Pagine da scuola dello sport 98

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SDS Scuola Dello Sport n° 98
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Pagine da scuola dello sport 98

  1. 1. SdS/ScuoladelloSportAnnoXXXIIn.98•2013 3 DORMIRE – OVVERO la VIA PIÙ TRANQUILLA VERSO il SUCCESSO L’importanza del sonno per la rigenerazione e la capacità di prestazione psico-fisica dell’atleta Franz J. Schneider Istitutodisportescienzadellosport, Istitutoditecnologia,Karlsruhe La scienza dello sport finora ha dedicato scarsa attenzione al rapporto esistente è tra capacità di prestazione psico-fisica e sonno, sebbene esso rappresenti l’elemento più naturale di ogni processo di rigenerazione dopo stress di natura sia fisica sia psichica. Per illustrare l’importanza del sonno per la capacità di prestazione e la rigenerazione degli atleti vengono trattati sinteticamente alcuni aspetti che riguardano la psicologia e la fisiologia del sonno; il rapporto tra attività sportiva e sonno; gli effetti della privazione di sonno sulla capacità di prestazione motorio-sportiva; l’apprendimento motorio e il sonno; i disturbi del comportamento del sonno causati dal carico fisico; il sonno prima delle gare; il jetlag; i disturbi del sonno e le misure terapeutiche dirette a contrastarli. RECUPERO E RIGENERAZIONE
  2. 2. SdS/ScuoladelloSportAnnoXXXIIn.98•2013 13 RECUPERO e RIGENERAZIONE Superallenamento, recupero e rigenerazione: consigli per l’allenatore Dopo una introduzione nella quale si sottolinea l’importanza delle fase di recupero in quanto in essa si realizza l’adattamento all’allenamento, per cui deve essere programmata attentamente quanto le altre componenti del processo di allenamento, si affronta il tema del superallenamento, strettamente legato a tale fase. Si riassumono perciò i fattori principali di natura fisiologica e psicologica che sono alla base della sindrome da superallenamento; i metodi che permettono di prevenirla e trattarla. In ciò assume importanza essenziale la programmazione del recupero del quale si espongono gli obiettivi principali: ristabilire i livelli di glicogeno, minimizzare gli effetti catabolici dello stress d’allenamento, reintegrare i fluidi e gli elettroliti persi, compensare gli effetti dei radicali liberi, ridurre infiammazioni e dolore muscolare, rafforzare il sistema immunitario, garantire un sonno adeguato. Prevenzione del superallenamento e programmazione del recupero richiedono il controllo dell’allenamento, realizzabile in modo semplice ed efficace attraverso un diario dettagliato sia da parte dell’atleta che dell’allenatore. Uno strumento ulteriore di controllo è rappresentato dalla scala di percezione dello sforzo di Borg, facilmente adattabile sia agli sport individuali sia a quelli di squadra. Vern Gambetta GambettaSportsTrainingSystems,Sarasota RECUPERO E RIGENERAZIONE
  3. 3. SdS/ScuoladelloSportAnnoXXXIIn.98•2013 22 Fattiemitidelfitness Secondo un articolo pubblicato nella rubrica Salute del Corriere delle Sera del 13 marzo 2012 (http://www.corriere.it/salute/13_marzo_12), anche a causa delle nuove tecnologie, Internet, tablet e smartphone (uno studio recente pubblicato in Applied Ergonomics ha trovato che l’uso di un tablet per due ore sopprime del 23% la produzione di melatonina) utilizzati fino a tarda sera, che favoriscono uno stato di arousal che interferisce poi con il riposo, la mancanza di sonno sta diventando un problema sempre maggiore. Se gli adolescenti europei 30 anni fa dormivano in media 9,5 ore, oggi arrivano a malapena a 7,45, mentre si calcola che i giovani-adulti italiani, dai 25 ai 45 anni, nell’ultimo decennio abbiano perso almeno un’ora di sonno. Infatti oggi dormono 6 ore e mezza per notte invece di 7 ore e mezza. A ciò si aggiunge una sempre maggiore