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Anticipazione dei fabbisogni professionali per il settore bancario e assicurativo

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Scenari 2020. Anticipazione dei fabbisogni professionali per il settore bancario e assicurativo.

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Anticipazione dei fabbisogni professionali per il settore bancario e assicurativo

  1. 1. 1 SCENARI 2020 Anticipazione dei fabbisogni professionali per il settore bancario e assicurativo 30 aprile 2014
  2. 2. 2 Lo studio di scenario settoriale, “bancario e assicurativo”, per l’anticipazione dei fabbisogni Professionali, è stato condotto da: Gruppo di lavoro ISFOL: Mario Gatti (Responsabile Struttura Lavoro e professioni), Maria Grazia Mereu (Responsabile gruppo di ricerca Professioni), Massimiliano Franceschetti (Ricercatore), Fabrizio Giovannini (Ricercatore), Maurizio De Simone (Ricercatore). Gruppo di ricerca SOGES S.p.A. e ARES 2.0 S.r.l.: Bartolomeo Avataneo (Coordinatore e Ricercatore), Clemente Tartaglione (Cura scientifica e Ricercatore), Lorenzo Birindelli (Statistico), Sara Corradini (Ricercatrice), Mauro Di Giacomo (Ricercatore), Luca Di Maio (Ricercatore), Elena De Luca (Segreteria organizzativa). Parti sociali: Nicola Cicala (FISAC – CGIL), Fabrizio Cirrincione (ABI), Federico Falcioni (ABI), Adalgisa Gherso (ANIA), Simona Brocanelli (FBA), Mario Malfatti (FBA), Paola Giovanna Minzon (UILCA – UIL), Andrea Scaglioni (FIBA-CISL). Esperto di dinamiche settoriali: Michele Di Franco
  3. 3. 3 Sommario 1. Scelte metodologiche 2. Delimitazione dei settori oggetto di indagine 2.1 Banche ed assicurazioni all’interno del sistema finanziario e assicurativo 2.2. Perimetro e struttura dei comparti bancario ed assicurativo 2.3 Dinamiche tra i censimenti 2001 e 2011 3. Caratteristiche strutturali del sistema bancario ed assicurativo: il presente ed il passato 3.1 Imprese e mercati: dimensione, specializzazione operativa e performance economico – finanziaria 3.2 Il profilo dell’occupazione attraverso le principali variabili anagrafiche, di istruzione e di posizione nel mercato del lavoro 3.3 Tendenze evolutive dell’occupazione nel medio-lungo periodo 3.3.1 L’evoluzione nell’ultimo decennio e l’impatto della crisi 3.3.2 Il profilo professionale dell’occupazione nel comparto bancario-assicurativo 4. Principali dinamiche del cambiamento che influenzeranno il settore bancario e quello assicurativo 4.1 Concorrenza e internazionalizzazione 4.2 I fattori demografici, sociali e culturali 4.3 I fattori tecnologici 4.4 I fattori istituzionali e regolatori 5. Scenario 2020: una visione di insieme 5.1 Premessa metodologica 5.2 Una sintesi dei principali trends e drivers che guideranno il cambiamento 6. Strategia delle risorse umane per interpretare il cambiamento 6.1 implicazioni del nuovo scenario: principali competenze emergenti 6.2 le figure professionali coinvolte dal cambiamento 6.3 implicazioni per il sistema dell’istruzione e formazione 7. Le schede delle unità professionali APPENDICE STATISTICA
  4. 4. 4 1. SCELTE METODOLOGICHE Se l’analisi dei fabbisogni contingenti espressi dal sistema produttivo riveste un ruolo fondamentale ai fini dell’adattabilità delle risorse umane, l’anticipazione dei fabbisogni assume un ruolo strategico per lo sviluppo delle politiche di formazione del Paese. Prefigurare la direzione del mutamento e ciò che ne deriva in termini di necessità future, significa avere anche la possibilità di prevenire, con adeguate politiche, l’impatto che determinati eventi possono avere sui sistemi economici, produttivi, organizzativi e professionali. Negli ultimi anni l’Isfol, su mandato del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, è impegnato nella realizzazione di un sistema informativo su professioni, occupazione e fabbisogni professionali. Il sistema si configura come l’interfaccia che consente la comunicazione tra sistema economico-produttivo e mercato del lavoro da un lato, e sistema istruzione/formazione professionale dall’altro, al fine di creare un canale che colleghi i due versanti in un’ottica di sinergia, per favorire l’attivazione di politiche integrate del lavoro e dell’education. Il sistema è organizzato intorno alla Nomenclatura e classificazione delle Unità Professionali (NUP) . La NUP ha individuato 805 unità professionali, oggetto di una ponderosa indagine campionaria che ha prodotto la rappresentazione media del lavoro in Italia. Il sistema è concepito in modo speculare con fabbisogni occupazionali da un lato e fabbisogni professionali dall’altro. Altra caratteristica del sistema è data dalla doppia dimensione temporale: previsioni di assunzione a breve termine e fabbisogni professionali contingenti; previsioni di occupazione di medio termine e anticipazione dei fabbisogni professionali a cinque anni. L’anticipazione dei fabbisogni nel settore bancario e assicurativo, che qui viene presentata, è frutto della sperimentazione di una delle tecniche di foresight più diffuse: le metodologie di scenario. L’utilizzo di tali metodologie è stato sviluppato in campo militare, negli anni immediatamente successivi alla fine della seconda guerra mondiale, per poi estendersi nella società civile negli anni settanta con la prima crisi petrolifera. Da allora, sull’esperienza pionieristica della Shell, che, attraverso la prefigurazione degli scenari riuscì a limitare i disagi provocati dallo shock petrolifero, molte multinazionali hanno adottato questa metodologia per definire le strategie aziendali di medio-lungo periodo. Dal campo aziendale l’utilizzo delle tecniche di foresight si è esteso ai contesti di ricerca strategica a supporto della decisione politica. La rappresentazione delle opportunità e dei rischi correlati ai processi di cambiamento, propria delle tecniche di foresight, consente, ai principali attori coinvolti nel processo, di effettuare le scelte più adeguate e predisporre azioni e strategie meglio rispondenti ai bisogni
  5. 5. 5 espressi dal sistema delle professioni. Tra le diverse metodologie di foresight la più indicata per valutare gli impatti di medio lungo termine sui sistemi professionali determinati dai cambiamenti socio-economici, tecnologici ed organizzativi, è proprio quella degli scenari. L’utilizzo delle metodologie di scenario per l’anticipazione dei fabbisogni professionali Gli studi di scenario, come tutte le metodologie di foresight, si basano sulla prefigurazione e la descrizione di probabili eventi che possono verificarsi nel futuro e sull’identificazione che tali eventi possono avere all’interno dei contesti oggetto d’analisi – nel nostro caso i settori bancario ed assicurativo - focalizzando l’attenzione sulle relazioni esistenti tra eventi possibili e momenti decisionali. Come sottolineato in premessa, l’utilizzo di tecniche e strumenti empirici e scientifici permette di utilizzare le metodologie di scenario come elemento estremamente utile nella lettura dell’anticipazione dei bisogni professionali a livello settoriale. Per il raggiungimento dell’obiettivo un ruolo fondamentale, come mostra il lavoro che qui si presenta, è svolto da un lavoro di gruppo estremamente sinergico e dall’intervento delle Parti Sociali datoriali e sindacali che si sono impegnate nel prefigurare i fabbisogni futuri all’interno del settore in oggetto. Di regola, la costruzione di uno scenario risulta utile in situazioni in cui i problemi da affrontare sono complessi, esiste una alta probabilità di cambiamenti significativi, i trend dominanti possono non essere favorevoli e devono quindi essere analizzati, l’orizzonte temporale è relativamente lungo. Questa tecnica consente di concentrare l’attenzione direttamente sulle forze che guidano il cambiamento, immaginare i possibili percorsi di evoluzione, tracciare la sequenza di eventi e cambiamenti critici. Lo scenario si configura, quindi, come uno strumento pratico in grado di supportare il decision making in contesti complessi, quando gli accadimenti futuri sono incerti, la società si sviluppa in modo eterogeneo, i cambiamenti socio-culturali, tecnologici e organizzativi sono rapidi e l’impatto della globalizzazione e la crescita della conoscenza e dell’informazione sono complessi e contradditori. Le tecniche di scenario possono perciò essere utili in quanto contribuiscono allo sviluppo di strategie alternative che consentono di esplorare sistematicamente storie coerentemente costruite che contengono le tendenze più importanti e le principali aree di incertezza, riducendo la complessità di un futuro sfaccettato che appare contraddittorio, incerto e imprevedibile. L'analisi di scenario, come vedremo nel dettaglio più avanti, ha impegnato un gruppo di esperti in un processo di identificazione di trends e drivers poi utilizzati nell’esplorazione e
  6. 6. 6 prefigurazione degli scenari più probabili tra quelli possibili, attraverso un percorso di lavoro che utilizza informazioni, fatti, esperienze di settore, conoscenze, deduzioni e intuizioni. Le tecniche di scenario vengono, quindi, calibrate di volta in volta in funzione dell’utilizzo delle indicazioni che scaturiscono dall’esercizio previsivo. Nel caso dell’anticipazione dei mutamenti dei ruoli e dei contenuti professionali in un settore di attività il gruppo di esperti segue i seguenti passi: - definizione statistica del settore, mappatura di prodotti/servizi e processi di produzione che caratterizzano l’attuale scenario; - rassegna della letteratura e dei dati più recenti sui fenomeni in atto; - trend economici e andamenti dell’occupazione in atto nel settore; - identificazione dei trends e drivers che segneranno il prossimo futuro; - la combinazione dei trend e dei driver nei fattori chiave del cambiamento; - l’individuazione dei nodi di stress rispetto all’attuale scenario e la prefigurazione dei cambiamenti della mission, dell’organizzazione e dei prodotti/servizi; - identificazione, in rapporto a tali cambiamenti, delle trasformazioni dei ruoli e dei compiti professionali; - la ricognizione, in rapporto ai cambiamenti di ruolo e compiti, delle competenze professionali emergenti; - l’incidenza e le implicazioni di tali cambiamenti per le figure professionali impegnate nel settore; - il disegno del mutamento delle caratteristiche professionali e la sua rappresentazione. In generale, negli esercizi di foresight vengono individuati più scenari alternativi da sottoporre all’attenzione del decisore politico; nel nostro caso, poiché l’utilizzo della metodologia di scenario è finalizzato all’anticipazione dei fabbisogni professionali e a fornire conseguenti indicazioni al sistema dell’education, viene compiuto lo sforzo ulteriore di individuare quello più probabile tra quelli possibili. Attraverso l’organizzazione di sessioni di lavoro in plenaria (5 sedute plenarie di due giornate ciascuna) intervallate da riunioni del sotto-gruppo di esperti, sono state esperite le seguenti attività: - raccolta ed analisi della più recente letteratura e documentazione in campo bancario e assicurativo per enucleare, discutere e sistematizzare le prime evidenze sulle prospettive del settore;
  7. 7. 7 - identificazione dei principali trend e i driver per pervenire al contesto ed ai fattori del cambiamento; - focus sui nodi di stress che interesseranno le figure professionali che operano nel settore; - prefigurazione dei mutamenti rilevanti nell’ambito delle caratteristiche professionali richieste dal settore approfondendo, per ogni macro fattore individuato, le innovazioni e le modificazioni prefigurabili; - esplorazione delle implicazioni dei cambiamenti individuati sul sistema di competenze richiesto dal settore e descrizione delle principali tendenze al 2020 rispetto alle figure professionali del settore bancario assicurativo. Nel corso delle sedute in plenaria gli esperti, sollecitati dal conduttore/facilitatore del gruppo, hanno analizzato, discusso e interpretato i fenomeni che caratterizzano il settore bancario assicurativo. Le idee scaturite dal brainstorming sono poi state oggetto di sistematizzazione da parte del sotto-gruppo. Tenuto conto anche del fatto che i settori bancario ed assicurativo sono per loro natura dei sistemi complessi correlati a molti settori della vita economica e sociale, il primo problema da risolvere è stata la definizione del perimetro di osservazione dello studio anticipatorio. Si è poi proceduto alla selezione ed interpretazione dei principali trend che incidono sul mercato bancario ed assicurativo, condizionandone le regole della competitività, e modificandone anche il sistema delle competenze professionali degli addetti. La numerosità delle variabili individuate non ha reso praticabile la costruzione di scenari intesi in senso classico. Ciò era in parte prevedibile, data la trasversalità dei due comparti a tutta una serie di fattori socio-economici-demografici, tuttavia si è cercato di procedere nella elaborazione dello scenario partendo dai seguenti postulati: - le variabili che lo compongono e descrivono sono fra loro interdipendenti; - un processo di cambiamento comporta un riallineamento di tutte le variabili; - non esiste un modello ottimale e statico ma soltanto un contesto dinamico e coerente con l’azione delle variabili; - il contesto è aperto all’azione anche di altri fattori che non sono stati elencati ma che possono condizionare le variabili principali. Si è perciò posto immediatamente il problema di circoscrivere gli ambiti e le variabili con obiettivo precipuo di individuare quei fattori che maggiormente di altri hanno o avranno un ruolo di maggiore centralità e maggiori capacità e peso per indirizzare e condizionare l’asset dei due settori.
