I vini Doc e Docg

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Una mappatura della vitivinicoltura regionale a denominazione di origine

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I vini Doc e Docg

  1. 1. Responsabile della Ricerca: Ezio Castiglione Responsabile Scientifico: Raffaele Borriello Coordinamento Tecnico: Fabio Del Bravo Lo studio è stato curato da: Enrico De Ruvo Redazione: Enrico De Ruvo, Giovanni Luppi, Davide Marino, Sara Mollichelli Art director: Massimo Cerasi Impaginazione: Donatella Quaranta, Carlo Alberto Torlai La ricerca è stata eseguita con il contributo del Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali
  2. 2. Indice Introduzione 1. Evoluzione del quadro normativo italiano ed europeo 1.1 La riforma dell’OCM vino 1.2 La legislazione nazionale 1.3 Gli attori istituzionali: i Consorzi di tutela 2. La produzione nazionale di vini DOC, DOCG, IGT 2.1 Le denominazioni in Italia 2.2 Il mercato 2.3 La dimensione territoriale 5 6 6 8 10 18 18 20 23 3. La mappatura della vitivinicoltura regionale italiana 26 3.1 La vitivinicoltura regionale, uno sguardo d’insieme 3.2 Valle d’Aosta 3.3 Piemonte 3.4 Liguria 3.5 Lombardia 3.6 Veneto 3.7 Friuli Venezia Giulia 3.8 Trentino Alto Adige 3.9 Emilia Romagna 3.10 Toscana 3.11 Marche 3.12 Umbria 3.13 Lazio 3.14 Abruzzo 3.15 Molise 3.16 Campania 3.17 Basilicata 3.18 Puglia 3.19 Calabria 3.20 Sicilia 3.21 Sardegna 26 34 36 41 45 48 51 58 60 63 67 70 72 75 78 81 83 85 88 90 93 4. I consumi domestici di vini DOC-DOCG 4.1 4.2 4.3 4.4 L’andamento dei consumi I consumi per area geografica I consumi per tipologia di famiglia I consumi per canale distributivo APPENDICE METODOLOGICA CD ROM ALLEGATO: FILE IN PDF DEL VOLUME 97 97 99 104 107 110
  3. 3. Introduzione Ismea, nell’ambito dell’ “Osservatorio prodotti tipici e sui sistemi di qualità e garanzia nell’agroalimentare”, ha esteso già dallo scorso anno anche al settore dei vini di qualità (i prodotti regolamentati dalla Legge n° 164 del 10/2/92: vini DOC - DOCG – IGT) le attività già svolte per le produzioni DOP, IGP e STG. Il presente Rapporto rappresenta quindi l’aggiornamento della pubblicazione Ismea su questo tema denominata “I vini Doc, Docg e Igt: aspetti normativi, economici e di mercato“ e pubblicata nel dicembre 2005. In questa edizione però, a differenza della precedente, si è effettuato un approfondimento sulle realtà vitivinicole di qualità delle singole regioni, analizzandone il loro posizionamento sul mercato nazionale. Il Rapporto, redatto con la collaborazione del RTI AGER-AREA, in una prima sezione riporta gli aggiornamenti normativi intervenuti riguardo ai vini di qualità, con particolare riferimento alla riforma dell’OCM vino e alla legislazione nazionale in materia di denominazioni di origine. Nel secondo capitolo sono analizzate le serie storiche delle principali variabili economiche legate ai vini a denominazione di origine e a indicazione geografica, utilizzando i relativi dati ufficiali provenienti dall’Istat e dall’AGEA. Nel terzo capitolo invece, dopo un’analisi dei dati strutturali aggregati a livello nazionale provenienti dall’indagine Ismea sulle Camere di Commercio, si scende nel dettaglio regionale, osservando più analiticamente la situazione del comparto vitivinicolo di qualità a livello locale. Ciò è stato possibile anche grazie al supporto di utili indicatori che hanno consentito di comprendere come si siano sviluppati nelle varie aree che compongono il nostro paese differenti “modelli” vitivinicoli e come questi ultimi si differenzino dalla media nazionale. Il quarto capitolo, infine, esamina ed aggiorna l’andamento dei consumi domestici di vini Doc secondo i dati del Panel Ismea/ACNielsen, mostrando anche, come ormai di consueto, la stratificazione degli acquisti per area geografica e canale distributivo. Il volume è corredato da un CD-ROM in cui si potranno trovare su file in pdf i contenuti dello stesso. L’ 5
  4. 4. 1. Evoluzione del quadro normativo italiano ed europeo l presente capitolo riporta gli aggiornamenti normativi nel comparto dei vini ed in particolare di quelli a denominazione di origine. Nello specifico vengono prese in considerazione le riforme principali della legislazione nel settore vitivinicolo intervenute dal 2005 ad oggi. In ogni caso per una più completa anche se meno recente descrizione della legislazione esistente sui vini a denominazione di origine si rimanda alla precedente edizione del Rapporto, pubblicata nel dicembre 2005. I 1.1 La riforma dell’OCM vino La Commissione Europea, con Comunicazione del 22 giugno 2006, ha trasmesso al Consiglio e al Parlamento una proposta di riforma del settore vitivinicolo, con un’analisi d’impatto e una valutazione sui possibili effetti da essa provocati. È questo il primo passo verso una riforma sostanziale del settore vitivinicolo, iniziata a seguito di una lunga consultazione degli operatori interessati, partita a febbraio con l’organizzazione di un seminario vitivinicolo e, quindi, proseguita con l’esame di quattro proposte alternative di riforma. L’adozione dei relativi provvedimenti legislativi è prevista per l’estate 2007, considerato che il Parlamento Europeo adotterà il proprio rapporto, in plenaria, a febbraio 2007. Gli obiettivi perseguiti dalla Commissione sono principalmente quelli di riequilibrare il mercato, di migliorare la competitività dei produttori vinicoli europei e di semplificare il settore attraverso norme chiare e semplici. La necessità di riequilibrare la domanda e l’offerta di vino nasce dalle previsioni di settore che danno in continua diminuzione i consumi europei di vino. I dati disponibili, infatti, evidenziano che i consumi continuano a diminuire annualmente dello 0,65%. Tutto ciò rende insostenibili le misure di mercato odierne, che prevedono meccanismi di sostegno e di smaltimento delle eccedenze: a fronte delle tendenze attuali, si prevede che esse dovrebbero salire al 15% della produzione annua entro il 2010/11, con un peso sul bilancio dell’Unione sempre più oneroso. Inoltre, le importazioni di vino a basso costo da Paesi Terzi sono in continua crescita mentre le esportazioni stentano a tener il loro passo. Per quanto riguarda il miglioramento della competitività dei prodotti europei, la riforma del settore ha come obiettivo il rafforzamento della notorietà dei vini attraverso una loro continua valorizzazione. Tutto ciò permetterebbe di conquistare nuovi mercati e di consolidare la presenza su quelli già acquisiti. In questo senso va letta anche la necessità, espressa dalla Commissione, di varare regole più chiare per l’etichettatura dei vini in modo da non indurre in confu- 6
  5. 5. sione i consumatori e non ostacolare la commercializzazione del prodotto imbottigliato. Tra le proposte della Commissione, quella verso cui quest’ultima è maggiormente orientata prevede una riforma radicale del settore da applicarsi in una o due tappe. La riforma prevede, innanzitutto, meccanismi di riequilibrio dell’offerta di mercato. In questo ambito rientra la riattivazione del regime di estirpazione delle superfici vitate, che vede l’erogazione di un premio tale da invogliare i produttori non competitivi ad abbandonare il mercato. Il premio erogato dovrebbe diminuire di anno in anno: tutto ciò potrebbe spingere gli agricoltori indecisi a optare immediatamente per l’espianto senza attendere tempo inutile. Lo scopo è arrivare all’espianto di 400.000 ettari in cinque anni. L’estirpazione rimane su base volontaria e comporterà una spesa complessiva di 2,4 miliardi di euro. Inoltre le superfici estirpate potrebbero beneficiare del pagamento unico per azienda, subordinatamente al rispetto dei requisiti ambientali minimi. Il sistema dei diritti di impianto rimarrebbe invariato fino al 2013, anno in cui scadrebbe definitivamente. È previsto, inoltre, un sistema di incentivi per la vendita dei diritti da parte delle aziende non competitive. In questo modo si avvantaggerebbero anche i produttori che rimangono sul mercato, in quanto potrebbero più facilmente acquistare le quote così liberate ed ampliare la propria azienda. Le misure di mercato, come l’aiuto per la distillazione dei sottoprodotti, l’aiuto per il magazzinaggio privato e l’aiuto per l’uso del mosto sarebbero definitivamente abolite. Anche le misure volontarie, come la distillazione di crisi, verrebbero abolite e sostituite da una rete alternativa di sostegno, finanziata grazie ad una dotazione nazionale assegnata a tutti i Paesi produttori per incentivare le misure più appropriate per le varie situazioni locali. La riforma prevede, inoltre, una semplificazione sostanziale della legislazione sulla qualità ad oggi esistente: le categorie di vino possibili sarebbero soltanto due, i vini ad indicazione geografica e i vini senza indicazione geografica. Tutto ciò a vantaggio del consumatore che non avrebbe più la difficoltà di districarsi tra vini che differenziano di poco il loro legame con il territorio. Inoltre, all’interno di questa suddivisione, la Commissione propone di uniformare la legislazione sui vini con quella esistente per gli altri prodotti di qualità agroalimentare. La politica di qualità del vino sarebbe quindi messa in sintonia con la politica orizzontale della qualità (in materia di indicazioni geografiche protette, IGP, e denominazioni di origine protette, DOP). I vini a indicazione geografica sarebbero quindi ulteriormente suddivisi in due sottocategorie, quella dei vini a IGP e quella dei vini a DOP. Ciò richiederebbe quindi l’istituzione di una procedura di registrazione e protezione delle indicazioni geografiche. Si propone, poi, l’istituzione di un apposito registro per l’iscrizione dei vini con e senza indicazione geografica. Per contrastare efficacemente la concorrenza dei Paesi Terzi sui vini di qualità, si vuole incentivare la produzione di “vini da vitigno”, composti di un’unica varietà o da una miscela di due o più varietà. 7
  6. 6. Tutte queste modifiche andrebbero comunque adeguate alle norme internazionali, soprattutto a quelle stabilite in ambito WTO per gli accordi sulle proprietà intellettuali (TRIPS). A queste innovazioni, va aggiunto l’obbligo di utilizzare etichette più semplici e comprensibili per il consumatore, al fine di rafforzare la competitività delle aziende, che potranno anche utilizzare soluzioni pubblicitarie finora precluse loro. Ad esempio, potrebbe essere ammessa l’indicazione del vitigno e dell’annata anche per i vini senza indicazione geografica. Inoltre, per i vini di qualità, la Commissione propone di minimizzare le differenze tra menzioni e definizioni tradizionali degli Stati membri e di modificare il regime linguistico del settore vitivinicolo. La comunicazione della Commissione prevede, infine, che la riforma suddetta possa essere attuata in un solo step: in questo caso l’adattamento del settore alle nuove regole dovrebbe essere più repentino. Entro il 2010 scadrebbe la limitazione dei diritti di impianto. Sarebbe invece abolita immediatamente l’attuale regime di estirpazione dei vigneti. Ogni ettaro di superficie estirpata entrerebbe a far parte di quella ammissibile al pagamento unico. 1.2 La legislazione nazionale A livello nazionale non si registrano sostanziali azioni di riforma legislativa per il settore dei vini di qualità. Sono tuttavia da menzionare una serie di provvedimenti legislativi volti ad integrare la normativa già esistente e a modificarne alcuni aspetti. A questo proposito, va ricordato il Decreto Ministeriale dell’8 Febbraio 2006 che regolamenta l’utilizzo delle fascette sostitutive dei contrassegni di Stato per i vini DOCG. Il Decreto prevede norme specifiche per la realizzazione della fascetta da parte dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato; l’art. 2, inoltre, elenca tutta una serie di indicazioni che la fascetta deve contenere, dal nome della DOCG al logo della denominazione. Le fascette vengono distribuite dalle Camere di Commercio che possono delegare anche i Consorzi di tutela delle relative DOCG, previa apposita convenzione. La fascetta deve essere applicata sulla bottiglia in modo tale da poterne riscontrare l’avvenuta apertura. Le fascette sono numerate e la loro quantità è determinata in base alle indicazioni che le singole Camere di Commercio devono far pervenire al MIPAAF entro il 30 Aprile di ciascun anno. Tale previsione deve essere calcolata tenendo conto dei quantitativi occorsi nell’anno precedente e degli orientamenti tendenziali del mercato. Il numero delle fascette ritirate dagli imbottigliatori deve corrispondere alle quantità di confezioni realizzate: è però ammesso uno scarto dell’1%, così come previsto dal Decreto Ministeriale 16 Maggio 2006. Anche nel settore dei controlli dei vini v.q.p.r.d., qualche novità è stata introdotta dal Decreto del 4 agosto 2006 emanato dal MIPAAF. In particolare, in atte- 8
