L'Oriente a Occidente

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Come la Cina e l'Estremo Oriente è visto dalla letteratura occidentale del 1900. Relazione di maria Rosa Panté al Convegno "Lo sguardo convesso" di Provaglio d'Iseo 29 settembre 2013

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L'Oriente a Occidente

  1. 1. L’Oriente a OccidenteL’Oriente a Occidente Suggestioni riguardo a come viene percepito l’Estremo Oriente, in particolare la Cina, in romanzi europei del 1900…. Con sorpresa finale!
  2. 2. Opere e autori analizzatiOpere e autori analizzati Franz Kafka, Durante la costruzione della muraglia cinese – 1931 Ezra Pound, 1936 Marguerite Yourcenar, Novelle orientali – 1938 Bertold Brecht, L’anima buona del Sezuan – 1940 George Orwell, 1984 – 1948 Dino Buzzati, Le mura di Anagoor - 1958 Mrgeurite Duras, L’amante – 1984 Dai Sijie, Balzac e la piccola sarta cinese – 2000
  3. 3. Parole chiaveParole chiave Calligrafia Arbitrio del potere e ferocia Diversa percezione del tempo – lentezza Lontananza – alterità Mistero
  4. 4. CalligrafiaCalligrafia L’idea che in Occidente si ha dell’Oriente è espressa anche nelle cineserie, un’arte attenta alla perfezione, quasi ossessionata dai particolari, minuziosa. Yourcenar Storia del pittore Wang Fo “Nel cortile Wang-Fo osservò la forma delicata di un arbusto al quale nessuno aveva badato fino a quel momento, e lo paragonò a una giovane donna intenta ad asciugarsi i capelli. Nel corridoio egli seguì come in estasi il cammino esitante di una formica lungo le crepe del muro...”
  5. 5. Pound Calligrafia anche nel senso etimologico di bella scrittura. Ne è conquistato il poeta Pound che in alcuni dei suoi Cantos inserisce storie della Cina e ideogrammi, cioè la base dell'alfabeto cinese. Amore - AI Felicità - FU
  6. 6. Arbitrio del potere - ferociaArbitrio del potere - ferocia Il poeta Pound, che fu sostenitore del fascismo, come ideologia politica, si appassionò anche alla gestione del potere cinese, forse proprio anche per l’idea di potere assoluto legata all’impero. L’imperatore è staccato dal mondo, vive nella città proibita e viene chiamato figlio del cielo. A lui è dato un potere assoluto e arbitrario… almeno così appare all’Occidente.
  7. 7. Kafka Interessante che nei suoi racconti, quando si parla di imperatore e di arbitrio, si pensa all'estremo oriente, anche se non è mai esplicitamente nominato. Ma un racconto è proprio dedicato alla Cina. “Durante la costruzione della muraglia cinese” Qui il potere assoluto e arbitrario dell’imperatore e dell’impero deriva anche dall’ampiezza del territorio. Le cose non si sanno o si sanno quando sono accadute, finite da tanto tanto tempo… Perché viene costruita la muraglia cinese? Perché viene costruita non partendo da un punto, ma partendo da tanti punti, diversi e lontani gli uni dagli altri?
  8. 8. La risposta c’è: “Piuttosto, la direzione c'è sempre stata e ugualmente il deliberato della costruzione della muraglia”. Qualcuno, forse, sa. L’arbitrio è completo.
  9. 9. La Yourcenar descrive la giovinezza dell’Imperatore, così come lui la racconta al poeta Wang Fo: “Per evitare al mio candore gli schizzi di fango delle anime umane, da me era stata allontanata la marea inquieta dei miei futuri soggetti, e non era permesso a nessuno di passare davanti alla mia doglia per timore che l’ombra di quell’uomo o di quella donna potesse raggiungermi”. La separatezza porta con sé l’arbitrio, il potere intangibile, irraggiungibile, quasi non incarnato. Immagine dall’Ultimo imperatore film di Bernardo Bertolucci
  10. 10. A proposito della presunta ferocia dell’Estremo Oriente, George Orwell nel romanzo 1984 descrive quanto accade al protagonista, Winston, quando viene portata nella misteriosa e terribile Stanza 101. Questa stanza è il luogo ove si materializzano le nostre paure più profonde. Per Winston la cosa più spaventosa sono i topi. Il suo supplizio sarà una maschera, piena di topi, una volta che la maschera sia posta sul volto del prigioniero i topi verrebbero liberati e comincerebbero a cibarsi del suo volto. A commento di questo supplizio il torturatore, con tono distaccato e quasi didattico dice: “Era una punizione comune nell'impero cineseEra una punizione comune nell'impero cinese”
  11. 11. Un topo simpatico per riabilitare i topi e risollevare lo spirito…
  12. 12. DIVERSA PERCEZIONE DEL TEMPODIVERSA PERCEZIONE DEL TEMPO LENTEZZALENTEZZA Un altro luogo comune, sensazione, idea che traspare negli scrittori occidentali quando scrivono dell’Oriente è una diversa misura del tempo, orientata verso la lentezza. Di contro alla frenesia del mondo occidentale probabilmente. Nel racconto “Durante la costruzione della muraglia cinese” Kafka narra della costruzione dell’opera monumentale e diluisce tempo e spazio a dismisura: “Non si poteva lasciare, per esempio, che congiungessero pietra a pietra per mesi o magari per anni, in una disabitata regione montuosa, a centinaia di miglia dalla loro casa”
  13. 13. Di come tratta il tempo Buzzati nel racconto “Le mura di Anagoor” diremo a breve. Sul tema della lentezza si sofferma la Yourcenar quando descrive l’andare di Wang Fo e del suo discepolo. Forse farebbe così qualsiasi pittore, ma l’autrice parla di un pittore cinese. Il pittore e il suo discepolo “procedevano lentamente perché Wang-Fo si fermava durante la notte per contemplare gli astri e durante il giorno per guardare le libellule” Dal macrocosmo al microcosmo!
