Lo sport in camicia nera (2a parte)

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Lo sport in camicia nera (2a parte)

  1. 1. La storiavista con gli occhi dello sport<br />Lo sport incamicia nera<br />Lo sport in Italia tra i due conflitti mondiali<br />Slide ad uso didattico realizzate dal<br />Prof. Antonio Spoto<br />
  2. 2. La carta dello sport<br />A sancire questa irreggimentazione dello sport fascista, il 30 dicembre del 1928 era stata emanata la Carta dello Sport (di Viareggio) documento sotto forma di decalogo, che riordinava i differenti provvedimenti in materia di sport nazionale,<br />ribadendo l’affidamento dei giovani all’ONB, delle camice nere alla milizia volontaria di sicurezza nazionale (MVSN), specificando il ruolo del GUF e fissando i limiti dell’Opera Nazionale Dopolavoro.<br />
  3. 3. Le colonie estive<br />Un altro aspetto dell’impegno fascista in favore dell’educazione fisica dei bambini è legato al potenziamento delle colonie estive.<br />Pratica già in voga dal 18°secolo, esse durante il fascismo abbandonarono quella connotazione cupa di ospedali per bambini malati e assunsero un carattere più spiccatamente preventivo, all’interno delle quali si svolgevano attività di tipo ludico, avendo sempre chiaro il concetto secondo il quale dei bambini sani e forti avrebbero costituito un esercito forte.<br />
  4. 4. Le colonie estive<br />In un primo momento le colonie erano collocate sotto il controllo dell’Opera Nazionale Maternità Infanzia (ONMI), successivamente esse divennero diretta competenza del PNF (Partito Nazionale Fascista).<br />Il compito di maestre era svolto dalle iscritte ai fasci femminili di combattimento, che offrivano gratis il proprio lavoro. Nel 1931 nacque l’EOA (Ente Opere Assistenziali) con il compito di finanziare le colonie termali e, sempre in quell’anno, venne istituito il primo regolamento per le colonie.<br />
  5. 5. Lo sport universitario<br />A livello universitario, sin dal 1920 era operativo il GUF (Giovani Universitari Fascisti), il cui motto era “libro e moschetto: fascista perfetto”.<br />All’interno dei GUF si organizzavano numerose attività sportive e culturali, tra le quali i Littoriali della Cultura, dell’Arte o dello Sport, che consistevano in una sorta di competizioni inter-ateneo.<br />
  6. 6. I littoriali<br />
  7. 7. I littoriali<br />La prima edizione dei littoriali della cultura e dell'arte si era svolta a Firenze tra il 22 e il 29 aprile 1934. Promotori dell'iniziativa erano stati ALESSANDRO PAVOLINI e GIUSEPPE BOTTAI.<br />
  8. 8. Lo scopo dei littoriali<br />Lo scopo era quello di indire un certame annuale, nel quale i giovani più; brillanti messisi in luce all'interno dei GUF (Gruppi universitari fascisti) potessero confrontarsi dibattendo temi di natura politica, culturale e artistica.<br />I littoriali della cultura vennero ad affiancarsi a quelli dello sport<br />
  9. 9. Diventarono uomini di successo<br />
  10. 10. I littoriali del lavoro<br />A quelli sportivi si aggiungono ben presto i Littoriali del Lavoro nei quali i giovani mettono in luce le proprie capacità e le proprie attitudini.Si tratta di un importante e riuscito tentativo del Regime di avvicinare le classi sociali giovanili con il quale gli studenti e gli studenti lavoratori vengono quindi messi a contatto e si possono cimentare nelle stesse prove o specialità.<br />Per i Littori delle specialità sono previsti in premio l'assunzione nelle aziende, aumenti di salario e altri benefici. <br />
  11. 11. Lo sport, vetrina del Fascismo<br />Il compito principale dello sport in questo periodo era, evidentemente, quello di attribuire una buona immagine del paese oltre confine, distogliendo nel contempo la cittadinanza da porsi quesiti sull’effettiva democraticità del fascismo e dalla crisi economica che, nei primi anni trenta, colpiva l’Italia.<br />
  12. 12. Lo sport, vetrina del Fascismo<br />Sport e fascismo miravano a creare un uomo nuovo, pragmatico, favorendo l’azione rispetto al pensiero. <br />Le cronache del tempo non apprezzavano mai il gesto sportivo fine a se stesso, ma quello che poteva inequivocabilmente dar prova di una superiorità fisica, che facilmente potesse richiamare la superiorità sul campo di battaglia. <br />Il fascismo favorì nettamente gli sport nei quali era possibile associare il campione all’eroe, in quanto, agli occhi del Duce, lo sport doveva incarnare i due aspetti di mascolinità e modernità.<br />
  13. 13. Lo scontro con la visione della Chiesa<br />La politica sportiva del regime incontrò lo scontento della Chiesa che non dimostrò gradire la concezione fascista dello sport.<br />È innegabile che l’avversione della chiesa per quanto riguarda la diffusione dell’attività sportiva nelle scuole sussisteva da decenni.<br />In epoca fascista, la concreta manifestazione del proprio dissenso venne espressa dal Papa Pio XInell’enciclica Rappresentante in terra, diffusa il 31 dicembre 1929, in cui si prendevano le distanze da una visione dello sport esasperatamente materiale, incurante dei più elementari principi morali e proiettata, invece, verso un insano agonismo.<br />
  14. 14. Lo scontro con la visione della Chiesa<br />Un altro aspetto su cui si accanì particolarmente la Chiesa fu quello legato alla pratica dell’attività sportiva da parte delle donne, nella quale il Vaticano ravvisava i rischi di una mascolinizzazione del corpo femminile, destinata a nuocere alla primaria funzione riproduttiva della donna.<br />
  15. 15. Lo scontro con la visione della Chiesa<br />Il Papa Pio XItentò di sensibilizzare gli ambienti cattolici esprimendo a chiare e decise note il proprio dissenso verso l’eccesso di esaltazione delle prestazioni fisiche, ritenuto precursore di una degenerazione dei costumi.<br />Il Vaticano accanto alla polemica contro i rischi fisiologici dello sport per la donna, affiancava una aperta ostilità nei confronti dell’atletismo femminile, ritenuto contrario alla pubblica decenza, a causa degli abiti succinti che le atlete indossavano e delle pose scomposte e delle movenze che esse assumevano, in grado di evidenziare le linee del corpo.<br />

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