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5 Esempio Caratt Serb

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5 Esempio Caratt Serb

  1. 1. PIANO DI CARATTERIZZAZIONE DI UN'AREA CON SERBATOI DI GASOLIO INTERRATI E DISMESSI
  2. 2. PREMESSA <ul><li>Su incarico e per conto del Committente è stato eseguito uno studio idrogeologico di carattere ambientale in un'area ex deposito di carburanti, dove esistono dei serbatoi interrati fuori uso. </li></ul><ul><li>Scopo dell’indagine è stato, secondo quanto espresso nel D.M. 25 Ottobre 1999 n. 471, definire le caratteristiche litologiche idrogeologiche e idrauliche dell’ambiente naturale dell’area in oggetto. A tal scopo si è condotto uno studio generale sulla geologia e idrogeologia del territorio in questione per definirne la pericolosità ambientale. </li></ul>
  3. 3. PREMESSA <ul><li>In particolare, mediante indagini in sito, si sono analizzate con precisione, le proprietà litologiche, meccaniche, idrauliche e i valori di permeabilità che caratterizzano i terreni in posto. </li></ul><ul><li>Nello specifico, si è valutato, con un numero di indagini sufficienti, l’integrità dei serbatoi di contenimento interrati e l’eventuale stato di contaminazione del sottosuolo per perdita dalle cisterne. </li></ul>
  4. 4. PREMESSA <ul><li>Sulla base della caratterizzazione e dei dati ottenuti dalle indagini verrà redatto un progetto di bonifica e ripristino ambientale al fine di descrivere gli interventi da adottare nell’area affinché il sito venga destinato all’uso residenziale – verde previsto. </li></ul><ul><li>L’analisi è stata condotta mediante indagini in sito. </li></ul>
  5. 5. PREMESSA – Prove eseguite <ul><li>Sono state realizzate: </li></ul><ul><li>tre prove penetrometriche con un penetrometro statico da 300 KN dotato di punta meccanica &quot;jacket friction cone&quot; per la caratterizzazione litologica dei terreni; </li></ul><ul><li>una prova penetrometrica a mezzo penetrometro statico da 300 KN munito di punta elettrica con piezocono &quot;Envi Memocone&quot; per la determinazione in continuo delle caratteristiche litologiche e idrauliche dei terreni; </li></ul>
  6. 6. PREMESSA – Prove eseguite <ul><li>due prove di dissipazione delle pressioni interstiziali indotte, eseguite a profondità convenienti, per definire le permeabilità degli strati coesivi di protezione dell’acquifero; </li></ul><ul><li>posa in opera di 2 piezometri superficiali per il controllo e la misurazione del livello della frangia freatica superficiale; </li></ul><ul><li>n. 3 sondaggi geognostici a rotazione e carotaggio continuo senza utilizzo di acqua per evitare infiltrazioni o trascinamento di liquidi nel sottosuolo che potrebbero provocare contaminazioni inquinanti indesiderate, localizzati a una profondità variabile da - 7.00 a – 8.00 mt. dal piano piazzale; </li></ul>
  7. 7. PREMESSA – Prove eseguite <ul><li>prelievo di n. 4 campioni di terreno dalle cassette catalogatrici, prelevati a profondità significative sigillati in sacchetti di plastica per il mantenimento delle sostanze volatili e dell’umidità naturale e fatti analizzare in laboratorio per la ricerca ed identificazione della presenza di sostanze inquinanti, secondo quanto richiesti nell’Allegato n.1 al D.M. 471/99 </li></ul><ul><li>n. 3 trincee eseguite con escavatore meccanico spinte fino alla profondità di 3.20 mt. dal piano piazzale per controllare visivamente l’entità delle contaminazioni riscontrate. </li></ul>
