3. rischi e vdr

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  • Dopo aver ascoltato in linea generale l’evoluzione della normativa in tema di sicurezza, ora sappiamo che la volontà dei legislatori degli anni ’90 è quella di spostare l’attenzione dai PRECETTI (quindi dalle prescrizioni, dagli ordini, dalle regole – questa macchina deve avere una protezione nella zona di pericolo, questo locale deve avere queste caratteristiche ….. ) ai PROCESSI di lavorazione (e quindi ai metodi di lavoro, ai criteri, all’organizzazione generale o specifica – informazione e formazione dei lavoratori, utilizzo improprio di attrezzature ….).
    La nuova filosofia presente in alcune “nuove norme” (stiamo sempre parlando degli anni novanta) , ed in particolare nel D.Lgs. 626/94, indirizzata a migliorare la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro , è quella di IDENTIFICARE PREVENTIVAMENTE i pericoli e i fattori di rischio per una successiva individuazione dei mezzi per eliminarli o delle procedure per limitarli.
    Questo processo si chiama : VALUTAZIONE DEI RISCHI
  • Dopo aver ascoltato in linea generale l’evoluzione della normativa in tema di sicurezza, ora sappiamo che la volontà dei legislatori degli anni ’90 è quella di spostare l’attenzione dai PRECETTI (quindi dalle prescrizioni, dagli ordini, dalle regole – questa macchina deve avere una protezione nella zona di pericolo, questo locale deve avere queste caratteristiche ….. ) ai PROCESSI di lavorazione (e quindi ai metodi di lavoro, ai criteri, all’organizzazione generale o specifica – informazione e formazione dei lavoratori, utilizzo improprio di attrezzature ….).
    La nuova filosofia presente in alcune “nuove norme” (stiamo sempre parlando degli anni novanta) , ed in particolare nel D.Lgs. 626/94, indirizzata a migliorare la sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro , è quella di IDENTIFICARE PREVENTIVAMENTE i pericoli e i fattori di rischio per una successiva individuazione dei mezzi per eliminarli o delle procedure per limitarli.
    Questo processo si chiama : VALUTAZIONE DEI RISCHI
  • CARTELLI DI DIVIETO
  • CARTELLI DI AVVERTIMENTO
  • CARTELLI DI PRESCRIZIONE
  • CARTELLI PER LE ATTREZZATURE ANTINCENDIO
  • CARTELLI DI SALVATAGGIO
  • 3. rischi e vdr

    1. 1. I RISCHI E LA VALUTAZIONE DEI RISCHI
    2. 2. LA CLASSIFICAZIONE DEI RISCHI
    3. 3. Il rischio in ambito sanitario Parlare di tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori afferenti alla sanità non può prescindere dal considerare che tale settore è caratterizzato da un gran numero di tecnologie altamente specialistiche, dalla presenza di lavoratori anch’essi altamente qualificati e specializzati e dalla presenza di reparti che presentano praticamente tutti i fattori di rischio lavorativo.
    4. 4. L’entità di questi rischi è in funzione del grado di sicurezza che offrono le strutture, gli impianti, le apparecchiature, della disponibilità di dispositivi di protezione e sicurezza, del grado di informazione e formazione degli operatori, ecc. L’ambito sanitario inoltre ha come oggetto della lavorazione, non un materiale od una sostanza, ma l’uomo. Il rischio in ambito sanitario
    5. 5. 1. PERICOLO O FATTORE DI RISCHIO 2. ESPOSIZIONE 3. RISCHIO 4. DANNO CORRELATI TRA LORO NELLA SEQUENZA LOGICO-CRONOLOGICA PERICOLO ESPOSIZIONE DANNORISCHIO CONCETTI E DEFINIZIONI
    6. 6. PERICOLO o FATTORE DI RISCHIO Proprietà o qualità intrinseca di un determinato fattore avente il potenziale di causare danni CONCETTI E DEFINIZIONI In altre parole: la presenza di sostanze chimiche, agenti biologici, fenomeni fisici, oggetti, azioni o relazioni caratterizzati dalla possibilità di nuocere quando raggiungono una certa dimensione Ambiente Materiali Attrezzature Impianti Metodo di lavoro
    7. 7. Probabilità che un determinato fattore raggiunga il limite di potenziale di danno nelle condizioni di impiego RISCHIO CONCETTI E DEFINIZIONI In altre parole: Condizione che può causare effetti sfavorevoli alle persone, danni agli impianti o alle strutture. Quando un rischio è presente, esiste una possibilità che si verifichino questi effetti negativi.