  8. 8. 8 La richiesta di abilità, conoscenze e competenze da parte dei sistemi produttivi è diretta conseguenza degli asset che verranno assunti dai comparti modulandoli in modo diverso anche a seconda del livello di coesistenza tra nuovi servizi e servizi tradizionali. Non va dimenticato infatti che il settore bancario e quello assicurativo si presentano al momento come un ambito caratterizzato da grandi cambiamenti ed innovazioni. Va anche evidenziato che l’analisi dei trend è un’attività resa oggi ancora più complessa dai fenomeni di crisi che stanno attraversando tutti i mercati, compreso quello bancario- assicurativo. Il cambiamento nel settore è continuo ma presenta diversi livelli di gradualità. Per questi motivi l’interpretazione dei cambiamenti dei contenuti professionali deve fare i conti con le tendenze innovative ma anche con la persistenza di caratteristiche consolidate. Le figure professionali, come si evince dalle schede, saranno infatti chiamate a svolge nuovi compiti ma anche compiti tradizionali ma sicuramente innovati nelle loro modalità di esercizio. Lo scopo complessivo dell’attività è il raggiungimento per ciascuna delle unità professionali selezionate alla definizione di: - figure professionali maggiormente coinvolte e maggiormente trasformate da qui a 5 anni; - nuove competenze; - competenze innovate; - aggiornamento-implementazione della banca dati Isfol; - suggerimenti sugli elementi curriculari che andrebbero innovati/inseriti per adeguare l’unità professionale al cambiamento. Va qui sottolineato che uno degli elementi di maggiore innovazione e successo, che ha integrato la metodologia di scenari del presente progetto Isfol, è stata l’introduzione – su proposta dal gruppo di lavoro Soges/Ares2.0 – di audizioni ad esperti del settore che, nel corso del lavoro plenario sono intervenuti fornendo elementi utilissimi per l’interpretazione dei principali trend e driver del cambiamento, anche orientando il gruppo di lavoro nella individuazione dello scenario più probabile. In taluni casi gli esperti individuati hanno dato anche alcune suggestioni circa le potenziali figure professionali che potrebbero essere passibili di cambiamenti e trasformazioni all’interno dei settori, fornendo informazioni utili nelle fasi successive del lavoro. In ognuna della riunioni plenarie si è seguito un percorso che è stato poi integrato dal lavoro del sottogruppo. In particolare proviamo qui a raccontare brevemente come si è proceduto
  9. 9. 9 nelle 5 sessioni di incontro con gli esperti dei settori bancario ed assicurativo e con le parti sociali alla definizione del lavoro che ha condotto alla stesura di del presente documento. L’obiettivo della 1a Sessione plenaria è stato quello della delimitazione dei settori su cui lavorare e l’individuazione dei possibili elementi di cambiamento. L’analisi di un aggregato economico più o meno omogeneo non è caratterizzato da una configurazione standard e si sono decisi gli snodi ed i comparti su cui concentrarsi e su cui sviluppare tutto il seguito del lavoro, analizzando i modelli di business prevalenti e la struttura dell’occupazione. Delimitati i confini del settore si sono analizzati i fattori che incideranno maggiormente sul cambiamento (ad es. la competizione globale, le innovazioni tecnologiche, i fattori demografici, il sistema di norme finanziare nazionali ed internazionali, i cambiamenti nell’organizzazione del lavoro). Inoltre si è cominciato ad identificare i trends e i drivers che influenzeranno maggiormente il settore indicando anche i contesti più interessati dal cambiamento. In questa sessione si è anche identificato un sottogruppo che ha lavorato da questo momento in poi per la messa a sistema delle informazioni, delle evidenze e dei risultati emersi dalla plenaria e lavori alla stesura di un documento da sottoporre poi all’attenzione degli esperti nella II plenaria. Infatti, raccolte le informazioni emerse dalle due giornate il sottogruppo ha sistematizzato gli esiti della riunione Plenaria e ha predisposto un documento che ha individuato gli “ambienti” dello scenario che subiranno le maggiori trasformazioni proponendo una prima prefigurazione di nuovi assetti/nuovi prodotti con orizzonte a 5 anni. Nella 2a Sessione plenaria si è proceduto con l’identificazione di nuovi atteggiamenti, sensibilità, competenze; infatti in questa fase il gruppo: ha analizzato e discusso il documento elaborato dal sottogruppo, concordando eventuali modifiche o integrazioni. Ha seguito di questa fase si sono prefigurati i nuovi elementi (competenze, atteggiamenti, sensibilità) necessari per operare nella nuova situazione ipotizzata, proponendo una tassonomia di “competenze emergenti”. Anche in questa seconda plenaria il ruolo del sottogruppo è stato fondamentale per la sistematizzazione degli esiti della riunione e quindi per la predisposizione di un documento che ha associa i nuovi elementi a ciascuno degli “ambienti” individuati e redatto la tassonomia di “competenze emergenti”. Nella 3a Sessione plenaria si è partiti con l’individuazione delle figure professionali interessate al cambiamento. Il gruppo, infatti ha discusso il documento elaborato dal sottogruppo; individuato le figure professionali maggiormente interessate dai processi di cambiamento; ricondotto le figure professionali individuate alla classificazione delle professioni; ed infine per ogni figura delineato il mutamento di ruolo, i nuovi compiti e/o le modifiche introdotte nei compiti svolti.
  10. 10. 10 Anche stavolta il sotto-gruppo ha sistematizzato gli esiti della 3a riunione in plenaria e predisposto un documento nel quale codificare tutte le figure professionali individuate per le quali sono stati descritti: - Compiti nuovi, compiti innovati; - Il sotto-insieme specifico di nuove competenze per le singole figure professionali con indicazione del livello di rilevanza; - Estrapolando dai risultati della indagine campionaria delle professioni (scheda Unità Professionale) i primi dieci valori di skills e conoscenze e sulla base delle nuove competenze individuate e delle percezioni del gruppo di lavoro, indicazione di crescita, diminuzione o stabilità di ciascun valore associato alle conoscenze e skills sia in termini di importanza che di complessità. Nella 4a sessione plenaria sono state elaborate le indicazioni da sottoporre al sistema dell’education. Infatti il gruppo: ha validato/modificato le proposte di scheda delle unità professionali e per ciascuna unità professionale proposto indicazioni per il sistema dell’education, sia in termini di nuove iniziative educative/formative che di integrazioni dei curricula coerenti con le nuove competenze individuate. Il sotto-gruppo ha sistematizzato gli esiti della 4a riunione in plenaria e sulla base dei risultati della riunione predisposto un documento unitario che ha sommato i contributi precedentemente validati in plenaria. Il documento contiene: - La delimitazione del settore, i trends e i drivers del cambiamento con le trasformazioni degli ambienti dello scenario; - La tassonomia delle nuove caratteristiche/competenze e abbinamento di queste ai singoli profili professionali in forma sinottica; - Le schede delle unità professionali con indicazione di compiti nuovi, compiti innovati, nuovo sistema di competenze, trend al 2020 del set di skills e conoscenze, indicazioni per il sistema dell’education. Infine nella 5a sessione plenaria il gruppo di lavoro ha validato la versione definitiva del rapporto di scenario rivisto, integrato e trasmesso dal sottogruppo al gruppo della plenaria e, quindi, ha concluso l’analisi degli impatti del cambiamento sulle professioni, estrapolando dai risultati dell’indagine campionaria delle professioni (scheda Unità Professionale) i primi dieci valori di skill e conoscenze e sulla base delle nuove competenze individuate e delle percezioni del gruppo di lavoro, indicazione di crescita, diminuzione o stabilità di ciascun valore
  11. 11. 11 associato alle conoscenze e skill, sia in termini di importanza che di complessità. Infine si è provveduto a elaborare le indicazioni da sottoporre al sistema dell’education in termini di integrazioni dei curricula coerenti con le nuove competenze individuate. Conclusa l’ultima giornata il sotto‐gruppo ha provveduto a sistematizzarne gli esiti e ha avviato la stesura del documento unitario che ha raccolto i contributi precedentemente validati in plenaria e che è il contenuto del presente lavoro e comprende : - La delimitazione del settore, i trend e i driver del cambiamento con le trasformazioni degli ambienti dello scenario; - La tassonomia delle nuove caratteristiche/competenze e abbinamento di queste ai singoli profili professionali in forma sinottica; - Le schede delle unità professionali con indicazione di compiti nuovi, compiti innovati, nuovo sistema di competenze, trend al 2020 del set di skill e conoscenze, indicazioni per il sistema dell’education. 2. DELIMITAZIONE DEI SETTORI OGGETTO DI INDAGINE 2.1 Banche ed assicurazioni all’interno del sistema finanziario-assicurativo Nella classificazione delle attività economiche ATECO 2007, adottata dall’ISTAT adattando la classificazione internazionale NACE Rev.2, i settori relativi al nostro studio sono situati all’interno della Sezione K (Attività finanziarie e assicurative). Si tratta, in particolare, del Gruppo 64.1 “Intermediazioni monetaria” - le Banche nel linguaggio corrente - e della Divisione 65 “Assicurazioni, riassicurazioni e fondi pensione (escl. le assicurazioni sociali obbligatorie)”, sinteticamente le Assicurazioni.
  12. 12. 12 Comparti bancario-assicurativi all’interno della Sezione K dell’ATECO 2007. Divisioni, Gruppi e Classi Codice Ateco 2007 Descrizione 64 ATTIVITÀ DI SERVIZI FINANZIARI (ESCLUSE LE ASSICURAZIONI E I FONDI PENSIONE) 64.1 INTERMEDIAZIONE MONETARIA 64.11 Attività delle banche centrali 64.19 Altre intermediazioni monetarie 64.30 Società fiduciarie, fondi e altre società simili 64.9 ALTRE ATTIVITÀ DI SERVIZI FINANZIARI (ESCLUSE LE ASSICURAZIONI E I FONDI PENSIONE) 64.91 Leasing finanziario 64.92 Altre attività creditizie 64.99 Altre attività di servizi finanziari nca (escluse le assicurazioni e i fondi pensione) 65 ASSICURAZIONI, RIASSICURAZIONI,FONDI PENSIONE (ESCLUSE ASSICURAZIONI SOCIALI OBBLIGATORIE) 65.1 ASSICURAZIONI 65.2 RIASSICURAZIONI 65.3 FONDI PENSIONE 66 ATTIVITÀ AUSILIARIE DEI SERVIZI FINANZIARI E DELLE ATTIVITÀ ASSICURATIVE 66.1 ATTIVITÀ AUSILIARIE DEI SERVIZI FINANZIARI (ESCLUSE LE ASSICURAZIONI E I FONDI PENSIONE) 66.11 Amministrazione di mercati finanziari 66.12 Attività di negoziazione di contratti relativi a titoli e merci 66.19 Altre attività ausiliarie dei servizi finanziari (escluse le assicurazioni e i fondi pensione) 66.2 ATTIVITÀ AUSILIARIE DELLE ASSICURAZIONI E DEI FONDI PENSIONE 66.21 Valutazione dei rischi e dei danni 66.22 Attività di agenti e mediatori di assicurazioni 66.29 Altre attività ausiliarie delle assicurazioni e dei fondi pensione 66.3 ATTIVITÀ DI GESTIONE DEI FONDI Fonte: elaborazioni ARES2.0/SOGES dalla Classificazione delle attività economiche Ateco 2007 (ISTAT, 2009). Accanto a tali comparti sono presenti1 , nella Sezione K, attività economiche collegate funzionalmente alle Banche e alle Assicurazioni in un logica di filiera: si tratta delle Ausiliarie dei servizi finanziari e delle attività assicurative, che - come si illustrerà più avanti - hanno una struttura dimensionale ed anche occupazionale completamente diversa da quella delle Banche e delle Assicurazioni. Rientrano nella sezione K anche gli Altri servizi finanziari (Leasing finanziario, Factoring, Merchant Bank, ecc.); anche in questo caso il collegamento, che include legami proprietari, con il mondo bancario è rilevante; pure in tal caso, tuttavia, la tipologia di impresa e la fisionomia occupazionale si distacca da quella del sistema bancario- assicurativo. All’interno dei servizi finanziari, nella continuità delle filiere le Banche (64.1) e le Assicurazioni (65), o più precisamente le grandi imprese in tali settori, rappresentano aggregati occupazionali molto consistenti, oltre che centri di produzione di valore e di coordinamento, diretto ed indiretto, di gran parte del resto del sistema finanziario. Il legame 1 Nella classificazione ATECO 2007 fanno parte della sezione K anche le Società di partecipazione (Holding), indipendentemente dal settore di attività delle società partecipate. Dal punto di vista occupazionale, si tratta di una realtà residuale (meno di 2 mila addetti nel 2011, di cui solo la metà circa dipendenti).
