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Coaching Territoriale

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L'economia alternativa sta trovando nuove forme aggregative dei produttori biologici, dei GAS (gruppi di acquisto solidale), delle istituzioni locali e degli dei consumatori critici attraverso i DES, ovvero i Distretti di Economia Solidale http://web.resmarche.it/resmarche/articles/art_1978.html. Il coaching, invece, è una metodologia applicata negli ultimi anni anche in Italia che sviluppa il potenziale delle aziende, delle persone, dei team. In questo caso, con questo mio breve studio, analizzo l'incontro tra questa metodologia ed i DES, quindi lo sviluppo di un territorio inteso come relazioni, processi produttivi, dinamiche e ....sviluppo delle potenzialità. Da qui il coaching territoriale!

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Coaching Territoriale

  1. 1. 2011Dalla manutenzione della rete al coaching territoriale Toni Montevidoni Tesina per CCU Italia 30/07/2011
  2. 2. La separazione delle discipline rende incapaci di cogliere "ciò che è tessuto insieme", cioè, secondo il significato originario del termine, il complesso. Edgar Morin Toni Montevidoni info@tonimontevidoni.com1. Premessa Da molte parti della cosiddetta società civile è espressa, seppur con forme, modalità e livelli di maturità e consapevolezza diverse, la forte esigenza per un modello socio- economico che affronti diversamente la produzione e la distribuzione di beni e servizi, ripartendo da una riformulazione delle stesse premesse politico culturali dell’idea stessa dell’economia. Da diversi decenni assistiamo, infatti, non solo ad un’analisi fortemente critica dell’attuale sistema neoliberista e capitalista, ma anche all’espressione via via sempre più organizzata di forme “altre” di economia e di società basate su principi di solidarietà, civismo, mutualismo. Dalle pratiche a forte impronta simbolica dei boicottaggi tipici degli anni ’80, e che individuavano già le forti distorsioni di un sistema economico che svuotava dall’interno il sistema politico basato sulla rappresentanza elettiva, siamo passati alla costruzione di vere e proprie filiere “altre”, come quelle del commercio equo e solidale, che hanno trovato il modo di consolidarsi, di certificarsi e di inserirsi nell’attuale sistema distributivo della grande distribuzione organizzata, fino alle pratiche di consumatori (GAS- Gruppi di Acquisto Solidale), dei Comuni, e delle reti locali di economia solidale1 che hanno persino messo in discussione i dogmi stessi della produzione, dello scambio e della distribuzione tipici di questo sistema. A fronte di un aumento quantitativo di queste pratiche alternative e parallelamente del salto di livello che questi soggetti dell’“altraeconomia” stanno compiendo saldando le esperienze locali prima in reti e gradualmente in reti di reti, si pone inevitabilmente un problema di governance dei processi e di conseguente gestione della fase di transizione dal sistema attuale a quello che si praticando e, contestualmente, di cui si sta 1 Si fa riferimento particolarmente alla RES -Rete dell’Economia Solidale- nazionale www.retecosol.org ed alla REES Marche www.reesmarche.org , ovvero a strutture organizzative più o meno formalizzate che aggregano consumatori critici, imprese che operano in modo eticamente orientato e amministrazioni locali virtuose.
  3. 3. tentando una modellizzazione teorica. L’ipotesi di questo breve lavoro è che il coaching, favorendo consapevolezza e responsabilità, possa facilitare alcuni di questi processi di transizione sostenendo i soggetti attivi nei vari territori ed attraverso i quali questa transizione sta prendendo corpo. In particolare crediamo che una particolare forma di coaching che definiamo territoriale, rivolta agli opinion leader di questi territori e di questi movimenti, possa favorire la nascita dei DES-Distretti di Economia Solidale- e quindi di modelli di governance e produttivi sostenibili ed eticamente orientati.2. Introduzione Il contesto culturale italiano ed in particolare quello marchigiano in cui questo processo di transizione si concretizza non è caratterizzato mediamente da una forte propensione all’approccio cooperativo, da una diffusione delle tecniche e delle metodologie del lavoro di ed in rete. Anzi sembra non particolarmente capace di sganciarsi da un approccio fortemente competitivo, individualistico, in cui la modalità win win è raramente ricercata per la negoziazione dei conflitti e, più in generale, sono scarse le competenze relative alla facilitazione dei processi aggregativi, per non parlare della diffusione della metodologia del coaching, in larga parte completamente assente. Questa situazione, nel confronto tra i vari livelli di diversità e di frammentazione della società, spesso ripropone un modello basato sulla dicotomia identità-alterità. Ovvero a livello delle organizzazioni sociali, anche quando rappresentative della società civile, ed anche quando ci si pone onestamente l’intenzione di lavorare in rete per favorire la sinergia tra i soggetti e la maggiore consapevolezza dei processi, ci si scontra con una sostanziale incapacità di vedere la propria identità di origine in maniera prospettica ed evolutiva, e la si immagina in contrapposizione a tutto ciò da cui per qualche motivo si discosta. Il risultato, almeno apparentemente, è che si percepisce l’identità individuale o collettiva al pari di una propria zona di comfort in cui rifugiarsi e da difendere da tutto quello che, fosse anche solo per gli stili linguistici o cognitivi, per i diversi stili di leadership o i modelli organizzativi o di management, appare come di altra impronta. Ne deriva anche solo empiricamente che di fronte anche alla consapevolezza della necessità di lavorare in rete e, quindi, della volontà di farlo, si possa reagire al confronto con atteggiamenti di resistenza al cambiamento. Da qui spesso dobbiamo spesso registrare come, anche nelle organizzazioni e nei movimenti
  4. 4. che ricercano il cambiamento del sistema socio-economico e finanche del paradigma di società, ci sia il rischio di un forte disallineamento tra i propri principi e finalità generali ed i propri atteggiamenti verso l’innovazione ed i propri comportamenti quotidiani. In questo senso la ricerca di un allineamento tra principi e comportamenti non solo a livello individuale e collettivo, ma anche tra gli organismi che vogliono lavorare in rete per poter incidere anche sul sistema socio-economico locale, è di per sé un cambio di paradigma che può sostenere la transizione attraverso una piena consapevolezza ed una forte responsabilità dei soggetti individuali. Per rimuovere gli ostacoli all’implementazione del nuovo paradigma è necessario, analogamente, un glossario condiviso e dei chiari ruoli di facilitazione. Per glossario condiviso, in particolare, faccio riferimento all’obiettivo di evitare di usare gli stessi termini per significati diametralmente opposti. Più in generale alla necessità di ridefinire i valori ed i comportamenti di riferimento, fare sensemaking, chiarire i “drive” della cultura guida in cui vogliamo riconoscerci e che dovrebbe sottostare agli stessi progetti federatori e, quindi, alla