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Contatto: La croce alla stazione degli autobus

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Contatto: La croce alla stazione degli autobus

  1. 1. LA CROCE ALLA STAZIONE DEGLI AUTOBUS Pasqua a Gerusalemme IL FORESTIERO MISTERIOSO Come faceva a sapere? IL TEMPO DELLA FINE Il ritorno del Re Speciale Pasqua CAMBIA LA TUA VITA | CAMBIA IL TUO MONDO ontatto Poste Italiane - Spedizione in A.P.-art.2 Comma 20/c Legge 662/96 Brescia
  2. 2. ontatto DETTO TRA NOI Se ti interessa ricevere altri numeri di Contatto, se desideri abbonarti o se vuoi ordinare altre nostre pubblicazioni a sfondo biblico, scrivici, telefonaci o mandaci una e-mail oggi stesso. Abbiamo a tua disposizione un vasto assortimento di pubblicazioni e prodotti audiovisivi per nutrire l’anima, sollevare lo spirito, rinforzare i legami familiari e offrire momenti di divertimento ai bambini. Puoi rivolgerti ad uno dei nostri distributori o ad uno dei seguenti indirizzi: Progetto Aurora Redazione di Contatto C.P. 10409 20110 Milano e-mail: contatto@activated.org progettoaurora@tin.it Le pubblicazioni sono disponibili in altre lingue presso: Activated Europe Bramingham Pk. Business Ctr. Enterprise Way Luton, Beds. LU3 4BU England activatedEurope@activated.org www.activatedeurope.com +44 (07801) 442-317 Visita il nostro sito Web internazionale (in inglese) www.activated.org © 2006 Associazione Progetto Aurora Tutti i diritti riservati direttore responsabile direttore di redazione design redattore capo traduzioni a cura di Anno IV, Numero 4 Antonio Quaranta Keith Phillips Giselle LeFavre Aron Rossi Progetto Aurora Mentre lavoravo su questo numero di Pasqua, ho letto le argomentazioni di entrambe le posizioni nel dibattito se la Risurrezione sia realmente accaduta o solo un mito. La mia sorpresa più grande è stata che la logica sembra essere dalla parte di chi crede nei resoconti dei quattro Vangeli e degli Atti degli Apostoli. Ci credo da anni, ma più per una questione di fede che di logica. Gli scettici dicono che è completamente illogico credere nella storia di una persona che fu brutalmente giustiziata, poi sigillata in una tomba per tre giorni e tre notti, per dopo tornare in vita e apparire ai suoi amici e seguaci. Ma è davvero così? Un’ipotesi che trovo particolarmente interessante è la seguente: sia i credenti che gli scettici riconoscono che i discepoli di Gesù erano disposti a rischiare la vita per sostenere la loro storia di vari incontri con il Salvatore risorto. Ricordate, poi, che si trattava delle stesse persone che per loro stessa ammissione erano state scoraggiate, in preda ai dubbi e che si erano nascoste per paura di morire solo pochi giorni prima di rivederlo e cominciare a diffondere dovunque quella storia. Era un’invenzione? Sarebbero stati disposti a soffrire, come fecero, le conseguenze di un’invenzione – percosse, prigione e perfino la morte? Come la mette uno studioso, “Sotto una pressione del genere i bugiardi confessano i loro imbrogli e tradiscono i loro complici”. I discepoli di Gesù no. Evidentemente credevano nelle cose che predicavano. Lo stesso fece l’apostolo Paolo che era stato tra i più feroci persecutori dei discepoli fino a che Gesù risorto non gli apparve sulla via di Damasco. Per Paolo e per gli altri testimoni oculari non era questione di ragione o di logica, nemmeno di fede cieca, ma di esperienza. Tutti quanti avevano avuto un’esperienza con il Salvatore risorto. Anche a me è successo. No, Gesù non mi è apparso in forma fisica, ma la mia esperienza con lui è stata altrettanto reale e meravigliosa. Come dice un vecchio inno, “Mi chiedi come so che vive? Egli vive nel mio cuore!” contatto anno IV, numero 4
  3. 3. D a piccoli, mio fratello ed io bisticciavamo spesso. Ci davamo spintoni, ci dicevamo parolacce e a volte ci prendevamo perfino per i capelli. Quando la mamma ci vedeva così, faceva di tutto per farci smettere. Ci spiegava affettuosamente perché non dovevamo farlo, ci sgridava, a volte ci puniva. Ogni tattica funzionava per il momento, ma prima o poi mio fratello ed io ricominciavamo. Un giorno la mamma non ne poté più. Vedevamo la rabbia e il dolore nelle sue lacrime ed eravamo sicuri che saremmo stati casti- gati severamente. Invece cominciò a picchiare se stessa. Si diede sberle sulla faccia, si tirò i capelli. Era così arrab- biata che aveva bisogno di sfogarsi, ma ci voleva troppo bene per darci quel che meritavamo. Così subì le conseguenze della sua stessa indignazione. È quel che fece il nostro Padre cele- ste per i suoi figli disubbidienti duemila anni fa. Erano caduti in peccati d’ogni tipo. Facevano cose che sapevano gli sarebbero dispiaciute, ma le facevano lo stesso. Lui li ammonì affettuosa- mente, ma essi non gli diedero retta. Li avvertì attraverso i profeti, ma essi risero di loro. Quando si trovarono nei guai e invocarono il suo aiuto, lui venne sempre in loro soccorso – solo per essere rigettato di nuovo non appena il loro bisogno del suo aiuto non era più così evidente. E non si limitarono a farlo una