Metamorfosi

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Percorso tra letteratura italiana, greca e latina sul tema della metamorfosi di Maria Rosa Panté

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Metamorfosi

  1. 1. METAMORFOSILa metamorfosi è un cambiamento.Nelletimologia della parola cé il terminegreco  cioè “forma”, dunque essa è,in primo luogo, un mutamento della forma,dell’aspetto, che spesso, però, porta con séanche un mutamento dellessenza, delcomportamento, della natura più profonda.
  2. 2. Partiamo da una domanda:“è“è meglio per lumano diventare inumano o permeglio per lumano diventare inumano o perlinumano divenire umano?linumano divenire umano?””Ciascuno può dare una risposta istintiva oragionata, condizionata naturalmente da come sisente nella sua forma umana.Anche gli scrittori hanno tentato delle risposte,talvolta in modo esplicito, più spesso tra le righe..
  3. 3. Metamorfosi dallMetamorfosi dall’’umano allanimaleumano allanimaleOvidio narra di Aracne che diviene ragno. La dea che la condanna,la salva dalla morte, ma a quale prezzo! Che avrà provato la fanciulla?Lacerata la tela, fu smembratainsieme l’anima ribelle, imbelleora di fronte all’ira della dea.Come grida la sua rabbia tremenda!Troppo è bella la tela,troppo anche per la dea,troppa bellezza la vince.Tende una mano che pare un artigliotocca la tela, la squarcia, intantobalza il mio cuore dal petto. I colori,le linee par che pianganotanta bellezza lordata e tagliata.Cadono le mie mani a pezzi, gli occhispezzati come specchi.Incisione di Gustave Doré
  4. 4. Implacabile d’ira la dea svellel’aurata tessitura filo a filo,filo a filo le venesi sciolgono: sto immobile ghiacciatadissanguata asciugata.Giace la tela a brani, lapidataai piedi della dea,che ancora s’accanisce:bisogna difendersidalla troppa bellezza.Giace la tela e giaccio esanime io,tagliata, frantumata, lapidata:io ora non più io.Io ero la tela ribelle e preziosadisarticolata infine, non sentoneppure più il dolorevoglio ora dondolare, dondolareappesa al filo della mia armoniosatela per questo mondo troppo bella.Maria Rosa Panté, Amplesso retoricoPaolo Veronese
  5. 5. Metamorfosi dallMetamorfosi dall’’umano al vegetaleumano al vegetaleEcco la storia di Filemone e Bauci.“Bauci, Bauci”.“Filemone…” par che dicano, lente e solenni, le fronde dei due grandi alberi. Il visitatore, il pellegrino chearriva presso il santuario da subito li vede, maestosi, a lato della porta. Le chiome spesse sono sempre percorseda una lieve brezza e le foglie parlano, pronunciano due soli nomi: Bauci, Filemone.Quegli alberi si chiamano, come un tempo incessantemente si chiamavano i due anziani proprietari della casa.Bauci amava suo marito Filemone da sempre e ora erano già così vecchi!Filemone non si era ancora stancato di contemplare, la sera, la sua Bauci: nessuna donna gli era parsa piùbella.I due coniugi amavano ogni essere vivente, accoglievano tutti con gentilezza, giacché per loro l’ospitalità eradavvero sacra.Così, quando nel villaggio giunsero i due stranieri e tutti serrarono le porte, solo Bauci e Filemone li accolsero,diedero loro il pane che Bauci aveva appena cotto e mangiarono insieme.I due viandanti però non erano persone comuni, erano due divinità.Con implacabile giustizia, punirono tutto il villaggio inviando uno spaventoso diluvio, ma salvarono i duevecchi e decisero di esaudire una loro richiesta.I due coniugi, attoniti per la distruzione intorno a loro, chiesero di morire insieme. Ma, quando giunse il loromomento, invece di morire furono entrambi trasformati nei grandi alberi che sussurrano eternamente i loronomi e la casa divenne un santuario, votato all’ospitalità.(Maria Rosa Panté, Amplesso retorico)
  6. 6. Ne “La pioggia nel pineto” GabrieleD’Annunzio descrive la donna chel’accompagna “fatta quasi virente”:Piove su le tue ciglia neresì che par tu piangama di piacere; non biancama quasi fatta virente,par da scorza tu esca.E tutta la vita è in noi frescaaulente,il cuor nel petto è come pescaintatta,tra le palpebre gli occhison come polle tra l’erbe,i denti negli alveolison come mandorle acerbe”http://www.ilcerchiodellaluna.it
  7. 7. In questo tipo di metamorfosirientra la vicenda di Pier delleVigne che Dante descrive inInferno XIII ispirandosi alla tristestoria di Polidoro tratta dall’Eneidedi Virgilio, libro III.Dante Alighieri
