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Documento di approfondimento della soluzione:
Misurare l’intensità d’uso o di abbandono produttivo dei territori rurali
valorizzando il patrimonio di dati pubblici.
INDICE
1. Descrizione della soluzione
Negli ultimi 50 anni il territorio italiano è stato interessato da un duplice fenomeno: il
consumo di suolo agricolo, concentrato nelle aree di pianura, correlato ad
urbanizzazione ed infrastrutturazione, che ha interessato dal dopoguerra ad oggi, 2,3
Mln di ettari e che, secondo dati ISPRA, continua al ritmo di circa 5.300 ettari/anno;
parallelamente, abbiamo assistito all’abbandono produttivo di circa 2,5 Mln di ettari
nelle aree interne, in parte convertiti a bosco (per circa 2 Mln di Ha, secondo i dati
dell’Inventario Forestale Nazionale) in parte, per circa 0,5 Mln di Ha, ancora in fase di
transizione, per il progressivo venir meno dei modelli di agricoltura estensiva e di
autoconsumo familiare.
Questo duplice fenomeno viene attualmente misurato solo nel suo ESITO FINALE,
non nella sua dinamica (spesso annosa, nel caso dell’abbandono produttivo),
mediante analisi di immagine volte, rispettivamente, per il suolo consumato, a rilevare
la presenza di irreversibili trasformazioni, o la presenza di vegetazione forestale per il
suolo agricolo interessato da abbandono colturale.
Oggetto di questa presentazione è la misura dell’uso e dell’abbandono produttivo dei
territori rurali nel loro divenire, affinché i fenomeni possano essere governati: in
particolare, intervenendo prima che l’abbandono colturale abbia esito in perdita di
suolo vocato all’agricoltura estensiva. Le strategie del Green Deal dell’Unione
Europea, che impongono nuovi modelli di sostenibilità, in particolare per gli
allevamenti, sono ampiamente perseguibili nelle aree interne, ma bisogna avere ben
presente che, se un terreno non ricade in un fascicolo aziendale, la produzione
afferente non è legittimata per l’accesso al mercato.
Qualsiasi strategia di intervento, di scala locale o nazionale volta a contrastare la
perdita di suolo agricolo vocato a pratiche di agricoltura sostenibile, presuppone la
conoscenza delle condizioni d’uso del territorio IN TEMPO REALE ovvero prima del
consolidarsi di fenomeni che sono reversibili, in quanto associati ad una evoluzione
che dura, in media, circa un decennio. Le prime evidenze emerse dall’applicazione
del modello, maturate su Aree Natura 2000 nell’ambito del progetto LIFE Grace (1),
evidenziano che un ulteriore 10-15% di suolo agricolo sia attualmente in fase di
1 Progetto LIFE Grace (www.lifegrace.eu) presentato da ARSIAL, Dipartimento di Biologia Ambientale
(DEB) dell’Università la Sapienza di Roma, FIRAB, Comunità Ambiente e Green Factor.
In collaborazione con
avanzata disattivazione produttiva, o perché non più a fascicolo o perché
sottoutilizzato ed interessato da processi di transizione; in chiave ambientale si tratta
di territori di particolare valenza per la conservazione di habitat seminaturali di grande
pregio, quali le praterie, oggetto della Direttiva Habitat dell’Unione Europea. In chiave
sociale, si tratta di aree di agricoltura estensiva su cui l’impatto della senilizzazione e
dello spopolamento andrebbe contemperato con la creazione di imprese giovanili, da
consolidare secondo modelli di agricoltura biologica. Valga considerare, però, che le
numerose esperienze di “Banca della Terra” attivate in numerose regioni italiane per
il recupero delle aree incolte presuppone un ruolo attivo da parte dei comuni, cui è
demandata l’individuazione di aree a vocazione agricola non utilizzate, mentre in
realtà essi non dispongono di competenze tecniche e di elementi oggettivi sulla scorta
dei quali MISURARE in maniera omogenea e comparabile i fenomeni in atto sul
territorio; i comuni, infatti, se da un lato hanno accesso al catasto terreni, non hanno il
capitale umano per valorizzare il patrimonio di immagini digitali del programma UE
Copernicus e soprattutto non possono accedere al patrimonio delle banche dati attive
in agricoltura, in particolare a quelle AGEA relativi ai fascicoli aziendali attivi, ai dati
delle aziende notificate per il metodo biologico, o a banche dati settoriali quali la BDN
di Teramo sulle consistenze zootecniche, l’anagrafica delle aziende iscritte in CCIAA
secondo codici Ateco afferenti all’agricoltura ed alla trasformazione dei prodotti
agricoli, ecc. La soluzione proposta per misurare l’uso o l’abbandono produttivo dei
territori rurali si articola in tre fasi di attività:
a) L’acquisizione dei dati territoriali di riferimento, quali:
- Carta di uso del suolo Corine Land Cover Livello IV;
- Carta della vegetazione ;
- Immagini satellitari Google Earth;
- Ortofoto AGEA.
