La politica industriale

7,007 views

Published on

Approfondimento sulla politica industriale

Published in: Technology, Economy & Finance
1 Comment
1 Like
Statistics
Notes
No Downloads
Views
Total views
7,007
On SlideShare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
93
Actions
Shares
0
Downloads
0
Comments
1
Likes
1
Embeds 0
No embeds

No notes for slide

La politica industriale

  1. 1. La Politica Industriale Ada Amatucci Tobia Bearzotti Francesco Campi Stefano Fognani Luca Mellana Sabrina Vigorita
  2. 2. L’Economia Politica <ul><li>Disciplina sociale che studia l' economia in senso positivo (come essa è), con lo scopo di rappresentare compiutamente, con l'ausilio di modelli matematici ove necessario, le costanti presenti nel comportamento economico di individui e istituzioni pubbliche e private. </li></ul><ul><li>studia il modo di comportarsi dei soggetti economici </li></ul><ul><li>si distingue pertanto dalla politica economica (la disciplina speculare) la quale cerca invece di formulare proposte di cambiamento della situazione economica esistente (le politiche per la gestione o il governo dell'economia). </li></ul>
  3. 3. <ul><li>Prima di definire la Politica Industriale, dobbiamo affrontare due domande: </li></ul><ul><li>1) Quali scelte e attività sono delegate allo Stato anziché al mercato? </li></ul><ul><li>Fino agli anni ’70 l’intervento dello Stato non era messo in discussione in Italia e in Europa. Negli ultimi decenni la sua funzione è stata molto ridimensionata sull’onda della convinzione che bisogna lasciare più spazio alle scelte individuali e al mercato, e lo Stato deve intervenire solo per aggiungere efficienza al sistema economico. </li></ul><ul><li>2) Come le scelte pubbliche si caratterizzano in modo diverso da quelle private? </li></ul>
  4. 4. <ul><li>Le diverse risposte a queste domande trae origine dalla interpretazione differente di tre problemi: </li></ul><ul><li>1) Separabilità tra obiettivi di efficienza e redistribuzione </li></ul><ul><li>(concetto di efficienza statico-paretiano) </li></ul><ul><li>Solo la recente teoria dello sviluppo ha cominciato a considerare l’Efficienza Dinamica anche se non vi è ancora una teoria normativa. Il concetto di efficienza paretiana è molto riduttivo. </li></ul>
  5. 5. <ul><li>2) Capacità del mercato e dello stato di indurre risultati efficienti </li></ul><ul><li>(molti studiosi hanno affrontato il problema dei fallimenti del mercato…ma i fallimenti dello Stato?) </li></ul><ul><li>La delimitazione degli spazi lasciati intorno ai due protagonisti (Stato e Mercato) dipende dai rispettivi fallimenti. </li></ul>
  6. 6. <ul><li>3) Analisi dei fallimenti – in passato si supponeva che lo Stato fosse in grado di rappresentare una funzione collettiva del benessere pubblico, e che i soggetti che operano nello Stato lo facessero sempre nell’interesse dello stesso. </li></ul><ul><li>(in realtà si è verificato che gli interessi privati influenzano pesantemente quelli pubblici). </li></ul>
  7. 7. <ul><li>3 casi di fallimento del mercato per i quali gli economisti considerano la possibilità di intervento pubblico </li></ul><ul><li>Beni pubblici – Possono essere anche offerti da un soggetto non statale. Mentre fino a qualche decennio fa si pensava che alcune tipolpogie di beni pubblici (difesa, giustizia…) fosse meglio affidarli completamente alla gestione statale, oggi si cominicia a valutare la gestione di questi settori da parte di organizzazioni private. </li></ul>
  8. 8. <ul><li>2) Esternalità - sono situazioni nelle quali l'azione di un operatore causa vantaggi o danni ad altri operatori non interessati dalla transazione, senza che per ciò si paghi un prezzo (senza passare attraverso una libera contrattazione di mercato). </li></ul><ul><li>La teoria contrattualistica prevede l’intervento pubblico per favorire i flussi di informazioni, ridurre i costi di transizione ed eventualmente ridefinire i diritti di proprietà. </li></ul><ul><li>Lo Stato deve garantire l’ingresso delle parti in gioco in modo che possano realizzare un accordo. </li></ul>