  7. 7. sa di una riforma strutturale del settore, il decreto ha affidato all’Ispettorato Centrale Repressione Frodi la funzione di vigilanza sull’attività di controllo dei Consorzi di tutela autorizzati. Il nuovo incarico, diventato effettivo dal 1° Novembre 2006, si va ad aggiungere al controllo sui vari illeciti già detenuto dall’Ispettorato, ed ha come oggetto il controllo sui Consorzi di tutela incaricati, al fine di garantire che gli stessi effettuino la loro attività nel rispetto dei piani di controllo autorizzati e senza discriminazione tra i vari soggetti della filiera. Nuove regole sono state introdotte anche dalla legge 82 del 2006 che presenta disposizioni per tutto il settore vitivinicolo e si integra con quelle già previste dai Regolamenti comunitari. La legge, all’art. 1, presenta la definizione di “vino passito” o “passito” e di “mosto cotto”. La prima menzione sta ad indicare il vino ottenuto da uve sottoposte ad appassimento, anche parziale, naturale sulla pianta o dopo la raccolta. L’accezione di “vino passito-passito liquoroso” è riservata ai vini liquorosi IGT o DO i cui disciplinari prevedono tale tipologia. La menzione può essere sostituita da quella di “vin santo” soltanto per quei vini v.q.p.r.d. i cui disciplinari prevedono l’uso di tali menzioni. Norme precise sono state introdotte in campo di etichettatura e chiusura. Secondo le nuove disposizioni (art. 12), per essere dichiarati in vendita i recipienti contenenti vino fino a 60 litri devono essere chiusi ed etichettati. Nel caso in cui i recipienti siano destinati al consumo familiare, gli stessi devono essere tenuti accuratamente separati e devono essere provvisti di cartelli indicanti la destinazione, il lotto di appartenenza e, nel caso, il tipo di lavorazione in corso. Per quanto riguarda gli scarti della lavorazione (art. 14), gli stabilimenti enologici possono prorogare il tempo di detenzione delle vinacce di 10 giorni (da 20 a 30) dalla chiusura del periodo vendemmiale. Dopo questo periodo, le vinacce devono essere avviate obbligatoriamente alla distillazione, ad eccezione dei casi di esenzione. Importanti modifiche sono intervenute nel campo delle sanzioni, che hanno introdotto l’istituto della oblazione e della diffida. Per ciò che concerne l’oblazione, la legge 82/2006 abroga il passo relativo del D. Lgs. 260/2000, comportando l’applicazione delle disposizioni previste dalla legge 689/1981. Pertanto, dopo il 28 marzo 2006 il produttore potrà avvalersi di pagamenti in misura ridotta (pari ad 1/3 del massimo della pena o, ove più favorevole, il doppio del minimo) se effettuerà l’esborso entro 60 giorni dalla contestazione. Ulteriore istituto introdotto dalla 82/2006 è la diffida. In questo caso il contravventore può chiedere che la pena venga sospesa, non dando seguito al verbale ove sia possibile la regolarizzazione, il declassamento, la distruzione o il cambio di destinazione del prodotto o dei materiali irregolari. La diffida può essere applicata solo per sanzioni di importo non superiore a 500 euro ed è erogata a discrezione del verbalizzante. Ulteriori novità sono state introdotte dal Decreto del 2 Novembre 2006, pubblicato in GU 14 novembre 2006 n. 265. La disposizione normativa vieta 9
  8. 8. l’uso di “pezzi di legno” di quercia per tutti i vini DOCG e DOC. Questo decreto è seguito alla regolamentazione comunitaria dell’uso dei trucioli di cui al Reg. 1507/2006. Per tale Regolamento, i trucioli possono essere impiegati nell’elaborazione del vino per trasmettere allo stesso alcune proprietà del legno di quercia di cui sono costituiti. Questo trattamento può essere applicato solo sul vino e non sui mosti. L’utilizzo dei trucioli nei v.q.p.r.d. non era escluso dalla lettera del Regolamento, purché lo stesso fosse previsto nei disciplinari di produzione. Il decreto del 2 novembre, quindi, opera in senso restrittivo, diminuendo cioè la portata più ampia del regolamento comunitario. 1.3 Gli attori istituzionali: i consorzi di tutela Al 21 agosto 2006, i Consorzi di tutela autorizzati dal MIPAAF erano 102, uno in più rispetto all’anno precedente (Consorzio vini Doc “Friuli Latisana”). Quelli autorizzati a svolgere attività di vigilanza erano invece 52 (3 in più rispetto allo scorso anno). Il maggior numero dei Consorzi è presente in Veneto, seguito dalla Toscana (Tab. 1.1). Tabella 1.1. - Numero di Consorzi di tutela dei vini DO e IGT autorizzati a svolgere funzioni generali di tutela, valorizzazione e vigilanza Regione Piemonte Lombardia Trentino A. Adige Veneto Friuli V. Giulia Emilia Romagna Toscana Marche Umbria Lazio Abruzzo Campania Molise Puglia Basilicata Calabria Sicilia Totale nazionale Fonte: Mipaaf. 10 N° consorzi autorizzati a funzioni di tutela e valorizzazione generale 11 11 1 16 5 8 14 3 7 4 2 3 1 10 1 1 4 102 N° consorzi autorizzati alla vigilanza 3 10 11 3 6 9 1 3 1 1 4 52
  9. 9. Tabella 1.2. - I Consorzi di tutela autorizzati a svolgere funzioni generali di tutela, valorizzazione e vigilanza (per la lettura dell’ultima colonna della tabella si veda nota esplicativa in fondo alla stessa) Regione Inc. vigilanza D.M. G.U.* PIEMONTE 1 6 Consorzio Tutela Vini d’Asti e del Monferrato (DOC “Barbera d’Asti”, “Barbera del Monferrato”, “Dolcetto d’Asti”, “Freisa d’Asti”, “Cortese dell’Alto Monferrato”, “Malvasia di Castelnuovo Don Bosco”, “Ruchè di Castagnole Monferrato”, “Albugnano”, “Loazzolo”, “Monferrato e Piemonte”) Consorzio Tutela e Valorizzazione Vini DOC “Pinerolese” Consorzio Tutela Vini DOC Malvasia di Casorzo d’Asti Consorzio Tutela e Valorizzazione Vini DOC Valsusa Consorzio Tutela Vini d’Aqui (DOCG “Brachetto d’Aqui” e DOC “Dolcetto d’Aqui”) Consorzio Tutela dell’Asti √ 7 Consorzio Tutela del Gavi √ 8 Consorzio Tutela e Valorizzazione dei Vini DOC Caluso, Carema e Canavese Consorzio Tutela Barolo, Barbaresco, Alba, Langhe e Roero (DOCG “Barolo” e “Barbaresco”, DOC “Barbera d’Alba”, “Dolcetto di Diano d’Alba”, “Dolcetto di Dogliani”, “Dolcetto delle Langhe Monregalesi”, “Langhe” e “Verduro Pelaverga”) Consorzio Tutela e Valorizzazione delle DOC dei Vini “Freisa di Chieri” e “Collina Torinese” Consorzio tutela Nebbioli dell'Alto Piemonte (DOC "Boca", "Bramaterra", "Colline Novaresi", "Coste della Sesia", "Fara", "Gattinara", "Ghemme", "Lessona" e "Sizzano") 2 3 4 5 9 10 11 05.12.00 24.2.05 24.11.00 292 – 15.12.00 14.12.00 27.10.04 06.07.00 4 – 05.01.00 268 -15.11.04 CT 273 – 22.11.00 21.09.00 25.03.05 21.09.00 15.10.02 8.6.06 06.07.00 10.1.05 05.06.06 06.07.00 228 – 29.09.00 79 - 6.4.05 CT 228 – 29.09.00 256–31.10.02 V 139 – 17.6.06 CV 168 – 20.07.00 26 -2.2.05 CT 165 -18.07.06 V 169 – 21.07.00 21.05.03 30.12.03 127 – 04.06.03 8 -12.01.2004 V 06.08.03 205 – 04.09.03 21.11.03 √ 295 - 19.12.00 55 -8.3.05 CT 285 - 09.12.03 05.07.00 169 – 21.07.00 LOMBARDIA 1 Consorzio Tutela Moscato di Scanzo √ 11
  10. 10. Tabella 1.2. (segue) - I Consorzi di tutela autorizzati a svolgere funzioni generali di tutela, valorizzazione e vigilanza (per la lettura dell’ultima colonna della tabella si veda nota esplicativa in fondo alla stessa) Regione Inc. vigilanza D.M. G.U.* √ 13.09.00 04.11.02 221 – 21.09.00 273- 21.11.02 V 3 Consorzio Tutela Valcalepio (DOC “Valcalepio bianco”, “Valcalepio rosso”, “Valcalepio moscato passito” e IGT “Bergamasca”) Consorzio Tutela del Franciacorta √ 4 Consorzio Tutela Vini Lugana √ 5 Consorzio Tutela Vini DOC “Valtellina” √ 05.12.00 15.11.04 12.12.05 01.01.01 16.01.04 09.05.01 03.03.04 295–19.12.00 CV 287 -7.12.04 CV 13 -17.1.06 N 31 – 07.02.01 22 - 20.01.04 V 120 – 25.05.01 66 - 19.03.04 V 6 Consorzio Volontario Lambrusco Mantovano DOC (DOC “Lambrusco Mantovano” e IGT “Provincia di Mantova”, “Quistello” e “Sabbioneta”) 04.07.01 28.12.04 183 – 08.08.01 3 - 5.1.05 CT √ √ 04.12.01 15.10.02 04.11.02 04.11.02 298 – 24.12.01 256–31.10.02 V 273–21.11.02 V 273–21.11.02 V √ 04.11.02 273–21.11.02 V √ 04.11.02 9.5.06 273–21.11.02 V 120 -25.5.06 CV 05.06.00 15.11.04 151 – 30.06.00 287 -7.12.04 C T 05.12.00 15.11.04 29.08.05 5.01.06 07.11.00 22.11.04 06.07.00 15.11.04 294–08.12.00 CV 282 -1.12.04 CV 209-8.9.05 N 13 -17.1.06 N 267–15.11.00 CV 289 -10.12.04 CV 2 7 8 9 10 11 Consorzio volontario per la tutela dei vini a D.O. Oltrepò Pavese Consorzio tutela Vini Botticino DOC Consorzio tutela dei Vini DOC “Capriano del Colle” e IGT “Montenetto di Brescia” Consorzio Tutela dei Vini “Cellatica” DOC e “Ronchi di Brescia” IGT Consorzio tutela Vino DOC “San Colombano” o “San Colombano al Lambro” √ TRENTINO A. ADIGE 1 Consorzio Vini del Trentino (DOC “Teroldego Rotaliano”, “Caldaro o Lago di Caldaro”, “Casteller”, “Valdadige”, “Trentino”, “Trento” e IGT “Vallagarina”, “delle Venezie” e “Vigneti delle Dolomiti” VENETO 1 Consorzio Tutela Vini DOC “Gambellara” √ 2 Consorzio Tutela vini DOC Valpolicella e Recioto della Valpolicella Consorzio Tutela Vini Colli Berici √ 3 12 168–20.07.00
  11. 11. Tabella 1.2. (segue) - I Consorzi di tutela autorizzati a svolgere funzioni generali di tutela, valorizzazione e vigilanza (per la lettura dell’ultima colonna della tabella si veda nota esplicativa in fondo alla stessa) Regione Inc. vigilanza D.M. 4 Consorzio Tutela dei Vini Breganze 5 Consorzio Tutela Vini Soave e Recioto di Soave √ 6 Consorzio Tutela Vino Bianco di Custoza √ 7 Consorzio Tutela Vini Lessini Durello √ 8 Consorzio tutela Vino Bardolino √ 9 Consorzio Volontario Tutela Vini DOC "Lison Pramaggiore" Consorzio Volontario per la tutela dei Vini DOC "Colli Euganei" Consorzio Tutela Vino DOC "Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene" Consorzio tutela Vini del Piave √ 10 11 12 13 14 15 16 Consorzio tutela Vini DOC "Valdadige Terra dei Forti" Consorzio Tutela Vini DOC "Arcole" Consorzio Tutela Vini "Merlara" DOC √ √ √ √ Consorzio Tutela Vini DOC "Montello" e "Colli Asolani" G.U.* 06.07.00 15.11.04 07.11.00 22.11.04 07.11.00 9.5.06 07.11.00 24.10.02 16.1.06 07.11.00 9.5.06 27.03.01 15.11.04 05.10.01 28.12.04 05.10.01 24.2.05 06.09.02 12.07.06 24.10.02 9.5.06 13.02.03 04.07.03 15.04.04 28.07.03 168–20.07.00 282 -1.12.04 C 267–15.11.00 CV 289 -10.12.04 CV 268–16.11.00 CV 120 – 25.5.06 CV 268 – 16.11.00 264 -11.11.02 V 20 – 25.1.06 CV 267–15.11.00 CV 120 -25.5.06 CV 85 –11.04.01 CV 282 -1.12.04 CV 242–17.10.01 CV 3 - 5.1.05 CV 242–17.10.01 CV 55 - 8.3.05 CV 225–25.09.02 CV 168 -21.07.06 CV 260 – 06.11.02 120 -25.5.06 CT 47 – 26.02.03 192 – 20.08.03 98 - 27.04.04 V 193 – 21.08.03 14.11.00 22.11.04 25.01.01 22.11.04 05.10.01 30.12.04 22.01.03 14.07.03 5.1.06 275 -24.11.00 CV 289 -10.12.04 CV 31 - 07.02.01 CV 287 -7.12.04 CV 242 - 17.10.01 12 - 17.1.05 CT 29 - 05.02.03 192 -20.08.03 V 13 – 17.1.06 19.12.00 22.11.04 1 - 02.'1.01 289 -10.12.04 CT FRIULI-V. GIULIA 1 Consorzio Tutela dei Vini dell'Isonzo del Friuli √ 2 Consorzio Tutela della DOC dei Vini "Collio" √ 3 4 Consorzio tutela della DOC dei Vini "Colli Orientali del Friuli" Consorzio Tutela Vini DOC Friuli Grave √ 5 Consorzio Tutela Vini DOC “Friuli Latisana” EMILIA-ROMAGNA 1 Consorzio Tutela Vini del Reno (DOC "Reno" e IGT "Bianco di Castelfranco Emilia") 13