b) L’analisi dell’uso del suolo e dei suoi cambiamenti mediante:
- Analisi LULUC (Land Use and Land Use Change) previa fotointerpretazione
aumentata di immagini satellitari storiche;
- Utilizzo di immagini da satellite ed indici di vegetazione multispettrali;
- Analisi della copertura percentuale di elementi antropici, vegetazione arborea
ed arbustiva, prateria e suolo nudo;
- Conta individuale di alberi ed arbusti;
- Classificazione uso del suolo secondo lo standard internazionale IPCC;
- Registrazione dei cambiamenti avvenuti negli anni.
c) Misura della non fruizione, o parziale disattivazione, del territorio rurale
mediante incrocio e stratificazione di dati derivanti da:
- Catasto terreni;
In collaborazione con
- Fascicoli aziendali grafici AGEA;
- Piani colturali grafici AGEA;
- BDN zootecnia per le consistenze zootecniche e le razze allevate;
- SIB per approfondimento sulle superfici assoggettate al metodo biologico;
- Rete regionale conservazione biodiversità per le razze autoctone allevate;
- SIV per le macellazioni dei capi (valorizzazione dell’agricoltura sostenibile).
- Banche dati CCIAA per aziende classificate secondo codici ATECO.
2. Descrizione del team e delle proprie risorse e competenze
Il team che ha ideato e sviluppato il modello di misurazione dell’abbandono produttivo
è composto dalle seguenti figure:
dott. Claudio Di Giovannantonio – dirigente Area Tutela Risorse ARSIAL – ideazione
modello di analisi dell’abbandono produttivo;
d.ssa Sandra Di Ferdinando, d.ssa Miria Catta - funzionarie esperte di banche dati
agricole ed agroalimentari;
Elvira Cacciotti – funzionaria esperta di GIS;
dott. Stefano Paoletti, geom. Adele Giuliani - funzionari esperti di misure PAC/PSR e
referenti territoriali;
dott. Luca Malatesta - ricercatore a contratto Università la Sapienza e collaboratore
ARSIAL– botanico esperto di interpretazione d’immagine e realizzazione database
vegetazionali.
3. Descrizione dei destinatari della misura
La soluzione proposta è di particolare interesse per una ampia platea di soggetti
istituzionali, tra i quali vanno sicuramente evidenziati:
a) Parchi ed Autorità ambientali per Rete Natura 2000, che nelle loro attività di tutela
e valorizzazione necessitano dell’universo degli stakeholders di riferimento e di
una reale misura dell’uso agricolo dei territori rurali interessati da habitat di
direttiva e, in quanto tali, oggetto di tutela;
b) I 3.538 comuni italiani interamente montani, e più in generale tutti i comuni
interessati da spopolamento, e/o depauperati di competenze tecniche idonee a
misurare dinamiche evolutive in atto sui territori agricoli, necessarie a qualsiasi
ipotesi di pianificazione territoriale correttamente informata;
c) Autorità nazionali e regionali preposte a politiche settoriali (sviluppo rurale, bacini
idrografici, ecc.);
d) Le migliaia di gestori dei demani collettivi, siano essi di diritto privato ai sensi della
legge 168/2017 o i comuni, nella loro qualità di enti esponenziali dei diritti vantati
In collaborazione con
dalle popolazioni, al fine di una corretta attribuzione agli utilisti delle superfici di
uso civico.
