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Scultura greca kalokagathia

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Presentazione della Kalokagathia nella cultura greca e poi riscoperta nel Rinascimento e nel Neoclassicismo

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Scultura greca kalokagathia

  1. 1. La «Kalokagathia» nella cultura greca
  2. 2. Nel periodo arcaico i poeti- cantori, ispirati dagli dei, raccontano la verità attraverso il mito. Le parole del poeta sono ritenute belle poiché vere, in quanto le Muse donano ai loro messaggeri la capacità di guardare oltre l’apparenza sensibile per scorgere la verità originaria. Nella poesia greca delle origini, la bellezza è considerata un valore assoluto, spesso legato alle azioni degli eroi, i quali sono ricoperti da un manto di alone divino che li rende splendenti agli occhi umani. Il Mito e la bellezza nella poesia greca
  3. 3. La bellezza nella cultura greca arcaica è concepita dunque come un valore assoluto donato dagli dei all'uomo e spesso associato alle imprese di guerra dell'eroe omerico
  4. 4. L'espressione kalokagathìa (in lingua greca, καλοκαγαθία) indica l'ideale di perfezione umana secondo i Greci antichi. Il termine rappresenta la sostantivizzazione di una coppia d'aggettivi indicanti l'armonioso sviluppo della persona : καλὸς κἀγαθός, (kalòs kagathòs), crasi di καλὸς καὶ ἀγαθός, (kalòs kai agathòs), cioè "bello e buono«, inteso come "valoroso in guerra", e come "in possesso di tutte le virtù". “Il più giusto è il più bello” (Oracolo di Delfi)
  5. 5. La scultura greca arcaica (VI sec. a.C.) I soggetti rappresentati nelle sculture arcaiche sono riconducibili alle due tipologie principali : il kouros (plurale kouroi) maschile la kore (plurale korai). femminile kouros kore
  6. 6. Il kouros (plurale kouroi) E’ un giovane uomo nudo, in posizione stante (statica), raffigurato con la testa eretta, le braccia stese lungo i fianchi, i pugni serrati e la gamba sinistra leggermente avanzata, ad accennare un passo. Il termine kouros identifica un giovane nel pieno e vigoroso splendore del suo sviluppo fisico e morale . Bellezza, forza, onore e coraggio sono i tratti fondamentali dell’eroe omerico donati dalla divinità: il valore del corpo, la prestanza fisica sono uniti alla lealtà, alla virtù, in quanto l’estetica corrisponde all’etica.
  7. 7. Cleobi e Bitone, Polimede, 600 ca a.C., marmo, alt. 216 cm., Museo Archeologico, Delfi Uno dei più importanti esempi di scultura arcaica ci è offerto da una coppia di kouroi, attribuiti a Polimede di Argo. Si tratta delle statue, tozze e rigide, dei fratelli Cleobi e Bitone, scolpiti in posizione stante, con la muscolatura del petto messa in evidenza come il tipico sorriso arcaico. Caso nuovo nella statuaria antica, gli artisti greci si impegnano nella rappresentazione del corpo nudo maschile, che ritenevano più bello rispetto a quello femminile, in quanto era l’esaltazione del vigore e della forza acquisiti con l’esercizio atletico. I due Kouroi nudi
  8. 8. La scultura greca arcaica si ispira, almeno nelle fasi iniziali, a quella egizia e ciò è dovuto ai frequenti scambi commerciali nel Mediterraneo che avevano messo in contatto gli artisti greci con statuette di provenienza egizia. Si riscontra nel kouros una notevole somiglianza con le statue egizie a fianco soprattutto nella gamba sinistra avanzata e nella rigida posizione delle braccia con i pugni serrati attorno a due corti cilindri, simbolo di potere. Il kouros (600 a.C.) Micerino con la moglie, (2520 a.C.) a. egiziaa. greca arcaica
  9. 9. la kore (plurale korai) E’ una giovane donna vestita con il chitone (tunica) e himation (mantello), anch’essa in posizione stante (statica), con la testa eretta, i piedi uniti, un braccio steso lungo un fianco a reggere la veste e l’altro (solitamente il destro) ripiegato in atto di recare un vaso o un piatto delle offerte.
  10. 10. La Kore con il peplo Tipico esempio di kore, statua greca del periodo arcaico (600 ca. - 475 ca. a.C.), raffigurante una fanciulla avvolta in un peplo. Le korai, così come i kouroi (analoghe statue di soggetto maschile), sono rappresentazioni di carattere statico, concepite per una visione frontale. La statua qui riprodotta, realizzata intorno al 530 a.C., è conservata al Museo dell'Acropoli di Atene.
