfr Lc 2, 15) come si attraversa un breve spa-zio per andare dai vicini. I sapienti, invece, abitavano lontano. Essi doveva-no percorrere una via lunga e difficile, per arrivare a Betlemme. E avevanobisogno di guida e di indicazione. Ebbene, anche oggi esistono anime sem-plici ed umili che abitano molto vicino al Signore. Essi sono, per così dire, isuoi vicini e possono facilmente andare da Lui. Ma la maggior parte di noiuomini moderni vive lontana da Gesù Cristo, da Colui che si è fatto uomo,dal Dio venuto in mezzo a noi. Viviamo in filosofie, in affari e occupazioniche ci riempiono totalmente e dai quali il cammino verso la mangiatoia èmolto lungo. In molteplici modi Dio deve ripetutamente spingerci e darciuna mano, affinché possiamo trovare l’uscita dal groviglio dei nostri pensie-ri e dei nostri impegni e trovare la via verso di Lui. Ma per tutti c’è una via.Per tutti il Signore dispone segnali adatti a ciascuno. Egli chiama tutti noi,perché anche noi si possa dire: Orsù, “attraversiamo”, andiamo a Betlemme 16
  14. 14. – verso quel Dio, che ci è venuto incontro. Sì, Dio si è incamminato versodi noi. Da soli non potremmo giungere fino a Lui. La via supera le nostreforze. Ma Dio è disceso. Egli ci viene incontro. Egli ha percorso la parte piùlunga del cammino. Ora ci chiede: Venite e vedete quanto vi amo. Venite evedete che io sono qui. Transeamus usque Bethleem, dice la Bibbia latina.Andiamo di là! Oltrepassiamo noi stessi! Facciamoci viandanti verso Dio inmolteplici modi: nell’essere interiormente in cammino verso di Lui. E tutta-via anche in cammini molto concreti – nella Liturgia della Chiesa, nel servi-zio al prossimo, in cui Cristo mi attende. Ascoltiamo ancora una volta direttamente il Vangelo. I pastori si diconol’un l’altro il motivo per cui si mettono in cammino: “Vediamo questo avve-nimento”. Letteralmente il testo greco dice: “Vediamo questa Parola, che lìè accaduta”. Sì, tale è la novità di questa notte: la Parola può essere guarda-ta. Poiché si è fatta carne. Quel Dio di cui non si deve fare alcuna immagi-ne, perché ogni immagine potrebbe solo ridurlo, anzi travisarlo, quel Dio siè reso, Egli stesso, visibile in Colui che è la sua vera immagine, come dicePaolo (cfr 2 Cor 4, 4; Col 1, 15). Nella figura di Gesù Cristo, in tutto il suovivere ed operare, nel suo morire e risorgere, possiamo guardare la Parola diDio e quindi il mistero dello stesso Dio vivente. Dio è così. L’Angelo avevadetto ai pastori: “Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto infasce, adagiato in una mangiatoia” (Lc 2, 12; cfr 16). Il segno di Dio, il se-gno che viene dato ai pastori e a noi, non è un miracolo emozionante. Il se-gno di Dio è la sua umiltà. Il segno di Dio è che Egli si fa piccolo; diventabambino; si lascia toccare e chiede il nostro amore. Quanto desidereremmonoi uomini un segno diverso, imponente, inconfutabile del potere di Dio edella sua grandezza. Ma il suo segno ci invita alla fede e all’amore, e per-tanto ci dà speranza: così è Dio. Egli possiede il potere ed è la Bontà. Ci in-vita a diventare simili a Lui. Sì, diventiamo simili a Dio, se ci lasciamo pla-smare da questo segno; se impariamo, noi stessi, l’umiltà e così la veragrandezza; se rinunciamo alla violenza ed usiamo solo le armi della verità edell’amore. Origene, seguendo una parola di Giovanni Battista, ha vistoespressa l’essenza del paganesimo nel simbolo delle pietre: paganesimo èmancanza di sensibilità, significa un cuore di pietra, che è incapace di ama-re e di percepire l’amore di Dio. Origene dice dei pagani: “Privi di senti-mento e di ragione, si trasformano in pietre e in legno” (in Lc 22, 9). Cristo,però, vuole darci un cuore di carne. Quando vediamo Lui, il Dio che è di- 17
  15. 15. ventato un bambino, ci si apre il cuore. Nella Liturgia della Notte Santa Dioviene a noi come uomo, affinché noi diventiamo veramente umani. Ascol-tiamo ancora Origene: “In effetti, a che gioverebbe a te che Cristo una voltasia venuto nella carne, se Egli non giunge fin nella tua anima? Preghiamoche venga quotidianamente a noi e che possiamo dire: vivo, però non vivopiù io, ma Cristo vive in me (Gal 2, 20)” (in Lc 22, 3). Sì, per questo vogliamo pregare in questa Notte Santa. Signore Gesù Cri-sto, tu che sei nato a Betlemme, vieni a noi! Entra in me, nella mia anima.Trasformami. Rinnovami. Fa’ che io e tutti noi da pietra e legno diventiamopersone viventi, nelle quali il tuo amore si rende presente e il mondo vienetrasformato. Amen. 18
  16. 16. MESSAGGIO URBI ET ORBI NATALE 2009 Cari fratelli e sorelle di Roma e del mondo intero, e voi tutti, uomini e donne amati dal Signore! “Lux fulgebit hodie super nos, quia natus est nobis Dominus. - Oggi su di noi splenderà la luce, Perché è nato per noi il Signore” (Messale Romano, Natale del Signore, Messa dell’Aurora, Antifonad’ingresso). La liturgia della Messa dell’Aurora ci ha ricordato che ormai la notte èpassata, il giorno è avanzato; la luce che promana dalla grotta di Betlemmerisplende su di noi. Tuttavia, la Bibbia e la Liturgia non ci parlano della luce naturale, ma diuna luce diversa, speciale, in qualche modo mirata e orientata verso un“noi”, lo stesso “noi” per cui il Bambino di Betlemme “è nato”. Questo“noi” è la Chiesa, la grande famiglia universale dei credenti in Cristo, chehanno atteso con speranza la nuova nascita del Salvatore ed oggi celebranonel mistero la perenne attualità di questo evento. All’inizio, attorno alla mangiatoia di Betlemme, quel “noi” era quasi in-visibile agli occhi degli uomini. Come ci riferisce il Vangelo di san Luca,comprendeva, oltre a Maria e a Giuseppe, pochi umili pastori, che giunseroalla grotta avvertiti dagli Angeli. La luce del primo Natale fu come un fuo-co acceso nella notte. Tutt’intorno era buio, mentre nella grotta risplendevala luce vera “che illumina ogni uomo” (Gv 1,9). Eppure tutto avviene nellasemplicità e nel nascondimento, secondo lo stile con il quale Dio opera nel-l’intera storia della salvezza. Dio ama accendere luci circoscritte, per ri-schiarare poi a largo raggio. La Verità, come l’Amore, che ne sono il conte-nuto, si accendono là dove la luce viene accolta, diffondendosi poi a cerchiconcentrici, quasi per contatto, nei cuori e nelle menti di quanti, aprendosiliberamente al suo splendore, diventano a loro volta sorgenti di luce. È la 19
  17. 17. storia della Chiesa che inizia il suo cammino nella povera grotta di Betlem-me, e attraverso i secoli diventa Popolo e fonte di luce per l’umanità. Ancheoggi, mediante coloro che vanno incontro al Bambino, Dio accende ancorafuochi nella notte del mondo per chiamare gli uomini a riconoscere in Gesùil “segno” della sua presenza salvatrice e liberatrice e allargare il “noi” deicredenti in Cristo all’intera umanità. Dovunque c’è un “noi” che accoglie l’amore di Dio, là risplende la lucedi Cristo, anche nelle situazioni più difficili. La Chiesa, come la VergineMaria, offre al mondo Gesù, il Figlio, che Lei stessa ha ricevuto in dono, eche è venuto a liberare l’uomo dalla schiavitù del peccato. Come Maria, laChiesa non ha paura, perché quel Bambino è la sua forza. Ma lei non lo tie-ne per sé: lo offre a quanti lo cercano con cuore sincero, agli umili della ter-ra e agli afflitti, alle vittime della violenza, a quanti bramano il bene dellapace. Anche oggi, per la famiglia umana profondamente segnata da unagrave crisi economica, ma prima ancora morale, e dalle dolorose ferite diguerre e conflitti, con lo stile della condivisione e della fedeltà all’uomo, laChiesa ripete con i pastori: “Andiamo fino a Betlemme” (Lc 2,15), lì trove-remo la nostra speranza. Il “noi” della Chiesa vive là dove Gesù è nato, in Terra Santa, per invita-re i suoi abitanti ad abbandonare ogni logica di violenza e di vendetta e adimpegnarsi con rinnovato vigore e generosità nel cammino verso una convi-venza pacifica. Il “noi” della Chiesa è presente negli altri Paesi del MedioOriente. Come non pensare alla tribolata situazione in Iraq e a quel piccologregge di cristiani che vive nella Regione? Esso talvolta soffre violenze eingiustizie ma è sempre proteso a dare il proprio contributo all’edificazionedella convivenza civile contraria alla logica dello scontro e del rifiuto delvicino. Il “noi” della Chiesa opera in Sri Lanka, nella Penisola coreana enelle Filippine, come pure in altre terre asiatiche, quale lievito di riconcilia-zione e di pace. Nel Continente africano non cessa di alzare la voce versoDio per implorare la fine di ogni sopruso nella Repubblica Democratica delCongo; invita i cittadini della Guinea e del Niger al rispetto dei diritti diogni persona ed al dialogo; a quelli del Madagascar chiede di superare le di-visioni interne e di accogliersi reciprocamente; a tutti ricorda che sono chia-mati alla speranza, nonostante i drammi, le prove e le difficoltà che conti-nuano ad affliggerli. In Europa e in America settentrionale, il “noi” della 20
