Web 2.0 Internet è cambiato

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Web 2.0 Internet è cambiato

  1. 1. Giuliano Prati WEB 2.0. Internet è cambiato
  2. 2. Copyright© 2007 UNI Service – Trento Prima edizione: febbraio 2007 Finito di stampare, in proprio, nel mese di febbraio 2007 ISBN 978-88-6178-018-7 In copertina: Elaborazione grafica dell’autore
  3. 3. Indice Introduzione 5 Il Web 2.0 9 Internet, una rete in perenne sviluppo 9 Il pensiero della gente 12 Definizioni “ufficiali” 14 Differenze tra Web 1.0 e Web 2.0 19 Gli scettici 27 La mia visione 30 Gli strumenti 35 Social Network 35 Alcuni esempi notevoli 40 LinkedIn 44 Blog 47 Le diverse tipologie di blog 50 Differenti approcci 53 Elementi caratterizzanti 54 Alcune interessanti piattaforme di blog 57 Crescita della blogosfera 58 Consigli utili per un buon blog 64 Feed RSS 69 Wordpress 74 Wiki 77 Wikipedia 80 Tag 84 Tag cloud 86 Folksonomia 87 Flickr 90 Social Bookmarking 95
  4. 4. del.icio.us 98 Taggly 104 Widget 105 Mashup e WebAPI 106 Google Maps 111 Amazon e Ringfo 115 Flickr 115 Duespaghi 116 I cambiamenti nella tecnologia 119 XML 119 AJAX 121 Il Software come servizio 130 Cambiamenti in azienda 132 Google e i SaaS 136 Vantaggi e svantaggi 140 Valutazione sui SaaS 142 Perpetual Beta 143 I cambiamenti nella società 147 User Generated Content 147 Meno carta stampata, più giornalismo 150 Guadagnare con gli UGC 151 YouTube 152 La fiducia nella gente 154 Il caso ebay 160 Il futuro 165 Conclusione 167 Glossario 169 Sitografia esseziale 175
  5. 5. 5 Introduzione Scopo del libro Se dovessimo mantenere il passo e restare allineati su tutte le novità e gli approcci alternativi dell'uso dello strumento Internet che quotidianamente vengono proposti, sarebbe una battaglia persa in partenza. Vi sono, però, alcuni aspetti particolarmente importanti ed innovativi che stanno sempre più assumendo autorità, ignorarli o non conoscerli potrebbe non essere un comportamento intelligente, so- prattutto se ci serviamo del Web come strumento di lavoro e lo rite- niamo utile per la nostra attività. Il Web 2.0 è certamente uno di quei fenomeni che sta sempre più entrando a far parte della nostra attività quotidiana sulla rete. Proba- bilmente siamo fruitori di alcuni aspetti e servizi che maggiormente lo caratterizzano e non ne siamo consci. Vale però la pena di soffer- marsi e riflettere su che cosa significhi questo termine, cosa porti con sé e quali siano i suoi aspetti più interessanti andando oltre il sempli- ce vocabolo che potrebbe sembrare, per alcuni, una parola vuota e senza un reale significato, salvo quello di creare aspettativa su qual- cosa che forse non esiste realmente. È bene chiarire sin dall'inizio che vi è un grande dibattito, tutt'ora aperto, sul vero significato di "Web 2.0". C'è chi propone definizioni articolate senza però esempi concreti, più difficile, invece, trovare chi riesce a sintetizzare il concetto in poche e semplici frasi. C'è anche chi non si pone il problema di definire più chiaramente questo con- cetto perchè lo ritiene un mero slogan pubblicitario e privo di qualun- que innovazione tecnologica. Spesso comunque si parla di Web 2.0 e si fa riferimento a questo concetto senza saperne il reale significa- to. Questa mia opera non vuole, quindi, pretendere di essere un pun- to di riferimento esaustivo sull’argomento, ma cerca, più modesta- mente, di portare un po' di ordine ed una maggior chiarezza, racco- gliendo alcune definizioni ed esempi su di una tematica che sta ri- scuotendo un grande successo e risonanza in ambito internazionale, ma che, appunto, non è ancora inquadrata e compresa completa- mente.
  6. 6. 6 Introduzione Andremo così a vedere non solo cosa sta alla base del Web 2.0, ma quali le novità che sono introdotte nella grande Rete, quali diffe- renze si riscontrano con il passato, quali nuove soluzioni tecnologi- che ci vengono offerte, quali visioni e prospettive alternative per il marketing sono già una realtà e quali cambiamenti sociologici intro- duce nelle comunità e nei metodi di interazione degli utenti che ne fanno parte. Ritengo che sia innegabile l'avanzare di un cambiamento. Positi- vo per alcuni, negativo per altri, ma sempre di cambiamento si tratta. Meglio quindi essere pronti ed un po' lungimiranti per cogliere i bene- fici ed evitare gli eventuali danni che ogni cambiamento porta alla società, al proprio modo di fare business e di lavorare con gli stru- menti che fanno parte del nostro "workspace" quotidiano. Com’è nata quest’opera Questo libro nasce dalla mia passione per Internet come stru- mento di svago, ma soprattutto di lavoro. Nasce come raccolta di analisi, riflessioni ed approfondimenti svolti durante gli ultimi mesi alla ricerca degli elementi innovativi che caratterizzano il web ed il modo in cui si utilizzano le informazioni in esso contenute. Navigando e documentandomi ho avuto l'occasione di rendermi effettivamente conto che qualcosa stava cambiando sia nel modo di produrre informazioni che in quello di consultarle. Il cambiamento non riguardava solo le informazioni, ma anche il mio modo di relazionarmi con Internet e di utilizzare i servizi in esso con- tenuti. Tutte le fonti che ho consultato per affrontare l'argomento che in- sieme approfondiremo sono rintracciabili su Internet. È qui che ho trovato il materiale necessario per spiegare alcuni concetti e gli e- sempi a loro associati. Alla fine della realizzazione di quest’opera mi sono reso conto che tutti i contenuti erano il prodotto della consulta- zione degli strumenti tipici che caratterizzano il Web 2.0. Nelle prossime pagine percorreremo insieme un percorso che ci permetterà di comprendere quali siano questi strumenti oltre che gli elementi principali, i fattori di novità utili, ma anche discussi e non sempre accettati.
  7. 7. Introduzione 7 Struttura Indubbiamente l'utilizzo di alcuni termini è stato d’obbligo, ho però cercato di evitare di scendere in tecnicismi eccessivi, così da poter permettere a tutti i lettori con anche minime competenze del mondo Internet e con un po' di dimestichezza di navigazione, di comprende- re il contenuto dell'opera. Il testo è suddivisa in tre parti. Nella prima, intitolata "Il Web 2.0", andremo a scoprire qual è la storia ed il significato del termine, quali elementi lo caratterizzano e come questa nuova realtà viene percepita dagli addetti ai lavori e non. La seconda parte, dal titolo "Gli strumenti" illustra tutti i principali mezzi che il Web 2.0 mette a disposizione. Tra questi il blog e le wiki la fanno da padrone, ma molti altri elementi che analizzeremo come il mashup, l’uso dei tag e la folksonomia non ricoprono certamente un ruolo secondario. La terza parte si focalizza invece su quali cambiamenti vengono introdotti dal Web 2.0 nella tecnologia, ovvero negli strumenti utiliz- zati per lo sviluppo di applicativi web, e nella società ossia nel nostro modo di utilizzare la Rete. Ogni sezione è accompagnata da esempi, la maggior parte dei quali su progetti in lingua inglese, nati negli Stati Uniti dove vi è più coscienza del Web 2.0 e dei suoi benefici. Inoltre l'utilizzo delle tec- nologie che ne fanno parte è più consolidato e vi si crede maggior- mente che in altri paesi. Spero che questa mia opera possa fornire spunti ed idee a sviluppatori italiani così da dare anche il nostro con- tributo a questo oggettivo cambiamento o, semplicemente, attirare l'attenzione di chi ha sentito parlare di Web 2.0 così da permettere una maggior comprensione di cosa si tratti e perchè sempre più se ne sentirà parlare. Il blog www.web-20.it Internet non si ferma. C'è già chi parla di Web 3.0 e chi cerca di porre le basi per il web del futuro che, a dire di molti, sarà basato sul- la semantica e sull’interpretazione del linguaggio naturale. Per cerca- re di restare al passo con i tempi e per creare un’unione tra
  8. 8. 8 Introduzione quest’opera cartacea, stampata una sola volta, ed il web quotidia- namente aggiornato, è stato creato il blog www.web-20.it dedicato esclusivamente al dibattito sulle tematiche che ruotano attorno al mondo 2.0 e alla scoperta delle novità che, su questo tema, sono al- l'ordine del giorno. Un'agorà dove i contributi di tutti sono i benvenuti, nell'ottica di una proficua collaborazione e condivisione delle idee. Ringraziamenti Desidero ringraziare, in ordine sparso, alcune persone che hanno contribuito in vario modo a darmi aiuti, consigli, indicazioni, supporto, spunti d’approfondimento e quant’altro durante il periodo della stesu- ra di questo testo: Fiorenza Rodella, Marco Salazar, Ilario Gavioli (in- tesys.it), Elisabetta Bissoli, Marco Moreale, Paulina Starzec, Elena e Gianfranco Prati, Enrico Pandian (matura.it), Davide Muci (davide- muci.it). Una menzione doverosa va a Wikipedia e alla sua community, preziosa fonte di informazioni e di riferimenti per appro- fondire numerosi temi. Giuliano Prati Verona, 1 febbraio 2007
  9. 9. 9 Il Web 2.0 Il termine Web 2.0 ha una vita molto breve dato che è stato conia- to solo nel 2004. Sebbene siano state fornite più definizioni e spie- gazioni sul suo significato, non vi è ancora chiarezza completa e continui dibattiti si aprono sulla rete nel tentativo di teorizzare, per quanto possibile, questa nuova visione del Web. Internet, una rete in perenne sviluppo Internet, la rete delle reti, è sempre stato descritto come un mon- do a sé stante, in perpetuo mutamento, un luogo dov'è possibile cer- care e trovare quotidianamente elementi più o meno innovativi e utili, ma sempre interessanti. È un grande mare dove c’è spazio per tutti: per chi desidera lavorare, per chi svolge approfondimenti e ricerche, per chi punta a realizzare un business, per chi aspira instaurare rela- zioni sociali o divertirsi e anche per chi studia il comportamento degli utenti e visitatori. Il web, proprio per la sua natura, non ha mai smesso di crescere e di svilupparsi, di attirare a sé gente e di proporre novità. Da quan- do è stato ideato si trova in una perpetua fase di miglioramento ed innovazione, oltre che di espansione anche grazie al sempre mag- giore numero di persone che utilizzano questo strumento. Il Web 2.0 fa parte di questa crescita e può essere visto come il prodotto non finale di anni di continuo avanzamento e sviluppo del web, la cui storia è iniziata oltre 15 anni fa. Alcuni dei momenti prin- cipali della giovane storia di questo strumento, collegati con la visio- ne del web che questo libro vuole descrivere, sono: - 1991 (6 agosto): Tim Berners-Lee, assieme al suo staff di la- voro del Cern di Ginevra, inventa pubblica il primo sito web della storia, realizzato grazie all'invenzione di un nuovo siste- ma di condivisione delle informazioni che si basa sull'utilizzo dell' ipertesto; - 1992 (22 aprile): nasce Mosaic, il primo software (definito più correttamente "web browser") in grado di permettere la navi- gazione all'interno delle pagine web pubblicate su Internet;
  10. 10. 10 Il Web 2.0 - 1993 (30 aprile): il Cern annuncia che il World Wide Web (www), sviluppato come progetto all'interno dei suoi laboratori, sarà gratuito e disponibile in forma libera per tutti gli utenti. È questa una delle principali ragioni del rapido sviluppo del web nel mondo; - 1993 (giugno): viene rilasciato il linguaggio di programmazione HTML, elemento principale per la programmazione di pagine web strutturate; - 1994 (13 ottobre): nasce il browser Netscape Navigator; - 1995 (5 agosto): comincia la comparsa in borsa delle compa- gnie legate al web e l'inizio di una capitalizzazione sempre più crescente verso le start up che promuovono lo strumento Internet; - 1997 (17 dicembre): viene coniato il termine weblog, succes- sivamente trasformato in blog; - 1998 (7 settembre): Google apre il suo primo ufficio all'interno di un garage a Menlo Park, California; - 1999 (19 agosto): viene rilasciato MySpace che, prima di di- ventare un servizio di social network, offriva solamente la pos- sibilità di salvare online i propri file personali da condividere con altri utenti; - 2000 (14 gennaio): la bolla della new economy raggiunge il suo picco massimo e con se il valore di listino dei titoli NA- SDAQ; - 2001 (15 gennaio): viene fondata l'enciclopedia libera Wikipe- dia; - 2004 (ottobre): nasce il termine Web 2.0 ad opera di Dale Dougherty e Tim O'Reilly; - 2005 (febbraio): il portale di condivisione video YouTube inizia la sua presenza sul web; - 2006 nascono centinaia di piccole aziende e progetti collegati al Web 2.0 aumentando gli investimenti collegati ad Internet. Studi di settore rilevano che alcuni strumenti tipici del Web 2.0 offrono agli utenti Internet di influenzare le scelte di acquisto degli altri utenti, più della pubblicità e dei classici canali marke- ting.