  11. 11. Si tratta di una statua di piccole dimensioni, con ancora evidenti tracce di decorazione policroma sul volto (occhi e labbra), sui capelli e sulle vesti. L’andamento della statua è tutto verticale ed è sottolineato dalla semplicità del panneggio (disposizione delle pieghe di un tessuto) privo di increspature. Perdura il sorriso arcaico sul volto incorniciato dall’acconciatura a trecce che le ricadono sinuosamente sulle spalle
  12. 12. Agelada il Giovane (maestro di Policleto), bronzista di Argo, è attivo alla metà del V sec. a.C. E’ autore del Bronzo B trovato nel 1972 , insieme al Bronzo A, nel mare Ionio, al largo di Riace (provincia di Reggio Calabria). Ad Alcamene il Vecchio si attribuisce invece il Bronzo A. A B La scultura greca pre-classica (V sec. a.C.)
  13. 13. I due bronzi raffigurano due guerrieri privi delle armi e dello scudo. Attualmente si trovano al Museo Nazionale della Magna Grecia di Reggio Calabria, dove sono diventati uno dei simboli del museo e della città stessa.
  14. 14. Il Bronzo di Agelada il Giovane è l’unico dell’antichità ad avere i denti (realizzati in argento). Ambedue i Bronzi hanno gli occhi in pietra e in avorio, mentre le labbra e i capezzoli sono in bronzo rosso.
  15. 15. La scultura greca classica (V sec. a.C.) L’identità tra «bellezza» e «virtù» o «Kalokagathia» permane nella glorificazione del nudo caratterizzante la produzione greca del V° secolo a.C.
  16. 16. Policleto di Argo è un celebre bronzista che, circa a metà del V secolo scrive un trattato chiamato Canone (dal greco kanon=norma, regola) nel quale, dopo aver misurato un certo numero di uomini ed aver ricavato delle misure medie, espone le leggi per il proporzionamento ideale del corpo umano, fondandole su precisi rapporti numerici. In particolare la testa deve essere circa 1/8 del corpo umano, il busto deve corrispondere a tre teste e le gambe a quattro. La bellezza aveva, per un artista greco, una precisa base matematica, fatta di numeri e rapporti precisi. Il canone di Policleto diventa quindi una "regola d’arte" per generazioni di artisti che lo seguiranno. 1 2 3 4 5 6 7 8 Policleto e il «Canone»
  17. 17. Come modello concreto delle sue teorie realizzò il Doryphoros: portatore di lancia (dal greco dory = lancia e phèrein = portare), detto anche Canone. La statua del Museo di Napoli è la copia più completa pervenutaci del celebre originale in bronzo che come tutte le altre di Policleto sono andate perse. Policleto e il Doriforo Copia romana h. 2,12 m. Prima età imperiale (da un originale del 440 a.C. ca.). Pompei, palestra sannitica, Museo Archeologico di Napoli
  18. 18. Ciò a cui tende Policleto è infatti un corpo perfetto le cui misure sono ricavate dallo studio di misure reali (media matematica) rilevate sui corpi dei giovani atleti olimpici. Nella copia di sx manca la lancia o il giavellotto che era retto dalla mano sinistra e si appoggiava sulla spalla.
  19. 19. Qui accanto la foto del Doriforo con sezione aurea, dimostra che Policleto ha utilizzato un rapporto aureo per realizzare il "Canone " RETTANGOLO AUREO Esiste uno speciale rettangolo le cui proporzioni corrispondono alla sezione aurea. Il suo nome è rettangolo aureo. Per costruire il rettangolo aureo si disegni un quadrato di lato a i cui vertici chiameremo, a partire dal vertice in alto a sinistra e procedendo in senso orario, AEFD. Quindi dividere il segmento AE in due chiamando il punto medio A'. Puntando in A' disegnare un arco che da F intersechi il prolungamento del segmento AE in B. Con una squadra disegnare il segmento BC perpendicolare ad AB. Il rettangolo ABCD è un rettangolo aureo nel quale Ab è diviso dal punto E esattamente nella sezione aurea: AE:AB=EB:AE Il Doriforo e la «sezione aurea»
  20. 20. Il Doriforo di Policleto, scultura famosa nel mondo per la perfetta armonia fra le parti del corpo, dovuta all’utilizzo da parte di Policleto della sezione aurea (il rapporto 1:0.618) per realizzarla. Le due versioni modificate, a destra e sinistra dell’immagine, hanno il tronco più lungo (sezione = 1:0.74); o il tronco più corto (sezione = 1:0.36).
