Successfully reported this slideshow.
We use your LinkedIn profile and activity data to personalize ads and to show you more relevant ads. You can change your ad preferences anytime.
Regione Toscana – Assessorato Servizi SocialiUn mercato di capitali per imprese a finalità socialePrima analisi di fattibi...
Un mercato di capitali per imprese a finalità socialePrima analisi di fattibilitàSommarioObiettivi della ricerca e note me...
Obiettivi della ricerca e note metodologicheQuesto rapporto restituisce i risultati di una ricerca condotta tra i mesi di ...
•    Roberto Randazzo, avvocato e docente di diritto degli enti non profit         all’Università Bocconi    •    Mauro Go...
PremessaLa Borsa Sociale (d’ora in avanti, BS) di cui andremo parlando, lo diciamo subito, ascanso di equivoci, è un mezzo...
Nonostante la timidezza delle classi dirigenti (politici, imprenditori, studiosi e opinionleader), si insinua nella societ...
obiettivo è rappresentata dal profitto; il rispetto delle norme giuridiche ed etichecostituiscono il vincolo cui è sottopo...
qualche modo lo ridefinisce, lo arricchisce di una dimensione, lo porta a funzionareanche per il raggiungimento di scopi s...
Evoluzione del mercato, in relazione al contesto sociale e politicoL’idea di un mercato di capitali per IFS può sembrare b...
In tutta Europa sono in crescita tendenziale i consumi e la nascita di nuove impreseed iniziative legate, solo per fare po...
monopolista della erogazione è chiamato a determinare le linee guida degli interventie assicurare il controllo sulla quali...
tecnici, l’inizio del decadimento del servizio va fatto risalire a un passaggio preciso:l’incorporazione di Amsa nel grupp...
in modo, a nostro avviso, molto netto. Oltre a nuovi prodotti e nuovi servizi, si vannoformando veri e propri modelli di b...
mancanza di cibo e acqua potabile (68%) e che il 56% degli intervistati ritenesse cheaffrontare le tematiche ambientali po...
di sviluppo, dove gli investimenti sono cresciuti del 27 per cento, grazie soprattutto aCina ($ 15,6 mld, prevalentemente ...
Analisi della domanda di capitali (imprese emittenti)Soggetti non profitChi sonoL’universo delle istituzioni non profit si...
Secondo i dati Istat, le istituzioni non profit erano, nel 2001, 235.232 ed impiegavano488.523 addetti (oltre a circa 100 ...
Per quanto limitati a due sole categorie di enti, merita riportare i dati delle rilevazioniIstat pubblicate nel 200714, ch...
Sanità                5.338           167          3.483          64            362         262     9.676Assistenza       ...
Se si considera il peso occupazionale, valutando ancora il dato per settore prevalentedi attività e per istituzione media,...
ammontavano a circa 3 milioni e 200 mila individui, che secondo una stimaprudenziale di un’ora dedicata al mese, hanno pro...
Nel tentativo di dare un’immagine più aderente alla dimensione complessiva deiredditi complessivi distribuiti, l’esercizio...
Altro dato significativo è quello degli addetti retribuiti (dipendenti, lavoratori distaccatio comandati, collaboratori), ...
Totale             531.926    2,40         99,4    17.546       79.940       3.221.18     123.87   3.974.469              ...
giuridica                             Valori assoluti          %              Media       per    Valori assoluti      %   ...
gratuito         convenzioni      aderenti        di beni e       testamenta       patrimoni     privata                  ...
Stando ad alcuni tra i più recenti dati disponibili, l’accesso dei diversi soggetti delterzo settore al mercato dei capita...
nello studio curato da Barbetta e Cesarini20, consentirebbe di diminuire le difficoltà dilamentate dai soggetti non profit...
Fonte: elaborazione su dati Istat, Le cooperative sociali in Italia. Anno 2005, Roma, 2007A differenza del panorama genera...
Tabella 12: La ripartizione delle imprese italiane per fatturato (€K)     Classi di fatturato             Imprese         ...
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale
Upcoming SlideShare
Loading in …5
×

Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale

1,386 views

Published on

Published in: Economy & Finance, Business
  • Be the first to comment

  • Be the first to like this

Un mercato di capitali per imprese a finalità. Prima analisi di fattibilità sociale

  1. 1. Regione Toscana – Assessorato Servizi SocialiUn mercato di capitali per imprese a finalità socialePrima analisi di fattibilità Davide Dal Maso Davide Zanoni Matteo Bina Milano, novembre 2009
  2. 2. Un mercato di capitali per imprese a finalità socialePrima analisi di fattibilitàSommarioObiettivi della ricerca e note metodologiche 3Premessa 5Evoluzione del mercato, in relazione al contesto sociale e politico 9Analisi della domanda di capitali (imprese emittenti) 16Analisi dell’offerta di capitali (investitori) 36Situazione attuale: un mercato segmentato 52Nuovo scenario: una borsa dedicata alle IFS 57La Borsa Sociale 71Appendici 80Avanzi - www.avanzi.org 2Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  3. 3. Obiettivi della ricerca e note metodologicheQuesto rapporto restituisce i risultati di una ricerca condotta tra i mesi di aprile e luglio2009 da Avanzi, nell’ambito di un più ampio progetto affidato a Fondazione CulturaleResponsabilità Etica dall’Assessorato ai Servizi Sociali della Regione Toscana.L’obiettivo di questo studio è verificare la fattibilità tecnica e la sostenibilità di unmercato di capitali per imprese a finalità sociale (d’ora in avanti, IFS). Si tratta di unmercato per molti aspetti comparabile a quello delle tradizionali borse finanziarie, mache se ne differenzia per il fatto che (i) i titoli negoziati sono emessi da imprese cheperseguono obiettivi dichiarati di generazione di valore sociale e che (ii) gli investitoricui si rivolge, corrispondentemente, perseguono obiettivi “misti”, di natura finanziariae sociale.A questo scopo, abbiamo strutturato il rapporto in tre sezioni distinte: • nella prima, vengono descritte le premesse di tipo ideale che hanno animato lo sforzo di ricerca, sia nella dimensione analitica sia in quella propositiva. Si dà conto dei motivi per cui oggi questa iniziativa appare opportuna e tempestiva; • nella seconda, viene analizzato il potenziale di domanda di capitale, rappresentato dalle IFS, e di offerta di capitale, rappresentato da investitori socialmente responsabili; • nella terza, infine, si definiscono le caratteristiche tecniche del mercato e si tratteggia il modello di business dei soggetti che potrebbero gestirlo, formulando una stima di conto economico di medio periodo.In appendice, sono stati riportati gli elementi essenziali di una metodologia per lavalutazione del valore sociale generato dalle imprese candidate alla quotazione.Dal punto di vista metodologico, si tratta di un lavoro basato in larga misura su deskresearch, svolto utilizzando una pluralità di fonti, di volta in volta richiamate nel testo.In diverse fasi dell’analisi, sono state realizzate varie interviste qualitative ad esperti,professionisti, operatori del settore di interesse.Una attività di supervisione generale è stata affidata ad un Comitato di Indirizzo, cheè intervenuto con commenti, suggerimenti, indicazioni nelle fasi topiche del progetto eche ha rivisto le bozze del presente documento. Un sentito ringraziamento a: • Luca Bagnoli, docente economia aziendale all’Università di Firenze, indicato da Confcooperative • Giampaolo Barbetta, docente di economia politica all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano • Alessandra Dal Colle e Marco Ratti, della direzione di Banca Prossima • Luca Filippa, direttore ricerca e sviluppo di Borsa Italiana • Giorgio Fiorentini, docente di economia e gestione delle aziende non profit all’Università BocconiAvanzi - www.avanzi.org 3Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  4. 4. • Roberto Randazzo, avvocato e docente di diritto degli enti non profit all’Università Bocconi • Mauro Gori, responsabile attività economiche e finanziarie di Legacoop • Alessandro Messina, responsabile area retail dell’ABI • Giulio Tagliavini, docente di economia degli intermediari finanziari all’Università di Parma • Stefano Zamagni, docente di economia politica all’Università di Bologna e presidente dell’Agenzia per le Onlus • Nereo Zamaro, dirigente di ricerca presso l’IstatHanno inoltre contributo, in veste di esperto tecnico su questioni legali, ValentinaZadra, avvocato presso lo Studio legale Cleary Gottlieb Steen & Hamilton e FabrizioPlateroti, responsabile della Divisione Regolamentazione di Borsa Italiana.Avanzi - www.avanzi.org 4Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  5. 5. PremessaLa Borsa Sociale (d’ora in avanti, BS) di cui andremo parlando, lo diciamo subito, ascanso di equivoci, è un mezzo, non un fine. In quanto strumento, va valutata inrelazione alla sua capacità di contribuire al raggiungimento di un obiettivo – cheperciò va dichiarato con chiarezza: attraverso la BS, noi vogliamo stimolare lacrescita di un approccio all’attività economica diverso da quello oggi prevalente.Questa affermazione può apparire presuntuosa e velleitaria o forse, piùmodestamente, ingenua. In realtà, altro non facciamo che riprendere e sviluppare intermini moderni un filone di pensiero che ha attraversato nel tempo l’evoluzione dellateoria economica e che annovera tra i propri promotori autorevolissimi Autori.Uno dei tratti fondamentali dell’approccio teorico prevalente tra gli economisti è lanetta separazione tra il ruolo dello Stato e quello dei privati. Questi soggetti operanoin due mondi paralleli, il mercato e la sfera pubblica, con la minor area disovrapposizione possibile: l’assunto è che lo Stato non debba entrare nella sferadella produzione della ricchezza, bensì debba limitarsi a provvedere allaredistribuzione di quella parte di essa che, attraverso il fisco, è destinata a finigenerali. Invece, un ruolo del tutto marginale, se non nullo, è riservato ai soggettiprivati, ed in particolare alle imprese, nella produzione di beni pubblici. Addirittura, sisostiene che sia impropria la distrazione dell’impresa dal suo obiettivo unico, cioè lacreazione di valore per gli azionisti.Da questo punto di vista, la pratica della responsabilità sociale