BOLLETTINO UFFICIALEDELL’ARCIDIOCESI METROPOLITANA       DI PENNE-PESCARAANNO LIV                 MMVII - 1
Periodico                                                   Sede Legale:della diocesi di Pescara                          ...
SOMMARIOLA PAROLA DEL PAPA  Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale ..................................................
LA PAROLA DEL PAPA
MESSAGGIO PER LA GIORNATA MISSIONARIA                 MONDIALE 2006                   “La carità, anima della missione”Car...
guenza fu che finirono per perdere l’originale felicità ed assaporarono l’a-marezza della tristezza del peccato e della mo...
condo cui tutto deve essere fatto o non fatto, cambiato o non cambiato. E’ ilprincipio che deve dirigere ogni azione e il ...
MESSAGGIO AI PARTECIPANTI AL II CONGRESSO    MONDIALE DEI MOVIMENTI ECCLESIALI         E DELLE NUOVE COMUNITÀCari fratelli...
(Is 53,2). In Cristo s’incontrano la bellezza della verità e la bellezza dell’a-more; ma l’amore, si sa, implica anche la ...
ro, se la felicità diventa miraggio inafferrabile, se la libertà degenera inistintività. Quanto male è capace di produrre ...
DISCORSO AL V INCONTRO MONDIALE         DELLE FAMIGLIE A VALENCIA (SPAGNA)Cari fratelli e sorelle, Provo una grande gioia ...
dalla mutua comprensione. Per ciò riceve l’abbondante aiuto di Dio nel sa-cramento del matrimonio che comporta una vera vo...
so si è riversato su di noi nel battesimo. Per questo le famiglie sono chiama-te a vivere quella qualità di amore, poichè ...
genitori, partecipi della paternità divina, sono per i figli i primi responsabilidell’educazione e i primi annunciatori de...
tori porta i figli ad avere coscienza della loro dignità di figli.La creatura concepita deve essere educata nella fede, am...
“PERCHÉ SI VEDA CHE CREDERE È BELLO”Intervista integrale alle televisioni tedesche ARD-Bayerischer Rundfunk,              ...
Papa Benedetto XVI: Io direi anzitutto che la Germania appartiene all’Oc-cidente, anche se con una sua coloritura caratter...
re in prima persona un proprio contributo di fronte ai bisogni di questo mon-do, è una cosa grande. Un primo impulso può e...
Domanda: Come Vescovo di Roma Lei è successore di San Pietro. Il mini-stero di Pietro come può mostrarsi in modo appropria...
nici sono una realtà sensibile, che ogni tanto può trovarsi in difficoltà. Qualipossibilità vede di migliorare il rapporto...
biamo cercato di fare alla Radio Vaticana - ha notato che Lei non ha maipronunciato la parola “matrimoni omosessuali”, non...
Papa Benedetto XVI: Già, questo è il problema: insistiamo veramente tan-to sulla morale? Io direi - me ne sono convinto se...
d’altra parte, si offre un’educazione che aiuta a stabilire i giusti rapporti congli altri. Perciò credo che dovrebbe veni...
più grande. Noi abbiamo tuttora una responsabilità al riguardo. Le nostreesperienze, la scienza teologica che è stata qui ...
lità più ampia, che vede Dio in armonia con la ragione, dobbiamo mostrareche la fede cristiana che si è sviluppata in Euro...
Papa Benedetto XVI: Sì, è stato concordato. Io l’ho promesso semplice-mente, in modo un po’ imprudente. È un posto che mi ...
Santa Sede. Ma c’è un problema giuridico: quello della giurisdizione, cioè ilfatto che secondo il Diritto Canonico il pote...
rato per il mio recinto. E questi sono solo piccoli particolari, ma sono il se-gno del moltissimo che viene fatto. Io trov...
Papa Benedetto XVI: All’inizio avevo anch’io un poco l’idea che la gran-de quantità delle beatificazioni quasi ci schiacci...
Papa Benedetto XVI: (ride) Io non sono un uomo a cui vengano in mentecontinuamente delle barzellette. Ma saper vedere anch...
* * *Venerato Fratello nell’Episcopato,cari fratelli e sorelle!Desidero in primo luogo ringraziare il Signore per l’odiern...
re nell’Ultima Cena: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai cono-sciuto, Filippo?”. E poi quelle parole che esprimon...
“mani innocenti e cuori puri”. Mani innocenti, cioè esistenze illuminate dal-la verità dell’amore che vince l’indifferenza...
Cari fratelli e sorelle, mentre ancora una volta vi ringrazio per la vostra pre-senza, su tutti voi e sui vostri cari invo...
di comunicare tra di noi, formiamo un tutto e lavoriamo nel tutto dell’unicaragione con le sue varie dimensioni, stando co...
È una delle sure del periodo iniziale, dicono gli esperti, in cui Maomettostesso era ancora senza potere e minacciato. Ma,...
la natura di Dio, è soltanto un pensiero greco o vale sempre e per se stesso?Io penso che in questo punto si manifesti la ...
to, realizzata in Alessandria – la “Settanta” –, è più di una semplice (da va-lutare forse in modo addirittura poco positi...
Il qui accennato vicendevole avvicinamento interiore, che si è avuto tra lafede biblica e l’interrogarsi sul piano filosof...
von Harnack. Durante il tempo dei miei studi, come nei primi anni della miaattività accademica, questo programma era forte...
Bollettino (II/2006)
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Il semestrale di documenti ufficiali dell'arcidiocesi di Pescara-Penne.
Anno 2006, II semestre

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Bollettino (II/2006)

  1. 1. BOLLETTINO UFFICIALEDELL’ARCIDIOCESI METROPOLITANA DI PENNE-PESCARAANNO LIV MMVII - 1
  2. 2. Periodico Sede Legale:della diocesi di Pescara Curia Arcivescovile Metropolitana Pescara-PenneAnno LVIII - N° 2 Piazza Spirito Santo, 5Presidente: 65121 PESCARAS. E. R. Mons. Tommaso VALENTINETTIDirettore: Fotocomposizione e Stampa:Sor Lidia BASTI Tipografia MAX PRINTsorellalidia@hotmail.it 65016 MONTESILVANO (PE)Direttore Responsabile:Dott. Ernesto GRIPPO Rivista DiocesanaAmministratore: C.C.P. n° 16126658Can. Antonio DI GIULIO Periodico registrato presso il Tribunale di PescaraEditore: al n° 11/95 in data 24.05.1995Curia Arcivescovile Metropolitana Pescara-Penne Spedizione in abb. postale 50% PESCARA CURIA METROPOLITANA Piazza Spirito Santo, 5 - 651210 Pescara - Tel. 085-4222571 - Fax 085-4213149 ARCIVESCOVADO Piazza Spirito Santo, 5 - 651210 Pescara - Tel. 085-2058897
  3. 3. SOMMARIOLA PAROLA DEL PAPA Messaggio per la Giornata Missionaria Mondiale .................................................................... pag. 6 Messaggio ai partecipanti al II Congresso Mondiale dei Movimenti Ecclesiali e delle nuove comunità ...................................................................................................................... “ 9 Discorso al V Incontro Mondiale delle Famiglie a Valencia (Spagna) ................................... “ 12 “Perché si veda che credere è bello” (Intervista alle televisioni tedesche) ............................. “ 17 Discorso al Santuario del Volto Santo di Manoppello ................................................................ “ 31 Incontro con i Rappresentanti della Scienza a Regensburg (Germania) ................................. “ 35 Discorso ai partecipanti al Convegno di Verona .......................................................................... “ 45VITA DIOCESANA NOMINE e DECRETI Economo ........................................................................................................................................ “ 58 Incardinazione ............................................................................................................................... “ 60 Assistente Ecclesiastico dell’Associazione Amici del Presepio della Sezione di Penne ................................................................................................................ “ 61 Consulente Ecclesiastico Provinciale di Pescara del Centro Sportivo Italiano ................ “ 63 Parroci e Vicari Parrocchiali ...................................................................................................... “ 64 LETTERE Esercizi spirituali per Presbiteri e Diaconi - Aggiornamento pastorale e di Programmazione ...................................................................................................................... “ 68 Incontro Regionale ....................................................................................................................... “ 72 Giornata per la Salvaguardia del Creato .................................................................................. “ 73 Esercizi spirituali a Lourdes ....................................................................................................... “ 74 Le Reliquie di San Tommaso a Pescara ................................................................................... “ 76 Relazione su Verona .................................................................................................................... “ 77 VARIE Convegno Ecclesiale di Verona: Relazione dell’Arcidiocesi Metropolitana di Pescara-Penne ............................................... “ 80 Gli Insegnanti di Religione per l’anno sc. 2006-2007 • Di ruolo ............................................................................................................................ “ 85 • Incaricati annuali ............................................................................................................ “ 92 Orario delle Udienze arcivescovili ............................................................................................ “ 101 AMMINISTRAZIONE Rendiconto… (Missioni) ............................................................................................................ “ 104
  4. 4. LA PAROLA DEL PAPA
  5. 5. MESSAGGIO PER LA GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE 2006 “La carità, anima della missione”Cari fratelli e sorelle! 1. La Giornata Missionaria Mondiale, che celebreremo domenica 22 otto-bre p.v., offre l’opportunità di riflettere quest’anno sul tema: “La carità,anima della missione”. La missione se non è orientata dalla carità, se nonscaturisce cioè da un profondo atto di amore divino, rischia di ridursi a me-ra attività filantropica e sociale. L’amore che Dio nutre per ogni persona co-stituisce, infatti, il cuore dell’esperienza e dell’annunzio del Vangelo, equanti l’accolgono ne diventano a loro volta testimoni. L’amore di Dio chedà vita al mondo è l’amore che ci è stato donato in Gesù, Parola di salvezza,icona perfetta della misericordia del Padre celeste. Il messaggio salvifico sipotrebbe ben sintetizzare allora nelle parole dell’evangelista Giovanni: “Inquesto si è manifestato l’amore di Dio per noi: Dio ha mandato il suo unige-nito Figlio nel mondo, perché noi avessimo la vita per lui” (1 Gv 4,9). Ilmandato di diffondere l’annunzio di questo amore fu affidato da Gesù agliApostoli dopo la sua risurrezione, e gli Apostoli, interiormente trasformatiil giorno della Pentecoste dalla potenza dello Spirito Santo, iniziarono arendere testimonianza al Signore morto e risorto. Da allora, la Chiesa conti-nua questa stessa missione, che costituisce per tutti i credenti un impegnoirrinunciabile e permanente.2. Ogni comunità cristiana è chiamata, dunque, a far conoscere Dio che èAmore. Su questo mistero fondamentale della nostra fede ho voluto soffer-marmi a riflettere nell’Enciclica “Deus caritas est”. Del suo amore Dio per-mea l’intera creazione e la storia umana. All’origine l’uomo uscì dalle manidel Creatore come frutto di un’iniziativa d’amore. Il peccato offuscò poi inlui l’impronta divina. Ingannati dal maligno, i progenitori Adamo ed Evavennero meno al rapporto di fiducia con il loro Signore, cedendo alla tenta-zione del maligno che instillò in loro il sospetto che Egli fosse un rivale evolesse limitarne la libertà. Così all’amore gratuito divino essi preferironose stessi, persuasi di affermare in tal modo il loro libero arbitrio. La conse- 6