4. Descrizione dei bisogni che si intende soddisfare
Atteso che il modello proposto permette di evidenziare, su scala particellare, sia il
non uso dei terreni a vocazione agricola sia, nel caso degli allevamenti, il livello di
intensità della fruizione, spesso limitato al minimo necessario per l’accesso ai premi
PAC, i bisogni che possono essere potenzialmente soddisfatti dall’applicazione del
modello sono particolarmente significativi:
a) per tutte le Aree Natura 2000 dove la conservazione degli habitat seminaturali di
Rete Natura 2000 (* 6210 Festuco-Brometalia; * 6220 Thero-Brachypodietea *
6230 Nardus praterie), in assoluto I PIU’ DIFFUSI della Rete Natura 2000,
presuppone una valutazione specifica della loro dinamica di gestione (si tratta in
gran parte di habitat che presuppongono un ruolo antropico attivo, pena la perdita,
la semplificazione vegetazionale ed un negativo impatto anche per la
conservazione di specie ornitiche di direttiva Uccelli);
b) Più in generale, in tutti i contesti rurali interessati da senilizzazione, ove la
rarefazione dell’agricoltura familiare di autoconsumo non è compensata dalla
formazione di imprese giovanili orientati all’agricoltura sostenibile;
c) Per una concreta attivazione delle BANCHE della TERRA;
d) Per la pianificazione di politiche settoriali (nuova PAC nel Green Deal agricolo,
tracciabilità mediante modelli di blockchain ancorati a dati pubblici, ecc.)
e) Per una corretta gestione dei demani collettivi, dell’ordine di alcuni Mln di ettari, in
capo a soggetti gestori di diritto privato o di comuni quali enti esponenziali (in
particolare nel Mezzogiorno) che spesso non dispongono di alcuna evidenza sulla
correlazione tra le assegnazioni operate ai fini della fruizione dei demani e la loro
effettiva gestione.
5. Descrizione della tecnologia adottata
Per l’analisi LULUC (Land Use and Land Use Change) si applica una
fotointerpretazione aumentata di immagini satellitari storiche, utilizzando il software
Collect Earth.
Le caratteristiche del dataset sono le seguenti:
- unità di rilevamento da 0.5 ettari disposte in modo aleatorio all’interno delle aree
da indagare;
- Utilizzo di immagini da satellite ed indici di vegetazione multispettrali (NDVI)
- Analisi della copertura percentuale di elementi antropici, vegetazione arborea
ed arbustiva, prateria e suolo nudo;
- Conta individuale di alberi ed arbusti;
Classificazione uso del suolo secondo lo standard internazionale IPCC.
In collaborazione con
Per le analisi della fruizione fondate su banche dati di ambito agricolo (sia poligoni
grafici che database) necessitano invece dei software GIS e dei database in Access.
6. Indicazione dei valori economici in gioco (costi, risparmi ipotizzati,
investimenti necessari)
Ai fini della concreta attivazione del modello è possibile ipotizzare nella scala regionale
quella di ottimo in termini di efficacia, mediante:
- costituzione di un gruppo di lavoro con adeguate competenze con almeno 6
funzioni dedicate del costo di circa 250.000 €/anno;
- dotazioni strumentali per un investimento iniziale di circa 50.000 € per hardware
e software.
I risparmi ipotizzabili sono particolarmente significativi (dell’ordine di qualche Mln
€/anno su scala regionale) se si considera che:
a) l’applicazione del modello proposto permette il passaggio da approcci STATICI
ad approcci DINAMICI nella pianificazione e soprattutto nella gestione del
territorio rurale;
b) Il modello valorizza un patrimonio enorme di dati pubblici (UE e nazionali) già
esistenti ed OMOGENEI su scala nazionale, ma in parte non accessibili a
soggetti pubblici non direttamente preposti a politiche settoriali;
c) I risultati hanno una valenza trasversale per una ampia platea di soggetti
istituzionali deputati alla tutela di diversificati interessi pubblici (tutela
ambientale, contrasto del dissesto idrogeologico, presidio territoriale, sviluppo,
valorizzazione produzioni locali, contrasto della disoccupazione, ecc.).
7. Tempi di progetto
La presente proposta fa riferimento ad un modello sviluppato tre aree target della
Regione Lazio (Ausoni – Aurunci, Montagna Reatina, Monti della Tolfa) ed è già
attuato nell’ambito del progetto LIFE Grace. Per una adeguata replicazione su altri
territori della misura dell’uso/abbandono dei suoli agricoli in aree interne, i tempi di
progetto sono correlati a tre elementi:
- disponibilità di competenze all’interno dell’amministrazione;
- una formazione dedicata;
- una chiara attribuzione di responsabilità su un progetto obiettivo dotato
finanziariamente per l’acquisizione di dotazioni hardware/software, di supporto
tecnico-scientifico
In condizioni ottimali, ovvero in presenza di buone competenze interne con parziale
necessità di supporto esterno, il modello è replicabile in 7-10 mesi dall’adozione di un
PEG o dall’assegnazione di obiettivi strategici da parte dell’amministrazione
interessata.