premessa stessa dell’agire collettivo ed in rete. Rispetto a tutto questo è proposito di questo lavoro soprattutto il ruolo del coach soprattuto riguardo alla rimozione delle convinzioni ostacolanti, degli alibi, dei disallineamenti individuali, delle singole organizzazioni e interorganizzativi. Conoscendo le varie specializzazioni di questa metodologia (team, corporate, personal, executive coaching....solo per citarne alcune) ci appare un esercizio interessante anche quello di verificare questi specifici approcci e le varie e possibili fasi aggregative delle reti.3. Le basi teoriche di un altro modello socio-economico2 Polanyi considera l’economia come un processo istituzionalizzato di interazione tra l’uomo e il suo ambiente, che da vita a un continuo flusso di mezzi materiali per il soddisfacimento dei bisogni. Contestualmente, nell’organizzazione del mercato capitalistico, egli individua una contraddizione di fondo, un conflitto insanabile tra mercato e società. L’economia strutturandosi sulla base del mercato autoregolato, dunque sulla mercificazione delle risorse sociali, si è separata radicalmente dalle altre istituzioni e ha costretto il resto della società a funzionare secondo le leggi della sua 2 Francesco Orazi, aDESso. Economie solidali e cittadini consapevoli (a cura di ), Cattedrale, Ancona, 2011
  5. 5. specifica organizzazione. In altri termini, se da un lato la società si trasforma incomponente accessoria del mercato, dall’altro sviluppa processi di difesa che diventanodi ostacolo allo sviluppo capitalistico, esponendolo a meccanismi critici. La tensione trademocrazia e mercato è uno di questi. Tracciato il quadro interpretativo, abbiamo ora la possibilità di leggere le diverseforme economiche in base alle loro caratteristiche socio-istituzionali e regolative. In talsenso, un’economia regolata dal mercato e dalla mano invisibile smithiana si fonda sulperseguimento egoistico di utilità (profitto individuale); l’economia centralizzatasocialista, invece, si fonda su un presupposto re-distributivo il cui obiettivo è laperequazione sociale delle risorse di sistema; un sistema di reciprocità (a es. economieinformali), a sua volta, si fonda su convenzioni istituzionali in base alle qualiprestazione e controprestazione (scambio) possono realizzarsi in una dilazionetemporale più o meno lunga 3. Parlare di “altra economia” o di economia solidalesignifica, allora, ricondurre il processo allocativo delle risorse ad un meccanismoistituzionale di regolazione il cui obiettivo è l’utilità sociale dello scambio (solidarietàeconomica) in un contesto non centralizzato dei fattori, ovvero di mantenimento dellalibera proprietà e della libera iniziativa individuale. Se scagliamo a terra un uovo, lo stesso si rompe disperdendo il suo contenuto. Glieconomisti standard attenderebbero, invece, la sua ricomposizione in un tempo definito,come se esistesse un “mago divino” in grado di far funzionare la vita con una funzionedi rewind. Ma il pensiero economico non è rimasto fermo. E’ stato Schumpeter 4 adimostrare che tutte le curve di offerta di lungo periodo risultano irreversibili a causadella natura ortogenetica delle innovazioni 5, così come i cambiamenti dei gusti inquanto prodotti dell’apprendimento. Lungo questa prospettiva critica, l’analisi che informa il lavoro ha l’obiettivo dievidenziare quanto le attività socio-economiche necessitino di essere studiate attraversoapprocci che ne mettano in luce la natura di sistemi complessi, dove cioè i fenomeni distruttura sono produttori degli elementi e delle relazioni che li caratterizzano e da questia loro volta ricorsivamente prodotti. Nella teoria dei sistemi il comportamentoeconomico ottimale non è determinato dalla massimizzazione degli atteggiamenti3 Sull’argomento si veda E. Mingione, Economia e economia informale, in “Sociologia del lavoro”, n. 113, 2009.4 J.A. Schumpeter, Teoria dello sviluppo economico, Sansoni, Firenze, 1971.5 Lortogenesi è un termine che indica, in biologia, unevoluzione rettilinea, caratterizzata cioè dallo sviluppo, in modocontinuo o senza deviazioni, di un dato organo o carattere; è altresì così chiamato il ramo della medicinacostituzionalistica che si occupa dei fenomeni e dei problemi relativi allo sviluppo fisico e psichico delluomo dalla vitaintrauterina fino alla maturità.
  6. 6. competitivi, quanto da una congiunta opera di atteggiamenti competitivi e cooperativi6.Su questo fronte, Hirsch7 sottolineava che il bisogno di affermazione sociale,innescando il meccanismo della competizione posizionale (tutti cercano di averecrescente successo e promozioni), frustra le ambizioni degli attori individuali ecollettivi, dando luogo a un crescente processo emulativo stagnante. Nellambito della teoria sistemica questo è leffetto della retroazione positiva, quellache accresce la dinamica dei sistemi instabili fino alla loro totale dissipazione. Ilmodello di sviluppo basato sul dogma della crescita determina conseguenze sistemichesul piano delle ineguaglianze sociali e dei danni ecologici che in larga misura non sonoprevedibili, pur ripercuotendosi su coloro che li hanno prodotti. In tal senso, politica,economia e cultura si presentano come dimensioni interrelate, la cui ottimaleregolazione è fondamentale per ripensare un modello di sviluppo adeguato a risponderealle problematicità insite nelle dinamiche della modernizzazione. Il discorso accennato ha profonde ripercussioni politiche. Democrazia e svilupposono elementi reciprocamente indispensabili. Lo sviluppo non si limita più alla solaricerca di configurazioni tecniche per la produzione e la distribuzione della ricchezza.Entrano in gioco fattori ben più rilevanti. L’impatto antropico sulla sostenibilità delpianeta, il diritto al consumo consapevole, la possibilità di disarticolare le filieredistributive in nuove forme organizzative di tipo solidale e a base locale, il diritto alladisintermediazione energetica, pongono una nuova idea di democrazia e di economia.La partecipazione, la fiducia e la collaborazione diventano fattori indispensabili per lavita pubblica di ogni contesto sociale e politico. L’allargamento della sfera decisionalediviene un obiettivo la cui funzione è stimolare una mobilitazione sociale degli individuinecessaria a dare linfa sia ai processi democratici che a quelli economici, dunque adincidere positivamente sulla modernizzazione dei contesti locali di sviluppo. Da un punto di vista teorico le economie solidali agiscono in un campo ideale nelquale il capitalismo, pur se posto a critica, rimane lo sfondo dellevoluzione storica.Sotto questo profilo il mercato si configura come la più imponente istituzione socialemai costruita. La stessa ha aggregato, col meccanismo della solidarietà senza consenso 8(riconoscimento sociale nell’azione collettiva), il più elevato numero di individui che lastoria ricordi, producendo una moltitudine coesa attorno a scenari simbolico-rituali e apratiche di azione piuttosto libere. Da un punto di vista politico, la strategia delle6 N. Georgescu-Roegen, Bioeconomia, Bollati Boringhieri, Torino, 2003.7 F. Hirsch, I limiti sociali allo sviluppo, Bompiani, Milano, 2001.8 E. Durkheim, La divisione del lavoro sociale, Edizioni di Comunità, Milano, 1962.