  11. 11. Internet, una rete in perenne sviluppo 11 Per ciò che riguarda invece l'accesso al web e la produzione di contenuti possiamo individuare tre fasi ben distinte nelle quali si pos- sono suddividere gli ultimi anni: FASE I: agli albori l’utilizzo di Internet era limitato, a causa della ridotta quantità di infrastrutture tecnologiche in grado di permettere l'accesso agli utenti. I contenuti venivano pubblicati da pochi soggetti come Università o aziende web nate proprio con la visione delle po- tenzialità che questo strumento poteva offrire. FASE II: aumentando la diffusione di Internet ed il numero di u- tenti che vi si potevano collegare, cresceva anche il numero di a- ziende che si occupavano della produzione di siti web e di contenuti online. Nascevano così società come Yahoo!, Ebay e Amazon che offrivano ai propri utenti l'accesso a contenuti e servizi. Gli utenti che producevano in prima persona contenuti e siti web crescevano con il tempo anche se questa pratica era limitata dalla necessità di cono- scere specifici linguaggi di programmazione o dall'utilizzo di sistemi di Content Management System (CMS) non facilmente accessibili agli utenti. FASE III: arriva il Web 2.0. Internet è uno strumento sempre più diffuso e alla portata delle masse. Aumenta la quantità di persone raggiunte dalla banda larga. Nascono soluzioni web che permettono agli utenti un alto grado di libertà nella produzione dei contenuti sul web siano essi pagine dinamiche, filmati, fotografie, interventi audio. La gestione delle informazioni non è più un presupposto esclusivo di alcune realtà, ma diventa un'operazione di pubblico dominio. Cresce la voglia di comunicare e di condividere il proprio pensiero e la pro- pria personalità sulla rete attraverso le community. Le aziende web- oriented forniscono, sempre più frequentemente, strumenti per l'ac- cesso alle proprie banche dati condividendole con gli utenti e per- mettendo loro di interagire con le fonti di informazione. È quest'ultima fase che andremo a conoscere un po' meglio, e- saminando insieme che cosa si intenda per Web 2.0, da dove derivi questo termine, e quale sia il suo significato o i suoi significati, che vantaggi reali porti e, soprattutto, quali siano gli strumenti ed i servizi principali che lo caratterizzano.
  12. 12. 12 Il Web 2.0 Il pensiero della gente Quando ho cominciato a scrivere questo libro, avevo ben chiaro quale fosse il concetto di Web 2.0 perchè avevo utilizzato personal- mente alcuni degli strumenti che ne fanno parte ed adottavo le stes- se tecniche o indicazioni che contiene al suo interno. Un fatto però è sapere cosa significhi un termine, ben altra cosa è cercare di spiegare i concetti che ne stanno alla base, forse proprio perché, il problema principale di una espressione come Web 2.0, è la sua assoluta genericità. Per cominciare a chiarire eventuali dubbi potrebbe essere il caso di dire che cosa non è il Web 2.0. Il valore "2.0" scritto in questo formato può ricordare il concetto di "controllo versione", tecnica utilizzata in ingegneria del software per definire le nuove versioni o sottoversioni dei software che apportano sostanziali migliorie rispetto alle precedenti. È così che il programma 2.0 seguirà la versione 1.0 e le sottoversioni 1.1, 1.2 e via con que- sta logica. Non è questo però, il corretto modo di interpretare il concetto di Web 2.0 dato che non porta con se alcuna evoluzione della tecnolo- gia o dei linguaggi che stanno alla base della Rete. Tutto, infatti, con- tinua a funzionare utilizzando il protocollo di comunicazione TCP/IP, il codice l'HTML ed i link ipertestuali. Il Web 2.0 non va nemmeno inteso come sinonimo di "Internet 2"1. "Internet 2" è il nome di un consorzio no profit fondato nell'anno 1996 che riunisce al suo interno membri di 208 università con lo scopo di sviluppare avanzate tecnologie per la rete ed il trasferimen- to di dati ad alte velocità. Non si tratta di un nuovo modello di rete che andrà a sostituire Internet nel prossimo futuro come si era pen- sato fino a qualche anno fa, ma solamente di un grande consorzio di ricerca che coinvolge dipartimenti di ricerca e industrie IT specializ- zate. Il Web 2.0 non è questo, e non si tratta neppure di una nuova versione di Internet più avanzata che possono utilizzare esclusiva- 1 www.internet2.edu
  13. 13. Il pensiero della gente 13 mente coloro che dispongono di software o hardware dedicato, tanto meno si tratta di una nuova versione di un software specifico. Credo comunque che non valga la pena di perdere eccessivo tempo dietro al tentativo di comprendere se il nome scelto sia più o meno giusto. Più utile invece è concentrarsi sul suo significato, su ciò che si porta dietro e sulle caratteristiche principali che sempre più entrano nell’uso comune degli utenti, tenendo magari presente i ri- sultati della ricerca svolta da Gartner dal titolo:"Emerging Technolo- gies Hype Cycle” dove il Web 2.0 risulta essere uno dei tre temi chiave che avrà maggior successo tra aziende ed organizzazioni, e potrà avere un impatto significativo sulle loro aree di business nei prossimi di anni. Per capire invece che cosa fosse il Web 2.0 sono partito svolgen- do una ricerca su quale significato venisse dato a questo termine dal popolo di Internet. Avevo notato infatti che la gente, scontrandosi con questa nuova realtà, provava a comprenderla e a fornire una propria definizione, allo stesso modo in cui fanno i guru del web in accesi dibattiti su questa tematica Alla domanda “Cos’è il Web 2.0” veniva risposto: "partecipazio- ne". "Un approccio più interattivo e funzionale al web per le applica- zioni personali e commerciali". "L'abilità di fare online ciò che si è sempre fatto offline". "Applicazioni centralizzate". "Una pazza idea, forse una bolla speculativa con un sacco di buone idee al suo inter- no". "La nuova generazione del web". "Il cambiamento dall'uso di pagine statiche verso applicazioni collaborative e condivise basate sulla user experience". "Una semplice invenzione marketing che ci chiede di vedere come innovative, tecnologie già consolidate". "Il cambiamento che prevede l'abbandono dell'XHTML a favore di AJAX". "Il tentativo di incapsulare il movimento di rafforzamento degli utenti facilitato dalla nuova interattività dello strumento web". "Interat- tività e rapidi feedback". "Il Web Semantico". "Un altro modo per fare affari". "La prossima infrastruttura di Internet". "Una nuova tendenza di sviluppo". "È un cambiamento del modo in cui noi percepiamo Internet". "Siti web come applicazioni piuttosto che brochure". "Lo stesso concetto di Web 1.0, ma con un taglio orientato al business". "Un perenne stato di BETA". "Qualcosa che non esiste, ma che molti credono di vedere". "Ruby on Rails". "L'utilizzo dei browser come piattaforma". "Il prossimo livello dei prodotti web che non funzionano
  14. 14. 14 Il Web 2.0 più su di un pc client, ma esclusivamente attraverso un server remo- to". "Il Web 2.0 sono io e la mia partecipazione attiva al cambiamen- to attraverso l'uso innovativo di idee a linguaggi". Sono queste le idee principali che ho rilevato quando gli utenti cercavano di spiegare cosa fosse il Web 2.0; la loro somma defini- sce, indubbiamente, il contesto in generale ed alcune giuste caratte- ristiche. Definizioni “ufficiali” Come ho già avuto modo di accennare vi è un grande dibattito, tutt'ora aperto, sul vero significato di Web 2.0. C'è chi offre definizioni articolate scendendo nel dettaglio di tutti gli aspetti che lo caratterizzano. Altri, invece, preferiscono sintetizza- re il concetto in poche e semplici frasi lasciando poi lo spazio per approfondire il tema all’interessato fornendo una propria definizione. C'è anche chi non si pone il problema di precisare più chiaramente questo concetto perchè lo ritiene un mero slogan pubblicitario senza alcuna reale innovazione tecnologica. All'inizio, il termine Web 2.0 è stato coniato da Dale Dougherty nel 2004 durante una sessione di lavoro con Tim O'Reilly. Quest'ul- timo è considerato un pioniere per le sue idee e visioni del web e a lui va riconosciuto il tentativo di aver fornito una definizione chiara ed esauriente del termine Web 2.0. Tim O'Reilly, nato nel 1954 a Cork, in Irlanda, fondatore della O'Reilly Media, casa editrice internazionale, specializzata nella di- vulgazione di testi di carattere tecnico/informatico, è un illustre so- stenitore del software gratuito ed open source. Una delle prime definizioni ufficiali da lui date è la seguente: "Il Web 2.0 è la rete come piattaforma, attraverso tut- ti i dispositivi collegati; le applicazioni Web 2.0 sono quelle che permettono di ottenere la maggior parte dei vantaggi intrinsechi della piattaforma, fornendo il sof- tware come un servizio in continuo aggiornamento che migliora più le persone lo utilizzano, sfruttando e me- scolando i dati da sorgenti multiple, tra cui gli utenti, i
  15. 15. Definizioni “ufficiali” 15 quali forniscono i propri contenuti e servizi in un modo che permette il riutilizzo da parte di altri utenti, creando una serie di effetti attraverso un "architettura della par- tecipazione" e andando oltre la metafora delle pagine del Web 1.0 per produrre così user esperience più signi- ficative" 2. Da questa definizione si possono estrarre alcuni concetti chiave particolarmente interessanti: - la rete come piattaforma, - software come servizio, - utilizzo dei dati da sorgenti multiple, - produzione di contenuti da parte degli utenti, - partecipazione. Una seconda definizione, la troviamo contenuta all'interno del do- cumento "Web 2.0 Principles and Best Practices", pubblicato a No- vembre 2006, dove O’Reilly sostiene che: "Il Web 2.0 è un insieme di tendenze economiche, sociali e tecnologiche che formano insieme la base per la prossima generazione di Internet - un più maturo e distinto mezzo caratterizzato dalla partecipazione degli utenti, dall’apertura e dagli effetti della rete." 3. Anche da qui possiamo estrarre i concetti base che, a mio parere sono quattro: - tendenze economiche, sociali e tecnologiche, - partecipazione, - aperto. La terza e ultima definizione di O'Reilly, che propongo prima di scendere in un'analisi più approfondita, è la più recente. Scritta a di- cembre 2006 è nata come prodotto di una discussione online tra lo 2 traduzione da: "Web 2.0: compact definition", 1 ottobre 2005; http://ra- dar.oreilly.com/archives/2005/10/web_20_compact_definition.html 3 tratto da: http://www.oreilly.com/radar/web2report.csp
  16. 16. 16 Il Web 2.0 stesso O'Reilly e la comunità che si interroga sul significato del ter- mine Web 2.0: "Il Web 2.0 è la rivoluzione del business nell'industria informatica, causata dallo spostamento verso internet come piattaforma, e da un tentativo di capire le regole per il successo su questa nuova piattaforma. Il punto principale tra tutto ciò è questo: costruire applicazioni che sfruttando gli effetti della rete che migliorano man mano più persone le utilizzano" 4. Da cui possiamo estrarre i seguenti punti chiave: - business nell'industria informatica, - Internet come piattaforma, - beta perpetuo. Questo è il pensiero di chi è maggiormente addentro alla tematica e sta cercando di teorizzarla, per quanto questo sia possibile. Indub- biamente il Web 2.0 è un insieme di molteplici fattori che concorrono insieme alla realizzazione di prodotti web differenti da quelli che sia- mo stati abituati ad usare fino a qualche anno fa. I significati racchiusi in un numero Non è comunque facile, nemmeno per chi il termine l'ha pratica- mente coniato, offrire una definizione ridotta e precisa di ciò che si intende esprimere; lo testimonia il fatto che anche all'interno del blog di O'Reilly la discussione è sempre accesa quando si tratta questo argomento! Non credo nemmeno che sia possibile dare una definizione uni- voca. Gli elementi che lo caratterizzano, se presi singolarmente, hanno un significato e scopo, ma adottati in gruppi formano la sintesi di un prodotto Web 2.0. A mio parere le caratteristiche principali sono: - visione della rete più orientata agli utenti e alla loro interazione sociale, 4 “Web 2.0 Compact definition: Trying Again"; http://radar.oreilly.com/archi- ves/2006/12/web_20_compact.html