d’impresa (in inglese,corporate social responsibility, da cui l’acronimo CSR) costituisce una forma dimitigazione degli effetti più estremi dell’applicazione del principio dello sharholdervalue. Fatto salvo il limite minimo rappresentato dal rispetto delle leggi, l’azione deimanager deve essere orientata alla massimizzazione del profitto e la scelta di andareoltre il dettato delle norme giuridicamente vincolanti si giustifica solo in tanto in quantosi ritenga che un comportamento non opportunistico produca, magari indirettamente oin un arco di tempo più diluito, un qualche vantaggio economico per l’impresa. L’ideaè, insomma, che le vacche felici diano il latte più buono. Ma la controparte, lostakeholder, non è un fine in sé; è solo lo strumento per il raggiungimento del finevero (l’interesse dell’azionista), che rimane l’unico faro del manager. La pratica dellaCSR, quindi, tempera gli aspetti più aggressivi delle politiche orientate alloshareholder value, ma non mette in discussione i principi su cui dovrebbe fondarsil’attività delle imprese.Le riserve sulla capacità di incidere realmente sui modelli di produzione, peraltro, nonmettono in discussione la valutazione complessivamente positiva sul “fenomenoCSR”. Il punto è che ci sembra utile sviluppare e promuovere proposte ulteriori, cheaiutino la crescita anche di altri modelli di impresa e di economia. In questo senso,l’iniziativa di una borsa sociale vuol essere un’operazione che punta al pluralismodelle forme di esercizio dell’attività economica. La BS non vuole la chiusura delleBorse “normali” – anzi, ne ha bisogno. Ma l’idea che esistano solo le borse così comesono concepite oggi, che non possano essercene di diverse, ci sembra unalimitazione di opportunità.La crisi finanziaria degli ultimi mesi ha offerto agli economisti, ai decisori politici e allacomunità nel suo insieme una straordinaria occasione per ripensare dei paradigmiche spesso sono stati dati per scontati.Avanzi - www.avanzi.org 5Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  6. 6. Nonostante la timidezza delle classi dirigenti (politici, imprenditori, studiosi e opinionleader), si insinua nella società una sensazione di disagio profondo. Che, cioè, lafinanziarizzazione del sistema, intesa come subordinazione dell’economia alleesigenze degli investitori, non produca sempre benefici collettivi; che, in altre parole,l’idea secondo cui “ciò che è bene per la General Motors è bene per il Paese” nonfunzioni sempre – soprattutto quando in realtà si intende il bene degli azionisti diGeneral Motors. Che poi questi siano, direttamente o indirettamente, i cittadini(poiché i principals cui dovrebbero rispondere gli investitori istituzionali sono isottoscrittori dei fondi comuni e dei fondi pensione), in realtà non migliora affatto lasituazione – come ha ampiamente argomentato proprio di recente Luciano Gallino1.In questo contesto, appare meno temeraria la proposta di un modello di impresadifferente, non totalmente alternativa a quella capitalistica tradizionale. La sfidarimane comunque difficile, perché occorre minare una visione preanaliticadell’economia. Parliamo di convinzioni preanalitiche in quanto la maggioranza deglioperatori della business community si è culturalmente formata secondo i dettami delleteorie che abbiamo sopra stigmatizzato e ha interiorizzato convinzioni profonde, chedeterminano il modo in cui le questioni vengono affrontate prima ancora che venganoaffrontate. Esiste, cioè, un bias culturale che compromette la possibilità diargomentare su problemi fondamentalmente nuovi, di fronte ai quali gli strumenti adisposizione appaiono del tutto inadeguati.Il primo punto da articolare consiste nella confutazione dell’idea secondo cui ilmercato sia il luogo in cui si realizzano gli spiriti animali dei soggetti economici, quelloin cui si realizzano gli egoismi. Che ciò accada, è vero. Che accada solo questo, no.In realtà, il mercato esisteva ben prima dell’affermazione dell’impresa capitalistica edha prosperato anche senza di essa. Il mercato è un’istituzione sociale prima ancorache economica, che si è realizzato in una delle fasi più creative della storiadell’Occidente. Ed è, prima di tutto, luogo di esercizio di virtù civiche e di democrazia.Ridurlo alla funzione di scambio di equivalenti corrisponde ad uno svilimento che, allafine, esprime una profonda sfiducia nell’uomo. Come l’esperienza di ciascuno puòtestimoniare, infatti, la dimensione economica rappresenta una porzione importante,ma non certo esclusiva, nella vita delle persone. Le relazioni, gli affetti, leappartenenze sono anzi spesso le determinanti fondamentali delle scelte checompiono. Anche i processi decisionali dei soggetti economici per eccellenza, leimprese, sono in larga misura orientati da fattori non economici, come hannoampiamente provato gli studi comportamentali. Nella realtà delle cose, non esiste unmercato abitato solo da homines oeconomici, soggetti perfettamente razionali eorientati esclusivamente dal raggiungimento di convenienze economiche. Èfondamentalmente falso che le persone, nella propria attività lavorativa, ricerchinosolo la soddisfazione di aspettative di ordine economico.Qui proponiamo invece l’idea, eterodossa, secondo cui anche attraverso la liberainiziativa privata, realizzata nel mercato e non ai suoi margini, si possano produrrebeni comuni. Che anche l’impresa possa creare benefici sociali, non comesottoprodotto, ma come risultato voluto e perseguito di una missione dichiarata. Eche, infine, questa idea sia perfettamente compatibile con le logiche del mercato,della concorrenza e della efficienza gestionale.Stiamo tratteggiando le caratteristiche di quella che chiameremo impresa a finalitàsociale (IFS), organizzazione che sintetizza le caratteristiche tipiche della societàcommerciale for profit ma le orienta ad un fine che non è la generazione del massimoritorno sull’investimento, bensì di valore sociale. Nell’impresa capitalista, la funzione1 Gallino L., Con i Soldi degli Altri, 2009Avanzi - www.avanzi.org 6Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  7. 7. obiettivo è rappresentata dal profitto; il rispetto delle norme giuridiche ed etichecostituiscono il vincolo cui è sottoposto. Nell’IFS, è il contrario: l’obiettivo è lacreazione di valore sociale; l’equilibrio economico-finanziario è il vincolo. Questo nonsignifica, come meglio diremo oltre, che l’IFS non debba essere profittevole, anzi.L’idea della BS rappresenta una sfida per l’economia sociale prima ancora cheall’economia capitalista. È una specie di esame di maturità. Una verifica per capire lavolontà e la capacità di superare i confini di un sistema che la riduce ad un ruoloancillare, di mera supplenza delle funzioni pubbliche (nel senso di statuali).La sfida peraltro sembra essere lanciata anche dal fronte istituzionale. Le istituzioninazionali ed europee affrontano il tema dell’economia sociale con sempre maggioreattenzione. La Risoluzione del Parlamento europeo del 19 febbraio 2009 afferma che“l’economia sociale, unendo redditività e solidarietà, svolge un ruolo essenzialenell’economia europea permettendo la creazione di posti di lavoro di qualità e ilrafforzamento della coesione sociale, economica e territoriale, generando capitalesociale, promuovendo la cittadinanza attiva e una visione dell’economia fatta di valoridemocratici che ponga in primo piano le persone, nonché appoggiando lo svilupposostenibile e l’innovazione sociale, ambientale e tecnologica”. Invita inoltre laCommissione “a promuovere l’economia sociale attraverso le sue nuove politiche e adifendere il concetto di fare impresa in un altro modo insito nell’economia sociale, lacui principale forza propulsiva non è la redditività economica, bensì la redditivitàsociale, in modo da tenere in debito conto le specificità dell’economia socialenell’elaborazione della legislazione”.È chiaro in questa risoluzione il pieno riconoscimento del concetto di economiasociale che si distingue dal sistema economico tradizionale per l’attenzione delleimprese alla creazione di valore sociale, ma anche dal modello non profit perl’esistenza di un’attività imprenditoriale (sia che si tratti di società commerciale che diorganizzazione in senso lato).Nell’ambito così definito a livello comunitario, si inserisce quindi l’idea progettuale diun mercato di capitali dedicato alle imprese dell’economia sociale quale strumentoper promuoverne lo sviluppo e per dare impulso ad un nuovo modello di imprenditoriaresponsabile. Nel contesto italiano, pur ritardato da un quadro giuridico incapace difar fronte tempestivamente alle istanze e necessità che emergono da questo settore,stanno comunque emergendo soggetti di impresa che mostrano una strutturaproduttiva e organizzativa del tutto simile alle imprese tradizionali, ma cheperseguono interessi collettivi diversi dall’utile privato (es. cooperative sociali). Laquestione diventa, quindi, come stimolare lo sviluppo di questa economia in misuratale da portarla ad un livello di significatività che le dia maggiore dignità ericonoscimento, senza compromettere la qualità della sua natura.Uno degli elementi, certo non l’unico, necessari a questo scopo è il raggiungimento diuna scala dimensionale sensibilmente maggiore che comporti un rafforzamentodell’attività dispersa ma incisiva delle piccole e medie imprese dell’economia sociale.In questo studio proponiamo alcune valutazioni preliminari per disegnare unostrumento utile allo scopo: un mercato dei capitali. L’idea che cercheremo disviluppare mira alla creazione di un meccanismo di incontro tra un’offerta di capitalifinanziari “responsabili” e una domanda rappresentata da imprese che abbiamochiamato IFS. Riteniamo che un simile istituto possa facilitare il perseguimentodell’obiettivo di crescita dimensionale cui facevamo sopra cenno e possa altresìcontribuire alla maturazione in senso più ampio dell’economia sociale, oggi relegataad una funzione marginale. Per riuscire nell’intento è necessario mettere a fuoco lanatura dell’impresa sociale, definirla come soggetto che appartiene al mercato e inAvanzi - www.avanzi.org 7Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  8. 