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  1. 1. Autostop.Mi ero appena svegliata su un divano malridotto, con ancora i postumi della sbornia, chiedendomi dovero.Poi i flashback iniziarono: io mentre andavo ad una festa con un tipo e il drink colorato che mi porgeva. Conla testa che mi girava mi accorsi di essere sola in un capannone abbandonato dove probabilmente si eratenuta la festa. Insultandomi da sola, mi accorsi che non avevo la borsa con le chiavi della macchina, rimastain città, cellulare e agenda.Ero strasuperiper nella merda.Camminai un po finché non mi ritrovai in una tangenziale poco frequentata e mi venne lilluminazione dichiedere lautostop. Aspettai una mezzoretta con il pollice alzato finché una macchina decappottabile nerametallizzata mi si avvicinò e un ragazzo con un ciuffo biondo miele e un sorrisetto arrogante mi chiese:"Dove vai? sai, potrei darti un passaggio."Notando larroganza del ragazzo risposi acidamente:"a Los Angeles, ma probabilmente passerà qualcun altro"."Dai sali"Non mi feci pregare due volte e salii, non sapendo quello che sarebbe successo."Possiamo fermarci a prendere un caffè? sono un po rincoglionita, sai comè dopo una festa allucinante..""Va bene, però devi aspettare""Okay"Non avendo niente da fare, mi misi ad analizzare il ragazzo: capelli tirati allinsù, occhi marroni, labbrasempre bagnate dal suo continuo leccarle, t-shirt bianca che metteva in risalto i bicipiti scolpiti, jeans neri eblazer rosse. Era perfetto, ma aveva un caratteraccio.Forse era solo una corazza di un cuore troppo fragile? Mi sorpresi a pensare a queste cose su uno stronzo delgenere.Ma che cuore fragile! Lui era un puttaniere, uno che andava con le ragazze facili."Che fai, mi fissi? Sono così bello?""Non ti credere eh"
  2. 2. "E se mi credessi?""Credi bene... Oh cazzo.""Hai appena ammesso che mi trovi bello!""Non intendevo quello! Beh, intendevo b-bello cioè...""Sappi che la cosa è la stessa per me...""Sei serio?""Serissimo, sei una ragazza bellissima"Mise le frecce ed entrò nellarea di servizio. Parcheggiò e io scesi dalla macchina entrando nella toilette especchiandomi. Notai che ero un mostro, perché aveva detto che mi trovava bella? Pensava che fossi una diquelle puttanelle che frequentava? Di certo non lo ero.Mi diedi una sistemata per quel che potevo, e uscii. Entrai nel bar dove trovai il ragazzo che aveva ordinatodel caffè per due. Mi sedetti e presi la tazza con nonchalance e ne presi un sorso."Cazzo, ti scoperei su questo tavolo!"mi pietrificai, diceva sul serio? Aveva un espressione divertita, mentre io ero tuttaltro che divertita."Fai S-C-H-I-F-O."Mi alzai di tutta furia e me ne andai sbattendo la porta. Chi credeva di essere? mi sedetti su una panchina,incazzata a dir poco. Lui mi raggiunse dopo poco con il fiato corto, segno che aveva corso."Non volevo essere così rozzo e insensibile, scusami.""Scusami vai a dirlo a una delle tue troiette."Portò via le due tazze e salì in macchina."Sali o rimani qui?"Salii in macchina."Fai un altro commento del genere e giuro che ti faccio diventare ragazza.""Come ti chiami?"Rimasi spiazzata dalla sua domanda spontanea, detta con un sorriso genuino sul volto."Lily.. tu?""Justin"La conversazione cascò in quel momento. Più andavamo avanti più faceva caldo, e latmosfera era tesa.Allungò la sua mano sulla mia coscia scoperta dagli shorts, e la lasciò lì, e più rimaneva lì, più mi trattenevodal prendere con la mano la sua nuca e stampargli un bel bacio sulle labbra. Sì, mi faceva questeffetto, unosconosciuto che aveva anche osato fare un commento sconcio su di me. Mi accorsi però che stavamorallentando, e che del fumo stava uscendo dal cofano."Merda, che cazzo sta succedendo? mia macchina fa fumo!"accostammo e lui scese con la vena del collo gonfissima, segno della sua arrabbiatura pesante.