  6. 6. guenza fu che finirono per perdere l’originale felicità ed assaporarono l’a-marezza della tristezza del peccato e della morte. Iddio però non li abban-donò e promise ad essi ed ai loro discendenti la salvezza, preannunciandol’invio del suo Figlio unigenito, Gesù, che avrebbe rivelato, nella pienezzadei tempi, il suo amore di Padre, un amore capace di riscattare ogni umanacreatura dalla schiavitù del male e della morte. In Cristo, pertanto, ci è statacomunicata la vita immortale, la stessa vita della Trinità. Grazie aCristo, buon Pastore che non abbandona la pecorella smarrita, è data la pos-sibilità agli uomini di ogni tempo di entrare nella comunione con Dio, Padremisericordioso pronto a riaccogliere in casa il figliol prodigo. Segno sor-prendente di questo amore è la Croce. Nella morte in croce di Cristo - hoscritto nell’Enciclica Deus caritas est - “si compie quel volgersi di Dio con-tro se stesso nel quale egli si dona per rialzare l’uomo e salvarlo - amore,questo, nella sua forma più radicale. E’ lì che questa verità può essere con-templata. E partendo da lì deve ora definirsi che cosa sia l’amore. A partireda questo sguardo il cristiano trova la strada del suo vivere e del suo amare”(n. 12).3. Alla vigilia della sua passione Gesù lasciò come testamento ai discepoli,raccolti nel Cenacolo per celebrare la Pasqua, il “comandamento nuovo del-l’amore – mandatum novum”: “Questo vi comando: amatevi gli uni gli al-tri” (Gv 15,17). L’amore fraterno che il Signore chiede ai suoi “amici” ha lasua sorgente nell’amore paterno di Dio. Osserva l’apostolo Giovanni:“Chiunque ama è generato da Dio e conosce Dio” (1 Gv 4,7). Dunque, peramare secondo Dio occorre vivere in Lui e di Lui: è Dio la prima “casa”dell’uomo e solo chi in Lui dimora arde di un fuoco di divina carità in gradodi “incendiare” il mondo. Non è forse questa la missione della Chiesa inogni tempo? Non è allora difficile comprendere che l’autentica sollecitudinemissionaria, primario impegno della Comunità ecclesiale, è legata alla fe-deltà all’amore divino, e questo vale per ogni singolo cristiano, per ogni co-munità locale, per le Chiese particolari e per l’intero Popolo di Dio. Propriodalla consapevolezza di questa comune missione prende vigore la generosadisponibilità dei discepoli di Cristo a realizzare opere di promozione umanae spirituale che testimoniano, come scriveva l’amato Giovanni Paolo II nel-l’Enciclica Redemptoris missio, “l’anima di tutta l’attività missionaria: l’a-more che è e resta il movente della missione, ed è anche l’unico criterio se- 7
  7. 7. condo cui tutto deve essere fatto o non fatto, cambiato o non cambiato. E’ ilprincipio che deve dirigere ogni azione e il fine a cui essa deve tendere.Quando si agisce con riguardo alla carità o ispirati dalla carità, nulla è disdi-cevole e tutto è buono” (n. 60). Essere missionari significa allora amare Diocon tutto se stessi sino a dare, se necessario, anche la vita per Lui. Quantisacerdoti, religiosi, religiose e laici, pure in questi nostri tempi, Gli hannoreso la suprema testimonianza di amore con il martirio! Essere missionari èchinarsi, come il buon Samaritano, sulle necessità di tutti, specialmente deipiù poveri e bisognosi, perché chi ama con il cuore di Cristo non cerca ilproprio interesse, ma unicamente la gloria del Padre e il bene del prossimo.Sta qui il segreto della fecondità apostolica dell’azione missionaria, che tra-valica le frontiere e le culture, raggiunge i popoli e si diffonde fino agliestremi confini del mondo.4. Cari fratelli e sorelle, la Giornata Missionaria Mondiale sia utile occasio-ne per comprendere sempre meglio che la testimonianza dell’amore, animadella missione, concerne tutti. Servire il Vangelo non va infatti considerataun’avventura solitaria, ma impegno condiviso di ogni comunità. Accanto acoloro che sono in prima linea sulle frontiere dell’evangelizzazione - e pen-so qui con riconoscenza ai missionari e alle missionarie - molti altri, bambi-ni, giovani e adulti con la preghiera e la loro cooperazione in diversi modicontribuiscono alla diffusione del Regno di Dio sulla terra. L’auspicio è chequesta compartecipazione cresca sempre più grazie all’apporto di tutti. Col-go volentieri questa circostanza per manifestare la mia gratitudine alla Con-gregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli ed alle Pontificie Opere Mis-sionarie [PP.OO.MM.], che con dedizione coordinano gli sforzi dispiegati inogni parte del mondo a sostegno dell’azione di quanti sono in prima lineaalle frontiere missionarie. La Vergine Maria, che con la sua presenza pressola Croce e la sua preghiera nel Cenacolo ha collaborato attivamente agli ini-zi della missione ecclesiale, sostenga la loro azione ed aiuti i credenti inCristo ad essere sempre più capaci di vero amore, perché in un mondo spiri-tualmente assetato diventino sorgente di acqua viva. Questo auspicio formu-lo di cuore, mentre invio a tutti la mia Benedizione. 29 Aprile 2006 8
  8. 8. MESSAGGIO AI PARTECIPANTI AL II CONGRESSO MONDIALE DEI MOVIMENTI ECCLESIALI E DELLE NUOVE COMUNITÀCari fratelli e sorelle, in attesa dell’incontro previsto per sabato 3 giugno in Piazza San Pietrocon gli aderenti a più di 100 Movimenti ecclesiali e nuove Comunità, sonolieto di porgere a voi, rappresentanti di tutte queste realtà ecclesiali, riuniti aRocca di Papa in Congresso Mondiale, un caloroso saluto con le parole del-l’Apostolo: «Il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e pace nella fede,perché abbondiate nella speranza per la virtù dello Spirito Santo» (Rm15,13). È ancora vivo, nella mia memoria e nel mio cuore, il ricordo delprecedente Congresso Mondiale dei Movimenti ecclesiali, svoltosi a Romadal 26 al 29 maggio 1998, al quale fui invitato a portare il mio contributo,allora in qualità di Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede,con una conferenza concernente la collocazione teologica dei Movimenti.Quel Congresso ebbe il suo coronamento nel memorabile incontro con l’a-mato Papa Giovanni Paolo II del 30 maggio 1998 in Piazza San Pietro, du-rante il quale il mio Predecessore confermò il suo apprezzamento per i Mo-vimenti ecclesiali e le nuove Comunità, che definì “segni di speranza” per ilbene della Chiesa e degli uomini.Oggi, consapevole del cammino percorso da allora sul sentiero tracciato dal-la sollecitudine pastorale, dall’ affetto e dagli insegnamenti di Giovanni Pao-lo II, vorrei congratularmi con il Pontificio Consiglio per i Laici, nelle perso-ne del suo Presidente Mons. Stanislao Rylko, del Segretario Mons. JosephClemens e dei loro collaboratori, per l’importante e valida iniziativa di que-sto Congresso Mondiale, il cui tema - “La bellezza di essere cristiano e lagioia di comunicarlo” - prende spunto da una mia affermazione nell’omeliadi inizio del ministero petrino. E’ un tema che invita a riflettere su ciò checaratterizza essenzialmente l’avvenimento cristiano: in esso infatti ci vieneincontro Colui che in carne e sangue, visibilmente, storicamente, ha portatolo splendore della gloria di Dio sulla terra. A Lui si applicano le parole delSalmo 44: «Tu sei il più bello tra i figli dell’uomo». E a Lui, paradossalmen-te, fanno riferimento anche le parole del profeta: «Non ha apparenza né bel-lezza per attirare i nostri sguardi, non splendore per potercene compiacere» 9
  9. 9. (Is 53,2). In Cristo s’incontrano la bellezza della verità e la bellezza dell’a-more; ma l’amore, si sa, implica anche la disponibilità a soffrire, una dispo-nibilità che può giungere fino al dono della vita per coloro che si amano (cfrGv 15,13)! Cristo, che è “la bellezza di ogni bellezza”, come soleva dire sanBonaventura (Sermones dominicales 1,7), si rende presente nel cuore del-l’uomo e lo attrae verso la sua vocazione che è l’amore. È grazie a questastraordinaria forza di attrazione che la ragione è sottratta al suo torpore edaperta al Mistero. Si rivela così la bellezza suprema dell’amore misericordio-so di Dio e, allo stesso tempo, la bellezza dell’uomo che, creato ad immagi-ne di Dio, è rigenerato dalla grazia e destinato alla gloria eterna.Nel corso dei secoli, il cristianesimo è stato comunicato e si è diffuso graziealla novità di vita di persone e di comunità capaci di rendere una testimo-nianza incisiva di amore, di unità e di gioia. Proprio questa forza ha messotante persone in “movimento” nel succedersi delle generazioni. Non è stata,forse, la bellezza che la fede ha generato sul volto dei santi a spingere tantiuomini e donne a seguirne le orme? In fondo, questo vale anche per voi: at-traverso i fondatori e gli iniziatori dei vostri Movimenti e Comunità aveteintravisto con singolare luminosità il volto di Cristo e vi siete messi in cam-mino. Anche oggi Cristo continua a far echeggiare nel cuore di tanti quel“vieni e seguimi” che può decidere del loro destino. Ciò avviene normal-mente attraverso la testimonianza di chi ha fatto una personale esperienzadella presenza di Cristo. Sul volto e nella parola di queste “creature nuove”diventa visibile la sua luce e udibile il suo invito.Dico pertanto a voi, cari amici dei Movimenti: fate in modo che essi sianosempre scuole di comunione, compagnie in cammino in cui si impara a vi-vere nella verità e nell’amore che Cristo ci ha rivelato e comunicato permezzo della testimonianza degli Apostoli, in seno alla grande famiglia deisuoi discepoli. Risuoni sempre nel vostro animo l’esortazione di Gesù: «Co-sì risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre ope-re buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli» (Mt 5,16). Portatela luce di Cristo in tutti gli ambienti sociali e culturali in cui vivete. Lo slan-cio missionario è verifica della radicalità di un’esperienza di fedeltà semprerinnovata al proprio carisma, che porta oltre qualsiasi ripiego stanco edegoistico su di sé. Illuminate l’oscurità di un mondo frastornato dai messag-gi contraddittori delle ideologie! Non c’è bellezza che valga se non c’è unaverità da riconoscere e da seguire, se l’amore scade a sentimento passegge- 10
  10. 10. ro, se la felicità diventa miraggio inafferrabile, se la libertà degenera inistintività. Quanto male è capace di produrre nella vita dell’uomo e delle na-zioni la smania del potere, del possesso, del piacere! Portate in questo mon-do turbato la testimonianza della libertà con cui Cristo ci ha liberati (cfr Gal5,1). La straordinaria fusione tra l’amore di Dio e l’amore del prossimo ren-de bella la vita e fa rifiorire il deserto in cui spesso ci ritroviamo a vivere.Dove la carità si manifesta come passione per la vita e per il destino deglialtri, irradiandosi negli affetti e nel lavoro e diventando forza di costruzionedi un ordine sociale più giusto, lì si costruisce la civiltà capace di fronteg-giare l’avanzata della barbarie. Diventate costruttori di un mondo miglioresecondo l’ordo amoris in cui si manifesta la bellezza della vita umana.I Movimenti ecclesiali e le nuove Comunità sono oggi segno luminoso dellabellezza di Cristo e della Chiesa, sua Sposa. Voi appartenete alla strutturaviva della Chiesa. Essa vi ringrazia per il vostro impegno missionario, perl’azione formativa che sviluppate in modo crescente sulle famiglie cristiane,per la promozione delle vocazioni al sacerdozio ministeriale e alla vita con-sacrata che sviluppate al vostro interno. Vi ringrazia anche per la disponibi-lità che dimostrate ad accogliere le indicazioni operative non solo del Suc-cessore di Pietro, ma anche dei Vescovi delle diverse Chiese locali, che so-no, insieme al Papa, custodi della verità e della carità nell’unità. Confidonella vostra pronta obbedienza. Al di là dell’affermazione del diritto allapropria esistenza, deve sempre prevalere, con indiscutibile priorità, l’edifi-cazione del Corpo di Cristo in mezzo agli uomini. Ogni problema deve es-sere affrontato dai Movimenti con sentimenti di profonda comunione, inspirito di adesione ai legittimi Pastori. Vi sostenga la partecipazione allapreghiera della Chiesa, la cui liturgia è la più alta espressione della bellezzadella gloria di Dio, e costituisce in qualche modo un affacciarsi del Cielosulla terra.Vi affido all’intercessione di Colei che invochiamo come la Tota pulchra, la“Tutta bella”, un ideale di bellezza che gli artisti hanno cercato sempre di ri-produrre nelle loro opere, la «Donna vestita di sole» (Ap 12,1) in cui la bel-lezza umana si incontra con la bellezza di Dio. Con questi sentimenti a tuttiinvio, quale pegno di costante affetto, una speciale Benedizione Apostolica. 22 Maggio 2006 11