  13. 13. 13 funzionale è d’altronde richiamato nella definizione: Attività Ausiliarie dei Servizi finanziari e delle Assicurazioni. La numerosità delle micro-imprese assume proporzioni imponenti nelle Attività ausiliarie; in particolare nelle Attività ausiliarie delle assicurazioni, in cui rientrano Agenti e Broker. In tale ambito si registra, infatti, la presenza di oltre 50 mila micro-imprese, con oltre 95 mila addetti; nelle altre Ausiliarie dei servizi finanziari il numero delle micro-imprese resta ingente (quasi 31 mila, con quasi 38 mila addetti). Numero di addetti interni ed imprese a fine 2011 per dimensione di addetti dell’impresa fino a 9 10-49 50-249 250-499 500-999 1000 e + totale fino a 9 10-49 200-249 250-499 500-999 1000 e + totale 641: intermediazione monetaria 29 235 304 57 40 52 717 117 6.629 34.413 20.194 28.291 261.347 350.991 649: altre attività di servizi finanziari (escluse le assicurazioni e i fondi pensione) 2.801 360 95 13 8 3 3.280 4.392 7.349 9.331 4.449 5.455 5.409 36.385 65: assicurazioni, riassicurazioni e fondi pensione (escluse le assicurazioni sociali obbligatorie) 70 67 49 14 6 10 216 286 1.600 5.784 5.261 4.445 26.335 43.711 661: attività ausiliarie dei servizi finanziari, (escluse le assicurazioni e i fondi pensione) 30.953 120 14 1 1 0 31.089 37.988 2.131 1.384 266 606 0 42.375 662: attività ausiliarie delle assicurazioni e dei fondi pensione 51.381 974 22 4 1 2 52.384 95.971 13.672 2.249 1.487 718 3.626 117.723 663: attività di gestione dei fondi 101 64 19 2 0 0 186 416 1.219 1.828 697 0 0 4.160 TOTALE 85.335 1.820 503 91 56 67 87.872 139.170 32.600 54.989 32.354 39.515 296.717 595.345 numero imprese attive numero addetti delle imprese attive Fonte: elaborazioni ARES2.0/SOGES su dati ISTAT (CensimentoIndustriaServizi 2011). Tra i comparti risulta quindi evidente - come mostrato anche dalla Tabella - l’opposta polarità, innanzitutto nella classe dimensionale di imprese, con le micro-imprese che sono in termini numerici soverchianti nelle Ausiliarie e largamente prevalenti anche nel Gruppo di attività economica delle Altre attività dei servizi finanziari. Complessivamente, nei comparti considerati della Sezione K si registrano ben 85 mila micro- imprese, con circa 140 mila addetti; le grandissime, con almeno 1000 dipendenti sono 67, con poco meno di 300 mila addetti; quasi 150 imprese, con oltre 70 mila addetti, rientrano nella fascia tra i 250 ed i 999 addetti (anch’essa ricompresa nelle “grandi imprese”). Banche ed assicurazioni, da un lato, ed Ausiliarie, dall’altro, rappresentano mondi in qualche modo speculari, pur condividendo spazi economici comunicanti ed interrelati. Le Altre attività dei servizi finanziari si collocano in posizione intermedia, con una significativa presenza di grandi imprese dai 250 addetti in su.
  14. 14. 14 Tra le imprese con almeno 1000 addetti, 52 sono Banche e 10 Assicurazioni, con complessivamente 290 mila addetti, in gran parte bancari (oltre 260 mila). Nell’intera economia, tali imprese rappresentano il 10% della classe dimensionale ed oltre il 13% in termini di addetti. Nella Intermediazione monetaria il 75% degli addetti è occupato nelle 52 imprese con almeno 1000 addetti, cui si aggiunge il 12% delle imprese nella fascia dai 250 ai 999 addetti. Distribuzione % degli addetti per dimensione di impresa. Fine 2011 0% 10% 20% 30% 40% 50% 60% 70% 80% 90% 100% 641: intermediazione monetaria 649: altre attività di servizi finanziari 65: assicurazioni, riassicurazioni 661: attività ausiliarie dei servizi finanziari 662: attività ausiliarie delle assicurazioni 663: attività di gestione dei fondi fino a 9 10-49 50-249 250-499 500-999 1000 e + Fonte: elaborazioni ARES2.0/SOGES su dati ISTAT (CensimentoIndustriaServizi 2011). Un altro elemento di caratterizzazione delle Banche ed Assicurazioni rispetto agli altri comparti del settore finanziario, ed anche rispetto a larga parte dell’economia italiana, è quello legato all’assoluta prevalenza occupazionale degli addetti interni dipendenti (98% nelle Banche, 97% le Assicurazioni), mentre nelle Ausiliarie la quota si mantiene sotto il 50%. Il nesso con l’ingente numero di micro-imprese riportato in precedenza è abbastanza ovvio. Più vicino alle Banche e alle Assicurazioni è il piccolo comparto della gestione dei Fondi (meno di 5 mila addetti a livello nazionale) e le Altre attività dei servizi finanziari, comparti che vedono anch’essi una netta prevalenza dei dipendenti, con quote tra l’85% e l’89%. Molto modesta complessivamente, almeno a fine 2011, la presenza dei lavoratori temporanei (ex-interinali), mentre i lavoratori esterni rappresentano una presenza
  15. 15. 15 abbastanza significativa, intorno al 9%, nelle Altre attività dei servizi finanziari e nella Gestione dei fondi. Occupati nelle imprese attive del sistema bancario-assicurativo per posizione professionale. Fine 2011 TOTALE ADDETTI (dipendenti +indipende nti) 641 intermediazione monetaria 348.326 98,3% 2.665 0,8% 350.991 817 0,2% 2.570 0,7% 354.378 100,0% 649 altre attività di servizi finanziari (escluse le assicurazioni e i fondi pensione) 34.185 84,7% 2.200 5,4% 36.385 372 0,9% 3.617 9,0% 40.374 100,0% 65 assicurazioni, riassicurazioni e fondi pensione (escluse le assicurazioni sociali obbligatorie) 43.689 97,2% 22 0,0% 43.711 649 1,4% 581 1,3% 44.941 100,0% 661 attività ausiliarie dei servizi finanziari (escluse le assicurazioni e i fondi pensione) 10.276 23,4% 32.099 73,2% 42.375 19 0,0% 1.443 3,3% 43.837 100,0% 662 attività ausiliarie delle assicurazioni e dei fondi pensione 55.470 45,6% 62.253 51,1% 117.723 117 0,1% 3.882 3,2% 121.722 100,0% 663 attività di gestione dei fondi 4.108 88,6% 52 1,1% 4.160 48 1,0% 428 9,2% 4.636 100,0% TOTALE 496.054 81,3% 99.291 16,3% 595.345 2.022 0,3% 12.521 2,1% 609.888 100,0% numero dipendenti delle imprese attive numero indipendenti delle imprese attive numero lavoratori temporanei delle imprese attive numero lavoratori esterni delle imprese attive TOTALE (Addetti+ Temporanei+ Esterni) Nota2 : per lavoratori esterni si intendono i collaboratori (co.co.pro, e co.co.co) e altre forme di lavoro atipico (associati in partecipazione, voucher, ecc.). I lavoratori temporanei sono gli ex interinali,. Per definizione, i lavoratori indipendenti sono presenti nelle imprese organizzate con forma giuridica individuale, società di persona e di capitale e cooperative Fonte: elaborazioni su dati ISTAT (CensimentoIndustriaServizi 2011). Si osserva nel Rapporto ABI 2013 sul mercato del lavoro nell’industria finanziaria che nel settore credito italiano la stabilità del posto di lavoro è da sempre un valore fondamentale, come dimostrato dall’elevata incidenza dei contratti a tempo indeterminato (compresi gli apprendisti) che si attesta secondo il rapporto oltre il 99%. Tra le principali caratteristiche del personale bancario si confermano anche la qualità professionale in costante crescita (con il 36% di laureati) e il continuo aumento del personale femminile (44% sul complesso dei dipendenti). Per quanto riguarda la distribuzione territoriale delle unità locali e dell’occupazione i comparti finanziari ed assicurativi hanno una prevalenza di insediamento nelle regioni settentrionali, che va ben oltre le quote relative demografiche. Ciò si verifica sia in termini di 2 ISTAT (2013), “9° Censimento dell’industria e dei servizi e Censimento delle istituzioni non profit. Primi risultati”, Roma.
  16. 16. 16 unità locali delle imprese sia, in modo più marcato, di dipendenti. Anche le regioni dell’Italia centrale hanno sui comparti un peso più che proporzionale alla popolazione. Conseguentemente, la presenza delle attività finanziarie nelle regioni meridionali è largamente sottodimensionata in rapporto alla popolazione. Questa presenza relativamente scarsa si può assumere come proxy del grado di sviluppo economico e benessere di ciascuna area. Unità locali delle imprese attive del sistema bancario-assicurativo per ripartizione geografica. Valori assoluti e % per comparto. Fine 2011 Nord Centro Mezzogiorno ITALIA 641: intermediazione monetaria 18.772 6.759 6.855 32.386 649: altre attività di servizi finanziari 2.593 1.115 1.021 4.729 65: assicurazioni, riassicurazioni e fondi 837 303 367 1.507 661: attività ausiliarie dei servizi finanziari 16.189 7.600 8.461 32.250 662: attività ausiliarie delle assicurazioni 28.198 12.473 15.085 55.756 663: attività di gestione dei fondi 193 31 9 233 TOTALE 66.782 28.281 31.798 126.861 641: intermediazione monetaria 58 21 21 100 649: altre attività di servizi finanziari 55 24 22 100 65: assicurazioni, riassicurazioni e fondi 56 20 24 100 661: attività ausiliarie dei servizi finanziari 50 24 26 100 662: attività ausiliarie delle assicurazioni 51 22 27 100 663: attività di gestione dei fondi 83 13 4 100 TOTALE 53 22 25 100 Popolazione residente cens. 2011 46 20 35 100 Valori assoluti Valori % Fonte: elaborazioni su dati ISTAT (CensimentoIndustriaServizi 2011).
  17. 17. 17 Dipendenti delle unità locali del sistema bancario-assicurativo per ripartizione geografica. Valori assoluti e % per comparto. Fine 2011 Nord Centro Mezzogiorno ITALIA 641: intermediazione monetaria 209.247 77.408 61.671 348.326 649: altre attività di servizi finanziari 20.178 9.776 4.231 34.185 65: assicurazioni, riassicurazioni e fond 32.433 8.058 3.198 43.689 661: attività ausiliarie dei servizi finanziari 5.144 2.722 2.410 10.276 662: attività ausiliarie delle assicurazioni e 33.239 11.999 10.232 55.470 663: attività di gestione dei fondi 3.701 387 20 4.108 641: intermediazione monetaria 60 22 18 100 649: altre attività di servizi finanziari 59 29 12 100 65: assicurazioni, riassicurazioni e fond 74 18 7 100 661: attività ausiliarie dei servizi finanziari 50 26 23 100 662: attività ausiliarie delle assicurazioni e 60 22 18 100 663: attività di gestione dei fondi 90 9 0 100 Valori assoluti Valori % Fonte: elaborazioni su dati ISTAT (CensimentoIndustriaServizi 2011). 2.2. Perimetro e struttura dei comparti bancario ed assicurativo Come evidenziato all’inizio di questo capitolo i comparti su cui si concentra l’attenzione del presente lavoro sono le Banche (Intermediazione monetaria) ed il comparto Assicurativo (Divisione 65). L’intermediazione monetaria include la raccolta di fondi nella forma di depositi a vista, cioè fondi a valore nominale certo, liberamente rimborsabili o trasferibili, e/o di strumenti ad essi assimilati, nonché l’estensione del credito e la concessione di prestiti. La concessione di crediti può assumere forme diverse, quali prestiti, mutui ipotecari, carte di credito, etc. Il Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia (D. Lgs. 385/1993 e succ. modifiche ed integrazioni) fissa i confini del settore al Titolo II: “1. La raccolta di risparmio tra il pubblico e l’esercizio del credito costituiscono l'attività bancaria. Essa ha carattere d'impresa. 2. L'esercizio dell’attività bancaria è riservato alle banche. 3. Le banche esercitano, oltre all’attività bancaria, ogni altra attività finanziaria, secondo la disciplina propria di ciascuna, nonché attività connesse o strumentali.”