  9. 9. <ul><li>3) Monopolio – la situazione di una impresa o un gruppo di imprese che cooperano non è inefficiente, nel caso in cui gli investimenti non recuperabili necessari per produrre sono molto elevati (monopolio naturale), quando la natura pubblica di un bene prodotto da privati richiede la protezione di un diritto di proprietà, quando un produttore dispone legittimamente di capacità e conoscenze di cui altri non dispongono ma che potrebbero acquistare sul mercato. </li></ul><ul><li>L’intervento statale è fondamentale in caso ci sia assimetria informativa tra uno o più attori (che causa inefficienze), o in presenza di insider trading. In generale quando il mercato non è in grado di risolvere per proprio conto il problema. </li></ul><ul><li>Inoltre l’intervento statale risulta fondamentale in tutte quelle situazioni in cui i capitali privati non entrano, o sono insufficienti per realizzare le infrastrutture necessarie. </li></ul>
  10. 10. La Politica Industriale <ul><li>È quel complesso di interventi , deciso e organizzato da un soggetto pubblico, avente poteri coercitivi o di indirizzo, miranti a influenzare, con strumenti di carattere microeconomico, il sistema industriale da esso dipendente o sue parti, secondo direzioni e o tempi ed entità diverse da quanto sarebbe avvenuto in assenza degli interventi stessi, per perseguire finalità che il soggetto pubblico ritiene rilevanti e realizzabili nell’ambito delle regole del gioco definite con altri soggetti pubblici aventi poteri analoghi. </li></ul>
  11. 11. <ul><li>Fino agli Anni ’80 la Politica Industriale era intesa come un complesso di interventi più o meno coerenti, miranti a rafforzare le imprese nazionali verso i concorrenti esteri. </li></ul><ul><li>I cambiamenti avvenuti nella concezione della PI sono dovuti sia al confronto tra fallimenti del mercato e dello stato, sia dai cambiamenti nei rapporti tra policy-maker e imprese, che si sono spostate dalla “domanda e offerta di protezione” alla “domanda e offerta di regolamentazione”. </li></ul><ul><li>Possiamo distinguere 3 fasi distinte del comportamento dei governi riguardo alla Politica industriale, dovute al mutamento delle regole del commercio tra i singoli paesi e della progressiva globalizzazione dell’economia… </li></ul>
  12. 12. <ul><li>La politica industriale nazionale (tradizionale) – dal dopoguerra ai primi anni Ottanta. Gli stati nazionali intervengono in sostituzione o opposizione al mercato favorendo specifici settori produttivi attraverso politiche interveniste attivi. L’obiettivo principale è l’aumento della competitività internazionale attraverso i “campioni nazionali” (selezionati sulla base di una presunta stratetigità del settore). Con le crisi degli anni Settanta gli scopi diventano soprattutto difensivi. </li></ul><ul><li>Gli strumenti variano a seconda del paese: gli Stati Uniti usano la domanda pubblica protezionistica; in Giappone la pratica del piano settoriale; in Europa anche i sussidi alle imprese. </li></ul>
  13. 13. <ul><li>La prima fase termina col disegno del Mercato Unico Europeo (da realizzarsi entro il 1993) </li></ul><ul><li>2) La politica industriale come politica di aggiustamento strutturale (dall’inizio degli anni ‘80 all’inizio dei ’90) – lo Stato interviene assecondando il mercato senza sostituirlo. Si mantengono gli scopi difensivi  politiche per i settori in declino. </li></ul><ul><li>In Italia si punta alla politica per la concorrenza (nel 1990 si costituisce l’Autorità Garante per la Concorrenza e il Mercato). In Inghilterra cominciano processi di deregolamentazione e privatizzazioni. </li></ul>
  14. 14. <ul><li>3) La Politica Industriale come garanzia di condizioni-quadro - Inizia con l’avvio del Mercato Unico Europea e la trasformazione della Comunità in Unione Europea, la conclusione dell’Uruguay Round del GATT e la sua trasformazione in World Trade Organization. La UE resta la sola organizzazione dotata di poteri di intervento sia nella politica per la concorrenza sia nella PI. </li></ul><ul><li>-Riduzione progressiva dei dazi </li></ul><ul><li>-Trasparenza dei bandi e liberalizzazione degli acquisti pubblici. </li></ul><ul><li>-Si ridimensionano fortemente le forme interventiste di politica industriale </li></ul><ul><li>- Lo Stato non coordina più soltanto i rapporti tra imprese, ma deve agire sulle esternalità di sistema per garantire agli operatori la fissazione e il mantenimento di regole del gioco e di diritti di proprietà. </li></ul>
  15. 15. <ul><li>-L’obiettivo finale della PI non è più l’industria fine a sé stessa ma la massimizzazione del benessere collettivo. </li></ul><ul><li>La teoria della PI passa dal paradigma Struttura-Condotta-Performance (S-C-P) a teorie più innovative. </li></ul><ul><li>Nella S-C-P allo Stato spettava l’intervento sulle caratteristiche di struttura per eliminare condizioni che inducono performances non ottimali nell’impresa. Questo si è verificato soprattutto per quanto riguarda le innovazioni tecnologiche e l’aiuto ai “campioni nazionali”. </li></ul><ul><li>A partire dalla seconda metà degli anni Settanta altri teorie vengono formulate e prese in considerazione … </li></ul>