  11. 11. DISCORSO AL V INCONTRO MONDIALE DELLE FAMIGLIE A VALENCIA (SPAGNA)Cari fratelli e sorelle, Provo una grande gioia nel prendere parte a questo incontro di preghiera,nel quale si vuole celebrare il dono divino della famiglia. Sono molto vicinocon la preghiera a tutti quelli che recentemente sono stati colpiti dal lutto inquesta città, e con la speranza in Cristo risorto che dà coraggio e luce so-prattutto nei momenti di maggiore sofferenza umana.Uniti dalla stessa fede in Cristo, ci siamo raccolti qui, da tante parti delmondo, come una comunità che ringrazia e rende gioiosa testimonianza chel’essere umano è stato creato ad immagine e somiglianza di Dio per amare,e che si realizza pienamente in sé stesso solo quando fa dono sincero di séagli altri. La famiglia è l’ambito privilegiato dove ogni persona impara a da-re e ricevere amore. Per questo motivo la Chiesa manifesta costantemente lasua sollecitudine pastorale in questo ambito fondamentale della personaumana. Così essa insegna nel suo Magistero: “Dio che è amore e che hacreato l’uomo per amore, l’ha chiamato ad amare. Creando l’uomo e la don-na, li ha chiamati nel Matrimonio a un’intima comunione di vita e di amorefra loro, così che non sono più due, ma una carne sola (Mt 19, 6)” (Catechi-smo della Chiesa Cattolica. Compendio, 337).Questa è una verità che la Chiesa proclama nel mondo senza stancarsi. Il miocaro predecessore Giovanni Paolo II, diceva che “L’uomo è divenuto ‘imma-gine e somiglianza’ di Dio non soltanto attraverso la propria umanità, ma an-che attraverso la comunione delle persone che l’uomo e la donna formano sindall’inizio…L’uomo diventa immagine di Dio non tanto nel momento dellasolitudine quanto nel momento della comunione” (Catechesi, 14-XI-1979).Perciò ho confermato la convocazione di questo V Incontro Mondiale delleFamiglie in Spagna, e segnatamente a Valencia, ricca nelle sue tradizioni edorgogliosa della fede cristiana che si vive e coltiva in tante famiglie.La famiglia è un’istituzione intermedia tra l’individuo e la società, e nientepuò supplirla totalmente. Essa stessa si fonda soprattutto su una profondarelazione interpersonale tra il marito e la moglie, sostenuta dall’affetto e 12
  12. 12. dalla mutua comprensione. Per ciò riceve l’abbondante aiuto di Dio nel sa-cramento del matrimonio che comporta una vera vocazione alla santità.Possano i figli sperimentare più i momenti di armonia e di affetto dei geni-tori che non quelli di discordia o indifferenza, perché l’amore tra il padre ela madre offre ai figli una grande sicurezza ed insegna loro la bellezza del-l’amore fedele e duraturo.La famiglia è un bene necessario per i popoli, un fondamento indispensabileper la società ed un grande tesoro degli sposi durante tutta la loro vita. È unbene insostituibile per i figli che devono essere frutto dell’amore, della do-nazione totale e generosa dei genitori. Proclamare la verità integrale dellafamiglia, fondata nel matrimonio come Chiesa domestica e santuario dellavita, è una grande responsabilità di tutti.Il padre e la madre si sono promessi davanti Dio un “sì” totale, che costitui-sce la base del sacramento che li unisce; allo stesso modo, affinché la rela-zione interna della famiglia sia completa, è necessario che dicano anche un“sì” di accettazione ai loro figli generati o adottati e che hanno propria per-sonalità e proprio carattere. Così, questi continueranno a crescere in un cli-ma di accettazione ed amore, ed è auspicabile che, raggiungendo una matu-rità sufficiente, vogliano restituire a loro volta un “sì” a chi hanno dato lorola vita.Le sfide della società attuale, segnata dalla dispersione che si genera soprat-tutto nell’ambito urbano, richiedono la garanzia che le famiglie non sianosole. Un piccolo nucleo familiare può trovare ostacoli difficili da superarese si sente isolato dal resto dei suoi familiari e amici. Perciò, la comunitàecclesiale ha la responsabilità di offrire sostegno, stimolo e alimento spiri-tuale che fortifichi la coesione familiare, soprattutto nelle prove o nei mo-menti critici. In questo senso, è molto importante il ruolo delle parrocchie,così come delle diverse associazioni ecclesiali, chiamate a collaborare comestrutture di appoggio e mano vicina della Chiesa per la crescita della fami-glia nella fede.Cristo ha rivelato quale è sempre la fonte suprema della vita per tutti e, per-tanto, anche per la famiglia: “Questo è il mio comandamento: che vi amiategli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande diquesto: dare la vita per i propri amici.” (Gv 15,12-13). L’amore di Dio stes- 13
  13. 13. so si è riversato su di noi nel battesimo. Per questo le famiglie sono chiama-te a vivere quella qualità di amore, poichè il Signore è colui si fa garanteche ciò sia possibile per noi attraverso l’amore umano, sensibile, affettuosoe misericordioso come quello di Cristo.Insieme alla trasmissione della fede e dell’amore del Signore, uno dei com-piti più grandi della famiglia è quello di formare persone libere e responsa-bili. Perciò i genitori devono continuare a restituire ai loro figli la libertà,della quale per qualche tempo sono garanti. Se questi vedono che i loro ge-nitori -e in generale gli adulti che li circondano- vivono la vita con gioia edentusiasmo, anche nonostante le difficoltà, crescerà più facilmente in essiquella gioia profonda di vivere che li aiuterà a superare con buon esito ipossibili ostacoli e le contrarietà che comporta la vita umana. Inoltre, quan-do la famiglia non si chiude in sé stessa, i figli continuano ad imparare cheogni persona è degna di essere amata, e che c’è una fraternità fondamentaleuniversale fra tutti gli esseri umani.Questo V Incontro Mondiale c’invita a riflettere su un tema di particolareimportanza e che comporta una grande responsabilità per noi: “La trasmis-sione della fede nella famiglia”. Lo esprime molto bene il Catechismo dellaChiesa Cattolica: “Come una madre che insegna ai suoi figli a parlare, equindi a comprendere e a comunicare, la Chiesa nostra Madre, ci insegna illinguaggio della fede per introdurci nell’intelligenza della fede e nella vitadi fede” (n. 171).Come simbolizzato nella liturgia del battesimo, con la consegna del cero ac-ceso, i genitori sono associati al mistero della nuova vita come figli di Dioche si diventa per mezzo dell cqua battesimale.Trasmettere la fede ai figli, con l’aiuto di altre persone e istituzioni come laparrocchia, la scuola o le associazioni cattoliche, è una responsabilità che igenitori non possono dimenticare, trascurare o delegare totalmente. “La fa-miglia cristiana è chiamata Chiesa domestica, perché manifesta e attua lanatura comunionale e familiare della Chiesa come famiglia di Dio. Ciascunmembro, secondo il proprio ruolo, esercita il sacerdozio battesimale, contri-buendo a fare della famiglia una comunità di grazia e di preghiera, unascuola delle virtù umane e cristiane, il luogo del primo annuncio della fedeai figli” (Catechismo della Chiesa Cattolica. Compendio, 350). E inoltre: “I 14
  14. 14. genitori, partecipi della paternità divina, sono per i figli i primi responsabilidell’educazione e i primi annunciatori della fede. Essi hanno il dovere diamare e di rispettare i figli come persone e come figli di Dio... In particolarehanno la missione di educarli alla fede cristiana” (ibid., 460).Il linguaggio della fede si impara nel focolare domestico dove questa fedecresce e si fortifica attraverso la preghiera e la pratica cristiana. Nella letturadel Deuteronomio abbiamo ascoltato costantemente la preghiera ripetuta peril popolo eletto, la Shema Israel, e che Gesù ha ascoltato e ripetuto nella suacasa di Nazaret. Egli stesso l’ha ricordato durante la sua vita pubblica, comeci riferisce il Vangelo di Marco (Mc 12,29). Questa è la fede della Chiesache viene dall’amore di Dio, per mezzo delle vostre famiglie. Vivere l’inte-grità di questa fede, nella sua meravigliosa novità, è un grande dono. Manei momenti in cui sembra che si nasconde il volto di Dio, credere è diffici-le e comporta un grande sforzo.Questo incontro dà nuovo vigore per continuare ad annunciare il Vangelo del-la famiglia, riaffermare la sua validità ed identità basata nel matrimonio aper-to al dono generoso della vita, e dove si accompagna ai figli nella sua crescitafisica e spirituale. In questo modo si rifiuta un edonismo molto impregnatoche banalizza le relazioni umane e le svuota del suo genuino valore e dellasua bellezza. Promuovere i valori del matrimonio non ostacola la gioia pienache l’uomo e la donna trovano nel loro mutuo amore. La fede e l’etica cristia-na, dunque, non pretendono di soffocare l’amore, bensì renderlo più sano,forte e realmente libero. Perciò, l’amore umano deve essere purificato e devematurare per essere pienamente umano e principio di una gioia vera e duratu-ra (cf. Discorso in san Giovanni in Laterano, 5 giugno 2006).Invito, dunque, i governanti e i legislatori a riflettere sul bene evidente che ifocolari domestici in pace e in armonia assicurano all’uomo, alla famiglia,centro nevralgico della società, assicurano le case che vivono nella pace,nell’armonia, come ricorda la Santa Sede nella Lettera dei Diritti della Fa-miglia. L’oggetto delle leggi è il bene integrale dell’uomo, la risposta allesue necessità e aspirazioni. Questo è un notevole aiuto alla società, del qua-le non può privarsi, e per i popoli è una salvaguardia e una purificazione.Inoltre, la famiglia è una scuola di umanesimo, affinché cresca fino a diven-tare veramente uomo. In questo senso, l’esperienza di essere amati dai geni- 15
  15. 15. tori porta i figli ad avere coscienza della loro dignità di figli.La creatura concepita deve essere educata nella fede, amata e protetta. I fi-gli, insieme al fondamentale diritto a nascere e essere educati nella fede,hanno pure diritto ad una casa che abbia come modello quello di Nazaret esiano preservati da tutte le insidie e le minacce. Sono il nonno del mondo,abbiamo ascoltato.Desidero ora rivolgermi ai nonni, così importanti nelle famiglie. Essi posso-no essere - e sono tante volte - i garanti dell’affetto e della tenerezza cheogni essere umano ha bisogno di dare e di ricevere. Essi offrono ai piccolila prospettiva del tempo, sono memoria e ricchezza delle famiglie. Mai pernessuna ragione siano esclusi dall’ambito familiare. Sono un tesoro che nonpossiamo strappare alle nuove generazioni, soprattutto quando danno testi-monianza di fede all’avvicinarsi della morte.Voglio ora dire una parte della preghiera che avete recitato, chiedendo ilbuon esito di questo Incontro Mondiale delle Famiglie:Oh, Dio, che nella Sacra Famigliaci lasciasti un modello perfetto di vita familiarevissuta nella fede e nell’obbedienza alla tua volontà.Aiutaci ad essere esempio di fede e amore ai tuoi comandamenti.Soccorrici nella nostra missione di trasmettere la fede ai nostri figli.Apri i loro cuori affinché cresca in essiil seme della fede che hanno ricevuto nel battesimo.Fortifica la fede dei nostri giovani,affinché crescano nella conoscenza di Gesù.Aumenta l’amore e la fedeltà in tutti i matrimoni,specialmente quelli che attraversano momenti di sofferenza o difficoltà.(. . .)Uniti a Giuseppe e Maria,Te lo chiediamo per Gesù Cristo tuo Figlio, nostro Signore. Amen. 8 luglio 2006 16