  18. 18. Chiesa sprona a superare la mentalità egoista e tecnicista, a promuovere ilbene comune ed a rispettare le persone più deboli, a cominciare da quellenon ancora nate. In Honduras aiuta a riprendere il cammino istituzionale; intutta l’America Latina il “noi” della Chiesa è fattore identitario, pienezza diverità e di carità che nessuna ideologia può sostituire, appello al rispetto deidiritti inalienabili di ogni persona ed al suo sviluppo integrale, annuncio digiustizia e di fraternità, fonte di unità. Fedele al mandato del suo Fondatore, la Chiesa è solidale con coloro chesono colpiti dalle calamità naturali e dalla povertà, anche nelle società opu-lente. Davanti all’esodo di quanti migrano dalla loro terra e sono spinti lon-tano dalla fame, dall’intolleranza o dal degrado ambientale, la Chiesa è unapresenza che chiama all’accoglienza. In una parola, la Chiesa annunciaovunque il Vangelo di Cristo nonostante le persecuzioni, le discriminazioni,gli attacchi e l’indifferenza, talvolta ostile, che – anzi – le consentono dicondividere la sorte del suo Maestro e Signore. Cari fratelli e sorelle, quale grande dono far parte di una comunione cheè per tutti ! È la comunione della Santissima Trinità, dal cui cuore è discesonel mondo l’Emmanuele, Gesù, Dio-con-noi. Come i pastori di Betlemme,contempliamo pieni di meraviglia e di gratitudine questo mistero d’amore edi luce! Buon Natale a tutti! 21
  19. 19. OMELIA NELLA CELEBRAZIONE DEI VESPRI E DEL TE DEUM DI RINGRAZIAMENTO PER LA FINE DELL’ANNO Basilica Vaticana Giovedì, 31 dicembre 2009 Cari fratelli e sorelle! Al termine di un anno ricco di eventi per la Chiesa e per il mondo, ci ri-troviamo questa sera nella Basilica Vaticana per celebrare i Primi Vespridella Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e per elevare un inno diringraziamento al Signore del tempo e della storia. Sono, anzitutto, le parole dell’apostolo Paolo, che abbiamo poc’anziascoltato, a gettare una luce particolare sulla conclusione dell’anno: «Quan-do venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato dadonna…perché ricevessimo l’adozione a figli» (Gal 4,4-5). Il denso brano paolino ci parla della “pienezza del tempo” e ci illuminasul contenuto di tale espressione. Nella storia della famiglia umana, Dio havoluto introdurre il suo Verbo eterno, facendogli assumere un’umanità co-me la nostra. Con l’incarnazione del Figlio di Dio, l’eternità è entrata neltempo, e la storia dell’uomo si è aperta al compimento nell’assoluto di Dio.Il tempo è stato - per così dire - “toccato” da Cristo, il Figlio di Dio e diMaria, e da lui ha ricevuto significati nuovi e sorprendenti: è diventato tem-po di salvezza e di grazia. Proprio in questa prospettiva dobbiamo conside-rare il tempo dell’anno che si chiude e di quello che inizia, per porre le piùdiverse vicende della nostra vita - importanti o piccole, semplici o indeci-frabili, gioiose o tristi - sotto il segno della salvezza ed accogliere la chia-mata che Dio ci rivolge per condurci verso una meta che è oltre il tempostesso: l’eternità. Il testo paolino vuole anche sottolineare il mistero della vicinanza di Dioall’intera umanità. E’ la vicinanza propria del mistero del Natale: Dio si fauomo e all’uomo viene data l’inaudita possibilità di essere figlio di Dio.Tutto questo ci riempie di gioia grande e ci porta ad elevare la lode a Dio. 22
  20. 20. Siamo chiamati a dire con la voce, il cuore e la vita il nostro “grazie” a Dioper il dono del Figlio, fonte e compimento di tutti gli altri doni con i qualil’amore divino colma l’esistenza di ciascuno di noi, delle famiglie, delle co-munità, della Chiesa e del mondo. Il canto del Te Deum, che oggi risuonanelle Chiese di ogni parte della terra, vuole essere un segno della gioiosagratitudine che rivolgiamo a Dio per quanto ci ha offerto in Cristo. Davvero«dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia» (Gv 1,16). Seguendo una felice consuetudine, questa sera vorrei insieme con voiringraziare il Signore, in particolare, per le grazie sovrabbondanti elargitealla nostra comunità diocesana di Roma nel corso dell’anno che volge altermine. Desidero rivolgere, innanzitutto, un particolare saluto al CardinaleVicario, ai Vescovi Ausiliari, ai sacerdoti, alle persone consacrate, come pu-re ai tanti fedeli laici qui convenuti. Saluto, altresì, con deferente cordialitàil Signor Sindaco e le Autorità presenti. Il mio pensiero si estende poi achiunque vive nella nostra Città, in particolare a quanti si trovano in situa-zioni di difficoltà e di disagio: a tutti e a ciascuno assicuro la mia vicinanzaspirituale, avvalorata dal costante ricordo nella preghiera. Per quanto riguarda il cammino della Diocesi di Roma, rinnovo il mioapprezzamento per la scelta pastorale di dedicare tempo ad una verifica del-l’itinerario percorso, al fine di accrescere il senso di appartenenza alla Chie-sa e favorire la corresponsabilità pastorale. Per sottolineare l’importanza diquesta verifica, anch’io ho voluto offrire il mio contributo, intervenendo,nel pomeriggio del 26 maggio scorso, al Convegno diocesano in San Gio-vanni in Laterano. Mi rallegro perché il programma della diocesi sta proce-dendo positivamente con una capillare azione apostolica, che viene svoltanelle parrocchie, nelle prefetture e nelle varie aggregazioni ecclesiali su dueambiti essenziali per la vita e la missione della Chiesa, quali la celebrazionedell’Eucaristia domenicale e la testimonianza della carità. Desidero incorag-giare i fedeli a partecipare numerosi alle assemblee che si svolgeranno nellevarie parrocchie, così da poter offrire un valido contributo all’edificazionedella Chiesa. Ancora oggi il Signore vuole far conoscere il suo amore perl’umanità agli abitanti di Roma ed affida a ciascuno, nella diversità dei mi-nisteri e delle responsabilità, la missione di annunciare la sua parola di ve-rità e di testimoniare la carità e la solidarietà. 23
  21. 21. Solo contemplando il mistero del Verbo incarnato, l’uomo può trovare larisposta ai grandi interrogativi dell’esistenza umana e scoprire così la veritàsulla propria identità. Per questo la Chiesa, in tutto il mondo e anche qui,nell’Urbe, è impegnata a promuovere lo sviluppo integrale della personaumana. Ho appreso, pertanto, con favore la programmazione di una serie di“incontri culturali in Cattedrale”, che avranno come tema la mia recente En-ciclica Caritas in veritate. Da diversi anni tante famiglie, numerosi insegnanti e le comunità parroc-chiali si dedicano ad aiutare i giovani a costruire il loro futuro su solide fon-damenta, in particolare sulla roccia che è Gesù Cristo. Auspico che questorinnovato impegno educativo possa sempre più realizzare una feconda si-nergia fra la comunità ecclesiale e la città per aiutare i giovani a progettarela propria vita. Formulo voti, altresì, che un prezioso contributo in questoimportante ambito possa scaturire dal Convegno promosso dal Vicariato eche si terrà nel prossimo mese di marzo. Per essere testimoni autorevoli della verità sull’uomo è necessario unascolto orante della Parola di Dio. A questo proposito, desidero soprattuttoraccomandare l’antica tradizione della lectio divina. Le parrocchie e le di-verse realtà ecclesiali, anche grazie al sussidio preparato dal Vicariato po-tranno utilmente promuovere questa antica pratica, in modo che essa diventiparte essenziale della pastorale ordinaria. La Parola, creduta, annunciata e vissuta ci spinge a comportamenti di so-lidarietà e di condivisione. Nel lodare il Signore per l’aiuto che le comunitàcristiane hanno saputo offrire con generosità a quanti hanno bussato alle lo-ro porte, desidero incoraggiare tutti a proseguire nell’impegno di alleviarele difficoltà in cui versano ancora oggi tante famiglie provate dalla crisieconomica e dalla disoccupazione. Il Natale del Signore, che ci ricorda lagratuità con la quale Dio è venuto a salvarci, facendosi carico della nostraumanità e donandoci la sua vita divina, possa aiutare ogni uomo di buonavolontà a comprendere che solo aprendosi all’amore di Dio l’agire umanocambia, si trasforma, diventando lievito di un futuro migliore per tutti. Cari fratelli e sorelle, Roma ha bisogno di sacerdoti che siano annuncia-tori coraggiosi del Vangelo e, allo stesso tempo, rivelino il volto misericor-dioso del Padre. Invito i giovani a non avere paura di rispondere con il dono 24
