Hegel - fenomenologia dello spirito (1807)

25,141 views

Published on

schematizzazione del contenuto dell'opera hegeliana 'Fenomenologia dello Spirito' del 1807

Published in: Education
  • Be the first to comment

Hegel - fenomenologia dello spirito (1807)

  1. 1. Fenomenologia dello Spirito (1807) non studia in particolare un popolo o determinati uomini, ma la coscienza universale dell’uomo nella storia, coscienza che si è costantemente evoluta. oggetto di studio: coscienza dell’uomo nella sua evolu-zione storica sia la coscienza del soggetto storico che la coscienza filosofica vivono nel tempo, sono necessariamente stori-che coscienza del soggetto storico ≠ coscienza filosofica: quest’ultima è il grado più elevato di consapevolezza di sé e della realtà; si è impadronita delle conquiste culturali della prima e le ha superate (le ha fatte proprie com-prendendone le ragioni, rimaste nascoste alla stessa coscienza che le ha vissute)► non studia la storia degli avvenimenti nella loro successione cronologica: il suo interesse èconcentrato sulla storia della coscienza. Dell’uomo segue il modo in cui egli ha interpretato sestesso e il mondo, il modo in cui la sua coscienza ha acquisito consapevolezza di se stessa fino adivenire coscienza filosofica, cioè coscienza consapevole di sé ( ad es. capace di evitare le forme diillusione come la visione di Dio degli Ebrei)Oggetto di studio della Fenomenologia dello Spiritotappe dell’evoluzione dello spirito dell’uomodalla allacoscienza comune coscienza filosofica( non si rende conto della (capace di comprendere sevacuità delle proprie cer- stessa e il mondo secondo tezze)verità)La Prefazione ► posteriore all’opera, quasi un’opera a sé stante spiega il senso complessivo dell’opera e (dialogando con Fichte e con Schelling) descrive la coscienza filosofica, cioè spiega le “chiavi di lettura” che ha utilizzato per interpretare la storia della coscienza dell’uomo. vede la sua filosofia inserita nella trama dello sviluppo complessivo della storia del mondo: ha potuto giungere alla scienza perché ha costruito la sua consapevolezza sulla base delle conquiste precedenti.a) “Il vero è l’intero” affermazione lapidaria e categorica presente nella Prefa-zione ► applicandola alla verità filosofica, Hegel vuol dire anche che il suo sistema filosofico costituisce un passo successivo, un completamento rispetto ai precedenti la verità della filosofia non emerge semplicemente dal siste-ma hegeliano, ma da tutto l’insieme della storia della filosofia; il suo stesso pensiero è vero soltanto nell’inte-rezza dello sviluppo del pensiero occidentale e in partico-lare dell’idealismo. Il criticismo kantiano, superato dall’idealismo, era (1) debole dal punto di vista teoretico per il fatto di essere un sistema dualistico (scissione fenomeno / noumeno). (2) Aveva soprattutto (per la mentalità idealistico-romantica) il difetto di aspirare semplicemente alla conoscenza del finito, del fenomeno, senza lo slancio a cogliere l’infinito, l’Assoluto.
