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Gli Alunni delle classi VA e VB
della Scuola Primaria “Emanuele Ciafardini”
di TRIVENTO
A. S. 2018/2019
presentano la loro recita di fine anno:
“UNA PASSEGGIATA A TRIVENTO
alla ricerca di…
luoghi, personaggi, tradizioni”.
PRESENTAZIONE
SARA: Buongiorno a tutti e benvenuti alla nostra manifestazione di fine anno.
MARIKA: Oggi per noi è un giorno felice e importante: “felice” perché da domani saremo in
vacanza, ma anche “importante” perché è l’ultimo giorno che trascorriamo alla scuola Primaria:
stiamo per salutare il Preside e i nostri maestri perché ci accingiamo a varcare la porta della
scuola Media.
LETIZIA: In questi cinque anni di permanenza alla scuola Primaria abbiamo imparato tante cose,
siamo cresciuti e abbiamo fatto tanti progressi.
Ora una nuova avventura ci attende e speriamo che tutto vada bene.
SARA: Abbiamo pensato di condividere con voi, che ci seguite nel nostro percorso di crescita,
questo giorno.
MARIKA: Con questo spettacolo vorremmo rendere omaggio a Trivento e soprattutto a quei
tanti personaggi che, nel corso dei secoli, in vari ambiti, hanno messo il loro talento a servizio
della società triventina. Abbiamo scoperto che sono tantissimi e per questo non ci è stato
possibile parlare di tutti.
DEBORAH: Volevamo, inoltre, precisare che il copione della recita non si trova in commercio, ma
è frutto di una ricerca su vari libri e siti Internet che parlano di Trivento.
Esso è stato possibile grazie all’impegno di quelle persone che, con amore e dedizione, hanno
lavorato per farci conoscere il nostro passato. A loro va il nostro grazie.
BIBLIOGRAFIA:
Prof. Tullio Farina: “TRIVENTO: Scritti Storici e Personaggi Memorabili”
Prof. Tullio Farina: “TRIVENTO: Ritorno al Passato”
Dott. Francesco de Marinis: “TRIVENTO alle soglie del terzo millennio”
Centro Studi Alto Vastese e Valle del Trigno: “GIOSUE’ SCARANO la conoscenza della flora e
dell’agticoltura molisana”
Prof. Nicola Scarano: “La storia del brigantaggio di Trivento nel periodo murattiano”
SITOGRAFIA: FOTO:
http://www.archiviomemo.it Trivento: un gradino al giorno
Rosanna Carosella
Mario Di Laudo
e altre reperite in Rete.
https://www.diocesitrivento.it/
https://www.altosannio.it/
https://www.huffingtonpost.it
https://it.wikipedia.org
https://www.youtube.com/?gl=IT
https://www.turismo.it
DEBORAH: Noi abbiamo, con la nostra fantasia e immaginazione soltanto cercato di trovare un
filo per collegare tra di loro persone di epoche diverse.
LETIZIA: E’ importante per noi ragazzi conoscere il nostro passato per poter trarre, da chi ci ha
preceduto, insegnamenti ed esempi a cui ispirarci. E ne abbiamo trovato davvero tanti.
SARA: Allora mettetevi comodi e buona passeggiata!
MOGLIE (ESTER): Ecco, lo sapevo che sarebbe finita così! Se tu mi dessi ascolto qualche volta! Ti avevo detto
di girare a destra, ma tu sei andato a sinistra; ti avevo detto di fare benzina, ma tu hai detto che il serbatoio
era pieno; ti avevo detto di…
FIGLIA (DESIRE’): Bla, bla, bla… e daje, ma nun te sta sempre a lagnà!
MOGLIE: Quante volte devo dirti che non voglio sentirti parlare romano?
MARITO (FILIPPO): Ma dai, non preoccuparti. Dopo tutto siamo in Italia, nel Molise, non in un luogo
sperduto di chissà dove! Adesso prendo il cellulare e chiamo i soccorsi… Ma, come purtroppo immaginavo,
non c’è campo.
FIGLIA: Papà, il Molise non esiste, lo dicono tutti.
MARITO: Ma che dici: è la ventesima regione dell’Italia, la più giovane, essendo stata istituita nel 1963 dopo
il distaccamento dall’Abruzzo, anche se, come unità territoriale, fu creata nel 1221 con il nome di
“Contado del Molise”. L’attuale territorio molisano corrisponde, per la maggior parte, all’antico territorio
del Sannio. Il capoluogo di regione è Campobasso e, nel 1970, fu istituita la provincia di Isernia…
Gajardo: ancora me ricordo quarcosa di quello che avemo fatto a scuola!
FIGLIA: Ora ho capito perché dicono che non esiste: è perché è la più giovane e a noi giovani, purtroppo,
nessuno ci dà retta!
MOGLIE: Ecco, lo vedi, sei tu il cattivo esempio per nostra figlia, sempre con questo dialetto!
E poi come fai a sapere che siamo nel Molise?
MARITO: L’ho letto su un cartello quando siamo usciti dall’autostrada.
C’era scritto:” Benvenuti in Molise”.
MOGLIE: Altro che “benvenuti”; qui siamo in un bosco e sono preoccupatissima.
FIGLIA: Io, invece, mi sto proprio divertendo e non vedo l’ora di raccontare questa avventura ai miei amici.
Pensate un po’: soli in questo bosco!
MOGLIE: Beata te …. Io, invece …
MARITO: Ma non essere sciocca! Vedrai che quando saremo usciti da qui, troveremo dove fare benzina e
qualcuno a cui chiedere informazioni ….
MOGLIE: Può essere. Non ce la faccio più a camminare: i miei piedi sono stanchissimi!
MARITO: Però io ti avevo detto di aspettare in macchina con Desirè; che potevo andare da solo a cercare
benzina. E poi, dici sempre che vuoi andare a fare, come si dice… “jocing”, puoi iniziare ora a vedere se ti
piace, o lo dici solo per indossare quella tuta rosa che hai comprato?
MOGLIE: Ma che dici!!!
FIGLIA: Ma io non volevo restare in macchina!
Non mi sarei persa questa avventura per niente al mondo; magari incontriamo anche qualche lupo….
MOGLIE: Da sola nel bosco con una bambina: ma sei impazzito? Con tutto quello che si sente in giro…, e tu
non parlare di lupi che già sono terrorizzata!
FIGLIA: Papà, mamma: laggiù c’è un cartello.
MOGLIE: Hai ragione! Finalmente!
MARITO: Che ti avevo detto? Dai, forza, andiamo a leggerlo.
MOGLIE: BENVENUTI A…. TRIVENTO! Mah!!!
FIGLIA:
“Trivento tremendo:
circondato da tre monti,
battuto da tre venti,
protetto da tre santi,
so’ ‘na razza di briganti.”.
MOGLIE: “BRIGANTI!!!!”. E tu che volevi lasciarmi da sola in macchina nel bosco! Quando saremo usciti da
questa brutta situazione, se ne usciremo vivi, chiederò il divorzio!
MARITO: Fusse ca’ fusse la vorta bona!
MOGLIE: Cosa hai detto?
MARITO: No, niente, parlavo tra me e me.
FIGLIA: Adesso sì che incomincio proprio a divertirmi! Non vedo l’ora di incontrarli! Invece dei lupi
incontreremo dei briganti!
VALERIO, ANTONY e GIULIO: Ah, ah, ah!! Che ridere!!
MOGLIE: Chi è che ride? Sono dei briganti?
FIGLIA: No, sono solo dei bambini! Purtroppo! Ciao, io sono Desirè, e voi, come vi chiamate?:
VALERIO: Io sono Valerio e loro sono i miei amici Antony e Giulio.
MOGLIE: Bambini? Meno male! Che spavento ho avuto!
MARITO: Allora, bambini, sapete dirmi se siamo nel Molise? Vedete, mia moglie pensa che….
MOGLIE: Basta, mi hai stancata! Ascoltate, stavamo tornando a Roma, ma abbiamo sbagliato strada.
Poi è finita la benzina e la macchina si è fermata… Un vero disastro!
Colpa di mio marito che non mi dà mai retta!
FIGLIA: Conclusione: non sappiamo più dove ci troviamo e non c’è campo per il cellulare.
GIULIO: Ma… Siete nel bosco di TRIVENTO!!! E Trivento è il paese più bello del mondo!!
FIGLIA: TRIVENTO? Si chiama così perché c’è sempre vento?
ANTONY: Diciamo di sì, perché a volta soffia il vento, altre la bora ma, in compenso l’aria è sempre limpida.
Ma non è il vento a dare origine al suo nome, esso viene dal latino “Terventum”…
FIGLIA: In effetti qui c’è aria buona, si respira a pieni polmoni, non come a Roma che te devi guardà bene
da respirà forte quanno esci!
GIULIO: Volete che vi parliamo del nostro paese?
MARITO: Veramente vorremmo un aiuto per trovare un benzinaio.
VALERIO: Non c’è problema, mio padre ha sempre delle taniche di riserva.
MOGLIE: Allora accompagnaci a casa tua.
GIULIO: Veniamo anche noi, così lungo la strada vi racconteremo tutto. Che ne pensate?
FIGLIA: Sono d’accordo! Imparare cose nuove è sempre bello.
ANTONY: Per prima cosa, allora, ascoltate questa bellissima poesia scritta da un maestro in pensione.
Una mia compagna la recita proprio bene. Ve la faccio vedere dal mio smartfone.
Il bel paese su un colle è adagiato
e da tutti i Triventini è adorato.
Ai piedi suoi un fiume scorre lento,
boschi e colline gli fan da ornamento.
ARIANNA:
Narran che in esso c’è tanta antica storia
ricco di ruderi e di sannita gloria.
Il centro storico da molti è ammirato
e qui il riposo è sempre assicurato.
I forestieri, attenti osservatori,
ci invidiano la Cripta ed altri tesori:
la Cattedrale…
…con la scalinata,
le vie strette…
…e la bella vallata.
Trivento, per chi non lo sapesse,
con preti, professori, e studentesse
era centro di studi e di cultura,
molti famosi per la lor bravura.
E’ sede di diocesi da secoli remoti
e a tre santi il popolo fa voti:
San Celso, San Vittore e San Nazario
tra i più importanti del nostro calendario.
MOGLIE: Davvero una bella poesia.
MARITO: Il suo autore, hai detto, era un maestro, deve amare molto il suo paese!
ANTONY: Si chiama Angelo Iavicoli, ma è originario di Castiglione Messer Marino, in Abruzzo.
E’ venuto qui a studiare, nel Seminario, e sin da giovane ha mostrato interesse per la poesia.
Ha insegnato nella nostra Scuola Primaria e ora vive tra Trivento e l’estero; appena può, viene a
ritemprare la mente e il cuore nel suo paese adottivo.
FIGLIA: Ahò, sei davvero bravo! Trivento deve essere un paese interessante!
MARITO: Mi sembra di aver capito che è di origine sannita, quei Sanniti che sconfissero i Romani e li
fecero passare per le Forche Caudine?
GIULIO: sì, proprio loro. Trivento è sorta prima di Roma.
ANTONY: Trivento fu abitata dai Sanniti, popolo fiero, anche se un po’ testardo. Poi, però i Romani
riuscirono a conquistare il suo territorio e così divenne “Municipio romano”.
I Romani ci hanno lasciato molte tracce, alcune delle quali inglobate nella mura delle case del centro
storico.
FIGLIA: Bene. Però, non ho ancora capito dove possiamo trovare i briganti.
GIULIO: Ma no, quello è solo un modo di dire per ricordare che un tempo anche a Trivento, come in tutto
il Sud d’Italia ci sono stati i briganti.
FIGLIA: Adesso che me ce fai pensà… La maestra ci ha spiegato che il fenomeno del brigantaggio ha avuto
origine dal malcontento presente nel Mezzogiorno dopo la proclamazione del Regno d’Italia nel 1861: na
storia vecchia!
MARITO: Sì, proprio una vecchia storia: sono sempre i più deboli che pagano!
MOGLIE: Parlare bene premia sempre; vedi come questo bambino sa farsi capire?
GIULIO: Io parlo Italiano altrimenti non capireste il mio dialetto.
Tornando ai briganti, i più famosi di Trivento sono vissuti molto tempo prima, agli inizi dell’Ottocento.
FIGLIA: Davvero? Che strano!
VALERIO: No, non è strano: il Sud d’Italia, che era stato fino a quel momento sotto il dominio dei Borboni
di Spagna, passò sotto il dominio francese e sorsero grandi contrasti tra quelli che volevano continuare
a vivere con leggi borboniche e quelli che accettarono i Francesi.
Questa situazione portò ad una vera e propria guerra civile, che diede origine al cosiddetto
“brigantaggio murattiano o preunitario”; fu davvero cruento e a Trivento è legato ai nomi di Fulvio Quici e
Paolo Vasile.
FULVIO QUICI
Trivento 1776
Trivento 31/03/1839
PAOLO VASILE
Trivento 1768
Trivento 30/07/1848
FIGLIA: Che storia interessante! Come avrei voluto esserci!
MARITO: E’ vero! Non la conoscevo. Ma dicci: come è finita?
VALERIO: Nel 1815, la Restaurazione riportò l’antico regime borbonico e il Re premiò Fulvio Quici e
Paolo Vasile per la loro fedeltà.
FIGLIA: In che modo?
VALERIO: Fulvio Quici ricevette una pensione e qualche anno dopo fu eletto capitano della Guardia Urbana.
Paolo Vasile fu fatto capo della Guardia Urbana ed esortò i suoi compagni a non unirsi con i tanti delinquenti
comuni che infestavano la campagna.
Entrambi contribuirono a ridare tranquillità alla loro terra, ripulendola dei tanti “malandrini” che vennero
così assicurati alla giustizia.
MOGLIE: Come mai conosci così bene la storia dei briganti?
VALERIO: Io abito vicino a questo bosco che è stato teatro delle loro azioni, così, quando ho scoperto che
Nicola Scarano aveva scritto un libro su di loro, non ho perso tempo e l’ho letto.
MOGLIE: Vedete quanto è importante leggere?
VALERIO: E poi mia nonna mi dice sempre: “St’ brigantiell’ mì”, perché, nella fantasia popolare, loro erano
briganti vendicatori, benefattori e, talvolta, rappresentavano la giustizia.
MOGLIE: Certo, sarebbe bello se tutti i contrasti potessero risolversi senza l’uso della violenza.
ANTONY: E’ vero. Anche il Dottor Luigi Roberti, in una piccola poesia da lui composta, invita a non usare la
violenza.
MARIKA:
CRISTIANITA’:
Ferma la mano
o fratello.
Ferma la mano che sta per colpire!
Con la mano
si dona
e si riceve il soccorso.
Con la mano
si accarezza,
si benedice.
Con la mano
si lavora
e si prega.
MARITO: Allora cara, ti senti più tranquilla, adesso?
MOGLIE: Ma sì, certo. Anche noi a Roma diciamo. “Volemose bene!”.
FIGLIA: Mamma, mi stupisci: parli romano!
MOGLIE: E’ solo un modo di dire, non parlo romano, io!
MARITO: Prima, mi pare di aver capito che hai nominato un certo… Nicola Scarano. Quello del libro sui
briganti. E’ vivo?
MOGLIE: E’ di Trivento?
SORELLA DI VALERIO (MIRIAM): Ma…. dove sei? Valerio, lo sai che dovevi aiutare papà con il trattore!!
Ha detto che appena ti trova “ti stacca le recch’!”
MOGLIE: Mamma mia, siamo capitati in mezzo a dei selvaggi!
VALERIO: Non vi preoccupate, nostro padre urla, ma non ci sfiora mai con un dito.
Come si dice: “can che abbaia non morde”. E’ nostra madre il carabiniere di casa.
Lei le cose te le dice una volta sola e, se non le fai, sono guai!
MIRIAM: Non esagerare, mamma vuole solo che noi facciamo ciò che è giusto.
ANTONY E GIULIO: Le femm’n so’ malament’!