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Misurare l'uso del territorio rurale. Premio pa sostenibile e resiliente 2021

  • 1. In collaborazione con Documento di approfondimento della soluzione: Misurare l’intensità d’uso o di abbandono produttivo dei territori rurali valorizzando il patrimonio di dati pubblici. INDICE 1. Descrizione della soluzione Negli ultimi 50 anni il territorio italiano è stato interessato da un duplice fenomeno: il consumo di suolo agricolo, concentrato nelle aree di pianura, correlato ad urbanizzazione ed infrastrutturazione, che ha interessato dal dopoguerra ad oggi, 2,3 Mln di ettari e che, secondo dati ISPRA, continua al ritmo di circa 5.300 ettari/anno; parallelamente, abbiamo assistito all’abbandono produttivo di circa 2,5 Mln di ettari nelle aree interne, in parte convertiti a bosco (per circa 2 Mln di Ha, secondo i dati dell’Inventario Forestale Nazionale) in parte, per circa 0,5 Mln di Ha, ancora in fase di transizione, per il progressivo venir meno dei modelli di agricoltura estensiva e di autoconsumo familiare. Questo duplice fenomeno viene attualmente misurato solo nel suo ESITO FINALE, non nella sua dinamica (spesso annosa, nel caso dell’abbandono produttivo), mediante analisi di immagine volte, rispettivamente, per il suolo consumato, a rilevare la presenza di irreversibili trasformazioni, o la presenza di vegetazione forestale per il suolo agricolo interessato da abbandono colturale. Oggetto di questa presentazione è la misura dell’uso e dell’abbandono produttivo dei territori rurali nel loro divenire, affinché i fenomeni possano essere governati: in particolare, intervenendo prima che l’abbandono colturale abbia esito in perdita di suolo vocato all’agricoltura estensiva. Le strategie del Green Deal dell’Unione Europea, che impongono nuovi modelli di sostenibilità, in particolare per gli allevamenti, sono ampiamente perseguibili nelle aree interne, ma bisogna avere ben presente che, se un terreno non ricade in un fascicolo aziendale, la produzione afferente non è legittimata per l’accesso al mercato. Qualsiasi strategia di intervento, di scala locale o nazionale volta a contrastare la perdita di suolo agricolo vocato a pratiche di agricoltura sostenibile, presuppone la conoscenza delle condizioni d’uso del territorio IN TEMPO REALE ovvero prima del consolidarsi di fenomeni che sono reversibili, in quanto associati ad una evoluzione che dura, in media, circa un decennio. Le prime evidenze emerse dall’applicazione del modello, maturate su Aree Natura 2000 nell’ambito del progetto LIFE Grace (1), evidenziano che un ulteriore 10-15% di suolo agricolo sia attualmente in fase di 1 Progetto LIFE Grace (www.lifegrace.eu) presentato da ARSIAL, Dipartimento di Biologia Ambientale (DEB) dell’Università la Sapienza di Roma, FIRAB, Comunità Ambiente e Green Factor.