  17. 17. Definizioni “ufficiali” 17 - più valore ai contenuti, servizi e tecnologiche che permettono di aumentare la qualità dell'interazione tra utenti, - intelligenza collettiva, - facilità d'uso, - web come piattaforma, - partecipazione degli utenti, - condivisione delle banche dati, - rich user application (RIA), - permanent beta, - fiducia nella gente, - software come servizio, - spirito collaborativo, - mashup di informazioni indipendenti, - inversione del controllo dell'informazione da parte degli utenti del web, - generazione dei contenuti da parte degli utenti (UGC), - fenomeno sociale che abbraccia un nuovo approccio di gene- razione e distribuzione dei contenuti web, - transizione di siti Internet da isolati repository di informazioni a sorgenti di contenuti e funzionalità, - proposta di contenuti maggiormente organizzati e categorizza- ti, - spostamento in avanti del valore economico del Web con pos- sibilità di sorpassare quello raggiunto con le società dot.com della fine degli anni 90, - architetture che incoraggiano la partecipazione e il contributo degli utenti. A questo punto è possibile riassumere quali siano i punti caratte- rizzanti del Web 2.0: - È una nuova visione di Internet. - È una nuova modalità di utilizzare i dati pubblici disponibili sul- la rete diventando indipendenti dagli autori che li redigono. - È un nuovo modo di condividere le informazioni all'esterno dal sito nel quale sono state pubblicate. - È un nuova modo di mettere a disposizione di tutti database tramite l'utilizzo di linguaggi strutturati come l'XML o API pub- bliche.
  18. 18. 18 Il Web 2.0 - È un insieme di approcci e di visioni. - È una grande piattaforma di sviluppo e di aggregazione di ser- vizi forniti da terzi cono lo scopo di trovare nuove forme di uti- lizzo di questi servizi per realizzarne di alternativi. Questi sono gli elementi fondamentali che sintetizzano il Web 2.0 Ma quali cambiamenti vengono introdotti nella vita degli utenti medi di Internet? Quali sono i reali aspetti di novità? Se definito in questo modo, il Web 2.0 rischia di apparire come un'entità alquanto complessa ed articolata che, però, non corrisponde ad un effettivo riscontro pratico nella realtà dei fatti. Punto cardine, e quindi elemento fondamentale di questo concet- to, è senza dubbio l'acquisita centralità dell'utente nel processo di partecipazione alla crescita del Web. Attorno a ciò ruotano tutti gli elementi innovativi dalla logica del Web 2.0 come la collaborazio- ne, la condivisione e l'unione delle informazioni. L'utente riveste un ruolo da protagonista in quanto insostituibile fonte di informazioni di qualsiasi tipo ad alto valore tecnico e commerciale. La gerarchia del Web 2.0 È possibile comprendere se un determinato prodotto sia più o meno Web 2.0 oriented? Vi è un livello di qualità per un'applicazione perchè questa possa essere collocata nella famiglia 2.0 o, cadere nel calderone dei progetti 1.0? Ancora una volta è Tim O'Reilly a venire in nostro aiuto, fornendo una gerarchia a 4 livelli ben distinti del panorama Web 2.0 dentro i quali possiamo, secondo il suo pensiero, catalogare tutto ciò che abbiamo utilizzato fino ad ora sul web. Livello 3: comprende le applicazioni che possono esistere esclu- sivamente su Internet, che ottengono il loro potere essenziale dalla rete e dai collegamenti che sono resi possibili tra persone o applica- zioni. Alcuni esempi forniti sono: eBay, Craigslist, Wikipedia, del.icio.us, Skype, Adsense i quali sono gestiti attraverso un’attività prettamente online. Livello 2: le applicazioni di questo livello possono esistere offline, ma sono avvantaggiate esclusivamente quando hanno una presenza sul web. Un esempio citato è Flickr che ha tra le sue caratteristiche
  19. 19. Differenze tra Web 1.0 e Web 2.0 19 la presenza di un database fotografico condiviso e da una comunità che crea autonomamente tag. Livello 1: sono tutte quelle applicazioni che funzionano senza al- cun problema offline, ma che forniscono funzionalità aggiuntive ed ottenere benefici se utilizzate online. Un esempio classico può esse- re iTunes, strumento di Apple che funziona splendidamente come software su di un PC per l'organizzazione della raccolta personale di musica, ma che, collegato ad Internet, può offrire servizi ulteriori co- me la vendita legale di brani musicali, podcast o contenuti multime- diali. Livello 0: il livello base è caratterizzato da quei servizi che funzio- nano bene sia operando offline avendo a disposizione tutti i dati in locale, che online, senza trarre alcun beneficio dalla loro presenza in Internet. MapQuest, Yahoo! Mappe, o Google Maps sono alcuni e- sempi validi. Se però si inseriscono elementi di interattività e parteci- pazione si colloca l'applicazione ad un livello superiore. Tutte le altre soluzioni che non girano sul web, ma sono state rea- lizzate per un uso desktop come email clienti, instant-messaging (IM) e telefono, non rientrano in alcuna delle categorie precedenti fino a quando non coinvolgono il mondo Internet. Differenze tra Web 1.0 e Web 2.0 Dopo aver cercato di riassumere i concetti chiave e le principali definizioni di Web 2.0 possiamo cominciare ad esaminare quali siano le differenze più marcate tra il Web 1.0, come siamo abituati ad in- tenderlo, ed il Web 2.0. Vedremo i punti di forza del primo e gli ele- menti di novità del secondo tenendo ben chiaro che si tratta di due mondi dove l'uno esclude l'altro, ma che si fondono fino a raggiunge- re un unico grande insieme di servizi e di strumenti in continuo dive- nire. Partiamo seguendo sempre il ragionamento di O'Reilly sintetizza- to nella sua prima definizione in cui ha cercato di suddividere alcuni dei più noti servizi web, e allarghiamolo con ulteriori elementi inte- ressanti.
  20. 20. 20 Il Web 2.0 WEB 1.0 WEB 2.0 DoubleClick Google AdWords Britannica Online Wikipedia Geocities MySpace Ofoto Flickr Questa tabella mostra un confronto tra quattro famosi portali di servizi o informazioni nell'era Web 1.0 e 2.0. È interessante com- prenderne le differenze: DoubleClick vs Google AdWords DoubleClick (www.doubleclick.com) è la più grande e conosciuta azienda internazionale di advertising online. Il gruppo annovera tra i suoi clienti famose società come: Microsoft, Coca-Cola, General Mo- tors, Motorola, Nike. Per loro gestisce la raccolta di campagne pub- blicitarie mirate sui diversi target che poi applicano all'interno dei grandi portali web nazionali ed internazionali facenti parti del loro Network. Base del modus operandi di DoubleClick è l'utilizzo dei cookies e l'esposizione di banner pubblicitari di diversi formati (pop-up, pop- under, skycraper, overlayer, ecc) all'interno dei siti web che controlla. Utilizzando il cookie la società può conoscere quali siti web ha visita- to un utente precedentemente e così mostrare un'inserzione pubbli- citaria mirata sugli interessi specifi- ci del pubblico, non appena si con- sulta un portale del network. AdWords (adwords.google.it) è in- vece il sistema di advertising online studiato da Google che sta riscuo- tendo sempre più successo per la semplicità d'uso e il ritorno dell’investimento (ROI) che le a- ziende possono ottenere. La sua logica è completamente differente Figura 1 - AdWords di Google
  21. 21. Differenze tra Web 1.0 e Web 2.0 21 da DoubleClick. Qui non vengono utilizzati i cookies per tracciare il comportamento degli utenti, ma i banner cambiano a seconda del contenuto delle pagine nei quali sono inseriti. Il sistema riesce ad andare oltre, mostrando i messaggi pubblicitari dei prodotti inerenti alle ricerche appena effettuate dagli utenti sul motore di ricerca di Google. La differenza tra questi due modi di vivere l'advertising online coinvolge anche diversi target di utenti: se per DoubleClick è neces- sario un maggiore investimento per ottenere una discreta visibilità, per AdWords bastano piccole quantità di denaro e parole chiave molto mirate. Ciò permette di ottenere risultati al primo posto nelle ricerche degli utenti o essere inseriti all'interno dei siti web i cui pro- prietari possono guadagnare dall'esposizione dei messaggi AdWords che si collocano automaticamente all'interno di quei portali dove la tematica è più in linea con lo spot. Altra differenza è il formato della pubblicità: se DoubleClick è nata proponendo ai propri clienti banner grafici e poi si è evoluta in altre varianti e formati, AdWords è nata proponendo semplici spot testuali di pochissime, parole, ma molto ben mirati sul proprio target di riferi- mento. Una forma, quindi, di pubblicità più amichevole e meno ag- gressiva che non costringe l'utente a vedere immagini o a chiudere finestre apertesi senza il suo permesso. Per ultimo, AdWords è inte- ramente basato sul motore di ricerca di Google il quale non necessi- ta di un eccessivo intervento umano per la sua manutenzione, po- tendo così dedicare maggiori risorse all'ottimizzazione e il migliora- mento della piattaforma. Al contrario DoubleClick ha la necessità di tener sempre più ampliato il proprio network di portali web nei quali inserire l'advertising e deve continuare a tracciare il comportamento degli utenti per riuscire a fornire soluzioni competitive ai propri inser- zionisti. Ecco quindi perchè DoubleClick è visto come un prodotto Web 1.0 mentre AdWords fa parte del mondo Web 2.0. Britannica Online vs Wikipedia L'enciclopedia Britannica (www.britannica.com) è stata pubbli- cata la prima volta nell’anno 1768 ad Amburgo, in Scozia e tutt'ora si continua ad aggiornare quest'opera colossale che conta, nella sua ultima edizione 32 volumi ed una partecipazione di ben 4000 colla- boratori. Oltre alla prestigiosa versione cartacea è disponibile una
  22. 22. 22 Il Web 2.0 versione in DVD contenente oltre 55 milioni di vocaboli, e più di 100.000 articoli. Nel 1994 è stata resa disponibile una versione onli- ne accessibile previo abbonamento annuale, con circa 120.000 arti- coli consultabili ed aggiornata quotidianamente da scienziati, profes- sori o esperti di qualunque tema o argomento. Wikipedia (it.wikipedia.org) invece è un progetto molto giovane nel panorama web e non può indubbiamente vantare la lunga storia dell'enciclopedia Britannica, presenta comunque caratteristiche inno- vative per questo settore. Nata il 5 gennaio 2001, Wikipedia è un'en- ciclopedia libera che accetta il contributo degli utenti volontari per po- ter crescere. Chiunque può scrivere, modificare o aggiornare un arti- colo disponibile in archivio. Allo stesso modo, ogni articolo può esse- re tradotto in oltre 250 lingue aumentando così il bacino di utenza di questo servizio. Wikipedia, letteralmente "enciclopedia veloce", conta al suo interno oltre 1.500.000 pagine di articoli in lingua inglese, 210.000 voci in lingua italiana, 390.000 in lingua francese. Le differenze si intuiscono con facilità. Wikipedia permette a chiunque di prendere parte alla realizzazione di articoli su qualunque tema, che saranno poi archiviati al suo interno. È una soluzione inte- rattiva che da modo ad esperti, studiosi o semplici appassionati non solo di consultare liberamente i documenti e stamparli per la propria lettura, ma offre la possibilità di partecipare attivamente alla crescita dei documenti. Al contrario l'enciclopedia Britannica si avvale esclu- sivamente dei propri collaboratori e non fornisce il materiale in forma gratuita. C'è chi ritiene questo modo di lavorare più serio e proficuo, lasciando solo a chi effettivamente ha esperienza comprovata nei propri campi di lavoro, l'onere di stendere articoli di qualunque carat- tere mentre Wikipedia può contenere al suo interno anche informa- zioni completamente errate mancando l'autorevolezza dei propri au- tori o la selezione e verifica puntuale del materiale inserito. L'interattività e la partecipazione delle comunità sono elemento basilare del Web 2.0 per questo i wiki sono una delle colonne portan- ti di questa rivoluzione mentre l'Enciclopedia Britannica resta relega- ta al passato e quindi al Web 1.0.