  16. 16. <ul><li>La Teoria dei Mercati Contendibili – “in condizioni di perfetta contendibilità (assenza completa di barriere all’entrata e all’uscita) le imprese insediate nel settore si comportano come in condizioni di perfetta concorrenza. Se un impresa realizzasse extra-profitti, verrebbe in breve tempo affiancata da un’altra impresa con la medesima tecnologia che praticherebbe un prezzo inferiore. </li></ul><ul><li>Questo modello sposta l’attenzione dello Stato dalle politiche antitrust alla verifica di eventuali barriere all’entrata, inoltre suggerisce di isolare la parte dell’industria che causa la non contendibilità e regolare solo quella parte, lasciando il resto libero dalle interferenze dello Stato  processi di deregulation totale o parziale. </li></ul>
  17. 17. <ul><li>I Modelli delle barriere strategiche – sottolineano la probabilità che le barriere all’entrata settoriali siano oltre che il risultato della tecnologia o di variabili esterne, anche conseguenza di un comportamento strategico delle imprese esistenti. </li></ul><ul><li>Nel caso di PI attive lo Stato assume il ruolo del finanziatore del costo dell’investimento irrecuperabile; in questo modo in un mercato internazionale egemonizzato da una monopolista che minaccia di continuare a produrre dopo l’entrata la stessa quantità limite, la entrante può farsi sussidiare dal proprio stato di origine per rendere non credibile la minaccia ed entrare così nel mercato. </li></ul>
  18. 18. <ul><li>La Teoria delle Asimmetrie Informative – esplorata negli ultimi 15 anni. Le assimmetrie informative giustificano politiche di regolamentazione del mercato per situazioni diverse dal monopolio naturale, per esempio le politiche per la qualità dei prodotti. </li></ul><ul><li>Si arriva ad una parziale delegittimazione dello stato, dato che le sue informazioni sono minori rispetto a quelle a disposizione delle imprese o del mercato, o provengono dalle imprese stesse. Si dà più fiducia a politiche industriali di carattere generale e non interventista. </li></ul>
  19. 19. <ul><li>La teoria evolutiva dell’impresa – innovazione è il motore del cambiamento, e qui avviene in ambiente incerto, ad opera di soggetti (le imprese) con razionalità limitata. </li></ul><ul><li>L’analisi delle diverse performance innovative dei vari paesi porta al concetto di Sistemi nazionali di Innovazione, che considera lo Stato fondamentale per coordinare i vari attori del sistema innovativo. </li></ul><ul><li>La PI deve AGEVOLARE e non ostacolare il cambiamento: le imprese efficienti devono essere in gradodi crescere rispetto alle rivali meno efficienti; devono avere risorse sufficienti per cimentarsi nelle nuove tecnologie, devono avere incentivi sufficienti per giustificare i rischi dell’investimento. </li></ul>
  20. 20. La Privatizzazione: <ul><li>Processo attraverso cui la proprietà di una azienda si sposta dal controllo statale a privati. </li></ul><ul><li>Due tipi di privatizzazione: </li></ul><ul><li>Formale: che consiste nella semplice trasformazione </li></ul><ul><li>dello stato giuridico di una impresa di </li></ul><ul><li>proprietà pubblica in una società di diritto </li></ul><ul><li>privato. </li></ul><ul><li>Sostanziale: Che consiste nel vero e proprio passaggio </li></ul><ul><li>della titolarità della proprietà e del </li></ul><ul><li>potere di controllo dalla mano pubblica a </li></ul><ul><li>quella privata. </li></ul>
  21. 21. <ul><li>Accanto al concetto di privatizzazione si trovano due concetti più specifici, ovvero i concetti di: </li></ul><ul><li>Liberalizzazione: cioè la cessazione del monopolio pubblico in alcuni settori economici e la conseguente apertura del mercato. </li></ul><ul><li>Deregulation;cioè l’eliminazione di vincoli e limiti posti dallo stato all’iniziativa privata </li></ul>
  22. 22. Gli obiettivi principali della privatizzazione sono: <ul><li>Aumento dell’efficienza </li></ul><ul><li>Permettere un aumento della produttività ed un conseguente aumento di valore </li></ul><ul><li>Riduzione del debito pubblico </li></ul><ul><li>Accrescimento della concorrenza </li></ul><ul><li>Apertura del mercato </li></ul>