  22. 22. completo della propria esistenza alla chiamata che il Signore rivolge loro aseguirlo nella via del sacerdozio o della vita consacrata. Auspico, fin d’ora, che l’incontro del 25 marzo prossimo, 25° anniversa-rio dell’istituzione della Giornata Mondiale della Gioventù e 10° anniversa-rio di quella, indimenticabile, di Tor Vergata, costituisca per tutte le comu-nità parrocchiali e religiose, i movimenti e le associazioni un momento fortedi riflessione e di invocazione per ottenere dal Signore il dono di numerosevocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata. Mentre ci congediamo dall’anno che si conclude e ci avviamo verso ilnuovo, la liturgia odierna ci introduce nella Solennità di Maria Santissima,Madre di Dio. La Vergine Santa è Madre della Chiesa e madre di ciascunodei suoi membri, cioè Madre di ciascuno di noi, in Cristo. Chiediamo a Leidi accompagnarci con la sua premurosa protezione oggi e sempre, perchéCristo ci accolga un giorno nella sua gloria, nell’assemblea dei Santi: Aeter-na fac cum sanctis tuis in gloria numerari. Amen! 25
  23. 23. MESSAGGIO PER LA CELEBRAZIONE DELLA XLIII GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 1° GENNAIO 2010 SE VUOI COLTIVARE LA PACE, CUSTODISCI IL CREATO 1. In occasione dell’inizio del Nuovo Anno, desidero rivolgere i più fer-vidi auguri di pace a tutte le comunità cristiane, ai responsabili delle Nazio-ni, agli uomini e alle donne di buona volontà del mondo intero. Per questaXLIII Giornata Mondiale della Pace ho scelto il tema: Se vuoi coltivare lapace, custodisci il creato. Il rispetto del creato riveste grande rilevanza, an-che perché «la creazione è l’inizio e il fondamento di tutte le opere di Dio»[1] e la sua salvaguardia diventa oggi essenziale per la pacifica convivenzadell’umanità. Se, infatti, a causa della crudeltà dell’uomo sull’uomo, nume-rose sono le minacce che incombono sulla pace e sull’autentico sviluppoumano integrale – guerre, conflitti internazionali e regionali, atti terroristicie violazioni dei diritti umani –, non meno preoccupanti sono le minacce ori-ginate dalla noncuranza – se non addirittura dall’abuso – nei confronti dellaterra e dei beni naturali che Dio ha elargito. Per tale motivo è indispensabileche l’umanità rinnovi e rafforzi «quell’alleanza tra essere umano e ambien-te, che deve essere specchio dell’amore creatore di Dio, dal quale provenia-mo e verso il quale siamo in cammino» [2]. 2. Nell’Enciclica Caritas in veritate ho posto in evidenza che lo sviluppoumano integrale è strettamente collegato ai doveri derivanti dal rapportodell’uomo con l’ambiente naturale, considerato come un dono di Dio a tutti,il cui uso comporta una comune responsabilità verso l’umanità intera, inspecial modo verso i poveri e le generazioni future. Ho notato, inoltre, chequando la natura e, in primo luogo, l’essere umano vengono consideratisemplicemente frutto del caso o del determinismo evolutivo, rischia di atte-nuarsi nelle coscienze la consapevolezza della responsabilità [3]. Ritenere,invece, il creato come dono di Dio all’umanità ci aiuta a comprendere la vo-cazione e il valore dell’uomo. Con il Salmista, pieni di stupore, possiamoinfatti proclamare: «Quando vedo i tuoi cieli, opera delle tue dita, la luna ele stelle che hai fissato, che cosa è mai l’uomo perché di lui ti ricordi, il fi- 26
  24. 24. glio dell’uomo, perché te ne curi?» (Sal 8,4-5). Contemplare la bellezza delcreato è stimolo a riconoscere l’amore del Creatore, quell’Amore che «mo-ve il sole e l’altre stelle» [4]. 3. Vent’anni or sono, il Papa Giovanni Paolo II, dedicando il Messaggiodella Giornata Mondiale della Pace al tema Pace con Dio creatore, pacecon tutto il creato, richiamava l’attenzione sulla relazione che noi, in quantocreature di Dio, abbiamo con l’universo che ci circonda. «Si avverte ai no-stri giorni – scriveva – la crescente consapevolezza che la pace mondiale siaminacciata... anche dalla mancanza del dovuto rispetto per la natura». E ag-giungeva che la coscienza ecologica «non deve essere mortificata, ma anzifavorita, in modo che si sviluppi e maturi, trovando adeguata espressione inprogrammi ed iniziative concrete» [5]. Già altri miei Predecessori avevanofatto riferimento alla relazione esistente tra l’uomo e l’ambiente. Ad esem-pio, nel 1971, in occasione dell’ottantesimo anniversario dell’Enciclica Re-rum Novarum di Leone XIII, Paolo VI ebbe a sottolineare che «attraversouno sfruttamento sconsiderato della natura, (l’uomo) rischia di distruggerlae di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione». Ed aggiunse che intal caso «non soltanto l’ambiente materiale diventa una minaccia permanen-te: inquinamenti e rifiuti, nuove malattie, potere distruttivo totale; ma è ilcontesto umano, che l’uomo non padroneggia più, creandosi così per il do-mani un ambiente che potrà essergli intollerabile: problema sociale di vastedimensioni che riguarda l’intera famiglia umana» [6]. 4. Pur evitando di entrare nel merito di specifiche soluzioni tecniche, laChiesa, «esperta in umanità», si premura di richiamare con forza l’attenzio-ne sulla relazione tra il Creatore, l’essere umano e il creato. Nel 1990, Gio-vanni Paolo II parlava di «crisi ecologica» e, rilevando come questa avesseun carattere prevalentemente etico, indicava l’«urgente necessità morale diuna nuova solidarietà» [7]. Questo appello si fa ancora più pressante oggi,di fronte alle crescenti manifestazioni di una crisi che sarebbe irresponsabilenon prendere in seria considerazione. Come rimanere indifferenti di frontealle problematiche che derivano da fenomeni quali i cambiamenti climatici,la desertificazione, il degrado e la perdita di produttività di vaste aree agri-cole, l’inquinamento dei fiumi e delle falde acquifere, la perdita della biodi-versità, l’aumento di eventi naturali estremi, il disboscamento delle areeequatoriali e tropicali? Come trascurare il crescente fenomeno dei cosiddetti 27
  25. 25. «profughi ambientali»: persone che, a causa del degrado dell’ambiente incui vivono, lo devono lasciare – spesso insieme ai loro beni – per affrontarei pericoli e le incognite di uno spostamento forzato? Come non reagire difronte ai conflitti già in atto e a quelli potenziali legati all’accesso alle risor-se naturali? Sono tutte questioni che hanno un profondo impatto sull’eserci-zio dei diritti umani, come ad esempio il diritto alla vita, all’alimentazione,alla salute, allo sviluppo. 5. Va, tuttavia, considerato che la crisi ecologica non può essere valutataseparatamente dalle questioni ad essa collegate, essendo fortemente connes-sa al concetto stesso di sviluppo e alla visione dell’uomo e delle sue relazio-ni con i suoi simili e con il creato. Saggio è, pertanto, operare una revisioneprofonda e lungimirante del modello di sviluppo, nonché riflettere sul sensodell’economia e dei suoi fini, per correggerne le disfunzioni e le distorsioni.Lo esige lo stato di salute ecologica del pianeta; lo richiede anche e soprat-tutto la crisi culturale e morale dell’uomo, i cui sintomi sono da tempo evi-denti in ogni parte del mondo [8]. L’umanità ha bisogno di un profondo rin-novamento culturale; ha bisogno di riscoprire quei valori che costituisconoil solido fondamento su cui costruire un futuro migliore per tutti. Le situa-zioni di crisi, che attualmente sta attraversando – siano esse di carattere eco-nomico, alimentare, ambientale o sociale –, sono, in fondo, anche crisi mo-rali collegate tra di loro. Esse obbligano a riprogettare il comune camminodegli uomini. Obbligano, in particolare, a un modo di vivere improntato allasobrietà e alla solidarietà, con nuove regole e forme di impegno, puntandocon fiducia e coraggio sulle esperienze positive compiute e rigettando condecisione quelle negative. Solo così l’attuale crisi diventa occasione di di-scernimento e di nuova progettualità. 6. Non è forse vero che all’origine di quella che, in senso cosmico, chia-miamo «natura», vi è «un disegno di amore e di verità»? Il mondo «non è ilprodotto di una qualsivoglia necessità, di un destino cieco o del caso... Ilmondo trae origine dalla libera volontà di Dio, il quale ha voluto far parteci-pare le creature al suo essere, alla sua saggezza e alla sua bontà» [9]. Il Li-bro della Genesi, nelle sue pagine iniziali, ci riporta al progetto sapiente delcosmo, frutto del pensiero di Dio, al cui vertice si collocano l’uomo e ladonna, creati ad immagine e somiglianza del Creatore per «riempire la ter-ra» e «dominarla» come «amministratori» di Dio stesso (cfr Gen 1,28). 28