8. qualche modo lo ridefinisce, lo arricchisce di una dimensione, lo porta a funzionareanche per il raggiungimento di scopi sociali oltre che economici. Si tratta di un saltoculturale, di un passaggio delicato nel contesto italiano, caratterizzato da fortiresistenze nei confronti del mercato e da una netta divisione tra impresa profit eorganizzazione non profit.Avanzi - www.avanzi.org 8Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  9. 9. Evoluzione del mercato, in relazione al contesto sociale e politicoL’idea di un mercato di capitali per IFS può sembrare bizzarra se si ha riguardo allasituazione attuale. Lo spazio che queste organizzazioni occupano oggi è,obiettivamente, di nicchia. Sembra mancare, quindi, una delle condizioni necessarieper la sostenibilità di una borsa vera e propria, cioè la dimensione. Il nostro tentativoè andato nella direzione di immaginare la situazione che si potrà presentare traqualche anno, quando una serie di tendenze di cui oggi intravediamo solo alcuniaspetti, arriveranno a maturazione – cambiando così i fattori di competitività chedeterminano il successo delle imprese nel mercato.L’obiettivo di questo paragrafo è quello di individuare alcune di queste tendenze,cercando di meglio definire gli ambiti in cui le IFS potranno affermarsi nel prossimofuturo. Riteniamo che il crescente interesse dei cittadini (nelle diverse dimensioniattraverso cui esprimono la loro soggettività di consumatori, utenti, investitori, elettori…), delle imprese e delle istituzioni, nei confronti delle tematiche ambientali e socialideterminerà nuovi spazi di operatività per le IFS, che hanno perciò di fronte unastraordinaria opportunità di sviluppo. Sensibilità ambientale, consumo critico,dinamiche demografiche, cambiamento dei modelli di welfare sono solo alcuni deifenomeni le cui evoluzioni comporteranno influenze importanti sulla crescita di quellache, con accezione quanto mai ampia, viene definita economia sociale. Si va cioèformando un mercato, o meglio una pluralità di mercati, in forte espansione, che nonrisultano ancora adeguatamente presidiati perché i soggetti che potrebbero operarvi(quelle che noi chiamiamo IFS) non sono sufficientemente strutturate dal punto divista finanziario e operativo. Il rischio è che vengano coperti da imprese capitalistichetradizionali, il cui obiettivo di massimizzazione del profitto (che crea inevitabilmenteforti conflitti tra gli interessi degli stakeholder) le mette però in contraddizione con lanatura anche relazionale dei beni e dei servizi offerti.Definire un ambito di azione delle IFS è un esercizio complesso e potrebbe correre ilrischio di essere fuorviante, dato che queste vengono definite tali non tanto sulla basedel settore di attività quanto in base alle proprie modalità operative (mission, valoreaggiunto sociale, ecc.). Come avremo modo di argomentare, per noi IFS non è soloquella che opera, per esempio, nel campo del risparmio energetico; può esserloanche una “normale” attività produttiva o commerciale che sia esercitata conl’obiettivo di generare valore sociale: un’azienda agricola che operi in un’areacontrollata dalla criminalità organizzata cercando di sottrarsi alle logiche mafiose edoffrendo delle opportunità di promozione sociale, per esempio, potrebbe essere uncaso esemplare di IFS.È altrettanto vero, d’altra parte, che gli ambiti operativi delle imprese che più siavvicinano ad essere a finalità sociale sono prevalentemente legati a determinaticomparti e che possa quindi avere un valore esemplificativo partire dal considerareproprio quei settori particolarmente significativi per le imprese in questione.Numerosi segnali confermano la crescente attitudine “critica” dei cittadini europei neiconfronti dei modelli di consumo. Un’attitudine che si manifesta nella domanda inaumento di beni che presentino caratteristiche etiche, espresse da valori come lasostenibilità, la solidarietà, la reciprocità e la valorizzazione dei legami sociali ecomunitari. Un’ampia gamma di comportamenti che non riguarda solo le scelte diconsumo degli individui ma sempre più si riflette direttamente nella richiesta alleaziende e alle istituzioni dell’adozione di precise politiche rispettose di questi valori.Avanzi - www.avanzi.org 9Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  10. 10. In tutta Europa sono in crescita tendenziale i consumi e la nascita di nuove impreseed iniziative legate, solo per fare pochi esempi, alla salvaguardia ambientale,all’agricoltura biologica, ai trasporti e all’edilizia sostenibili, alle energie rinnovabili, alriciclo di materiali, al commercio equo e solidale, ai gruppi di acquisto solidali, alturismo responsabile, alla finanza e agli investimenti sostenibili: un panoramaestremamente variegato che raccoglie al suo interno tipologie diversissime di soggettie di mercati di riferimento. Prenderemo qui in esame pertanto solo alcuni aspetti etendenze rappresentativi.La riforma dei sistemi di welfareÈ nell’ambito dei servizi alla persona e, più in generale, nel campo dell’assistenza cheè ragionevole immaginare una forte crescita del ruolo delle IFS. Si prenda il caso diun’impresa che gestisce una casa di cura o una residenza per anziani: è naturaleche, se l’obiettivo è quello di ricavare da questa attività il massimo profitto possibile,chi ne ha la responsabilità sia portato ad aumentare i ricavi, per esempio cercando dialzare le tariffe o forzando l’erogazione di prestazioni anche non necessarie; o aridurre i costi, per esempio utilizzando materiali di scarsa qualità; o a contenere irischi, per esempio evitando di accogliere ospiti con limitata capacità di reddito.Probabilmente, questa tensione finirà con l’influenzare anche la relazione con idipendenti, che potrebbero trasferire la loro insoddisfazione nel modo in cui, peresempio, si rapportano con i pazienti. E tutto questo, si badi, senza che ciò comportiuna violazione esplicita di norme di legge o contrattuali. Semplicemente, il managersarà inevitabilmente portato a privilegiare gli interessi del gruppo cui sente di doverrispondere in prima istanza, cioè gli azionisti. L’esperienza peraltro dimostra come, inuna situazione del genere, la prevenzione di comportamenti opportunistici siapossibile solo a costo di un sistema di controllo non sempre efficace e comunquemolto costoso. Solo il contenimento in origine della tensione verso il profitto puòlimitare questa deriva. Ecco che entra in gioco lo specifico delle IFS, organizzazioni incui la motivazione intrinseca è un fattore che orienta in misura determinante ilcomportamento degli operatori.Questi temi sono stati ripresi e sviluppati anche all’interno del recente Libro Bianco2,pubblicato a maggio 2009 dal ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, chesancisce i principi guida cui si ispirerà lo sviluppo futuro del welfare nel nostro Paese,alcuni di particolare interesse per il presente studio: la sussidiarietà “della famiglia,dell’impresa (sia non profit che for profit) e di tutti i corpi intermedi”, l’economiasociale di mercato ed il superamento della rigida distinzione tra pubblico e privato.Partendo dalle tendenze demografiche in atto, il testo considera gli scenari critici chesi prospettano per la sostenibilità della spesa sociale nel nostro Paese. Secondoquanto stimato, nel 2045 il 30% della popolazione avrà un’età maggiore di 65 annicon un ulteriore aggravio dei costi per la cura di malattie croniche, che colpendo il25% della popolazione pesano già oggi per il 70% della spesa. Dice il documento:“L’eccessivo peso del capitolo pensionistico penalizza, in particolare, la spesasanitaria […]. Nel 2050, in assenza di politiche correttive e di riequilibrio, la spesasanitaria potrebbe più che raddoppiare.” E ancora: “Occorre rivisitare, attraverso laformula della sussidiarietà quella forma di governance per cui il monopolio statalesulle decisioni di spesa sui servizi sociali ha spesso favorito gli interessi dei fornitorianziché quelli dei destinatari.” Per cui l’attore pubblico “Invece di essere il2 Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali: “La vita buona nella società attiva. Librobianco sul futuro del modello sociale”, Roma, maggio 2009.Avanzi - www.avanzi.org 10Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  11. 11. monopolista della erogazione è chiamato a determinare le linee guida degli interventie assicurare il controllo sulla qualità dei servizi”. Di più, “il superamento delladistinzione tra pubblico e privato attraverso il riconoscimento alle formazioni sociali diuna soggettività di rilievo pubblico anche nella programmazione dei servizi.”Il tema del superamento della distinzione pubblico – privato è ulteriormente ribadito inseguito, dove si giudica come un grave errore l’adozione di una visione del welfareche ne ha interpretato lo sviluppo “sulla contrapposizione tra pubblico e privato, oveciò che era pubblico veniva assiomaticamente associato a “morale” perché si davaper scontato che fosse finalizzato al bene comune, e il privato a “immorale” proprioper escluderne la valenza a fini sociali.”Citiamo ancora: “Per farsi carico delle persone e dei loro bisogni si rende necessario,in molti contesti, il coinvolgimento di organizzazioni diverse che cooperino, attraversola combinazione di diverse capacità e competenze, nella progettazione ed erogazionedei servizi. Si tratta di favorire, in chiave sussidiaria, lo sviluppo di reti di servizio(partecipate da operatori pubblici e privati, profit e non profit) capaci di bilanciareaspetti di competitività e di collaborazione, nella ottica di migliorare efficacia edefficienza dei servizi. L’attore pubblico, da unico erogatore di servizi, diventa ora,mediante i regimi di autorizzazione e accreditamento definiti nella legge Biagi, ilsoggetto che favorisce la crescita e lo sviluppo sul territorio del mercato dei servizi.”Un ruolo di primo piano viene quindi riconosciuto al terzo settore “ […] soggettoflessibile e particolarmente adeguato a inserirsi nella nuova organizzazione dei servizie del lavoro nell’era post-industriale […]”. Così, “Enormi, e in parte non ancoraesplorate, sono dunque le potenzialità del terzo settore, nella rifondazione del nostrosistema sociale […]”. In particolare, ruolo strategico è attribuito anche al mondocooperativo, “sintesi tra sviluppo imprenditoriale, economico e sociale […]”Insomma, un accreditamento del