  23. 23. <ul><li>Ha due funzioni fondamentali: </li></ul><ul><li>Indirizzare, controllare ed eventualmente sanzionare il management dell’azienda rendendo questo ruolo contendibile rispetto alla creazione di valore e contribuendo ad una gestione societaria. </li></ul><ul><li>Permettere la crescita e lo sviluppo societario fornendo le risorse finanziarie e patrimoniali necessarie. </li></ul><ul><li>Un cattivo comportamento del management riduce il valore dell’azienda e aumenta le possibilità di diventare oggetto di scalata. </li></ul>L’azionariato:
  24. 24. Il governo societario <ul><li>Al decrescere del grado di concorrenza del mercato </li></ul><ul><li>cresce l’importanza del governo societario, ed è correlata positivamente all’intensità dei capitali. </li></ul><ul><li>L’obiettivo della creazione di valore insieme al finanziamento di crescita dell’impresa viene meglio servito da struttura azionaria caratterizzata da una </li></ul><ul><li>dispersione tra gli investitori istituzionali ed il pubblico. </li></ul>
  25. 25. <ul><li>Analogamente queste considerazioni valgono per quanto riguarda la predisposizione dell’azionariato al controllo ed alla sanzione del management; è possibile pertanto sostenere che la concentrazione dell’azionariato non favorisca il controllo del management. </li></ul><ul><li>Le società dotate di un azionariato diffuso rappresentano la miglior soluzione possibile al problema del governo societario delle aziende di prossima privatizzazione in Italia. </li></ul>
  26. 26. Teoremi dell’indifferenza <ul><li>Cosa vieta ad un’impresa pubblica di essere efficiente come un impresa privata? </li></ul><ul><li>Nulla!! </li></ul><ul><li>- Indifferenza della struttura societaria: </li></ul><ul><li>Sappington e Stiglitz </li></ul><ul><ul><li>Indifferenza della struttura proprietaria: Shleifer e Vishny </li></ul></ul><ul><li>2 sono le ipotesi stringenti : </li></ul><ul><ul><ul><li>Possibilità di dar luogo a pagamenti tra le parti di entità infinita </li></ul></ul></ul><ul><ul><ul><li>Contratti di vendita perfetti </li></ul></ul></ul>
  27. 27. Efficienza e concorrenza <ul><li>La pressione competitiva garantisce al manager i giusti incentivi al perseguimento dell’efficienza interna. </li></ul><ul><li>Tipi di pressione: </li></ul><ul><ul><li>Azionisti </li></ul></ul><ul><ul><li>Mercato del lavoro </li></ul></ul><ul><ul><li>Azionisti di altre imprese </li></ul></ul><ul><ul><li>Creditori dell’impresa ma, soprattutto, pericolo di bancarotta </li></ul></ul><ul><ul><li>Pericolo di dover affrontare la concorrenza di nuovi entranti </li></ul></ul><ul><ul><ul><li>Il controllo proprietario non è determinante in un mercato perfettamente contendibile. </li></ul></ul></ul>
  28. 28. Modello PA <ul><li>Principale  massimizzazione del profitto </li></ul><ul><li>Agente  meno impegno possibile </li></ul><ul><li>Scopo del modello PA: trovare il livello di incentivo ottimale </li></ul><ul><li>Lo schema incentivante dipende dal grado di avversione al rischio dell’agente: </li></ul><ul><li>Manager indifferente al rischio: </li></ul><ul><li>principale -> pagamento costante </li></ul><ul><li>agente -> intero resto del profitto </li></ul><ul><li>Manager avverso al rischio: </li></ul><ul><li>principale -> resto del profitto </li></ul><ul><li>agente -> ricompensa costante indipendente dal risultato </li></ul><ul><ul><ul><li>L’efficacia dell’incentivo si attenua, l’avversione al rischio può portare ad un impegno insufficiente. </li></ul></ul></ul>
  29. 29. Rapporti di agenzia con 2 o più principali <ul><li>In presenza di 2 o più principali aventi obbiettivi diversi il manager deve dividere il suo impegno tra A e B. </li></ul><ul><li>Incentivi: </li></ul><ul><ul><li>Obbiettivo A -> Incentivo da A penale da B </li></ul></ul><ul><ul><li>Obbiettivo B -> Incentivo da B penale da A </li></ul></ul><ul><li>Capendo la dinamica del gioco A e B tenderanno a diminuire i termini dell’incentivo promesso </li></ul><ul><li>Il manager tenderà a non profondere alcuno sforzo nell’adempimento dei compiti </li></ul><ul><ul><ul><li>Un impresa sottoposta ad una molteplicità di principali è caratterizzata da schemi incentivanti insufficienti ed inefficaci. </li></ul></ul></ul>