MARITO: Ma che ne volete sapere voi di donne! Ne dovete mangiare di pane e cicoria prima di parlare!
MOGLIE: E’ colpa nostra, ma, vedi, insieme ai suoi amici ci sta aiutando a capire qualcosa su Trivento.
MIRIAM: Non è colpa vostra: lui trova sempre una scusa per svignarsela perché è uno scansafatiche,
sempre a giocare con i suoi amici e in giro a fantasticare sui briganti.
VALERIO: Lei è mia sorella, è la mente della famiglia. Come si dice da voi?
FIGLIA: Capoccione de casa.
VALERIO: Sì, proprio così: “Capoccione de casa”.
Visto che sei qui, renditi utile e racconta ciò che sai di Nicola Scarano.
Prof. NICOLA SCARANO
Trivento 18/11/1865
Campobasso 12/12/1942
MIRIAM: Nicola Scarano nacque a Trivento nel 1865, qualche anno dopo la proclamazione del Regno d’Italia.
Il territorio era attraversato dalle bande di briganti e la popolazione viveva, dappertutto, in una condizione di
assoluta povertà e di spaventoso analfabetismo.
Iniziò a studiare presso il Seminario di Trivento.
Grazie alla sua grande forza di volontà e al forte amore per la cultura si laureò in Lettere e Filosofia presso
l’Università di Napoli.
E’ stato professore di liceo, scrittore e critico letterario.
Nicola Scarano ci ha lasciato un ricco patrimonio culturale, costituito da numerose ricerche letterarie e saggi
e che ha avuto come destinatari non solo gli allievi del suo liceo, ma anche un pubblico più vasto che ha
potuto trarre profitto dalle sue pubblicazioni e dai suoi manuali.
MARITO: Ha ragione tuo fratello: sei proprio il capoccione di casa. Che classe frequenti?
MIRIAM: La seconda Media e il nostro istituto è intitolato a Nicola Scarano.
Anche a Campobasso, per omaggiarlo, gli hanno intitolato una via e una scuola.
ANTONY: In occasione del 150^ anniversario della sua nascita, quando frequentavamo la prima, a scuola
abbiamo realizzato un video sulla trebbiatura, dove è presente anche una poesia da noi composta.
La trebbiatura era il lavoro dei campi più importante e faticoso; Nicola Scarano ce ne parla nelle sue
“Novelle paesane”.
GIULIO: Lo abbiamo pubblicato sul nostro blog di classe. Che ne pensate: volete vederlo?
VIDEO: “LA TREBBIATURA”
https://www.youtube.com/watch?v=mKB8oi9XCJU
FIGLIA: siete stati proprio bravi!
MOGLIE: E ci avete davvero incuriosito.
Penso proprio che sarebbe bellissimo fare una passeggiata nel centro di Trivento.
FIGLIA: Allora, forza: in marcia!
MIRIAM: Ecco laggiù nostro padre: vi darà un passaggio con il trattore.
ANTONY: Io posso salire con voi. Possiamo approfittarne per ammirare il tratturo, l’antica via della
transumanza.
FIGLIA: Il trattore si chiama così perché è l’unico mezzo che può passare per il tratturo?
VALERIO: Ma che dici!
Per il tratturo passavano greggi e mandrie che dai monti andavano al mare nei periodi freddi.
Qui, a Trivento, passava il tratturo Celano-Foggia.
Oggi, c’è solo una famiglia, nel Molise, che ancora fa la transumanza, la famiglia Colantuono di Frosolone.
MOGLIE: Certo che ne facevano di sacrifici i pastori.
MIRIAM: Lasciavano le proprie case, le famiglie e andavano via per guadagnare un tozzo di pane.
FIGLIA: E immagino che dovevano stare attenti pure ai briganti!
VALERIO: Papà, puoi darci un passaggio fino al paese? Questi romani vogliono visitare Trivento.
PAPA’ DI VALERIO (LUCA FL.): Buongiorno. Volete visitare Trivento? E la macchina dove l’avete?
MOGLIE: E’ ferma nel bosco, senza benzina.
PADRE: Allora salite e più tardi penseremo a recuperare la macchina. Trivento va visitata a piedi.
VALERIO: Eccoci arrivati. Ci sono questi miei amici che vi accompagneranno.
MARITO: Grazie mille. Sei stato di grande aiuto.
FIGLIA: Facciamoci un selfie prima di lasciarci.
VALERIO: Vi lascio con il proverbio.: “S’ ’n’br’gant vò mbr’glié, n’br’gant e mies a d’vntà!”
PADRE: Forza, andiamo che abbiamo fretta! E la prossima volta avvisami quando esci a giocare.
ALESSIA: Buongiorno, piacere di conoscervi. Così, volete visitare il nostro paese? Bene, Io sono Alessia,
lei è Giulia, lei è Elena e lui è Giosuè, il poliglotta.
POLIGLOTTA (GIOSUE’): Sì, io sono il “polli-glotta” perché so parlare tre lingue: l’ “itagliano”, il triventino
e il romano.
MARITO: Polli-che? Vuoi dire “poliglotta”.
POLIGLOTTA: No, “polli-glotta” perché mio padre ha i polli e poi, come ho già detto, parlo le lingue.
GIULIA: Lui si vanta sempre di conoscere le lingue, ma poi prende 4 in Inglese.
POLIGLOTTA: Stai a guardà er capello!
MADRE: Come mai conosci il romano? Sei stato a Roma?
POLIGLOTTA: No, ce devo ancora annà, però ce sta mi zio.
FIGLIA: Vedi! lui può parlare romano e non abita a Roma, ed io invece no!
MADRE: Lascia perdere e sentiamo cosa ci vogliono raccontare questi ragazzi.
GIULIA: Eccoci arrivati nella piazza principale del paese.
Questo è il monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale.
ANTONY: E’ stato inaugurato nel 1930.
Fu eretto per iniziativa del signor Ferdinando Colaneri, che, da New York, nel 1924, organizzò una
sottoscrizione per la raccolta di fondi destinati ad erigerlo. A Trivento l’iniziativa fu bene accolta. E’ collocato
in un giardino protetto da un cordolo in pietra e da una ringhiera in ferro.
E’ costruito in pietra calcarea.
MARITO: Bellissimo e interessante.
ANTONY: Ora devo andare. Spero di incontrarvi di nuovo.
MOGLIE: Come si chiama questa piazza?
GIULIA: “Piazza Fontana”, per via della bellissima fontana monumentale in pietra.
D’ora in poi, la pietra sarà il materiale predominante in tutto il centro storico.
Rosanna Carosella
ALESSIA: La fontana che qui vedete era il luogo di incontro.
Le comari si raccontavano i fatti del paese e cominciavano col dire: “Hanno detto…”, ma chi lo avesse detto
per prima non si sapeva.
Gli uomini, mentre i loro cavalli o asini si abbeveravano, parlavano dei lavori che dovevano fare e i giovani
aspettavano di vedere le ragazze che andavano a prendere l’acqua.
ELENA: Certo si scambiavano solo sguardi, non potevano rivolgersi la parola, perché, altrimenti, le comari
cominciavano con le malelingue.
GIULIA: C’è anche un canto popolare che lo racconta.
CANTO POPOLARE
N’ biell pajsaniell’ iva p’acca a la f’ndanella,
tr’vatt’ tre giuv’n biell ch’ lavav’n’ l’ pienn.
Ma la chiù bella d’ tutt’ me la pigl’ i’!
Ohi bella, viemm’ a iaprì! Famm trasì.
N’n c’ v’ nì massera ca z’ naddona mamma!
Anna addman matina prima ch’ sona mattutin.
So jut a la matina quanta malinc’nia:
n’ me v’nuta a iaprì, n’ ma fatt’ trasì.
So jut a la matina a la messa cantata;
la bella la tr’vat’ l’ fidanzat.
T’ vuogl’ fa’ girà coma aggira l’ sole.
D’onna t’ trov’ t’ trov t’ sbatt’ nterra
e t’ scepp l’ cor.
T’ vuogl’ fa’ girà coma aggira la luna.
Com’ i’ amava a te
mai chiù n’sciuna.
Rosanna Carosella
ELENA: Ma non c’è solo questa fontana. In tutto il paese, ce ne sono altre, fatte tutte in pietra.
La poesia “La fontana del mio paese” ne descrive le caratteristiche.
MARIA CAROLINA:
LA FONTANA DEL MIO PAESE
Come, limpida e viva,
scaturiva
l’acqua gorgogliante,
dalle otto cannelle
della fontana del mio paese,
così, limpidi e vivi,
scaturiscono in me,
della felice infanzia
i bei ricordi.
ALESSIO MO.
Spesso,
col pensier, ritorno
al mio paese,
accanto alla Fontana.
E nella comunione
di cose e di ricordi,
amo ancor sedere
sugli argini delle vasche,
con i piedi aliscafanti,
al pel dell’acqua.
ADELAIDE
Rivedo, con piacere,
nell’acqua mossa,
il cielo azzurro,
il Sole,
il duplice volare
di passeri e di rondini
ed il volto impertinente
di un mascalzoncello,
che, sempre amico
di beffe e di sberleffi,
rimirandosi,
faceva al proprio viso
le boccacce,
garrulo e vivo,
come l’acqua che,
gorgogliante,
dalle cannelle usciva.
ALESSIO
Or la Fontana tace!
E le vasche son colme
di ricordi
e foglie secche…
Foglie secche…
che, mosse dal vento,
fanno il girotondo
da sembrar vive.
Come son vivi
i ricordi,
che, dalla mente,
fanno la spola
al cuore mio …
MARIA CAROLINA
Nel rimpianto
dell’età migliore,
qualche lagrima
bagna le mie gote.
Poi,
in una vasca cade,
nella illusione
di ristorar
questa Fontana
arida e secca!
Salve, Trivento mia.
Dott. LUIGI ROBERTI
Trivento 18/03/1908
Grottazzolina (AP) 11/05/1978
ALESSIA: Questa poesia, come quella precedente, è stata scritta dal Dottor Luigi Roberti.
Nato a Trivento nel 1908, fece i primi studi nel Seminario di Trivento e poi si iscrisse alla facoltà di medicina.
La sua cultura scientifica non gli impedì l'amore per la letteratura e soprattutto per la poesia, che scaturì
nella raccolta “Frutti d'autunno".
Dalle sue poesie si capisce il suo legame con il paese natio e vi è un continuo richiamo alla sua infanzia.
ELENA: Bene, vi illustro un po’ il mio paese.
Dovete sapere che Trivento è formata da una parte storica, caratterizzata da vicoli caratteristici e viuzze,
dove nel passato si svolgeva la vita sociale cittadina.
Qui sorge la Cattedrale, che, con le sue cerimonie religiose costituisce oggi l’unico richiamo.
Poi c’è un borgo più moderno dove oggi si svolge la vita commerciale, artigianale e professionale del paese.
Qui ogni domenica si svolge un mercato con la presenza di tante colorate e festose bancarelle…
Trivento: un gradino al giorno
… ma non ha nulla a che fare con le fiere di un tempo.
Rosanna Carosella
POLIGLOTTA: Allora che famo, se sale o no?
FAMIGLIA: Sì certo, saliamo.
MADRE: Ma… è proprio bella questa scalinata!
POLIGLOTTA: E’ la Trinità dei Monti di no antri!
FIGLIA: Ma quanti gradini sono?
GIULIA: Sono 365: uno per ogni giorno dell’anno.
La scalinata di San Nicola conduce alla parte alta del paese, collegando la piazza al centro storico.
Da sempre è il simbolo di accoglienza di Trivento, rappresentando una delle più belle gradinate di tutto il
Molise.
Sig. BENIAMINO MASTROIACOVO
Trivento 04/05/1845
Trivento 09/07/1897
ALESSIA: Fu progettata e costruita dal nostro concittadino Beniamino Mastroiacovo, che nacque a Trivento
nel 1845.
Rimasto orfano di padre, si dedicò al lavoro sin da piccolo. Solo più tardi imparò a leggere e a scrivere e
diventò geometra. Operò come progettista e impresario nel settore dell'edilizia.
Morì prematuramente e fu a lungo rimpianto dal popolo triventino.
Egli, infatti, senza lauree, rappresentò, in Trivento, l'aristocrazia del lavoro e dell'onestà: cittadino esemplare,
operò solo per il decoro e per il progresso della sua Trivento.
Dal 1926 il corso principale del paese porta il suo nome.
MOGLIE: E’ proprio vero: fare del bene ripaga sempre.
FIGLIA: Mamma, la vista di tutti questi gradini mi ha fatto venire fame! Posso avere una busta di patatine?
ALESSIA: “Patatine”? Certo sono buone, anche io le mangio volentieri, ma non hanno niente a che vedere
con le “patate sotto la coppa” che si consumavano un tempo!
E pensare che, prima di Giosuè Scarano, non erano neanche considerate!
POLIGLOTTA: Chi, io? Ma se le ho sempre mangiate le patatine!
ALESSIA: Non tu, un altro Giosuè. Questo Giosuè Scarano di cui parlo io nacque nel 1774…
POLIGLOTTA: Ah, è nato un po’ prima di me!
Dott. GIOSUE’ SCARANO
Trivento 1774
Trivento 06/03/1845
GIULIA: Giosuè Scarano è una figura rappresentativa del panorama culturale e scientifico ottocentesco
molisano. Anche lui iniziò i suoi studi nel Seminario di Trivento, per conseguire, poi, la laurea in Medicina a
Napoli.
FIGLIA: Sì, ma cosa c’entra lui con le patate?
ELENA: Dovete sapere che, per circa tre secoli, cioè da quando la patata fu introdotta dall’America, essa fu
vittima di superstizione e ripugnanza, perché ritenuta malsana, in quanto cresce sottoterra.
Ebbene: Giosuè Scarano ne introdusse l’uso.
L’introduzione di questo tubero ha portato grandi vantaggi per le famiglie più povere, che, con essa, hanno
potuto sfamarsi e sostenersi. Esse la mangiavano cotta sotto le ceneri, senz’altro condimento o ridotta in
polenta.
MOGLIE: è proprio vero: i cibi più semplici sono senza dubbio i migliori.
CERASTIUM SCARANI:
PEVERINA DI SCARANO
ELENA: Ma non è tutto. Giosuè Scarano, amò anche le piante e fu un illustre botanico.
Diventò corrispondente del Real Giardino di Napoli e censì tutte le specie di piante presenti nel Molise,
in particolare nella zona del Matese.
Gli è dedicata una specie: la “Peverina di Scarano”, da lui scoperta sui Monti del Matese.
E’ una specie di cerastio, che fiorisce in luglio.
FIGLIA: Ma… che si chiamano tutti Scarano, qui a Trivento?
POLIGLOTTA: Sì, morti se chiamano così, ma è il soprannome che te fa capì de che famia sei:
ce so’ i P’scion’, Marrani, M’r’can’, Cap’ton’…
ELENA: Ritornando a Giosuè Scarano e alla sua peverina del Matese…
Chissà se la “bella molisana”, di cui parla Eldo di Lazzaro nella sua “Rosabella del Molise”, ha mai visto questa
pianta!
CANTO: “ROSABELLA DEL MOLISE”
MOGLIE: Ma io questa canzone l’ho già sentita!
MARITO: Sì, anch’io. Ma, cosa ha a che fare Eldo Di Lazzaro con Trivento? Non era romano?
Se non sbaglio, ha scritto “Chitarra romana” e “La romanina”.
M.º ELDO DI LAZZARO
Trapani 21/02/1902
Milano 29/11/1968
NICOLE: Gaetano, il padre di Eldo Di Lazzaro, era di Trivento, ma, essendo dell'esercito, era soggetto a
continui trasferimenti.
Per questo, Eldo nacque a Trapani nel 1902, anche se trascorse la sua infanzia a Trivento, dove frequentò
il locale Seminario.
Amava questo paese, tanto che, quando nelle varie interviste concesse alla radio e alla stampa, qualcuno
gli chiedeva dove fosse nato rispondeva: “Io sono di un piccolo paese del Molise che si chiama Trivento”.