  8. 8. INQUADRAMENTO TERRITORIALE <ul><li>L’area indagata è un ex deposito di carburanti in disuso da diversi anni con annesso edificio disabitato che ricopre una superficie complessiva di circa 2.200 mq. </li></ul><ul><li>Le cisterne interrate, la cui ubicazione è ipotizzata essere come da planimetria progettuale allegata ma da verificare in fase di bonifica, poiché la posizione dei boccaporti non risulta essere coincidente con quelli in mappa, sono sette. </li></ul>
  9. 9. INQUADRAMENTO TERRITORIALE <ul><li>Le cisterne n. 1, 2, 3, 4, 5 e 6 visivamente contengono acqua (appositamente immessa per evitare un eventuale sollevamento dei contenitori ) mista a residui oleosi e resti di nafta pura in galleggiamento, affiorante in superficie. </li></ul><ul><li>La cisterna n. 7 contiene solo acqua poiché è sempre stata utilizzata come cisterna antincendio e non come serbatoio di gasolio come indicato nella planimetria. </li></ul>
  10. 10. INQUADRAMENTO TERRITORIALE <ul><li>L’area è ubicata nel Centro cittadino del Comune di .... in fregio a Via ... ed è censita al C.T.R. del Comune di ... nella SEZIONE (scala 1:10.000) n. ... e all’ELEMENTO (scala 1:5.000) n. ... </li></ul><ul><li>L’intera area è recintata e l’accesso è impedito da un cancello chiuso con lucchetto, l’edificio disabitato di proprietà è confinante sul lato Ovest con edifici residenziali. </li></ul><ul><li>Il territorio del Comune di ... è situato all'estremità Nord della provincia di Modena e si estende su un'area di ... Kmq. E' individuato sulla carta IGM scala 1 : 100.000 al foglio n. </li></ul>
  11. 11. INQUADRAMENTO TERRITORIALE <ul><li>E' ricompreso all'interno dell'unità di paesaggio n. ...; topograficamente si riscontrano quote variabili da un minimo di 7.5 metri s. l. m, ad una quota massima di 22 metri s. l. m. L'attuale piano campagna, nell’area in oggetto è alla quota media di 16.80 m. s.l.m. </li></ul>
  12. 12. GEOMORFOLOGIA E SISTEMI DI TUTELA <ul><li>Nella zona del Comune di .... sono stati individuati diversi paleoalvei, per la loro datazione ed attribuzione idrografica occorre fare riferimento agli autori più recenti che si sono occupati della ricostruzione paleoidrografica della zona: Pellegrini (1969), Veggiani (1947), Castaldini e Alii (1979), Cremaschi ed Alii (1980), Gasperi e Pellegrini (1981, 1984). </li></ul>
  13. 13. GEOMORFOLOGIA E SISTEMI DI TUTELA <ul><li>Dall'esame di questi autori risulta che prima dell'VIII sec. a.C. il Fiume Secchia (detto in antico Gabello, ma anche Sesula, Situla, Seda, Secla) aveva un tracciato spostato a OVEST e sub-parallelo a quello attuale nella parte più a monte fin verso San Prospero, e che deviava verso oriente ad iniziare da Cavezzo, e attraverso Medolla, San Felice sul Panaro, Rivara, Canalazzo e Finale Emilia, confluiva nel Po nei pressi di Bondeno. </li></ul>
  14. 14. ASPETTI PEDOLOGICI <ul><li>Dalla &quot;Carta dei suoli della pianura modenese&quot; redatta dal Servizio Cartografico - Ufficio Pedologico della Regione Emilia Romagna Provincia di Modena (prima edizione 1993), è stata estratta la litologia della zona. </li></ul><ul><li>Nella Carta sono rappresentati i seguenti tipi di suoli: </li></ul><ul><li>Suolo CON1/CIA1: Confine franca ghiaiosa/Clavernasco franca argillosa limosa. </li></ul><ul><li>Suolo CPO1: Case Ponte argillosa. </li></ul>
  15. 15. IDROGEOLOGIA <ul><li>Per meglio inquadrare la situazione idrogeologica locale è necessario definire, almeno a grandi linee, l'andamento sotterraneo delle acque della Bassa Pianura Modenese. </li></ul>