  30. 30. Inconsistenza temporale <ul><li>Un maggiore impegno richiesto al manager... </li></ul><ul><li>Il frutto dell’impegno del manager può essere utilizzato: </li></ul><ul><ul><li>all’interno dell’impresa producendo un beneficio per il manager </li></ul></ul><ul><ul><li>per produrre benefici all’intera società. </li></ul></ul><ul><li>Proprietà pubblica: </li></ul><ul><ul><li>il manager è incentivato a non profondere alcuno sforzo </li></ul></ul><ul><ul><li>possiblità di aumentare il benessere sociale minimo, anche a fronte di una promessa di non espropriazione </li></ul></ul><ul><ul><li>No alla minaccia di tagli di sussidi in quanto lo Stato ha interesse a “perdonare” costi elevati per portare la produzione al livello efficiente dal punto di vista allocativo. </li></ul></ul>
  31. 31. <ul><li>proprietà privata: </li></ul><ul><ul><li>impegno del manager maggiore. </li></ul></ul><ul><ul><li>all’aumentare dell’efficienza anche il benessere collettivo ne guadagna. </li></ul></ul><ul><ul><li>elevato impegno in caso si prospetti la minaccia di un taglio di sussidi. </li></ul></ul><ul><li>Si conclude che la proprietà pubblica ha: </li></ul><ul><ul><li>minore livello di efficienza interna </li></ul></ul><ul><ul><li>minore vincolo di bilancio </li></ul></ul>
  32. 32. Concorrenza e vincolo di bilancio stringente <ul><li>Conta maggiormente la concorrenza o la proprietà? </li></ul><ul><li>Dimostrazione attraverso un modello PA. </li></ul><ul><li>Se P ha la possibilità di ripianare le perdite d’esercizio, sceglie di non puntare all’efficienza interna perchè tale soluzione richiederebbe un sistema premiante troppo oneroso. </li></ul><ul><li>Cosa succede se cadono le ipotesi di : </li></ul><ul><ul><li>grado di concorrenza costante </li></ul></ul><ul><li>Un aumento del grado di concorrenzialità non modifica in alcun modo le condizioni del contratto di agenzia PA. </li></ul>
  33. 33. <ul><li>- bilancio soffice </li></ul><ul><li>Se i profitti non sono sufficienti P cade in bancarotta con l’effetto di diminuire il premio che A richiede a P per profondere il massimo impegno. </li></ul><ul><li>La diminuzione del premio di A sarà tanto più accentuato tanto più è elevata la concorrenza. </li></ul><ul><li>La presenza congiunta di un vincolo di bilancio stringente e di un grado di concorrenzialità sufficiente garantisce che: </li></ul><ul><ul><li>Il contratto tra P e A assicuri a quest’ultimo maggiori incentivi </li></ul></ul><ul><ul><li>L’impresa sia in grado di produrre con un costo marginale atteso inferiore. </li></ul></ul>
  34. 34. Evidenza Empirica <ul><li>Misurare il reale guadagno della privatizzazione non è semplice. </li></ul><ul><li>Analisi attraverso before-versus-after: </li></ul><ul><li>Aumento del benessere sociale: attribuibile ad una revisione delle strategie di prezzo ed a una maggiore flessibilità nelle politiche occupazionali e di investimento. </li></ul><ul><li>In Italia: i dati evidenziano un vigoroso recupero dei margini reddituali e di efficienza economica. </li></ul><ul><ul><ul><li>Problema before-versus-after: quanta parte dei guadagni sono riconducibili al vincolo di bilancio?? </li></ul></ul></ul>
  35. 35. <ul><li>Cross-section: quanto un’impresa si posiziona al di sotto delle rispettive frontiere di produzione e di profitto efficienti </li></ul><ul><li>Le imprese private generalmente risultano più vicine alla propria frontiera efficiente ma tale efficienza è pari solamente ad un + 1,6%. </li></ul><ul><li>Mentre una parte suggerisce che in mercati concorrenziali la differenza non è eclatante altri contributi evidenziano come il recupero d’efficienza siano tutt’altro che trascurabili. </li></ul>
  36. 36. Conclusioni <ul><li>La natura del controllo proprietario conta in quanto la privatizzazione modifica la struttura degli incentivi alla ricerca di una maggiore efficienza. Inoltre il beneficio è tanto maggiore quanto più concorrenziale è il mercato in cui l’impresa opera. </li></ul><ul><li>Una corretta strategia di politica economica dovrebbe prevedere che privatizzazioni e liberalizzazione dei mercati vadano di pari passo. </li></ul>
  37. 37. Prime privatizzazioni <ul><li>Repubblica Federale Tedesca: governo Adenauer 1961 </li></ul><ul><li>Regno Unito: governo Thatcher 1979 </li></ul>Elemento fondamentale dell’economia Globale
  38. 38. La situazione italiana alla vigilia del processo di privatizzazione <ul><li>Settore delle imprese pubblico molto ampio </li></ul><ul><ul><li>20% del valore aggiunto </li></ul></ul><ul><ul><li>30% degli occupati </li></ul></ul><ul><li>Ammontare del finanziamento pubblico rappresentava ¼ del debito pubblico </li></ul><ul><ul><li>Rapporto debito/PIL: 108,8% </li></ul></ul><ul><li>1992 Cambiamento di politica </li></ul>