  3. 3. Aprì il cofano e notai che qualcosa era andato storto."Porca puttana, la mia cazzo di macchina, vaffanculo, sono nella merda! Come cazzo faccio a tornare a casa?Cazzo cazzo cazzo!" urlò."Calmati, chiamiamo il carro attrezzi, e la porta dal meccanico più vicino, no?"Sì, ma io devo essere domani a Los Angeles, semmai Scooter mi uccide!"Prese il telefono e chiamò lassistenza, che ci diede un passaggio fino a una città che, da quel che sembravaera nota per il "Festival delle ali di pollo fritte", che, per nostra immensa sfortuna, si teneva in quei giorni equindi il meccanico ci disse, con molta indifferenza:"Fino a domani non posso ripararla, vi consiglio di passare la notte qui."Dopo varie imprecazioni di Justin, mie e del meccanico, cercammo un hotel, e visto che cera il fantomaticofestival delle ali di pollo, gli hotel, seppur pochi erano quasi tutti pieni. La speranza è lultima a morire, no?arrivammo allultimo hotel."Mi scusi, ha delle camere libere?""Aspetti che controllo"Dopo vari "tac tic tac" della tastiera del tizio pelato, ci disse:"Ne rimane una, matrimoniale."Io e Justin ci guardammo nello stesso momento, quasi a dire "tu che ne dici?""Per me va bene" dissi, per niente intimorita dal fatto che avrei dovuto dormire con quel adone greco, che eraa dir poco provocante."Lo stesso per me"Justins POV."Lo stesso per me" risposi, passandomi una mano nei capelli, e notai che Lily mi fissava con uno sguardoindecifrabile. Quella ragazza mi aveva incasinato. Non sapevo come comportarmi con lei. Faccio uncommentino abbastanza sconcio e (giustamente) mi manda a fanculo. Le misi una mano sulla coscia, nondice niente, anzi sembrava che si stesse trattenendo dal baciarmi o qualcosa del genere. Però era propriobella. Non una di quelle bellezze finte, che sono belle solo per il trucco o lacconciatura, ma bella per i suoilineamenti, per quelle labbra che mordeva continuamente, per quegli occhi castani che stregano, per ilrossore delle guance quando le avevo detto che la trovavo bella, per anche quelle gambe mozzafiato cheerano coperte solo dagli shorts, per la morbidezza della sua pelle.Ero fottuto. Se pensavo queste cose di una semisconosciuta con cui stavo per passare la notte, ero seriamentenella merda; perché? perché significava che ero cotto. Ma a puntino proprio. E ciò non andava bene, io ero lostronzo da una botta e via, ma lei mi aveva stravolto, mi faceva venire listinto di proteggerla, di farla mia.Il tizio pelato le porse la chiave con un sorriso flirtante, ma le presi io con una certa violenza. Lei mi guardòcome per dire "ma che cazzo fai?" Le presi la mano e la guidai fino allascensore che, stranamente, era vuoto.Schiacciò il pulsante 4 e le porte si chiusero.