  26. 26. L’armonia tra il Creatore, l’umanità e il creato, che la Sacra Scrittura descri-ve, è stata infranta dal peccato di Adamo ed Eva, dell’uomo e della donna,che hanno bramato occupare il posto di Dio, rifiutando di riconoscersi comesue creature. La conseguenza è che si è distorto anche il compito di «domi-nare» la terra, di «coltivarla e custodirla» e tra loro e il resto della creazioneè nato un conflitto (cfr Gen 3,17-19). L’essere umano si è lasciato dominaredall’egoismo, perdendo il senso del mandato di Dio, e nella relazione con ilcreato si è comportato come sfruttatore, volendo esercitare su di esso un do-minio assoluto. Ma il vero significato del comando iniziale di Dio, ben evi-denziato nel Libro della Genesi, non consisteva in un semplice conferimen-to di autorità, bensì piuttosto in una chiamata alla responsabilità. Del resto,la saggezza degli antichi riconosceva che la natura è a nostra disposizionenon come «un mucchio di rifiuti sparsi a caso» [10], mentre la Rivelazionebiblica ci ha fatto comprendere che la natura è dono del Creatore, il quale neha disegnato gli ordinamenti intrinseci, affinché l’uomo possa trarne gliorientamenti doverosi per «custodirla e coltivarla» (cfr Gen 2,15) [11]. Tut-to ciò che esiste appartiene a Dio, che lo ha affidato agli uomini, ma nonperché ne dispongano arbitrariamente. E quando l’uomo, invece di svolgereil suo ruolo di collaboratore di Dio, a Dio si sostituisce, finisce col provoca-re la ribellione della natura, «piuttosto tiranneggiata che governata da lui»[12]. L’uomo, quindi, ha il dovere di esercitare un governo responsabile del-la creazione, custodendola e coltivandola [13]. 7. Purtroppo, si deve constatare che una moltitudine di persone, in diver-si Paesi e regioni del pianeta, sperimenta crescenti difficoltà a causa dellanegligenza o del rifiuto, da parte di tanti, di esercitare un governo responsa-bile sull’ambiente. Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha ricordato che «Dioha destinato la terra e tutto quello che essa contiene all’uso di tutti gli uomi-ni e di tutti i popoli» [14]. L’eredità del creato appartiene, pertanto, all’inte-ra umanità. Invece, l’attuale ritmo di sfruttamento mette seriamente in peri-colo la disponibilità di alcune risorse naturali non solo per la generazionepresente, ma soprattutto per quelle future [15]. Non è difficile allora costata-re che il degrado ambientale è spesso il risultato della mancanza di progettipolitici lungimiranti o del perseguimento di miopi interessi economici, chesi trasformano, purtroppo, in una seria minaccia per il creato. Per contrasta-re tale fenomeno, sulla base del fatto che «ogni decisione economica ha unaconseguenza di carattere morale» [16], è anche necessario che l’attività 29
  27. 27. economica rispetti maggiormente l’ambiente. Quando ci si avvale delle ri-sorse naturali, occorre preoccuparsi della loro salvaguardia, prevedendoneanche i costi – in termini ambientali e sociali –, da valutare come una voceessenziale degli stessi costi dell’attività economica. Compete alla comunitàinternazionale e ai governi nazionali dare i giusti segnali per contrastare inmodo efficace quelle modalità d’utilizzo dell’ambiente che risultino ad essodannose. Per proteggere l’ambiente, per tutelare le risorse e il clima occorre,da una parte, agire nel rispetto di norme ben definite anche dal punto di vi-sta giuridico ed economico, e, dall’altra, tenere conto della solidarietà dovu-ta a quanti abitano le regioni più povere della terra e alle future generazioni. 8. Sembra infatti urgente la conquista di una leale solidarietà inter-gene-razionale. I costi derivanti dall’uso delle risorse ambientali comuni nonpossono essere a carico delle generazioni future: «Eredi delle generazionipassate e beneficiari del lavoro dei nostri contemporanei, noi abbiamo degliobblighi verso tutti e non possiamo disinteressarci di coloro che verrannodopo di noi ad ingrandire la cerchia della famiglia umana. La solidarietàuniversale, ch’è un fatto e per noi un beneficio, è altresì un dovere. Si trattadi una responsabilità che le generazioni presenti hanno nei confronti diquelle future, una responsabilità che appartiene anche ai singoli Stati e allaComunità internazionale» [17]. L’uso delle risorse naturali dovrebbe esseretale che i vantaggi immediati non comportino conseguenze negative per gliesseri viventi, umani e non umani, presenti e a venire; che la tutela dellaproprietà privata non ostacoli la destinazione universale dei beni [18]; chel’intervento dell’uomo non comprometta la fecondità della terra, per il benedi oggi e per il bene di domani. Oltre ad una leale solidarietà inter-genera-zionale, va ribadita l’urgente necessità morale di una rinnovata solidarietàintra-generazionale, specialmente nei rapporti tra i Paesi in via di sviluppo equelli altamente industrializzati: «la comunità internazionale ha il compitoimprescindibile di trovare le strade istituzionali per disciplinare lo sfrutta-mento delle risorse non rinnovabili, con la partecipazione anche dei Paesipoveri, in modo da pianificare insieme il futuro» [19]. La crisi ecologicamostra l’urgenza di una solidarietà che si proietti nello spazio e nel tempo.È infatti importante riconoscere, fra le cause dell’attuale crisi ecologica, laresponsabilità storica dei Paesi industrializzati. I Paesi meno sviluppati e, inparticolare, quelli emergenti, non sono tuttavia esonerati dalla propria re-sponsabilità rispetto al creato, perché il dovere di adottare gradualmente mi- 30
  28. 28. sure e politiche ambientali efficaci appartiene a tutti. Ciò potrebbe realizzar-si più facilmente se vi fossero calcoli meno interessati nell’assistenza, neltrasferimento delle conoscenze e delle tecnologie più pulite. 9. È indubbio che uno dei principali nodi da affrontare, da parte della co-munità internazionale, è quello delle risorse energetiche, individuando stra-tegie condivise e sostenibili per soddisfare i bisogni di energia della presen-te generazione e di quelle future. A tale scopo, è necessario che le societàtecnologicamente avanzate siano disposte a favorire comportamenti impron-tati alla sobrietà, diminuendo il proprio fabbisogno di energia e migliorandole condizioni del suo utilizzo. Al tempo stesso, occorre promuovere la ricer-ca e l’applicazione di energie di minore impatto ambientale e la «ridistribu-zione planetaria delle risorse energetiche, in modo che anche i Paesi che nesono privi possano accedervi» [20]. La crisi ecologica, dunque, offre unastorica opportunità per elaborare una risposta collettiva volta a convertire ilmodello di sviluppo globale in una direzione più rispettosa nei confronti delcreato e di uno sviluppo umano integrale, ispirato ai valori propri della ca-rità nella verità. Auspico, pertanto, l’adozione di un modello di sviluppofondato sulla centralità dell’essere umano, sulla promozione e condivisionedel bene comune, sulla responsabilità, sulla consapevolezza del necessariocambiamento degli stili di vita e sulla prudenza, virtù che indica gli atti dacompiere oggi, in previsione di ciò che può accadere domani [21]. 10. Per guidare l’umanità verso una gestione complessivamente sosteni-bile dell’ambiente e delle risorse del pianeta, l’uomo è chiamato a impiega-re la sua intelligenza nel campo della ricerca scientifica e tecnologica e nel-l’applicazione delle scoperte che da questa derivano. La «nuova solida-rietà», che Giovanni Paolo II propose nel Messaggio per la Giornata Mon-diale della Pace del 1990 [22], e la «solidarietà globale», che io stesso horichiamato nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace del 2009[23], risultano essere atteggiamenti essenziali per orientare l’impegno di tu-tela del creato, attraverso un sistema di gestione delle risorse della terra me-glio coordinato a livello internazionale, soprattutto nel momento in cui vaemergendo, in maniera sempre più evidente, la forte interrelazione che esi-ste tra la lotta al degrado ambientale e la promozione dello sviluppo umanointegrale. Si tratta di una dinamica imprescindibile, in quanto «lo sviluppointegrale dell’uomo non può aver luogo senza lo sviluppo solidale dell’uma- 31