  39. 39. Normativa di riferimento <ul><li>Legge 218/90 “Conversione Banche in S.p.a.” </li></ul><ul><li>Legge 359/92 “Conversione Enti pubblici in S.p.a.” </li></ul><ul><li>Legge 33/93 “Liquidazione EFIM” </li></ul><ul><li>Legge 202/93 “Soppressione Ministero partecipazioni Statali” </li></ul><ul><li>Legge 474/94 </li></ul><ul><ul><li>Favorimento azionariato diffuso </li></ul></ul><ul><ul><li>Modalità dismissione </li></ul></ul><ul><ul><li>Golden Share </li></ul></ul><ul><ul><li>Limite massimo al possesso di azioni </li></ul></ul><ul><ul><li>Creazione di autorità di regolazione per la privatizzazione delle utilities </li></ul></ul><ul><li>Legge 481/95 </li></ul>
  40. 40. Privatizzazioni dal 1993 al 2005 <ul><li>Totale Introiti Lordi: 152.614.400.000 $ </li></ul><ul><li>Di cui: </li></ul><ul><li>Da OPA/OPV: 106.306.820.000 $ </li></ul><ul><li>Da Trat. Privata: 46.307.580.000 $ </li></ul>
  41. 41. Privatizzazioni per settore in Italia
  42. 42. Confronto internazionale
  43. 43. Tecniche di vendita <ul><li>Francia: trattativa privata  nocciolo duro </li></ul><ul><li>Inghilterra: offerta pubblica  azionariato diffuso </li></ul><ul><li>Italia: la terza via (tecnica mista) </li></ul>
  44. 44. Critiche alle privatizzazioni <ul><li>Mancanza di applicazione di metodi di vendita efficienti </li></ul><ul><li>Mancanza di tempestività e rafforzamento monopolio </li></ul><ul><li>Mancanza di trasferimento di risorse (privatizzazioni Gattopardesche) </li></ul><ul><li>Mancanza di chiarezza nei processi decisionali </li></ul><ul><li>Mancanza di cessione reale del controllo </li></ul>
  45. 45. Partecipazioni di maggioranza/controllo Eni S.p.a . Finmeccanica S.p.a. Enel S.p.a. Alitalia S.p.a. ANAS S.p.a . Arcus S.p.a . Cassa Depositi e Prestiti S.p.a. Cinecittà Holding S.p.a. Coni Servizi S.p.a. Consap S.p.a . Consip S.p.a. ENAV S.p.a. EUR S.p.a. Ferrovie dello Stato S.p.a. Fintecna S.p.a. GRTN/GSE S.p.a. Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato S.p.a . Italia Lavoro S.p.a. Patrimonio dello Stato S.p.a. Poste Italiane S.p.a. RAI S.p.a. Sace S.p.a. Sicot S.r.l . Sogesit S.p.a . Sogin S.p.a . Sviluppo Italia S.p.a. Altre Partecipazioni SEAT S.p.a. Telecom Italia Media S.p.a. Società per lo sviluppo del Mercato dei Fondi Pensioni S.p.a. 49.90 % 21.35 % 20.32 % 33.98 % 100 % 100 % 70 % 70 % 100 % 100 % 100 % 100 % 65 % 100 % 100 % 100 % 100 % 100 % 100 % 90 % 99.55 % 100 % 100 % 100 % 100 % 100 % 100 % 0.1 % 0.1 %
  46. 46. La situazione Italiana <ul><li>Forte calo del tasso medio annuo di crescita </li></ul><ul><li>Diminuzione delle esportazioni di mezzo punto percentuale ogni anno </li></ul><ul><li>Nanismo industriale italiano (in particolare si riscontra un peso elevato delle piccole imprese con numero medio di dipendenti inferiore a 4) </li></ul><ul><li>Problemi strutturali dell’economia italiana che causano perdita di competitività </li></ul>
  47. 47. Cause Profonde.... <ul><li>Nanismo delle imprese </li></ul><ul><li>Problemi di competitività per il peso elevato delle PMI in particolare profonda frammentazione in micro e piccole imprese con intrinseche caratteristiche di fragilità e volatilità: </li></ul><ul><li>Individualismo e incapacità al lavoro di gruppo </li></ul><ul><li>Difficoltà a reperire capitale di rischio </li></ul><ul><li>Struttura familiare e paura di perdere il controllo </li></ul><ul><li>Pochi pilastri che erano o in parte sono tuttora monopoli o monopoli pubblici quindi scarsamente esposti alla concorrenza e poco incentivati allo sviluppo elementi che incrementino la competitività </li></ul>
  48. 48. Bassa efficienza dei servizi <ul><li>I fornitori di beni e servizi intermedi che incidono sulla crescita del valore aggiunto: prodotti energetici estrattivi e agricoli, trasporti, comunicazione, commercio ingrosso, servizi finanziari, assicurativi e professionali </li></ul><ul><li>Uno scarso grado di efficienza e concorrenza nei servizi domestici forniti alle imprese esportatrici produce effetti negativi sulle capacità delle medesime imprese nella misura in cui i concorrenti esteri possono invece contare su prodotti primari e servizi forniti a prezzi e caratteristiche qualitative più favorevoli </li></ul><ul><li>Qualità infrastrutture come vincolo allo sviluppo e alla competitività dei mercati </li></ul><ul><li>Variabili istituzionali (regolamentazione pubblica) in quanto determinanti dei differenziali tra tassi di crescita nei paesi </li></ul>