Fu compositore e scrisse oltre duecento canzoni, riportando successi straordinari, anche al festival di
Sanremo.
Il suo tema preferito era la campagna ma non mancarono canzoni di diversa ispirazione…
Mori nel 1968.
AURORA: Bene, che dite, siete pronti ora per salire la nostra monumentale scalinata?
FIGLIA: Sì, sì, andiamo.
GIULIA: Toh, guardate: ci sono Aurora e Nicole. Vi lasciamo con loro che vi spiegheranno tutto.
NICOLE e AURORA: Sì, certo.
Trivento: un gradino al giorno
NICOLE: Scalino dopo scalino, siamo arrivati alla Chiesa di San Nicola, davanti alla quale si può
ammirare una bella statua marmorea del Cuore Immacolato di Maria.
Trivento: un gradino al giorno
MARITO: Forza, continuamo a salire!
FIGLIA: Guardate! Su quel palazzo c’è una lastra: voglio leggerla!
Can. Prof. BERTRANDO GIANICO
Roccavivara 12/05/1902
Roma 10/08/2001
AURORA: Il sacerdote Don Bertrando Gianico, pur essendo nato a Roccavivara il 12 maggio 1902, viene
considerato un triventino a tutti gli effetti. Infatti, non solo trascorse quasi tutta la sua vita a Trivento, ma, ne
ha promosso lo sviluppo culturale, sociale ed economico.
In realtà, non solo Trivento, ma l'intero Molise e molti paesi pugliesi, campani, lucani, abruzzesi, marchigiani
e perfino sardi, gli devono gratitudine e riconoscenza.
Don Gianico, oltre a quella di sacerdote, aveva una grande vocazione di maestro.
Egli individuò nello studio la via dell'emancipazione culturale, civile e sociale per centinaia e migliaia di
ragazzi e ragazze.
Per questo, nel 1949 aprì a Trivento il Convitto maschile, che ebbe la sua sede in questo edificio. In seguito,
istituì la scuola media legalmente riconosciuta.
Negli anni a seguire, diede vita all'Istituto Magistrale.
In ultimo, finanche quando ormai aveva ceduto al peso degli anni e alla completa cecità, si prodigò con forza
presso il Ministero della Pubblica Istruzione perché Trivento avesse l'Istituto per Geometri.
MARITO: Certo è stato proprio un grande uomo!
FIGLIA: Ma che significa “vita spartana?
NICOLE: Che combinazione, c’è mio nonno, che ha fatto l’istitutore nel convitto. Può spiegartelo lui.
Nonno… ci spieghi cosa significa “vita spartana?”
NONNO (KEVIN): Significa che in tempi di miserie e di grandi difficoltà, i convittori, per una retta modesta,
ricevevano un vitto altrettanto modesto. Il convitto era un edificio antico, con povere suppellettili, senza
riscaldamento, o con camere e aule di studio molto semplici.
Non c'erano campi da gioco, né cortili interni. La ricreazione veniva svolta in mezzo alla strada, davanti al
convitto. Eppure quegli anni sono rimasti memorabili nel cuore e nella mente di tanti ex convittori ed
ex studenti, perché si viveva con poco, ma bastava anche poco per essere gioiosi e contenti.
A distanza di molti anni, tutti coloro che, grazie a don Gianico, hanno avuto la possibilità di studiare
riconoscono che, senza lui, nessuno sarebbe diventato ciò che poi è stato.
Don Gianico ha veramente operato per far sì che gli ultimi diventassero primi.
Per questo, i suoi ex convittori, con il patrocinio del Comune di Trivento, ad un anno esatto dalla sua morte,
hanno voluto ricordarlo con questa lapide, apposta il 10 agosto 2002 sulla parete dell'edificio, che un tempo
fu sede del suo convitto.
POLIGLOTTA: mia zia Peppinella me racconta sempre che quanno iniziò a lavorà pe lui, don Gianico volle
vedè se se poteva da fidà. Ogni vorta che annava a puli-je lo studio, mi zia trovava i sordi. Alla fine je disse.
“Don Gianì, ancora ada nasc’ chi fa fess’ a me. Na vota vabbè, la s-conda pur’, ma mo basta! S’ trov’ l’atr
suold m’ l’ mett’ na sacca e n’ l’ vidi cchiù: parla chier’ z’ và.
MARITO: E … cosa fece Don Gianico?
POLIGLOTTA: Non se perdette più i sordi.
Dott. Amato Totaro
FIGLIA: Ho contato i gradini: siamo a quota 150. Dove ci troviamo?
AURORA: Siamo a Largo Porta Maggiore, dove, come potete vedere, la visuale spazia sulla Trivento
moderna e si perde sulla montagna circostante.
Trivento: un gradino al giorno
MOGLIE: Che ne dite di fermarci un po’ e di ascoltare un’altra canzone del grande Eldo Di
Lazzaro? Così ci riposiamo un po’.
NICOLE: Ottima idea.
CANTO: “REGINELLA CAMPAGNOLA”
FRANCESCO G.: Chi sono questi forestieri?
FIGLIA: Come fate a sapere che siamo forestieri?
VANESSA: Beh! Certamente non siete di Trivento. Si capisce da come salite le scale!
FRANCESCO G: Io mi chiamo Francesco e loro sono Gloria e Vanessa.
Benvenuti nel nostro paese. Da dove venite?
FIGLIA: Siamo di Roma.
GLORIA: Di Roma e venite a visitare il nostro paese? Roma ha tante meraviglie, che, a confronto, Trivento vi
deve apparire come una borgata.
MADRE: E’ però un paesino interessante, con persone molto accoglienti e disponibili come voi.
NICOLE: Noi vi dobbiamo salutare, i nostri amici continueranno la passeggiata con voi.
E’ stato un piacere conoscervi.
FAMIGLIA: Anche per noi.
POLIGLOTTA: Io nun vado via, ve farò da interprete, loro nun parlano romano.
MARITO: Allora, dove eravamo rimasti? Ah, sì! Dobbiamo finire di salire.
GLORIA: Allora, siamo a quota 175 gradini e la scalinata si restringe; non poteva mancare anche da noi
una “via Roma”.
FIGLIA: Per forza! Se era “Caput Mundi”!
POLIGLOTTA: Ahò! Me devi da spiegà che vor di’ S.P.Q.R. che se vede pe’ tutta Roma.
Mi’ zio m’ha detto che vor di’ “Sono Poche Quattro Ricotte”.
Ma che ce devono fa’ co’ tutte ste ricotte: il pecorino?
MARITO: No, non è questo il significato; vuol dire: “Il Senato e il popolo romano”.
POLIGLOTTA: Adesso sì che non ce capisco gnente, erano mejo le ricotte, armeno se magna.
FIGLIA: Guardate: un’altra lapide. Leggiamo:
In questa casa, il 13/3/1886,
Nacque
Emanuele Ciafardini,
Docente universitario,
Letterato di chiara fama,
Deceduto a Napoli il 15/1/1956.
A ricordo
Del cittadino illustre,
Trivento,
Per affettuoso omaggio,
Pose.
9 Ottobre 1976
Prof. EMANUELE CIAFARDINI
Trivento 13/03/1886
Napoli 15/01/1956
GLORIA: Emanuele Ciafardini nacque a Trivento il 13 marzo 1886.
Iniziò i suoi studi presso il Seminario di Trivento.
Fu critico e scrittore di raffinati saggi critici su Dante, Petrarca, Tasso, Alfieri, Foscolo, Leopardi, Carducci
e D'Ovidio.
In tutte le sue opere portò, oltre che la luce del suo intelletto, una peculiare caratteristica: quella della sua
natura etica.
Il 9 ottobre 1976 gli fu intitolata la nostra Scuola Elementare.
FRANCESCO G.: Sì, è vero. Mio padre, che allora frequentava la scuola elementare, mi ha raccontato che,
in quell’occasione, ci fu una bellissima cerimonia. Neanche a farlo apposta, eccolo.
Facciamoci raccontare da lui. Ciao papà. Stiamo raccontando a questi nostri amici di quel giorno in cui
la scuola elementare venne intitolata ad Emanuele Ciafardini. Tu c’eri, vero?
FRANCESCO C.: Sì, fu davvero molto emozionante.
Ho qui con me il discorso che il professor Vittorino Vasile, anch'egli triventino e all'epoca Provveditore agli
Studi di Campobasso, tenne per l’occasione. Se volete, posso leggerlo.
MOGLIE: Sì, deve essere bello.
FRANCESCO C.: "Emanuele Ciafardini, del nostro popolo, ebbe le caratteristiche migliori e fu,
pertanto, un autentico figlio della terra del Molise, diviso dall'Abruzzo
dal tortuoso Trigno, su cui domina, adagiata su un colle, a spia della valle e quasi ardito
baluardo, la cittadina di Trivento.
Qui la gente, quella autentica e generosa, nonostante la furia dei tempi, ha ancora
il culto delle virtù antiche; ancora conosce la sobrietà e la modestia, non disdegna il sacrificio,
ama ancora il lavoro ed ha nel cuore la saggezza distillata del buon senso antico.
Orbene, da questa gente, il letterato Triventino trasse l'humus, che sostanziò il suo spirito
pronto, sempre, a cogliere i valori della vita, come sanno fare i puri di cuore.”
(Prof. Vittorino Vasile)
VANESSA: Oltre a questo bel discorso, cos’altro faceste per l’occasione?
FRANCESCO C.: Io frequentavo la quinta e ricordo che rendemmo omaggio a questo illustre figlio della nostra
Trivento con un canto composto dal nostro maestro, Spartaco Porfirio.
Non ricordo la musica, ma le parole le ricordo ancora.
“CANTO AD EMANUELE CIAFARDINI”
Trivento,
dolce paese,
desti i natali
a uno scrittore
che oggi vive in te.
Trivento,
oggi la scuola
canta d’amore,
canta di gioia,
solamente per te.
Perché questa scuola
finalmente ha un nome
di gloria vestito….
Per te ha vissuto,
ha scritto, ha cantato
le “rime” dei grandi….
Trivento,
caro paese,
figlio più grande
non seppe amare
solamente che te!
GLORIA: Il Comune di Trivento, oggi, lo ricorda, oltre che con la intitolazione della nostra scuola elementare,
sita in Piazza Calvario, con questa lapide collocata sul muro di questo edificio che fu la sua casa.
FIGLIA: Finalmente qualcuno che non si chiama Scarano!
VANESSA: A dir la verità, anche i Ciafardini sono moltissimi.
MARITO: Quindi anche per loro vale lo stesso discorso, immagino: si distinguono dal soprannome, giusto?
VANESSA: Sì, proprio così. E questo succede per tutti i cognomi.
FIGLIA: Dai, dicci qualche soprannome.
GLORIA: Vediamo quali ho sentito dire…
Sì, ci sono Magrizie, S’gghion, Panacc’, Zannitt’, Trèsctèll, Tiracavè e molti altri.
FRANCESCO G.: Essi hanno diversa origine: possono derivare dal nome di un membro della famiglia, dal
mestiere svolto, dal modo di agire, da difetti fisici, da qualità o ancora dalle espressioni utilizzate dalle
persone.
MARITO: Certo, una bella fantasia!
GLORIA: Ecco, ci siamo: al 234esimo scalino si apre la grande piazza che ospita la Cattedrale,
il Campanile, la Chiesa della SS Trinità, che oggi è un museo, e la Curia.
MOGLIE: Che meraviglia! Quanti uccellini!
VANESSA: La vista di tutti questi uccelli mi fa pensare alla canzone “Lu passariello”, composta dal grande
Di Lazzaro.
Ins. Maria Scarano
CANTO: “LU PASSARIELLO”
GLORIA: Ecco la Cattedrale, l’altro
simbolo cittadino.
E’ eretta su una preesistente basilica
dedicata a San Casto.
Ha subito, nei secoli, vari restauri, ma
custodisce, tutt’ora, preziosi tesori
artistici tra cui la Cripta, sulla quale è
eretta.
La Cripta, ora dedicata a San Casto, primo
Vescovo della Diocesi di Trivento, all’inizio
era un antico tempio pagano dedicato a
Diana.
LA DIOCESI DI TRIVENTO
VANESSA: La nostra Diocesi è molto antica e sulle sue origini ci sono due tesi.
La prima sostiene che sia nata nel I secolo d. C., con l’invio a Trivento di San Casto, l’altra, che la vede
nascere, nel IV secolo d. C., a seguito della morte di San Casto, martirizzato.
Certo è che la Diocesi nasce intorno alla figura di questo Santo, vista la profonda venerazione, che la
comunità mostrava nei confronti delle sue reliquie.
San Casto viene riconosciuto come primo Vescovo di Trivento.
FRANCESCO G.: A noi triventini piace pensare che sia sorta proprio nel I secolo d. C., direttamente da un
discepolo degli Apostoli.
VANESSA: Fino a qualche decennio fa, c’era una bella tradizione sull’arrivo del nuovo Vescovo.
Vi facciamo vedere questa nostra ricerca.
Un tempo, a Trivento, quando un nuovo Vescovo arrivava,
un’accoglienza particolare gli si riservava.
I fedeli, da tutta la Diocesi, giungevano festanti
e, all’ingresso del paese, lo aspettavano con vestiti eleganti.
C’era anche un cavallo bianco, con un drappo rosso ornato,
che di far salire sulla sua groppa il Vescovo era assai onorato.
Questi, del Pellegrino, indossava il cappello
e si avvolgeva in un rosso mantello.
Poi, sul cavallo montava contento,
ma sperava che non tirasse troppo vento.
Il paese, felice, attraversava,
mentre un lungo corteo di fedeli e preti, pregava…
…donne e bambini alle finestre si affacciavano
e, con ansia, la prima benedizione aspettavano.
Quando, poi, alla Chiesa di San Nicola giungeva,
i simboli episcopali riceveva.
Ma, ancora lunga era la strada da fare,
perché
alla Cattedrale bisognava arrivare!
Mons. Epimenio Giannico (1937)
Quando, finalmente, davanti alla Cattedrale giungeva,
dal cavallo, felice, scendeva.
Il cavallo del suo drappo veniva spogliato,
perché questo al popolo doveva essere donato.
In minuscoli brandelli veniva ridotto
e tutti cercavano di prendere
un pezzetto del mantello rotto.
Infatti, che proteggesse dalle cattiverie si diceva
e che allontanasse le streghe
si credeva.
Per questo, oggi,
quando con qualcuno ci arrabbiamo,
“T’ facc’ com(e) na c’perta d’ vesc(o)v!” gli diciamo!
“Ti riduco come una coperta di Vescovo!”
Una volta, però un Vescovo, chissà perché, sul cavallo non volle salire
e, così, questa tradizione è andata a svanire.
Da allora, quando un nuovo Vescovo arriva a Trivento,
usa i suoi piedi per salire la bella scalinata;
e il suo cuore batte contento,
come quello di tutta la gente che a lui già si è affezionata!
23 Settembre 2017:
FINALMENTE…. C’ERAVAMO ANCHE NOI,
quando di San Casto,
l’ottantacinquesimo successore giunse a Trivento,
accolto con grande onore.
Del nostro amato Vescovo Claudio Palumbo stiamo parlando:
appena lo vedemmo, il nostro cuore ad amarlo già stava imparando.
Dopo che in Piazza Fontana ebbe salutato,
verso la Cattedrale si incamminò sopra un tappeto rosso
per lui preparato,
ansioso di arrivare alla sua “Sposa”,
che, più di tutto, ama sopra ogni cosa!
Rosanna Carosella
SARA:
LA CATTEDRALE DI TRIVENTO
Antico e sacro Duomo di Trivento,
dalla bella facciata di pietra grigia,
così ben ornato di simboli e colonne,
tanti, passando indaffarati e distratti,
appena ti volgono lo sguardo,
di te restano ammirati ed estasiati.
Pochi sanno, però, quanto tu,
di questa gloriosa città,
di questa vetusta nostra Diocesi,
per secoli, sia stato e resti
il centro, il cuore, l'anima.