  18. 18. 18 Distribuzione per aggregato dimensionale degli addetti: val. assoluti e % sul totale di comparto. Fine 2011. Intermediazione monetaria (Banche) e Assicurazioni Fonte: elaborazioni ARES2.0/SOGES su dati ISTAT (CensimentoIndustriaServizi 2011). Gli Istituti di credito sono censiti in un apposito albo anagrafico disponibile in formato elettronico sul sito della Banca d’Italia, insieme agli Albi/Elenchi riportati nella Tabella successiva. Albi ed elenchi di vigilanza della Banca d’Italia Albi / Elenchi Fonte normativa Albo delle banche Art. 13 D.Lgs. 385/93 Albo dei gruppi bancari Art. 64 D.Lgs. 385/93 Albo delle società di gestione del risparmio (SGR) Art. 35 D.Lgs. 58/98 Albo delle società di investimento a capitale variabile (SICAV) Art. 44 D.Lgs. 58/98 Elenco degli organismi di investimento collettivo del risparmio (OICR) Normativa vigilanza sugli OICR Elenco speciale delle società finanziarie Art. 107 D.Lgs. 385/93 Albo degli istituti di moneta elettronica (IMEL) Art. 114-bis D.Lgs. 385/93 Elenco delle succursali di banche Istruzioni Vigilanza per le Banche Elenco delle banche estere in libera prestazione di servizi Art. 16 del D.Lgs. 385/93 Elenco delle succursali di società di gestione armonizzate Art. 41 bis, co. 1, D.Lgs. 58/98 Elenco delle società di gestione armonizzate in libera prestazione di servizi Art. 41 bis, co. 2, D.Lgs. 58/98 Fonte: elaborazioni ARES2.0/SOGES da Bankitalia.(http://siotec.bancaditalia.it/sportelli/jsp/layout/home.jsp.) fino a 9; 117 ; 0,0% 10-49; 6.629 ; 1,9% 200-249; 34.413 ; 9,8% 250-499; 20.194 ; 5,8% 500-999; 28.291 ; 8,1% 1000 e +; 261.347 ; 74,5% 641: intermediazione monetaria fino a 9; 286 ; 0,7% 10-49; 1.600 ; 3,7% 50-249; 5.784 ; 13,2% 250-499; 5.261 ; 12,0% 500-999; 4.445 ; 10,2% 1000 e +; 26.335 ; 60,2% 65: assicurazioni, riassicurazioni
  19. 19. 19 La divisione 65 (Assicurazioni, riassicurazioni e fondi pensione) della classificazione delle attività economiche, include le rendite vitalizie e le polizze assicurative, nonché l’investimento dei premi in un portafoglio di attività finanziarie da utilizzare per il pagamento di indennizzi. È inclusa l’erogazione sia di servizi di assicurazione diretta che di riassicurazione. Il gruppo 65.1 Assicurazioni include in particolare, l’attività di assicurazione e riassicurazione sulla vita, con o senza caratteristiche di strumenti di capitalizzazione, e le assicurazioni diverse da quelle sulla vita. Il Gruppo 65.2 Attività di riassicurazione comprende le attività di assunzione di tutto o parte del rischio, connesso alle polizze assicurative già esistenti, originariamente sottoscritte dalle compagnie di assicurazioni operanti nei rami vita e danni. Tale attività si concretizza nell'assunzione e la gestione dei rischi ceduti da un'impresa di assicurazione o la retrocessione dei rischi effettuata da un’impresa di riassicurazione. Come nel sistema bancario, anche in quello assicurativo è richiesta l’iscrizione ad un albo. Infatti il Codice delle assicurazioni private (D. Lgs. 209/2005) prevede l’Albo delle imprese assicuratrici. Tale albo è disponibile sul sito dell’IVASS (Istituto per la Vigilanza sulle Assicurazioni) succeduto all'ISVAP nell’estate del 20123 Il citato D. Lgs. 209/2005 stabilisce che l'esercizio dell’attività assicurativa nei rami vita e nei rami danni è riservato alle imprese di assicurazione. Il Decreto lgs. 209/2005 stabilisce inoltre che l’impresa di assicurazione limita l’oggetto sociale all'esercizio dei soli rami vita oppure dei soli rami danni e della relativa riassicurazione. Tuttavia, è consentito l’esercizio congiunto dei rami vita e dei soli rami danni infortuni e malattia, ma l’impresa è tenuta, in tal caso, a una gestione separata per ciascuna delle due attività. L’impresa di assicurazione può inoltre svolgere le operazioni connesse o strumentali all’esercizio dell’attività assicurativa o riassicurativa. Sono inoltre consentite le attività relative alla costituzione ed alla gestione delle forme di assistenza sanitaria e di previdenza integrative, nei limiti ed alle condizioni stabilite dalla legge. Il massimo dettaglio settoriale disponibile nei dati di censimento della Categoria di attività economica è riportato nella Tabella seguente, separatamente per imprese ed addetti. Viene riportata anche la Categoria Merchant Bank inclusa insieme alla Cassa depositi e prestiti nell’Albo delle banche di Bankitalia. La quasi totalità del settore è comunque rappresentata dalla Categoria 64191 - Intermediazione monetaria d‘istituti monetari diversi dalle banche centrali (Istituti di credito). Vi rientrano: 3 D.L. 6 luglio 95/2012 n. 95 convertito con L. 135/ 2012 .
  20. 20. 20 banche (Spa); casse di risparmio; banche popolari; banche di credito cooperativo; attività di concessione di crediti per l’acquisto di abitazioni da parte di intermediari specializzati autorizzati alla raccolta di depositi. Imprese attive per Categoria di attività economica e dimensione (addetti). Fine 2011 fino a 9 10-49 50-249 250-499 500-999 1000 e + totale 64110: attività della banca centrale .. .. .. .. .. 1 1 64191: intermediazione monetaria di istituti monetari diversi dalle banche centrali 27 234 304 56 40 51 712 64993: attività di merchant bank 38 5 .. .. .. .. 43 64193: istituti di moneta elettronica (imel) 2 1 .. .. .. .. 3 64194: cassa depositi e prestiti .. .. .. 1 .. .. 1 65110: assicurazioni sulla vita 27 27 19 2 .. 3 78 65120: assicurazioni diverse da quelle sulla vita 42 36 29 12 6 7 132 65200: attività di riassicurazione 1 4 1 .. .. .. 6 Fonte: elaborazioni ARES2.0/SOGES su dati ISTAT (CensimentoIndustriaServizi 2011). Per quanto riguarda le Assicurazioni, vi è una prevalenza in tutte le dimensioni delle Assicurazioni diverse da quelle sulla vita, in termini di numero di imprese ed anche, sia pure in misura meno marcata, di addetti. Davvero esigua è la presenza delle Riassicurazioni, che hanno evidentemente solo un ruolo di supporto tecnico/giuridico alle attività delle Assicurazioni.
  21. 21. 21 Addetti delle Imprese attive per Categoria di attività economica. Fine 2011 fino a 9 10-49 200-249 250-499 500-999 1000 e + totale 64110: attività della banca centrale .. .. .. .. .. 7.009 7.009 64191: intermediazione monetaria di istituti monetari diversi dalle banche centrali 112 6.616 34.413 19.702 28.291 254.338 343.472 64993: attività di merchant bank 60 119 .. .. .. .. 179 64193: istituti di moneta elettronica (imel) 5 13 .. .. .. .. 18 64194: cassa depositi e prestiti .. .. .. 492 .. .. 492 65110: assicurazioni sulla vita 111 657 2.488 722 .. 10.976 14.954 65120: assicurazioni diverse da quelle sulla vita 167 851 3.196 4.539 4.445 15.359 28.557 65200: attività di riassicurazione 8 92 100 .. .. .. 200 Fonte: elaborazioni ARES2.0/SOGES su dati ISTAT (CensimentoIndustriaServizi 2011). 2.3 Dinamiche tra i censimenti 2001 e 2011 L’intervallo intercensuario 2001-2011 è esplorabile al momento solo in modo aggregato, a livello di Divisione di attività economica. Nelle Divisioni 64 (costituita essenzialmente dalle Banche) e 65 (Assicurazioni) si è verificata una forte riduzione del numero delle micro imprese (fino a 9 addetti), che si riflette in un forte calo del numero complessivo di imprese. Una situazione che si differenzia nettamente da quella delle Ausiliarie (Divisione 88), dove cresce fortemente anche il numero di micro imprese. Tale riduzione trova nella Divisione 64 (che include le Banche) un riscontro anche in termini di riduzione degli addetti. In termini occupazionali, micro e piccole rappresentano, comunque, una quota residuale nelle Banche e nelle Assicurazioni. Per quanto riguarda il numero medie e grandi imprese, nel sistema bancario-finanziario le oscillazioni sono abbastanza modeste. Relativamente contenuta è anche la flessione complessiva in termini occupazionali (-30,5 mila addetti, pari al -7,3%), per oltre i 2/3 determinata dalla flessione nelle micro e piccole imprese. Nelle Assicurazioni, le variazioni delle imprese per classe dimensionale coinvolgono numeri piuttosto limitati, fatta salva la flessione consistente tra le medie imprese (50-249 addetti). Il saldo occupazionale è leggermente positivo (+1,4 mila addetti, pari al +3,3%), come risultato
  22. 22. 22 degli incrementi che si registrano nelle imprese grandissime ed in quelle nella fascia tra i 250 ed i 499 addetti, che compensano i cali delle medie imprese e di quelle nella fascia 500-999. Nelle Ausiliarie, sia in termini di addetti che di imprese, il saldo è fortemente positivo, e compensa la flessione in termini di imprese delle altre due Divisioni, e, con riferimento al settore bancario-finanziario, il calo occupazionale. Un’ipotesi di lavoro è quella di una migrazione, in termini di settore di attività economica, verso la Divisione delle Ausiliarie, anche se con ogni probabilità non sono assenti elementi di tipo strutturale. Dal punto di vista degli equilibri territoriali, il Mezzogiorno ha perso complessivamente terreno in ambito bancario-finanziario, sia in termini di presidio del territorio (unità locali) sia di dipendenti. Ciò si verifica anche per le unità locali delle imprese in ambito assicurativo, mentre la quota in termini di dipendenti sul totale nazionale, peraltro molto bassa (7%), resta sostanzialmente stabile. In aumento, invece, le quote relative di unità locali ed addetti, nelle Attività ausiliarie, con valori che si eguagliano in termini di dipendenti e superano in termini di imprese quelli dell’Italia centrale. Divisione 64 - Attività di servizi finanziari (Banche etc.) per classe dimensionale di addetti. Numero di imprese attive, % sul totale per classe di addetti. 2001 e 2011 Val. ass. % Val. ass. % Val. ass. % fino a 9 16.959 92,6% 5.786 83,0% -11.173 -65,9% 10-49 783 4,3% 607 8,7% -176 -22,5% 50-249 401 2,2% 404 5,8% +3 +0,7% 250-499 71 0,4% 71 1,0% = = 500-999 54 0,3% 48 0,7% -6 -11,1% 1000 e + 51 0,3% 55 0,8% +4 +7,8% TOTALE 18.319 100,0% 6.971 100,0% -11.348 -61,9% 2001 2011 Variaz. 2011/2001 Fonte: elaborazioni su dati ISTAT (CensimentoIndustriaServizi 2011).
  23. 23. 23 Divisione 65 - Assicurazioni, riassicurazioni e fondi pensione (escluse le assicurazioni sociali obbligatorie). Numero di imprese attive e % sul totale per classe di addetti. 2001 e 2011 Val. ass. % Val. ass. % Val. ass. % fino a 9 762 80,8% 393 71,6% -369 -48,4% 10-49 79 8,4% 77 14,0% -2 -2,5% 50-249 70 7,4% 49 8,9% -21 -30,0% 250-499 11 1,2% 14 2,6% +3 +27,3% 500-999 9 1,0% 6 1,1% -3 -33,3% 1000 e + 12 1,3% 10 1,8% -2 -16,7% TOTALE 943 100,0% 549 100,0% -394 -41,8% 2001 2011 Variaz. 2011/2001 Fonte: elaborazioni su dati ISTAT (CensimentoIndustriaServizi 2011). Divisione 66. Attività ausiliarie dei servizi finanziari e delle attività assicurative. Numero di imprese attive e % sul totale per classe di addetti. 2001 e 2011 Val. ass. % Val. ass. % Val. ass. % fino a 9 62.848 98,7% 82.438 98,5% +19.590 +31,2% 10-49 807 1,3% 1.158 1,4% +351 +43,5% 50-249 44 0,1% 55 0,1% +11 +25,0% 250-499 3 0,0% 7 0,0% +4 +133,3% 500-999 . . 2 0,0% . . 1000 e + . . 2 0,0% . . TOTALE 63.702 100,0% 83.662 100,0% +19.960 +31,3% 2001 2011 Variaz. 2011/2001 Fonte: elaborazioni su dati ISTAT (CensimentoIndustriaServizi 2011).
  24. 24. 24 Divisione 64. Attività di servizi finanziari (Banche e altri serv. finanziari). Numero di addetti di imprese attive e % sul totale per classe di addetti. 2001 e 2011 Val. ass. % Val. ass. % Val. ass. % fino a 9 24.510 5,8% 5.810 1,5% -18.700 -76,3% 10-49 17.556 4,2% 14.331 3,7% -3.225 -18,4% 50-249 44.006 10,5% 44.194 11,3% +188 +0,4% 250-499 25.604 6,1% 24.932 6,4% -672 -2,6% 500-999 37.563 8,9% 33.746 8,7% -3.817 -10,2% 1000 e + 271.028 64,5% 266.756 68,4% -4.272 -1,6% TOTALE 420.267 100,0% 389.769 100,0% -30.498 -7,3% 2001 2011 Variaz. 2011/2001 Fonte: elaborazioni su dati ISTAT (CensimentoIndustriaServizi 2011). Divisione 65. Assicurazioni, riassicurazioni e fondi pensione (escluse le assicurazioni sociali obbligatorie). Numero di addetti di imprese attive e % sul totale per classe di addetti. 2001 e 2011 Val. ass. % Val. ass. % Val. ass. % fino a 9 438 1,0% 403 0,9% -35 -8,0% 10-49 1.712 4,0% 1.788 4,1% +76 +4,4% 50-249 7.500 17,6% 5.784 13,1% -1.716 -22,9% 250-499 3.790 8,9% 5.261 12,0% +1.471 +38,8% 500-999 6.086 14,3% 4.445 10,1% -1.641 -27,0% 1000 e + 23.096 54,2% 26.335 59,8% +3.239 +14,0% TOTALE 42.622 100,0% 44.016 100,0% +1.394 +3,3% 2001 2011 Variaz. 2011/2001 Fonte: elaborazioni su dati ISTAT (CensimentoIndustriaServizi 2011).