  7. 7. economie solidali è da un lato sottrattiva: si ricavano uno spazio autonomo nella generalità del mercato, e come terreno di ridefinizione della domanda sociale. Nella dimensione economica è possibile rintracciare il punto di ricongiungimento tra azione individuale e istanze collettive, un’ipotesi, paradossalmente, esterna sia al pensiero filosofico che a quello sociologico di stampo marxiano. A riguardo, si pensi all’analisi adorniana del carattere antagonistico della società. Lo scarto fra le due nozioni di società proposte dalla sociologia, quella nominalistico-individualista e quella strutturale-organicistica, assume il carattere di antinomia non risolvibile con una più alta sintesi dialettica. Ciò relega la società ad un’inaccessibile “cosa in sè”. Una lettura filosofica alternativa 9, trova, invece, in questa condizione estrema di non comprensibilità, l’oggetto stesso che connota la società, il cui carattere fondamentale è l’antagonismo tra totalità e individui. Questa disgregazione è anche parallelamente, però, la forma della riconciliazione le cui risorse si annidano proprio nel sistema dei bisogni. 10. Riferendo il discorso all’istituzione mercato, essa lungi dal presentarsi come una forza meramente corrosiva delle relazioni sociali, assume a luogo della riconciliazione fra struttura della società e azione individuale. Dunque, è nella società del mercato, dove le relazioni economiche inglobano quelle sociali, che si giocano i destini della democrazia. Come per uno scherzo della storia, il veicolo di alienazione individuato da Marx: il feticcio della merce, si è dimostrato nei fatti il principale collante dell’umanità. Alla prova della storia, un’analisi dello sviluppo sociale fondata sulla sostanzialità della coscienza umana, ovvero su una separazione metodologica fra mente e materia, ci ha consegnato una teoria del mondo nella quale i suoi effetti postulati erano in realtà le cause del modo di funzionare della società. In questo senso, i movimenti dei consumatori critici e delle economie solidali rappresentano una forma di riconciliazione tra natura separata delle relazioni sociali di mercato e riconoscimento di questa sfera come cruciale per ripensare forme nuove di solidarietà, democrazia e dinamiche di sviluppo economico.4. Il consumo come terreno di ridefinizione della domanda sociale 9 S. Zizek, In difesa delle cause perse, Adriano Salani Editore, Milano, 2009. 10 Ibidem.
  8. 8. Tra i fenomeni che hanno caratterizzato l’economia capitalistica nell’ultimo mezzosecolo, il consumismo è uno dei più significativi. Il consumo di massa haomogeneizzato la struttura sociale dei paesi sviluppati, ed in piena globalizzazione staavvicinando organizzazioni sociali per secoli caratterizzate da profonde differenze dinatura economica, culturale e politica. Ad esempio, se la Cina è oggi “vicina”, lo si devepiù all’instaurarsi di un mercato globale che all’utopia di una lunga marcia diavvicinamento alla rivoluzione mondiale. Con tutta probabilità, mai la Cina el’Occidente hanno condiviso nella storia una comunanza della vita sociale simile aquella odierna e ciò è avvenuto quando lo scambio dei prodotti e dei servizi tra le duearee del mondo ha potuto dispiegarsi sui canali comunicativi aperti dal mercato e dallacondivisione mass mediale di informazioni e conoscenze. Come sottolineavaMcluhan11: “qualsiasi comunità che voglia accelerare ed aumentare lo scambio diprodotti e servizi deve assolutamente omogeneizzare la sua vita sociale”. Da questo punto di vista il consumo ha rappresentato un poderoso veicolo diomogeneizzazione sociale che ha imposto registri comunicativi comuni ad areegeografiche secolarmente separate e isolate. L’esplosione delle vie di comunicazione,dalla ferrovia all’aeroplano, fino al sistema viario autostradale, accompagnate allosviluppo dei media, dal telegrafo ad Internet, hanno consentito la crescita e lo sviluppocostante degli scambi e con esso di modelli culturali comuni che il linguaggio e lacomunicazione dei consumi hanno reso sempre più omogenei. Da un punto di vista sociologico, questo filone di analisi assume intuizionidurkheimiane, in particolare che la produzione della cultura avvenga attraversorappresentazioni simboliche (esternazioni di significato) generate da un meccanismo dicontinuità fra religione, ideologia e organizzazione sociale del senso. Ciò determina unimpatto sulla distribuzione dei significati e delle forme significanti tra le persone,trasformando i loro modelli di relazione 12. Si esplicita una connessione inscindibile traprocessi di formazione culturale e struttura sociale, in modo tale che almeno in parte, unsistema sociale sia creato e ricreato per mezzo del flusso culturale interno alla suapopolazione. La partecipazione a questo flusso implica che le persone contribuendo acrearlo, vengano contestualmente da questo formate in quanto individui e soggettisociali. L’interazione continua fra struttura sociale e dimensione culturale fa si che laprima incanali il flusso della seconda. Questo processo assume in parte le caratteristichedi una produzione culturale. Porre l’accento sui processi distributivi della cultura11 M. Mcluhan, Gli strumenti del comunicare, Il Saggiatore, Milano, 1966.12 U. Hannerz, La complessità culturale, il Mulino, Bologna, 2001.
  9. 9. significa definirla come organizzazione della diversità, non solo in funzione dellavariabilità biologica umana, ma soprattutto concentrandosi sugli aspetti più esplicitidell’interazione sociale, ovvero in riferimento al continuo processo di scambio econfronto fra i significati fatti propri individualmente e quelli desunti dall’assunzionedelle posizioni altrui. Tale ragionamento muove da un’ottica operativa interazionista, nella quale lepersone danno corpo alle strutture sociali e ai loro significati attraverso contattireciproci. Grazie all’accumularsi di queste attività le società e le culture emergono eacquistano coerenza. All’interno dello scenario interpretativo delineato, la società deiconsumi può essere rappresentata come un gigantesco contenitore di significati culturaliche informano le relazioni e i comportamenti di individui e gruppi. Ognuno èsovraccaricato da stimoli culturali e ad ogni livello dell’esistenza. Sentimenti, stili divita, forme di impegno collettivo, ritiri privatistici rispondono a precise scelte insitenella dialettica tra natura sociale e immaginario. La società mediale dei consumicostretta a “giocare” sul terreno della produzione sociale degli immaginari, aspettocruciale nel moderno funzionamento economico, da forma al campo delle cosiddette“economie finzionali” 13. Il simbolo e il simbolico, trasformati in immagini e immaginario, sono diventati lacomponente specificatamente estetica che contribuisce al buon funzionamentodell’attuale economia. In questo meccanismo, se si vuole paradossale, da un latoassistiamo alla creazione di una psiche sociale astratta, asservita alle logiche diriproduzione economica: il consumo come fonte di valorizzazione. Dall’altro, invece,permangono e vengono amplificati, dal crescente utilizzo culturale dell’economia, spazidi exit sistemiche e narrazioni alternative della realtà sociale che aprono territori diazione potenzialmente liberata. L’idea di consumo critico, pur se iscritta dentro taledinamica, apre nuovi spiragli di analisi, ponendo in termini critici, di criticaall’esistente, la formazione di nuove domande sociali che possono diventare anchenuove immagini del mondo. Se la società individualizzata presenta forme di critica della domanda sociale eriscopre l’importanza delle produzioni locali e delle filiere cortissime, lo deve allapresenza di una ricchezza diffusa e a una base di consumi ampia e affluente. 14. In altritermini, non esiste libertà senza consumi. Il consumismo, proprio perché aumenta a13 F. Carmagnola, Il consumo delle immagini, Mondadori, Milano, 2006.14 G. Lipovetsky, Una felicità paradossale. Sulla società dell’iperconsumo, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2007.