volta, ma più e più volte. E natural- mente noi siamo altrettanto colpevoli. Poi arrivò il momento in cui il dispia- cere di Dio divenne così intenso che non riusciva più a sopportarlo, ma allo stesso tempo amava troppo i suoi figli per far sentire loro tutto il peso della sua ira. Così fece il sacrificio più grande che un genitore possa fare. Mandò il suo stesso Figlio diletto a pagare il prezzo dei nostri peccati. Gesù prese forma umana, venne sula terra e visse in mezzo a noi. Non venne per imporre la giustizia, ma come un “uomo di dolore”, ad essere umiliato e rifiutato dalla maggior parte della gente che era venuto ad aiutare. Fu tradito dal suo stesso popolo. Fu picchiato, scher- nito, gli sputarono addosso. Alla fine diede la sua vita per salvare la nostra. “Poiché Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio, affin- ché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna” (Giovanni 3,16). ■ (SUKANYA KUMAR È UN LETTORE DI CONTATTO IN INDIA). Dio ha tanto amato il mondo… DI SUKANYA KUMAR CoNTATTo ANNo IV, NUMERo 4 3
  4. 4. Q uasi duemila anni fa, Gesù Cristo fu crocifisso in quel paese che oggi si chiama Israele, per ordine di Ponzio Pilato, il governatore romano della Giudea, a quei tempi una provincia dell’impero. Gesù era stato falsamente accusato dal sommo sacerdote giudeo e da altri capi religiosi giudei di bestem- mia contro la religione ebraica. Per la legge romana ciò non era reato e Pilato era incline a rilasciare Gesù. Quando però gli fu ricordato che la tolleranza nei riguardi di un possibile agitatore poteva essere interpretata come slealtà verso Roma, udendo il frastuono solle- vato da una folla sobillata che esigeva la crocifissione di Gesù, Pilato cedette alle richieste degli accusatori. L’esecuzione ebbe luogo immediatamente prima della festività della Pasqua ebraica. Alcuni documenti arabi datati intorno al decimo secolo contengono il seguente racconto, attribuito allo sto- rico ebreo Giuseppe Flavio (37?–100? d.C.): A quei tempi v’era un uomo saggio di nome Gesù e la sua condotta era buona ed era noto come persona virtuosa. E molti tra i Giudei e gli uomini di altre nazioni divennero suoi disce- poli. Pilato lo condannnò a morire mediante la crocifissione. E quelli che erano diventati suoi discepoli non abbandonarono la loro lealtà verso di lui. Riferirono che era apparso loro tre giorni dopo la sua crocifissione e che era vivo. Per questo crede- vano che era il Messia, di cui i profeti avevano detto meraviglie. Questo è il racconto degli avvenimenti successivi alla morte di Gesù, fatto da Matteo, uno dei suoi discepoli: E il giorno seguente [alla crocifissione di Gesù] i capi dei sacerdoti e i farisei si riunirono presso Pilato, dicendo: «Signore, ci siamo ricordati che quel seduttore, quando era ancora in vita, disse: “Dopo tre giorni io risusciterò”. Ordina dunque che il sepolcro sia ben custodito fino al terzo giorno, che talora non vengano i suoi discepoli di notte a rubare il corpo e poi dicano al popolo: ‘Egli è risuscitato dai morti’; così l’ultimo inganno sarebbe peggiore del primo”. Ma Pilato disse loro: “Voi avete un corpo di guardia; andate, e assicurate il sepolcro, come vi sembra meglio”. Essi dunque andarono e assicurarono il sepolcro e, oltre a mettere la guardia, sigillarono la pietra. Ora, alla fine dei sabati, all’alba del primo giorno della settimana, Maria Maddalena e l’altra Maria, andarono a vedere il sepolcro. Ed ecco, si fece un gran terremoto, perché Gli AVVENIMENTI della P 4 CoNTATTo ANNo IV, NUMERo 4
  5. 5. I a PASQUA un angelo del Signore, sceso dal cielo, venne e rotolò la pietra dall’apertura del sepolcro e si pose a sedere su di essa. E il suo aspetto era come di folgore e il suo vestito bianco come la neve. E, per lo spavento che ebbero di lui, le guardie tremarono e rimasero come morte. Ma l’angelo, rivolgendosi alle donne, disse loro: “Non temete, perché io so che cercate Gesù, che è stato crocifisso. Egli non è qui, perché è risorto, come aveva detto; venite, vedete il luogo dove giaceva il Signore. Presto, andate a dire ai suoi discepoli che egli è risorto dai morti; ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete; ecco, io ve l’ho detto”. Esse dunque si allontanarono in fretta dal sepolcro con spavento e con grande gioia; e corsero a darne la notizia ai suoi discepoli. E mentre andavano per dirlo ai discepoli, ecco Gesù venne loro incontro e disse: “Salve!”. Allora esse, accosta- tesi, gli strinsero i piedi e lo adorarono. Quindi Gesù disse loro: “Non temete, andate ad annunziare ai miei fratelli che vadano in Galilea e che là mi vedranno”. Mentre esse andavano, ecco alcuni della guardia giunsero in città e riferirono ai capi dei sacerdoti quanto era accaduto. Questi allora, radunatisi con gli anziani, deliberarono di dare una cospicua somma di denaro ai soldati, e dissero loro: “Dite: i suoi disce- poli sono venuti di notte, e l’hanno rubato mentre noi dormivamo. E se poi la cosa verrà agli orecchi del governatore, lo placheremo noi e faremo in modo che voi non siate puniti”. Ed essi, preso il denaro, fecero come erano stati istruiti, e questo detto si è divulgato fra i Giudei, fino ad oggi. Ora gli undici discepoli andarono in Galilea, sul monte che Gesù aveva loro indicato e, vedutolo, lo adorarono, alcuni però dubitarono. Poi Gesù si avvi- cinò e parlò loro dicendo: “Ogni potestà mi è stata data in cielo e sulla terra. Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente”. ■ —MATTEO 27,62-66; 28,1-20 CoNTATTo ANNo IV, NUMERo 4 5