diffusione dei disturbi del sonno. Si calcola che del 30% di italiani insonni, solo la metà di essi abbia una reale difficoltà ad addormentarsi, malgrado voglia farlo. Il resto sono persone che si privano delle ore di sonno aumentando progressivamente i periodi di tempo che dedicano al lavoro, al gioco, alla visione della televisione, a rapporti sociali, molte volte virtuali, inconsapevoli di quali siano le conseguenze della carenza di sonno. La statunitense Camille Peri in un suo articolo pubblicato in WebMD (Peri C., 10 Things to Hate About Sleep Loss, http://www.webmd.com/sleep-disorders/excessive-sleepiness-10) ci ricorda che se noi tutti conosciamo, spesso per esperienza personale, che la mancanza di sonno ci rende irri- tabili e altera e annebbia le nostre capacità di giudizio, non tutti sono consapevoli degli effetti che essa ha sulla memoria, sulla salute, sull’aspetto, sulla vita sessuale e, addirittura, sulla possibilità di perdere peso. E elenca questi dieci gravi e sorprendenti effetti della privazione di sonno: La sonnolenza provocata dalla mancanza di sonno causa incidenti La privazione di sonno è stata un fattore importante in alcuni dei maggiori disastri della nostra epoca: il 24 marzo del 1989, quando la petroliera Exxon Valdez riversò quarantadue milioni di petrolio grezzo sulle coste dell’Alaska, il suo terzo ufficiale, che la condusse sugli scogli, aveva dor- mito meno di sei ore nei due giorni precedenti; gli ufficiali NASA responsabili del lancio dello Space Challenger, esploso il 28 gennaio del 1986 avevano lavorato ininterrottamente per 24 ore; il 26 aprile dello stesso anno all’1,23 di notte a causa di una serie di decisioni errate esplose un reattore nucleare a Chernobyl, mentre il 28 marzo del 1979 gli assonnati addetti ai reattori del turno di notte della centrale nucleare di Three Mile Island alle 4 di notte fecero una serie di errori che provocarono la fusione parziale del nucleo. Ma la mancanza di sonno rappresenta un fattore di rischio per la salute pubblica ogni giorno. La sonnolenza può infatti rallentare il tempo di reazio- ne di chi si trova alla guida di una automobile quanto guidare in stato di ebbrezza. Negli Stati Uniti la National Highway Traffic Safety Administration calcola che in un anno fatica e sonnolenza siano la causa di almeno 100 000 incidenti d’auto e dei 1500 decessi che essi provocano. Come avvie- ne anche nel nostro Paese, il problema è maggiore tra i giovani di età inferiore a 25 anni. In Italia, l’eccessiva sonnolenza diurna alla guida è causa e/o concausa del 22% circa degli incidenti stra- dali. Tali incidenti comportano più giorni di degenza e sono gravati da una mortalità maggiore rispetto agli altri. Sul luogo di lavoro, nei soggetti che ne soffrono, l’insonnia aumenta di 8 volte il rischio di incidenti rispetto ai soggetti con sonno regolare. In uno studio ormai classico (Lavie P., Kremerman S., Weil, M., Sleep disorders and safety at work in industry workers, Accident Analysis and Prevention, 14, 1982, 4, 311-314) che ha studiato la relazione tra disturbi del sonno e sicu- rezza sul lavoro in 1502 lavoratori dell’industria ha evidenziato che quei lavoratori che si lamenta- CHI DORME NON PIGLIA PESCI… MA... FORSE VIVE PIÙ A LUNGO a cura di Mario Gulinelli