  16. 16. “PERCHÉ SI VEDA CHE CREDERE È BELLO”Intervista integrale alle televisioni tedesche ARD-Bayerischer Rundfunk, ZDF, Deutsche Welle, e alla Radio VaticanaDomanda: Santo Padre, a settembre Lei visiterà la Germania, o più precisa-mente, naturalmente, la Baviera. “Il Papa ha nostalgia della sua patria”, cosìhanno riferito i suoi collaboratori nel corso della preparazione. Quali temivorrà in particolare toccare durante la visita, e il concetto di “patria” fa partedei valori che Lei vuole specialmente proporre?Papa Benedetto XVI: Certamente. Il motivo della visita era proprio che iovolevo vedere ancora una volta i luoghi, le persone presso cui sono cresciu-to, che mi hanno segnato e hanno formato la mia vita; volevo ringraziarequeste persone. E naturalmente volevo anche esprimere un messaggio chevada al di là della mia terra, come è coerente con il mio ministero. I temi meli sono lasciati indicare molto semplicemente dalle ricorrenze liturgiche. Iltema fondamentale è che noi dobbiamo riscoprire Dio e non un Dio qualsia-si, ma il Dio con un volto umano, poiché quando vediamo Gesù Cristo ve-diamo Dio. E a partire da questo dobbiamo trovare le vie per incontrarci avicenda nella famiglia, fra le generazioni e poi anche fra le culture e i popo-li, e le vie per la riconciliazione e la convivenza pacifica in questo mondo.Le vie che conducono verso il futuro non le troviamo se non riceviamo, percosì dire, la luce dall’alto. Non ho quindi scelto dei temi molto specifici, maè la liturgia che mi guida a esprimere il messaggio fondamentale della fede,che naturalmente si inserisce nell’attualità di oggi, in cui vogliamo anzituttocercare la collaborazione dei popoli, e le vie possibili verso la riconciliazio-ne e la pace.Domanda: Come Papa, Lei è responsabile per la Chiesa nel mondo intero.Ma naturalmente la sua visita fa rivolgere l’attenzione anche alla situazionedei cattolici in Germania. Ora, tutti gli osservatori concordano che l’atmo-sfera è buona, anche grazie alla Sua elezione. Ma naturalmente i problemiantichi sono rimasti, solo per fare alcuni esempi: sempre meno praticanti,sempre meno battesimi, in genere sempre meno influsso sulla vita sociale.Come vede Lei la situazione attuale della Chiesa cattolica in Germania? 17
  17. 17. Papa Benedetto XVI: Io direi anzitutto che la Germania appartiene all’Oc-cidente, anche se con una sua coloritura caratteristica, e nel mondo occiden-tale oggi viviamo un’ondata di nuovo drastico illuminismo o laicismo, co-munque lo si voglia chiamare. Credere è diventato più difficile, poiché ilmondo in cui ci troviamo è fatto completamente da noi stessi e in esso Dio,per così dire, non compare più direttamente. Non si beve alla fonte, ma daciò che, già imbottigliato, ci viene offerto. Gli uomini si sono ricostruiti ilmondo loro stessi, e trovare Lui dietro a questo mondo è diventato difficile.Questo non è specifico della Germania, ma è qualcosa che si verifica in tut-to il mondo, in particolare in quello occidentale. D’altra parte l’Occidenteoggi viene toccato fortemente da altre culture, in cui l’elemento religiosooriginario è molto forte, e che sono inorridite per la freddezza che riscontra-no in Occidente nei confronti di Dio. E questa presenza del sacro in altreculture, anche se velata in molte maniere, tocca nuovamente il mondo occi-dentale, tocca noi, che ci troviamo al crocevia di tante culture. E anche dalprofondo dell’uomo in Occidente e in Germania sale sempre nuovamente ladomanda di qualcosa “di più grande”. Lo vediamo nella gioventù, nella qua-le c’è la ricerca di un “più”: in certo modo il fenomeno religione - come sidice - ritorna, anche se si tratta di un movimento di ricerca spesso piuttostoindeterminato. Ma con tutto ciò la Chiesa è di nuovo presente, la fede si of-fre come risposta. E io penso che proprio questa visita, come già quella aColonia, sia una opportunità perché si veda che credere è bello, che la gioiadi una grande comunità universale significa un sostegno, che dietro di essac’è qualcosa di importante e che quindi insieme ai nuovi movimenti di ri-cerca vi sono anche nuovi sbocchi alla fede, che ci conducono gli uni versogli altri e che sono anche positivi per la società nel suo insieme.Domanda: Santo Padre, proprio un anno fa Lei era a Colonia con i giovani,e credo che Lei abbia anche sperimentato che la gioventù è straordinaria-mente pronta ad accogliere, e che Lei personalmente è stato accolto moltobene. In questo prossimo viaggio Lei porta forse anche un messaggio spe-ciale per i giovani?Papa Benedetto XVI: Io direi anzitutto: sono molto felice che vi siano gio-vani che vogliono stare insieme, che vogliono stare insieme nella fede, e chevogliono fare qualcosa di buono. La disponibilità al bene è molto forte nellagioventù, basti pensare alle molte forme di volontariato. L’impegno per offri- 18
  18. 18. re in prima persona un proprio contributo di fronte ai bisogni di questo mon-do, è una cosa grande. Un primo impulso può essere quindi di incoraggiare inquesto: Andate avanti! Cercate le occasioni per fare il bene! Il mondo ha bi-sogno di questa volontà, ha bisogno di questo impegno! E poi forse una paro-la particolare sarebbe questa: il coraggio di decisioni definitive! Nella gio-ventù c’è molta generosità, ma di fronte al rischio di impegnarsi per una vitaintera, sia nel matrimonio, sia nel sacerdozio, si prova paura. Il mondo è inmovimento in modo drammatico. Continuamente. Posso già fin d’ora dispor-re della mia vita intera con tutti i suoi imprevedibili eventi futuri? Con unadecisione definitiva non è forse che lego io stesso la mia libertà e che tolgoqualcosa alla mia flessibilità? Risvegliare il coraggio di osare decisioni defi-nitive, che in realtà sono le sole che rendono possibile la crescita, il camminoin avanti e il raggiungimento di qualcosa di grande nella vita, le sole che nondistruggono la libertà, ma le offrono la giusta direzione nello spazio; rischiarequesto, questo salto - per così dire - nel definitivo, e con ciò accogliere piena-mente la vita, questo è qualcosa che sarei lieto di poter comunicare.Domanda: Santo Padre, una domanda sulla situazione della politica estera.La speranza della pace in Medio Oriente, nelle settimane scorse, è di nuovodiminuita notevolmente. Quali possibilità Lei vede per la Santa Sede in rap-porto alla situazione attuale? Quale influsso positivo Lei può esercitare sullasituazione, sugli sviluppi nel Medio Oriente?Papa Benedetto XVI: Naturalmente non abbiamo alcuna possibilità politi-ca, e noi non vogliamo alcun potere politico. Ma noi vogliamo appellarci aicristiani e a tutti coloro che si sentono in qualche modo uniti alla Santa Sedeed interpellati da essa, affinché vengano mobilitate tutte le forze che ricono-scono che la guerra è la peggiore soluzione per tutti. Non porta nulla di buo-no per nessuno, neppure per gli apparenti vincitori. Noi lo sappiamo moltobene in Europa, in seguito alle due guerre mondiali. Ciò di cui tutti hannobisogno è la pace. E vi è una forte comunità cristiana nel Libano, vi sonocristiani fra gli arabi, vi sono cristiani in Israele, e cristiani di tutto il mondosi impegnano per questi paesi cari a tutti noi. Vi sono forze morali che sonopronte a far comprendere che l’unica soluzione è l’imparare a vivere insie-me. Queste forze noi vogliamo mobilitare. Tocca ai politici di trovare poi lestrade affinché questo possa avvenire il più presto possibile e soprattutto inmodo durevole. 19
  19. 19. Domanda: Come Vescovo di Roma Lei è successore di San Pietro. Il mini-stero di Pietro come può mostrarsi in modo appropriato ai tempi d’oggi? Ecome vede Lei il rapporto di tensione ed equilibrio fra il primato del Papada una parte e la collegialità dei Vescovi dall’altra?Papa Benedetto XVI: Un rapporto di tensione ed equilibrio naturalmentec’è, deve anche esserci. Molteplicità e unità devono sempre nuovamentetrovare il loro rapporto reciproco e questo rapporto, nelle mutevoli situazio-ni del mondo, deve essere ristabilito. Oggi abbiamo una nuova polifoniadelle culture, in cui l’Europa non è più la sola determinante, ma le comunitàcristiane dei diversi continenti stanno acquistando il loro proprio peso, il lo-ro proprio colore. Dobbiamo imparare sempre nuovamente questa sinergia.Per questo abbiamo sviluppato diversi strumenti. Le cosiddette “visite ad li-mina” dei Vescovi, che ci sono sempre state, vengono ora valorizzate moltodi più, per parlare veramente con tutte le istanze della Santa Sede e anchecon me. Io parlo personalmente con ogni singolo Vescovo. Ho già potutoparlare con quasi tutti i Vescovi dell’Africa e con molti di quelli dell’Asia.Adesso verranno quelli dell’Europa Centrale, della Germania, della Svizze-ra e in questi incontri, in cui appunto Centro e Periferia si incontrano in unoscambio franco, cresce il corretto rapporto reciproco in una tensione equili-brata. Abbiamo anche altri strumenti, come il Sinodo, il Concistoro, che ioora terrò regolarmente e che vorrei sviluppare, in cui anche senza un grandeordine del giorno si possono discutere insieme i problemi attuali e cercaredelle soluzioni. Sappiamo da una parte che il Papa non è affatto un monarcaassoluto, ma che, nell’ascolto collettivo di Cristo, deve - per così dire - per-sonificare la totalità. Ma la consapevolezza che occorre un’istanza unifica-trice, che crei anche l’indipendenza dalle forze politiche e garantisca che lecristianità non si identifichino troppo con le nazionalità, questa consapevo-lezza appunto, che vi è bisogno di una tale istanza superiore e più ampia,che crea unità nella integrazione dinamica del tutto, e d’altra parte accoglie,accetta e promuove la molteplicità, questa consapevolezza è molto forte.Perciò credo che, in questo senso, vi sia veramente un’adesione intima alministero petrino nella volontà di svilupparlo ulteriormente, in modo che ri-sponda sia alla volontà del Signore, sia ai bisogni dei tempi.Domanda: La Germania come terra della Riforma è naturalmente segnatain modo particolare dai rapporti fra le diverse confessioni. I rapporti ecume- 20
  20. 20. nici sono una realtà sensibile, che ogni tanto può trovarsi in difficoltà. Qualipossibilità vede di migliorare il rapporto con la Chiesa evangelica, o qualidifficoltà vede su questa strada?Papa Benedetto XVI: Forse è importante dire anzitutto che la Chiesa evan-gelica presenta una notevole varietà. In Germania abbiamo, se non sbaglio,tre comunità maggiori: Luterani, Riformati, Unione Prussiana. Inoltre oggisi formano anche numerose Chiese libere (Freikirchen) e, all’interno delleChiese classiche, movimenti come la “Chiesa confessante” e così via. Sitratta quindi anche di un insieme a molte voci, con il quale, rispettando lamolteplicità delle voci, dobbiamo nella ricerca dell’unità entrare in dialogoe stabilire una collaborazione. La prima cosa da fare è che in questa societàci preoccupiamo tutti insieme di rendere chiari i grandi orientamenti etici, ditrovarli noi stessi e tradurli, e così garantire la coesione etica della società,senza la quale essa non può realizzare il fine della politica, che è la giustiziaper tutti, una buona convivenza, la pace. In questo senso si realizzano giàmolte cose: di fronte alle grandi sfide morali già ci troviamo ormai vera-mente uniti a causa del comune fondamento cristiano. Naturalmente poi sitratta di testimoniare Dio in un mondo che ha difficoltà a trovarLo, comeabbiamo già detto: di rendere visibile il Dio col volto umano di Gesù Cristo,offrendo così agli uomini l’accesso a quelle fonti, senza le quali la morale siisterilisce e perde i suoi riferimenti. Si tratta anche di donare la gioia, perchénon siamo isolati in questo mondo. Solo così nasce la gioia davanti allagrandezza dell’uomo, che non è un prodotto mal riuscito dell’evoluzione,ma immagine di Dio. Ci dobbiamo muovere su questi due piani - su quellodei grandi riferimenti etici e su quello che mostra - a partire dall’interno ditali riferimenti e orientandosi verso di essi - la presenza di Dio, di un Dioconcreto. Se facciamo questo, e se poi soprattutto i singoli raggruppamenticercano di non vivere la fede in modo particolaristico, ma sempre a partiredai suoi fondamenti più profondi, allora, anche se forse non arriveremo cosìpresto a delle manifestazioni esterne di unità, matureremo però verso un’u-nità interiore, che se Dio vuole un giorno porterà anche a forme esterne diunità.Domanda: Tema: la famiglia. Circa un mese fa Lei era a Valencia per l’In-contro mondiale delle famiglie. Chi ha ascoltato con attenzione - come ab- 21
