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ISTITUTO COMPRENSIVO “MORO-PASCOLI”
CASAGIOVE
“Ho voglia di scrivere
due righe. Bottega di
narrazione”
Laboratorio di scrittura
creativa
Progetto Pon 6 “Parlo… sicuro”
a.s. 2017-2018
Dirigente Scolastico: Dott.ssa Teresa Luongo
Docente Esperto : Prof.ssa Gravante Savina
Docente Tutor: Prof.ssa Soragni Emma
“Lo scrittore professionista è un dilettante che non ha mai smesso
di scrivere” .
Nadine Godimer.
Prefazione
Quando si parla di scrittura creativa si finisce per considerarla frutto di doti innate, di una
predisposizione personale. Invece, la scrittura creativa si può coltivare con esercizi costanti e
tutti possono sperimentala. Spesso si pensa che esistano persone dotate, colte e depositarie
della capacità di scrivere in modo creativo e altre, negate, che invece devono accontentarsi
delle parole altrui.
In realtà la scrittura creativa non è solo frutto di genio innato, ma è la capacità di fissare sulla
carta un pensiero, un’emozione, un avvenimento e tutti possono farlo. E’ un atto manuale-
artigianale, oltre che frutto di creatività, e lo scrittore, come l’artigiano, deve essere un abile
conoscitore del suo “mestiere”.
Questa è stata la finalità del nostro percorso didattico: avvicinare i giovani alla scrittura,
intesa non come un dovere imposto da un docente, un compito noioso e obbligatorio, ma un
atto piacevole e gratificante, che risponde ad un bisogno umano e contribuisce alla crescita
personale. I nostri ragazzi scrivono, eccome, seppur in maniera diversa rispetto a quello che si
intende per tradizione; lo fanno nelle ultime pagine di quaderni sgualciti, dove gli insegnanti
non vanno a vedere, con note ai margini dei libri, magari con frasi ironiche o sopra le righe,
attraverso i nuovi mezzi social, sui quali condividono pensieri ed esperienze con i loro amici,
riflettono su citazioni e poesie, associano emozioni e pensieri a immagini, si perdono nei testi
di canzoni.
Troppe volte noi insegnanti ci lamentiamo: “Non sanno più scrivere, i testi sono banali o
ripetitivi o infarciti di errori…”
Eppure, forse a sentir loro, la colpa è un po’ anche nostra. Domandiamoci con coscienza se
siamo stati in grado veramente di fornire loro i mezzi per poter scrivere correttamente o se ci
siamo limitati ad assegnare esercizi di comprensione e di sintesi, temi e riflessioni come se
fosse tutto ovvio, tutto già saputo, magari pensando che sia stato già detto nel segmento di
scuola precedente, quindi ripetitivo. Spesso ci si limita a parlare della tripartizione di un testo
narrativo: introduzione, sviluppo, conclusione, mentre restano in sordina i riferimenti a fabula
e intreccio, a come inserire sequenze diverse, a come attirare l’attenzione del lettore…. Come
se fosse naturale che si sappia inserire in un racconto un discorso diretto, una descrizione
fisica non scontata né banale del tipo “Ha gli occhi azzurri e i capelli biondi, il naso a patata e
veste in maniera sportiva…”, tanto per fare un esempio. Per non parlare delle varie tecniche
narrative, dal flashback al monologo interiore, quel fiume di parole che invece, a ben vedere,
piace tanto ai ragazzi.
Come dimenticare il valore umano della scrittura?
Si scrive per informare, per fornire una documentazione, lanciare un messaggio, ma si scrive
anche per raccontare una storia, per un bisogno interiore, per esprimere se stessi attraverso
dei segni scuri su un foglio bianco. La carta non interrompe, non giudica, non intimorisce; anzi
diventa un mezzo attraverso il quale conoscere e comprendere meglio se stessi e gli altri.
La scrittura come espressione di sé; anche quando si inventa completamente una situazione,
un personaggio, non si può fare a meno di proiettare su di essa pensieri, sentimenti, emozioni.
Certo, talento e creatività sono indispensabili, ma la competenza di scrittura si può acquisire
attraverso accorgimenti vari: dalla lettura costante di libri di generi diversi all’esercizio
regolare per poter apprendere le molteplici tecniche narrative, smontare e rimontare testi,
capire cosa avvince il lettore e cosa, invece, non convince.
Rivolgo agli alunni che hanno condiviso con me questo percorso l’augurio di non smettere mai
di scrivere, perché la scrittura è un dono, la scrittura indaga nelle profondità dell’animo e
guarisce le ferite, la scrittura rende liberi.
Savina Gravante
Storie di classe
Era un giorno come un altro quello che cerco
di cancellare da una settimana. Stavo salendo
le scale, era iniziato come un giorno speciale;
zaino sulle spalle e un gran sorriso a mio
padre che mi aveva accompagnata a scuola.
Lavorava tanto perché eravamo soli, vivevo
con lui da quando aveva divorziato da mia
mamma. Litigavano ogni giorno e alla fine,
quando ero all’inizio della prima media il giudice mi aveva assegnata a lui perché era l’unico
che aveva il lavoro fisso.
Ritornando a quel giorno, quel bruttissimo giorno…
Ero sulle scale ed ero felice; dopo il quarto o quinto scalino sentii lo zaino tirarmi indietro,
uno strattone forte e deciso che mi fece cadere di spalle. Non capivo cosa stesse accadendo.
Dolore. Un dolore lancinante alla base della schiena. Avevo battuto la testa sui gradini ma poi
di nuovo dolore. La testa… un gran male alla testa. Di fronte a me c’erano Clara e Valentina.
“Così impari a dire che ci sono i compiti per casa quando i professori se ne dimenticano.!”
Se ne andarono ridacchiando, io rimassi lì incredula. Faceva più male dentro che fuori.
In classe arrivai solo un po’ di ritardo perché non avevo il coraggio di entrare in lacrime, cosi
andai in bagno a sciacquarmi il viso. “Tutto bene, Altegni?”
“Sì, professoressa”- mi limitai a rispondere, fingendo di esser tranquilla, mentre sentivo
ridacchiare nuovamente Clara e Valentina. Passai la ricreazione seduta a pensare se dire o
meno a mio papà quel che era successo, ma lui era cosi stanco quando tornava a casa alle nove
di sera e non volevo dargli anche questa preoccupazione. Era stato un caso, solo un gesto
stupido. Cosi credevo o cercavo di convincermi che fosse così, eppure mi sbagliavo. I due mesi
successivi furono un inferno: scherzi, oggetti che dal mio banco finivano nel cestino e ogni
ricreazione passata senza mangiare, perché la merenda era stata destinata a chi quel giorno
non era sazio. Mi sentivo sempre peggio, le giornate a scuola sembrarono non finire mai e non
vedevo l’ora di tornare a casa, dove passavo i pomeriggi sola e triste. Chiusa in me stessa
come i fiori di notte che si chiudono per proteggersi dal freddo, ma io quel freddo lo sentivo
tutto intorno a me. Le mie amiche, che conoscevo dalle elementari, iniziarono a notare il mio
comportamento diverso, reso tale da quei gesti che mi facevano ogni giorno più male. Io
inizialmente non avevo una risposta da dare alle loro domande, stavo male e desideravo di
non rattristarle, nessuno vorrebbe raccontare cose cosi brutte e tristi alle proprie amiche; mi
vergognavo troppo. Mio padre non notò che stavo dimagrendo, non si accorgeva che passavo
ore a piangere da sola in bagno e non avevo più voglia di parlare. Ero davvero sola, sola come
quando si ha un problema grande e tanta paura a raccontarlo. A scuola la situazione non
andava che peggiorando, ero sempre più succube di ciò che accadeva e la ricreazione era il
momento peggiore.
“Perché non trovo più i soldi sul mio banco?” disse Valentina con un’ aria strafottente.
Balbettai qualcosa di indistinto. “Come? Non riesci a parlare? Eppure parlavi parecchio con i
prof”. Abbassai gli occhi.
“Guardami in faccia! Ah no, mammina e papino erano troppo impegnati a litigare per
insegnarmi le buone maniere.”
Non risposi.
“ TI HO DETTO DI GUARDARMI”
Paf! Le diedi uno schiaffo.
Non avevo mai pensato di poter picchiare una mia compagnia di classe, non lo avrei mai fatto,
non era da me perciò me ne pentii subito “Come ti permetti cretina.”
Valentina non se l’aspettava, pensava di potermi insultare quando e quanto ne aveva voglia.
Scappò in bagno con la sua amica che la ricorreva ed io restai lì immobile, con la mia mano
che mi formicolava per il dolore. Quella fu l’ultima volta in cui mi liberai perché il pomeriggio
stesso Valentina riempi i social in cui mostrava la guancia rossa e una scritta di odio per me.
Ero stanca di tutto, decisi di non andare a scuola il giorno seguente e poi quello dopo ancora,
fino alla fine della settimana. Papà non sapeva niente. Il lunedì entrai in classe e trovai una
nuova professoressa, con il suo
sorriso mi scaldò il cuore per un
momento, facendomi scordare dove
mi trovavo. Doveva essere la
supplente. Ella doveva insegnarci
matematica e fisica per i prossimi tre
mesi, perché la nostra professoressa
si era operata. I giorni seguenti
nessuno mi diede più fastidio se non
qualche parolina e al cambio dell’ ora
qualche battutina sul mio abbigliamento. La professoressa ci aiutava, mi spiegava le cose più
volte se non capivo, mi aiutava a dare il meglio chiamandomi alla lavagna. Mi appassionava
alle materie scientifiche e mi piaceva andare di più a scuola. Alla fine mi era sempre piaciuto
studiare le cose nuove. Stava andando tutto liscio, quando arrivò il mio compleanno e l’ incubo
si manifestò tutto insieme. Tutta la classe era piena di foto dove c’erano animali con la mia
faccia, sul mio banco scarti di cibo. Quel giorno alla prima ora era prevista l’assemblea di
classe e io avevo detto alla professoressa che sarei entra alla metà dell’ ora perché dovevo a
fare le analisi del sangue. A quanto pare mi aveva sentito qualcuno. Ero pietrificata a quelle
battute che non finivano mai. Con le lacrime agli occhi mi sentii strattonare verso la porta da
spinte dai miei compagni di classe che mi avevano accerchiata dicendo “era non contenta”.
Aprirono la porta e mi buttarono fuori dalla classe. Io corsi in bagno e non volevo credici. Vidi
la professoressa, aveva uno sguardo preoccupato e mi portò in biblioteca, dove non c’era
nessuno in quel momento. Le raccontai tutto, quel momento corsi via e la sentii urlare, era
entrata nella mia classe e aveva visto ciò che avevo visto io poco prima. Quel giorno
chiamarono il nonno e la nonna, la preside fece un discorso lungo a tutta la classe ma decisi di
cambiare scuola. Il nonno chiese il trasferimento a Viterbo, dove ho conosciuto il tuo papà.”.
“Babbo Stefano” disse Francesca, la mia piccola Francesca che a scuola stava facendo un
progetto contro il bullismo e mi aveva chiesto se avessi mai avuto qualcosa di simile.
Era bastata quella domanda perché cominciassi a ricordare quei mesi neri di scuola.
“ Si tratta di bullismo e il tuo problema devi chiamarlo con il suo nome, tu ti chiami Francesca
e lui bullismo, ma spero che tu debba mai ricordare questa cosa brutta che è accaduta alla
mamma, non accadrà più e sarà solo una cosa vecchia. “.
Gli diedi un bacio sulla fronte perché forse era un discorso troppo serio per una ragazzina
delle medie. Queste cose non devono accadere, vanno chiamate con il loro nome e
denunciarle. Il bullismo sembra un gioco ma non lo è, nessun bambino lo dovrebbe imparare.
Il colore della solitudine
Era tra Novembre e Dicembre che realizzai
che la solitudine non si sceglie, realizzai che
spesso è lei a cercare te, o meglio le persone
al tuo fianco ti mandano la solitudine.
Se dovessi dirti di che colore è la solitudine, ti
direi che è grigio piombo, grigio piombo
perché sei solo ma allo stesso tempo non lo
sei; se fossi stato solo sarebbe stato più nero.
La solitudine all'inizio è molto strana, se non
ci si è abituati. La solitudine dà rabbia, tristezza, rancore e così via...
La solitudine dà molto tempo, molto tempo per te, per pensare e sfido chiunque si sia trovato
in uno stato molto profondo a pensare se non abbia mai pensato a qualche frase, diciamo,
"depressa".
Io sì, l'ho pensata, fa così: "Come una goccia d'acqua, che in un pozzo cade, il mio suono
profondo è acuto".
La solitudine è alzare lo sguardo al cielo e non vedere nient'altro che buio.
La solitudine è avere il forte bisogno di parlare, ma nessuno che riesca a comprenderti.
La solitudine è gridare al mondo la tua rabbia e la tua tristezza, ma ti manca la forza per farlo.
La solitudine è fissare ore ed ore il muro senza un perché.
La solitudine è stare in compagnia di mille persone, ma sentirsi invisibili e piccoli.
La solitudine è il forte desiderio di realizzare qualcosa che non puoi.
Mi sentivo morire dentro, piangevo dentro me stesso e avevo la sensazione di non essere
abbastanza per nessuno, mi sentivo emarginato, l'ultimo di tutti, la pecora nera della famiglia,
del mondo.
Mi sfogavo ascoltando canzoni tristi, mi chiudevo in un mondo tutto mio, in cui le cuffie erano
l'unica cosa che mi aiutava a non sentirmi solo.
Ma questo mio mondo non mi ha portato a nulla; con il tempo ho imparato a reagire alle
persone che mi hanno fatto del male, cercando di non rispondere con la loro stessa moneta.
La solitudine è una guerra che puoi combattere solo ed esclusivamente con te stesso, sta a te
avere il coraggio di affrontare la vita. Ricorda che il dolore solidifica il carattere.
Sulle tracce dell’amore
Ero una ragazza felice, una ragazza come tutte le
altre, avevo appena finito l’università con successo,
infatti sono diventata infermiera, ero molto
orgogliosa di me e lo sono ancora adesso, stavo per
sposarmi con la persona che tanto amavo.
Trascorrevo i miei giorni a lavorare, ero molto
legata alla mia famiglia, mi è sempre stata affianco,
specialmente nel momento del bisogno, ho una sorella più grande di me, che a parer mio è
sempre sembrata invidiosa di me, forse perché ero la più piccola della famiglia e mi
coccolavano di più, ma questo non giustifica la sua cattiveria su di me, non ho mai avuto un
rapporto affettuoso con lei, anche se io le ho voluto sempre bene. Però era come se lei non
fosse mia sorella, infatti spesso lo chiedevo ai miei genitori se noi eravamo veramente sorelle,
e loro mi guardavano ridendo, dicendo che era ovvio che eravamo sorelle anche se non si
vedeva nessuna somiglianza, però comunque lo eravamo. Mi ricordo che quando ero piccola,
lei mi diceva sempre che io ero stata adottata, e io mi spaventavo; ero troppo ingenua per
capire che mi stava prendendo in giro come facevano tutti i bambini. Crescendo i rapporti non
si sono mai recuperati, anche se mi dispiaceva molto perché comunque eravamo sorelle, ogni
scusa era buona per litigare e in ogni caso i miei genitori mi difendevano sempre, anche senza
sapere il motivo della discussione, e lei se ne andava arrabbiata dicendo che lei doveva essere
figlia unica, senza avere una sorella come me, anche se diceva che in un certo senso lei era
figlia unica, e io non capivo mai cosa voleva dire. Lei non si sedeva neanche a tavola con noi,
oppure se lo faceva non mi guardava neanche in faccia, era sempre arrabbiata con me per un
motivo che non ne ero neanche a conoscenza. Lei era il contrario di me, le persone non si
avvicinavano neanche a lei per il suo difficile carattere, non aveva amiche, anche perché se le
aveva ci litigava subito, perché doveva essere lei quella che doveva comandare, al contrario
mio che ho sempre avuto un cuore grande per tutti, ho sempre avuto amiche di cui ci
potevamo fidare a vicenda, forse anche per questo lei mi odiava, perché vedeva che con lei
nessuno ci voleva avere a che fare, mentre da me venivano tutti, lei era cosi invidiosa delle
mie amicizie che metteva voci in mezzo, e menomale che era mia sorella e faceva tutto questo,
figuriamoci se non lo fosse stata. Però un giorno arrivò la grande notizia, ero uscita prima da
lavoro perché avevo avuto problemi con i colleghi, e ritornai a casa senza far sapere niente a
nessuno, entrai in casa e sentii la voce di mia sorella che discuteva con quella di mia madre,
mi avvicinai alla cucina in silenzio, cosi per sentire cosa stava succedendo, e sentii mia sorella
che sbatteva i piatti sul tavolo dicendo che non accettava il fatto che non ero della famiglia, e
mia madre diceva che era una cosa che doveva accettare perché come lei aveva avuto la
possibilità di avere una famiglia, dovevo avere anche io la possibilità di stare in una famiglia.
In quel momento entrai in cucina e chiesi spiegazioni di quello che stava succedendo e loro mi
guardarono stupite e mi chiesero cosa ci facevo già a casa.
Io non prolungai di tanto le chiacchiere perché ero curiosa delle loro spiegazioni, quelle che
dovevano darmi, allora gli ripetei la domanda con maggior insistenza e mia sorella guardò
mia madre con aria di sfida e le disse di dirmi cos’è che dovevo sapere. In quel momento ci fu
solo il silenzio, forse un silenzio che parlava, che diceva più di mille parole. Io aspettavo
ancora la risposta quando poi entrò mio padre dalla porta e chiesi a lui di dirmi la verità
Lui guardò mia madre e mi disse che era una cosa difficile da spiegare, ma che in ogni caso
loro mi avevano sempre voluto bene, e allora io gli chiesi
di arrivare al punto e di non girarci troppo intorno, e lui mi
rispose che loro non erano la mia vera famiglia, non erano
i miei veri genitori, ma ero stata adottata.
In quel momento non ci potevo credere, non ci credevo che
veramente lo avevo sentito, ma era cosi, dovevo abituarmi
a quelle parole. Non ero per niente triste perché comunque
io considero loro come miei genitori, perché loro mi hanno
cresciuta, però sarei comunque curiosa di sapere chi sono i
miei genitori e perché mi hanno lasciata, può darsi che ci fosse qualche problema, oppure non
avevano la possibilità di mantenermi o per qualsiasi altra cosa, ma vorrei tanto incontrarli per
capire il perché hanno fatto quest’azione in passato. Non so il perché, ma da quando so di
essere adottata le cose sono cambiate, le vedo da un punto di vista diverso, mia sorella
incomincia a essere più comprensibile, più affettuosa, più gentile, è come se fosse cambiata da
un momento all’altro, poi con il lavoro le cose migliorano, riesco a guadagnare sempre di più
grazie al mio capo che ha fiducia nelle mie capacità, e poi a breve mi sarei sposata. Dopo
diverse analisi e ricerche riesco a scoprire il nome e cognome dei miei veri genitori e dopo
diversi tentativi riesco ad avere il loro numero e a fissare un appuntamento con loro. Dopo
qualche mese mi incontro con loro a Venezia a piazza San Giorgio e li vedo cosi felici di
vedermi che si commuovono e di conseguenza mi commuovo anch’io, e rimaniamo tutto il
giorno a parlare della mia vita, di come ho trascorso questi anni all’oscuro della verità, loro mi
hanno detto che non mi hanno lasciata perché non mi volevano ma perché la possibilità
economica non c’era e quindi avevano paura di non rendermi felice come gli altri bambini,
solo per il semplice motivo che non volevano farmi soffrire. Alla fine li ho invitati anche al
matrimonio. Il giorno del mio matrimonio era un giorno importante perché finalmente mi
sposavo, ovviamente al matrimonio non mancava nessuno, c’erano anche i miei veri genitori
(mi sembra strano dire “veri genitori” perché anche i miei genitori adottivi li considero come
“veri genitori” perché fino ad adesso mi hanno cresciuta loro. Comunque è stato il giorno più
bello della mia vita perché si trovavano tutte le persone a me più care, inoltre i miei genitori
adottivi hanno avuto l’opportunità di parlare con i miei genitori biologici e ho scoperto che i
miei genitori biologici si dovevano trasferire vicino a me.
Ero la donna più felice al mondo e lo sono tutt’ora adesso.
Il valore dell’amicizia
La solitudine è molto brutta perché quando ti manca una persona è la cosa più brutta che
possa mai succedere, quando c’è una persona nella tua vita a cui vuoi veramente bene e poi ci
litighi per delle stupidaggini, ci stai male veramente anche se quella persona se ne strafrega
se piangi e stai male. Quella persona rimarrà sempre nella tua vita. Chi ti vuole bene
veramente ti aiuterà anche se avrai fatto degli errori gravissimi; le persone rimarranno
sempre e comunque nella tua testa e nel tuo cuore e specialmente di una persona così cara ti
rimarrà il suo profumo che ti ha inebriato per tutti quei giorni che sei stata al suo fianco. Ma la
cosa che non dimenticherai è ogni singolo gesto di affetto trasmesso a te.
Questa persona per me è come una sorella, io ci tengo molto e guai a chi le fa del male; anche
se delle volte litighiamo, io non la abbandonerò mai; anche se sceglieremo di percorrere
strade diverse, io per lei ci sarò sempre.
Quando sento la sua voce il mio cervello ed il mio cuore si sballano, specialmente quando mi
abbraccia il mio cuore si sballa e sta tranquillo perché lei trasmette una tranquillità
incredibile.
Quando parlo con lei sto molto bene, mi sento serena, perché lei è magica e poi è bellissima.
Quando sta male, io sto più male di lei, perché non deve stare così, e quando piange è più bella
del solito e a me dispiace non consolarla ed abbracciarla in quel momento. E lì mi sale tanta
rabbia perché non posso far nulla quando per lei spaccherei il mondo, anche se so che lei per
me non lo farebbe. Ma questo non mi interessa.
Lei deve solo sapere che le voglio un mondo di bene.
Non ti scordar di me.
“ Che cosa ti porta qua?” mi chiese la
psicologa ,
“ ……” non risposi, avevo troppa paura
di dire la verità, e pensavo che non
sarebbe cambiato niente e che per
colpa mia anche i miei figli sarebbero
stati picchiati. Ogni minuto che
passava mi pentivo sempre di più di
essere lì.
“…. Tuo marito…”
Cominciai a sudare. Come aveva fatto a saperlo, non avevo coperto bene i lividi ricevuti
oppure era tutto troppo ovvio? Chiusi gli occhi, volevo soltanto scomparire, mi alzai, presi la
mia borsa e cominciai a incamminarmi verso l’ uscita , quando una voce mi fermò.
“ Aspetti, lo so che in questo momento è spaventata e non sa cosa fare, ma il silenzio non serve
a niente, forse in questo momento è talmente abituata a ciò, che pensa che potrà sopportarlo
ma non è così, la vita è come le stagioni; cambia costantemente e anche se in questo momento
si sente desolata, un giorno anche per lei arriverà la primavera e vedrà che quello che oggi le
sembra irraggiungibile forse un giorno, dopo tanto tempo e sforzo, riuscirà a dimenticare e a
ricominciare, ma per fare ciò ha bisogno d’ aiuto. Non la voglio costringere ma sappia che nel
caso voglia parlare potrà sempre venire da me. E ricordi non è colpa sua ma solo lei potrà
cambiare la sua vita”
Cominciai a piangere; quella donna era riuscita a dire proprio quello che durante tanti anni
avrei voluto sentire tante volte. Mi sentivo pronta, cominciai a parlare … quando sentii uno
squillo. E’ bastato uno squillo a distruggere quella piccola speranza che mi era stata data.
Cominciai a piangere, chissà cosa mi avrebbe fatto quando sarei tornata a casa! Corsi via, ma
prima dissi alla psicologa “Tornerò”.