  8. 8. Mentre in Ovidio (Filemone e Bauci) e in D’Annunzio il passaggio daumano a vegetale è un premio perché la natura è percepita comepercorsa dal divino, divina ed eternatrice, e dunque benefica, in Dante(Pier delle Vigne) la metamorfosi è una punizione, una condanna: lotestimonia la descrizione dei dannati come alberi contorti,aggrovigliati, inquietanti. Il divino non percorre la natura, ma inqualche modo la usa; deformandola, diviene figura della condanna dipeccato e peccatore: il suicida si priva del corpo in vita e per l’eternità.È l’esatto opposto della vicenda di Filemone e Bauci.In “mezzo” sta Virgilio: ilgiovane e innocente Polidoroviene ucciso e dal suo sanguesparso nascono arbusti; lanatura, neutra, non è altro chesimbolo dell’efferatezza d’undelitto.Virgilio
  9. 9. Metamorfosi dallMetamorfosi dall’’umano al mondo astronomicoumano al mondo astronomicoI Dioscuri Castore e Polluce sono fratelli gemelli di Elena eClitemnestra; della loro sorte il mito racconta due versioni. Natidall’unione della madre Alcmena con Zeus, sotto le spoglie delmarito, e dall’unione nella stessa notte col marito: l’uno eraimmortale, l’altro mortale. Non potendo reggere alla divisione,provocata dalla morte, invocarono gli Dei, Zeus ebbe pietà diloro e fece sì che mentre un giorno moriva un gemello, il giornodopo moriva l’altro, insomma morivano un giorno per uno.L’altra versione invece è quella della trasformazione, narrata tragli altri anche da Euripide, raro caso di metamorfosi presente inuna tragedia.
  10. 10. Dall’Elena di Euripide:ELENA: E i Tindàridi, vivono o non vivono?TEUCRO: Sono morti, e non son: la fama è duplice.ELENA: O me tapina! E quale è la piú certa?TEUCRO: Chastri sian divenuti, e Numi, dicono.ELENA: É bello questo chor mi dici…La chiusa di Elena evidenzia che lametamorfosi in astri è semprepositiva, perché toglie al mortale ilsuo grande fardello, appunto lamortalità.Filippo Tagliolini, Castore e Polluce
  11. 11. MetamorfosiMetamorfosidalldall’’umano agliumano aglielementi naturalielementi naturaliLa ninfa Aretusa viene trasformata infonte. La metamorfosi in questo casolascia spazio a più interpretazioni:Aretusa divenuta fonte si salva? Inrealtà no, giacché Alfeo, che lainsegue per unirsi a lei, fuggiasca perpreservare la propria verginitàconsacrata alla dea, ritorna fiume e simescola a lei (come effettivamente avviene aSiracusa, ove sgorga la fonte Aretusa, raggiunta dalfiume Alfeo: le metamorfosi spesso sono“spiegazioni” poetiche di fatti naturali).Fonte Aretusa, SiracusaPerò, chissà, forse Aretusa raggiunta dall’abbraccio di Alfeoavrà apprezzato, libera da giuramenti, il suo amore così forteda vincere una dea.
  12. 12. Metamorfosi dal vegetaleallumano, il caso delPinocchio di Collodi e dalminerale allumano la statuadi Pigmalione che prendevita, narrata da Ovidio (eripresa sia pure sotto formadi mutamento del carattere edella personalità da BernardShaw in una commedia poitrasformata in musical disuccesso, My Fair Lady).Metamorfosi dal vegetale e dal minerale allMetamorfosi dal vegetale e dal minerale all’’umanoumano
  13. 13. In entrambi questi casi il passaggio dal vegetale e mineraleall’umano implica una presa di coscienza di sé: Pinocchio daburattino manovrato da tutti può divenire persona e la statuadiviene donna, si conosce grazie alla forza del sentimentod’amore. Collodi ci fa capire che è meglio essere persona; chissàinvece per la statua di Pigmalione se conoscere l’amore, madivenire mortale, sia proprio una ricompensa.Falconet
  14. 14. Una trasformazione inusuale èquella infine che tocca allaninfa Eco: diviene pura voce,essenza e assenza (almenoquella fisica).Eco, l’assenzaSono tutte le mani, senza mani:cullano, impastano, lievi accarezzano,filano, toccano le corde dellacetra sonora. Sonopriva d’occhi: cosìche veda non ciò che è,ma ciò che dovrebbe essere.Non ho flessuose membra, sì pesantida nutrire e invecchiare: pura essenza,assenza, mi nutro di sogni e crescocon spiriti giocondi.Sola la voce, condannata a eternaripetizione di sillabe morte.Sola la voce condannata? No!Innalzata alla somma libertàdell’ironia: di lontano ripetoparole logore, intanto rilucela mia pura risata cristallina.