  4. 4. SdS/ScuoladelloSportAnnoXXXIIn.98•2013 25 I principali meccanismi molecolari che si trovano alla base degli adattamenti prodotti dall’allenamento della resistenza e della forza Hans Hoppeler, Oliver Baum, Glen Lurman Istitutodianatomia,UniversitàdiBerna Matthias Mueller IstitutodiMedicinasocialeepreventiva,UniversitàdiBerna I MECCANISMI MOLECOLARI DELLA CAPACITÀ DI ADATTAMENTO DELLA MUSCOLATURA SCHELETRICA La muscolatura dell’Uomo dispone di una stupefacente capacità di adattamento che dipende dal tipo di carico. L’allenamento della resistenza porta ad un aumento del suo contenuto di mitocondri e a un miglioramento della capillarizzazione, mentre l’allenamento della forza aumenta la sezione trasversale del muscolo soprattutto grazie a un aumento delle proteine fibrillari (actina, miosina e proteine associate). Negli ultimi quindici anni numerose tecniche della biologia molecolare hanno permesso di comprendere i principali meccanismi adattativi che si trovano alla base di questa plasticità della muscolatura. Si è così dimostrato che i cambiamenti a livello muscolare provocati dall’allenamento della resistenza sono controllati da molteplici vie di segnalazione essenzialmente attraverso cambiamenti nei processi di trascrizione, mentre quelli associati all’allenamento della forza si realizzano, prevalentemente, attraverso la modificazione dei processi di traduzione. Si dimostra, inoltre, che a livello molecolare allenamento della resistenza e allenamento della forza interagiscono e si ostacolano l’uno con l’altro. Questa rassegna si propone, quindi, di illustrare quali siano in un contesto funzionale i principali meccanismi molecolari che sono responsabili della plasticità fenotipica del tessuto muscolare adulto. Il contesto generale La muscolatura dell’uomo è dotata di una stupefacente capacità di adatta- mento. Sei settimane di allenamento intensivo di resistenza sono sufficienti per portare un soggetto non allenato a migliorare il suo V . O2max del 15%, men- tre nel muscolo scheletrico che lavora capillari e mitocondri aumentano del 30% (Hoppeler et al. 1985). Dopo due mesi di allenamento della forza si pos- sono osservare incrementi della forza muscolare e della sezione trasversale del muscolo fino a circa il 30% (Narici et al. 1996). I miglioramenti funzionali si basano su adattamenti strutturali alla base dei quali, a loro volta, troviamo i corrispondenti adattamenti dell’attività coordinata di sintesi di migliaia di pro- teine. Per realizzare un adattamento il musco- lo sottoposto al carico deve essere dota- to di meccanismi che gli permettano di identificare stimoli specifici e avviare processi di controllo della sintesi (e della degradazione) delle proteine. Nel realiz- zare tale processo il muscolo si trova si trova di fronte ad una combinazione complessa di stimoli. Nell’attività muscolare possiamo supporre che gli stimoli siano rappresentati, quanto meno, dal carico meccanico, da cambia- menti ormonali, da attivazioni nervose e alterazioni metaboliche (Fluck et al. 1993). Ognuno di questi stressori princi- pali si serve di cascate diverse di segnali per informare le fibre muscolari delle condizioni del carico. Tali segnali, fonda- mentalmente, svolgono due compiti: da un lato servono a ristabilire l’omeostasi, mentre dall’altro, attraverso cascate di segnali nelle cellule muscolari, avviano cambiamenti che in futuro danno la possibilità di fare fronte in modo miglio- re a stimoli dello stesso tipo. I protocolli di allenamento consistono in successioni molto specifiche di stimoli, nelle quali intensità, durata e frequenza del carico possono essere variati come si vuole, secondo quanto necessario. Nell’allenamento della forza, in primo piano troviamo lo stimolo meccanico, in quello della resistenza l’alterazione del metabolismo. Il numero praticamente illimitato delle possibilità di combina- zione rende difficile confrontare tra loro i protocolli di allenamento o replicarli esattamente. Inoltre, per principio, ogni allenamento comporta una risposta di tutto l’organismo. Durante l’allenamen- to, cuore, sistema cardiocircolatorio, sistema nervoso centrale, reni, ecc., sono coinvolti nella sollecitazione e sono soggetti a processi di adattamento BIOLOGIA MOLECOLARE E ALLENAMENTO