  21. 21. biamo cercato di fare alla Radio Vaticana - ha notato che Lei non ha maipronunciato la parola “matrimoni omosessuali”, non ha mai parlato di abor-to, né di contraccezione. Osservatori attenti si sono detti: interessante! Evi-dentemente la sua intenzione è di annunciare la fede e non di girare il mon-do come “apostolo della morale”. Può dirci il Suo commento?Papa Benedetto XVI: Naturalmente sì. Anzitutto bisogna dire che io avevoin tutto due volte venti minuti di tempo per parlare. E se uno ha così pocotempo non può subito cominciare con il dire “No”. Bisogna sapere primache cosa veramente vogliamo, non è vero? E il cristianesimo, il cattolicesi-mo, non è un cumulo di proibizioni, ma una opzione positiva. Ed è moltoimportante che lo si veda nuovamente, poiché questa consapevolezza oggi èquasi completamente scomparsa. Si è sentito dire tanto su ciò che non è per-messo, che ora bisogna dire: Ma noi abbiamo un’idea positiva da proporre:l’uomo e la donna sono fatti l’uno per l’altra, esiste - per così dire - una sca-la: sessualità, eros, agape, che sono le dimensioni dell’amore, e così si for-ma dapprima il matrimonio come incontro colmo di felicità di uomo e don-na, e poi la famiglia, che garantisce la continuità fra le generazioni, in cui sirealizza la riconciliazione delle generazioni e in cui si possono incontrareanche le culture. Anzitutto, dunque, è importante mettere in rilievo ciò chevogliamo. In secondo luogo, si può poi anche vedere, perché certe cose nonle vogliamo. E io credo che occorra riconoscere che non è un’invenzionecattolica che l’uomo e la donna siano fatti l’uno per l’altra, affinché l’uma-nità continui a vivere: lo sanno in fondo tutte le culture. Per quanto riguardal’aborto, esso non rientra nel sesto, ma nel quinto comandamento: “Non uc-cidere!”. E questo dovremmo presupporlo come ovvio, ribadendo sempre dinuovo: la persona umana inizia nel seno materno e rimane persona umanafino al suo ultimo respiro. Perciò deve sempre essere rispettata come perso-na umana. Ma ciò diventa più chiaro se prima è stato detto il positivo.Domanda: Santo Padre, la mia domanda si collega in certo modo a quellaprecedente. In tutto il mondo i credenti attendono dalla Chiesa cattolica ri-sposte ai problemi globali più urgenti, come l’Aids e la sovrappopolazione.Perché la Chiesa cattolica insiste tanto sulla morale anteponendola ai tenta-tivi di soluzione concreta per questi problemi cruciali dell’umanità, adesempio nel continente africano? 22
  22. 22. Papa Benedetto XVI: Già, questo è il problema: insistiamo veramente tan-to sulla morale? Io direi - me ne sono convinto sempre più anche nel dialo-go con i Vescovi africani - che la questione fondamentale, se vogliamo faredei passi avanti in questo campo, si chiama educazione, formazione. Il pro-gresso può essere progresso vero solo se serve alla persona umana e se lapersona umana stessa cresce; se non cresce solo il suo potere tecnico, maanche la sua capacità morale. E penso che il vero problema della nostra si-tuazione storica sia lo squilibrio fra la crescita incredibilmente rapida delnostro potere tecnico e quella della nostra capacità morale, che non è cre-sciuta in modo proporzionale. Perciò la formazione della persona umana èla vera ricetta, la chiave di tutto direi, e questa è anche la nostra via. E que-sta formazione ha - per dirla in breve - due dimensioni. Anzitutto natural-mente dobbiamo imparare: acquisire sapere, capacità, know-how come sisuol dire. In questa direzione l’Europa, e l’America negli ultimi decenni,hanno fatto molto, ed è una cosa importante. Ma se si diffonde solo know-how, se si insegna solo come si costruiscono e usano le macchine, e come siimpiegano i mezzi di contraccezione, allora non bisogna poi meravigliarsiche alla fine ci si ritrovi con le guerre e con le epidemie di Aids. Noi abbia-mo bisogno di due dimensioni: ci vuole allo stesso tempo la formazione delcuore - se così posso esprimermi - con cui la persona umana acquisisce deiriferimenti e impara così anche ad usare correttamente la tecnica, che pureci vuole. Ed è questo che cerchiamo di fare. In tutta l’Africa e anche in mol-ti paesi dell’Asia abbiamo una grande rete di scuole di ogni grado, dove an-zitutto si può imparare, acquisire vera conoscenza, capacità professionale, econ ciò raggiungere autonomia e libertà. Ma in queste scuole noi cerchiamoappunto non solo di comunicare know-how, ma di formare persone umane,che vogliano riconciliarsi, che sappiano che dobbiamo costruire e non di-struggere, e che abbiano i riferimenti necessari per saper convivere. In granparte dell’Africa le relazioni fra musulmani e cristiani sono esemplari. I Ve-scovi hanno formato comitati comuni insieme con i musulmani per vederecome creare pace nelle situazioni di conflitto. E questa rete delle scuole,dell’apprendimento e della formazione umana, che è molto importante, vie-ne completata da una rete di ospedali e di centri di assistenza, che raggiungecapillarmente anche i villaggi più remoti. E in molti luoghi, dopo tutte le di-struzioni della guerra, la Chiesa è rimasta l’ultimo potere intatto - non pote-re, ma realtà! Una realtà dove si cura, dove si cura anche l’Aids, e dove, 23
  23. 23. d’altra parte, si offre un’educazione che aiuta a stabilire i giusti rapporti congli altri. Perciò credo che dovrebbe venire corretta l’immagine secondo cuiseminiamo attorno a noi solo dei rigidi “No”. Proprio in Africa si operamolto, perché le diverse dimensioni della formazione si possano integrare ecosì diventi possibile il superamento della violenza e anche delle epidemie,fra cui bisogna contare anche la malaria e la tubercolosi.Domanda: Santo Padre, il cristianesimo si è diffuso in tutto il mondo a par-tire dall’Europa. Ora, molti che si occupano dell’argomento dicono che ilfuturo della Chiesa si trova negli altri continenti. È vero? O in altre parole,che futuro ha il cristianesimo in Europa, dove sembra che esso si stia ridu-cendo a faccenda privata di una minoranza?Papa Benedetto XVI: Anzitutto io vorrei introdurre qualche sfumatura. Inverità, come sappiamo, il cristianesimo è sorto nel Vicino Oriente. E perlungo tempo il suo sviluppo principale è rimasto là e si è diffuso in Asiamolto di più di quanto noi oggi pensiamo dopo i cambiamenti portati dall’I-slam. D’altra parte, proprio per questo motivo il suo asse si è spostato sensi-bilmente verso l’Occidente e l’Europa, e l’Europa - ne siamo fieri e ce nerallegriamo - ha ulteriormente sviluppato il cristianesimo nelle sue grandidimensioni anche intellettuali e culturali. Ma credo che sia importante ricor-darci dei cristiani d’Oriente, poiché al momento vi è il pericolo che essi, chesono stati sempre ancora una minoranza importante, adesso emigrino. E vi èil grande pericolo che proprio questi luoghi d’origine del cristianesimo ri-mangano privi di cristiani. Penso che dobbiamo aiutare molto perché essipossano restare. Ma ora veniamo alla Sua domanda. L’Europa è diventatacertamente il centro del cristianesimo e del suo impegno missionario. Oggigli altri continenti, le altre culture, entrano con peso uguale nel concerto del-la storia del mondo. Così cresce il numero delle voci della Chiesa, e questoè bene. È bene che si possano esprimere i diversi temperamenti, i doni pro-pri dell’Africa, dell’Asia e dell’America, in particolare anche dell’AmericaLatina. Tutti naturalmente sono toccati non solo dalla parola del cristianesi-mo, ma anche dal messaggio secolaristico di questo mondo, che porta anchenegli altri continenti la prova dirompente che noi abbiamo subito in noistessi. Tutti i Vescovi delle altre parti del mondo dicono: noi abbiamo anco-ra bisogno dell’Europa, anche se l’Europa ora è solo una parte di un tutto 24
  24. 24. più grande. Noi abbiamo tuttora una responsabilità al riguardo. Le nostreesperienze, la scienza teologica che è stata qui sviluppata, tutta la nostraesperienza liturgica, le nostre tradizioni, anche le esperienze ecumenicheche abbiamo accumulato: tutto ciò è molto importante anche per gli altricontinenti. Perciò bisogna che noi oggi non capitoliamo dicendo: “Ecco,siamo solo una minoranza, cerchiamo almeno di conservare il nostro picco-lo numero!”. Dobbiamo invece conservare vivo il nostro dinamismo, aprirerapporti di scambio, cosicché di là vengano anche forze nuove per noi. Oggivi sono sacerdoti indiani ed africani in Europa, anche in Canada, dove moltisacerdoti africani lavorano; è interessante. Vi è questo dare e ricevere vicen-devole. Ma anche se in futuro dovremo essere piuttosto coloro che ricevono,dovremmo tuttavia rimanere sempre capaci di dare e sviluppare in tal sensoil necessario coraggio e dinamismo.Domanda: È un argomento che è stato già in parte toccato, Santo Padre. Lesocietà moderne nelle decisioni importanti riguardo alla politica e alla scien-za non si orientano secondo i valori cristiani e la Chiesa - lo sappiamo dalleinchieste - viene considerata per lo più solo come una voce ammonitrice oaddirittura frenante. La Chiesa non dovrebbe uscire da questa posizione di-fensiva e assumere un atteggiamento più positivo riguardo al futuro e allasua costruzione?Papa Benedetto XVI: Direi che in ogni caso abbiamo il nostro compito dimettere meglio in rilievo ciò che noi vogliamo di positivo. E questo dobbia-mo anzitutto farlo nel dialogo con le culture e con le religioni, poiché il con-tinente africano, l’anima africana e anche l’anima asiatica restano sconcerta-te di fronte alla freddezza della nostra razionalità. È importante dimostrareche da noi non c’è solo questo. E reciprocamente è importante che il nostromondo laicista si renda conto che proprio la fede cristiana non è un impedi-mento, ma invece un ponte per il dialogo con gli altri mondi. Non è giustopensare che la cultura puramente razionale, grazie alla sua tolleranza, abbiaun approccio più facile alle altre religioni. Ad essa manca in gran parte“l’organo religioso” e con ciò il punto di aggancio a partire dal quale e conil quale gli altri vogliono entrare in relazione. Perciò dobbiamo, possiamomostrare che proprio per la nuova interculturalità, nella quale viviamo, lapura razionalità sganciata da Dio non è sufficiente, ma occorre una raziona- 25
  25. 25. lità più ampia, che vede Dio in armonia con la ragione, dobbiamo mostrareche la fede cristiana che si è sviluppata in Europa è anche un mezzo per farconfluire ragione e cultura e per tenerle insieme in un’unità comprensivaanche dell’agire. In questo senso credo che abbiamo un grande compito, dimostrare cioè che questa Parola, che noi possediamo, non appartiene - percosì dire - ai ciarpami della storia, ma è necessaria proprio oggi.Domanda: Santo Padre, parliamo dei suoi viaggi. Lei è in Vaticano, forseLe costa essere un po’ lontano dalla gente e separato dal mondo, anche quinel bellissimo ambiente di Castel Gandolfo. Ma Lei fra poco avrà 80 anni.Lei pensa, con l’aiuto di Dio, di poter fare ancora molti viaggi? Ha un’ideadi quali vorrebbe fare? In Terra Santa, in Brasile? Lo sa già?Papa Benedetto XVI: A dire il vero non sono così solo. Naturalmente cisono - per così dire - le mura che rendono difficile l’accesso, ma c’è una“famiglia pontificia”, ogni giorno molte visite, in particolare quando sono aRoma. Vengono i Vescovi, altre persone, ci sono visite di Stato, di persona-lità che però vogliono parlare con me anche personalmente e non solo diquestioni politiche. In questo senso c’è una molteplicità di incontri che gra-zie a Dio mi vengono donati continuamente. Ed è anche importante che lasede del Successore di Pietro sia un luogo di incontro - non è vero? Daltempo di Giovanni XXIII, poi, il pendolo si è spostato anche nell’altra dire-zione: sono i Papi che hanno cominciato a fare visite. Devo dire che io nonmi sento molto forte tanto da mettere in agenda ancora molti grandi viaggi,ma dove questi permettono di rivolgere un messaggio, dove rispondono aun vero desiderio, lì vorrei andare, con il “dosaggio” che mi è possibile.Qualcosa è già previsto: il prossimo anno in Brasile c’è l’incontro del Ce-lam, il Consiglio Episcopale Latino Americano, e penso che lì la mia pre-senza sia un passo importante, considerate, da una parte, la vicenda dram-matica che l’America del Sud sta vivendo e, dall’altra parte, tutta la forza disperanza che allo stesso tempo è operante in quella regione. Poi vorrei anda-re nella Terra Santa, e spero di poterla visitare in tempo di pace, e per il re-sto vedremo che cosa mi riserva la Provvidenza.Domanda: Mi permetta di insistere. Gli austriaci parlano anche loro tedescoe La aspettano a Mariazell... 26