  4. 4. Era di fronte a me, che si mordeva le labbra. Non resistevo. Le presi i fianchi e la avvicinai a me facendo,finalmente, incontrare le nostre labbra. La spinsi dolcemente sulla parete a specchio, continuando a baciarla."tu non sai da quantè che mi trattengo dal baciarti" disse con il respiro spezzato."credo di sì invece" dissi con un sorrisetto malizioso.sentì le sue mani che si insinuavano fra i miei capelli e sorrisi, amavo quando mi toccavano i capelli. misi lemie mani sui suoi fianchi, che stringevo, quasi stesse per scappare. Ma il segnale che eravamo arrivati alnostro piano ci fece fermare. La guardai sorridendo, notando che anche lei stava sorridendo. Ero propriocotto. Le presi una mano e, di nuovo, la guidai verso la nostra camera e la aprii. Era spaziosa, con unbalconcino, un letto matrimoniale con una coperta sullazzurro e una porta che dava sul bagno, tutto biancocon una vasca. Mi buttai sul letto con un sorriso stampato sul volto. Maledetta cotta. lei scoppiò a ridere e sibuttò vicino a me. Le presi la mano e, almeno credo, arrossii.guardai lora nel mio orologio e notai che erano le 20."hai fame?" chiesi."ti mangerei se non fosse reato" rispose, ridendo."okay, hai fame.""non a caso siamo nella città delle ali di pollo fritte!"risi, e uscimmo in quella che sembrava una sera indimenticabile.|3 ore dopo|Ritornammo in camera più stanchi che mai, ma con un sorriso stampato sul volto di entrambi. Eranosuccesse tante cose: prima mi sono strafogato di ali di pollo, poi siamo andati in giro per la fiera che era stataallestita. avevamo provato i vari giochi, e poi da bravo ragazzo, le avevo regalato tutti i peluche che midavano come premio, e quando stavamo tornando allhotel, si è lasciata persino prendere la mano."io entro a far il bagno.." disse"va bene" risposientrò nel bagno e io ne approfittai per cambiarmi e darmi una sistemata.lei uscii, con solo la lingerie che aveva comprato."mi sono scordata i vestiti qua.." sussurrò.latmosfera era caldissima. Mi morsi istintivamente il labbro inferiore."non commento, potrei risultare volgare""meglio, semmai ti castro"non riuscendo più a resistere lei mi buttò sul letto, sedendosi a cavalcioni su di me e continuando a baciarmiappassionatamente."n-non mi dovevi provocare.." gemetti.
  5. 5. con un sorrisetto malizioso sul viso iniziò a togliere la maglietta e le facilitai il compito alzando le braccia,per poi subito abbassarle e cercare di slacciarle il reggiseno."sappi che se non mi fermi ora, potrei non fermarmi più" la avvisai, con la voce spezzata dagli ansimi."E chi vuole che tu ti fermi" la sua voce era divertita.Finalmente ero riuscito a slacciarle quel maledetto reggiseno, e iniziai a baciarla, dalla bocca fino al collo,dal collo al seno dal seno fino allombelico dove mi fermai. Lei intanto aveva lasciato che la sua testa cadesseallindietro, gemendo. quando finii mi guardò come per dire "perché ti sei fermato?" lei scese, lasciando deibaci umidi su tutto il mio corpo, fino ai pantaloni che mi tolse e giocò un po con lelastico dei boxer, cheormai erano di troppo. prese il mio membro, e iniziò a leccarlo lentamente, facendomi morire, per poiiniziare a succhiare; prese a lasciare piccoli morsi sulla punta, e poi lasciò un bacio. Venni, come non eromai venuto.Ribaltai la situazione, aprendole le gambe e sfilandole la culotte di pizzo nero che mi faceva impazzire moltolentamente, lanciandola poi sul pavimento. Presi il clitoride, leccandolo e baciandolo. Mi spostai più inbasso, nellapertura, infilando prima la lingua e poi un dito, due dita tre dita... e venne.La tenni stretta fra le mie braccia, come se non ci fosse un domani. Beh, forse un domani per noi non cera.Le lasciai un bacio in fronte e lei si alzò, prese una maglietta dalla mia valigia e se la infilò; prese le suemutandine, che avevo buttato alla rinfusa sul pavimento, e se le mise con uno scatto. Mi alzai, mi infilai iboxer e mi ributtai sul letto."vieni? Le mie braccia ti reclamano." dissi dolcemente."arrivo!" rispose sorridente.Non ero mai stato così felice con una ragazza. Si buttò fra le mie braccia, invadendomi con quel profumomeraviglioso che solo lei aveva.Lilys POV.Mi buttai nelle sue braccia, ispirando il suo profumo, e ammirando il ragazzo che avevo fra le mie braccia.Mi aveva conquistato con pochi gesti. Era strano, poche ore prima lo detestavo, ora morivo fra le sue braccia.Era strano anche perché era come se si fosse accorto della mia esistenza. Beh, sì mi aveva trovato carina, manon è una dimostrazione di attrazione come un bacio passionale in ascensore, o come i "servizietti" che cieravamo fatti a vicenda. O anche il fatto che mi avesse chiesto di "andare fra le sue braccia" come lavevadefinito lui, dimostrava che lui ci teneva un pochino a me. rimasi abbracciata al suo petto, appoggiandocianche la testa, e lui prese ad accarezzarmi i capelli."vuoi fare una pazzia?" mi chiese, tutto ad un tratto."dipende... spiegati." risposi calma."facciamo un viaggio insieme?" chiese, titubante."dove mi porti, principesso?" gli risposi."su una stella, principa?" mi stava guardando negli occhi.Misi il capo alla stessa sua altezza, e lo baciai. Ma non uno di quei baci "da discoteca" ma uno di quei baci"da pic-nic con la fidanzata".