  12. 12. Tabella 1.2. (segue) - I Consorzi di tutela autorizzati a svolgere funzioni generali di tutela, valorizzazione e vigilanza (per la lettura dell’ultima colonna della tabella si veda nota esplicativa in fondo alla stessa) Regione Inc. vigilanza D.M. G.U.* Consorzio Tutela del Lambrusco di Modena (DOC "Lambrusco di Sorbara", "Lambrusco Salamino di S. Croce", "Lambrusco Grasparossa di Castelvetro" e IGT "Modena o provincia di Modena") Consorzio Vini Colli Bolognesi (DOC "Colli Bolognesi" e "Colli Bolognesi Classico Pignoletto") Consorzio Tutela Vini DOC "Colli di Parma" √ 24.11.00 03.03.04 291 - 14.12.00 66 - 19.03.04 V √ Consorzio Vini DOC "Colli Piacentini" (DOC Colli Piacentini e IGT Valtidone e Terre di Veleja) Consorzio Tutela Vini DOC "Bosco Eliceo" √ 7 Consorzio Tutela Vini DOC "Reggiano" e "Colli di Scandiano e di Canossa" √ 8 Ente Tutela Vini di Romagna (DOCG Albana di Romagna), (DOC Albana di Romagna Spumante, Sangiovese di Romagna, Trebbiano di Romagna, Cagnina di Romagna, Pagadebit di Romagna, Colli di Faenza, Colli d'Imola, Colli di Romagna Centrale) √ 21.03.01 22.11.04 19.02.01 24.10.02 9.6.06 04.07.01 18.1.05 29.03.01 22.11.04 16.05.02 22.05.03 18.5.05 05.04.02 06.08.03 9.5.06 78 - 03.04.01 CV 286 -6.12.04 CV 55 - 07.03.01 264 -11.11.02 V 139 – 17.6.06 CV 179 -03.08.01 CV 26 -2.2.05 CV 94 - 23.04.01 287 -7.12.04 CT 124 - 29.05.02 135 -13.06.03 V 123 -28.5.05 N 104-06.05.02 CV 202-01.09.03 N 120 – 25.5.06 CV 2 3 4 5 6 √ TOSCANA 1 2 3 4 5 14 Consorzio del vino Brunello di Montalcino (DOCG "Brunello di Montalcino" e DOC " Rosso di Montalcino", "Moscadello di Montalcino" e "Sant'Antimo") Consorzio Tutela Vino Morellino DOC di Scansano √ 05.12.00 13.1.05 295 -19.12.00 CV 21 -27.1.05 CV √ Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano (DOCG "Vino Nobile di Montepulciano" e DOC "Rosso di Montepulciano" e "Vin Santo di Montepulciano") Consorzio Tutela Vino Chianti Classico (DOCG Chianti Classico", DOC "Vin Santo del Chianti Classico") √ 28.12.00 04.11.02 5.5.06 19.12.00 29.08.03 23.11.04 18 - 23.01.01 273 -21.11.02 V 113 - 17.5.06 CV 1 - 02.01.01 CV 213 -13.09.03 N 299 -22.12.04 CV Consorzio Tutela Vini DOC Valdichiana √ 07.11.00 24.09.03 23.11.04 13.9.05 11.09.01 14.07.03 268 -16.11.00 CV 234 -08.10.03 N 299 -22.12.04 CV 222 – 23.9.05 N 218 - 19.09.01 192 -20.08.03 V √
  13. 13. Tabella 1.2. (segue) - I Consorzi di tutela autorizzati a svolgere funzioni generali di tutela, valorizzazione e vigilanza (per la lettura dell’ultima colonna della tabella si veda nota esplicativa in fondo alla stessa) Regione Inc. vigilanza D.M. G.U.* Consorzio della denominazione San Gimignano (DOCG "Vernaccia di San Gimignano" e DOC "San Gimignano") Ente Tutela Vini di Toscana Consorzio Tutela Vini DOC "Cortona" √ 05.07.01 28.12.04 165 -18.07.01 CV 3 - 5.1.05 CV √ 9 Consorzio Vino Chianti (DOCG "Chianti" e DOC "Vin Santo del Chianti" e "Colli dell'Etruria Centrale" ) √ 10 11 12 Consorzio Tutela Vino DOC "Orcia" Consorzio Tutela Vini Montecucco a DOC Consorzio Chianti Colli Senesi 13 14 Consorzio Chianti Colli Fiorentini Consorzio tutela del vino “Candia dei Colli Apuani” 24.10.02 05.04.02 05.06.06 06.08.03 12.01.04 15.07.04 28.12.04 10.02.03 21.05.03 29.08.03 04.08.04 14.12.04 15.2.06 261 - 7.11.02 V 100 - 30.04.02 165 -18.07.06 CT 205 - 04.09.03 18 - 23.01.04 180 - 03.08.04 CV 2 - 4.1.05 (mod. S.) 40 - 18.02.03 127 - 04.06.03 213 - 13.09.03 199 - 25.08.04 V 305 - 30.12.04 46 - 24.2.06 04.07.01 28.11.02 5.1.06 179 - 03.08.01 292 -13.12.02 V 13 - 17.1.06 CV 15.05.03 120 - 26.05.03 23.10.02 9.5.06 258 - 04.11.02 120 – 25.5.06 CT 14.11.00 25.11.04 20.07.00 14.06.02 06.02.03 15.10.0206. 02.03 06.01.03 15.04.04 24.2.05 273 - 22.11.00 CV 297 - 20.12.04 CV 176 - 29.07.00 153 - 02.07.00 42 - 20.02.03 V 255 - 30.10.02 42 - 20.02.03 V 35 - 12.02.03 98 - 27.04.04 56 - 9.3.05 6 7 8 √ MARCHE 1 2 3 Istituto Marchigiano di Tutela (DOC "Verdicchio dei Castelli di Jesi", "Verdicchio di Matelica", "Lacrima di Morro d'Alba", "Rosso Conero", "Esino", "Vernaccia di Serrapetrona", "Colli Maceratesi") Consorzio Tutela dei vini Piceni (DOC "Rosso Piceno", "Falerio dei Colli Ascolani" e "Offida") Consorzio tutela Vini DOC "Colli Pesaresi" √ UMBRIA 1 2 3 4 5 6 7 Consorzio Tutela Vini Orvieto (DOC "Orvieto" e "Rosso Orvietano o Orvietano Rosso") Consorzio Tutela Vini Colli del Trasimeno Consorzio per la tutela dei Vini Montefalco (DOCG Montefalco Sagrantino e DOC Montefalco) Consorzio di Tutela dei Vini di Torgiano (DOCG Torgiano e DOC Torgiano) Consorzio Tutela Vini "Colli Martani" DOC Consorzio tutela vini "Lago di Corbara" DOC Consorzio volontario per la tutela dei vini a D.O.C. "Colli Amerini" √ √ √ 15
  14. 14. Tabella 1.2. (segue) - I Consorzi di tutela autorizzati a svolgere funzioni generali di tutela, valorizzazione e vigilanza (per la lettura dell’ultima colonna della tabella si veda nota esplicativa in fondo alla stessa) Regione Inc. vigilanza D.M. G.U.* LAZIO 1 Consorzio Tutela Denominazione Frascati 2 3 4 275 -24.11.00 CV 297 -20.12.04 CV 56 -9.3.05 N 183 - 08.08.01 6 - 10.1.05 CT 146 -24.06.04 3 - 5.1.05 21.11.03 23.5.05 19.07.06 15.04.04 285 - 09.12.03 127 -3.6.05 N 176 -31.07.06 V 98 - 27.04.04 15.10.02 16.1.06 255 - 30.10.02 20 – 25.1.06 CT 18.1.05 26 - 2.2.05 26.4.2005 18.5.05 Consorzio volontario per la tutela dei vini D.O.C. "Cerveteri" e "Tarquinia" Consorzio tutela vino DOC "Colli Lanuvini" 14.11.00 25.11.04 24.2.05 04.07.01 29.12.04 09.06.04 28.12.04 Consorzio tutela vino DOC "Marino" √ 109 - 12.5.2005 123 -28.5.05 13.07.00 21.11.03 178 - 01.08.00 284 -06.12.03 V ABRUZZO 1 2 Consorzio di tutela Vini d'Abruzzo (DOC "Montepulciano d'Abruzzo" e "Trebbiano d'Abruzzo") Consorzio tutela vini "Colline Teramane" (DOCG "Montepulciano d'Abruzzo - Colline Teramane" √ MOLISE 1 Consorzio valorizzazione Vini DOC del Molise (DOC Molise e Biferno) CAMPANIA 1 2 3 Consorzio tutela dei vini a D.O.C. "Asprinio d'Aversa", "Falerno del Massico" e "Galluccio" (D.O.C. "Asprinio d'Aversa", "Falerno del Massico", "Galluccio" e I.G.T. Roccamonfina e Terre del Volturno) Consorzio tutela vini dei "Campi Flegrei" D.O.C. "Samnium Consorzio Tutela Vini" - Consorzio Tutela dei vini DOC e IGT della Provincia di Benevento" (DOC "Aglianico del Taburno e Taburno", "Guardiolo", "Sannio", "Sant'Agata de' Goti", "Solopaca" e IGT "Beneventano" e "Dugenta") PUGLIA 1 16 Consorzio Tutela Vino Rosso Barletta √
  15. 15. Tabella 1.2. (segue) - I Consorzi di tutela autorizzati a svolgere funzioni generali di tutela, valorizzazione e vigilanza (per la lettura dell’ultima colonna della tabella si veda nota esplicativa in fondo alla stessa) Regione Inc. vigilanza D.M. 2 Consorzio Tutela dei Vini Castel del Monte √ 3 Consorzio Tutela Vino DOC "Locorotondo" √ 4 5 Consorzio Tutela Vino DOC "Gravina" Consorzio Tutela Vino "Primitivo di Manduria " DOC Consorzio Tutela vino DOC "Rosso Canosa" 6 7 8 9 10 Consorzio Valorizzazione e Tutela Vino DOC "Moscato di Trani" Consorzio Tutela Vino DOC "San Severo" Consorzio Tutela Vini DOC "Gioia del Colle" Consorzio Tutela e valorizzazione dei vini DOC "Salice Salentino" √ G.U.* 20.07.00 30.12.03 01.05.01 24.2.05 7.7.05 04.07.01 05.04.02 27.07.06 02.02.01 19.10.04 27.03.01 5.5.06 22.05.03 05.06.06 20.02.03 01.10.03 176 - 20.07.00 8 - 12.01.04 V 141 - 20.06.01 54 -7.3.05 CT 166 -19.7.05 V 179 - 03.08.01 100 - 30.04.02 187 –12.08.06 CT 38 - 15.02.01 254 -28.10.04 CT 85 - 11.04.01 113 - 17.5.06 CT 135 - 13.06.03 165 -18.07.06 V 52 - 04.03.03 239 - 14.10.03 24.2.2005 58 -11.3.2005 29.08.03 24.2.05 213 - 13.09.03 54 - 7.3.05 CT 05.04.02 05.05.06 29.03.01 25.11.04 13.02.03 19.7.2006 12.11.04 100 - 30.04.02 113 - 17.5.06 CT 94 - 23.04.01 297 -20.12.04 CT 45 - 24.02.03 176 - 31.07.06 CT 282 - 1.12.04 BASILICATA 1 Consorzio tutela del vino a D.O.C. "Aglianico del Vulture" CALABRIA 1 Consorzio per la Tutela e la valorizzazione dei Vini "Cirò" DOC SICILIA 1 2 Consorzio tutela e valorizzazione vini DOC Isola di Pantelleria Consorzio Tutela vino "Cerasuolo di Vittoria" DOC 3 Consorzio Volontario Tutela Vino Marsala a DOC 4 Consorzio Tutela DOC vini "Monreale" Fonte: Mipaaf. *Nota per la lettura dell’ultima colonna della tabella: V: incarico di vigilanza CV: conferma incarico di vigilanza CT: Conferma incarico di tutela N: approvazione nuovo statuto (ovvero modifiche allo statuto) Se non sono specificate le sigle di cui sopra accanto alla data della Gazzetta Ufficiale, si intende che il Consorzio è stato autorizzato per le funzioni di tutela e valorizzazione. 17
  16. 16. 2. La produzione nazionale di vini DOC, DOCG, IGT* 2.1 Le denominazioni in Italia el 20061, le denominazioni registrate in Italia sono cresciute di 15 unità, rispetto all’anno precedente, raggiungendo il valore assoluto di 477. Le 15 nuove denominazioni incidono poco sulla distribuzione per tipo di denominazione e per ripartizione geografica. Le 320 DOC rappresentano quindi ancora oltre il 67% del totale, seguite dalle IGT, pari a 123, ossia il 26%, e dalle DOCG, in numero di 34. Per quanto concerne la distribuzione geografica (Figura 2.1), emerge ancora la netta prevalenza del Nord con 192 denomi- N Grafico 2.1 - Distribuzione delle denominazioni per circoscrizione 200 Igt 180 160 Docg 140 Doc 120 100 80 60 40 20 0 Nord Centro Sud Isole Fonte: Mipaaf. nazioni, pari a oltre il 40%, seguito dal Centro e dal Sud – rispettivamente 113 e 108 – e, in ultimo, dalle Isole con 64. È significativo notare come la distribuzione percentuale a livello nazionale e sopra richiamata, cambi tra le diverse circoscrizioni. Infatti, nel Nord Italia risulta concentrato il 53% circa delle DOCG, mentre l’incidenza delle 18
  17. 17. IGT è del 36% circa, dato inferiore quindi al valore che la circoscrizione fa registrare per tutte le denominazioni. Dello stesso tenore la distribuzione al Centro. Fenomeno invece del tutto opposto si osserva al Sud e nelle Isole, dove il contributo delle IGT è superiore rispetto a quello complessivo, a discapito quindi delle DOC e soprattutto delle DOCG. Per quanto concerne il contributo delle singole regioni, anche in questo caso le variazioni intervenute non modificano sostanzialmente la geografia della produzione di vino di qualità. La regione che vanta il maggior numero di denominazioni – ben 55, oltre l’11% del totale nazionale – è il Piemonte (Figura 2.2), seguito dalla Toscana con 46 e dal Veneto con 37. Seguono poi altre regioni forti produttrici, anche se, come si vedrà meglio nei paragrafi seguenti e nel successivo capitolo, spesso al numero di denominazioni non corrisponde un paritario contributo quantitativo. Da notare che il peso delle diverse regioni cambia notevolmente se si considera la composizione interna ad ogni regione tra le diverse tipologie di denominazioni (Figura 2.3). Ad esempio il Piemonte e la Valle D’Aosta sono le uniche regioni che non annoverano IGT, probabilmente a causa della forte presenza di produzioni di maggiore qualità nel primo caso e della DOC regionale nel secondo caso. A conferma di ciò, il Piemonte è la regione in cui, almeno sotto Grafico 2.2 - Numero totale di denominazioni per regione Valle D'Aosta Molise Basilicata Liguria Trentino A.A. Abruzzo Friuli V.G . Marche Umbria Calabria Sicilia Campania Puglia Lazio E. Romagna Lombardia Sardegna Veneto Toscana Piemonte 0 10 20 30 40 50 60 Fonte: Mipaaf. 19
  18. 18. Grafico 2.3 - Distribuzione % del tipo di denominazione per regione Valle D'Aosta Molise Basilicata Liguria Trentino A.A. Abruzzo Friuli V.G. Marche Umbria Calabria Sicilia Campania Puglia Lazio E. Romagna Lombardia Sardegna Veneto Toscana Piemonte 0% 20% 40% Igt 60% Docg 80% 100% Doc Fonte: Mipaaf. il profilo numerico, è più elevato il peso delle DOCG (quasi il 20% del totale regionale). Altre regioni con un modesto numero di IGT rispetto al totale delle denominazioni sono le Marche e la Toscana, regione che, come il Piemonte, si caratterizza per l’alto peso delle DOCG. Le IGT sono, invece, maggiormente diffuse nelle regioni del Sud – con l’eccezione rilevante della Puglia – e in Sardegna. Si tratta probabilmente di regioni in cui il passaggio ad una vitivinicoltura di maggiore qualità è avvenuto più gradualmente, facendo ricorso ad uno strumento, quello delle IGT, che consente un minore “rigore” in termini di parametri qualitativi e di ampiezza delle aree di produzione. Tra le regioni a maggiore presenza di IGT spiccano l’Abruzzo, in cui i vini IGT sono 9 su un totale di 13 denominazioni, e la Calabria (13 su 25). Sempre per le IGT al Nord spicca il ruolo della Lombardia (14 IGT), del Veneto e dell’Emilia Romagna (entrambe 10). 2.2 Il mercato In base ai bilanci di approvvigionamento ISMEA, la produzione utilizzabile di vino di qualità, nella campagna 2004/05 (ultimo dato definitivo disponibile) si è attestata sui 15 milioni di ettolitri (tabella 2.1). Nell’ultimo decennio, la produzione utilizzabile evidenzia una tendenza crescente: in questo periodo, in- 20