  10. 10. dismisura le possibilità di scelta dellindividuo, costruisce consumatori più attenti e critici, che prima di comprare riflettono, valutano, sinformano, trasformando tali comportamenti in potenziale politico.5. Il territorio verso la consapevolezza e la responsabilità del DES-Distretto di Economia Solidale. Se l’omogeneizzazione è la premessa culturale dell’attuale modello socio- economico, di società e del profilo individuale tipo del consumatore medio, i modelli nuovi, ed in particolare, quelli che si ispirano alle economie solidali sembrano sovvertire questa premessa culturale a favore di un individuo consapevole dei propri stili di vita e di consumo critico, responsabile delle proprie scelte che sono allineate ai propri drivers dominanti e non guidati da una dinamica conformista, e che, per la sua autonomia psico-culturale riscatta la propria piena cittadinanza. Le esperienze territoriale condotte ci dimostrano che questa dinamica individuale è già in corso anche sul piano collettivo ed in forme che, via via, strutturano la propria forma organizzativa. Il coaching territoriale in questi contesti può favorire una maggiore consapevolezza dei focus e chiarezza degli obiettivi condivisi che consente una transizione più veloce, più efficace e sostenibile dal modello attuale a quello basato sui principi e sui valori delle economie solidali, almeno a livello territoriale, appunto. Quando i GAS ed le aziende di un territorio cominciano ad interagire in maniera ricorrente e cominciano a farsi avanti termini come DES, ri-territorializzazione delle filiere, incontro tra domanda ed offerta aggregate etc… per le economie solidali è sicuramente giunto il momento della verità. Quando sono visibili i livelli di una massa critica che consentono almeno ad alcuni produttori di poter ragionare su un’eventuale riconversione della propria produzione o addirittura per trasmigrare da un approccio competitivo ad uno collaborativo, vuol dire che ci sono alcune delle condizioni essenziali per l’avvio del DES. Nelle varie esperienze italiane di DES, caratterizzati da un approccio dal basso e da una strategia di rete, sono riconoscibili molte pratiche promettenti ed altre che stanno già ottenendo risultati significativi. In entrambi i casi ci sembra di poter affermare che la funzione di facilitazione della rete sia una variabile determinante per sintonizzare mondi spesso paralleli, ma che fin qui sono stati abituati a lavorare in modi diversi, senza cercarsi e senza tantomeno ipotizzare un approccio sistemico. Pensiamo ad esempio al metodo di lavoro tipico della pubblica
  11. 11. amministrazione, che cosi raramente si percepisce come “privato sociale”, o aiproduttori agricoli, disillusi dalle esperienze cooperativistiche ed associative ed in baliadel rapporto impari con la GDO, per non parlare dei consumatori, volutamente residisinformati, spesso incapaci di distinguere e di intraprendere azioni collettive. Anche quando ci sono le condizioni per un DES, quindi, visto il background dei varisoggetti territoriali, non è detto che questo prenda territorialmente avvio in manieraautomatica. E’ cosa ben nota, a tal proposito, nel mondo delle economie solidali e nonsolo, quanto sia fondamentale una funzione di aggregazione dei soggetti per lacostituzione di una rete territoriale ed il conseguente lavoro di manutenzione della retestessa.In genere queste funzioni di facilitazione assolvono il compito di:  Far conoscere le persone  Creare piccoli database  Facilitare i flussi informativi, incentivandoli e predisponendo appositi strumenti (mailing list, piattaforme, wiki,  Facilitare incontri in presenza, senza condizionare il processo decisionale  Organizzare gruppi di lavoro, una volta rilevato un interesse comune o una strategia condivisa  Favorire la memoria storica dei processi anche attraverso la redazione di specifici resoconti dei vari incontri territoriali. Queste funzioni sono essenziali per promuovere e sostenere l’apprendimentoterritoriale, ovvero l’insieme delle relazioni che intercorrono tra processi diapprendimento, grado di maturazione del ruolo di cittadinanza attiva della popolazione erisultanze in termini di progettualità per lo sviluppo socio economico del territorio diappartenenza. In altri termini l’apprendimento diffuso territorialmente, la propensione alcambiamento ed una nuova idea di “sviluppo” locale vuole far focalizzare l’attenzionedegli stakeholder territoriali su domande del tipo: Quali elementi del capitale sociale diquel territorio rappresentano i prerequisiti dello sviluppo locale? Quale ruolo hannol’istruzione e la formazione per la generazione di un “tessuto connettivo” su cui possacrescere e prosperare una società? Quali azioni formative occorrerebbe avviare affinchéle persone possano facilitare e supportare le dinamiche di sviluppo?
  12. 12. L’apprendimento territoriale15 riguarda, quindi, l’individuo, le comunità di appartenenza e il genius loci del territorio. I temi che caratterizzano le attività di riflessione e ricerca sono la cittadinanza competente e la partecipazione ai processi decisionali, nella dimensione sia soggettiva sia oggettiva. Indagare sul come apprendere un territorio può aiutare a comprendere le modalità con cui interpretare creativamente un “territorio” per la formazione alla cittadinanza, all’appartenenza, all’educazione e alla felicità pubblica, all’attorialità al posto dell’attesa passiva, del lamento, della recriminazione. In questo caso dei DES nel contesto marchigiano, caratterizzato da una dimensione piccola che favorisce le connessioni relazioni, stiamo immaginando funzioni ulteriori a quelle della messa in rete e relative alla sviluppo delle potenzialità del territorio e/o delle relazioni tra i vari soggetti che vi operano. Al tal proposito può essere utile introdurre alcuni elementi base del coaching.6. Dal business team coaching al coaching territoriale La federazione internazionale16 definisce il coaching come una partnership con i clienti che, attraverso un processo creativo, stimola la riflessione, ispirandoli a massimizzare il proprio potenziale personale e professionale. Grazie all’attività svolta dal coach, i clienti sono in grado di apprendere ed elaborare le tecniche e le strategie di azione che permetteranno loro di migliorare sia le performance che la qualità della propria vita. Il coach sostanzialmente è un professionista che ascolta, fa domande potenti, rispecchia, osserva, offre feedback attivi, propone strumenti ai suoi clienti. Il Ruolo del Coach Le caratteristiche ad elevate prestazioni esistono sia per gli individui, sia per i team, sia per le comunità locali. E’ compito del coach identificare i gap tra l’attuale posizione del team e quella nella quale si dovrebbe trovare. Un coach diventa partner del team per costruire ed attraversare il ponte che colma queste lacune. 15 S.Dini, opera citata 16 Cfr. http://www.icf-italia.org/fic/?p=62
  13. 13. Durante il viaggio del team17, il coach: Promuove un ambiente sicuro per la comunicazione aperta. Riconosce gli stili, le esigenze e gli impegni individuali che condizionano la dinamica del team. Usa valutazioni (es. PCSI®) per sviluppare una comprensione comune degli stili e delle preferenze comunicative dei membri del team. Riconosce attraverso l’intuito questioni e sensazioni vaghe che il team espone. Sfida il team dicendogli la verità basata sulla scoperta e sull’osservazione. Sviluppa i leader dei HIT18. Il coach presta molta attenzione ai comportamenti, alle azioni ed alle parole dei leader. In questo ruolo, il coach potrà modellare il coaching per i leader che in quel momento stanno plasmando le competenze dei propri team o comunità di appartenenza (ad es. il proprio GAS, amministrazione, realtà aziendale). Massimizza il potere dell’approvazione, del riconoscimento e della gratificazione nei confronti sia dei singoli sia dei team. Invita il team a stabilire delle normative per le gratificazioni e per i riconoscimenti che si basino sui desideri e sui comportamenti del team e non dei singoli. Incoraggerà la gratificazione tra pari e non, dal leader ad ogni membro del team. Dà il potere di fornire le proprie risposte e queste saranno in linea con gli obiettivi condivisi a livello territoriale e/o comunitario. Si focalizzerà sull’effetto che avranno il design e l’implementazione di iniziative a favore del cambiamento sulle persone, sulle strutture e sulle procedure. Valuterà anche quali strategie adottare per incrementare la capacità del team ad affrontare i cambiamenti. Esiste una distinzione tra il ruolo del coach e quello del consulente nel facilitare lo sviluppo dello sponsorship, nell’incrementare la dedizione dei titolari di quote di partecipazione e nel migliorare la comunicazione. Nello specifico, un coach contribuisce nel seguente modo: 17 Usiamo il termine team in senso esteso, quindi anche per intendere i vari opinion leader di un territorio che non hanno un alto livello o frequenza di attività in presenza, e che non collaborano necessariamente all’interno della stessa organizzazione, ma che si riconoscono responsabilità individuali e collettive, che condividono una chiara visione del territorio, una missione specifica ed una forte dedizione, e tendono a coordinare le proprie azioni territoriali. A tal proposito si veda il modulo di “Team Coaching” del corso Corporate Coaching di Corporate Coach U Italia e riferimenti al capitolo 8 “Team territoriale” 18 Cfr. High Initiative Team: Gruppo energico di persone dedite al raggiungimento di obiettivi comuni superando ostacoli e sfide con determinazione ed ottenendo dei risultati di successo. I membri del team si sostengono l’un l’altro per superare gli ostacoli.