  • 2. In collaborazione con avanzata disattivazione produttiva, o perché non più a fascicolo o perché sottoutilizzato ed interessato da processi di transizione; in chiave ambientale si tratta di territori di particolare valenza per la conservazione di habitat seminaturali di grande pregio, quali le praterie, oggetto della Direttiva Habitat dell’Unione Europea. In chiave sociale, si tratta di aree di agricoltura estensiva su cui l’impatto della senilizzazione e dello spopolamento andrebbe contemperato con la creazione di imprese giovanili, da consolidare secondo modelli di agricoltura biologica. Valga considerare, però, che le numerose esperienze di “Banca della Terra” attivate in numerose regioni italiane per il recupero delle aree incolte presuppone un ruolo attivo da parte dei comuni, cui è demandata l’individuazione di aree a vocazione agricola non utilizzate, mentre in realtà essi non dispongono di competenze tecniche e di elementi oggettivi sulla scorta dei quali MISURARE in maniera omogenea e comparabile i fenomeni in atto sul territorio; i comuni, infatti, se da un lato hanno accesso al catasto terreni, non hanno il capitale umano per valorizzare il patrimonio di immagini digitali del programma UE Copernicus e soprattutto non possono accedere al patrimonio delle banche dati attive in agricoltura, in particolare a quelle AGEA relativi ai fascicoli aziendali attivi, ai dati delle aziende notificate per il metodo biologico, o a banche dati settoriali quali la BDN di Teramo sulle consistenze zootecniche, l’anagrafica delle aziende iscritte in CCIAA secondo codici Ateco afferenti all’agricoltura ed alla trasformazione dei prodotti agricoli, ecc. La soluzione proposta per misurare l’uso o l’abbandono produttivo dei territori rurali si articola in tre fasi di attività: a) L’acquisizione dei dati territoriali di riferimento, quali: - Carta di uso del suolo Corine Land Cover Livello IV; - Carta della vegetazione ; - Immagini satellitari Google Earth; - Ortofoto AGEA. b) L’analisi dell’uso del suolo e dei suoi cambiamenti mediante: - Analisi LULUC (Land Use and Land Use Change) previa fotointerpretazione aumentata di immagini satellitari storiche; - Utilizzo di immagini da satellite ed indici di vegetazione multispettrali; - Analisi della copertura percentuale di elementi antropici, vegetazione arborea ed arbustiva, prateria e suolo nudo; - Conta individuale di alberi ed arbusti; - Classificazione uso del suolo secondo lo standard internazionale IPCC; - Registrazione dei cambiamenti avvenuti negli anni. c) Misura della non fruizione, o parziale disattivazione, del territorio rurale mediante incrocio e stratificazione di dati derivanti da: - Catasto terreni;
  • 3. In collaborazione con - Fascicoli aziendali grafici AGEA; - Piani colturali grafici AGEA; - BDN zootecnia per le consistenze zootecniche e le razze allevate; - SIB per approfondimento sulle superfici assoggettate al metodo biologico; - Rete regionale conservazione biodiversità per le razze autoctone allevate; - SIV per le macellazioni dei capi (valorizzazione dell’agricoltura sostenibile). - Banche dati CCIAA per aziende classificate secondo codici ATECO. 2. Descrizione del team e delle proprie risorse e competenze Il team che ha ideato e sviluppato il modello di misurazione dell’abbandono produttivo è composto dalle seguenti figure: dott. Claudio Di Giovannantonio – dirigente Area Tutela Risorse ARSIAL – ideazione modello di analisi dell’abbandono produttivo; d.ssa Sandra Di Ferdinando, d.ssa Miria Catta - funzionarie esperte di banche dati agricole ed agroalimentari; Elvira Cacciotti – funzionaria esperta di GIS; dott. Stefano Paoletti, geom. Adele Giuliani - funzionari esperti di misure PAC/PSR e referenti territoriali; dott. Luca Malatesta - ricercatore a contratto Università la Sapienza e collaboratore ARSIAL– botanico esperto di interpretazione d’immagine e realizzazione database vegetazionali. 3. Descrizione dei destinatari della misura La soluzione proposta è di particolare interesse per una ampia platea di soggetti istituzionali, tra i quali vanno sicuramente evidenziati: a) Parchi ed Autorità ambientali per Rete Natura 2000, che nelle loro attività di tutela e valorizzazione necessitano dell’universo degli stakeholders di riferimento e di una reale misura dell’uso agricolo dei territori rurali interessati da habitat di direttiva e, in quanto tali, oggetto di tutela; b) I 3.538 comuni italiani interamente montani, e più in generale tutti i comuni interessati da spopolamento, e/o depauperati di competenze tecniche idonee a misurare dinamiche evolutive in atto sui territori agricoli, necessarie a qualsiasi ipotesi di pianificazione territoriale correttamente informata; c) Autorità nazionali e regionali preposte a politiche settoriali (sviluppo rurale, bacini idrografici, ecc.); d) Le migliaia di gestori dei demani collettivi, siano essi di diritto privato ai sensi della legge 168/2017 o i comuni, nella loro qualità di enti esponenziali dei diritti vantati