ruolo e dell’azione dei soggetti che già oggi sonoprotagonisti dell’economia sociale, ed un forte rimando al ruolo che il privato – siaprofit sia non profit – dovrà assumere nel welfare “sociale di mercato” prossimoventuro. Non è irragionevole immaginare, quindi, che si aprano dei vasti spazi diopportunità per nuovi operatori del sociale.I servizi pubblici localiUn altro caso che ben può rappresentare la potenzialità dello strumento di cuiparliamo è quello delle aziende di servizio pubblico locale. La fornitura di energiaelettrica, di gas, di acqua, di servizi di trasporto, e, in qualche caso, d’altro, era statagarantita nel passato dalle amministrazioni locali stesse, in prima persona.Successivamente, sono stati creati degli enti separati, ma sempre di natura pubblica,poi delle società di diritto privato. In alcune situazioni, porzioni più o meno ampie delcapitale di queste società sono state vendute a soggetti privati, finanziari o industriali,o addirittura collocate sui mercati, attraverso la quotazione in borsa. In questaevoluzione c’è una soluzione di continuità importante: mentre la trasformazione insocietà per azioni ha probabilmente reso più efficienti le strutture, agendo sullediverse procedure e sugli stili manageriali, la privatizzazione del capitale ha incisosulla missione, che è passata dal servizio al cittadino in condizioni di economicità allacreazione di valore per gli azionisti attraverso la fornitura di servizi a dei cittadini.Emblematica, da questo punto di vista, la polemica delle settimane scorse sullaqualità dei servizi di Amsa (l’azienda milanese servizi ambientali) in materia di puliziadella città. Citiamo da Il Corriere della Sera (del 13/11/09): “Per alcuni, politici eAvanzi - www.avanzi.org 11Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  12. 12. tecnici, l’inizio del decadimento del servizio va fatto risalire a un passaggio preciso:l’incorporazione di Amsa nel gruppo A2A, nato il primo gennaio 2008 dalla fusione diAem Spa Milano e Asm Spa Brescia. Fino a quel momento, ricordano in azienda,l’input del Comune all’Amsa (prima con Albertini e poi all’inizio del mandato di LetiziaMoratti) era stato di chiudere il bilancio con utili modesti ma di riversare tutte leefficienze realizzate sul servizio. Ora la situazione è diversa: il Comune ha un pesoridotto nell’assetto societario, circa il 27%, e non è difficile immaginare che leindicazioni degli azionisti siano cambiate. Amsa lo scorso anno ha fatto 16 milioni dieuro di utili e la previsione per l’anno in corso è di 21. Fin qui tutto bene, se non fosseche — come non si stanca di ripetere Berlusconi — la città è sporca”. Ancora, dallastessa fonte: “Gli utili devono essere all’ultimo posto — rincara l’assessore MaurizioCadeo, che gestisce i rapporti con l’azienda di via Olgettina — prima devono esseregarantite qualità, efficienza e flessibilità”. Ci domandiamo: che cosa potranno pensaredi questa affermazione gli altri azionisti, che rappresentano la maggioranza delcapitale di una società quotata in borsa? Siamo davvero sicuri che voglianoconsiderare gli utili “all’ultimo posto” in ordine di importanza? Comunque la si veda,appare chiara la stridente contraddizione tra una missione orientata al servizio allacomunità, sia pure in condizioni di efficienza ed economicità, e una strutturasocietaria tirata verso la massimizzazione del profitto.Peraltro, anche il riferimento ai cittadini come stakeholder principali (in quanto clientie, indirettamente, azionisti), va lentamente perdendo di significatività: queste imprese,nel tentativo di sfruttare economie di scala e di scopo, si stanno consolidando,finendo così col de-territorializzarsi e col perdere il legame col cliente-proprietario. Chiconosce il settore, poi, sa come il potere delle amministrazioni locali, spesso ancorain maggioranza, non riesca a incidere davvero sulle scelte di strategia industriale unavolta che siano entrati partner che siano detentori di forte know how gestionale einteressati al massimo ritorno sul loro investimento – non avendo da render conto allecomunità di origine dell’impresa.Anche in questo caso, è evidente come questo processo di trasformazione abbiainfluito negativamente sul rapporto con la comunità locale: il modello che punta alloshareholder value non può che configgere con gli interessi dei cittadini – al di là degliequilibrismi degli amministratori e dei manager: che senso ha, per esempio,mantenere una linea di autobus per una contrada remota, la cui gestione genera unaperdita? Nessuno, se l’obiettivo è solo generare profitto; molto, se è servire unacomunità per cui quel collegamento è, magari, vitale. La domanda legittima è: chi maiinvestirebbe in una società che gestisce (anche, non solo) una linea in perdita? Larisposta: un investitore che sia interessato alla sopravvivenza di quella comunità percui l’autobus è importante e che, a fronte di questo beneficio sociale, sia disposto arinunciare ad una quota (non necessariamente a tutto) di ritorno finanziario.Va da sé che la limitazione della spinta verso il profitto da un lato deve esserecompensata da una produzione di valore sociale misurabile e, dall’altro, non devediventare un alibi per l’inefficienza gestionale. Si pone, tra l’altro, un problema dimetrca, su cui torneremo più avanti.Nuova domanda di beni e di servizi ad alto contenuto ambientale o socialeQuest’ultimo paragrafo tocca, sia pure in modo superficiale, diversi ambitidell’economia in cui la spinta all’innovazione ha prodotto i cambiamenti piùsignificativi. In verità, la trattazione sarebbe potuto essere più estesa e piùapprofondita, ma qui interessa dal conto di una linea di tendenza che si va definendoAvanzi - www.avanzi.org 12Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  13. 13. in modo, a nostro avviso, molto netto. Oltre a nuovi prodotti e nuovi servizi, si vannoformando veri e propri modelli di business, che puntano a ridurre, se non risolverecompletamente, la questione del conflitto di interesse tra gli stakeholder.Il commercio equo e solidaleAttivo in Europa dagli anni ’60, il commercio equo e solidale (CES) costituisce uncaso emblematico di conciliazione delle istanze di solidarietà e giustizia e utilizzodegli strumenti del mercato. Per quanto al suo interno convivano visioni diverse sufinalità e metodologie di azione, il CES resta uno dei capisaldi del consumo critico.Il suo approccio, che riconosce all’individuo il potere di agente economico – e, nellospecifico, uno dei più potenzialmente rilevanti – e lo esorta ad utilizzarlo, rendequesta particolare attività economica (oltre che per le dimensioni che ha raggiunto)particolarmente significativa in questa sede.Una ricerca internazionale commissionata da FLO - Fairtrade Labelling Organizations(il coordinamento internazionale dei marchi di garanzia del commercio equo) condottasu un campione di 14.500 persone in 15 paesi, tra cui l’Italia, ha dimostrato lacontinua crescita nella domanda di prodotti certificati del commercio equo e solidale3.Nel solo 2008 le vendite dei prodotti a marchio sono cresciute del 75% in Svezia, del45% in Inghilterra, del 24% in Austria, e del 20% in Italia, dove le vendite a valoresono stimate in 43,5 milioni di euro nel 2008 contro i 39 milioni del 2007.Il fatturato complessivo del CES in Europa ammontava nel 2005 a € 605 mln,testimonianza del riconoscimento di questo modello anche da parte di fasce diconsumatori più ampie rispetto alla cerchia dei maggiormente sensibilizzati.Ulteriore sintomo dell’importanza e della diffusione raggiunte dal CES in Europa erala penetrazione in tutti i canali della distribuzione: secondo dati del 2004 e 20054, iprodotti del CES erano presenti negli scaffali di circa 79.000 strutture, con unanettissima prevalenza della gdo (57.000), seguita dai normali esercizi commerciali(19.000) e solo in ultima posizione dalle “botteghe del mondo” (2.854) con unapresenza nelle tre tipologie di canale in 5.500 punti vendita in Italia.AmbienteL’ambiente ed i problemi ad esso collegati riscontrano una rilevanza via via crescentenell’attenzione dei cittadini europei. Secondo i dati dell’ultima rilevazione diEurobarometro su questo tema5, “l’ambiente ha un’importanza indiscutibile nella vitadei cittadini dell’Unione: il 96% degli intervistati ritiene personalmente importante laprotezione dell’ambiente (e per il 75% del campione questa è “molto importante”).L’idea di ambiente viene direttamente collegata ai problemi ambientali globali e lamaggior parte dei cittadini afferma la propria preoccupazione per i cambiamenticlimatici (57%) e l’inquinamento delle acque (42%) e dell’aria (42%). Tali sensibilità siriflettono anche nei comportamenti di consumo e stando a quanto gli intervistatihanno dichiarato, ben il 75% del campione si dichiara pronto all’acquisto di prodottirispettosi dell’ambiente anche se questi dovessero costare un po’ di più di altri privi diquesta caratteristica. Significativo anche come il 62% degli Europei considerasse nel20086 i cambiamenti climatici ed il riscaldamento globale come il secondo più graveproblema che il mondo deve attualmente affrontare, preceduto solo da povertà,3 Globescan per FLO – Fairtrade Labelling Organisations, 20094 Krier, 2005, citato in Barbetta “Il commercio equo e solidale in Italia”, Milano 20065 Eurobarometer “Attitudes of European citizens towards the environment”, marzo 20086 Eurobarometer “Europeans’ attitudes towards climate change”, settembre 2008Avanzi - www.avanzi.org 13Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  14. 