  23. 23. Differenze tra Web 1.0 e Web 2.0 23 Geocities vs. MySpace Altro esempio lampante della differenza tra Web 1.0 e 2.0 si nota nel confronto fra Geocities (www.geocities.com) e MySpace (www.myspace.com) MySpace mostra come sia mutato il modo di fare community da 10 anni a questa parte. Nato come servizio di archiviazione di file, MySpace ha successivamente cambiato scopo e target del progetto. L'attuale piattaforma permette la creazione agevole di pagine web e la gestione di un blog personale con la possibilità di integrare nume- rosi servizi. Tra questi, l'opzione di inserimento di file audio all'interno delle proprie pagine, per offrire un sottofondo musicale ai visitatori del blog, è stata quella che ha attirato un maggior numero di utenti, soprattutto tra i piccoli gruppi musicali che adottavano questo stru- mento per farsi un po’ di promozione. Il colosso indiscusso fino a qualche anno fa, per la gestione di un proprio sito web personale era invece Geocities. Ognuno di noi avrà visitato almeno un sito web su Geocities e molti, soprattutto coloro che navigano su Internet da almeno una decina d'anni, avranno uti- lizzato questo sito per realizzare i primi progetti sul web o la propria home personale. Geocities infatti metteva a disposizione un dominio web, una casella di posta, spazio sul server a sufficienza ed una se- rie di strumenti per effettuare il caricamento dei file via web senza servirsi di appositi software, strumenti per le proprie pagine, libri degli ospiti, statistiche e quant’altro. Conoscendo un po' di programmazio- ne html o sfruttando gli autoring tool forniti si potevano realizzare siti web personali. La comunity è riuscita a raccogliere attorno a se cen- tinaia di migliaia di utenti rendendo Geocities il portale più utilizzato per questo genere di servizi. Se facciamo un salto indietro nel tempo utilizzando “The Internet Archive” (www.archive.org) scopriremo che nel dicembre 1996 Geo- cities.com dichiarava:"Abbiamo più di 200.000 utenti che condivido- no pensieri e passioni con il mondo, creando i più diversi ed unici contenuti sul Web”5. Dopo 10 anni possiamo indubbiamente afferma- re che sia MySpace il leader in circolazione con un numero di utenti che supera i 120 milioni soggetti! Quest’ultimo, con la sua semplicità 5 http://web.archive.org/web/19961219233823/www.geocities.com/BHI/- /inform.html
  24. 24. 24 Il Web 2.0 d’uso, non richiede particolari conoscenze per essere utilizzato dagli utenti che, con pochi passi, hanno la possibilità di lanciare un nuovo e semplice progetto web personale. WEB 1.0 WEB 2.0 Page view Cost per click Publishing Partecipation CMS Wiki Lettura di pagine web Scrittura di pagina web Aziende protagoniste Community protagoniste Tecnologia Client-Server Tecnologia Peer-to-Peer Linguaggio HTML Linguaggio XML Siti personali statici Blog Tassonomia Folksonomia Netscape Google Dialup Broadband One way Two ways (aziende utenti) (aziende  utenti) Protezione Condivisione Correttezza del codice Rapidità di rilascio Completezza Semplicità Page view vs Cost per click Pageview, letteralmente "pagina vista", è uno dei sistemi più uti- lizzati nel panorama dell'advertising online per vendere campagne banner attraverso inserzioni in siti web. L'utilizzo del pageview per- mette agli inserzionisti di quantificare il volume della propria campa- gna a seconda di quanta visibilità si desidera ottenere. In questo modo è possibile acquistare pacchetti di esposizioni, sempre nell'or- dine di alcune migliaia, per ottenere la visualizzazione del proprio banner o elemento pubblicitario. Lo svantaggio di questa tecnica è che non vi può essere la garanzia del ritorno dell’investimento dato che gli utenti potrebbero semplicemente visualizzare la pagina con il
  25. 25. Differenze tra Web 1.0 e Web 2.0 25 banner, ma proseguire nella navigazione senza cliccarvi sopra e non entrando così nel sito che commercializza un prodotto o offre il ser- vizio promozionato. L'investimento sarebbe comunque fatto senza ottenere in cambio alcun guadagno o solamente una minima parte di interesse da parte del pubblico che ha generato una bassa percen- tuale di click rispetto al numero di esposizioni (Click-Through Rate). Risultato: investimento più rischioso. Il Cost per click o "pay per click" non è una nuova forma di advertising online, è semplicemente un metodo più semplice e sicuro per massimizzare il proprio ROI decidendo solamente quanto siamo disposti ad investire su di un singolo click alla nostra inserzione pub- blicitaria. Il nostro spot verrà visualizzato all'interno di un circuito di banner un numero indefinito di volte, per un tempo predeterminato, fino a quando non avrà ottenuto l’ammontare di click da noi fissato con il nostro investimento. Con questa tecnica possiamo ritenerci sufficientemente sicuri di riuscire ad attirare clienti verso i nostri pro- dotti e comunque, anche se la campagna di marketing fosse stata pianificata erroneamente, non ci sarebbe perdita dato che, in man- canza di click, non vi è necessità di pagamento o, viceversa, potre- mo pagare esclusivamente i click che andremo ad ottenere. Personal Website vs Blog Per "personal website" si intende quel sito web personale che abbiamo registrato a nostro nome e nel quale parliamo un po' di noi, della nostra vita, del lavoro e di ciò che più ci interessa. Per la sua realizzazione è necessario dotarsi di software di sviluppo visuali op- pure di conoscere sufficientemente bene linguaggi di marcatura co- me l'HTML abbinato magari all'uso dei fogli di stile CSS. La sua or- ganizzazione interna è decisa al momento della creazione: si tiene, ad esempio, uno spazio per le proprie foto personali, un'area per il curriculum vitae, un’area per il guestbook o il classico "lascia un sa- luto qui". Poi le personalizzazioni, sia in fatto di grafica che di conte- nuti sono infinite, ma il succo è questo: uno strumento prettamente unidirezionale per la nostra comunicazione verso il mondo esterno. Un blog invece ha una filosofia completamente diversa. Sebbene anche al suo interno si possano ricavare aree per foto, curriculum vitae, articoli e documenti, il fulcro centrale è il contatto con i propri visitatori. Ciò che manca ad un sito web personale infatti, è la possi-
  26. 26. 26 Il Web 2.0 bilità di interagire semplicemente tra autore e visitatore, cosa che in- vece è intrinseca in un blog. Il sito web personale è tendenzialmente statico ed autorevole, mentre il blog è più dinamico e spontaneo. Per la sua creazione, ci si può registrare in uno dei tanti portali che offro- no questo servizio gratuitamente o si può installare con estrema faci- lità un pacchetto di blog all'interno del proprio spazio dove il nostro sito risiede in hosting. Nessuna conoscenza tecnica è necessaria per partire con un blog e le personalizzazioni sono innumerevoli. Se per realizzare un sito web era infatti necessario conoscere l'uso del- l'HTML o avere un minimo di dimestichezza con i tool di programma- zione visuale, per i blog tutto ciò non serve perchè sono distribuiti in pacchetti automatizzati che limitano le operazioni da svolgere da parte degli utenti, aumentando così il bacino di coloro che possono accedere a questo tipo di servizi. Altro fattore di differenza è l'organizzazione. Mentre in un sito web l'organizzazione dei contenuti deve essere decisa al momento della realizzazione del layout e della struttura delle pagine per di- sporre di uno strumento piacevole e comunicativo, il blog può essere personalizzato anche dopo l'introduzione dei contenuti senza l'impie- go di eccessivo tempo ed energie. Ogni sezione è modificabile e la struttura modulare permette l'aggiunta di funzionalità e l'attivazione di servizi per la condivisione di nuovi contenuti o nuove forme di interat- tività: autore  lettori. Ulteriore elemento che li distingue sono l'uso dei feed RSS, che andremo a conoscere più nel dettaglio nelle prossime pagine. Men- tre per venire a conoscenza delle novità introdotte in un sito web personale è necessario visitarlo e consultarlo direttamente, ciò non vale per i blog poiché questi sfruttano la tecnologia RSS per notifica- re agli interessati, l'avvenuto inserimento di un nuovo contenuto.
