Successfully reported this slideshow.
We use your LinkedIn profile and activity data to personalize ads and to show you more relevant ads. You can change your ad preferences anytime.

La spoon river della sinistra l'espresso

19 views

Published on

Lirica

Published in: News & Politics
  • Be the first to comment

  • Be the first to like this

La spoon river della sinistra l'espresso

  1. 1. DI ALESSANDRO GILIOLI 12 marzo 2018 POESIA La Spoon River della sinistra Pd e LeU sono usciti pesantemente sconfitti da questa tornata elettorale. Ecco le nostre rime baciate per i protagonisti di questa batosta Non sono affatto defunti, sia chiaro: stanno benissimo e auguriamo lunga vita a tutti loro. I protagonisti della nostra giocosa “Spoon River” sono soltanto i capi politici sconfitti del 4 marzo. A sembrare un po' trapassata, semmai, è la loro area politica: il centrosinistra. Sia nella sua versione piddina (al minimo storico) sia in quella scissionista-radicale che si è presentata col nome di Liberi e Uguali (fondamentalmente, la vecchia Sel di Nichi Vendola più diversi leader fuoriusciti in tempi diversi dal Pd, il tutto per un misero 3 per cento finale). La nostra “Spoon River” ne ha scelti sei, di questi esponenti politici, e a ognuno sono dedicate sei quartine in rima secondo lo schema ABAB. Qualche verso forse, come nei libri di scuola, esigerebbe una spiegazione: ad esempio il riferimento alla celebre frase di D’Alema «Capotavola è dove mi siedo io», poeticamente trasformata in «Nel desco capeggia laddove sto io»; oppure il verso finale dedicato al romanzo di Franceschini “Daccapo”, il cui protagonista è un notaio che ha avuto figli con 52 diverse prostitute («ch’è storia baldracca»); così come l’ultima quartina di Minniti si comprende solo sapendo che il ministro è stato sconfitto, nel suo seggio, da un ex grillino pre-espulso per la questione rimborsi («a lui l’han beccato col Cro taroccato»). Altre satiriche allusioni sono invece più semplici da cogliere. In ogni caso, buona lettura. MENU
  2. 2. Massimo D'Alema Matteo Renzi Un intelligente “Nel desco capeggia laddove sto io”, dicevo nei giorni migliori di tutti Col cuoco Vissani mangiavo da dio orate e gran vini, champagne e prosciutti. Con Ikaro in mare io ancor veleggiavo con Letta crostate e la Bilaterale col buon Walterino allegro duettavo coi Lothar giocavo al leader mondiale Parlavo in tivù e dicevo “diciamo” dei poveri invero mi prese amnesia giacché del Palazzo sentivo il richiamo ottoni ed arazzi, è la mia biografia. Del Colle più ambito ebbi giusto l’odore un giorno lontano di tanti anni fa fu un solo momento, fu un solo bagliore poi venne la feccia che urlava “onestà”. Venne anche quel barbaro bruto toscano a cui subitaneo promisi vendetta L’ottenni più tardi e lui cadde nel guano ma di riaver tutto un po’ troppo ebbi fretta Adesso mi cibo d’avanzi qui in mensa perfino a Nardò mi chiedono oblio. A Pigi ch’è accanto la birra si addensa. Nel desco capeggia laddove sto io. Un romanziere Ho perso di brutto ma non mi dimetto non posso pensare che il tempo è scaduto foss’anche per farvi soltanto un dispetto rimango al mio posto tenace e cocciuto Provengo da un borgo ch’è detto Rignano provincia tediosa, papà faccendiere sognavo New York, Parigi o Milano ma non conoscevo alcuno mestiere Di lingua ero svelto, furbetto e ciarliero così nei partiti trovai il mio futuro D’imberbi piddini fui poi il condottiero e il Giglio d’amici rullò il suo tamburo Per quasi tre anni durò quella festa Col Lotti, il Guerini e Meb la graziosa più qualche cappuccio a coprire la testa degli altri invitati, che cosa scherzosa! Ma mentre godevo di corte quei giochi la plebe distante vieppiù s’incazzava A dirmi “sparisci” non furono in pochi quel quattro dicembre furioso di bava E adesso, che sorte? Che lande mi cerco? Mi han fatto “ciaone” strillando di petto Se mollo mi copron la bici di sterco Ho perso di brutto ma non mi dimetto!