  14. 14. Coach vs. Consulente Un coach ha appreso le abilità del coaching, ovviamente, e dei rapporti interpersonali (es. ascoltare, discernere, condividere, creare distinzioni, trasmettere messaggi, fare richieste, management, favorire shift e focalizzare sui risultati del cliente), mentre un consulente ha appreso abilità maggiormente inerenti l’ambito tecnico. Un coach si focalizza sull’ottenimento del successo da parte del cliente, mentre un consulente considera anche i propri interessi. Un coach fornisce al cliente il potere di trovare delle risposte mentre un consulente le fornisce di persona. Un coach si concentra su CHI mentre un consulente si concentra sul TASK. Un coach rappresenta un link vitale tra il team esecutivo del cliente ed un team con grande iniziativa per assicurare un cambiamento di successo, mentre il consulente si focalizza sul TASK. Un coach ha un ruolo esclusivo nella creazione e nel sostenimento di team ad elevata iniziativa, mentre un consulente si concentra esclusivamente sul lavoro del team. Le credenze sono il filtro attraverso il quale interpretiamo noi stessi ed il mondo che ci circonda. Sono le mappe che ci guidano e che influenzano il nostro modo di essere e di agire. Sono il frutto delle nostre esperienze, dell’ambiente in cui siamo nati e del territorio in cui siamo cresciuti. L’approccio di coaching può aiutarci a verificarle, a metterle in discussione ed, eventualmente, a svelarne gli elementi di crisi per favorirne un maggiore allineamento ai nostri valori ed ai nostri principi. Di seguito le principali differenze tra l’approccio del coach e quello del facilitatore: COACH FACILITATORE E’ focalizzato sulla persona Focalizzato sul processo Supporta il team a dare e ricevere feedback Aiuta il team a fornirsi feedback reciproco E’ nel team o comunque impegnato con il team Distaccato dal team Condivide il processo di apprendimento Gestisce il processo di apprendimento Fornisce supporto intellettuale emozionale e Catalizzatore – rimane distaccato operativo nel corso del cambiamento Reagente – apprende o cambia attraverso il Dialogo diretto – la struttura del dialogo emerge processo dalle osservazioni del facilitatore Dialoga apertamente Comprende le dinamiche del team Lavora nelle dinamiche del team Concorda sulla direzione sul metodo Raggiunge risultati individuali e di gruppo. Facilita il raggiungimento degli obiettivi del gruppo
  15. 15. I percorsi di coaching sono veri e propri programmi individuali di allenamentofinalizzati a migliorare l’efficacia di performance19. Più frequentemente sonopercorsi destinati ai manager delle nostre organizzazioni e a coloro i quali ricopronoruoli chiave per i risultati dell’impresa. La filosofia di fondo di tali percorsi è quella dipotenziare il singolo, di favorire una sua spinta in sicurezza di sé (confidence boost) e diautoconsapevolezza affinché la persona possa essere concretamente driver del proprioprocesso di sviluppo competenze (autoresponsabilizzazione) e della propriaemployability. Nelle classiche organizzazioni profit, l’attesa nei confronti dei manager è cheassicurino i risultati di business in contesti di alta variabilità, bassa previsionalità,spesso in presenza di vincoli di budget, tempo e risorse. Ciò che serve oggi alleorganizzazioni per vincere le sfide e ottenere il successo è che il management, gliuomini e le donne in ruoli chiave creino commitment, ispirino le persone per motivarle,costruiscano e consolidino nel tempo una rete di rapporti fondati sulla fiducia. In questoquadro si sviluppa la domanda crescente di coaching da parte delle aziende a livelloplanetario ed anche in Italia20. Tra le foucaultiane tecnologie del sé (τεχνή: arte, opera, lavoro) oggi utilizzate nelmondo occidentale, ossia “le tecnologie che permettono agli individui di eseguire coipropri mezzi o con l’aiuto degli altri un certo numero di operazioni sul proprio corpo esulla propria anima – dai pensieri, al comportamento, al modo di essere – e di realizzarein tal modo una trasformazione di se stessi allo scopo di raggiungere uno statocaratterizzato da felicità, purezza, saggezza, perfezione”, possiamo distinguere tracoaching, counseling, mentoring, tutoring e psicoterapia. Le differenze riguardanogli obiettivi e i bisogni, il ruolo degli attori, il setting e di conseguenza l’articolazionedell’intervento.19 Tratto da “Le tecnologie del sé: il coaching per migliorare l’efficacia di performance e l’empowerment” di SilvanaDini 20 Cfr. ICF Global Consumer Awareness Study. Condotto in modo del tutto indipendente da International SurveyUnit di PwC (sono state intervistate complessivamente 15.000 persone in 20 paesi di Africa, Asia, Europa, Nord Americae Sud America), anche in Italia l’indagine ha avuto un buon bacino di intervistati (750 persone dai 25 anni un su). Nelnostro Paese, infatti, il 26% degli intervistati dichiara di avere una discreta conoscenza del professional/businesscoaching (l’8% dichiara di avere una conoscenza “buona”) e di conoscere l’ICF e il suo ruolo istituzionale (5% loconosce molto bene; 22% lo conosce discretamente). Per approfondimenti www.coachfederation.org/works
  16. 16. 7. Contributo distintivo del coaching Il processo di coaching è un percorso con e per il singolo nell’organizzazione21. Il perché e le motivazioni sono guidati classicamente dall’organizzazione che decidedi investire in modo mirato sui suoi collaboratori, il cosa è guidato dal coachee; muoveda ciò che la persona percepisce come esigenze, desideri, obiettivi nel contesto e nelruolo in cui opera; valorizza i diversi modi di apprendere, “sentire”, provare, rischiare;valorizza l’unicità e le differenze di ciascuno. Nel processo di coaching cade il tabù secondo il quale prendersi cura di sé(έπίμέλεσται έαυτόν), occuparsi delle proprie scelte, linee di azione, paure sia daconfinare nella solitudine della sfera privata, peraltro continuamente deprivata di tempoe di energie da dedicarvi. Il metodo è strutturato di conseguenza: 1to1, carattere di confidenzialità, l’uso delledomande, etc… Figura 1 Tratto da "Come diventare un coach professionista" di Life Coach Lab In particolare il processo di coaching supporta e facilita il cliente (detto anchecoachee)  nell’esplorare differenti letture delle situazioni e delle proprie risorse e bisogni  nell’attivare, mobilitare, valorizzare l’uso delle risorse migliori, riconoscendo le  emozioni alleate da quelle nemiche  nel progettare e realizzare le sue soluzioni  nel consentirne un uso più consapevole21 S. Dini, op. citata