  26. 26. Papa Benedetto XVI: Sì, è stato concordato. Io l’ho promesso semplice-mente, in modo un po’ imprudente. È un posto che mi è piaciuto tanto cheho detto: Sì, tornerò dalla Magna Mater Austriae. Naturalmente questa è di-ventata subito una promessa, che io manterrò, e la manterrò volentieri.Domanda: Insisto ancora. Io La ammiro ogni mercoledì, quando tiene l’u-dienza generale. Vengono 50.000 persone. Deve essere stancante, moltostancante. Lei riesce a resistere?Papa Benedetto XVI: Sì, il Buon Dio mi darà la forza necessaria. E quandosi vede l’accoglienza cordiale, naturalmente si rimane incoraggiati.Domanda: Santo Padre, Lei ha appena detto di aver fatto una promessa unpo’ imprudente. Vuol dire che nonostante il Suo ministero, nonostante imolti vincoli protocollari, Lei non si lascia portar via la sua spontaneità?Papa Benedetto XVI: In ogni caso, io ci provo. Poiché, per quanto le cosesiano fissate, io vorrei cercare di conservare e di realizzare anche qualcosadi propriamente personale.Domanda: Santo Padre, le donne sono molto attive in diverse funzioni nellaChiesa cattolica. Il loro contributo non dovrebbe diventare più chiaramentevisibile, anche in posti di più alta responsabilità nella Chiesa?Papa Benedetto XVI: Su questo argomento naturalmente si riflette molto.Come Lei sa, noi riteniamo che la nostra fede, la costituzione del Collegiodegli Apostoli ci impegnino e non ci permettano di conferire l’ordinazionesacerdotale alle donne. Ma non bisogna neppure pensare che nella Chiesal’unica possibilità di avere un qualche ruolo di rilievo sia di essere sacerdote.Nella storia della Chiesa vi sono moltissimi compiti e funzioni. A comincia-re dalle sorelle dei Padri della Chiesa, per giungere al medioevo, quandograndi donne hanno svolto un ruolo molto determinante, e fino all’epoca mo-derna. Pensiamo a Ildegarda di Bingen, che protestava con forza nei confron-ti di Vescovi e del Papa; a Caterina da Siena e a Brigida di Svezia. Così an-che nel tempo moderno le donne devono - e noi con loro - cercare sempre dinuovo il loro giusto posto. Oggi, esse sono ben presenti nei Dicasteri della 27
  27. 27. Santa Sede. Ma c’è un problema giuridico: quello della giurisdizione, cioè ilfatto che secondo il Diritto Canonico il potere di prendere decisioni giuridi-camente vincolanti è legato all’Ordine sacro. Da questo punto di vista vi so-no quindi dei limiti. Ma io credo che le stesse donne, con il loro slancio e laloro forza, con la loro - per così dire - preponderanza, con la loro “potenzaspirituale”, sapranno farsi il loro spazio. E noi dovremmo cercare di metterciin ascolto di Dio, per non essere noi ad opporci a Lui, ma anzi ci rallegriamoche l’elemento femminile ottenga nella Chiesa il posto operativo che gli con-viene, a cominciare dalla Madre di Dio e da Maria Maddalena.Domanda: Santo Padre, nei tempi più recenti si parla di un nuovo fascinodel cattolicesimo. Quale è dunque la vitalità e la capacità di futuro di questaistituzione d’altra parte antichissima?Papa Benedetto XVI: Direi che già l’intero pontificato di Giovanni PaoloII ha attirato l’attenzione degli uomini e li ha riuniti. Ciò che è accaduto inoccasione della sua morte rimane qualcosa di storicamente del tutto specia-le: come centinaia di migliaia di persone accorrevano disciplinatamente ver-so Piazza San Pietro, stavano in piedi per ore, e mentre avrebbero dovutocrollare, invece resistevano mosse da una spinta interiore. E poi lo abbiamorivissuto in occasione della inaugurazione del mio pontificato e poi a Colo-nia. È molto bello che l’esperienza della comunità diventi allo stesso tempoun’esperienza di fede; che si sperimenti la comunione non solamente in unluogo qualunque, ma che essa diventi più viva proprio là dove sono i luoghidella fede, facendo risplendere nella sua forza luminosa anche la cattolicità.Ovviamente ciò deve perdurare anche nella vita quotidiana. Le due cose de-vono andare insieme. Da una parte i grandi momenti, in cui si sperimentache è bello partecipare, che il Signore è presente e che noi formiamo unagrande comunità riconciliata al di là di tutti i confini. Ma poi, naturalmente,bisogna attingere da questo lo slancio per resistere durante i faticosi pelle-grinaggi attraverso il quotidiano, affrontandoli a partire da questi punti lu-minosi ed invitando così anche altri a inserirsi nella comunità in cammino.Ma vorrei cogliere questa occasione per dire: io mi sento arrossire per tuttociò che viene fatto in preparazione della mia visita, per tutto quello che lagente sta facendo. La mia casa è stata dipinta a nuovo, una scuola professio-nale ne ha rifatto il recinto. Il professore di religione evangelico ha collabo- 28
  28. 28. rato per il mio recinto. E questi sono solo piccoli particolari, ma sono il se-gno del moltissimo che viene fatto. Io trovo tutto ciò straordinario, e non loriferisco a me stesso, ma lo considero come segno di una volontà di apparte-nere a questa comunità di fede e di servirsi tutti l’un l’altro. Dimostrare que-sta solidarietà e lasciarci ispirare in questo dal Signore: è qualcosa che mitocca e per questo vorrei anche ringraziare di tutto cuore.Domanda: Santo Padre, Lei ha parlato dell’esperienza della comunità. Leiverrà ora in Germania già per la seconda volta dopo la Sua elezione. Con laGiornata Mondiale della Gioventù, e forse anche per altro verso con i cam-pionati mondiali di calcio, l’atmosfera è in certo senso cambiata. Si ha l’im-pressione che i tedeschi siano diventati più aperti al mondo, più tolleranti,più gioiosi. Che cosa si augura Lei ancora da noi tedeschi?Papa Benedetto XVI: Direi che naturalmente già con la fine della secondaguerra mondiale è cominciata una trasformazione interiore della società te-desca, anche della mentalità tedesca, che tale trasformazione è stata ancorarafforzata dalla riunificazione. Noi ci siamo inseriti molto più profondamen-te nella società mondiale e ovviamente stiamo in certa misura sotto l’influs-so della sua mentalità. E così appaiono anche aspetti del carattere tedescoche prima non ci si aspettava. E forse siamo stati dipinti un po’ troppo comesempre tutti disciplinati e riservati, cosa che ha anche un certo fondamento.Ma sono contento se ora emerge di più e si rende visibile a tutti che i tede-schi non sono solo riservati, puntuali e disciplinati, ma sono anche sponta-nei, allegri, ospitali. Questo è molto bello. Ed allora il mio augurio che que-ste virtù si sviluppino ulteriormente, ricevendo ancora slancio e durevolezzadalla fede cristiana.Domanda: Santo Padre, il Suo Predecessore ha dichiarato beati e santi ungrandissimo numero di cristiani. Alcuni pensano, perfino un po’ troppi. Quila mia domanda: le beatificazioni e le canonizzazioni sono di vantaggio perla Chiesa solo se queste persone possono essere considerate come veri mo-delli. La Germania produce relativamente pochi santi e beati in confronto adaltri paesi. Si può fare qualcosa perché questa dimensione pastorale si svi-luppi, e perché il bisogno di beatificazioni e canonizzazioni dia un vero frut-to pastorale? 29
  29. 29. Papa Benedetto XVI: All’inizio avevo anch’io un poco l’idea che la gran-de quantità delle beatificazioni quasi ci schiacciasse e che forse bisognavascegliere di più: delle figure che entrassero più chiaramente nella nostra co-scienza. Nel frattempo ho decentralizzato le beatificazioni, per rendere ognivolta più visibili queste figure nei luoghi specifici a cui esse appartengono.Forse un santo del Guatemala interessa meno noi in Germania e viceversauno di Altötting forse non trova tanto interesse a Los Angeles e così via. Inquesto senso credo che questa decentralizzazione, che corrisponde anche al-la collegialità dell’episcopato, alle sue strutture collegiali, sia una cosa op-portuna proprio in questo punto. I diversi Paesi hanno le loro proprie figureche lì possono svolgere la loro efficacia. Ho anche osservato che questebeatificazioni nei diversi luoghi toccano innumerevoli persone e che la gen-te dice: “Finalmente, questo è uno di noi!” e va a lui e ne viene ispirata. Ilbeato appartiene a loro, e noi siamo contenti che lì ce ne siano molti. E segradualmente, con lo sviluppo della società mondiale, anche noi li conosce-remo meglio, sarà bello. Ma anzitutto è importante che anche in questocampo vi sia la molteplicità. E in questo senso è importante che anche noi inGermania impariamo a conoscere le nostre proprie figure e a rallegrarci diesse. Parallelamente ci sono poi le canonizzazioni delle figure più grandi,che sono di rilievo per la Chiesa intera. Io direi che le singole ConferenzeEpiscopali dovrebbero scegliere, dovrebbero vedere chi è adatto per noi, chici dice veramente qualcosa, e poi dovrebbero rendere visibili queste figurepiù significative, imprimendole nella coscienza mediante la catechesi, lapredicazione; forse si potrebbero anche presentare con un film. Potrei im-maginarmi dei film molto belli. Io naturalmente conosco bene solo i Padridella Chiesa: fare un film su Agostino, anche uno su Gregorio di Nazianzo ela sua figura molto particolare (il suo fuggire ripetutamente perché ne avevaabbastanza, e così via) e dimostrare che non ci sono sempre solo le brutte si-tuazioni attorno a cui girano tanti nostri film, ma ci sono figure meraviglio-se della storia, che non sono affatto noiose, ma sono molto attuali. Insommabisogna cercare di non caricare eccessivamente la gente, ma di rendere visi-bili per molti le figure che sono attuali e che ci ispirano.Domanda: Storie in cui ci sia anche humour? Nel 1989 a Monaco Le è statadata l’onorificenza del Karl Valentin Orden. Quale ruolo hanno nella vita diun Papa lo humour e le leggerezza dell’essere? 30
  30. 30. Papa Benedetto XVI: (ride) Io non sono un uomo a cui vengano in mentecontinuamente delle barzellette. Ma saper vedere anche l’aspetto divertentedella vita e la sua dimensione gioiosa e non prendere tutto così tragicamen-te, questo lo considero molto importante, e direi che è anche necessario peril mio ministero. Un qualche scrittore aveva detto che gli angeli possono vo-lare, perché non si prendono troppo sul serio. E noi forse potremmo anchevolare un po’ di più, se non ci dessimo così tanta importanza. DISCORSO AL SANTUARIO DEL VOLTO SANTO DI MANOPPELLOPrima di fare l’ingresso nel Santuario, il Santo Padre ha salutato le mi-gliaia di fedeli radunati all’esterno:Cari fratelli e sorelle,grazie per questo benvenuto così cordiale. Vedo come la Chiesa è una gran-de famiglia. Dove c’è il Papa la famiglia si riunisce in grande gioia. Per meè un segno della fede viva, della gioia che ci dà la fede, della comunione,della pace che crea la fede. E vi sono gratissimo per questo benvenuto. Cosìvedo tutta la bellezza di questa Regione d’Italia qui, sui vostri volti.Un saluto particolare agli ammalati. Sappiamo che il Signore è particolar-mente vicino a voi, vi aiuta, vi accompagna nelle vostre sofferenze. Sietenelle nostre preghiere. E pregate anche per noi.Un saluto speciale ai giovani e ai bambini di Prima Comunione. Grazie peril vostro entusiasmo, per la vostra fede. Noi tutti, come dicono i Salmi, “cer-chiamo il Volto del Signore”. E questo è il senso anche di questa mia visita.Insieme cerchiamo di conoscere sempre meglio il volto del Signore e dalvolto del Signore attingiamo questa forza di amore e di pace che ci mostraanche la strada della nostra vita.Grazie e auguri a voi tutti! 31