Quando arrivai a casa nemmeno il tempo di entrare, mi ritrovai per terra, cominciai a
sanguinare. Prima ancora di riprendermi dal forte schiaffo me ne arrivò un altro e poi un altro
ancora; al quarto schiaffo svenni, sentii un liquido bollente inondarmi il volto , mi bruciava da
morire, mi svegliai di colpo col viso in fiamme, alzai lo sguardo terrorizzata e lo vidi, quegli
occhi gelidi e senza emozioni mi guardavano , con ogni secondo che passava mi sentivo più
umiliata e triste. Come avevo fatto a ridurmi così, a farmi abbassare l’autostima in questo
modo da una persona simile, ma la domanda che da ormai mi tormentava la mente era come
avevo fatto a innamorarmi di lui?
Ma ora basta, volevo cambiare, anzi, dovevo cambiare.
Ad interrompere i miei profondi pensieri ci pensò il dolore al viso. Avvicinai la mia mano
sporca e piena di lividi al mio dolente volto, presi coraggio e lo feci, gli urlai “Basta , non sei
nessuno per farmi questo!” .
Vidi il suo sguardo cambiare da un nero vuoto a un “rosso” ardente di rabbia, mi prese per i
capelli e tum tum tum la mia testa stava diventando una sola cosa col muro, che adesso
sembrava un mare di sangue, e mentre mi sbatteva violentemente contro di esso mi urlava
cose orribili ”Non sei nessuno per decidere cosa posso fare, pensi davvero che tu sia
importante? Non servi a nessuno, nessuno ti ama, sei inutile e senza di me non saresti capace
di fare niente, nemmeno di badare ai tuoi stupidi figli” .
Quelle parole mi ferivano, ma dentro di me rimaneva ancora la speranza di avere una vita
migliore, di amare di nuovo. La sera presi un decisione: il giorno dopo sarei tornata dalla
psicologa; ero sicura che mi avrebbe aiutata. Venne la mattina e con essa l’ansia di raccontare
la verità, piena di lividi e indolenzita dagli avvenimenti precedenti mi svegliai, il gelido
pavimento mi rinfrescava la mente. La sera prima mio marito mi aveva costretta a dormire
per terra , avevo troppo paura di rifiutare e dormire lontano da lui mi avrebbe fatto solo bene.
Appena mi svegliai, sentii delle forti urla seguiti da dei passi veloci che si avvicinavano sempre
di più al posto in cui mi trovavo.
“Donna, quante volte ti devo ripetere che voglio la colazione, sei talmente stupida da non
capirlo”- mi alzai in fretta, seguita dai lividi e i dolori che per poco mi impedivano di alzarmi,
ma non potevo rischiare altre botte. Finalmente oggi era il giorno per cambiare la mia vita e
quella dei miei figli.
Gli preparai la colazione e cominciai a svegliare i miei figli; appena ebbe finito si avviò al
lavoro. Dopo circa 10 minuti dalla sua uscita accompagnai i miei figli a scuola, era la mia
possibilità di cambiare il mio futuro e quello dei miei figli.
“ Sono contenta che tu sia tornata” – disse la dottoressa allo sportello di ascolto per donne in
difficoltà. Nel suo sguardo potevo notare sincerità, un sentimento che poche volte avevo
incontrato.
“Allora, ti senti pronta per raccontarmi la tua storia?”
Ero un po’ nervosa ma ero decisa, “……. Si”,
“Allora cominciamo” mi disse.
La mia nuova vita iniziò da lì.
Era un giorno come altri, fuori pioveva ed io me ne stavo come sempre chiuso nella mia stanza
a giocare, non avevo molti amici perciò me ne stavo quasi sempre a casa, mi sentivo sempre
solo e rifiutato. Passavo le mie giornate guardando la tv e non uscivo mai e per questo a scuola
venivo anche preso in giro da alcuni dei compagni di classe a cui nessuno mai aveva il
coraggio di rispondere ma ad un certo punto quando mi stavano prendendo in giro si sentì un
grido: era Luca che diceva agli altri di lasciarmi in pace. Loro non lo ascoltarono affatto e
fuori scuola uno di loro gli andò vicino e lo spinse cosi forte che gli fece fare una capriola per
terra.
Quel pomeriggio Luca mi contattò attraverso la chat di gruppo con dei suoi amici per darmi
dei consigli, mi disse: cerca di non rispondere alle loro provocazioni, ignorali. Io gli risposi
che non avrei più risposto e che avrei anzi usato una voce autoritaria in modo che non avrei
dato l’ impressione di aver paura perché ero abituato a bloccarmi e fu grazie a quei pochi
consigli che mi avevano dato pian piano riuscii a farmi sempre più amici e a socializzare con le
persone senza la paura di parlare.
Con questo vorrei dire che l’amicizia è importante.
La riconquista della dignità
Io penso che le donne non debbano essere picchiate per nessun motivo.
Spesso invece l’uomo crede che la violenza avvenga
per una causa giusta.
Guardandomi allo specchio notai che avevo un
occhio nero e gonfio, perché non avevo cucinato
molto bene la sua bistecca a mio marito. Mio
marito cominciò prima con schiaffi e poi terminò
alla fine con il farmi veramente molto male. Lui mi
picchiava sempre quando tornava da lavoro.
Quando uscivo per andare a fare una commissione
e per sbaglio tornavo tardi , lui credeva che lo tradissi con un altro e allora lui per dispetto
decise di farmi rimanere a casa per sempre, facendomi rinunciare al mio lavoro e alla cosa
che tenevo di più.
All’inizio non era così geloso e violento, ma lo diventò improvvisamente ed ogni volta che gli
sembravo particolarmente carina immaginava chissà quali cose, che volessi essere bella per
piacere ad altri o che ci fosse qualcuno ad aspettarmi. Cominciò a non avere più fiducia in me,
anche se non ne aveva alcun motivo. Avevo allora sono 30 anni , ero giovanissima , perché mi
dovevo meritare tutto questo? Aveva paura che lo tradissi anche con il suo migliore amico,
ma invece non era così. Il suo migliore amico per me era come un fratello, non mi sarei
permessa mai di tradirlo e nemmeno lui. Ho fatto di tutto per convincerlo, ma niente, non mi
voleva credere. Io ero la cosa più importante per lui, ma adesso non sono niente . Un tempo
ero una donna forte e piena di fiducia in me stessa, ora non più. Mi sento debole e senza forze
ho bisogno di aiuto, perché voglio tornare come quella di una volta, raggiante e piena di
entusiasmo.
Sono passati tre anni e la situazione non è cambiata, anzi è diventata peggiore.
Un giorno ho deciso di uscire da quella porta e andare in un centro di assistenza per le
donne in difficoltà. Ho ritrovato finalmente me stessa.
Ho intenzione di scrivere la mia autobiografia per far capire alle ragazze più giovani di me
che, se conosceranno un ragazzo violento e geloso, dovranno stargli alla larga.
Con gli occhi dell’innocenza
Forse se chiudo meglio questa porta non
sentirò più quelle urla, forse se continuo a
giocare con le mie macchinine e non ci penso
forse non sentirò più quelle voci che mi
rimbombano nella testa, forse tra poco finirà
tutto e faranno pace, forse devo intervenire e
dire basta non ce la faccio più.
Il bambino era seduto sul tappeto con i suoi
giochi e all’ udire la mamma e il papà
discutere ancora d’improvviso si alzò e chiuse
la porta, prese dalla cesta dei giocattoli il suo peluche preferito come se fosse del tutto
normale , si sdraio sul letto e rimase in attesa che tutto finisse.
‘”Dove sei stata tutto il giorno”- chiese lui nervoso.
La voce del papà era spesso nervosa e il bambino aveva imparato a riconoscerla ed ad andar
via nella sua stanza al momento giusto.
“Sono dovuta andare a una riunione che si è tenuta all’ ultimo minuto”- rispose lei con voce
tranquilla.
“Non è vero, mi stai raccontando bugie , lo so che sei stata con le tue amiche”- sbraitò lui.
“Ma che dici … tu non sai niente… ti ho detto la verità” - rispose lei urlando.
“Non urlare con me perché lo sai che mi fai irritare”- e lui alzò ancora di più la voce.
Il bambino sentiva le urla aumentare, sentiva la madre chiedere aiuto, sentiva il padre che
imprecava e ad un certo punto sentì la porta sbattere e poi ci fu il silenzio totale.
Con tutto il coraggio che riuscì a raccogliere aprì la porta e percorse il lungo corridoio che
separava la sua camera dalla stanza da letto dei genitori; man mano che si avvicina alla
camera dei genitori sentiva più forte il pianto della madre. Arrivato nella stanza, vide la
madre sdraiata sul letto, con le lacrime agli occhi , con la testa immersa nel cuscino.
Le prese la mano e le chiese perché stesse piangendo.
“Che ci fai qui?”- gli chiese la madre girando la testa verso di lui.
“Perché piangi , mamma? Perché i tuoi occhi sono così rossi e gonfi?”- chiese allora il bambino
“Non è niente, non preoccuparti. Tutta colpa dell’allergia al polline che fa arrossare gli
occhi…” - rispose lei con un filo di voce, cercando di mascherare il suo dolore.
“Lo so che hai litigato con papà e sei dispiaciuta.” –
“Allora piccolo mio ti prometto che un episodio del genere non accadrà mai più”-
La madre si alzò a sedere sul letto e strinse a sé il suo piccolo per rassicurarlo.
“Mamma perché papà ha fatto questo?- disse lui indicandole il segno rosso che le era rimasto
sul viso
“Ti assicuro che papà ci vuole bene, lo ha fatto perché era nervoso per un problema di lavoro.-
cercò di giustificare la madre, come ormai faceva sempre più spesso.
Finale 1:
Il bambino l’abbracciò con tutta la forza che aveva per dimostrarle tutto l’amore che provava
per lei, ma sentiva dentro di sé un grande dolore, sapeva che non sarebbe cambiato nulla, che
le cose sarebbero rimaste le stesse, le urla del papà e i pianti della mamma, le botte…
La mamma gli fece posto accanto a lei e rimasero così, stretti stretti in quel lettone, senza
parlare. Le parole non servivano a nulla; ognuno conosceva la sofferenza dell’altro, eppure
non sapevano come fare per porre fine a quella situazione.
Finale 2:
La madre lo accolse in un abbraccio e i due si addormentarono, stanchi di tante sofferenze.
In quel momento si sentì il rumore delle chiavi nella porta di casa ed entrò il papà con il volto
sconvolto. Si avvicinò loro, inginocchiandosi accanto al letto. Rimase fermo a guardarli
dormire. Sfiorò il volto della moglie ancora un po’ gonfio, poi la manina del figlio che la
abbracciava. In quel momento capì di aver sbagliato, non avrebbe mai più procurato ferite
così profonde alle due persone che amava di più.
Avrebbe imparato a gestire la sua rabbia, ad avere un comportamento più equilibrato.
Perso e ritrovato
Ero perso nei miei pensieri quando all’improvviso BOOM!
“Cosa avranno combinato i miei dipendenti?” mi giro e vedo uno scatolone pieno di fotografie
che, a causa dell’ aria condizionata, svolazzano per tutta la stanza…
Una vola sulla mia scrivania la raccolgo e la inizio a fissare. La prima cosa che noto è una
grande scritta a caratteri colorati “ La distanza può separare due corpi ma non due cuori” .
Poi vedo due ragazzi seduti che si tengono per mano e subito penso che sono due innamorati.
Ad un certo punto un ragazzo entra urlando, lo guardo e guardo la foto ma aspetto voglio
prima vedere lui che mi dice.
Con una voce quasi piangente mi chiede “a-a-avete per caso visto una foto di due ragazzi con
una grande scritta a colori?” ed io alzando la foto gli dico “E’ forse questa?”
Lui tutto felice mi risponde “Sì, è questa” il ragazzo la prende e se ne va, ma arrivato alla porta
gli urlo “Aspetta!”Lui tutto spaventato ritorna da me e continuo la mia frase “E’ la tua
ragazza?” lui mi risponde Sì, perché?” non gli rispondo per qualche secondo poi “Una bella
ragazza. Le vuole molto bene?” Lui inizia a piangere e mi dice “Sì, purtroppo è morta in un
incidente stradale. Dopo la sua morte sono caduto in una profonda depressione e ho perso
tutto, lavoro, casa e macchina”.
Io ci rifletto su e con un tono allegro gli dico “Sei assunto” . Lui emozionato mi rispose
“Quando posso iniziare?” Io con tono allegro rispondo “Quando vuoi, anche ora”.
Gli diedi la divisa e subito iniziò il suo lavoro. Non ho mai visto un ragazzo così in gamba.
Stavo con Alessio ed erano passati tanti anni! Lo conobbi circa dieci anni prima, in un modo
molto strano. Perché mi salvò la vita ! Feci un incidente , ero in fin di vita per il troppo sangue
perso e mi portò in ospedale. Mi curarono e, per ringraziarlo, visto che me lo aveva chiesto,
gli diedi il mio numero . Però sapevo che un mese dopo sarei dovuta tornare a Napoli , ma ci
fidanzammo lo stesso anche se ci saremmo potuti vedere solo tre o, se eravamo fortunati,
quattro volte al mese, visto che lui era di Firenze. Ma non ci importava, ci volevamo cosi tanto
bene che ci sarebbe bastato vederci una volta al mese.
“Tra una settimana rivedrò Alessio , evviva!!” questo era il mio solo pensiero , almeno finché
non mi chiamò Luca , un mio amico .
“Hey Francesca!”
“Ciao Luca! “
“Senti…. Ma stai tornando a Firenze ?”
“Si , perché?”
“Ti spiace se ci vediamo al solito parco quando vieni ?”
“Si però io arrivo alle 17:00, a te va bene ?”
“Si ! Ci vediamo dopo !”.
Lo sentivo un po’ strano , ma non ci diedi cosi tanta importanza, mancavano solo dieci minuti
di treno e sarei arrivata . Stranamente però il treno arrivò con trenta minuti di anticipo ,
almeno cosi ho avuto il tempo di posare la valigia nella mia stanza a casa .
“Luca !”
“Ciao Francesca! Wow sei uno splendore !”
“Grazie ho il tempo di prepararmi !”
Passammo un pomeriggio stupendo insieme , finché lui non decise di fare qualcosa che non
mi sarei mai aspettata facesse…
“Luca io devo andare a casa è tardi, a domani!”
“Sì, …. Ci sentiamo domani “
Iniziai a camminare ma poi qualcuno mi prese il braccio , quel qualcuno era Luca, mi prese e
mi baciò! Io non sapevo che fare e perciò lo allontanai di scatto e iniziai a correre , finché non
caddi e mi misi a piangere . Quella sera non dissi niente ad Alessio per paura di cosa potesse
dire e fare . Il giorno dopo rimasi con Alessio tutto in giorno , ma sentivo che qualcosa era
cambiato, soprattutto dopo una conversazione della sera prima con Luca al telefono per
chiarire la situazione.
“Hey Francy, perché hai fatto cosi oggi!?”
“Perché io sono già fidanzata con uno di Firenze !”
Appena dissi queste parole staccai la chiamata, ma non mi interessava di lui perché sarei
tornata da Alessio quella sera stessa e alle 18:00 avevo il treno e sarei arrivata alle 22:00.
Arrivai a Firenze e per tutto il viaggio non feci altro che pensare a cosa avrei potuto fare come
regalo ad Alessio visto che era il suo compleanno , ma non riuscivo a decidere.
La sera della festa lui mi disse “Voglio solo stare con te questa sera !”. Quella sera però bevvi
un po’ troppo e dopo una notte d’amore mi scappò il fatto che Luca a Napoli mi aveva baciato;
lui d’istinto mi diede uno schiaffo ! Ma io lo amavo tantissimo.
Tornai a Napoli , e andai dal dottore dopo che la scorsa notte appena tornata , quell’ amico che
credevo cosi caro si presentò davanti a me obbligandomi a seguirlo.“Devo correre a casa, è
tardissimo…” crcavo di divincolarmi, quando Luca mi prese il braccio e mi buttò in un vicolo.
“Congratulazioni, signorina ! Tra nove mesi sarà mamma!”.
Diventai di pietra, lo dissi solo a mia madre e lei era soltanto entusiasta di diventare nonna
Andai da Alessio, trovai la porta aperta.
“Ale …. Sei tu?”
“Ah , sei tu. Come sta il bambino ?”
“Come lo sai ?”
“L’ho saputo da tua madre “
“Chi è il padre ? “
“…. Luca”
“Basta ! Ora vado da lui!”
Prese la sua moto e iniziò a correre, arrivò prima di me col treno!
“Sei tu Luca Bianchi?”
“ In persona! E tu sei?”
Alessio non rispose, e gli diede direttamente un pugno in faccia e continuò finché non arrivai
io.
“Basta ! Luca ! Non complicare le cose…”- e ce ne andammo insieme, lasciandolo da solo.
“Francy ?”
“ Si?”
“Senti … il bambino voglio trattarlo come se fosse mio figlio”
“Ti amo tanto”- risposi io abbracciandolo.
Il viaggio di Luca
Ciao, mi chiamo Luca e ho otto anni, mi piace
studiare e mi piace l’amicizia. Il mio papà è da
qualche mese che non torna, ma sono guai se
ne parlo con qualcuno, specialmente con la
mamma! Ma oggi è un giorno felice perché qui
è arrivato un pallone, e finalmente potrò
diventare forte e forse realizzare il mio grande
sogno: fare il calciatore! So già palleggiare,
con i sassi è diverso, però sono avvantaggiato perché corro forte come il vento! Corro in
piazza insieme agli altri bambini, chi arriva ultimo va in porta, e io non voglio neanche per
sogno, no! Ma per fortuna arrivo primo, come sempre, allora sono attaccante, scatto e tiro in
porta ed il portiere non può farci niente! Poi da più lontano sento “Luca! Luca! Vieni qua!
Prendiamo tutto e andiamo da papà!” “Mamma! Proprio adesso? Stavo tirando un rigore!” Ma
non c’è niente da fare, ce ne andiamo, meglio non discutere.
Eccoci qui, quattro giorni su questa barca, e intorno ancora e solo mare! Ma vi sembra giusto?
Un bambino va in vacanza per la prima volta e il pilota lì davanti è capace di sbagliare la rotta!
Che poi a chiamarla barca, ci vuole un grandissimo coraggio! Siamo in tre seduti in mezzo
metro di spazio! Come me e tutti gli altri, che sono presi a pregare, ma io vorrei soltanto
alzarmi e palleggiare! Ma se sposto anche di un centimetro, anzi un millimetro il piede, questo
qui davanti si sveglia e inizia a dire che ha sete! Anch’io ho sete, ho fame, ho sonno, mi fa male
la schiena, ma non c’è bisogno di fare tutta questa scena! Ma poi c’è questo qui di fianco a noi
che sta dormendo e sembra che non respira, non ho mai visto nessuno dormire così tanto, ho
chiesto a mamma e mi ha risposto che era proprio stanco! L’altro giorno ne hanno buttati una
ventina in mare, mamma ha detto che volevano nuotare, ma io li sentivo gridare e a me non
sembravano allegri ma almeno adesso ho un po’ di spazio per i piedi.
È il sesto giorno, questa barca puzza di benzina e di morte, mamma dice di essere tranquillo e
star seduto qua, che adesso mamma si addormenta e che raggiunge papà, ma piangeva e si
sforzava di sorridere, forse era proprio tanto stanca pure lei. E c’è un silenzio tutto intorno
che mi mette paura, è buio, ho freddo e in cielo non c’è neanche la luna, c’è la mamma qui di
fianco che dorme molto profondamente, inizio ad avere sonno anch’io, mi appoggio sulla sua
spalla e inizio a dormire con il grido disperato delle alte persone in sottofondo.
È il nono giorno, siamo in pochi sulla
barca, la mamma, per fortuna, si è
svegliata, ma è stanca, non sta bene ed io
non so cosa fare. Verso la sera si inizia ad
intravedere qualcosa da lontano, c’era la
nebbia e non si vedeva molto bene, ma
sembrava davvero quello che pensavo.
È l’alba del decimo giorno e quello che
speravo si è rivelato vero: si vede la terra
ferma. Siamo quasi arrivati, però all’improvviso ci fermano e ci danno dei giubbotti di
salvataggio, ci dicono di scendere e andare su una scialuppa di salvataggio. Finalmente
arriviamo sulla terra ferma e quando metto un piede su provo un gran sollievo. In lontananza
vedo il mio papà che ci saluta e ci sta venendo incontro e dico alla mamma “Guarda mamma,
c’è papà!” La mamma dice “No avrai visto male il papà non c…” si blocca nel momento in cui
alza lo sguardo e i suoi occhi si incrociano con quelli di papà. Inizia a piangere e corre verso
papà, si abbracciano e sono felici li raggiungo, abbraccio papà e tutti insieme andiamo via,
verso una nuova avventura.
Vincenzo è un 14enne frequentante la 3^ media che non sa come conquistare l’amata ragazza,
Flavia ; è un ragazzo a prima vista impulsivo e poco amichevole ma se conosciuto fino in fondo
è più che simpatico e molto gentile, usa un linguaggio, come anche molti dei suoi amici, un po’
volgare. Lui ha una faccia abbastanza bella infatti ha dei capelli castani molto chiari quasi
biondi e due bei occhi azzurri con tratti fisici “da dio” infatti attira molte ragazze ma ne ama
solo una, quella che lo respinge, e per conquistarla fa di tutto chiedendo anche consigli ai suoi
amici fidati.
La storia tra Vincenzo e Flavia nacque agli inizi della 1^ media quando lui la vide per la prima
volta si può dire, quindi, che era un amore a prima vista; il ragazzo cercò di conquistarla ma
veniva sempre respinto da delle sensazioni di paura e vergogna , così rimandò i suoi piani ma
questo terminò alla fine della 1^ media quando lui si stancò di aspettare e confessò il suo
amore tramite whatsapp mentre giocavano :
Flavia: “Vogliamo giocare a obbligo o verità?”
Vincenzo: “Si certo, scelgo obbligo.”
Flavia: “Ti obbligo a dirmi chi ti piace.”
Vincenzo: “Allora …. Tu. Tu sei l’amore della mia vita!!!”
La ragazza rimase ovviamente sorpresa infatti per un periodo di tempo abbastanza breve non
si parlarono ma poi ricominciarono a parlare. Il
ragazzo raccontandole tutti i suoi problemi, tutte le
sue paure e tutte le sue gelosie nei suoi confronti
visto che lei cambiava spesso i fidanzati e perché la
ragazza lo invitava alle uscite con il suo ragazzo alle
quali Vincenzo non andava mai poiché pensava che
appena avrebbe visto il suo ragazzo si sarebbe
arrabbiato a morte. La storia continuò e arrivati in 3^
media la loro storia ebbe molte perturbazioni e litigi
ma continuò anche nonostante i molti problemi,
continuò e pian piano si avvicinarono. Dapprima si
fidanzarono erano molto felici così che a 25 anni si sposarono (dopo 5 anni di fidanzamento)
erano così felici che ogni coppia del mondo li avrebbe invidiati infatti molti dei loro amici
hanno cercato di separarli ma, per fortuna, non ci riuscirono nonostante tutti i loro sforzi.
Loro vissero fino alla morte senza mai separarsi ma con dei comuni litigi gran parte dei quali
causata dai loro “amici”. L’unico figlio che ebbero di nome Giovanni è cresciuto un uomo
coraggioso e leale con tutti come suo padre, nella scuola trovò la sua fidanzata
successivamente diventata sua moglie e trovò un lavoro semplice ma molto produttivo, infatti
ebbe lo stipendio di 3000 $ poiché si trasferì in Canada con la sua amata , grazie ai suoi amici
che lo aiutarono nei momenti di bisogno poiché lo faceva anche lui.