  19. 19. Tabella 2.1 - Bilancio di approvvigionamento del vino di qualità p.r.d (migliaia di ettolitri) Voci 1995/96 1996/97 1997/98 1998/99 1999/00 2000/01 2001/02 Produzione utilizzabile 10.363 11.796 12.179 12.752 12.580 12.699 12.529 Importazioni 97 101 107 112 119 131 111 Disponibilità totali 10.460 11.897 12.286 12.864 12.699 12.830 12.640 Esportazioni 4.386 4.391 4.589 4.613 4.983 5.210 4.569 Scorte finali 7.737 9.040 10.185 11.252 12.109 12.481 12.714 di cui al commercio 0 2.770 2.962 3.180 2.079 3.238 3.452 Variazione degli stock -192 1.303 1.145 1.067 -857 -372 -233 di cui al commercio 0 0 192 218 1.101 -1.159 -214 Utilizzazione interna 6.266 6.203 6.552 7.184 6.859 7.248 7.838 Perdite 40 40 40 40 90 40 40 Usi Industriali 0 0 0 0 319 574 459 di cui alcool 0 0 0 0 0 0 0 Trasformazione 0 0 0 0 0 0 0 Consumo umano 6.226 6.163 6.512 7.144 6.450 6.634 7.339 2002/03 2003/04 2004/05 13.600 13.600 15.000 142 144 152 13.742 13.744 15.152 4.279 4.391 4.531 12.046 12.748 14.822 3.240 3.973 4.018 668 -702 -2074 212 -733 -45 10.131 8.651 8.547 40 40 40 349 351 390 0 0 0 0 0 0 9.742 8.260 8.117 Fonte: elaborazioni ISMEA su dati Istat e AGEA. fatti, si è registrato un aumento di oltre il 40%, pari ad un incremento medio annuo del 4,4% (Figura 2.4). Alla crescita della produzione utilizzabile ha fatto riscontro quella delle importazioni, pari al 55% nel periodo esaminato, anche se in valore assoluto i Grafico 2.4 - Evoluzione di alcune variabili per i vini DOC-DOCG 16.000 14.000 12.000 000hl 10.000 8.000 6.000 Produzione utilizzabile 4.000 Esportazioni nette 2.000 Utilizzazione interna Consumo umano 2004/05 2003/04 2002/03 2001/02 2000/01 1999/00 1998/99 1997/98 1996/97 1995/96 0 Fonte: elaborazioni ISMEA su dati Istat e AGEA. 21
  20. 20. Grafico 2.5 - Evoluzione di alcune variabili per i vini nel complesso 70 60 000hl 50 40 30 Produzione utilizzabile 20 Esportazioni nette Utilizzazione interna Consumo umano 10 2004/05 2003/04 2002/03 2001/02 2000/01 1999/00 1998/99 1997/98 1996/97 1995/96 0 Fonte: elaborazioni ISMEA su dati Istat e AGEA. quantitativi permangono modesti, tanto che queste contribuiscono al totale della disponibilità interna per appena l’1%. Per quanto concerne le due voci principali del bilancio in uscita si notano andamenti diversificati. I consumi interni – che costituiscono oltre il 53% della disponibilità totale – rappresentano ancora la principale voce del bilancio di utilizzazione. L’andamento dei consumi interni tra la campagna 1995/96 e quella 2004/05 ha evidenziato una crescita complessiva del 30% circa, con una incremento medio annuo di circa il 3%. L’andamento è stato spesso ciclico con espansioni e decrementi alternati. Come si vedrà nel capitolo 4 del Rapporto, questo è vero soprattutto considerando i consumi in quantità, mentre in valore l’andamento è sicuramente migliore. Nello stesso periodo, invece, l’andamento delle esportazioni è stato abbastanza stagnante con una crescita del 3% circa, pari ad un incremento medio annuo inferiore allo 0,5%. Ciononostante, nella campagna 2004/05 questa voce ha rappresentato il 30% del totale delle disponibilità. Anche per le esportazioni i dati non sono univoci. Dopo una crescita pressoché costante sino al 2000/01 nelle due campagne successive si è registrata una flessione considerevole, cui è seguita una inversione di tendenza nell’ultima campagna qui considerata. I dati sinora esposti risultano maggiormente esplicativi se letti unitariamente a quelli del comparto nel suo complesso (figura 2.5). Nonostante i dati incoraggianti dell’ultimo bilancio disponibile, infatti, la tendenza appare abbastanza chiara. Nel decennio considerato, i consumi interni di vino nel complesso (di qualità e da tavola), attestandosi sui 27 milioni di ettolitri, hanno registrato un decremento del 22%, contenuto 22
  21. 21. in parte dai risultati positivi della campagna 2004/05. Anche la produzione utilizzabile nel complesso evidenzia una tendenza decrescente, anche se più contenuta rispetto a quella dei consumi: -5% grazie all’inversione di tendenza della campagna 2004/05. In generale, quindi, tra il vino da tavola e quello di qualità sono in atto due tendenze opposte, confermate tanto dai consumi (si veda il Capitolo 4), quanto dalla dimensione strutturale. 2.3 La dimensione territoriale Sotto il profilo strutturale, il comparto vitivinicolo, nel corso dell’ultimo decennio, si è significativamente modificato. Tra il 1996 ed il 2005 si è avuta una perdita di SAU a vite da vino di oltre 50.000 ettari, che scendono di poco se si considera la superficie effettivamente in produzione (Figura 2.6). In termini percentuali il decremento si quantifica in un -8%. Meno lineare l’andamento della produzione di uva da vino, che dipende, oltre che dalle superfici, dalle rese. In ogni caso, si è registrato un decremento del 5%, nonostante il sensibile incremento registratosi nel 2004. La differenza tra i due dati – produzioni e superfici – sembra indicare comunque che le modifiche strutturali siano avvenute a discapito delle aziende meno produttive e con superfici più marginali. Tale tendenza viene confermata dall’andamento delle unità di produzione (Figura 2.7). Negli ultimi 20 anni, infatti, si è passati da oltre 1,6 milioni di aziende a 600.000, con un decremento del 63% circa, risultato però di andamenti diversi tra le aziende che producono uve per vini da tavola e quelle che producono uve per vini DOC-DOCG. Per le prime il decremento sfiora il 70%: Grafico 2.6 - Superfici e produzione per l’uva da vino 860.000 9.000 840.000 8.000 820.000 7.000 6.000 780.000 5.000 760.000 4.000 740.000 000 t SAU (ha) 800.000 3.000 720.000 700.000 2.000 680.000 1.000 660.000 0 1996 1997 1998 1999 SAU uva da vino 2000 2001 2002 SAU in produzione 2003 2004 2005 Uva da vino Fonte: Istat. 23
  22. 22. Grafico 2.7 - Evoluzione delle aziende vitivinicole in Italia 1.800.000 1.600.000 1.400.000 1.200.000 1.000.000 800.000 600.000 Vite 400.000 Per vini DOC e DOCG 200.000 Per altri vini 0 1982 1990 1993 1995 1996 1997 1998 1999 2000 2003 Fonte: Istat. dell’oltre milione e mezzo censite nel 1982, ne rimangono attive meno di 470.000 nel 2003. Per le seconde, il fenomeno è opposto: si è infatti avuto un incremento di quasi il 14%, passando da un’incidenza del 6% del 1982 ad una del 20% sul complesso delle aziende che producono uva da vino del 2003. La dimensione media è di conseguenza passata da meno di un ettaro a 1,31, rafforzando l’indicazione secondo la quale il riaggiustamento ha interessato soprattutto le aziende più marginali. La tendenza che emerge dai dati sinora analizzati viene in gran parte confermata analizzando la produzione. Secondo i dati forniti dall’ISTAT, nel 2004 la produzione di vini di qualità, intesa come somma dei vini DOC, DOCG e IGT è stata di 30,4 milioni di ettolitri, ossia oltre il 57% del totale del vino prodotto sul territorio nazionale (Tabella 2.2). La componente di maggiore peso è quella del vino DOC-DOCG che con 16,5 milioni di ettolitri circa rappresenta oltre il 31% del totale. Il vino IGT contribuisce con il restante 26%. Osservando la Tabella 2.2 si nota come la quota di gran lunga maggiore del vino DOC-DOCG (il 58%) viene ottenuta nelle regioni del Nord Italia, cui segue il Centro (22,6%). In particolare le prime 4 regioni per quantità prodotte – nell’ordine Piemonte, Veneto, Emilia—Romagna e Toscana – concentrano il 53,6% del totale. Per i vini IGT il livello di concentrazione della produzione è ancora più alto: nel Nord Italia si ottiene il 62% del totale, grazie soprattutto al Veneto ed all’Emilia-Romagna. Se a queste regioni si somma la Sicilia, che è il terzo ambito produttivo, si arriva al 67% del totale. Prendendo in considerazione tutto il vino prodotto, la situazione si riequilibra a favore del Sud Italia e delle Isole, il cui peso sale rispettivamente al 2,6% ed al 14,9%. Tra le regioni grandi produttrici di vini di qualità del Nord e del Centro Italia permane il ruolo di Veneto ed Emilia-Romagna, mentre il ruolo di Piemonte e 24
  23. 23. Tabella 2.2 - Produzione di vino distinta per tipologia in Italia nel 2004 Regioni VALLE D'AOSTA PIEMONTE LIGURIA LOMBARDIA VENETO FRIULI V.G. TRENTINO A.A. EMILIA ROMAGNA NORD TOSCANA MARCHE UMBRIA LAZIO CENTRO ABRUZZO MOLISE CAMPANIA BASILICATA PUGLIA CALABRIA SUD SICILIA SARDEGNA ISOLE ITALIA Vino DOC-DOCG (000 hl) % 10 0,1 2.726 16,5 34 0,2 644 3,9 2.453 14,8 838 5,1 969 5,9 1.938 11,7 9.612 58,0 1.762 10,6 530 3,2 377 2,3 1.080 6,5 3.749 22,6 1.183 7,1 230 1,4 223 1,3 27 0,2 882 5,3 53 0,3 2.598 15,7 343 2,1 261 1,6 604 3,6 16.563 100,0 Vino IGT (000 hl) % 0,00 0,0 0,00 0,0 4,20 0,0 177,70 1,3 5.189,70 37,5 278 2,0 260,20 1,9 2.718,00 19,6 8.628 62,3 802,30 5,8 370,80 2,7 373,00 2,7 301,80 2,2 1.848 13,4 182,60 1,3 0,00 0,0 249,40 1,8 24,50 0,2 1.295,60 9,4 12,50 0,1 1.765 12,8 1.404,10 10,1 193,40 1,4 1.598 11,5 13.838 100,0 Vino totale (000 hl) % 22 0,0 3.263 6,1 91 0,2 1.168 2,2 8.843 16,6 1.344 2,5 1.269 2,4 7.155 13,5 23.155 43,6 3.166 6,0 1.248 2,3 1.078 2,0 2.492 4,7 7.984 15,0 3.585 6,7 328 0,6 1.878 3,5 201 0,4 7.610 14,3 485 0,9 14.087 26,5 6.964 13,1 943 1,8 7.907 14,9 53.133 100,0 Fonte: Istat. Toscana viene sensibilmente ridimensionato. Anche per il vino nel suo complesso il grado di concentrazione – sebbene minore rispetto a quello dei vini di qualità – appare alto. Le prime quattro regioni – Veneto, Emilia-Romagna, Puglia e Sicilia – rappresentano il 57,5% del totale del vino prodotto in Italia. La differenza tra le due serie di dati mette in luce la differente struttura produttiva a livello geografico che caratterizza la vitivinicoltura italiana. Si è visto infatti che l’incidenza delle produzioni di qualità è mediamente del 57%. In realtà nel Nord Italia la media sfiora l’80% e si riscontrano situazioni regionali in cui l’incidenza è ancora più alta. Anche al Centro il valore medio nazionale viene superato e si osserva un gradiente geografico in base al quale si passa progressivamente dall’81% della Toscana al 55% del Lazio, che è l’unica regione che fa eccezione. Il gradiente viene rispettato scendendo verso il Sud. Se infatti nelle regioni del Sud la produzione di vini di qualità si attesta mediamente sul 31%, nelle Isole non si supera il 28% 1) Aggiornamento a luglio 2006. * Il presente capitolo, insieme ai successivi 3 e 4, è stato redatto dal Prof. Davide Marino, consulente AGER. 25
  24. 24. 3. La mappatura della vitivinicoltura regionale italiana L’ analisi precedente, basata su dati statistici ufficiali, ha consentito di tracciare un quadro complessivo dell’andamento del settore vitivinicolo negli ultimi anni mettendo in luce l’evoluzione della produzione di vino DOCDOCG rispetto a quella complessiva. In questo capitolo vengono invece presentati i risultati dell’ attività dell’Osservatorio sui vini DOC-DOCG. L’analisi utilizza i dati rilevati ad hoc presso le fonti primarie2, cercando di ricostruire in modo più articolato – sia a livello geografico che produttivo – il quadro strutturale ed economico della produzione nazionale. In questo senso, il primo paragrafo del capitolo è dedicato a fornire un primo sguardo d’insieme della produzione, in modo da ottenere una “mappa” in cui inscrivere successivamente i singoli approfondimenti regionali. Tutti i dati presenti nel capitolo sono aggiornati all’anno 2004. 3.1. La vitivinicoltura regionale, uno sguardo d’insieme La tabella 3.1 riporta i dati regionali derivanti dalle attività di rilievo svolte sui vini DOC-DOCG e rappresenta alcuni dati di sintesi delle situazioni regionali che verranno sviluppati successivamente nei singoli rapporti. Il quadro nazionale che emerge dal rilievo è per alcune grandezze differente rispetto a quello statistico. Innanzitutto sono state evidenziate le denominazioni in produzione, ossia quelle per le quali, indipendentemente dall’iscrizione delle aziende, con relative superfici, all’Albo dei vigneti sono state rilevate produzioni effettive di vino. Come si nota, per 24 denominazioni non esiste in realtà una attività produttiva. L’incidenza delle denominazioni registrate ma non attive è maggiore per le DOCG rispetto alle sole DOC (l’11% del totale potenziale contro il 6%), e presenta valori sensibilmente più alti al Sud e soprattutto nelle Isole – ove raggiunge il peso del 18% - rispetto al Nord. Le differenziazioni geografiche viste nel capitolo precedente trovano quindi un ulteriore elemento di riflessione nella difficoltà a creare percorsi di valorizzazione a livello locale. Secondo il rilievo effettuato presso le CCIAA la produzione di vino DOCDOCG è risultata nel 2004 di poco inferiore ai 13 milioni di ettolitri. Vi sono a tal proposito due osservazioni preliminari da fare. La prima è che il dato è certamente sottostimato per la mancanza di alcune informazioni a livello regionale3. La seconda è che, anche considerando queste indisponibilità, il dato è diverso da quello ISTAT riportato in tabella 2.2. Al di là delle motivazioni che vanno ricercate nelle diverse metodologie di rilievo dei dati4, va sottolineata 26