GLORIA: Il nostro amato parroco e Vicario della Diocesi di Trivento, Sac. Don Mimì Fazioli,
alla nostra Cattedrale ha dedicato questi bellissimi versi.
GIULIO:
Eppure ogni triventino verace,
sia pure emigrato in terre lontane,
ti sogna sovente,
e, nel ripensare nostalgico a te,
sicuramente rimpiange
l'austera bellezza della quieta
e silenziosa tua piazza,
sulla quale t'affacci maestoso
e che tu, imponente, domini.
E' proprio allora che, riempiendosi
gli occhi di ricordi e di lacrime,
ognuno, fiducioso e commosso,
chiede ai Santi Patroni
una particolare benedizione.
Rosanna Carosella
Tu sei sempre nei nostri cuori,
amato e ammirato monumento di fede,
a tutti ridoni momenti lieti e sereni.
Ebbene, come custodisci,
da secoli, nel tuo grembo,
la splendida cripta di san Casto,
splendido scrigno di storia e di arte,
aiutaci a conservare, orgogliosi,
la fede, la speranza e la pace.
ADELAIDE:
Rosanna Carosella
Quanti ti passano vicino,
se entrano poi, o spinti da curiosità,
o con atteggiamento pio e devoto,
restano conquistati subito e rapiti
dalle navate tue ampie e severe.
Tu diventi, per loro, l'amico di sempre,
il geloso custode d'una vita di grazia,
da trascorrere a servizio del mondo,
da testimoniare alla luce del Vangelo.
LUCA FL:
Trivento: un gradino al giorno
MOGLIE: Ho sentito una musica.
FIGLIA: E’ vero: era bellissima!
MARITO: Da dove proveniva?
LILIANA Dalla Cattedrale. Stavamo provando la nostra Pastorale.
FIGLIA: Cos’è la “Pastorale”?
LILIANA: “La Pastorale”, il canto del Natale triventino è una delle composizioni natalizie più belle
e più antiche della Diocesi di Trivento.
Le sue origini, pienamente triventine, sono certificate dal suo autore, Mons. Luigi Scarano che agli inizi
del Novecento, riprendendo il testo “Tu scendi dalle stelle”, scritto da San Alfonso Maria de’ Liguori, ne
compose un’originale melodia musicale arrivata sino ai giorni nostri.
E’, da sempre, il canto con cui la comunità diocesana si riconosce e vive la natività di Gesù.
FIGLIA: Eccoci qua, un altro Scarano.
MARITO: “Mons. Luigi Scarano” hai detto. Mi pare di averlo sentito nominare.
MOGLIE: Sì, proprio così. Un momento: ho sentito questo nome dalla nonna di una mia amica di Tivoli.
Mi pare che mi disse che è stato Vescovo di quella Diocesi.
S.E. Rev.ma Mons. LUIGI SCARANO
Trivento 27/10/1867
Tivoli (RM) 25/12/1931
ANNALISA: Mons. Luigi Scarano, nato nel 1867 a Trivento fu sacerdote, teologo, pianista e compositore di
musica sacra.
Nel 1917 Papa Benedetto XV lo nominò Vescovo della Diocesi di Tivoli, che egli considerò sempre come sua
seconda patria.
Fu molto amato dai fedeli, che considerò come il suo gregge vasto e amato, a cui consacrò il suo cuore di
Padre, la sua mente di Maestro, il suo zelo di Pastore.
Mons. Scarano non si risparmiò nessuna fatica quando nel 1929 si paventò la soppressione della sua Diocesi.
Il 25 dicembre 1931 la sua intensa vita si interruppe a soli 64 anni.
FIGLIA: Morì proprio il giorno di Natale…
MOGLIE: “Natale”, la festa più bella dell’anno!
MARITO: Avete delle tradizioni particolari a Natale?
AGNESE: Sicuramente è una festa molto sentita che viene festeggiata soprattutto in famiglia.
A proposito del Natale, a scuola abbiamo imparato una bellissima poesia del dottor Luigi Roberti, dove c’è il
ricordo di un Natale semplice, vissuto in famiglia e ricco di valori.
DEBORAH:
NATALE
Placato il vento, cessa il
nevischio,
e questa sera,
Vigilia di Natale,
come una preghiera,
lenta e calma
viene giù la neve…
…Pochi passi felpati
nelle vie
diventano battenti
su le soglie,
mentre di lontano
ed ora in vicinanza
“Tu scendi dalle stelle”
si sente
nelle voci dei pifferi
stridenti
e nel roco ansimar
delle zampogne.
LETIZIA:
Attorno ai focolari,
dove, superbo,
arde
il ceppo di Natale,
si attende in preghiera,
or guardando la cappa
ornata
di “Una Sacra Famiglia”
annerita dal fumo,
or guardando le faville
dal ceppo scoppiettanti,
che profumano ancora
del fumo del ceppame
e di castagne arrosto.
MARIKA:
Ben stretta in mano
una castagna cruda,
qualche bimbo
dorme
sul grembo della
mamma,
mentre i grandicelli,
sommessi,
parlano di smalti
e di belletti,
di beats e di capelli,
di yè-yè e moda Op,
di stivaletti bianchi
e minigonne.
Ed… ecco che
si sente
il primo rintocco
della mezzanotte:
si conta alla rovescia…
Cristo è nato!
Ognun si leva
e prega,
mentre il più vecchio
scandisce, a voce ferma:
“Gloria in excelsis Deo”
e, solenne,
si accompagna
col gesto ieratico,
tremolante
delle sue mani
annose e stanche.
MIRIAM:
FRANCESCO C.:
Nel tramestio
di voci
e sedie mosse,
si sveglia un gatto,
che guarda curioso
attorno e
indifferente,
si inarca nella
schiena,
si stira nel lungo
suo sbadiglio,
e poi si rincantuccia
a riprendere il sonno,
fusando, beato,
accanto al fuoco.
Ai focolari
continua la preghiera
implorante Pace
agli uomini
di buona volontà.
E la preghiera è accolta:
nel giorno di Natale
(e fosse eterno!)
la gente si affratella
da per tutto,
‘sì che alle voci
crepitanti e rombanti
della guerra
subentra un inno
di Pace
e di fratellanza:
“Non si spara, fratelli,
oggi è Natale!”
FRANCESCO D. C.:
ANNALISA: A sinistra della Cattedrale potete ammirare questo portale.
Rosanna Carosella
FIGLIA: Bellissimo! Dove conduce?
MARIA CAROLINA: Introduce nel Giardino dell’Episcopio, da cui si può osservare la fiancata
romanica della chiesa e, nelle aiuole, frammenti di cippi funerari romani.
Trivento: un gradino al giorno
LILIANA: Lasciamo ora la piazza, e percorriamo questa stretta via.
FIGLIA: Che bello: una fontanella!
LILIANA:
Guardate questa epigrafe: parla di Giulia.
Per anni, i triventini hanno fantasticato
su questa Giulia, pensando che fosse
la figlia di Augusto, esiliata per amore a Trivento.
Poi, gli studiosi hanno scoperto che c’è un errore
e che non è la figlia di Cesare Augusto, bensì la figlia
dell’Imperatore Tito, innalzata agli onori della divinità.
POLIGLOTTA: Nun so sortando io a sbaglià.
MARITO: I personaggi che ci avete fatto conoscere
hanno tutti una cosa in comune: hanno studiato al
Seminario, anche il maestro che è in pensione.
AGNESE: Avete ragione: il Seminario è proprio questa
costruzione alla nostra destra.
Fu istituito dopo il Concilio di Trento e fu uno dei
primi Seminari dell’Italia meridionale.
Esso esercitava una funzione importante per tutti i
comuni limitrofi e tanti altri personaggi, non
triventini, hanno studiato qui.
Tra i più noti il professor Antonio Maria Cardarelli,
originario di Civitanova del Sannio, al quale sono
intitolati gli ospedali di Campobasso e di Napoli.
Trivento: un gradino al giorno
ANNALISA: L’ edificio di fronte è il convitto femminile Santa Chiara delle Suore degli Angeli.
Come avrete ben capito, Trivento è stato un attivo centro culturale, grazie alla presenza del Seminario
e dei due convitti, maschile e femminile.
ARIANNA: Mia zia mi ha raccontato che le ragazze del convitto erano rigidamente controllate e le suore
erano sempre attente a non farle avvicinare ai ragazzi.
Gli ospiti dei tre istituti uscivano in orari diversi per le loro passeggiate.
La sera, però, sotto le finestre delle convittrici, andavano squadre di ragazzi in attesa che qualcuna di loro si
affacciasse ed era uno spettacolo divertentissimo.
MOGLIE: Lo immagino!
ARIANNA: Eccoci arrivati al Piano, il nostro Belvedere. Spero che la bellissima vista possa ripagarvi della salita.
Il panorama ci mostra i profili frastagliati dei monti e i paesini dirimpettai come Schiavi d’Abruzzo, Vastogirardi,
Pietrabbondante e Castelguidone, il paese da dove viene il nostro compagno di scuola Christian.
E’ il nostro amico speciale, a cui vogliamo tanto bene, perché ci ha insegnato ad amare tutti, soprattutto
i più deboli e chi è in difficoltà.
POLIGLOTTA: Ce l’avemo pure noi quarcosa de bello da vedè!
E sì che c’aveva ragione er Nicola Scarano quanno scriveva:
“Dal piano sale e si distende sulla vetta di un colle roccioso, a cavaliere del Trigno, alto
sul mare un seicento metri.
A chi vi si rechi dal capoluogo, Campobasso, a un certo punto del giro, a destra,
Monte Lungo, la piccola città si scopre, d'un tratto, sullo sfondo dei monti d'Abruzzo,
in figura di stivale simile a quella dell'Italia.
E sembra, così, che il Monte Lungo sia lì a farle la guardia e a farne la presentazione."
Trivento: un gradino al giorno
MOGLIE: E’una vista bellissima.
FIGLIA: Si vede perfino il mare!
ANNALISA: Sembra un quadro di Marcello Scarano.
FIGLIA: Ancora Scarano? E chi è questa volta?
MARCELLO SCARANO
Siena 15/11/1901
Campobasso 07/05/1962
ANNALISA: Era il figlio di Nicola Scarano ed è stato il più importante pittore molisano del Novecento.
Nacque nel 1901 a Siena, dove il padre, professore di letteratura, aveva ottenuto l’insegnamento.
Nelle sue tele Scarano ha dipinto spesso le campagne e i paesaggi dei nostri territori e, senza
dubbio, possiamo affermare che è stato “un pittore con la Valle del Trigno nel cuore”.
MARIA CAROLINA: Un tema profondamente caro all’artista era il mondo contadino molisano, sia con i
personaggi che con il paesaggio.
Trivento con la valle del Trigno e i casolari, i paesaggi molisani, le Mainarde, Termoli e il mare,
Campobasso con il castello Monforte hanno caratterizzato la sua produzione.
LUCA FL.: Finalmente vi ho trovati: vi ho riportato le chiavi della macchina!
MOGLIE: Oh, grazie… Ma, quasi quasi, mi viene voglia di restare!
AGNESE: è ciò che capita a tutti noi triventini: non lasceremmo mai il nostro paese.
Anche chi, per motivi di lavoro è costretto ad andare via, porta Trivento sempre con sé, nel proprio cuore.
Questa poesia del prof. Vittorino Vasile, vissuto per anni a Salerno, ci fa capire il sentimento di nostalgia e
rimpianto che tutti provano quando sono costretti ad andare via.
Prof. VITTORINO VASILE
Trivento 29/10/1911
Salerno 06/10/1984
ALLA MIA TERRA
Paterni colli e voi superbe cime,
che dalla valle natia v’estollete,
o antichi incanti e voi, mie gioie prime,
quale dolcezza al cuore mio infondete.
Fanciullo già provai le mie prime
ansie su quelle vostre balze liete
e, poi, quanto più il monte era sublime
d’ascenderlo sentì forte la sete.
L’anima mia oppressa dalle pene
che l’attristarono dianzi la sua ora
trovò nella tua pace il vero bene.
A la memoria spesso mi sovviene
il dolce canto che voi tutti allora,
amici colli, alzaste a note piene.
Enzo Perrazziello
MARIA CAROLINA: Come avete potuto capire molti personaggi hanno offerto il loro talento e hanno
contribuito al progresso della società triventina.
Essi hanno operato in vari ambiti: della giustizia, delle lettere, delle arti, dell’amministrazione, della
medicina, della religione, della politica, dei commerci, dell’industria e dell’artigianato.
POLIGLOTTA: Anvedi quanto semo gajardi, io manco li conoscevo tutti st’omini e tutte ste lapidi manco le
avevo mai viste.
AGNESE: Per forza, tu non studi mai e vai in giro solo per fare lo spaccone.
POLIGLOTTA: E che sei invidiosa? So bello che ce voi fa’.
Ve devo da ringrazià: se nun ce stavate voi, manco la facevo sta camminata.
FIGLIA: E’ stato veramente provvidenziale aver finito la benzina e poter fare questa visita qui a Trivento.
MARITO: Come si dice: “Non tutti i mali vengono per nuocere.”.
MOGLIE: Mi sono un po’ stancata, ma mi sento più arricchita.
FLASH MOB: PACE PACE MILLE PATATE
FIGLIA: Che bello! Ma perché questo ballo?
LILIANA: Il flash mob che abbiamo fatto si intitola “Pace Pace Mille Patate” .
Con esso vogliamo ricordare i cento anni della Fondazione “Save the children”, il cui motto è
“Stop alla guerra sui bambini”.
Anche a Trivento c’è stata una donna, un medico, che ha dedicato la sua vita all’impegno umanitario,
profuso in Kenia, con dedizione ai più deboli: i bambini di un orfanotrofio.
E in Kenia fu uccisa il 29 novembre 2015, all’età di 51 anni, nel corso di una rapina nella sua abitazione.
Dott.ssa RITA FOSSACECA
Trivento 22/08/1964
Mijomboni Kenia 28/11/2015
Parliamo della dottoressa Rita Fossaceca. Originaria di Trivento, viveva a Novara, dove svolgeva la sua
professione. Tornava molto spesso nel suo paese con il quale aveva mantenuto un legame intenso.
AGNESE: Proprio a Trivento si era resa promotrice di numerose iniziative a sfondo umanitario
per l’associazione ForLife, iniziative che avevano coinvolto l’intera comunità. La sua morte ha provocato
sconcerto e sofferenza in tutti i triventini.
A lei sono stati intitolati il poliambulatorio e l’auditorium della Scuola Media.
LILIANA:
“COLORI PER RITA”
Sei l’azzurro del mare profondo,
che occupa gran parte del mondo.
LILIANA: I nostri amici di seconda media, che allora frequentavano la quarta, con la guida della loro
maestra, Maria Giovanna Porfirio, hanno composto una bellissima poesia.
Sei il giallo della sabbia rovente,
Sei il rosso del fuoco più ardente.
Sei il verde della nostra speranza,
tu che ci hai insegnato la fratellanza.
Sei l’arancio del sole al tramonto
e il ricordo del tuo sorriso sempre pronto.
Sei il rosa del fiore sbocciato,
che, nei nostri cuori, abbiam conservato.
Sei il turchino del cielo infinito
sei il nostro eroe preferito.
Sei il bianco di una nuvola leggera,
che, pian piano si allontana nell’atmosfera.
Sei, per noi, l’arcobaleno dei nostri cuori,
tu che ci hai insegnato, per sempre, i tuoi grandi valori.
AGNESE: L’allora Ministro della salute Beatrice Lorenzin definì Rita "uno di quei piccoli eroi che
in giro per il mondo lavorano in silenzio per il bene degli altri”.
Per questo, a lei, a conclusione di questa manifestazione, vogliamo dedicare il nostro Inno
nazionale.
Il presente copione è stato elaborato dagli Alunni delle classi VA e VB
della Scuola Primaria “Emanuele Ciafardini” di Trivento,
Anno Scolastico 2018/2019,
coadiuvati dalla loro docente di Italiano
Ins. Vasile Giuseppina.