  6. 6. ERAVAMO SOLO AD UN PAIO D’ORE DI CAMMINO DA GERUSALEMME, ma eravamo partiti tardi e Mattia ed io avremmo dovuto andare di fretta per arrivare a casa prima del buio. Stavamo cercando di allontanarci un po’ dai ter- ribili avvenimenti degli ultimi giorni, ma li sentivamo ancora troppo vicini. “Mi chiedo se fosse veramente il Messia”, dissi. “Chiaramente il Messia non sarebbe stato giustiziato come un criminale qualsiasi”. “Cleopa, come avrebbe potuto il Messia lasciarsi uccidere così?” “Doveva liberarci dai nostri oppres- sori. L’aveva promesso fin dall’inizio — o almeno è quel che pensavamo”. “Non mi sarei mai aspettato che finisse così”, disse Mattia. “Ancora non so se credere o no alle donne che sono andate alla tomba. Hanno portato un bagliore di speranza quando sono entrate nella stanza in cui eravamo riuniti, emo- zionate e senza fiato, ma…” “Anche Pietro e Giovanni hanno visto la tomba vuota e ci credono. Per lo meno Giovanni ci crede”, dissi al mio amico. “La gente dice che abbiamo portato via il suo corpo mentre le guardie dormivano … che abbiamo inscenato la sua risur- rezione. Sappiamo che non è vero, perché nessuno di noi se ne andato all’insaputa degli altri, ma qualcun altro potrebbe aver preso il suo corpo …” La nostra discussione aveva preso un ciclo vizioso. Cos’era davvero successo al corpo di Gesù? Fummo interrotti dal rumore di passi alle nostre spalle. Qualcuno aveva ancora più fretta di noi. “Perché siete così tristi?” chiese l’uomo, con un tono spen- sierato che ci prese alla sprovvista. “Sembra che abbiate appena perso il vostro miglior amico”. Ci aveva appena raggiunto. Come faceva a conoscere i nostri pensieri più intimi? “Proprio così”, replicai. “Non può essere poi tanto male”, aggiunse il forestiero. “Ma dov’eri?” chiesi. “Non hai sentito?” “Sentito cosa?” “Devi aver sentito parlare di Gesù”. IL FORESTIERO MISTER 6 CoNTATTo ANNo IV, NUMERo 4
  7. 7. “Raccontami di lui”. “Era un profeta, veniva da Nazaret; ha fatto dei miracoli sorprendenti! Ha sfamato migliaia di persone con il pranzo di un ragazzino. Ha guarito persone cieche o sorde o storpie dalla nascita. Ha perfino resuscitato i morti! Quando parlava, le sue parole avevano potenza!” Poi raccontai al forestiero quel che era successo nell’ultima settimana: il processo-farsa, la gente che aveva vol- tato le spalle a Gesù dopo tutto quello che lui aveva fatto per loro, il verdetto, le percosse, l’umiliazione, la crocifis- sione e finalmente la storia delle donne che avevano trovato vuota la tomba. “Sembra che abbiate dei dubbi sul- l’ultima parte”, disse l’uomo. “Perché tu non ne avresti?” replicai. Invece di rispondere, il forestiero chiese: “Non conoscete le Scritture, che tutte queste cose facevano parte del piano divino, rivelato da Mosé e dai profeti? Sapevano che sarebbe successo così e voi suoi discepoli avreste dovuto saperlo meglio degli altri”. Come faceva quel forestiero a sapere che eravamo disce- poli di Gesù? Non ne avevamo nemmeno parlato. “Di che profezie stai parlando?” gli chiesi. Il forestiero sembrava conoscere tutte le Scritture a memoria. “Cominciamo dall’inizio”, disse. “Nel Giardino dell’Eden, dopo che il serpente con l’in- ganno spinse Eva a mangiare il frutto proibito, Dio disse al serpente – che in realtà era Satana – «Poiché hai fatto questo, sii maledetto! Porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei; esso ti schiaccerà il capo, e tu ferirai il suo calcagno» . Non capite? Il Messia sulla croce – è lì che il serpente ferisce il suo calcagno. E la risurrezione del Messia con la conseguente sconfitta di Satana – ecco il capo del serpente che viene schiacciato. “Per quale motivo secondo voi Dio si compiacque quando Abele sacrificò un agnello? E perché Dio comandò a Mosè di dire al suo popolo di sacrificare agnelli senza macchie e senza difetti come espiazione dei loro peccati? Dio stava cercando di mostrare a Mosè quel che avrebbe fatto il Messia, l’agnello senza difetti, sacrificato per i peccati del mondo. Le cerimonie, i sacrifici, tutte queste cose erano solo rappresentazioni di avvenimenti che si svolgono ora davanti ai vostri occhi”. Più quel forestiero parlava con noi, più la nostra fede veniva attizzata come brace sotto la cenere. “A proposito di cerimonie, non avete appena celebrato la Pasqua e la festa dei pani azzimi? Conoscete quelle cerimo- nie, le avete celebrate ogni anno per tutta la vostra vita. Sapete anche perché Mosè aveva ordinato di farle: come ringraziamento a Dio per aver liberato i nostri padri dalla schiavitù in Egitto. Attraverso Mosè Dio ordinò al suo popolo di uccidere un agnello senza difetti