    8. 8. 1. RISCHI PER LA SICUREZZA (Rischi di natura infortunistica) 2. RISCHI PER LA SALUTE (Rischi di natura igienico ambientale) 3. RISCHI ORGANIZZATIVI Strutture Agenti Chimici Organizzazione del lavoro Macchine Agenti Fisici Fattori psicologici Impianti Elettrici Agenti Biologici Fattori ergonomici Incendio- esplosioni CLASSIFICAZIONE DEI RISCHI
    9. 9. 1. RISCHI PER LA SICUREZZA
    10. 10. Rischi per la sicurezza Riguardano tutte le situazioni dalle quali può derivare un incidente sul lavoro provocato da un contatto fisico-traumatico di diversa natura (meccanica, elettrica, chimica, ecc). E' questo il caso dei danni riportati in conseguenza di carenze strutturali, per mancanza di apparecchiature di emergenza o per assenza di protezioni sugli apparecchi e sui macchinari, oppure derivanti da impianti elettrici non protetti o come conseguenza di esplosione o incendio.
    11. 11. CAUSE Non idoneo assetto delle caratteristiche di sicurezza inerenti ad esempio:  ambiente di lavoro  macchine e apparecchiature  impianti elettrici  sostanze pericolose
    12. 12. Questi rischi vengono limitati da una corretta progettazione architettonica del reparto e da una gestione e manutenzione corretta. Ad esempio: • Mantenendo sgombre le vie di uscita ed i passaggi specialmente se di emergenza; • Pavimenti antisdrucciolo e privi di avvallamenti; • Manutenzione a pavimenti, pareti, soffitti, porte, finestre; • Non sovraccaricando i solai.
    13. 13. In linea generale tutte le apparecchiature elettromedicali e tutti i dispositivi utilizzati dai sanitari debbono possedere i necessari requisiti di idoneità all’uso cui sono destinati e di sicurezza per l’operatore e per il paziente. La garanzia di questi requisiti è fornita dal fabbricante all’utilizzatore tramite: • la apposizione del marchio CE sull’apparecchiatura stessa; • una autocertificazione di rispondenza alle norme specifiche; • il manuale di istruzione e d’uso dell’apparecchiatura o del dispositivo, che deve assolutamente essere conosciuto e seguito dall’utilizzatore, pena la decadenza della garanzia di qualità delle prestazioni.
    14. 14. Il personale è tenuto ad accertarsi che le apparecchiature e i dispositivi siano sempre efficienti ed in sicurezza. Se è previsto, va effettuata la manutenzione periodica che deve essere registrata su apposito registro. Le apparecchiature elettromedicali vanno inoltre verificate periodicamente da personale esperto e qualificato per controllarne la sicurezza. Il personale addetto deve essere preventivamente informato e formato sull’uso delle apparecchiature e delle attrezzature secondo quanto riportato sui rispettivi manuali.
    15. 15. Per quanto riguarda il rischio incendio è essenziale garantire un sufficiente livello di sicurezza: • Riducendo la probabilità di insorgenza dell’incendio limitando la quantità di materiali infiammabili e combustibili, di scarti e rifiuti e prestando molta attenzione all’uso di fiamme libere, sigarette, ed apparecchiature elettriche quali potenziali fonti di innesco; • Controllando periodicamente le vie di esodo e di uscita, le attrezzature e gli impianti di estinzione e di rilevazione degli incendi e di allarme; • Provvedendo alla informazione e alla formazione del personale; • Provvedendo alla formazione e all’addestramento della SQUADRA DI EMERGENZA INTERNA; •Provvedendo alla stesura del PIANO DI EMERGENZA.
    16. 16. 2. RISCHI PER LA SALUTE
    17. 17. Rischi per la salute Appartengono a questa categoria i rischi dovuti ad esposizione agli agenti chimici, cancerogeni e mutageni, oppure agli agenti fisici o biologici. Sono quelli che maggiormente incidono sull'aspetto fisico e biologico dei lavoratori che svolgono mansioni in cui è richiesta l'esposizione o il contatto con agenti nocivi, laddove per contatto si intende anche l'esposizione agli agenti fisici, cioè le fonti di emissione di rumori, vibrazioni, ultrasuoni e radiazioni, i cui effetti non sono immediatamente visibili.