  2. 2. b) L’Assoluto non è solo sostanza, ma anche soggetto Assoluto per Hegel ► non è sostanza (qualcosa che semplicemente c’è), bensí soggetto (qualcosa la cui natura è lo stesso movimento che lo porta ad essere), è dinamico. ╟ essendo un processo non può essere colto da un singolo atto di intellezione, ma da tutta una serie di atti, mediante un ragionamento. L’intuizione, che per lo più la filosofia limita al sensibile, è un atto di apprensione unico, fermo nel tempo: affer-rando questo bicchiere in mano o vedendolo con un unico sguardo ho un’intuizione di quest’oggetto. Ogni ragionamento implica il partire da una premessa e lo sviluppare le fila del discorso attraverso termini inter-medi – di qui la parola “mediazione” – per giungere a sostenere la propria tesi. Il ragionamento si sviluppa nel tempo e passa da un termine all’altro, è una forma di conoscenza mediata. per Fichte e per Schelling, l’Assoluto è l’inizio per Hegel l’Assoluto è un risultato, è il risultato di tutto un percorso di mediazioni, è il risultato di quella sorta di enorme ragionamento di cui consiste la realtà.È come se la realtà fosse un insieme di termini ben connessi fra loro logicamente. Per coglierel’Assoluto si deve comprendere l’interezza della realtà in tutte le sue mediazioni, quindi non èpossibile una conoscenza immediata, di tipo sentimentale, ma è necessaria una conoscenza, comedice Hegel, scientifica, che abbia la pazienza di passare da un termine all’altro, fino a giungere allaconclusione.L’Assoluto è divenire, l’Assoluto è soggetto, l’Assoluto è risultato.L’Assoluto è la totalità del processo ╟ se ci si fermerà a uno dei termini intermedi, si avrà unavisione falsata della realtà. Bisogna tenere presente l’intero sviluppo del processo, il che è non èsemplice perché il processo è il processo della realtà, è l’insieme di tutto il divenire della storiaumana e dello sviluppo della natura. L’intelletto degli illuministi e di Kant coglie i momenti del divenire come isolati, staccati gli uni dagli altri, pretende di cogliere il finito come separato da un altro finito e, procedendo in questo modo, non riesce ad afferrare la totalità. Per Hegel l’intelletto è “astratto”: la pretesa di cogliere il singolo termine, di fermarsi a un termine intermedio senza andare oltre, implica una visione distorta in quanto astrae (trae fuori) un termine dal tutto cui è connesso.c)”La serietà, il dolore, la pazienza e il travaglio del negativo” Hegel riprende la centralità del divenire di Eraclito, ma in una maniera molto più complessa► introduce la logica dialettica nella considerazione della realtà. Prima di Hegel la filosofia ( tranne qualche accenno in Fichte) aveva adoperato la logica dell’identità, la logica astratta dell’intelletto. Il principio di identità implica che ogni cosa è uguale a se stessa (A) ed è diversa da quello che non è A, dall’altro da sé (B). Il principio di identità e il principio di non contraddizione sono alla base del ragionamento logico e alla base della filosofia dello stesso Kant► nella dialettica della Critica della ragion pura ha contrapposto tesi e antitesi ╟ la dialettica kantiana è dicotomica, consta di due termini. Hegel la accoglie e la estende a tutto il divenire►ogni cosa è identica a se stessa, ma, essendo immessa nell’ordine temporale, tende ad andare oltre se stessa, quindi è sol-tanto uguale a se stessa se viene vista avulsa dal processo temporale, ma immessa in un processo temporale, tende a negare se stessa e a diventare diversa da quello che è.