  5. 5. SdS/ScuoladelloSportAnnoXXXIIn.98•2013 37 TREND DECENNALE della PRESTAZIONE nella PALLAVOLO MASCHILE Studio dell’evoluzione tecnico-tattica delle squadre vincenti il campionato della Lega di pallavolo Serie A maschile italiana attraverso la Match analysis Andrea Fornasiero, Franco Merni CorsodilaureainScienzaetecnicadelleattivitàsportive,UniversitàdiBologna Vengono analizzati i dati della prestazione tecnico-tattica delle squadre che hanno vinto il Campionato italiano di pallavolo dall’anno 2000/01 al 2010/11 per un totale di 288 partite di Lega pallavolo Serie A Maschile. Sono stati presi in considerazione come indicatori di performance i dati riguardanti i fondamentali di gioco quali Attacco, Ricezione, Battuta e Muro e alcuni indici derivati. Si evidenziano i parametri che negli anni sono rimasti costanti (come i Punti ottenuti in Attacco) e quelli che hanno dimostrato una crescita come i Punti acquisiti in Battuta o un calo del trend come nelle Ricezioni eseguite perfettamente. Sono state evidenziate le variabili che hanno dimostrato differenze significative dei valori negli anni come l’Errore in Battuta. Vengono tratte delle conclusioni sull’andamento negli anni delle performance tecnico-tattiche che hanno caratterizzato il Campionato italiano di Serie A Maschile. FOTOCALZETTI&MARIUCCIEDITORI
  6. 6. SdS/ScuoladelloSportAnnoXXXIIn.98•2013 47 Pietro Luigi Invernizzi, Andrea Mantegazza, Antonio La Torre, Stefano Benedini ScuoladiScienzeMotorie,UniversitàdegliStudidiMilano Andrea Bosio CentroRicercheMapeisport,OlgiateOlona Analisi della prestazione dei 300 m nel Pattinaggio a Rotelle Pista, differenze tra le Categorie Allievi, Junior e Senior La PRESTAZIONE nel PATTINAGGIO a ROTELLE PISTA Nello sport lo studio delle caratteristiche fisiologiche dell’atleta e dell’analisi biomeccanica del gesto sono fondamentali per comprendere la prestazione e i fattori che la determinano. Il pattinaggio rotelle corsa è uno sport ciclico che richiede un elevato impegno tecnico, tattico e organico. La gara 300 metri cronometro su pista, oggetto del presente studio, è una forma di competizione svolta a partire dalla categoria allievi (16 anni di età) fino alla massima categoria seniores. Si tratta di una gara “all-out” in cui le migliori prestazioni, rilevate al campionato del mondo, si attestano attorno ai 24 secondi. Ne consegue che in questa tipologia di gara la componente anaerobica incida per il 90% sulla prestazione. Studi su differenti discipline sportive, di durata simile, hanno posto la loro attenzione sulla concentrazione di lattato ematico. In particolare una minor concentrazione di lattato ematico è stata evidenziata nelle prestazioni di pattinaggio su ghiaccio per prove fino ai 1500 m, la cui durata è simile agli 800 m dell’atletica leggera. È auspicabile che questa tendenza a concentrazioni di lattato ematico più basse si verifichi anche nella prova oggetto di questo studio, viste le analogie biomeccaniche e fisiologiche riscontrate tra pattinaggio rotelle corsa e pattinaggio velocità su ghiaccio. Altro parametro, frequentemente valutato nelle discipline in cui i meccanismi energetici anaerobico sono considerevolmente coinvolti, è il livello di forza degli atleti. Tale parametro risulta essere spesso correlato con la prestazione soprattutto nelle gare sprint di breve durata che richiedono elevati valori di forza indispensabili per raggiungere, nel più breve tempo possibile, la massima velocità. É questo il caso dei 100-200 m dell’atletica leggera, dei 50 m nel nuoto e dei 500 m del pattinaggio velocità su ghiaccio. Le differenze fondamentali emerse nello studio tra atleti di diversa età e livello riguardano soprattutto la tecnica. Sono inoltre emerse indicazioni relativamente ad aspetti fisiologici e biomeccanici,che possono fornire spunti ulteriori per l’elaborazione delle strategie e contenuti del training. METODOLOGIA DELL’ALLENAMENTO