  16. 16. IDROGEOLOGIA <ul><li>L'elemento caratterizzante dell'idrogeologia del settore è rappresentato dalla &quot;Dorsale Ferrarese&quot; che è, come noto, una struttura anticlinale del substrato marino sottostante la copertura alluvionale Olocenica, che in certi punti si innalza a meno di 80 mt. dalla superficie topografica. Essa è intersecata da un complesso reticolato di faglie che hanno interessato, probabilmente, anche la coltre alluvionale, condizionando indubbiamente la struttura degli acquiferi ed, in certe zone, il chimismo stesso delle acque (Gasperi e Pellegrini, 1969). </li></ul>
  17. 17. IDROGEOLOGIA <ul><li>A Sud della &quot;Dorsale Ferrarese&quot; si riscontrano i depositi alluvionali dei fiumi appenninici, prevalentemente a granulometria medio fine e quindi sede di profondi acquiferi, sempre in pressione, con valori di soggiacenza prossimi al piano campagna; in superficie (entro i primi 10 metri) è frequente riscontrare livelli acquiferi sospesi, di tipo freatico, a volte separati dall’acquifero principale e dotati di acque scadenti. </li></ul>
  18. 18. IDROGEOLOGIA <ul><li>La situazione idrogeologica dell'area in oggetto si inserisce quindi nel contesto sopra descritto, in considerazione delle terebrazioni effettuate gli aspetti idrogeologici risultano piuttosto semplici: </li></ul><ul><li>individuazione del primo acquifero confinato, nei primi strati sabbiosi, nell’area d’indagine le sabbie iniziano alla profondità media di 8.50 mt. dal p.c. </li></ul>
  19. 19. IDROGEOLOGIA <ul><li>la direzione di flusso delle acque sotterranee segue in generale le direttrici dei palodrenaggi, con andamento Ovest - Est, anche se esistono variazioni locali nella direzione di movimento, </li></ul><ul><li>modeste risultano le ricariche degli acquiferi per infiltrazione superficiale, dipendenti dalla natura litologica impermeabile. </li></ul>
  20. 20. Piezometria Generale <ul><li>Per dare uno sguardo all’assetto piezometrico di area vasta, ci si riferisce al rilievo piezometrico dell’autunno 1991 rilevato dalla cartografia di pianura del Piano delle attività estrattive della Provincia di Modena (vedi tavola di seguito allegata). </li></ul><ul><li>Questa carta mostra come l’area in oggetto ricade in una zona con superficie piezometrica assai livellata con quote tra 15 e 10 mt slm. </li></ul>
  21. 21. Piezometria Generale <ul><li>L’assetto complessivo ha orientazione ad Est con la isopiezometrica 15 che forma un dosso e la isopiezometrica 10 che forma una saccatura. </li></ul><ul><li>Interpolando le quote, nell’area di studio, il livello piezometrico si attesta a 12.5 m slm. ovvero, con piano campagna a quota 16.5, con una soggiacenza di 4.00 mt. </li></ul>
  22. 22. Piezometria Locale <ul><li>L’andamento piezometrico locale è stato dedotto dai risultati di un rilievo eseguito nel nell’Aprile del 1997. </li></ul><ul><li>Con i dati ottenuti è stata realizzata la carta delle isofreatiche (scala 1:10.000) riportante la quota piezometrica in m slm con equidistanza pari a 0.50 mt. </li></ul><ul><li>La carta, di cui si allega uno stralcio relativo all’area in oggetto, permette di riconoscere le aree di alimentazione, di drenaggio delle falde e la direzione di deflusso delle loro acque. </li></ul>
  23. 23. VULNERABILITA’ IDROGEOLOGICA <ul><li>La vulnerabilità degli acquiferi all’inquinamento viene definita (da Civita 1987) come la suscettività specifica dei sistemi acquiferi, nelle loro diverse parti componenti e nelle diverse situazioni geometriche ed idrodinamiche a ricevere e diffondere, anche mitigandone gli effetti, un inquinante fluido o idroveicolato tale da produrre impatto sulla qualità dell’acqua sotterranea nello spazio e nel tempo. </li></ul>