  29. 29. nità» [24]. Tante sono oggi le opportunità scientifiche e i potenziali percorsiinnovativi, grazie ai quali è possibile fornire soluzioni soddisfacenti ed ar-moniose alla relazione tra l’uomo e l’ambiente. Ad esempio, occorre inco-raggiare le ricerche volte ad individuare le modalità più efficaci per sfrutta-re la grande potenzialità dell’energia solare. Altrettanta attenzione va poi ri-volta alla questione ormai planetaria dell’acqua ed al sistema idrogeologicoglobale, il cui ciclo riveste una primaria importanza per la vita sulla terra ela cui stabilità rischia di essere fortemente minacciata dai cambiamenti cli-matici. Vanno altresì esplorate appropriate strategie di sviluppo rurale in-centrate sui piccoli coltivatori e sulle loro famiglie, come pure occorre ap-prontare idonee politiche per la gestione delle foreste, per lo smaltimentodei rifiuti, per la valorizzazione delle sinergie esistenti tra il contrasto aicambiamenti climatici e la lotta alla povertà. Occorrono politiche nazionaliambiziose, completate da un necessario impegno internazionale che appor-terà importanti benefici soprattutto nel medio e lungo termine. È necessario,insomma, uscire dalla logica del mero consumo per promuovere forme diproduzione agricola e industriale rispettose dell’ordine della creazione esoddisfacenti per i bisogni primari di tutti. La questione ecologica non vaaffrontata solo per le agghiaccianti prospettive che il degrado ambientaleprofila all’orizzonte; a motivarla deve essere soprattutto la ricerca di un’au-tentica solidarietà a dimensione mondiale, ispirata dai valori della carità,della giustizia e del bene comune. D’altronde, come ho già avuto modo diricordare, «la tecnica non è mai solo tecnica. Essa manifesta l’uomo e le sueaspirazioni allo sviluppo; esprime la tensione dell’animo umano al gradualesuperamento di certi condizionamenti materiali. La tecnica, pertanto, si in-serisce nel mandato di «coltivare e custodire la terra» (cfr Gen 2,15), cheDio ha affidato all’uomo, e va orientata a rafforzare quell’alleanza tra essereumano e ambiente che deve essere specchio dell’amore creatore di Dio»[25]. 11. Appare sempre più chiaramente che il tema del degrado ambientalechiama in causa i comportamenti di ognuno di noi, gli stili di vita e i model-li di consumo e di produzione attualmente dominanti, spesso insostenibilidal punto di vista sociale, ambientale e finanche economico. Si rende ormaiindispensabile un effettivo cambiamento di mentalità che induca tutti adadottare nuovi stili di vita «nei quali la ricerca del vero, del bello e del buo-no e la comunione con gli altri uomini per una crescita comune siano gli 32
  30. 30. elementi che determinano le scelte dei consumi, dei risparmi e degli investi-menti» [26]. Sempre più si deve educare a costruire la pace a partire dallescelte di ampio raggio a livello personale, familiare, comunitario e politico.Tutti siamo responsabili della protezione e della cura del creato. Tale re-sponsabilità non conosce frontiere. Secondo il principio di sussidiarietà, èimportante che ciascuno si impegni al livello che gli corrisponde, operandoaffinché venga superata la prevalenza degli interessi particolari. Un ruolo disensibilizzazione e di formazione spetta in particolare ai vari soggetti dellasocietà civile e alle Organizzazioni non-governative, che si prodigano condeterminazione e generosità per la diffusione di una responsabilità ecologi-ca, che dovrebbe essere sempre più ancorata al rispetto dell’ «ecologia uma-na». Occorre, inoltre, richiamare la responsabilità dei media in tale ambito,proponendo modelli positivi a cui ispirarsi. Occuparsi dell’ambiente richie-de, cioè, una visione larga e globale del mondo; uno sforzo comune e re-sponsabile per passare da una logica centrata sull’egoistico interesse nazio-nalistico ad una visione che abbracci sempre le necessità di tutti i popoli.Non si può rimanere indifferenti a ciò che accade intorno a noi, perché il de-terioramento di qualsiasi parte del pianeta ricadrebbe su tutti. Le relazionitra persone, gruppi sociali e Stati, come quelle tra uomo e ambiente, sonochiamate ad assumere lo stile del rispetto e della «carità nella verità». In taleampio contesto, è quanto mai auspicabile che trovino efficacia e corrispon-denza gli sforzi della comunità internazionale volti ad ottenere un progressi-vo disarmo ed un mondo privo di armi nucleari, la cui sola presenza minac-cia la vita del pianeta e il processo di sviluppo integrale dell’umanità pre-sente e di quella futura. 12. La Chiesa ha una responsabilità per il creato e sente di doverla eser-citare, anche in ambito pubblico, per difendere la terra, l’acqua e l’aria, donidi Dio Creatore per tutti, e, anzitutto, per proteggere l’uomo contro il peri-colo della distruzione di se stesso. Il degrado della natura è, infatti, stretta-mente connesso alla cultura che modella la convivenza umana, per cui«quando l’«ecologia umana» è rispettata dentro la società, anche l’ecolo-gia ambientale ne trae beneficio» [27]. Non si può domandare ai giovani dirispettare l’ambiente, se non vengono aiutati in famiglia e nella società a ri-spettare se stessi: il libro della natura è unico, sia sul versante dell’ambientecome su quello dell’etica personale, familiare e sociale [28]. I doveri versol’ambiente derivano da quelli verso la persona considerata in se stessa e in 33
  31. 31. relazione agli altri. Volentieri, pertanto, incoraggio l’educazione ad una re-sponsabilità ecologica, che, come ho indicato nell’Enciclica Caritas in veri-tate, salvaguardi un’autentica «ecologia umana» e, quindi, affermi con rin-novata convinzione l’inviolabilità della vita umana in ogni sua fase e inogni sua condizione, la dignità della persona e l’insostituibile missione dellafamiglia, nella quale si educa all’amore per il prossimo e al rispetto dellanatura [29]. Occorre salvaguardare il patrimonio umano della società. Que-sto patrimonio di valori ha la sua origine ed è iscritto nella legge morale na-turale, che è fondamento del rispetto della persona umana e del creato. 13. Non va infine dimenticato il fatto, altamente indicativo, che tanti tro-vano tranquillità e pace, si sentono rinnovati e rinvigoriti quando sono astretto contatto con la bellezza e l’armonia della natura. Vi è pertanto unasorta di reciprocità: nel prenderci cura del creato, noi constatiamo che Dio,tramite il creato, si prende cura di noi. D’altra parte, una corretta concezionedel rapporto dell’uomo con l’ambiente non porta ad assolutizzare la naturané a ritenerla più importante della stessa persona. Se il Magistero dellaChiesa esprime perplessità dinanzi ad una concezione dell’ambiente ispirataall’ecocentrismo e al biocentrismo, lo fa perché tale concezione elimina ladifferenza ontologica e assiologica tra la persona umana e gli altri esseri vi-venti. In tal modo, si viene di fatto ad eliminare l’identità e il ruolo superio-re dell’uomo, favorendo una visione egualitaristica della «dignità» di tuttigli esseri viventi. Si dà adito, così, ad un nuovo panteismo con accenti neo-pagani che fanno derivare dalla sola natura, intesa in senso puramente natu-ralistico, la salvezza per l’uomo. La Chiesa invita, invece, ad impostare laquestione in modo equilibrato, nel rispetto della «grammatica» che il Crea-tore ha inscritto nella sua opera, affidando all’uomo il ruolo di custode eamministratore responsabile del creato, ruolo di cui non deve certo abusare,ma da cui non può nemmeno abdicare. Infatti, anche la posizione contrariadi assolutizzazione della tecnica e del potere umano, finisce per essere ungrave attentato non solo alla natura, ma anche alla stessa dignità umana[30]. 14. Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato. La ricerca della paceda parte di tutti gli uomini di buona volontà sarà senz’altro facilitata dal co-mune riconoscimento del rapporto inscindibile che esiste tra Dio, gli esseriumani e l’intero creato. Illuminati dalla divina Rivelazione e seguendo la 34
