DIGITAL READERS 3 intervento di Francesco Langella

226 views

Published on

Intervento di Francesco Langella "Le buone pratiche della biblioteca De Amicis tra promozione alla lettura, servizi al pubblico e osseravtorio sull'immaginario giovanile

Published in: Education
0 Comments
0 Likes
Statistics
Notes
  • Be the first to comment

  • Be the first to like this

No Downloads
Views
Total views
226
On SlideShare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
3
Actions
Shares
0
Downloads
3
Comments
0
Likes
0
Embeds 0
No embeds

No notes for slide

DIGITAL READERS 3 intervento di Francesco Langella

  1. 1. LE BUONE PRATICHE DELLA BIBLIOTECA DE AMICIS TRA PROMOZIONE DELLA LETTURA, SERVIZI AL PUBBLICO E OSSERVATORIO SULL’IMMAGINARIO GIOVANILE Francesco Langella, Direttore scientifico della Biblioteca Internazionale per ragazzi E. De Amicis e direttore della Rivista LG Argomenti http://www.uniciber.it/index.php?id=489 Parlare di Web 2.0 vuol dire riferirsi ad una filosofia di fondo che lo vede come un evoluzione dal web 1.0, anche se dal punto di vista tecnologico molti strumenti sono rimasti invariati. Quello che è cambiata, fondamentalmente, è la concezione del web: l’evoluzione da una rete di mera fruizione ad un luogo connotato dalla dimensione sociale della condivisione, dell'autorialità. un luogo dove non è più solo chi è padrone del linguaggio HTML e di programmazione a poter esprimere quello che ha dentro, ma dove può farlo chiunque, trovando lo strumento più adatto alle sue corde per fruire e di creare/modificare i contenuti anche multimediali. La possibilità di accedere a servizi a basso costo in grado di consentire l'editing anche per l'utente poco evoluto, rappresenta un importante passo verso un'autentica interazione e condivisione in cui il ruolo dell'utente è centrale. Un esempio: il passaggio dal sito web personale ai blog. Web 1.0 è quello dove le comunità web erano in stragrande maggioranza costituite da esperti informatici, quando oggi la situazione è completamente ribaltata e i produttori di blog sono scrittori, giornalisti, artisti le cui attività non presuppongono una conoscenza informatica approfondita. Spazio ai contenuti, insomma. Chi ha da dire qualcosa puo’ dirlo al mondo, senza possedere alcuna particolare preparazione tecnica. E sono cambiate le tecnologie per tenere per più tempo i visitatori su un sito web, che stanno lasciando il posto ad altre concezioni di contatto con il fruitore: attraverso le tecnologie di syndication (RSS, Atom, tagging) chi realizza contenuti fa in modo che questi possano essere fruiti non solo sul sito, ma anche attraverso canali diversi. In cosa la biblioteca De Amicis puo’ essere 2.0? Bella domanda… Nell’utilizzo di tecnologie per dare informazioni, ma anche cercare uno scambio con i propri utenti: ancora un tentativo timido, ma potenzialmente interessante. (Io la chiamo “timidezza”, ma può essere intesa come paura, timore, incapacità, oppure disorientamento, scarsa conoscenza e fiducia nella proprie possibilità, “vecchiaia dentro”...e mancanza di persone competenti in questo, ovviamente ). Web 1.0 sono le letture ad alta voce fatte da bibliotecari; web 2.0 sono le letture fatte dalle Mileggiamé e dai bambini per i bambini.
  2. 2. Web 1.0 è creare gruppi di lettura che si vedano in biblioteca. Web 2.0 è cercare di portare i gruppi di lettura sulla rete, e capire che l’incontro non deve essere sempre necessariamente fisico. Web 1.0 è fissare appuntamenti in agenda con le classi. Web 2.0 è prendere la telefonata, chiamare o scrivere alla maestra, discutere di cosa si fa in classe quest’anno, trovare i libri adatti, vedersi in biblioteca e a scuola ma proseguire, tra un incontro e l’altro, a tessere reti virtuali di amicizia: scriversi, creare blog di classe, suggerirsi libri a distanza… Web 1.0 sono gli studenti che vengono a studiare in biblioteca. Web 2.0 sono gli studenti che usano la biblioteca e hanno strumenti per fare proposte di miglioramento. Web 1.0 sono le iniziative che cercano la biblioteca. Web 2.0 è la biblioteca che cerca le iniziative. Web 1.0 è il bambino che prende in prestito i libri e li riporta. Web 2.0 è il bambino che quando li riporta attacca un post it in bacheca dicendo quali gli sono piaciuti e perché, e sotto un altro che ne attacco un altro rispondendogli. Web 2.0 è essere vetrina del mondo che si rivolge ai bambini senza considerarli “oggetti da vetrina” Web 2.0 è essere tutti i giorni in biblioteca senza esserci mai venuti una volta). Ricordiamoci di questa generazione di “nativi digitali” che ha caratteristiche, esigenze, tempi di attenzione differenti rispetto a quelle precedenti. Come li attiriamo in biblioteca? • sono multitasking – ipertestuali – interattivi - sempre connessi – non hanno mai vissuto senza la rete e i cellulari - smanettano tutto il giorno sui social networks . La strategia è raggiungerli noi nei luoghi che frequentano per far conoscere loro la biblioteca. Una volta portati in biblioteca, devono trovare un’informazione facile e veloce - sono esigenti e si annoiano facilmente - , un OPAC il più possibile amichevole. Dar loro spazi per il lavoro di gruppo ed altri dove vivere la loro socialità. • Dar loro spazio e voce e farli partecipare al processo di costruzione del servizio Le biblioteche ‘interpretano’ il web 2.0 per i loro servizi : usare una buona dose di “bibliocreatività”, così che gli strumenti tecnologici 2.0 siano un valore aggiunto : entrare nelle case virtuali degli utenti (social networks), offrire servizi e farseli amici. La biblioteca 2.0 trasporta sul web sociale i servizi di base offerti dalla biblioteca e la aiuta a restare in contatto con gli utenti anche a distanza, rafforzando legami già costruiti in presenza: non sostituisce i servizi tradizionali della biblioteca ma li interpreta in maniera diversa Utilizzare portale e facebook come volto sociale della biblioteca sul web: una biblioteca “virtuale” che è ovunque, non ha orari di apertura, non ha barriere, frequenta gli ambienti
  3. 3. dove soggiornano gli utenti , parla il linguaggio degli utenti , comunica in maniera semplice, genera nuovo contenuto, considera la partecipazione dell’utente un valore aggiunto, dà la parola agli utenti, è facile da usare, è disposta a cambiare, a mettersi in gioco, ad ascoltare anche le critiche , è coraggiosa nel proporre nuovi servizi che potrebbero anche fallire, vuole destare curiosità nei giovani, vuole rafforzare negli utenti lo spirito di appartenenza,è fantasiosa e creativa, veste panni poco austeri , rinnova il suo look fa centro sull’utente E’ fondamentale : mettere da parte la diffidenza verso gli utenti, sviluppare e incoraggiare una dialettica con gli utenti che si fonda sulla fiducia ( radical trust ), dare spazio e voce agli utenti, facendo attenzione a non lasciarsi travolgere dalla “conversazione” (se la situazione sfugge di mano il rischio è il caos): in una realtà virtuale fondata sulla partecipazione attiva degli utenti (che taggano e producono contenuto) i bibliotecari devono vigilare, guidare e controllare il dialogo per mantenere vivo il loro ruolo di “ á ncora” sicura nel mare dell’esplosione informativa Restare in sintonia con le esigenze dei propri utenti restando in sintonia con la propria missione Criticità …. bisogna testare, sperimentare, valutare il feedback e verificare l’efficacia reale di queste applicazioni al mondo delle biblioteche:affascinanti e suggestive… … ma il risultato sarà adeguato all’impegno profuso? Non serve attivare in biblioteca tutti gli strumenti che la tecnologia 2.0 ci offre, dobbiamo sperimentare senza essere autoreferenziali: pensiamo sempre alle esigenze degli utenti che vogliamo soddisfare e al modo migliore per farlo, scegliamo solo le applicazioni 2.0 che possiamo “sostenere” in termini di tempo da investire per il loro mantenimento e restiamo in ascolto dei nostri utenti: collaudiamo sulle loro risposte la reale l’efficacia di questi strumenti, prima di “dare la voce” agli utenti, domandiamoci se siamo pronti ad accettare le critiche che potranno anche venire dai loro commenti, guardiamo le esperienze degli altri e impariamo dai fallimenti e dai successi . L’identità di servizio della biblioteca rimane integra perché i servizi basati sul 2.0 si affiancano ai servizi di biblioteca, ma non li sostituiscono Facebook: come lo ‘interpreta’ la biblioteca? Facebook ha grandissime potenzialità promozionali per la biblioteca: è una vetrina per pubblicizzare la biblioteca e i suoi servizi . E’ uno strumento di comunicazione e diffusione integrato agli altri strumenti di cui la biblioteca dispone (sito web/blog) per portare la biblioteca a costo zero in una delle piazze che gli utenti frequentano di più. Serve per estendere la conoscenza dei servizi, delle attività, per valorizzare il patrimonio, per mandare inviti a mostre ed eventi, per passare consigli di lettura, per facilitare il rapporto diretto con l’utenza potenziale, per ascoltare la voce degli utenti che commentano le notizie che la biblioteca pubblica e raccoglierne il feedback, accettando anche l’eventuale dissenso. Puo’ attirare gli utenti in biblioteca: usare le applicazioni di Facebook per integrare sulla pagina FB della biblioteca funzioni aggiuntive come la maschera di accesso all’opac, il collegamento al servizio di reference digitale (chat e chiedi al bibliotecario), il bollettino delle nuove accessioni con il widget di aNobii

×