  6. 6. Mi staccai e sorrisi sinceramente. Continuò ad accarezzarmi i capelli, e riportai la mia testa sul suo stomaco.Era muscoloso, e ciò non faceva bene ai miei ormoni."hai sonno, piccola?" mi chiese.il fatto che mi chiamò piccola mi fece saltare un battito, nessuno laveva mai fatto." un pochino. tu?" gli domandai."lo stesso." replicò."io dormirei anche così, si sta così bene qui sopra" affermai, sorridendo."non preferiresti stare fra le mie braccia?" chiese, imitando lape della pubblicità dei Cheerios."ceeeerto" e mi buttai in quello che ormai sembrava essere il mio mondo. Lo abbracciai, stretto stretto e lui cicoprì con la coperta azzurrina che profumava di noi. Avvolsi le mie gambe intorno a lui e Morfeo mi accolsefra le sue braccia, sfinita."sei solo una puttanella, togliti di mezzo" justin esclamava, quasi urlando."non vuoi capire che siamo perfetti insieme, Justin?" urlai, con le lacrime agli occhi."non dire il mio nome, puttanella. ti ho solo sedotta per avere del sesso, non una storia damore, tu ci seicascata." diceva quelle parole, sprezzante.mi risvegliai col fiatone, la fronte imperlata di sudore e un tremolio diffuso in tutto il corpo. lui si svegliò,essendo fra le sue braccia, e prese a tranquillizzarmi."calmati piccola, ci sono qua io, andrà tutto bene." mi rassicurava, spaventato anche lui."va tutto bene, sono qua accanto a te" continuava a ripetere, fino a quando non mi riaddormentai un po piùcalma.JUSTINS POVStava sussurrando nel sonno: "non vedi che siamo perfetti insieme, Justin?" e poi si sveglia sudata etremolante. sì, la mia piccola aveva avuto un incubo quindi la tenni fra le mie braccia per un tempoindeterminato. La fissai mentre si riaddormentava, serena,era un angelo. Le labbra distese, il naso allinsù, gliocchi chiusi, il seno di cui si intravedeva la forma dalla maglietta, la pancia piatta, i fianchi che avrei strettoper sempre e quelle gambe sorprendenti.gli misi una ciocca di capelli dietro lorecchio, e lei sorrise nel sonno. Riflettei sul "non vedi che siamoperfetti insieme, Justin?" sussurrato nel sonno. Avevo le mie supposizioni nel dire che mi era rivolto. Quindiè questo quello che pensava? Ero felicissimo, la ragazza che mi aveva fatto impazzire, diceva che eravamoperfetti insieme. Le lasciai un bacio sulla guancia e mi alzai, diretto verso il bagno. Mi chiusi in bagno, efeci quello che si fa in bagno. Mi tirai su i boxer, e sentii dei singhiozzi provenire dalla camera da letto.“che succede?” chiesi, preoccupato.“p-p-pensavo mi a-a-avessi a-a-abbandonato.. mi s-succede spesso d-di svegliarmi la notte per q-questecose” disse, singhiozzando.Posai le mie labbra sulle sue, inaspettatamente.