    18. 18. Nelle strutture sanitarie si verifica una concentrazione di soggetti potenzialmente infetti e di materiali contaminati difficilmente riscontrabili in altri ambienti di vita e di lavoro, che determina un’elevata frequenza di esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici
    19. 19. lavoratori esposti • non solo comparto sanitario, biomedico e di laboratorio • altri lavoratori  servizi di pulizia  servizi di lavanderia ESISTE LA NECESSITA’ DI VALUTARE TALE RISCHIO
    20. 20. • Rischio chimico: RISCHIO CONNESSO ALL’USO PROFESSIONALE DI SOSTANZE O PREPARATI IMPIEGATI NEI CICLI DI LAVORO, CHE POSSONO ESSERE INTRINSECAMENTE PERICOLOSI O RISULTARE PERICOLOSI IN RELAZIONE ALLE CONDIZIONI D’IMPIEGO • INGESTIONE • CONTATTO CUTANEO/OCULARE • INALAZIONE per presenza di inquinanti aerodispersi sotto forma di: – - polveri – - fumi – - nebbie – - gas – - vapori
    21. 21. Le informazioni sulle sostanze chimiche ci vengono fornite dalla: • SCHEDA DI SICUREZZA ossia da un documento che accompagna ogni prodotto chimico contenente una serie di informazioni elencate in 16 punti ; • ETICHETTA che attraverso alcuni pittogrammi e frasi di rischio evidenziano il tipo di pericolo della sostanza e riassumono alcune delle informazioni presenti nella scheda di sicurezza.
    22. 22. L’effetto degli agenti chimici dipende da due parametri: • - la TOSSICITA’ di una sostanza. Una prima stima della tossicità è data dalla sua Dose Letale. • - la CONCENTRAZIONE. VALORI LIMITE DI ESPOSIZIONE PROFESSIONALE: indicano per ogni sostanza le concentrazioni atmosferische alle quali si ritiene che la maggior parte dei lavoratori possa rimanere esposta ripetutamente, giorno dopo giorno, senza effetti negativi per la propria salute
    23. 23. • I lavoratori esposti agli agenti chimici pericolosi per la salute classificati come molto tossici, tossici, nocivi, sensibilizzanti, corrosivi, irritanti, tossici per il ciclo riproduttivo, cancerogeni e mutageni sono sottoposti a SORVEGLIANZA SANITARIA. ESEMPI DI PRODOTTI CHIMICI IN AMBIENTE SANITARIO
    24. 24. Misure di prevenzione e protezione nel caso di AGENTI CHIMICI: • Utilizzo, quando possibile, di apparecchiature a circuito chiuso che evitano la possibilità di inquinamenti ambientali; • Utilizzo del prodotto in idonee cappe di aspirazione con espulsione all’esterno; • Presenza di una idonea ventilazione generalizzata nel locale; • Utilizzo di opportuni dispositivi di protezione individuale (guanti, occhiali a mascherina o visiere, facciali filtranti, tute, grembiuli, pantaloni, calzature); • Opportune procedure lavorative per minimizzare l’esposizione del personale e la contaminazione ambientale • Partecipazione a corsi di formazione/informazione.
    25. 25. Agenti fisici: rischi da esposizione e grandezze fisiche che interagiscono in vari modi con l’organismo umano: RUMORE (presenza di apparecchiatura rumorosa durante il ciclo operativo e di funzionamento) con propagazione dell’energia sonora nell’ambiente di lavoro. VIBRAZIONI (presenza di apparecchiatura e strumenti vibranti) con propagazione delle vibrazioni a trasmissione diretta o indiretta. Radiazioni ionizzanti e non (presenza di apparecchiature che impiegano radiofrequenze, microonde, radiazioni infrarosse, ecc.). MICROCLIMA: carenze nella climatizzazione dell’ambiente per quanto attiene alla temperatura, umidità relativa, ventilazione, calore radiante, condizionamento. ILLUMINAZIONE: carenze nei livelli di illuminamento ambientale e dei posti di lavoro (in relazione alla tipologia della lavorazione fine, finissima, ecc.). Non osservanza delle indicazioni tecniche previste in presenza di videoterminali. RADIAZIONI
    26. 26. Agenti biologici: rischi connessi con l’esposizione (ingestione, contatto cutaneo, inalazione) a organismi e microrganismi patogeni o non, colture cellulari, endoparassiti umani, presenti nell’ambiente a seguito di emissione e/o trattamento e manipolazione. EMISSIONE INVOLONTARIA (impianto condizionamento, emissioni di polveri organiche, ecc.); EMISSIONE INCONTROLLATA (impianti di depurazione delle acque, manipolazione di materiali infetti in ambiente ospedaliero, impianti di trattamento e smaltimento di rifiuti ospedalieri, ecc.); TRATTAMENTO O MANIPOLAZIONE VOLONTARIA, a seguito di impiego per ricerca sperimentale in ‘vitro’ o in ‘vivo’ o in sede di vera e propria attività produttiva (biotecnologie).