  17. 17. Il processo di coaching usa e valorizza come palestra le sfide e gli “accidenti” diogni giorno e nel quotidiano facilita l’esplorazione di prospettive diverse, ilpotenziamento della personale fiducia in sé, le possibilità di imparare dagli errori e dipercepire che il contesto può essere fonte di benessere e non subito. Nell’attività di coaching si realizza un rapporto di partnership con il coachee per:  concentrare l’attenzione e non disperdere energie  rendere chiari, consistenti ed allineati (alla situazione e alle possibilità del coachee) gli obiettivi  definire le strategie, trovare o inventare con consapevole creatività le soluzioni, le azioni da intraprendere e i comportamenti da adottare  aiutare a riconoscere le strategie da cambiare e modificare flessibilmente le azioni in corsa se la situazione lo richiede, valorizzando, capitalizzando i successi ma anche gli errori  prendere decisioni, pianificare le azioni coerenti a realizzare i cambiamenti voluti Il processo di coaching è un percorso di allenamento (ad lena), il successo è unamaratona, non uno sprint, un processo non un evento; nel linguaggio degli ingegneri, èla gestione di un progetto di sviluppo di se stessi; anche su questo aspetto il metodo èarticolato di conseguenza: scansione, durata degli incontri, il meccanismo delle reviewdei piani di azione etc… Nell’attività di coaching il rapporto di partnership con il coachee promuove:  l’utilizzazione dei feedback dei pari, dei collaboratori e dei capi  l’esperienza di “mettersi in gioco”, di uscire dalla comfort zone  l’ identificazione di continui nuovi fronti di miglioramento  l’atteggiamento di alzare progressivamente lo standard della performance 8. Il team coaching nel contesto territoriale e nella creazione dei DES- Distretti di Economia Solidale Lo svolgimento di dette funzioni, soprattutto se realizzate in maniera ricorrente dadeterminate persone, presuppongo un team di lavoro specifico, assegnando veri e propriruoli, in questo caso di analisi, nella conduzione del processo di DES. In alcuni percorsi
  18. 18. locali li abbiamo chiamati comitati promotori, consigli distrettuali, forum gestionale,tavolo, gruppo motore ….del DES! In generale possiamo riconoscere che, anche terminologicamente, queste esperienze,dal punto di vista organizzativo, come detto, rappresentano il passaggio dall’esecuzionedi funzioni all’identificazione di ruoli, quindi affidati a determinate persone, mentre dalpunto di vista socio-politico presumono la volontà di organizzare efficacemente ilmovimento di base fatto di esperienze autogenerate. Su questo crinale, ovvero sullacapacità di organizzare il movimento delle economie solidali, rendendo sinergiche lereti di pratiche e di competenze ed avviando significativi processi di DES, siamoconvinti si giochi parte rilevante che credibilità delle economie solidali nell’offrire unmodello socio-economico realmente alternativo e praticabile localmente.Ciò che caratterizza un team, come accennato nel 6° capitolo, è:  Interdipendenza: la dipendenza di un individuo da un altro per la realizzazione di compiti definiti non costituisce un team. Ma per diventare un team gli individui devono collaborare attivamente per gestire insieme il processo piuttosto che lasciarsi gestire da esso.  Obiettivo comune: fine comune, direzione condivisa che ispiri il team. Gli obiettivi inviduali, quindi, sono bilanciati ed integrati nell’obiettivo comune  Integrazione delle persone: il gruppo è molto di più della somma delle parti  Responsabilizzazione collettiva: hanno tutti la stessa comprensione di cosa sarà il risultato del lavoro.  Senso di appartenenza: pur non interagendo i membri devono avere una percezione collettiva della loro unità Siamo abituati a pensare il coaching per le squadre di football americane o per legrandi multinazionali che hanno sempre molti soldi da spendere per migliorare leperformance. Ma cosa accadrebbe se le competenze tipiche di un coach fossero rivolteagli opinion leader ed ai portatori di interesse del territorio? Se, invece che al CDAaziendale o dal middle management di una corporation, il team di lavoro fossecomposto da gasisti, produttori e magari anche dai funzionari e dagli amministratoridegli enti locali? Oltre all’asimmetria informativa tra i vari soggetti, che abbiamo detto superabile giàcon funzioni di facilitazione della rete, potremmo avere un’analisi critica condivisa tra i
  19. 19. suddetti soggetti dis-omogenei. E quindi è possibile chiarire la situazione di partenza(ad es.: livelli e tipologie produttive, livello di rete tra i GAS ed i comitati mensa, livellodi sinergia tra le amministrazioni locali). Con strumenti come l’EASW 22 e l’OSTpossiamo aiutare il territorio a definire scenari condivisi o desiderabili, e favorire unapartecipazione diretta dei soggetti nei processi di governance. Da anni gli scienziati cidicono, infatti, che l’autorganizzazione gioca un ruolo fondamentale nel funzionamentodei sistemi fisici e chimici, gli scaffali delle nostre librerie continuano a riempirsi ditesti che raccontano di aziende che hanno costruito il proprio successo aprendo lo spazioorganizzativo all’iniziativa ed alla responsabilità dei propri dipendenti. Qui le funzionidi coaching possono favorire l’innalzamento della consapevolezza rispetto agli obiettivi,facendoli diventare, come si diceva, SMART, ed anche favorendo una più attentavalutazione dei costi-benefici ed in particolare visualizzando chiaramente la situazionedesiderata. Provate a chiedere ad un produttore il livello di produzione ottimo per la suaazienda: potrebbe indicarvi una quantità precisa di finocchi, in termini di quintali/anno,di resa per ettaro e forse anche di prezzo finale che assicura un’adeguata remunerazionedei fattori produttivi, persino costruendo un prezzo trasparente e, quindi, esplicitando ilvalore aggiunto e la remunerazione dei vari fattori. Ma provate a verificare il suo livellodi assertività rispetto alla tipo di sistema produttivo in cui gli piacerebbe inserirsi,sviluppando quali sinergie con gli altri soggetti produttivi, ed esplicitando quale livellodi responsabilità concreta rispetto a vari stakeholders territoriali? Il coaching, anziché guidare i partecipanti in un processo territoriale esercitando uncontrollo sul gruppo, sui risultati e sul processo stesso, come fanno a volte le funzioni dicoordinamento al di là dello stile di leadership delle persone che svolgono questo ruolo,lascia spazio alla passione, agli interessi ed alla responsabilità delle persone,sviluppando le potenzialità dei partecipanti al processo e delle interazioni tra questi e,soprattutto, credendo nella loro capacità di ottenere quello di cui hanno bisogno. Perdirla con l’AIF23 “La formazione alla cittadinanza trae la sua essenza dalla22 LEuropean Awareness Scenario Workshop, noto anche con lacronimo EASW, è un metodo natoin Danimarca finalizzato alla ricerca di un accordo fra i diversi gruppi di portatori di interessi in ambito locale conlobiettivo del raggiungimento di una definizione consensuale di città sostenibile. Il campo dapplicazione originale èquello dellurbanistica partecipata ma in seguito il metodo è stato utilizzato in ambiti diversi, sviluppo locale, attivazionedi percorsi di cambiamento organizzativo e innovazione e ricerca. Nel 1994 anche la Commissione Europea ha attivatouniniziativa basata su questo metodo, chiamata TDSP ("Training and Dissemination Schemes Project"), che ha lo scopodi esplorare nuove metodologie per favorire linnovazione in ambito sociale attraverso la definizione di metodi piùefficaci di divulgazione di una serie di "best practices" in ambienti culturali e politici diversi e lidentificazione distrumenti per la divulgazione del know-how correlato.23 Associazione Italiana Formatori: stralcio tratto da convegno nazionale del settore per l’apprendimento territoriale 13-14 maggio 2011