La storia di Laura
Mi sono trasferita da poco, perché mio
padre è stato spostato per lavoro e non
mi dispiace affatto di aver lasciato la mia
casa, la mia città, la mia scuola, i miei
compagni, anzi sono felicissima e spero
di cambiare la mia vita in meglio. Oggi
sono andata per la prima volta nella mia
nuova classe, ho conosciuto i miei nuovi
compagni e mi piacciono molto perché
non mi trattano come mi trattavano gli altri. L’insegnante mi ha chiesto di presentarmi alla
classe e io mi sono presentata iniziando a dire il mio nome..’’ Mi chiamo Laura Metalli, ho 15
anni e sono una vostra nuova compagna, vengo da Milano e mi sono trasferita per problemi di
lavoro di mio padre, e questo trasferimento improvviso potrebbe essere un’opportunità per
me, per cambiare la mia vita, per migliorarla ‘’ e loro curiosi mi hanno chiesto a cosa mi stessi
riferendo, e io non sapevo come rispondere, per loro era una semplice domanda ma per me
era una domanda difficile da rispondere e quindi raccontai tutto quello che avevo subito ‘’Io
sono stata sempre isolata e ignorata da tutti, pensavo di essere invisibile, mi davano spintoni
come se non mi vedessero, mi facevano sentire inutile e inesistente, mi chiamavano in diversi
modi come quattrocchi, anatroccolo, papera, grassona e in tanti altri modi. Prima pesavo 93
kg per un problema serio di obesità e sono arrivata a pesare 46 kg. Pensavo di fidarmi di
queste persone che definivo amici ma mi sbagliavo e solo adesso l’ho capito ‘’
Loro mi guardarono dispiaciuti e una tra di loro mi disse ‘’Tranquilla, noi non siamo come
loro, noi siamo una vera classe e ci aiutiamo tutti soprattutto quando stiamo in difficoltà, non
abbiamo mai preso in giro nessuno, neanche ironicamente, ti faremo sentire una persona
speciale ‘’
E veramente mi fanno sentire speciale, mi fanno sentire apprezzata, mi danno le attenzioni
che mi servono, ho finalmente trovato gli amici che mi meritavo, amici che non ho mai avuto,
amici veri, amici che mi accettano per come sono senza discriminazioni.
L’amore è un’altra cosa
E’ una sera novembre e piove a dirotto, le strade sono allagate, il rumore dei tuoni copre ogni
cosa e la gente è chiusa nelle proprie case ad aspettare che questa violenta tempesta termini.
Noi due invece siamo chiusi in quell’ elegantissima camera d’albergo, ci stringiamo avvolti
nelle luci calde, guardiamo fuori e ci sentiamo lontani e distaccati da qualsiasi cosa. Tremiamo
come fossimo due adolescenti alle prime armi, con gli occhi fissi negli occhi dell’ altro, con le
mani strette nelle mani dell’ altro.
La mia mente va veloce, cosi inizio a piangere presa dalla paura che il gesto di addormentarsi
dopo esser stati insieme significarli disamore. Basta una minima sciocchezza per scatenare in
me le più grande paure. Non sono ancora una ragazza libera, trascino con faticagli scheletri
del passato cosi li rigetto su Pasquale che è invece l’ unico uomo che mi abbia mai amata
davvero. E’ li e seppur dorme accanto a me. La mia testa non vuole e non può fare almeno di
pensare che nessuno avrebbe potuto amarmi e che l’ amore ormai non sarebbe mai esistito
nel libro della mia esistenza. Dovrei risolvere quel problema con l’ unica persona che lo ha
creato, me stessa. Ho dei ricordi nella mia testa e sono cosi dolorosi che li attribuisco ancora
al presente, non riesco a distaccarli da me. Ho un ricordo specifico che risale al novembre
dell’ anno scorso.
Era il giorno del compleanno del mio ex fidanzato, Mario, io avrei dovuto mangiare dai suoi,
ero incinta ed eravamo gli unici a saperlo. Litigammo per una sciocchezza e mentre eravamo
fermi sotto il suo palazzo lui mi afferrò con violenza per i capelli e mi scaravento la testa nel
finestrino, crepandolo. Sua madre era affacciata e ormai era abituata di persone a subire certe
cose, ci guardò inerme. Scappai dall’ auto e mi fermai alle spalle del palazzo, tenni con le
manila testa livido e barcolai. Dopo poco lui mi raggiunse, lo vidi e pensai subito che fosse
venuto a chiedermi scusa. Mi sbagliavo, era solo più arrabbiato, più violento. “Oltre ad essere
un animale sei anche una anche una maleducata, mia madre sta preparando il pranzo dalle
nove di stamattina e tu te ne vai, al mio compleanno c’è rimasta male a causa tua!”mi urlo.
Aveva la testa che per poco non mi sanguinava, qualche ciocca di capelli caduta tra le mani a
causa della violenza con cui mi aveva tirata, e avrei dovuto preoccuparmi del pranzo della
mamma!. Presa dalla rabbia cieca reagii scaraventando a distanza la borsa. Non riuscii a
prenderlo, ma lui mi rincorse mentre io, terrorizzata,tentai di scappare. Lui mi tirò un calcio
fortissimo al ventre. Mi piegai in due dal dolore e pensai direttamente al bambino. Lui raccolse
la borsa e la gettò in strada “Farai morire il bambino” urlai piangendo dal dolore “Tanto
comunque deve morire prima o poi perché io non lo accetto, soprattutto una mamma come te
non può crescere un figlio” continuò a inveire contro di me con tutta la furia che aveva in
corpo “E non ti illudere che se lo fai nascere la tua famiglia ti aiuterà, non ti amano , nessuno ti
ama perché non sei capace di farti amare, porti solo guai hai capito?” Mentre sbraitava si
faceva delle grosse risate, sempre più umilianti, mentre io continuavo a piegarmi in due.
Sentivo ciò che mi diceva, presa dal dolore, nella debolezza il mio cervello inglobava e iniziavo
sempre di più a crederci, giorno per giorno. L’umiliazione di quei momenti mi indeboliva
moralmente e lui ne approfittava perché è proprio quando sei debole puoi essere plagiabile.
L’argilla si modella quando e morbida, e cosi lui faceva con me, creava fragilità e poi cercava di
allontanarmi da quella che realmente era la realtà.
A casa c’era la mia famiglia che mi aspettava, a cui dovrei raccontare mille scuse per quel
livido alla testa, la famiglia che mi amava e mi voleva bene da cui lui voleva allontanarmi per
avere meglio il controllo, intento il quale purtroppo aveva sempre più successo. Ecco perché
non riesco ancora oggi a credere più a nulla, perché due anni e mezzo di violenze subite e di
insulti del genere fanno completamente distorta e ribattuto ogni cosa. E non ho bisogno di un
psicologo per capirlo, l’autoanalisi analisi so farle benissimo da sola. Avrei bisogno solo di una
testiera magica che comanda la mia testa, cosi da poter cancellare i momenti brutti e
riscriverle altro che non sia necessariamente negativo.
Eppure all’epoca in cui tutto credevo bene, sorridevo e cercavo di svuotare totalmente
l’anima pur distare bene. Stavo relativamente bene incerti momenti, perché ormai ero cosi
impossibile da non riuscire a sentire nemmeno la differenza, perché accettando tutto, avevo
perso la dignità e per questa ero immune da qualsiasi cosa, perché la dignità è il nostro anima.
Quando subivo non sentivo niente fingevo cosi tanto di star bene che a volte stavo bene
dovevo e sguazzare, e oggi che invece ho incontrato un uomo meraviglioso, non riesco ad
essere felice perché avverto troppa paura, il terrore che possa ricominciare e perché il mio ex
ha impiegato cosi tanto tempo a insultarmi che a quegli insulti ho iniziato a crederci davvero.
C’è quel filo sottile e pericoloso che ci separa da una vita normale. Nessuna donna dovrebbe
accettare anche solo una volta il più piccolo accenno di violenza perché è proprio così, è
proprio accettando quella prima volta che si entra in un circolo vizioso. Se una donna è capace
di giustificare una volta è perché è di base fragile, e se è di base fragile le violenze subite la
renderanno ancora più fragile, questa stessa donna si ridurrà ad essere un vegetale.
Non bisogna accettare la minima violenza, ed io questo l’ho capito adesso perché spesso ci si
deve andare a finire con la testa per capire che quel muro può far male.
Se noi donne fossimo più forti, più sicure, gli uomini non sarebbero violenti. Gli uomini
violenti possono ucciderti, oppure, se riesci ad uscirne, ti porterai addosso gravi conseguenze
fisiche e psicologiche. La nostra unica pecca è di aver incontrato una persona sbagliata e non
ci resta altro da fare che scegliere la cosa giusta liberandocene e denunciandolo.
Che abbiate figli o no, un uomo del genere in casa non ci deve stare. Se avete figli maschi
dovete stare attenti che potrebbero assumere lo stesso atteggiamento; se avete una figlia
femmina, vigilate in modo che un giorno non le accada la stessa cosa.
Abbiate coraggio, salvatevi prima che sia tardi, non abbiate paura. Potete starci male un po’,
ma dopo passa.
Nessuno sapeva che ero incinta ed il 28 Novembre ho subito un aborto. Il mio ex mi aveva
accompagnato e aveva aspettato fuori. I miei non sapevano niente.
Un giorno lui partì per lavoro ed io ne approfittai per dire tutto ai miei genitori e denunciarlo.
Col tempo ho incontrato ho incontrato un nuovo amore, a lui un po’ alla volta ho raccontato
tutta la mia storia
Si è innamorato subito del modo in cui ragiono e mi dice sempre che sono matura e che si
sente fortunato ad avermi accanto e che qualcuno non mi abbia conosciuta prima di lui. Mi fa
sentire speciale.
Ragazze, forse non vi importa della mia storia, ma voglio solo farvi notare la differenza e
mostrarvi quanto la vita possa cambiare da un giorno all’altro, basta un pizzico di coraggio, un
po’ di ottimismo, una speranza e tutto migliora; tutti possiamo avere una seconda possibilità e
state sicuri che quando venite dal buio l’unica cosa che potete vedere è la luce.
Il futuro riserva tante cose belle. Non disperate, mai.
La violenza sulle donne
Da dove posso cominciare? Non mi dilungherò troppo sulla storia della violenza di genere, sui
femminicidi che per secoli sono stati giustificati o nascosti. Basta tornare indietro di qualche
secolo, nel Medioevo, quando una donna non poteva litigare con il marito e subito condannata.
E pensiamo alle donne che venivano accusate per stregoneria solo perché osavano dire ciò che
pensavano o non seguivano le regole imposte dall’altro. Non dimentichiamo poi la
sottomissione e la violenza subite da migliaia di mogli e figlie, condannate al silenzio per
mantenere il buon nome della famiglia. Si tratta di un bagaglio pesante, che solo ora viene
aperto e reso pubblico risvegliando la sensibilità di molti che erano all’oscuro o che
semplicemente non volevano né vedere e né sentire. Perché tutto ciò? Potremmo dare
diverse spiegazioni: la prima è il fatto che per millenni l’uomo è stato sempre considerato
superiore alla donne, e di fatto è stato in qualche modo giustificato riguardo a certi
comportamenti spesso anche dal mondo cattolico. In secondo luogo una donna è fisicamente
più debole rispetto al compagno, dunque è molto facile incutere timore, alzare le mani e
sottomettere. Tornando però ai giorni nostri, ad emancipazione femminile realizzata quasi in
pieno, sembra ancora assurdo che nel mondo ci siano donne sottomesse ai propri compagni,
le quali ogni giorno subiscono violenze non solo fisiche, ma soprattutto verbali… spesso
peggiori di uno schiaffo. Eppure ci sono, e sono loro stesse donne a non denunciare, a sperare
che un giorno la situazione possa cambiare in meglio e che l’uomo di cui sono innamorate si
penta e la smetta di rendere la loro vita un inferno. Ma nella maggior parte dei casi questo non
succede e l’attesa di un miglioramento si trasforma nell’attesa della distruzione più totale.
Nessuna di queste donne pensa che il proprio fidanzato o marito possa arrivare a tanto
perfino io che oggi racconto questo mi sento così contraria, però, purtroppo, succede.
La rivelazione
Giorgio aveva sempre avuto dei sospetti sulla cantina, unico posto dove i genitori non lo
avrebbero mai fatto entrare. Stanco di questo peso, decise di provare ad entrarci. L’unico
problema era che era chiusa a chiave. La chiave la possedeva la madre, che la notte la
chiudeva nella cassaforte nella camera da letto, in modo che Giorgio non la prendesse. L’unico
momento della giornata in cui la stanza era libera era il pomeriggio, quando la madre invitava
le vicine a prendere un tè. Appena le signore si accomodarono in cucina, Giorgio corse
silenziosamente al piano di sopra, entrò nella camera da letto e aprì l’armadio dove si trovava
la cassaforte. Appena la vide scoppiò dalla gioia trattenendo il fiato, ma subito dopo si accorse
che aveva bisogno della password. Quel pomeriggio controllò da cima a fondo la casa ma
senza successo. Più tardi tornò suo padre a casa e pensò che l’avesse avuta lui. Dopo cena
disse ai genitori che era stanco e andava a dormire, invece tornò nella loro camera e prese dal
portafogli del padre tutti i biglietti che erano al suo interno. Velocemente scrisse tutti i numeri
ma ne rimaneva uno. Un biglietto strappato da un foglio era la sua ultima speranza per aprire
la cassaforte che era la data del compleanno del padre 10/05/2003. Con ansia cliccò
lentamente tutti i tasti ma fu interrotto dal rumore dei passi che si avvicinavano. Purtroppo il
suo piano fallì e dovette tornare in camera. Il mattino seguente disse tutto quanto al suo
migliore amico, Pietro, l’ unica persona di cui si fidava. Neanche lui sapeva cosa succedeva ma
si era fatto l’idea che i genitori gli nascondessero qualcosa che non volevano fargli scoprire
assolutamente. Tornato da scuola, vide un uomo alla porta che chiedeva di un ragazzo della
sua stessa età. Giorgio vide che appena i suoi genitori sentirono il nome del ragazzo
pronunciato dall’uomo fecero una faccia preoccupata, come se fossero stati appena scoperti.
Insospettito ancora di più rincorse l’uomo e gli chiese il nome del ragazzo, scrivendoselo sul
braccio. Tornato a casa chiese ai genitori cosa voleva l’uomo che era appena andato via. I suoi
gli dissero che se rivedeva quell’uomo non doveva rispondergli e di tornarsene a casa di corsa.
Quella sera rifece la stessa cosa della sera prima. Aprì la cassaforte e corse giù alla cantina. Lì
trovò molti scatoloni su di cui c’era scritto il nome del ragazzo che cercava l’uomo: Mario.
Cercò dentro la scatola e trovò i certificati di nascita. Subito dopo corse in soggiorno e chiese
spiegazioni ai genitori e con calma gli dissero tutto. Gli dissero che la madre era sterile e che
avevano comprato un bambino, pagando una dottoressa. Era lui Mario, e quello era suo
fratello. Ora sapeva la verità.
Umano- non umano
Jason era un ragazzo di dodici anni , ma era già al terzo anno delle medie visto che in prima
elementare era andato a cinque anni . Il suo lato estetico era sempre monocromatico , tutto
nero, l’unica cosa che cambiava era la sua pelle , bianca come un cadavere , era strano agli
occhi dei suoi compagni .
Andò in cucina e come al solito disse al padre
“Buongiorno”
“Ciao Jason , ti posso fare una domanda ?”
“Si”
“Non ti manca tua madre ?”
Jason a quelle parole non disse niente, prese lo zaino e andò a scuola , passata quella noiosa
giornata di scuola andò a casa con Alex uno dei suoi pochi amici
“Non lo sopporto più mio padre, ogni maledetto giorno mi chiede se mi manca mia madre “
“Non lo pensare, quando ti fa la domanda non rispondere”- gli consigliò Alex.
“Ok”- rispose lui poco convinto.
Il giorno dopo…
“Buongiorno”
“Ciao Jason , ti posso fare una domanda?”
“Basta papà non ti sopporto più! Lo sai che mi manca la mamma e tu pensi che
chiedendomelo ogni giorno mi fai stare meglio ?
“Io….”
Il padre non fece ebbe il tempo di finire la frase che Jason corse e usci dì casa , andando di
seguito scontrandosi con una macchina . Dopo aver visto questo il padre ebbe un dolore al
petto, Jason corse vicino al padre , appena lo vide chiamò un’ambulanza.
Il padre venne ricoverato con massima urgenza visto che aveva problemi al cuore, però
prima che Jason andasse via il padre lo fermò.
“JASON!!!”
“Papà ! Non dovresti urlare cosi!”
“Io voglio che tu sappia la verità ! Appena vai a casa , entra nella libreria e prendi il libro LA
VERITA!”
“Ok”
Jason arrivò a casa, entrò con la massima velocità, andò verso la libreria di casa e prese il
libro indicatogli dal padre. Subito dopo si aprì una botola . Jason ebbe per diversi minuti tanto
timore, ma alla fine si fece
coraggio ed entrò. Quello che
trovò lì era spaventoso, c’era
un intero laboratorio di
robot , ma in fondo al
laboratorio c’erano dei dati
sul robot perfetto.
Il suo nome in codice da
come c’era scritto era “R-
793, NOME UMANO JASON”.
Rimase di pietra, non pesava che quel robot fosse lui stesso, però leggendo quegli appunti
apprese che lui poteva trasportare dei dati da qualsiasi oggetto elettrico e scaricarli nel suo
cervello , decise cosi di prendere i dati necessari per creare un cuore robotico funzionante, per
poi scambiare il cuore umano del padre con quello robotico . Perciò chiese ai medici di poter
far tornate il padre a casa , e lo accontentarono , e dopo poco operò lui il padre.
“Grazie Jason , pensavo che era venuta la mia ora ma grazie a te non è cosi!”
“Non ti preoccupare papà , e comunque anche se non sono tuo figlio ti adoro lo stesso!!”
Squadra speciale “Ghost”
Il giorno 26 gennaio 2030 cadde sulla terra un meteorite; questo meteorite era sporco di una
sostanza verde , che venne analizzata e si scoprì che poteva rianimare i morti , Però questi non
morti erano molto cattivi e si cibavano di cervello umano . Eravamo nel bel mezzo della terza
guerra mondiale e visto che l’America stava perdendo, aveva creato questi eserciti di non
morti e lì cominciò la loro invasione .
L’esercito fu schierato contro la Germania e la Germania fu colonizzata subito dai non morti.
Conquistarono velocemente tutto il mondo ed erano rimasti solo pochi uomini delle squadre
di sopravvissuti. Ogni Squadra aveva un nome e la mia si chiamava Ghost. Io e la mia squadra
Ghost ci siamo sempre rifugiati in un quartiere americano di cui non sapevamo nemmeno il
nome; avevamo diviso i quartieri in 4 zone: la prima era una stazione per gli autobus, la
seconda era un laboratorio, la terza era un fast food ed infine c’era una città. Molte volte
venivamo aiutati dagli alieni, che fortunatamente erano dalla parte nostra, ci aiutavano
dandoci una cassa di armi oppure con qualche bonus per le armi. L’invasione nel posto dove si
trovava la mia squadra è durata circa 30 ore. Nella prima ora ci trovammo alla stazione, siamo
riusciti ad aggiustare un autobus super accessoriato. Nella seconda ora grazie all’autobus
siamo arrivati nel fast food dove abbiamo ricevuto i primi aiuti dagli alieni ; con delle casse di
armi , siamo rimasti al ristorante per 3 ore. Alla sesta ora siamo andati al laboratorio, abbiamo
trovato un interruttore che poi serviva ad attivare la corrente della città , siamo rimasti lì per
un tempo interminabile. Alla fine siamo riusciti a trovare una via di fuga e siamo rimasti in un
nascondiglio per il resto del tempo. Lì abbiamo ricevuto il secondo aiuto dagli alieni che era
un “Potenziatore di armi”. L’elettricità attivata in passato serviva per accendere dei
distributori di bibite, anche se erano solo delle bibite sembravano che donavano dei poteri a
chi le beveva. Finalmente finì l’invasione; era stato molto divertente anche se ho avuto paura.
Una famiglia
Sono Maria e frequento la terza media; sono una ragazzina snella e alta.
Caratterialmente sono molto insicura ma cerco di nascondere la mia timidezza con la
freddezza e con il rispondere in un tono sgarbato soprattutto con le persone a cui tengo di più.
Molte volte sembro la solita figlia di papà, sicura, perfetta e snob, ma non è così.
Provengo da una famiglia benestante, ma questo non mi è bastato perché proprio ho avuto un
gran vuoto dovuto alla mancanza di mio padre che per non farmi mancare nulla è sempre
stato assente. Io penso che ogni famiglia sia infelice a modo suo perché molti si fermano
all’apparenza e al pensare che la famiglia benestante abbia tutto, invece sono sicura che la
maggior parte delle persone che sembra avere tutto in realtà nasconde molte difficoltà.
E’ vero, i soldi non mi sono mai mancati ma nella vita non è la cosa essenziale; avrei preferito
un affetto maggiore, ma non sempre si può scegliere a che famiglia appartenere.
Voglio ora provare ad immaginarmi in un’altra famiglia con uno stato sociale più basso, nella
quale sicuramente trovo dei problemi, ma anche dei momenti di grande felicità.
Prima non venivo considerata dagli amici perché dicevano che io ero la solita “figlia di papà”,
invece ora sono considerata come una di loro.
Quindi penso che le persone migliori siano proprio le famiglie “normali”… ma tutte le famiglie
hanno un segreto che sia bello o brutto.
Provo ora a immedesimarmi in una famiglia con uno stato sociale basso, una famiglia che non
può permettersi un lavoro, che non può permettersi una casa perfetta o una vacanza . A volte
penso a quelle famiglie che non hanno nemmeno un a casa dove andare a dormire, ridotte a
dormire in mezzo ad una strada e a mangiare quelle poche volte quando l’Unicef porta un po’
di cibo sotto una stazione. Pensare veramente cosa sia la povertà ma anche pensare a quelle
povere madri disperate per quello che le è capitato e costrette alle cose più umilianti per
poter andare a cercare dei soldi, a cercare un lavoro dove vengono trattate come delle schiave.
Ed è proprio immedesimandomi che ho capito il
vero spreco della vita .
Ho pensato che è faticoso andare avanti con una
vita così ma che è altrettanto sbagliato pensare
che avere una famiglia ricca risolva tutto.
La mia maestra delle elementari
La mia maestra delle elementari si chiamava Gabriella aveva una cinquantina d’anni, aveva i
capelli biondi e gli occhi verdi. Era molto gentile, simpatica,paziente con tutti e non si
arrabbiava quasi mai quando giocavamo. Noi quando facevamo ricreazione noi non la
facevamo per dieci minuti, se ci comportavamo bene la facevamo quasi per 2 ore. E se mi
comportavo male la maestra non mi sgridava ma mi parlava in modo calmo e mi faceva capire
che quello che facevo era sbagliato. E grazie alla mia maestra sto affrontando le medie con più
serietà, e da quel momento ogni volta che esagero ricordo le parole della mia maestra e la
ringrazio pere quello che ha fatto per me.
Anna e Carlo
I due protagonisti di questa storia sono Anna e Carlo, sono ormai diventati grandi, hanno
ormai entrambi vent’anni e abitano in un condominio.
Ma Carlo e Anna si sono conosciuti quando Anna e il padre Pietro si sono trasferiti nel
condominio di Carlo e delle mamma Pina, molti anni prima. Divennero subito amici ma verso i
sedici anni quell’amicizia si trasformò in amore. Si fidanzarono all’insaputa dei loro genitori,
che se lo avessero scoperto avrebbero vietato subito il loro amore.
