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Le acque superficiali

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Ricerca di scienze di Laura Manca, studentessa del Liceo Classico d'Adda

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Le acque superficiali

  1. 1. Le acque superficiali possono scorrere per ruscellamento o per scorrimento incanalato. Solo nel secondo caso però si può parlare di veri e propri corsi d’acqua. Il ruscellamento è infatti lo scorrimento delle acque sulla superficie del terreno, sia esso nudo (con conseguente e probabile effetto erosivo) o coperto da prati e/o boschi; questo si verifica quando la quantità d’acqua caduta attraverso le precipitazioni è maggiore di quella che il terreno è in grado di assorbire. Si parla invece di scorrimento incanalato quando le acque incidono e occupano un solco delimitato da due rive chiamato alveo. I corsi d’acqua possono essere alimentati dalle precipitazioni, dallo scioglimento di neve e ghiacciai oppure dalle acque sotterranee. Essi possono confluire in un altro fiume (si parla in questo caso di affluenti) e creare così una rete idrica, sfociare in un lago, in un mare o in un oceano, attraverso una foce; possono essere assorbiti dal terreno.
  2. 2. IL BACINO IDROGRAFICO: è la porzione di territorio che drena l’acqua verso il corso d’acqua considerato. Bacini idrografici adiacenti sono separati dalle LINEE SPARTIACQUE. IL PROFILO LONGITUDINALE: è l’andamento della quota dell’alveo di un corso d’acqua lungo tutto il suo percorso, dalla sorgente al fiume. LA PORTATA: data una sezione perpendicolare alla direzione della corrente di un corso d’acqua, è la quantità d’acqua che vi passa attraverso in un determinato tempo. Varia nel corso dell’anno, tra portate di magra e di piena, superando possibili periodi di secca e di esondazione. IL REGIME: è la variazione della portata d’acqua durante il corso dell’anno. Può essere fluviale (portata non molto varia e mai ridotta a zero) o torrentizio (portata molto varia con periodi di secca). LA VELOCITA’: distanza (percorsa da una particella o porzione di acqua) : tempo (impiegato per percorrerla). E’ massima al centro e in superficie, in aumento da monte, dove il corso scorre più impetuoso con la presenza di gole, rapide e cascate, verso valle, dove le acque sono più calme e più abbondanti. IL CARICO: è l’insieme dei materiali trasportati dalla corrente. Si divide in carico di sospensione (particelle piccole in superficie), di fondo (frammenti sul fondo detti clasti) e disciolto (insieme degli ioni disciolti nell’acqua).
  3. 3. Si definisce torrente un corso d’acqua caratterizzato da una portata molto irregolare e periodi di secca durante l’anno. Al contrario, un fiume non presenta periodi di secca ed è caratterizzato da una portata meno varia rispetto a un torrente, nonostante questi ultimi rappresentino molto spesso la parte iniziale a monte di alcuni fiumi. I corsi d’acqua possono avere un andamento rettilineo (specialmente nelle zone montane) o sinuoso (molto diffuso). Quando il corso principale si divide in diversi rami, separati da piccole isole di sabbia e/o ghiaia, si è alla presenza di una morfologia detta “a canali intrecciati”; sono dette invece “meandri” quelle anse formate e con il tempo modificate dal fiume per erosione (che si sviluppa nella parte esterna dove la corrente è più rapida) e rideposizione (che avviene all’interno a causa del flusso più lento).
  4. 4. FOCE A DELTA: l’ultimo tratto del fiume si divide in più canali, poiché l’apporto di sedimenti fluviali è superiore a quanto il lago o il mare riescano a smaltire. FOCE A ESTUARIO: il fiume si getta direttamente nel lago o nel mare attraverso un unico “braccio”, poiché le correnti non permettono ai detriti di depositarsi.
  5. 5. AZIONE EROSIVA: asportazione di materiale da un dato territorio, con conseguente modificazione di quest’ultimo (formazione di valli a V). AZIONE DI TRASPORTO: avviene durante tutto il corso del fiume, relativamente alla forza della corrente. Possono essere trasportati materiali grossolani (massi, sassi e ghiaia grossa), fini (sabbia e ghiaietta, limo e argilla) o solubili. AZIONE DI DEPOSITO: rilascio in un determinato territorio dei materiali trasportati dal corso d’acqua (depositi alluvionali). Sono la causa, unitamente alle esondazioni, della formazione delle pianure e dei fondivalle alluvionali e delle valli alpine. Accumuli di materiali ai lati di una valle, situata in una pianura o in una valle maggiore, sono chiamati conoidi di deiezione.
  6. 6. I laghi sono masse d’acqua che hanno riempito depressioni naturali di origini diverse; sono strutture geologiche di breve durata, destinate a riempirsi in modi e tempi diversi, in base alla loro estensione, profondità e all’apporto di detriti che si depositano sui fondali. I laghi sono alimentati dai loro immissari (alcuni dei quali diventeranno poi emissari), dalle precipitazioni, dalle sorgenti e dalle acque sotterranee; essendo grandi serbatoi di calore, mitigano il clima.
  7. 7. LAGHI DI ESCAVAZIONE GLACIALE: formati da enormi masse di ghiaccio che hanno percorso e scavato le loro valli durante i periodi delle glaciazioni. LAGHI DI CIRCO: di forma circolare, si formano nelle zone di alimentazione di antichi ghiacciai. LAGHI MORENICI: masse d’acqua accumulate nei territori a monte delle cerchie moreniche, dopo il ritiro dei ghiacciai. LAGHI CARSICI: si formano nelle regioni calcaree e soggette a fenomeni carsici, generando bacini piuttosto ridotti, di breve durata e dal fondo impermeabilizzato da depositi argillosi. LAGHI DI ORIGINE MARINA: bacini di acqua salata o salmastra. Porzioni di mare costiero separato dal mare aperto da cordoni di sedimenti rocciosi (laghi costieri o di sbarramento) o da vaste porzioni di territorio sollevate da forze tettoniche. LAGHI TETTONICI: depressioni formate da grandi spaccature della crosta terrestre, facilmente riempite da acque dolci. LAGHI VULCANICI: riempiono crateri e caldere di vulcani (soprattutto) spenti e hanno perciò una forma rotondeggiante. LAGHI DI SBARRAMENTO: formati, a monte, da dighe naturali dovute a frane che ostacolano il percorso fluviale. LAGHI ARTIFICIALI: creati dall’uomo per mezzo di dighe allo scopo di soddisfare diverse necessità umane.

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