Nella preparazione dello spettacolo sono stati coinvolti anche gli altri docenti di classe
Ins. Consilvio Maria Luisa
Ins. Sebastiano Rocco.
Un grande grazie all’Ins. Ciafardini Camilla, in pensione da quest’anno,
per il suo contributo nella stesura del copione e nella preparazione degli alunni.

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UNA PASSEGGIATA A TRIVENTO alla ricerca di... luoghi, personaggi, tradizioni.

  • 1. Gli Alunni delle classi VA e VB della Scuola Primaria “Emanuele Ciafardini” di TRIVENTO A. S. 2018/2019 presentano la loro recita di fine anno: “UNA PASSEGGIATA A TRIVENTO alla ricerca di… luoghi, personaggi, tradizioni”.
  • 2.
  • 3. PRESENTAZIONE SARA: Buongiorno a tutti e benvenuti alla nostra manifestazione di fine anno. MARIKA: Oggi per noi è un giorno felice e importante: “felice” perché da domani saremo in vacanza, ma anche “importante” perché è l’ultimo giorno che trascorriamo alla scuola Primaria: stiamo per salutare il Preside e i nostri maestri perché ci accingiamo a varcare la porta della scuola Media. LETIZIA: In questi cinque anni di permanenza alla scuola Primaria abbiamo imparato tante cose, siamo cresciuti e abbiamo fatto tanti progressi. Ora una nuova avventura ci attende e speriamo che tutto vada bene. SARA: Abbiamo pensato di condividere con voi, che ci seguite nel nostro percorso di crescita, questo giorno. MARIKA: Con questo spettacolo vorremmo rendere omaggio a Trivento e soprattutto a quei tanti personaggi che, nel corso dei secoli, in vari ambiti, hanno messo il loro talento a servizio della società triventina. Abbiamo scoperto che sono tantissimi e per questo non ci è stato possibile parlare di tutti. DEBORAH: Volevamo, inoltre, precisare che il copione della recita non si trova in commercio, ma è frutto di una ricerca su vari libri e siti Internet che parlano di Trivento. Esso è stato possibile grazie all’impegno di quelle persone che, con amore e dedizione, hanno lavorato per farci conoscere il nostro passato. A loro va il nostro grazie.
  • 4. BIBLIOGRAFIA: Prof. Tullio Farina: “TRIVENTO: Scritti Storici e Personaggi Memorabili” Prof. Tullio Farina: “TRIVENTO: Ritorno al Passato” Dott. Francesco de Marinis: “TRIVENTO alle soglie del terzo millennio” Centro Studi Alto Vastese e Valle del Trigno: “GIOSUE’ SCARANO la conoscenza della flora e dell’agticoltura molisana” Prof. Nicola Scarano: “La storia del brigantaggio di Trivento nel periodo murattiano” SITOGRAFIA: FOTO: http://www.archiviomemo.it Trivento: un gradino al giorno Rosanna Carosella Mario Di Laudo e altre reperite in Rete. https://www.diocesitrivento.it/ https://www.altosannio.it/ https://www.huffingtonpost.it https://it.wikipedia.org https://www.youtube.com/?gl=IT https://www.turismo.it
  • 5. DEBORAH: Noi abbiamo, con la nostra fantasia e immaginazione soltanto cercato di trovare un filo per collegare tra di loro persone di epoche diverse. LETIZIA: E’ importante per noi ragazzi conoscere il nostro passato per poter trarre, da chi ci ha preceduto, insegnamenti ed esempi a cui ispirarci. E ne abbiamo trovato davvero tanti. SARA: Allora mettetevi comodi e buona passeggiata!
  • 6.
  • 7. MOGLIE (ESTER): Ecco, lo sapevo che sarebbe finita così! Se tu mi dessi ascolto qualche volta! Ti avevo detto di girare a destra, ma tu sei andato a sinistra; ti avevo detto di fare benzina, ma tu hai detto che il serbatoio era pieno; ti avevo detto di… FIGLIA (DESIRE’): Bla, bla, bla… e daje, ma nun te sta sempre a lagnà! MOGLIE: Quante volte devo dirti che non voglio sentirti parlare romano? MARITO (FILIPPO): Ma dai, non preoccuparti. Dopo tutto siamo in Italia, nel Molise, non in un luogo sperduto di chissà dove! Adesso prendo il cellulare e chiamo i soccorsi… Ma, come purtroppo immaginavo, non c’è campo. FIGLIA: Papà, il Molise non esiste, lo dicono tutti. MARITO: Ma che dici: è la ventesima regione dell’Italia, la più giovane, essendo stata istituita nel 1963 dopo il distaccamento dall’Abruzzo, anche se, come unità territoriale, fu creata nel 1221 con il nome di “Contado del Molise”. L’attuale territorio molisano corrisponde, per la maggior parte, all’antico territorio del Sannio. Il capoluogo di regione è Campobasso e, nel 1970, fu istituita la provincia di Isernia… Gajardo: ancora me ricordo quarcosa di quello che avemo fatto a scuola! FIGLIA: Ora ho capito perché dicono che non esiste: è perché è la più giovane e a noi giovani, purtroppo, nessuno ci dà retta! MOGLIE: Ecco, lo vedi, sei tu il cattivo esempio per nostra figlia, sempre con questo dialetto! E poi come fai a sapere che siamo nel Molise? MARITO: L’ho letto su un cartello quando siamo usciti dall’autostrada. C’era scritto:” Benvenuti in Molise”. MOGLIE: Altro che “benvenuti”; qui siamo in un bosco e sono preoccupatissima. FIGLIA: Io, invece, mi sto proprio divertendo e non vedo l’ora di raccontare questa avventura ai miei amici. Pensate un po’: soli in questo bosco!
  • 8. MOGLIE: Beata te …. Io, invece … MARITO: Ma non essere sciocca! Vedrai che quando saremo usciti da qui, troveremo dove fare benzina e qualcuno a cui chiedere informazioni …. MOGLIE: Può essere. Non ce la faccio più a camminare: i miei piedi sono stanchissimi! MARITO: Però io ti avevo detto di aspettare in macchina con Desirè; che potevo andare da solo a cercare benzina. E poi, dici sempre che vuoi andare a fare, come si dice… “jocing”, puoi iniziare ora a vedere se ti piace, o lo dici solo per indossare quella tuta rosa che hai comprato? MOGLIE: Ma che dici!!! FIGLIA: Ma io non volevo restare in macchina! Non mi sarei persa questa avventura per niente al mondo; magari incontriamo anche qualche lupo…. MOGLIE: Da sola nel bosco con una bambina: ma sei impazzito? Con tutto quello che si sente in giro…, e tu non parlare di lupi che già sono terrorizzata! FIGLIA: Papà, mamma: laggiù c’è un cartello. MOGLIE: Hai ragione! Finalmente! MARITO: Che ti avevo detto? Dai, forza, andiamo a leggerlo.
  • 9.
  • 10. MOGLIE: BENVENUTI A…. TRIVENTO! Mah!!! FIGLIA: “Trivento tremendo: circondato da tre monti, battuto da tre venti, protetto da tre santi, so’ ‘na razza di briganti.”. MOGLIE: “BRIGANTI!!!!”. E tu che volevi lasciarmi da sola in macchina nel bosco! Quando saremo usciti da questa brutta situazione, se ne usciremo vivi, chiederò il divorzio! MARITO: Fusse ca’ fusse la vorta bona! MOGLIE: Cosa hai detto? MARITO: No, niente, parlavo tra me e me. FIGLIA: Adesso sì che incomincio proprio a divertirmi! Non vedo l’ora di incontrarli! Invece dei lupi incontreremo dei briganti! VALERIO, ANTONY e GIULIO: Ah, ah, ah!! Che ridere!! MOGLIE: Chi è che ride? Sono dei briganti? FIGLIA: No, sono solo dei bambini! Purtroppo! Ciao, io sono Desirè, e voi, come vi chiamate?: VALERIO: Io sono Valerio e loro sono i miei amici Antony e Giulio. MOGLIE: Bambini? Meno male! Che spavento ho avuto! MARITO: Allora, bambini, sapete dirmi se siamo nel Molise? Vedete, mia moglie pensa che…. MOGLIE: Basta, mi hai stancata! Ascoltate, stavamo tornando a Roma, ma abbiamo sbagliato strada. Poi è finita la benzina e la macchina si è fermata… Un vero disastro! Colpa di mio marito che non mi dà mai retta!
  • 11. FIGLIA: Conclusione: non sappiamo più dove ci troviamo e non c’è campo per il cellulare. GIULIO: Ma… Siete nel bosco di TRIVENTO!!! E Trivento è il paese più bello del mondo!! FIGLIA: TRIVENTO? Si chiama così perché c’è sempre vento? ANTONY: Diciamo di sì, perché a volta soffia il vento, altre la bora ma, in compenso l’aria è sempre limpida. Ma non è il vento a dare origine al suo nome, esso viene dal latino “Terventum”… FIGLIA: In effetti qui c’è aria buona, si respira a pieni polmoni, non come a Roma che te devi guardà bene da respirà forte quanno esci! GIULIO: Volete che vi parliamo del nostro paese? MARITO: Veramente vorremmo un aiuto per trovare un benzinaio. VALERIO: Non c’è problema, mio padre ha sempre delle taniche di riserva. MOGLIE: Allora accompagnaci a casa tua. GIULIO: Veniamo anche noi, così lungo la strada vi racconteremo tutto. Che ne pensate? FIGLIA: Sono d’accordo! Imparare cose nuove è sempre bello. ANTONY: Per prima cosa, allora, ascoltate questa bellissima poesia scritta da un maestro in pensione. Una mia compagna la recita proprio bene. Ve la faccio vedere dal mio smartfone.
  • 12. Il bel paese su un colle è adagiato e da tutti i Triventini è adorato. Ai piedi suoi un fiume scorre lento, boschi e colline gli fan da ornamento. ARIANNA:
  • 13. Narran che in esso c’è tanta antica storia ricco di ruderi e di sannita gloria. Il centro storico da molti è ammirato e qui il riposo è sempre assicurato.
  • 14. I forestieri, attenti osservatori, ci invidiano la Cripta ed altri tesori:
  • 18. …e la bella vallata.
  • 19. Trivento, per chi non lo sapesse, con preti, professori, e studentesse era centro di studi e di cultura, molti famosi per la lor bravura.
  • 20. E’ sede di diocesi da secoli remoti e a tre santi il popolo fa voti:
  • 21. San Celso, San Vittore e San Nazario tra i più importanti del nostro calendario.
  • 22. MOGLIE: Davvero una bella poesia. MARITO: Il suo autore, hai detto, era un maestro, deve amare molto il suo paese! ANTONY: Si chiama Angelo Iavicoli, ma è originario di Castiglione Messer Marino, in Abruzzo. E’ venuto qui a studiare, nel Seminario, e sin da giovane ha mostrato interesse per la poesia. Ha insegnato nella nostra Scuola Primaria e ora vive tra Trivento e l’estero; appena può, viene a ritemprare la mente e il cuore nel suo paese adottivo. FIGLIA: Ahò, sei davvero bravo! Trivento deve essere un paese interessante! MARITO: Mi sembra di aver capito che è di origine sannita, quei Sanniti che sconfissero i Romani e li fecero passare per le Forche Caudine? GIULIO: sì, proprio loro. Trivento è sorta prima di Roma. ANTONY: Trivento fu abitata dai Sanniti, popolo fiero, anche se un po’ testardo. Poi, però i Romani riuscirono a conquistare il suo territorio e così divenne “Municipio romano”. I Romani ci hanno lasciato molte tracce, alcune delle quali inglobate nella mura delle case del centro storico. FIGLIA: Bene. Però, non ho ancora capito dove possiamo trovare i briganti. GIULIO: Ma no, quello è solo un modo di dire per ricordare che un tempo anche a Trivento, come in tutto il Sud d’Italia ci sono stati i briganti. FIGLIA: Adesso che me ce fai pensà… La maestra ci ha spiegato che il fenomeno del brigantaggio ha avuto origine dal malcontento presente nel Mezzogiorno dopo la proclamazione del Regno d’Italia nel 1861: na storia vecchia! MARITO: Sì, proprio una vecchia storia: sono sempre i più deboli che pagano!
  • 23. MOGLIE: Parlare bene premia sempre; vedi come questo bambino sa farsi capire? GIULIO: Io parlo Italiano altrimenti non capireste il mio dialetto. Tornando ai briganti, i più famosi di Trivento sono vissuti molto tempo prima, agli inizi dell’Ottocento. FIGLIA: Davvero? Che strano! VALERIO: No, non è strano: il Sud d’Italia, che era stato fino a quel momento sotto il dominio dei Borboni di Spagna, passò sotto il dominio francese e sorsero grandi contrasti tra quelli che volevano continuare a vivere con leggi borboniche e quelli che accettarono i Francesi. Questa situazione portò ad una vera e propria guerra civile, che diede origine al cosiddetto “brigantaggio murattiano o preunitario”; fu davvero cruento e a Trivento è legato ai nomi di Fulvio Quici e Paolo Vasile.
  • 24. FULVIO QUICI Trivento 1776 Trivento 31/03/1839 PAOLO VASILE Trivento 1768 Trivento 30/07/1848
  • 25. FIGLIA: Che storia interessante! Come avrei voluto esserci! MARITO: E’ vero! Non la conoscevo. Ma dicci: come è finita? VALERIO: Nel 1815, la Restaurazione riportò l’antico regime borbonico e il Re premiò Fulvio Quici e Paolo Vasile per la loro fedeltà. FIGLIA: In che modo? VALERIO: Fulvio Quici ricevette una pensione e qualche anno dopo fu eletto capitano della Guardia Urbana. Paolo Vasile fu fatto capo della Guardia Urbana ed esortò i suoi compagni a non unirsi con i tanti delinquenti comuni che infestavano la campagna. Entrambi contribuirono a ridare tranquillità alla loro terra, ripulendola dei tanti “malandrini” che vennero così assicurati alla giustizia. MOGLIE: Come mai conosci così bene la storia dei briganti? VALERIO: Io abito vicino a questo bosco che è stato teatro delle loro azioni, così, quando ho scoperto che Nicola Scarano aveva scritto un libro su di loro, non ho perso tempo e l’ho letto. MOGLIE: Vedete quanto è importante leggere? VALERIO: E poi mia nonna mi dice sempre: “St’ brigantiell’ mì”, perché, nella fantasia popolare, loro erano briganti vendicatori, benefattori e, talvolta, rappresentavano la giustizia. MOGLIE: Certo, sarebbe bello se tutti i contrasti potessero risolversi senza l’uso della violenza. ANTONY: E’ vero. Anche il Dottor Luigi Roberti, in una piccola poesia da lui composta, invita a non usare la violenza.
  • 26. MARIKA: CRISTIANITA’: Ferma la mano o fratello. Ferma la mano che sta per colpire! Con la mano si dona e si riceve il soccorso. Con la mano si accarezza, si benedice. Con la mano si lavora e si prega.
  • 27. MARITO: Allora cara, ti senti più tranquilla, adesso? MOGLIE: Ma sì, certo. Anche noi a Roma diciamo. “Volemose bene!”. FIGLIA: Mamma, mi stupisci: parli romano! MOGLIE: E’ solo un modo di dire, non parlo romano, io! MARITO: Prima, mi pare di aver capito che hai nominato un certo… Nicola Scarano. Quello del libro sui briganti. E’ vivo? MOGLIE: E’ di Trivento? SORELLA DI VALERIO (MIRIAM): Ma…. dove sei? Valerio, lo sai che dovevi aiutare papà con il trattore!! Ha detto che appena ti trova “ti stacca le recch’!” MOGLIE: Mamma mia, siamo capitati in mezzo a dei selvaggi! VALERIO: Non vi preoccupate, nostro padre urla, ma non ci sfiora mai con un dito. Come si dice: “can che abbaia non morde”. E’ nostra madre il carabiniere di casa. Lei le cose te le dice una volta sola e, se non le fai, sono guai! MIRIAM: Non esagerare, mamma vuole solo che noi facciamo ciò che è giusto. ANTONY E GIULIO: Le femm’n so’ malament’! MARITO: Ma che ne volete sapere voi di donne! Ne dovete mangiare di pane e cicoria prima di parlare! MOGLIE: E’ colpa nostra, ma, vedi, insieme ai suoi amici ci sta aiutando a capire qualcosa su Trivento. MIRIAM: Non è colpa vostra: lui trova sempre una scusa per svignarsela perché è uno scansafatiche, sempre a giocare con i suoi amici e in giro a fantasticare sui briganti. VALERIO: Lei è mia sorella, è la mente della famiglia. Come si dice da voi? FIGLIA: Capoccione de casa. VALERIO: Sì, proprio così: “Capoccione de casa”. Visto che sei qui, renditi utile e racconta ciò che sai di Nicola Scarano.