    27. 27. I fattori di rischio biologico in ambito sanitario sono in relazione: Alle procedure invasive per la diagnosi e la terapia; Alle condizioni di base del paziente; All’organizzazione della struttura in cui viene erogata la prestazione sanitaria. PRINCIPALI RISCHI INFETTIVI E PARASSITARI Epatite C (HCV) Virus dell’AIDS (HIV) Epatite B (HBV) Tubercolosi Meningiti Scabbia Sifilide (TPHA) Altre infezioni: herpes, rosolia, citomegalovirus, streptococco beta-emolitico.
    28. 28. 3. RISCHI ORGANIZZATIVI
    29. 29. Sono i rischi che dipendono dalle cosiddette "dinamiche aziendali", cioè dall'insieme dei rapporti lavorativi, interpersonali e di organizzazione che si creano all'interno di un ambito lavorativo. L'organizzazione del lavoro, ad esempio, svolge un ruolo fondamentale soprattutto per quanto riguarda l'intensità del lavoro sia dal punto di vista psicologico che fisico, quindi i rischi che ne possono derivare devono essere attentamente valutati dal datore di lavoro e dal medico competente. A questa catalogazione dei rischi è stato aggiunto negli ultimi anni un rischio particolare denominato "rischio di stress da lavoro correlato", il quale viene considerato uno dei più difficili da individuare a causa dell'assenza di un danno causato immediatamente riscontrabile. Rischi organizzativi rischi di tipo trasversale
    30. 30. 1. Organizzazione del lavoro Esempi: lavori in continuo, sistemi di turni, lavoro notturno, movimentazione manuale dei carichi, movimenti ripetitivi, ecc. 2. Fattori psicologici Esempi: monotonia, solitudine, ripetitività del lavoro, carenze di contributo al processo decisionale e situazioni di conflittualità, complessità delle mansioni e carenza di controllo, ecc. 3. Fattori ergonomici Esempi: sistemi di sicurezza e affidabilità delle informazioni, norme di comportamento, soddisfacente comunicazione e istruzioni corrette in condizioni variabili, ergonomia delle attrezzature di protezione personale e del posto di lavoro, ecc. 4. Condizioni di lavoro difficili Esempi: lavoro con pazienti psichiatrici, lavoro in atmosfere a pressione superiore o inferiore al normale, condizioni climatiche esasperate, lavoro in acqua, ecc.