  3. 3. In termini schematici ogni cosa “A” che mi trovo posta davanti (tesi), tende a trasformarsi inqualche cosa di diverso da sé, in non-A, cioè in B. Ogni realtà è autocontraddittoria, è identica a sestessa e tende a diventare qualche cosa di diverso da sé (antitesi)╟L’antitesi è la negazione della tesi, ma non è una negazione assoluta, ma una negazionedeterminata, non è un processo di distruzione della tesi, bensí di superamento (Aufhebung) dellatesi stessa. Attraverso il contrasto tra quello che la cosa è e quello che tende ad essere nasce unnuovo equilibrio, una nuova entità (sintesi)La sintesi a sua volta costituirà un equilibrio che prima o poi è destinato a entrare in squilibrio perautocon-traddittorietà. In Hegel non c’è mai un riferimento all’esteriore, tutto ciò che avviene,avviene sempre per un dinamismo interno, per l’autocontraddittorietà delle cose.sintesi►nuova tesi►autocontraddizione e nuova antitesi…Per Hegel tutta la storia e tutto il divenire si sviluppano in questo modo, la filosofia,la religione, lastoria dell’arte si sviluppano dialetticamente.L’Assoluto è se stesso solo come unità degli opposti, è soggetto, ma può esserlo solocomprendendo nella sua soggettività l’oggetto, (ciò che lo nega come soggetto).dialettica ►necessario movimento attraverso cui il soggetto comprende la sua complementarità conl’oggetto nell’unità razionale del Tutto.tema dell’opposizione, della lacerazione al centro della riflessione hegeliana degli anni giovanili.Ora la dialettica chiude il conflitto senza eliminare il “travaglio del negativo”: lo superainterpretandolo come momento necessario della vita dell’Assoluto.“ Ma non quella vita che inorridisce dinanzi alla morte, schiva della distruzione; anzi quella chesopporta la morte e in essa si mantiene è la vita della spirito. Esso guadagna la sua verità solo apatto di ritrovare sé nell’assoluta dilacerazione. Esso è questa potenza, ma non alla maniera stessadel positivo che non si dà cura del negativo[…]; anzi lo spirito è questa forza sol perché saguardare in faccia il negativo e soffermarsi presso di lui. Questo soffermarsi è la magica forza chevolge il negativo nell’essere”Riepilogando:il vero è l’intero, il vero è la totalità, il vero è il divenire, ma il divenire si sviluppa in manieraordinata, attraverso un meccanismo logico dialettico che la mente umana è perfettamente in gradodi cogliere e di riprodurre.Per questo Hegel è stato definito, oltre che l’Eraclito moderno, “l’ultimo dei Greci”. L’affermazionefamosa: «Tutto ciò che è razionale è reale; tutto ciò che è reale è razionale» significa che c’è unlogos, una profonda razionalità in tutta la realtà, fedelmente rispecchiata dalla razionalità dellamente umana.E’ la visione più alta che la filosofia abbia prodotto dell’uomo: la ragione umana non ha nessunlimite.Per Kant la ragione umana era limitata dalla cosa in sé, continente sconosciuto, in cui non ci sipoteva av-venturare ≠ per Hegel niente può fermare la ragione umana, che è in grado dicomprendere tutto, anzi, capisce anche Dio.Attaccando Schleiermacher e i romantici del senti-mento, Hegel sostiene: «Dio non si coglie colsentimento o con la fede: Dio, essendo suprema manifestazione della realtà, è perfettamenterazionale, quindi si può cogliere con la ragione».Kant aveva detto che la metafisica non è possibile come scienza. Per Hegel, invece, è possibileconoscere tutto, è possibile conoscere l’infinito, l’Assoluto, è possibile conoscere Dio stesso, inquanto esso è l’Assoluto.Spirito ► vita che si eleva a coscienza
  4. 4. storia del mondo ► vita dello Spirito, movimento attraver-so cui esso acquisisce coscienza di sestesso.Il livello di comprensione che lo Spirito ha di se stesso in ciascuna epoca è assai diverso da quellodi altre epoche. storia ► storia della coscienza, cioè delle interpretazioni che lo Spirito ha dato dellesue manifestazioni nel tempo, spesso non comprendendo affatto che le realtà studiate erano suemanifestazioni.fenomenologia(dal greco phainómenon, ciò che si mani-festa, ciò che appare) ► studio dellemanifestazioni dello Spirito e loro interpretazione.La coscienza filosofica, giunta con Hegel al sapere asso-luto, (cioè alla piena consapevolezza dellarealtà raziona-le dello Spirito) con la Fenomenologia si volta indietro a ripercorrere le fasi delproprio sviluppo, come un adulto si volta indietro a ripercorrere la propria storia per compren-dereappieno la sua attuale situazione che lì si è formata.