14. mancanza di cibo e acqua potabile (68%) e che il 56% degli intervistati ritenesse cheaffrontare le tematiche ambientali potesse avere degli effetti positivi sull’economiaeuropea.Queste sensibilità si sono concretizzate nel 61% dei casi in azioni intrapresepersonalmente, mentre il 76% degli intervistati reputava che le aziende e l’industrianon stessero facendo abbastanza, un giudizio che vedeva questa categoria disoggetti ricevere i giudizi più severi dagli europei, peraltro assai critici anche neipropri confronti, dato che secondo il 67% del campione gli stessi cittadini dell’Unionenon erano sufficientemente attivi su questo fronte, mentre un maggiore impegnoavrebbe dovuto essere profuso dai governi nazionali secondo il 64% e dalle istituzionicomunitarie secondo il 54%.La sensibilità per i temi ambientali si rifletteva oltre che nelle scelte di consumo,anche in numerosi altri comportamenti della sfera privata. Tra i più diffusiprimeggiava la raccolta differenziata, seguita da risparmi di acqua ed energiadomestiche ed utilizzo di trasporti sostenibili. Il 10% si dichiarava disponibile adacquistare energia da fonti rinnovabili anche se questa dovesse costare dall’11% al30% in più, percentuale che saliva al 24% se il maggior costo si fosse limitato allaforchetta compresa tra il 6 e il 10%, per arrivare al 44% dei cittadini europei dispostiad acquistare energia da fonti rinnovabili nel caso in cui il sovrapprezzo fosse statoincluso tra l’1 ed il 5%.Una importante iniziativa in risposta a queste problematiche arriva proprio dall’UnioneEuropea. La Commissione ha infatti annunciato insieme a 800 rappresentanti delleimprese e della ricerca in Europa lo stanziamento 268 milioni di euro per progetti diricerca in tre settori del mercato importanti per favorire la ripresa economica, renderlapiù sostenibile e basata sulle conoscenze scientifiche e contribuire a raggiungere gliobiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra dell’UE e del mondo. Gli ambitiinteressati dai finanziamenti saranno l’efficienza energetica degli edifici (responsabilida soli di circa un terzo delle emissioni di CO2 dell’Unione, con un interventocomplessivo di €1 mld), le auto verdi (€1 mld) e le fabbriche del futuro (€1,2 mld), perpromuovere la competitività in particolare delle piccole e medie imprese europee alivello mondiale. L’iniziativa rientra nell’ambito del Piano Europeo di ripresaeconomica che prevede uno stanziamento complessivo di € 3,2 mld per la ricerca nelperiodo 2010-13 tramite i tre partenariati pubblico privato (Public Private Partnership),finanziati in parti uguali dalle imprese e dalla Commissione (tramite il SettimoProgramma Quadro per la Ricerca e lo Sviluppo), mirati a far convergere gli interessipubblici e quelli delle imprese.Energie rinnovabiliSecondo quanto pubblicato dal rapporto UNEP nel 20097, le energie rinnovabiliricevono nel mondo la maggioranza dei nuovi investimenti, contribuendo per circa il40% all incremento nella capacità di generazione installata all anno. Tra il 2004 e il2008 gli investimenti nel settore delle energie pulite sono cresciuti di oltre quattrovolte, anche se l’impatto della crisi ha fatto segnare una crescita del “solo” 5%nell’ultimo anno a fronte di un +50% di quello precedente, per un ammontarecomplessivo di $ 140 mld.La crescita degli investimenti in Europa è stata del 2%, corrispondente ad uninvestimento complessivo di $ 49,7 mld, mentre un forte rallentamento (-8%) si èregistrato negli Stati Uniti, un importante segnale di crescita è arrivato dai paesi in via7 United Nations Environmental Programme “Global Trends in Sustainable Energy Investment”, 2009Avanzi - www.avanzi.org 14Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  15. 15. di sviluppo, dove gli investimenti sono cresciuti del 27 per cento, grazie soprattutto aCina ($ 15,6 mld, prevalentemente nel settore eolico), India ($ 4,1 mld) e Brasile ($10,8 mld, in prevalenza verso il bioetanolo). Incoraggiante anche la crescita del 10%,con $ 1,1 mld.Agricoltura BiologicaL’Italia è leader in Europa per superfici coltivate (oltre 1 milione di ettari, +7,5% nel2007 rispetto al 2005) ed è il quarto produttore mondiale. Nel solo 2006, si sonoaggiunte 1.175 nuove imprese, portando la crescita di operatori nel biennio 2005 -2007 al 25%8, per un fatturato complessivo di circa € 2,5 mld.Stime recenti accreditano il mercato complessivo in Europa di un ammontarecomplessivo delle vendite di circa € 13 mld nel 2006, dove in paesi come la Germaniaarriva a pesare per il 3,5% dell’intero mercato alimentare e viene distribuitoampiamente tramite i canali della grande distribuzione e dei discounts.8 Dati tratti dal rapporto "The world of organic agriculture - statistics and emerging trends 2007" elaboratodal Forschungsinstitut für biologischen Landbau e dalla Stiftung Ökologie & Landbau, 2008Avanzi - www.avanzi.org 15Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  16. 16. Analisi della domanda di capitali (imprese emittenti)Soggetti non profitChi sonoL’universo delle istituzioni non profit si contraddistingue per una grande eterogeneitàdi soggetti, che si differenziano tra loro per numerose caratteristiche tra le quali:forma giuridica, ambito di attività, modalità di azione, finalità, dimensioni, fonti difinanziamento. Una varietà che ne rende complesse la mappatura e la catalogazione.Una parziale definizione della materia deriva dall’intervento del legislatore, che apartire dagli anni ottanta ha proceduto ad integrare le norme vigenti con una ulterioreregolamentazione di specifiche aree del terzo settore9.Da rilevare come, nonostante questa produzione normativa ormai ventennale, e unruolo sempre crescente del terzo settore nella società italiana, continui a non esisterenel nostro Paese una disciplina organica delle istituzioni non profit.Classificazione in base alla forma giuridicaUn’ ampia base di dati sull’esteso panorama degli enti non profit operanti nel nostroPaese è quella offerta dal Primo rapporto CNEL/ISTAT sull’economia sociale10 (cheraccoglie dati aggiornati al 1999) e dai successivi aggiornamenti11.Il rapporto identifica cinque popolazioni istituzionali, classificandole sulla base dellaforma giuridica: • Associazioni riconosciute • Fondazioni • Associazioni non riconosciute • Comitati • Cooperative socialiA queste cinque è stata affiancata una ulteriore categoria (Altre Forme) nella qualesono stati raccolti i soggetti che in virtù del loro particolare profilo non rientravanonelle cinque precedenti.9 Possiamo citare, tra i principali interventi legislativi in materia: • Legge 49 del 1987 – cooperazione con i Paesi in Via di Sviluppo e ONG • Legge 218 del 1990 – fondazioni bancarie • Legge 266 del 1991 – organizzazioni di volontariato • Legge 381 del 1991 – cooperative sociali • Legge 383 del 2000 – associazioni di promozione sociale • DL 4 dicembre 1997 n. 460, "Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale." • DL 24 marzo 2006 n. 155, relativo alle imprese sociali,10 CNEL/ISTAT “Primo rapporto CNEL/ISTAT sull’economia sociale. Dimensioni e caratteristichestrutturali delle istituzioni non profit in Italia”, Roma Giugno 200811 ISTAT “Le fondazioni in Italia. Anno 2005”, Roma , aprile 2009, “Le cooperative sociali in Italia. Anno2005”, Roma, agosto 2008, “Le organizzazioni di volontariato. Anno 2003”, Roma, ottobre 2005.Avanzi - www.avanzi.org 16Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  17. 17. Secondo i dati Istat, le istituzioni non profit erano, nel 2001, 235.232 ed impiegavano488.523 addetti (oltre a circa 100 mila collaboratori coordinati e continuativi), il 2,5 %dell’intera forza lavoro nazionale, per un ammontare complessivo delle entratecorrispondente a oltre 73 mila miliardi di lire (l’equivalente di circa € 37 mld).Tabella 1: Unità istituzionali nel 1999 e nel 2001 % su base % su base Tipologia N° di unità N° di addetti nazionale nazionale Dati 1999Istituzioni non profit 221.412 nd 531.926 nd Dati 2001Istituzioni non profit 235.232 5,4 488.523 2,5Fonte: CNEL/ISTAT “Primo rapporto CNEL/ISTAT sull’economia sociale”, Roma Giugno 2008Per quanto non confrontabili direttamente con i dati aggregati del rapporto Istat,merita almeno citare le interessanti rilevazioni compiute da IRIS Network relative alleimprese sociali, che testimoniano della vitalità di un settore dinamico ed in crescita12.Il rapporto, la cui pubblicazione è attesa per la fine del 2009, dà conto di oltre 10.000imprese sociali (di cui oltre 7.300 cooperative sociali e oltre 2.600 tra fondazioni e altrisoggetti non profit): una galassia di soggetti che impiega 244.000 persone a titoloretribuito e circa 34.000 volontari, per un giro d’affari complessivo di circa € 6,4mld13.I beneficiari sono 3,3 milioni di cittadini, che usufruiscono di servizi di valore socialeprevalentemente in ambito socio assistenziale ed educativo.Ripartizione e numerosità in base alla forma giuridicaTabella 2: Caratteristiche strutturali Area Forma giuridicageografica Associazione Fondazione Associazione Comitato Coop Altre Totale riconosciuta non sociale forme riconosciutaItalia 1999 61.309 3.008 140.752 3.832 4.651 7.861 221.412Toscana 5.704 229 11.016 371 244 457 18.0201999Italia 2005 Non disp. 4.720 Non disp. Non 7.363 Non Non disp. disp. disp.Fonte: CNEL/ISTAT “Primo rapporto CNEL/ISTAT sull’economia sociale”, Roma Giugno 200812 Rapporto sull’impresa sociale in Italia, a cura di Iris Network, Coordinamento editoriale e dellericerche: Carlo Borzaga, Flaviano Zandonai. Donzelli, pubblicazione attesa per fine 200913 Il campo di indagine del rapporto è ovviamente più ampio di quanto traspaia dalla presente citazione,ed utilizza alcune delle più recenti rilevazioni Istat integrandole con stime ricavate da tassi di crescita digrandezze analoghe a quelle indagate (come ad esempio le imprese profit censite operanti in settoriaffini a quelli di azione delle imprese sociali)Avanzi - www.avanzi.org 17Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  18. 