Era il 15 Aprile 2017 quando il papà di Anna scoprì la relazione e lo andò a riferire a Pina per
mettere fine a quella storia e lei prese la decisione di mandare il figlio a finire gli studi
all’estero. Anna reagì malissimo a quella notizia; avrebbe voluto partire con lui, ma doveva
finire la scuola e trovare un lavoro.
Passarono cinque anni e finalmente Carlo ritornò a stare con la madre; ma né lui né Anna
riusciva a rivolgerle la parola, per timidezza, per paura…
L’occasione di incontrarsi e parlare avvenne ad una riunione di condominio. Da quella serata
tutta la passione di un tempo si riaccese come una grande fiamma. Pietro si accorge che tra di
loro c’era di nuovo quell’amore che avevano provato da ragazzini ma questa volta non vuole
impedirlo perché per la prima volta vede Anna felice come non la vedeva da troppo tempo.
Pina, invece, non reagì bene alla scoperta perché il suo desiderio era che il figlio trovasse la
ragazza giusta, una ragazza molto benestante. Pina vieta l’amore per la seconda volta ed il
figlio non ha la forza di opporsi, altrimenti perderebbe tutta l’eredità.
Questa volta Carlo corre a dirlo ad Anna, spiegandole la situazione. Carlo ed Anna si lasciano e
Pietro, vedendola triste, decide di mandarla da una zia che l’accoglie come una figlia. Iniziano
a legarsi e per Anna diventa come la madre che non ha mai avuto. Ormai ascoltava i suoi
consigli e un po’ alla volta sembrava dimenticare Carlo e di questo il padre e la zia erano
molto felici. Aveva intanto incontrato un altro ragazzo, Luca, dopo essersi conosciuti in un pub
ed avevano scoperto di trovarsi molto bene insieme, anzi sembravano avere progetti simili;
ormai tutto procedeva per il meglio finché Carlo scoprì il posto dove Anna si trovava, cioè
Genova.
Prese il treno e arrivò da lei. La zia lo riconobbe subito quando andò a bussare alla sua porta,
riconoscendolo dalla foto che Anna aveva conservato e gli suggerì di andarsene che non era il
benvenuto, ma lui non voleva ascoltare e rimase ad aspettare Anna sotto casa della zia.
Quando rientrò, Anna rimase gelata perché non si sarebbe mai aspettata che Carlo, un ragazzo
tanto orgoglioso e testardo sarebbe andato a cercare lei. Gli chiese più volte di andarsene, ma
in cuor suo era molto felice di quello che era successo. All’improvviso lui si inginocchiò
davanti a lei e le chiese di sposarlo, ma lei era troppo confusa, non riuscì a rispondere.
La testa di Anna la guidava verso Luca, che le avrebbe garantito sicurezza e stabilità, invece il
suo cuore la spingeva verso Carlo, anche se era consapevole dei rischi.
Si rincontrarono dopo due giorni e Anna, scendendo le scale, si avvicinò a lui e gli disse di sì.
Il coraggio di inseguire un sogno
Era in palestra per il solito allenamento, quando ricevette la telefonata del suo coach che gli
chiedeva di correre direttamente nel suo studio. Giovanni per quel giorno non terminò
l’allenamento e si diresse di corsa dall’allenatore. La faccenda doveva essere seria.
Lì trovò anche il suo procuratore e il coach lo fece sedere prima di comunicargli che una
squadra di una serie importante aveva messo gli occhi su di lui. Il procuratore incominciò ad
elencare tutte le cose che la società sportiva gli aveva offerto a livello economico e lui
sentendo la grande cifra che gli era stata proposta, si sentiva scoppiare dalla felicità. Però
aveva delle perplessità: se si fosse trasferito avrebbe lasciato la sua famiglia, i suoi amici, la
sua ragazza.
L’allenatore gli diede un giorno di tempo per decidere; quella notte non riuscì a dormire
perché si prese tutto il tempo per pensare a fare la scelta più giusta.
Al mattino seguente, arrivato in palestra, il coach gli si avvicinò e gli chiese:
-Giovanni, cosa hai deciso di fare? Rimani o parti?- gli disse con tono serio.
- Mister, non lo so, devo prima parlare con i miei familiari, le farò sapere tutto al più presto-
rispose lui esitante.
Intanto tutti erano venuti a sapere che una squadra importante aveva contattato Giovanni e i
suoi genitori e la sua ragazza si recarono a casa sua dopo l’allenamento per convincerlo a
restare. Lui rimane in silenzio, la decisione è solo sua. Dice soltanto che all’indomani avrebbe
comunicato a tutti la sua scelta.
Ha le idee molto confuse e trascorre un’altra notte insonne.
Al mattino, con il cuore in mano, va in palestra e comunica a tutti che ha deciso di partire,
nonostante la lontananza da casa e dai suoi cari.
Il giorno dopo parte per Milano ma già dopo poche ore sente la nostalgia di casa, prova a
chiamare ma nessuno risponde… forse non sono in casa. Vorrebbe ritornare indietro ma non
può, sul contratto c’è scritto che deve rimanere lì per tre lunghi anni! Sarà dura e lui ne è
consapevole, ma ce la farà. In cuor suo sa di aver fatto la scelta giusta.
La scelta giusta
Non è facile prendere una decisione anzi prendere la decisione giusta, quando degli amici ti
chiedono di fare cose che non vorresti fare, per accettarti nel loro gruppo. Queste cose che
racconterò riguardano molti ragazzi e ragazze che ogni giorno si trovano davanti alla scelta
difficile di essere se stessi, di non aver paura di prendere decisioni diverse dagli altri,
superando la paura di non essere accettati.
Vi assicuro che non è affatto facile. La storia che vi racconterò ve lo dimostrerà.
Era da poco finita la scuola erano iniziate le vacanze estive. Alessio e Luigi stavano
organizzando la festa al parco alle 19:00.
Alessio è un ragazzo con il fisico robusto, ha i capelli corti e gli occhi marroni. Invece Luigi e
magro, con un fisico asciutto, ha i capelli biondi, gli occhi azzurri ed è molto timido. Alessio a
scuola non è un granché, ma da tutti gli amici è considerato il migliore,invece Luigi è studioso,
rispettoso delle regole ma a volte vuole essere come Alessio per essere notato da qualcuno e a
volte lo imita, anche se non ci riesce.
Avevano preparato tutto, avevano comprato patatine, pop corn, pizzette, dolci,bibite come
pepsi, sprite, fanta, acqua, anche qualche birra … mancava solo qualcosa per uno sballo vero.
Non fu difficile procurarsi un po’ di fumo, nonostante la loro giovane età, tutti sapevano a chi
rivolgersi per avere qualche spinello a pochi euro e per Alessio non fu affatto un problema.
Un po’ alla volta arrivarono tutti gli invitati, c’erano tante belle ragazze, tra cui Maria, che era
vestita con una gonna corta ed una maglietta scollata; tutti la guardavano e per Luigi era uno
schianto!
Dopo un po’ tutti iniziarono a ballare scatenandosi al suono della musica che più amavano;
solo in un angolo c’era un piccolo gruppo e a guardarli da lontano già si capiva che si volevano
“divertire”…
“Luigi, allora, vuoi venire un po’ con noi?- lo chiamò Alessio, invitandolo ad unirsi al gruppo.
Luigi si avvicinò, cercando di sembrare sicuro di sé, ma in realtà aveva capito le loro
intenzioni e avrebbe voluto allontanarsi.
“Dai, unisciti a noi, ci divertiremo!”- una voce dal gruppo lo chiamò
Si avvicinò agli altri, mettendosi a sedere in cerchio con loro.
“Guarda che cosa mi sono procurato… un po’ di erba e delle cartine”- disse Alessio,
mostrandogli con orgoglio la droga.
A questo punto Luigi non sa cosa fare ma è giunto il momento di prendere una decisione.
“No, ragazzi, mi chiamano…. Devo andare, scusate. “- disse agli altri, inventandosi una scusa.
E così se ne andò a casa. In quel momento Luigi si sentiva libero, felice, pensava che era stato
molto coraggioso a rifiutare l’invito di fumare o prendere la droga.
Da quel momento non ha più visto Alessio e i suoi amici.
LET’S DEBATE
.
Un colloquio di lavoro, una richiesta ai genitori, una discussione a scuola su una tematica di
attualità o di interesse generale, un discorso tra amici sono tutti dibattiti, anche se non
formalizzati. Ogni volta che esprimiamo le nostre idee su un argomento e motiviamo le nostre
opinioni attraverso argomentazioni, dati e informazioni stiamo facendo un dibattito.
Cosa non è un dibattito?
Un dibattito non è di certo sbraitare contro chi non la pensa allo stesso modo, non dare agli
altri possibilità di parlare, aggredire verbalmente (e fisicamente). Quando noi iniziamo un
dibattito e non diamo all’altro la possibilità di parlare, questo non è un dibattito.
Parole da conoscere
Definizione del tema, Mozione, Favorevoli (Pro), Contrari( Contro), Moderatore/ Timekeeper
( Chi regola gli interventi ed il tempo)
Giuria/Pubblico, Floor debate (domande dal pubblico)
Tema
I temi da affrontare possono essere molti come ad esempio "La nuova normativa europea
vieta l'uso dei social al di sotto dei sedici anni”
Modalità del debate
La modalità più frequente e più semplice è il “Roundtable debate” dove tutti i
partecipanti sono seduti attorno un tavolo rotondo e ognuno espone la propria
opinione. In questa tipologia di debate tutti hanno la possibilità di esprimere la loro
opinione.
Ecco le fasi dell'attività:
 introduzione del tema del dibattito
 momento di riflessione - Brainstorming di gruppo / individuale
 individuazione studenti PRO, studenti CONTRO, studenti NEUTRALI
 studente PRO parla a favore del tema
 studente CONTRO parla contro il tema
 discussione aperta moderata, con possibili domande da rivolgere alla parte opposta o
da parte dello schieramento neutrale
 conclusioni con sintesi della discussione
 votazione finale e vincitori
REGOLE DA RISPETTARE
 Si interviene per alzata di mano senza mai interrompere l'avversario
 tutti devono ascoltare l'intervento altrui in silenzio e con rispetto
 si alternano gli interventi delle due parti
 alla fine tutti si stringono le mani e si congratulano
ESPERIENZA PERSONALE
La nostra scuola nell' ambito del progetto Pon “modulo 6 "Parlo... sicuro” ha organizzato un'
attività di Debate con il tema detto in precedenza ("La nuova normativa europea vieta l'uso dei
social al di sotto dei sedici anni”). Appena arrivati ci siamo disposti in cerchio e la Prof.ssa ci ha
spiegato l’ attività fornendoci degli spunti di riflessione; poi ci ha chiesto se ci dichiaravamo a
favore, contro, o neutrali e dovevamo rispondere per alzata di mano. Avevamo 15 min per
organizzare le idee e scrivere ciò che volevamo dire nel nostro intervento in base a se
avevamo scelto di essere PRO CONTRO NEUTRALI.
Dopo il quarto d’ ora abbiamo esposto la nostra opinione per poi arrivare alla fine dove si è
votato di nuovo e alla fine del Debate hanno vinto i PRO e tutto si è concluso con un grande
applauso dai partecipanti.
Questa attività mi è piaciuta molto e mi piacerebbe ripeterla. Fortunatamente la settimana
prossima si rifarà però con modalità diverse: saremo divisi in gruppi, ogni gruppo
rappresenta un continente ed esporrà davanti all'assemblea le problematiche di quel
territorio.
1. Mi chiamo D. D.,
il mio intervento in questa discussione è neutrale. Secondo me è troppo difficile qualificare un
argomento complicato come l’uso dei social prima e dopo i sedici anni perché esistono molti
argomenti sia a favore che contro.
Tra gli argomenti a favore troviamo ad esempio la lotta al cyber bullismo e all’adescamento
online, oltre a tanti aspetti negativi come il pericolo della pedofilia oltre a casi di minacce,
insulti ed esclusioni attraverso la rete.
Oltretutto i social network diventano ben presto una droga per le persone che ne fanno uso
portandoli ad una vita da antisociale. Nonostante ciò, esistono anche aspetti positivi nell’uso
della tecnologia e dei social, come ad esempio il progresso e la velocità delle comunicazioni.
Inoltre non ha senso vietare l’uso dei social ai ragazzi di 15 anni e non a quelli di 16 in quanto
un ragazzo di 16 anni può fare le stesse cose di uno di 15. Quindi più che stabilire un divieto
del genere bisognerebbe insegnare ai ragazzi un corretto uso dei social.
2. Mi chiamo M. T. e mi schiero nel gruppo PRO, a favore della nuova normativa sul social. Sono
sempre stata dalla parte della legge.
Usare il telefono e non uscire con gli amici o andare a fare una passeggiata solo perché siamo
attratti dal telefono è sbagliato. Secondo me hanno fatto bene a fare questa legge che ci si può
iscrivere su tutti i social se si hanno almeno 16 anni. In questa giovinezza di oggi non si
capisce più niente, attraverso un telefono fanno i bulli, nascosti dallo schermo di un cellulare.
Per me la legge ha davvero ragione.
Uno dei social più usati è Whatsapp e tramite esso spesso i ragazzi fanno i bulli contro le
persone più deboli: si possono inviare o pubblicare foto per prenderli in giro o cancellare dai
gruppi, escludendoli, oppure mandare messaggi che possono ferirli.
Il fenomeno del cyberbullismo è sempre più frequente; fino a pochi anni fa un atto di bullismo
rimaneva tra un numero limitato di persone, ora attraverso i social diventa una cosa aperta a
tutti, arrivando a centinaia, migliaia di persone in brevissimo tempo.
Io spero che con il passar del tempo e con la crescita i ragazzi diventino più maturi e capaci di
gestire le proprie azioni commettendo meno sbagli.
3. Io sono A.D. e sono contro questa legge, è inutile metterla adesso perché i social sono già
presenti da tempo e sarebbe stupido pensare che si possa mettere fine agli episodi di cyber
bullismo perché il bullismo non finirebbe.
Internet ed i social fanno ormai parte della nostra vita e togliere ai ragazzi questa fonte di
conoscenza e di comunicazione è sbagliato. E’ inutile mettere un limite d’ età perché i ragazzi
possono anche non mettere la propria età reale e falsificarla, e questo è un atto illegale .
Un ragazzo di 13-14-15 anni non è poi tanto diverso da uno di 16.
Invece di vietare l’uso dei social, bisognerebbe insegnare il loro corretto uso.
4. Mi chiamo R. C. e sono neutrale perché ci sono cose che mi spingono ad essere PRO ed altre ad
essere CONTRO.
Le cose per cui essere Pro sono:
 Perché i bambini troppo piccoli subiscono delle radiazioni stando a contatto con tablet
e telefonini che servono più come baby sitter che per un reale bisogno, per non dar
fastidio ai genitori.
 I ragazzi sempre con i telefoni in mano non socializzano
 Perché il problema del bullismo e cyber bullismo esiste ed è proprio il cyber bullismo
che è connesso all’uso di siti, chat e facebook, instagram, dove persone con foto o
commenti ti possono rovinare l’autostima.
 Per il problema della pedofilia
 Per i siti non appropriati
Sono invece contro perché:
 Ormai siamo abituati ad avere tutte queste comodità
 Per essere più evoluti
 E’ vero che i ragazzi piccoli non dovrebbero accedere ma basterebbe stabilire un’età
superiore ai 12 anni.
5. Mi chiamo V. T. e sono contro questa nuova legge che vieta che i minori di 16 anni usino i
social per diversi punti:
 Il primo sarebbe che basta cambiare la data di nascita mettendone una falsa accettabile
per poter ugualmente usare questi social e mezzi di comunicazione come Facebook e
Whatsapp.
 Il secondo è che è vero che molti adolescenti sono irresponsabili, ma molti altri sono
responsabili e sanno usare questi mezzi nel modo giusto.
 E’ bello che i giovani escano, si organizzino con gli amici, pratichino sport, facciano
passeggiate a piedi o in bici, ma qualche volta è anche bello stare soli nella propria
camera col proprio cellulare a rilassarsi.
6. Mi chiamo A.D. e in questa discussione mi dichiaro neutrale perché non solo i ragazzi di età
inferiore a 16 anni rischiano un uso non corretto dei social, ma anche quelli maggiori di 16
anni.
Da una parte potrei essere pro per cercare di limitare i rischi della rete, anche perché non si è
mai sicuri di chi ci sia dall’altro lato dello schermo attraverso i social. Ma ci sono anche tanti
ragazzi al di sopra dei 16 anni che non ne fanno un uso corretto, non si è mai sicuri, quindi se si
prendono tali decisioni per ragazzi inferiori ai 16 anni, deve essere la stessa cosa anche per gli
altri.
Ovviamente i rischi maggiori sono per i più piccoli, perché essendo più ingenui non sanno
come reagire a eventuali avvenimenti, a differenza dei più grandi che sanno come affrontare la
situazione.
I social sono usati il più delle volte in modo non sempre appropriato, oggi è molto rischioso e
succedono molte cose negative, tra le quali il bullismo, che attraverso questi social diventa
bullismo verbale, per non parlare dei rischi di accedere a siti non affidabili.
Oggi i bambini fin da piccoli fanno uso dei social e ne diventano dipendenti e invece di usarli
nel modo corretto li usano come non si dovrebbe.
Purtroppo il divieto stabilito dalla nuova legge non risolve il problema, anzi peggiora le cose
perché molti ragazzi tenderanno ad aggirare il problema dichiarando una data di nascita falsa
per continuare a farne uso.
7. Mi chiamo D.A. e sono contro la legge che vieta di usare i social network prima dei sedici anni
perché se per esempio uno studente non è andato a scuola e vuole chiedere ai compagni che
cosa hanno fatto durante le lezioni, può avere tutte le informazioni velocemente. Inoltre non
credo funzionerebbe perché, come già succede per altre cose, i ragazzi metterebbero un’età
falsa per poter accedere.
8. Sono I. G. e sono Pro- favorevole al fatto che i ragazzi d’oggi non debbano passare tutto il
tempo davanti ad un cellulare o un PC invece di andare fuori a giocare con gli amici.I social
più usati sono Whatsapp e Instagram, che spesso diventano strumenti per comportarsi da
bulli. Secondo me i social dovrebbero essere usati ma con un certo limite.
9. Salve, Sono V. K. e in questa discussione sulla normativa sull’uso dei social prima dei 16 anni
io sono neutrale perché la tecnologia ha sia lati positivi che negativi.
L’uso della tecnologia sin da bambini può causare dei danni alla salute di questi ultimi,
soprattutto alla vista, nonostante i benefici che ne abbiamo.
Se la tecnologia deve essere usata, lo si deve fare in modo attento e giusto perché in rete
esistono molti pericoli come stalker, pedofili, bulli ecc.
Nonostante i pericoli non possiamo negare che i social siano fonti di informazione,
approfondimenti, scoperte. Se usati in modo sbagliato diventano un’arma pericolosa, quindi
dico che se li usiamo dobbiamo farlo nel modo giusto e per buoni scopi.
10. Mi chiamo S. D. e sono a favore perché secondo me perché l’uso dei social porta isolamento
quando invece noi adolescenti dovremmo trascorrere più tempo con gli altri per conoscere
nuove persone e nuovi ambienti.
Sono Pro perché sui social network c’è molto cyber bullismo. Inoltre spesso noi giovani
usiamo i social anche quando siamo in gruppo: quando andiamo a mangiare la pizza io vedo i
miei compagni parlare sul gruppo della classe per dirsi delle cose invece di alzarsi ed andare
a parlare con loro da vicino. Io dico che le persone sono pigre da quando hanno inventato gli
smartphone. I ragazzi oggi anche a tavola usano il telefono per vedere video e sciocchezze su
social vari. Questo per me non è giusto perché si rischia la dipendenza rimanendo attaccati ai
social per molte ore. Oggi anche i bambini dell’asilo usano il telefono e i genitori li approvano
perché altrimenti darebbero loro fastidio e così li tengono impegnati.
Voglio solo dire una cosa: godetevi la vita e non fate incidenti. Ci sono molti incidenti per colpa
dei telefoni.
11. Sono A. T. e sono a favore della nuova legge. I ragazzi di oggi non devono usare il telefono
dalla mattina alla sera. La legge stabilisce che si possono usare i social network oltre i sedici
anni, ma ci sono ragazzi che ne fanno uso anche senza avere l’età prevista e questo è
pericoloso. Le leggi vanno rispettate e bisogna tutelare la sicurezza di tutti.
12. Mi chiamo R. R. ed in questa discussione mi dichiaro a favore della legge perché oggi sono
numerosi i casi di bullismo online e secondo me è difficile affrontare casi del genere a sedici
anni perché a quell’età sia il bullo che la vittima sia chi rimane a guardare pensa più al giudizio
degli altri che a cosa è giusto fare e come bisogna comportarsi . inoltre sui social non si sa mai
quali pericoli si possono nascondere: sono molti i ragazzi che sono stati contattati da
sconosciuti, che magari si sono presentati come ragazzini della loro età, per poi arrivare ad un
incontro dove si scopre che lo sconosciuto è un uomo adulto , che non ha di certo buone
intenzioni.
I problemi legati ai social sono tanti:
 Cyberbullismo
 Problemi della privacy: condivisione in rete di foto personali che alle mamme dei
minorenni non farebbe piacere vedere
 Adescamento in rete da parte di sconosciuti
Due fra i social più in uso tra i teenagers sono Facebook e Instagram, pieni di immagini e video
di ogni genere, da quelli itili e interessanti che forniscono informazioni a quelli dai contenuti
violenti o inadatti ai ragazzi. Un altro tra i social più in voga è YT, dove i ragazzi passano ore
ed ore a guardare video, però ci sono video e video, educativi e diseducativi. I pericoli
aumentano con la diminuzione dell’età e spesso , invece, sono proprio le mamme per
intrattenere i propri figli,spesso anche molto piccoli, invece di giocare con loro, li lasciano
giocare con il cellulare, con tutti i rischi ad esso connessi.
Un altro problema consiste nel fatto di essere a 3 cm e ciò causa fastidi e danni alla vista.
Per concludere finisco dicendo che bisogna convincere i giovani a utilizzare di meno i social e
a creare di più un dialogo.
13. Mi chiamo C. A. ed il mio intervento in questa discussione è a favore della nuova legge che
stabilisce che i ragazzi al di sotto dei 16 anni non possano usare i social network, ma che solo i
giovani dai sedici anni in su possano accedere a Facebook, Instagram, Whatsapp, ecc. I ragazzi
spesso li usano in modo sbagliato e spesso non sanno come affrontare le conseguenze dei loro
errori spesso per incoscienza e poca maturità.
14. Sono T. C. M., il mio intervento in questa assemblea è a favore della legge che stabilisce che
tutti i ragazzi al di sotto dei sedici anni non possano usare i social network perché i ragazzi di
oggi non possono stare attaccati sempre al cellulare, devono uscire di casa, incontrarsi, senza
i cellulari, sennò diventano tutti delle capre ignoranti. Pure a tavola i ragazzi stanno sempre su
Instagram, Facebook, Whatsapp, quando dovrebbero condividere con la famiglia o gli amici un
momento di gioia come quello del pasto.I giovani devono uscire, andare al cinema,
passeggiare per le strade della città, portare i cellulari per le emergenze ma senza abusarne
come spesso succede; infatti capita di vedere ragazzi che parlano su whatsapp anche se
stanno uno di fronte all’altro, magari restando nel loro silenzio.