  49. 49. Investimenti diretti <ul><li>Difficoltà delle imprese italiane a stabilirsi come presenza diretta sui mercati esteri: </li></ul><ul><li>vincoli valutari esistenti prima del ’90 e atteggiamento di cautela </li></ul><ul><li>la partecipazione statale era condizionata nelle scelte dalla condizione del mezzogiorno </li></ul><ul><li>debolezza imprese private </li></ul><ul><li>variabile dimensionale e specializzazione </li></ul><ul><li>cultura economica, politica e sindacale </li></ul>
  50. 50. <ul><li>Poco interesse delle aziende straniere a investire nel nostro paese: </li></ul><ul><li>Salari non bassi </li></ul><ul><li>Carenze competitive </li></ul><ul><li>Problemi nella struttura dei trasporti e della logistica </li></ul><ul><li>Burocrazia pesante e non trasparente </li></ul><ul><li>Regime fiscale non favorevole </li></ul><ul><li>… </li></ul>
  51. 51. Specializzazione Manodopera <ul><li>Specializzazione in un settore tradizionale a elevata intensità di lavoro non qualificato ma caratterizzato da alta specializzazione all’interno della categoria </li></ul><ul><li>intensità manodopera tecnica nel settore della meccanica strumentale ( lavoro qualificato e semi qualificato) </li></ul>
  52. 52. Ricerca e sviluppo <ul><li>Sia in termini di produttività che di spesa in ricerca e innovazione l’Italia si colloca all’interno del gruppo ritardatari-arrancanti perché il livello di performance e il tasso di crescita della performance risultano sotto la media europea </li></ul><ul><li>Fattori di gap › Dimensionali </li></ul><ul><li>tra Italia › Settoriale </li></ul><ul><li>e altri paesi › Informale </li></ul><ul><li>Fattori che › Lentezza del processo </li></ul><ul><li>limitano la › Mancanza di pilastri </li></ul><ul><li>spesa › Poca integrazione degli attori </li></ul>
  53. 53. Possibili Soluzioni <ul><li>Aumentare gli incentivi fiscali </li></ul><ul><li>Incrementare la ricerca nelle università, nei distretti aziendali e nei laboratori e creare reti tra questi attori </li></ul><ul><li>Massimizzare la flessibilità </li></ul><ul><li>Investire maggiormente in cultura </li></ul><ul><li>Sviluppare l’approccio imprenditoriale come atteggiamento attivo </li></ul>
  54. 54. <ul><li>CHE COSA SONO LE MULTINAZIONALI ? </li></ul><ul><li>- massima evoluzione dimensionale della grande impresa che opera in più paesi usandone indifferentemente i fattori produttivi e collegando luoghi di produzione diversi da quelli di consumo </li></ul><ul><li>… OGGI SI PARLA DI TRANSNAZIONALI </li></ul><ul><li>- le imprese la cui proprietà appartiene ad operatori di diverse nazioni, con un centro </li></ul><ul><li>direzionale unico ma senza vincoli nazionali </li></ul>
  55. 55. CARATTERISTICHE PRINCIPALI <ul><li>Dimensione capitale investito </li></ul><ul><li>Complessità organizzativa </li></ul><ul><li>Ricerca di tecnologia e prodotti nuovi </li></ul>
  56. 56. QUANTE E … <ul><li>230 multinazionali industriali( 133 Europa, 64 Usa, 33 Giappone + 45 guppi internazionali telecomunicazioni e utilities) </li></ul><ul><li>18 MLN persone impiegate/Tot. attivo: 5700 Mlrd euro </li></ul><ul><li>I tassi di “multinazionalizzazione” sono diversi da paese a paese </li></ul><ul><li>L’importanza delle m. tende a crescere man mano che diminuisce il valore del pil nazionale </li></ul>
  57. 57. … DOVE <ul><li>- Le multinazionali in Europa contano di più nei paesi come Germania, Uk, Olanda, Svizzera e Finlandia meno in Italia e Spagna dove c’è prevalenza di PMI </li></ul><ul><li>Usa, Giappone e Francia stanno sulla media </li></ul><ul><li>Settori più importanti in cui le multinazionali sono impegnate : energetico (peso= f.prezzo petrolio), manifatturiero(mezzi di trasporto),chimico(Eu, Usa) e elettronico, meccanica non automotive </li></ul><ul><li>- Settori che vedono le M. meno impegnate: casa, beni per la persona </li></ul>
  58. 58. DALLA FINE DEGLI ANNI ’80 AD OGGI Aspetti principali evoluzione multinazionali <ul><li>1) Tendenza di l.p. all’aumento delle dimensioni </li></ul><ul><li>- attraverso fusioni e acquisizioni </li></ul><ul><li>-opportunità di assorbire imprese oggetto di privatizzazioni( anni ’90) </li></ul><ul><li>-dimensione media in termini di attivo di bilancio è passata da 10,1 mlrd € nel 1989 a 24,9 nel 2004 </li></ul><ul><li>-leadership settore energetico gruppi petroliferi anglosassoni(Bp, Royal Dutch Shell) </li></ul><ul><li>-leadership settore manifaturiero gruppi tedeschi e giapponesi(Daimler Chrysler,Toyota) </li></ul>