18. Per quanto limitati a due sole categorie di enti, merita riportare i dati delle rilevazioniIstat pubblicate nel 200714, che danno conto della crescita continua del non profit: lecooperative sociali passavano dalle 4.651 del 1999 alle 7.363 del 2005, e lefondazioni da 3.008 a 4.720.Secondo quanto rilevato nel rapporto Istat la distribuzione territoriale registrava unamaggiore concentrazione nelle regioni settentrionali, con il 51 % delle istituzioni nonprofit.Su base regionale le maggiori presenze erano in Lombardia (14,1 %) seguita daVeneto (9,5 %), Emilia Romagna (8,7 %), Piemonte (8,4 %) e Toscana (8,1 %). Leregioni con la minore presenza erano nel 1999 la Valle d’Aosta, il Molise, laBasilicata, l’Umbria e la Calabria, che contavano complessivamente per il 6% deldato nazionale.Interessante considerare il rapporto tra soggetti non profit presenti sul territorio epopolazione residente. Il dato su base nazionale registrava 38,4 istituzioni attive ogni10.000 abitanti e tendeva a confermare l’indicazione dei dati assoluti rispetto alladistribuzione regionale: 44,0 nelle regioni settentrionali, 42,3 in quelle del centro e29,4 al Sud. I dati per singole regioni indicavano invece una presenza territorialemolto maggiore in alcune delle regioni a minore densità abitativa: Trentino – AltoAdige (88,7), Valle d’Aosta (69,2), Umbria (52,0) e Friuli - Venezia Giulia (51,6).Che cosa fannoL’immagine che emergeva dalle rilevazioni Istat, dava la rappresentazione di unagalassia di soggetti polarizzata intorno al settore della Cultura, sport e ricreazione,che pesava per il 64% del totale, all’interno del quale il 40,6% delle istituzioni eradedita alle attività sportive.Con pesi relativi molto minori, seguivano poi gli altri settori: Assistenza sociale(8,7%), Relazioni sindacali e rappresentanza di interessi (7,1%), Istruzione e ricerca(5,3%), Sanità (4,4%), Tutela dei diritti e attività politica (3,1%), Promozione eformazione religiosa (2,7%), Sviluppo economico e coesione sociale (2,0%),Ambiente (1,5%), Cooperazione e solidarietà internazionale (0,6%), Filantropia epromozione del volontariato (0,6%).Tabella 3: Numerosità delle istituzioni per forma giuridica e settore di attivitàprevalenteSettore di attività Forma giuridica Totale prevalente Ass. non Coop. Ass. Altre Fond. riconosciut Comitato riconosciuta sociali forme eCultura, sport e 37.245 865 97.725 2.334 476 1.747 140.391ricreazioneIstruzione e 2.631 714 5.676 202 135 2.294 11.652ricerca14 ISTAT, “Le cooperative sociali in Italia. Anno 2005”, Roma, 2008, e ISTAT, “Le fondazioni in Italia.Anno 2005”, Roma, 2008.Avanzi - www.avanzi.org 18Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  19. 19. Sanità 5.338 167 3.483 64 362 262 9.676Assistenza 6.575 773 8.073 322 2.397 1.204 19.344socialeAmbiente 1.274 15 1.738 155 66 29 3.277Sviluppo 963 82 2.281 204 692 116 4.338economico ecoesione socialeTutela dei diritti 1.578 21 4.954 170 0 120 6.842e attività politicaFilantropia e 380 147 635 59 0 25 1.246promozione delvolontariatoCooperazione e 420 36 845 90 10 30 1.433solidarietàinternazionaleReligione 1076 157 2.771 109 0 1.790 5.903Relazioni 3.608 0 11.863 75 0 105 15.651sindacali erappresentanzadi interessiAltre attività 222 31 707 48 514 138 1.660Totale 61.309 3.008 140.752 3.832 4.651 7.861 221.412La classificazione in base al settore di attività prevalente rappresentata in tabella, segue laclassificazione ICNPO (International Classification of Nonprofit Organisation)15 - Fonte: CNEL/ISTAT“Primo rapporto CNEL/ISTAT sull’economia sociale”, Roma Giugno 2008Una volta individuati i settori maggiormente rappresentativi sotto il profilo dellanumerosità, merita indagarne ulteriormente alcune dimensioni significative nell’otticadel presente rapporto, per evidenziare quali settori e quali istituzioni abbianocaratteristiche tali da giustificarne l’accesso ad una futura Borsa Sociale.Una rappresentazione estremamente interessante si ricava prendendo inconsiderazione il peso economico ed occupazionale dei singoli settori prevalenti diattività e della media degli istituti di ogni settore. Prendendo a parametro delladimensione economica l’ammontare delle entrate, i primi quattro settori sono:Assistenza sociale (20,0% sul totale), Sanità (18,8%), Cultura, sport e ricreazione(17,4%), Istruzione e ricerca (13,5%).Un dato che indica come i maggiori flussi di entrate si concentrassero già nel 1999 inquegli ambiti (Assistenza, Sanità e Istruzione) che vedono un impegno importantedelle imprese sociali e – aspetto forse ancor più interessante - che nella prospettivadegli attuali trend nelle politiche di welfare, vedono una loro maggior presenza (pernumero e per dimensioni) nel futuro.Le istituzioni operanti in tre dei quattro settori individuati sopra, spiccano anche tra iprimi quattro settori classificati per entrate medie per istituzione: la Sanità con 1,421miliardi di lire, la Filantropia e la promozione del volontariato (1,207 miliardi),l’Istruzione e ricerca (847 milioni) e l’Assistenza sociale (756).15 Salomon, L.M., Anheier, H.K., In Search of Nonprofit sector II: the Problem of Classification, Voluntas,3, 1992)Avanzi - www.avanzi.org 19Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  20. 20. Se si considera il peso occupazionale, valutando ancora il dato per settore prevalentedi attività e per istituzione media, emerge come i settori che impiegano il maggiornumero di dipendenti siano ancora l’Assistenza Sociale (151.547 dipendenti, il 28,4%del totale), la Sanità (121.389, 22,8%) e l’Istruzione e ricerca (105.470, 19,8%).Tabella 4: Dimensioni dei settori di attività per entrate e per numero di dipendenti Entrate Entrate % sul Dipendenti Dipendenti % sulSettore di attività per medie per totale per medi per totale prevalente settore istituzione settore istituzioneCultura, sport e 12.718.207 91 17,4 45.155 0,32 8,4ricreazioneIstruzione e 9.864.196 847 13,5 105.470 9,05 19,8ricercaSanità 13.752.334 1.421 18,8 121.389 12,54 22,8Assistenza 14.631.395 756 20,0 151.547 7,83 28,4socialeAmbiente 342.221 104 0,5 2.264 0,69 0,4Sviluppo 2.846.097 656 3,9 26.832 6,18 5,0economico ecoesione socialeTutela dei diritti e 1.952.531 285 2,7 10.175 1,48 1,9attività politicaFilantropia e 1.504.441 1.207 2,1 476 0,38 0,08promozione delvolontariatoCooperazione e 893.881 586 1,1 908 0,63 0,1solidarietàinternazionaleReligione 1.630.444 276 2,2 11.553 1,95 2,1Relazioni 8.108.518 518 11,1 45.430 2,90 8,5sindacali erappresentanzadi interessiAltre attività 4.926.603 2.968 6,7 10.727 6,46 2,0Totale 73.116.868 330 100 531.926 2,40 99,48Fonte: elaborazioni su dati CNEL/ISTAT “Primo rapporto CNEL/ISTAT sull’economia sociale”, RomaGiugno 2008Le risorse umaneI soggetti non profit operanti in Italia hanno raggiunto negli ultimi anni una dimensionea livello aggregato del tutto significativa anche per quanto riguarda le dimensionioccupazionali, coinvolgendo quasi 4 milioni di persone.Una prima considerazione merita di essere dedicata ad un aspetto specifico delsettore non profit, che a differenza di tutti gli altri settori vede un impegnoassolutamente rilevante di volontari. Secondo le rilevazioni Istat, nel 1999 questiAvanzi - www.avanzi.org 20Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  21. 21. ammontavano a circa 3 milioni e 200 mila individui, che secondo una stimaprudenziale di un’ora dedicata al mese, hanno prodotto l’equivalente di circa 400 milagiornate lavoro al mese. Il dato è significativo, non soltanto per il valore economico,ma anche per la rappresentatività e l’alto grado di coinvolgimento del tessuto socialeche il non profit esprime.Per quanto la parte preponderante della forza lavoro fosse costituita dall’impiego divolontari, il settore già impiegava 10 anni fa quasi 532.000 dipendenti (equivalenti aquasi il 3% dell’intera occupazione nazionale) oltre a circa 98.000 tra collaboratori elavoratori distaccati o comandati.Le dimensioni occupazionali medie per singola istituzione testimoniano di un universocomposto in gran parte di soggetti di dimensioni medie e piccole con poche eccezionidi soggetti di grandi dimensioni. La media di dipendenti per istituzione era infatti nel1999 di 2,4, fatte salve importanti differenze all’interno del mondo non profit dovutenon solo a singoli soggetti di dimensioni superiori alla media, ma anche, piùorganicamente alla tipologia di istituzione. Caso emblematico di questo scostamentoerano e sono le cooperative sociali, con una media di dipendenti per soggetto di 26,2nel 1999 e di 33,1 secondo le rilevazioni del 2005 che testimoniano anche un trend dicrescita dimensionale.Tabella 5: Istituzioni per numero di persone impiegate Forma Persone impiegate Totale giuridica Dipendenti Di cui a Lavoratori Collaboratori Volontari Religiosi Obiettori tempo distaccati parziale o comandatiAssociazioni 116.553 7.312 3.523 22.745 1.107.531 27.018 14.365 1.291.735riconosciuteFondazioni 50.674 5.414 1.138 4.333 63.226 1.372 834 121.577Associazioni 102.423 10.121 9.938 39.378 1.931.550 36.432 6.779 2.126.500nonriconosciuteComitato 767 148 46 1.000 38.750 287 194 41.044Cooperative 121.894 26.345 871 7.558 19.119 560 2.995 152.997socialiAltre forme 139.615 14.175 2.030 4.926 61.009 30.379 2.621 240.580Totale 531.926 63.515 17.546 79.940 3.221.185 96.048 27.778 3.974.423Toscana 24.853 4.568 948 5.353 305.403 3.639 2.611 342.807Fonte: CNEL/ISTAT “Primo rapporto CNEL/ISTAT sull’economia sociale”, Roma Giugno 2008Per alcune delle tipologie istituzionali in esame, si sono resi disponibili ulterioririlevamenti statistici successivi al rapporto cui fanno riferimento i dati sopra riportati, egrazie ai quali è stato possibile costruire la tabella seguente.Questa intende, oltre che dare conto dei dati più aggiornati, anche fornire un’ulterioreimmagine delle dimensioni relative ed assolute della forza lavoro coinvolta da alcuneistituzioni.Avanzi - www.avanzi.org 21Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  22. 22. Nel tentativo di dare un’immagine più aderente alla dimensione complessiva deiredditi complessivi distribuiti, l’esercizio di calcolo è stato svolto considerando lacategoria degli Addetti retribuiti, che include oltre ai lavoratori dipendenti (sia a tempopieno che parziale) anche i collaboratori ed i lavoratori distaccati e comandati.Tabella 6: Aggiornamenti settoriali da rilevazioni successive al 1999Tipo di istituzione e anno dei Addetti Media degli addetti Media degli addetti dati retribuiti retribuiti per istituzione retribuiti per istituzione (intero universo) rispetto alle sole istituzioni con almeno 1 dipendente (universo)Organizzazioni di volontariato 11.983 0,6 (21.021) 5,4 (2.219)(2003)Cooperative sociali (2005) 244.223 33,1 (7.363) 36,7 (7164)Di cui: • Tipo A 176.378 40,1 (4.345) 41,6 (4.240) • Tipo B 54.329 22,5 (2.419) 23 (2.368) • Miste 10.681 34 (315) 35 (304) • Consorzi 2.835 10 (284) 11,5 (248)Fondazioni (2005) 106.137 22,4 (4.720) 40,32 (2.632)Di cui: • Miste 36.730 48 (1.439) 50,4 (728) • Operative 67.608 36 (2.338) 42,4 (1.594) • Erogative 1.811 4 (943) 5,7 (314)ONG (2007)* 13.000 54,4 (239) N.d.Associazioni di promozione 11.700 82,9 (141) N.d.sociale (2007)** Dati basati su stime ISTATFonti: Elaborazione su dati: CNEL/ISTAT “Primo rapporto CNEL/ISTAT sull’economia sociale”, RomaGiugno 2008; Istat “ Le organizzazioni di volontariato in Italia. Anno 2003”, 2006; Istat “Le cooperativesociali in Italia. Anno 2005”, 2008; Istat “Le fondazioni in Italia. Anno 2005”, 2007.Per completezza, a integrazione della tabella, citiamo i dati sulle classi dimensionalidelle cooperative sociali, sempre tratti dal rapporto Istat 2008, secondo il quale il39,1% delle cooperative impiegava meno di 10 lavoratori, il 22,3% da 10 a 19, il23,0% da 20 a 49, il 14,2% da 50 a 249 ed infine l’1,4% oltre 250.Una ulteriore rappresentazione dimensionale utile a definire il profilo dei soggetti nonprofit dal punto di vista delle risorse umane è quella operata per settore prevalente diattività, già introdotta nel precedente paragrafo (dal quale riportiamo per chiarezzauna parte della griglia).Dal punto di vista delle persone complessivamente coinvolte si attesta come settoredi maggior rilievo quello legato a Cultura, sport e ricreazione (1.764.021) grazieanche alla grande partecipazione di volontari, seguito da quelli dell’Assistenza sociale(693.849), dalla Sanità (455.750) e dall’Istruzione e ricerca (254.740).Avanzi - www.avanzi.org 22Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  23. 