╟nella Fenomenologia due punti di vista continuamente si intrecciano:1-la coscienza del soggetto storico: ha una coscienza assai parziale e cangiante di se stesso e degliavvenimenti.2-la coscienza filosofica: ha piena consapevolezza della realtà dello Spirito e ripercorre,interpretandole, le fasi della propria formazioneHegel chiama figure le singole tappe di questa evoluzione: ciascuna di esse rappresenta unaposizione storica limitata e cangiante della coscienza, destinata ad essere superata da una nuovafigura a un livello superiore di consapevolezza. Lo sviluppo della coscienza umana è descritto nelloschema seguente:1)COSCIENZA condizione del soggetto che pone l’oggetto come altro da sè2)AUTOCOSCIENZA condizione della coscienza che nel rapportarsi in maniera conflittuale adaltre coscienze diviene autocoscienza, quando viene riconosciuta da altri esseri pensanti3)RAGIONE condizione della coscienza che, avendo compreso la razionalità della realtà, divieneconsapevole di essere essa stessa l’intera realtà. L’idealismo è espressione di questaconsapevolezza, è l’affermazione che l’intera realtà è l’idea, il pensiero4)SPIRITO condizione della coscienza nella società civile, ovvero l’esperienza complessiva dellacomunità umana.5)RELIGIONE condizione della coscienza che si ricongiunge con l’infinito e si riconosce comespirito assoluto. Quest’ultimo viene riconosciuto come trascendente e quindi altro dal soggetto6)SAPERE ASSOLUTO la filosofia, in cui l’assoluto non è altro ma bensì identico al soggetto. Ilsoggetto quindi si autoriconosce come l’assolutoIl “romanzo” dello Spirito comincia dal momento della coscienza (in senso restrittivo, non riferitoalla coscienza in generale, alla quale è dedicata tutta la Fenomenologia, ma alla coscienza comune,la più lontana dal sapere filosofico e dalla verità). Il percorso parte dalla coscienza comune perchéin essa lo Spirito, sia pur al suo grado più basso, comincia già a conoscere. Da questo momentoprende l’avvio il cammino che lo porta alla scienza, cioè alla piena coscienza filosofica.a)CoscienzaCoscienza comune ►momento in cui l’uomo comincia a formarsi una prima idea di sé e del mondocome un insieme di soggetti e oggetti, un universo popolato da cose e da persone che sonoindipendentemente l’una dalle altre e intrattengono vari generi di rapporti. In questa fase lacoscienza non ha nessun sospetto che il mondo costituisca un’unità (lo Spirito), non immaginaneppure che la differenza che percepisce fra sé e le cose vada compresa all’interno della relazionedialettica dell’Assoluto.
  5. 5. La coscienza comune è la coscienza di chi non solo non ha risolto, ma ancora neppure postoproblemi filosofici. Essa ha una sua storia, un cammino che la porta a una crisi, dalla quale sisviluppa un ulteriore percorso che le permetterà di avvicinarsi alla scienza.Quale crisi? La coscienza è sempre proiettata fuori di se stessa, si dà sempre come rapporto all’altro(oggetto, mondo, natura). Quando entriamo in rapporto con una cosa, che in quanto tale è estraneaalla coscienza, desideriamo conoscerla nella sua verità. Per farlo dobbiamo collocarci nella cosastessa, al di fuori della coscienza►è la relazione soggetto-oggettoLa coscienza trascende sempre se stessa: vuol passare dalla certezza (riguarda il sapere delsoggetto) alla verità (riguarda non più il soggetto cosciente, ma l’oggettività della cosa). Lacoscienza non vuol sapere qualcosa di sé, ma dell’oggetto. Kant ha dimostrato che non è possibileuna conoscenza esclusivamente oggettiva dell’oggetto.Punto di vista della coscienza filosofica (Hegel)►sa che la differenza soggetto-oggetto non èl’ultima parola della filosofia, come Kant riteneva. Sa che la coscienza trascende sempre se stessa,cercando la verità dell’oggetto, ma che ciò accade perché entrambi gli elementi della relazione sonomanifestazione dello Spirito.Quindi la coscienza comune possiede il massimo di certezza e il minimo di verità. Ritiene diconoscere l’oggetto immediatamente e non ha alcun dubbio che le cose stiano così, ne è certa.Occorre allora quello che Hegel chiama “cammino del