  24. 24. VULNERABILITA’ IDROGEOLOGICA <ul><li>Gli studi condotti sulle acque sotterranee dalla Provincia di Modena, hanno fornito una buona conoscenza dei tipi di sostanze inquinanti che possono prevalentemente ritrovarsi negli acquiferi modenesi. </li></ul><ul><li>La conoscenza del grado di vulnerabilità del territorio fornisce utili indicazioni per la comprensione degli episodi di inquinamento e consente di elaborare strategie di uso dei suoli, nonché di programmazione delle attività antropiche, tese ad eliminare il rischio di inquinamento degli acquiferi. </li></ul>
  25. 25. VULNERABILITA’ IDROGEOLOGICA <ul><li>La vulnerabilità intrinseca di un corpo idrico sotterraneo è funzione di diversi parametri, tra i quali prevalgono la litologia superficiale, la struttura del sistema idrogeologico, la natura del suolo e la geometria della copertura, il processo di ricarica e di deflusso del corpo idrico sotterraneo. </li></ul>
  26. 26. VULNERABILITA’ IDROGEOLOGICA <ul><li>La carta di vulnerabilità dell’acquifero principale, redatta dalla Provincia di Modena nell’ambito del PTCP (marzo 2000), consente di indirizzare e modificare le scelte da affrontare per &quot;la gestione&quot; del territorio, utile soprattutto in ambito urbano dove sono possibili interventi edilizi che interessano il sottosuolo. </li></ul>
  27. 27. VULNERABILITA’ IDROGEOLOGICA <ul><li>Le informazioni riportate sulla carta di cui si allega uno stralcio che interessa l’area in oggetto, sono state ottenute mediante l’incrocio di quattro fattori: </li></ul><ul><li>litologia del terreno e di conseguenza permeabilità del substrato </li></ul><ul><li>profondità del tetto delle ghiaie </li></ul><ul><li>tipo di acquifero (libero o confinato) </li></ul><ul><li>capacità di attenuazione del suolo </li></ul>
  28. 28. VULNERABILITA’ IDROGEOLOGICA <ul><li>L’ultimo parametro è di nuova introduzione e consente, pur non apportando sconvolgimenti rilevanti rispetto alle più vecchie carte elaborate, di meglio dettagliare le diverse situazioni, in particolare quelle delle classi estreme (basso ed elevato) operando con maggiori garanzie l’attribuzione delle classi di vulnerabilità. </li></ul><ul><li>L’area oggetto di studio viene classificata, come area a media vulnerabilità. </li></ul>
  29. 29. VULNERABILITA’ IDROGEOLOGICA <ul><li>La profondità dell’acquifero locale si attesta, sulla base delle prove eseguite, a una profondità di 8.50 mt. dal p.c., dove si sono riscontrate sabbie mediamente addensate. </li></ul><ul><li>La falda riscontrata è confinata al tetto, dalla formazione argillosa sovrastante impermeabile. </li></ul>
  30. 30. IDROGRAFIA <ul><li>La maggior parte del territorio comunale di ... fa parte del bacino &quot;ACQUE BASSE&quot; del &quot;Consorzio della Bonifica Burana Leo Scoltenna Panaro&quot;; sono aree dove difficoltoso risulta il deflusso naturale delle acque, ed avviene principalmente tramite impianti di sollevamento che unitamente ad una rete di Dugali allacciati tra loro conformano la tessitura irrigua sul territorio. </li></ul><ul><li>Le &quot;ACQUE ALTE&quot; (definizione che viene assunta per i territori posti più a S - W) si scolano mediante il canale Diversivo di Burana nel Fiume Panaro in località S. Bianca. </li></ul>