  27. 27. Gli scettici 27 Figura 2 – Confronto fra codice sorgente HTML e pagina che produce Gli scettici Attorno al Web 2.0 si creano dibattiti, si organizzano conferenze, si effettuano sessioni di brainstorming e, nel mio caso, si scrive un libro. Non tutti credono che il Web 2.0 esista veramente o che questo nome voglia indicare qualcosa di realmente nuovo Si sta creando sempre più un contrasto ideologico tra chi vede nel Web 2.0 l’inizio di un cambiamento verso il quale si sta indiriz- zando Internet per come siamo soliti conoscerlo, e tra chi invece crede che si tratti di una semplice minestra riscaldata che presenta elementi già conosciuti ed utilizzati da parecchio tempo. Le idee sono molte e lo scambio di opinioni continuo anche se troppo spesso, chi critica tende ad arroccarsi sempre evitando di accettare evidenti prove che, a mio parere, mostrano chiaramente l'esistenza di un cambiamento. Una parte degli scettici punta sul fatto che il concetto di Web 2.0 sia puramente un hype, ovvero una banale, se pur ben congeniata, trovata pubblicitaria per riproporre in auge vecchi concetti ed idee già conosciuti alcuni anni fa, prima che la bolla new economy scoppias-
  28. 28. 28 Il Web 2.0 se. C'è chi sostiene, infatti, che questo termine sia stato coniato e- sclusivamente per scopi di marketing, per ridare fiducia a potenziali grandi investitori e muovere l'attenzione degli utenti verso nuovi pro- dotti sviluppati con tecnologie non certo innovative. Tra i più importanti e famosi scettici troviamo senza dubbio Tim Berners-Lee. Berners-Lee è considerato uno dei "papà" del Web per aver in- ventato assieme a Robert Calliau il World Wide Web ed avere fonda- to nel anno 1994 il World Wide Web Consortium (W3C). Il pensiero di questo esimio ricercatore è facilmente riassumibile: il Web 2.0 non esiste. In un'intervista rilasciata nel luglio scorso durante la registrazione di un podcast per IBM, Berners- Lee ha dichiarato che: "Il Web 1.0 voleva consentire alle persone di comu- nicare. Uno spazio interattivo. Credo che il Web 2.0 sia piuttosto una forma di gergo e nessuno sa cosa signifi- chi. Se il Web 2.0 per voi sono i blog e i wiki, allora sono persone che si connettono ad altre persone. Ma questo è esattamente come il web era stato concepito sin dal- l'inizio". A ragion veduta quindi, per Tim lo stato attuale del Web con le sue eventuali novità o applicazioni alternative non è altro che un'ele- vata espressione del Web 1.0 o, più semplicemente ,del Web in ge- nerale, come siamo solitamente abituati a conoscerlo. Non è quindi giustificabile l'utilizzo di etichette o il tentativo di far credere agli uten- ti che vi sia un reale cambiamento dall'idea originale di Web quando in realtà si continuano ad utilizzare gli standard che sono stati pro- dotti da persone che hanno lavorato all'ideazione de Web 1.0. Internet è sempre stato uno strumento collaborativo, sin dalla sua nascita, un luogo dove le persone potevano interagire tra loro indi- pendentemente da come accedevano alla rete o da dove si trovava- no fisicamente e questa non è certo una novità. Il pensiero di Tim Berners-Lee è chiaro e non lascia spazio a molte interpretazioni. Non si tratta comunque dell'unica persona che la pensa in questo modo dato che le visioni negative sul Web 2.0 sono svariate.
  29. 29. Gli scettici 29 Bouble 2.0 Oltreoceano si discute sulla possibilità che il Web 2.0 si trasformi in una nuova bolla economica che permetterà l'ingresso sul mercato di nuove imprese o venture capitalist interessate a facili guadagni, come avvenuto al tempo della cosiddetta "new economy". Com'è noto il vertice massimo della new economy si è raggiunto nei primi anni del 2000 per poi precipitare in un fragoroso fallimento che ha portato con sé migliaia di piccole aziende e start-up nate du- rante il boom economico che hanno raggiunto un sovrastimato valo- re di mercato grazie alle capitalizzazioni in borsa. All'epoca era suffi- ciente proporre qualche nuovo servizio online, dai telefonici ai pro- dotti di e-commerce, a soluzioni B2B, per avere crescite esponenzia- li. Il solo utilizzo della lettera "e" come prefisso di un qualunque ter- mine rendeva automaticamente interessante il progetto che lo ri- guardava ed elettrizzati i promotori e gli investitori. Oggi, a 6 anni di distanza, qualcuno ritiene che il nuovo movimen- to creato dal Web 2.0 non sia altro che il tentativo di portare alla ri- balta società e sfruttarne il potenziale economico. Un déjà vu che fa- rebbe preannunciare ad un nuovo fallimento, a detta di alcuni, e ad una forma errata di ricerca del profitto di una parte dei grandi gruppi, magari già "scottati" in precedenza, ma che non hanno saputo trarre esperienza da quanto avvenuto. Indubbiamente questo fenomeno è più rilevante all'interno di un panorama economicamente ed anche tecnologicamente più avanza- to come gli Stati Uniti. È qui dove il dibattito è maggiore, sia a soste- gno del Web 2.0 come nuovo fenomeno sociale e di business, sia a demolizione di un'idea che risulta troppo vaga e confusa. C'è chi rile- va la nascita di un sempre maggior numero di piccole società legate a questo mondo, spinte magari dalla speranza di essere acquisite velocemente da grosse società che hanno fiutato la possibilità di guadagno. A luglio 2006 risultavano essere tra le 300 e 400 le a- ziende nate negli ultimi due anni sul territorio americano che si occu- pano di servizi o tecnologie legate al "social network". Il problema sembra però non tanto la comparsa di nuove aziende che possono competere su di un mercato libero, quanto piuttosto l'acriticità nei lo- ro confronti, la totale mancanza di diffidenza e lo scontato entusia- smo che queste creano, esattamente come avveniva qualche anno fa.
  30. 30. 30 Il Web 2.0 Hype, etichette e buzzword Un altro termine molto utilizzato per descrivere il Web 2.0 tra i suoi denigratori è "hype", letteralmente: "operazione pubblicitaria". Vi è, poi, chi proprio non riesce a sopportare che al Web siano date delle etichette con una versione, come se si trattasse di un sof- tware uscito fresco dalla casa madre. A supporto di questa tesi c'è chi fa notare che Internet non è un progetto come siamo solitamente abituati a pensare: non vi è una data d'inizio e nemmeno una data di fine sviluppo. C'è al contrario una naturale evoluzione di tutti quei linguaggi o tecnologie che vi ruotano attorno, ma non un piano pro- grammato con passi da compiere e con futuri rilasci previsti per i prossimi anni. Quando è stato prodotto il primo apparecchio telefoni- co, si sostiene, non gli è stato dato il nome "Telefono 1.0". L'industria telefonica si è evoluta nel tempo portando innovazione e progresso facendoci così passare da una semplice tecnologia di trasmissione voce via cavo a soluzioni integrate di telefonia fissa, mobile ed Internet. Web 2.0, inoltre, è spesso definito come una "buzzword". Con questo termine si vuole indicare una parola di moda, solitamente in- ventata ed usata principalmente in ambito aziendale per far colpo sui propri auditori e mostrare sicurezza di sé. Ciò avviene attraverso l'u- so di termini spesso derivati dalla lingua inglese che possono essere specifici e legati al contesto, ma di non facile comprensione da parte del pubblico, o estremamente generici ed usati quindi come "parolo- ne" di moda, particolarmente facili da ricordare e di grande effetto. Per alcuni, quindi, dire "Web 2.0" fa trend e denota conoscenza della materia, ma nulla di concreto. La mia visione Da utente di Internet, per passione e professione, mi sono fatto un’opinione su ciò che sta accadendo. Lavorando quotidianamente sullo strumento Web e seguendo con interesse mode, fenomeni di costume, tendenze di mercato, interessi delle community, idee inno- vative e quant'altro mi sembra alquanto assurdo negare a priori che qualcosa sulla grande rete non sia effettivamente cambiato. Questo processo di trasformazione non è ancora giunto alla sua massima
  31. 31. La mia visione 31 apice di sviluppo, ugualmente si possono raccogliere i primi benefici che sono la somma di quanto di buono è stato raccolto ed ideato per il web nei suoi primi anni di vita. Berners-Lee mi trova d'accordo, quando afferma che il Web 1.0 è stato ideato e creato per permettere alle persone di comunicare e di interagire e che questo è lo scopo primo del WWW. Questo però non impedisce di vedere un cambiamento sia nell'utilizzo delle tecnologie sia nella filosofia collaborativa che il Web porta al suo interno. Può infastidire l'utilizzo del codice numerico "2.0" dopo la parola Web, ma non può essere solamente il nome di questo cambiamento a non far vedere ad alcuni quali novità si stanno presentando sotto i nostri oc- chi. Una bolla speculativa? Non credo. Gli investitori ormai dovrebbe- ro aver imparato la lezione della “web economy”. Certamente qual- cuno proverà ad approfittare d’idee o aziende nate sull'onda della novità, ma i mercati finanziari sono indubbiamente più maturi di al- cuni anni fa e più cauti a seguire avventure eccessivamente rischio- se. Sarà in ogni caso il mercato stesso a fare selezione, come d'al- tronde è avvenuto fino ad oggi: i prodotti che funzionano e che han- no appeal sul pubblico riusciranno a resistere al periodo della moda, mentre ciò che non riscuoterà l'interesse delle masse (o di qualche grande società) sarà destinato a scomparire. Un fenomeno di marketing e semplice hype? Anche qui non mi azzarderei a definirlo così, visto la quantità di utenti che sta coinvol- gendo ed il modo in cui sta cambiando il loro porsi in relazione con il Web. Non è infatti solo un cambiamento più innovativo delle interfac- ce di alcuni siti Internet o l'uscita di qualche servizio particolarmente accattivante, ma si tratta di un vero cambio di abitudini nell'usufruire dei servizi che ci vengono messi a disposizione. Il navigatore non è più utente passivo che assorbe messaggi pubblicitari, documenti, notizie, ma è protagonista diretto della realiz- zazione dei contenuti e promotore dell'entusiasmo che gira attorno alla partecipazione nella creazione di documentazione, articoli o ba- nali commenti al pensiero altrui. Si tratta quindi di un livello più pro- fondo dell'immersione nell’esperienza di Internet. Un livello che non è solo fruizione e lettura di contenuti attraverso interfacce più usabili e gradevoli, ma è soprattutto produzione di materiali liberamente di- stribuibili.