dubbio o, più propriamente delladisperazione” per rendersi conto che la propria certezza è illusoria e non dà affatto la veritàdell’oggetto. Hegel usa il termine disperazione riferito alla crisi della coscienza perché non riguardasolo il sapere ma tutta la sfera emotiva, l’uomo stesso è in crisi, ma la crisi è una tappa verso ilsapere.Questi sono i singoli momenti:1)COSCIENZA CERTEZZA SENSIBILE PERCEZIONE INTELLETTOLa certezza sensibileAi suoi albori la coscienza sorge come certezza sensibile: il soggetto percepisce l’oggetto nella suaimmediatezza, senza riflettere su di esso, senza utilizzare dei concetti per interpretarlo, senza porreproblemi di comprensione. Per la certezza sensibile l’oggetto semplicemente c’è (apro gli occhi evedo immediatamente delle cose). L’uomo che si trova in questa fase distingue già se stessodall’oggetto, ma la sua certezza e la verità dell’oggetto sono identificate immediatamente senzaalcuna riflessione.La percezioneLe cose pongono problemi di comprensione. Che cosa è ciò che vedo? Questo è un albero, questa èuna casa. Ma che cosa sono gli alberi e le case? Come faccio a riconoscerli?Per distinguere gli oggetti, per dar loro un nome e identificarli, nell’estrema varietà delle loro formela coscienza deve utilizzare il pensiero astratto►è il momento della percezione.Devo sapere che cosa è in astratto un albero per poter identificare come albero una cosa determinatache non ha mai visto: devo mettere a confronto un universale (il concetto di albero) e un particolare(l’albero che ho davanti). La percezione è caratterizzata dalla mediazione: la mia certezza sullaverità dell’oggetto è mediata da un elemento astratto, il concetto universale.In questa fase ogni ente della realtà viene identificato rispetto agli altri in modo netto attraverso unmeccanismo di affermazione-negazione. La negazione è essenziale per poter dire che cosa è la cosadi cui abbiamo coscienza.Nella percezione la coscienza vede dunque un mondo diviso in enti a sé stanti: non intravede ancoraper nulla il legame tra le cose.La coscienza vive nella certezza dei dati esteriori oggettivi che riceve attraverso le sensazioni. E’convinta di trovarsi di fronte a un’infinità di particolari empirici privi di qualsiasi carattere formaleo concettuale, una semplice collezione di elementi particolari irrelati.
  6. 6. La forza del pensiero smantella questa convinzione : il semplice parlare, indicare, comunicare larealtà sensibile indica il ricorso a nozioni generali. ╟ la coscienza scopre esattamente il contrario diciò che credeva, ossia che nessuna delle sue esperienze particolari è effettivamente tale, ma è giàintessuta di caratteri generali: quando dico “questo rosso” individuo un particolare attraversoun’espressione generale. La tesi, la convinzione originaria, si è rovesciata nell’antitesi.Ad es. l’espressione “questo” anche se viene impiegata per indicare un oggetto particolare in unasituazione particolare, può essere compreso solo sulla scorta del fatto che viene usato comeun’espressione generale per un’infinità di espe-rienze particolari (accomunabili dal fatto di essereprossimi al soggetto parlante). TESI ANTITESI l’esperienza è particolare l’esperienza è sempre intes- “questo” indica una suta di caratteri generali singola cosa “questo” si riferisce a varie esperienzeL’intellettoTuttavia un legame tra le cose esiste. Tutte formano un’unica natura, sono espressione delle stesseleggi, delle stesse forze che muovono l’universo. La percezione entra in crisi perché attraverso lamediazione astratta dei concetti universali finisce per non comprendere il dinamismo che lega tutto:identifica le cose, ma la sua certezza entra in crisi quando si tratta di comprenderne la genesi e ilmovimento. L’intelletto è quel grado della coscienza che permette di superare l’astratta distinzioneimposta dalla percezione e di comprendere la dinamica delle forze che regolano il mondo,attraverso le quali le cose si trasformano l’una nelle altre in un incessante e perenne movimento.In quanto intelletto la coscienza pensa se stessa come non più del tutto estranea rispetto al mondo.Nella dinamica delle forze del mondo incontra la vita, a cui essa stessa appartiene►acquisiscequindi consapevolezza di sé come parte della natura.La differenza soggetto-oggetto è compresa all’interno dell’unico fenomeno naturale della vita.La coscienza ha acquisito un primo grado di capacità di comprensione di sé in rapporto alle cose: èdivenuta autocosciente.L’intelletto è allora il momento kantiano della Critica della ragion pura, che Hegel leggeidealisticamente (eliminando la cosa in sé).