  14. 14. LONTANANZALONTANANZA Anche in epoca di globalizzazione l’Estremo Oriente pare connotato dalla lontananza che si declina in due modi: Il mondo fiabesco di Brecht L’alterità della Duras “L’anima buona del Sezuan”, dramma scritto da Brecht tra il 1938 e il 40, cioè in piena seconda guerra mondiale e col nazismo trionfante, parla di tre divinità che trovano nel Sezuan (in Cina) una sola anima buona, quella di una prostituta. Grazie alla loro riconoscenza la ragazza riesce ad acquistare una tabaccheria, ma è appunto troppo buona e così si indebita, finché appare un cugino inflessibile che riesce a sistemare i conti. Si scopre che il cugino in realtà è la fanciulla stessa che per essere “cattiva” e salvarsi deve diventare un’altra persona. Nel finale gli dei se ne vanno e tocca agli uomini sistemare, se possibile, le cose.
  15. 15. Ambientare in Cina questa parabola permette a Brecht di inserire le sue teorie sociali ed economiche in un luogo fiabesco, la Cina lontana, dove possono scendere gli dei (anche se il tema degli dei che non trovano anime buone è un topos Abramo; Filemone e Bauci). L’Oriente un altrove fiabesco che rende plausibile l'inimmaginabile... MA È anche luogo metaforico. Ogni luogo è Sezuan: ovunque essere buoni è difficile…
  16. 16. Spesso la lontananza viene considerata alterità e può essere vissuta in modo eurocentrico, anche inconsapevolmente Un esempio è nel romanzo della Duras, L’Amante. In Indocina, negli anni Trenta, nasce una storia d’amore tra la ragazzina povera, ma europea e il giovane e ricco, ma cinese; in questa storia oltre a tanti altri elementi “topici” (calore, tempo lento, mollezza del corpo, erotismo ed esotismo) c'è il razzismo. “E’ perché è un cinese, non un bianco. Che questo conti, il fratello maggiore lo dimostra da come tace e da come finge di ignorare la presenza del mio amante, e noi ci comportiamo tutti come lui”
  17. 17. MISTEROMISTERO La lontananza, la dilatazione del tempo, l’alterità, tutto concorre a creare il mistero intorno all’estremo oriente. Anche il potere assoluto cioè sciolto dai vincoli si unisce a questo alone. Calvino nelle Città invisibili, descrive città meravigliose e misteriose proprio perché nessuno può verificare se esistano: sono troppo lontane.. Kafka quando parla del metodo di costruzione della muraglia il protagonista del racconto ravvisa delle falle vere e proprie e dice: “Anzi, vi sarebbero ancora spazi vuoti che non furono mai chiusi, in ogni modo si tratta di un'affermazione che appartiene presumibilmente solo alle molte leggende che sono nate intorno alla costruzione e che, almeno per il singolo, non sono verificabili con i propri occhi e un proprio criterio, a causa delle dimensioni della costruzione”.
  18. 18. La summa delle idee occidentali sull’oriente è nel racconto “Le mura di Anagoor” di Buzzati (lettura integrale) “Le mura di Anagoor” Qui siamo nel Tibesti, cioè l’Oriente oltre l’Oriente se possibile. Questo è l’incipit: “Nell'interno del Tibesti una guida indigena mi domandò se per caso volevo vedere le mura della città di Anagoor, lui mi avrebbe accompagnato. Guardai la carta ma la città di Anagoor non c'era.”
  19. 19. Altri brani: “E infatti vidi le mura della città che si estendevano per chilometri e chilometri, alte dai venti ai trenta metri, di colore giallastro, ininterrotte, qua e là sovrastate da torrette”. La città è chiusa, una delle porte però si è aperta…. Quando? “Stasera, o domani, o fra tre mesi, o fra cinquant'anni, non si sa, è appunto qui il grande segreto della città di Anagoor.” Qualcuno però certamente è entrato. In quanti? Uno solo e solo perché non cercava nulla, solo perché è arrivato alle mura di Anagoor per caso, senza sapere che quella proprio quella era Anagoor. E quando dopo 40 anni di attesa il protagonista decide di andarsene, gli altri gli dicono che ha troppa fretta.