23. Altro dato significativo è quello degli addetti retribuiti (dipendenti, lavoratori distaccatio comandati, collaboratori), che conferma l’ordine di classificazione che vede tra isettori di maggior peso l’Assistenza sociale (151.547 dipendenti), la Sanità (121.389)e l’Istruzione (105.470), con un numero medio di dipendenti per istituzionerispettivamente di 7,83 (Assistenza Sociale), 12,54 (Sanità) e 9,05 (Istruzione).Tabella 7: Settori di attività per numero di persone impegate Dipendenti Dipenden % Lavorator Collaborat Volontari Religio Totale per settore ti sul i ori si e soggetti Settore di total distaccati Obietto coinvolti attività medi per e o ri prevalente istituzion comanda e tiCultura, 45.155 0,32 8,4 2.318 25.422 1.677.93 15.508 1.766.339sport e 6ricreazioneIstruzione 105.470 9,05 19,8 965 17.452 114.447 17.371 255.705e ricercaSanità 121.389 12,54 22,8 1.650 5.768 318.894 9.699 457.400Assistenza 151.547 7,83 28,4 2.972 15.844 492.875 33.583 696.821socialeAmbiente 2.264 0,69 0,4 37 620 85.274 1.087 89.282Sviluppo 26.832 6,18 5,0 379 4.279 34.305 2.325 68.120economicoe coesionesocialeTutela dei 10.175 1,48 1,9 1.540 1.723 208.347 1.547diritti e 223.332attivitàpoliticaFilantropia 476 0,38 0,08 149 329 45.940 369 47263epromozione delvolontariatoCooperazio 908 0,63 0,1 154 597 34.230 1.534ne e 37.423solidarietàinternazionaleReligione 11.553 1,95 2,1 79 495 131.458 39.683 183.268Relazioni 45.430 2,90 8,5 6.884 6.967 65.757 599 125.637sindacali erappresentanza diinteressiAltre 10.727 6,46 2,0 419 444 11.722 567 23.879attivitàAvanzi - www.avanzi.org 23Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  24. 24. Totale 531.926 2,40 99,4 17.546 79.940 3.221.18 123.87 3.974.469 8 5 2Fonte: CNEL/ISTAT “Primo rapporto CNEL/ISTAT sull’economia sociale”, Roma Giugno 2008Dimensioni economiche e bisogni finanziariDal punto di vista del profilo economico e finanziario al mondo del non profit facevanocapo entrate per circa € 38 mld, con una cifra media per singola istituzione di circa €170.000. Il peso economico delle singole istituzioni mostrava differenze significativein base alla forma giuridica, alla collocazione territoriale ed al settore di attività.Riguardo alla forma giuridica il peso maggiore in termini assoluti era quello delleassociazioni non riconosciute, seguite dalle associazioni riconosciute. Le duecategorie nel loro insieme pesavano per il 57,6% delle entrate ed il 56,9% delleuscite.Diverso è però lo scenario se si prendono in considerazione i dati medi per singolaistituzione. In questo caso emerge una maggiore disponibilità di risorse in capo allefondazioni, con un ammontare medio per istituto di oltre € 1,5 mln, seguite dalleistituzioni con altra forma giuridica (€ 929.000) e dalle cooperative sociali (€ 620.000).Anche in questo caso estremamente significativo è il confronto con dati piùaggiornati: secondo quanto riportato dai rapporti Istat pubblicati nel 2008,l’ammontare complessivo delle entrate delle fondazioni era cresciuto nel 2005 a €15,6 mld con una media per istituzione di circa € 3,3 mln16.Anche i dati relativi alle imprese sociali testimoniano di un tasso di crescitaestremamente rilevante. Per quanto non sia possibile fare un confronto diretto, inquanto le rilevazioni del rapporto Istat 2005 considerano il valore della produzioneinvece dei soli ricavi, merita registrare che l’ammontare complessivo di questo datoera di € 6,381 mld con un valore medio per cooperativa di € 867.000.Gli istituti censiti nel 1999 si caratterizzavano nella maggior parte dei casi per ilricorso a finanziamenti prevalentemente di origine privata (l’87,1% a fronte di un12,9% di origine pubblica), con una quota maggioritaria di fonte prevalentementepubblica solo nel caso delle cooperative sociali.Merita anche rilevare come la maggior parte delle fonti [di finanziamento] di originepubblica [derivasse][fosse rappresentata] da ricavi per contratti e/o convenzioni (76%del totale) e la maggior parte di quell[e][i] di origine privata da ricavi derivanti davendita di beni e servizi (41%) e da contributi degli aderenti (26%).Tipo di finanziamentoTavola 8: Istituzioni per dimensione economica (milioni di lire) Forma Entrate Uscite16 Op. Cit. ISTAT, 2008Avanzi - www.avanzi.org 24Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  25. 25. giuridica Valori assoluti % Media per Valori assoluti % istituzione Associazioni 19.102.826 26,1 313 17.249.222 24,9 riconosciute Fondazioni 10.058.727 13,8 3.345 9.392.353 13,6 Associazioni 23.055.756 31,5 165 22.119.705 32,0 non riconosciute Comitato 425.286 0,6 112 420.549 0,6 Cooperative 5.839.091 8,0 1.257 5.767.434 8,3 sociali Altre forme 14.635.182 20,0 1.863 14.224.192 20,6 Totale 73.116.868 100,0 331 69.173.455 100,0 Toscana 3.961.902 5,4 3.773.605 5,5 Fonte: CNEL/ISTAT “Primo rapporto CNEL/ISTAT sull’economia sociale”, Roma Giugno 2008 Tabella 9: Istituzioni per tipo di finanziamento Forma Finanziamento Finanziamento Totale giuridica prevalentemente pubblico prevalentemente privato Dati Dati Dati % % % assoluti assoluti assoluti Associazioni 10.221 16,7 51.088 83,3 61.309 100 riconosciute Fondazione 471 15,7 2.537 84,3 3.008 100 Associazioni 13.507 9,6 127.245 90,4 140.752 100 non riconosciute Comitato 505 13,2 3.327 86,8 3.832 100 Cooperative 2.734 58,8 1.917 41,2 4.651 100 sociali Altre forme 1.032 13,1 6.828 86,9 7.860 100 Totale 28.470 12,9 192.942 87,1 221.412 100 Toscana 2.466 13,7 15.554 86,3 18.020 100 Fonte: CNEL/ISTAT “Primo rapporto CNEL/ISTAT sull’economia sociale”, Roma Giugno 2008 Tabella 10: Istituzioni per tipo di finanziamento (dettaglio) Forma Fonte pubblica Fonte privata Totalegiuridica Sussidi e Ricavi per Contributi Ricavi Donazioni Redditi Altre contributi a contratti e/o degli derivanti offerte e finanziari entrate di titolo da vendita lasciti e fonte Avanzi - www.avanzi.org 25 Idee ricerche e progetti per la sostenibilità Via F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  26. 26. gratuito convenzioni aderenti di beni e testamenta patrimoni privata servizi ri aliAssociazio 2.100.186 4.765.244 3.489.048 5.272.779 887.119 1.177.84 1.410.60 19.102.826ni 6 3riconosciuteFondazion 1.100.613 3.145.010 430.996 1.260.787 327.687 2.721.06 1.072.56 10.058.727e 4 9Associazio 1.844.678 3.037.304 7.572.258 6.463.135 659.424 906.671 2.572.28 23.055.756ni non 7riconosciuteComitato 44.487 47.839 76.021 79.396 121.564 13.850 42.128 425.286Cooperativ 149.719 3.462.559 108.329 1.757.971 53.590 19.067 287.856 5.839.091e socialiAltre forme 1.006.825 5.664.335 503.515 4.445.648 345.015 1.076.67 1.593.17 14.635.182 3 1Totale 6.246.508 20.122.291 12.180.16 19.279.71 2.394.400 5.915.17 6.978.61 73.116.868 7 6 1 4Toscana 310.211 763.196 673.466 1.109.794 143.649 532.760 428.825 3.961.902 Fonte: CNEL/ISTAT “Primo rapporto CNEL/ISTAT sull’economia sociale”, Roma Giugno 2008 Opportunità e limiti nell’accesso al mercato dei capitali La vigente normativa in tema di organizzazioni che a vario titolo vengono incluse nell’ambito del terzo settore pone precisi vincoli alle modalità di reperimento di capitali. Fatto salvo il caso delle cooperative, che grazie anche alle novità introdotte dalla riforma del diritto societario, hanno facoltà di ricorrere all’emissione di strumenti finanziari, ai soggetti regolati dalla legge sulle Onlus (incluse le cooperative sociali) o dal D.lgs. 155 del 2006 sull’impresa sociale17 è fatto divieto di distribuire, anche in modo indiretto, utili o avanzi di gestione, comunque denominati. Tale prescrizione pone un forte vincolo alla possibilità di tali soggetti di ricorrere al mercato dei capitali per il reperimento delle risorse necessario al proprio sviluppo. Un interessante tentativo di oltrepassare questo impedimento era stato introdotto con la proposta di istituire i titoli di solidarietà, una lodevole iniziativa che non ha ancora avuto, ad oggi, la possibilità di avviarsi e per la cui trattazione rimandiamo al paragrafo ad essi dedicato. Tali limitazioni nelle possibilità di accesso al mercato dei capitali si riflettono nel ricorso prevalente all’indebitamento verso i propri soci o verso istituti di credito tradizionali quali fonti di capitali. Il finanziamento bancario 17 D. Lgs. n. 460 del 4 dicembre 1997 “Riordino della disciplina tributaria degli enti non commerciali e delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale” e D. Lgs. 24 marzo 2006 n.155, “Disciplina dell impresa sociale, a norma della legge 13 giugno 2005, n. 118”. Avanzi - www.avanzi.org 26 Idee ricerche e progetti per la sostenibilità Via F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  27. 27. Stando ad alcuni tra i più recenti dati disponibili, l’accesso dei diversi soggetti delterzo settore al mercato dei capitali si caratterizza in Italia per uno stretto rapportocon le istituzioni bancarie: il 77% delle organizzazioni intervistate dichiara di avereuna banca di riferimento.