“Quando l’intelletto empirico conosce il suo oggetto, cioè la natura, e scopre attraversol’esperienza la molteplicità delle leggi particolari della natura, immagina di conoscere un Altro dasé, ma la riflessione costituente appunto la critica della ragion pura dimostra che tale conoscenzadi un Altro è possibile solo mediante un’unità originariamente sintetica tale che le condizionidell’oggetto, vale a dire della natura, siano quelle stesse del sapere la natura. Nel sapere la natural’intelletto sa dunque se stesso: il suo sapere l’Altro è un sapere sé, un sapere il sapere, e il mondoè il grande specchio in cui la coscienza scopre se stessa.”(J. Hyppolite)b)AutocoscienzaLe prime esperienze conoscitive mostrano che l’Io, conoscendo il mondo delle cose, arriva aconoscere se stesso, ma questa conoscenza di sé deve essere messa alla prova e conquistata fino infondo nel rapporto con altre coscienze, perché l’autocoscienza è propriamente tale quando vienericonosciuta da altri esseri pensanti. E’ il tema della sezione dedicata all’autocoscienza, in cui
  7. 7. l’attenzione si concentra sul soggetto, mentre l’oggetto scompare dal campo di osservazione;l’analisi non è più limitata all’ambito gnoseologico, ma si allarga alla società, alla storia, allacultura.Le figure dell’autocoscienza sono tra le più celebri della Fenomenologia. In questa fase lo Spirito ècaratterizzato dalla coscienza di sé come vita. Attraverso l’esperienza della vita l’uomo comprendeil suo legame con l’altro, superando la frattura tra oggetto e soggetto, sebbene su un piano ancoralimitato (è un sentire la vita, non ancora vita elevata alla piena coscienza razionale di sé).Nell’autocoscienza l’uomo pone se stesso come oggetto della coscienza. Negli scritti giovanilil’unità della vita costituiva il momento più alto di comprensione filosofica della realtà del mondo,momento destinato a infrangersi di fronte alla necessità tragica della morte. Nella Fenomenologia lavita, ricomprendendo in sé il momento del negativo, la morte, potrà elevarsi a Spirito. Nellaprospettiva della coscienza filosofica la vita è essenzialmente inquietudine, tensione che porta ilvivente all’azione, a proiettarsi al di fuori di se stesso. Nella terminologia hegeliana: la vita èeguaglianza con se stessa, ma nel suo sé è implicito il momento del divenire. La vita deve divenireciò che è, deve divenire libera. Per il vivente la libertà è la piena uguaglianza con se stesso, alpienarealizzazione di sé nella vita all’interno del mondo.Tutte la figure dell’autocoscienza sono studiate nel loro cammino verso la libertà.Questi sono i singoli momenti:2)AUTOCOSCIENZA SIGNORIA E SERVITU’ STOICISMO-SCETTICISMO- COSCIENZA INFELICELa dialettica servo-padroneL’uomo vive nell’inquietudine perché vuole divenire se stesso: un appetito che lo spinge adimpadronirsi delle cose, a farle proprie, a goderne. Attraverso esse l’uomo costruisce un propriomondo e con esso si identifica acquisendo coscienza di sé.Nell’uomo l’autocoscienza non è però davvero piena se non quando nel proprio mondo compare unaltro uomo, nel quale l’autocoscienza riconosce se stessa, riconosce un altro individuo dotato a suavolta di autocoscienza.Ognuno dei due uomini è guidato verso l’altro da un appetito: la volontà di essere se stesso, cioè diessere riconosciuto come autocoscienza. Ciascuno è spinto dall’impulso di inserire l’altro nelproprio mondo, come accade per le cose di cui si impadronisce