  32. 32. 32 Il Web 2.0 Cambia inoltre il concetto di portale web. Questo non è più visto come un insieme di pagine dove consultare informazioni, ma diventa una piattaforma di applicazioni con servizi utili agli utenti che otten- gono così la possibilità di svolgere online ciò che prima facevano lo- calmente sul proprio computer. Forse il Web 2.0 è un insieme di idee e di proposte, non proprio innovative, ma certamente accattivanti se viste nel loro insieme. È proprio questo uno dei punti chiave. Se gli elementi caratterizzanti del Web 2.0 fossero stati assimilati singolarmente nel tempo dagli utenti del web, probabilmente non ci saremmo nemmeno accorti di questo cambiamento radicale. Se al contrario oltre 1 miliardo (bacino di utenti con accesso ad Internet) di navigatori si trovano a confron- tarsi con soluzioni di elevatissimo successo che riscuotono un gran- de interesse come blog (oltre 100 mila nuovi blog al giorno), Wiki (5,3 milioni di articoli disponibili), web community e social network, è ancora più evidente che lo sviluppo della rete ha compiuto non uno, ma almeno due passi in avanti. Un po' d’attenzione però è d'obbligo. Sebbene i tempi di sviluppo del web siano rapidissimi, sarebbe sbagliato pensare che dietro l'an- golo ci sia già ad attenderci un Web 3.0 come qualcuno ha già pro- vato ad ipotizzare. Nel seguito di questo libro proverò ad illustrare ulteriori elementi innovativi estranei al Web 2.0, ma che faranno cer- tamente parte del nostro modo di usare la rete negli anni che ver- ranno, senza la necessità di andare troppo in là per vedere delle dif- ferenze. Vi sarà sempre e comunque un'evoluzione che porterà ad ottenere qualcosa di più. Forse non si chiamerà "Web 3.0", forse sa- rà semplicemente "Web" come piace pensare a Tim Berners-Lee e ciò che ci sarà, sarà sempre esistito o avrà sempre fatto parte della natura intrinseca di questo strumento. Il Web 2.0 segna un cambiamento: volenti o no ci siamo già den- tro e chi non se ne rende conto potrebbe trarne un danno rispetto ai propri concorrenti che invece sono stati più lungimiranti ed attenti ed hanno colto l'occasione per marcare la differenza con la propria di- retta concorrenza. Si perchè le novità introdotte non sono solo a van- taggio degli appassionati di Web o degli addetti ai lavori, ma coinvol- gono direttamente anche le aziende, soprattutto quelle che si trova- no a contatto con i clienti consumatori, con la realizzazione di prodot-
  33. 33. La mia visione 33 ti o le forniture di servizi. Sono questi i veri artefici della rivoluzione del Web 2.0 e dimenticarsene potrebbe essere controproducente. Figura 3 – Una visione complessiva del Web 2.0 realizzata da Markus Angermeier
  34. 34. 35 Gli strumenti Il continuo evolvere di Internet vede la realizzazione quotidiana di nuovi servizi, alcuni dei quali formano la base delle applicazioni Web 2.0. I blog, i social network, le wiki, i tag, i mashup, la folksonomia sono alcuni degli aspetti chiave sui quali si costruiscono i servizi più interessanti ed innovativi dell’attuale panorama Web. La loro cono- scenza e comprensione è fondamentale per poter sapere, all’occorrenza, quale sia lo strumento più in linea con le nostre esi- genze ed aspettative. Social Network Come illustrato nel capitolo precedente, il Web 2.0 ruota attorno a due concetti chiave: condivisione e partecipazione. Entrambe queste caratteristiche si riscontrano all'interno del "So- cial Network" che sarà argomento di trattazione in questo capitolo. I social network sono un argomento indubbiamente vasto che spazia dagli ambiti puramente informatici / tecnici relativi agli stru- menti necessari per aggregare una comunità, a quelli prettamente antropologici che studiano la dimensione di una rete sociale, giun- gendo poi agli aspetti sociologici che descrivono le ragioni per cui le persone si riuniscono in gruppi più o meno eterogenei per conclu- dersi con quelli prettamente geografici di distanza tra i diversi sog- getti. Con il termine "social network", che letteralmente significa "rete sociale", s’intende definire un gruppo di più persone che possiede un legame, ad esempio di tipo familiare, oppure condivide hobby, inte- ressi, passioni, lavoro e su questi elementi i partecipanti mettono in comune i propri pensieri, le loro idee ed esperienze. Più semplicemente, i social network sono un insieme di soggetti collegati tra loro da relazioni di varia natura quali l'amicizia, la dipen- denza, la parentela, la collaborazione, ecc. L'elemento cruciale di tut- to ciò non è però lo studio del singolo soggetto appartenente ad un gruppo, ma la qualità delle relazioni che questo crea con tutti gli altri membri.
  35. 35. 36 Gli strumenti La teoria delle reti sociali è definita attraverso alcuni concetti ma- tematici tra cui i grafi. Un grafo è un insieme di nodi (detti anche ver- tici), collegati tra loro da uno o più archi. Formalmente si scriverebbe che un grafo G corrisponde ad un insieme 'V' di nodi ed 'È di archi: G = (V, E). Possiamo quindi vedere i nodi come i soggetti che fanno parte di una rete sociale e gli archi come le connessioni che li tengo- no uniti. Figura 4 – Esempio di grafo con nodi e archi In questo contesto è stato teorizzato che un grafo rappresentante un social network generico potrà possedere all'incirca 150 nodi, cor- rispondenti al numero massimo di membri con il quale un soggetto si può mettere in relazione all'intero della propria rete sociale. Questo valore, calcolato attraverso studi antropologici e sociologici è definito "numero di Dunbar". Robin Dunbar, il suo teorizzatore, ha voluto così indicare "il limite cognitivo al numero di individui con i quali qualun- que persona può mantenere una stabile relazione". Per gli studi svol- ti da Dunbar nella psicologia evoluzionistica, infatti, la maggior parte delle persone non riuscirebbe a mantenere un contatto stabile con un numero superiore a 150 persone, restando aggiornati sugli avve- nimenti principali che caratterizzano la loro vita. Il funzionamento di un social network è in sé estremamente sem- plice: compiliamo un modulo online fornendo una serie d’informazioni più o meno personali che possono comprendere il tito- lo di studio, l'occupazione, eventuali referenze, gli interessi, gli hobby, gli sport praticati e le caratteristiche fisiche. Così facendo si
  36. 36. Social Network 37 crea una scheda personale inserita all’interno di un archivio assieme a quelle di centinaia di migliaia di altri utenti. In seguito possiamo col- legare il nostro profilo a quello di utenti che riteniamo simili a noi op- pure, cosa consigliata, possiamo invitare i nostri amici a registrarsi, entrando a loro volta a far parte del social network ed aggiungendoli così al nostro profilo. Allo stesso modo faranno loro invitando gli altri amici, in una catena infinita che può arrivare, teoricamente, ad unire tutte le persone nel mondo seguendo la cosiddetta "teoria dei sei gradi di separazione". Questa teoria, enunciata da Stanley Milgram nel 1967, asserisce che grazie alle proprie conoscenze ed ai loro legami, è possibile riu- scire a contattare qualunque persona nel mondo, che ovviamente non conosciamo, con non più di 5 passaggi intermedi. All'epoca Mil- gram tentò di dimostrare questa sua teoria, purtroppo senza troppo successo, chiedendo a 97 persone sparse per gli Stati Uniti di con- tattare un destinatario di Boston servendosi delle proprie amicizie e della posta ordinaria. Questo esperimento è stato ripetuto ai giorni nostri su più larga scala dalla Columbia University, sfruttando Internet ed ottenendo eccellenti risultati6. Coinvolgendo oltre 61 mila persone in 166 paesi, si è cercato di far contattare loro uno dei 18 soggetti perfettamente sconosciuti definiti "obiettivi", tra i quali un consulente indiano ed un poliziotto australiano. Questo esperimento ha centrato il bersaglio, ed i suoi risultati pubblicati sul numero 8/2003 della rivista “Science”, dimostrano che la teoria dei sei gradi di separazione è vera dato che sono serviti tra i 5 e i 7 passaggi per raggiungere i soggetti destinatari della ricerca. Sono state create cir- ca 24 mila catene di messaggi e 384 sono arrivate a destinazione. Le catene interrotte non hanno portato alla conclusione dell'esperi- mento perchè qualcuno dei soggetti contattati ha considerato il mes- saggio inutile o alla stregua di spam e non ha quindi desiderato con- tinuare nella catena. Tornando al tema del social network, gli elementi principali che lo caratterizzano sono tre: - la creazione di un profilo: sono richieste svariate informazioni sul soggetto che vanno a definire un profilo personale gene- ralmente disponibile al pubblico di iscritti; 6 http://smallworld.columbia.edu
  37. 37. 38 Gli strumenti - la realizzazione di una catena: i membri del social network possono legarsi tra loro realizzando una sorta di catena tra pa- renti, amici, colleghi di lavoro, ma anche sconosciuti che han- no trovato interessante il profilo di un utente. È possibile per- correre la catena e consultare così la scheda dagli altri amici, dei loro colleghi o dei parenti, e via su questa linea; - la gestione dei commenti: ad ogni profilo può essere abbinato uno o più commenti lasciati da visitatori che hanno consultato la nostra scheda utente. I commenti possono essere visualiz- zati per un periodo di tempo limitato e solitamente rimossi quando molesti. Non tutti i siti di social network inoltre sono a libero accesso. È possibile individuarne due tipologie, che differiscono per la modalità d’inserimento dei profili. La prima comprende i social network liberi ed aperti al pubblico, che accettano l'iscrizione diretta di qualunque persona senza vincoli di sorta. Basta infatti compilare i campi con i dati richiesti e si entra direttamente nell'elenco degli utenti registrati e ai servizi offerti dal fornitore. L'altra tipologia invece riguarda i social network che potremmo definire "chiusi" ovvero che non accettano l'iscrizione di un utente a meno che questo non sia prima invitato da qualcuno che già fa parte della rete. Si tratta di una garanzia in più, dato che il nuovo iscritto deve essere presentato da qualcuno fidato che possiede già un account ed una rete di amici e connessioni in- terne. I social network non hanno una loro esistenza a parte, ma solu- zioni di questo tipo vengono sempre più spesso integrate all'interno di portali di community e di servizi. Due esempi su tutti possono es- sere MySpace e Yahoo! 360°. Entrambi questi servizi offrono ai pro- pri utenti la possibilità di realizzare un blog personale, inserire musi- ca, condividere fotografie e video e collegarsi agli altri utenti in una rete come all'interno di un social network classico. Elenco di servizi di social network puro: - Classmates.com - Facebook.com - LinkedIn - Match.com - Reunion.com
  38. 38. Social Network 39 - Orkut Servizi di social network che uniscono altri servizi di condivisione: - MySpace - Yahoo! 360° - Last.FM - Flickr Recenti studi svolti da Pew Internet & American Life Project e pubblicati a gennaio 2007 dimostrano quanto sia elevato l’interesse dei giovani verso questo tipo di servizi. Da un sondaggio svolto su un campione di statunitensi emerge che più della metà (55%) degli ado- lescenti tra i 12 e i 17 anni è iscritto ad uno o più siti di social network. Oltre a ciò: - il 55% degli intervistati dispone di un proprio profilo online cre- ato attraverso i servizi offerti da MySpace o Facebook, - il 48% dei giovani visita una o più volte al giorno questi siti per aggiornare i propri dati o per socializzare con nuove persone, il 26% si limita ad un accesso quotidiano mentre il 22% li fre- quenta più volte. - il 70% delle ragazze tra i 15 e 17 anni hanno un proprio profilo online contro il 57% dei coetanei maschi. Emerge poi che questo strumento torna molto utile per gestire i propri rapporti di amicizia: - il 91% degli intervistati utilizza questo genere di servizi per re- stare in contatto con amici che vedono frequentemente, men- tre l’82% si limita ad adottarli per gli amici più saltuari; - il 72% tra tutti i giovani utenti di social network usano il proprio spazio per fare progetti con gli amici mentre il 49% per cono- scere nuovi amici. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare solo il 17% confer- ma di usare questi siti per corteggiare qualcuno.