15. Sono C.C. e volevo spiegare perché sono contro questa nuova legge:
 ormai sono anni che i social fanno parte della nostra vita e ogni giorno la tecnologia
diventa sempre più presente nella nostra società. Noi giovani da quando siamo piccoli
siamo stati esposti alla tecnologia dai nostri stessi genitori che ci hanno messo davanti ad
un computer o un tablet o con un telefono in mano un po’ per tenerci occupati, un po’ per
offrirci stimoli di apprendimento. Siamo stati obbligati a crescere con la tecnologia che è
diventata parte della nostra quotidianità.
 I tempi sono cambiati, e come prima le lettere si scrivevano con la penna a piuma e
l’inchiostro, ora una lettera si scrive tranquillamente al PC e si invia tramite email o
attraverso un messaggio online; quindi non sono d’accordo che questo nuovo modo di
comunicare che ormai fa parte della nostra vita venga proibito a persone di età inferiore a
16 anni.
 Parlando dei social, abbiamo Whatsapp, che ha una parte fondamentale non solo per stare
in comunicazione con amici e parenti, ma può essere anche molto utile per la scuola per
diffondere compiti, avvisi, informazioni. Instagram comunica notizie in pochissimo tempo
tenendo informato mezzo mondo
 Sono, inoltre, convinta che non cambi molto dai 15 ai 16 anni: un anno per me non può fare
la differenza.

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Ho voglia di scrivere due righe.

  • 1. ISTITUTO COMPRENSIVO “MORO-PASCOLI” CASAGIOVE “Ho voglia di scrivere due righe. Bottega di narrazione” Laboratorio di scrittura creativa Progetto Pon 6 “Parlo… sicuro” a.s. 2017-2018 Dirigente Scolastico: Dott.ssa Teresa Luongo Docente Esperto : Prof.ssa Gravante Savina Docente Tutor: Prof.ssa Soragni Emma “Lo scrittore professionista è un dilettante che non ha mai smesso di scrivere” . Nadine Godimer.
  • 2. Prefazione Quando si parla di scrittura creativa si finisce per considerarla frutto di doti innate, di una predisposizione personale. Invece, la scrittura creativa si può coltivare con esercizi costanti e tutti possono sperimentala. Spesso si pensa che esistano persone dotate, colte e depositarie della capacità di scrivere in modo creativo e altre, negate, che invece devono accontentarsi delle parole altrui. In realtà la scrittura creativa non è solo frutto di genio innato, ma è la capacità di fissare sulla carta un pensiero, un’emozione, un avvenimento e tutti possono farlo. E’ un atto manuale- artigianale, oltre che frutto di creatività, e lo scrittore, come l’artigiano, deve essere un abile conoscitore del suo “mestiere”. Questa è stata la finalità del nostro percorso didattico: avvicinare i giovani alla scrittura, intesa non come un dovere imposto da un docente, un compito noioso e obbligatorio, ma un atto piacevole e gratificante, che risponde ad un bisogno umano e contribuisce alla crescita personale. I nostri ragazzi scrivono, eccome, seppur in maniera diversa rispetto a quello che si intende per tradizione; lo fanno nelle ultime pagine di quaderni sgualciti, dove gli insegnanti non vanno a vedere, con note ai margini dei libri, magari con frasi ironiche o sopra le righe, attraverso i nuovi mezzi social, sui quali condividono pensieri ed esperienze con i loro amici, riflettono su citazioni e poesie, associano emozioni e pensieri a immagini, si perdono nei testi di canzoni. Troppe volte noi insegnanti ci lamentiamo: “Non sanno più scrivere, i testi sono banali o ripetitivi o infarciti di errori…” Eppure, forse a sentir loro, la colpa è un po’ anche nostra. Domandiamoci con coscienza se siamo stati in grado veramente di fornire loro i mezzi per poter scrivere correttamente o se ci siamo limitati ad assegnare esercizi di comprensione e di sintesi, temi e riflessioni come se fosse tutto ovvio, tutto già saputo, magari pensando che sia stato già detto nel segmento di scuola precedente, quindi ripetitivo. Spesso ci si limita a parlare della tripartizione di un testo narrativo: introduzione, sviluppo, conclusione, mentre restano in sordina i riferimenti a fabula e intreccio, a come inserire sequenze diverse, a come attirare l’attenzione del lettore…. Come se fosse naturale che si sappia inserire in un racconto un discorso diretto, una descrizione fisica non scontata né banale del tipo “Ha gli occhi azzurri e i capelli biondi, il naso a patata e veste in maniera sportiva…”, tanto per fare un esempio. Per non parlare delle varie tecniche narrative, dal flashback al monologo interiore, quel fiume di parole che invece, a ben vedere, piace tanto ai ragazzi. Come dimenticare il valore umano della scrittura?
  • 3. Si scrive per informare, per fornire una documentazione, lanciare un messaggio, ma si scrive anche per raccontare una storia, per un bisogno interiore, per esprimere se stessi attraverso dei segni scuri su un foglio bianco. La carta non interrompe, non giudica, non intimorisce; anzi diventa un mezzo attraverso il quale conoscere e comprendere meglio se stessi e gli altri. La scrittura come espressione di sé; anche quando si inventa completamente una situazione, un personaggio, non si può fare a meno di proiettare su di essa pensieri, sentimenti, emozioni. Certo, talento e creatività sono indispensabili, ma la competenza di scrittura si può acquisire attraverso accorgimenti vari: dalla lettura costante di libri di generi diversi all’esercizio regolare per poter apprendere le molteplici tecniche narrative, smontare e rimontare testi, capire cosa avvince il lettore e cosa, invece, non convince. Rivolgo agli alunni che hanno condiviso con me questo percorso l’augurio di non smettere mai di scrivere, perché la scrittura è un dono, la scrittura indaga nelle profondità dell’animo e guarisce le ferite, la scrittura rende liberi. Savina Gravante
  • 4. Storie di classe Era un giorno come un altro quello che cerco di cancellare da una settimana. Stavo salendo le scale, era iniziato come un giorno speciale; zaino sulle spalle e un gran sorriso a mio padre che mi aveva accompagnata a scuola. Lavorava tanto perché eravamo soli, vivevo con lui da quando aveva divorziato da mia mamma. Litigavano ogni giorno e alla fine, quando ero all’inizio della prima media il giudice mi aveva assegnata a lui perché era l’unico che aveva il lavoro fisso. Ritornando a quel giorno, quel bruttissimo giorno… Ero sulle scale ed ero felice; dopo il quarto o quinto scalino sentii lo zaino tirarmi indietro, uno strattone forte e deciso che mi fece cadere di spalle. Non capivo cosa stesse accadendo. Dolore. Un dolore lancinante alla base della schiena. Avevo battuto la testa sui gradini ma poi di nuovo dolore. La testa… un gran male alla testa. Di fronte a me c’erano Clara e Valentina. “Così impari a dire che ci sono i compiti per casa quando i professori se ne dimenticano.!” Se ne andarono ridacchiando, io rimassi lì incredula. Faceva più male dentro che fuori. In classe arrivai solo un po’ di ritardo perché non avevo il coraggio di entrare in lacrime, cosi andai in bagno a sciacquarmi il viso. “Tutto bene, Altegni?” “Sì, professoressa”- mi limitai a rispondere, fingendo di esser tranquilla, mentre sentivo ridacchiare nuovamente Clara e Valentina. Passai la ricreazione seduta a pensare se dire o meno a mio papà quel che era successo, ma lui era cosi stanco quando tornava a casa alle nove di sera e non volevo dargli anche questa preoccupazione. Era stato un caso, solo un gesto stupido. Cosi credevo o cercavo di convincermi che fosse così, eppure mi sbagliavo. I due mesi successivi furono un inferno: scherzi, oggetti che dal mio banco finivano nel cestino e ogni ricreazione passata senza mangiare, perché la merenda era stata destinata a chi quel giorno non era sazio. Mi sentivo sempre peggio, le giornate a scuola sembrarono non finire mai e non vedevo l’ora di tornare a casa, dove passavo i pomeriggi sola e triste. Chiusa in me stessa come i fiori di notte che si chiudono per proteggersi dal freddo, ma io quel freddo lo sentivo tutto intorno a me. Le mie amiche, che conoscevo dalle elementari, iniziarono a notare il mio comportamento diverso, reso tale da quei gesti che mi facevano ogni giorno più male. Io
  • 5. inizialmente non avevo una risposta da dare alle loro domande, stavo male e desideravo di non rattristarle, nessuno vorrebbe raccontare cose cosi brutte e tristi alle proprie amiche; mi vergognavo troppo. Mio padre non notò che stavo dimagrendo, non si accorgeva che passavo ore a piangere da sola in bagno e non avevo più voglia di parlare. Ero davvero sola, sola come quando si ha un problema grande e tanta paura a raccontarlo. A scuola la situazione non andava che peggiorando, ero sempre più succube di ciò che accadeva e la ricreazione era il momento peggiore. “Perché non trovo più i soldi sul mio banco?” disse Valentina con un’ aria strafottente. Balbettai qualcosa di indistinto. “Come? Non riesci a parlare? Eppure parlavi parecchio con i prof”. Abbassai gli occhi. “Guardami in faccia! Ah no, mammina e papino erano troppo impegnati a litigare per insegnarmi le buone maniere.” Non risposi. “ TI HO DETTO DI GUARDARMI” Paf! Le diedi uno schiaffo. Non avevo mai pensato di poter picchiare una mia compagnia di classe, non lo avrei mai fatto, non era da me perciò me ne pentii subito “Come ti permetti cretina.” Valentina non se l’aspettava, pensava di potermi insultare quando e quanto ne aveva voglia. Scappò in bagno con la sua amica che la ricorreva ed io restai lì immobile, con la mia mano che mi formicolava per il dolore. Quella fu l’ultima volta in cui mi liberai perché il pomeriggio stesso Valentina riempi i social in cui mostrava la guancia rossa e una scritta di odio per me. Ero stanca di tutto, decisi di non andare a scuola il giorno seguente e poi quello dopo ancora, fino alla fine della settimana. Papà non sapeva niente. Il lunedì entrai in classe e trovai una nuova professoressa, con il suo sorriso mi scaldò il cuore per un momento, facendomi scordare dove mi trovavo. Doveva essere la supplente. Ella doveva insegnarci matematica e fisica per i prossimi tre mesi, perché la nostra professoressa si era operata. I giorni seguenti nessuno mi diede più fastidio se non qualche parolina e al cambio dell’ ora
  • 6. qualche battutina sul mio abbigliamento. La professoressa ci aiutava, mi spiegava le cose più volte se non capivo, mi aiutava a dare il meglio chiamandomi alla lavagna. Mi appassionava alle materie scientifiche e mi piaceva andare di più a scuola. Alla fine mi era sempre piaciuto studiare le cose nuove. Stava andando tutto liscio, quando arrivò il mio compleanno e l’ incubo si manifestò tutto insieme. Tutta la classe era piena di foto dove c’erano animali con la mia faccia, sul mio banco scarti di cibo. Quel giorno alla prima ora era prevista l’assemblea di classe e io avevo detto alla professoressa che sarei entra alla metà dell’ ora perché dovevo a fare le analisi del sangue. A quanto pare mi aveva sentito qualcuno. Ero pietrificata a quelle battute che non finivano mai. Con le lacrime agli occhi mi sentii strattonare verso la porta da spinte dai miei compagni di classe che mi avevano accerchiata dicendo “era non contenta”. Aprirono la porta e mi buttarono fuori dalla classe. Io corsi in bagno e non volevo credici. Vidi la professoressa, aveva uno sguardo preoccupato e mi portò in biblioteca, dove non c’era nessuno in quel momento. Le raccontai tutto, quel momento corsi via e la sentii urlare, era entrata nella mia classe e aveva visto ciò che avevo visto io poco prima. Quel giorno chiamarono il nonno e la nonna, la preside fece un discorso lungo a tutta la classe ma decisi di cambiare scuola. Il nonno chiese il trasferimento a Viterbo, dove ho conosciuto il tuo papà.”. “Babbo Stefano” disse Francesca, la mia piccola Francesca che a scuola stava facendo un progetto contro il bullismo e mi aveva chiesto se avessi mai avuto qualcosa di simile. Era bastata quella domanda perché cominciassi a ricordare quei mesi neri di scuola. “ Si tratta di bullismo e il tuo problema devi chiamarlo con il suo nome, tu ti chiami Francesca e lui bullismo, ma spero che tu debba mai ricordare questa cosa brutta che è accaduta alla mamma, non accadrà più e sarà solo una cosa vecchia. “. Gli diedi un bacio sulla fronte perché forse era un discorso troppo serio per una ragazzina delle medie. Queste cose non devono accadere, vanno chiamate con il loro nome e denunciarle. Il bullismo sembra un gioco ma non lo è, nessun bambino lo dovrebbe imparare.
  • 7. Il colore della solitudine Era tra Novembre e Dicembre che realizzai che la solitudine non si sceglie, realizzai che spesso è lei a cercare te, o meglio le persone al tuo fianco ti mandano la solitudine. Se dovessi dirti di che colore è la solitudine, ti direi che è grigio piombo, grigio piombo perché sei solo ma allo stesso tempo non lo sei; se fossi stato solo sarebbe stato più nero. La solitudine all'inizio è molto strana, se non ci si è abituati. La solitudine dà rabbia, tristezza, rancore e così via... La solitudine dà molto tempo, molto tempo per te, per pensare e sfido chiunque si sia trovato in uno stato molto profondo a pensare se non abbia mai pensato a qualche frase, diciamo, "depressa". Io sì, l'ho pensata, fa così: "Come una goccia d'acqua, che in un pozzo cade, il mio suono profondo è acuto". La solitudine è alzare lo sguardo al cielo e non vedere nient'altro che buio. La solitudine è avere il forte bisogno di parlare, ma nessuno che riesca a comprenderti. La solitudine è gridare al mondo la tua rabbia e la tua tristezza, ma ti manca la forza per farlo. La solitudine è fissare ore ed ore il muro senza un perché. La solitudine è stare in compagnia di mille persone, ma sentirsi invisibili e piccoli. La solitudine è il forte desiderio di realizzare qualcosa che non puoi. Mi sentivo morire dentro, piangevo dentro me stesso e avevo la sensazione di non essere abbastanza per nessuno, mi sentivo emarginato, l'ultimo di tutti, la pecora nera della famiglia, del mondo. Mi sfogavo ascoltando canzoni tristi, mi chiudevo in un mondo tutto mio, in cui le cuffie erano l'unica cosa che mi aiutava a non sentirmi solo. Ma questo mio mondo non mi ha portato a nulla; con il tempo ho imparato a reagire alle persone che mi hanno fatto del male, cercando di non rispondere con la loro stessa moneta. La solitudine è una guerra che puoi combattere solo ed esclusivamente con te stesso, sta a te avere il coraggio di affrontare la vita. Ricorda che il dolore solidifica il carattere.
  • 8. Sulle tracce dell’amore Ero una ragazza felice, una ragazza come tutte le altre, avevo appena finito l’università con successo, infatti sono diventata infermiera, ero molto orgogliosa di me e lo sono ancora adesso, stavo per sposarmi con la persona che tanto amavo. Trascorrevo i miei giorni a lavorare, ero molto legata alla mia famiglia, mi è sempre stata affianco, specialmente nel momento del bisogno, ho una sorella più grande di me, che a parer mio è sempre sembrata invidiosa di me, forse perché ero la più piccola della famiglia e mi coccolavano di più, ma questo non giustifica la sua cattiveria su di me, non ho mai avuto un rapporto affettuoso con lei, anche se io le ho voluto sempre bene. Però era come se lei non fosse mia sorella, infatti spesso lo chiedevo ai miei genitori se noi eravamo veramente sorelle, e loro mi guardavano ridendo, dicendo che era ovvio che eravamo sorelle anche se non si vedeva nessuna somiglianza, però comunque lo eravamo. Mi ricordo che quando ero piccola, lei mi diceva sempre che io ero stata adottata, e io mi spaventavo; ero troppo ingenua per capire che mi stava prendendo in giro come facevano tutti i bambini. Crescendo i rapporti non si sono mai recuperati, anche se mi dispiaceva molto perché comunque eravamo sorelle, ogni scusa era buona per litigare e in ogni caso i miei genitori mi difendevano sempre, anche senza sapere il motivo della discussione, e lei se ne andava arrabbiata dicendo che lei doveva essere figlia unica, senza avere una sorella come me, anche se diceva che in un certo senso lei era figlia unica, e io non capivo mai cosa voleva dire. Lei non si sedeva neanche a tavola con noi, oppure se lo faceva non mi guardava neanche in faccia, era sempre arrabbiata con me per un motivo che non ne ero neanche a conoscenza. Lei era il contrario di me, le persone non si avvicinavano neanche a lei per il suo difficile carattere, non aveva amiche, anche perché se le aveva ci litigava subito, perché doveva essere lei quella che doveva comandare, al contrario mio che ho sempre avuto un cuore grande per tutti, ho sempre avuto amiche di cui ci potevamo fidare a vicenda, forse anche per questo lei mi odiava, perché vedeva che con lei nessuno ci voleva avere a che fare, mentre da me venivano tutti, lei era cosi invidiosa delle mie amicizie che metteva voci in mezzo, e menomale che era mia sorella e faceva tutto questo, figuriamoci se non lo fosse stata. Però un giorno arrivò la grande notizia, ero uscita prima da lavoro perché avevo avuto problemi con i colleghi, e ritornai a casa senza far sapere niente a nessuno, entrai in casa e sentii la voce di mia sorella che discuteva con quella di mia madre,
  • 9. mi avvicinai alla cucina in silenzio, cosi per sentire cosa stava succedendo, e sentii mia sorella che sbatteva i piatti sul tavolo dicendo che non accettava il fatto che non ero della famiglia, e mia madre diceva che era una cosa che doveva accettare perché come lei aveva avuto la possibilità di avere una famiglia, dovevo avere anche io la possibilità di stare in una famiglia. In quel momento entrai in cucina e chiesi spiegazioni di quello che stava succedendo e loro mi guardarono stupite e mi chiesero cosa ci facevo già a casa. Io non prolungai di tanto le chiacchiere perché ero curiosa delle loro spiegazioni, quelle che dovevano darmi, allora gli ripetei la domanda con maggior insistenza e mia sorella guardò mia madre con aria di sfida e le disse di dirmi cos’è che dovevo sapere. In quel momento ci fu solo il silenzio, forse un silenzio che parlava, che diceva più di mille parole. Io aspettavo ancora la risposta quando poi entrò mio padre dalla porta e chiesi a lui di dirmi la verità Lui guardò mia madre e mi disse che era una cosa difficile da spiegare, ma che in ogni caso loro mi avevano sempre voluto bene, e allora io gli chiesi di arrivare al punto e di non girarci troppo intorno, e lui mi rispose che loro non erano la mia vera famiglia, non erano i miei veri genitori, ma ero stata adottata. In quel momento non ci potevo credere, non ci credevo che veramente lo avevo sentito, ma era cosi, dovevo abituarmi a quelle parole. Non ero per niente triste perché comunque io considero loro come miei genitori, perché loro mi hanno cresciuta, però sarei comunque curiosa di sapere chi sono i miei genitori e perché mi hanno lasciata, può darsi che ci fosse qualche problema, oppure non avevano la possibilità di mantenermi o per qualsiasi altra cosa, ma vorrei tanto incontrarli per capire il perché hanno fatto quest’azione in passato. Non so il perché, ma da quando so di essere adottata le cose sono cambiate, le vedo da un punto di vista diverso, mia sorella incomincia a essere più comprensibile, più affettuosa, più gentile, è come se fosse cambiata da un momento all’altro, poi con il lavoro le cose migliorano, riesco a guadagnare sempre di più grazie al mio capo che ha fiducia nelle mie capacità, e poi a breve mi sarei sposata. Dopo diverse analisi e ricerche riesco a scoprire il nome e cognome dei miei veri genitori e dopo diversi tentativi riesco ad avere il loro numero e a fissare un appuntamento con loro. Dopo qualche mese mi incontro con loro a Venezia a piazza San Giorgio e li vedo cosi felici di vedermi che si commuovono e di conseguenza mi commuovo anch’io, e rimaniamo tutto il giorno a parlare della mia vita, di come ho trascorso questi anni all’oscuro della verità, loro mi hanno detto che non mi hanno lasciata perché non mi volevano ma perché la possibilità
  • 10. economica non c’era e quindi avevano paura di non rendermi felice come gli altri bambini, solo per il semplice motivo che non volevano farmi soffrire. Alla fine li ho invitati anche al matrimonio. Il giorno del mio matrimonio era un giorno importante perché finalmente mi sposavo, ovviamente al matrimonio non mancava nessuno, c’erano anche i miei veri genitori (mi sembra strano dire “veri genitori” perché anche i miei genitori adottivi li considero come “veri genitori” perché fino ad adesso mi hanno cresciuta loro. Comunque è stato il giorno più bello della mia vita perché si trovavano tutte le persone a me più care, inoltre i miei genitori adottivi hanno avuto l’opportunità di parlare con i miei genitori biologici e ho scoperto che i miei genitori biologici si dovevano trasferire vicino a me. Ero la donna più felice al mondo e lo sono tutt’ora adesso.
  • 11. Il valore dell’amicizia La solitudine è molto brutta perché quando ti manca una persona è la cosa più brutta che possa mai succedere, quando c’è una persona nella tua vita a cui vuoi veramente bene e poi ci litighi per delle stupidaggini, ci stai male veramente anche se quella persona se ne strafrega se piangi e stai male. Quella persona rimarrà sempre nella tua vita. Chi ti vuole bene veramente ti aiuterà anche se avrai fatto degli errori gravissimi; le persone rimarranno sempre e comunque nella tua testa e nel tuo cuore e specialmente di una persona così cara ti rimarrà il suo profumo che ti ha inebriato per tutti quei giorni che sei stata al suo fianco. Ma la cosa che non dimenticherai è ogni singolo gesto di affetto trasmesso a te. Questa persona per me è come una sorella, io ci tengo molto e guai a chi le fa del male; anche se delle volte litighiamo, io non la abbandonerò mai; anche se sceglieremo di percorrere strade diverse, io per lei ci sarò sempre. Quando sento la sua voce il mio cervello ed il mio cuore si sballano, specialmente quando mi abbraccia il mio cuore si sballa e sta tranquillo perché lei trasmette una tranquillità incredibile. Quando parlo con lei sto molto bene, mi sento serena, perché lei è magica e poi è bellissima. Quando sta male, io sto più male di lei, perché non deve stare così, e quando piange è più bella del solito e a me dispiace non consolarla ed abbracciarla in quel momento. E lì mi sale tanta rabbia perché non posso far nulla quando per lei spaccherei il mondo, anche se so che lei per me non lo farebbe. Ma questo non mi interessa. Lei deve solo sapere che le voglio un mondo di bene.