  31. 31. * * *Venerato Fratello nell’Episcopato,cari fratelli e sorelle!Desidero in primo luogo ringraziare il Signore per l’odierno incontro, sem-plice e familiare, in un luogo dove possiamo meditare sul mistero dell’amo-re divino contemplando un’icona del Volto Santo. A voi tutti qui presenti vail mio grazie più sentito per la vostra cordiale accoglienza e per l’impegno ela discrezione con cui avete favorito questo mio privato pellegrinaggio. Sa-luto e ringrazio in particolare il vostro Arcivescovo che si è fatto interpretedei comuni sentimenti. Grazie per i doni che mi avete offerto e che apprezzomolto proprio nella loro qualità di “segni”, come li ha chiamati Mons. Forte.Sono segni, infatti, della comunione affettiva ed effettiva che lega il popolodi questa cara terra d’Abruzzo al Successore di Pietro. Un saluto speciale ri-volgo a voi, sacerdoti, religiosi e religiose e seminaristi qui convenuti. Nonessendo possibile incontrare l’intera Comunità diocesana, sono contento chea rappresentarla ci siate voi, persone già dedite al ministero presbiterale ealla vita consacrata o incamminate verso il sacerdozio. Persone che mi piaceconsiderare innamorate di Cristo, attratte da Lui e impegnate a fare dellapropria esistenza una continua ricerca del suo Santo Volto. Un grato pensie-ro rivolgo infine alla comunità dei Padri Cappuccini, che ci ospita, e che dasecoli si prende cura di questo santuario, meta di tanti pellegrini.Mentre poc’anzi sostavo in preghiera, pensavo ai primi due Apostoli, che,sollecitati da Giovanni Battista, seguirono Gesù presso il fiume Giordano –come leggiamo all’inizio del Vangelo di Giovanni (cfr Gv 1,35-37). L’evan-gelista narra che Gesù si voltò e domandò loro: “Che cercate?”. Essi rispo-sero: “Rabbi, dove abiti?”. Ed egli: “Venite e vedrete” (cfr Gv 1,38-39).Quel giorno stesso i due che Lo seguirono fecero un’esperienza indimenti-cabile, che li portò a dire: “Abbiamo trovato il Messia” (Gv 1,41). Colui chepoche ore prima consideravano un semplice “rabbi”, aveva acquistato unaidentità ben precisa, quella del Cristo atteso da secoli. Ma, in realtà, quantastrada avevano ancora davanti a loro quei discepoli! Non potevano nemme-no immaginare quanto il mistero di Gesù di Nazaret potesse essere profon-do; quanto il suo “volto” potesse rivelarsi insondabile, imperscrutabile. Tan-to che, dopo aver vissuto insieme tre anni, Filippo, uno di loro, si sentirà di- 32
  32. 32. re nell’Ultima Cena: “Da tanto tempo sono con voi e tu non mi hai cono-sciuto, Filippo?”. E poi quelle parole che esprimono tutta la novità della ri-velazione di Gesù: “Chi ha visto me ha visto il Padre” (Gv 14,9). Solo dopola sua passione, quando lo incontreranno risorto, quando lo Spirito illumi-nerà le loro menti e i loro cuori, gli Apostoli comprenderanno il significatodelle parole che Gesù aveva detto, e Lo riconosceranno come il Figlio diDio, il Messia promesso per la redenzione del mondo. Diventeranno allorasuoi messaggeri infaticabili, testimoni coraggiosi sino al martirio.“Chi ha visto me ha visto il Padre”. Sì, cari fratelli e sorelle, per “vedereDio” bisogna conoscere Cristo e lasciarsi plasmare dal suo Spirito che guidai credenti “alla verità tutta intera” (cfr Gv 16, 13). Chi incontra Gesù, chi silascia da Lui attrarre ed è disposto a seguirlo sino al sacrificio della vita,sperimenta personalmente, come Egli ha fatto sulla croce, che solo il “chic-co di grano” che cade nella terra e muore porta “molto frutto” (cfr Gv12,24). Questa è la via di Cristo, la via dell’amore totale che vince la morte:chi la percorre e “odia la sua vita in questo mondo, la conserva per la vitaeterna” (Gv 12, 25). Vive cioè in Dio già su questa terra, attratto e trasfor-mato dal fulgore del suo volto. Questa è l’esperienza dei veri amici di Dio, isanti, che hanno riconosciuto e amato nei fratelli, specialmente i più poverie bisognosi, il volto di quel Dio a lungo contemplato con amore nella pre-ghiera. Essi sono per noi incoraggianti esempi da imitare; ci assicurano chese percorriamo con fedeltà questa via, la via dell’amore, anche noi – comecanta il Salmista – ci sazieremo della presenza di Dio (cfr Sal 16[17],15).“Jesu... quam bonus te quaerentibus! - Quanto sei buono, Gesù, per chi ticerca!”: così avete cantato poco fa eseguendo l’antico inno “Jesu, dulcismemoria”, che qualcuno attribuisce a San Bernardo. E’ un inno che acquistasingolare eloquenza in questo santuario dedicato al Volto Santo e che richia-ma alla mente il Salmo 23(24): “Ecco la generazione che lo cerca, che cercail tuo volto, Dio di Giacobbe” (v. 6). Ma quale è “la generazione” che cercail volto di Dio, quale generazione è degna di “salire il monte del Signore”,di “stare nel suo luogo santo”? Spiega il salmista: sono coloro che hanno“mani innocenti e cuore puro”, che non pronunciano menzogna, che nongiurano a danno del loro prossimo (cfr vv. 3-4). Dunque, per entrare in co-munione con Cristo e contemplarne il volto, per riconoscere il volto del Si-gnore in quello dei fratelli e nelle vicende di ogni giorno, sono necessarie 33
  33. 33. “mani innocenti e cuori puri”. Mani innocenti, cioè esistenze illuminate dal-la verità dell’amore che vince l’indifferenza, il dubbio, la menzogna e l’e-goismo; ed inoltre sono necessari cuori puri, cuori rapiti dalla bellezza divi-na, come dice la piccola Teresa di Lisieux nella sua preghiera al Volto San-to, cuori che portano impresso il volto di Cristo.Cari sacerdoti, se resta impressa in voi, pastori del gregge di Cristo, la san-tità del suo Volto, non abbiate timore, anche i fedeli affidati alle vostre curene saranno contagiati e trasformati. E voi, seminaristi, che vi preparate adessere guide responsabili del popolo cristiano, non lasciatevi attrarre da nul-l’altro che da Gesù e dal desiderio di servire la sua Chiesa. Altrettanto vor-rei dire a voi, religiosi e religiose, perché ogni vostra attività sia un visibileriflesso della bontà e della misericordia divina. “Il tuo volto, Signore, io cer-co”: ricercare il volto di Gesù deve essere l’anelito di tutti noi cristiani; sia-mo infatti noi “la generazione” che in questo tempo cerca il suo volto, ilvolto del “Dio di Giacobbe”. Se perseveriamo nel cercare il volto del Signo-re, al termine del nostro pellegrinaggio terreno sarà Lui, Gesù, il nostro eter-no gaudio, la nostra ricompensa e gloria per sempre: “Sis Jesu nostrum gau-dium, / qui es futurus praemium: / sit nostra in te gloria, / per cuncta sem-per saecula”.Questa è la certezza che ha animato i santi della vostra regione, tra i qualimi piace citare particolarmente Gabriele dell’Addolorata e Camillo de Lel-lis; a loro va il nostro ricordo riverente e la nostra preghiera. Ma un pensierodi speciale devozione rivolgiamo ora alla “Regina di tutti i santi”, la VergineMaria, che voi venerate in diversi santuari e cappelle sparsi nelle valli e suimonti abruzzesi. La Madonna, nel cui volto più che in ogni altra creatura siscorgono i lineamenti del Verbo incarnato, vegli sulle famiglie e sulle par-rocchie, sulle città e sulle nazioni del mondo intero. Ci aiuti la Madre delCreatore a rispettare anche la natura, grande dono di Dio che qui possiamoammirare guardando le stupende montagne che ci circondano. Questo dono,però, è sempre più esposto a seri rischi di degrado ambientale e va pertantodifeso e tutelato. Si tratta di un’urgenza che, come notava il vostro Arcive-scovo, è opportunamente posta in evidenza dalla Giornata di riflessione e dipreghiera per la salvaguardia del creato, che proprio oggi viene celebratadalla Chiesa in Italia. 34
  34. 34. Cari fratelli e sorelle, mentre ancora una volta vi ringrazio per la vostra pre-senza, su tutti voi e sui vostri cari invoco la benedizione di Dio con l’anticaformula biblica: “Vi benedica il Signore e vi protegga. Il Signore faccia bril-lare il suo volto su di voi e vi sia propizio. Il Signore rivolga su di voi il suovolto e vi conceda pace” (cfr Nm 6, 24-26). Amen! 1 settembre 2006 INCONTRO CON I RAPPRESENTANTI DELLA SCIENZA A REGENSBURG Fede, ragione e università. Ricordi e riflessioni.Eminenze, Magnificenze, Eccellenze,Illustri Signori, gentili Signore!È per me un momento emozionante trovarmi ancora una volta nell’univer-sità e una volta ancora poter tenere una lezione. I miei pensieri, contempora-neamente, ritornano a quegli anni in cui, dopo un bel periodo presso l’Istitu-to superiore di Freising, iniziai la mia attività di insegnante accademico al-l’università di Bonn. Era – nel 1959 – ancora il tempo della vecchia univer-sità dei professori ordinari. Per le singole cattedre non esistevano né assi-stenti né dattilografi, ma in compenso c’era un contatto molto diretto con glistudenti e soprattutto anche tra i professori. Ci si incontrava prima e dopo lalezione nelle stanze dei docenti. I contatti con gli storici, i filosofi, i filologie naturalmente anche tra le due facoltà teologiche erano molto stretti. Unavolta in ogni semestre c’era un cosiddetto dies academicus, in cui professoridi tutte le facoltà si presentavano davanti agli studenti dell’intera università,rendendo così possibile un’esperienza di universitas – una cosa a cui ancheLei, Magnifico Rettore, ha accennato poco fa – l’esperienza, cioè del fattoche noi, nonostante tutte le specializzazioni, che a volte ci rendono incapaci 35
  35. 35. di comunicare tra di noi, formiamo un tutto e lavoriamo nel tutto dell’unicaragione con le sue varie dimensioni, stando così insieme anche nella comu-ne responsabilità per il retto uso della ragione – questo fatto diventava espe-rienza viva. L’università, senza dubbio, era fiera anche delle sue due facoltàteologiche. Era chiaro che anch’esse, interrogandosi sulla ragionevolezzadella fede, svolgono un lavoro che necessariamente fa parte del “tutto”dell’universitas scientiarum, anche se non tutti potevano condividere la fe-de, per la cui correlazione con la ragione comune si impegnano i teologi.Questa coesione interiore nel cosmo della ragione non venne disturbataneanche quando una volta trapelò la notizia che uno dei colleghi aveva dettoche nella nostra università c’era una stranezza: due facoltà che si occupava-no di una cosa che non esisteva – di Dio. Che anche di fronte ad uno scetti-cismo così radicale resti necessario e ragionevole interrogarsi su Dio permezzo della ragione e ciò debba essere fatto nel contesto della tradizionedella fede cristiana: questo, nell’insieme dell’università, era una convinzio-ne indiscussa.Tutto ciò mi tornò in mente, quando recentemente lessi la parte edita dalprofessore Theodore Khoury (Münster) del dialogo che il dotto imperatorebizantino Manuele II Paleologo, forse durante i quartieri d’inverno del 1391presso Ankara, ebbe con un persiano colto su cristianesimo e islam e sullaverità di ambedue. Fu poi presumibilmente l’imperatore stesso ad annotare,durante l’assedio di Costantinopoli tra il 1394 e il 1402, questo dialogo; sispiega così perché i suoi ragionamenti siano riportati in modo molto piùdettagliato che non quelli del suo interlocutore persiano. Il dialogo si esten-de su tutto l’ambito delle strutture della fede contenute nella Bibbia e nelCorano e si sofferma soprattutto sull’immagine di Dio e dell’uomo, ma ne-cessariamente anche sempre di nuovo sulla relazione tra le – come si diceva– tre “Leggi” o tre “ordini di vita”: Antico Testamento – Nuovo Testamento– Corano. Di ciò non intendo parlare ora in questa lezione; vorrei toccaresolo un argomento – piuttosto marginale nella struttura dell’intero dialogo –che, nel contesto del tema “fede e ragione”, mi ha affascinato e che mi ser-virà come punto di partenza per le mie riflessioni su questo tema.Nel settimo colloquio (controversia) edito dal prof. Khoury, l’imperatoretocca il tema della jihad, della guerra santa. Sicuramente l’imperatore sape-va che nella sura 2, 256 si legge: “Nessuna costrizione nelle cose di fede”. 36