  39. 39. 40 Gli strumenti Alcuni esempi notevoli I progetti di social network non sono un'invenzione recente. Il primo esempio realizzato, tutt'ora presente su Internet è stato Clas- smates.com (www.classmates.com) nato oltre dieci anni fa, nel 1995. Questo sito, dall'aspetto semplice, ha lo scopo di mettere in con- tatto compagni di classe frequentati negli anni della scuola e dei qua- li si è perso il contatto per lungo tempo. Navigando all'interno delle pagine è possibile selezionare il paese nel quale si è studiato, suc- cessivamente la città e poi il nome della propria scuola, se presente in elenco. A questo punto, per accedere all'elenco degli studenti, è necessario provvedere a registrarsi entrando così a far parte del network. Gli utenti registrati sono oltre 40 milioni, prettamente statu- nitensi o di paesi anglosassoni; con il tempo, il progetto è stato am- pliato inserendo altre categorie di utenti come i colleghi di lavoro ed i commilitoni conosciuti in esercito. I servizi base sono offerti gratuita- mente. Previo pagamento di un canone annuo è possibile contattare gli utenti iscritti tramite il loro indirizzo di posta elettronica o pianifica- re incontri con i vecchi amici sfruttando apposite funzionalità. Orkut (www.orkut.com): è un social network di gran successo gestito da Google. Inizialmente utilizzabile solo previo invito d’altri amici già registrati, è ora accessibile liberamente al pubblico che può iscriversi fornendo una grande quantità di dati per descrivere la pro- pria persona, le abitudini, l'attività lavorativa, gli hobby e quant'altro possa far comprendere meglio alla comunità chi siamo. Una volta compilato il profilo, possiamo provvedere ad aggiungere i nostri ami- ci, già registrati alla piattaforma, all'interno di un elenco specifico e sfruttare appositi servizi offerti dal sistema per fare nuove conoscen- ze. È possibile, infatti, visualizzare il profilo di utente che ci attrae particolarmente e decidere di lasciare un messaggio o un commento ad una sua fotografia, “flirtare” con qualcuno "facendogli l'occhiolino" o inoltrandogli un messaggio personale con un invito ad aggiungerci
  40. 40. Social Network 41 tra i suoi amici. Si tratta prevalentemente quindi di un social network dedicato alle amicizie e al tempo libero, meno impegnativo di altri canali, ma certamente di successo visto i 35 milioni di utenti registra- ti. Dato che il progetto è sotto il controllo di Google, la piattaforma è stata arricchita con gTalk per poter chattare con i propri amici, inoltre tutti quelli che dispongono già di un account su gMail potranno asso- ciare il proprio profilo a quello di Orkut per utilizzare un’unica chiave d’accesso. Dodgeball (www.dodgeball.com): è un servizio di social network per cellulari acquisito da Google nel giugno 2005, il cui funzionamen- to è limitato ad alcune città americane. L'idea è comunque interes- sante e vale la pena conoscerla dato che non risulta sia disponibile un servizio simile per l'Italia. Entrati nel sito www.dodgeball.com ed effettuata la registrazione possiamo procedere con una ricerca dei nostri amici già registrati nel portale per associarli al nostro profilo personale. Fatto ciò, quando ci troveremo in qualche luogo, ad esempio in un bar per prendere un aperitivo dopo il lavoro, potremo inviare un sms contenente il nostro nome utente e il luogo in cui ci troviamo, al numero telefonico di Do- dgeball. Il portale provvederà automaticamente ad avvisare tutti i no- stri amici che siamo in cerca della loro compagnia, invitandoli a rag-
  41. 41. 42 Gli strumenti giungerci. Dodgeball poi si spinge oltre: verifica se per caso qualche conoscente dei nostri amici registrati, ha comunicato di trovarsi nelle vicinanze rispetto alla nostra posizione. In caso affermativo sarà re- capitato anche a lui un messaggio d’invito con l'indirizzo del nostro bar. Questa idea ci permetterà di non restare soli e di avere la com- pagnia di una persona non del tutto sconosciuta dato che ci lega u- n'amicizia in comune. Per chi utilizza invece il sito web è possibile sapere, per una grande quantità di locali, quali sono gli utenti che vi si sono recati recentemente, conoscere l'indirizzo del luogo, ottenere una mappa del circondario, sapere i mezzi di trasporto pubblico che si fermano nelle vicinanze. Gli utenti si scambiano poi opinioni sui luoghi di incontro, lasciano giudizi sui locali, suggeriscono nuovi posti da frequentare per ritrovarsi nella vita reale. MeetUp (www.meetup.com): è una soluzione di social network che aiuta ad unire persone che condividono i medesimi interessi e passioni. Fin qui non ci sarebbe nulla di nuovo rispetto al concetto classico di social network. La differenza offerta da MeetUp risiede nella forza di trasferire le comunità virtuali create online, nella vita reale, localizzandole per città, regioni o paesi. Possiamo trovare, ad esempio, il gruppo che raccoglie tutti i giocatori di poker al cui interno vi sono le realtà che ne fanno parte in giro per il mondo come il "The New York City Poker Meetup Group" con 1641 membri o il "Toronto Poker Meetup Group" formato da 1435 membri, i quali mantengono i contatti tra loro ed organizzano eventi nelle città di riferimento. L'"Italian Language Meetups" ad esempio, raccoglie al suo interno gruppi di appassionati del Bel Paese sparsi per il mondo che studia- no la nostra cultura e la nostra lingua. Ben 16200 persone ne fanno parte formando 96 gruppi in 83 città e 14 paesi organizzando la bel- lezza di 2821 eventi sociali! All'interno di questa categoria troviamo il "San Francisco Italian language Meetup Group", o il "Paris Italian language Group". Il servizio offerto ha riscosso gran successo e po- polarità durante le elezioni americane del 2004 per la semplicità con cui era possibile coordinare l'attività sul territorio dei sostenitori dei candidati alla Casa Bianca: Howard Dean, John Kerrey e Wesley Clark. Si pensi che a gennaio 2004 il 30% degli utenti registrati face- va parte proprio di questi gruppi.
  42. 42. Social Network 43 Tutti i gruppi creati vengono automaticamente georeferenziati ov- vero sono visualizzati all'interno di una mappa del pianeta tramite l'u- tilizzo del servizio "Google Maps" che mostra la sede di ogni mettup, così da poter capire quali realtà sono presenti nella nostra città e gli eventi che propongono. Da segnalare che il Meetup con il maggior numero di iscritti di questo servizio di social network "made in USA" è... italiano. Si tratta del beppegrillo.meetup.com che conta quasi 24 mila membri iscritti in 130 città e 13 paesi. A novembre 2006 risulta- no registrati 18368 gruppi paganti (il servizio offerto non è infatti gra- tuito, ma richiede un piccolo contributo per tenere attivo uno spazio). Yahoo! 360° (360.yahoo.com) è uno dei progetti collegati a Ya- hoo!, sempre meno motore di ricerca, ma più orientato ai servizi per gli utenti e le imprese. La piattaforma è diretta concorrente di altri portali come Orkut e MySpace. Non si tratta quindi di uno strumento prettamente di social network, ma di una community online che pos- siede, tra le sue funzionalità, anche quella di realizzare una rete so- ciale tra amici. Yahoo! 360° integra, infatti, al suo interno, una soluzione per ge- stire un blog personale, scambiarsi fotografie inviate anche tramite telefoni cellulari, impostare un album fotografico, condividere musica che si può ascoltare navigando le pagine dell'area personale. Inte- ressante l'opzione che permette di importare notizie acquisite tramite i canali di informazione collegati a Yahoo! e i messaggi pubblicati al- l'interno dei gruppi di discussione pubblici. A tutte le informazioni che vengono inserite possono essere assegnati differenti livelli di visua- lizzazione. Potremo infatti permettere di vedere le nostre fotografie solo ai familiari e far ascoltare la nostra musica preferita agli amici. Come le più comuni applicazioni Web 2.0, anche questa risulta esse- re in fase beta di sviluppo.
  43. 43. 44 Gli strumenti LinkedIn Quante volte abbiamo avuto il bisogno di un aiuto durante il no- stro lavoro ed abbiamo chiesto a qualche amico o collega se per ca- so conosceva la persona giusta, che faceva al caso nostro? O quan- te volte non abbiamo chiesto a qualcuno tra le nostre conoscenze, perchè pensavamo che nessuno avesse il contatto giusto o perchè magari ci siamo scordati di affrontare l'argomento con qualche per- sona che conoscevamo, ma che poteva esserci utile? La soluzione per questo tipo di problemi la offre LinkedIn (www.linkedin.com), una delle piattaforme di social network più inte- ressanti tra quelle che ho avuto modo di testare e che continuo tutt'o- ra ad utilizzare. Ritengo quindi che valga la pena descrivere il tutto con un pizzico d’attenzione in più. LinkedIn è un servizio orientato al business ed utilizzato pretta- mente per mantenere contatti di lavoro o instaurare nuove relazioni professionali. L'iscrizione è libera ed i servizi più comuni sono dispo-
  44. 44. Social Network 45 nibili in forma gratuita, solo alcune funzionalità particolarmente avan- zate richiedono il pagamento di un canone mensile. La piattaforma non permette esclusivamente di tenere il contatto con possibili partner e colleghi a noi direttamente collegati, ma, pun- to di forza, di entrare in contatto con i conoscenti dei nostri contatti, fino al terzo livello di profondità. In questo modo è possibile riuscire ad entrare in relazione con una persona il cui profilo c’interessa par- ticolarmente, chiedendo ad un amico comune di fare da tramite sfrut- tando LinkedIn. In ambito lavorativo è indubbiamente interessante ed offre scenari tutt'altro che scontati. La possibilità di relazionarsi con persone a noi sconosciute, ma che per qualche ragione potrebbero aver bisogno delle nostre competenze o alle quali desideriamo pro- porre un business è certamente un'opzione interessante, ed il tutto avviene servendoci del bacino di conoscenze che già possediamo e coltiviamo. L'iscrizione a LinkedIn richiede pochi minuti per essere completa- ta. È possibile arricchire subito la nostra scheda con informazioni quali: l'elenco delle attività svolte, il settore d’impiego, gli studi effet- tuati e una presentazione personale anche in più lingue. Non siamo obbligati a fornire tutti questi dati, molti possono essere inseriti, ma resi inaccessibili alla consultazione se non previo registrazione. Ov- viamente maggiori dettagli inseriremo, più ci faremo conoscere dai nostri possibili futuri contatti. Fornite le informazioni minime si può cominciare ad arricchire la nostra lista di conoscenze. Ciò si può fare operando una ricerca al- l'interno del database che attualmente conta più di 8 milioni di iscritti, rintracciando così colleghi di lavoro, collaboratori, partner compagni di scuola, fornitori o chiunque altro sia disponibile. Nel caso che al- cuni nostri contatti non fossero registrati al servizio, potremo inviar loro un invito elencando i vantaggi che l'utilizzo di questo servizio può portare. La nostra rete di conoscenze sarà quindi associata al nostro profilo, previa accettazione dei singoli membri, in questo mo- do potremo disporre di libero accesso alla lista dei loro rispettivi con- tatti. Per fare un esempio, attualmente il mio profilo su LinkedIn conta 12 connessioni dirette (livello 1), collegando i contatti delle mie co- noscenze arrivo a più di 600 link (livello 2), scendendo fino al livello 3 ho a disposizione ben 62300 profili per arrivare ad un totale di 62900
  45. 45. 46 Gli strumenti diverse persone con le quali posso potenzialmente entrare in rela- zione grazie ad un invito, una presentazione o un avviso di qualcuno. Oltre ad ampliare la mia cerchia di contatti posso dedicarmi alla raccolta di referenze. Associato ad ogni attività svolta da ogni utente, vi è uno spazio che può essere completato da eventuali colleghi o datori di lavoro i quali potranno offrire la loro opinione sul nostro comportamento o metodo di lavoro. In questo modo i visitatori del nostro profilo avranno una conferma in più sulle nostre qualità e maggiori referenze riusciremo a portare (meglio se di soggetti d’alto profilo), maggiore sarà la reputazione acquisita. Degni di nota sono i servizi "Get a Job" e "Publish your Profile". Il primo, come chiaramente si può intuire, permette di cercare un im- piego attraverso questo social network. Sono innanzitutto forniti i consigli per aumentare le possibilità di successo come: mantenere aggiornato e completo il proprio profilo, ricevere quante più referenze possibili dai membri del network che ci conoscono direttamente ed hanno avuto modo di collaborare con noi e, per ultimo, espandere quanto più possibile la lista di nostri contatti di primo livello aggiun- gendo connessioni. Fatto ciò si può procedere alla consultazione delle posizioni aperte che non sono affatto poche.