  20. 20. valorizzazione della cultura dei luoghi quale elemento per il rafforzamento dei legamiesistenti tra l’ambiente economico, sociale e tecnologico in cui la persona vive. La sola coerenza pedagogica, che esuli dal contesto sociale della persona, nonfornisce risposte adeguate alle richieste individuali e collettive, né ai bisogni disviluppo economico e sociale dei differenti territori. L’elemento più importante delprocesso educativo alla cittadinanza è la ricchezza culturale dei luoghi. La formazionedeve quindi riconoscere le contraddizioni sociali e i focolai d’incendio, affinché possadivenire espressione stessa della realtà in rapida trasformazione. Un fattore comune è la corresponsabilità di tutti i cittadini di un territorio nellarealizzazione di livelli accettabili di qualità della vita e nello sviluppo di capacitàgeneratrici di felicità e lavoro”. In sintesi allora un approccio di coaching territoriale può aiutare i vari soggetti cheintendono avviare un processo di DES a:1. identificare il Focus ed a chiarire gli obiettivi, per avere una visione chiaramente condivisa e motivazioni all’azione forti e strutturate2. utilizzare gli strumenti migliori per il successo individuando, sintetizzando e condividendo le buone pratiche, scegliendo un mentore, sia esso un GAS o un produttore esperto che ci sostenga nel cambiamento3. allineare ed integrare i risultati, conquistando una nuova vocazione territoriale, alimentando nuovi settori e metodologie produttive, chiudendo filiere locali sostenibili4. identificare e riducire la distanza tra il punto A ed il punto B Chi apprende in un “ambiente d’apprendimento” autentico, si impegna in una molteplicità di attività differenti nel perseguimento di altrettanto molteplici obiettivi di apprendimento, con il formatore a svolgere il ruolo di allenatore (coach) e di facilitatore (Perkins,1991) 9. Considerazioni finali e possibili ostacoliLa costruzione di sistemi esperti e di una fiducia sistemica, come si sa, non ènecessariamente un processo lineare. Siamo persuasi nel ritenere che questa finalità,almeno a livello territoriale e tra gruppi di persone che hanno a cuore il proprio
  21. 21. territorio ed una chiara visione condivisa, sia perseguibile e sostenibile con unapproccio coaching oriented24.Proprio perchè “non sia arriva al solidale da un unico sentiero, né da una stradanecessariamente condivisa, né, occorre dirlo, irreversibile o esclusiva”, è necessaria unacostruzione di senso negoziata a partire da una consapevolezza diffusa ed, in particolare,basata su uno scenario condiviso. Su questo, nelle nostre esperienze dirette di coachingterritoriale25, abbiamo incontrato, in alcuni casi, la resistenza delle storie individuali apercepirsi o a riconoscersi in percorsi collettivi o reticolari. Per poterci proporrel’incontro tra culture e generazioni differenti è necessario sapere riconoscere i propri edaltrui presupposti culturali per sapere individuare le proprie convinzioni, sia quandolimitanti, e quindi da sottoporre a revisione, sia per saperle distinguere all’interno di unventaglio di opzioni varie e tutte legittime. Un nuovo paradigma culturale si fa strada inquesti contesti territoriali così profilati: Vecchio paradigma Nuovo paradigma Crescita illimitata Sostenibilità Regole imposte Valori interni Paura Fiducia Quantità Qualità Eccessi Quantità sufficiente Insegnamento Apprendimento In/dipendenza Interdipendenza Successo Servizio Controllo della natura Sistemi naturaliVolendo rendere prassi un nuovo panel di valori, in realtà non del tutto sconosciuto allepenultime generazioni, si sente la necessità di allineare le pratiche e le azioni quotidianeal sistema di convinzioni ecosol poggiato su un nuovo sistema di valori condivisi. Unanuova visione chiara, condivisa, di lungo termine, che non prescinda dai diritti delle 24 Cfr. il caso di Life Coach Italy in allegato25 Si fa riferimento, in particolar modo, al coordinamento del progetto “Economie solidali nelle Marche: situazioneattuale e scenari evolutivi” e del progetto “Azioni verso il DES maceratese”
  22. 22. generazioni future e che identifichi l’ipotesi di sostenibilità come un’opportunità darealizzare e non come un vincolo da eludere.In questo movimento post ideologico i soggetti ecosol surfano tra i vari ambiti dellapropria vita ed anche tra questi sentono la necessità di identificare e raggiungere unmaggior allineamento. Il driver che, ad esempio, istruiscono le scelte lavorative edaziendali, provengono spesso dalla sfera personale ed, in particolare, da quella degliinteressi, più che dalle regole macroeconomiche. Cosa c’è economicamente vantaggiosonel lasciare piante secolari nel campo da arare, nella cura e nella passione per le attivitàproduttive che non siano immediatamente visibili all’acquirente e traducibili in maggiorvalore monetario, o nell’aspettare pazientemente un socio ritardatario per la consegnadella spesa distribuita presso la sede del GAS? Faremmo inutile fatica se volessimocercare di quantificare questo valore al di fuori di una struttura motivazionalefortemente basata sulla coincidenza tra interessi collettivi e personali, e quindi su quellesi potrebbero contestualizzare come scelte politiche. Supportare i singoli, i GAS e leaziende e le realtà simili nell’azione di districarsi tra interessi commerciali, privati,individuali e collettivi nell’aspirazione congiunta di costruire e tutelare beni comuni è ilruolo del coach, favorendo consapevolezza e responsabilità.Visto che il coaching si propone come una professione eticamente orientata 26 eprofondamentamente basata sulla centralità della persona, sull’essere presenti qui edora, sul risveglio delle potenzialità sopite, sul favorire l’autostima e la sicurezzapersonale, traducendo in fatti valori come la libertà e la responsabilità, ci sembraevidente che non possa sottrarsi dall’interazione con questi movimenti culturali edeconomici, almeno nel proprio contesto territoriale. 26 http://www.icf-italia.org/fic/?page_id=133