  31. 31. Esondabilità dell’area <ul><li>Nell'ultimo quarantennio si sono verificate diverse esondazioni; l'evento più significativo risale all'aprile 1960 ed ha interessato i Comuni di .., allagando una superficie di 10.000 Ha. </li></ul><ul><li>Altre alluvioni sono avvenute nel novembre 1966 (4.000 Ha), gennaio 1969 (20 Ha), settembre 1972 (550 Ha), settembre 1973 (15 Ha) e recentemente nel giugno del 1994. </li></ul><ul><li>Altro fenomeno è stato il recente ingrossamento dei fiumi nel dicembre del 1995 dovuto ad abbondanti nevicate fino in pianura </li></ul>
  32. 32. CARATT. LITOLOGICA E IDROGEOLOGICA DELL’AREA <ul><li>Metodi d'indagine </li></ul><ul><li>Per la stesura del presente studio si sono eseguite le seguenti prove in sito: </li></ul><ul><li>tre prove penetrometriche con un penetrometro statico da 300 KN munito di punta meccanica &quot;Jacket Friction Cone&quot;, per inquadrare le caratteristiche litologiche e meccaniche del substrato da indagare. </li></ul>
  33. 33. PIANO DI CARATTERIZZAZIONE <ul><li>Per quanto sopra esposto i sondaggi sono stati eseguiti mediante una sonda su cingolato a rotazione e pressione a secco senza utilizzo di fluidi di circolazione con l’utilizzo di un carotiere al posto dello scalpello a distruzione di nucleo. I campioni sono stati prelevati con fustelle in PVC atossico a parete grossa del diametro f = 2&quot; </li></ul>
  34. 34. PIANO DI CARATTERIZZAZIONE <ul><li>Dall’analisi stratigrafica visiva dei sondaggi eseguiti, risulta contaminato il terreno compreso fra 1.90 mt. e 4.20 mt. nel sondaggio n. 1. Lo stesso emana un odore di idrocarburi e presenta un’anomala colorazione grigio scuro-nero. Dalla profondità compresa fra 2.00 ÷ 2.20 e fra 3.50 ÷ 4.00 mt. sono stati prelevati due campioni di terreno. </li></ul>
  35. 35. PIANO DI CARATTERIZZAZIONE <ul><li>Negli altri due sondaggi, ubicati a valle rispetto la direzione di flusso delle acque sotterranee, come evidenziato nella carta della piezometria locale, sopra riportata, non si sono registrati visivamente elementi inquinanti. </li></ul><ul><li>Ugualmente nel sondaggio n.2 è stato prelevato un campione alla profondità compresa fra 5.00 e 5.50 mt. in corrispondenza della parte terminale delle cisterne interrate (dell’altezza ipotizzata di circa 5.00 mt.); </li></ul>
  36. 36. Risultati analisi di laboratorio <ul><li>I risultati fanno registrare la presenza di : </li></ul><ul><li>Idrocarburi pesanti C>12 nella concentrazione di 3.875 mg/kg nel campione n. 1 del sondaggio n. 1 e nella concentrazione di 120 mg/kg nel campione n. 2 del sondaggio n. 1. </li></ul><ul><li>Diclorometano pari a 1.66 mg/kg nel campione n. 1 del sondaggio n.1 </li></ul><ul><li>Diclorometano pari a 0.881 mg/kg nel campione n. 1 del sondaggio n.2 </li></ul><ul><li>Diclorometano pari a 0.519 mg/kg nel campione n. 1 del sondaggio n.3 </li></ul>
  37. 37. Trincee esplorative <ul><li>Al fine di determinare lo spessore del materiale inquinato con precisione e definire l’aerale contaminato, sono stati eseguiti dei saggi geognostici con escavatore meccanico spinti fino alla profondità di 3.20 mt. dal p.c. e distribuiti come da planimetria allegata. </li></ul><ul><li>In corrispondenza della trincea n. 1, ubicata a sud della cisterna n. 6, è stato riscontrato materiale di riporto pulito, privo di preparati liquidi inquinanti fino dalla quota variabile da - 1.20 a - 1.50 mt. dal p.c. </li></ul>
  38. 38. Trincee esplorative <ul><li>Segue, terreno argilloso grigio scuro emanante un forte odore di idrocarburi e vistosamente inquinato, fino alla profondità raggiunta dalla trincea di - 3.20 mt. dal p.c. </li></ul><ul><li>La trincea, della larghezza di 0.30 mt. e lunghezza circa 11 mt., è stata prolungata fino al raggiungimento dell’area non inquinata, come indicato nella planimetria allegata. </li></ul><ul><li>La trincea n. 2, ubicata come da planimetria e tracciata a ovest della cisterna n. 6, ha manifestato la presenza di materiale di riporto superficiale perfettamente pulito e privo di contaminazioni. </li></ul>