e di metterne il sangue sugli stipiti delle loro porte. Tutti quelli che credet- tero e ubbidirono furono risparmiati quando Dio attraversò l’Egitto uccidendo tutti i primogeniti di ogni famiglia, ma passò oltre le loro porte [in ebraico pasach = passare oltre, da cui Pasqua]. Anche qui si trattava di una raffigurazione del sacrificio del Messia, che salva i credenti dalla morte. “Cosa ne dite poi del sacrificio per il peccato e del giorno dell’espiazione? Che cosa cercava di insegnarci Dio con questo? Può il sangue di un animale pagare davvero per i nostri peccati? È forse un modo di rendere giustizia? Perché tutti quei sacrifici andavano ripetuti ogni anno? Se simili ERIOSO DI CURTIS PETER VAN GORDER 1 Genesi 3,14-15 2 Genesi 4,1-4 3 Levitico 17,11 4 Matteo 26,28; Giovanni 1,29; Efesini 1,7; 1 Giovanni 1,7b 5 Esodo 11,4-7; 12.1-13 CoNTATTo ANNo IV, NUMERo 4 7
  8. 8. sacrifici espiano la colpa dei nostri peccati, perché allora vanno offerti in continuazione? Non dovevano forse indi- carci un sacrificio più grande che doveva ancora avvenire? Questo sacrificio più grande non è forse stato appena fatto?” Il forestiero aveva un sacco di domande e noi poche risposte, ma lui era un maestro paziente. “Non è forse ciò che disse il profeta Isaia a proposito della morte del Messia? ‘Noi tutti come pecore eravamo erranti, ognuno di noi seguiva la propria via, e l’Eterno ha fatto ricadere su di lui l’ini- quità di noi tutti. Maltrattato e umiliato, non aperse bocca’. – Non vi sembra che parli di Gesù e del processo-farsa di cui avete parlato qualche chilometro fa? – ‘Come un agnello condotto al macello non aperse bocca’ – Eccolo di nuovo, l’agnello sacrificale. – ‘Gli avevano asse- gnato la sepoltura con gli empi, ma alla sua morte fu posto col ricco’ – Non avete detto che fu giustiziato insieme a dei criminali, ma sepolto nella tomba di un ricco? – ‘Ha portato il peccato di molti e ha interceduto per i trasgressori’”. Restammo in silenzio, mentre comin- ciava a farsi luce in noi il fatto che Dio aveva avuto a che fare con tutte queste cose. “Se il vostro Gesù era il Messia e se la sola condizione per il perdono dei peccati era la sua morte, allora, secondo voi, perché ha anche subito la flagellazione per mano dei suoi carnefici?” Anche qui non avevamo risposte. “Nello stesso brano, Isaia ci dice che ‘per le sue lividure noi siamo stati guariti’. Cosa vuol dire ‘per le sue livi- dure’ – cioè attraverso le percosse da lui ricevute – ‘siamo stati guariti’? Proprio come il sangue del Messia è stato sparso per la salvezza dello spirito, il suo corpo è stato rotto per la guarigione del corpo. La corona di spine, le frustate, le ferite dei chiodi e della lancia, servivano tutte a pagare le vostre infermità. Il Messia ha salvato la vostra anima con il suo sangue, ma ha anche comprato la guari- gione per il vostro corpo mediante le sue sofferenze. Per salvare il vostro corpo c’è voluto il suo corpo”. Poi il forestiero continuò: “Cosa disse Gesù sulla croce?” “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” “Proprio come profetizzò Re Davide”. Mentre ci spiegava altri versetti, mi resi conto che molte delle cose successe a Gesù erano già state descritte nelle Scrit- ture – le folle osannanti mentre entrava a Gerusalemme; il tradimento, il denaro pagato per il sangue, gli insulti crudeli; i soldati che si erano giocati le sue vesti, poi gli avevano forato le mani ed i piedi, ma non avevano rotto nessuna delle sue ossa. Tutte cose scritte centinaia di anni prima, tutte che parlavano del Messia. Improvvisamente tutto acquistò un senso! Ma il forestiero non aveva ancora finito. “Davide disse anche: ‘Dio riscatterà la mia anima dal potere del soggiorno dei morti’. Ecco una parola interessante: ‘riscatterà’. Sapete cosa vuol dire? Vuol dire pagare un riscatto, comprare la libertà di un’altra persona. Ecco cos’era la morte del Messia: la liberazione del credente da ciò che era dovuto alla morte. È proprio lì nel libro di Osea: ‘Io li riscatterò dal potere del soggiorno dei morti, li redimerò dalla morte’. “Come nostro padre Abramo offrì suo figlio in sacrificio a Dio, Dio offrì il suo Figlio unigenito in sacrificio per tutti, ma con una grossa differenza: Abramo non dovette portare a termine il sacrifi- 1 Levitico 16,15; 23,27; 2 Corinzi 5,21 2 Isaia 53,6–9.12 3 Isaia 53,5 4 Salmo 22,1 5 Zaccaria 9,9–10; Salmo 41,9; Zaccaria 11,12–13; Isaia 50,6; Salmo 22,16–18; Zaccaria 12,10; Salmo 34,20 6 Salmo 49,15 7 Osea 13:14 IL CUORE MI BATTEVA COSÌ FORTE DALLA GIOIA E DAL- L’ECCITAZIONE CHE SEMBRAVA STESSE PER SCOPPIARE! 8 CoNTATTo ANNo IV, NUMERo 4