  32. 32. Tradizione della Chiesa, i cristiani offrono il proprio apporto. Essi conside-rano il cosmo e le sue meraviglie alla luce dell’opera creatrice del Padre eredentrice di Cristo, che, con la sua morte e risurrezione, ha riconciliato conDio «sia le cose che stanno sulla terra, sia quelle che stanno nei cieli» (Col1,20). Il Cristo, crocifisso e risorto, ha fatto dono all’umanità del suo Spiritosantificatore, che guida il cammino della storia, in attesa del giorno in cui,con il ritorno glorioso del Signore, verranno inaugurati «nuovi cieli e unaterra nuova» (2 Pt 3,13), in cui abiteranno per sempre la giustizia e la pace.Proteggere l’ambiente naturale per costruire un mondo di pace è, pertanto,dovere di ogni persona. Ecco una sfida urgente da affrontare con rinnovatoe corale impegno; ecco una provvidenziale opportunità per consegnare allenuove generazioni la prospettiva di un futuro migliore per tutti. Ne sianoconsapevoli i responsabili delle nazioni e quanti, ad ogni livello, hanno acuore le sorti dell’umanità: la salvaguardia del creato e la realizzazione del-la pace sono realtà tra loro intimamente connesse! Per questo, invito tutti icredenti ad elevare la loro fervida preghiera a Dio, onnipotente Creatore ePadre misericordioso, affinché nel cuore di ogni uomo e di ogni donna ri-suoni, sia accolto e vissuto il pressante appello: Se vuoi coltivare la pace,custodisci il creato. Dal Vaticano, 8 dicembre 2009[1] Catechismo della Chiesa Cattolica, 198.[2] Benedetto XVI, Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 2008, 7.[3] Cfr n. 48.[4] Dante Alighieri, Divina Commedia, Paradiso, XXXIII, 145.[5] Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace 1990, 1.[6] Lett. ap. Octogesima adveniens, 21.[7] Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, 10.[8] Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate, 32.[9] Catechismo della Chiesa Cattolica, 295.[10] Eraclito di Efeso (535 a.C. ca. – 475 a.C. ca.), Frammento 22B124, in H. Diels-W.Kranz, Die Fragmente der Vorsokratiker, Weidmann, Berlin 19526. 35
  33. 33. [11] Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate, 48.[12] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 37.[13] Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate, 50.[14] Cost. Past. Gaudium et spes, 69.[15] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Sollicitudo rei socialis, 34.[16] Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate, 37.[17] Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, Compendio della Dottrina Socialedella Chiesa, 467; cfr Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 17.[18] Cfr Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 30-31.43.[19] Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate, 49.[20] Ibid.[21] Cfr San Tommaso d’Aquino, S. Th., II-II, q. 49, 5.[22] Cfr n. 9.[23] Cfr n. 8.[24] Paolo VI, Lett. enc. Populorum progressio, 43.[25] Lett. enc. Caritas in veritate, 69.[26] Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 36.[27] Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate, 51.[28] Cfr ibid., 15.51.[29] Cfr ibid., 28.51.61; Giovanni Paolo II, Lett. enc. Centesimus annus, 38.39.[30] Cfr Benedetto XVI, Lett. enc. Caritas in veritate, 70. 36
  34. 34. VITA DIOCESANANOMINE E DECRETIORDINAZIONI E MINISTERI
  35. 35. NOMINE E DECRETIDon REMO CHIODITTI Parroco della Parrocchia dei SS. Inno- centi Martiri in MontesilvanoDon VITO CANTO’ Amministratore Parrocchiale della Par- rocchia San Panfilo in SpoltoreDon EMILIO LONZI Amministratore Parrocchiale della Par- rocchia Cuore Immacolato di Maria in PescaraDon CHRISTIAN DI BIASE Vicario Parrocchiale delle Parrocchie S. Caterina, Gesù Maestro, Cuore Im- macolato di Maria in PescaraDon AUGUSTO GOBEO Amministratore Parrocchiale della Par- rocchia S. Stefano in CugnoliDon PAOLO LEMBO Vicario Parrocchiale della Parrocchia SSmo Cuore di Gesù in PescaraDon MASSIMILIANO DE LUCA Referente Pastorale Aeroporto 39
  36. 36. Don RINALDO LAVEZZO Parroco della Parrocchia S. Panfilo in SpoltoreDon MASSIMO DI LULLO Amministratore Parrocchiale delle Par- rocchia Trasfigurazione del Signore in PescaraDon VENANZIO DELL’AQUILA Vicario Parrocchiale della Parrocchia Trasfigurazione del Signore in PescaraDon ANTONIO DEL CASALE Parroco della Parrocchia S. Antonio di Padova in MontesilvanoDon RODOLFO SOCCIO Amministratore Parrocchiale della Par- rocchia Gesù Buon Pastore in PescaraDon LUCA ANELLI Vicario Parrocchiale delle Parrocchie B.V.M. del Rosario e Gesù Buon Pasto- re in PescaraDon CAMILLO SMIGLIANI Vicario Parrocchiale della Parrocchia Cuore Immacolato di Maria in PescaraDon UMBERTO FRANCHI Vicario Parrocchiale della Parrocchia Spirito Santo in Pescara 40
  37. 37. Don CAMILLO SMIGLIANI Canonico Penitenziere della Cattedrale S. Cetteo in PescaraDon ARTURO FATIBENE Canonico Semplice della Cattedrale S. Cetteo in PescaraDon UMBERTO FRANCHI Canonico Semplice della Cattedrale S. Cetteo in PescaraDon PIETRO LEONE Canonico Semplice della Cattedrale S. Cetteo in PescaraDon MARIO MASNERI Canonico Semplice della Cattedrale S. Cetteo in PescaraDon MICHELE D’ANDREA Canonico Semplice della Cattedrale S. Cetteo in PescaraDon ERMETE PALOMBO Canonico Semplice della Cattedrale S. Cetteo in PescaraDon ANTONIO DI GIULIODon REMO CHIODITTIMons. GIOVANNI GASPARIDon ROBERTO BERTOIA 41
  38. 38. Don ANTONIO DE GRANDIS Canonici Onorari del Capitolo Metro- politanoProf. BRUNO MARIEN Direttore dell’Ufficio Pastorale Scola- sticaDon LUCIANO VOLPE Parroco delle Parrocchie S. Giovanni Bosco in Villa Celiera e S. Michele Ar- cangelo in Vestea di Civitella CasanovaDon LEO ITOBORE Vicario Parrocchiale della Parrocchia S. Giovanni Bosco in MontesilvanoDon BRUNO VALENTE Assistente Spirituale nella Clinica “Vil- la Serena” di Città Sant’AngeloDon GIORGIO CAMPILIDon GIUSEPPE FEMMINELLADon VITO CANTO’ Vicari ForaneiPadre COSTANTE BARONE omi Parroco della Parrocchia S. Andrea Apostolo in PescaraPadre GIOVANNI BINI omi Vicario Parrocchiale della Parrocchia S. Andrea Apostolo in Pescara 42
  39. 39. Padre GUIDO SARTORI o. carm. Vicario Parrocchiale della Parrocchia S. Antonio Abate in Pianella 43
  40. 40. ORDINAZIONI E MINISTERIFr. PAOLO PALOMBARINI ofm È stato ordinato presbitero nella Catte- drale di S. Cetteo in Pescara da S. E. Mons. Tommaso Valentinetti il 17 otto- bre 2009Sem. CARMINE DI MARCO È stato ordinato diacono a Macerata da S. E. Mons. Claudio Giuliodori il 17 ottobre 2009Sem. CORRADO DE DOMINICIS È stato ammesso all’Ordine SacroSem. ANDREA CERICOLA È stato istituito accolito da S. E. Mons. Bruno Forte nella Cattedrale S. Giusti- no in Chieti il 7 dicembre 2009Sem. LORENZO DI DOMENICO È stato istituito lettore da S. E. Mons. Bruno Forte nella Cattedrale S. Giusti- no in Chieti il 7 dicembre 2009Sem. PIERLUIGI PISTONE È stato istituito lettore da S. E. Mons. Bruno Forte nella Cattedrale S. Giusti- no in Chieti il 7 dicembre 2009 44
  41. 41. VITA DIOCESANAVARIE
  42. 42. REGOLAMENTO DELL’ARCHIVIO STORICO DIOCESANO di PESCARA-PENNE Il presente regolamento si prefigge di integrare le norme contenute nelCodice di Diritto Canonico e quelle emanate dalle competenti autorità inmateria di archivi ecclesiastici nel rispetto delle norme concordatarie1. Premessa storica L’Antica Diocesi di Penne (V-VI sec.) divenne nel 1252 Diocesi di Pen-ne ed Atri. Il 1 luglio 1949, la sede diocesana mutata in Penne-Pescara futrasferita a Pescara, divenendo il 2 marzo 1982 Arcidiocesi Metropolitanadi Pescara-Penne, avente come diocesi suffraganea quella di Teramo-Atri. Il materiale cartaceo contenuto nell’Archivio Storico di Penne arriva finoagli anni ‘50, e raccoglie l’attività dei vari Enti della Diocesi, in alcuni casia partire dal XV secolo. Il materiale pergamenaceo conservato si estendedal X secolo fino ai primi anni del XX. Nel 1847 il vescovo Mons. Vincen-zo D’Alfonso volle che l’Archivio fosse riordinato, ma di quel lavoro pococi resta a causa delle successive vicende, fino ai bombardamenti dell’ultimaguerra, che arrecarono gravissimi danni alla Cattedrale ed alle contiguestrutture ecclesiastiche. Dopo il restauro del materiale pergamenaceo, essen-do l’Archivio dichiarato di interesse storico dalla Sovrintendenza Archivi-stica dell’Abruzzo e del Molise nel 1982, Mons. Antonio Iannucci, volleche tutto l’Archivio fosse riordinato, costituendo una fonte preziosa per laricostruzione della storia della Diocesi di Penne e del suo territorio. Il notevole materiale, cartaceo e pergamenaceo, che vi si conserva testi-monia in modo unico la plurisecolare attività di una Diocesi (che la tradi-zione vuole essere stata fondata agli albori del cristianesimo) nei suoi variEnti (Vescovi, Curia, Seminario, Parrocchie, Capitoli, Confraternite) ed allostesso tempo impegna l’Arcidiocesi di Pescara-Penne, legittima proprieta-ria, ad una fedele edattenta conservazione, oltre che alla disponibilità per glistudiosi, ferme restando le disposizioni canoniche in materia (cfr. cann.486-490 del CIC). Come già detto il materiale archivistico di Penne abbia subito varie vicis-situdini, dai danni dell’ultima guerra, che recarono distruzione e danni gra-vissimi agli immobili che lo ospitavano, alle infermità del vescovo Carlo 47