  25. 25. qui la diversità delle finalità dei due insiemi di dati: strettamente statistiche nel primo caso, proprie di un osservatorio economico nel secondo. Anche se le differenze tra le due sono distribuite in tutte le circoscrizioni geografiche, i dati della tabella 3.1 accentuano il ruolo rivestito nella produzione nazionale dal Nord Italia che con quasi 8 milioni di produzione effettiva rappresenta quasi il 62% del totale. Segue poi il Centro con il 23%, mentre viene ridimensionata la posizione del Sud Italia (meno del 13%). Modesta la variazione per Isole anche in presenza dei problemi di rilievo per la Sicilia, fatto che rafforza l’immagine di una posizione minoritaria di tale circoscrizione. Se poi si va ad analizzare la stessa distribuzione per il vino certificato, il ruolo del Nord Italia e, in misura minore del Centro, vengono rafforzati, anche se il dato è fortemente influenzato dalla mancanza di informazioni relative alle Tabella 3.1 - Il quadro della produzione di vini DOC-DOCG in Italia nel 2004 Vino DOC e DOCG V. D'AOSTA PIEMONTE LIGURIA LOMBARDIA VENETO FRIULI V.G. TRENTINO AA EMILIA R. TOTALE NORD TOSCANA MARCHE UMBRIA LAZIO TOTALE CENTRO ABRUZZO MOLISE CAMPANIA BASILICATA PUGLIA CALABRIA TOTALE SUD SARDEGNA SICILIA TOTALE ISOLE ITALIA di cui in produzione 1 55 8 19 27 10 8 21 148 41 16 13 26 96 4 3 20 3 25 12 67 20 23 43 354 1 52 8 16 27 10 7 20 141 40 14 13 26 93 4 2 20 2 25 8 61 19 16 35 330 Aziende SAU SAU in Produzione effettiva Produzione Iscritte Iscritta produzione certificata all'Albo (n.) all'albo (ha) all'albo (ha) Uva (q.li) Vino (hl) (hl vino) 1.162 217 215 18.196 13.418 13.418 39.753 40.924 36.891 2.980.579 2.079.912 1.833.852 2.755 816 643 45.296 29.668 29.638 13.779 23.725 13.805 1.123.340 751.132 751.132 24.990 35.469 27.276 3.008.112 2.045.010 1.430.192 11.086 11.075 11.075 1.094.386 765.732 765.732 27.615 12.887 12.579 1.526.169 1.068.040 555.065 27.550 32.908 17.156 1.673.322 1.155.735 771.716 148.690 158.021 119.640 11.469.400 7.908.645 6.150.743 21.738 82.051 31.414 2.271.279 1.659.632 1.268.950 7.533 11.084 7.109 651.962 454.016 454.016 5.217 16.425 10.179 413.865 207.205 205.826 11.945 19.156 7.871 846.384 632.877 393.709 46.434 128.717 56.573 4.183.490 2.953.730 2.322.499 14.717 19.024 11.893 1.447.278 1.059.666 781.917 623 1.370 653 71.005 42.897 42.897 9.308 11.414 2.471 187.030 129.148 113.628 436 964 712 40.510 28.357 28.357 7.364 10.384 6.837 484.779 334.301 334.301 1.077 1.704 1.123 82.841 58.118 n.d. 33.525 44.861 23.689 2.313.442 1.652.488 1.301.100 3.509 3.765 4.718 367.218 250.895 n.d. 1.293 4.187 1.489 88.117 51.229 n.d. 4.802 7.952 6.208 455.335 302.124 n.d. 233.450 339.552 206.110 18.421.667 12.816.986 9.774.343 Fonte: Indagine Ismea sulle CCIAA. 27
  26. 26. Isole. In effetti se si va ad analizzare il rapporto tra produzione certificata ed effettiva si nota come mediamente nelle tre circoscrizioni per le quali il dato è disponibile, il rapporto sia molto simile (0,78 al Nord, 0,79 nelle altre due). Se mai differenze notevoli si possono evidenziare tra le diverse regioni: a fronte di molte in cui l’intera produzione viene certificata, si rilevano alcune situazioni in cui la certificazione risulta di minore interesse. È il caso del Trentino A.A. o del Lazio dove poco più del 60% della produzione viene certificata. A livello regionale, rimandando all’esame dei singoli rapporti per analisi più approfondite, viene confermato il ruolo trainante, già visto nel capitolo precedente, di Piemonte, Veneto, Toscana, Emilia-Romagna. Esaminando i dati strutturali si nota come nel Nord Italia ricada quasi il 64% delle aziende ma soltanto il 46% delle superfici iscritte all’Albo. In termini di SAU, tende a pesare in misura relativamente maggiore il Centro Italia (38% della SAU contro meno del 20% delle aziende), mentre risultano abbastanza costanti, rispetto agli altri parametri, i valori per il Sud e le Isole. La differenza è da imputarsi naturalmente alla differente maglia aziendale. Di poco superiore all’ettaro al Nord, contro i quasi 3 del Centro. Al Sud e nelle Isole il valore invece non si discosta molto dalla media nazionale che è di circa 1,5 ettari. I dati riportati, dunque, sottolineano la differenza di peso in termini strutturali e produttivi tra le diverse circoscrizioni. Infatti anche la produzione di uva, nonostante quanto osservato in termini di SAU, è ancora concentrata al Nord, con una incidenza molto simile a quella vista per il vino. Tale differenza è dovuta naturalmente alla diversa produttività che si riscontra, visto che la resa in vinificazione non fa osservare differenze significative. Nelle regioni del Nord e del Sud la resa si aggira sui 96-97 quintali di uva per ettaro, contro i 73-74 registrati nelle altre circoscrizioni. In particolare le aree più vocate sembrano essere quelle del Nord-Est, ove si sfiorano sempre i 100 quintali che vengono abbondantemente superati in Veneto (110) e in Trentino (121). I dati raccolti sulle superfici e quelli sulla produzione di vini DOC-DOCG, unitamente a dati di altre fonti5, hanno permesso di costruire una serie di indicatori che vengono riportati nella tabella 3.2. Attraverso questi indicatori sono stati realizzati i “profili vitivinicoli” delle regioni italiane, analizzati nel dettaglio nei rapporti regionali, ma essi permettono anche una lettura trasversale della vitivinicoltura di qualità nazionale. Gli indici di specializzazione – ISP1 e ISP2 – rappresentano la specializzazione delle diverse regioni nella coltivazione di uve destinate a vini DOC-DOCG. L’indice è costruito attraverso il rapporto tra l’incidenza che si osserva nella nesima regione tra la SAU a vite DOC-DOCG e il totale della SAU viticola, e il valore che lo stesso rapporto assume a livello nazionale. Se quindi l’indice assume valori superiori a 1 la regione farà osservare una incidenza superiore a quella media nazionale si considera quindi specializzata. Valori inferiori all’unità indicano despecializzazione. La differenza tra ISP1 e ISP2 è che il primo utilizza la SAU iscritta all’Albo e il secondo quella in produzione. Gli indicatori successivi sono più immediati: il primo è l’incidenza della SAU a vite sul totale, il secondo 28
  27. 27. l’incidenza del vino DOC-DOCG sul totale, il terzo il peso che, in termini economici, la produzione vitivinicola assume sul totale della produzione agricola. La prima osservazione che è possibile compiere sui dati riportati è il riscontro di un “gradiente geografico”, già visto in precedenza in base al quale tutte le regioni del Centro-Nord, ad eccezione della Liguria, risultano specializzate, mentre tutte quelle del Sud e delle Isole, con la rilevante eccezione dell’Abruzzo, sono despecializzate. In particolare i valori più elevati dell’ISP1 si riscontrano in Toscana, Lombardia, Trentino, Umbria, Piemonte. La lettura contemporanea dei diversi indici consente di evidenziare fenome- Tabella 3.2 - Alcuni indicatori sulla produzione di vino DOC-DOCG nelle regioni italiane Regioni VALLE D'AOSTA PIEMONTE LIGURIA LOMBARDIA VENETO FRIULI V.G. TRENTINO A.A. EMILIA ROMAGNA NORD TOSCANA MARCHE UMBRIA LAZIO CENTRO ABRUZZO MOLISE CAMPANIA BASILICATA PUGLIA CALABRIA SUD SICILIA SARDEGNA ISOLE ITALIA ISP 1,01 1,91 0,84 2,39 1,14 1,43 2,12 1,33 1,55 2,98 1,17 2,42 1,37 2,23 1,26 0,56 0,87 0,48 0,16 0,22 0,43 0,07 0,27 0,10 1,00 ISP 2 1,65 2,84 1,10 2,29 1,45 2,35 3,41 1,14 1,93 1,88 1,23 2,47 0,93 1,61 1,30 0,44 0,31 0,58 0,18 0,24 0,38 0,13 0,18 0,13 1,00 Indicatori SAU Vite % Vino DOC/tot (HL) 0,43 0,48 4,96 0,64 2,54 0,35 2,29 0,65 7,53 0,24 7,64 0,57 2,54 0,83 4,52 0,17 4,53 0,35 4,92 0,50 3,67 0,37 3,20 0,22 4,52 0,26 4,31 0,37 10,43 0,30 2,60 0,15 5,42 0,06 0,79 0,08 11,79 0,05 3,04 0,12 6,81 0,12 11,08 0,01 2,43 0,27 6,69 0,05 5,43 0,25 € Vino % 2,99 11,80 0,98 2,34 10,28 12,80 8,94 5,69 6,97 18,04 5,17 7,26 7,02 10,21 15,09 3,77 3,28 3,72 20,07 1,43 9,66 11,11 4,34 9,17 8,38 Nota: ISP = SAU a DOC-DOCG iscritta all’albo/SAU viticola ISP2 = SAU a DOC-DOCG in produzione/SAU viticola SAU VITE % = SAU vite/SAU agricola VINO DOC/TOT (HL) = Produzione vino DOC-DOCG/Produzione vino totale € VINO % = Valore produzione vitivinicola/Valore produzione agricola Fonte: elaborazioni Ismea su dati propri, Istat e Federdoc. 29
  28. 28. ni interessanti. È possibile infatti rilevare come, accanto ad alcune regioni che mostrano un ISP1 maggiore di 1 ma anche una diffusione della vite superiore alla media nazionale (Veneto, Friuli, Abruzzo), ve ne siano altre ove l’ISP1 è ancora maggiore di 1, ma in presenza di una diffusione della vite minore rispetto alla media (Piemonte, Lombardia, tutte quelle del Centro). Ve ne sono poi altre in cui ad una diffusione molto rilevate della viticoltura corrisponde un ISP1 inferiore all’unità, prime fra tutte Puglia e Sicilia. Queste differenze sottostanno a sistemi produttivi differenti, sulla cui base, come si vedrà più avanti, è stata costruita una mappatura della vitivinicoltura italiana. Un raffronto interessante può essere anche quello tra ISP1 e ISP2. In genere le due coppie di valori sono coerenti tra loro anche se si nota una diversità nei valori. Quella più rilevante riguarda l’inversione di ruolo tra Piemonte e Toscana. Utilizzando l’ISP2 infatti il valore maggiore si riscontra nella prima regione e non nella seconda la cui posizione scende sensibilmente. Con L’ISP2 poi la Liguria, prima despecializzata, diviene specializzata, mentre il fenomeno opposto si osserva nel Lazio. La differenza tra i due indici è dovuta al dato originario: mentre l’ISP1 è costruito con la SAU iscritta all’Albo e ha un valore più strutturale, l’ISP2 è realizzato con la SAU effettivamente in produzione ed ha quindi più un valore contingente. Nel caso specifico mentre in Piemonte ed in Liguria il rapporto tra SAU in produzione e SAU iscritta è molto alto, in Toscana e nel Lazio è al contrario basso (non si arriva al 50%). Un gradiente geografico simile a quello visto per gli ISP si nota anche analizzando il peso del vino DOC-DOCG sul totale. In genere nel Nord e nel Centro ci si situa al di sopra della media nazionale, mentre nel Sud e nelle Isole al di sotto. Tuttavia, nel primo insieme, esistono alcune differenze fondamentali. In particolare nel Veneto e in Emilia-Romagna, oltre che in Umbria, l’incidenza del vino DOC-DOCG è minore della media. La spiegazione va rintracciata nel ruolo che assumono i vini IGT nel contesto dei vini di qualità in queste regioni. Infine l’ultimo indicatore della tabella è il peso economico del settore vitivinicolo. In questo caso la posizione tra le circoscrizioni si inverte. Se infatti la media nazionale è dell’8,4%, quella del Nord Italia è inferiore al 7%, mentre al Centro supera il 10% e nel Sud e nelle Isole si supera in entrambi i casi il 9%. Si deve dire che mentre nel Nord in diverse regioni (Piemonte, Veneto, Friuli) ci si situa al di sopra del valore medio, il valore medio del Centro è dovuto soprattutto alla Toscana (18%), quello del Sud a Puglia ed Abruzzo, quello delle Isole alla Sicilia. Come si nota, gli indicatori utilizzati consentono, se letti congiuntamente, di ricostruire un mappa della vitivinicoltura italiana. Nel tentativo di sintetizzare le informazioni sinora esposte, evidenziando nel contempo il ruolo della produzione DOC-DOCG è stata costruita la Figura 3.1. I due assi del grafico rappresentano due indicatori già visti nella tabella – il peso economico del comparto vitivinicolo e l’incidenza della produzione di vino DOC-DOCG sul totale – che nel loro insieme delineano sistemi produttivi vinicoli differenti. Gli assi, il cui punto d’incontro rappresenta per entrambi gli indicatori il valore della media nazionale, delimitano quindi quattro quadranti. 30