  25. 25. 25 Divisione 66. Attività ausiliarie dei servizi finanziari e delle attività assicurative. Numero di addetti di imprese attive e % sul totale per classe di addetti. 2001 e 2011 Val. ass. % Val. ass. % Val. ass. % fino a 9 113.847 86,8% 134.375 81,8% +20.528 +18,0% 10-49 11.805 9,0% 17.022 10,4% +5.217 +44,2% 50-249 4.467 3,4% 5.461 3,3% +994 +22,3% 250-499 1.017 0,8% 2.450 1,5% +1.433 +140,9% 500-999 . . 1.324 0,8% . . 1000 e + . . 3.626 2,2% . . TOTALE 131.136 100,0% 164.258 100,0% +33.122 +25,3% 2001 2011 Variaz. 2011/2001 Fonte: elaborazioni su dati ISTAT (CensimentoIndustriaServizi 2011). Divisioni 64, 65 e 66. Unità locali e addetti. Valori assoluti. 2010 e 2011 2001 2011 2001 2011 Nord 27.049 23.465 240.508 233.604 Centro 9.916 8.434 100.459 88.556 Mezzogiorno 10.440 8.051 76.188 67.205 ITALIA 47.405 39.950 417.155 389.365 Nord 942 836 28.005 32.449 Centro 328 302 9.408 8.064 Mezzogiorno 501 366 3.178 3.198 ITALIA 1.771 1.504 40.591 43.711 Nord 36.800 44.411 75.562 90.511 Centro 15.412 20.020 28.459 36.499 Mezzogiorno 16.007 23.469 27.084 37.248 ITALIA 68.219 87.900 131.105 164.258 unità locali attive addetti 64 attività di servizi finanziari 65 assicurazioni, riassicurazioni e fondi pensione 66 attività ausiliarie dei servizi finanziari e delle attività assicurative Fonte: elaborazioni su dati ISTAT (CensimentoIndustriaServizi 2011).
  26. 26. 26 Divisioni 64, 65 e 66. Unità locali e addetti. Valori assoluti. 2010 e 2011 2001 2011 2001 2011 Nord 57,1 58,7 57,7 60,0 Centro 20,9 21,1 24,1 22,7 Mezzogiorno 22,0 20,2 18,3 17,3 ITALIA 100,0 100,0 100,0 100,0 Nord 53,2 55,6 69,0 74,2 Centro 18,5 20,1 23,2 18,4 Mezzogiorno 28,3 24,3 7,8 7,3 ITALIA 100,0 100,0 100,0 100,0 Nord 53,9 50,5 57,6 55,1 Centro 22,6 22,8 21,7 22,2 Mezzogiorno 23,5 26,7 20,7 22,7 ITALIA 100,0 100,0 100,0 100,0 unità locali attive addetti 64 attività di servizi finanziari 65 assicurazioni, riassicurazioni e fondi pensione 66 attività ausiliarie dei servizi finanziari e delle attività assicurative Fonte: elaborazioni su dati ISTAT (CensimentoIndustriaServizi 2011). CARATTERISTICHE STRUTTURALI DEL SISTEMA BANCARIO ED ASSICURATIVO: IL PRESENTE ED IL PASSATO 3.1 Imprese e mercati: dimensione, specializzazione operativa e performance economico – finanziaria 3.1.1 Banche Evoluzione dal 2000 per dimensione e categoria Dai primi anni 2000 si è assistito ad una progressiva riduzione nel numero di banche in Italia. A metà decennio, si verifica una temporanea inversione di tendenza fino al 2007, essenzialmente per effetto della crescita del numero di filiali di banche estere. Successivamente, esauritasi la dinamica positiva delle Estere, la flessione delle Spa e del Credito cooperativo hanno determinato una consistente flessione complessiva.
  27. 27. 27 Numero di banche per categoria a fine anno. 2000-2012 2000 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 Spa 240 253 253 244 242 243 245 248 248 248 234 215 198 Filiali di banche estere 58 61 60 61 60 66 74 79 82 82 75 78 78 Popolari 44 44 40 38 37 36 38 39 38 38 37 37 37 Credito cooperativo 499 474 461 445 439 439 436 440 432 421 415 411 394 TOTALE 841 832 814 788 778 784 793 806 800 789 761 741 707 L’aggregato comprende tutte le banche residenti in Italia; è inclusa la Cassa depositi e prestiti spa. Fonte: elaborazioni ARES2.0/SOGES su dati Bankitalia (Relazione annuale, v. a.). Dal punto di vista della composizione dimensionale, il processo di concentrazione ha portato fino al 2011 una riduzione del numero delle Maggiori e Grandi Banche, che è passato da 20 nel 2001 a 15 nel 2011. Consistente il calo anche delle Minori, che hanno perso circa 90 unità. Il confronto tra il periodo iniziale e quello finale per le Medie e le Piccole da un saldo moderatamente negativo, essenzialmente per l’effetto di una crescita, poi rientrata, verificatasi a metà decennio Numero di banche per dimensione a fine anno. 2001-2011 2001 2002 2003 2004 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 Maggiori 7 8 11 11 11 10 8 8 8 5 6 Grandi 13 9 11 11 11 13 12 12 12 11 9 Medie 33 33 31 33 33 39 39 36 35 34 31 Piccole 140 134 130 126 124 152 152 151 148 142 135 Minori 639 630 605 597 605 579 595 593 586 569 560 TOTALE 832 814 788 778 784 793 806 800 789 761 741 L’aggregato comprende tutte le banche residenti in Italia; è inclusa la Cassa depositi e prestiti spa. Fonte: elaborazioni ARES2.0/SOGES su dati Bankitalia (Relazione annuale, v. a.). Tenendo conto dei legami di gruppo, il quadro 2012 vede 46 banche appartenenti a 5 Gruppi maggiori ed altre 53 grandi banche indipendenti o appartenenti ad altri grandi gruppi. Le piccole banche indipendenti sono 46 e 484 le Minori.
  28. 28. 28 Numero di banche per dimensione a fine anno. 2012 2012 Primi 5 gruppi 46 Altre grandi o appart. a gruppi grandi 53 Filiali di banche estere 78 Piccole 46 Minori 484 TOTALE 707 Fonte: elaborazioni ARES2.0/SOGES su dati Bankitalia (Relazione annuale, v. a.). Elementi-chiave del quadro evolutivo recente e dello scenario futuro L’ambiente economico nel quale le banche italiane stanno operando è tra i più difficili degli ultimi decenni. Purtroppo, le capacità di crescita del nostro sistema produttivo si sono significativamente assottigliate ed il succedersi di due consecutive recessioni in pochi anni, insieme ad un’acuta crisi di finanza pubblica, hanno reso ormai molto stretti i margini di azione del settore. In un tale contesto, mentre si confermano i caratteri di strutturale solidità delle banche, emerge un problema di redditività che risente dei bassi livelli di domanda di prestiti ed altri servizi bancari, di alti costi di raccolta a motivo delle perduranti difficoltà riconducibili al rischio Paese e di un eccezionale incremento del costo del rischio. Il recupero delle capacità reddituali del settore viene a dipendere, oltre che a misure interne (di riduzione dei costi), da una ritrovata capacità di crescere della nostra economia, unita ad interventi legislativi e regolamentari a sostegno dell’attività creditizia e capaci di rimuovere le molte penalizzazioni di cui il settore soffre (come il trattamento fiscale delle perdite su crediti). Nel contesto europeo, coesistono diversi modelli di business bancario e, con ogni probabilità, continueranno a coesistere nel prossimo futuro. Le banche italiane proprio grazie al loro modello di business orientato in senso “tradizionale”, con la grande importanza data alla raccolta presso la clientela e la minor esposizione sui prodotti finanziari derivati, sono state colpite direttamente solo in modo marginale dalla crisi finanziaria. È invece la crisi reale dell’economia italiana che ha colpito seriamente il sistema bancario, attraverso il calo della domanda per i prestiti, l’aumento dei tassi di default, l’aumento dell’incertezza sugli impieghi. Ciò si è riflettuto nella maggiore difficoltà di accesso delle banche italiane ai mercati finanziari internazionali.
  29. 29. 29 La ripresa economica generale rimane quindi un fattore chiave per la redditività delle banche italiane. L'allentamento delle tensioni sul mercato finanziario, unito a politiche a livello nazionale ed europeo, potrebbe riaprire i canali di accesso delle banche italiane ai mercati internazionali dei capitali. La negativa dinamica dei prestiti della fase recente è influenzata dalla mancanza di sviluppo dell’economia italiana: aggiustati per l’andamento (negativo) del PIL i prestiti erogati non risultano in Italia sottodimensionati nei confronti internazionali. Inoltre, anche guardando al solo al tasso annuo di crescita dei prestiti (senza tenere conto della dinamica del PIL), dati recenti indicano che la capacità di recupero del credito in Italia è più elevata rispetto a paesi soggetti a simili stress. Anche nei primi mesi del 2013 è continuata la riduzione dei prestiti a residenti: infatti, a maggio di quest’anno, il credito a residenti, escluse le operazioni con controparti centrali, risultava in riduzione dell’2,4% su base annua. La flessione dei prestiti bancari al settore privato non finanziario è proseguita, a un ritmo comparabile in estate (-3,6% ad agosto il calo su base annua). Tale riduzione delle consistenze è coerente con il ridotto volume di attività economica e con gli andamenti prevalenti in Europa: la variazione annua dell’indice d’intensità creditizia, infatti, risulta in Italia superiore a quanto sperimentato nella media dell’Area, sostanzialmente in linea con l’esperienza dei paesi forti (Francia e Germania) e molto più positiva della dinamica spagnola. Nel rallentamento dei prestiti della Banca, per i residenti in Italia, nell'ultimo anno pesano le difficoltà di accesso delle banche italiane al mercato finanziario internazionale ed una contrazione nella qualità e quantità della domanda, in particolare per le imprese. La diminuzione della domanda di credito deriva da una forte contrazione degli investimenti da parte delle imprese, mentre la domanda di ristrutturazione del debito aumenta. Alcuni dati in corso d’anno hanno mostrato i primi segnali di miglioramento della qualità della domanda. La tesi che la diminuzione del tasso di crescita dei prestiti sia determinato più dalla domanda che dall’offerta trova conferma nelle indagini qualitative sulle condizioni dell’offerta e della domanda di credito: ad esempio, se si elaborano le informazioni contenute nella Bank Lending Survey (BLS) si può notare come lo stato della domanda di credito è collocato attualmente sui livelli minimi; tensioni di offerta si sono segnalate nel trimestre finale del 2011, all’apice della crisi del debito sovrano, e sono poi rientrate. Anche l’indagine sulla fiducia delle imprese manifatturiere dell’Istat fornisce evidenze analoghe; sondaggi più
  30. 30. 30 recenti presso le imprese segnalano un’attenuazione delle tensioni sull’offerta di credito. Sulla base del sondaggio trimestrale Banca d’Italia-Il Sole 24 Ore, la percentuale netta di imprese che riporta difficoltà di accesso al credito è diminuita nel terzo trimestre 2013 a 17,5 (da 23,2 nel secondo trimestre). L’indagine mensile condotta dall’Istat presso le imprese manifatturiere fornisce indicazioni qualitativamente simili: la percentuale netta di imprese che riporta difficoltà di accesso al credito è scesa a 20,6 in settembre, da 34,0 in giugno. A determinare un orientamento restrittivo per l’offerta di credito concorre un elevato rischio creditizio che non può non risentire della durata della crisi. Il tasso di decadimento a fine 2012 risultava pari al 2,3% se riferito agli importi e all’1,6% se riferito ai numeri, valori elevati rispetto ai livelli pre-crisi ma che tuttavia non sembrano collocarsi su livelli di particolare allarme nel confronto storico, anche se particolare attenzione sembra doversi riservare alla dinamica del rischio di credito alle imprese. Dal punto di vista congiunturale, appare positiva la dinamica della raccolta presso residenti, con una ricomposizione a favore dei depositi a tempo e a danno delle obbligazioni bancarie. Dal punto di vista strutturale, tuttavia, è proprio la dinamica della raccolta uno dei vincoli maggiori con cui si sono e dovranno confrontarsi le banche. Se si considera il complesso del risorse di finanziamento, infatti, al diminuire dell’apporto incrementale del credito della BCE, si riduce di pari passo il volume complessivo di risorse a disposizione delle banche. Tale difficoltà di finanziamento non è legata a problemi di domanda di passività bancarie, ma ad una forte riduzione dell’offerta di risparmio da parte delle famiglie: nel corso del 2012 il flusso annuale lordo di acquisto di attività finanziarie da parte delle famiglie è stato pari a 20 mld di Euro, un valore di cinque volte inferiore ai dati pre-crisi. La dinamica della raccolta a confronto con quella cedente degli impieghi ha determinato una significativa riduzione del funding gap per il settore bancario italiano: a maggio di quest’anno il gap di risorse era pari al 14,3% del totale degli impieghi al netto delle svalutazioni, valore inferiore di 3,5 punti percentuali rispetto allo stesso dato di un anno prima e sostanzialmente in linea con i valori di inizio millennio. Tuttavia, secondo le stime dell’ABI, tale gap è ancora superiore di 5-8 punti percentuali rispetto ai paesi forti dell’Area dell’Euro. La politica monetaria espansiva della BCE dovrebbe consentire di mantenere al di sotto dell’1% il livello dei tassi di mercato monetario lungo tutto l’orizzonte previsivo: nella media del 2015 il tasso euribor a 3 mesi dovrebbe collocarsi allo 0,5%. All’interno di questo scenario i tassi sul nostro debito sovrano dovrebbero proseguire nel loro sentiero di lenta riduzione degli spread con i più bassi rendimenti dell’Eurozona.