godendone.Nasce una lotta fra i due uomini la cui posta in gioco è il riconoscimento. Nella lotta ognuno rischiala sua vita, entrambi cercano di negarsi a vicenda ( nel costruire il nostro mondo neghiamo a tuttociò che entra a farvi parte un’esistenza indipendente). Così l’uomo è spinto ad elevarsi al di sopradella vita, rischiando la morte perché per essere riconosciuto ciascuno deve essere disposto amettersi in gioco affrontando l’altro in una lotta per la vita e per la morte.La dialettica servo-padrone si instaura quando uno dei due uomini non riesce a compiere questaoperazione spirituale di elevazione al di sopra della propria stessa vita e ha paura della morte.Allora riconosce l’altro come autocoscienza indipendente (signore) e se stesso come servo, comeautocoscienza dipendente: rimane in vita ma solo alla maniera di una delle tante cose del signore. Siinstaura così il mondo sociale, segnato dall’ineguaglianza delle autocoscienze.Il servo ha coscienza di sé come dipendente dal signore e lavora per lui, produce attraverso il lavoroi beni di cui il signore godrà. In questo modo conserva un rapporto diretto con la naturatrasformandola attraverso il lavoro. Il signore, riconosciuto dall’altro come autocoscienzaindipendente, in realtà dipende dal riconoscimento dell’altro per essere se stesso. Tale dipendenzaha un significato concreto: ha un rapporto con la natura e può goderne e farla sua solo attraverso lamediazione del servo. Questi dunque, pur non avendone coscienza, tiene in mano le redini delrapporto servo-padrone.Entrambi hanno un alto, benché ineguale, livello di coscienza di sé e dei loro rapporti, ma nonhanno piena consapevolezza: il signore non comprende di idipendere dal servo, e il servo noncomprende il proprio potere.
  8. 8. La coscienza filosofica comprende invece pienamente tutti i lati del rapporto e comprende perchénecessariamente la figura del servo-padrone debba essere superata.E’ il servo a permette il superamento della figura servo-padrone acquisendo un superiore grado dilibertà:attraverso il lavoro educa se stesso e la propria coscienza. Lavorando comprende che eglinon è in realtà servo del padrone, ma della vita stessa: è servo perché ha avuto paura di perderla. Illavoro gli insegna una modalità di realizzazione di sé ( una nuova forma di libertà) attraverso latrasformazione delle cose, e questo gli permette di liberarsi dalla signoria del signore 8 impara anon riconoscerlo più come tale, e dunque il signore smette di essere tale). Così la figura del servo-padrone è sciolta e nasce una nuovo figura che realizza a un iù alto livello la libertà. TES ANTITES I I Vittoria del signore sul Crescente autonomia servo: il servo lavora per del il signore servo attraverso il lavoro, mentre il signore diventa dipendenteLo stoicismoIl servo ha imparato a riconoscere nel lavoro la via per una nuova forma di libertà: la coscienzaimpara a non dipendere da un altro uomo e riconoscersi libera nel pensiero. Educato dal lavoro,comprende di essere servo della vita, non del padrone.Impara a rendersi libero dalla vita, come il saggio stoico, separando il suo sé dalla vita e ponendolonel puro elemento del pensiero ( indipendenza dell’io nei confronti delle cose, autosufficienza elibertà del saggio nei confronti di ciò che lo circonda). La fonte della propria identità viene trovatanel pensiero. Dal punto di vista dello stoico la condizione storica in cui l’uomo vive è del tuttoinessenziale: servo o padrone, la coscienza è libera allo stesso modo perché essa non dipende piùdall’altro. Il problema della libertà è del tutto interiorizzato.Nello stoicismo, però la libertà è semplicemente formale, incapace di dominare la realtà effettivadel mondo e della vita se non astraendosi da essa. Per essere libera la coscienza stoica deverinunciare ad una relazione profonda con l’latro da sé, e dunque con la vita stessa nelle suemanifestazioni esteriori.Lo scetticismoLa coscienza scettica sorge quando, abbandonato il distacco stoico, il pensiero entra in rapportodiretto