  7. 7. “andiamo a dormire- posai l’occhio sulla sveglia sul comodino- sono le tre.” Parlai.“va bene” replicò, ancora scossa dai singhiozzi.la feci distendere, presi il lenzuolo e lo feci cadere sui nostri corpi intrecciati. Mi addormentai di colpo, con ilsuo respiro sulla mia fronte.Mi svegliai che era mattina inoltrata, con il suo sorriso davanti e un buonumore diffuso, fra me e lei. Midiede un veloce bacio, a stampo sul mio sorriso e sorrisi ancora di più, però volevo dell’altro; avvicinandolaper la schiena, feci incontrare le loro labbra, e le leccai il labbro inferiore, come per dirle di dischiuderle;cosa che lei fece, facendo incontrare le nostre lingue, che iniziarono a giocare. Si sedette a cavalcioni su dime, facendo scontrare le nostre intimità, che erano divise soltando da due sottili strati di cotone, cosa che mifece eccitare sempre di più. Ribaltai la situazione, e le sfilai la mia maglietta. Iniziai a baciarle il collo,lasciando succhiotti qua e là; poi scesi al petto, lasciando una scia di baci umidi, lei intanto si era lasciatacascare la testa all’indietro, gemendo. Scesi ancora di più, al seno che baciai tutto, soffermandomi suicapezzoli; scesi fino all’ombelico, anche lì lasciando baci, lei continuava a gemere. Scesi fino alla suaintimità, dove lasciai un semplice bacio sopra la stoffa. Mi fiondai sulle sue labbra, come se riuscissi arespirare solo attraverso esse, mentre i boxer si facevano sempre più stretti. Intanto le sfilavo gli slip, e lei misfilò i boxer. Eravamo entrambi nudi, e il contatto del suo seno contro il mio petto era una sensazioneindescrivibile. La feci alzare e sedere sulla scrivania che era nella nostra stanza, poi le aprii le gambe, aprii labustina argentata, presi il preservativo, e lo srotolai su tutta la lunghezza; presi il mio membro eretto e lestuzzicai l’entrata poi, con dolcezza, entrai dentro di lei. Iniziai a spingere dolcemente, tenendola per ifianchi, mentre ansimavamo insieme, travolti dalla passione. Mi graffiava la schiena con le unghie, mentre iospingevo, e spingevo, sempre più forte. Era un calore che si diffondeva per tutto il corpo, a partire dal bassoventre al cervello, che ormai non pensava a nient’altro che alle vigorose spinte, ero sicuro che mancava pocoall’orgasmo, mio e suo. E infatti, dopo poco, con i nostri nomi urlati uno dall’altro, venemmo insieme. Usciicon rammarico da lei e mi sedetti sulla sedia, facendola sedere sulle mie ginocchia. Appoggiò la testa sullamia spalla, e le accarezzai la schiena nuda. Le venivano i brividi quando la toccavo, questa cosa mi facevaimpazzire.. significava che qualche effetto le facevo.. e che effetto!“non sono un’altra da aggiungere alla lista, vero?” mi chiese, quasi avesse paura di una mia reazione.“non ho una lista, piccola.” Risposi, con semplicità.“ma non una delle tante, vero? Una di quelle che se ti rincontra non ti ricordi neanche il suo nome, vero?” erasull’orlo delle lacrime.“mai. Non sei una delle tante.” Ero sincero, lei di certo non era come quelle che mi facevo quando le coseandavano male, lei era diversa, era la ragazza che mi aveva rubato il cuore. E non il pene.“allora promettimi che rimarremo in contatto, una volta a LA.” Ora le lacrime le scendevano libere, sulleguance rosee. Le asciugai senza esitazione.“certo, piccola” davvero pensava che l’avrei lasciata andare senza chiederle un numero, un recapito?La abbracciai da dietro, d’istinto, e lei rise.“perché ridi?” chiesi, con un sorriso.“il tuo amico laggiù stuzzicava il mio fondoschiena..” arossì, e la trovai adorabile. Scoppiai a ridere, lasituazione era comica. Intanto lei tirava ancora su col naso, ma rideva.“io entro a fare una doccia” mi informò.“mi raccomando, porta i vestiti con te.. l’ultima volta che ti ho vista in intimo eri una favola... però ti sonosaltato addosso.. e quello dopo è storia” risi.