  • 28. Prof. NICOLA SCARANO Trivento 18/11/1865 Campobasso 12/12/1942
  • 29. MIRIAM: Nicola Scarano nacque a Trivento nel 1865, qualche anno dopo la proclamazione del Regno d’Italia. Il territorio era attraversato dalle bande di briganti e la popolazione viveva, dappertutto, in una condizione di assoluta povertà e di spaventoso analfabetismo. Iniziò a studiare presso il Seminario di Trivento. Grazie alla sua grande forza di volontà e al forte amore per la cultura si laureò in Lettere e Filosofia presso l’Università di Napoli. E’ stato professore di liceo, scrittore e critico letterario. Nicola Scarano ci ha lasciato un ricco patrimonio culturale, costituito da numerose ricerche letterarie e saggi e che ha avuto come destinatari non solo gli allievi del suo liceo, ma anche un pubblico più vasto che ha potuto trarre profitto dalle sue pubblicazioni e dai suoi manuali.
  • 30. MARITO: Ha ragione tuo fratello: sei proprio il capoccione di casa. Che classe frequenti? MIRIAM: La seconda Media e il nostro istituto è intitolato a Nicola Scarano. Anche a Campobasso, per omaggiarlo, gli hanno intitolato una via e una scuola. ANTONY: In occasione del 150^ anniversario della sua nascita, quando frequentavamo la prima, a scuola abbiamo realizzato un video sulla trebbiatura, dove è presente anche una poesia da noi composta. La trebbiatura era il lavoro dei campi più importante e faticoso; Nicola Scarano ce ne parla nelle sue “Novelle paesane”. GIULIO: Lo abbiamo pubblicato sul nostro blog di classe. Che ne pensate: volete vederlo? VIDEO: “LA TREBBIATURA” https://www.youtube.com/watch?v=mKB8oi9XCJU
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  • 35. FIGLIA: siete stati proprio bravi! MOGLIE: E ci avete davvero incuriosito. Penso proprio che sarebbe bellissimo fare una passeggiata nel centro di Trivento. FIGLIA: Allora, forza: in marcia! MIRIAM: Ecco laggiù nostro padre: vi darà un passaggio con il trattore. ANTONY: Io posso salire con voi. Possiamo approfittarne per ammirare il tratturo, l’antica via della transumanza.
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  • 37. FIGLIA: Il trattore si chiama così perché è l’unico mezzo che può passare per il tratturo? VALERIO: Ma che dici! Per il tratturo passavano greggi e mandrie che dai monti andavano al mare nei periodi freddi. Qui, a Trivento, passava il tratturo Celano-Foggia. Oggi, c’è solo una famiglia, nel Molise, che ancora fa la transumanza, la famiglia Colantuono di Frosolone. MOGLIE: Certo che ne facevano di sacrifici i pastori. MIRIAM: Lasciavano le proprie case, le famiglie e andavano via per guadagnare un tozzo di pane. FIGLIA: E immagino che dovevano stare attenti pure ai briganti!
  • 38. VALERIO: Papà, puoi darci un passaggio fino al paese? Questi romani vogliono visitare Trivento. PAPA’ DI VALERIO (LUCA FL.): Buongiorno. Volete visitare Trivento? E la macchina dove l’avete? MOGLIE: E’ ferma nel bosco, senza benzina. PADRE: Allora salite e più tardi penseremo a recuperare la macchina. Trivento va visitata a piedi.
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  • 40. VALERIO: Eccoci arrivati. Ci sono questi miei amici che vi accompagneranno. MARITO: Grazie mille. Sei stato di grande aiuto. FIGLIA: Facciamoci un selfie prima di lasciarci. VALERIO: Vi lascio con il proverbio.: “S’ ’n’br’gant vò mbr’glié, n’br’gant e mies a d’vntà!” PADRE: Forza, andiamo che abbiamo fretta! E la prossima volta avvisami quando esci a giocare. ALESSIA: Buongiorno, piacere di conoscervi. Così, volete visitare il nostro paese? Bene, Io sono Alessia, lei è Giulia, lei è Elena e lui è Giosuè, il poliglotta. POLIGLOTTA (GIOSUE’): Sì, io sono il “polli-glotta” perché so parlare tre lingue: l’ “itagliano”, il triventino e il romano. MARITO: Polli-che? Vuoi dire “poliglotta”. POLIGLOTTA: No, “polli-glotta” perché mio padre ha i polli e poi, come ho già detto, parlo le lingue. GIULIA: Lui si vanta sempre di conoscere le lingue, ma poi prende 4 in Inglese. POLIGLOTTA: Stai a guardà er capello! MADRE: Come mai conosci il romano? Sei stato a Roma? POLIGLOTTA: No, ce devo ancora annà, però ce sta mi zio. FIGLIA: Vedi! lui può parlare romano e non abita a Roma, ed io invece no! MADRE: Lascia perdere e sentiamo cosa ci vogliono raccontare questi ragazzi.
  • 41. GIULIA: Eccoci arrivati nella piazza principale del paese. Questo è il monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale.
  • 42. ANTONY: E’ stato inaugurato nel 1930. Fu eretto per iniziativa del signor Ferdinando Colaneri, che, da New York, nel 1924, organizzò una sottoscrizione per la raccolta di fondi destinati ad erigerlo. A Trivento l’iniziativa fu bene accolta. E’ collocato in un giardino protetto da un cordolo in pietra e da una ringhiera in ferro. E’ costruito in pietra calcarea. MARITO: Bellissimo e interessante. ANTONY: Ora devo andare. Spero di incontrarvi di nuovo. MOGLIE: Come si chiama questa piazza? GIULIA: “Piazza Fontana”, per via della bellissima fontana monumentale in pietra. D’ora in poi, la pietra sarà il materiale predominante in tutto il centro storico.
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  • 45. ALESSIA: La fontana che qui vedete era il luogo di incontro. Le comari si raccontavano i fatti del paese e cominciavano col dire: “Hanno detto…”, ma chi lo avesse detto per prima non si sapeva. Gli uomini, mentre i loro cavalli o asini si abbeveravano, parlavano dei lavori che dovevano fare e i giovani aspettavano di vedere le ragazze che andavano a prendere l’acqua. ELENA: Certo si scambiavano solo sguardi, non potevano rivolgersi la parola, perché, altrimenti, le comari cominciavano con le malelingue. GIULIA: C’è anche un canto popolare che lo racconta.
  • 46. CANTO POPOLARE N’ biell pajsaniell’ iva p’acca a la f’ndanella, tr’vatt’ tre giuv’n biell ch’ lavav’n’ l’ pienn. Ma la chiù bella d’ tutt’ me la pigl’ i’! Ohi bella, viemm’ a iaprì! Famm trasì. N’n c’ v’ nì massera ca z’ naddona mamma! Anna addman matina prima ch’ sona mattutin. So jut a la matina quanta malinc’nia: n’ me v’nuta a iaprì, n’ ma fatt’ trasì. So jut a la matina a la messa cantata; la bella la tr’vat’ l’ fidanzat. T’ vuogl’ fa’ girà coma aggira l’ sole. D’onna t’ trov’ t’ trov t’ sbatt’ nterra e t’ scepp l’ cor. T’ vuogl’ fa’ girà coma aggira la luna. Com’ i’ amava a te mai chiù n’sciuna.
  • 48. ELENA: Ma non c’è solo questa fontana. In tutto il paese, ce ne sono altre, fatte tutte in pietra. La poesia “La fontana del mio paese” ne descrive le caratteristiche. MARIA CAROLINA: LA FONTANA DEL MIO PAESE Come, limpida e viva, scaturiva l’acqua gorgogliante, dalle otto cannelle della fontana del mio paese, così, limpidi e vivi, scaturiscono in me, della felice infanzia i bei ricordi.
  • 49. ALESSIO MO. Spesso, col pensier, ritorno al mio paese, accanto alla Fontana. E nella comunione di cose e di ricordi, amo ancor sedere sugli argini delle vasche, con i piedi aliscafanti, al pel dell’acqua.
  • 50. ADELAIDE Rivedo, con piacere, nell’acqua mossa, il cielo azzurro, il Sole, il duplice volare di passeri e di rondini ed il volto impertinente di un mascalzoncello, che, sempre amico di beffe e di sberleffi, rimirandosi, faceva al proprio viso le boccacce, garrulo e vivo, come l’acqua che, gorgogliante, dalle cannelle usciva.
  • 51. ALESSIO Or la Fontana tace! E le vasche son colme di ricordi e foglie secche… Foglie secche… che, mosse dal vento, fanno il girotondo da sembrar vive. Come son vivi i ricordi, che, dalla mente, fanno la spola al cuore mio …
  • 52. MARIA CAROLINA Nel rimpianto dell’età migliore, qualche lagrima bagna le mie gote. Poi, in una vasca cade, nella illusione di ristorar questa Fontana arida e secca! Salve, Trivento mia.
  • 53. Dott. LUIGI ROBERTI Trivento 18/03/1908 Grottazzolina (AP) 11/05/1978
  • 54. ALESSIA: Questa poesia, come quella precedente, è stata scritta dal Dottor Luigi Roberti. Nato a Trivento nel 1908, fece i primi studi nel Seminario di Trivento e poi si iscrisse alla facoltà di medicina. La sua cultura scientifica non gli impedì l'amore per la letteratura e soprattutto per la poesia, che scaturì nella raccolta “Frutti d'autunno". Dalle sue poesie si capisce il suo legame con il paese natio e vi è un continuo richiamo alla sua infanzia.
  • 55. ELENA: Bene, vi illustro un po’ il mio paese. Dovete sapere che Trivento è formata da una parte storica, caratterizzata da vicoli caratteristici e viuzze, dove nel passato si svolgeva la vita sociale cittadina. Qui sorge la Cattedrale, che, con le sue cerimonie religiose costituisce oggi l’unico richiamo. Poi c’è un borgo più moderno dove oggi si svolge la vita commerciale, artigianale e professionale del paese. Qui ogni domenica si svolge un mercato con la presenza di tante colorate e festose bancarelle…
  • 56. Trivento: un gradino al giorno … ma non ha nulla a che fare con le fiere di un tempo.
  • 58. POLIGLOTTA: Allora che famo, se sale o no? FAMIGLIA: Sì certo, saliamo. MADRE: Ma… è proprio bella questa scalinata! POLIGLOTTA: E’ la Trinità dei Monti di no antri! FIGLIA: Ma quanti gradini sono? GIULIA: Sono 365: uno per ogni giorno dell’anno. La scalinata di San Nicola conduce alla parte alta del paese, collegando la piazza al centro storico. Da sempre è il simbolo di accoglienza di Trivento, rappresentando una delle più belle gradinate di tutto il Molise.
  • 59. Sig. BENIAMINO MASTROIACOVO Trivento 04/05/1845 Trivento 09/07/1897
  • 60. ALESSIA: Fu progettata e costruita dal nostro concittadino Beniamino Mastroiacovo, che nacque a Trivento nel 1845. Rimasto orfano di padre, si dedicò al lavoro sin da piccolo. Solo più tardi imparò a leggere e a scrivere e diventò geometra. Operò come progettista e impresario nel settore dell'edilizia. Morì prematuramente e fu a lungo rimpianto dal popolo triventino. Egli, infatti, senza lauree, rappresentò, in Trivento, l'aristocrazia del lavoro e dell'onestà: cittadino esemplare, operò solo per il decoro e per il progresso della sua Trivento. Dal 1926 il corso principale del paese porta il suo nome. MOGLIE: E’ proprio vero: fare del bene ripaga sempre.
  • 61. FIGLIA: Mamma, la vista di tutti questi gradini mi ha fatto venire fame! Posso avere una busta di patatine? ALESSIA: “Patatine”? Certo sono buone, anche io le mangio volentieri, ma non hanno niente a che vedere con le “patate sotto la coppa” che si consumavano un tempo! E pensare che, prima di Giosuè Scarano, non erano neanche considerate! POLIGLOTTA: Chi, io? Ma se le ho sempre mangiate le patatine! ALESSIA: Non tu, un altro Giosuè. Questo Giosuè Scarano di cui parlo io nacque nel 1774… POLIGLOTTA: Ah, è nato un po’ prima di me!
  • 62. Dott. GIOSUE’ SCARANO Trivento 1774 Trivento 06/03/1845
  • 63. GIULIA: Giosuè Scarano è una figura rappresentativa del panorama culturale e scientifico ottocentesco molisano. Anche lui iniziò i suoi studi nel Seminario di Trivento, per conseguire, poi, la laurea in Medicina a Napoli. FIGLIA: Sì, ma cosa c’entra lui con le patate? ELENA: Dovete sapere che, per circa tre secoli, cioè da quando la patata fu introdotta dall’America, essa fu vittima di superstizione e ripugnanza, perché ritenuta malsana, in quanto cresce sottoterra. Ebbene: Giosuè Scarano ne introdusse l’uso. L’introduzione di questo tubero ha portato grandi vantaggi per le famiglie più povere, che, con essa, hanno potuto sfamarsi e sostenersi. Esse la mangiavano cotta sotto le ceneri, senz’altro condimento o ridotta in polenta. MOGLIE: è proprio vero: i cibi più semplici sono senza dubbio i migliori.
  • 64. CERASTIUM SCARANI: PEVERINA DI SCARANO ELENA: Ma non è tutto. Giosuè Scarano, amò anche le piante e fu un illustre botanico. Diventò corrispondente del Real Giardino di Napoli e censì tutte le specie di piante presenti nel Molise, in particolare nella zona del Matese. Gli è dedicata una specie: la “Peverina di Scarano”, da lui scoperta sui Monti del Matese. E’ una specie di cerastio, che fiorisce in luglio.
  • 65. FIGLIA: Ma… che si chiamano tutti Scarano, qui a Trivento? POLIGLOTTA: Sì, morti se chiamano così, ma è il soprannome che te fa capì de che famia sei: ce so’ i P’scion’, Marrani, M’r’can’, Cap’ton’… ELENA: Ritornando a Giosuè Scarano e alla sua peverina del Matese… Chissà se la “bella molisana”, di cui parla Eldo di Lazzaro nella sua “Rosabella del Molise”, ha mai visto questa pianta!
  • 67. MOGLIE: Ma io questa canzone l’ho già sentita! MARITO: Sì, anch’io. Ma, cosa ha a che fare Eldo Di Lazzaro con Trivento? Non era romano? Se non sbaglio, ha scritto “Chitarra romana” e “La romanina”.
  • 68. M.º ELDO DI LAZZARO Trapani 21/02/1902 Milano 29/11/1968
  • 69. NICOLE: Gaetano, il padre di Eldo Di Lazzaro, era di Trivento, ma, essendo dell'esercito, era soggetto a continui trasferimenti. Per questo, Eldo nacque a Trapani nel 1902, anche se trascorse la sua infanzia a Trivento, dove frequentò il locale Seminario. Amava questo paese, tanto che, quando nelle varie interviste concesse alla radio e alla stampa, qualcuno gli chiedeva dove fosse nato rispondeva: “Io sono di un piccolo paese del Molise che si chiama Trivento”. Fu compositore e scrisse oltre duecento canzoni, riportando successi straordinari, anche al festival di Sanremo. Il suo tema preferito era la campagna ma non mancarono canzoni di diversa ispirazione… Mori nel 1968. AURORA: Bene, che dite, siete pronti ora per salire la nostra monumentale scalinata? FIGLIA: Sì, sì, andiamo. GIULIA: Toh, guardate: ci sono Aurora e Nicole. Vi lasciamo con loro che vi spiegheranno tutto. NICOLE e AURORA: Sì, certo.