  46. 46. Blog 47 In questo caso, è possibile vedere un'offerta di lavoro che viene proposta da Shanghai. Sulla destra è possibile notare un'icona az- zurra con scritto "3rd". Questo significa che, tramite le mie cono- scenze, posso raggiungere la persona che propone il lavoro passan- do attraverso un amico di un mio contatto. Nello specifico caso ho verificato che ben 4 miei contatti sono in relazione di secondo livello con l'inserzionista, avvicinandomi quindi a lui, ancora di più. L'opzione "Publish your Profile" invece, permette di ottenere un indirizzo web personalizzato che punta direttamente alla scheda con il nostro profilo. L'url sarà così formato: www.linkedin.com/in/ <nome a scelta> dove <nome a scelta> è personalizzabile a seconda dei gusti e della disponibilità. Così facendo potremo inserire un collegamento diretto alla nostra scheda utente nel nostro blog personale, sui bi- glietti da visita o in calce ai documenti o alle relazioni che scriveremo per i nostri clienti. Da notare che il profilo pubblico può essere diffe- rente rispetto a quello privato e consultabile solo previo registrazione a LinkedIn. In questo modo possiamo evitare che dati personali o ca- ratteristiche del nostro curriculum vitae siano accessibili a chiunque ottenendo così una maggior riservatezza. Blog Dopo aver analizzato i social network passiamo a conoscere più nel dettaglio un altro degli strumenti principali del Web 2.0, in grado di permettere a chiunque la gestione dei contenuti online: il blog. Il termine blog, deriva dalla contrazione dei vocaboli "web" (rete) e "log" (traccia) ideato da Jorn Barger nel dicembre del 1997. Nella lingua inglese parlata negli Stati Uniti, abituata a sintetizzare i con- cetti in poche parole, è stato coniato quindi sia il termine blog che il verbo "to blog" ovvero: aggiornare un blog, inserire del nuovo, ag- giungere un nuovo contenuto personale. Questo strumento nasce con lo scopo principale di permettere la pubblicazione di contenuti sul web da parte del più vasto numero di utenti, indipendentemente dallo strumento con cui ci si collega alla
  47. 47. 48 Gli strumenti rete, dal sistema operativo o dalle conoscenze informatiche di cui si dispone. La gestione dei dati e delle informazioni non è, quindi, più appannaggio esclusivo delle testate giornalistiche, degli editorialisti di contenuti, delle università o società in grado di mantenere un por- tale web ma, tramite i blog, viene offerta questa possibilità a tutti gli utenti che desiderino esprimersi. I blog sono piattaforme sostanzialmente semplici, con un'interfac- cia di amministrazione usabile e chiara contenente tutte le funzionali- tà utili per l'editoria online. Chiunque, infatti, può redigere un blog senza la necessità di apprendere tecniche di programmazione HTML o di web design avanzate. I blog stanno entrando a far parte del modo di vivere e di utilizza- re la rete di milioni d’utenti, un po' com'è stato negli anni passati per la posta elettronica, i gruppi di discussione o i forum pubblici. Un blog, per essere definito tale, deve possedere alcune caratte- ristiche basilari: - Titolo del blog - È il nome del blog, solitamente corrisponde all'indirizzo del sito o al nome dell’utente nel caso di utilizzo di un servizio pubblico. - Sottotitolo - Opzionalmente adottabile, è uno slogan o una breve descrizione del blog. - Titolo dell'articolo - Titolo dei post realizzati. Solitamente i contenuti sono presentati all'interno della pagina principale in ordine cronologico inverso, mostrando in bell'evidenza l'ultimo intervento e relegando i più datati al fondo della pagina o in secondaria. - Data di pubblicazione - La data in cui l'articolo è stato pubbli- cato. Nel caso di blog con più aggiornamenti quotidiani è con- sigliabile inserire anche l'ora di pubblicazione. - Autore del post - Tutti gli articoli devono contenere il nome dell'autore che li ha scritti, così da poterlo identificare ed, in caso, contattare. - Testo dell'articolo - L'articolo vero e proprio. Può essere pubblicato solamente un estratto, magari privo d’immagini. Per approfondire l'argomento si viene rimandati alla pagina di det- tagli. I contenuti, sono solitamente di tipo testuale. Come ve- dremo in seguito si potranno gestire anche documenti con vi-
  48. 48. Blog 49 deo e audio, ma la vera natura di un blog è la gestione di testi accompagnati da immagini. - Commenti - I contenuti devono sempre essere accessibili e commentabili dagli utenti. Lo scopo principale di un blog è l'in- terazione e quindi, vietare l'inserimento di messaggi, è snatu- rare questa tipologia di piattaforme. - Permalink - Ogni blog infine deve disporre di un collegamento univoco, chiamato permalink, che permette di identificare i post e risalire a loro nel tempo, anche se cambia la struttura degli indirizzi del blog o l'organizzazione interna delle pagine e delle categorie. - Archivio/Calendario - In ogni blog è sempre presente un ar- chivio contenente tutto lo storico degli argomenti trattati. I con- tenuti più datati possono essere raggiungibili tramite l'esposi- zione di un calendario avendo cura di mettere in evidenza i giorni nei quali si potranno trovare dei post, oppure tramite un archivio mensile navigabile. - Categorie/Tag – Ogni post viene inserito all’interno di una o più categorie per raggruppare così gli argomenti. Una tecnica alternativa prevede l’uso di più tag, etichette, che illustrano il tema contenuto in un articolo. Ogni contenuto deve poter essere commentato liberamente, o previa registrazione, dai visitatori del sito. Per sua natura un blog non deve essere, non deve limitare la partecipazione, né, tanto me- no, il dialogo tra gli utenti. Su questa base nascono i blog che possiamo trovare su Internet. Le funzionalità e i servizi aggiuntivi sono innumerevoli e in crescita continua, ma solo le caratteristiche sopra citate identificano chiara- mente la struttura di un blog da quella di un normale sito web perso- nale. Quest'ultimo, infatti, presenta solitamente i suoi contenuti in forma dichiarativa. Il webmaster, o il responsabile del sito, inserisce i propri documenti e testi come se fossero delle presentazioni agli u- tenti, i quali ne possono solo prendere visione, senza alcuna forma d’interazione online che vada oltre l'invio di un commento tramite po- sta elettronica. Un blog, invece, è strutturato per dialogare con i propri visitatori che vanno stimolati proprio ad intervenire sui temi dibattuti e devono
  49. 49. 50 Gli strumenti sentirsi liberi di offrire il proprio punto di vista per uno scambio profi- cuo con l'autore dell'articolo. Certamente sta all'autore cercare di coinvolgere quanto più possibile i propri lettori ad intervenire, il blog per sua natura mette solo a disposizione alcune interessanti funzio- nalità di dialogo. Le diverse tipologie di blog La maggior parte dei redattori di blog, chiamati anche blogger, usa questi strumenti come diario personale per trasmettere i propri interessi, la propria personalità, i sentimenti, le opinioni, le idee al re- sto della “blogosfera” (mondo dei blog) con la speranza di ricevere riscontri, poter instaurare dialoghi e dibattiti sulle tematiche trattate. Sono numerose le categorie di blog che possiamo trovare sulla grande rete: A) blog personale: l'autore parla di sé, delle sue esperienze, dei propri interessi. Segnala articoli interessanti, notizie, avvenimenti. In questa categoria si illustrano le proprie idee, si recensiscono prodotti acquistati, si esprime un pensiero, una valutazione o un apprezza- mento su qualcosa che è successo nella propria vita. È la forma di blog indubbiamente più diffusa, ma non sempre la migliore per riusci- re a coinvolgere un elevato numero di utenti al dialogo se i contenuti proposti hanno un taglio eccessivamente personale. Spesso questo tipo di blog si utilizza per restare in contatto con amici o parenti che possono seguire la vita del blogger leggendo i suoi racconti o se- guendo le sue segnalazioni. B) blog tematico: riguarda tutti quei blog che nascono per discu- tere di un argomento specifico. Tali blog si distinguono perchè l'auto- re o gli autori parlano ad esempio del proprio hobby o delle passioni che li accomunano. Spesso i blog tematici diventano veri e propri centri d’aggregazione per appassionati di specifici temi che possono trovare in questo modo, un'area dove condividere con altri il proprio interesse e documentarsi attraverso la lettura dei post e dei com- menti degli altri utenti. Gli argomenti proposti sono spesso oggetto d’interventi ed è facile far nascere scambi di idee ed opinioni con gli altri interessati. Le tematiche che si possono trattare sono innumere- voli. Possiamo trovare blog interamente dedicati alla telefonia mobi-
  50. 50. Blog 51 le, al marketing online, alle recensioni di libri di narrativa, ai viaggi attorno al mondo, alle discussioni sui programmi televisivi, sulle ulti- me uscite musicali, sulla programmazione web o le tecniche di fotori- tocco. Blog dedicati al mondo delle moto o delle auto da strada o da corsa, trattanti temi legati alla moda o delle tendenze, che recensi- scono gli ultimi ritrovati della tecnologia, che offrono solo articoli di finanza. L'elenco può essere sconfinato, una ricerca su Google può far trovare parecchi esempi. C) blog d’attualità: molti giornalisti stanno scoprendo il blog co- me strumento d’incontro con i propri lettori. Il grande difetto della car- ta stampata è proprio la difficoltà ad ottenere un riscontro ed uno scambio con i destinatari degli articoli. Nei blog gli autori si confron- tano con i lettori, possono portare maggiori argomentazioni a soste- gno delle proprie tesi, possono spiegare ulteriormente un concetto e hanno la possibilità di tornare nuovamente su di un tema trattato qualche giorno prima sulle colonne del quotidiano sul quale pubbli- cano. È, inoltre, un modo per i lettori di entrare in contatto con i re- dattori, e far sentir loro la propria voce. La comunicazione diventa bidirezionale e può portare il giornalista a raccogliere spunti e nuovo materiale per un successivo articolo. Cade in questa categoria il blog che presenta ai propri lettori stralci d’articoli tratti dai giornali, siano essi online o su carta stampata, sugli argomenti più vari o di maggior interesse per poter iniziare un dibattito. I temi possono essere diversi e i post possono contenere più parti di articoli o riferimenti esterni per incentivare la riflessione e il dialogo. D) photoblog: si tratta di blog dove lo scopo primo è di pubblica- re le proprie foto personali. Il prodotto è sostanzialmente un album fotografico online dove i visitatori possono lasciare agli autori com- menti o battute. L'immagine che diviene il contenuto principale e il tema d'incontro tra gli utenti. E) blog vetrina: si tratta di una forma di blog di tipo divulgativo / commerciale e può riguardare diversi soggetti. Può ad esempio di- mostrarsi particolarmente indicato per artisti o autori d’opere lettera- rie. Uno scrittore, può accompagnare la pubblicazione del proprio li- bro con l'uscita di un blog vetrina dove può parlare della propria ope- ra, delle ragioni che l'hanno spinto a scriverla, delle fonti da lui con- sultate, inserendo spunti e riflessioni. È una soluzione sempre più in voga per entrare anche qui in contatto con il proprio pubblico, altri-

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