  • 12. Non ti scordar di me. “ Che cosa ti porta qua?” mi chiese la psicologa , “ ……” non risposi, avevo troppa paura di dire la verità, e pensavo che non sarebbe cambiato niente e che per colpa mia anche i miei figli sarebbero stati picchiati. Ogni minuto che passava mi pentivo sempre di più di essere lì. “…. Tuo marito…” Cominciai a sudare. Come aveva fatto a saperlo, non avevo coperto bene i lividi ricevuti oppure era tutto troppo ovvio? Chiusi gli occhi, volevo soltanto scomparire, mi alzai, presi la mia borsa e cominciai a incamminarmi verso l’ uscita , quando una voce mi fermò. “ Aspetti, lo so che in questo momento è spaventata e non sa cosa fare, ma il silenzio non serve a niente, forse in questo momento è talmente abituata a ciò, che pensa che potrà sopportarlo ma non è così, la vita è come le stagioni; cambia costantemente e anche se in questo momento si sente desolata, un giorno anche per lei arriverà la primavera e vedrà che quello che oggi le sembra irraggiungibile forse un giorno, dopo tanto tempo e sforzo, riuscirà a dimenticare e a ricominciare, ma per fare ciò ha bisogno d’ aiuto. Non la voglio costringere ma sappia che nel caso voglia parlare potrà sempre venire da me. E ricordi non è colpa sua ma solo lei potrà cambiare la sua vita” Cominciai a piangere; quella donna era riuscita a dire proprio quello che durante tanti anni avrei voluto sentire tante volte. Mi sentivo pronta, cominciai a parlare … quando sentii uno squillo. E’ bastato uno squillo a distruggere quella piccola speranza che mi era stata data. Cominciai a piangere, chissà cosa mi avrebbe fatto quando sarei tornata a casa! Corsi via, ma prima dissi alla psicologa “Tornerò”. Quando arrivai a casa nemmeno il tempo di entrare, mi ritrovai per terra, cominciai a sanguinare. Prima ancora di riprendermi dal forte schiaffo me ne arrivò un altro e poi un altro ancora; al quarto schiaffo svenni, sentii un liquido bollente inondarmi il volto , mi bruciava da morire, mi svegliai di colpo col viso in fiamme, alzai lo sguardo terrorizzata e lo vidi, quegli
  • 13. occhi gelidi e senza emozioni mi guardavano , con ogni secondo che passava mi sentivo più umiliata e triste. Come avevo fatto a ridurmi così, a farmi abbassare l’autostima in questo modo da una persona simile, ma la domanda che da ormai mi tormentava la mente era come avevo fatto a innamorarmi di lui? Ma ora basta, volevo cambiare, anzi, dovevo cambiare. Ad interrompere i miei profondi pensieri ci pensò il dolore al viso. Avvicinai la mia mano sporca e piena di lividi al mio dolente volto, presi coraggio e lo feci, gli urlai “Basta , non sei nessuno per farmi questo!” . Vidi il suo sguardo cambiare da un nero vuoto a un “rosso” ardente di rabbia, mi prese per i capelli e tum tum tum la mia testa stava diventando una sola cosa col muro, che adesso sembrava un mare di sangue, e mentre mi sbatteva violentemente contro di esso mi urlava cose orribili ”Non sei nessuno per decidere cosa posso fare, pensi davvero che tu sia importante? Non servi a nessuno, nessuno ti ama, sei inutile e senza di me non saresti capace di fare niente, nemmeno di badare ai tuoi stupidi figli” . Quelle parole mi ferivano, ma dentro di me rimaneva ancora la speranza di avere una vita migliore, di amare di nuovo. La sera presi un decisione: il giorno dopo sarei tornata dalla psicologa; ero sicura che mi avrebbe aiutata. Venne la mattina e con essa l’ansia di raccontare la verità, piena di lividi e indolenzita dagli avvenimenti precedenti mi svegliai, il gelido pavimento mi rinfrescava la mente. La sera prima mio marito mi aveva costretta a dormire per terra , avevo troppo paura di rifiutare e dormire lontano da lui mi avrebbe fatto solo bene. Appena mi svegliai, sentii delle forti urla seguiti da dei passi veloci che si avvicinavano sempre di più al posto in cui mi trovavo. “Donna, quante volte ti devo ripetere che voglio la colazione, sei talmente stupida da non capirlo”- mi alzai in fretta, seguita dai lividi e i dolori che per poco mi impedivano di alzarmi,
  • 14. ma non potevo rischiare altre botte. Finalmente oggi era il giorno per cambiare la mia vita e quella dei miei figli. Gli preparai la colazione e cominciai a svegliare i miei figli; appena ebbe finito si avviò al lavoro. Dopo circa 10 minuti dalla sua uscita accompagnai i miei figli a scuola, era la mia possibilità di cambiare il mio futuro e quello dei miei figli. “ Sono contenta che tu sia tornata” – disse la dottoressa allo sportello di ascolto per donne in difficoltà. Nel suo sguardo potevo notare sincerità, un sentimento che poche volte avevo incontrato. “Allora, ti senti pronta per raccontarmi la tua storia?” Ero un po’ nervosa ma ero decisa, “……. Si”, “Allora cominciamo” mi disse. La mia nuova vita iniziò da lì.
  • 15. Era un giorno come altri, fuori pioveva ed io me ne stavo come sempre chiuso nella mia stanza a giocare, non avevo molti amici perciò me ne stavo quasi sempre a casa, mi sentivo sempre solo e rifiutato. Passavo le mie giornate guardando la tv e non uscivo mai e per questo a scuola venivo anche preso in giro da alcuni dei compagni di classe a cui nessuno mai aveva il coraggio di rispondere ma ad un certo punto quando mi stavano prendendo in giro si sentì un grido: era Luca che diceva agli altri di lasciarmi in pace. Loro non lo ascoltarono affatto e fuori scuola uno di loro gli andò vicino e lo spinse cosi forte che gli fece fare una capriola per terra. Quel pomeriggio Luca mi contattò attraverso la chat di gruppo con dei suoi amici per darmi dei consigli, mi disse: cerca di non rispondere alle loro provocazioni, ignorali. Io gli risposi che non avrei più risposto e che avrei anzi usato una voce autoritaria in modo che non avrei dato l’ impressione di aver paura perché ero abituato a bloccarmi e fu grazie a quei pochi consigli che mi avevano dato pian piano riuscii a farmi sempre più amici e a socializzare con le persone senza la paura di parlare. Con questo vorrei dire che l’amicizia è importante.
  • 16. La riconquista della dignità Io penso che le donne non debbano essere picchiate per nessun motivo. Spesso invece l’uomo crede che la violenza avvenga per una causa giusta. Guardandomi allo specchio notai che avevo un occhio nero e gonfio, perché non avevo cucinato molto bene la sua bistecca a mio marito. Mio marito cominciò prima con schiaffi e poi terminò alla fine con il farmi veramente molto male. Lui mi picchiava sempre quando tornava da lavoro. Quando uscivo per andare a fare una commissione e per sbaglio tornavo tardi , lui credeva che lo tradissi con un altro e allora lui per dispetto decise di farmi rimanere a casa per sempre, facendomi rinunciare al mio lavoro e alla cosa che tenevo di più. All’inizio non era così geloso e violento, ma lo diventò improvvisamente ed ogni volta che gli sembravo particolarmente carina immaginava chissà quali cose, che volessi essere bella per piacere ad altri o che ci fosse qualcuno ad aspettarmi. Cominciò a non avere più fiducia in me, anche se non ne aveva alcun motivo. Avevo allora sono 30 anni , ero giovanissima , perché mi dovevo meritare tutto questo? Aveva paura che lo tradissi anche con il suo migliore amico, ma invece non era così. Il suo migliore amico per me era come un fratello, non mi sarei permessa mai di tradirlo e nemmeno lui. Ho fatto di tutto per convincerlo, ma niente, non mi voleva credere. Io ero la cosa più importante per lui, ma adesso non sono niente . Un tempo ero una donna forte e piena di fiducia in me stessa, ora non più. Mi sento debole e senza forze ho bisogno di aiuto, perché voglio tornare come quella di una volta, raggiante e piena di entusiasmo. Sono passati tre anni e la situazione non è cambiata, anzi è diventata peggiore. Un giorno ho deciso di uscire da quella porta e andare in un centro di assistenza per le donne in difficoltà. Ho ritrovato finalmente me stessa. Ho intenzione di scrivere la mia autobiografia per far capire alle ragazze più giovani di me che, se conosceranno un ragazzo violento e geloso, dovranno stargli alla larga.
  • 17. Con gli occhi dell’innocenza Forse se chiudo meglio questa porta non sentirò più quelle urla, forse se continuo a giocare con le mie macchinine e non ci penso forse non sentirò più quelle voci che mi rimbombano nella testa, forse tra poco finirà tutto e faranno pace, forse devo intervenire e dire basta non ce la faccio più. Il bambino era seduto sul tappeto con i suoi giochi e all’ udire la mamma e il papà discutere ancora d’improvviso si alzò e chiuse la porta, prese dalla cesta dei giocattoli il suo peluche preferito come se fosse del tutto normale , si sdraio sul letto e rimase in attesa che tutto finisse. ‘”Dove sei stata tutto il giorno”- chiese lui nervoso. La voce del papà era spesso nervosa e il bambino aveva imparato a riconoscerla ed ad andar via nella sua stanza al momento giusto. “Sono dovuta andare a una riunione che si è tenuta all’ ultimo minuto”- rispose lei con voce tranquilla. “Non è vero, mi stai raccontando bugie , lo so che sei stata con le tue amiche”- sbraitò lui. “Ma che dici … tu non sai niente… ti ho detto la verità” - rispose lei urlando. “Non urlare con me perché lo sai che mi fai irritare”- e lui alzò ancora di più la voce. Il bambino sentiva le urla aumentare, sentiva la madre chiedere aiuto, sentiva il padre che imprecava e ad un certo punto sentì la porta sbattere e poi ci fu il silenzio totale. Con tutto il coraggio che riuscì a raccogliere aprì la porta e percorse il lungo corridoio che separava la sua camera dalla stanza da letto dei genitori; man mano che si avvicina alla camera dei genitori sentiva più forte il pianto della madre. Arrivato nella stanza, vide la madre sdraiata sul letto, con le lacrime agli occhi , con la testa immersa nel cuscino. Le prese la mano e le chiese perché stesse piangendo. “Che ci fai qui?”- gli chiese la madre girando la testa verso di lui. “Perché piangi , mamma? Perché i tuoi occhi sono così rossi e gonfi?”- chiese allora il bambino “Non è niente, non preoccuparti. Tutta colpa dell’allergia al polline che fa arrossare gli occhi…” - rispose lei con un filo di voce, cercando di mascherare il suo dolore. “Lo so che hai litigato con papà e sei dispiaciuta.” –
  • 18. “Allora piccolo mio ti prometto che un episodio del genere non accadrà mai più”- La madre si alzò a sedere sul letto e strinse a sé il suo piccolo per rassicurarlo. “Mamma perché papà ha fatto questo?- disse lui indicandole il segno rosso che le era rimasto sul viso “Ti assicuro che papà ci vuole bene, lo ha fatto perché era nervoso per un problema di lavoro.- cercò di giustificare la madre, come ormai faceva sempre più spesso. Finale 1: Il bambino l’abbracciò con tutta la forza che aveva per dimostrarle tutto l’amore che provava per lei, ma sentiva dentro di sé un grande dolore, sapeva che non sarebbe cambiato nulla, che le cose sarebbero rimaste le stesse, le urla del papà e i pianti della mamma, le botte… La mamma gli fece posto accanto a lei e rimasero così, stretti stretti in quel lettone, senza parlare. Le parole non servivano a nulla; ognuno conosceva la sofferenza dell’altro, eppure non sapevano come fare per porre fine a quella situazione. Finale 2: La madre lo accolse in un abbraccio e i due si addormentarono, stanchi di tante sofferenze. In quel momento si sentì il rumore delle chiavi nella porta di casa ed entrò il papà con il volto sconvolto. Si avvicinò loro, inginocchiandosi accanto al letto. Rimase fermo a guardarli dormire. Sfiorò il volto della moglie ancora un po’ gonfio, poi la manina del figlio che la abbracciava. In quel momento capì di aver sbagliato, non avrebbe mai più procurato ferite così profonde alle due persone che amava di più. Avrebbe imparato a gestire la sua rabbia, ad avere un comportamento più equilibrato.
  • 19. Perso e ritrovato Ero perso nei miei pensieri quando all’improvviso BOOM! “Cosa avranno combinato i miei dipendenti?” mi giro e vedo uno scatolone pieno di fotografie che, a causa dell’ aria condizionata, svolazzano per tutta la stanza… Una vola sulla mia scrivania la raccolgo e la inizio a fissare. La prima cosa che noto è una grande scritta a caratteri colorati “ La distanza può separare due corpi ma non due cuori” . Poi vedo due ragazzi seduti che si tengono per mano e subito penso che sono due innamorati. Ad un certo punto un ragazzo entra urlando, lo guardo e guardo la foto ma aspetto voglio prima vedere lui che mi dice. Con una voce quasi piangente mi chiede “a-a-avete per caso visto una foto di due ragazzi con una grande scritta a colori?” ed io alzando la foto gli dico “E’ forse questa?” Lui tutto felice mi risponde “Sì, è questa” il ragazzo la prende e se ne va, ma arrivato alla porta gli urlo “Aspetta!”Lui tutto spaventato ritorna da me e continuo la mia frase “E’ la tua ragazza?” lui mi risponde Sì, perché?” non gli rispondo per qualche secondo poi “Una bella ragazza. Le vuole molto bene?” Lui inizia a piangere e mi dice “Sì, purtroppo è morta in un incidente stradale. Dopo la sua morte sono caduto in una profonda depressione e ho perso tutto, lavoro, casa e macchina”. Io ci rifletto su e con un tono allegro gli dico “Sei assunto” . Lui emozionato mi rispose “Quando posso iniziare?” Io con tono allegro rispondo “Quando vuoi, anche ora”. Gli diedi la divisa e subito iniziò il suo lavoro. Non ho mai visto un ragazzo così in gamba.
  • 20. Stavo con Alessio ed erano passati tanti anni! Lo conobbi circa dieci anni prima, in un modo molto strano. Perché mi salvò la vita ! Feci un incidente , ero in fin di vita per il troppo sangue perso e mi portò in ospedale. Mi curarono e, per ringraziarlo, visto che me lo aveva chiesto, gli diedi il mio numero . Però sapevo che un mese dopo sarei dovuta tornare a Napoli , ma ci fidanzammo lo stesso anche se ci saremmo potuti vedere solo tre o, se eravamo fortunati, quattro volte al mese, visto che lui era di Firenze. Ma non ci importava, ci volevamo cosi tanto bene che ci sarebbe bastato vederci una volta al mese. “Tra una settimana rivedrò Alessio , evviva!!” questo era il mio solo pensiero , almeno finché non mi chiamò Luca , un mio amico . “Hey Francesca!” “Ciao Luca! “ “Senti…. Ma stai tornando a Firenze ?” “Si , perché?” “Ti spiace se ci vediamo al solito parco quando vieni ?” “Si però io arrivo alle 17:00, a te va bene ?” “Si ! Ci vediamo dopo !”. Lo sentivo un po’ strano , ma non ci diedi cosi tanta importanza, mancavano solo dieci minuti di treno e sarei arrivata . Stranamente però il treno arrivò con trenta minuti di anticipo , almeno cosi ho avuto il tempo di posare la valigia nella mia stanza a casa . “Luca !” “Ciao Francesca! Wow sei uno splendore !” “Grazie ho il tempo di prepararmi !” Passammo un pomeriggio stupendo insieme , finché lui non decise di fare qualcosa che non mi sarei mai aspettata facesse… “Luca io devo andare a casa è tardi, a domani!” “Sì, …. Ci sentiamo domani “ Iniziai a camminare ma poi qualcuno mi prese il braccio , quel qualcuno era Luca, mi prese e mi baciò! Io non sapevo che fare e perciò lo allontanai di scatto e iniziai a correre , finché non caddi e mi misi a piangere . Quella sera non dissi niente ad Alessio per paura di cosa potesse dire e fare . Il giorno dopo rimasi con Alessio tutto in giorno , ma sentivo che qualcosa era cambiato, soprattutto dopo una conversazione della sera prima con Luca al telefono per chiarire la situazione.
  • 21. “Hey Francy, perché hai fatto cosi oggi!?” “Perché io sono già fidanzata con uno di Firenze !” Appena dissi queste parole staccai la chiamata, ma non mi interessava di lui perché sarei tornata da Alessio quella sera stessa e alle 18:00 avevo il treno e sarei arrivata alle 22:00. Arrivai a Firenze e per tutto il viaggio non feci altro che pensare a cosa avrei potuto fare come regalo ad Alessio visto che era il suo compleanno , ma non riuscivo a decidere. La sera della festa lui mi disse “Voglio solo stare con te questa sera !”. Quella sera però bevvi un po’ troppo e dopo una notte d’amore mi scappò il fatto che Luca a Napoli mi aveva baciato; lui d’istinto mi diede uno schiaffo ! Ma io lo amavo tantissimo. Tornai a Napoli , e andai dal dottore dopo che la scorsa notte appena tornata , quell’ amico che credevo cosi caro si presentò davanti a me obbligandomi a seguirlo.“Devo correre a casa, è tardissimo…” crcavo di divincolarmi, quando Luca mi prese il braccio e mi buttò in un vicolo. “Congratulazioni, signorina ! Tra nove mesi sarà mamma!”. Diventai di pietra, lo dissi solo a mia madre e lei era soltanto entusiasta di diventare nonna Andai da Alessio, trovai la porta aperta. “Ale …. Sei tu?” “Ah , sei tu. Come sta il bambino ?” “Come lo sai ?” “L’ho saputo da tua madre “ “Chi è il padre ? “ “…. Luca” “Basta ! Ora vado da lui!” Prese la sua moto e iniziò a correre, arrivò prima di me col treno! “Sei tu Luca Bianchi?” “ In persona! E tu sei?” Alessio non rispose, e gli diede direttamente un pugno in faccia e continuò finché non arrivai io. “Basta ! Luca ! Non complicare le cose…”- e ce ne andammo insieme, lasciandolo da solo. “Francy ?” “ Si?” “Senti … il bambino voglio trattarlo come se fosse mio figlio” “Ti amo tanto”- risposi io abbracciandolo.
  • 22. Il viaggio di Luca Ciao, mi chiamo Luca e ho otto anni, mi piace studiare e mi piace l’amicizia. Il mio papà è da qualche mese che non torna, ma sono guai se ne parlo con qualcuno, specialmente con la mamma! Ma oggi è un giorno felice perché qui è arrivato un pallone, e finalmente potrò diventare forte e forse realizzare il mio grande sogno: fare il calciatore! So già palleggiare, con i sassi è diverso, però sono avvantaggiato perché corro forte come il vento! Corro in piazza insieme agli altri bambini, chi arriva ultimo va in porta, e io non voglio neanche per sogno, no! Ma per fortuna arrivo primo, come sempre, allora sono attaccante, scatto e tiro in porta ed il portiere non può farci niente! Poi da più lontano sento “Luca! Luca! Vieni qua! Prendiamo tutto e andiamo da papà!” “Mamma! Proprio adesso? Stavo tirando un rigore!” Ma non c’è niente da fare, ce ne andiamo, meglio non discutere. Eccoci qui, quattro giorni su questa barca, e intorno ancora e solo mare! Ma vi sembra giusto? Un bambino va in vacanza per la prima volta e il pilota lì davanti è capace di sbagliare la rotta! Che poi a chiamarla barca, ci vuole un grandissimo coraggio! Siamo in tre seduti in mezzo metro di spazio! Come me e tutti gli altri, che sono presi a pregare, ma io vorrei soltanto alzarmi e palleggiare! Ma se sposto anche di un centimetro, anzi un millimetro il piede, questo qui davanti si sveglia e inizia a dire che ha sete! Anch’io ho sete, ho fame, ho sonno, mi fa male la schiena, ma non c’è bisogno di fare tutta questa scena! Ma poi c’è questo qui di fianco a noi che sta dormendo e sembra che non respira, non ho mai visto nessuno dormire così tanto, ho chiesto a mamma e mi ha risposto che era proprio stanco! L’altro giorno ne hanno buttati una ventina in mare, mamma ha detto che volevano nuotare, ma io li sentivo gridare e a me non sembravano allegri ma almeno adesso ho un po’ di spazio per i piedi. È il sesto giorno, questa barca puzza di benzina e di morte, mamma dice di essere tranquillo e star seduto qua, che adesso mamma si addormenta e che raggiunge papà, ma piangeva e si sforzava di sorridere, forse era proprio tanto stanca pure lei. E c’è un silenzio tutto intorno che mi mette paura, è buio, ho freddo e in cielo non c’è neanche la luna, c’è la mamma qui di fianco che dorme molto profondamente, inizio ad avere sonno anch’io, mi appoggio sulla sua spalla e inizio a dormire con il grido disperato delle alte persone in sottofondo.
  • 23. È il nono giorno, siamo in pochi sulla barca, la mamma, per fortuna, si è svegliata, ma è stanca, non sta bene ed io non so cosa fare. Verso la sera si inizia ad intravedere qualcosa da lontano, c’era la nebbia e non si vedeva molto bene, ma sembrava davvero quello che pensavo. È l’alba del decimo giorno e quello che speravo si è rivelato vero: si vede la terra ferma. Siamo quasi arrivati, però all’improvviso ci fermano e ci danno dei giubbotti di salvataggio, ci dicono di scendere e andare su una scialuppa di salvataggio. Finalmente arriviamo sulla terra ferma e quando metto un piede su provo un gran sollievo. In lontananza vedo il mio papà che ci saluta e ci sta venendo incontro e dico alla mamma “Guarda mamma, c’è papà!” La mamma dice “No avrai visto male il papà non c…” si blocca nel momento in cui alza lo sguardo e i suoi occhi si incrociano con quelli di papà. Inizia a piangere e corre verso papà, si abbracciano e sono felici li raggiungo, abbraccio papà e tutti insieme andiamo via, verso una nuova avventura.
  • 24. Vincenzo è un 14enne frequentante la 3^ media che non sa come conquistare l’amata ragazza, Flavia ; è un ragazzo a prima vista impulsivo e poco amichevole ma se conosciuto fino in fondo è più che simpatico e molto gentile, usa un linguaggio, come anche molti dei suoi amici, un po’ volgare. Lui ha una faccia abbastanza bella infatti ha dei capelli castani molto chiari quasi biondi e due bei occhi azzurri con tratti fisici “da dio” infatti attira molte ragazze ma ne ama solo una, quella che lo respinge, e per conquistarla fa di tutto chiedendo anche consigli ai suoi amici fidati. La storia tra Vincenzo e Flavia nacque agli inizi della 1^ media quando lui la vide per la prima volta si può dire, quindi, che era un amore a prima vista; il ragazzo cercò di conquistarla ma veniva sempre respinto da delle sensazioni di paura e vergogna , così rimandò i suoi piani ma questo terminò alla fine della 1^ media quando lui si stancò di aspettare e confessò il suo amore tramite whatsapp mentre giocavano : Flavia: “Vogliamo giocare a obbligo o verità?” Vincenzo: “Si certo, scelgo obbligo.” Flavia: “Ti obbligo a dirmi chi ti piace.” Vincenzo: “Allora …. Tu. Tu sei l’amore della mia vita!!!” La ragazza rimase ovviamente sorpresa infatti per un periodo di tempo abbastanza breve non si parlarono ma poi ricominciarono a parlare. Il ragazzo raccontandole tutti i suoi problemi, tutte le sue paure e tutte le sue gelosie nei suoi confronti visto che lei cambiava spesso i fidanzati e perché la ragazza lo invitava alle uscite con il suo ragazzo alle quali Vincenzo non andava mai poiché pensava che appena avrebbe visto il suo ragazzo si sarebbe arrabbiato a morte. La storia continuò e arrivati in 3^ media la loro storia ebbe molte perturbazioni e litigi ma continuò anche nonostante i molti problemi, continuò e pian piano si avvicinarono. Dapprima si
  • 25. fidanzarono erano molto felici così che a 25 anni si sposarono (dopo 5 anni di fidanzamento) erano così felici che ogni coppia del mondo li avrebbe invidiati infatti molti dei loro amici hanno cercato di separarli ma, per fortuna, non ci riuscirono nonostante tutti i loro sforzi. Loro vissero fino alla morte senza mai separarsi ma con dei comuni litigi gran parte dei quali causata dai loro “amici”. L’unico figlio che ebbero di nome Giovanni è cresciuto un uomo coraggioso e leale con tutti come suo padre, nella scuola trovò la sua fidanzata successivamente diventata sua moglie e trovò un lavoro semplice ma molto produttivo, infatti ebbe lo stipendio di 3000 $ poiché si trasferì in Canada con la sua amata , grazie ai suoi amici che lo aiutarono nei momenti di bisogno poiché lo faceva anche lui.