  23. 23. Allegato: Il Caso di Life Coach Italy nello sviluppo terriatoriale coachingoriented Il Coaching come strumento innovativo di sostegno e sviluppo del networkterritoriale: il progetto A.C.T.I.O.N., un caso di successo nella PubblicaAmministrazione COACH: Giovanna Giuffredi, PCC (Professional certified Coach ICF), Psicologadel lavoro, Life, Career e Business Coach, Responsabile scientifica di Life Coach Italy,consulente senior del Cles s.r.l. e di organismi pubblici e privati. Life Coach Italy - Via Michelangelo Peroglio, 16 – Roma, 00144 Email: giovannagiuffredi@lifecoachitaly.it - Website: www.lifecoachitaly.it SITUAZIONE: Il progetto ACTION (Azioni Comuni sul Territorio per l’Innovazione,l’Occupazione e il Network), finanziato dal F.S.E., art. 6 - Misure Innovative, ha avutol’obiettivo di definire una strategia locale per l’occupazione, sperimentando AzioniPilota. Capofila la Provincia di Campobasso, in partnership con il Cles s.r.l., CosmoServizi e il Patto territoriale per il Matese, il progetto ha potuto contare su unpartenariato ricco e articolato di soggetti istituzionali sul territorio. Giovanna Giuffredi èstata la Project Manager, Executive e Team Coach di Azioni Pilota. Focus: rendere il partenariato attivo e realizzare iniziative condivise e partecipate. Metodologia: azioni integrate, attraverso indagini preliminari, definizione di unpiano d’azione locale per l’occupazione, incontri assembleari, riunioni a piccoli gruppi,sessioni di Team Coaching per gruppi omogenei, formazione, progettazione condivisadi interventi, realizzazione di Azioni Pilota. Strumenti: sessioni di Team ed Executive Coaching, griglie di auto-analisi e di auto-candidatura, materiali didattici e informativi. Punti deboli: resistenze culturali ad accettare inizialmente approcci e metodologienuove, rispetto alle prassi consolidate. Punti di forza: un terreno “vergine” su cui sperimentare azioni innovative INTERVENTO Nell’ambito del progetto ACTION, l’approccio Coaching oriented è stato un comunedenominatore, facendo riferimento al Diversity Management, un processo gestionale dicambiamento, che ha lo scopo di valorizzare e utilizzare pienamente il contributo,
  24. 24. unico, che ciascun individuo/organizzazione può portare per il raggiungimento degliobiettivi prefissati, e che contribuisce ad attrezzare al meglio lorganizzazione di frontealle sfide e ai cambiamenti da affrontare. Affrontare il tema della diversity a livello individuale e organizzativo ha significatostrutturare delle occasioni formative e di confronto, che hanno consentito alle personedi avviare un processo di consapevolezza dei propri bisogni e necessità. Infine, per favorire la coerenza delle azioni progettate, in funzione della complessitàdelle variabili, si é fatto riferimento al Project Cycle Management (PCM), un approccioche opera nell’ambito di processi convergenti che tutelano la coerenza interna delleazioni messe in essere. Si tratta di azioni multidirezionali, che tengono conto dellacomplessità. Il principale strumento di progettazione e gestione del contesto del PCM èil Quadro Logico, che permette una rigorosa gestione del processo che, dai problemi darisolvere, conduce allidentificazione di obiettivi e risultati e consente ai vari attori dipartecipare alla definizione di un itinerario trasparente, oltre che logico, utilizzandoconcetti e linguaggi comuni. Le domande chiave della logica dell’intervento sono leseguenti: Di che cosa c’è bisogno? Che cosa si vuole modificare? Come utilizzare le risorse disponibili? Perché le prassi ordinarie non hanno prodotto gli effetti desiderati? Che cosa manca per fare qui ed ora le cose possibili e desiderabili? Attraverso strategie di Team Coaching, gli stakeholders sono diventati protagonistidi un’Azione Pilota di forte servizio e impatto sulla popolazione locale, definendoMIssion e Vision:Mission condivisa ha riguardato i seguenti aspetti: Ottimizzare le esperienze dei singoli partner Sperimentare nuove metodologia di lavoro in rete Consolidare la rete tra i sistemi della formazione, dell’istruzione, del lavoro e dei Centri per l’Impiego locali Sviluppare l’occupabilità sul territorio.Vision condivisa ha individuato le seguenti azioni: Avvicinare i giovani al mondo del lavoro Rendere i giovani consapevoli delle loro potenzialità
  25. 25.  Valorizzare un processo locale sinergico per lo sviluppo economico locale Investire nella forza lavoro del domani: i giovani RISULTATI L’approccio Coaching oriented é da intendersi come un aspetto innovativo delprogetto che ha favorito una graduale consapevolezza delle potenzialità locali e lacondivisione di obiettivi e strategie comuni, attraverso il coinvolgimento attivo econcertato dei numerosi e diversificati attori socio-economici del territorio diriferimento provinciale (associazioni di categoria, sindacati, consorzi di sviluppo, EntiLocali, enti di formazione ed istruzione, Università del Molise ecc.). Gli stessi,fattivamente interessati nell’elaborazione del Piano locale per l’occupazione, hannocondiviso l’analisi e la realizzazione di tutte le azioni sperimentali. L’impatto è statoampio e diffuso su tutto il partenariato coinvolto e sulla popolazione, in termini e diampliamento delle conoscenza delle opportunità e risorse offerte dal territorio e disviluppo dell’occupabilità locale. La sperimentazione di un nuovo modello diapplicazione per il sostegno e lo sviluppo di network territoriali, nell’ ambito diinterventi nella Pubblica Amministrazione, ha favorito la sostenibilità e la diffusionedegli interventi realizzati. E’ stata, infatti, posta una cura particolare alla trasmissione dimetodologie e strumenti, tale da consentire la realizzazione di successive edizioni di taliiniziative. Il partenariato locale è divenuto il “motore del cambiamento” nell’ambitodella strategia locale per l’occupazione. A seguito di valutazione esterna, il Progetto èstato inserito tra le Buone Prassi nell’ ambito dei progetti finanziati dalla ComunitàEuropea. Presentazione breve dell’autoreFacilitatore di reti e di processi territoriali, da oltre 20 anni si occupa di facilitazione del cambiamentoattraverso la consulenza, la formazione e, recentemente, con il coaching.Dopo la laurea in Economia e Commercio si è specializzato in Intercultura ed haconseguito il Master di 2° livello nella gestione dei servizi formativi.Ha insegnato per 3 anni presso la Facoltà di Scienze Politiche di Macerata sutemi quali: la responsabilità sociale d’impresa, le economie sostenibili e solidali,i nuovi modelli di sviluppo territoriale e d’impresa.Dal 2010 è iscritto all’albo dei valutatori sociali di Banca Popolare Etica. Hacollaborato come freelance con enti locali, ONG, organizzazioni del terzosettore e reti aziendali, anche a livello internazionale.E’ socio dell’International Coach Federation dal 2009 e dal 2010 è titolare delladitta Fair Coach. Attualmente è team coach in progetti di ricerca con le 4Università marchigiane e di sviluppo territoriale con la Provincia di Macerata.E’ coautore de “Il capitale delle relazioni”, ediz. Altreconomia ed “aDESso. Economie solidali e cittadiniconsapevoli”, ediz. Cattedrale.

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