  29. 29. Nel primo – denominato “prima la quantità, poi la qualità” – sono comprese quelle regioni nelle quali il comparto vinicolo assume un peso rilevante, ma in cui l’incidenza del vino DOC-DOCG è minore rispetto alla media. Sono realtà in cui quindi la quantità assume un ruolo maggiore rispetto alla qualità6, definizione senz’altro condivisibile per Puglia e Sicilia, meno per il Veneto che infatti si situa vicino all’origine degli assi. Da notare che la posizione della Sicilia è stata calcolata due volte, la seconda con dati statistici che consentono di eludere l’incompletezza di quelli rilevati per l’Osservatorio. La breve distanza tra le due posizioni evidenzia in modo ancora più netto il ruolo ridotto della qualità in questa regione. Il secondo quadrante è stato definito quello dell’eccellenza. Nelle regioni che vi ricadono – Abruzzo, Toscana, Friuli, Piemonte, Trentino – il comparto vitivinicolo è uno di quelli portanti per l’economia agricola regionale. La produzione di qualità assume un ruolo fondamentale nella costruzione di questo percorso. Il terzo quadrante è stato denominato “la qualità di nicchia”. Infatti nelle Grafico 3.1 - Mappatura della vitivinicoltura italiana a livello regionale 25 PRIMA LA QUANTITA' POI LA QUANTITA' 20 L'ECCELLENZA PUG % valore produzione vitivinicola su totale TOS ABR 15 SIC2 10 PIE FVG SIC VEN TNA ITALIA 5 CAM 0 UMB EMR BAS MOL MAR SAR TRA MARGINALITA' ED EQUILIBRIO CAL 0 10 LA QUALITA' DI NICCHIA LAZ VALD LOM LIG 20 30 40 50 60 70 80 % produzione vino DOC/totale Fonte: elaborazioni Ismea su dati Istat e Federdoc. regioni che ne fanno parte – Lombardia, Val d’Aosta, Marche, Liguria, Sardegna, Lazio – la produzione di qualità ha una incidenza elevata, ma il comparto nel suo complesso riveste un ruolo economico limitato. Infine il quarto quadrante – denominato “tra marginalità ed equilibrio” – racchiude situazioni molto differenziate. In genere un ruolo ridotto della quali- 31
  30. 30. tà, unitamente ad un peso limitato della vitivinicoltura, delineano una relativa marginalità che tuttavia, specie nelle regioni posizionate più vicino agli assi, si avvicina di più all’equilibrio. Naturalmente nel leggere la posizione delle diverse realtà regionali si deve tenere conto che si tratta di valori relativi che non escludono né l’importanza del comparto in termini assoluti, né l’esistenza di situazioni specifiche di eccellenza produttiva ed economica. A conclusione di questo primo paragrafo introduttivo, sembra interessante evidenziare, rispetto ad alcuni parametri produttivi e strutturali, le posizioni dei vini DOC-DOCG specifici. La Figura 3.2 riporta le prime 10 denominazioni italiane per quantità di vino effettivamente prodotta. Come si vede le prime due – il Montepulciano e il Chianti che superano abbondantemente gli 800.000 ettolitri – si distanziano di poco. Il dato tuttavia più rilevante è che i primi 10 vini incidono, nel loro insie- Grafico 3.2 - Prime 10 DOC per produzione effettiva di vino Alto Adige Piemonte Conegliano Valdobbiadene Friuli Grave Valpolicella Oltrepò Pavese Soave Trentino Asti Chianti 900.000 800.000 700.000 600.000 500.000 400.000 300.000 200.000 100.000 0 Montepulciano d’Abruzzo Vino (hl) Fonte: indagine Ismea sulle CCIAA. me, per il 43% sul totale della produzione nazionale. Dato che mette in luce, cosa che si vedrà in molte situazioni regionali, come la struttura produttiva della produzione DOC-DOCG sia basata su poche produzioni molto rilevanti sotto il profilo quantitativo con le quali si integrano molte piccole produzioni di nicchia. Se si prende in considerazione la produzione certificata e non quella effettiva (Fi- 32
  31. 31. Grafico 3.3 - Prime 10 DOC per produzione certificata di vino Colli Piacentini Trentino Piemonte Valpolicella Soave Friuli Grave Asti Oltrepò Pavese Montepulciano d’Abruzzo Chianti 0 100.000 200.000 300.000 400.000 500.000 600.000 700.000 Vino (hl) Fonte: indagine Ismea sulle CCIAA. Grafico 3.4 - Prime 10 DOC per numero di aziende Trebbiano d’Abruzzo Friuli Grave Colli Piacentini Asti Barbera d’Asti Chianti Reggiano Oltrepò Pavese Montepulciano d’Abruzzo Trentino Alto Adige 0 2.000 4.000 6.000 Aziende 8.000 10.000 12.000 Fonte: indagine Ismea sulle CCIAA. 33
  32. 32. Grafico 3.5 - Prime 10 DOC per estensione delle superfici Orvieto Friuli Grave Barbera d’Asti Valpolicella Chianti Classio Trentino Soave Oltrepò Pavese Montepulciano d’Abruzzo Asti Chianti 0 5.000 10.000 15.000 20.000 25.000 30.000 Aziende SAU in produzione SAU iscritta Fonte: indagine Ismea sulle CCIAA. gura 3.3), le prime 10 DOC-DOCG sono con un’unica eccezione – Colli Piacentini al posto dell’Alto Adige – le stesse. In questo caso tuttavia il grado di concentrazione è decisamente più basso: i primi10 vini concentrano il 35% della produzione certificata. Simile il grado di concentrazione – il 37% – se si analizza il numero di aziende (Figura 3.4). Le denominazioni con il numero maggiore di unità produttive, in entrambi i casi poco più di 11.500 aziende, ricadono nel Trentino A.A., in cui, come si è visto anche prima, la dimensione media è tra le più basse tra tutte le regioni. Infine la Figura 3.5 riporta le prime 10 denominazioni per SAU iscritta e in produzione. In entrambi i casi la DOC-DOCG che può contare sulla più robusta base produttiva è il Chianti, anche se la differenza tra i due dati – come del resto in altri casi di vini molto diffusi come il Montepulciano – è molto accentuata. 3.2 La Valle d’Aosta La Valle d’Aosta, per diversi motivi di carattere, in primo luogo, strutturale, può essere considerata nel panorama della vitivinicoltura italiana una 34
  33. 33. regione di nicchia. Già nella panoramica nazionale si è visto infatti come con 217 ettari sia la regione con la minore quota assoluta di superfici destinate alla produzione di vitigni per vini DOC-DOCG. Tuttavia l’incidenza molto elevata – superiore al 42% – di tali superfici su quelle viticole complessive riservano a questa regione una posizione di rilievo nel quadrante C – ovvero quello della qualità – della mappatura regionale fornita nel capitolo precedente. Il posizionamento della regione alpina nei confronti dell’Italia (Figura 3.6) risulta quindi peculiare. La coltura della vite infatti occupa – sotto il profilo meramente quantitativo in termini di superfici – un posto di scarso rilievo nel panorama agricolo regionale. Grafico 3.6 - Posizionamento della Valle d’Aosta ISP 9,0 6,0 3,0 € VINO % 0,0 SAU VITE % VINO DOC/tot (HL) V. Aosta Italia Fonte: elaborazione Ismea su fonti varie. Tuttavia il peso del comparto, in termini economici è di gran lunga superiore (il 3% circa della produzione economica regionale), anche se ben inferiore alla media nazionale. Tale risultato è dovuto anche all’incidenza delle produzioni DOC su quelle complessive pari al 48%. Tale incidenza produce un ISP superiore al valore unitario (1,11). La caratterizzazione “di nicchia” della vitivinicoltura regionale è accentuato dall’esistenza di una sola denominazione – il Valle D’Aosta DOC – nel cui albo sono iscritte 1.162 aziende, per una SAU di appena 217 ettari, con una superficie media inferiore ai 2.000 mq. Da notare che la SAU in produzione sfiora il 100% di quella iscritta all’Albo. 35
  34. 34. La produzione certificata di vino DOC è di 13.400 hl circa, pari al 100% di quella effettiva. Tale produzione deriva da una resa di uve pari a quasi 85 quintali/ettaro ed a una resa in vinificazione pari a 0,74. Tabella 3.3 - La produzione di vino DOC-DOCG in Val d’Aosta nel 2004 Vino Denominazione Provincia V. D'AOSTA Doc Aziende SAU SAU in Produzione Produzione Iscritte Iscritta produzione effettiva certificata all'Albo (n.) all'albo (ha) all'albo (ha) Uva (q.li) Vino (hl) (hl vino) Aosta 1.162 217 215 18.196 13.418 13.418 Fonte: indagine Ismea sulle CCIAA. Tabella 3.4 - Alcuni indicatori sulla produzione di vino DOC-DOCG in Val d’Aosta nel 2004 Vino Media regionale Produzione certificata/ effettiva 1,00 Resa apparente (q.li/ha) 84,7 SAU media (ha) 0,19 SAU in produzione sul totale 0,99 Resa vinificazione 0,74 Fonte: elaborazione Ismea su dati delle CCIAA, Federdoc e proprie stime. La Doc Valle d’Aosta conta 33 menzioni differenti di cui per sole 5 non risultano aziende e superfici iscritte all’Albo. Questo dato se possibile accentua il carattere di nicchia, soprattutto se si pensa che la produzione è molto frazionata. Le prime tre menzioni per incidenza sulla produzione finale certificata sono il Valle d’Aosta Torrette (circa il 18% del totale), il Valle d’Aosta Blanc de Morgex et de La Salle ed il Valle d’Aosta Pinot Nero (entrambi con poco più del 10%). Per quanto riguarda i prezzi si osserva una variabilità tra le diverse menzioni piuttosto bassa: per le uve si va dai 180 ai 200 €/qle, mentre per il vino dai 200 ai 220 €/hl. 3.3 Piemonte Il Piemonte con le sue 52 denominazioni in produzione, il numero più elevato in Italia, e con oltre il 63% di vino DOC-DOCG sul totale è tra le regioni leader nella produzione di vino di qualità in Italia. Il suo posizionamento sulla mappatura della vitivinicoltura nazionale (cfr. figura 2.8) ricade, come si è visto, nel quadrante dell’eccellenza, nel quale all’alta incidenza dei vini DOCDOCG si accompagna un ruolo importante del comparto nell’economia agricola regionale. In effetti i numeri della regione restituiscono una immagine chiara: in Piemonte sono localizzate il 18% delle aziende nazionali che producono vini di qualità ed il 13% circa della SAU iscritta all’Albo, ma considerando la SAU in produzione si sale quasi al 20%. Il contributo regionale alla produzione nazionale è superiore al 16%, se si considera la produzione effettiva di vino (oltre 2 milioni di hl), e del 19%, nel caso di quella certificata (più di 1,8 milioni). Dati che mettono in evidenza come il rapporto tra produzione certificata ed effettiva 36
  35. 35. Grafico 3.7 - Posizionamento del Piemonte 12,0 9,0 6,0 3,0 € VINO % 0,0 SAU VITE % VINO DOC/tot (HL) Piemonte Italia Fonte: elaborazione Ismea su fonti varie. – pari a 0,88 – e quello tra superfici in produzione e iscritte – 0,90 – siano ben superiori ai valori medi nazionali. La Figura 3.7 evidenzia bene il peso della vitivinicoltura, con particolare riguardo a quella di qualità, evidenziato dal valore dell’ISP (1,98) tra i più alti a livello nazionale. La tabella 3.5 riporta la produzione regionale di vino DOC-DOCG, ed i relativi parametri strutturali, suddivisa per singole denominazioni. Come si è detto quelle per le quali è stata riscontrata produzione sono 31, delle quali 5 DOCG. Dall’analisi dei dati si può rilevare come, accanto a vini molto diffusi in termini aziende e superfici la cui produzione rientra tra quella dei maggiori vini a livello nazionale, se ne ritrovano altri con un peso assai limitato, la cui produzione si può considerare quindi marginale o di nicchia. Il vino più diffuso a livello regionale è l’Asti che con 556.000 hl copre il 27% della produzione effettiva ed il 24% di quella certificata (440.000 hl). Seguono il Piemonte con, rispettivamente, il 14,4% ed il 14,8% ed il Barbera d’Asti con il 12% ed l’11%. Questi tre vini da soli rappresentano quasi il 54% della produzione effettiva ed il 50% circa di quella certificata, del vino DOC-DOCG piemontese. C’è da considerare che per l’Asti si tratta del vino con la resa apparente (108 quintali/ha, tabella 3.6) più elevata – a parte il caso del Langhe – dell’intera regione. Allo stesso tempo l’ampiezza media aziendale elevata (1,69 ettari contro una media di 1) fa sì che la produzione di Asti sia concentrata in solo il 15% delle aziende. 37