  • 26. La storia di Laura Mi sono trasferita da poco, perché mio padre è stato spostato per lavoro e non mi dispiace affatto di aver lasciato la mia casa, la mia città, la mia scuola, i miei compagni, anzi sono felicissima e spero di cambiare la mia vita in meglio. Oggi sono andata per la prima volta nella mia nuova classe, ho conosciuto i miei nuovi compagni e mi piacciono molto perché non mi trattano come mi trattavano gli altri. L’insegnante mi ha chiesto di presentarmi alla classe e io mi sono presentata iniziando a dire il mio nome..’’ Mi chiamo Laura Metalli, ho 15 anni e sono una vostra nuova compagna, vengo da Milano e mi sono trasferita per problemi di lavoro di mio padre, e questo trasferimento improvviso potrebbe essere un’opportunità per me, per cambiare la mia vita, per migliorarla ‘’ e loro curiosi mi hanno chiesto a cosa mi stessi riferendo, e io non sapevo come rispondere, per loro era una semplice domanda ma per me era una domanda difficile da rispondere e quindi raccontai tutto quello che avevo subito ‘’Io sono stata sempre isolata e ignorata da tutti, pensavo di essere invisibile, mi davano spintoni come se non mi vedessero, mi facevano sentire inutile e inesistente, mi chiamavano in diversi modi come quattrocchi, anatroccolo, papera, grassona e in tanti altri modi. Prima pesavo 93 kg per un problema serio di obesità e sono arrivata a pesare 46 kg. Pensavo di fidarmi di queste persone che definivo amici ma mi sbagliavo e solo adesso l’ho capito ‘’ Loro mi guardarono dispiaciuti e una tra di loro mi disse ‘’Tranquilla, noi non siamo come loro, noi siamo una vera classe e ci aiutiamo tutti soprattutto quando stiamo in difficoltà, non abbiamo mai preso in giro nessuno, neanche ironicamente, ti faremo sentire una persona speciale ‘’ E veramente mi fanno sentire speciale, mi fanno sentire apprezzata, mi danno le attenzioni che mi servono, ho finalmente trovato gli amici che mi meritavo, amici che non ho mai avuto, amici veri, amici che mi accettano per come sono senza discriminazioni.
  • 27. L’amore è un’altra cosa E’ una sera novembre e piove a dirotto, le strade sono allagate, il rumore dei tuoni copre ogni cosa e la gente è chiusa nelle proprie case ad aspettare che questa violenta tempesta termini. Noi due invece siamo chiusi in quell’ elegantissima camera d’albergo, ci stringiamo avvolti nelle luci calde, guardiamo fuori e ci sentiamo lontani e distaccati da qualsiasi cosa. Tremiamo come fossimo due adolescenti alle prime armi, con gli occhi fissi negli occhi dell’ altro, con le mani strette nelle mani dell’ altro. La mia mente va veloce, cosi inizio a piangere presa dalla paura che il gesto di addormentarsi dopo esser stati insieme significarli disamore. Basta una minima sciocchezza per scatenare in me le più grande paure. Non sono ancora una ragazza libera, trascino con faticagli scheletri del passato cosi li rigetto su Pasquale che è invece l’ unico uomo che mi abbia mai amata davvero. E’ li e seppur dorme accanto a me. La mia testa non vuole e non può fare almeno di pensare che nessuno avrebbe potuto amarmi e che l’ amore ormai non sarebbe mai esistito nel libro della mia esistenza. Dovrei risolvere quel problema con l’ unica persona che lo ha creato, me stessa. Ho dei ricordi nella mia testa e sono cosi dolorosi che li attribuisco ancora al presente, non riesco a distaccarli da me. Ho un ricordo specifico che risale al novembre dell’ anno scorso. Era il giorno del compleanno del mio ex fidanzato, Mario, io avrei dovuto mangiare dai suoi, ero incinta ed eravamo gli unici a saperlo. Litigammo per una sciocchezza e mentre eravamo fermi sotto il suo palazzo lui mi afferrò con violenza per i capelli e mi scaravento la testa nel finestrino, crepandolo. Sua madre era affacciata e ormai era abituata di persone a subire certe cose, ci guardò inerme. Scappai dall’ auto e mi fermai alle spalle del palazzo, tenni con le manila testa livido e barcolai. Dopo poco lui mi raggiunse, lo vidi e pensai subito che fosse venuto a chiedermi scusa. Mi sbagliavo, era solo più arrabbiato, più violento. “Oltre ad essere un animale sei anche una anche una maleducata, mia madre sta preparando il pranzo dalle nove di stamattina e tu te ne vai, al mio compleanno c’è rimasta male a causa tua!”mi urlo. Aveva la testa che per poco non mi sanguinava, qualche ciocca di capelli caduta tra le mani a causa della violenza con cui mi aveva tirata, e avrei dovuto preoccuparmi del pranzo della mamma!. Presa dalla rabbia cieca reagii scaraventando a distanza la borsa. Non riuscii a prenderlo, ma lui mi rincorse mentre io, terrorizzata,tentai di scappare. Lui mi tirò un calcio fortissimo al ventre. Mi piegai in due dal dolore e pensai direttamente al bambino. Lui raccolse la borsa e la gettò in strada “Farai morire il bambino” urlai piangendo dal dolore “Tanto
  • 28. comunque deve morire prima o poi perché io non lo accetto, soprattutto una mamma come te non può crescere un figlio” continuò a inveire contro di me con tutta la furia che aveva in corpo “E non ti illudere che se lo fai nascere la tua famiglia ti aiuterà, non ti amano , nessuno ti ama perché non sei capace di farti amare, porti solo guai hai capito?” Mentre sbraitava si faceva delle grosse risate, sempre più umilianti, mentre io continuavo a piegarmi in due. Sentivo ciò che mi diceva, presa dal dolore, nella debolezza il mio cervello inglobava e iniziavo sempre di più a crederci, giorno per giorno. L’umiliazione di quei momenti mi indeboliva moralmente e lui ne approfittava perché è proprio quando sei debole puoi essere plagiabile. L’argilla si modella quando e morbida, e cosi lui faceva con me, creava fragilità e poi cercava di allontanarmi da quella che realmente era la realtà. A casa c’era la mia famiglia che mi aspettava, a cui dovrei raccontare mille scuse per quel livido alla testa, la famiglia che mi amava e mi voleva bene da cui lui voleva allontanarmi per avere meglio il controllo, intento il quale purtroppo aveva sempre più successo. Ecco perché non riesco ancora oggi a credere più a nulla, perché due anni e mezzo di violenze subite e di insulti del genere fanno completamente distorta e ribattuto ogni cosa. E non ho bisogno di un psicologo per capirlo, l’autoanalisi analisi so farle benissimo da sola. Avrei bisogno solo di una testiera magica che comanda la mia testa, cosi da poter cancellare i momenti brutti e riscriverle altro che non sia necessariamente negativo. Eppure all’epoca in cui tutto credevo bene, sorridevo e cercavo di svuotare totalmente l’anima pur distare bene. Stavo relativamente bene incerti momenti, perché ormai ero cosi impossibile da non riuscire a sentire nemmeno la differenza, perché accettando tutto, avevo perso la dignità e per questa ero immune da qualsiasi cosa, perché la dignità è il nostro anima. Quando subivo non sentivo niente fingevo cosi tanto di star bene che a volte stavo bene dovevo e sguazzare, e oggi che invece ho incontrato un uomo meraviglioso, non riesco ad essere felice perché avverto troppa paura, il terrore che possa ricominciare e perché il mio ex ha impiegato cosi tanto tempo a insultarmi che a quegli insulti ho iniziato a crederci davvero. C’è quel filo sottile e pericoloso che ci separa da una vita normale. Nessuna donna dovrebbe accettare anche solo una volta il più piccolo accenno di violenza perché è proprio così, è proprio accettando quella prima volta che si entra in un circolo vizioso. Se una donna è capace di giustificare una volta è perché è di base fragile, e se è di base fragile le violenze subite la renderanno ancora più fragile, questa stessa donna si ridurrà ad essere un vegetale. Non bisogna accettare la minima violenza, ed io questo l’ho capito adesso perché spesso ci si deve andare a finire con la testa per capire che quel muro può far male.
  • 29. Se noi donne fossimo più forti, più sicure, gli uomini non sarebbero violenti. Gli uomini violenti possono ucciderti, oppure, se riesci ad uscirne, ti porterai addosso gravi conseguenze fisiche e psicologiche. La nostra unica pecca è di aver incontrato una persona sbagliata e non ci resta altro da fare che scegliere la cosa giusta liberandocene e denunciandolo. Che abbiate figli o no, un uomo del genere in casa non ci deve stare. Se avete figli maschi dovete stare attenti che potrebbero assumere lo stesso atteggiamento; se avete una figlia femmina, vigilate in modo che un giorno non le accada la stessa cosa. Abbiate coraggio, salvatevi prima che sia tardi, non abbiate paura. Potete starci male un po’, ma dopo passa. Nessuno sapeva che ero incinta ed il 28 Novembre ho subito un aborto. Il mio ex mi aveva accompagnato e aveva aspettato fuori. I miei non sapevano niente. Un giorno lui partì per lavoro ed io ne approfittai per dire tutto ai miei genitori e denunciarlo. Col tempo ho incontrato ho incontrato un nuovo amore, a lui un po’ alla volta ho raccontato tutta la mia storia Si è innamorato subito del modo in cui ragiono e mi dice sempre che sono matura e che si sente fortunato ad avermi accanto e che qualcuno non mi abbia conosciuta prima di lui. Mi fa sentire speciale. Ragazze, forse non vi importa della mia storia, ma voglio solo farvi notare la differenza e mostrarvi quanto la vita possa cambiare da un giorno all’altro, basta un pizzico di coraggio, un po’ di ottimismo, una speranza e tutto migliora; tutti possiamo avere una seconda possibilità e state sicuri che quando venite dal buio l’unica cosa che potete vedere è la luce. Il futuro riserva tante cose belle. Non disperate, mai.
  • 30. La violenza sulle donne Da dove posso cominciare? Non mi dilungherò troppo sulla storia della violenza di genere, sui femminicidi che per secoli sono stati giustificati o nascosti. Basta tornare indietro di qualche secolo, nel Medioevo, quando una donna non poteva litigare con il marito e subito condannata. E pensiamo alle donne che venivano accusate per stregoneria solo perché osavano dire ciò che pensavano o non seguivano le regole imposte dall’altro. Non dimentichiamo poi la sottomissione e la violenza subite da migliaia di mogli e figlie, condannate al silenzio per mantenere il buon nome della famiglia. Si tratta di un bagaglio pesante, che solo ora viene aperto e reso pubblico risvegliando la sensibilità di molti che erano all’oscuro o che semplicemente non volevano né vedere e né sentire. Perché tutto ciò? Potremmo dare diverse spiegazioni: la prima è il fatto che per millenni l’uomo è stato sempre considerato superiore alla donne, e di fatto è stato in qualche modo giustificato riguardo a certi comportamenti spesso anche dal mondo cattolico. In secondo luogo una donna è fisicamente più debole rispetto al compagno, dunque è molto facile incutere timore, alzare le mani e sottomettere. Tornando però ai giorni nostri, ad emancipazione femminile realizzata quasi in pieno, sembra ancora assurdo che nel mondo ci siano donne sottomesse ai propri compagni, le quali ogni giorno subiscono violenze non solo fisiche, ma soprattutto verbali… spesso peggiori di uno schiaffo. Eppure ci sono, e sono loro stesse donne a non denunciare, a sperare che un giorno la situazione possa cambiare in meglio e che l’uomo di cui sono innamorate si penta e la smetta di rendere la loro vita un inferno. Ma nella maggior parte dei casi questo non succede e l’attesa di un miglioramento si trasforma nell’attesa della distruzione più totale. Nessuna di queste donne pensa che il proprio fidanzato o marito possa arrivare a tanto perfino io che oggi racconto questo mi sento così contraria, però, purtroppo, succede.
  • 31. La rivelazione Giorgio aveva sempre avuto dei sospetti sulla cantina, unico posto dove i genitori non lo avrebbero mai fatto entrare. Stanco di questo peso, decise di provare ad entrarci. L’unico problema era che era chiusa a chiave. La chiave la possedeva la madre, che la notte la chiudeva nella cassaforte nella camera da letto, in modo che Giorgio non la prendesse. L’unico momento della giornata in cui la stanza era libera era il pomeriggio, quando la madre invitava le vicine a prendere un tè. Appena le signore si accomodarono in cucina, Giorgio corse silenziosamente al piano di sopra, entrò nella camera da letto e aprì l’armadio dove si trovava la cassaforte. Appena la vide scoppiò dalla gioia trattenendo il fiato, ma subito dopo si accorse che aveva bisogno della password. Quel pomeriggio controllò da cima a fondo la casa ma senza successo. Più tardi tornò suo padre a casa e pensò che l’avesse avuta lui. Dopo cena disse ai genitori che era stanco e andava a dormire, invece tornò nella loro camera e prese dal portafogli del padre tutti i biglietti che erano al suo interno. Velocemente scrisse tutti i numeri ma ne rimaneva uno. Un biglietto strappato da un foglio era la sua ultima speranza per aprire la cassaforte che era la data del compleanno del padre 10/05/2003. Con ansia cliccò lentamente tutti i tasti ma fu interrotto dal rumore dei passi che si avvicinavano. Purtroppo il suo piano fallì e dovette tornare in camera. Il mattino seguente disse tutto quanto al suo migliore amico, Pietro, l’ unica persona di cui si fidava. Neanche lui sapeva cosa succedeva ma si era fatto l’idea che i genitori gli nascondessero qualcosa che non volevano fargli scoprire assolutamente. Tornato da scuola, vide un uomo alla porta che chiedeva di un ragazzo della sua stessa età. Giorgio vide che appena i suoi genitori sentirono il nome del ragazzo pronunciato dall’uomo fecero una faccia preoccupata, come se fossero stati appena scoperti. Insospettito ancora di più rincorse l’uomo e gli chiese il nome del ragazzo, scrivendoselo sul braccio. Tornato a casa chiese ai genitori cosa voleva l’uomo che era appena andato via. I suoi gli dissero che se rivedeva quell’uomo non doveva rispondergli e di tornarsene a casa di corsa. Quella sera rifece la stessa cosa della sera prima. Aprì la cassaforte e corse giù alla cantina. Lì trovò molti scatoloni su di cui c’era scritto il nome del ragazzo che cercava l’uomo: Mario. Cercò dentro la scatola e trovò i certificati di nascita. Subito dopo corse in soggiorno e chiese spiegazioni ai genitori e con calma gli dissero tutto. Gli dissero che la madre era sterile e che avevano comprato un bambino, pagando una dottoressa. Era lui Mario, e quello era suo fratello. Ora sapeva la verità.
  • 32. Umano- non umano Jason era un ragazzo di dodici anni , ma era già al terzo anno delle medie visto che in prima elementare era andato a cinque anni . Il suo lato estetico era sempre monocromatico , tutto nero, l’unica cosa che cambiava era la sua pelle , bianca come un cadavere , era strano agli occhi dei suoi compagni . Andò in cucina e come al solito disse al padre “Buongiorno” “Ciao Jason , ti posso fare una domanda ?” “Si” “Non ti manca tua madre ?” Jason a quelle parole non disse niente, prese lo zaino e andò a scuola , passata quella noiosa giornata di scuola andò a casa con Alex uno dei suoi pochi amici “Non lo sopporto più mio padre, ogni maledetto giorno mi chiede se mi manca mia madre “ “Non lo pensare, quando ti fa la domanda non rispondere”- gli consigliò Alex. “Ok”- rispose lui poco convinto. Il giorno dopo… “Buongiorno” “Ciao Jason , ti posso fare una domanda?” “Basta papà non ti sopporto più! Lo sai che mi manca la mamma e tu pensi che chiedendomelo ogni giorno mi fai stare meglio ? “Io….” Il padre non fece ebbe il tempo di finire la frase che Jason corse e usci dì casa , andando di seguito scontrandosi con una macchina . Dopo aver visto questo il padre ebbe un dolore al petto, Jason corse vicino al padre , appena lo vide chiamò un’ambulanza. Il padre venne ricoverato con massima urgenza visto che aveva problemi al cuore, però prima che Jason andasse via il padre lo fermò. “JASON!!!” “Papà ! Non dovresti urlare cosi!” “Io voglio che tu sappia la verità ! Appena vai a casa , entra nella libreria e prendi il libro LA VERITA!” “Ok” Jason arrivò a casa, entrò con la massima velocità, andò verso la libreria di casa e prese il libro indicatogli dal padre. Subito dopo si aprì una botola . Jason ebbe per diversi minuti tanto
  • 33. timore, ma alla fine si fece coraggio ed entrò. Quello che trovò lì era spaventoso, c’era un intero laboratorio di robot , ma in fondo al laboratorio c’erano dei dati sul robot perfetto. Il suo nome in codice da come c’era scritto era “R- 793, NOME UMANO JASON”. Rimase di pietra, non pesava che quel robot fosse lui stesso, però leggendo quegli appunti apprese che lui poteva trasportare dei dati da qualsiasi oggetto elettrico e scaricarli nel suo cervello , decise cosi di prendere i dati necessari per creare un cuore robotico funzionante, per poi scambiare il cuore umano del padre con quello robotico . Perciò chiese ai medici di poter far tornate il padre a casa , e lo accontentarono , e dopo poco operò lui il padre. “Grazie Jason , pensavo che era venuta la mia ora ma grazie a te non è cosi!” “Non ti preoccupare papà , e comunque anche se non sono tuo figlio ti adoro lo stesso!!”
  • 34. Squadra speciale “Ghost” Il giorno 26 gennaio 2030 cadde sulla terra un meteorite; questo meteorite era sporco di una sostanza verde , che venne analizzata e si scoprì che poteva rianimare i morti , Però questi non morti erano molto cattivi e si cibavano di cervello umano . Eravamo nel bel mezzo della terza guerra mondiale e visto che l’America stava perdendo, aveva creato questi eserciti di non morti e lì cominciò la loro invasione . L’esercito fu schierato contro la Germania e la Germania fu colonizzata subito dai non morti. Conquistarono velocemente tutto il mondo ed erano rimasti solo pochi uomini delle squadre di sopravvissuti. Ogni Squadra aveva un nome e la mia si chiamava Ghost. Io e la mia squadra Ghost ci siamo sempre rifugiati in un quartiere americano di cui non sapevamo nemmeno il nome; avevamo diviso i quartieri in 4 zone: la prima era una stazione per gli autobus, la seconda era un laboratorio, la terza era un fast food ed infine c’era una città. Molte volte venivamo aiutati dagli alieni, che fortunatamente erano dalla parte nostra, ci aiutavano dandoci una cassa di armi oppure con qualche bonus per le armi. L’invasione nel posto dove si trovava la mia squadra è durata circa 30 ore. Nella prima ora ci trovammo alla stazione, siamo riusciti ad aggiustare un autobus super accessoriato. Nella seconda ora grazie all’autobus siamo arrivati nel fast food dove abbiamo ricevuto i primi aiuti dagli alieni ; con delle casse di armi , siamo rimasti al ristorante per 3 ore. Alla sesta ora siamo andati al laboratorio, abbiamo trovato un interruttore che poi serviva ad attivare la corrente della città , siamo rimasti lì per un tempo interminabile. Alla fine siamo riusciti a trovare una via di fuga e siamo rimasti in un nascondiglio per il resto del tempo. Lì abbiamo ricevuto il secondo aiuto dagli alieni che era un “Potenziatore di armi”. L’elettricità attivata in passato serviva per accendere dei distributori di bibite, anche se erano solo delle bibite sembravano che donavano dei poteri a chi le beveva. Finalmente finì l’invasione; era stato molto divertente anche se ho avuto paura.
  • 35. Una famiglia Sono Maria e frequento la terza media; sono una ragazzina snella e alta. Caratterialmente sono molto insicura ma cerco di nascondere la mia timidezza con la freddezza e con il rispondere in un tono sgarbato soprattutto con le persone a cui tengo di più. Molte volte sembro la solita figlia di papà, sicura, perfetta e snob, ma non è così. Provengo da una famiglia benestante, ma questo non mi è bastato perché proprio ho avuto un gran vuoto dovuto alla mancanza di mio padre che per non farmi mancare nulla è sempre stato assente. Io penso che ogni famiglia sia infelice a modo suo perché molti si fermano all’apparenza e al pensare che la famiglia benestante abbia tutto, invece sono sicura che la maggior parte delle persone che sembra avere tutto in realtà nasconde molte difficoltà. E’ vero, i soldi non mi sono mai mancati ma nella vita non è la cosa essenziale; avrei preferito un affetto maggiore, ma non sempre si può scegliere a che famiglia appartenere. Voglio ora provare ad immaginarmi in un’altra famiglia con uno stato sociale più basso, nella quale sicuramente trovo dei problemi, ma anche dei momenti di grande felicità. Prima non venivo considerata dagli amici perché dicevano che io ero la solita “figlia di papà”, invece ora sono considerata come una di loro. Quindi penso che le persone migliori siano proprio le famiglie “normali”… ma tutte le famiglie hanno un segreto che sia bello o brutto. Provo ora a immedesimarmi in una famiglia con uno stato sociale basso, una famiglia che non può permettersi un lavoro, che non può permettersi una casa perfetta o una vacanza . A volte penso a quelle famiglie che non hanno nemmeno un a casa dove andare a dormire, ridotte a dormire in mezzo ad una strada e a mangiare quelle poche volte quando l’Unicef porta un po’ di cibo sotto una stazione. Pensare veramente cosa sia la povertà ma anche pensare a quelle povere madri disperate per quello che le è capitato e costrette alle cose più umilianti per poter andare a cercare dei soldi, a cercare un lavoro dove vengono trattate come delle schiave. Ed è proprio immedesimandomi che ho capito il vero spreco della vita . Ho pensato che è faticoso andare avanti con una vita così ma che è altrettanto sbagliato pensare che avere una famiglia ricca risolva tutto.