È quanto emerge dall’indagine svolta sul tema della finanza specializzata per il terzosettore, curata dal centro di ricerche sulla cooperazione dell’Università Cattolica diMilano18, secondo la quale circa il 60% delle organizzazioni sono pienamentesoddisfatte del proprio rapporto con le banche.Il ricorso agli istituti bancari si concretizza prevalentemente nell’utilizzo del contocorrente e nei prestiti a breve termine, mentre i soggetti intervistati dichiarano di nonsoffrire di problemi di razionamento del credito.Le politiche di indebitamento rispecchiano un atteggiamento prudente, consentitoanche dalla possibilità di finanziarsi tramite l’utilizzo degli utili accantonati ed il ricorsoalle istituzioni pubbliche. Tale atteggiamento viene in generale confermato dal bassolivello di patrimonializzazione dei soggetti del terzo settore che risulta dall’analisi deibilanci dei soggetti interpellati, con l’importante eccezione delle cooperative socialiche presentano invece la caratteristica contraria.Quanto emerge, invece, dall’incrocio delle risultanze dell’indagine con quelle di unfocus group appositamente organizzato per lo svolgimento del presente rapporto19 dàconto dell’esistenza di tre principali questioni comuni alla maggior parte dei soggettiinteressati: • Il peso dei tassi di interesse e l’esigenza di reperire capitali a tassi più favorevoli • Il livello elevato di garanzie richieste dagli istituti bancari, mediamente maggiore a quello richiesto alle imprese “profit” • I tempi lunghi di riscossione dei crediti verso la Pubblica AmministrazioneI principali utilizzi dei finanziamenti ottenuti sono legati ad investimenti indirizzatiall’acquisto di automezzi e attrezzature o alla ristrutturazione e all’acquisto diimmobili. Una ulteriore frequente motivazione delle richieste di credito (in questo casogeneralmente a breve termine) è legata a difficoltà di flussi di cassa derivate dallalunghezza nei pagamenti da parte della Pubblica Amministrazione (fonte di una parteconsiderevole del fatturato del settore).Nonostante i vincoli normativi citati nel precedente paragrafo merita sottolineare cheun migliore accesso alle fonti di finanziamento potrebbe essere già implementabiletramite un maggiore ricorso ai consorzi fidi, uno strumento che come evidenziato18 Cesarini F. e Barbetta G.P. (a cura di) “La finanza specializzata per il terzo settore in Italia”, BancariaEditrice, Roma, 200419 Il giorno 22 maggio, si è tenuto a Firenze un Focus Group organizzato dall’Assessorato alle PoliticheSociali della Regione Toscana in collaborazione con Avanzi. L’incontro era rivolto agli operatori delsettore e mirava ad indagare le difficoltà di reperimento del credito e le possibilità di sviluppo distrumenti volti ad ampliare l’accesso al mercato dei capitali . Vi hanno preso parte 15 dirigenti dialtrettante organizzazioni del terzo settore della Toscana: Anpas Toscana, Conferenza RegionaleMisericordie Toscane, Consorzio Costa Toscana, Consorzio Metropoli, Coop. Soc. Compass, ConsorzioCo&so Firenze, Esprit, Fondazione Culturale Responsabilità Etica, Osservatorio sull’Economia Civiledella CCIAA di Firenze, Cesvot, Fondazione Monnalisa Onlus, Consorzio Eureka, Astir, CNA Toscana,Federsolidarietà – Confcooperative Toscana.Avanzi - www.avanzi.org 27Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  28. 28. nello studio curato da Barbetta e Cesarini20, consentirebbe di diminuire le difficoltà dilamentate dai soggetti non profit nell’accesso al credito bancario.Il caso delle cooperative socialiRiteniamo utile a questo punto proporre un approfondimento sulle cooperative sociali.L’istituto della cooperativa si rende infatti particolarmente interessante nell’ambito delpresente studio, in virtù della maggiore elasticità degli strumenti volti a reperirecapitali, anche tramite l’emissione di azioni, consentita alle cooperative dal nostroordinamento, e della tipologia di attività svolta, più simile a quella delle imprese socialiqui ipotizzate rispetto a quella di altri soggetti non profit.Ci soffermeremo qui in particolare sulle cooperative sociali, una categoriamaggiormente interessante in questa sede, per la quale sono disponibili datiaggiornati al 200521.In quell’anno le cooperative sociali rilevate erano 7.363, con un incremento del 19,5%rispetto al 2003 e del 33,5% rispetto al 2001.I consorzi erano invece 284, con un incremento del 3,9% sul 2001.Il valore della produzione realizzata dal complesso delle cooperative sociali nel 2005ammontava a circa € 6,381 mld, con un valore medio per unità di € 867.000,differenziato per tipologia di cooperativa: superiore alle media per le cooperative ditipo A (€ 951.000) e inferiore per quelle di tipo B (€ 700.000). Il valore dellaproduzione dei consorzi si è invece attestato su di una media di oltre € 2 mln persoggetto.In riferimento ai costi, invece, il dato aggregato era di € 6,227 mld, con un valoremedio di € 846.000.Significativi anche i dati tendenziali, che registrano un incremento nell’attivitàeconomica del 32,2% sul fronte dei ricavi e del 33,6% su quello dei costi, rispetto aivalori rilevati soltanto due anni prima (valori ai prezzi del 2005).In termini assoluti, il complesso delle cooperative sociali può essere suddiviso sullabase dell’ammontare dei ricavi secondo le classi dimensionali della griglia seguente:Tabella 11: Classi dimensionali Importo dei ricavi (K€) Percentuale sul totale delle Percentuale sul totale dei soli cooperative (A+B) e dei consorzi consorzi< 250 44% 27,1%250 – 500 18,9% 17,3%500 – 1.000 16,9% 14,8%1.000 – 2.000 10,8% 12,0%> 2.000 9% 28,9%20 Cesarini F. e Barbetta G.P. (a cura di), 2004, op. cit21 Istat, Le cooperative sociali in Italia. Anno 2005, Roma, 2007Avanzi - www.avanzi.org 28Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  29. 29. Fonte: elaborazione su dati Istat, Le cooperative sociali in Italia. Anno 2005, Roma, 2007A differenza del panorama generale delle istituzioni non profit italiane, le fonti difinanziamento delle cooperative sociali erano di [provenienza][origine]prevalentemente pubblica. Questo è il caso infatti per il 65,9% del campione, mentreper il 34,1% dei casi queste erano di origine prevalentemente privata.La forza lavoro impegnata nelle cooperative sociali era composta da 244.000lavoratori retribuiti, dei quali 211.000 dipendenti, 32.000 con contratto dicollaborazione e circa un migliaio interinali. A questi si affiancavano 34.000 lavoratorinon retribuiti, divisi tra volontari, volontari del servizio civile e religiosi. Il 71,2 dellerisorse umane complessive era costituito da donne.Soggetti profitChi sono, quanti sono, che cosa fannoDare conto della domanda potenziale di capitali reperiti tramite il ricorso alla BorsaSociale da parte delle imprese sociali for profit è un esercizio a dir poco complesso.Una tale stima può essere azzardata sulla base di confronti e di valutazioni deiparametri della realtà oggi esistente. Faremo dunque un tentativo di raffronto conalcuni dati significativi utili a rendere meno vaghi i contorni dell’universo di riferimentodelle IFS.Valgono comunque le considerazioni di ordine qualitativo svolte nel paragrafosull’evoluzione del mercato, dove sono state individuate le categorie di impresemaggiormente vocate alla partecipazione a BS.Una prima immagine utile allo scopo è quella che dà conto del panorama delleimprese profit italiane. Questa può essere ricavata dalle rilevazioni Istat del 2006sulla loro struttura e dimensioni22. L’indagine registra l’esistenza di 4.824.991 impresein attività.Una parte significativa di queste operava negli ambiti maggiormente affini a quelliipotizzabili per le imprese a scopo sociale: 20.392 nel campo dell’istruzione, 246.399in quello della sanità e assistenza sociale e 254.501 in altri servizi pubblici, sociali epersonali. Il totale delle imprese incluse in questi tre settori contava 531.292 unità,equivalenti al 10,8% del totale.Va tenuto in considerazione l’aspetto esemplificativo del presente esercizio statistico,dato che una impresa sociale può essere attiva in qualunque settore dell’attivitàeconomica: basti pensare ad una qualunque azienda che impieghi tra i suoidipendenti una certa percentuale di lavoratori svantaggiati.Una ulteriore dimensione utile a circoscrivere ulteriormente l’universo di indagine èquello del fatturato (i dati in questo caso risalgono al 2004).22 Istat, “Struttura e dimensione delle unità locali delle imprese”, Roma, 2009Avanzi - www.avanzi.org 29Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org
  30. 30. Tabella 12: La ripartizione delle imprese italiane per fatturato (€K) Classi di fatturato Imprese Percentuale sul totale Addetti0 – 100 2.811.576 65,7% 3.761.081100 - 200 545.795 12,7% 1.325.510200 – 500 447.748 10,4% 1.786.773500 – 1.000 203.468 4,7% 1.323.3291.000 – 2.000 129.449 3,0% 1.244.9802.000 – 5.000 83.845 1,9% 1.438.985Oltre 5.000 55.994 1,3% 5.581.102Totale 4.277.875 99,7% 16.461.760Fonte: Istat, Struttura e dimensione delle imprese, Anno 2004, Roma, 2006Individuando come classe dimensionale di interesse per il presente studio quellacompresa tra € 1 e 5 mln, rileviamo come le imprese incluse in questo intervallofossero nel 2004, 213.294.A puro titolo indicativo è possibile continuare l’esercizio iniziato più sopra e operareuna ulteriore discriminazione sui dati Istat 2004 sulla base del settore di attività,individuando nella classe di fatturato specificata le imprese che operano in ambiti diattività potenzialmente affini a quello delle imprese sociali come sono state quiipotizzate. La rilevazione Istat 2004 divide l’universo delle imprese in quattro settori:Industria, Costruzioni, Commercio e alberghi, Altri servizi. Le imprese appartenentialla categoria Altri servizi che avevano realizzato un fatturato compreso tra € 1 e 5mln erano 38.455.Un ulteriore interessante esercizio di analisi è quello contenuto nel già citatoRapporto sull’impresa sociale curato da Iris Network, di prossima pubblicazione23 edal quale riportiamo un estratto:Anche in questo caso gli autori dello studio hanno preso in considerazione le aziendeprofit operanti nei settori nei quali opera la maggior parte delle aziende non profit.23 Rapporto Iris Network L’IMPRESA SOCIALE IN ITALIA, Economia e istituzioni dei beni comuni, a curadi Carlo Borzaga e Flaviano Zandonai (disponibile su www.irisnetwork.it)Avanzi - www.avanzi.org 30Idee ricerche e progetti per la sostenibilitàVia F. D’Ovidio 3 – 20133 Milano – Tel 0039.02.36518110 – Fax 0039.02.36518117 – info@avanzi.org

×