  • 70. Trivento: un gradino al giorno NICOLE: Scalino dopo scalino, siamo arrivati alla Chiesa di San Nicola, davanti alla quale si può ammirare una bella statua marmorea del Cuore Immacolato di Maria.
  • 71. Trivento: un gradino al giorno MARITO: Forza, continuamo a salire!
  • 72. FIGLIA: Guardate! Su quel palazzo c’è una lastra: voglio leggerla!
  • 73. Can. Prof. BERTRANDO GIANICO Roccavivara 12/05/1902 Roma 10/08/2001
  • 74. AURORA: Il sacerdote Don Bertrando Gianico, pur essendo nato a Roccavivara il 12 maggio 1902, viene considerato un triventino a tutti gli effetti. Infatti, non solo trascorse quasi tutta la sua vita a Trivento, ma, ne ha promosso lo sviluppo culturale, sociale ed economico. In realtà, non solo Trivento, ma l'intero Molise e molti paesi pugliesi, campani, lucani, abruzzesi, marchigiani e perfino sardi, gli devono gratitudine e riconoscenza. Don Gianico, oltre a quella di sacerdote, aveva una grande vocazione di maestro. Egli individuò nello studio la via dell'emancipazione culturale, civile e sociale per centinaia e migliaia di ragazzi e ragazze. Per questo, nel 1949 aprì a Trivento il Convitto maschile, che ebbe la sua sede in questo edificio. In seguito, istituì la scuola media legalmente riconosciuta. Negli anni a seguire, diede vita all'Istituto Magistrale. In ultimo, finanche quando ormai aveva ceduto al peso degli anni e alla completa cecità, si prodigò con forza presso il Ministero della Pubblica Istruzione perché Trivento avesse l'Istituto per Geometri. MARITO: Certo è stato proprio un grande uomo!
  • 75.
  • 76. FIGLIA: Ma che significa “vita spartana? NICOLE: Che combinazione, c’è mio nonno, che ha fatto l’istitutore nel convitto. Può spiegartelo lui. Nonno… ci spieghi cosa significa “vita spartana?” NONNO (KEVIN): Significa che in tempi di miserie e di grandi difficoltà, i convittori, per una retta modesta, ricevevano un vitto altrettanto modesto. Il convitto era un edificio antico, con povere suppellettili, senza riscaldamento, o con camere e aule di studio molto semplici. Non c'erano campi da gioco, né cortili interni. La ricreazione veniva svolta in mezzo alla strada, davanti al convitto. Eppure quegli anni sono rimasti memorabili nel cuore e nella mente di tanti ex convittori ed ex studenti, perché si viveva con poco, ma bastava anche poco per essere gioiosi e contenti. A distanza di molti anni, tutti coloro che, grazie a don Gianico, hanno avuto la possibilità di studiare riconoscono che, senza lui, nessuno sarebbe diventato ciò che poi è stato. Don Gianico ha veramente operato per far sì che gli ultimi diventassero primi. Per questo, i suoi ex convittori, con il patrocinio del Comune di Trivento, ad un anno esatto dalla sua morte, hanno voluto ricordarlo con questa lapide, apposta il 10 agosto 2002 sulla parete dell'edificio, che un tempo fu sede del suo convitto. POLIGLOTTA: mia zia Peppinella me racconta sempre che quanno iniziò a lavorà pe lui, don Gianico volle vedè se se poteva da fidà. Ogni vorta che annava a puli-je lo studio, mi zia trovava i sordi. Alla fine je disse. “Don Gianì, ancora ada nasc’ chi fa fess’ a me. Na vota vabbè, la s-conda pur’, ma mo basta! S’ trov’ l’atr suold m’ l’ mett’ na sacca e n’ l’ vidi cchiù: parla chier’ z’ và. MARITO: E … cosa fece Don Gianico? POLIGLOTTA: Non se perdette più i sordi.
  • 77. Dott. Amato Totaro FIGLIA: Ho contato i gradini: siamo a quota 150. Dove ci troviamo? AURORA: Siamo a Largo Porta Maggiore, dove, come potete vedere, la visuale spazia sulla Trivento moderna e si perde sulla montagna circostante.
  • 78. Trivento: un gradino al giorno MOGLIE: Che ne dite di fermarci un po’ e di ascoltare un’altra canzone del grande Eldo Di Lazzaro? Così ci riposiamo un po’. NICOLE: Ottima idea.
  • 80. FRANCESCO G.: Chi sono questi forestieri? FIGLIA: Come fate a sapere che siamo forestieri? VANESSA: Beh! Certamente non siete di Trivento. Si capisce da come salite le scale! FRANCESCO G: Io mi chiamo Francesco e loro sono Gloria e Vanessa. Benvenuti nel nostro paese. Da dove venite? FIGLIA: Siamo di Roma. GLORIA: Di Roma e venite a visitare il nostro paese? Roma ha tante meraviglie, che, a confronto, Trivento vi deve apparire come una borgata. MADRE: E’ però un paesino interessante, con persone molto accoglienti e disponibili come voi. NICOLE: Noi vi dobbiamo salutare, i nostri amici continueranno la passeggiata con voi. E’ stato un piacere conoscervi. FAMIGLIA: Anche per noi. POLIGLOTTA: Io nun vado via, ve farò da interprete, loro nun parlano romano. MARITO: Allora, dove eravamo rimasti? Ah, sì! Dobbiamo finire di salire.
  • 81. GLORIA: Allora, siamo a quota 175 gradini e la scalinata si restringe; non poteva mancare anche da noi una “via Roma”. FIGLIA: Per forza! Se era “Caput Mundi”!
  • 82. POLIGLOTTA: Ahò! Me devi da spiegà che vor di’ S.P.Q.R. che se vede pe’ tutta Roma. Mi’ zio m’ha detto che vor di’ “Sono Poche Quattro Ricotte”. Ma che ce devono fa’ co’ tutte ste ricotte: il pecorino? MARITO: No, non è questo il significato; vuol dire: “Il Senato e il popolo romano”. POLIGLOTTA: Adesso sì che non ce capisco gnente, erano mejo le ricotte, armeno se magna.
  • 83. FIGLIA: Guardate: un’altra lapide. Leggiamo: In questa casa, il 13/3/1886, Nacque Emanuele Ciafardini, Docente universitario, Letterato di chiara fama, Deceduto a Napoli il 15/1/1956. A ricordo Del cittadino illustre, Trivento, Per affettuoso omaggio, Pose. 9 Ottobre 1976
  • 84. Prof. EMANUELE CIAFARDINI Trivento 13/03/1886 Napoli 15/01/1956
  • 85. GLORIA: Emanuele Ciafardini nacque a Trivento il 13 marzo 1886. Iniziò i suoi studi presso il Seminario di Trivento. Fu critico e scrittore di raffinati saggi critici su Dante, Petrarca, Tasso, Alfieri, Foscolo, Leopardi, Carducci e D'Ovidio. In tutte le sue opere portò, oltre che la luce del suo intelletto, una peculiare caratteristica: quella della sua natura etica. Il 9 ottobre 1976 gli fu intitolata la nostra Scuola Elementare. FRANCESCO G.: Sì, è vero. Mio padre, che allora frequentava la scuola elementare, mi ha raccontato che, in quell’occasione, ci fu una bellissima cerimonia. Neanche a farlo apposta, eccolo. Facciamoci raccontare da lui. Ciao papà. Stiamo raccontando a questi nostri amici di quel giorno in cui la scuola elementare venne intitolata ad Emanuele Ciafardini. Tu c’eri, vero? FRANCESCO C.: Sì, fu davvero molto emozionante. Ho qui con me il discorso che il professor Vittorino Vasile, anch'egli triventino e all'epoca Provveditore agli Studi di Campobasso, tenne per l’occasione. Se volete, posso leggerlo. MOGLIE: Sì, deve essere bello.
  • 86. FRANCESCO C.: "Emanuele Ciafardini, del nostro popolo, ebbe le caratteristiche migliori e fu, pertanto, un autentico figlio della terra del Molise, diviso dall'Abruzzo dal tortuoso Trigno, su cui domina, adagiata su un colle, a spia della valle e quasi ardito baluardo, la cittadina di Trivento. Qui la gente, quella autentica e generosa, nonostante la furia dei tempi, ha ancora il culto delle virtù antiche; ancora conosce la sobrietà e la modestia, non disdegna il sacrificio, ama ancora il lavoro ed ha nel cuore la saggezza distillata del buon senso antico. Orbene, da questa gente, il letterato Triventino trasse l'humus, che sostanziò il suo spirito pronto, sempre, a cogliere i valori della vita, come sanno fare i puri di cuore.” (Prof. Vittorino Vasile) VANESSA: Oltre a questo bel discorso, cos’altro faceste per l’occasione? FRANCESCO C.: Io frequentavo la quinta e ricordo che rendemmo omaggio a questo illustre figlio della nostra Trivento con un canto composto dal nostro maestro, Spartaco Porfirio. Non ricordo la musica, ma le parole le ricordo ancora.
  • 87. “CANTO AD EMANUELE CIAFARDINI” Trivento, dolce paese, desti i natali a uno scrittore che oggi vive in te. Trivento, oggi la scuola canta d’amore, canta di gioia, solamente per te. Perché questa scuola finalmente ha un nome di gloria vestito…. Per te ha vissuto, ha scritto, ha cantato le “rime” dei grandi…. Trivento, caro paese, figlio più grande non seppe amare solamente che te!
  • 88. GLORIA: Il Comune di Trivento, oggi, lo ricorda, oltre che con la intitolazione della nostra scuola elementare, sita in Piazza Calvario, con questa lapide collocata sul muro di questo edificio che fu la sua casa. FIGLIA: Finalmente qualcuno che non si chiama Scarano! VANESSA: A dir la verità, anche i Ciafardini sono moltissimi. MARITO: Quindi anche per loro vale lo stesso discorso, immagino: si distinguono dal soprannome, giusto? VANESSA: Sì, proprio così. E questo succede per tutti i cognomi. FIGLIA: Dai, dicci qualche soprannome. GLORIA: Vediamo quali ho sentito dire… Sì, ci sono Magrizie, S’gghion, Panacc’, Zannitt’, Trèsctèll, Tiracavè e molti altri. FRANCESCO G.: Essi hanno diversa origine: possono derivare dal nome di un membro della famiglia, dal mestiere svolto, dal modo di agire, da difetti fisici, da qualità o ancora dalle espressioni utilizzate dalle persone. MARITO: Certo, una bella fantasia!
  • 89. GLORIA: Ecco, ci siamo: al 234esimo scalino si apre la grande piazza che ospita la Cattedrale, il Campanile, la Chiesa della SS Trinità, che oggi è un museo, e la Curia.
  • 90. MOGLIE: Che meraviglia! Quanti uccellini! VANESSA: La vista di tutti questi uccelli mi fa pensare alla canzone “Lu passariello”, composta dal grande Di Lazzaro. Ins. Maria Scarano
  • 92. GLORIA: Ecco la Cattedrale, l’altro simbolo cittadino. E’ eretta su una preesistente basilica dedicata a San Casto. Ha subito, nei secoli, vari restauri, ma custodisce, tutt’ora, preziosi tesori artistici tra cui la Cripta, sulla quale è eretta. La Cripta, ora dedicata a San Casto, primo Vescovo della Diocesi di Trivento, all’inizio era un antico tempio pagano dedicato a Diana.
  • 93. LA DIOCESI DI TRIVENTO
  • 94. VANESSA: La nostra Diocesi è molto antica e sulle sue origini ci sono due tesi. La prima sostiene che sia nata nel I secolo d. C., con l’invio a Trivento di San Casto, l’altra, che la vede nascere, nel IV secolo d. C., a seguito della morte di San Casto, martirizzato. Certo è che la Diocesi nasce intorno alla figura di questo Santo, vista la profonda venerazione, che la comunità mostrava nei confronti delle sue reliquie. San Casto viene riconosciuto come primo Vescovo di Trivento. FRANCESCO G.: A noi triventini piace pensare che sia sorta proprio nel I secolo d. C., direttamente da un discepolo degli Apostoli. VANESSA: Fino a qualche decennio fa, c’era una bella tradizione sull’arrivo del nuovo Vescovo. Vi facciamo vedere questa nostra ricerca.
  • 95.
  • 96. Un tempo, a Trivento, quando un nuovo Vescovo arrivava, un’accoglienza particolare gli si riservava.
  • 97. I fedeli, da tutta la Diocesi, giungevano festanti e, all’ingresso del paese, lo aspettavano con vestiti eleganti. C’era anche un cavallo bianco, con un drappo rosso ornato, che di far salire sulla sua groppa il Vescovo era assai onorato.
  • 98. Questi, del Pellegrino, indossava il cappello e si avvolgeva in un rosso mantello. Poi, sul cavallo montava contento, ma sperava che non tirasse troppo vento.
  • 99. Il paese, felice, attraversava, mentre un lungo corteo di fedeli e preti, pregava… …donne e bambini alle finestre si affacciavano e, con ansia, la prima benedizione aspettavano.
  • 100. Quando, poi, alla Chiesa di San Nicola giungeva, i simboli episcopali riceveva.
  • 101. Ma, ancora lunga era la strada da fare, perché alla Cattedrale bisognava arrivare! Mons. Epimenio Giannico (1937)
  • 102.
  • 103. Quando, finalmente, davanti alla Cattedrale giungeva, dal cavallo, felice, scendeva. Il cavallo del suo drappo veniva spogliato, perché questo al popolo doveva essere donato.
  • 104. In minuscoli brandelli veniva ridotto e tutti cercavano di prendere un pezzetto del mantello rotto. Infatti, che proteggesse dalle cattiverie si diceva e che allontanasse le streghe si credeva. Per questo, oggi, quando con qualcuno ci arrabbiamo, “T’ facc’ com(e) na c’perta d’ vesc(o)v!” gli diciamo! “Ti riduco come una coperta di Vescovo!”
  • 105. Una volta, però un Vescovo, chissà perché, sul cavallo non volle salire e, così, questa tradizione è andata a svanire. Da allora, quando un nuovo Vescovo arriva a Trivento, usa i suoi piedi per salire la bella scalinata; e il suo cuore batte contento, come quello di tutta la gente che a lui già si è affezionata!
  • 106. 23 Settembre 2017: FINALMENTE…. C’ERAVAMO ANCHE NOI, quando di San Casto, l’ottantacinquesimo successore giunse a Trivento, accolto con grande onore. Del nostro amato Vescovo Claudio Palumbo stiamo parlando: appena lo vedemmo, il nostro cuore ad amarlo già stava imparando.
  • 107. Dopo che in Piazza Fontana ebbe salutato, verso la Cattedrale si incamminò sopra un tappeto rosso per lui preparato,
  • 108. ansioso di arrivare alla sua “Sposa”, che, più di tutto, ama sopra ogni cosa!
  • 109. Rosanna Carosella SARA: LA CATTEDRALE DI TRIVENTO Antico e sacro Duomo di Trivento, dalla bella facciata di pietra grigia, così ben ornato di simboli e colonne, tanti, passando indaffarati e distratti, appena ti volgono lo sguardo, di te restano ammirati ed estasiati. Pochi sanno, però, quanto tu, di questa gloriosa città, di questa vetusta nostra Diocesi, per secoli, sia stato e resti il centro, il cuore, l'anima. GLORIA: Il nostro amato parroco e Vicario della Diocesi di Trivento, Sac. Don Mimì Fazioli, alla nostra Cattedrale ha dedicato questi bellissimi versi.