  8. 8. Rise ed entrò nel bagno. Ne volevo ancora,quindi decisi di farle una sorpresina. Appena sentii lo scrosciodell acqua, presi un preservativo, ed entrai nel bagno. Lei era solo una sagoma sfocata dal vetro, mala silhouette si vedeva.. e gradivo, eccome se gradivo. Entrai nella doccia, avvolgendo le mie bracciaintorno al suo corpo. Lei si girò verso di me e mi spinse contro le piastrelle fredde, baciandomi moltoappassionatamente, sorprendendomi. Risposi al suo bacio, e intanto l’acqua continuava a scorrere suinostri corpi accaldati.LILY’S POVAppena mi sentii prendere dai fianchi capii che lui aveva capito il mio bisogno di sentire, per un’altra volta,lui dentro di me, che si muoveva, gemeva e urlava il mio nome. Mi girai, e lo spinsi contro la parete,provocando un leggero rumore sordo. Gemetti, vedendolo lì, per me. Iniziò a baciarmi il collo,togliendomi il fiato. Gli misi le mani nei capelli, mentre le nostre intimità, per la seconda volta, siscontravano, e sentivo che lui era parecchio eccitato. Sorrisi, mi piaceva fargli questo effetto, misentivo desiderata, e sexy, fottutamente sexy.Presi l’iniziativa, mi inginocchiai e mi ritrovai davantial suo membro, eretto. Lo presi fra le mani, e iniziai a massaggiarlo con le mani, delicatamente. Poime lo infilai in bocca, facendo un movimento verticale, mentre lui mi mise le mani nei capelli,dandomi un ritmo. Passai la mia lingua su tutta la lunghezza, e mi accorsi che stava per venire.Lasciai che le mia labbra facessero il resto, lasciando baci e succhiotti qua e là, e poi quando venne,ingoiai tutto,facendolo sorridere. Amavo quel sorriso, avrei dato tutto per farlo sorridere sempre.L’acqua scorreva ancora. Mi prese fra le sue braccia, abbracciandomi. Presi io l’iniziativa. Presi ilpreservativo che aveva portato con sè, e lo portai in camera da letto, chiudendo l’acqua. Capì subitoquello che volevo fare. Si distese sul letto, strappai la bustina con i denti, srotolai il preservativo sulsuo membro, e lo feci entrare dentro di me. Spingevo, spingevo e spingevo. Di tanto in tanto michinavo a baciarlo, e lui sembrava apprezzare, ma come si sa, agli uomini non piace esserecomandati. Uscì da dentro di me, mi spinse sotto di lui e di nuovo rientrò dentro di me. Spinse, e losentii fino in fondo, una sensazione indescrivibile. Sentivo un calore attraversarmi tutto il corpo, chemi annebbiava la ragione e faceva uscire il lato di me più primitivo. Lo sentivo a malapena, quandomi disse: “vieni per me, piccola” fu la goccia che fece traboccare il vaso. Urlai il suo nome, come luiurlò il mio. non avevo mai urlato così per un orgasmo. Scoppiai, e subito mi accasciai sfinita fra lesue braccia. Mi accarezzò i capelli, la spalla, il busto e i fianchi. Mi girai, presi il suo viso fra le miemani e lo baciai. Un lungo bacio. Si alzò, prese i boxer lasciati chissà dove, e se li mise. Io feci lostesso con i miei slip, e il mio reggiseno. Cercai di asciugarmi i capelli, con pochi risultati. Sentii lesue mani che si insinuavano fra i miei capelli, che li pettinavano con le dita, e che facevano unatreccia. Sorrisi, mi misi gli shorts e una sua t-shirt, mi infilai le scarpe. Mi girai verso di lui. Avevauna canottiera bianca, dei jeans e delle supra. Uscimmo, mano nella mano, e notai, che nel tragittofino all’ascensore tutti ci guardavano e sorridevano. Che ci avessero sentito? I signori con cuiavevamo in comune una parete sembrava di sì. Ci guardavano male, ma intanto gli scappava daridere. Si aprirono le porte dell’ascensore, e un’altra volta, fummo soli. Mi tenne la mano, esorrideva, con quel meraviglioso sorriso. Anche il pelato insopportabile ci sorrise, mente Justinpagava ( e io non volevo) e gli ridava le chiavi. Uscimmo, e nel tragitto tutti ci sorrisero. Non capivo.Arrivammo dal meccanico, e anche lui ci accolse con un sorriso a 36 denti. Gli chiesi:“ma perché tutti sorridete?”“è la magia di Los Diablos” mi rispose, semplicemente.“in che senso?”