    31. 31. LA VALUTAZIONE DEI RISCHI
    32. 32. VALUTAZIONE DEI RISCHI “Valutazione globale e documentata di tutti i rischi per la salute e sicurezza dei lavoratori presenti nell’ambito dell’organizzazione in cui essi prestano la propria la propria attività, finalizzata ad individuare le adeguate misure di prevenzione e di protezione e ad elaborare il programma delle misure atte a garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di salute e sicurezza”
    33. 33. … si intende quindi l’accertamento globale della probabilità e della gravità delle possibili lesioni o danni derivanti dalla presenza di una situazione pericolosa nell’ambiente di lavoro, ed è un’attività finalizzata alla scelta di adeguate misure di sicurezza PER VALUTAZIONE DEL RISCHIO … DEFINIZIONI
    34. 34. DATORE DI LAVORO MEDICO COMPETENTE RLS RSPP Il datore di lavoro effettua la valutazione ed elabora il documento in collaborazione con il responsabile del servizio di prevenzione e protezione e il medico competente Le attività realizzate previa consultazione del rappresentante dei lavoratori per la sicurezza Attori della valutazione dei rischi
    35. 35. Approccio alla valutazione dei rischi in cinque fasi Fase 1. Individuare i pericoli e le persone a rischio Fase. 2 Valutare e dare priorità ai rischi Fase 3. Decidere un’azione preventiva Fase 4. Intervenire Fase. 5. Controllo e riesame
    36. 36. • Uno dei principali metodi utilizzati per l’identificazione dei rischi è il SOPRALLUOGO. Attraverso il sopralluogo si esaminano e controllano non solo aspetti strutturali- impiantistici, ma anche organizzativi. Fase 1: individuare i pericoli e le persone a rischio
    37. 37. Pericoli derivanti dall’Ambiente Pericoli derivanti Dalla Mansione Pericoli e Rischi Pericoli pertinenti alla Sede Pericoli pertinenti agli Edifici Pericoli pertinenti alle Aree Pericoli pertinenti alle Macchine, ecc. Pericoli pertinenti alle Sostanze Pericoli pertinenti all’Attività Fase 1: individuare i pericoli e le persone a rischio
    38. 38. Come calcolare il rischio? R= f (P,D) R= rischio P= probabilità o frequenza del verificarsi delle conseguenze espressa ad es. nel numero di volte in cui il danno può verificarsi in un dato intervallo di tempo D= magnitudo delle conseguenze (o danno) espressa come una funzione del numero di soggetti coinvolti in quel tipo di rischio e del livello di danni ad essi provocato Fase 2: valutare e dare priorità ai rischi
    39. 39. Fase 2: valutare e dare priorità ai rischi
    40. 40. CRITERI PER DEFINIRE PRIORITA’ E PROGRAMMAZIONE degli interventi di prevenzione e protezione R =1 R tra 2 e 3 R tra 4 e 8 R > 8 AZIONI MIGLIORATIVE da valutare in fase di programmazione AZIONI CORRETTIVE / MIGLIORATIVE da programmare nel breve-medio termine AZIONI CORRETTIVE NECESSARIE da programmare con urgenza AZIONI CORRETTIVE INDILAZIONABILI Fase 2: valutare e dare priorità ai rischi
    41. 41. Fase 3: decidere un’azione preventiva Al momento di decidere un’azione preventiva e di protezione è bene valutare: • se il rischio possa essere completamente eliminato; • nel caso in cui ciò non sia possibile, in che modo ridurre o controllare i rischi per non compromettere la sicurezza e la salute delle persone esposte. LA RIDUZIONE DEL RISCHIO PUO’ AVVENIRE MEDIANTE L’ADOZIONE DI: MISURE DI PREVENZIONE MISURE DI PROTEZIONE
    42. 42. MISURE DI PREVENZIONE misure atte a ridurre la probabilità del verificarsi di un determinato evento dannoso MISURE DI PROTEZIONE misure atte a mitigare le eventuali conseguenze quindi a diminuire l’entità del danno Fase 3: decidere un’azione preventiva
    43. 43. MISURE DI PROTEZIONE COLLETTIVE INDIVIDUALI Per Dispositivo di Protezione Individuale (DPI) si intende qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni completamento accessorio destinato a tale scopo. Per Dispositivi di Protezione Collettiva (DPC) si intendono strumenti/prodotti fruibili da tutti i lavoratori, senza che gli stessi debbano indossarli. Fase 3: decidere un’azione preventiva
    44. 44. VALUTAZIONE DEI RISCHI DEVE CONSENTIRE L’INDIVIDUAZIONE DEGLI INTERVENTI NECESSARI AD ELIMINARE O RIDURRE I RISCHI INDIVIDUATI DEVE CONSENTIRE DI INDIVIDUARE UN PIANO DI ATTUAZIONE DEGLI INTERVENTI IN BASE AD UN PRECISO ORDINE DI PRIORITA’ Fase 4: intervenire
    45. 45. Fase 5: controllo e riesame • L’efficacia delle misure di prevenzione adottate deve essere monitorata. • La valutazione dovrebbe essere opportunamente riesaminata e rivista, in particolare: – in caso di variazioni significative nell’organizzazione dell’azienda – alla luce dei risultati di indagini concernenti un infortunio o un incidente – se le misure preventive in atto sono insufficienti od obsolete – per garantire che i risultati della valutazione dei rischi siano sempre pertinenti.

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