  • 110. GIULIO: Eppure ogni triventino verace, sia pure emigrato in terre lontane, ti sogna sovente, e, nel ripensare nostalgico a te, sicuramente rimpiange l'austera bellezza della quieta e silenziosa tua piazza, sulla quale t'affacci maestoso e che tu, imponente, domini. E' proprio allora che, riempiendosi gli occhi di ricordi e di lacrime, ognuno, fiducioso e commosso, chiede ai Santi Patroni una particolare benedizione.
  • 111. Rosanna Carosella Tu sei sempre nei nostri cuori, amato e ammirato monumento di fede, a tutti ridoni momenti lieti e sereni. Ebbene, come custodisci, da secoli, nel tuo grembo, la splendida cripta di san Casto, splendido scrigno di storia e di arte, aiutaci a conservare, orgogliosi, la fede, la speranza e la pace. ADELAIDE:
  • 112. Rosanna Carosella Quanti ti passano vicino, se entrano poi, o spinti da curiosità, o con atteggiamento pio e devoto, restano conquistati subito e rapiti dalle navate tue ampie e severe. Tu diventi, per loro, l'amico di sempre, il geloso custode d'una vita di grazia, da trascorrere a servizio del mondo, da testimoniare alla luce del Vangelo. LUCA FL:
  • 113.
  • 114.
  • 115.
  • 116. Trivento: un gradino al giorno
  • 117.
  • 118. MOGLIE: Ho sentito una musica. FIGLIA: E’ vero: era bellissima! MARITO: Da dove proveniva? LILIANA Dalla Cattedrale. Stavamo provando la nostra Pastorale. FIGLIA: Cos’è la “Pastorale”? LILIANA: “La Pastorale”, il canto del Natale triventino è una delle composizioni natalizie più belle e più antiche della Diocesi di Trivento. Le sue origini, pienamente triventine, sono certificate dal suo autore, Mons. Luigi Scarano che agli inizi del Novecento, riprendendo il testo “Tu scendi dalle stelle”, scritto da San Alfonso Maria de’ Liguori, ne compose un’originale melodia musicale arrivata sino ai giorni nostri. E’, da sempre, il canto con cui la comunità diocesana si riconosce e vive la natività di Gesù. FIGLIA: Eccoci qua, un altro Scarano. MARITO: “Mons. Luigi Scarano” hai detto. Mi pare di averlo sentito nominare. MOGLIE: Sì, proprio così. Un momento: ho sentito questo nome dalla nonna di una mia amica di Tivoli. Mi pare che mi disse che è stato Vescovo di quella Diocesi.
  • 119. S.E. Rev.ma Mons. LUIGI SCARANO Trivento 27/10/1867 Tivoli (RM) 25/12/1931
  • 120. ANNALISA: Mons. Luigi Scarano, nato nel 1867 a Trivento fu sacerdote, teologo, pianista e compositore di musica sacra. Nel 1917 Papa Benedetto XV lo nominò Vescovo della Diocesi di Tivoli, che egli considerò sempre come sua seconda patria. Fu molto amato dai fedeli, che considerò come il suo gregge vasto e amato, a cui consacrò il suo cuore di Padre, la sua mente di Maestro, il suo zelo di Pastore. Mons. Scarano non si risparmiò nessuna fatica quando nel 1929 si paventò la soppressione della sua Diocesi. Il 25 dicembre 1931 la sua intensa vita si interruppe a soli 64 anni. FIGLIA: Morì proprio il giorno di Natale… MOGLIE: “Natale”, la festa più bella dell’anno! MARITO: Avete delle tradizioni particolari a Natale? AGNESE: Sicuramente è una festa molto sentita che viene festeggiata soprattutto in famiglia. A proposito del Natale, a scuola abbiamo imparato una bellissima poesia del dottor Luigi Roberti, dove c’è il ricordo di un Natale semplice, vissuto in famiglia e ricco di valori.
  • 121. DEBORAH: NATALE Placato il vento, cessa il nevischio, e questa sera, Vigilia di Natale, come una preghiera, lenta e calma viene giù la neve…
  • 122. …Pochi passi felpati nelle vie diventano battenti su le soglie, mentre di lontano ed ora in vicinanza “Tu scendi dalle stelle” si sente nelle voci dei pifferi stridenti e nel roco ansimar delle zampogne.
  • 123. LETIZIA: Attorno ai focolari, dove, superbo, arde il ceppo di Natale, si attende in preghiera, or guardando la cappa ornata di “Una Sacra Famiglia” annerita dal fumo, or guardando le faville dal ceppo scoppiettanti, che profumano ancora del fumo del ceppame e di castagne arrosto.
  • 124. MARIKA: Ben stretta in mano una castagna cruda, qualche bimbo dorme sul grembo della mamma, mentre i grandicelli, sommessi, parlano di smalti e di belletti, di beats e di capelli, di yè-yè e moda Op, di stivaletti bianchi e minigonne.
  • 125. Ed… ecco che si sente il primo rintocco della mezzanotte: si conta alla rovescia… Cristo è nato! Ognun si leva e prega, mentre il più vecchio scandisce, a voce ferma: “Gloria in excelsis Deo” e, solenne, si accompagna col gesto ieratico, tremolante delle sue mani annose e stanche. MIRIAM:
  • 126. FRANCESCO C.: Nel tramestio di voci e sedie mosse, si sveglia un gatto, che guarda curioso attorno e indifferente, si inarca nella schiena, si stira nel lungo suo sbadiglio, e poi si rincantuccia a riprendere il sonno, fusando, beato, accanto al fuoco.
  • 127. Ai focolari continua la preghiera implorante Pace agli uomini di buona volontà. E la preghiera è accolta: nel giorno di Natale (e fosse eterno!) la gente si affratella da per tutto, ‘sì che alle voci crepitanti e rombanti della guerra subentra un inno di Pace e di fratellanza: “Non si spara, fratelli, oggi è Natale!” FRANCESCO D. C.:
  • 128. ANNALISA: A sinistra della Cattedrale potete ammirare questo portale.
  • 129. Rosanna Carosella FIGLIA: Bellissimo! Dove conduce? MARIA CAROLINA: Introduce nel Giardino dell’Episcopio, da cui si può osservare la fiancata romanica della chiesa e, nelle aiuole, frammenti di cippi funerari romani.
  • 130. Trivento: un gradino al giorno LILIANA: Lasciamo ora la piazza, e percorriamo questa stretta via. FIGLIA: Che bello: una fontanella!
  • 131. LILIANA: Guardate questa epigrafe: parla di Giulia. Per anni, i triventini hanno fantasticato su questa Giulia, pensando che fosse la figlia di Augusto, esiliata per amore a Trivento. Poi, gli studiosi hanno scoperto che c’è un errore e che non è la figlia di Cesare Augusto, bensì la figlia dell’Imperatore Tito, innalzata agli onori della divinità. POLIGLOTTA: Nun so sortando io a sbaglià.
  • 132. MARITO: I personaggi che ci avete fatto conoscere hanno tutti una cosa in comune: hanno studiato al Seminario, anche il maestro che è in pensione. AGNESE: Avete ragione: il Seminario è proprio questa costruzione alla nostra destra. Fu istituito dopo il Concilio di Trento e fu uno dei primi Seminari dell’Italia meridionale. Esso esercitava una funzione importante per tutti i comuni limitrofi e tanti altri personaggi, non triventini, hanno studiato qui. Tra i più noti il professor Antonio Maria Cardarelli, originario di Civitanova del Sannio, al quale sono intitolati gli ospedali di Campobasso e di Napoli.
  • 133. Trivento: un gradino al giorno ANNALISA: L’ edificio di fronte è il convitto femminile Santa Chiara delle Suore degli Angeli. Come avrete ben capito, Trivento è stato un attivo centro culturale, grazie alla presenza del Seminario e dei due convitti, maschile e femminile.
  • 134. ARIANNA: Mia zia mi ha raccontato che le ragazze del convitto erano rigidamente controllate e le suore erano sempre attente a non farle avvicinare ai ragazzi. Gli ospiti dei tre istituti uscivano in orari diversi per le loro passeggiate. La sera, però, sotto le finestre delle convittrici, andavano squadre di ragazzi in attesa che qualcuna di loro si affacciasse ed era uno spettacolo divertentissimo. MOGLIE: Lo immagino!
  • 135. ARIANNA: Eccoci arrivati al Piano, il nostro Belvedere. Spero che la bellissima vista possa ripagarvi della salita. Il panorama ci mostra i profili frastagliati dei monti e i paesini dirimpettai come Schiavi d’Abruzzo, Vastogirardi, Pietrabbondante e Castelguidone, il paese da dove viene il nostro compagno di scuola Christian. E’ il nostro amico speciale, a cui vogliamo tanto bene, perché ci ha insegnato ad amare tutti, soprattutto i più deboli e chi è in difficoltà.
  • 136. POLIGLOTTA: Ce l’avemo pure noi quarcosa de bello da vedè! E sì che c’aveva ragione er Nicola Scarano quanno scriveva: “Dal piano sale e si distende sulla vetta di un colle roccioso, a cavaliere del Trigno, alto sul mare un seicento metri. A chi vi si rechi dal capoluogo, Campobasso, a un certo punto del giro, a destra, Monte Lungo, la piccola città si scopre, d'un tratto, sullo sfondo dei monti d'Abruzzo, in figura di stivale simile a quella dell'Italia. E sembra, così, che il Monte Lungo sia lì a farle la guardia e a farne la presentazione."
  • 137. Trivento: un gradino al giorno MOGLIE: E’una vista bellissima. FIGLIA: Si vede perfino il mare! ANNALISA: Sembra un quadro di Marcello Scarano. FIGLIA: Ancora Scarano? E chi è questa volta?
  • 139. ANNALISA: Era il figlio di Nicola Scarano ed è stato il più importante pittore molisano del Novecento. Nacque nel 1901 a Siena, dove il padre, professore di letteratura, aveva ottenuto l’insegnamento. Nelle sue tele Scarano ha dipinto spesso le campagne e i paesaggi dei nostri territori e, senza dubbio, possiamo affermare che è stato “un pittore con la Valle del Trigno nel cuore”. MARIA CAROLINA: Un tema profondamente caro all’artista era il mondo contadino molisano, sia con i personaggi che con il paesaggio. Trivento con la valle del Trigno e i casolari, i paesaggi molisani, le Mainarde, Termoli e il mare, Campobasso con il castello Monforte hanno caratterizzato la sua produzione.
  • 140.
  • 141. LUCA FL.: Finalmente vi ho trovati: vi ho riportato le chiavi della macchina! MOGLIE: Oh, grazie… Ma, quasi quasi, mi viene voglia di restare! AGNESE: è ciò che capita a tutti noi triventini: non lasceremmo mai il nostro paese. Anche chi, per motivi di lavoro è costretto ad andare via, porta Trivento sempre con sé, nel proprio cuore. Questa poesia del prof. Vittorino Vasile, vissuto per anni a Salerno, ci fa capire il sentimento di nostalgia e rimpianto che tutti provano quando sono costretti ad andare via.
  • 142. Prof. VITTORINO VASILE Trivento 29/10/1911 Salerno 06/10/1984
  • 143. ALLA MIA TERRA Paterni colli e voi superbe cime, che dalla valle natia v’estollete, o antichi incanti e voi, mie gioie prime, quale dolcezza al cuore mio infondete. Fanciullo già provai le mie prime ansie su quelle vostre balze liete e, poi, quanto più il monte era sublime d’ascenderlo sentì forte la sete. L’anima mia oppressa dalle pene che l’attristarono dianzi la sua ora trovò nella tua pace il vero bene. A la memoria spesso mi sovviene il dolce canto che voi tutti allora, amici colli, alzaste a note piene.
  • 145. MARIA CAROLINA: Come avete potuto capire molti personaggi hanno offerto il loro talento e hanno contribuito al progresso della società triventina. Essi hanno operato in vari ambiti: della giustizia, delle lettere, delle arti, dell’amministrazione, della medicina, della religione, della politica, dei commerci, dell’industria e dell’artigianato. POLIGLOTTA: Anvedi quanto semo gajardi, io manco li conoscevo tutti st’omini e tutte ste lapidi manco le avevo mai viste. AGNESE: Per forza, tu non studi mai e vai in giro solo per fare lo spaccone. POLIGLOTTA: E che sei invidiosa? So bello che ce voi fa’. Ve devo da ringrazià: se nun ce stavate voi, manco la facevo sta camminata. FIGLIA: E’ stato veramente provvidenziale aver finito la benzina e poter fare questa visita qui a Trivento. MARITO: Come si dice: “Non tutti i mali vengono per nuocere.”. MOGLIE: Mi sono un po’ stancata, ma mi sento più arricchita. FLASH MOB: PACE PACE MILLE PATATE FIGLIA: Che bello! Ma perché questo ballo?
  • 146.
  • 147. LILIANA: Il flash mob che abbiamo fatto si intitola “Pace Pace Mille Patate” . Con esso vogliamo ricordare i cento anni della Fondazione “Save the children”, il cui motto è “Stop alla guerra sui bambini”. Anche a Trivento c’è stata una donna, un medico, che ha dedicato la sua vita all’impegno umanitario, profuso in Kenia, con dedizione ai più deboli: i bambini di un orfanotrofio. E in Kenia fu uccisa il 29 novembre 2015, all’età di 51 anni, nel corso di una rapina nella sua abitazione.
  • 148. Dott.ssa RITA FOSSACECA Trivento 22/08/1964 Mijomboni Kenia 28/11/2015
  • 149. Parliamo della dottoressa Rita Fossaceca. Originaria di Trivento, viveva a Novara, dove svolgeva la sua professione. Tornava molto spesso nel suo paese con il quale aveva mantenuto un legame intenso. AGNESE: Proprio a Trivento si era resa promotrice di numerose iniziative a sfondo umanitario per l’associazione ForLife, iniziative che avevano coinvolto l’intera comunità. La sua morte ha provocato sconcerto e sofferenza in tutti i triventini. A lei sono stati intitolati il poliambulatorio e l’auditorium della Scuola Media.
  • 150.
  • 151. LILIANA: “COLORI PER RITA” Sei l’azzurro del mare profondo, che occupa gran parte del mondo. LILIANA: I nostri amici di seconda media, che allora frequentavano la quarta, con la guida della loro maestra, Maria Giovanna Porfirio, hanno composto una bellissima poesia.
  • 152. Sei il giallo della sabbia rovente,
  • 153. Sei il rosso del fuoco più ardente.
  • 154. Sei il verde della nostra speranza, tu che ci hai insegnato la fratellanza.
  • 155. Sei l’arancio del sole al tramonto e il ricordo del tuo sorriso sempre pronto.
  • 156. Sei il rosa del fiore sbocciato, che, nei nostri cuori, abbiam conservato.
  • 157. Sei il turchino del cielo infinito sei il nostro eroe preferito.
  • 158. Sei il bianco di una nuvola leggera, che, pian piano si allontana nell’atmosfera.
  • 159. Sei, per noi, l’arcobaleno dei nostri cuori, tu che ci hai insegnato, per sempre, i tuoi grandi valori.
  • 160. AGNESE: L’allora Ministro della salute Beatrice Lorenzin definì Rita "uno di quei piccoli eroi che in giro per il mondo lavorano in silenzio per il bene degli altri”. Per questo, a lei, a conclusione di questa manifestazione, vogliamo dedicare il nostro Inno nazionale.
  • 161.
  • 162. Il presente copione è stato elaborato dagli Alunni delle classi VA e VB della Scuola Primaria “Emanuele Ciafardini” di Trivento, Anno Scolastico 2018/2019, coadiuvati dalla loro docente di Italiano Ins. Vasile Giuseppina. Nella preparazione dello spettacolo sono stati coinvolti anche gli altri docenti di classe Ins. Consilvio Maria Luisa Ins. Sebastiano Rocco. Un grande grazie all’Ins. Ciafardini Camilla, in pensione da quest’anno, per il suo contributo nella stesura del copione e nella preparazione degli alunni.