  31. 31. 31 La trasmissione di tali andamenti sui tassi bancari risentirà anche di notevoli evoluzioni nella struttura della raccolta bancaria. In effetti, a fronte di una sostanziale stabilità dei tassi sui depositi e delle obbligazioni, il costo medio della raccolta è previsto in diminuzione di 2 decimi di punto tra la media del 2012 e la media del 2015: in ciò si esplica l’effetto della diminuzione di quota delle obbligazioni, cioè dello strumento più oneroso, nella raccolta bancaria. In prospettiva, comunque, il ridotto livello dei tassi, non consentirà una crescita dello spread bancario: nel primo biennio di previsione il differenziale tra tassi attivi e passivi toccherà il suo punto di minimo all’1,8%, valore inferiore di oltre 1 punto percentuale ai valori prevalenti negli anni pre-crisi; solo nel 2015 lo spread troverà la possibilità di migliorare di 2 decimi di punto rispetto al livello prevalente nel 2012. In tutto il periodo di previsione il differenziale tra tasso sui depositi e tasso euribor resterà negativo. Nell’attuale scenario si disegna un settore bancario sottoposto a molteplici vincoli e urgenze che alla fine trovano una soluzione nella riduzione dei tassi di crescita dei volumi di attività: nella media del biennio 2014-2015 il tasso di crescita annuale dell’attivo sarà pari a 2 decimi di punto. Gli impieghi a residenti dovrebbero rimanere stazionari nel 2014; in seguito la previsione di ripresa ciclica dovrebbe consentire una crescita dei finanziamenti ad un ritmo medio dell’1,2%, significativamente inferiore alla prevista dinamica PIl. Oltre alla bassa dinamica economica, a fermare la crescita dei prestiti concorre anche un livello e una dinamica non positiva del rischio creditizio. Il tasso di decadimento per il totale dei residenti dopo aver toccato il punto di picco nel 2013, con un valore dell’1,7%, dovrebbe diminuire lentamente per 2 decimi di punto nell’anno finale di previsione. Decisamente più problematico, invece, è il quadro della qualità dell’attivo, se si fa riferimento agli stock. Infatti, il tasso di crescita delle sofferenze dovrebbe risultare sempre superiore a quello del totale dei crediti, mantenendosi in doppia cifra fino a tutto il 2014. In questo modo al 2015 il rapporto sofferenze/impieghi dovrebbe risultare pari all’9,5%, 3,3 punti percentuali in più del dato del 2012 e paragonabile con gli elevati valori raggiunti nella seconda metà degli anni novanta. Da un punto di vista congiunturale, migliore risulta la dinamica della raccolta bancaria, anche se da un punto di vista strutturale è proprio nella dinamica del funding che bisognerà riservare maggiore attenzione per lo sviluppo dell’attività bancaria. Nel biennio 2014-2015, il totale della raccolta da residenti dovrebbe espandersi a tassi compresi tra l’1,1 e l’1,2% in
  32. 32. 32 rallentamento rispetto al dato del 2013 e risultando meno dinamica della crescita del prodotto. La crescita della raccolta sarebbe il risultato di andamenti decisamente diversificati per forma tecnica: in particolare la crescita dipenderebbe esclusivamente dalla buona performance delle componenti più tradizionali dei depositi, mentre le obbligazioni, collocate presso i settori diversi dalle banche, vedrebbero una continua e importante erosione delle proprie consistenze in relazione, principalmente, ad un mutamento nelle politiche di offerta delle banche che, dato il nuovo livello delle imposte sul reddito da interessi, potrebbero favorire un maggior ruolo dei depositi a tempo. Combinando i tassi di crescita degli impieghi con quelli della raccolta, il quadro previsivo disegna un’importante riduzione dello squilibrio tra raccolta e impieghi che si era andato formando nel corso dell’ultimo decennio: secondo le stime dell’ABI, il funding gap dopo l’importante riduzione registrata nel 2013 dovrebbe in seguito stabilizzarsi su valori inferiori al 10%, cioè di 5 punti percentuali in meno rispetto al dato del 2012. Tuttavia il tema del finanziamento dell’attività bancaria per essere completato deve tener conto delle LTRO (long term refinancing operations) della BCE alle nostre banche, che giungono a scadenza tra la fine del 2014 e l’inizio del 2015. Se si considerano i flussi delle diverse forme di finanziamento previsti per il triennio 2013-2015 si può notare come, una volta considerata la restituzione del finanziamento a lungo termine della BCE, risulta molto contenuto (20 mld) il flusso complessivo di risorse annuo che le nostre banche sembrano in grado di raccogliere, nonostante una buona ripresa della provvista presso residenti e una inversione del deflusso di capitali verso l’estero. Il quadro descritto si traduce in un risultato di utili 2014-15 di 8 mld di Euro, valore pari alla metà di quanto previsto nel Rapporto ABI di luglio 2013. Al 2015, ultimo anno di previsione il Roe dovrebbe collocarsi su livelli solo di poco superiori all’1,5% ancora molto al di sotto dei depressi livelli raggiunti nel 2008. La deludente prospettiva di redditività è determinata dal contesto economico, sia nelle forme di un elevato ammontare di accantonamenti, sia nella bassa dinamica delle quantità intermediate e sia in un contenuto livello dei tassi di interesse di mercato monetario. Il risultato complessivo di bassa redditività è quindi la combinazione di andamenti divergenti tra reddito da interessi da clientela e reddito da altre attività finanziarie: con i primi che distruggono risorse e i secondi che garantiscono il segno positivo alla dinamica generale. Solo leggermente più dinamici dovrebbero risultare gli altri ricavi grazie alla previsione di ritorno alla normalità delle condizioni finanziarie del nostro Paese.
  33. 33. 33 È evidente che il ritorno ad una redditività normale o sufficiente per le banche italiane sarà possibile solo se il Paese tornerà a crescere. In attesa di questo cambio di passo, le banche possono affrontare le sfide di un ambiente sfavorevole continuando a migliorare la gestione dei costi del proprio processo produttivo, effettuare un attento monitoraggio sulle condizioni di solvibilità dei propri debitori e rafforzare l’innovazione nei modelli di services. Evoluzione dell’operatività bancaria nel lungo periodo La riduzione dei tassi e delle pressioni inflazionistiche determinata dal processo di adesione all’euro e dalla bassa congiuntura post 2011 hanno determinato una tendenza alla riduzione dall’ammontare degli Interessi attivi e passivi fino al 2005; nel triennio 2006-2008 contrassegnato da una breve fase espansiva e dalla “bolla” speculativa esplosa nel settembre dell’ultimo dei tre anni si è invece registrata, in controtendenza, una brusca impennata di entrambe le grandezze, che è repentinamente rientrata con la crisi più grave di questo dopoguerra. In questo quadro gli istituti di credito sono riusciti a mantenere relativamente stabili le oscillazioni dei margini di interesse, che ancora nel 2012 sono rimasti a prezzi costanti leggermente superiori al minimo di fine anni ‘90. Inoltre, tra la fine degli anni ‘90 e l’inizio degli anni 2000 si è registrata una grande trasformazione della natura operativa delle banche, che si è manifestata con una crescita imponente degli Altri ricavi netti4 , che hanno finito per raggiungere e in molti anni superare l’ammontare dei i margini di interesse. 4 Commissioni nette, Risultato netto dell’attività di negoziazione, Risultato netto dell’attività di copertura, ecc.
  34. 34. 34 Banche Italiane. Interessi attivi e passivi a prezzi costanti in milioni di euro/eurolire a prezzi 2005*. Anni 1990-2012 (*) Valori correnti deflazionati con il deflatore del PIL Fonte: elaborazioni ARES2.0/SOGES su dati Bankitalia (Base informativa pubblica on-line). Banche Italiane. Margini di intermediazione, Costi operativi e Rettifiche, riprese di valore ed accantonamenti a prezzi costanti in milioni di euro/eurolire a prezzi 2005*. Anni 1990-2012 (*) Valori correnti deflazionati con il deflatore del PIL Fonte: elaborazioni ARES2.0/SOGES su dati Bankitalia (Base informativa pubblica on-line). In conseguenza di tali orientamenti, il margine di intermediazione complessivo ha avuto una tendenza di fondo positiva dal minimo del ‘95 al 2006, ed il calo innescatosi con la
  35. 35. 35 recessione, e che in realtà in parte ha preceduto la recessione stessa, non è stato di proporzioni apocalittiche. I costi operativi, che in termini reali avevano avuto una crescita inferiore al margine di intermediazione, sono effettivamente diminuiti meno nella fase recessiva del margine operativo, mettendo evidentemente una qualche difficoltà la redditività delle imprese. In particolare, nel 2011 l’incidenza dei costi operativi sul margine di intermediazione ha superato il 67%, lo stesso valore del ‘97. Nel 2012 il rapporto è sceso al 63%, che resta un dato abbastanza elevato nel periodo di osservazione. Tuttavia, è stato il fortissimo aumento delle Rettifiche e riprese di valore e accantonamenti5 , triplicate in termini reali in pochi anni a costituire l’elemento di maggior rilievo per quanto riguarda la redditività. Il costo del rischio, in particolare, è arrivato a superare nel 2013 i costi operativi. E’ indubbio che in questo scenario assume rilievo anche un intervento che agisce dal lato dei costi. A tali elementi nel 2011, ed in minor misura nel 2012, si sono uniti i Proventi straordinari che hanno assunto un valore negativo. I problemi alla redditività delle banche sono quindi derivati algebricamente negli anni recenti più dalla cattiva qualità del credito e alla gestione straordinaria che da uno sviluppo fuori controllo dei costi operativi che, come abbiamo visto, sono stati ridotti in termini reali. Banche Italiane. Margini di intermediazione, Costi operativi e Rettifiche, riprese di valore ed accantonamenti a prezzi costanti in milioni di euro/eurolire a prezzi 2005*. Anni 1990- 2012 (*) Valori correnti deflazionati con il deflatore del PIL Fonte: elaborazioni ARES2.0/SOGES su dati Bankitalia (Base informativa pubblica on-line). 5 Rettifiche/riprese di valore nette per deterioramento di crediti e attività finanziarie, Accantonamenti netti ai fondi per rischi e oneri, ecc.
  36. 36. 36 3.1.2 Le imprese di assicurazione Nel 2012 le imprese di assicurazione in esercizio in Italia sono 235: 135 hanno sede legale in Italia e 100 sono rappresentanze di imprese estere (di cui solo due non comunitarie). A queste si aggiungono 990 imprese con sede nell’UE che operano in regime di libera prestazione di servizi6 . Rispetto alle macro aree di business e alle scelte di operatività, l’analisi ANIA consente di fotografare un sistema imprenditoriale che si divide su quattro aree omogenee: 72 imprese esercitano esclusivamente i rami vita (di cui 20 rappresentanze estere); 131 esclusivamente i rami danni (di cui 62 rappresentanze estere); 25 imprese esercitano sia i rami vita sia i rami danni (di cui 11 rappresentanze estere), 7 imprese esercitano la sola riassicurazione, tutte rappresentanze di imprese estere. Le imprese di assicurazione (anno 2012) Imprese nazionali Rappresentanze estere Totale Danni 69 62 131 Vita 52 20 72 Riassicuratrici 7 7 Multiramo 14 11 25 Totale 135 100 235 Fonte: ARES2.0/SOGES su dati ANIA All’interno di queste imprese, senza far registrare variazioni particolarmente rilevanti nelle caratteristiche della struttura occupazionale, nonché nella numerosità complessiva dell’occupazione, operano al 2012, secondo i dati ANIA, 47.712 dipendenti. Il numero dei dipendenti comprende il personale amministrativo (pari a 38.936 unità), il personale addetto all’organizzazione produttiva e alla produzione (pari a 5.214 unità), il personale addetto al call center (pari a 2.436 unità7 ) e il personale dirigente (pari a 1.126 6 L'attività in regime di libera prestazione dei servizi è quell'attività esercitata da una compagnia assicurativa in un altro stato membro della Comunità Europea alle stesse condizioni dei professionisti che vi risiedono, senza dover per questo stabilirsi nello Stato in cui la prestazione è fornita, a differenza delle attività in regime di stabilimento. Gli intermediari assicurativi e riassicurativi, con residenza o con sede legale in Italia possono operare negli altri Stati membri, in regima di libera prestazione di servizi previa comunicazione all’ISVAP. 7 Il personale del call center si suddivide in personale addetto ai sinistri (sezione prima: 1.432 unità) e personale addetto alla vendita (sezione seconda: 1.004 unità).