  7. 7. Le evidenze scientifiche sui benefici delle attività fisiche per la salute e il processo formativo dei giovani, sono numerose e sistematicamente confermate da tipologie di studi differenti. Lo studio sull’attività fisica, con particolare riferimento all’adolescenza, svolta in modo programmato e organizzato o praticata abitualmente in modo non organizzato è recente nel nostro Paese - analizzata soprattutto attraverso indagini epidemiologiche - ma ha radici nei Paesi del Nord Europa, negli Usa, in Canada ed in Australia. L’analisi delle problematiche inerenti il declino dei livelli di attività fisica tra gli adolescenti e delle caratteristiche delle attività fisiche dei giovani, sono presentate attraverso una selezione di studi svolti in diversi Paesi. Si delineano possibili ambiti di azione nell’educazione fisica e sportiva e nell’ambito delle comunità, allo scopo di integrare e incrociare i dati di “sorveglianza” con quelli d’intervento sul campo. SdS/ScuoladelloSportAnnoXXXIIn.98•2013 55 ATTIVITÀ FISICA e SEDENTARIETÀ nei GIOVANI Livelli di attività fisica e sedentarietà nei giovani. Evidenze ed ambiti d’intervento Andrea Piccinno, Dario Colella UniversitàdegliStudidiFoggia,CorsodiLaureainScienzedelleattivitàmotorieesportive
  8. 8. SdS/ScuoladelloSportAnnoXXXIIn.98•2013 65 Allo scopo di identificare la durata degli effetti, in termini di allungamento muscolare, provocati dallo Stretching Statico Intermittente (ISS) sulla muscolatura del dorso e della loggia posteriore della coscia sono stati reclutati 18 soggetti di età compresa tra i 20 e i 30 anni praticanti attività non agonistica di allenamento con i sovraccarichi da almeno 3 anni. Il gruppo è stato suddiviso in sperimentale (GS) e di controllo (GC) di 9 soggetti ciascuno. Il GS (8 uomini ed una donna) era caratterizzato da un’età di 24±2 anni, un peso di 70±9 kg, ed una statura di 174±9 cm. Il GC (8 uomini ed una donna) era caratterizzato da un’età di 23±2 anni, peso di 68±11 kg, statura di 171±11 cm. I soggetti sono stati esaminati utilizzando il sit and reach test. Il GS, dopo aver effettuato l’esercizio, ha eseguito misurazioni post-test ad intervalli di 3, 6, 9, 12, 15, 30, 45, 60, 90, 120 minuti, 4, 24, 48, 78 ore e 7 giorni dopo l’ultima ripetizione dell’esercizio. Invece, il GC ha svolto soltanto le misurazioni agli stessi intervalli previsti per il GS, senza effettuare alcun esercizio. I dati sono stati analizzati utilizzando l’ANOVA di Friedman ed il Post Hoc di Dunn. I risultati evidenziano come vi sia un guadagno importante in termini di allungamento muscolare rispetto alle condizioni basali (p<0,0001, +21%) e come esso sia mantenuto per 48 ore. Dopo 72 ore dall’ultima somministrazione dell’esercizio viene registrata una deflessione dei guadagni ottenuti (p<0,001, -8%), che si ripete 7 giorni dopo l’ultima somministrazione dell’esercizio (p<0,001, -10%). In conclusione, è possibile affermare che una seduta di stretching con la metodica ISS permette di ottenere un guadagno importante rispetto alle condizioni basali e mantenerlo per 48 ore senza subire decrementi significativi. Quest’informazione permette di periodizzare l’allenamento dell’elongazione muscolo-tendinea all’interno di un microciclo di allenamento. EFFETTI RITARDATI DELL’ATTIVITÀ di ELONGAZIONE MUSCOLO-TENDINEA di BREVE DURATA Massimiliano Gollin, PhD Dipartimentodiscienzeclinicheebiologiche,Centroricerchescienzemotorie, ScuolaUniversitariaInterfacoltàinScienzeMotorie,UniversitàdiTorino; Luca Beratto, Federico Abate Daga Centroricerchescienzemotorie,ScuolaUniversitariaInterfacoltàinScienzeMotorie,UniversitàdiTorino Stretching statico intermittente

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