  36. 36. È una delle sure del periodo iniziale, dicono gli esperti, in cui Maomettostesso era ancora senza potere e minacciato. Ma, naturalmente, l’imperatoreconosceva anche le disposizioni, sviluppate successivamente e fissate nelCorano, circa la guerra santa. Senza soffermarsi sui particolari, come la dif-ferenza di trattamento tra coloro che possiedono il “Libro” e gli “increduli”,egli, in modo sorprendentemente brusco, brusco al punto di stupirci, si ri-volge al suo interlocutore semplicemente con la domanda centrale sul rap-porto tra religione e violenza in genere, dicendo: “Mostrami pure ciò cheMaometto ha portato di nuovo, e vi troverai soltanto delle cose cattive e di-sumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fedeche egli predicava”. L’imperatore, dopo essersi pronunciato in modo cosìpesante, spiega poi minuziosamente le ragioni per cui la diffusione della fe-de mediante la violenza è cosa irragionevole. La violenza è in contrasto conla natura di Dio e la natura dell’anima. “Dio non si compiace del sangue -egli dice -, non agire secondo ragione, è contrario alla natura di Dio. La fedeè frutto dell’anima, non del corpo. Chi quindi vuole condurre qualcuno allafede ha bisogno della capacità di parlare bene e di ragionare correttamente,non invece della violenza e della minaccia… Per convincere un’anima ra-gionevole non è necessario disporre né del proprio braccio, né di strumentiper colpire né di qualunque altro mezzo con cui si possa minacciare unapersona di morte…”L’affermazione decisiva in questa argomentazione contro la conversionemediante la violenza è: non agire secondo ragione è contrario alla natura diDio. L’editore, Theodore Khoury, commenta: per l’imperatore, come bizan-tino cresciuto nella filosofia greca, quest’affermazione è evidente. Per ladottrina musulmana, invece, Dio è assolutamente trascendente. La sua vo-lontà non è legata a nessuna delle nostre categorie, fosse anche quella dellaragionevolezza. In questo contesto Khoury cita un’opera del noto islamistafrancese R. Arnaldez, il quale rileva che Ibn Hazm si spinge fino a dichiara-re che Dio non sarebbe legato neanche dalla sua stessa parola e che niente loobbligherebbe a rivelare a noi la verità. Se fosse sua volontà, l’uomo do-vrebbe praticare anche l’idolatria.A questo puntosi apre, nella comprensione di Dio e quindi nella realizzazio-ne concreta della religione, un dilemma che oggi ci sfida in modo molto di-retto. La convinzione che agire contro la ragione sia in contraddizione con 37
  37. 37. la natura di Dio, è soltanto un pensiero greco o vale sempre e per se stesso?Io penso che in questo punto si manifesti la profonda concordanza tra ciòche è greco nel senso migliore e ciò che è fede in Dio sul fondamento dellaBibbia. Modificando il primo versetto del Libro della Genesi, il primo ver-setto dell’intera Sacra Scrittura, Giovanni ha iniziato il prologo del suo Van-gelo con le parole: “In principio era il logos”. È questa proprio la stessa pa-rola che usa l’imperatore: Dio agisce con logos. Logos significa insieme ra-gione e parola – una ragione che è creatrice e capace di comunicarsi ma, ap-punto, come ragione. Giovanni con ciò ci ha donato la parola conclusiva sulconcetto biblico di Dio, la parola in cui tutte le vie spesso faticose e tortuosedella fede biblica raggiungono la loro meta, trovano la loro sintesi. In prin-cipio era il logos, e il logos è Dio, ci dice l’evangelista. L’incontro tra ilmessaggio biblico e il pensiero greco non era un semplice caso. La visionedi san Paolo, davanti al quale si erano chiuse le vie dell’Asia e che, in so-gno, vide un Macedone e sentì la sua supplica: “Passa in Macedonia e aiuta-ci!” (cfr At 16,6-10) – questa visione può essere interpretata come una “con-densazione” della necessità intrinseca di un avvicinamento tra la fede bibli-ca e l’interrogarsi greco.In realtà, questo avvicinamento ormai era avviato da molto tempo. Già ilnome misterioso di Dio dal roveto ardente, che distacca questo Dio dall’in-sieme delle divinità con molteplici nomi affermando soltanto il suo “Io so-no”, il suo essere, è, nei confronti del mito, una contestazione con la qualesta in intima analogia il tentativo di Socrate di vincere e superare il mitostesso. Il processo iniziato presso il roveto raggiunge, all’interno dell’Anti-co Testamento, una nuova maturità durante l’esilio, dove il Dio d’Israele,ora privo della Terra e del culto, si annuncia come il Dio del cielo e dellaterra, presentandosi con una semplice formula che prolunga la parola del ro-veto: “Io sono”. Con questa nuova conoscenza di Dio va di pari passo unaspecie di illuminismo, che si esprime in modo drastico nella derisione delledivinità che sarebbero soltanto opera delle mani dell’uomo (cfr Sal 115).Così, nonostante tutta la durezza del disaccordo con i sovrani ellenistici, chevolevano ottenere con la forza l’adeguamento allo stile di vita greco e al lo-ro culto idolatrico, la fede biblica, durante l’epoca ellenistica, andava inte-riormente incontro alla parte migliore del pensiero greco, fino ad un contat-to vicendevole che si è poi realizzato specialmente nella tarda letteratura sa-pienziale. Oggi noi sappiamo che la traduzione greca dell’Antico Testamen- 38
  38. 38. to, realizzata in Alessandria – la “Settanta” –, è più di una semplice (da va-lutare forse in modo addirittura poco positivo) traduzione del testo ebraico:è infatti una testimonianza testuale a se stante e uno specifico importantepasso della storia della Rivelazione, nel quale si è realizzato questo incontroin un modo che per la nascita del cristianesimo e la sua divulgazione haavuto un significato decisivo. Nel profondo, vi si tratta dell’incontro tra fedee ragione, tra autentico illuminismo e religione. Partendo veramente dall’in-tima natura della fede cristiana e, al contempo, dalla natura del pensiero gre-co fuso ormai con la fede, Manuele II poteva dire: Non agire “con il logos”è contrario alla natura di Dio.Per onestà bisogna annotare a questo punto che, nel tardo Medioevo, si sonosviluppate nella teologia tendenze che rompono questa sintesi tra spiritogreco e spirito cristiano. In contrasto con il cosiddetto intellettualismo ago-stiniano e tomista iniziò con Duns Scoto una impostazione volontaristica, laquale alla fine, nei suoi successivi sviluppi, portò all’affermazione che noidi Dio conosceremmo soltanto la voluntas ordinata. Al di là di essa esiste-rebbe la libertà di Dio, in virtù della quale Egli avrebbe potuto creare e fareanche il contrario di tutto ciò che effettivamente ha fatto. Qui si profilanodelle posizioni che, senz’altro, possono avvicinarsi a quelle di Ibn Hazm epotrebbero portare fino all’immagine di un Dio-Arbitrio, che non è legatoneanche alla verità e al bene. La trascendenza e la diversità di Dio vengonoaccentuate in modo così esagerato, che anche la nostra ragione, il nostrosenso del vero e del bene non sono più un vero specchio di Dio, le cui possi-bilità abissali rimangono per noi eternamente irraggiungibili e nascoste die-tro le sue decisioni effettive. In contrasto con ciò, la fede della Chiesa si èsempre attenuta alla convinzione che tra Dio e noi, tra il suo eterno Spiritocreatore e la nostra ragione creata esista una vera analogia, in cui – come di-ce il Concilio Lateranense IV nel 1215 –certo le dissomiglianze sono infini-tamente più grandi delle somiglianze, non tuttavia fino al punto da abolirel’analogia e il suo linguaggio. Dio non diventa più divino per il fatto che lospingiamo lontano da noi in un volontarismo puro ed impenetrabile, ma ilDio veramente divino è quel Dio che si è mostrato come logos e come logosha agito e agisce pieno di amore in nostro favore. Certo, l’amore, come dicePaolo, “sorpassa” la conoscenza ed è per questo capace di percepire più delsemplice pensiero (cfr Ef 3,19), tuttavia esso rimane l’amore del Dio-Logos,per cui il latreia“– un culto che culto cristiano è, come dice ancora Paolologike concorda con il Verbo eterno e con la nostra ragione (cfr Rm 12,1). 39
  39. 39. Il qui accennato vicendevole avvicinamento interiore, che si è avuto tra lafede biblica e l’interrogarsi sul piano filosofico del pensiero greco, è un datodi importanza decisiva non solo dal punto di vista della storia delle religio-ni, ma anche da quello della storia universale – un dato che ci obbliga ancheoggi. Considerato questo incontro, non è sorprendente che il cristianesimo,nonostante la sua origine e qualche suo sviluppo importante nell’Oriente,abbia infine trovato la sua impronta storicamente decisiva in Europa. Pos-siamo esprimerlo anche inversamente: questo incontro, al quale si aggiungesuccessivamente ancora il patrimonio di Roma, ha creato l’Europa e rimaneil fondamento di ciò che, con ragione, si può chiamare Europa.Alla tesi che il patrimonio greco, criticamente purificato, sia una parte inte-grante della fede cristiana, si oppone la richiesta della deellenizzazione delcristianesimo – una richiesta che dall’inizio dell’età moderna domina in mo-do crescente la ricerca teologica. Visto più da vicino, si possono osservaretre onde nel programma della deellenizzazione: pur collegate tra di loro, es-se tuttavia nelle loro motivazioni e nei loro obiettivi sono chiaramente di-stinte l’una dall’altra.La deellenizzazione emerge dapprima in connessione con i postulati dellaRiforma del XVI secolo. Considerando la tradizione delle scuole teologiche,i riformatori si vedevano di fronte ad una sistematizzazione della fede con-dizionata totalmente dalla filosofia, di fronte cioè ad una determinazionedella fede dall’esterno in forza di un modo di pensare che non derivava daessa. Così la fede non appariva più come vivente parola storica, ma comeelemento inserito nella struttura di un sistema filosofico. Il sola Scripturainvece cerca la pura forma primordiale della fede, come essa è presente ori-ginariamente nella Parola biblica. La metafisica appare come un presuppo-sto derivante da altra fonte, da cui occorre liberare la fede per farla tornaread essere totalmente se stessa. Con la sua affermazione di aver dovuto ac-cantonare il pensare per far spazio alla fede, Kant ha agito in base a questoprogramma con una radicalità imprevedibile per i riformatori. Con ciò egliha ancorato la fede esclusivamente alla ragione pratica, negandole l’accessoal tutto della realtà.La teologia liberale del XIX e del XX secolo apportò una seconda onda nelprogramma della deellenizzazione: di essa rappresentante eminente è Adolf 40
  40. 40. von Harnack. Durante il tempo dei miei studi, come nei primi anni della miaattività accademica, questo programma era fortemente operante anche nellateologia cattolica. Come punto di partenza era utilizzata la distinzione di Pa-scal tra il Dio dei filosofi ed il Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Nella miaprolusione a Bonn, nel 1959, ho cercato di affrontare questo argomento enon intendo riprendere qui tutto il discorso. Vorrei però tentare di mettere inluce almeno brevemente la novità che caratterizzava questa seconda onda dideellenizzazione rispetto alla prima. Come pensiero centrale appare, in Har-nack, il ritorno al semplice uomo Gesù e al suo messaggio semplice, cheverrebbe prima di tutte le teologizzazioni e, appunto, anche prima delle elle-nizzazioni: sarebbe questo messaggio semplice che costituirebbe il vero cul-mine dello sviluppo religioso dell’umanità. Gesù avrebbe dato un addio alculto in favore della morale. In definitiva, Egli viene rappresentato comepadre di un messaggio morale umanitario. Lo scopo di Harnack è in fondodi riportare il cristianesimo in armonia con la ragione moderna, liberandolo,appunto, da elementi apparentemente filosofici e teologici, come per esem-pio la fede nella divinità di Cristo e nella trinità di Dio. In questo senso, l’e-segesi storico-critica del Nuovo Testamento, nella sua visione, sistema nuo-vamente la teologia nel cosmo dell’università: teologia, per Harnack, è qual-cosa di essenzialmente storico e quindi di strettamente scientifico. Ciò cheessa indaga su Gesù mediante la critica è, per così dire, espressione della ra-gione pratica e di conseguenza anche sostenibile nell’insieme dell’univer-sità. Nel sottofondo c’è l’autolimitazione moderna della ragione, espressa inmodo classico nelle “critiche” di Kant, nel frattempo però ulteriormente ra-dicalizzata dal pensiero delle scienze naturali. Questo concetto modernodella ragione si basa, per dirla in breve, su una sintesi tra platonismo (carte-sianismo) ed empirismo, che il successo tecnico ha confermato. Da una par-te si presuppone la struttura matematica della materia, la sua per così direrazionalità intrinseca, che rende possibile comprenderla ed usarla nella suaefficacia operativa: questo presupposto di fondo è, per così dire, l’elementoplatonico nel concetto moderno della natura. Dall’altra parte, si tratta dellautilizzabilità funzionale della natura per i nostri scopi, dove solo la possibi-lità di controllare verità o falsità mediante l’esperimento fornisce la certezzadecisiva. Il peso tra i due poli può, a seconda delle circostanze, stare piùdall’una o più dall’altra parte. Un pensatore così strettamente positivista co-me J. Monod si è dichiarato convinto platonico. 41

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