  43. 43. Pensa, dalla successiva amministrazione Apostolica di Penne ed Atri, nellapersona di Mons. Gremigni, fino alla creazione della nuova Diocesi di Pen-ne-Pescara il 1 luglio 1949, con relativo spostamento della sede diocesana aPescara. Tuttavia, già da circa dieci anni addietro, Mons. Iannucci si preoccupavadi far restaurare i documenti deteriorati; e a norma poi del can. 491 § 2 delCIC, dichiarava che l’Archivio diocesano di Penne fosse considerato qualeArchivio Storico; ne affidava l’ordinamento ad un sacerdote diocesano, e daquella data, la denominazione ufficiale dell’Archivio è: “Archivio Storicodell’Arcidiocesi di Pescara-Penne” in Penne. A norma poi del can. 491 § 2 del CIC, l’Archivio Diocesano di Penneveniva stabilito dallo stesso Arcivescovo quale Archivio Storico, essendoneaffidata la cura dell’ordinamento, ad un sacerdote diocesano. Da quella da-ta, la denominazione ufficiale dell’Archivio è: Archivio Storico dell’Arci-diocesi di Pescara-Penne, in Penne. In data 15 novembre 1982 il Soprintendente Archivistico per l’Abruzzo eil Molise,fermo restando il carattere di bene culturale di proprietà dell’enteecclesiastico e come tale soggiacendo alle leggi del diritto canonico, dichia-rava il detto Archivio di interesse storico. A seguito del nuovo Accordo tra la santa Sede e la repubblica Italiana(18 febbraio 1984) con particolare riferimento all’art. 12 n. 1, tra il Ministrodei Beni e delle Attività Culturali e il Presidente della Conferenza Episco-pale Italiana, in data 18 aprile 2000 fu promulgata una Intesa per la salva-guardia, la valorizzazione e il godimento degli archivi di enti e istituzioniecclesiastiche. L’Arcidiocesi di Pescara-Penne, già prima di tali accordi aveva permessoa studiosi e studenti di consultare il suo Archivio Storico: a far data dal 27ottobre 1987 vengono accolte sia le richieste di singoli studiosi o di Istitutidi ricerca, sia di numerosi studenti che preparavano tesi di laurea presso leUniversità di Teramo, Pescara, Chieti, Roma e Napoli. Titolo I Definizione Art.1 L’Archivio Storico Diocesano di Pescara-Penne (in seguito ASDP) è laraccolta ordinata e sistematica di atti e di documenti prodotti e ricevuti dal-l’Arcidiocesi di Pescara-Penne e degli enti pubblici ecclesiastici eretti nel- 48
  44. 44. lordinamento canonico (cfr. cann. 486 § 2; 491§ 2; 535 §§ 4-5; 173 § 4;1283, 3°; 1284 § 2, 9°; 1306,§ 2) o da persone esercitanti nella Chiesa unafunzione pubblica. LASDP nasce e si sviluppa a servizio della persona o dellente che lo haprodotto. Di regola solo larchivio storico (can. 491 § 2), in quanto bene cul-turale, diventa accessibile agli studiosi, secondo le norme emanate dallecompetenti autorità (cfr. can. 491 § 3). Art. 2 L’ASDP è una delle fonti documentarie più importanti per la storia dellaChiesa di Pescara-Penne, intrecciata con quella di altre vicissitudini e circo-scrizioni ecclesiastiche. Art. 3 LASDP costituisce uno dei luoghi della memoria ecclesiale ed è pertan-to un bene di notevole interesse culturale e di testimonianza storica, utilenondimeno a favorire la funzione pratica di conoscenza, nel pieno rispettodelle norme contenute nel CIC e quelle emanate dalle competente autorità. Art. 4 LASDP è listituzione archivistica preposta alla conservazione, alla sal-vaguardia, alla valorizzazione culturale e alla fruizione da parte di studiosidel patrimonio archivistico della diocesi e quello di altri fondi archivisticiche a diverso titolo sono legittimamente custoditi o raccolti in esso, e dipen-denti dall’autorità del vescovo diocesano: parrocchie, capitolo cattedraleconfraternite, associazioni, seminario, ordini e congregazioni religiose (chevivono e operano all’interno della diocesi di Pescara-Penne), gruppi e movi-menti ecclesiali. Art.5 L’ASDP è costituito dall’Archivio dell’antica Curia Vescovile di Penne eda ulteriori fondi archivistici in esso affluiti, dei quali l’Arcidiocesi di Pe-scara-Penne è legittima proprietaria. Art. 6 La sede dellASDP è situata in quegli ambienti a ciò assegnati e apposita-mente allestiti nel Seminario Vescovile di Penne, in Piazza Duomo, 7. 49
  45. 45. Titolo II Ordinamento internoCapitolo I - Acquisizione dei documenti Art. 7 Nella gestione archivistica di un atto si distinguono le seguenti fasi: ar-chivio corrente, archivio di deposito temporaneo, archivio storico. Art. 8 L’ASDP conserva tutta la documentazione che, dall’archivio correntepassata all’archivio di deposito, viene in esso versata. Art. 9 Il deposito nellASDP costituisce la fase finale della vita di un atto. In li-nea di principio un atto entra a far parte dellASDP quando ha esaurito lapropria funzione specifica, ha superato il limite convenzionale alla consulta-bilità (settanta – 70 – anni). Art. 10 ll passaggio dei documenti dallarchivio corrente a quello di deposito e aquello storico dev’essere registrato, descrivendo l’elenco dei fondi e indi-cando il periodo storico riguardante la documentazione consegnata dai variuffici.Capitolo II - Confluenza di archivi diversi Art. 11 È possibile collocare in deposito temporaneo o permanente presso l’A-SDP l’archivio di altri enti ecclesiastici nel caso in cui il vescovo diocesanolo ritenga necessario per motivi di sicurezza o per facilitare la consultazionedegli studiosi. In tali casi verrà redatto un verbale di consegna, avente in al-legato un dettagliato inventario del materiale consegnato, in cui risulti cheproprietario dell’archivio resta sempre l’ente che lo ha prodotto. Art. 12 Si raccomanda vivamente alle associazioni, ai gruppi informali, ai movi-menti e ai fedeli che svolgono particolari mansioni nella Chiesa di Pescara- 50
  46. 46. Penne di non disperdere i loro singoli archivi, ma di disporre che conflui-scono nell’ASDP. Art. 13 La direzione dell’ASDP nei confronti degli archivi parrocchiali e deglialtri enti che fanno riferimento alla diocesi ha funzione di consulenza, coor-dinamento, promozione e controllo. Nella fase iniziale gli atti sono prodottidai singoli organi o uffici con criteri e metodi dettati dalle rispettive esigen-ze ad normam juris e collocati nell’archivio corrente. In vista di una mag-giore funzionalità ed economia, è opportuno stabilire una mutua collabora-zione fra l’archivista diocesano e i responsabili dei singoli organi o ufficidella diocesi per uniformare la redazione degli atti e l’impiego del materiale In particolare la direzione dell’ASDP:• Aiuta i parroci e gli amministratori degli enti nella gestione degli archivi storici, in attuazione di un apposito regolamento, anche attraverso inizia- tive destinate alla formazione degli amministratori degli enti ecclesiastici e dei loro collaboratori;• È a disposizione, soprattutto in occasione delle visite pastorali e dell’av- vicendamento dei parroci, per interventi di verifica, consulenza, conser- vazione, verbalizzazione di consegna, presso gli archivi parrocchiali;• Custodisce copia dell’inventario dei beni archivistici relativi a ciascuna parrocchia o ente;• Offre pareri ai parroci e ai responsabili degli enti circa la consultabilità degli archivi storici locali;• Garantisce il deposito temporaneo o permanente dei documenti la cui consultazione richiedesse tempi particolarmente ampi o modalità com- plesse, tali da rendere difficile un’adeguata vigilanza da parte dei respon- sabili.• Assiste gli enti ecclesiastici nei rapporti con gli enti pubblici. L’ASDP collabora con l’Ufficio diocesano e nazionale per i Beni Cultu-rali per quanto concerne in particolare i profili di tutela e di valorizzazioneculturale dei beni archivistici di proprietà della Diocesi, delle parrocchie edegli altri enti ecclesiastici. I fondi archivistici donati o depositati devono conservare sempre la loroindividualità e integrità. Le serie di documenti non dovranno essere mesco-late a quelle dellASDP, né tanto meno a quelle di altri archivi in deposito. 51