  59. 59. <ul><li>2) Crescente globalizzazione delle loro attività </li></ul><ul><li>-l’ingresso in nuovi mercati è stato cercato per sostenere la crescita, ridurre i costi di produzione utilizzando le risorse locali, diversificare i rischi ciclici legati alle singole economie </li></ul><ul><li>-quota estera sul tot.per gli occupati è aumentata di 16p.ti % multinazionali europee, di 19,6 p.ti % m. americane </li></ul><ul><li>-quota estera sul tot. per le vendite è aumentata di 19 p.ti % m.europee, di 10,3 p.ti% m.americane </li></ul>
  60. 60. <ul><li>3) Aumento produttività superiore a quella del costo unitario del lavoro e conseguente forte aumento della quota di valore aggiunto destinato ai profitti </li></ul><ul><li>- misurazione produttività : v.a. calcolato in € pro capite (+96,1% per m. europee, +85,3% per m. americane) </li></ul><ul><li>- variazione del costo unitario del lavoro: 66,1% per le europee 75% statunitensi </li></ul><ul><li>- relativamente alla manifattura l’incremento del v.a. pro capite ha superato quello dei salari unitari di 15,5 p.ti in Eu e 7,2 negli Usa </li></ul>
  61. 61. CONSEGUENZA SUL RENDIMENTO DEL K <ul><li>Il roi dell’aggregato di tutte le imprese è migliorato di 1 p.to % .Tale variazione combina un miglioramento di +11 p.ti delle m. energetiche e un regresso di quasi un punto nella manifattura (tenendo conto dell’inflazione) </li></ul>
  62. 62. LE INNOVAZIONI <ul><li>Per valutare la capacità di innovazione delle multinazionali l’indicatore di riferimento : Ammontare degli sforzi (spese destinate a R&S) per innovare </li></ul><ul><li>In base ad un’analisi statistica su 1000 principali imprese mondiali tale valore in media è pari al 3,8% fatturato e al 10% fatturato per farmaceutici, biotech, e It </li></ul><ul><li>Flessione spese in R&S rispetto ad un’aumento dei dividendi </li></ul>
  63. 63. TESI DI BAUMOL <ul><li>Le invenzioni più importanti (breakthrough innovations) provengono dalle piccole imprese per poi passare alle grandi in fase di sviluppo </li></ul><ul><li>… tuttavia </li></ul><ul><li>La validità dell’impegno innovativo deve essere valutata nel l.p. e spesso le PI procedono in modo incostante </li></ul>
  64. 64. Alcuni contributi dell’industria automobilistica EUROPEA <ul><li>- ABS </li></ul><ul><li>-AIRBAG </li></ul><ul><li>-CONTROLLO ELETTRICO DI STABILITA’ </li></ul><ul><li>-COMMON RAIL </li></ul><ul><li>-MULTIJET </li></ul><ul><li>-SISTEMI MULTIPOINT </li></ul><ul><li>-STUDIO CONTINUO MATERIALI </li></ul>
  65. 65. E L’ITALIA COME SI COLLOCA SULLO SCENARIO MONDIALE? <ul><li>13 multinazionali con un tot attivo di bilancio di 189 mlrd €(Germania 26, Francia 19, Svizzera 15) </li></ul><ul><li>Sono troppo poche e troppo piccole (m. tascabili) </li></ul><ul><li>L’utile sul fatturato è migliorato del 4,1% </li></ul><ul><li>Dediti finanziari aumentati del 23,7% </li></ul><ul><li>Indebitamento 53% per lo più verso banche </li></ul><ul><li>Perdita di peso multinazionali italiane rispetto al totale europeo (tot attivo, valore aggiunto, r&s) </li></ul>
  66. 66. LE MULTINAZIONALI ITALIANE <ul><li>1990-’92 : - periodo di dispendiose acquisizioni </li></ul><ul><li>(necessità di integrare le risorse con il </li></ul><ul><li>debito) </li></ul><ul><li>1999-2001: -si ripete la situazione del triennio </li></ul><ul><li>precedente </li></ul><ul><li>(effetto per l’insieme dei gruppi più </li></ul><ul><li>attenuato per generazione di cassa </li></ul><ul><li>gruppo Eni) </li></ul>
  67. 67. PRINCIPALI ACQUISIZIONI <ul><li>FIAT (acquisizioni attive/passive- 2003 crisi) </li></ul><ul><li>ENI (acquisizione brittanica LASMO) </li></ul><ul><li>FINMECCANICA( acquisizioni interno/estero) </li></ul><ul><li>PIRELLI (acquisizione Continental e Olivetti) </li></ul><ul><li>LUXOTTICA(acquisizioni con obiettivi industriali) </li></ul><ul><li>Fondazione OMNITEL nel ’94 e INFOSTRADA nel ’95 cedute nel ’99 alla MANNESMANN </li></ul>
  68. 68. IN CONCLUSIONE <ul><li>La posizione competitiva delle nostre multinazionali indebolita (produzione di massa a basso contenuto innovativo,sviluppo “conglomerato”) </li></ul><ul><li>Forte fragilità finanziaria </li></ul><ul><li>Scenario: impresa pubblica dai risultati sfavillanti vs gruppi manifatturieri dal basso contenuto tecnologico </li></ul>
  69. 69. ALCUNE RIFLESSIONI <ul><li>Le multinazionali sembrano aver attivato un circuito tra il virtuoso e il vizioso attenzione alla corporate governance delle imprese, dei grandi investitori e delle istituzioni </li></ul><ul><li>Sviluppo di una politica industriale che salvaguardi i campioni nazionali e difendi la concorrenza alla quale gli stessi sono esposti </li></ul>

×