  39. 39. CONCLUSIONI <ul><li>Il sito oggetto di studio è un ex deposito di carburanti in disuso da diversi anni con annesso edificio disabitato che ricopre una superficie complessiva di circa 2.200 mq. Nell’area esistono sette cisterne interrate, la cui ubicazione è ipotizzata essere come da planimetria progettuale allegata da verificare in corso di bonifica in quanto la posizione dei boccaporti non coincide con quella disegnata in mappa. </li></ul>
  40. 40. CONCLUSIONI <ul><li>Le cisterne n. 1, 2, 3, 4, 5 e 6 visivamente contengono acqua (appositamente immessa per evitare un eventuale sollevamento dei contenitori) mista a residui oleosi e resti di nafta pura in galleggiamento, affiorante in superficie. </li></ul><ul><li>La cisterna n. 7 contiene solo acqua è sempre stata utilizzata come cisterna antincendio e non come serbatoio di gasolio come indicato nella planimetria. </li></ul><ul><li>Dalle indagini eseguite in sito risulta chiaro il modello litologico e idrogeologico del substrato. </li></ul>
  41. 41. CONCLUSIONI <ul><li>La copertura alluvionale superficiale è costituita da argille limose sottostanti materiale di riporto dello spessore massimo di 1.90 mt., seguite, dalla profondità di 4.50 mt., da argille compatte. </li></ul><ul><li>Le sabbie mediamente addensate sede del primo acquifero locale, iniziano alla profondità di 8.50 mt., si tratta di un acquifero confinato al tetto dalla formazione argillosa sovrastante. </li></ul>
  42. 42. CONCLUSIONI <ul><li>La direzione preferenziale di flusso delle acque sotterranee a livello locale è verso nord-ovest, l’andamento rilevato è in disaccordo col movimento di flusso su area vasta che predilige, le direttrici dei palodrenaggi, con andamento Ovest - Est. Si tratta comunque di strutture alquanto esigue considerati i gradienti limitati e quindi le velocità molto ridotte. </li></ul><ul><li>La quota piezometrica locale si attesta a 12.5 m slm con soggiacenza di 4.00 mt. </li></ul>
  43. 43. CONCLUSIONI <ul><li>Il livello della frangia freatica misurato in foro al termine delle prove e dei sondaggi e nei piezometri ubicati in sito, ( Maggio 2002) si posiziona alla quota variabile da – 3.80 a – 4.00 mt. dal p.c. </li></ul><ul><li>I dati sulla quota del livello superficiale della falda freatica nell’area d’indagine, aggiunti a misure piezometriche di bibliografia di studi geologici sul tutto il territorio comunale in diversi periodi dell’anno, permettono di trarre alcune valutazioni indicative sull’andamento freatimetrico che evidenzia escursioni stagionali massime nei terreni argillosi di circa 3 ¸ 4 mt. </li></ul>
  44. 44. CONCLUSIONI <ul><li>Gli strati coesivi di protezione dell’acquifero, sono stati indagati in sito per il calcolo delle permeabilità orizzontali. I valori ottenuti sono pari a: </li></ul><ul><li>K(- 5.10m.) = 1.03 x 10 -7 cm/s. </li></ul><ul><li>K(- 7.10m.) = 1.43 x 10 -7 cm/s. </li></ul>
  45. 45. CONCLUSIONI <ul><li>Si tratta di terreni classificati da poco permeabili a impermeabili. </li></ul><ul><li>Si consideri che le permeabilità orizzontali misurate sono più elevate di quelle verticali in quanto vengono calcolate percolazioni lungo vie preferenziali a permeabilità maggiore, dovute alla giacitura prettamente orizzontale dei sedimenti. </li></ul>