  37. 37. 37 unità). Con riferimento all’intero personale del settore assicurativo, l’occupazione femminile rappresenta poco più del 46% del totale dei dipendenti, il personale dipendente laureato il 40% del totale ed il personale diplomato il 51%. Merita evidenziare, benché esterno al perimetro di analisi affidato a questo progetto di ricerca, che includendo tutti gli addetti alle reti di vendita e alla distribuzione dei prodotti il settore assicurativo dà impiego a circa 300 mila persone. Secondo i dati del Registro Unico degli Intermediari assicurativi e riassicurativi (RUI) - riportati nella tabella che segue - i soli iscritti, persone fisiche, con residenza in Italia nel 2012 sono 220.130. Gli iscritti al Registro unico intermediari al 31 dicembre 2012 persone fisiche Società Agenti 26.987 9735 Broker 3.663 1374 produttori diretti 14.050 .. banche, intermediari fin., Sim, e bancoposta 676 collaboratori degli intermediari che operano in altra sede 175.430 13.342 Soggetti Intermediari con residenza o sede legale in altro stato 7.513 Fonte: ARES2.0/SOGES su dati IVASS Con questo assetto industriale, i premi complessivi (del lavoro italiano ed estero, diretto e indiretto, al lordo della riassicurazione), raccolti nel 2012 sono stati pari a 108.321 milioni, di cui 36.697 milioni sono stati raccolti nei rami danni e 71.624 milioni nei rami vita. Un risultato che contabilizza il secondo anno consecutivo di riduzione del valore dei premi raccolto rispetto ad un picco raggiunto nel 2009 e pari a 128.855 milioni. Come evidente dalla tabella che segue, a questa riduzione del valore complessivo hanno contribuito entrambi i comparti, anche se la contrazione più rilevante deve essere imputata al ramo vita. A questa riduzione dei premi si associa una performance positiva in termini di capacità di reddito. Il risultato del conto tecnico (danni e vita)8 , dopo due anni di perdite è stato infatti positivo per 9.707 milioni (-3,8 miliardi la perdita del biennio precedente), come positivo è stato il risultato complessivo al netto della tassazione (5,8 miliardi, contro una perdita cumulata nel biennio precedente pari a -4,4 miliardi). Il contributo più importante a questa performance viene dal ramo vita, in cui il conto tecnico è stato positivo per 6,9 miliardi e 8 Il risultato del conto tecnico è il risultato della gestione strettamente assicurativa e comprende anche una parte dei proventi degli investimenti attribuibili per i danni alla giacenza media delle riserve tecniche, per la vita del totale dei proventi degli investimenti al netto della quota da riconoscere ai mezzi propri sempreché non eccedente quanto contrattualmente garantito agli assicurati
  38. 38. 38 l’utile è stato di 5,1 miliardi, a cui si sommano 2,8 miliardi di risultato tecnico del ramo danni e 0,6 miliardi di utile. Grazie a questi numeri, le performance di redditività operativa, misurate dall’incidenza % dei risultati tecnici sui premi netti, e di redditività complessiva misurati dal ROE9 , sono tornati sui livelli pre-crisi. L'andamento dei premi lordi - lavoro complessivo 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 Valore dei premi lordi - in milioni di euro Vita 75.577 72.786 63.389 56.450 82.931 92.061 75.767 71.624 Danni 39.342 40.044 39.945 38.543 37.794 36.794 37.752 36.697 Totale 114.919 112.828 103.334 94.993 120.727 128.855 113.519 108.321 Variazione dei premi lordi - in milioni di euro Vita -2.791 -9.397 -6.939 26.481 9.130 -16.294 -4.143 Danni 702 -99 -1.402 -749 -1.000 958 -1.055 Totale -2.091 -9.494 -8.341 25.734 8.128 -15.336 -5.198 Variazione dei premi lordi (anno 2005 = 100) Vita 100 96 84 75 110 122 100 95 Danni 100 102 102 98 96 94 96 93 Totale 100 98 90 83 105 112 99 94 Fonte: ARES2.0/SOGES su dati ANIA Da un’analisi dei costi registrati sullo schema di conto economico del settore, emerge in modo evidente una situazione che fa discendere il recupero della capacità di reddito principalmente dalla significativa crescita degli utili da investimento10 che ha più che compensato la crescita degli oneri per prestazioni agli assicurati11 . E’ utile notare che la crescita degli oneri per prestazioni dipende esclusivamente dal ramo vita, che si muovono in modo opposto nel ramo danni, dove invece si assiste ad un notevole abbattimento degli oneri nel 2012. Sempre nella direzione di un contributo alle performance 9 IL ROE è dato dal rapporto tra utile finale della compagnia e il patrimonio netto. Intende rappresentare il rendimento conseguito dall’azionista nell’investimento nella società 10 Gli utili da investimento sono i risultati dell’insieme degli investimenti operati dalla compagnia in immobili, partecipazioni (del gruppo e non) e loro finanziamenti sottoforma di obbligazioni e finanziamenti 11 Le prestazioni agli assicurati e agli altri aventi diritto, al lordo della riassicurazione, sono ottenute come somma delle seguenti componenti: – oneri relativi ai sinistri e variazione della riserva premi per i rami danni; – oneri relativi ai sinistri e variazione delle riserve matematiche e delle altre riserve tecniche per i rami vita.
  39. 39. 39 di reddito fatte registrare nel 2012 rispetto ad un biennio precedente di perdite, vanno anche le spese di gestione12 , che diminuiscono in entrambi i rami. Il miglioramento delle condizioni di reddito, ha consentito anche un rafforzamento del margine di solvibilità13 . Pur partendo per entrambi i rami da posizioni di equilibrio rispetto ai vincoli di legge, le performance del 2012 hanno fatto fare un balzo in avanti al margine di solvibilità complessivo dell’11%. Attualmente, per i rami vita, il margine posseduto di 31,8 miliardi è pari a 1,99 volte il minimo richiesto ai sensi di legge (16,0 miliardi), e per i rami danni il margine posseduto di 18,6 miliardi è pari a 2,76 volte il margine minimo di solvibilità da costituire (6,7 miliardi). 12 Le spese di gestione del lavoro diretto e indiretto comprendono gli oneri per l’acquisizione dei contratti, per la riscossione dei premi, per l’organizzazione e il funzionamento della rete distributiva e per l’amministrazione relative alla gestione tecnica 13 Il margine di solvibilità è una sorta di riserva finanziaria supplementare alle riserve tecniche, che serve a garantire una massa di mezzi finanziari proporzionati all’attività svolta; eccedente rispetto ai mezzi necessari ad onorare i “normali” impegni già assunti. Esso deve fornire una misura superiore a coprire le normali esigenze proprio per il fatto che in tale settore, spesso, si rinviene la necessità di fronteggiare evenienze future impreviste. Da un punto di vista contabile esso è rappresentato dal c. d. “patrimonio libero o disponibile”, cioè quei mezzi patrimoniali che residuano dopo aver assolto alla copertura di tutti quegli accantonamenti previsti dalla legge.
  40. 40. 40 Principali voci di conto economico e di performance (Valori al netto della quota a carico della riassicurazione) 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 RAMO DANNI + VITA Premi diretti e indiretti (al netto dei premi ceduti in riassicurazioni) 108.451 106.273 96.765 89.157 115.199 123.546 108.420 103.099 Oneri relativi a sinistri + variazione riserve 110235 103160 89515 68846 125160 124930 102482 108365 Spese di gestione 12.567 13.345 13.390 12.573 12.633 12.540 12.283 11.525 Altri oneri tecnici 1.241 1.434 1.631 2.035 2.230 2.311 2.272 2.538 Utile investimenti 20.064 15.132 10.835 -9.813 26.845 14.109 3.978 27.478 Altri proventi tecnici 1.321 1.337 1.433 1.527 1.448 1.484 1.429 1.558 Risultato conto tecnico 5.792 4.803 4.497 -2.583 3.470 -642 -3.210 9.707 Incidenza % sui premi netti contabilizzati 5,3% 4,5% 4,6% -2,9% 3,0% -0,5% -3,0% 9,4% Utile/Perditadell’esercizio 5.857 5.161 5.349 -1.980 3.870 -703 -3.653 5.754 Return on Equity 13,8% 11,4% 12,5% -4,7% 8,5% -1,4% -7,1% 11,5% SOLO RAMI DANNI Premi diretti e indiretti (al netto dei premi ceduti in riassicurazioni) 34.663 35.458 35.211 34.328 33.791 32.954 34.052 32.723 Oneri relativi a sinistri + variazione riserve 24932 25687 25236 25668 26844 25602 25661 22951 Spese di gestione 8.184 8.366 8.646 8.462 8.465 8.141 8.322 8.005 Altri oneri tecnici 883 1.082 1.000 1.085 1.165 1.121 1.054 1.123 Utile investimenti 2.318 2.115 2.131 829 2.439 1.095 640 1.657 Altri proventi tecnici 319 371 365 423 472 440 451 469 Risultato conto tecnico 3.302 2.808 2.825 365 228 -375 106 2.770 Incidenza % sui premi netti contabilizzati 9,5% 7,9% 8,0% 1,1% 0,7% -1,1% 0,3% 8,5% Utile/Perdita dell’esercizio danni 2.829 2.430 2.802 -167 63 -998 -1.016 622 Return on Equity –danni 14,7% 11,6% 14,6% -0,9% 0,3% -4,6% -4,7% 3,0% SOLO RAMI VITA Premi diretti e indiretti (al netto dei premi ceduti in riassicurazioni) 73.788 70.815 61.554 54.829 81.409 90.592 74.368 70.376 Oneri relativi a sinistri + variazione riserve 85303 77474 64279 43178 98316 99328 76821 85414 Spese di gestione 4.383 4.979 4.744 4.111 4.169 4.399 3.961 3.520 Altri oneri tecnici 358 352 631 950 1.064 1.190 1.218 1.415 Utile investimenti 17.745 13.017 8.704 -10.642 24.406 13.014 3.338 25.821 Altri proventi tecnici 1.001 967 1.068 1.104 976 1.044 978 1.089 Risultato conto tecnico 2.490 1.995 1.672 -2.948 3.242 -267 -3.316 6.937 Incidenza % sui premi netti contabilizzati 3,4% 2,8% 2,7% -5,4% 4,0% -0,3% -4,5% 9,9% Utile/Perdita dell’esercizio vita 2.865 2.686 2.490 -1.813 3.807 295 -2.637 5.132 Return on Equity – vita 12,6% 11,3% 10,6% -7,8% 15,2% 1,1% -8,8% 17,3% Fonte: ARE2.0/SOGES su dati ANIA Il sistema assicurativo sin qui delineato nelle sue dimensioni e caratteristiche strutturali, posiziona l’Italia al quarto posto in Europa e al settimo posto nel mondo per raccolta premi, con una quota di mercato mondiale pari al 3,5%. Secondo i dati Swiss RE, con riferimento all’anno 2011, rispetto ad un valore dei premi nel mondo di 3.310 miliardi di euro, ad occupare la prima posizione sono gli USA con una quota
  41. 41. 41 del 26%, seguititi dal Giappone (14,3%). Il primo paese europeo per quota di premi (danni + vita) è la Gran Bretagna con il 7%, che distacca di poco più di un punto percentuale la Francia (5,9%). Di poco più distante è la posizione della Germania con il 5,3%. Da notare il dato della Cina, che - nonostante i suoi straordinari progressi economici - ancora oggi assorbe solo il 4,8% del totale del premi assicurativi, una percentuale che corrisponde al 3% del PIL, segnalando quindi un risultato di penetrazione assicurativa ancora molto distante dalle performance più avanzate come quelle raggiunte nel Regno Unito con 12,9% del PIL, ma anche particolarmente distanti da paesi dove il livello di penetrazione del servizio assicurativo descrive ampi margini di crescita, come l’Italia dove la quota di premi sul PIL raggiunge il 6,9%. Continuando in questo esercizio di lettura comparata dell’Italia nel quadro internazionale, e circoscrivendo il confronto ai principali paesi europei, è possibile mettere in evidenza almeno 4 punti di particolare interesse per fotografare l’attuale assetto assicurativo nazionale: - l’Italia, come gli altri principali Paesi europei, mostra nel periodo 2007-2011 una strategia di concentrazione che è possibile sintetizzare nella riduzione del numero degli operatori assicurativi e nell’incremento del valore medio premi per impresa. A muoversi in una direzione divergente c’è solo il Regno Unito; - in questo processo di concentrazione, il risultato raggiunto dall’Italia sembrerebbe essere particolarmente performante. Da un confronto europeo emerge, infatti, che le imprese italiane contabilizzino mediamente un volume premi superiore a quello rilevato negli altri paesi europei: 461 milioni di premi rispetto a un valore pari a 227 milioni a livello europeo nel 2011. Dopo l’Italia, segue la Francia, con 438 milioni (per 434 imprese), l’Olanda, con 347 milioni (per 227 imprese di assicurazione) e la Germania con 307 milioni (per 580 imprese); - l’incidenza dei premi (danni e vita) sul Prodotto Interno Lordo - il c.d. indice di penetrazione assicurativa - è in Italia pari al 6,9%, un risultato che se confrontato con gli altri principali paesi europei e analizzato rispetto alla sua composizione (vita, danni, e danni non auto), conferma le potenzialità di sviluppo del mercato assicurativo nazionale, ed in modo particolare gli spazi di crescita nel ramo danni non auto, la cui incidenza sul PIL è anormalmente troppo bassa rispetto agli altri Paesi.