  36. 36. Tabella 3.5 - La produzione di vino DOC-DOCG in Piemonte nel 2004 Vino Denom. Albugnano Alta Langa Spumante Asti Barbaresco Barbera d'Alba Barbera d'Asti Barbera del Monferrato Barolo Boca Brachetto d'Acqui Bramaterra Canavese Carema Cisterna d'Asti Colli Tortonesi Collina Torinese Colline Novaresi Colline Saluzzesi Cortese dell'alto Monferrato Coste della Sesia Dolcetto Langhe Monreghesi Dolcetto d'Acqui Dolcetto d'Alba Dolcetto d'Asti Dolcetto di Diano d'Alba Dolcetto di Dogliani Dolcetto di Ovada Erbaluce di Caluso Fara Freisa d'asti Freisa di Chieri Gabiano Gattinara Gavi o Cortese del Gavi Ghemme Grignolino d'asti Grignolino del Monferrato Casalese Doc Doc Docg Docg Doc Doc Doc Docg Doc Docg Doc Doc Doc Doc Doc Doc Doc Doc Doc 38 Provincia Aziende SAU SAU in Produzione effettiva Produzione iscritte iscritta produzione certificata all'albo (n.) all'albo (ha) all'albo (ha) Uva (q.li) Vino (hl) (hl vino) Asti 17 11,47 10,39 987 691 159 Asti, Cuneo, Alessandria 45 44,23 43,71 4.707 3.059 1.263 Asti, Cuneo, Alessandria 5.899 9.960,26 9.568,17 740.642 555.481 440.274 Cuneo 396 680,14 603,00 45.948 29.866 29.866 Cuneo 2.096 1.814,93 1.576,00 140.587 98.411 98.411 Asti, Alessandria 6.522 7.288,40 5.380,84 418.815 255.960 206.330 Asti, Alessandria 2.528 2.818,82 2.125,57 167.001 116.901 112.771 Cuneo 761 1.714,62 1.566,00 118.294 76.891 76.891 Novara 10 10,97 8,58 362 253 216 Asti, Alessandria 1.307 1.057,72 927,20 54.672 38.271 33.165 Vercelli 4 6,73 5,23 110 77 66 Torino, Biella, Vercelli 344 87,69 75,50 6.198 4.337 3.708 Torino 54 16,04 15,13 769 538 460 Asti, Cuneo 33 11,79 9,92 806 707 637 Alessandria 961 1.097,28 364,67 23.702 16.565 14.162 Torino 57 15,25 9,93 762 534 457 Novara 231 138,92 164,11 12.210 8.546 7.306 Cuneo 27 17,16 14,56 888 621 621 Asti 1.413 740,29 388,94 34.593 24.215 20.918 Doc Doc Biella, Vercelli Cuneo 20 64 13,25 45,40 10,90 37,54 572 2.015 401 1.410 343 1.410 Doc Doc Doc Doc Doc Doc Doc Doc Doc Doc Doc Docg Docg Docg Doc Doc Alessandria Asti, Cuneo Asti Cuneo Cuneo Alessandria Torino, Vercelli Novara Asti Torino Alessandria Vercelli Alessandria Novara Asti Alessandria 864 1.928 518 185 546 844 325 25 575 136 3 57 420 28 696 398 501,29 1.698,54 214,86 299,83 1.000,94 1.178,18 153,08 19,28 421,35 106,20 6,95 102,84 1.075,06 65,08 454,16 457,29 388,01 1.467,28 157,92 205,00 855,00 829,73 141,22 13,58 322,74 89,59 6,01 97,44 1.044,58 42,01 412,38 234,98 23.536 116.350 11.867 14.229 54.934 42.143 14.692 1.355 21.336 5.384 314 6.386 96.975 2.182 30.640 13.940 16.475 81.445 8.307 9.960 38.454 29.500 9.924 949 14.935 3.769 220 4.151 67.882 1.527 19.916 8.364 14.085 81.235 7.110 9.960 38.454 25.221 8.485 811 10.861 3.222 188 3.549 58.036 1.306 16.000 7.151
  37. 37. Tabella 3.5 (segue) - La produzione di vino DOC-DOCG in Piemonte nel 2004 Vino Denom. Langhe Lessona Loazzolo Malvasia di Casorzo d'asti Malvasia di Castelnuovo Don Bosco Monferrato Nebbiolo d'Alba Piemonte Pinerolese Roero Rubino di Cantavenna Ruchè Castagnole Monferrato Sizzano Valsusa Verduno Pelaverga Totale Piemonte Doc Doc Doc Doc Doc Provincia Aziende SAU SAU in Produzione effettiva Produzione iscritte iscritta produzione certificata all'albo (n.) all'albo (ha) all'albo (ha) Uva (q.li) Vino (hl) (hl vino) Cuneo 1.869 988,52 374,00 113.468 86.073 86.073 Biella 4 9,37 9,37 423 296 253 Asti 11 4,80 4,66 149 82 42 Asti, Alessandria 61 58,60 48,50 4.774 3.342 3.067 134 73,88 63,32 5.835 4.085 3.620 Doc Asti, Alessandria 1.731 Doc Cuneo 940 Doc Asti, Cuneo, Alessandria 3.517 Doc Torino 215 Doc Cuneo 803 Doc Alessandria 10 Doc Asti 60 921,96 685,94 1.965,59 76,61 695,78 15,39 44,35 1.088,27 515,00 4.877,24 60,26 553,00 11,53 42,09 91.290 42.886 428.686 4.243 51.406 686 3.619 63.904 30.020 299.080 2.973 35.984 480 2.534 62.469 30.020 270.855 2.542 35.984 410 1.970 7,98 436 8,93 629 13,11 1.145 36.891 2.980.579 305 440 802 2.079.912 261 376 802 1.833.852 Doc Doc Doc Asti Novara Torino Cuneo 16 15 30 39.753 13,11 9,85 14,02 40.924 In corsivo i dati Federdoc, in colore i dati derivanti da stime; per le procedure di stima si vedano le note metodologiche. Fonte: indagine Ismea sulle CCIAA. Considerando anche il Barbera del Monferrato e quello d’Alba, il Langhe, il Dolcetto d’Alba, il Barolo, il Gavi ed il Monferrato, si ottiene che con appena 10 denominazioni su 52, si supera l’81% della produzione – sia effettiva che certificata - vitivinicola DOC-DOCG regionale. In questo gruppo si ritrovano vini di grande tradizione e prestigio come il Barolo ed il Dolcetto d’Alba, che incidono comunque per circa il 4% sulla produzione di vino certificato. Altri vini, simili per reputazione, come ad esempio il Nebbiolo, il Barbaresco, il Roero, pesano per meno del 2% sul totale della produzione e vengono ottenuti su superfici inferiori ai 1.000 ettari. Si consideri inoltre che per 16 denominazioni non si raggiungono i 1.000 hl di produzione effettiva, mentre per 26 denominazioni (ossia il 50% del totale) non si superano i 100 ettari di SAU in produzione. Il panorama complessivo, quindi, è di una vitivinicoltura di qualità profondamente radicata sul territorio. Accanto a vini con ampia diffusione in termini di aziende, superfici e produzione, e vini che si possono annoverare tra i prodotti di maggiore qualità nel panorama enologico nazionale, se ne ritrova un ampio numero di modesta diffusione ma la cui presenza va a completare l’offerta e a integrare il tessuto produttivo regionale. 39
  38. 38. Tabella 3.6 - Alcuni indicatori sulla produzione di vino DOC-DOCG in Piemonte nel 2004 Vino Produzione certificata/ effettiva Albugnano 0,23 Alta Langa Spumante 0,41 Asti 0,79 Barbaresco 1,00 Barbera d'Alba 1,00 Barbera d'Asti 0,81 Barbera del Monferrato 0,96 Barolo 1,00 Boca 0,85 Brachetto d'Acqui 0,87 Bramaterra 0,85 Canavese 0,85 Carema 0,85 Cisterna d'Asti 0,90 Colli Tortonesi 0,85 Collina Torinese 0,85 Colline Novaresi 0,85 Colline Saluzzesi 1,00 Cortese dell'Alto Monferrato 0,86 Coste della Sesia 0,85 Dolcetto Langhe Monreghesi 1,00 Dolcetto d'Acqui 0,85 Dolcetto d'Alba 1,00 Dolcetto d'Asti 0,86 Dolcetto di Diano d'Alba 1,00 Dolcetto di Dogliani 1,00 Dolcetto di Ovada 0,85 Erbaluce di Caluso 0,85 Fara 0,85 Freisa d'Asti 0,73 Freisa di Chieri 0,85 Gabiano 0,85 Gattinara 0,85 Gavi o Cortese del Gavi 0,85 Ghemme 0,85 Grignolino d'Asti 0,80 Grignolino del Monferrato Casalese 0,85 40 Resa apparente (q.li/ha) 95,0 107,7 77,4 76,2 89,2 77,8 78,6 75,5 42,2 59,0 21,0 82,1 50,8 81,3 65,0 76,7 74,4 61,0 88,9 52,5 53,7 60,7 79,3 75,1 69,4 64,3 50,8 104,0 99,8 66,1 60,1 52,2 65,5 92,8 51,9 74,3 59,3 SAU media (ha) 0,67 0,98 1,69 1,72 0,87 1,12 1,12 2,25 1,10 0,81 1,68 0,25 0,30 0,36 1,14 0,27 0,60 0,64 0,52 0,66 0,71 0,58 0,88 0,41 1,62 1,83 1,40 0,47 0,77 0,73 0,78 2,32 1,80 2,56 2,32 0,65 1,15 SAU in produzione sul totale 0,91 0,99 0,96 0,89 0,87 0,74 0,75 0,91 0,78 0,88 0,78 0,86 0,94 0,84 0,33 0,65 1,18 0,85 0,53 0,82 0,83 0,77 0,86 0,73 0,68 0,85 0,70 0,92 0,70 0,77 0,84 0,86 0,95 0,97 0,65 0,91 0,51 Resa vinificazione 0,70 0,65 0,75 0,65 0,70 0,61 0,70 0,65 0,70 0,70 0,70 0,70 0,70 0,88 0,70 0,70 0,70 0,70 0,70 0,70 0,70 0,70 0,70 0,70 0,70 0,70 0,70 0,68 0,70 0,70 0,70 0,70 0,65 0,70 0,70 0,65 0,60
  39. 39. Tabella 3.6 (segue) - Alcuni indicatori sulla produzione di vino DOC-DOCG in Piemonte nel 2004 Vino Produzione certificata/ effettiva Langhe 1,00 Lessona 0,85 Loazzolo 0,51 Malvasia di Casorzo d'Asti 0,92 Malvasia di Castelnuovo Don Bosco 0,89 Monferrato 0,98 Nebbiolo d'Alba 1,00 Piemonte 0,91 Pinerolese 0,85 Roero 1,00 Rubino di Cantavenna 0,85 Ruche' Castagnole Monferrato 0,78 Sizzano 0,85 Valsusa 0,85 Verduno Pelaverga 1,00 Media regionale 0,88 Resa apparente (q.li/ha) 303,4 45,2 31,9 98,4 92,2 83,9 83,3 87,9 70,4 93,0 59,5 86,0 54,6 70,4 87,3 80,80 SAU media (ha) 0,53 2,34 0,44 0,96 0,55 0,53 0,73 0,56 0,36 0,87 1,54 0,74 0,82 0,66 0,47 1,03 SAU in produzione sul totale 0,38 1,00 0,97 0,83 0,86 1,18 0,75 2,48 0,79 0,79 0,75 0,95 0,61 0,91 0,93 0,90 Resa vinificazione 0,76 0,70 0,55 0,70 0,70 0,70 0,70 0,70 0,70 0,70 0,70 0,70 0,70 0,70 0,70 0,70 Fonte: elaborazione Ismea su dati delle CCIAA, Federdoc e proprie stime. 3.4 Liguria La posizione che assume la Liguria nella mappatura regionale della vitivinicoltura italiana, esposta nel capitolo precedente (figura 2.8) è molto simile a quella della Valle d’Aosta7. Regioni in cui la vitivinicoltura ha un peso ridotto sia in termini strutturali che economici, ma con una elevata incidenza di produzioni di qualità, e che si caratterizzano, dunque, per un profilo di nicchia. Tali indicazioni risultano rafforzate dal posizionamento della regione rispetto al quadro nazionale (figura 3.8). Si nota infatti come in Liguria, sia in termini di superfici che di valore economico, la vitivinicoltura abbia un ruolo ridotto se confrontato alla media nazionale. Tuttavia in tale contesto – nonostante la limitata l’incidenza delle superfici a vini DOC-DOCG inferiore alla media nazionale che determina un ISP minore di 1 – spicca la produzione di vini di qualità. D’altronde la Liguria con i suoi 816 ha (tabella 3.7), pari a meno dello 0,3% del totale nazionale, è tra le realtà regionali di minore peso. Tale superficie afferisce a 2.775 aziende di produzione, che rappresentano l’1,25% del totale nazionale. La SAU media è quindi molto ridotta, di 0,3 ettari per azienda, valore simile a quello riscontrato in Val d’Aosta. Il potenziale produttivo risulta peraltro ridotto dal fatto che più del 21% della SAU iscritta all’Albo non risulta ef- 41
  40. 40. Grafico 3.8 - Posizionamento della Liguria ISP 9,0 6,0 3,0 SAU VITE % € VINO % VINO DOC/tot (HL) Liguria Italia Fonte: elaborazione Ismea su fonti varie.Fonte: fettivamente in produzione (tabella 3.8), portando la superficie utilizzata ad un totale di 643 ettari. Nel complesso vengono ottenuti quasi 30.000 hl di vino DOC, distribuito, a riprova del ruolo svolto dalla qualità nel panorama produttivo regionale, su ben 7 denominazioni. La produzione certificata sfiora il 100% di quella effettiva. Quasi la metà dell’intera produzione di vino DOC è riconducibile alla denominazione Riviera ligure di Ponente, unica presente in tre province. Prendendo in esame la SAU realmente in produzione, l’incidenza del Riviera di Ponente è di poco inferiore a quella della produzione, ma scende al 40% per la SAU iscritta all’Albo e al 30% in termini di aziende. Le differenze tra i valori citati sono dovute ad un rapporto tra SAU in produzione e SAU iscritta pari al 90% e quindi molto più alto della media, ed all’ampiezza aziendale di 0,4 ettari, valore anche questo più elevato rispetto alla media. Peraltro anche la resa produttiva, di 76 quintali di uve per ettaro, è superiore alla media regionale. Il Riviera di Ponente annovera ben 16 menzioni delle quali tuttavia solo 7 risultano utilizzate a fini produttivi. Tra queste le più rappresentative risultano il Vermentino, con più del 41% del vino certificato, il Pigato con il 36%, l’Ormeasco Riviera dei Fiori, con quasi l’11%. Il secondo vino DOC ligure per volume produttivo – circa 7.000 hl, pari a quasi il 24% del totale regionale, è il Colli di Luni la cui produzione è localizzata anche nella provincia di La Spezia. Il Colli di Luni incide in misura leggermente minore, sia in termini di SAU in produzione che di aziende, ma vanta una resa in uva (pari a 78 q.li/ha) superiore alla media, cui si contrappone la 42