  9. 9. La promessa della Pasqua “Poiché io vivo, anche voi vivrete” (Giovanni 14,19). Abbiamo bisogno di queste sei parole per poter sopportare l’incertezza di un mondo buio che ci fa vacillare; per poter vedere il presente come un episodio passeggero un breve incontro travagliato su un breve, travagliato sentiero. Ed è un fatto che la vita eterna per la morte del Salvatore e per la sua risurrezione a Pasqua, in quelle prime ore, fa di questo presente incerto, in un mondo di peccato e dolore, null’altro che un gradino verso una vita migliore. — HELEN STEINER RICE cio, Dio sì. “Proprio come la fede e l’ubbidienza di Noè salvarono l’umanità – quando l’arca fornì una via di scampo a lui, alla sua famiglia e agli animali – il Messia, morendo per i peccatori fornì una via di scampo a tutti quelli che credono. “E come Giona passò tre giorni e tre notti nel ventre del grande pesce prima di essere liberato, così il vostro Gesù promise che sarebbe stato liberato dalla morte dopo tre giorni, proprio come aveva profetizzato Osea: ‘In due giorni ci ridarà la vita; il terzo giorno ci rimetterà in piedi, e noi vivremo alla sua presenza’. “Capite? Questi versi delle Scritture indicano tutti questi stessi giorni”. Il cuore mi batteva così forte dalla gioia e dall’eccitazione che sembrava stesse per scoppiare!. La morte di Gesù non era stato un incidente o un errore! Era successo tutto esattamente come Dio 1 Matteo 12,40; Osea 6,2 2 Luca 24.32 aveva progettato. Appena il forestiero finì ci ritrovammo davanti a casa mia. Disse che doveva conti- nuare il viaggio, ma, quando insistetti che rimanesse a cena, acconsentì. Com’è nostra abitudine, chiesi al mio ospite di benedire il cibo. Lui rese grazie a Dio, spezzò il pane e ne diede a ciascuno di noi. Improvvisamente ci rendemmo conto che il forestiero in realtà era proprio Gesù, il nostro Salvatore, risorto! Poi, altrettanto rapidamente – puff! – scomparve! Mattia ed io eravamo così elettrizzati per ciò che era successo, che tornammo di corsa a Gerusalemme quella stessa notte, per raccontare agli altri discepoli di Gesù quel che era avvenuto – come il nostro cuore ardeva dentro di noi mentre ci parlava per la via, mentre ci spiegava le Scritture. Ancora adesso non posso fare a meno di parlarne! ■ (CURTIS PETER VAN GORDER È UN VOLONTARIO A TEMPO PIENO DI THE FAMILY INTERNATIONAL IN MEDIO ORIENTE). CoNTATTo ANNo IV, NUMERo 4 9
  10. 10. THE G ARDEN T OMB ERA LA PASQUA DEL 2002 A GERUSA- LEMME. Le grida dei mercanti risuona- vano nelle stradine selciate della città vecchia e nell’aria si sentiva il profumo intenso di mille spezie esotiche. Colo- rati ricami palestinesi adornavano come festoni i banchetti coperti di bigiotteria orientale. Dai negozi di musica usciva il suono assordante di canzoni popolari arabe, mentre nella folla si mesco- lavano turisti, pellegrini e gente del posto. Sotto l’apparente allegria però si avvertiva la tensione. Ad ogni angolo pattuglie di soldati israeliani sfioravano nervosamente il grilletto delle loro armi automatiche. All’interno delle mura di pietra della Chiesa del Santo Sepolcro, nella penom- bra sotto le volte, echeggiavano cantici misteriosi. Sacerdoti vestiti di nero agitavano incensieri che disperdevano il loro fumo intenso nell’aria pesante. Insieme ad alcuni compagni camminai silenziosamente lungo corridoi che sem- bravano non finire mai; alla fine discesi in un ambiente freddo, dove la luce debole delle lampade sui muri era quasi inghiottita da ombre scure e repulsive. Un prete sgridò in toni aspri un turista mortificato che aveva involontariamente LA CROCE superato una linea invisibile sul pavimento di pietra, calpestando il suolo sacro. Era davvero questo il luogo in cui Gesù era stato deposto e da cui era risorto per ispirare i suoi seguaci a diffondere luce, amore, verità e libertà in tutto il mondo? Più tardi visitammo la Tomba del Giardino, una scoperta archeologica più recente che secondo alcuni potrebbe essere il vero posto in cui fu sepolto Gesù. Gli scavi hanno rivelato un giardino del primo secolo in cui si trova un’umile tomba scavata in un dirupo roccioso. Di fronte all’ingresso della tomba si nota la scanalatura in cui sarebbe stata rotolata la pietra destinata a chiu- derla. Altri ritrovamenti sembrano indicare che dai primi credenti veniva considerato un luogo santo. Lungo i sentieri serpeggianti del giardino, ombreggiati da pini e ulivi, si avvertiva una serenità difficile da spiegare. Una ragazza era seduta vicino alla tomba, avvolta in meditazione. Anche il suo volto rifletteva la pace. Vicino al giardino v’è una scarpata con una strana formazione rocciosa che ricorda un alla STAZIONE degli AUTOBUS DI IAN BACH La Tomba del Giardino 10 CoNTATTo ANNo IV, NUMERo 4
  11. 11. teschio. Alcuni hanno ipotizzato che questo sia il “luogo del teschio”, il Gol- gota, cui si fa riferimento nella Bibbia, dove fu crocifisso Gesù. Il dirupo ora fa da sfondo ad una stazione d’autobus nei pressi della Porta di Damasco, uno degli ingressi principali alle arterie pulsanti della città vecchia. Mentre osservavo il dirupo e la sta- zione degli autobus rimasi colpito dal- l’apparente incongruenza della scena. In quel posto che forse era stato palco- scenico di uno dei sacrifici più grandi e significativi della storia, la gente seguiva il corso della propria vita sem- plice, cercando di cavarsela al meglio nella lotta per l’esistenza. Un operaio di ritorno a casa comprò un biglietto e guardò il suo orologio con aria stanca. Una madre esausta teneva per mano un bambino, reggendo