  42. 42. 42 L’Italia nel quadro europeo: alcune cifre Belgio Francia Germania Italia Olanda Regno Unito Spagna Numero di imprese nei paesi UE 2007 157 464 609 243 316 1.017 357 2011 149 434 580 239 227 1.213 279 Premi per impresa nei paesi UE15 (Valori in milioni) 2007 199 422 268 408 237 360 152 2011 196 438 307 461 347 170 214 Premi vita/PIL (valori espressi in %) 2011 4,8 6,2 3,2 4,7 3,5 8,9 2,7 Premi danni/PIL (valori espressi in %) 2011 2,9 3,3 3,5 2,3 9,4 3,7 3 Premi danni non AUTO/PIL (valori espressi in %) 2011 1,9 2,3 2,7 1,0 8,6 2,6 1,9 Dipendenti per impresa 2011 160 340 372 199 247 96 180 Fonte: ARES2.0/SOGES su dati ANIA - Insurance Europe Per affrontare in modo più approfondito il tema delle potenzialità di sviluppo del settore, diventa fondamentale condurre una analisi separata tra caratteristiche e performance del ramo danni e del ramo vita. In questa prospettiva, e cominciando l’analisi dal ramo danni, i dati della dinamica nell’ultimo decennio riportati nel rapporto ANIA, descrivono un comparto che nonostante la crisi ed il suo effetto in termini di contrazione della raccolta, non mostra modificazioni strutturali e significative nel suo volume di attività. Gli ultimi dati disponibili sul 2012 contabilizzano un volume di premi diretti del lavoro italiano di 35.407 milioni, pari al 33,7% del totale premi assicurativi (danni + vita) raccolti nello stesso periodo. All’interno di questo perimetro di attività, è il settore auto (corpi veicoli terrestri, r.c. auto, r.c. autoveicoli marittimi, lacustri e fluviali) quello che contribuisce in modo determinante con una quota di premi danni pari al 57%. In termini di volume di premi, dopo l’auto segue il settore degli infortuni e malattie (14,4%), quello property, ossia, incendio e altri danni ai beni (13,9%), R.C generale (8,3%) ed infine gli altri rami danni, tra cui le aree principali sono crediti e cauzioni, perdite pecuniarie e tutela legale ed assistenza.
  43. 43. 43 Premi per singoli rami danni 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 R.c. auto e r.c. marittimi. Premi raccolti delle 54 imprese operanti nel ramo (in milioni di €) 18.198 18.416 18.239 17.637 16.994 16.913 17.794 17.576 Incidenza dei premi sul totale premi rami danni (in %) 50,1% 49,5% 48,4% 47,1% 46,3% 47,5% 48,9% 49,6% Corpi di veicoli terrestri,assicurazioni contro ogni danno subito da veicoli terrestri. Premi raccolti delle 61 imprese operanti nel ramo (in milioni di €) 3.154 3.205 3.284 3.208 3.132 2.950 2.891 2.648 Incidenza dei premi sul totale premi rami danni (in %) 8,7% 8,6% 8,7% 8,6% 8,5% 8,3% 8,0% 7,5% Altri rami danni (infortuni e malattie, property (incendi e altri danni ai beni), R.C generale, altri rami (crediti e cauzioni; perdite pecuniarie, tutela legale ed assistenza). Premi raccolti (in milioni di €) 14.957 15.563 16.132 16.608 16.559 15.743 15.673 15.183 Incidenza dei premi sul totale premi rami danni (in %) 41,2% 41,9% 42,8% 44,3% 45,1% 44,2% 43,1% 42,9% Fonte: ARE2.0/SOGES su dati ANIA Entrando nel dettaglio dei premi del lavoro diretto italiano raccolti nei rami danni e diversi dal settore auto (ossia escludendo i rami corpi veicoli terrestri, r.c. auto e r.c. veicoli marittimi) possiamo osservare che quelli che al 2012 esprimevano la maggior consistenza per volume di attività erano (in milioni di euro): Infortuni 2.976 R.C generale 2.939 Altri danni ai beni 2.604 Incendio ed elementi naturali 2.306 Malattia 2.138 Assistenza 473 Perdite pecuniarie di vario genere 463 Cauzioni 388 Tutala legale 278 corpi veicoli marittimi, lacustri e fluviali 256 Merci trasportate 214 Credito 84 Corpi veicoli aerei 37 R.C aeromobili 19 Corpi veicoli ferroviari 9 Ad una lettura di questo ramo rispetto alle performance, il decennio in osservazione, evidenzia una fase di rafforzamento dei margini che coincide proprio con gli anni della crisi, e questo discende anche da una inversione di tendenza degli oneri per sinistri e delle spese di
  44. 44. 44 gestione che perdura da tre anni, una dinamica in controtendenza ad una lunga fase di costante crescita del periodo 2005 - 2009. L’effetto di questo miglioramento trova una sua sintesi nell’indicatore che rapporta il costo dei sinistri e delle spese di gestione ai premi (combined ratio) che scende a un livello pari a 95,8% dopo aver toccato il picco del 103,7% nel 2009. Tema importante rispetto alle dinamiche descritte è senza dubbio il calo dei sinistri del ramo R.C Auto, la cui frequenza è scesa al 5,64% dopo un lungo periodo che vedeva il livello di incidentalità sempre oscillare tra i 7,5% e l’8%14 . Combined ratio danni 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 Loss ratio (quota spese risarcimenti su totale premi) 69,7 70,7 70,3 74,2 79,1 75,8 73,8 71,8 Expense ratio (quota spese gestione su totale premi) 23,1 23,3 24,4 24,5 24,7 24,4 24,1 24 Combined ratio (loss ratio + expensive ratio) 92,7 94 94,7 98,7 103,7 100,2 97,9 95,8 Fonte: ARE2.0/SOGES su dati ANIA Passando al ramo vita, i premi del lavoro diretto italiano (l.d.i.) nel 2012 sono stati pari a 69,7 miliardi (pari a due terzi del valore complessivo dell’attività assicurativa). Diversamente dal ramo danni, la rappresentazione storica di questo settore, descrive una maggiore dinamicità sia rispetto al volume di premi complessivi raccolti sia rispetto alla tipologia di ramo assicurativo. A questo riguardo, il ramo I (Assicurazioni sulla durata della vita umana) ha raggiunto oltre il 73% della raccolta, partendo nel 2005 da un ruolo più limitato fermo al 46%, un risultato in controtendenza con il ramo III Assicurazioni sulla vita connesse con fondi di investimento o indici – LINKED e ramo V (Operazioni di capitalizzazione), che invece, nello stesso periodo, fanno registrare una forte contrazione. È interessante notare la dinamica del ramo VI, quello delle pensioni, che ad oggi secondo i dati COVIP coinvolge 5.828.674 di iscritti, di cui 4.160.898 dipendenti; un risultato importante e in costante crescita, che però esprime ancora dei straordinari margini di crescita. 14 Secondo alcune stime questa drastica riduzione è da attribuire al minor utilizzo degli autoveicoli (dovuto sia al considerevole rincaro del prezzo della benzina sia alle limitate disponibilità economiche delle famiglie italiane a causa dell’inasprirsi della crisi economica) ma anche al maggior ricorso da parte degli assicurati all’autoliquidazione dei sinistri di importo contenuto al fine di evitare maggiorazioni del premio pagato e al più incisivo contrasto alle frodi assicurative. Inoltre, sempre rispetto alla riduzione dei sinistri un contributo importante è anche l’introduzione dell’obbligo di accertamenti clinico - strumentali per le lesioni micro permanenti. Intervento normativo che ha senza dubbio inciso sui sinistri di lieve entità.
  45. 45. 45 Premi per singoli rami vita 2005 2006 2007 2008 2009 2010 2011 2012 Ramo I – Assicurazioni sulla durata della vita umana (65 imprese operanti nel ramo) Premi contabilizzati 33.871 32.746 27.166 31.430 64.741 67.844 56.698 51.193 Incidenza sul totale premi rami vita 46,1% 47,2% 44,2% 57,6% 79,8% 75,3% 76,8% 73,4% Ramo III – Assicurazioni sulla vita connesse con fondi di investimento o indici – LINKED (raccolti dalle 57 imprese operanti nel ramo) Premi contabilizzati 26.389 27.385 29.053 18.558 9.732 15.409 12.496 13.800 Incidenza sul totale dei rami vita 35,9% 39,5% 47,3% 34,0% 12,0% 17,1% 16,9% 19,8% Ramo IV – LTC e malattia di lunga durata (raccolti dalle 28 imprese operanti nel ramo) Premi contabilizzati 24 23 30 25 26 27 32 43 Incidenza sul totale dei rami vita 0,0% 0,0% 0,0% 0,0% 0,0% 0,0% 0,0% 0,1% Ramo V – Operazioni di capitalizzazione (raccolti dalle 55 imprese operanti nel ramo) Premi contabilizzati 12.692 8.938 4.469 3.196 5.078 5.154 3.131 2.815 Incidenza sul totale dei rami vita 17,3% 12,9% 7,3% 5,9% 6,3% 5,7% 4,2% 4,0% Ramo VI – Gestione di fondi pensione (raccolti dalle 39 imprese operanti nel ramo) Premi contabilizzati 495 285 720 1.356 1.539 1.679 1.512 1.864 Incidenza sul totale dei rami vita 0,7% 0,4% 1,2% 2,5% 1,9% 1,9% 2,0% 2,7% Fonte: ARE2.0/SOGES su dati ANIA Nonostante il presente progetto abbia escluso dal perimetro assicurativo i produttori, ossia, la fase a valle della commercializzazione del servizio, è stata fatta la scelta di ampliare la fotografia del settore fino alla distribuzione, in quanto alcuni cambiamenti sull’assetto della distribuzione, trainati anche da opportunità tecnologiche, non mancheranno di influenzare l’assetto strategico/organizzativo delle compagnie di assicurazione e per questa via la struttura delle competenze strategiche. Fatta questa premessa, e cominciando questo esercizio di analisi dal ramo danni, gli ultimi dati disponibili ANIA, consegnano un quadro in cui nel 2012 l’81% delle polizze vendute nel settore danni viene venduto attraverso il canale agenziale. Va precisato che i dati ANIA evidenziano che una quota importante, pari a oltre il 23% dei premi del canale agenziale, è effettivamente originata dal canale broker e presentato alle agenzie e non direttamente alle imprese; per effetto di questo fenomeno, la quota di mercato degli agenti scenderebbe al 58%, mentre quella dei broker salirebbe al 31%. In questa ricostruzione, come evidente dalla tabella che segue, comincia ad assumere particolare consistenza anche il canale diretto che ha raggiunto una quota dell’8,1% ciò lo si può far discendere in larga parte da un rafforzamento del canale telefonico/internet. Più limitato è il contributo dello sportello bancario (3,2%), mentre assume consistenza del tutto marginale quella relativa alla quota dei promotori finanziari (0,1%).
  46. 46. 46 Composizione della raccolta ramo danni per canale di vendita Premi lordi contabilizzati (valori in mil. di €). Quota di mercato % 2008 2009 2010 2011 2012 2008 2009 2010 2011 2012 Agenti 31.381 30.516 29.329 29.748 28.687 83,8 83,0 82,4 81,8 81,0 Broker(*) 2.854 2.921 2.730 2.768 2.691 7,6 7,9 7,7 7,6 7,6 Vendita Diretta 2.359 2.187 2.357 2.549 2.858 6,3 6,0 6,6 7,0 8,1 Sportelli Bancari e postali 804 1.070 1.142 1.247 1.123 2,1 2,9 3,2 3,4 3,2 Promotori Finanziari 54 51 48 47 49 0,1 0,1 0,1 0,1 0,1 Totale 37.451 36.746 35.606 36.358 35.407 100 100 100 100 100 Fonte: ARE2.0/SOGES su dati ANIA (*) L’incidenza dei broker nei vari anni non tiene conto di una quota di premi (stimata nel 2012 in 23,1 punti percentuali) originati da questo canale ma presentati alle agenzie e non direttamente alle imprese Passando ad una analisi per singolo ramo danni, la forte concentrazione di attività sugli agenti diminuisce in modo particolarmente consistente solo nel ramo assicurativo “trasporto” a favore dei broker, che gestiscono il 64,5% di quel mercato. Anche se meno marcata, la riduzione di ruolo degli agenti sempre a favore dei broker si registra nel ramo “infortuni e malattie”, nel ramo “property” e nel ramo “crediti e cauzione”. Pur svolgendo un ruolo molto limitato nella media del comparto danni, il canale degli sportelli bancari e postali, si è ritagliato un ruolo nel ramo “infortuni e malattie” con il 6,3% del totale premi, nel ramo “property”, con una quota del 6,2% e nel ramo “crediti e cauzione” con una quota del 6,9%. In questa ricostruzione dei canali distributivi, merita una particolare attenzione il canale della vendita diretta (telefonica + internet) che nel segmento auto oggi rappresenta il 7,5% dei premi assicurativi raccolti.

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