  41. 41. Tabella 3.7 - La produzione di vino DOC-DOCG in Liguria nel 2004 Vino Denom. Cinqueterre Colli di Luni (Ir) Colline di Levanto Golfo del Tigullio Valpolcevera Riviera Ligure di Ponente Ormeasco Riviera dei Fiori Rossese di Dolceacqua Totale Liguria Doc Doc Doc Doc Doc Doc Provincia Aziende SAU SAU in Produzione effettiva Produzione iscritte iscritta produzione certificata all'albo (n.) all'albo (ha) all'albo (ha) Uva (q.li) Vino (hl) (hl vino) Spezia 568 165,06 76,39 3.948,33 2.638,05 2.638,05 Spezia 580 147,92 128,79 10.113,28 7.079,30 7.079,30 Spezia 146 32,24 24,73 1.398,81 979,18 979,18 Genova 401 53,73 51,01 3.828,69 2.680,12 2.680,12 Genova 34 4,12 3,13 269,32 189,78 189,78 Imperia, Savona, Genova 718 291,07 266,60 20.568,68 12.483,57 12.483,57 Doc Imperia 123 40,08 32,04 2.219,71 1.552,78 1.522,78 Doc Imperia 185 2.755 81,85 816 60,50 643 2.949,63 45.296 2.064,76 29.668 2.064,76 29.638 In colore i dati derivanti da stime; per le procedure di stima si vedano le note metodologiche. Fonte: indagine Ismea sulle CCIAA. Tabella 3.8 - Alcuni indicatori sulla produzione di vino DOC-DOCG in Liguria nel 2004 Vino Cinqueterre Colli di Luni (Ir) Colline di Levanto Golfo del Tigullio Valpolcevera Riviera Ligure di Ponente Ormeasco Riviera dei Fiori Rossese di Dolceacqua Media regionale Produzione certificata/ effettiva 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 0,98 1,00 1,00 Resa apparente (q.li/ha) 51,7 78,5 56,6 75,1 86,0 77,2 69,3 48,8 70,4 SAU media (ha) 0,29 0,26 0,22 0,13 0,12 0,41 0,33 0,44 0,30 SAU in produzione sul totale 0,46 0,87 0,77 0,95 0,76 0,92 0,80 0,74 0,79 Resa Vinificazione 0,67 0,70 0,70 0,70 0,70 0,61 0,70 0,70 0,65 Fonte: elaborazione Ismea su dati delle CCIAA, Federdoc e proprie stime. minore ampiezza aziendale. Il Colli di Luni è articolato in 4 menzioni delle quali per tre risultano produzioni certificate. Tra queste il Vermentino concentra il 69% del totale, seguito dal Rosso (21%) e dal Bianco (10%). Con 2.680 hl pari al 9% del totale regionale il Golfo del Tigullio è la terza DOC ligure, risultato dovuto alla resa superiore alla media, visto che il contributo in termini di SAU è inferiore di un punto percentuale. Più elevato invece il peso in termini di aziende, vista la ridottissima – circa 1.300 mq – superficie media aziendale. Il Golfo del Tigullio conta 6 menzioni, tutte in produzione; tra 43
  42. 42. queste quelle maggiormente rappresentative sono il Vermentino (44%), il Bianchetto Genovese (28%), il Ciliegiolo (15%). Tra le altre DOC di un certo peso si segnala il Cinque Terre, che incide per quasi il 9% sul totale regionale e a cui afferiscono due menzioni, tra cui lo Sciacchetrà. Il Cinque Terre, che come noto viene coltivato in un ambiente particolarmente difficile ed in un’area destinata a Parco nazionale, fa registrare il valore minore del rapporto tra SAU in produzione e iscritta, e tra le rese più basse. Notazioni simili possono farsi per il Rossese di Dolceacqua, la cui produzione rappresenta quasi il 7% del totale regionale. Tabella 3.9 - Prezzi di uve e vini DOC-DOCG in Liguria nel 2004 Vino e Menzione CINQUETERRE Cinque Terre Cinque Terre Sciacchetrà COLLI DI LUNI (IR) Colli di Luni Bianco Colli di Luni Rosso Colli di Luni Vermentino COLLINE DI LEVANTO Colline di Levanto Bianco Colline di Levanto Rosso GOLFO DEL TIGULLIO Golfo del Tigullio Vermentino Golfo del Tigullio Bianchetta Genovese Golfo del Tigullio Ciliegiolo Golfo del Tigullio Moscato Golfo del Tigullio Bianco Golfo del Tigullio Rosso VALPOLCEVERA Val Polcevera Vermentino Val Polcevera Bianchetta Genovese Val Polcevera Bianco e Coronata Val Polcevera Rosso RIVIERA LIGURE DI PONENTE Riviera Ligure di Ponente Ormeasco Riviera dei Fiori Riviera Ligure di Ponente Ormeasco Sciac-Tra' Riviera Ligure di Ponente Ormeasco Superiore Riviera Ligure di Ponente Pigato Riviera Ligure di Ponente Rossese Riviera Ligure di Ponente Vermentino Riviera Ligure di Ponente Vermentino Riviera dei Fiori ROSSESE DI DOLCEACQUA Fonte: indagine Ismea sulle CCIAA. 44 Prezzi Uva (€/kg) Vino (€/bott) 3 4 8-14 30-50 3 3 3 8-14 6-10 6-14 3 3 6-12 6-10 1 1 1 1 1 1 5 5 5 6 5 5 1 1 1 1 5 5 5 5 2 2 2 2 2 2 2 3 7 7 7 6-10 8,5-14 6-10 6-10 10-16
  43. 43. I prezzi delle uve e dei vini rilevati presso le CCIAA competenti mostrano una variabilità piuttosto accentuata tra i diversi vini, ma per alcune DOC, anche tra le diverse menzioni (tabella 3.9). Ad esempio, per il già citato Sciacchetrà – vino prodotto in piccole quantità e oggetto di una recente riscoperta – si registrano quotazioni superiori sino a 6 volte quelle del Cinque Terre DOC. Meno rilevanti le altre differenze, che rimangono tuttavia non trascurabili anche all’interno della singola menzione, in ragione di qualità enologiche e commerciali specifiche. 3.5 Lombardia Anche la Lombardia, nella mappatura regionale della vitivinicoltura italiana (figura 2.8), ricade tra le regioni caratterizzate da produzioni vinicole di qualità e di nicchia. In effetti il primo termine è evidente se si pensa che con il 65% di vino DOC-DOCG sul totale, la Lombardia è seconda solo al Trentino A.A. e precede regioni di particolare rilevanza nel panorama enologico nazionale come Piemonte e Toscana. La caratterizzazione di nicchia invece si deve al fatto che la produzione viticola ha un peso abbastanza ridotto (il 2,34%) sull’economia agricola regionale, anche se, in termini di valori assoluti e di peso nel contesto nazionale il comparto vitivinicolo lombardo assume contorni più che ragguardevoli. Si consideri infatti (tabella 2.2) che la Lombardia con quasi 13.800 aziende e poco meno di 24.000 ettari iscritti all’Albo, rappresenta il 6,2% ed il Grafico 3.9 - Posizionamento della Lombardia ISP 9,0 6,0 3,0 € VINO % 0,0 SAU VITE % VINO DOC/tot (HL) Lombardia Italia Fonte: elaborazione Ismea su fonti varie.Fonte: 45
  44. 44. Tabella 3.10 - La produzione di vino DOC-DOCG in Lombardia nel 2004 Vino Denom. Provincia Botticino Capriano del Colle Cellatica Franciacorta Garda (Ir) Garda Colli Mantovani Lambrusco Mantovano Lugana (Ir) Oltrepò Pavese San Colombano al Lambro San Martino della Battaglia (Ir) Sforzato di Valtellina Terre di Franciacorta Valcalepio Valtellina Valtellina Superiore Lombardia Aziende SAU SAU in Produzione effettiva Produzione iscritte iscritta produzione certificata all'albo (n.) all'albo (ha) all'albo (ha) Uva (q.li) Vino (hl) (hl vino) Doc Brescia 32 43,21 26,35 1.463 1.024 1.024 Doc Brescia 55 53,44 31,25 3.768 2.637 2.637 Doc Brescia 42 42,57 13,55 1.020 714 714 Docg Brescia 302 1.533,00 1.553,00 126.510 82.231 82.231 Doc Brescia 473 585,37 580,27 49.675 34.312 34.312 Doc Mantova 7 33,53 27,79 2.972 2.081 2.081 Doc Mantova 52 236,53 196,06 27.918 19.543 19.543 Doc Brescia 155 706,40 722,55 69.204 48.443 48.443 Doc Pavia 9.422 11.297,84 8.751,30 727.258 482.989 482.989 Doc Pavia, Milano 26 36,58 89,82 7.630 5.340 5.340 Doc Brescia 34 66,50 55,12 961 673 673 Doc Sondrio 197 99,96 97,83 6.459 3.229 3.229 Doc Brescia 284 795,00 658,96 49.140 33.415 33.415 Doc Bergamo 177 7.343,28 472,18 11.006 7.651 7.651 Doc Sondrio 1.004 229,87 103,18 7.604 5.323 5.323 Docg Sondrio 1.517 621,73 425,66 30.752 21.526 21.526 13.779 23.724,81 13.804,87 1.123.340 751.132 751.132 In corsivo i dati Federdoc, in colore i dati derivanti da stime; per le procedure di stima si vedano le note metodologiche. Fonte: indagine Ismea sulle CCIAA. 7,3% dei totali nazionali. Stesso peso in termini di SAU in produzione, mentre considerando la produzione di vino si attesta sul 6% circa riguardo a quella effettiva e sul 7,7% a quella certificata. Il ruolo della qualità nella vitivinicoltura lombarda e la sua caratterizzazione “di nicchia” emerge con chiarezza dal posizionamento regionale rispetto ai valori nazionali (figura 3.9). Il grafico infatti evidenzia bene la situazione in qualche modo speculare rispetto al riferimento nazionale, con valori alti dell’incidenza delle DOC-DOCG sul totale e soprattutto dell’Indice di specializzazione (ISP), che assume il valore più alto (2,52) – ad eccezione della Toscana e dell’Umbria – fra tutte le regioni italiane. In Lombardia risultano 16 denominazioni di cui 2 DOCG che danno una produzione effettiva superiore ai 750.000 hl di vino (tabella 3.10). La produzione di vino DOC-DOCG in Lombardia appare fortemente condizionata nelle sue caratteristiche dalla presenza dell’Oltrepò Pavese. Questa denominazione infatti, cui si deve il 64% del vino DOC-DOCG prodotto in regione (circa 483.000 hl), assume un ruolo importante anche a livello nazionale, se si considera che è la terza in Italia per produzione certificata e per SAU iscritta all’Albo, la quarta per SAU in produzione, e la sesta per produzione effettiva di vino. A livello regionale il peso in termini di SAU iscritta è decisamente inferiore (47%) a quello relativo alle aziende (68%) vista l’ampiezza media azien- 46
  45. 45. dale inferiore alla media regionale (tabella 3.11). L’Oltrepò Pavese è seguito dal Franciacorta DOCG, che con 82.000 hl rappresenta l’11% della produzione di vino DOC-DOCG regionale, mentre in termini di aziende iscritte all’Albo solo il 2,2%, grazie all’ampiezza media azien- Tabella 3.11 - Alcuni indicatori sulla produzione di vino DOC-DOCG in Lombardia nel 2004 Vino Botticino Capriano Del Colle Cellatica Franciacorta Garda (Ir) Garda Colli Mantovani Lambrusco Mantovano Lugana (Ir) Oltrepo' Pavese San Colombano al Lambro San Martino della Battaglia (Ir) Sforzato di Valtellina Terre di Franciacorta Valcalepio Valtellina Valtellina Superiore Media regionale Produzione certificata/ effettiva 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 1,00 Resa apparente (q.li/ha) 55,5 120,6 75,3 81,5 85,6 106,9 142,4 95,8 83,1 84,9 83,4 66,0 83,4 23,3 73,7 72,2 81,4 SAU media (ha) 1,35 0,97 1,01 5,08 1,24 4,59 4,59 4,56 1,20 1,41 1,96 0,51 2,80 41,49 0,23 0,41 1,72 SAU in produzione sul totale 0,61 0,58 0,32 1,01 0,99 0,83 0,83 1,02 0,77 2,46 0,83 0,98 0,83 0,06 0,45 0,68 0,58 Resa vinificazione 0,70 0,70 0,70 0,65 0,69 0,70 0,70 0,70 0,66 0,70 0,70 0,50 0,68 0,70 0,70 0,70 0,67 Fonte: elaborazione Ismea su dati delle CCIAA, Federdoc e proprie stime. dale piuttosto elevata (5 ha/azienda circa). Simile la situazione del Lugana che con 48.000 hl è il terzo vino per produzione in Lombardia, ma rappresenta soltanto l’1,1% delle aziende. Altri vini di grande diffusione sono il Garda e il Terre di Franciacorta, entrambi con un peso sulla produzione vinicola di qualità regionale di circa il 4,5%. Come già visto per il Piemonte anche in Lombardia accanto a grandi realtà produttive e strutturali esistono numerose produzioni di modesta entità quantitativa. Si rileva così che per 7 denominazioni non vengono raggiunti i 100 ettari di SAU iscritta all’Albo o in produzione. A parte vanno considerate le denominazioni della Valtellina, che si caratterizzano per l’elevato numero di aziende iscritte all’Albo, ma per la ridotta incidenza in termini di SAU e di produzione di vino, dovute sia all’ampiezza media aziendale molto modesta – caratteristica peraltro delle aree montane – che alla resa, inferiore alla media regionale. 47
  46. 46. Opposto in un certo senso il caso del Lambrusco che pur con dati strutturali modesti (1,4% della SAU in produzione), ottiene produzioni ragguardevoli (il 2,6% del vino), grazie alla resa media ben più elevata (142 q.li/ha) degli altri vitigni. 3.6 Il Veneto Il Veneto è tra le realtà produttive di maggiore importanza e peso nel panorama vitivinicolo nazionale. E, nella mappatura del comparto (figura 2.8), assume una posizione peculiare – nel quadrante A – che testimonia come, oltre alla qualità, il settore vitivinicolo sia uno degli assi portanti dell’economia agricola regionale anche sotto il profilo meramente quantitativo. Infatti il Veneto si situa al di sopra della media nazionale per quanto concerne il peso del comparto a livello economico, ma poco al di sotto della media se si considera l’incidenza delle produzioni di qualità. Il dato è in una certa misura sorprendente se si considera che con oltre 2 milioni di hl il Veneto (pari al 16% del totale nazionale) è la seconda regione per produzione di vino DOC-DOCG. Tale dato va tuttavia letto considerando che in termini di produzione certificata l’incidenza scende a meno del 15%, con un rapporto tra produzione certificata ed effettiva di 0,70, tra i più bassi dell’intero territorio nazionale. Il ruolo delle produzioni di qualità viene ulteriormente “ridimensionato” se si considera che con quasi 9 milioni di hl complessivi (il 17% del totale nazionale) il Veneto è la regione di gran lunga maggiore produttrice di vino. Grafico 3.10 - Posizionamento del Veneto ISP 9,0 6,0 3,0 € VINO % SAU VITE % 0,0 VINO DOC/tot (HL) Veneto Fonte: elaborazione Ismea su fonti varie.Fonte: Fonte: 48 Italia

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