  20. 20. In questo oriente più a oriente ci sono il tema del tempo, della città (le mura), della lontananza, dell’arbitrio, il tema favoloso d’un luogo felice, in una parola c’è il tema del mistero. La città non è segnata ma c'è. Però è chiusa, si vedono solo le mura. Le prove che sia abitata sono incerte e opinabili. Poiché nessuno esce si pensa che vi sia felicità, ma anche questo è opinabile. Naturalmente entra un uomo solo, senza testimoni certi.
  21. 21. Il Mistero sta anche nel tempo e nel luogo: il racconto è colmo di avverbi e locuzioni di incertezza, un giorno corrisponde quasi ad anni addirittura secoli... Misteriosi dunque anche il luogo e il tempo (una città quantica, che non c’è, o meglio c’è solo quando la vedi e governata dal principio di indeterminazione..). Come ogni mistero spesso chi lo scopre è per caso, perché non sapeva che vi fosse un mistero, perché non cercava nulla e tutto ha trovato...
  22. 22. E per finire, un rovesciamento…. Vedere l’effetto che fa la lettura degli autori occidentali su ragazzi cinesi… “Balzac e la piccola sarta cinese” di Dai Sijie.
  23. 23. Questa è per sommissimi capi la trama: due ragazzi, la cui colpa è essere figli di studiosi, scienziati e letterati nella Cina di Mao, vengono mandati in luoghi sperduti del paese per essere rieducati dai contadini analfabeti, i veri rivoluzionari. Si narrano le loro vicissitudini e l’incontro con la figlia del sarto molto bella, ma rozza... I due hanno un amico che possiede dei libri proibiti: libri occidentali, tra cui Balzac. Li nasconde e custodisce gelosamente, i libri occidentali sono proibiti, ma i due ragazzi riescono a rubarli e leggono avidamente, uno di loro corteggia e conquista proprio coi libri la figlia del sarto che, però, proprio grazie a Balzac si trasforma e lascia tutto e tutti per cercare la sua strada.
  24. 24. I libri sono proibiti perché occidentali: “ (…) una mia zia aveva alcuni libri stranieri tradotti in cinese prima della rivoluzione culturale. Ricordo che mi aveva letto qualche pagina di un libro che si chiamava Don Chisciotte, la storia di un vecchio cavaliere piuttosto spassoso.” “E che fine hanno fatto quei libri?” “Sono andati in fumo. Le Guardie Rosse li hanno confiscati e bruciati senza pietà sulla pubblica piazza, davanti a casa sua”.
  25. 25. I ragazzi leggono il libro di Balzac e vi si riconoscono: “Luo lo divorò la notte stessa in cui Quattrocchi ce lo passò, e all’alba lo aveva finito. (…) me lo diede. Io rimasi a letto tutta la giornata, senza mangiare, senza fare nient’altro che starmene immerso in quella storia francese di amore e di miracoli”. Comincia l’educazione alla raffinatezza della piccola sarta: “Quando ho finito di leggerle il libro di Balzac lei ha afferrato la tua giacca e l'ha riletto da sola, in silenzio. (…) Alla fine è rimasta a bocca aperta, immobile, tenendo la tua giacca (su cui il ragazzo aveva scritto il pezzo del romanzo che più gli piaceva) sul palmo delle mani quasi fosse un oggetto sacro. Quel Balzac è un vero stregone che ha posto una mano invisibile sulla testa di quella ragazza, era come trasformata, sembrava assorta, e c'è voluto un bel po' prima che tornasse coi piedi per terra, dopodiché ha voluto mettersi quell'accidente di giacca, sostenendo che il contato con le parole di Balzac sulla pelle l'avrebbe resa felice e intelligente”.
  26. 26. I ragazzi rubano la valigia coi libri proibiti, ne segue quasi una ubriacatura di fronte a tutti quei volumi: “Rimanemmo abbagliati. Io avevo l’impressione di venir meno, ero come in preda all’ebbrezza”. La lettura influisce totalmente sulla formazione del carattere; un libro può essere davvero “pericoloso” per un'ideologia totalitarista (di destra, sinistra, mediatica, economica): “Per me era il libro ideale: quando lo avevi finito, né la tua fottuta esistenza, né il tuo fottuto mondo erano più gli stessi” Si spera che l’effetto della lettura sia così per tutti, si auspica che tutti abbiano questa voglia di libri. Purtroppo in Italia è ancora un’utopia!
  27. 27. Nel romanzo cinese è evidente, accanto al piacere della lettura perché i grandi scrittori parlano a tutti, sono loro sì globali (non globalizzati), la questione della lontananza: noi siamo i lontani e misteriosi per loro... com'è ovvio i nostri nomi sono difficili, poco familiari. Come per noi i loro. Nel finale c’è la vera trasformazione, la ragazza è partita. “Vuole andare in una grande città mi ha parlato di Balzac”. “E allora?”. “Mi ha detto che Balzac le ha fatto capire una cosa che la bellezza di una donna è un tesoro inestimabile”.

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