  46. 46. CONCLUSIONI <ul><li>I sondaggi sono stati eseguiti mediante una sonda su cingolato a rotazione e pressione a secco senza utilizzo di fluidi di circolazione con l’utilizzo di carotiere doppio. </li></ul><ul><li>I campioni sono stati prelevati con fustelle in PVC atossico a parete grossa del diametro f = 2&quot;. </li></ul>
  47. 47. CONCLUSIONI <ul><li>Tutto ciò come espressamente riportato dall’Allegato n.2: &quot;I prelievi di suolo, sottosuolo e materiali di riporto devono essere effettuati a secco, senza ricorrere all’ausilio di fluidi o fanghi; durante la perforazione, in particolare quando debbano essere ricercati contaminanti volatili o termodegradabili, il terreno non deve subire surriscaldamento; la velocità di rotazione deve essere moderata in modo da ridurre l’attrito tra suolo e attrezzo campionatore, ovvero ricorrere a sistemi di percussione se si opera in ambienti in cui non vi sia rischio di generare esplosività&quot;. </li></ul>
  48. 48. CONCLUSIONI <ul><li>Dall’analisi visiva delle colonne stratigrafiche ricavate dai sondaggi geognostici spinti alla profondità variabile da 7.00 a 8.00 mt. dal piano piazzale, risulta inquinato da idrocarburi il terreno compreso fra il riporto superficiale e la profondità di – 4.20 mt. dal piano piazzale nel solo sondaggio n. 1. Gli altri sondaggi, ubicati a valle rispetto la direzione locale di flusso delle acque sotterranee, evidenziano sequenze litologiche con terreni non contaminati. </li></ul>
  49. 49. CONCLUSIONI <ul><li>Si ricorda che, secondo quanto espresso nella Tabella 1 dell’Allegato 1 al D.M. 471/99, il valore di concentrazione limite accettabile nel suolo riferito alla destinazione d’uso del sito da bonificare, che nel caso in oggetto è l’uso verde pubblico, privato e residenziale, è pari a 50 mg/kg per gli idrocarburi pesanti C>12, e pari a 0.1 per il diclorometano. </li></ul>
  50. 50. CONCLUSIONI <ul><li>Le verifiche realizzate con escavatore meccanico mediante trincee esplorative spinte fino alla profondità di 3.20 mt hanno permesso di individuare la zona interessata dall’inquinamento. In particolare, in corrispondenza della trincea n. 2, è risultata una evidente infiltrazione di liquido oleoso, di colore scuro emanate odore di idrocarburi, proveniente probabilmente, dalla cisterna n. 6 adiacente e responsabile dell’inquinamento riscontrato. </li></ul>
  51. 51. CONCLUSIONI <ul><li>Dai sondaggi geognostici, dall’analisi visiva delle trincee e dai risultati delle analisi di laboratorio risulta che lo spessore del terreno contaminato è compreso fra il riporto superficiale, che risulta pulito, e la profondità di 4.00 mt. dal p.c. ed interessa una superficie stimata in circa 100 mq. arealmente indicata nella planimetria allegata. </li></ul><ul><li>In fase di bonifica del sito verrà controllato il terreno sottostante la cisterna n. 6 che non è possibile indagare in altro modo. </li></ul>
  52. 52. CONCLUSIONI
  53. 53. CONCLUSIONI <ul><li>Si comunica agli Organi competenti che in questa fase di caratterizzazione è allo studio un progetto di bonifica che valuti la possibilità di recuperare l’area tramite un processo di bioremediation on-site, mediante l’introduzione di popolazioni microbiche nella matrice suolo. </li></ul><ul><li>Si sottolinea quindi, che verranno prelevati altri campioni di terreno prima, durante e dopo l’attività di biorecupero, da sottoporre a test ed analisi di laboratorio per verificare il procedere dell’attività e la definitiva bonifica del sito. </li></ul>

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