con l’altra la borsa della spesa. Un venditore ambu- lante stava seduto con aria sconsolata di fianco a merci che ovviamente solo pochi potevano permettersi di comprare. La mia educazione religiosa tradizio- nale aveva sempre suggerito un lungo percorso, dal cortile di Ponzio Pilato, dove Gesù era stato condannato, fino alla collina su cui era stato crocifisso. Ma quando guardai nella Bibbia, nel Vangelo di S. Giovanni trovai: “Il luogo dove Gesù fu crocifisso era vicino alla città” (capitolo 19, verso 20). Certo sarebbe stato logico che i Romani scegliessero un luogo di gran passaggio per crocifiggere Gesù e i due malfattori che morirono insieme a lui: le esecuzioni pubbliche si erano dimo- strate un deterrente efficace contro il crimine e la sovversione. Non potevo però fare a meno di pensare che ci doveva essere un signi- ficato simbolico più profondo. Forse Gesù non voleva essere crocifisso in un luogo remoto, lontano dagli occhi e dal contatto della gente; era meglio una via affollata dove poteva dare la sua ultima testimonianza al popolo che amava, dove potevano vedere e sentire il suo dolore e dove lui, mediante il suo sacrificio, poteva lenire il loro. Potevo quasi sentire quegli occhi teneri e pieni di lacrime che ancora guar- davano la città divisa mentre lui diceva: “Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno” (Luca 23,34) Come ci informò la guida alla Tomba del Giardino, l’archeologia è pur sempre una scienza basata su ipotesi. Non affermò di sapere esattamente dove Gesù era stato croci- fisso o sepolto. Non lo faccio neanch’io. Non ha davvero importanza. Ma se dovessi scegliere uno sfondo per la Pasqua, penso che sceglierei quello della Tomba del Giardino. L’interno della Chiesa del Santo Sepolcro, con tutto quel buio, mi ricor- dava troppo l’angoscia dell’introspezione e del- l’autopunizione, l’oscurità dolorosa della colpa repressa. Al contrario la Tomba del Giardino risuonava di una pace e una libertà che rinvigo- rivano come la brezza che muoveva i rami degli ulivi, rinfrescavano come il profumo degli aghi di pino nell’aria balsamica di aprile. Se potessi scegliere, abbandonerei il cro- cifisso stilizzato e inaccessibile sulla collina lontana, a favore della croce vicino alle porte della città: la croce che tocca la nostra vita quotidiana con la fragranza della sua umiltà, con l’universalità della sua comprensione, con la vicinanza delle sue premure; che ancora sanguina al vedere i dolori che noi mortali ci infliggiamo a vicenda; che desidera redimerci. Io sceglierei la croce alla stazione dei bus. ■ (Ian Bach è un volontario a tempo pieno di The family Interna- tional in Medio Oriente). La scarpata e la stazione degli autobus La scarpata e la CoNTATTo ANNo IV, NUMERo 4 11
  12. 12. Io sono il pane. Durante l’ultima cena che il Maestro fece con i suoi discepoli prima della morte, rese grazie e mi spezzò, poi mi condivise con loro. “Pren- dete e mangiate”, disse il mae- stro. “Questo è il mio corpo spezzato per voi. Fate questo in ricordo di me” (1 Corinzi 11,24). Lui era il Pane della Vita, mandato da Dio dal Cielo per dare vita al mondo (Giovanni 6,33). Il pane terreno può dare forza per un giorno, ma chiunque viene a lui non avrà mai fame. “Non di pane soltanto vive l’uomo” (Matteo 4,4). No, c’è bisogno di qualcosa di più. Quel qualcosa è Gesù. Io sono il vino. Dopo aver spezzato il pane, il Maestro mi versò in un calice. “Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, sparso per voi” (1 Corinzi 11,25), disse ai suoi discepoli. Anche se sapeva che stava per fare una morte atroce, il suo cuore traboccava di amore disinteressato per gli altri – come oggi. Avrebbe sparso il suo sangue anche solo per te e lo farebbe di nuovo, solo per te, tale è la portata del suo amore. Io sono la Corona di spine. Ero una pianta fastidiosa a lato della strada, parte della maledizione divina per i peccati dell’uomo; come il maestro ero maledetta e disprezzata. Poi una notte fui intrecciata in una “corona”, desti- nata ad una beffa crudele (Matteo 27,29), ma divenni un emblema di gloria quando il Padre mi trasformò in un’aureola luminosa. Io sono la canna. Anch’io dovevo essere una beffa (Matteo 27,29), ma nella destra del Re dei re nel momento della sua soffe- renza più grande, anch’io fui tra- sformata. Da comune bastone che ero, divenni uno scettro di giustizia, un simbolo del potere e della gloria del Re, il cui regno non è di questo mondo (Giovanni 18,36). Io sono il manto scarlatto. Quelli che mi deposero sulle spalle del Re lo fecero per scherno, dicendo: “Salve, o re dei Giudei!” (Matteo 27,28-29) – se solo avessero saputo come ave- vano ragione! – e non solo il Re dei Giudei, ma il Re del Cielo e della terra, “Re dei re e Signore dei signori, il solo che ha l’immortalità e abita una luce inaccessibile” (1 Timoteo 6,15-16). Io sono la croce. C’era una volta un albero che crebbe alto e forte negli anni, solo per essere abbattuto e trasportato via in un solo giorno. Invece di essere tra- sformato dal falegname in qual- cosa di utile ma normale – una sedia o un tavolo o forse una porta – fu trasformato in una croce rozza che portò il Maestro falegname (Giovanni 19,16-18). Io ero l’albero che divenne una croce. Lo portai mentre moriva per il mondo, perfino per chi lo uccise. Fui costruita come strumento di morte, ma divenni un simbolo dell’imperscru- tabile amore divino e del suo dono della vita eterna. SIMBOLI LE UOVA COLORATE SONO FORSE I SIMBOLI PIÙ FAMOSI DELLA PASQUA, MA CI BASTA LEGGERE LA STORIA DI QUESTA FESTIVITÀ PER SCOPRIRNE DI PIÙ SIGNIFICATIVI – OGNUNO CON UNA SUA STORIA DA RACCONTARE. DI CURTIS PETER VAN GORDER della 12 CoNTATTo ANNo IV, NUMERo 4
