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Lettera insegnante precaria

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Lettera insegnante precaria

  1. 1. "Ciao Massimo, mi permetto di darti del tu perchè, insieme all'ultimo pensiero della serata con il sottofondo di Sally di Vasco, ultimamente sei amico delle mie notti. Ti racconto una storia, la mia. Mi chiamo Angela Muraglia, sono di Martina Franca, in Puglia e vivo da cinque anni a Cuneo. Mi sono laureata in filosofia nel 2005, con il massimo dei voti, discutendo una tesi sul Fedro di Platone, nello specifico il rapporto tra Eros e conoscenza. Ho cominciato a lavorare subito, come segretaria in una palestra e come cameriera nel fine settimana. Intanto studiavo per superare il test di ammissione alla SSIS. la scuola abilitante per l'insegnamento. Sono riuscita ad entrare e a completare il corso (alla modica cifra di 3.000 euro circa). Poichè la frequenza era obbligatoria, mi sono licenziata dalla palestra e ho cercato un lavoro compatibile. Dopo qualche mese sono stata assunta da una scuola privata e ne sono stata felicissima. Finalmente avrei potuto insegnare! In realtà le cose sono andate diversamente Si trattava di una di quelle scuole, per altro finanziate dallo Stato, che altro non sono che fabbriche di diplomi per figli di papà che hanno bisogno del pezzo di carta per andare a lavorare nelle fabbrichetta di famiglia. Ho lavorato in questo posto per un anno, non ho percepito nemmeno un euro di stipendio, solo per fare punteggio. Se mi stava bene era cosi, altrimenti sarei potuta andarmene in qualsiasi momento. Nel frattempo avevo terminato il primo corso abilitante e mi sono iscritta al secondo corso, quello per ottenere l'abilitazione per fare l'insegnante di sostegno, lavoro che faccio ad oggi. Quell'anno ci siamo tutti iscritti in una Graduatoria provinciale definita "ad Esaurimento" perchè nel giro di un paio di anni avrebbe dovuto esaurirsi, immettendo tutti gli iscritti in ruolo e non lasciando che nessun altro si iscrivesse. Questa graduatoria si è aperta ancora svariate volte e siamo ancora tutti lì. Facciamo corsi di Perfezionamento farsa presso Enti anch'essi finanziati dallo Stato, per racimolare punti, al costo di 600 euro l'uno. Non impariamo nulla, mettiamo crocette su moduli ottici che ci arrivano a casa e li rimandiamo indietro. Li facciamo tutti e avanziamo tutti degli stessi punti, per ritrovarci sempre nelle stesse posizioni. Sono passati quasi 7 anni e io non ho mai preso nessun incarico da questa graduatoria. Cinque anni fa ho preso una decisione che avrebbe cambiato la mia vita. Ho deciso di trasferirmi a Cuneo e di iscrivermi nelle graduatorie d'istituto (per intenderci, quelle da cui chiamano per le supplenze) di venti scuole della provincia. Ho lavorato sempre, sin dal primo anno, mai nelle mie materie, ma sempre come insegnante di sostegno. Mi sono appassionata man mano, come spesso capita nella vita, e la mia forza sono stati gli alunni che ho seguito negli anni. Sono precaria, ogni anno cambio istituto e alunni, qualcun altro si gode i frutti della semina che io ho fatto, c'è stato un anno in cui ho lavorato in tre scuole diverse contemporaneamente. Non ho mai la certezza di lavorare per tutto l'anno. Firmo contratti che vanno di mese in mese. Questo è l'anno del concorso. Ieri sera ho provato a risolvere qualche quiz per esercitarmi e mi sono persa nei meandri di quesiti di logica e di informatica che non so cosa dovrebbero misurare e perchè. Dopo vagonate di storie sballate, ultimamente sto frequentando un collega siciliano bello come il Sole, messo peggio di me. Giusto ieri nella scuola in cui lavora gli hanno detto: "Professore non faccia il biglietto di ritorno perchè dopo le vacanze la sua supplenza finirà" Ed è brutale. Non possiamo permetterci di affezionarci agli alunni, ai colleghi, alla città, al quartiere, al divano-letto blu della mia casa fatta di una sola stanza, non possiamo permetterci di innamorarci perchè ci hanno tolto la progettualità, il futuro. Se questo significa essere conservatori e non essere disponibili al sacrificio come ha incoscientemente detto il nostro Presidente nel programma di Fazio, io non so più cosa altro posso sacrificare della mia vita, se non la speranza. Ma quella nessuno può toccarmela. Diventerò di ruolo, il siciliano chiederà di sposarmi quello stesso giorno e avremo bambini con i suoi occhi neri e i fiancotti meridionali della mamma.

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