  3. 3. Marco Minniti Dario Franceschini Un poliziotto Son Domenico Luca e mi dicono Marco che pure all’anagrafe scrissi bugie I bimbi scappavano urtandomi al parco Ahi com’è cosa dura lo crescere spie! A casa il papà era un gran generale e cotanti parenti in divisa e stellette Sognavo ogni notte di vincere il male riunendo i segreti, le armi perfette. Fui un po’ comunista accanto a Baffino ma stretto a tre nodi col folle Cossiga così del Palazzo varcai lo scalino ignaro di quanto portassero sfiga Divenni ministro e punii gli africani lasciandoli in Libia senza pan né minestra Del resto anche Max sparò sui Balcani pur di non perdere i voti di destra Dissi “basta coi neri a sbafo in hotel”! e piacqui financo a Salvini e Meloni Fui quindi lodato a Roma e a Brussèl via quei nigeriani, non siamo minchioni. Ma alla fin della fiera mancò il risultato che là nel collegio arrivò un ex grillino A lui l’han beccato col Cro taroccato A me mi hanno trombato a Pesaro e Urbino. Un romanziere Un giorno in Romagna quand’ero bambino un sughero vidi nell’acqua al galleggio Così colsi il senso di tutto il destino: non affondare e impara il volteggio. Divenni imminente un democristiano lo Scudo crociato però disparì sicché alla sinistra io porsi la mano fui dunque un compagno, “mai stato dc!” Tradii poi Veltroni e presi il suo posto, ormai virtuosista dell’acrobazia E se alle primarie fu un altro più tosto Io lo assecondai nella segreteria Ma anche Bersani un bel dì si schiantò. Io con Pierluigi? Che dici? Giammai! Con un Frecciarossa il Gran Bullo arrivò così il fiorentino all’istante imparai È questa la vita, ci vuol fiuto e la barba bisogna pur sempre pensare al futuro Cambiare bandiera davvero mi garba Finito è Matteo, avanti il venturo! Scrivo intanto romanzi pensosi e premiati davvero, vi dico, non sono un patacca! Leggete i miei libri, son ben rilegati in specie il più bello ch’è storia baldracca.
  4. 4. Maria Elena Boschi Piero Grasso L'eletta Non parlo il tedesco ma sono in Tirolo dovevo star lungi dal luogo natio ché degli aretini l’idrofobo stuolo a grandi legnate chiedeva il suo fio Del babbo dovevo salvare la banca lo chiesi perfino all’amico Ghizzoni Però in commissione non l’ho fatta franca Il buco è rimasto - e sono milioni Eppure ero dea, in stazione Leopolda la via già spianata bramando il governo Matteo del piddì guidava la tolda ai gufi sinistri lanciava ogni scherno Ma un dì a quel campione gli venne il pensiero di fare e disfare la Costituzione Onusta d’audacia e di spirto guerriero la scrissi daccapo - e fu uno sfondone Ancora ricordo il dicembre di lutto attoniti e muti - goodbye nomination! stavamo a buscarle davvero di brutto un po’ come Orfini con quella Playstation Così son finita quassù nella valle canederli e freddo, oh zio bucaiolo! dall’alba alla sera, rottura di palle Non parlo il tedesco ma sono in Tirolo. Un giudice Vivevo scampato da mille attentati, di bombe, picciotti, di cosche e altri danni finché non trillò quel Pippo Civati e subito dopo anche Nic Fratoianni “Sei tu”, lor mi dissero, “l’unica speme! Sei tu di sinistra il solo domani! Approda con noi, marciam tutti insieme con Stumpo, Gotòr, Boldrini e Bersani! Saremo di nome i Liberi e Uguali e valicheremo il dieci per cento della gran Storia sarai negli annali tra i più famosi dei nati a Girgento! Del vecchio Pd abbiam preso la crema, insieme alla mitica Anna Falcone Laggiù nelle Puglie non manca D’Alema e tu nostro capo farai un figurone!” Sicché dal Senato discesi lo scranno Non volli sembrare un quaquaraquà e quando alla fine compresi l’inganno scaduto era il tempo di farsi più in là Così nelle urne fui infine bocciato, assai pesantito da quelle zavorre e adesso, solingo, sto qui incatenato, a fare la guardia c’è un tale D’Attorre.
  5. 5. © RIPRODUZIONE RISERVATA12 marzo 2018

×