  13. 13. Perché Dio mandò Gesù In Gesù vediamo un’immagine di Dio. Colossesi 1,13b.15 Ebrei 1,3 2 Corinzi 4,4b Conoscendo Gesù, possiamo conoscere e capire Dio. Giovanni 8,19 Giovanni 14,7 Dio ci mostrò il suo amore mandando Gesù sulla terra. Giovanni 3,16 Romani 5,8 1 Giovanni 4,8b–10 Gesù venne a proclamare la verità. Giovanni 18,37b Gesù venne a distruggere il potere del diavolo. 1 Giovanni 3,8 Ebrei 2,14b–15 Gesù venne per conoscere le nostre debo- lezze e comprenderci. Ebrei 2,16–18 Ebrei 4,15 Gesù ci mostrò l’amore di Dio morendo per noi. Giovanni 10,11 Giovanni 15,13 Gesù pagò il prezzo dei nostri peccati; se crediamo in lui, riceviamo il dono divino della salvezza. 1 Timoteo 1,15 Luca 19,10 Giovanni 3,17 Romani 5,6–11 1 Giovanni 3,5 1 Giovanni 4,14 Apocalisse 5,9b Io sono il Sudario, Giu- seppe e Nicodemo mi impregnarono di unguenti profumati e mi avvolsero attorno al corpo del Mae- stro (Giovanni 19,38-40). Lo copersi per tre giorni, finché fui gettato da parte come un bozzolo abbandonato quando la farfalla ne emerge e vola via. Il Maestro non aveva più bisogno di me, perché ora è avvolto di luce. Io sono il Sepolcro vuoto. Custodii il suo corpo privo di vita per tre giorni e tre notti, ma la tomba non poté tratte- nerlo. In un batter d’occhio, con un lampo di luce acce- cante e un’esplosione di potenza divina, lui sconfisse la morte – non solo per se stesso, ma per tutti quelli che lo ricevono come loro Salvatore. Io sono il Giardino. Quando venne l’alba di quella prima Pasqua, fui trasfor- mato da luogo di lutto in una scena di grande gioia quando gli angeli chiesero: “Perché cercate il vivente tra i morti? Egli non è qui, perché è risorto!” (Matteo 28,2-6: Luca 24,4- 6). Sappiamo che queste cose sono vere, perché eravamo là. Siamo stati tutti toccati e trasformati dal maestro. Lasciati toccare da lui oggi e trasformerà anche te. PASQUA LETTURE CHE NUTRONO CoNTATTo ANNo IV, NUMERo 4 13
  14. 14. QUESTA VOLTA NON TORNERÀ COME UN NEONATO DOLCE E MITE IN UNA MANGIATOIA, MA COME L’ONNIPOTENTE RE DEI RE. il tempo della Fine Visto da Vicino UNA SERIE DI ARTICOLI SUGLI AVVENIMENTI DI UN FUTURO NON TANTO REMOTO legioni di angeli?” (Matteo 26,53). Quando pendeva dalla croce a cui fu inchiodato, i capi religiosi lo schernirono, dicendo: “Hai salvato altri. Se sei vera- mente il Figlio di Dio, salva te stesso!” (Marco 15,29-32). Avrebbe potuto farlo, invece scelse di morire per te e per me! Dopo la resurrezione avrebbe potuto mostrarsi ai sommi sacerdoti, al governa- tore e a Cesare stesso, provando a loro e al mondo intero che egli era veramente il Figlio di Dio, il Messia. Avrebbe potuto costringerli tutti ad adorarlo. Invece apparve solo a coloro che credevano già in lui e lo amavano, per sostenerli, confortarli e incoraggiare la loro fede. Per duemila anni lui e il suo Regno sono rimasti invisibili agli occhi di questo mondo, manifesti solo nel cuore e nella vita di coloro che lo amano e lo accolgono per fede. Questo è il mistero che sembra sfuggire a molti dei suoi seguaci, oggi come allora: egli vuole che lo amiamo e crediamo in Lui di nostra spontanea volontà! Siamo ancora nell’era della grazia, della scelta, in un’era in cui dobbiamo semplicemente credere alla sua Parola e riceverlo per fede. Ben presto però quest’era presente finirà e tutto il mondo “vedrà il Figliuolo dell’Uomo scendere tra le nubi del cielo con potenza e gran gloria” (Matteo 24,29-31). Egli ha promesso di ritornare e, secondo innumerevoli profezie già adempiute che Quando venne nel nostro mondo circa duemila anni fa, i capi del suo popolo respinsero sia lui che il suo messaggio d’amore e di salvezza. Certo, volevano un messia, un grande re; ma non uno che fosse nato in una stalla, allevato da un povero falegname e che scegliesse come amici e seguaci dei modesti pescatori, degli esattori delle tasse, degli ubriaconi e delle prostitute. Poche tra le persone ricche ed influenti del suo tempo mostra- rono interesse per la libertà di spirito che Egli offriva a tutti coloro che ricevevano la sua verità: volevano solo libertà dal governo romano e dalle tasse che esso imponeva. Né desideravano i tesori e le ricompense eterne che egli aveva promesso a tutti quelli che lo avrebbero seguito: volevano un messia e un re che potesse dar loro, subito, un regno mate- riale potente e ricco. Quest’uomo, Gesù Cristo, il Figlio del Creatore dell’universo, disse: “ogni potere mi è stato dato in cielo ed in terra” (Matteo 28,18). Avrebbe potuto impadro- nirsi del mondo e dichiararsi re in un solo giorno! Al governatore romano che lo con- segnò ai Giudei perché lo uccidessero, egli disse: “Tu non avresti alcun potere su di me se non ti fosse stato dato dall’alto [dal Padre]” (Giovanni 19,11). E a Pietro disse: “Pensi che non potrei ora pregare mio padre e avere l’aiuto di più di dodici IL RIToRNo DEL RE 14 CoNTATTo ANNo IV, NUMERo 4