  15. 15. Piccola ninfa, ciarliera, sei riuscita ad ingannare Era con le tue chiacchiere sonore.Intanto Zeus corteggiava le ninfe leggiadre.Era ti ha scoperta, ha scoperto l’inganno, soprattutto s’adonta d’essersi fatta incantaredalle tue chiacchiere. La tua impudenza sarà punita: ripeterai per sempre l’ultimaparola di ogni discorso. Come sarai ridicola!Ben altra sarà la tua pena, giovane fanciulla, libera ninfa che hai deriso gli dei.L’amore per Narciso che non ti ama, che ama solo se stesso, ti perderà.Andrai consumando il tuo esile corpo in lamenti e pianti, dimentica del cibo saporito edel dolce riposo.Del tuo errante dolore non altro resterà che la voce.Ripeti all’infinito le ultime parole di chi parla invano, di chi dice frasi vanesie e vacue:ripeti e in fondo ad ogni parola si sente il tuo riso giocondo.Ilare assenza!Maria Rosa Panté, Amplesso retorico
  16. 16. Ma perchMa perchéé avvengono queste trasformazioni?avvengono queste trasformazioni?per salvare e ricompensare (Filemone e Bauci)per punire (Aracne)per rendere onore e immortalità (Dioscuri, D’Annunzio)per diventare un essere umano (Pinocchio)per svelare la realtà
  17. 17. Il pregio maggiore, forse addirittura l’unico, della metamorfosi dametamorfosi daumano a inumanoumano a inumano è la preservazione dalla morte, che può esseresolo procrastinata come nel caso di Aracne o addirittura vinta comenel caso dei Dioscuri trasformati in astri.Il passaggio contrario, cioè da inumano a umanoda inumano a umano, avviene piùraramente da elementi eterni, o considerati tali, come gli astri,piuttosto:da ciò che non ha vita: pietrada ciò che non ha autonomia: un burattinoda ciò che ha una vita inferiore (almeno secondo una visioneantropocentrica), cioè meno diritti e soprattutto un’intelligenzadiversa: asino, cane.
  18. 18. La risposta al quesito iniziale (se sia meglio passare da umani adaltra forma o viceversa) dipende sempre da dove si nasce, da comeci si sente in una dato momento, dal fatto che a porsi questadomanda probabilmente sono solo gli esseri umani, gli altriaccontentandosi saggiamente di essere quello che sono.Pier delle Vigne, Salvasor Dalì
  19. 19. Cesare Pavese scrive, ne L’uomo-lupo (Licaone) dei Dialoghi conLeucò:«SECONDO CACCIATORE: A sentirtiparrebbe che quello del lupo sia un altodestino.PRIMO CACCIATORE: Non so se alto obasso, ma hai mai sentito di una bestia o diuna pianta che si facesse essere umano?Invece questi luoghi sono pieni di uomini edonne toccati dal dio – chi divenne cespuglio,chi uccello, chi lupo. E per empio che fosse,per delitti che avesse commesso, guadagnòche non ebbe più le mani rosse sfuggì alrimorso e alla speranza, si scordò d’esseruomo. Provan altro gli dei?»
  20. 20. D’altra parte: "Come dice il bottaio protagonista del dialogo delGelli, a malgrado di tutti i mali degli uomini è meglio essere uomoche animale (o pezzo di legno). Lo proclama l’elefante, il piùintelligente degli animali, nell’opera del letterato della prima metàdel ‘500”. (cit. Giorgio Barberi Squarotti)In sostanza conviene lasciarci con una risposta di buon senso: allafine è meglio che ognuno resti ciò che è.

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