  • 36. La mia maestra delle elementari La mia maestra delle elementari si chiamava Gabriella aveva una cinquantina d’anni, aveva i capelli biondi e gli occhi verdi. Era molto gentile, simpatica,paziente con tutti e non si arrabbiava quasi mai quando giocavamo. Noi quando facevamo ricreazione noi non la facevamo per dieci minuti, se ci comportavamo bene la facevamo quasi per 2 ore. E se mi comportavo male la maestra non mi sgridava ma mi parlava in modo calmo e mi faceva capire che quello che facevo era sbagliato. E grazie alla mia maestra sto affrontando le medie con più serietà, e da quel momento ogni volta che esagero ricordo le parole della mia maestra e la ringrazio pere quello che ha fatto per me. Anna e Carlo I due protagonisti di questa storia sono Anna e Carlo, sono ormai diventati grandi, hanno ormai entrambi vent’anni e abitano in un condominio. Ma Carlo e Anna si sono conosciuti quando Anna e il padre Pietro si sono trasferiti nel condominio di Carlo e delle mamma Pina, molti anni prima. Divennero subito amici ma verso i sedici anni quell’amicizia si trasformò in amore. Si fidanzarono all’insaputa dei loro genitori, che se lo avessero scoperto avrebbero vietato subito il loro amore. Era il 15 Aprile 2017 quando il papà di Anna scoprì la relazione e lo andò a riferire a Pina per mettere fine a quella storia e lei prese la decisione di mandare il figlio a finire gli studi all’estero. Anna reagì malissimo a quella notizia; avrebbe voluto partire con lui, ma doveva finire la scuola e trovare un lavoro. Passarono cinque anni e finalmente Carlo ritornò a stare con la madre; ma né lui né Anna riusciva a rivolgerle la parola, per timidezza, per paura… L’occasione di incontrarsi e parlare avvenne ad una riunione di condominio. Da quella serata tutta la passione di un tempo si riaccese come una grande fiamma. Pietro si accorge che tra di loro c’era di nuovo quell’amore che avevano provato da ragazzini ma questa volta non vuole impedirlo perché per la prima volta vede Anna felice come non la vedeva da troppo tempo. Pina, invece, non reagì bene alla scoperta perché il suo desiderio era che il figlio trovasse la ragazza giusta, una ragazza molto benestante. Pina vieta l’amore per la seconda volta ed il figlio non ha la forza di opporsi, altrimenti perderebbe tutta l’eredità. Questa volta Carlo corre a dirlo ad Anna, spiegandole la situazione. Carlo ed Anna si lasciano e Pietro, vedendola triste, decide di mandarla da una zia che l’accoglie come una figlia. Iniziano
  • 37. a legarsi e per Anna diventa come la madre che non ha mai avuto. Ormai ascoltava i suoi consigli e un po’ alla volta sembrava dimenticare Carlo e di questo il padre e la zia erano molto felici. Aveva intanto incontrato un altro ragazzo, Luca, dopo essersi conosciuti in un pub ed avevano scoperto di trovarsi molto bene insieme, anzi sembravano avere progetti simili; ormai tutto procedeva per il meglio finché Carlo scoprì il posto dove Anna si trovava, cioè Genova. Prese il treno e arrivò da lei. La zia lo riconobbe subito quando andò a bussare alla sua porta, riconoscendolo dalla foto che Anna aveva conservato e gli suggerì di andarsene che non era il benvenuto, ma lui non voleva ascoltare e rimase ad aspettare Anna sotto casa della zia. Quando rientrò, Anna rimase gelata perché non si sarebbe mai aspettata che Carlo, un ragazzo tanto orgoglioso e testardo sarebbe andato a cercare lei. Gli chiese più volte di andarsene, ma in cuor suo era molto felice di quello che era successo. All’improvviso lui si inginocchiò davanti a lei e le chiese di sposarlo, ma lei era troppo confusa, non riuscì a rispondere. La testa di Anna la guidava verso Luca, che le avrebbe garantito sicurezza e stabilità, invece il suo cuore la spingeva verso Carlo, anche se era consapevole dei rischi. Si rincontrarono dopo due giorni e Anna, scendendo le scale, si avvicinò a lui e gli disse di sì.
  • 38. Il coraggio di inseguire un sogno Era in palestra per il solito allenamento, quando ricevette la telefonata del suo coach che gli chiedeva di correre direttamente nel suo studio. Giovanni per quel giorno non terminò l’allenamento e si diresse di corsa dall’allenatore. La faccenda doveva essere seria. Lì trovò anche il suo procuratore e il coach lo fece sedere prima di comunicargli che una squadra di una serie importante aveva messo gli occhi su di lui. Il procuratore incominciò ad elencare tutte le cose che la società sportiva gli aveva offerto a livello economico e lui sentendo la grande cifra che gli era stata proposta, si sentiva scoppiare dalla felicità. Però aveva delle perplessità: se si fosse trasferito avrebbe lasciato la sua famiglia, i suoi amici, la sua ragazza. L’allenatore gli diede un giorno di tempo per decidere; quella notte non riuscì a dormire perché si prese tutto il tempo per pensare a fare la scelta più giusta. Al mattino seguente, arrivato in palestra, il coach gli si avvicinò e gli chiese: -Giovanni, cosa hai deciso di fare? Rimani o parti?- gli disse con tono serio. - Mister, non lo so, devo prima parlare con i miei familiari, le farò sapere tutto al più presto- rispose lui esitante. Intanto tutti erano venuti a sapere che una squadra importante aveva contattato Giovanni e i suoi genitori e la sua ragazza si recarono a casa sua dopo l’allenamento per convincerlo a restare. Lui rimane in silenzio, la decisione è solo sua. Dice soltanto che all’indomani avrebbe comunicato a tutti la sua scelta. Ha le idee molto confuse e trascorre un’altra notte insonne. Al mattino, con il cuore in mano, va in palestra e comunica a tutti che ha deciso di partire, nonostante la lontananza da casa e dai suoi cari. Il giorno dopo parte per Milano ma già dopo poche ore sente la nostalgia di casa, prova a chiamare ma nessuno risponde… forse non sono in casa. Vorrebbe ritornare indietro ma non può, sul contratto c’è scritto che deve rimanere lì per tre lunghi anni! Sarà dura e lui ne è consapevole, ma ce la farà. In cuor suo sa di aver fatto la scelta giusta.
  • 39. La scelta giusta Non è facile prendere una decisione anzi prendere la decisione giusta, quando degli amici ti chiedono di fare cose che non vorresti fare, per accettarti nel loro gruppo. Queste cose che racconterò riguardano molti ragazzi e ragazze che ogni giorno si trovano davanti alla scelta difficile di essere se stessi, di non aver paura di prendere decisioni diverse dagli altri, superando la paura di non essere accettati. Vi assicuro che non è affatto facile. La storia che vi racconterò ve lo dimostrerà. Era da poco finita la scuola erano iniziate le vacanze estive. Alessio e Luigi stavano organizzando la festa al parco alle 19:00. Alessio è un ragazzo con il fisico robusto, ha i capelli corti e gli occhi marroni. Invece Luigi e magro, con un fisico asciutto, ha i capelli biondi, gli occhi azzurri ed è molto timido. Alessio a scuola non è un granché, ma da tutti gli amici è considerato il migliore,invece Luigi è studioso, rispettoso delle regole ma a volte vuole essere come Alessio per essere notato da qualcuno e a volte lo imita, anche se non ci riesce. Avevano preparato tutto, avevano comprato patatine, pop corn, pizzette, dolci,bibite come pepsi, sprite, fanta, acqua, anche qualche birra … mancava solo qualcosa per uno sballo vero. Non fu difficile procurarsi un po’ di fumo, nonostante la loro giovane età, tutti sapevano a chi rivolgersi per avere qualche spinello a pochi euro e per Alessio non fu affatto un problema. Un po’ alla volta arrivarono tutti gli invitati, c’erano tante belle ragazze, tra cui Maria, che era vestita con una gonna corta ed una maglietta scollata; tutti la guardavano e per Luigi era uno schianto! Dopo un po’ tutti iniziarono a ballare scatenandosi al suono della musica che più amavano; solo in un angolo c’era un piccolo gruppo e a guardarli da lontano già si capiva che si volevano “divertire”… “Luigi, allora, vuoi venire un po’ con noi?- lo chiamò Alessio, invitandolo ad unirsi al gruppo. Luigi si avvicinò, cercando di sembrare sicuro di sé, ma in realtà aveva capito le loro intenzioni e avrebbe voluto allontanarsi. “Dai, unisciti a noi, ci divertiremo!”- una voce dal gruppo lo chiamò Si avvicinò agli altri, mettendosi a sedere in cerchio con loro. “Guarda che cosa mi sono procurato… un po’ di erba e delle cartine”- disse Alessio, mostrandogli con orgoglio la droga. A questo punto Luigi non sa cosa fare ma è giunto il momento di prendere una decisione.
  • 40. “No, ragazzi, mi chiamano…. Devo andare, scusate. “- disse agli altri, inventandosi una scusa. E così se ne andò a casa. In quel momento Luigi si sentiva libero, felice, pensava che era stato molto coraggioso a rifiutare l’invito di fumare o prendere la droga. Da quel momento non ha più visto Alessio e i suoi amici.
  • 41.
  • 42. LET’S DEBATE . Un colloquio di lavoro, una richiesta ai genitori, una discussione a scuola su una tematica di attualità o di interesse generale, un discorso tra amici sono tutti dibattiti, anche se non formalizzati. Ogni volta che esprimiamo le nostre idee su un argomento e motiviamo le nostre opinioni attraverso argomentazioni, dati e informazioni stiamo facendo un dibattito. Cosa non è un dibattito? Un dibattito non è di certo sbraitare contro chi non la pensa allo stesso modo, non dare agli altri possibilità di parlare, aggredire verbalmente (e fisicamente). Quando noi iniziamo un dibattito e non diamo all’altro la possibilità di parlare, questo non è un dibattito. Parole da conoscere Definizione del tema, Mozione, Favorevoli (Pro), Contrari( Contro), Moderatore/ Timekeeper ( Chi regola gli interventi ed il tempo) Giuria/Pubblico, Floor debate (domande dal pubblico) Tema I temi da affrontare possono essere molti come ad esempio "La nuova normativa europea vieta l'uso dei social al di sotto dei sedici anni”
  • 43. Modalità del debate La modalità più frequente e più semplice è il “Roundtable debate” dove tutti i partecipanti sono seduti attorno un tavolo rotondo e ognuno espone la propria opinione. In questa tipologia di debate tutti hanno la possibilità di esprimere la loro opinione. Ecco le fasi dell'attività:  introduzione del tema del dibattito  momento di riflessione - Brainstorming di gruppo / individuale  individuazione studenti PRO, studenti CONTRO, studenti NEUTRALI  studente PRO parla a favore del tema  studente CONTRO parla contro il tema  discussione aperta moderata, con possibili domande da rivolgere alla parte opposta o da parte dello schieramento neutrale  conclusioni con sintesi della discussione  votazione finale e vincitori REGOLE DA RISPETTARE  Si interviene per alzata di mano senza mai interrompere l'avversario  tutti devono ascoltare l'intervento altrui in silenzio e con rispetto  si alternano gli interventi delle due parti  alla fine tutti si stringono le mani e si congratulano
  • 44. ESPERIENZA PERSONALE La nostra scuola nell' ambito del progetto Pon “modulo 6 "Parlo... sicuro” ha organizzato un' attività di Debate con il tema detto in precedenza ("La nuova normativa europea vieta l'uso dei social al di sotto dei sedici anni”). Appena arrivati ci siamo disposti in cerchio e la Prof.ssa ci ha spiegato l’ attività fornendoci degli spunti di riflessione; poi ci ha chiesto se ci dichiaravamo a favore, contro, o neutrali e dovevamo rispondere per alzata di mano. Avevamo 15 min per organizzare le idee e scrivere ciò che volevamo dire nel nostro intervento in base a se avevamo scelto di essere PRO CONTRO NEUTRALI. Dopo il quarto d’ ora abbiamo esposto la nostra opinione per poi arrivare alla fine dove si è votato di nuovo e alla fine del Debate hanno vinto i PRO e tutto si è concluso con un grande applauso dai partecipanti. Questa attività mi è piaciuta molto e mi piacerebbe ripeterla. Fortunatamente la settimana prossima si rifarà però con modalità diverse: saremo divisi in gruppi, ogni gruppo rappresenta un continente ed esporrà davanti all'assemblea le problematiche di quel territorio.
  • 45. 1. Mi chiamo D. D., il mio intervento in questa discussione è neutrale. Secondo me è troppo difficile qualificare un argomento complicato come l’uso dei social prima e dopo i sedici anni perché esistono molti argomenti sia a favore che contro. Tra gli argomenti a favore troviamo ad esempio la lotta al cyber bullismo e all’adescamento online, oltre a tanti aspetti negativi come il pericolo della pedofilia oltre a casi di minacce, insulti ed esclusioni attraverso la rete. Oltretutto i social network diventano ben presto una droga per le persone che ne fanno uso portandoli ad una vita da antisociale. Nonostante ciò, esistono anche aspetti positivi nell’uso della tecnologia e dei social, come ad esempio il progresso e la velocità delle comunicazioni. Inoltre non ha senso vietare l’uso dei social ai ragazzi di 15 anni e non a quelli di 16 in quanto un ragazzo di 16 anni può fare le stesse cose di uno di 15. Quindi più che stabilire un divieto del genere bisognerebbe insegnare ai ragazzi un corretto uso dei social. 2. Mi chiamo M. T. e mi schiero nel gruppo PRO, a favore della nuova normativa sul social. Sono sempre stata dalla parte della legge. Usare il telefono e non uscire con gli amici o andare a fare una passeggiata solo perché siamo attratti dal telefono è sbagliato. Secondo me hanno fatto bene a fare questa legge che ci si può iscrivere su tutti i social se si hanno almeno 16 anni. In questa giovinezza di oggi non si capisce più niente, attraverso un telefono fanno i bulli, nascosti dallo schermo di un cellulare. Per me la legge ha davvero ragione. Uno dei social più usati è Whatsapp e tramite esso spesso i ragazzi fanno i bulli contro le persone più deboli: si possono inviare o pubblicare foto per prenderli in giro o cancellare dai gruppi, escludendoli, oppure mandare messaggi che possono ferirli. Il fenomeno del cyberbullismo è sempre più frequente; fino a pochi anni fa un atto di bullismo rimaneva tra un numero limitato di persone, ora attraverso i social diventa una cosa aperta a tutti, arrivando a centinaia, migliaia di persone in brevissimo tempo. Io spero che con il passar del tempo e con la crescita i ragazzi diventino più maturi e capaci di gestire le proprie azioni commettendo meno sbagli.
  • 46. 3. Io sono A.D. e sono contro questa legge, è inutile metterla adesso perché i social sono già presenti da tempo e sarebbe stupido pensare che si possa mettere fine agli episodi di cyber bullismo perché il bullismo non finirebbe. Internet ed i social fanno ormai parte della nostra vita e togliere ai ragazzi questa fonte di conoscenza e di comunicazione è sbagliato. E’ inutile mettere un limite d’ età perché i ragazzi possono anche non mettere la propria età reale e falsificarla, e questo è un atto illegale . Un ragazzo di 13-14-15 anni non è poi tanto diverso da uno di 16. Invece di vietare l’uso dei social, bisognerebbe insegnare il loro corretto uso. 4. Mi chiamo R. C. e sono neutrale perché ci sono cose che mi spingono ad essere PRO ed altre ad essere CONTRO. Le cose per cui essere Pro sono:  Perché i bambini troppo piccoli subiscono delle radiazioni stando a contatto con tablet e telefonini che servono più come baby sitter che per un reale bisogno, per non dar fastidio ai genitori.  I ragazzi sempre con i telefoni in mano non socializzano  Perché il problema del bullismo e cyber bullismo esiste ed è proprio il cyber bullismo che è connesso all’uso di siti, chat e facebook, instagram, dove persone con foto o commenti ti possono rovinare l’autostima.  Per il problema della pedofilia  Per i siti non appropriati Sono invece contro perché:  Ormai siamo abituati ad avere tutte queste comodità  Per essere più evoluti  E’ vero che i ragazzi piccoli non dovrebbero accedere ma basterebbe stabilire un’età superiore ai 12 anni. 5. Mi chiamo V. T. e sono contro questa nuova legge che vieta che i minori di 16 anni usino i social per diversi punti:  Il primo sarebbe che basta cambiare la data di nascita mettendone una falsa accettabile per poter ugualmente usare questi social e mezzi di comunicazione come Facebook e Whatsapp.  Il secondo è che è vero che molti adolescenti sono irresponsabili, ma molti altri sono responsabili e sanno usare questi mezzi nel modo giusto.  E’ bello che i giovani escano, si organizzino con gli amici, pratichino sport, facciano passeggiate a piedi o in bici, ma qualche volta è anche bello stare soli nella propria camera col proprio cellulare a rilassarsi. 6. Mi chiamo A.D. e in questa discussione mi dichiaro neutrale perché non solo i ragazzi di età inferiore a 16 anni rischiano un uso non corretto dei social, ma anche quelli maggiori di 16 anni.
  • 47. Da una parte potrei essere pro per cercare di limitare i rischi della rete, anche perché non si è mai sicuri di chi ci sia dall’altro lato dello schermo attraverso i social. Ma ci sono anche tanti ragazzi al di sopra dei 16 anni che non ne fanno un uso corretto, non si è mai sicuri, quindi se si prendono tali decisioni per ragazzi inferiori ai 16 anni, deve essere la stessa cosa anche per gli altri. Ovviamente i rischi maggiori sono per i più piccoli, perché essendo più ingenui non sanno come reagire a eventuali avvenimenti, a differenza dei più grandi che sanno come affrontare la situazione. I social sono usati il più delle volte in modo non sempre appropriato, oggi è molto rischioso e succedono molte cose negative, tra le quali il bullismo, che attraverso questi social diventa bullismo verbale, per non parlare dei rischi di accedere a siti non affidabili. Oggi i bambini fin da piccoli fanno uso dei social e ne diventano dipendenti e invece di usarli nel modo corretto li usano come non si dovrebbe. Purtroppo il divieto stabilito dalla nuova legge non risolve il problema, anzi peggiora le cose perché molti ragazzi tenderanno ad aggirare il problema dichiarando una data di nascita falsa per continuare a farne uso. 7. Mi chiamo D.A. e sono contro la legge che vieta di usare i social network prima dei sedici anni perché se per esempio uno studente non è andato a scuola e vuole chiedere ai compagni che cosa hanno fatto durante le lezioni, può avere tutte le informazioni velocemente. Inoltre non credo funzionerebbe perché, come già succede per altre cose, i ragazzi metterebbero un’età falsa per poter accedere. 8. Sono I. G. e sono Pro- favorevole al fatto che i ragazzi d’oggi non debbano passare tutto il tempo davanti ad un cellulare o un PC invece di andare fuori a giocare con gli amici.I social più usati sono Whatsapp e Instagram, che spesso diventano strumenti per comportarsi da bulli. Secondo me i social dovrebbero essere usati ma con un certo limite. 9. Salve, Sono V. K. e in questa discussione sulla normativa sull’uso dei social prima dei 16 anni io sono neutrale perché la tecnologia ha sia lati positivi che negativi. L’uso della tecnologia sin da bambini può causare dei danni alla salute di questi ultimi, soprattutto alla vista, nonostante i benefici che ne abbiamo. Se la tecnologia deve essere usata, lo si deve fare in modo attento e giusto perché in rete esistono molti pericoli come stalker, pedofili, bulli ecc. Nonostante i pericoli non possiamo negare che i social siano fonti di informazione, approfondimenti, scoperte. Se usati in modo sbagliato diventano un’arma pericolosa, quindi dico che se li usiamo dobbiamo farlo nel modo giusto e per buoni scopi. 10. Mi chiamo S. D. e sono a favore perché secondo me perché l’uso dei social porta isolamento quando invece noi adolescenti dovremmo trascorrere più tempo con gli altri per conoscere nuove persone e nuovi ambienti. Sono Pro perché sui social network c’è molto cyber bullismo. Inoltre spesso noi giovani usiamo i social anche quando siamo in gruppo: quando andiamo a mangiare la pizza io vedo i miei compagni parlare sul gruppo della classe per dirsi delle cose invece di alzarsi ed andare
  • 48. a parlare con loro da vicino. Io dico che le persone sono pigre da quando hanno inventato gli smartphone. I ragazzi oggi anche a tavola usano il telefono per vedere video e sciocchezze su social vari. Questo per me non è giusto perché si rischia la dipendenza rimanendo attaccati ai social per molte ore. Oggi anche i bambini dell’asilo usano il telefono e i genitori li approvano perché altrimenti darebbero loro fastidio e così li tengono impegnati. Voglio solo dire una cosa: godetevi la vita e non fate incidenti. Ci sono molti incidenti per colpa dei telefoni. 11. Sono A. T. e sono a favore della nuova legge. I ragazzi di oggi non devono usare il telefono dalla mattina alla sera. La legge stabilisce che si possono usare i social network oltre i sedici anni, ma ci sono ragazzi che ne fanno uso anche senza avere l’età prevista e questo è pericoloso. Le leggi vanno rispettate e bisogna tutelare la sicurezza di tutti. 12. Mi chiamo R. R. ed in questa discussione mi dichiaro a favore della legge perché oggi sono numerosi i casi di bullismo online e secondo me è difficile affrontare casi del genere a sedici anni perché a quell’età sia il bullo che la vittima sia chi rimane a guardare pensa più al giudizio degli altri che a cosa è giusto fare e come bisogna comportarsi . inoltre sui social non si sa mai quali pericoli si possono nascondere: sono molti i ragazzi che sono stati contattati da sconosciuti, che magari si sono presentati come ragazzini della loro età, per poi arrivare ad un incontro dove si scopre che lo sconosciuto è un uomo adulto , che non ha di certo buone intenzioni. I problemi legati ai social sono tanti:  Cyberbullismo  Problemi della privacy: condivisione in rete di foto personali che alle mamme dei minorenni non farebbe piacere vedere  Adescamento in rete da parte di sconosciuti Due fra i social più in uso tra i teenagers sono Facebook e Instagram, pieni di immagini e video di ogni genere, da quelli itili e interessanti che forniscono informazioni a quelli dai contenuti violenti o inadatti ai ragazzi. Un altro tra i social più in voga è YT, dove i ragazzi passano ore ed ore a guardare video, però ci sono video e video, educativi e diseducativi. I pericoli aumentano con la diminuzione dell’età e spesso , invece, sono proprio le mamme per intrattenere i propri figli,spesso anche molto piccoli, invece di giocare con loro, li lasciano giocare con il cellulare, con tutti i rischi ad esso connessi. Un altro problema consiste nel fatto di essere a 3 cm e ciò causa fastidi e danni alla vista. Per concludere finisco dicendo che bisogna convincere i giovani a utilizzare di meno i social e a creare di più un dialogo. 13. Mi chiamo C. A. ed il mio intervento in questa discussione è a favore della nuova legge che stabilisce che i ragazzi al di sotto dei 16 anni non possano usare i social network, ma che solo i giovani dai sedici anni in su possano accedere a Facebook, Instagram, Whatsapp, ecc. I ragazzi spesso li usano in modo sbagliato e spesso non sanno come affrontare le conseguenze dei loro errori spesso per incoscienza e poca maturità.
  • 49. 14. Sono T. C. M., il mio intervento in questa assemblea è a favore della legge che stabilisce che tutti i ragazzi al di sotto dei sedici anni non possano usare i social network perché i ragazzi di oggi non possono stare attaccati sempre al cellulare, devono uscire di casa, incontrarsi, senza i cellulari, sennò diventano tutti delle capre ignoranti. Pure a tavola i ragazzi stanno sempre su Instagram, Facebook, Whatsapp, quando dovrebbero condividere con la famiglia o gli amici un momento di gioia come quello del pasto.I giovani devono uscire, andare al cinema, passeggiare per le strade della città, portare i cellulari per le emergenze ma senza abusarne come spesso succede; infatti capita di vedere ragazzi che parlano su whatsapp anche se stanno uno di fronte all’altro, magari restando nel loro silenzio. 15. Sono C.C. e volevo spiegare perché sono contro questa nuova legge:  ormai sono anni che i social fanno parte della nostra vita e ogni giorno la tecnologia diventa sempre più presente nella nostra società. Noi giovani da quando siamo piccoli siamo stati esposti alla tecnologia dai nostri stessi genitori che ci hanno messo davanti ad un computer o un tablet o con un telefono in mano un po’ per tenerci occupati, un po’ per offrirci stimoli di apprendimento. Siamo stati obbligati a crescere con la tecnologia che è diventata parte della nostra quotidianità.  I tempi sono cambiati, e come prima le lettere si scrivevano con la penna a piuma e l’inchiostro, ora una lettera si scrive tranquillamente al PC e si invia tramite email o attraverso un messaggio online; quindi non sono d’accordo che questo nuovo modo di comunicare che ormai fa parte della nostra vita venga proibito a persone di età inferiore a 16 anni.  Parlando dei social, abbiamo Whatsapp, che ha una parte fondamentale non solo per stare in comunicazione con amici e parenti, ma può essere anche molto utile per la scuola per diffondere compiti, avvisi, informazioni. Instagram comunica notizie in pochissimo tempo tenendo informato mezzo mondo  Sono, inoltre, convinta che non cambi molto dai 15 ai 16 anni: un anno per me non può fare la differenza.