  47. 47. Capitolo III - Direzione Art. 14 § 1. La Direzione dell’ASDP è affidata all’Archivista diocesano, nomi-nato dall’Arcivescovo ad quinquennium. § 2. All’Archivista diocesano spetta l’ordinaria gestione scientifica, tec-nica e culturale dei fondi. § 3. L’Archivista diocesano ha anche il compito di vigilare perché lin-gente patrimonio culturale custodito negli Archivi soggetti alla giurisdizio-ne dell’Arcivescovo non sia disperso e venga opportunamente valorizzato.A tal fine l’ASDP offre consulenza e supporto tecnico a tutti gli Archiviparrocchiali e altri enti diocesani. Art.15 L’Archivista diocesano può avvalersi, d’intesa con l’Arcivescovo, dellacollaborazione di persone qualificate per l’espletamento di quelle mansioniche sono relative al riordino, all’inventariazione dei fondi, alla vigilanza eal servizio del pubblico. Tali persone operano sotto la responsabilità e la di-rezione dell’Archivista diocesano. Art. 16 § 1. Alla Direzione compete, entro i termini fissati, indirizzare al Consi-glio Diocesano per gli Affari Economici, alla CEI e al Ministero per Beni ele Attività culturali, le richieste inerenti alla gestione dell’ASDP. § 2. La Direzione, previa istruttoria interna e acquisizione dell’assenso(tramite firma di ciascun proprietario di quei beni archivistici e librari anti-chi affidati alla sua gestione), propone e invia, entro i termini stabiliti, le ri-chieste di contributo per la gestione ordinaria dell’ASDP indirizzandole aisingoli Enti a ciò delegati dall’amministrazione sia pubblica sia ecclesiasti-ca. § 3. L’Archivista diocesano, relazionerà agli Enti eroganti sui contributi,una volta siano stati concessi. § 4. La documentazione relativa agli atti amministrativi dell’ASDP ordi-naria è conservata presso la Curia Metropolitana e in copia presso l’ASDP. 52
  48. 48. Capitolo IV - Classificazione e ordinamento Art. 17 I documenti conservati sono ordinati secondo un’opportuna classificazio-ne, che ne rispetti la successione cronologica e la loro progressione nel tem-po, secondo i criteri della più avvertita scienza archivistica. Art. 18 LArchivista diocesano provvede alla conservazione di tutta la documen-tazione in condizioni ambientali idonee; provvede inoltre a inviare al re-stauro, presso laboratori specializzati e abilitati, i documenti dell’ASDP darestaurare.Capitolo V - Strumenti di ricerca Art. 19 § 1. L’ASDP, è dotato di una apposita biblioteca, contenente un reperto-rio essenziale di fonti, dizionari, enciclopedie, di ricerche storiche anche lo-cali e quantaltro possa essere utile sia al personale dellArchivio sia alle ri-cerche degli studiosi. § 2. La conoscenza dei fondi archivistici sarà diffusa, salvi i diritti dellaprudente o necessaria loro riservatezza, anche grazie al sistema di rete tele-matica. § 3. Agli inventari o cataloghi, nonché agli indici, repertori ed altri stru-menti e alla biblioteca di supporto hanno libero accesso i ricercatori. Art. 20 § 1. Salvo deroga dell’Arcivescovo, possono essere consultati solo i do-cumenti anteriori agli ultimi settanta anni. § 2. La consultazione di documenti ritenuti come riservati o relativi a si-tuazioni private di persone può essere concessa solo su previa e scritta auto-rizzazione di deroga da parte del Vescovo diocesano, conforme al relativomodulo. § 3. La consultazione di altri documenti può essere concessa anche primadella scadenza dei termini sopra indicati alle condizioni di cui al paragrafoprecedente. 53
  49. 49. Art. 21 § 1. Nell’ASDP è prevista la sezione di microfilms o di dischi ottici perintegrare la documentazione esistente con fonti di altri archivi che riguarda-no avvenimenti, luoghi, enti, persone con cui lASDP è implicato. L’acquisi-zione degli stessi è valutata di alto interesse perché concernenti la storia e levicende cui afferisce il patrimonio in esso conservato. Tali riproduzioni po-tranno essere utilizzate per la ricostruzione degli originali, in caso della lorodistruzione e per facilitare all’utente il loro studio e l’eventuale riproduzio-ne. § 2. Al fine di proteggere i documenti più preziosi e delicati da una ec-cessiva e dannosa manipolazione, la Direzione provvede a farli riprodurresu supporti elettronici. In questa sezione possono essere raccolti anche CD-ROM, microfilms odischi ottici relativi ai fondi principali dellarchivio stesso. Art. 22 Per proteggere la preziosa e unica documentazione dell’ASDP, gli am-bienti della sua sede sono dotati di sistema d’allarme e di antincendio, dim-pianto elettrico di sicurezza e di deumidificazione con regolatori di tempe-ratura costante. Art. 23 Periodicamente sarà curata la disinfestazione degli ambienti dellASDP edella stessa documentazione, servendosi di ditte specializzate. Titolo III Consultazione dell’ASDPCapitolo I – Accesso, assistenza agli utenti e disciplina nelle sale di lettura Art. 24 L’accesso all’ASDP per scopi di ricerca e di studio è libero e regolamen-tato. Non sono ammesse persone minorenni. La Direzione adotterà le pru-denti e necessarie cautele per l’ammissione dei richiedenti alla consultazio-ne sia degli Archivi sia dei beni codicologici e librari antichi. 54
  50. 50. Art. 25 Gli studenti universitari possono svolgere le personali ricerche e quindiessere ammessi alla consultazione solo se referenziati con nota scritta indi-cante l’oggetto della ricerca da parte del docente che la guida. Art. 26 A giudizio dell’Archivista, l’ammissione all’ASDP può essere revocataquando sia stato constatato che in precedenti occasioni il ricercatore non ab-bia avuto sufficiente cura nel trattare i documenti archivistici e i beni librariantichi dati in consultazione Art. 27 L’apertura al pubblico dellASDP è regolata da opportune norme emana-te dalla Direzione. Art. 28 § 1. Lo studioso può essere ammesso alla consultazione dopo aver pre-sentato una regolare domanda su modulo prestampato, nel quale saranno in-dicati i fondi che intende consultare e i motivi della ricerca. § 2. Lo studioso è tenuto a dichiarare preventivamente se intenda fruiredella consultazione dei documenti ai fini della pubblicazione. In caso affer-mativo, gli è fatto obbligo d’indirizzare in tal senso la domanda scritta (sumodulo apposito) alla Direzione, dichiarando inoltre che, a pubblicazioneavvenuta, ne invierà gratuitamente un esemplare. § 3. Lo studioso ammesso alla consultazione è tenuto a prendere atto delpresente regolamento e dei relativi obblighi sin dallingresso nellArchivioStorico Diocesano. § 4. Lo studioso è tenuto ad apporre giornalmente la firma e altre even-tuali indicazioni in un apposito registro di presenza compilandolo nelle suesingole voci. Art. 29 Per nessun motivo è permesso a chiunque di portare i documenti fuoridalla sede dellArchivio Storico Diocesano. Solo la Direzione ha facoltà diautorizzare la concessione di documenti dellArchivio per mostre e ogni al-tra iniziativa culturale previa stipula di un contratto di assicurazione nella 55
  51. 51. formula “da chiodo a chiodo”, a carico della parte richiedente. Ogni fasedella riproduzione – dal trasporto, alla riproduzione, al rientro del bene –sarà seguita personalmente da chi è delegato dalla Direzione e retribuito dalrichiedente.Capitolo II – Servizi di reprografia Art. 30 § 1. La reprografia di documenti archivistici (dai fondi conservati o de-positati) e di opere del patrimonio codicologico e librario antico, in qualsia-si modo sia realizzata, sarà effettuata solo previo rilascio dell’autorizzazio-ne della Direzione, che fa seguito alla domanda scritta del richiedente. § 2. Le esigenze della conservazione sono riconosciute come prioritarierispetto a quelle della riproduzione. § 3. Rimangono salvi tutti i diritti di proprietà di ciascun Ente sulle opereche sono in qualsiasi modo riprodotte, conforme alla normativa vigente. § 4. La riproduzione sarà effettuata soltanto se, a discrezione insindaca-bile della Direzione, le condizioni di conservazione dei documenti lo con-sentano. § 5. Il rimborso delle spese di riproduzione è totalmente a carico del ri-chiedente. § 6. È fatto obbligo a chi ottiene il permesso di riprodurre immagini arti-stiche, parti di manoscritti, di codici, libri a stampa di consegnare all’ASDPun numero di copie della medesima da convenirsi, effettuata a proprie spe-se. Ulteriori obblighi saranno, di volta in volta, definiti dalla Direzione. § 7. La riproduzione avviene di norma esclusivamente nella sede dellA-SDP e nei tempi stabiliti. § 8. Non è permesso riprodurre interi fondi archivistici o librari, e neppu-re procedere alla riproduzione di manoscritti e di codici in quantità numeri-ca tale che, in proporzione alla totalità del fondo stesso, ne risultino com-promessi i diritti di possesso morale propri dell’Ente proprietario. Si terràun registro dettagliato dei richiedenti in relazione ai documenti per i quali èstata effettuata la riproduzione. Art. 31 Non è consentito a chiunque riprodurre documenti manoscritti o a stam-pa con scopi editoriali, a meno che non sia prima stata stipulata un’apposita 56

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