  15. 15. di JoHn WeaVer di tutti quelli salvati e già morti risorgeranno e usciranno d’improvviso dalle tombe. Invece noi credenti che saremo ancora vivi sorgeremo insieme a loro per incontrare Gesù nell’aria. (Matteo 24,31; 1 Corinzi 15,51-57; Filippesi 3,21; 1 Tessalonicesi 4,16-17; Apocalisse 11.12). Poi voleremo via con il Signore per andare alla “cena nuziale dell’agnello” in Cielo (Apocalisse 19,6-9). Sarà la festa più grande che si sia mai fatta, una bellissima riunione con il Signore e tutti i nostri cari, la celebrazione della nostra vittoria. Nel frattempo l’Anticristo e i suoi seguaci resteranno a subire la tremenda ira di Dio, l’inferno sulla terra, finché ritorneremo insieme al Signore a prendere finalmente possesso del mondo con la battaglia di Armagheddon e a instaurare il Suo regno d’amore sulla terra – il lieto inizio. Sarai pronto ad incontrare Gesù quando ritornerà? Per entrare nel Regno dei cieli devi solo chiedere al suo Re, Gesù, di entrare nel tuo cuore. Puoi avere Gesù e il suo amore in questo momento, facendo questa semplice preghiera: Gesù, credo che sei il Figlio di Dio e che sei morto per me. Ti prego di perdonare tutti i miei peccati e di farmi dono della vita eterna. Amen. ■ (Da quando John Weaver scrisse questo articolo per The Family International nel 1995, ne sono state distribuite quasi due milioni di copie in tutto il mondo, sotto forma di poster). descrivono le condizioni del mondo prima del ritorno di Gesù, quell’ora è prossima e stiamo già vivendo negli “ultimi giorni” del dominio crudele e distruttivo del- l’uomo su questa terra. Anzi, secondo ogni indicazione, gli ultimi sette anni della storia dell’uomo dovrebbero iniziare molto presto. Questo periodo comincerà con l’avvento di un governo mondiale totalmente avverso a Dio, guidato da un dittatore posseduto dal demonio, l’Anticristo. Questo messia d’imitazione all’inizio porterà una pace temporanea sulla terra, che però avrà il suo prezzo: l’obbligo di adorarlo durante gli ultimi tre anni e mezzo del suo regno. Questo è il periodo noto come “Grande Tribolazione” (Daniele 8,23-25; 9,27; 11,21-45; Matteo 24,15.21; 2 Tessaloni- cesi 2,1-12; Apocalisse 13). Gesù disse: “Subito dopo la tribolazione di quei giorni comparirà nel cielo il segno del Figliuol dell’Uomo! Allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, quando vedranno il Figliuol dell’uomo venire sulle nubi del cielo con gran potenza e gloria!” (Matteo 24,29- 30). Questa volta non tornerà come un neonato dolce e mite in una mangiatoia, un Dio alla mercé dell’uomo, ma come l’onnipotente Re dei re; sarà l’uomo allora ad essere alla mercé di Dio. Le trombe di Dio squilleranno e la voce possente di Gesù tuonerà nei cieli, gridando: “Venite!” Tutti i suoi figli salvati allora sorgeranno e si uniranno a Lui tra le nubi, in una vittoria eterna sulle forze del satanico Anticristo. Al ritorno di Gesù infatti si verificherà un miracolo grandissimo e soprannaturale: la resurrezione dei credenti. I corpi CoNTATTo ANNo IV, NUMERo 4 15
  16. 16. Nel mio regno cele- ste, nel mondo dello Spirito, tutti sono felici e soddisfatti, perché capiscono meglio il mio amore. Non mettono in dubbio il mio amore per loro, perché ne hanno provato la grandezza, l’ampiezza e la profondità. Hanno grande pace e grande gioia. Non c’è la sensazione che uno sia più grande di un altro o che uno sia più amato, perché hanno trovato soddisfazione nella consapevolezza che io amo ciascuno di loro per quel che sono. Capiscono che ognuno mi è prezioso. Capiscono che sono morto per ognuno, che ho redento ognuno e che quindi ognuno di loro è molto speciale per me. Lo stesso vale per te. Sei speciale per me! Il mio amore per te è personale. Non pensare di essere solo uno tra i tanti. Non pensare che, solo perché ci sono così tante altre persone, io non abbia tempo per te o che il mio amore si esaurisca prima di arrivare da te. Conosco i tuoi desideri più intimi e le tue paure e insicurezze più nascoste. Conosco anche le tue colpe, ma ti amo lo stesso. Io sono amore, miseri- DA GESÙ CON AMORE Ti amo per quel che sei cordia, te- nerezza, per- dono e compren- sione. Quando ti batti con i tuoi problemi, quando sei tentato o sei stanco o debole, mi dispiace per te. Quando raggiungi la vittoria, mi rallegro con te. Ti amo e mi preoccupo per te. Non sono lontano, sono qui vicino a te. Lascia che ti ricopra con il mio amore. Lascia che ti avvolga nel calore del mio amore. Lascia che ti rivesta della sicurezza del mio amore. Lascia che ti riempia fino all’orlo del mio amore. Lascia che ti dimostri come sei speciale per me.

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