con le determinazioni concrete della vita e dell’esperienza e ne mostra il loro intrinseconulla.Lo scetticismo a cui pensa Hegel è quello greco di Pirrone (ma anche quello di Platone ►vanità diogni certezza basata sull’esperienza e sulla conoscenza sensibile). Solo nella soggettività c’ècertezza, non nel mondo oggettivo delle cose e dell’esperienza. La libertà dello scettico è superioreal formalismo stoico; mostra come il pensiero possa dissolvere la pura oggettività di tutto ciò che èesteriore all’autocoscienza. Nullificando il valore dell’oggetto, riconduce la realtà all’autocoscienza,esalta la libertà assoluta della soggettività.E’ tuttavia una coscienza contraddittoria: la sua libertà consiste nel negare ciò che è estraneo allasoggettività dell’autocoscienza, ma così facendo non pone confini all’atto della negazione e lorivolge anche contro se stessa. (Hegel non fa che usare, contro lo scetticismo, l’argomentotradizionale: quello secondo cui lo scettico si autocontraddice, perché da un lato dichiara che tutto èvano e non vero, mentre dall’altro dichiara di dire qualcosa di vero). La coscienza scettica scopre la
  9. 9. contraddizione in se stessa, tra il negare l’altro e l’affermare sè, preparando la via alla figurasuccessivaLa coscienza infeliceSorge quando la coscienza scettica comprende la profonda contraddizione che è in se stessa, equesto genera infelicità. Il tema della lacerazione come fonte di infelicità è tipico degli scrittigiovanili di Hegel (v. Abramo che vive in maniera tanto drammatica la lacerazione tra sé e lanatura, da ancorarsi a un Dio infinito, potente signore di fronte al quale egli stesso si pensa come unnulla) Ora Hegel mostra come l’infelicità della coscienza possa essere superata.Le figure dello stoicismo e dello scetticismo hanno messo in luce la difficoltà di conciliare la libertàdell’autocoscienza con l’esperienza e l’appetito della vita (scissione tra coscienza e vita). Insecondo luogo la coscienza è lacerata nella sua stessa interiorità, perché per affermare sé devenegare il mondo, e così facendo finisce col rivolgere contro e stessa la propria negazione (scissionedella coscienza in se stessa): la coscienza nega valore assoluto alla realtà oggettiva e alla vita, macosì facendo finisce col negarlo anche a se stessa.L’uomo vive se stesso come coscienza infinita, cioè come coscienza che ha in sé l’elemento dellapropria morte, della propria negazione. La coscienza aspira allora, come Abramo, ad ancorare sestessa ad un Assoluto, ma questo è vissuto come del tutto estraneo alla coscienza.La figura della coscienza infelice è tipica delle coscienze religiose ebraica e cristiana, che pensanol’uomo come essere finito e contraddittorio di fronte alla maestà infinita di un Dio del tutto lontano,a cui l’uomo non può accedere.La coscienza infelice riproduce quindi entro se stessa la situazione dialettica del rapporto servo-padrone. Adesso la coscienza incarna in sé entrambe le figure, perché vive se stessa come un nulladi fronte a un Dio interiorizzato la cui potenza viene sentita come assoluta.c)RagioneLa coscienza infelice apre la via ad una nuova fase della vita dello Spirito.L’autocoscienza è il momento in cui la coscienza ha preso se stessa come proprio oggetto, ma il suoculmine nella coscienza infelice mostra l’impossibilità di comprendere se stessa restando entro ilimiti di sé.Se la coscienza infelice può essere adeguatamente rappresentata dalla religiosità medievale, lesuccessive figure della ragione possono essere esemplificate con l’età moderna che culminanell’idealismo.L’idealismo, infatti, ha superato la coscienza infelice negando che vi sia lacerazione reale ll’internodell’Assoluto e ponendo un principio originario a fondamento del mondo.La coscienza quindi supera la sua infelicità quando comprende se stessa come ragione, cioè quandocomprende che la differenza tra sé e la vita, tra sé e la natura, tra sé e Dio non è affatto radicale, eche al contrario tutto è espressione dell’unità razionale dell’Assoluto.

×