  21. 21. Nel Doriforo Policleto ha raggiunto l’equilibrio tra movimento e stasi utilizzando uno schema compositivo nel quale la disposizione di braccia e gambe, e di bacino e spalle è regolata da un equilibrio incrociato che conferisce alla figura una sorta di dinamismo trattenuto e composto. L’atleta (o divinità o eroe), colto durante il movimento, è rappresentato gravitante sulla gamba destra che è detta, per questo, gamba portante ed è rigida. Alla gamba portante destra corrisponde, secondo uno schema a X detto «chiasmo», il braccio sinistro flesso e la spalla leggermente spostata in alto. Il capo si volge verso il lato della gamba portante e si inclina leggermente. La gamba sinistra è invece flessa, mentre il braccio destro è rilassato con la spalla leggermente abbassata. gamba destra rigida portante braccio sinistro flesso gamba sinistra flessa braccio destro rilassato Il Doriforo e il «chiasmo»
  22. 22. Il termine «chiasmo» deriva dalla lettera greca X (in greco è pronunciata "chi") ed indica una disposizione in cui le parti creano un incrocio. Nel caso delle statue di Policleto la disposizione incrociata è tra gli arti inferiori e gli arti superiori.
  23. 23. L'ideale classico di perfezione è il risultato cui tende lo scultore greco, eliminando ogni difetto, che, seppur minimo, è sempre presente in ogni singolo individuo. La statua diviene così un ideale di perfezione umana, superiore alla realtà stessa. È dunque impossibile non notare che, nonostante rappresentino individui diversi (leggendarie o reali), tutte le sculture sono accomunate dagli stessi canoni e dagli stessi tratti fisici, a testimonianza della tendenza greca all’astrazione e alla ricerca di un modello di bellezza ideale ed universale che superi le caratteristiche individuali per giungere ad un utopistico concetto di estetica. È inoltre interessante scoprire che gli artisti greci non idealizzavano la bellezza nella composizione delle proprie opere, bensì ricercavano la bellezza ideale attraverso l’assemblaggio di diverse costituenti corporee. Un artista non partiva dunque da un unico modello, ma selezionava le parti migliori di diversi soggetti, unificandole poi in un’unica entità armonica ed omogenea.
  24. 24. La riscoperta dei valori classici nel Rinascimento XIV – XV sec. I valori di bello ideale, di simmetria, proporzione ed armonia Vengono riscoperti nel Rinascimento. Si ha dunque una riscoperta dell’antica civiltà classica, intesa come suprema sintesi dei più alti valori umani. Nell’ altorilievo «Battaglia dei centauri» (1492) su lastra in marmo, eseguita da Michelangelo per Lorenzo il Magnifico è evidente come l’artista abbia presto assimilato i “modelli classici”, apprezzandone soprattutto gli esempi caratterizzati da forte dinamismo e intensità patetica, come i rilievi dei sarcofaghi con battaglie o lotte di Centauri, che ispirano appunto quest’opera.
  25. 25. Michelangelo ed il «David» La nudità del «David» (1501) giovane eroe biblico è concepita da Michelangelo, prima ancora che come reminiscenza dell’antico, come chiara manifestazione di “ira e forza”, prime fra le virtù civiche poiché condizioni necessarie alla conquista e alla difesa della libertà. Rispetto agli altri David realizzati da Verrocchio e da Donatello, in questo di Michelangelo sembra trasparire un forte concetto di solidità, perfezione e potenza legate assieme da linee armoniose e dolci; un prototipo perfetto di bellezza assoluta.
  26. 26. La riscoperta dei valori classici nel Neoclassicismo XVIII sec. Johann Joachim Winckelmann, teorico tedesco, con le proprie opere contribuì in modo significativo alla rifioritura dello stile classico. Ispirandosi soprattutto alla scultura greca, Winckelmann pubblicò diversi saggi, che propongono le opere classiche come modello di “nobile semplicità” e di “serena grandezza”. Secondo il filosofo, difatti, l’arte doveva essere equilibrata e composta, priva di passionalità, capace di rievocare la bellezza ideale dei tempi antichi Antonio Canova nelle sue opere femminili, idealizza al massimo la bellezza naturale. Nell’opera “Paolina Borghese come Afrodite dea dell’amore ” la donna è presentata con il pomo vinto quale più bella fra tre dee eletta dal giudizio di Paride, secondo la nota vicenda mitologica.
  27. 27. L'opera “Amore e Psiche” (1788) rappresenta, con un erotismo sottile e raffinato, il dio Amore mentre contempla con tenerezza il volto della fanciulla amata, ricambiato da Psiche da una dolcezza di pari intensità. L'opera rispetta i canoni dell'estetica Winckelmanniana : infatti le figure sono rappresentate nell'atto subito precedente al bacio, un momento carico di tensione, ma privo dello sconvolgimento emotivo che l'atto stesso del baciarsi provocherebbe nello spettatore. Questo è il momento di “equilibrio”, dove si coglie quel momento di amoroso incanto tra la tenerezza dello smarrirsi negli occhi dell'altro e la carnalità dell'atto. Canova e «Amore e Psiche»

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