  9. 9. “c’è una profezia, detta da un antico sciamano pellerossa, che narra che ogni due ragazzi, giovani che sonoattratti a vicenda e quando arriveranno qui per sbaglio, si innamoreranno a vicenda, qualsiasi cosasucceda. Infatti, io vi ho fatti rimanere la notte qui apposta, per farvene accorgere, e voi ne sietel’ennesima riprova. Il problema non era nella macchina, ma in voi due. E abbiamo sentito chel’avete chiarito, per ben due volte!” e ci fece l’occhiolino.Divenni paonazza, quella gente era tutta matta.. ma poi ci avevano sentiti tutti? Ero imbarazzata, almenoquanto Justin. Quel tizio diceva che ci eravamo innamorati a vicenda! Mi girai verso Justin, che eraarrossito, mentre mi teneva saldamente la mano.“va bene... puoi darmi le chiavi della macchina?”disse.Gli porse le chiavi, Justin venne per pagare, ma il meccanico rifiutò.“offerto dalla casa!” e un altro occhiolino.Accese la macchina e salimmo. Sono succede così tante cose da quando sono scesa l’ultima volta!Salutammo il meccanico e uscimmo da Los Diablos, lasciandoci alle spalle quella città di matti.Parlammo del più e del meno, facemmo battute e ci furono silenzi. Gli avevo raccontato della miavita, e lui della sua, scoprendo cose che non mi aspettavo sul suo conto. Mi disse che gli piacevacantare, ballare e anche far ridere la gente. Mi disse anche che appena mi aveva visto in lontananza,con il pollice alzato, non aveva esitato a fermarsi. Sorrisi, arrossendo. Quando arrivammo a LosAngeles, era sera, e faceva caldo. Arrivammo sotto il portone del mio condominio, in cui c’eral’appartamento che condividevo con Mistral, la mia migliore amica, che mi avrebbe fatto il terzogrado sul fatto che ero mancata per ben due sere di fila. Ma non ci voleov pensare, volevo godermi lesue labbra finchè potevo. Perché infatti, durante il viaggio, ci eravamo baciati. Tante volte. E ognivolta era un zoo nel mio stomaco. Perché sì, mi stavo innamorando. Quella profezia si stavaavverando. Gli lasciai il mio numero, e lui mi lasciò la sua promessa. Un bacio e via! Nelle strade diLA, verso la propria casa. Salii le scale, e suonai al numero tredici di downtown street. Mi apriiMistral.“dove cazzo sei finita?” urlò, incazzata nera.
  10. 10. “aspetta che ti sp-...” cercai di dire“non mi spieghi un cazzo! Mi hai lasciato con un biglietto “vado a una festa” e torni due sere dopo?” eraincazzata.“mi sono innamorata.” Dissi, con un filo di voce.“non mi int-“ si ammutolii. “racconta, bitch.”Le raccontai tutto, per filo e per segno. In fondo era la mia migliore amica, se ne sarebbe accorsa dopo dieciminuti in casa.“quindi.. questo Justin ti ha rubato il cuore?” chiese.“diciamo di sì” risposi.“quindi mi dovrò sorbire una Lily innamorata? Dio aiutami tu.” Disse, ridendo.Il suono di un messaggio ci interruppe. Era il mio cellulare, che si illuminava. Lo presi e lessi il messaggio.Un sorriso sorse spontaneo sul mio volto. Mistral mi chiese se era lui, e io le risposi di sì.“che c’è scritto?” chiese, curiosa.“buonanotte piccola.” Dissi, senza fiato. Mi sentivo sciogliere, era troppo dolce.“uh, è un tipo romantico!” mi canzonò Mistral.Però si fece subito seria.“lily, devo dirti una cosa abbastanza importante..” iniziò. “in questi due giorni in cui sei mancata, tuo fratelloDante ed io siamo dovuti stare vicini nelle tue ricerche e.. “ tossì “ siamouscitiinisieme” disse, tuttod’un fiato.Sapevo che tipo era Dante, sapeva ammaliare le ragazze con un solo sguardo, e due paroline dolci. Unsemplice sguardo e le ragazze cascavano ai suoi piedi, perché poteva apparire dolce e timido, ma nonlo era.
  11. 11. “oooooh. Sai anche tu che tipo è dante, vero?”

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