  • 4. In collaborazione con dalle popolazioni, al fine di una corretta attribuzione agli utilisti delle superfici di uso civico. 4. Descrizione dei bisogni che si intende soddisfare Atteso che il modello proposto permette di evidenziare, su scala particellare, sia il non uso dei terreni a vocazione agricola sia, nel caso degli allevamenti, il livello di intensità della fruizione, spesso limitato al minimo necessario per l’accesso ai premi PAC, i bisogni che possono essere potenzialmente soddisfatti dall’applicazione del modello sono particolarmente significativi: a) per tutte le Aree Natura 2000 dove la conservazione degli habitat seminaturali di Rete Natura 2000 (* 6210 Festuco-Brometalia; * 6220 Thero-Brachypodietea * 6230 Nardus praterie), in assoluto I PIU’ DIFFUSI della Rete Natura 2000, presuppone una valutazione specifica della loro dinamica di gestione (si tratta in gran parte di habitat che presuppongono un ruolo antropico attivo, pena la perdita, la semplificazione vegetazionale ed un negativo impatto anche per la conservazione di specie ornitiche di direttiva Uccelli); b) Più in generale, in tutti i contesti rurali interessati da senilizzazione, ove la rarefazione dell’agricoltura familiare di autoconsumo non è compensata dalla formazione di imprese giovanili orientati all’agricoltura sostenibile; c) Per una concreta attivazione delle BANCHE della TERRA; d) Per la pianificazione di politiche settoriali (nuova PAC nel Green Deal agricolo, tracciabilità mediante modelli di blockchain ancorati a dati pubblici, ecc.) e) Per una corretta gestione dei demani collettivi, dell’ordine di alcuni Mln di ettari, in capo a soggetti gestori di diritto privato o di comuni quali enti esponenziali (in particolare nel Mezzogiorno) che spesso non dispongono di alcuna evidenza sulla correlazione tra le assegnazioni operate ai fini della fruizione dei demani e la loro effettiva gestione. 5. Descrizione della tecnologia adottata Per l’analisi LULUC (Land Use and Land Use Change) si applica una fotointerpretazione aumentata di immagini satellitari storiche, utilizzando il software Collect Earth. Le caratteristiche del dataset sono le seguenti: - unità di rilevamento da 0.5 ettari disposte in modo aleatorio all’interno delle aree da indagare; - Utilizzo di immagini da satellite ed indici di vegetazione multispettrali (NDVI) - Analisi della copertura percentuale di elementi antropici, vegetazione arborea ed arbustiva, prateria e suolo nudo; - Conta individuale di alberi ed arbusti; Classificazione uso del suolo secondo lo standard internazionale IPCC.
  • 5. In collaborazione con Per le analisi della fruizione fondate su banche dati di ambito agricolo (sia poligoni grafici che database) necessitano invece dei software GIS e dei database in Access. 6. Indicazione dei valori economici in gioco (costi, risparmi ipotizzati, investimenti necessari) Ai fini della concreta attivazione del modello è possibile ipotizzare nella scala regionale quella di ottimo in termini di efficacia, mediante: - costituzione di un gruppo di lavoro con adeguate competenze con almeno 6 funzioni dedicate del costo di circa 250.000 €/anno; - dotazioni strumentali per un investimento iniziale di circa 50.000 € per hardware e software. I risparmi ipotizzabili sono particolarmente significativi (dell’ordine di qualche Mln €/anno su scala regionale) se si considera che: a) l’applicazione del modello proposto permette il passaggio da approcci STATICI ad approcci DINAMICI nella pianificazione e soprattutto nella gestione del territorio rurale; b) Il modello valorizza un patrimonio enorme di dati pubblici (UE e nazionali) già esistenti ed OMOGENEI su scala nazionale, ma in parte non accessibili a soggetti pubblici non direttamente preposti a politiche settoriali; c) I risultati hanno una valenza trasversale per una ampia platea di soggetti istituzionali deputati alla tutela di diversificati interessi pubblici (tutela ambientale, contrasto del dissesto idrogeologico, presidio territoriale, sviluppo, valorizzazione produzioni locali, contrasto della disoccupazione, ecc.). 7. Tempi di progetto La presente proposta fa riferimento ad un modello sviluppato tre aree target della Regione Lazio (Ausoni – Aurunci, Montagna Reatina, Monti della Tolfa) ed è già attuato nell’ambito del progetto LIFE Grace. Per una adeguata replicazione su altri territori della misura dell’uso/abbandono dei suoli agricoli in aree interne, i tempi di progetto sono correlati a tre elementi: - disponibilità di competenze all’interno dell’amministrazione; - una formazione dedicata; - una chiara attribuzione di responsabilità su un progetto obiettivo dotato finanziariamente per l’acquisizione di dotazioni hardware/software, di supporto tecnico-scientifico In condizioni ottimali, ovvero in presenza di buone competenze interne con parziale necessità di supporto esterno, il modello è replicabile in 7-10 mesi dall’adozione di un PEG o dall’assegnazione di obiettivi strategici da parte dell’amministrazione interessata.